La stele di Monte San Mauro è un monumento commemorativo collocato nel luogo della battaglia del 29 dicembre 1945, nei pressi di Caltagirone.
Ricorda lo scontro tra l’EVIS e le forze dello Stato italiano ed è legata direttamente alla figura di Concetto Gallo.
La fece erigere Concetto Gallo stesso, anni dopo la battaglia, quando era ormai rientrato nella vita civile e politica.
Questo è un punto importante:
non è un monumento ufficiale dello Stato
non è un memoriale militare istituzionale
è una memoria “dal basso”, espressione dell’ex indipendentismo
È il segno che l’indipendentismo siciliano: non vinse, ma volle essere ricordato come parte della storia dell’isola.
Ricorda lo scontro tra l’EVIS e le forze dello Stato italiano ed è legata direttamente alla figura di Concetto Gallo.
La fece erigere Concetto Gallo stesso, anni dopo la battaglia, quando era ormai rientrato nella vita civile e politica.
Questo è un punto importante:
non è un monumento ufficiale dello Stato
non è un memoriale militare istituzionale
è una memoria “dal basso”, espressione dell’ex indipendentismo
È il segno che l’indipendentismo siciliano: non vinse, ma volle essere ricordato come parte della storia dell’isola.
La storia della liberazione della Sicilia nel 1943 è un intreccio affascinante di strategia militare, necessità belliche e zone d'ombra. Per comprendere il ruolo degli Stati Uniti, occorre distinguere tra la vittoria sul campo e le complesse conseguenze politiche del dopoguerra.
Gli americani non cercavano un’alleanza con la mafia per affinità ideologica, ma per un calcolo di pragmatismo militare. L'obiettivo era uno solo: abbattere il Nazifascismo minimizzando le perdite umane (American lives).
Gli americani non cercavano un’alleanza con la mafia per affinità ideologica, ma per un calcolo di pragmatismo militare. L'obiettivo era uno solo: abbattere il Nazifascismo minimizzando le perdite umane (American lives).
Nel contesto siciliano, il periodo post-tridentino (seconda metà del Cinquecento e Seicento) assume un significato particolare, dato il ruolo centrale che la Sicilia ha avuto nella controriforma e nel processo di centralizzazione ecclesiastica. La Chiesa cattolica, con la riforma tridentina, cercò di affermare la propria autorità in tutte le aree della vita religiosa, sociale e politica. In Sicilia, questo processo si intrecciò con la struttura sociale e politica dell'isola, che era caratterizzata da una forte presenza feudale, una nobiltà locale influente e una chiesa locale radicata e indipendente. In questo scenario, le confraternite siciliane giocarono un ruolo fondamentale e, al contempo, dovettero affrontare le nuove direttive tridentine.
La costituzione Quaecumque, promulgata il 7 dicembre 1604 da Papa Clemente VIII, nasce in un contesto storico molto specifico e risponde a esigenze precise della Chiesa cattolica del tempo. Vediamo più in dettaglio le motivazioni che ne hanno determinato la nascita:
Il contesto post-conciliare
Dopo il Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa cattolica si trovava di fronte alla necessità di rafforzare la sua autorità e di rispondere alle sfide poste dalla Riforma protestante. Il Concilio aveva cercato di riformare la Chiesa dall’interno, pur mantenendo saldi i principi dottrinali e disciplinari. Tuttavia, sebbene il Concilio avesse trattato molte questioni legate alla vita religiosa e al comportamento dei fedeli, non si era concentrato in modo diretto sul fenomeno delle confraternite laicali.
Il contesto post-conciliare
Dopo il Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa cattolica si trovava di fronte alla necessità di rafforzare la sua autorità e di rispondere alle sfide poste dalla Riforma protestante. Il Concilio aveva cercato di riformare la Chiesa dall’interno, pur mantenendo saldi i principi dottrinali e disciplinari. Tuttavia, sebbene il Concilio avesse trattato molte questioni legate alla vita religiosa e al comportamento dei fedeli, non si era concentrato in modo diretto sul fenomeno delle confraternite laicali.
Le confraternite siciliane: nascita, sviluppo e significato nel Quattrocento
Contesto storico generale (Sicilia nel XV secolo)
Nel Quattrocento, la Sicilia vive una fase di transizione profonda:
Politicamente, è inserita nella Corona d'Aragona.
Socialmente, è caratterizzata da una forte stratificazione (nobiltà feudale, élite civiche, ceti artigiani e popolari).
Religiosamente, è segnata da un'intensa spiritualità collettiva, legata alla paura della morte, alle epidemie e alla salvezza dell'anima.
In questo quadro, le confraternite diventano strutture essenziali di mediazione tra individuo, Chiesa e comunità.
Contesto storico generale (Sicilia nel XV secolo)
Nel Quattrocento, la Sicilia vive una fase di transizione profonda:
Politicamente, è inserita nella Corona d'Aragona.
Socialmente, è caratterizzata da una forte stratificazione (nobiltà feudale, élite civiche, ceti artigiani e popolari).
Religiosamente, è segnata da un'intensa spiritualità collettiva, legata alla paura della morte, alle epidemie e alla salvezza dell'anima.
In questo quadro, le confraternite diventano strutture essenziali di mediazione tra individuo, Chiesa e comunità.
I Beati Paoli: tra mito e realtà
I Beati Paoli sono una figura storica e leggendaria che affonda le radici nella tradizione siciliana, soprattutto nelle sue sfumature più misteriose e popolari. La loro storia, che ha ispirato numerosi romanzi e racconti, è spesso associata alla mafia. Tuttavia, i Beati Paoli non sono semplicemente un'anticipazione di essa: sono un simbolo di una sorta di giustizia popolare, che risponde al vuoto di potere e di giustizia istituzionale.
L'origine dei Beati Paoli
I Beati Paoli sono una figura storica e leggendaria che affonda le radici nella tradizione siciliana, soprattutto nelle sue sfumature più misteriose e popolari. La loro storia, che ha ispirato numerosi romanzi e racconti, è spesso associata alla mafia. Tuttavia, i Beati Paoli non sono semplicemente un'anticipazione di essa: sono un simbolo di una sorta di giustizia popolare, che risponde al vuoto di potere e di giustizia istituzionale.
L'origine dei Beati Paoli
La letteratura siciliana non è stata solo una forma d'arte, ma un vero e proprio atto d'accusa e un'indagine sociologica. Mentre la storiografia ufficiale celebrava i trionfi del Risorgimento, gli scrittori siciliani ne registravano le macerie morali e sociali.
Attraverso le opere di Giovanni Verga, Federico De Roberto, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia, possiamo tracciare l'evoluzione di questo "Stato parallelo" e il tradimento sistematico della meritocrazia.
Attraverso le opere di Giovanni Verga, Federico De Roberto, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia, possiamo tracciare l'evoluzione di questo "Stato parallelo" e il tradimento sistematico della meritocrazia.
Il passaggio dalla Sicilia dei viceré spagnoli all'Italia dei Savoia rappresenta il superamento di un modello economico millenario. Tuttavia, come sottolineato, la struttura feudale era così radicata che il suo smantellamento produsse onde d'urto sociali che sentiamo ancora oggi.
L'Illuminismo e il Paradosso delle Riforme Borboniche
Nel XVIII secolo, l'Illuminismo siciliano, rappresentato da figure come il viceré Domenico Caracciolo, tentò di scardinare il potere dei baroni. Sebbene le riforme borboniche mirassero a una modernizzazione della società, il sistema feudale rimase ben radicato.
L'Illuminismo e il Paradosso delle Riforme Borboniche
Nel XVIII secolo, l'Illuminismo siciliano, rappresentato da figure come il viceré Domenico Caracciolo, tentò di scardinare il potere dei baroni. Sebbene le riforme borboniche mirassero a una modernizzazione della società, il sistema feudale rimase ben radicato.
Il sistema feudale in Sicilia nel XVI secolo, come nel resto d'Europa, era improntato su una società statica e rigida. Il concetto di meritocrazia, intesa come il riconoscimento e la valorizzazione delle capacità individuali, non aveva alcuno spazio in un contesto in cui il potere, la ricchezza e la posizione sociale erano determinati esclusivamente dalla discendenza. Le leggi del maggiorascato e del fidecommesso, infatti, non erano solo strumenti economici, ma veri e propri motori di un immobilismo sociale che escludeva qualsiasi possibilità di mobilità basata sul merito, e non sulla nascita.
Il Sistema Feudale e la "Lotteria della Nascita"
Il Sistema Feudale e la "Lotteria della Nascita"
L'Economia del Privilegio: Feudi, Città e Successioni nella Sicilia del 1500
Nel XVI secolo, la Sicilia era un regno fortemente influenzato dalla struttura sociale feudale, con una gerarchia economica e politica che stabiliva distinzioni nette tra le diverse classi e determinava chi avesse accesso alla ricchezza e al potere. Le norme legali non solo definivano la proprietà, ma regolavano il destino sociale delle persone, in particolare delle donne, creando un sistema economico di privilegi che sosteneva l'intero ordine sociale dell'epoca.
Il Sistema Feudale: La Spina Dorsale del Potere Aristocratico
Nel XVI secolo, la Sicilia era un regno fortemente influenzato dalla struttura sociale feudale, con una gerarchia economica e politica che stabiliva distinzioni nette tra le diverse classi e determinava chi avesse accesso alla ricchezza e al potere. Le norme legali non solo definivano la proprietà, ma regolavano il destino sociale delle persone, in particolare delle donne, creando un sistema economico di privilegi che sosteneva l'intero ordine sociale dell'epoca.
Il Sistema Feudale: La Spina Dorsale del Potere Aristocratico
Nel 1500, in Sicilia, come in gran parte dell'Europa medievale e rinascimentale, la gestione dell'eredità era regolata da una struttura sociale patriarcale che privilegiava i figli maschi. Tuttavia, il trattamento delle figlie femmine e la divisione dei beni tra i due sessi variavano a seconda delle circostanze familiari e delle leggi locali. Esistono comunque alcune linee generali che si applicano al contesto siciliano dell'epoca
L'isolamento politico siciliano: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita
Dire che la Sicilia sia stata "isolata" dal resto d'Europa è un concetto complesso, perché, data la sua posizione, l'isola è sempre stata troppo importante per essere ignorata. Tuttavia, ci sono stati due momenti storici critici in cui la Sicilia ha vissuto un isolamento, reale o percepito: uno di natura politico-economica e uno di natura sanitaria.
Dire che la Sicilia sia stata "isolata" dal resto d'Europa è un concetto complesso, perché, data la sua posizione, l'isola è sempre stata troppo importante per essere ignorata. Tuttavia, ci sono stati due momenti storici critici in cui la Sicilia ha vissuto un isolamento, reale o percepito: uno di natura politico-economica e uno di natura sanitaria.
Scopri la storia affascinante della Baronessa di Carini e di altre donne straordinarie che hanno lasciato il segno nel Rinascimento siciliano! Non parliamo solo di arte, ma di coraggio e ribellione contro le convenzioni sociali. Un tuffo nel passato che ti sorprenderà!
Un capitolo oscuro e affascinante della storia di Palermo, che ancora oggi riecheggia nelle sue vie più antiche.
Nel settembre del 1866, a pochi anni dall'Unità d'Italia, Palermo divenne il teatro di una violenta insurrezione popolare passata alla storia come la "Rivolta del Sette e Mezzo". Questo nome deriva dalla sua breve ma intensa durata: circa sette giorni e mezzo di scontri.
Nel settembre del 1866, a pochi anni dall'Unità d'Italia, Palermo divenne il teatro di una violenta insurrezione popolare passata alla storia come la "Rivolta del Sette e Mezzo". Questo nome deriva dalla sua breve ma intensa durata: circa sette giorni e mezzo di scontri.
Il mancato cambiamento sociale, unito alla pressione fiscale e alla leva, innescò una violenta reazione popolare.
Resistenza Armata: Quella che il governo italiano definì sbrigativamente "brigantaggio" fu in realtà una complessa guerra civile e una resistenza armata allo Stato unitario. Sebbene talvolta strumentalizzato dai filoborbonici, il fenomeno aveva una forte componente di disperazione sociale e di protesta contadina.
Il contesto storico
Fino alla prima metà del XIX secolo, molti corsi d'acqua siciliani venivano considerati di proprietà privata dei baroni: questi li controllavano come parte dei loro feudi, anche se spesso non erano navigabili e la loro natura generava controversie con lo Stato centrale.
La giurisprudenza e la legislazione del Regno di Sicilia, e successivamente del Regno delle Due Sicilie, non riconoscevano la proprietà privata dei corsi d'acqua principali, che erano considerati beni demaniali, ovvero di proprietà dello Stato.
Fino alla prima metà del XIX secolo, molti corsi d'acqua siciliani venivano considerati di proprietà privata dei baroni: questi li controllavano come parte dei loro feudi, anche se spesso non erano navigabili e la loro natura generava controversie con lo Stato centrale.
La giurisprudenza e la legislazione del Regno di Sicilia, e successivamente del Regno delle Due Sicilie, non riconoscevano la proprietà privata dei corsi d'acqua principali, che erano considerati beni demaniali, ovvero di proprietà dello Stato.
Che i siciliani si siano adattati ai luoghi di accoglienza, e come abbiano reagito tra rifiuti e segregazione, lo si può solo immaginare e che alcuni abbiano talvolta scelto l’illegalità per affermare il proprio diritto ad esistere come comunità, è storia.
Perché gli scrittori pubblicano libri sotto pseudonimo? Tra le motivazioni più comuni: privacy, esterofilia e stereotipi di genere.
Oggi vi portiamo in una Palermo I luoghi del racconto letterario di William Galt alias Luigi Natoli il romanzo è quello dei Beati Paoli.
Oggi vi portiamo in una Palermo I luoghi del racconto letterario di William Galt alias Luigi Natoli il romanzo è quello dei Beati Paoli.
Nell’isola, nel 1860 si assiste allo sbarco dei Mille e a delle battaglie per cacciare l’esercito borbonico.
Nel territorio dell’isola ci sono monumenti che segnano i luoghi simbolo dell’epopea garibaldina, tra i quali l’obelisco-piramide realizzato da Giovan Battista Filippo Basile a Gibilrossa nel 1882, e l’Ossario per i caduti nella Battaglia di Calatafimi progettato e realizzato dal figlio Enresto Basile a partire dal 1885.
Nel territorio dell’isola ci sono monumenti che segnano i luoghi simbolo dell’epopea garibaldina, tra i quali l’obelisco-piramide realizzato da Giovan Battista Filippo Basile a Gibilrossa nel 1882, e l’Ossario per i caduti nella Battaglia di Calatafimi progettato e realizzato dal figlio Enresto Basile a partire dal 1885.
Il rapporto del prefetto di Palermo Filippo Gualterio del 1865, il primo documento ufficiale in cui si usa il termine «mafia» per definire un’«associazione malandrinesca», indica il generale Corrao, vecchio cospiratore e braccio destro di Rosalino Pilo morto due anni prima, come un elemento di collegamento con la mafia stessa. Violenza rivoluzionaria, opposizione politica, società segrete, delinquenza comune, briganti e protettori: questi i concetti con i quali la prima definizione di ‘mafia’ è stata ‘cucita’ addosso alla Sicilia, e che hanno altresì giustificato la dura repressione lì attuata con i regimi speciali di pubblica sicurezza nei primissimi anni unitari.