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		<title><![CDATA[Il Blog di ClickSicilia curiosità per turisti]]></title>
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		<description><![CDATA[Con il blog di ClickSicilia, trovi curiosità e informazioni utili per un  viaggio in Sicilia. Condividi le tue esperienze, i punti di vista di altri viaggiatori]]></description>
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			<title><![CDATA[SAKURA il nuovo video clip di Valentina Casesa]]></title>
			<author><![CDATA[JK Mertz Edition]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000261"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">“SAKURA” il nuovo video-clip di Valentina Casesa in uscita il 7 april<span class="fs12lh1-5">e</span></h3><div><hr></div><div>Arriva su YouTube Sakura, il nuovo video-clip della pianista e compositrice palermitana Valentina Casesa: un brano per pianoforte e coro che rende omaggio alla cultura giapponese attraverso un linguaggio musicale raffinato, evocativo e profondamente contemporaneo. Il brano è pubblicato dalla casa editrice JK Mertz Edition e sarà distribuito digitalmente dall’etichetta discografica Classical Music 3.0 a partire dal 24 aprile.</div><div>Ispirato al fiore di ciliegio – simbolo universale della bellezza effimera, della rinascita primaverile e della contemplazione della natura – Sakura si sviluppa come un dialogo delicato tra pianoforte e voci corali. La scrittura pianistica, fluida e intima, si intreccia con le tessiture vocali dando vita a un equilibrio sonoro sospeso, in cui ogni elemento contribuisce a costruire un paesaggio musicale rarefatto e suggestivo.</div><div>Il brano si distingue per una particolare attenzione al colore timbrico e alla dimensione spaziale del suono: il pianoforte non assume solo un ruolo solistico, ma si pone come nucleo generativo di un tessuto sonoro che si espande e si trasforma attraverso l’intervento del coro. Le voci, trattate come materia sonora oltre che espressiva, ampliano la gamma percettiva dell’ascoltatore, contribuendo a creare un’esperienza immersiva e fortemente evocativa.</div><div><br></div><div>Il progetto si inserisce nel percorso artistico di Casesa, da tempo orientato verso un dialogo tra Occidente e Oriente. Nei suoi lavori precedenti – tra cui l’album KI (2018, Almendra Music) – la compositrice ha affiancato proprie composizioni a musiche del compositore giapponese Tōru Takemitsu, includendo brani come Clouds, Breeze e Romance. In questo contesto, la sua ricerca si concentra sull’incontro tra diverse sensibilità musicali e su una scrittura attenta alla qualità del suono e alla costruzione di atmosfere.</div><div>Con Sakura, questo percorso si arricchisce di una nuova dimensione visiva: il video-clip amplia l’esperienza musicale e rafforza il legame tra suono e immagine, offrendo una chiave di lettura ulteriore del brano. L’elemento visivo non si limita ad accompagnare la musica, ma contribuisce a definirne l’immaginario, valorizzando l’aspetto della multimedialità e del dialogo tra musica e immagini, e aprendo la strada a modalità di comunicazione più contemporanee e trasversali.</div><div>Il lavoro si colloca nel solco della produzione contemporanea che guarda al dialogo interculturale come spazio di ricerca e di sintesi, confermando la coerenza del percorso artistico di Valentina Casesa e la sua attenzione verso una scrittura musicale capace di coniugare profondità espressiva e accessibilità percettiva.</div><div><br></div><div>Biografia Valentina Casesa</div><div><hr></div><div>"La musica di Valentina Casesa è un’esperienza che suscita profonde emozioni e immagini, grazie a una ricerca sul colore strumentale sempre ben equilibrata e spesso sorprendente." — Artewiva</div><div>"Un linguaggio che cattura l’interesse del Modern Classical, ma con un rigore compositivo e una complessità strutturale che lo collocano stabilmente nell'ambito della musica colta contemporanea." — Critica Contemporanea</div><div>L’arte di Valentina Casesa rappresenta un raro punto di convergenza tra il rigore della tradizione classica e una visione compositiva contemporanea, definita da un lirismo profondo e narrativo. Attualmente docente di ruolo presso il Conservatorio "A. Scarlatti" di Palermo, la sua maturità creativa affonda le radici in un percorso pedagogico d’eccellenza, avendo perfezionato la sua arte con leggende come Charles Rosen e Joaquín Achucarro per il pianoforte, e Barbara Rettagliati e Marco Betta per la composizione. Dopo aver conseguito il diploma in Pianoforte con lode e le lauree in Direzione di Coro e Composizione (quest'ultima con lode e menzione), ha arricchito il suo profilo con il Diploma di Merito all'International Chamber Music Academy di Duino, la laurea in Maestro Accompagnatore per la Danza e un Master in Tecnologie Informatiche applicate alla Musica. Questa solida base accademica modella uno stile che, pur nascendo dal pianoforte, ha trovato nella chitarra un nuovo, viscerale centro nevralgico, traducendo la densità polifonica della tastiera nella risonanza vibrante ed elementare delle corde.</div><div>Il prestigio internazionale di Casesa è sancito da commissioni di alto profilo per istituzioni di fama mondiale. Già nel 2013 debutta alle Orestiadi di Gibellina con l’opera da camera Con un soffio di vento, di cui firma anche il libretto, mentre nel 2015 la sua composizione Perceptions riceve il plauso di Sofia Gubaidulina al Teatro Massimo di Palermo. La sua musica ha raggiunto platee vastissime, dal British Museum di Londra con il brano Fìmmina fino a Piazza Maggiore a Bologna, dove l’opera Aspettando Violetta è stata trasmessa globalmente dalla Rai. Nel 2024, il suo dialogo con la tradizione ha raggiunto una nuova pietra miliare con l’orchestrazione delle opere di Amy Beach per il soprano Fiorenza Cedolins, eseguite a Udine e all'Università di Salisburgo, insieme a un importante Oratorio commissionato dal Teatro Massimo di Palermo. È proprio questa capacità unica di spaziare dalla grandezza sinfonica all'intimità cameristica ad aver attirato l'elogio della critica e di grandi interpreti del panorama contemporaneo.</div><div>Cofondatrice del Trio Arté, con cui calca da anni i palchi internazionali, Valentina Casesa affianca l'attività concertistica a una produzione discografica in continua evoluzione. Dal debutto pianistico con Orĭor (2016) all'album KI (2018), dove il pianoforte dialoga con echi di elettronica, fino a Riflessi sonori (2020), la sua ricerca si è progressivamente estesa alla chitarra. In questo ambito, lo strumento diventa il battito cardiaco di dialoghi visionari, trattando ogni nota come un nucleo energetico che crea paesaggi sonori onirici. Sia attraverso dialoghi d'avanguardia con flauto e voce, sia in ampie pagine sinfoniche, la sua musica rimane un'esperienza profondamente evocativa — un'esplorazione timbrica deliberata che consolida il suo legame decennale con lo strumento a sei corde, trasmettendo un messaggio autenticamente universale.</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Immagini-Valentina-Casesa-3.jpg"  width="700" height="933" /><br></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.instagram.com/valentinacasesa" class="imCssLink">https://www.instagram.com/valentinacasesa</a></div></div><div><br></div><div>Contatti ufficio Stampa – JK Merz Edition:</div><div>Giovanna Gragnaniello</div><div>Email: giovanna.gragnaniello@jkmertzedition.com</div><div><br></div><div><a href="https://www.jkmertzedition.com/" class="imCssLink">https://www.jkmertzedition.com/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luca Blanco presenta Neutral Piece e Three Bagatelles]]></title>
			<author><![CDATA[JK Mertz Edition]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000260"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">LUCA BLANCO presenta due nuove composizioni: ”Neutral Piece” e “Three Bagatelles”<hr></h3><div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Copertina-Neutral-Piece.png"  width="400" height="567" /><br></div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div><div><br></div><div>Il compositore Luca Blanco due nuove pubblicazioni: Neutral Piece per chitarra sola (JKM ED 2604) e Three Bagatelles per quartetto d’archi (JKM ED 2605). Due lavori che esplorano in modo originale il rapporto tra suono e silenzio, tra struttura e libertà espressiva.</div><div>Neutral Piece, scritto per chitarra sola, nasce da un’idea essenziale: partire da un materiale musicale minimo e lasciarlo evolvere attraverso trasformazioni progressive. Il brano si sviluppa come un flusso in continua mutazione, in cui frammenti sonori si scompongono e si ricompongono seguendo logiche non lineari. Accanto a momenti più liberi e sospesi nel tempo, emerge una sezione finale più strutturata, che richiama la forma della passacaglia, creando un equilibrio tra rigore e apertura interpretativa.</div><div>Di carattere diverso ma complementare sono le Three Bagatelles, tre brevi composizioni per quartetto d’archi. Qui l’attenzione si concentra sull’essenzialità del gesto musicale: ogni strumento assume un ruolo solistico all’interno di una scrittura frammentata, fatta di pochi elementi accuratamente organizzati. Il silenzio diventa parte integrante della composizione, contribuendo a definire ritmo, tensione e colore sonoro. Le tre bagatelle offrono così diverse prospettive su uno stesso materiale, con un linguaggio che richiama la grande tradizione della musica del Novecento.</div><div>Il lavoro di Luca Blanco si distingue per un approccio rigoroso ma al tempo stesso aperto, capace di trasformare materiali semplici in strutture sonore complesse e ricche di sfumature.</div><div>Con queste nuove pubblicazioni, disponibili in formato digitale, J.K. Mertz Edition continua a sostenere la musica contemporanea e la ricerca compositiva, proponendo opere rivolte a chitarristi e ensemble cameristici interessati a nuovi linguaggi.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Contatti ufficio Stampa – JK Merz Edition</span><br></div><div>Giovanna Gragnaniello</div><div>Email: giovanna.gragnaniello@jkmertzedition.com</div><div><br></div><div><a href="https://www.jkmertzedition.com/" class="imCssLink">https://www.jkmertzedition.com/</a></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 14:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Anima Segreta della Trinacchia Viaggio nel Bestiario di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000025F"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L’Anima Segreta della Trinacchia: Viaggio nel Bestiario Contemporaneo di Sicilia</h3><div><hr></div><div>Per chi ha voglia d'onorare densità poetica e &nbsp;follia lucida, non si può tagliare la carne viva del testo. Serve una penna che lasci respirare le parole, integrando la visione filosofica con la guida fisica ai luoghi.</div><div><br></div><div>Se la Sicilia fosse solo un elenco di monumenti e spiagge, sarebbe un’isola come tante. </div><div>Ma chi la abita o la attraversa con occhio attento sa che esiste una tensione costante tra ciò che si vede e ciò che si avverte. </div><div>È in questo spazio liminale, la parola deriva dal latino limen, che significa "soglia", tra il marciapiede e il mito, che nasce il Bestiario contemporaneo di Sicilia di Rosario Battiato e Chiara Nott , - Il Palindromo, la casa editrice, da non confondere con in latino, il più famoso è "Sator Arepo Tenet Opera Rotas", moderno "I topi non avevano nipoti", sorrido.</div><div>Questo secondo capitolo, ideale sequel di Creature fantastiche di Sicilia — non è un semplice esercizio di fantasia, ma una necessità antropologica. Nasce per rispondere a una domanda cruciale: com'è possibile raccontare la Sicilia di oggi senza cadere nel cliché?</div><div><br></div><div>Perché il folklore siciliano è così "liminale"?</div><div>​A differenza del folklore nordico, fatto di boschi fitti e nebbia, l'ignoto. </div><div>Quello siciliano prospera sotto la luce accecante del sole, che acceca" e deforma i contorni, è il panismo mediterraneo, il terrore non arriva dal buio, ma dalla luce accecante e dal silenzio rotto dal frinire dei grilli.</div><div>Perché trasformare gli uomini in bestie?</div><div>Il Bestiario nasce da un’operazione di traslazione fantastica. Gli autori hanno osservato il paesaggio urbano e suburbano dell'isola, accorgendosi che i personaggi che lo popolano — dal venditore urlante del mercato al potente di provincia, dalla donna incastrata nelle tradizioni al giovane smarrito nella modernità — possiedono caratteristiche che trascendono l'umano.</div><div>La nascita d'un opera risponde a tre esigenze fondamentali:</div><div>Ordinare il caos, vedi il modello medievale: Nel Medioevo, i bestiari erano enciclopedie morali per spiegare l'indecifrabile. </div><div>Oggi, la Sicilia è un groviglio di contraddizioni, un "caos" di bellezza e degrado. </div><div>Il Bestiario mette ordine alla nostra coscienza, catalogando vizi, virtù e nevrosi contemporanee.</div><div>La deformazione come verità: «Non c’è Sicilia senza trasfigurazione del reale, senza creazione e deformazione dei personaggi della quotidianità». Trasformare un personaggio tipico in una "bestia" permette di vedere ciò che l'abitudine ci nasconde: la ferocia, la grazia, l'ambizione o la rassegnazione di un intero popolo.</div><div><br></div><div>La creazione della "Trinacchia": Il libro si muove in un'isola specchiata dove la Storia, la letteratura ed il quotidiano si fondono, mescolandosi alla polvere delle strade.</div><div><br></div><div>Geografia della Trinacchia: Dove abitano le Bestie</div><div>Il Bestiario è profondamente ancorato alla fisicità del territorio. Le creature non abitano il vuoto, ma si nutrono dell'energia di luoghi specifici:</div><div>Il Battito Urbano (Mercati e Piazze)</div><div>Nelle grandi città come Palermo e Catania, tra i barocchi palazzi e i vicoli della Vucciria o della Pescheria, nascono le Bestie dell'Illusione. Qui l'essere umano si fonde con la merce e con il "bando" l'urlo del mercato, diventando una creatura che domina lo spazio sonoro e visivo. Sono ibridi nati da luoghi comuni che rendono il caos cittadino unico e complesso.</div><div>Le Forze Telluriche come L'Etna</div><div>Sotto l'ombra della "Muntagna" o nelle distese solitarie dell'entroterra, si muovono le Bestie Naturali. Sono entità che incarnano la forza bruta dell'isola: creature che fanno tremare la terra o che piovono dal cielo sotto forma di cenere vulcanica. In Sicilia, la natura non è mai sfondo, ma una protagonista brutale e divina sempre pronta al risveglio.</div><div>I Palazzi del Potere</div><div>Nelle stanze chiuse della nobiltà decaduta o nelle geometrie fredde delle zone suburbane si annidano le Bestie Ambiziose. Personaggi che scalano le gerarchie sociali perdendo pezzi di umanità, ibridandosi con simboli di status o con la Storia più nera dell'isola per dominare la realtà senza nemmeno saperlo perché tanto non gli importa, visto che sono la matrice di tutte le cose.</div><div>Al lettore non si affidano risposte, ma storie, al lettore avveduto non vengono date soluzioni, ma un mosaico di esistenze ibridate: uomini e donne fusi con libri, con personaggi letterari, con oggetti, con altri esseri umani, con pezzi di esseri umani.</div><div>In questo Bestiario troverete:</div><div>Bestie che sono pura illusione e si vantano d’essere la morte siciliana.</div><div>Le "mafiose" che sparano e basta.</div><div>Le "naturali" che piovono sulle città.</div><div>Le "ambiziose" che dominano il reale per inerzia.</div><div>Le "Donne di Fuora"</div><div>​Sono forse le figure più misteriose. Non sono streghe né fate, ma esseri soprannaturali che vivono in una dimensione parallela. Si diceva che di notte entrassero nelle case (passando dal buco della serratura) per portare fortuna o sfortuna, a seconda di come veniva tenuta pulita la casa. </div><div>Si incontreranno affinità e divergenze, allusioni rocambolesche, sciocchezze e qualche esplosione di rabbia. </div><div><br></div><div>È solo un maldestro tentativo di ricostruire l’immaginario siciliano.</div><div>Perché il turista dovrebbe leggerlo?</div><div>Per chi visita l'isola, il Bestiario è una mappa per l'invisibile. Come ricorda Francesco Zambon nell’introduzione ai Bestiari Medievali, il moderno autore di bestiari è:</div><div>«...una specie di Adamo che, scacciato dal paradiso, si aggira fra animali smarriti e senza nome cercando di ritrovare indizi dell’ordine perduto o certificandone la perdita definitiva o inventando, a partire dalle tracce degli antichi, nuovi ordini e nuove tassonomie possibili».</div><div><br></div><div>Leggere queste pagine prima di una passeggiata significa dotarsi di una lente speciale. È un invito a diventare quel "marinaio impaurito" citato da Adelmo di Malmesbury: qualcuno che accetta di tuffarsi in un mare di menzogne fantastiche per pescare, alla fine, la più nuda e cruda delle verità siciliane.</div><div>In allegato al volume, la Mappa della Trinacchia vi guiderà in questo "scantinato del fantastico" dove scoprirete che, nell'isola del mito, il mostro non è mai "l'altro", ma una parte di noi stessi che ha finalmente trovato una forma, un nome e un posto nel mondo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 13:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Salemi dove l’Italia nacque Capitale e Repubblicana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000025E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Salemi: Dove l’Italia nacque "Capitale" e Repubblicana</h3><div><hr><div>Siamo nel maggio del 1860. </div><div>Vi trovate tra i vicoli in pietra di Salemi, il profumo della zagara si mescola alla polvere della strada, al nerofumo delle polveri della battaglia imminente. </div><div>Non è solo una tappa della Spedizione dei Mille: è il luogo dove un sogno rivoluzionario si fece Stato, anche se solo per un battito di ciglia, per un solo giorno.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il 14 maggio 1860, Salemi divenne il cuore politico d'Italia. Dal balcone di Palazzo Cascio, Garibaldi compì un gesto di audacia politica estrema: proclamò la Dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II., un re al soldo di un altro re.</span><br></div><div>Qui risiede il "compromesso storico": Garibaldi, esternando un anima profondamente repubblicana e mazziniana, successivamente dovette sacrificare il proprio ideale per unire un Paese frammentato. </div><div><br></div><div>Potremmo dire di scarsi ideali, al soldo di chi realmente muoveva le fila, non lo sappiamo non c'eravamo.</div><div>Si è usato il termine latino Dictator, nel senso romano di magistrato straordinario, creò un’entità giuridica provvisoria per colmare il vuoto lasciato dai Borbone e proteggere la spedizione dall'accusa di anarchia. </div><div>Fu un "tradimento dovuto": l'uomo che proclamava un'Italia dei cittadini, divenne il primo architetto dell'Italia del Re.</div><div><br></div><div>Perché visitare Salemi oggi?</div><div>Salemi, oggi tra i "Borghi più belli d'Italia" e celebre "Città del Pane", famosa per i suoi "Altari di San Giuseppe", il castello normanno-svevo. </div><div>Il centro storico, ricco di musei (Mafia, Risorgimento), offre un'atmosfera autentica tra arte, storia e tradizioni gastronomiche locali, offre un racconto visivo agli occhi del visitatore attento, di unico di quell'unico giorno:</div><div>Il Castello Normanno-Svevo: Simbolo di resistenza situato in una posizione strategica a 360° sulla Valle del Belice. Sulla sua torre cilindrica sventolò per la prima volta il Tricolore.</div><div>Il Collegio dei Gesuiti: Sede del Museo Civico, custodisce i cimeli risorgimentali e il decreto originale della Dittatura.</div><div>La Giudecca: Oltre il Risorgimento, il quartiere ebraico testimonia come la Sicilia sia sempre stata un crocevia di civiltà.</div><div><br></div><div>Calatafimi: Il Battesimo del Sangue</div><div>Se a Salemi nacque l'idea politica, al Pianto Romano di Calatafimi, l'Italia prende forma sul campo. </div><div>Il 15 maggio 1860 fu il giorno della verità. Pochi giorni dopo lo sbarco a Marsala l'11 maggio e il giorno successivo alla proclamazione della dittatura a Salemi il 14 maggio. </div><div>Con la celebre frase "Qui si fa l'Italia o si muore", Garibaldi trasformò volontari e "picciotti" in un esercito leggendario.</div><div>La battaglia non fu una vittoria numerica, ma un trionfo psicologico: si racconta che le camicie rosse travolsero le truppe borboniche con una carica alla baionetta.</div><div>Curiosamente, il nome della località, il toponimo, non deriva da lacrime, ma dal termine dialettale chiantu (piantagione) della famiglia Romani che lo possedeva e dopo quel giorno di battaglia a Calatafimi il 15 maggio 1860, avvenne la prima battaglia della Spedizione dei Mille. </div><div>In seguito al conflitto, il sito divenne noto come "Pianto Romano" e fu scelto per edificare l'ossario monumentale, inaugurato nel 1892, che raccoglie i resti dei caduti garibaldini e borbonici. </div><div><br></div><div>Il Destino di un'Impresa</div><div>Visitare questi luoghi è un viaggio nell'ambiguità della nostra storia. A Salemi, la fantapolitica8 prese il sopravvento sul sogno: Garibaldi istituì persino la leva obbligatoria, agendo come uno Stato sovrano prima ancora che lo Stato stesso esistesse. Senza la legittimazione politica siglata tra i vicoli di Salemi, l'eroismo di Calatafimi sarebbe rimasto solo l'ennesima rivolta isolana soffocata nel sangue.</div><div>L'Italia non è nata solo nei palazzi di Torino, ma tra la polvere e l'ambizione delle persone povere, dei contadini, delle colline siciliane, dove uomini che sognavano quanto loro promesso, combatterono per la Repubblica, per finire poi a costruire una Monarchia, convinti che l'Unità fosse un bene superiore a qualsiasi bandiera di parte.</div><div>Chi sa se questi "picciotti" siciliani nel vedere questo generale del Nord parlare di un Re lontano, mentre loro, cercavano solo la terra, il riscatto e la fine dei latifondi, cosa hanno pensato.</div><div><br></div><div>Il "Gattopardismo": Cambiare tutto per non cambiare nulla</div><div>​I nobili siciliani i "Latifondisti" erano terrorizzati da una vera rivoluzione sociale. Temevano che i contadini e i "picciotti", spinti dalla fame di terra, potessero trasformare l'Unità d'Italia in una rivolta comunista ante litteram.</div><div>Appoggiare Garibaldi e la monarchia dei Savoia fu una mossa conservatrice: meglio un Re lontano a Torino che una rivolta contadina fuori dal portone di casa.</div><div><span class="fs12lh1-5">La nobiltà non appoggiò Garibaldi per patriottismo, ma per sopravvivenza. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Salemi fu il palcoscenico di un accordo tacito: la spada di Garibaldi in cambio della stabilità sociale garantita dai baroni.</span><br></div><div><br></div><div>E se dopo nasce il brigantinaggio ....</div><div><br></div><div> La Terra promessa e negata</div><div>​I contadini e i "picciotti" avevano seguito Garibaldi perché credevano nell'abbattimento del latifondo. </div><div>Il decreto di Salemi e i successivi proclami promettevano la spartizione delle terre demaniali.</div><div>​La realtà: Lo Stato sabaudo, per non inimicarsi la nobiltà che lo aveva appoggiato, mantenne intatti i privilegi agrari. </div><div>Il contadino, che sperava di diventare proprietario, rimase bracciante ancora più povero, sotto un nuovo re.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 13:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L Ippocrasso Il Vino dei Re che incanta la Sicilia Medievale]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000025D"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L'Ippocrasso: Il Vino dei Re che incanta la Sicilia Medievale</h3><div><hr></div><div>C’è un filo sottile che lega le corti medievali europee alle antiche strade di Erice e ai borghi dell'entroterra siciliano. Questo filo ha il profumo della cannella, il calore dello zenzero e il corpo vellutato di un grande vino rosso: è l'Ippocrasso.<div><br></div><div>Molto più di un semplice vino speziato, l'Ippocrasso è un vero e proprio tuffo nel bicchiere della storia. Spesso considerato l'antenato "nobile" del moderno vin brulé, se ne distingue per una complessità e una storia decisamente più aristocratiche.</div><div><br></div><div>Un elisir tra medicina e leggenda</div><div>Contrariamente a quanto suggerisce il nome, non c'è prova che Ippocrate, il padre della medicina greca, ne sia stato l'inventore. Tuttavia, la leggenda è figlia della pratica: nel Medioevo si credeva fermamente che questa bevanda avesse straordinarie proprietà digestive e curative.</div><div><br></div><div>Anticamente si lasciavano macerare nel vino forte e ricco di zuccheri i fiori del dittamo e dell’artemisia. Se ne otteneva una bevanda stimolante che fino al Medioevo veniva chiamata "vino ippocratico" o, più semplicemente, vino d’erbe. Con l'espansione dei commerci veneziani, la ricetta si arricchì di profumi esotici: all'artemisia si mescolarono allora cardamomo, cannella, chiodi di garofano, mirra o rabarbaro.</div><div><br></div><div>Uno Status Symbol: Nel XIV e XV secolo, le spezie erano preziose quanto l’oro. Offrire Ippocrasso ai propri ospiti non era solo un gesto di cortesia, ma un segno di estrema ricchezza e potere.</div><div><br></div><div>La "Manica d'Ippocrate": Curiosa è l'origine del nome, che deriverebbe dal filtro di tessuto a forma di imbuto (chiamato appunto "manica") usato per filtrare il vino dopo la lunga infusione, rendendolo limpido e prezioso alla vista.</div><div><br></div><div>Il Cuore dell’Ippocrasso: Ingredienti e Segreti</div><div>A differenza del vin brulé, l'Ippocrasso originale veniva spesso servito freddo o a temperatura ambiente, perfetto come aperitivo o come raffinato digestivo a fine pasto.</div><div><br></div><div>La Base e l'Anima Speziata</div><div>Il segreto parte da un vino rosso corposo e di ottima qualità, addolcito anticamente con il miele e, con l'arrivo del Rinascimento, con lo zucchero, diventato popolarissimo tra le classi nobiliari. Sebbene la ricetta variasse, alcuni ingredienti erano irrinunciabili:</div><div><br></div><div>Cannella: la regina indiscussa della miscela.</div><div><br></div><div>Zenzero: per quel tocco piccante che favorisce la digestione.</div><div><br></div><div>Chiodi di Garofano: per una profondità aromatica senza pari.</div><div><br></div><div>Grani del Paradiso o Pepe lungo: per una nota esotica e pungente.</div><div><br></div><div>Lo sapevi? Si dice che fosse la bevanda preferita di Luigi XIV, il Re Sole, che lo sorseggiava regolarmente per "scaldare il sangue" e rinvigorire lo spirito.</div><div><br></div><div>Dall'Ippocrasso al Vermouth: Un'eredità che resiste</div><div>Nonostante il passare dei secoli, il vino speziato ha resistito alle mode cambiando pelle. L'evoluzione più celebre è quella che lo vede trasformarsi in Vermouth, in onore dell’erba aromatica più importante nella sua preparazione: l’artemisia (chiamata in tedesco appunto “Wermut”).</div><div><br></div><div>Questa metamorfosi culmina nel 1786 in una piccola bottega di Torino, dove un giovane ed ambizioso mastro distillatore di nome Antonio Benedetto Carpano, partendo proprio da queste antiche tradizioni, diede vita alla bevanda che avrebbe conquistato il mondo dell'aperitivo moderno.</div><div><br></div><div>Dove degustare l’Ippocrasso in Sicilia</div><div>Se Erice rimane la "capitale" siciliana dell'Ippocrasso grazie alla maestria della storica pasticceria di Maria Grammatico, l'isola offre altre tappe imperdibili per chi cerca questo sapore antico:</div><div><br></div><div>Resuttano (CL) - Il Casale di Emma: Nel cuore pulsante della Sicilia, questo agriturismo organizza suggestive cene medievali dove l’ippocrasso, prodotto secondo ricette storiche locali, è il protagonista assoluto.</div><div><br></div><div>Messina - Enoteca Sofia: Un punto di riferimento per i cultori del genere, dove è possibile trovare eccellenti versioni in bottiglia.</div><div><br></div><div>Siracusa - Evoè Wine Bar Shop: Nel fascino senza tempo di Ortigia, questo locale propone selezioni di nicchia e "vini archeologici" che vi faranno viaggiare nel tempo.</div><div><br></div><div>Consiglio dello Chef: L'Ippocrasso è sublime se abbinato a formaggi erborinati o alla pasticceria secca siciliana, specialmente i dolci a base di mandorle e frutta secca.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 18:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia dell Ottocento Sangue Onore e Tecnica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000025C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Sicilia dell'Ottocento: Sangue, Onore e Tecnica</h3><div><hr><div>La Sicilia dell'Ottocento era un teatro dove il sangue e la tecnica si mescolavano costantemente, tanto nei saloni nobiliari quanto nelle polverose strade di campagna.</div><div><br></div><div>La Scherma di Coltello Siciliana: Arte e Sopravvivenza</div><div>A differenza della scherma accademica, quella di coltello (spesso chiamata "Scuola Siciliana") era una disciplina tramandata oralmente, quasi come un segreto iniziatico.</div><div><br></div><div>I Fondamentali della "Tirata"</div><div>La Guardia: Il corpo non era mai frontale. Il fianco destro (quello dell'arma) era arretrato o avanzato a seconda dello stile, mentre il braccio sinistro, avvolto nella "sciarpa" o nella giacca, fungeva da scudo per parare i fendenti.</div><div>I Passi (Il "Tira e molla"): Il movimento era circolare. Non si caricava mai frontalmente; si girava intorno all'avversario cercando di mandarlo fuori equilibrio o di sfruttare un raggio di sole per accecarlo.</div><div><br></div><div>I Colpi Tipici:</div><div>Lo Sfregio: Un taglio superficiale ma esteso al volto. Non serviva a uccidere, ma a marchiare l'onore dell'avversario per sempre.</div><div>La Punta: Il colpo mortale, diretto all'addome o sotto le costole.</div><div>L'Arma: Spesso si usava il coltello a scatto (molletta) o il coltello a rasoio, ma nelle zone rurali era comune il "coltello di Caltagirone", lungo e affilatissimo.</div><div><br></div><div>Celebri Duelli Storici in Sicilia</div><div>Ecco due casi che fecero scalpore nell'Ottocento, rappresentando i due estremi della società dell'epoca.</div><div><br></div><div>Il Duello dei "Leoni" (Palermo, metà '800)</div><div>A Palermo, l'aristocrazia risolveva le dispute spesso per questioni di donne o di prestigio sociale. Uno dei casi più noti riguardò esponenti della famiglia Florio e della nobiltà di sangue.</div><div>Il Motivo: Un commento sprezzante durante una serata al Teatro Massimo o in un circolo per gentiluomini.</div><div>L'Esito: Spesso questi duelli si svolgevano all'alba nel Parco della Favorita. A differenza del popolo, i nobili cercavano il "primo sangue": una volta ferito l'avversario al braccio o al petto, l'onore era considerato lavato e ci si stringeva la mano (spesso con l'intervento del medico di famiglia che viaggiava in carrozza con i padrini).</div><div><br></div><div>La Sfida di "Cavalleria Rusticana", la realtà</div><div>Sebbene l'opera di Verga sia finzione, si basa su una realtà quotidiana documentata nelle cronache giudiziarie di Catania e dei borghi del Calatino.</div><div>Il Fatto: Nel 1860, un contadino sfidò un ex soldato borbonico per una questione di corna.</div><div>Il Rituale del Morso: Prima del duello, lo sfidante abbracciava l'avversario e gli dava un morso all'orecchio. Era il segnale inequivocabile: "Uno di noi due non tornerà a casa".</div><div>Il Luogo: Avvenne in un agrumeto. Non ci furono testimoni "parlanti", e i carabinieri trovarono solo un corpo. Nessuno nel villaggio sapeva nulla.</div><div><br></div><div>Differenze tra Palermo e Catania</div><div>Scuola Palermitana, Scuola Catanese, lo stile più elegante, basato su finte e scarti, più aggressiva, la prima basata basata sulla forza e l'urto. Arma Preferita Coltello sottile "a foglia di mirtillo". La seconda Coltello più pesante, quasi un pugnale.</div><div>Molto influenzata dalla scherma di spada spagnola. Più grezza, legata alla vita di strada e dei porti.</div><div>Un dettaglio curioso: Sapevi che molti maestri di scherma di coltello siciliani erano in realtà barbieri? La loro confidenza con le lame e l'anatomia umana li rendeva gli istruttori perfetti per chi voleva imparare a "segnare" un avversario senza necessariamente ucciderlo.</div><div><br></div><div>La Figura del Maestro di Tirata</div><div>Il Maestro nell'Ottocento siciliano non era un insegnante qualunque: era una figura quasi mitologica, una via di mezzo tra un istruttore d'armi, un arbitro d'onore e un custode di segreti esoterici. In un'epoca in cui portare un coltello era comune come portare le chiavi di casa, saperlo usare faceva la differenza tra la vita, la morte o la pubblica umiliazione.</div><div><br></div><div>Chi era il Maestro?</div><div>Raramente viveva di sola scherma. Spesso ricopriva ruoli sociali che richiedevano mano ferma e conoscenza del corpo:</div><div>Il Barbiere: Maneggiava rasoi tutto il giorno, conosceva i punti vitali (vene, arterie) e la sua bottega era il centro del gossip e degli incontri maschili.</div><div>Il "Civile": Un uomo del popolo rispettato, spesso un ex soldato o un "uomo d'onore" ante litteram, che aveva accumulato "punti" (cicatrici e vittorie) sul campo.</div><div><br></div><div>L'Insegnamento Segreto: "La Scola"</div><div>Non esistevano palestre. L'addestramento avveniva in luoghi isolati: stalle, retrobotteghe o agrumeti di notte.</div><div>Il Metodo: Si iniziava con rami di ulivo o coltelli di legno sporchi di carbone o gesso sulla punta. Se venivi segnato dal bianco, eri "morto" o "sfregiato".</div><div>I Segreti: Ogni maestro aveva la sua "botta" (il colpo segreto), insegnata solo agli allievi più fedeli dopo anni di osservazione del loro carattere. Un allievo "testa calda" non riceveva i segreti migliori per non attirare le attenzioni della polizia.</div><div><br></div><div>La Psicologia del Combattimento</div><div>L'Occhio: "U primu corpu si dà cu l'occhiu" (Il primo colpo si dà con l'occhio). Bisognava imparare a leggere l'intenzione dell'avversario prima che muovesse il braccio.</div><div>Il Rispetto: Il Maestro fungeva spesso da mediatore. Se una lite poteva essere risolta con una scusa pubblica, spingeva per quella. Il sangue si versava solo quando l'onore non era più riparabile a parole.</div><div><br></div><div>Le Tre Forme di Insegnamento</div><div>Dichiarata: Scherma scolastica, accademica. Serve a imparare i passi e le parate di base.</div><div>Stretta: Combattimento ravvicinato. Qui entra in gioco l'uso della giacca (lo scudo) e il corpo a corpo.</div><div>A Tradimento: (Insegnata solo a pochi). Come reagire a un attacco improvviso o come finire un avversario senza lasciargli scampo.</div><div><br></div><div>La Giustizia e il Paradosso del Duello</div><div>Nell'Ottocento siciliano, il sistema legale si trovava davanti a un paradosso: da un lato c'erano le leggi scritte (lo Stato), dall'altro il codice cavalleresco e la consuetudine (la Società). Il magistrato e il carabiniere sapevano che condannare duramente un duellante significava spesso andare contro il sentimento popolare, che vedeva nel duello l'unico modo "degno" per risolvere un'offesa.</div><div>Dopo il 1861: Con l'estensione del Codice Penale Sardo e poi il Codice Zanardelli (1889), il duello rimase un reato. Tuttavia, lo Stato italiano dovette scendere a patti con la cultura locale: nacquero articoli specifici che prevedevano pene molto lievi (spesso solo pochi mesi di arresto) per chi si batteva per onore.</div><div><br></div><div>Il Ruolo della Giuria: L'Assoluzione Sentimentale</div><div>Il vero "collo di bottiglia" della giustizia era la Giuria Popolare. Un caso emblematico avvenne a fine '800 a Palermo: un giovane nobile uccise un rivale in duello alla Favorita. Nonostante le prove schiaccianti, la difesa puntò tutto sulla "necessità cavalleresca". Il giovane non solo fu assolto, ma all'uscita dal tribunale venne festeggiato dalla folla come un eroe.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 15:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cianciana si trasforma per Pasqua, con Street Art Passion]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000025B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Madonnari per la Passione a Cianciana AG</h3><div><hr></div>Cianciana si prepara a vivere una Pasqua dal forte respiro artistico con “Street Art Passion – I Madonnari alla Via Crucis”, iniziativa dell’Associazione Settimana Santa APS, promossa dal Parco Letterario Alessio Di Giovanni e organizzata dalla Scuola Napoletana dei Madonnari sotto la direzione artistica di Gennaro Troia e con il patrocinio del Comune di Cianciana, un evento che per la prima volta riunisce tre realtà della tradizione madonnara – i Madonnari di Sicilia di Maurizio Cannizzo, la Scuola Salviniana del Maestro Salvino Marrali e la Scuola Napoletana dei Madonnari – in un incontro capace di trasformare il percorso della Via Crucis in un racconto visivo condiviso.<div><br><div> </div><div>Quattordici artisti interpreteranno le stazioni della Passione di Cristo attraverso dipinti su pannello, componendo un itinerario che accompagna fedeli e visitatori lungo le tappe simboliche del cammino verso il Calvario, un percorso in cui stili, sensibilità e linguaggi diversi si intrecciano in un dialogo tra tradizione e contemporaneità.</div><div><br></div><div> </div><div>La manifestazione arricchisce le celebrazioni pasquali con un’esperienza immersiva che unisce spiritualità, identità locale e creatività collettiva, confermando il ruolo del Parco Letterario Alessio Di Giovanni e della Scuola Napoletana dei Madonnari nella promozione di percorsi culturali radicati nella storia e nel paesaggio umano dei luoghi.</div><div><br></div><div> </div><div>Per il direttore artistico Gennaro Troia portare i Madonnari nella Via Crucis di Cianciana significa donare alla comunità un gesto di bellezza condivisa, un racconto corale che dà voce alla Passione attraverso la forza del colore e della tradizione.</div><div><br></div><div> </div><div>Un’iniziativa che diventa incontro tra arte, fede e territorio, un’occasione per riscoprire la Via Crucis come spazio di meditazione e come luogo in cui la creatività si fa partecipazione e memoria</div><div> </div><div>www.madonnari.org #madonapoli #madonnari #scuolanapoletanadeimadonnari #passione #Cianciana #madonnaridisicilia</div><div><br></div><div>date 3/4 aprile 2026</div><div>ore 11/20</div><div>Piazza Aldo Moro </div><div>Cianciana - Agrigento</div><div>ente organizzatore Parco Letterario Alessio Di Giovanni</div><div><a href="https://www.madonnari.org/" class="imCssLink">www.madonnari.org</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 17:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia in Fotografia gallerie archivi e paesaggi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000025A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia in Fotografia: gallerie, archivi e paesaggi per un viaggio dedicato all’immagine</h3><div><hr></div><div>La Sicilia è un’isola che si lascia guardare. La sua luce, i suoi contrasti, i suoi volti e le sue architetture hanno ispirato generazioni di fotografi. Ma oltre a essere un set naturale straordinario, l’isola custodisce anche luoghi dedicati alla fotografia “pura”, spazi dove l’immagine è protagonista assoluta. &nbsp;</div><div>Questo articolo ti accompagna in un doppio viaggio: prima tra le gallerie e i centri fotografici più importanti della Sicilia, poi tra i paesaggi e le città che rendono quest’isola una meta imperdibile per chi ama scattare.</div><div><br></div><div>La Sicilia non si limita a essere fotografata: ti guarda, ti sfida, ti avvolge. È un’isola che vive di luce e contrasti, di pietra e mare, di memorie antiche e visioni contemporanee. &nbsp;</div><div>Negli ultimi anni, accanto ai suoi paesaggi iconici, è cresciuta una rete di spazi dedicati alla fotografia “pura”: gallerie, archivi, festival che raccontano l’isola attraverso gli occhi di chi la osserva.</div><div><br></div><div>Questo viaggio in due tappe ti porta prima nei luoghi dove la fotografia si espone, si studia e si custodisce. Poi, nelle stesse città e paesaggi che fanno della Sicilia una delle mete più irresistibili per chi ama scattare.</div><div><br></div><div><br></div><div>Le gallerie e i centri dedicati alla fotografia in Sicilia</div><div><br></div><div>In Sicilia gli spazi interamente dedicati alla fotografia non sono molti, ma quelli presenti sono autentici punti di riferimento culturale. La maggior parte si trova a Palermo, città che negli ultimi anni ha sviluppato un forte ecosistema fotografico.</div><div><br></div><div>Centro Internazionale di Fotografia Letizia Battaglia – Palermo</div><div><a href="https://www.cifpalermo.org" class="imCssLink">https://www.cifpalermo.org &nbsp;</a></div><div>Il cuore della fotografia siciliana contemporanea. Situato ai Cantieri Culturali alla Zisa, è un luogo simbolico che porta avanti l’eredità civile e artistica di Letizia Battaglia. Ospita mostre, archivi, laboratori e attività educative.</div><div><br></div><div>ARVIS – Associazione per le Arti Visive in Sicilia – Palermo</div><div><a href="https://www.arvispalermo.org" class="imCssLink">https://www.arvispalermo.org &nbsp;</a></div><div>Una delle realtà storiche dell’isola. Dal 1990 promuove esclusivamente cultura fotografica attraverso corsi, esposizioni e incontri. Un baluardo che ha attraversato l’evoluzione tecnologica senza perdere identità.</div><div><br></div><div>Photofficine – Palermo</div><div><a href="https://www.photofficine.it" class="imCssLink">https://www.photofficine.it &nbsp;</a></div><div>Centro dedicato alla fotografia documentaria e sociale, con un forte orientamento alla formazione. Un luogo dinamico dove l’immagine diventa strumento di racconto e partecipazione.</div><div><br></div><div>Galleria Pucci Scafidi – Palermo</div><div><a href="https://www.pucciscafidi.com" class="imCssLink">https://www.pucciscafidi.com &nbsp;</a></div><div>Spazio espositivo nato all’interno dello studio del fotografo Pucci Scafidi. Dedicato alla fotografia contemporanea e al ritratto, rappresenta una delle eccellenze palermitane.</div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Archivi e musei fotografici</span><br></div><div><br></div><div>Oltre alle gallerie, la Sicilia custodisce archivi e musei che rappresentano la memoria visiva dell’isola.</div><div><br></div><div>CRICD – Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione – Palermo</div><div>Custodisce fondi fotografici storici di enorme valore, tra cui gli archivi Incorpora e Interguglielmi. Spesso propone mostre tematiche basate su questo patrimonio.</div><div><br></div><div>Museo di Fotografia Contemporanea Ken Damy – Erice (TP)</div><div>Spazio espositivo attivo soprattutto in estate, dedicato alla fotografia d’autore.</div><div><br></div><div>Archivio Storico Comunale di Palermo</div><div>Ospita regolarmente mostre fotografiche documentarie di grande impatto, spesso dedicate alla trasformazione urbana e sociale della città.</div><div><br></div><div><br></div><div>Festival e residenze fotografiche</div><div><br></div><div>In Sicilia la fotografia vive anche all’aperto, trasformando borghi e città in musei diffusi.</div><div><br></div><div>Ragusa Foto Festival – Ragusa Ibla &nbsp;</div><div> &nbsp;Il più importante evento del Sud Italia dedicato alla fotografia contemporanea. &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.ragusafotofestival.com/" class="imCssLink">https://www.ragusafotofestival.com/</a></span></div><div><br></div><div>Gibellina Phos &amp; Gibellina PhotoRoad – Gibellina (TP) &nbsp;</div><div> &nbsp;Installazioni open air che dialogano con l’architettura monumentale della città. &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.gibellinaphotoroad.it/" class="imCssLink">http://www.gibellinaphotoroad.it/</a></span></div><div><br></div><div>Med Photo Fest – Catania e provincia &nbsp;</div><div> &nbsp;Festival itinerante dedicato esclusivamente alla fotografia d’autore. &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.mediterraneum4.it/" class="imCssLink">https://www.mediterraneum4.it/</a></span></div><div><br></div><div><br></div><div>Sicilia da Fotografare: un invito al viaggio per chi ama scattare</div><div><br></div><div>Le stesse località che ospitano gallerie, archivi e festival sono anche scenari straordinari per chi vuole vivere la fotografia sul campo. La Sicilia è un mosaico di paesaggi, luci e architetture che cambiano a ogni curva, rendendola una delle mete più ricche e varie per fotografi dilettanti e professionisti.</div><div><br></div><div>Palermo: luce mediterranea e stratificazioni culturali</div><div>Dai vicoli arabo-normanni ai mercati storici, dai Cantieri Culturali alla Zisa alle cupole colorate, Palermo è un laboratorio visivo continuo. Perfetta per reportage urbani, ritratti ambientati e street photography.</div><div><br></div><div>Ragusa Ibla e il barocco ibleo</div><div>Un teatro di pietra scolpita. Le facciate barocche, le scalinate monumentali e la luce che rimbalza sulla pietra calcarea creano scenografie perfette per fotografia architettonica e paesaggistica.</div><div><br></div><div>Gibellina: arte contemporanea nel paesaggio</div><div>Una città-museo unica al mondo. Qui fotografia e architettura dialogano naturalmente: il Cretto di Burri, le installazioni urbane e gli spazi aperti sono un invito a sperimentare.</div><div><br></div><div>Catania e l’Etna: tra fuoco e neve</div><div>L’Etna è uno dei soggetti più fotogenici del Mediterraneo. Crateri, colate laviche, boschi e paesaggi lunari offrono infinite possibilità per chi ama il paesaggio naturale.</div><div><br></div><div>Erice: il borgo sospeso</div><div>Strade medievali, nebbie improvvise, viste mozzafiato. Perfetta per il bianco e nero e per chi cerca atmosfere intime e senza tempo.</div><div><br></div><div>Cantine e paesaggi del vino</div><div>Dalle vigne dell’Etna a quelle di Marsala, Vittoria e Menfi, la Sicilia offre cantine scenografiche e paesaggi rurali ideali per fotografia di architettura, reportage e ritratti ambientati.</div><div><br></div><div><br></div><div>In conclusione: un’isola da vivere attraverso l’obiettivo</div><div><br></div><div>La Sicilia non è solo una destinazione da visitare: è un luogo da osservare, da interpretare, da raccontare. &nbsp;</div><div>Tra gallerie dedicate alla fotografia, archivi storici, festival internazionali e paesaggi spettacolari, l’isola offre tutto ciò che un fotografo può desiderare.</div><div><br></div><div>Che tu sia un appassionato alle prime armi o un professionista, qui puoi costruire un viaggio interamente dedicato all’immagine, lasciandoti guidare dalla luce e dalle storie che solo la Sicilia sa regalare.</div><div><br></div><div>Per catturare l'essenza dell'isola senza farsi tradire dal sole mediterraneo, tieni a mente questi tre elementi:</div><div>​L'Ora Blu e l'Ora d'Oro: Nelle città barocche come Ragusa Ibla o Noto, la pietra locale, si accende di un arancio caldissimo al tramonto. Scattare in questi momenti trasforma l'architettura in oro colato.</div><div>​Gestione dei contrasti: La luce siciliana a mezzogiorno è "dura". Se ti trovi nei mercati di Palermo (Ballarò o Capo), sfrutta i tendoni rossi per ottenere una luce diffusa e calda, ideale per i ritratti spontanei.</div><div>​Il Bianco e Nero: Seguendo la scuola dei grandi maestri siciliani (Sciascia, Scianna, Battaglia), prova a scattare in bianco e nero per enfatizzare le texture della pietra lavica sull'Etna o i contrasti sociali nei piccoli borghi dell'entroterra.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 16:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia Jazz & Wine, l'Itinerario Sensoriale non definitivo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000259"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia Jazz &amp; Wine, l'Itinerario Sensoriale non definitivo</h3><div><hr></div><div>Note sincopate, vigne eroiche e borghi senza tempo: scopri il volto colto dell'isola.</div><div>Vi si propongono quattro itinerari, della musica jazz, al buon vino o della birra, a voi la scelta, e la musica vi accompagni.</div><div>Dal ritmo imprevedibile del jazz alla struttura complessa dei vini siciliani è come comporre una sinfonia per i sensi. </div><div>La Sicilia non è solo un’isola, è un palcoscenico a cielo aperto dove la terra "suona" il calice risponde.<br></div><div>Se il vino è lo spartito scritto dal tempo, la birra artigianale siciliana è quell'improvvisazione moderna che rompe gli schemi.<br></div><div><br></div><div>Itinerario 1: Il West Side tra Storia, Sale e Vento</div><div>Palermo, Erice e le Strade del Marsala Ideale per: chi ama il fascino decadente delle città d'arte e i tramonti infiniti sulla costa.</div><div>Palermo: La Metropoli del Ritmo</div><div>Palermo è un mosaico di cupole arabe, mercati fragorosi e palazzi nobiliari. Il jazz qui risuona tra le pietre della Kalsa, l'antico quartiere arabo.</div><div>Ascoltare un concerto allo Spasimo, una chiesa cinquecentesca rimasta senza tetto, significa guardare le stelle mentre le note salgono verso il cielo. È un luogo magico</div><div>La tenuta Sallier de La Tour a Monreale offre un paesaggio collinare che sembra un quadro, perfetto per un Nero d’Avola pre-concerto. </div><div>In centro, la Brasserie 28 accoglie i viaggiatori con quell'eleganza urbana tipica dei club europei.</div><div><br></div><div>Erice: Il Borgo tra le Nuvole</div><div>Arroccata a 750 metri sul livello del mare, Erice è un labirinto di stradine acciottolate e cortili fioriti dove il tempo sembra essersi fermato al Medioevo.</div><div>Quando la nebbia, la "venere", avvolge il borgo, le note del Sicilia Jazz Festival al Teatro Gebel Hamed diventano soffuse e oniriche. È un'esperienza intima.</div><div>Il territorio di Erice DOC regala bianchi sapidi come il mare che si vede dalla vetta. </div><div>Dopo il set, la Brasserie del Balio è il rifugio ideale per scaldarsi con una birra artigianale Ericus ammirando le luci di Trapani dall'alto.</div><div><br></div><div>Trapani e Marsala: L'Orizzonte Bianco</div><div>Trapani è la città delle "cinque torri", è una falce di terra tra due mari, che nasce da Cerere o Saturno poco importa. Poco distante, le saline di Marsala offrono uno degli spettacoli più iconici del Mediterraneo, con l'acqua rosa al tramonto.</div><div>Il jazz al Molino Excelsior di Valderice unisce archeologia industriale e musica d'avanguardia.</div><div>Entrare nelle cantine Florio o Pellegrino è come entrare in una cattedrale del vino. Qui il Marsala riposa in silenzi secolari. </div><div>Per un contrasto moderno, il Birrificio Birgi offre sorsi luppolati a pochi passi dalle riserve naturali.</div><div><br></div><div>Itinerario 2: Eruzioni Sonore e Vini Vulcanici</div><div>Catania, Etna e l'Isola di Ortigia Ideale per: chi cerca l'energia della terra viva e il lusso discreto del barocco bianco.</div><div><br></div><div>Catania, la Città di Lava</div><div>Catania è una città "nera", costruita con la pietra lavica dell'Etna, vitale e ribelle. La sua movida notturna non ha eguali in Sicilia.</div><div>Il jazz qui ha un sapore metropolitano. Al Monk o allo ZO, si respira un'aria da club londinese, ma con il calore vulcanico sotto i piedi.</div><div>Le Cantine Benanti a Viagrande sono il punto di partenza per capire il "terroir" dell'Etna. In città, la Brasserie Europa è un'istituzione, il luogo perfetto per un aperitivo di Corso Italia.</div><div><br></div><div>L'Etna: Il Gigante Buono</div><div>Vigneti eroici che si arrampicano fino a 1000 metri, muretti a secco e boschi di castagni: l'Etna è un continente a sé stante.</div><div>I concerti dell’Alkantara Fest nei piccoli borghi come Zafferana o Milo offrono un contatto viscerale con la natura. La musica qui non si ascolta solo, si "sente" attraverso la terra.</div><div>Visitare Planeta Sciaranuova significa camminare sopra antiche colate laviche trasformate in giardini. Il Birrificio dell'Etna chiude il cerchio con birre che hanno la stessa mineralità dei vini locali.</div><div><br></div><div>Siracusa e Ortigia, il Cuore Bianco</div><div>Ortigia è l'anima antica di Siracusa, un isolotto collegato alla terraferma da due ponti, dove ogni angolo racconta tremila anni di storia, dai Greci al Barocco.</div><div>I cortili in pietra bianca di Ortigia riflettono il suono del jazz in modo cristallino. L'Ortigia Jazz Festival trasforma il lungofiume in un palcoscenico mozzafiato.</div><div>Le Cantine Pupillo sorgono intorno a un antico castello; qui il Moscato di Siracusa è un rito. </div><div>La Brasserie Aretusa permette di cenare guardando il mare, sorseggiando una Tarì fresca.</div><div><br></div><div>Itinerario 3: Archeologia e Avanguardia</div><div>Agrigento, Vittoria e l'Entroterra Dorato Ideale per: chi vuole perdersi nella grandezza della storia e nei sapori della terra profonda.</div><div>Agrigento e la Valle dei Giganti</div><div>Agrigento è sinonimo di Valle dei Templi, uno dei siti archeologici più importanti al mondo, dove i templi dorici si stagliano contro il blu del cielo.</div><div>Il FestiValle è un'esperienza trascendentale. Suonare e ascoltare jazz ai piedi del Tempio della Concordia al tramonto è un lusso per l'anima che solo Agrigento può offrire.</div><div>Le Cantine Milazzo creano vini che sono veri gioielli enologici. </div><div>La Brasserie dei Templi offre invece una selezione di birre internazionali in una location che profuma di mandorli e storia.</div><div><br></div><div>Vittoria e la Terra del Rosso</div><div>Situata nel ragusano, Vittoria è una città Liberty circondata da distese infinite di vigneti. È il cuore pulsante del Cerasuolo, l'unica DOCG dell'isola.</div><div>Durante il Vittoria Jazz Festival, la piazza principale diventa un'arena sonora dove il ritmo si fonde con la convivialità tipica del Sud.</div><div>Visitare Arianna Occhipinti o COS significa scoprire la Sicilia dei vini naturali, fatti con amore e rispetto per la terra. </div><div>Una tappa alla taproom di Tarì a Modica è il completamento perfetto per gli amanti della birra di qualità.</div><div><br></div><div>Il consiglio di ClickSicilia</div><div>Non solo per quest'estate, &nbsp;la Sicilia non è solo una meta, è un palcoscenico a cielo aperto. </div><div>Prenotate i vostri posti in prima fila: che sia tra i templi o in cima a un vulcano, la colonna sonora sarà indimenticabile.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 14:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia Oro e Vulcano il Viaggio del Passito tra Pantelleria e le Eolie]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000258"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia Oro e Vulcano: Il Viaggio del Passito tra Pantelleria e le Eolie</h3><div><hr><div>Per un turista dal "palato fino", l'unione tra vino e spiagge nell'arcipelago siciliano raggiunge il suo apice tra la fine di agosto e settembre. Questo è il momento magico della vendemmia: l’aria si riempie del profumo dolce e inebriante del mosto, le temperature si fanno dolci e le giornate diventano perfette per alternare bagni in acque cristalline a degustazioni d'eccellenza.</div><div><br></div><div>Si tratta di un itinerario dedicato al Moscato e al Passito, un viaggio nel cuore della "viticoltura eroica", tra terrazzamenti di pietra lavica e tradizioni millenarie.</div><div><br></div><div>Pantelleria: La Patria dello Zibibbo</div><div>Situata nel Canale di Sicilia, Pantelleria (la "Perla Nera") è geologicamente più vicina alla Tunisia che all'Italia. Qui la vite viene coltivata ad Alberello Pantesco, un metodo protetto dall'UNESCO. È da queste uve Zibibbo (Moscato d'Alessandria), appassite al sole cocente, che nasce il celebre Passito di Pantelleria DOC.</div><div><br></div><div>Dove il Mare incontra la Roccia</div><div>Sull'isola, le "spiagge" sono spettacolari piattaforme di roccia vulcanica che si tuffano nel blu cobalto:</div><div><br></div><div>Cala Levante e Cala Tramontana: Due baie speculari separate da un costone. La loro magia? Se soffia vento da un lato, l'altro resta calmo come un olio. Qui l'iconico Arco dell'Elefante fa da cornice a tuffi indimenticabili.</div><div><br></div><div>Specchio di Venere: Un lago vulcanico dalle acque termali verde smeraldo, dove potrai rigenerarti con fanghi naturali.</div><div><br></div><div>Balata dei Turchi: Una delle discese a mare più selvagge, un'imponente scogliera che incarna l'anima cruda dell'isola.</div><div><br></div><div>Laghetto delle Ondine: Una piscina naturale scavata nella lava, alimentata costantemente dalle onde del mare.</div><div><br></div><div>Le Cantine Imperdibili e il Legame con Florio</div><div>Parlare di Florio a Pantelleria significa toccare un pilastro della storia. La famiglia Florio fu pioniera nell’Ottocento, intuendo il potenziale dello Zibibbo e portandolo sulle tavole dell’alta società europea. Oggi questo legame vive in etichette elegantissime.</div><div><br></div><div>Dove degustare l'eccellenza:</div><div><br></div><div>Donnafugata (Cantina Khamma): Una delle tappe più spettacolari. Oltre al celebre Ben Ryé, potrai visitare il Giardino Pantesco (bene FAI), un sistema agronomico autosufficiente creato per proteggere gli agrumi dal vento.</div><div><br></div><div>Marco De Bartoli (Bukkuram): Situata nell'altopiano di Bukkuram ("Padre della vigna"). È una cantina storica in un dammuso del '700, famosa per un approccio rigoroso e tradizionale.</div><div><br></div><div>Salvatore Murana: Un produttore che incarna l’anima dell’isola a Mueggen; i suoi passiti sono intensi, longevi e pluripremiati.</div><div><br></div><div>Cantine Pellegrino: Storica casa di Marsala con tenute sull'isola, ideale per degustazioni didattiche sullo Zibibbo.</div><div><br></div><div>Cantina D'Ancona: Una delle più antiche, perfetta per osservare da vicino l’appassimento naturale sui graticci.</div><div><br></div><div>Esperienza Gourmet: Un aperitivo al tramonto sui tetti di un dammuso presso l’Officina di Coste Ghirlanda, sorseggiando Zibibbo secco immersi tra i filari.</div><div><br></div><div>Le Isole Eolie: La Malvasia, il Nettare degli Dei</div><div>Le Eolie, a nord della costa messinese, sono sette perle vulcaniche (Patrimonio UNESCO). Qui il protagonista è la Malvasia delle Lipari, definita da Guy de Maupassant "il vino dei vulcani".</div><div><br></div><div>Tra panorami ed acque turchesi</div><div>Salina (La più verde): La Spiaggia di Pollara, un anfiteatro naturale a picco sul mare reso immortale dal film Il Postino.</div><div><br></div><div>Lipari (La più grande): Le Spiagge Bianche, dove il fondale di pomice regala all'acqua sfumature turchesi degne dei Caraibi. Non perdete il Belvedere Quattrocchi per ammirare i faraglioni.</div><div><br></div><div>Vulcano: Celebre per i suoi fanghi termali e la natura selvaggia.</div><div><br></div><div>Stromboli: Per assistere alla "Sciara del Fuoco", l'eruzione del vulcano che si riversa in mare sotto il cielo stellato.</div><div><br></div><div>Il Cuore della Malvasia</div><div>Tenuta di Castellaro (Lipari): Una cantina moderna ed ecosostenibile scavata nella roccia sulla piana di Quattropani. Offre tour al tramonto con vista mozzafiato su Salina, Alicudi e Filicudi.</div><div><br></div><div>Cantine Colosi (Salina): A Malfa, questa azienda produce una Malvasia Passita intensa, ripristinando gli antichi muri a secco dell'isola.</div><div><br></div><div>Hauner Winery (Salina): L’azienda iconica fondata da Carlo Hauner, colui che ha dato nuova vita alla Malvasia passita moderna.</div><div><br></div><div>Antonino Caravaglio (Salina): Pioniere del biologico e del recupero di vitigni antichi, per una prospettiva artigianale e pura.</div><div><br></div><div>Azienda Agricola Fenech (Salina): Una piccola produzione autentica nel cuore di Malfa, per degustazioni informali ma di altissimo livello.</div><div><br></div><div>Perché settembre è speciale?</div><div>La Vendemmia Turistica: È l’unico momento per partecipare alla raccolta o osservare l'antico rito dell’appassimento sui graticci al sole.</div><div><br></div><div>Il consiglio del sommelier? Prova lo Zibibbo o la Malvasia in versione secca a pranzo con crudi di pesce o pasta ai ricci. Riserva le versioni passite come vini "da meditazione" per il dopo cena di fronte al mare.</div><div><br></div><div>Tranquillità: Settembre offre mare calmo, meno affollamento e una luce dorata che trasforma i vigneti in giardini incantati.</div><div><br></div><div>Consigli Pratici</div><div>Prenotazioni: Obbligatorie per le visite in cantina, specialmente per i tour guidati.</div><div><br></div><div>Esperienze Extra: A Pantelleria, alterna il vino a una sauna naturale nella Grotta di Benikulà. Alle Eolie, visita il Castello di Lipari e il suo museo archeologico tra una Malvasia e l'altra.</div><div><br></div><div>Il Gusto dell'Isola: Abbinamenti e Dolci Locali</div><div>Un viaggio sensoriale in Sicilia non può dirsi completo senza aver accostato la dolcezza del nettare vulcanico ai tesori della pasticceria isolana. </div><div>Ecco cosa assaggiare tra un tuffo e una visita in cantina.</div><div><br></div><div>A Pantelleria: Il Bacio e la Mandorla</div><div>La cucina pantesca è un mix sapiente di influenze arabe e contadine. Qui il Passito trova il suo "matrimonio d'amore" con:</div><div><br></div><div>Il Bacio Pantesco: È il re indiscusso dell'isola. Due cialde croccanti, fritte in uno stampo a forma di fiore, che racchiudono una soffice crema di ricotta fresca impreziosita da gocce di cioccolato o scorza di limone. Accompagnato da un calice di Passito di Pantelleria DOC ben freddo (10-12°C), crea un contrasto tra croccantezza e cremosità indimenticabile.</div><div><br></div><div>I Mustaccioli Panteschi: Veri capolavori di artigianato commestibile. Sono biscotti finemente decorati a mano, ripieni di un impasto di semola, miele, cannella, scorza d’arancia e chiodi di garofano. La loro complessità speziata esalta le note di dattero e albicocca del passito.</div><div><br></div><div>Ravioli Dolci: Ravioli di sfoglia sottile ripieni di ricotta e menta, talvolta serviti fritti con una spolverata di zucchero.</div><div><br></div><div>Alle Eolie: Malvasia, Capperi e "Nacatuli"</div><div>Nelle "Sette Sorelle", la Malvasia delle Lipari accompagna dolci che profumano di festa e di vento:</div><div><br></div><div>I Nacatuli: Tipici di Salina e Lipari, sono biscotti cerimoniali dalla sfoglia sottilissima, lavorati con intagli intricati che sembrano pizzi. Il ripieno è un cuore morbido di mandorle siciliane, zucchero, cannella e succo di mandarino. La Malvasia Passita, con i suoi sentori di miele e macchia mediterranea, ne esalta la finezza.</div><div><br></div><div>I Sesamini: Biscotti croccanti ricoperti di semi di sesamo (la "giuggiulena"), ideali da intingere direttamente nel calice di Malvasia a fine pasto.</div><div><br></div><div>Granita e Brioche: Per un palato fino, l'esperienza definitiva è la granita di gelsi neri o di mandorla di Alfredo a Lingua (Salina). Un tocco di classe? Una piccola aggiunta di Malvasia sopra la granita di fichi per un dessert "da spiaggia" fuori dagli schemi.</div><div><br></div><div>Non solo dolce: L'abbinamento sapido</div><div>Per chi ama osare, il Passito e la Malvasia non temono il salato, anzi:</div><div><br></div><div>Formaggi Erborinati: Prova il Passito di Pantelleria con un Piacentinu Ennese (formaggio allo zafferano e pepe nero) o con un gorgonzola stagionato. La dolcezza del vino bilancia perfettamente la piccantezza del formaggio.</div><div><br></div><div>Il Paté di Capperi: A Salina, prova la Malvasia secca con crostini al paté di capperi e cucunci. La sapidità del cappero vulcanico crea un corto circuito delizioso con l'aromaticità del vitigno.</div><div><br></div><div>Per chi può il Foie Gras alla Siciliana a Pantelleria: qualche ristorante gourmet dell'arcipelago propone il fegato grasso accompagnato da una riduzione di Passito e fichi secchi panteschi, Il Passito di Pantelleria DOC, ottenuto da uve Zibibbo appassite al sole, viene utilizzato per creare una riduzione agrodolce, essenziale per sgrassare la grassezza del fegato.</div><div>Fichi Secchi Panteschi: Aggiungono una nota dolce, zuccherina e una consistenza masticabile che contrasta con la morbidezza del foie gras.</div><div>E per completare il piatto, gli chef aggiungono marmellata di mandarini siciliani e &nbsp;mandorle tostate.</div><div><br></div><div>Se visiti una cantina e nella degustazione ti viene offerto un 'cantuccio' siciliano o un pezzetto di cioccolato di Modica, non storcere il naso, il cioccolato fondente e la nota tostata della mandorla sono la chiave per i nostri vini passit</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 08:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le streghe arcudare: quando le donne di Alicudi volavano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000257"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le streghe arcudare: quando le donne di Alicudi volavano</h3><div><hr></div><div>Alicudi, la più remota delle Eolie, è un luogo dove il confine tra realtà e mito è sempre stato sottile. &nbsp;</div><div>All’inizio del Novecento, in un contesto di povertà estrema e isolamento, nacque uno dei fenomeni più affascinanti della cultura mediterranea: </div><div>la storia delle donne che volavano, le cosiddette streghe arcudare.</div><div><br></div><div>Alicudi tra geografia, storia, mito e memoria<div><span class="fs12lh1-5">Alicudi è l’isola più occidentale dell' Arcipelago delle Isole Eolie, la prima che si incontra arrivando da Palermo o da Ustica.</span><br></div><div>Il suo profilo è quello di un cono vulcanico ripidissimo, privo di strade carrozzabili e con un solo piccolo porto sul versante orientale.</div><div>La sua natura aspra e isolata ha contribuito a creare un immaginario unico, dove storia e leggenda si intrecciano.</div></div><div><br></div><div>La radice storica e la segale cornuta</div><div>Per anni gli abitanti dell’isola, ignari, consumarono pane contaminato da claviceps purpurea, un fungo che cresce sulla segale e produce sostanze allucinogene. &nbsp;</div><div>La fame non lasciava alternative: si macinava tutto, anche ciò che non si sarebbe dovuto.</div><div><span class="fs12lh1-5">Gli effetti erano potenti:</span><br></div><div>- visioni vivide &nbsp;</div><div>- sensazioni di levitazione &nbsp;</div><div>- distorsioni del tempo &nbsp;</div><div>- esperienze extracorporee &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">Tutto questo in un contesto dominato da superstizioni e rituali arcaici, queste esperienze non vennero interpretate come malattie, ma come manifestazioni del soprannaturale.</span><br></div><div><br></div><div>Le donne che volavano</div><div>Le testimonianze raccolte dagli anziani dell’isola parlano soprattutto di donne. &nbsp;</div><div>Donne che raccontavano di:</div><div>- volare sopra il mare fino a Palermo &nbsp;</div><div>- attraversare la notte come ombre leggere &nbsp;</div><div>- partecipare a riunioni segrete &nbsp;</div><div>- parlare con spiriti e antenati &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">Non erano storie inventate per spaventare: erano esperienze vissute, percepite come reali da chi le provava.</span><br></div><div>Il volo divenne un simbolo di libertà in un luogo dove la vita era durissima, quasi una forma di resistenza poetica alla miseria.</div><div><br></div><div>Nascono le streghe arcudare, tra mito ed identità</div><div>Da queste esperienze nacque la figura delle streghe arcudare, donne viste non come creature malvagie, ma come esseri liminali, sospesi tra umano e magico.</div><div><span class="fs12lh1-5">Erano:</span><br></div><div>- guaritrici &nbsp;</div><div>- conoscitrici di erbe e rituali &nbsp;</div><div>- custodi della memoria dell’isola &nbsp;</div><div>- figure temute e rispettate &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">La loro “stregoneria” non aveva nulla di diabolico: era un potere femminile antico, radicato nella natura e nella sopravvivenza.</span><br></div><div><br></div><div>Dove storia e leggenda si incontrano</div><div>- Il fenomeno dell’ergotismo spiega la parte scientifica. &nbsp;</div><div>- La cultura popolare spiega la parte simbolica. &nbsp;</div><div>La narrativa contemporanea — come nel romanzo L’isola dove volano le femmine — è stato rielabora tutto in chiave poetica.</div><div><br></div><div>Il risultato è un mito vivo, che ancora oggi affascina antropologi, scrittori e viaggiatori. &nbsp;</div><div>Alicudi non è solo un luogo geografico: è un territorio mentale, dove fame, magia e forza delle donne si intrecciano in una storia unica.</div><div><br></div><div>Ma Alicudi non è solo isola dell'arcipelago delle Eolie è luogo di confino durante il fascismo</div><div>Durante il fascismo, Alicudi fu usata come luogo di isolamento politico e sociale, subendo le stesse dinamiche delle altre isole minori italiane: marginalizzazione, controllo amministrativo e presenza di confinati politici nelle Eolie.</div><div><span class="fs12lh1-5">L’isola, già poverissima, rimase priva di investimenti e infrastrutture, e la vita quotidiana divenne ancora più dura.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Prende vita la ricotta degli isolani per i confinati</span><br></div><div>Un episodio emblematico di quel periodo è la ricotta degli isolani offerta ai confinati politici. &nbsp;</div><div>Gli abitanti delle Eolie, pur vivendo in condizioni di estrema povertà, condividevano spesso:</div><div><span class="fs12lh1-5">- ricotta fresca</span><br></div><div>- pane &nbsp;</div><div>- capperi &nbsp;</div><div>- e prodotti locali &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">con i confinati mandati dal regime a Lipari, Alicudi, Filicudi e nelle altre isole.</span><br></div><div>Fu un gesto di solidarietà spontanea, una forma silenziosa di umanità e resistenza verso chi era perseguitato dal regime, da chi conosceva quanto fosse dura la vita d'un isolotto.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 07:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pollina il Borgo tra Mito, Stelle e Pietra Rosa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000256"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Pollina: Il Borgo tra Mito, Stelle e Pietra Rosa</h3><div><hr><div>Situato nel cuore del Parco delle Madonie, in provincia di Palermo, Pollina è un borgo medievale sospeso tra cielo e mare. Nota per la sua atmosfera autentica e il silenzio rigenerante, è la meta ideale per chi cerca un’esperienza lontana dal turismo di massa, dove la storia si intreccia indissolubilmente con la leggenda.</div><div><br></div><div>La Leggenda di Donna Pulina: Un Amore in Maiolica</div><div>L’anima del borgo è racchiusa nell’itinerario turistico di Donna Pulina, un percorso narrativo composto da quadri in maiolica incastonati lungo le strade.</div><div><br></div><div>Secondo la tradizione popolare, la nobile normanna Donna Pulina si innamorò del visir arabo Ayub. Per sfuggire alle ire delle famiglie che osteggiavano la loro unione, i due amanti fuggirono fin sulla cima di questa montagna, dove costruirono il castello del loro amore (da cui, si narra, derivi il nome del paese).</div><div><br></div><div>L'Opera: Le tavole del percorso sono state ideate dal Prof. Antonio Raimondo, dalla Prof.ssa Rosalia Musotto e dal Dott. Giuseppe Genchi, e realizzate magistralmente dal ceramista Maurizio Scianna.</div><div><br></div><div>Pollina è un borgo medievale nelle Madonie, in provincia di Palermo, noto per la sua atmosfera autentica e il patrimonio storico-culturale, ideale per chi cerca un turismo lento lontano dalla folla.</div><div><br></div><div>Storia e Origini</div><div>Le origini di Pollina risalgono forse all'epoca greca con la città di Apollonia, dedicata ad Apollo, o addirittura ai Siculi pre-greci; il borgo conserva un assetto urbanistico medievale con stradine acciottolate e ruderi normanni . &nbsp;</div><div>La Torre quadrata del Castello Medievale fu usata nel XVI secolo dal matematico Francesco Maurolico come osservatorio astronomico, concessa dal marchese Ventimiglia.</div><div><br></div><div>Principali Attrazioni</div><div>Il Teatro Pietra Rosa è un anfiteatro all'aperto moderno, scolpito nella roccia dolomitica rosata, con vista panoramica sulle Madonie, perfetto al tramonto.</div><div>È il fulcro delle attività culturali estive del paese, ospitando rassegne di teatro classico (es. Plauto, Euripide, Seneca) e spettacoli, con una forte tradizione legata ai classici. &nbsp;<a href="https://www.facebook.com/teatropietrarosaclassici/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/teatropietrarosaclassici/</a></div><div><br></div><div>La Chiesa Madre dei Santi Giovanni e Paolo, ricostruita nel XIX secolo ma con elementi medievali, custodisce opere rinascimentali come la Natività di Antonello Gagini (1526) e la Madonna della Grazia. </div><div><br></div><div>Da non perdere il Museo della Manna, dedicato al prodotto tipico locale, <a href="https://www.facebook.com/museodellamanna" class="imCssLink">https://www.facebook.com/museodellamanna</a></div><div> le Gole di Tiberio lungo il fiume Pollina con grotte brigantesche, &nbsp;<a href="https://goleditiberio.com/" class="imCssLink">https://goleditiberio.com/</a></div><div>la Chiesetta di Sant'Antonio.</div><div><br></div><div>Esperienze e Tradizioni</div><div>Nel Parco delle Madonie, &nbsp;<a href="https://www.parcodellemadonie.it/" class="imCssLink">https://www.parcodellemadonie.it/</a> , Pollina offre enogastronomia con arancini, granite e manna, oltre a sagre medievali e feste patronali che animano l'estate . &nbsp;Specialità tipica la Pasta con le castagne: Un piatto povero della tradizione locale, nato dall'abbondanza di castagneti selvatici nella zona. </div><div>Da non perdere la sagra del cinghiale <a href="https://www.facebook.com/p/Sagra-del-Cinghiale-100068229528458/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/Sagra-del-Cinghiale-100068229528458/</a></div><div>La posizione panoramica sul Tirreno invita a escursioni naturalistiche e visite a spiagge vicine come Torre Conca.</div><div><br></div><div>Itinerario ideale: Pollina + Finale di Pollina in 1 giorno</div><div><br></div><div>Arrivo a Pollina (mattina)</div><div><span class="fs12lh1-5">- Passeggiata nel centro storico tra vicoli e case in pietra.</span><br></div><div>- Salita al Belvedere, uno dei punti panoramici più belli delle Madonie. &nbsp;</div><div>- Visita alla Chiesa di San Giuliano e alle piazzette del borgo. &nbsp;</div><div>- Se ti piace la fotografia, qui hai panorami pazzeschi sul Tirreno e sulle Eolie.</div><div>- </div><div>Pranzo a Pollina o discesa verso Finale</div><div>Puoi scegliere due stili diversi:</div><div><br></div><div>Opzione A – Pranzo in borgo</div><div>Piatti tipici madoniti, atmosfera lenta e autentica.</div><div><br></div><div>Opzione B – Pranzo a Finale di Pollina</div><div>Perfetto se vuoi già “sentire” il mare e mangiare pesce.</div><div><br></div><div>Pomeriggio a Finale di Pollina</div><div>Dopo il borgo, scendere al mare è una combinazione perfetta.</div><div><br></div><div>Cosa fare</div><div>- Relax in spiaggia. &nbsp;</div><div>- Passeggiata sul lungomare. &nbsp;</div><div>- Visita alla Torre del Marchese, molto scenografica. &nbsp;</div><div>- Gelato o aperitivo vista mare.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Se vuoi un momento davvero speciale:</span><br></div><div><br></div><div>- Tramonto dal Belvedere di Pollina</div><div>- Tramonto dalla spiaggia di Finale</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 16:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cassatella di Pasqua iblea: storia, miti e identità di un dolce]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000255"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Cassatella di Pasqua iblea: storia, miti e identità di un dolce che racconta la Sicilia</h3><div><hr></div><div>Esiste un’espressione che ogni siciliano ha pronunciato almeno una volta nella vita: “Cu nnappi nnappi r’e cassateddi i Pasqua”. </div><div>La leggenda vuole che nacque in un monastero palermitano, quando le suore, sommerse dalle richieste delle loro celebri cassatelle, furono costrette dal vescovo a ridurre la produzione. Al portone, un messo gridava ai ritardatari: “Chi ne ha avute, se le faccia bastare!”. &nbsp;</div><div>Un ammonimento diventato proverbio, che testimonia quanto questo dolce sia radicato nella cultura dell’isola.</div><div><br></div><div>Un dolce che nasce dal mito e dalla terra</div><div>Nelle terre di Ragusa e Modica, la cassatella — o cassata al forno — custodisce un’anima antica. </div><div>La sua forma circolare, con i bordi pizzicati a raggiera, richiama un sole radioso: un simbolo che rimanda ai culti agresti dedicati a Demetra e Persefone, dee della fertilità e del risveglio primaverile. &nbsp;</div><div>La Pasqua cristiana ha ereditato questo significato, trasformando un gesto rituale in un dolce familiare, preparato nelle case come segno di rinascita e abbondanza.</div><div><br></div><div>Un mosaico di dominazioni</div><div>La cassatella iblea è il risultato di secoli di contaminazioni culturali: &nbsp;</div><div>gli Arabi portarono zucchero, agrumi e mandorle &nbsp;</div><div>gli Spagnoli introdussero il pan di Spagna &nbsp;</div><div>nell’Ottocento arrivò la zuccata, la conserva di zucca candita &nbsp;</div><div><br></div><div>Persino il nome è un viaggio linguistico: dal latino caseatus (a base di formaggio) o dall’arabo quas’at (ciotola). &nbsp;</div><div>Un dolce che, come la Sicilia stessa, è un intreccio di popoli e tradizioni.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Dolci di convento: quando la pasticceria era un’arte monastica e una fonte di sostentamento per il convento</span><br></div><div><br></div><div>Per comprendere davvero la storia della cassatella iblea e della cassata palermitana, occorre ricordare che per secoli la pasticceria siciliana è stata custodita e perfezionata all’interno dei conventi femminili. &nbsp;</div><div>Le monache, spesso appartenenti a famiglie nobili, erano depositarie di un sapere gastronomico raffinato, frutto di scambi culturali, donazioni e ricette tramandate di cella in cella.</div><div><br></div><div>I dolci come “introito”</div><div>Molti conventi siciliani si sostenevano anche grazie alla produzione di dolci. &nbsp;</div><div>Le suore preparavano cassatelle, cassate, biscotti speziati, confetture e frutta martorana, vendendoli ai fedeli o offrendoli come dono a benefattori e famiglie aristocratiche. &nbsp;</div><div>La pasticceria era dunque una forma di sostentamento economico, un vero e proprio introito che permetteva al convento di mantenersi e di finanziare opere caritative.</div><div><br></div><div>Ricette segrete e tecniche raffinate</div><div>Ogni convento custodiva le proprie varianti, i propri tempi di lavorazione, i propri segreti. &nbsp;</div><div>Le monache erano maestre nell’uso dello zucchero — introdotto dagli Arabi — e nella lavorazione della ricotta, ingrediente principe della pasticceria isolana. &nbsp;</div><div>Molti dolci oggi considerati “tradizionali” nascono proprio da queste cucine silenziose e disciplinate.</div><div><br></div><div>Un’eredità che vive ancora</div><div>Con la soppressione di molti conventi nell’Ottocento, le ricette uscirono dalle mura monastiche e passarono alle famiglie, ai forni, alle pasticcerie. &nbsp;</div><div>Oggi, quando si assaggia una cassatella o una cassata, si gusta anche un frammento di quella storia: un sapere femminile, paziente e meticoloso, che ha plasmato l’identità dolciaria della Sicilia.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La cassatella oggi</span><br></div><div>Nelle case e nei forni del Ragusano, la cassatella resta fedele alle origini: un guscio di pasta croccante — un tempo ricavato dalla pasta di pane del Venerdì Santo — racchiude un cuore di ricotta, zucchero e cannella. &nbsp;</div><div>È un dolce essenziale, genuino, che racconta la vita rurale e il legame profondo tra comunità e territorio.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il territorio ibleo: Ragusa e Modica, tra cave, barocco e sapori antichi</span><br></div><div>La cassatella affonda le sue radici nel Val di Noto, una delle aree più affascinanti della Sicilia sud-orientale. &nbsp;</div><div>Qui il paesaggio è un mosaico di colline dorate, cave calcaree, muretti a secco e masserie che sembrano sospese nel tempo.</div><div><br></div><div>Ragusa Ibla, con i suoi vicoli tortuosi e il Duomo di San Giorgio, è un gioiello barocco incastonato tra le colline. &nbsp;</div><div>Modica, patria del celebre cioccolato, si sviluppa su due canyon naturali e offre scorci scenografici che incantano ogni visitatore. &nbsp;</div><div>Entrambe sono Patrimonio UNESCO dal 2002, simboli di una ricostruzione post-terremoto che ha trasformato la tragedia del 1693 in un capolavoro architettonico.</div><div><br></div><div>Il clima mite, la pastorizia e la tradizione casearia hanno reso la ricotta un ingrediente centrale della cucina locale. </div><div>Non sorprende che proprio qui sia nata una delle più antiche e identitarie espressioni della pasticceria siciliana.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La cassata palermitana: regina barocca della pasticceria siciliana</span><br></div><div><br></div><div>Se la cassatella iblea rappresenta la Sicilia contadina, intima e rituale, la cassata palermitana incarna l’altra anima dell’isola: quella fastosa, scenografica, figlia di una città che ha sempre amato stupire.</div><div><br></div><div>Un trionfo di colori e influenze</div><div>La cassata palermitana è un capolavoro barocco composto da: &nbsp;</div><div>pan di Spagna &nbsp;</div><div>ricotta zuccherata &nbsp;</div><div>pasta reale di mandorle &nbsp;</div><div>glassa bianca &nbsp;</div><div>canditi disposti come pietre preziose &nbsp;</div><div><br></div><div>Nata nelle cucine aristocratiche e nei monasteri cittadini, è diventata il simbolo della pasticceria siciliana nel mondo.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Palermo: capitale mediterranea tra mare, mercati e splendore arabo-normanno</span><br></div><div>La cassata palermitana nasce in un contesto completamente diverso da quello ibleo. &nbsp;</div><div>Palermo, affacciata sul suo golfo e dominata dal Monte Pellegrino, è una città vivace, teatrale, multiculturale. &nbsp;</div><div>I mercati storici come Ballarò, Capo e Vucciria raccontano una tradizione gastronomica ricchissima. &nbsp;</div><div>I palazzi arabo-normanni, le chiese barocche e i giardini storici testimoniano secoli di incontri tra popoli: arabi, normanni, spagnoli, borbonici.</div><div><span class="fs12lh1-5">In questo ambiente cosmopolita, la pasticceria si è sviluppata come arte nobile, dando vita a dolci ricchi, elaborati e scenografici.</span><br></div><div>La cassata, con i suoi colori vivaci e la sua ricchezza, è la sintesi perfetta di questa storia.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Conclusione: un viaggio nella Sicilia che profuma di storia e dolcezza</span><br></div><div><br></div><div>In Sicilia, ogni dolce è più di un semplice piacere del palato: è un racconto, un gesto antico, un frammento di memoria che attraversa i secoli. </div><div>La cassatella iblea e la cassata palermitana, così diverse eppure così intimamente legate, sono due modi di interpretare la stessa anima: quella di un’isola che vive di contrasti, di luce, di contaminazioni.</div><div><br></div><div>Nelle cucine silenziose dei conventi, tra mani pazienti e ricette custodite come tesori, questi dolci hanno preso forma molto prima di diventare simboli turistici o icone gastronomiche. Oggi, chi li assaggia compie un piccolo viaggio nel tempo: ritrova il profumo della ricotta fresca, il calore dei forni di pietra, il barocco che si fa zucchero e colore.</div><div><br></div><div>La Sicilia è questo: un luogo dove il passato non è mai davvero passato, dove ogni città racconta una storia diversa e ogni sapore è una porta che si apre su un mondo di miti, riti e tradizioni. &nbsp;</div><div>E così, che ci si trovi tra le cave dorate del Ragusano o tra i vicoli vivaci di Palermo, basta un morso per capire che la dolcezza, qui, non è solo un gusto: è un modo di guardare la vita.</div><div><br></div><div>E' un invito a tornare, a scoprire, a lasciarsi sorprendere ancora.</div><div><br></div><div>Abbinare un vino a un dolce così stratificato come la Cassatella di Pasqua iblea richiede di rispettare la sua anima contadina ma complessa: la grassezza della ricotta, la nota aromatica della cannella e la struttura croccante della frolla (o pasta di pane).<div><br></div><div>Ecco le migliori strade da percorrere per esaltare questo "sole di ricotta":</div><div><br></div><div>L'abbinamento territoriale Ibleo</div><div>La scelta ricade su un vino passito della zona:</div><div><span class="fs12lh1-5">Moscato di Noto (Passito), la sua dolcezza non sovrasta la ricotta, ma ne accompagna la cremosità.</span><br></div><div><br></div><div>Passito di Pantelleria: Sebbene provenga da un'altra parte dell'isola, si sposa divinamente con la cannella della cassatella.</div><div><br></div><div>L'abbinamento di contrasto e struttura</div><div>Data la presenza della ricotta (tendenzialmente grassa e dolce) e della frittura o cottura al forno, serve un vino con una persistenza aromatica importante:</div><div><span class="fs12lh1-5">Malvasia delle Lipari: Un vino "vulcanico", sapido e dolcissimo al contempo. Puliscono il palato dalla grassezza del formaggio.</span><br></div><div><br></div><div>Marsala Superiore Dolce: Un classico intramontabile. </div><div><br></div><div>Un tocco di modernità</div><div>Se preferite qualcosa di meno "denso" rispetto a un passito:</div><div><br></div><div>Zibibbo secco o vendemmia tardiva: Se la cassatella è meno zuccherina e più incentrata sul sapore della ricotta fresca, uno Zibibbo offre una freschezza floreale che alleggerisce il dessert.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 18:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'Anima Sonora della Sicilia: Viaggio alla scoperta della Banniata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000254"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L'Anima Sonora della Sicilia: Viaggio alla scoperta della Banniata</h3><div><hr><div><span class="fs12lh1-5">Se camminando tra i vicoli di un mercato storico siciliano che sia quello di Ballarò a Palermo o alla Pescheria di Catania udirete una voce che si eleva sopra il frastuono, modulando suoni che sembrano antiche litanie, vi siete imbattuti in una delle espressioni culturali più autentiche dell'isola: la Banniata.</span><br></div><div><br></div><div>Più che una semplice forma di vendita, la banniata è da considerare un vero e proprio patrimonio culturale sonoro, una forma di messaggistica antica che ha trasformato per secoli le strade siciliane in teatri a cielo aperto.</div><div><br></div><div>Le Origini: Dal "Bando" al palcoscenico di strada</div><div><br></div><div>Il termine deriva dal verbo siciliano abbanniari o vanniari, che affonda le radici nel termine gotico bandwo. </div><div>Anticamente, il "bando" era l'annuncio ufficiale delle autorità, letto dal banditore per comunicare ordinanze e novità.</div><div><br></div><div>Il popolo siciliano ha fatto propria questa modalità istituzionale, "democratizzandola" e trasformandola in una strategia commerciale unica. </div><div>Il venditore ambulante ha compreso che, per avere successo in un mercato affollato, non bastava mostrare la merce: bisognava conquistare l'attenzione. È nata così la versione popolare del bando, dove l'urgenza di vendere si è fusa con l'ironia e la teatralità.</div><div><br></div><div>Perché la Banniata è un'arte?</div><div><br></div><div>La banniata non è un grido disordinato, ma una composizione complessa basata su tre pilastri:</div><div><br></div><div>Musicalità e Ritmo: Spesso influenzata dai mercati orientali e arabi, la banniata è una cantilena che utilizza intervalli quasi musicali. </div><div>Non è raro sentire note che oscillano tra i toni, rendendo l'annuncio simile a una preghiera o a un canto popolare.</div><div>La Funzione di "Messaggistica": Prima dell'avvento dei mass media, la banniata era l'unico modo per diffondere informazioni in tempo reale. </div><div>Il venditore diventava il "social network" del quartiere: la sua voce annunciava l'arrivo di prodotti freschi, instaurando un rapporto di fiducia immediato con i passanti.</div><div>Teatralità ed Ironia: Un buon "banniatore" è uno showman. Attraverso rime, doppi sensi e battute in dialetto stretto, trasforma la spesa quotidiana in un momento di spettacolo. Come recita un antico proverbio locale: “A robba banniata è menza vinnuta” (La merce reclamata è già mezza venduta).</div><div><br></div><div>Un patrimonio che sfida il tempo</div><div><br></div><div>Nonostante l'avvento degli altoparlanti e della tecnologia moderna, la banniata resiste nei cuori dei mercati storici. </div><div>È un invito a rallentare, ad ascoltare e a comprendere che in Sicilia, ogni acquisto, ogni prodotto e ogni vicolo ha una storia da raccontare.</div><div><br></div><div>Quando visitate la Sicilia, non limitatevi a guardare. Fermatevi, chiudete gli occhi e lasciate che la voce dei mercanti vi guidi nel cuore pulsante dell'isola.</div><div><br></div><div>La banniata può sembrare incomprensibile, ma segue strutture ricorrenti. </div><div>Per non lasciarsi sfuggire il messaggio tra una nota e l'altra</div><div>"Accattativi!""Comprate!" L'invito imperativo rivolto alla folla.</div><div>"Talia, talia!" "Guarda, guarda!"Il venditore vuole che notiate la qualità o il prezzo.</div><div>"Beddu cauru!""Bello caldo!" Tipico di panifici e rosticcerie (arancine/pane).</div><div>"Aùra l'avemu!" "Ora ce l'abbiamo!"Annuncio di merce appena arrivata, solitamente fresca.</div><div>"Senti chi profumu!" "Senti che profumo!" Il richiamo è sensoriale, punta sulla freschezza.</div><div>"Prezzu di rigalu!" "Prezzo di regalo!" L'invito a fare un affare imperdibile.</div><div><br></div><div>Consigli per il visitatore non abbiate paura di avvicinarvi: Il banniatore adora l'attenzione. Se ti fermi a guardare con curiosità, è probabile che ti rivolga la parola direttamente (spesso con molta ironia).</div><div>Ti studia cerca il "ritmo", le intonazioni la sua mimica cambiano a seconda del prodotto. Rispondi col sorriso sempre gentile, sono venditori ma anche persone che lavorano. </div><div>La banniata non è solo un annuncio, è un dialogo. Anche se non capisci ogni parola, un sorriso o un cenno di assenso sono la moneta di scambio più apprezzata in un mercato siciliano. </div><div>Quando ti aggiri tra i banchi, tieni le orecchie aperte, se senti il venditore aggiungere una rima baciata o una battuta sul tempo o sul meteo, sei di fronte a un "maestro" cerca di attirarti al suo prodotto. </div><div>Non aver fretta: in Sicilia, la spesa è un rito che si consuma tra un grido e una risata.</div></div><div><br></div><div>La Pescheria (Piscarìa in siciliano) è l'antico mercato del pesce della città di Catania.<div><span class="fs12lh1-5">I banchi si trovano dall'inizio dell'Ottocento nel tunnel scavato nel Cinquecento sotto il Palazzo del Seminario dei Chierici e le mura di Carlo V, di fronte agli Archi della Marina, un tempo immersi nelle acque del sottostante porticciolo di pescatori.</span><br></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ballarò è un noto mercato storico di Palermo, </span><span class="fs12lh1-5">Cuore del quartiere dell'Albergheria, </span><span class="fs12lh1-5">insieme ad altri denominati Vucciria, Il Capo, Lattarini e il Mercato delle Pulci.</span></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Il mercato, permanente, si estende da Piazza Casa Professa ai bastioni di corso Tukory verso Porta Sant'Agata. Il mercato è famoso per la vendita delle primizie che provengono dalle campagne del palermitano. Ballarò è il più antico tra i mercati della città.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 14:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Sacro Appetito e la Pasqua Siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000253"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Sacro Appetito e la Pasqua Siciliana</h3><div><hr></div><div>Tra i Dogmi della Chiesa e l'Inquisizione a Tavola</div><div>In Sicilia, la Pasqua non è mai stata una semplice ricorrenza del calendario; è un’esperienza viscerale dove la devozione si fonde con una resistenza culinaria senza pari. Per capire cosa mangiamo oggi nell'Isola durante la Settimana Santa, dobbiamo tornare alla Sicilia del Settecento: un’epoca di contrasti feroci, dove il lusso barocco delle cattedrali conviveva con il controllo capillare della Santa Inquisizione.</div><div>Un paradosso del Settecento era quello in cui lo Stato cercava di "scristianizzare" le leggi, la cucina dei conventi faceva l'opposto: "cristianizzava" la carne, rendendola invisibile per non offendere la sacralità della Quaresima. </div><div><br></div><div>Con la "Suprema" , il controllo delle cucine era invadente perché durante la dominazione spagnola, la Sicilia non dipendeva dall'Inquisizione Romana, ma dalla Suprema e Santa Inquisizione Spagnola. Questo organo non era solo una commissione religiosa, ma un vero e proprio braccio del potere statale che faceva capo direttamente al Re di Spagna. Il Tribunale, che aveva la sua sede principale in Sicilia nel Palazzo Chiaramonte-Steri a Palermo, non vigilava solo sulle eresie dottrinali, ma entrava fin dentro le cucine.</div><div>Il precetto del magro era una legge dello Stato: durante la Quaresima, il consumo di carne era considerato un indizio di "giudaizzazione" o di simpatie luterane. I cosiddetti familiares (i laici al servizio del Santo Uffizio) erano ovunque, pronti a denunciare chiunque cucinasse grasso nei giorni proibiti. In questo clima di sospetto, l'ingegno siciliano rispose con il "mimetismo gastronomico": se la Chiesa e la Suprema imponevano il rigore, il popolo rispondeva con l'illusione.</div><div><br></div><div>L'Inganno del Ragù e la "Muddica Atturrata"</div><div>Nelle case contadine, sotto l'occhio vigile delle parrocchie e dei delatori, nacque il Ragù di Quaresima. Un’architettura di sapori pensata per soddisfare il palato senza attirare l'ira degli inquisitori:</div><div> * La Texture del Peccato: Lenticchie e ceci venivano stufati lentamente nel concentrato di pomodoro. La loro consistenza grossolana "ingannava" la vista, offrendo la soddisfazione di un ragù di carne pur restando tecnicamente un piatto di magro.</div><div> * L'Oro dei Poveri: Poiché nei periodi di stretto digiuno anche i latticini erano malvisti, il formaggio spariva. Al suo posto, la muddica atturrata (pane grattugiato e tostato) regalava quella sapidità croccante che rendeva la privazione un trionfo del gusto.</div><div>L'Abbinamento nel Calice</div><div>Per accompagnare un piatto così strutturato, dove la dolcezza del legume incontra la tostatura della mollica, il compagno ideale è un Cerasuolo di Vittoria DOCG. Questo vino, unico per la sua finezza, unisce la forza del Nero d’Avola alla fragranza del Frappato, ripulendo il palato dalla cremosità delle patate senza sovrastare gli aromi speziati.</div><div><br></div><div>Il Caso Modica: Gli ’Mpanatigghi e la Complicità dei Conventi</div><div>Il culmine di questo scontro tra dogma e gola si raggiunse nei monasteri modicani. Furono proprio le monache di clausura a ideare quello che potremmo definire il "delitto perfetto"a fin di bene, gli ’Mpanatigghi.</div><div>Era un'epoca in cui la Sicilia cercava di barcamenarsi tra il giurisdizionalismo (il controllo dello Stato sulla Chiesa) e la rigidità dei tribunali religiosi. Le monache trovarono una via di fuga per quei i predicatori itineranti che, stremati dal digiuno, dovevano trovare la forza di urlare dai pulpiti ai devoti.</div><div>La Scienza non ancora compresa appieno della conservazione, la si faceva con lo zucchero per il Viaggio.</div><div>Le monache nascosero la carne di manzo sotto lo "scudo" del cioccolato e delle spezie, affrontando una sfida tecnica fondamentale: la conservazione.</div><div> * L'Antisettico Naturale: Lo zucchero, all'epoca un bene di lusso che passava dai porti siciliani, veniva usato in dosi massicce come conservante. Insieme a cannella e chiodi di garofano, creava un ambiente che bloccava il deterioramento della carne.</div><div>Grazie a questo stratagemma, gli 'Mpanatigghi, i biscotti quaresimali, duravano per settimane nelle bisacce, permettendo ai preti di attraversare le trazzere siciliane rispettando la forma della legge (l'astinenza pubblica) senza soccombere alla fame e agendo nell'ignoranza del contenuto.</div><div>Il Matrimonio con i Vini</div><div>Un dolce che sfida le convenzioni unendo manzo e cioccolato richiede vini di carattere leggendario.</div><div> * Per esaltare la nota speziata e la persistenza del cacao, la scelta d'elezione è un Marsala Superiore Dolce, si apre un &nbsp;dialogo con il ripieno di carne.</div><div> * In alternativa, un Moscato di Noto o un Passito di Pantelleria offrono quella mineralità capace di bilanciare la grana grezza del cioccolato modicano.</div><div><br></div><div>Un'Eredità Viva: Oltre il Precetto</div><div>Oggi, assaggiare questi piatti significa partecipare a un rito di sopravvivenza culturale. La cucina pasquale siciliana è il monumento a un popolo che ha saputo superare i divieti della Suprema o Santa Inquisizione, trasformando l'imposizione del digiuno in un'occasione di eccellenza.</div><div><br></div><div>Mentre le processioni dei Misteri sfilano per le strade delle città, nelle cucine si continua a celebrare quella vittoria dell'ingegno sulla rigidità dei dogmi. </div><div>La Pasqua siciliana ci insegna che la ricerca della bellezza e della bontà è stata, per secoli, l'unica vera forma di libertà possibile.</div><div><br></div><div>A Palermo: Visitate le carceri dell'Inquisizione allo Steri per leggere i graffiti dei prigionieri, poi cercate il ragù di magro nei mercati.</div><div>A Modica: Gustate gli 'Mpanatigghi immaginando le monache che "ingannavano" i familiari del Santo Uffizio.</div><div>Il Souvenir: Portate a casa una scatola di questi biscotti; proprio come tre secoli fa, resisteranno perfettamente al vostro viaggio di ritorno.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 17:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Piazza Armerina: la Città delle Cento Chiese e dei Tesori Nascosti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000252"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Scopri Piazza Armerina: la Città delle Cento Chiese e dei Tesori Nascosti!</h3><div><hr><div>Piazza Armerina, incantevole perla della Sicilia centrale, comune della provincia di Enna, immersa nelle colline ennesi, località celebre in tutto il mondo per i mosaici della Villa Romana del Casale, un tempo fulcro di grandi proprietà terriere (latifondi) che costituivano la base dell'economia rurale romana, il granaio dell'Italia. Oggi Patrimonio UNESCO. </div><div>Ma Piazza Armerina non è solo archeologia, è la Città delle Cento Chiese, un labirinto di vicoli medievali e scenografie barocche.</div><div>Il cuore pulsante della città è la maestosa Cattedrale di Maria Santissima delle Vittorie, spesso chiamata "del Mante" per l'icona bizantina che custodisce. </div><div>Questo capolavoro, domina l'intero abitato, fonde elementi che spaziano dal gotico-catalano al barocco. Impossibile non ammirare l'imponente cupola, visibile da chilometri di distanza, si sali verso il sagrato per godere di una vista panoramica che spazia sulla valle.</div><div><br></div><div>Palazzo Trigona della Floresta</div><div><hr></div><div>Il Cuore Aristocratico della cittadina</div><div>Proprio accanto alla Cattedrale, non in posizione frontale, sorge il Palazzo Trigona della Floresta, il simbolo silenzioso ma eloquente della potenza della famiglia Trigona, una delle più influenti casate della nobiltà siciliana. Iniziato nel XVII secolo e completato nel Settecento, il palazzo fu la residenza dei baroni e poi principi di Sant'Elia e della Floresta.</div><div>La sua architettura è un barocco siciliano, la facciata in pietra arenaria locale, calda e dorata dai raggi del sole, è scandita da grandi balconi con ringhiere in ferro battuto "a petto d'oca" con un portale d'ingresso ampio &nbsp;recante lo stemma della famiglia, l'aquila coronata. All'interno, il palazzo attraverso un ampio &nbsp;cortile ci conduce ai piani nobili. Qui, le ampie sale con il loro trompe l'oeil &nbsp;conservano il fascino del passato, con soffitti decorati e una disposizione degli spazi pensata per accogliere l'élite del tempo.</div><div>Oggi il palazzo non è solo un monumento da ammirare esternamente, ma è diventato il fulcro culturale della città: è infatti la sede del Museo della Città e del Territorio. Passeggiando tra le sue stanze, potrai scoprire la storia di Piazza Armerina attraverso reperti preziosi, reperiti in zona.</div><div>Attualmente &nbsp;ospita una mostra dal respiro internazionale, come la prestigiosa Mostra di Ceramica da Picasso a Warhol e Marc Chagall, Joan Mirò, Andy Warhol, Salvador Dalì, Marina Abramovic, Alighiero Boetti, Maurizio Cattelan e molti altri, che trova in queste sale storiche quella cornice perfetta per un dialogo tra antico ed il contemporaneo.</div><div><br></div><div>Vedere le forme cubiste di Picasso o l'estetica pop di Warhol all'interno di un palazzo nobiliare siciliano è un'esperienza sensoriale, che può solo sottolineare come la Sicilia sia da sempre un crocevia di culture.</div><div><br></div><div>La Tradizione della Pasqua</div><div></div><div>Se visiti la città durante la Settimana Santa, non puoi perdere la Calata d’a Tila all’interno della Cattedrale: un immenso telo istoriato che cade improvvisamente durante la Veglia Pasquale per svelare il Cristo Risorto, un rito di fede collettiva da brividi.</div><div><br></div><div>Per una Sosta Golosa puoi fare un salto nelle pasticcerie del centro storico. Da Choco Selly, o nelle altre insegne locali, potrai assaggiare il dolci con ricotta fresca, o le tipiche paste di mandorla, vanto della tradizione dolciaria ennese e non solo.</div><div><br></div><div>Li vicino il comune troviamo la Villa Romana del Casale, è un tappeto di pietra e marmo, con mosaici che narrano l'eternità conosciuta in quel periodo: oltre 3.500 metri quadrati di mosaici policromi che rappresentano la più alta espressione dell'arte tardo-imperiale romana.</div><div>Grazie ad una guida turistica, siamo riusciti ad apprezzare quanto raffigurato.</div><div>La villa romana ​non è solo una residenza, ma un fermo immagine del IV secolo d.C., dove scene di caccia africana, corse di carri e le celebri "ragazze in bikini" e molto altro, prendono vita che sfidano i millenni. È il luogo dove il lusso degli antichi romani incontra l'incanto di una narrazione visiva, per superare le barriere linguistiche, coinvolgendo direttamente le emozioni attraverso immagini che non ha eguali.</div><div><br></div><div>Un elemento importante per la città e il Palio dei Normanni</div><div><hr></div><div>​Se visitate la città ad agosto (dal 12 al 14), sarete travolti dall'energia del Palio dei Normanni, la più grande ricostruzione storica del Mezzogiorno. La città torna nell'XI secolo per celebrare la liberazione dai Saraceni ad opera del Conte Ruggero d'Altavilla. La sfida vede contrapporsi le quattro storiche contrade, ognuna con i propri colori e il proprio orgoglio:</div><div>Giallo Monte: Il cuore nobile attorno alla Cattedrale.</div><div>​Blu Castellina: Il quartiere dei guerrieri e delle fortificazioni.</div><div>​Rosso Canali: L'anima artigiana legata alle antiche sorgenti.</div><div>​Verde Casalotto: Il quartiere delle maestranze agricole.</div><div>​Il culmine è la Quintana del Saraceno, dove i cavalieri si sfidano in prove di destrezza per aggiudicarsi il sacro Vessillo.</div><div> I Tre Giorni della Tradizione</div><div>​Il Palio non è solo una corsa, ma un rito diviso in tre momenti chiave:</div><div>​12 Agosto | La Consegna delle Armi: Il Gran Magistrato consegna le armi ai cavalieri dei quattro quartieri storici (Monte, Castellina, Canali e Casalotto) presso la Chiesa di San Pietro. È l'inizio ufficiale delle ostilità cortesi.</div><div>​13 Agosto | L'Ingresso del Conte Ruggero: Una sfilata sontuosa con oltre 600 figuranti in abiti medievali. Il Conte Ruggero entra trionfante in città accolto dalle autorità e dal popolo in festa.</div><div>​14 Agosto | La Quintana del Saraceno: Il momento clou al campo sportivo (il "Campo Sant'Ippolito"). I cavalieri dei quartieri si sfidano in prove di destrezza a cavallo contro un fantoccio che rappresenta il predone saraceno. Il quartiere vincitore si aggiudica il Vessillo della Madonna.</div><div>La Sfida: Le Quattro Prove</div><div>​La Quintana non è una semplice corsa, ma richiede un'abilità incredibile. I cavalieri devono affrontare:</div><div>​Il Colpo di Lancia: Colpire lo scudo del saraceno con una lancia lunga.</div><div>​Il Colpo di Mazza: Colpire lo scudo con una mazza ferrata.</div><div>​Il Prelievo dell'Anello: Infilzare un anello sospeso con la lancia in piena corsa.</div><div>​Il Lancio del Giavellotto: Centrare un bersaglio attraverso un anello.</div><div><br></div><div>Questo vi sembra sufficiente per visitare il comune.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 15:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Argento Vivo di Sicilia, il rito antico della neonata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000251"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L’Argento Vivo di Sicilia, il rito antico della neonata</h3><div><hr></div><div>Esiste un momento magico, nelle albe invernali siciliane, quelle in cui il mare sembra restituire un tesoro. </div><div>Ha riflessi d'argento e il profumo della marea: è la Neonata o la nunnata, il novellame di sarda e acciuga che da secoli scandisce parte della cultura gastronomica dell'isola. Definita il "Caviale del Mediterraneo", non è solo un piatto, ma un’esperienza sensoriale che lega indissolubilmente i pescatori alla propria terra.</div><div><br></div><div>La stagione della neonata è una sfida al freddo. </div><div>Il picco avviene tra gennaio e marzo, mesi in cui i piccoli pesciolini, appena nati, cercano rifugio nelle acque più basse e tiepide del sottocosta.</div><div>Oggi, questo rito è una corsa contro il tempo e contro le regole. Le normative europee sono giustamente severe per proteggere il ripopolamento del mare, e la pesca è concessa solo in rarissime finestre temporali di deroga. </div><div>Questo rende ogni assaggio un evento esclusivo, un appuntamento con la fortuna che trasforma i mercati storici in piccoli teatri del gusto.</div><div><br></div><div>Vedere un pescatore di neonata all'opera è come assistere a una coreografia silenziosa. </div><div>La tecnica regina è la Sciabica, una rete a maglie fittissime che richiede una maestria d'altri tempi.</div><div> È l'occhio del marinaio, pescatore esperto che scrutando la superficie del mare cerca la macchia, un leggero cambio di colore o un fremito argenteo sotto il pelo dell'acqua. Spesso, sono i gabbiani a tradire la posizione del banco, volteggiando in picchiata in punti precisi.</div><div>La rete viene calata dai gozzi, le barche a remi tradizionali, e poi tirata a braccia con una delicatezza estrema. </div><div>La neonata è fragile: basta un tocco troppo rude per rovinarla. </div><div>Una volta a bordo, viene subito protetta col ghiaccio per mantenere quella lucentezza che la fa sembrare, appunto, "argento vivo".</div><div><br></div><div>Se vuoi davvero gustare la neonata, devi sapere dove fermarti. Ogni costa ha il proprio segreto.</div><div><br></div><div>Il Versante Tirrenico: La Tradizione della Frittella</div><div>Da Sferracavallo a Mondello, fino alla perla medievale di Cefalù, da non perdere il Cristo Pantocrator qui la neonata è sinonimo di festa.</div><div> Nei ristoranti affacciati sul molo vecchio di Cefalù, la neonata viene trasformata in frittelle dorate: una pastella leggerissima che racchiude il pesce, fritta in olio bollente fino a diventare croccante fuori e scioglievole dentro.</div><div> A Milazzo, nel messinese, si preferisce la purezza: un filo d'olio, pepe nero e il limone "interdonato" del territorio per esaltarne la dolcezza naturale.</div><div><br></div><div>Il Versante Ionico: Tra Miti e Fuoco</div><div>Ai piedi dell'Etna, è da sempre fucina di leggende: qui i Greci immaginavano l’officina di Efesto, dio del fuoco. La sua lava ha modellato la costa, fertilizzato la terra </div><div>tra i faraglioni di Aci Trezza e Aci Castello, secondo il mito narrato nell’Odissea, furono scagliati da Polifemo contro Ulisse in fuga.</div><div>Qui si immagina ancora Padron 'Ntoni dei Malavoglia di Verga, che racconta la storia di una famiglia di pescatori di Aci Trezza.</div><div>Al centro del romanzo c’è Padron ’Ntoni, il patriarca della casa del nespolo, che rientra col pescato.</div><div>In queste zone, la cucina si fa più audace: non è raro trovare la neonata abbinata a un pizzico di peperoncino fresco.</div><div>Più a sud, a Marzamemi, si pratica l'arte della conservazione: la Rosamarina o neonata salata, una crema di mare intensa e sapida che permette di gustare l'essenza dell'inverno anche sotto il sole d'agosto.</div><div><br></div><div>Il Versante Sud: Il Porto del Popolo</div><div>A Sciacca la città della ceramica, dove il porto peschereccio è il cuore pulsante della città, la neonata è sempre stata un piatto democratico. </div><div>Nelle case dei pescatori, la "nunnata" non era un lusso per pochi, ma il calore di una cena invernale condivisa, un legame tra la fatica del mare e la tavola domestica.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Un piatto così delicato richiede compagni di viaggio che sappiano ascoltare.</span><br></div><div>Per le Frittelle: serve sapidità e freschezza. Un Grillo di costa, con i suoi sentori agrumati, pulisce perfettamente il palato dal fritto. </div><div>In alternativa, un Catarratto floreale dona una verticalità che esalta il pesce.</div><div>Per la Pasta in Bianco: Se la neonata condisce un piatto di spaghetti con aglio e prezzemolo, scegliete un Etna Bianco. </div><div>La sua anima vulcanica e minerale si sposa con la sapidità del novellame, creando un equilibrio quasi mistico.</div><div><br></div><div>Se amate gli azzardi Mediterranei: </div><div>Uno Zibibbo Secco, non dolce! può essere la scelta vincente se la ricetta include aromi intensi come la scorza di limone o erbe aromatiche.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Non cercate la neonata nei menu turistici di luglio. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Cercatela quando il vento soffia freddo e i porti si illuminano prima dell'alba. Andate al mercato di Ballarò a Palermo o al Capo: tra le grida dei venditori, quando vedrete quel bagliore argenteo sui banchi, saprete di aver trovato uno spirito della Sicilia.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 14:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia Sonora, quando la Musica è Letteratura Cantata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000250"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Sicilia Sonora, quando la Musica è Letteratura Cantata</h3><div><hr><div>La Sicilia non è un’isola, è una condizione dello spirito, che si traduce in letteratura cantata. </div><div>Se Carmen Consoli si staglia come l'erede del filone di Pirandello e Sciascia, la sua opera non è che la punta di un arcipelago musicale dove ogni voce ha un corrispondente letterario speculare. </div><div>In questa terra, la musica non è mai solo intrattenimento, è una prosecuzione del mito, della denuncia e della memoria.</div><div><br></div><div>Il Rigore e la Maschera: Consoli tra Pirandello e Sciascia</div><div>Il cuore della poetica di Carmen Consoli risiede nel conflitto tra Essere e Apparire. </div><div>Come nei personaggi di Luigi Pirandello, i protagonisti di brani come L'eccezione o Confusa e felice vivono il dramma dell'identità frammentata. Ma quando la "Cantantessa" scava nelle zone d'ombra sociali, come in Mio Zio, la sua penna diventa bisturi, adottando quella precisione chirurgico-razionale che fu di Leonardo Sciascia: la parola si fa lama che scoperchia le ipocrisie senza fare sconti al sentimentalismo.</div><div><br></div><div>La Metafisica del Mito: Battiato e Lucio Piccolo</div><div>Spostandoci verso una Sicilia esoterica e aristocratica, incontriamo Franco Battiato. </div><div>Egli non abita la terra, ma l'asfericità spirituale. La sua affinità elettiva con il barone poeta Lucio Piccolo nel Il rintocco a martello, i tratti tipici della sua poetica atmosfera sospesa. E' evidente che entrambi popolano le proprie opere di oggetti antichi, riti bizantini e atmosfere sospese. La ricerca del "Centro di gravità permanente" è un’eco moderna del pensiero di Empedocle: una Sicilia che è centro del mondo spirituale, sospesa tra le vette dell'Etna e l'infinito del cielo.</div><div><br></div><div>Il Fango e la Rabbia: Rosa Balistreri e Ignazio Buttitta</div><div>Scendendo dalle vette metafisiche alle strade polverose, troviamo la voce di Rosa Balistreri. Il suo rapporto con il poeta Ignazio Buttitta è simbiotico: entrambi hanno dato dignità letteraria alla fame e allo sfruttamento. Buttitta usò la poesia per denunciare la mafia, il lavoro nelle miniere e la miseria delle campagne; non c'è rassegnazione in lui, ma una rabbia lucida e poetica. Se Verga osservava i "vinti" con distacco scientifico, Rosa e Buttitta sono i vinti che prendono la parola. È un verismo che smette di essere studio sociologico per farsi bandiera e grido di libertà.</div><div><br></div><div>L’Ironia del Disincanto: Colapesce Dimartino e Vitaliano Brancati</div><div>Lo sguardo si sposta poi sulla lente d'ingrandimento puntata sui vizi, sulle ossessioni e sull'indolenza della provincia: quella di Vitaliano Brancati, dalla sua villa racconta: caldo, immobilità, la luce intensa delle illusioni. Se Sciascia è la ragione e Pirandello la maschera, Brancati è lo sguardo ironico sulla sensualità inconcludente e sul "gallismo". La nuova scuola cantautorale di Colapesce e Dimartino lavora su questo registro apparentemente leggero che nasconde una satira profonda dei costumi. I loro testi ricordano il Brancati de Il bell'Antonio: un'indagine sottile sulla noia esistenziale mascherata da mondanità. Cantano la "malinconia leggera" di chi osserva il crollo del mondo con eleganza distaccata e un pizzico di cinismo.</div><div><br></div><div>Il Colore e il Grottesco: Roy Paci, i Tinturia e Camilleri</div><div>Esiste poi una Sicilia che è colore, dialetto vivo e ingegno: il mondo di Vigata. Roy Paci e i Tinturia operano una vera "vigatizzazione" del suono. Seguendo la lezione di Andrea Camilleri, mescolano il dramma, la mafia è una zavorra con la farsa e il ritmo vitale della banda di paese, dando vita a un corto circuito verbale che proietta il folklore oltre i confini dell'isola, trasformando la maschera grottesca in un potente strumento di comunicazione.</div><div><br></div><div>L'Estetismo Luminoso: Mario Venuti e Gesualdo Bufalino</div><div>Infine, incontriamo Gesualdo Bufalino, l'esteta. La sua scrittura è una vertigine di vocaboli ricercati, un labirinto linguistico vicino al barocco. <span class="fs12lh1-5">Bufalino è spesso considerato un esteta della parola: per lui la scrittura non è solo narrazione, ma esercizio raffinato di stile, gusto per il suono, per la rarità lessicale e per l’intreccio complesso delle frasi.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La sua scrittura</span><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;che trova un riflesso perfetto nella raffinatezza formale di Mario Venuti. Venuti tesse canzoni come arazzi barocchi; la sua affinità è con la "luce mediterranea" e con l'estetismo tragico dello scrittore ragusano. In brani come Verde antico, la ricerca del bello diventa una difesa contro il caos, calce che tenta di fissare per sempre lo splendore della decadenza.</span><br></div><div><br></div><div>Potremmo dire che &nbsp;la musica siciliana significa accettare la "Sicilitudine" come condanna è privilegio: la capacità di guardare il mondo con un occhio che ride e l'altro che piange, trasforma ogni atto letterario in nota.</div><div><br></div><div>Se la letteratura ha dato alla Sicilia una coscienza spesso sopita, la musica le ha dato un corpo. </div><div>Qui ogni pietra, ogni vicolo e ogni piazza racconta storie che hanno attraversato secoli di dominazioni e di passioni. </div><div>La musica siciliana nasce da una terra che ha masticato troppa storia per potersi accontentare di melodie leggere, e ogni nota porta con sé la forza di un’isola che sa trasformare la ferita in bellezza.<div><br></div><div>Passeggiando tra le città barocche di Ragusa, Modica e Noto, respirando l’odore del mare a Marzamemi o ammirando i paesaggi dell’Etna, si percepisce la stessa anima che ha ispirato il dolore dei vinti di Giovanni Verga, l’alienazione di Luigi Pirandello e la riflessione di Vitaliano Brancati. L’arte siciliana trasforma il limite dell’isola in prospettiva universale, facendo di ogni visita un’esperienza che nutre mente e cuore.</div><div><br></div><div>Vivere la Sicilia significa quindi non solo ammirare paesaggi e monumenti, ma immergersi in un territorio dove la storia, la musica e la letteratura diventano corpo, voce e anima di un’esperienza unica.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 14:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Anima del Lino il Fascino Senza Tempo dello Sfilato Siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024F"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L’Anima del Lino: il Fascino Senza Tempo dello Sfilato Siciliano</h3><div><hr><div>Esiste un’arte in cui il vuoto paradossalmente diventa prezioso quanto quello pieno.</div><div>Di cosa parliamo se non dello Sfilato Siciliano, un’eccellenza artigianale che da secoli trasforma semplici trame di lino in autentiche architetture di filo.</div><div>È un’arte antica che attraversa i secoli,</div><div>la lavorazione della rete è una tradizione antichissima. Già nei primi anni del XVI secolo iniziò a diffondersi l’uso dei punti di riempitura: una volta realizzata la rete, questa veniva fissata su un telaio per essere ricamata secondo il disegno prescelto.</div><div>Tra le tecniche più diffuse troviamo il merletto a “filet”, conosciuto in Sicilia come rete modano: creava una lavorazione elegante. </div><div>La sua versatilità e il suo effetto decorativo conquistarono rapidamente le case nobiliari e le chiese, trovando spazio nei complementi d’arredo, nell’abbigliamento femminile e nei paramenti sacri.</div><div>In Sicilia, già dal Trecento, preziosi capi in filet arricchivano le doti delle giovani nobildonne, diventando simbolo di prestigio e raffinatezza.</div><div><br></div><div>Lo Sfilato Siciliano, si sviluppo tra la fine del XIV secolo e il suo massimo splendore nel Cinquecento, in particolare nella parte &nbsp;orientale dell’isola, il ragusano rappresenta una delle espressioni più alte dell’arte tessile isolana.</div><div>Abbiamo detto che era ed è apprezzato da nobiltà e clero, si distingue per una tecnica unica. Su lino o canapa, l’artigiana estrae con precisione i fili dell’ordito e della trama, creando una rete “a giorno”. Su questa base leggera, l’ago ricama con punti, punto tela o punto sfilato, dando vita a motivi floreali o allegorici.</div><div>Il risultato è un tessuto che sembra fatto di luce e di spazi.</div><div>Nel tempo si svilupparono diverse tipologie, meglio note come il “quattrocento”, “cinquecento” e “settecento”, ciascuna era caratterizzata da differenti lavorazioni e stili decorativi. </div><div>Lo sfilato è considerato un passaggio fondamentale verso l’arte della trina, nota anche come merletto o pizzo, è una raffinata tecnica artigianale di lavorazione dei filati (lino, seta, cotone) utilizzata per creare manufatti leggeri e ornati</div><div><br></div><div>Oltre a impreziosire altari e paramenti sacri, lo sfilato divenne elemento centrale del corredo nuziale tradizionale. </div><div>Tra tovaglie, lenzuola e biancheria per la casa venivano realizzate con pazienza e tramandate di generazione in generazione.</div><div>Nel XIX secolo, grazie all’opera di figure come Suor Maria Luna ed Ester Manari La Rocca, quest’arte conobbe una nuova stagione di splendore nel territorio ragusano.</div><div><br></div><div>Ester Manari La Rocca: Era una donna colta di origine piemontese, moglie del barone La Rocca di Ibla. Scoprì per caso un antico ricamo in un baule di casa e, incuriosita, decise di studiarne la tecnica.<div>Suor Maria Luna: Lavorava e operava all'interno del convento di Santa Teresa a Ragusa Ibla.</div></div><div><br></div><div>Oggi lo Sfilato Siciliano è tutelato nel Registro delle Eredità Immateriali della Regione Sicilia (R.E.I.), nel Libro dei Tesori Viventi, come patrimonio da preservare e valorizzare.</div><div><br></div><div>Il centrotavola</div><div>Nelle case delle nostre nonne, il centrotavola d'arredo o runner non esisteva: esisteva ’A Centropista.</div><div>Una striscia di lino finemente lavorata, orgoglio del corredo matrimoniale per le classi meno abbienti, stesa con cura sui tavoli in noce o sulle cassapanche intagliate.</div><div>Oggi lo Sfilato Siciliano vive una nuova primavera anche nel design contemporaneo.</div><div>Su un tavolo in vetro, la trasparenza esalta la lavorazione a rete, creando un sorprendente effetto sospeso.</div><div>In ambienti dallo stile industriale, il lino grezzo ha la forza di piegare il metallo e l'acciaio, portando calore e memoria in spazi oggi &nbsp;minimalisti.</div><div>È questo contrasto tra antico e moderno a renderlo straordinariamente attuale.</div><div>Come riconoscere l’autenticità</div><div>Un vero pezzo di Sfilato Siciliano si riconosce da un dettaglio fondamentale: il retro.</div><div>In un lavoro eseguito a regola d’arte, il rovescio è ordinato e pulito quasi quanto il diritto. È questa perfezione invisibile che distingue un semplice souvenir da un autentico manufatto artigianale.</div><div><br></div><div>Non lasciate i ricami chiusi nei bauli.</div><div>Lo Sfilato è fatto per essere vissuto.</div><div>Una piccola centropista su una consolle moderna, un runner su una scrivania o una tovaglia importante per una cena speciale: è il modo più elegante per dire Sicilia senza bisogno di parole.</div><div>Se in ogni filo c’è una storia, in ogni storia, c’è la sapienza delle mani e l'anima di chi lo ha realizzato.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 17:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Cantantessa catanese, Carmen Consoli]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Cantantessa catanese, Carmen Consoli</h3><div><hr><div>Accostare la discografia di Carmen Consoli ai grandi testi della letteratura siciliana significa attraversare un ponte: dalla nota musicale alla parola incarnata. La sua scrittura è una biografia ideale dell’isola del sole, dove la musica si fa destino, memoria, resistenza.<div><br></div><div>Tra le radici letterarie: i cinque pilastri</div><div><br></div><div>Per comprendere l’universo della “Cantantessa”, bisogna sfogliare le pagine dei maestri che hanno plasmato l’immaginario siciliano.</div><div><br></div><div>Il Verismo e la “roba”: Giovanni Verga e Luigi Capuana</div><div><span class="fs12lh1-5">Se la musica di Carmen è carnale, è perché affonda le radici nel Verismo di I Malavoglia o di Giacinta.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">In brani come Fiori d’arancio o Mio zio, si ritrova la fatalità verghiana e l’attenzione alle dinamiche familiari, talvolta soffocanti. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">È la Sicilia dei “vinti”, ma anche della dignità temprata nel ferro. </span><span class="fs12lh1-5">concentrato sulla fiumana del progresso che travolge i più deboli.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Fiori d’arancio (La gabbia patriarcale): il matrimonio come prigione sociale, degna di una novella verista</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Le passioni soffocate dietro il decoro dei merletti, dello sfilato siciliano, raccontano una Sicilia arcaica e attuale insieme.</span><br></div><div><br></div><div>Il barocco e la memoria: Gesualdo Bufalino</div><div><span class="fs12lh1-5">Come in Diceria dell’untore, Carmen ama parole che brillano come pietre preziose. La luce accecante del sole siciliano si scontra con l’ombra dei lutti interiori. Il dolore viene cesellato con eleganza barocca, come fosse un’opera d’oreficeria linguistica.</span><br></div><div><br></div><div>L’ironia e la critica sociale: Leonardo Sciascia</div><div><span class="fs12lh1-5">L’occhio critico di brani come ‘A finestra richiama Il giorno della civetta.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">‘A finestra (Il teatro sociale): in dialetto catanese stretto, il pettegolezzo diventa metafora di un sistema di ipocrisie. L’ironia è arma di difesa, ma anche strumento di denuncia. Come Sciascia, Carmen ama la sua terra senza indulgere nei silenzi complici.</span><br></div><div><br></div><div>La maschera e l’assurdo: Luigi Pirandello</div><div><span class="fs12lh1-5">L’instabilità emotiva di Confusa e felice trova uno specchio in Uno, nessuno e centomila. L’identità frammentata, il dubbio costante, le maschere sociali che si sfogliano una a una.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Confusa e felice (Lo smarrimento): l’innamoramento come vertigine pirandelliana, un caos vitale mediterraneo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L’ultimo bacio (La resilienza): la fine di una relazione vissuta con dignità quasi verghiana. Come l’Etna e il mare, la terra insegna a ricominciare dopo ogni eruzione.</span><br></div><div><br></div><div>Il misticismo dell’Etna: Franco Battiato</div><div><span class="fs12lh1-5">Più che un’influenza, una visione condivisa. Dal radicamento antropologico alla ricerca spirituale, come in Centro di gravità permanente.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il loro duetto in Tutto l’universo obbedisce all’amore suggella l’incontro tra pop metafisico e rock raffinato: Battiato filosofo che osserva l’isola dall’alto, Carmen voce terrestre e carnale che la racconta dal basso.</span><br></div><div><br></div><div>L’anima dell’Etna: tra letteratura e rock mediterraneo</div><div><br></div><div>Cresciuta alle pendici del vulcano, tra le città barocche della Val di Noto ricostruite dopo il terremoto del 1693, Carmen Consoli incarna la natura duale dell’Etna: fertile e distruttrice, ironica e tragica.</div><div><span class="fs12lh1-5">La pietra lavica racconta rinascite ostinate. Il vento che attraversa i vicoli sembra portare con sé echi di romanzi, novelle, drammi teatrali. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">La “sicilitudine” di Carmen non è chiusura, ma apertura: un’identità così radicata da diventare universale.</span><br></div><div><br></div><div>Con lei, la Sicilia non si visita soltanto.</div><div>Prima si ascolta.</div><div>Poi si sente vibrare tra le corde di una chitarra che arde come un vulcano.</div><div><br></div><div>E dopo aver ascoltato le sue canzoni, anche i vicoli, i clacson, il traffico e le facciate barocche sembrano risuonare della sua voce, come se tra una pietra nera, una calcarea ed una di tufo si nascondesse ancora una storia da cantare.</div></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=iDgo2xw2hkc" class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=iDgo2xw2hkc</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=TLYyp-poQOI&list=OLAK5uy_nJK1KT3vtIJk5lV6uGbCSNV7ZOlE1YjbA" class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=TLYyp-poQOI&amp;list=OLAK5uy_nJK1KT3vtIJk5lV6uGbCSNV7ZOlE1YjbA</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 17:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicily: Il Canto Mediterraneo di Pino Daniele e Chick Corea]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024D"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicily: Il Canto Mediterraneo di Pino Daniele e Chick Corea</h3><div><hr></div><div>Esistono incontri artistici che sembrano scritti nel destino. Quello tra Pino Daniele, anima blues di Napoli, e Chick Corea, leggenda del jazz mondiale, ha dato vita a “Sicily”: non una semplice canzone, ma un atto d’amore in musica verso l’isola più grande del Mediterraneo. Pubblicato nel 1993 nell’album Che Dio ti benedica, il brano divenne uno dei momenti più alti della carriera del cantautore napoletano.</div><div>Dalle visioni di Corea alla poesia di Pino</div><div>Tutto nasce nel 1978, quando Chick Corea inserisce nell’album Friends un brano strumentale intitolato “Sicily”. Pianista innovativo, formatosi anche alla corte di Miles Davis accanto a giganti come Herbie Hancock e Keith Jarrett, Corea ha sempre riconosciuto il peso delle sue radici italiane e delle influenze latine nel proprio linguaggio musicale.</div><div><br></div><div>Armando Anthony Corea, detto Chick (Chelsea, 12 giugno 1941 – Tampa Bay, 9 febbraio 2021) è stato un compositore, pianista e tastierista statunitense, noto soprattutto per le sue produzioni jazz e jazz fusion negli anni settanta e ottanta.<br></div><div><br></div><div>Quindici anni dopo, Pino Daniele raccoglie quella melodia complessa e la trasforma in una ballad intensa e meditativa. Scrive un testo originale, ne rielabora l’arrangiamento insieme a Corea e compie un’operazione raffinata: adattare parole evocative a una struttura jazzistica articolata, mantenendone intatta la profondità armonica.</div><div><br></div><div>Esistono incontri artistici che sembrano scritti nel destino. Quello tra Pino Daniele, l’anima blues di Napoli, e Chick Corea, leggenda del jazz mondiale, ha dato vita a "Sicily": non una semplice canzone, ma un atto d’amore in musica verso l’isola più grande del Mediterraneo. Un brano che nel 1993 valse ai due artisti la prestigiosa Targa Tenco e che ancora oggi resta un pilastro della musica d'autore.</div><div><br></div><div>L'Origine: Dalle Visioni di Chick Corea alla Voce di Pino</div><div>Tutto ha inizio nel 1978, quando Chick Corea pubblica l'album Friends. Tra i solchi di quel disco spicca un pezzo strumentale intitolato proprio "Sicily". </div><div>Corea, pur essendo cresciuto negli Stati Uniti, portava nel sangue l’eredità del Sud Italia (il nonno era originario della Calabria) e aveva sempre nutrito un'attrazione magnetica per il calore e i ritmi latini.</div><div>Formatosi alla corte di Miles Davis insieme a giganti come Herbie Hancock e Keith Jarrett, Corea vedeva nella Sicilia un simbolo di ritmo e vitalità. Tuttavia, è solo nel 1993, nell'album Che Dio ti benedica, che quel brano trova la sua forma definitiva. Pino Daniele compie un’impresa quasi impossibile: adatta un testo poetico a una linea melodica jazzistica complessa, trasformandola in una ballad lenta, densa di immagini e di "sentimento mediterraneo".</div><div><br></div><div>La Sicilia di Pino: Tra Lava, Sale e Solitudine</div><div>Pino Daniele, pur non essendo siciliano di nascita, riuscì a leggere l'anima dell'isola come pochi altri. Per lui, la Sicilia era lo specchio della sua Napoli: una terra di una bellezza accecante, ma segnata da ferite profonde e contraddizioni insanabili. Nel testo, la Sicilia appare in tutta la sua forza primordiale attraverso tre elementi chiave:</div><div> * Il Vulcano: Pino scrive di un posto "fatto di lava e sole". L'Etna non è solo un elemento paesaggistico, ma una divinità di fuoco che scandisce il tempo e il destino di chi vive ai suoi piedi.</div><div> * Il Mare: C’è il richiamo alle tradizioni millenarie, a quel mare che "porterà una storia nuova", simbolo di speranza ma anche di isolamento.</div><div> * L'Umanità: Pino celebra l’affabilità e la leggendaria ospitalità del popolo siciliano. Traspare tra le righe l'amore per i sapori della terra, per i dolci tipici e per quel senso di comunità che rende l'isola un luogo unico al mondo.</div><div><br></div><div>I Luoghi della Canzone: Sulle tracce di "Sicily"</div><div>Se vuoi vivere le atmosfere evocate da Pino Daniele e Chick Corea, ecco dove fermarti:</div><div>Le Pendici dell'Etna: Per capire il verso "fatto di lava e sole", visita i crateri sommitali o i vigneti di castagno che crescono sulla terra vulcanica. Qui la forza della natura è tangibile e "immemore" come il tempo citato nel brano.</div><div>I Borghi Marinari (Aci Trezza e Marzamemi): Dove "si pesca ancora" e il ritmo della giornata è scandito dalle reti dei pescatori. Qui il mare non è solo vacanza, ma "una storia nuova" che arriva ogni mattina.</div><div>Le Saline di Trapani e Marsala: Il richiamo al "sale" nel testo ci porta nell'estremo occidente dell'isola, dove il bianco delle saline si fonde con il tramonto, creando quel senso di "solitudine" riflessiva e bellissima descritta da Pino.</div><div>I Mercati Storici di Palermo: Per toccare con mano l'energia della "gente che sa che è ora di cambiare" e assaporare quella "genuina bontà" dei piatti tipici citata nell'analisi del brano.</div><div><br></div><div>Un Dialogo Musicale: Chitarra, Piano e Scat</div><div>Musicalmente, "Sicily" è un capolavoro di equilibrio. Pino Daniele mette in campo tutta la sua sapienza chitarristica, utilizzando accordi "aperti" di chiara ispirazione jazz che si intrecciano con il pianoforte elettrico Fender Rhodes di Corea.</div><div>La vera "perla" è nel finale: un momento di pura improvvisazione dove Chick Corea esegue la melodia al piano e Pino Daniele risponde con un controcanto vocale, doppiando le note con la sua chitarra. È il suono del dialogo tra due sponde dell'Atlantico che si ritrovano nel cuore del Mediterraneo.</div><div><br></div><div>Perché Riascoltare "Sicily" Oggi?</div><div>Visitare la Sicilia con questo brano nelle orecchie significa guardare l'isola con gli occhi di chi sa vedere oltre la superficie. Pino Daniele ci ricorda che, nonostante le "questioni sociali irrisolte" e lo stato di "terra 'e nisciuno", la Sicilia resta un luogo dove "la speranza ha ancora il diritto di cittadinanza".</div><div>Come diceva Pino: "Un artista deve saper confrontare la propria creatività con quella dei grandi... e con la gente che parla lingue diverse". </div><div>In "Sicily", il napoletano, l'italiano e il jazz americano si fondono in un'unica, eterna serenata alla terra del sole.</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=Y1WLsho4z2c" class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=Y1WLsho4z2c</a></div></div><div><div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=obfiT-0ZpBI" class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=obfiT-0ZpBI</a></div></div><div><div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=-ZJizYW6XoQ" class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=-ZJizYW6XoQ</a></div></div><div><br></div><div>Post Scriptum, questo articolo nasce da una chiacchierata con Paolo Spadaro, lo potete seguire qui :<div><a href="https://www.instagram.com/paolo_spadaro_1986" class="imCssLink">https://www.instagram.com/paolo_spadaro_1986</a></div><div><a href="https://www.youtube.com/@paolospadaro" class="imCssLink">https://www.youtube.com/@paolospadaro</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 14:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Pane Votivo in Sicilia, la farina diventa preghiera]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Pane Votivo in Sicilia, la farina diventa preghiera</h3><div><hr></div><div>In Sicilia il pane non è solo un alimento: è rito, memoria e identità. Il pane votivo nasce da una promessa fatta a un santo (ex voto), da una grazia ricevuta o da un desiderio affidato alla protezione divina. Modellato a mano con pazienza e devozione, diventa una piccola opera d’arte effimera che parla il linguaggio simbolico della millenaria tradizione contadina.</div><div><br></div><div>Il Significato: Oltre il Folklore</div><div>Il pane votivo non è un semplice prodotto gastronomico, ma un gesto pubblico e domestico.</div><div><br></div><div>Ex voto: viene offerto come ringraziamento per un miracolo o una guarigione.</div><div>Protezione: spesso non viene consumato subito, ma conservato per mesi in casa come segno di benedizione per la famiglia e il raccolto.</div><div>Arte femminile: è un sapere antico, una tecnica di "scultura povera" tramandata di madre in figlia che trasforma la farina in pizzo.</div><div><br></div><div>Il Calendario delle Feste: Dove il Pane si fa Storia</div><div><br></div><div>San Giuseppe (19 marzo) – Il Trionfo degli Altari</div><div>È la celebrazione più spettacolare, cuore della Val di Mazara (Salemi, Ribera, Castelvetrano).</div><div>Le case private si aprono al paese esponendo le "Cene": strutture monumentali rivestite di mirto e alloro, decorate con centinaia di pani scolpiti.</div><div><br></div><div>Il rito: si preparano spesso 101 pietanze tradizionali (legumi, finocchietto selvatico, sfince) da condividere con i "Santi" della comunità.</div><div><br></div><div>San Calogero (luglio) – Il Pane come Dono e Spettacolo</div><div>Ad Agrigento e Naro, il rito diventa teatrale. Durante la processione, i fedeli lanciano piccoli pani (pucciddati) verso il simulacro del "Santo Nero". Il gesto rievoca la leggenda del santo che sfamava i poveri durante la pestilenza.</div><div><br></div><div>Sant'Antonio Abate (17 gennaio) – Il Mondo Contadino</div><div>Nei centri rurali come Collesano, il pane celebra il legame con la terra. Si modellano pani a forma di animali per invocare la protezione sul bestiame e sulla fertilità dei campi, benedetti davanti ai tradizionali falò.</div><div><br></div><div>Santa Lucia (13 dicembre) – L'Eccezione del Grano</div><div>A Siracusa e Palermo, per voto non si consuma pane comune. La farina lascia il posto alla cuccìa (grano bollito con ricotta o cioccolato), simbolo di salvezza dalla carestia.</div><div><br></div><div>I Pani di Pasqua di San Biagio Platani<div><span class="fs12lh1-5">A San Biagio Platani, in provincia di Agrigento, i pani pasquali assumono una forma unica e spettacolare. Sono legati agli imponenti “Archi di Pasqua”, strutture artistiche realizzate ogni anno con pane, semi, cereali e materiali naturali in occasione della celebrazione pasquale.</span><br></div><div><br></div><div>Questi pani decorativi, preparati artigianalmente, vengono modellati in forme simboliche: colombe, cuori, croci, cestini e figure religiose. Spesso sono impreziositi con intrecci elaborati e piccoli dettagli ornamentali ottenuti con semi e impasti lavorati a mano.</div><div><br></div><div>La tradizione è strettamente connessa alla festa degli Archi, organizzata dalle storiche confraternite del paese, che trasformano il borgo in un museo a cielo aperto. Il pane diventa così non solo alimento, ma anche espressione artistica e identitaria della comunità.</div></div><div><br></div><div>Il Linguaggio delle Forme: Un Codice Segreto</div><div><hr></div><div>Ogni intaglio fatto sulla pasta ha un significato preciso:</div><div>Croce: protezione e fede incrollabile.</div><div>Spiga: augurio di fertilità e abbondanza.</div><div>Scala: l'ascesa spirituale verso il divino.</div><div>Pesce: antico simbolo del Cristianesimo.</div><div>Culla o Bambinello: richiesta di protezione per i figli o grazia per una maternità.</div><div><br></div><div>La Tecnica: "L'Arte delle Mani Bianche"</div><div>La magia del pane votivo risiede nella sua lavorazione, che richiede ore di maestria:</div><div><br></div><div>Solo farina di grano duro, acqua, lievito madre e sale.</div><div>L'impasto deve essere molto compatto ("duro") per mantenere i dettagli durante la cottura.</div><div>La modellatura: si usano esclusivamente forbicine, coltellini e punteruoli per creare ricami finissimi simili al merletto.</div><div>La cottura: lenta e tradizionalmente in forno a legna, per rendere il pane dorato e resistente nel tempo.</div><div><br></div><div>Itinerari Autentici: La Sicilia fuori dai Percorsi Comuni</div><div>Se cerchi un’esperienza intima e poco turistica, segna queste tappe nel tuo viaggio:</div><div><br></div><div>Caltanissetta (San Michele): nel cuore dei quartieri storici, tra cuddure (pani rituali) e minestre di legumi in un'atmosfera domestica.</div><div>Patti (Santa Febronia): una festa identitaria del messinese con dolci di mandorla e pani benedetti.</div><div>Vizzini (San Giovanni): celebrazione della genuinità con pane cunzato (condito) con olio nuovo e formaggi locali.</div><div>Giarratana (San Bartolomeo): dove la fede incontra i sapori del territorio, come la famosa cipolla locale e il vino casereccio.</div><div><br></div><div>Perché scoprire il pane votivo in Sicilia?</div><div><br></div><div>Visitare l’isola durante queste feste significa entrare in una dimensione sacra e comunitaria. Non è un’attrazione per visitatori, ma un rito che apre le porte delle case. Osservare la preparazione del pane e partecipare a una tavolata di quartiere significa toccare l'anima più autentica della Sicilia: un luogo dove, ancora oggi, anche il pane sa raccontare una preghiera.</div><div><br></div><div>Spero che questa sintesi sia perfetta per il tuo sito! Ti piacerebbe che creassi anche una piccola sezione "Glossario" con i nomi dialettali dei pani (come cuddure, pucciddati, pupi)?</div><div><br></div><div>Piccolo Glossario del Pane Rituale Siciliano</div><div><hr></div><div>Per orientarti tra le bancarelle e le feste di paese, ecco i termini dialettali che sentirai più spesso:</div><div><br></div><div>Cuddura (o cudduredda): dal greco kollura (corona). È un pane a forma di ciambella o treccia, spesso decorato con uova sode incastonate (tipico di Pasqua, ma anche di Sant'Agata e San Michele). Simboleggia l'abbondanza e l'unione.</div><div><br></div><div>Pucciddatu (buccellato): un pane votivo a forma di ciambella, solitamente più grande e decorato con intagli profondi. È il protagonista dei lanci durante la festa di San Calogero ad Agrigento.</div><div><br></div><div>Pupi di pane: piccoli pani modellati a forma di figura umana (spesso il Bambinello o un Santo). Sono comuni negli altari di San Giuseppe e vengono donati ai bambini come segno di protezione.</div><div><br></div><div>Speranza (o cucciddatu di San Giuseppe): termine usato nel trapanese per indicare i pani artistici più elaborati che raffigurano simboli cristiani (ostensorio, calice, colomba).</div><div><br></div><div>Cuccìa: non è propriamente un pane, ma è l'antenato di tutti i riti cerealicoli. Si tratta di grano duro bollito, consumato il 13 dicembre per Santa Lucia. Rappresenta il chicco che muore per dare vita alla pianta, simbolo di rinascita.</div><div><br></div><div>Pani di cena: piccoli panini dolci o salati, spesso aromatizzati con semi di anice o finocchietto, che compongono le monumentali tavolate devozionali.</div><div><br></div><div>Un'ultima curiosità per i tuoi lettori</div><div>In molte zone della Sicilia, il pane votivo viene chiamato anche "pane di San Nicola" o "panuzzu". Spesso viene distribuito in miniatura perché possa essere conservato nel portafoglio o in un cassetto della cucina: un piccolo "talismano" commestibile che tiene lontane le carestie e le sventure dalla casa.</div><div><br></div><div>Principali musei e luoghi dedicati al pane in Sicilia</div><div><hr></div><div>Museo del Pane Rituale (Salemi, TP): situato nel centro storico, espone pani modellati provenienti da diverse zone dell'isola, rappresentando un'importante testimonianza di arte popolare. &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://museodelpaneritualesalemi.jimdofree.com/" class="imCssLink">https://museodelpaneritualesalemi.jimdofree.com/</a></span></div><div><br></div><div>Museo della "Cuddura" (Leonforte, EN): museo permanente e performativo dedicato alla cuddura (pane tradizionale) e alle tradizioni legate agli altari di San Giuseppe, spesso integrato con musica popolare. &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/museocudduraleonforte/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/museocudduraleonforte/</a></span></div><div><br></div><div>Ecomuseo del Grano e del Pane (Salemi, TP): spesso associato al museo rituale, esplora la cultura del grano attraverso manufatti e interpretazioni artistiche contemporanee.</div><div><br></div><div>Micromuseo Immateriale del Grano e del Pane (Caltanissetta): un'iniziativa focalizzata sulla memoria, la conoscenza e l'interazione legata alla filiera cerealicola. &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/digranoedipane/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/digranoedipane/</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Mostre permanenti in eventi (Gela, CL): durante la "Festa del Pane di Gela", organizzata periodicamente, viene allestito un museo temporaneo della panificazione con esposizione di attrezzi agricoli storici. &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/p/Festa-del-Pane-di-Gela-61577462664645/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/Festa-del-Pane-di-Gela-61577462664645/</a></span></div><div><br></div><div>Questi musei evidenziano come il pane in Sicilia non sia solo cibo, ma un vero e proprio simbolo culturale e religioso, spesso decorato con maestria, in particolare nei periodi festivi come San Giuseppe.</div><div><br></div><div>Gli archi di Pasq a San Biagio Platani: Il cerimoniale si svolge in un momento preciso dell’anno, quando la natura, con un’esplosione di colori e profumi, nella Valle dei Sicani celebra il risveglio primaverile. Non è casuale che la struttura degli Archi centrali prenda forma attraverso una fusione di materiali vegetali e prodotti della terra: un’architettura composta di frutti, essenze, semi e profumi, ovvero di tutto ciò che il popolo contadino può offrire a Cristo vittorioso.<div><br></div><div>Il pane, frutto del lavoro paziente e faticoso dei campi, diventa l’elemento decorativo essenziale di questa architettura effimera. In esso si concentra un profondo valore simbolico, che richiama i ritmi della vita agricola e l’identità di una comunità. Una comunità che ha dato origine a una manifestazione unica, ricca di devozione, cultura e arte, in cui fede e tradizione si fondono in un linguaggio visivo di straordinaria suggestione. &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.archidipasqua.eu/" class="imCssLink">https://www.archidipasqua.eu/</a></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 14:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia sotterranea: viaggio nei luoghi nascosti dell’isola]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia sotterranea: viaggio nei luoghi nascosti dell’isola</h3><div><hr></div><div>C’è una Sicilia che si mostra al sole, tra templi dorati, mare abbagliante e città barocche.</div><div>E poi ce n’è un’altra che si nasconde sotto i nostri passi.</div><div><br></div><div>Esplorare la Sicilia sotterranea significa attraversare cunicoli scavati nella lava, scendere in silenzio lungo scale umide, ascoltare l’acqua che scorre dove non dovrebbe esserci un fiume. È un viaggio nel tempo, oltre che nello spazio.</div><div><br></div><div>Ecco alcuni dei luoghi più affascinanti dove scendere “di sotto” e scoprire il cuore nascosto dell’isola.</div><div><br></div><div>Catania: il fiume che non si vede</div><div><br></div><div>A Catania, sotto il nero dell’Etna, esiste una città parallela.</div><div><br></div><div>Il Fiume Amenano, sepolto dall’eruzione del 1669, non è scomparso: scorre ancora sotto il centro storico. </div><div>Lo si intravede nella Fontana dell’Amenano, in Piazza Duomo, ma la vera emozione è scendere nei locali sotterranei dell’Ostello degli Elefanti, dove l’acqua corre tra pareti di lava illuminate. Il rumore è lieve, costante, quasi ipnotico.</div><div><br></div><div>Poco distante, il Pozzo di Gammazita racconta una leggenda medievale. </div><div>Una scala scende in profondità fino alle acque sotterranee, tra alte mura laviche. L’aria è più fresca, la luce cambia, il tempo sembra rallentare.</div><div><br></div><div>E nelle Catacombe di Sant’Agata alla Guilla, tra cunicoli paleocristiani, si percepisce la devozione antica di una città che ha sempre vissuto tra fede e vulcano.</div><div><br></div><div>Realmonte: la cattedrale scolpita nel sale</div><div><br></div><div>A cento metri sotto terra, nel silenzio ovattato di una miniera attiva, si apre uno spazio che non ti aspetti.</div><div><span class="fs12lh1-5">La Cattedrale di Sale di Realmonte non è una metafora: è una vera chiesa scavata nel salgemma. Altare, pulpito e statue – come quella di Santa Barbara – sono modellati direttamente nella roccia salina.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Le pareti raccontano milioni di anni di storia geologica attraverso cerchi concentrici naturali, sfumature che vanno dal bianco al rosato. Qui sotto il suono cambia, la voce rimbomba, i passi sembrano più leggeri.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L’accesso è limitato e richiede prenotazione anticipata: forse è proprio questa rarità a rendere l’esperienza ancora più intensa.</span><br></div><div><br></div><div>Palermo: acqua, mistero e memoria</div><div><br></div><div>Il sottosuolo di Palermo è un intreccio sorprendente di ingegneria araba e storia barocca.</div><div><span class="fs12lh1-5">I Qanat sono tunnel stretti e umidi dove l’acqua scorre limpida da secoli. Indossando stivali e casco, si cammina piegati in avanti, tra pareti di terra e pietra. È un’esperienza fisica, quasi iniziatica: si sente l’odore dell’acqua, il silenzio è totale.</span><br></div><div><br></div><div>Nelle Catacombe dei Cappuccini, il tempo invece si è fermato. Tra corridoi silenziosi, la mummia di Rosalia Lombardo sembra dormire. I corpi, ordinati per categoria sociale, raccontano una Palermo lontana ma ancora presente.</div><div><br></div><div>Poco fuori città, la Grotta di Carburangeli, a Carini, custodisce stalattiti, stalagmiti e resti di fauna preistorica, tra cui elefanti nani. È un luogo dove la natura e la storia si incontrano nel buio.</div><div><br></div><div>Siracusa: luce che filtra dal sottosuolo</div><div><br></div><div>Sotto Ortigia e il quartiere Akradina si estende un mondo nascosto.</div><div><span class="fs12lh1-5">Le Catacombe di San Giovanni non sono solo un luogo di sepoltura: un tempo erano acquedotti greci. Le grandi “rotonde” aperte verso l’alto lasciano filtrare la luce naturale, creando giochi chiaroscurali che sembrano teatrali.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">E poi c’è il Bagno Ebraico (Miqweh), nascosto a 18 metri di profondità all’interno dell’Hotel Alla Giudecca. Si scende una scala ripida, gradino dopo gradino, fino a raggiungere una vasca alimentata da una sorgente naturale perenne. Qui il silenzio è assoluto. L’acqua è limpida, viva.</span><br></div><div><br></div><div>Consigli per chi vuole scendere “di sotto”</div><div><br></div><div>Prenota con anticipo, soprattutto per i Qanat e la Miniera di Sale.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Scendere nel sottosuolo siciliano non è solo una visita guidata, è </span><span class="fs12lh1-5">un cambio di prospettiva.</span></div><div><br></div><div>Ti interessa sapere come prenotare la visita ai siti ?</div><div><br></div><div>Come visitare i Qanat di Palermo</div><div>I Qanat sono gestiti principalmente da associazioni speleologiche autorizzate. Non sono aperti tutti i giorni e le visite dipendono dal livello dell'acqua.</div><div>A chi rivolgersi: L'associazione principale è Sicilia Antica o il Cai (Club Alpino Italiano) sezione Palermo. Spesso le visite sono organizzate anche dal gruppo Archeofficina.</div><div><br></div><div>2. Come visitare la Cattedrale di Sale (Realmonte, AG)</div><div>Questa è la vera "sfida" logistica perché si trova dentro una miniera di salgemma attiva (gestita dalla società Italkali).</div><div>Il protocollo: Per ragioni di sicurezza, le visite sono limitate a un numero ristretto di persone (circa 30 alla volta) e solitamente avvengono solo l'ultimo mercoledì del mese o in date specifiche comunicate dall'azienda.</div><div>Non ci sono agenzie intermedie. Devi inviare una richiesta formale o telefonare direttamente alla direzione di Italkali - Miniera di Realmonte.</div><div>Spesso rispondono a richieste inviate a relazioni.esterne@italkali.com.</div><div><br></div><div>3. Come visitare il Bagno Ebraico (Ortigia, SR)</div><div>Molto più semplice dei precedenti, ma richiede comunque un passaggio specifico.</div><div>Dove andare: Recati all'Hotel "Alla Giudecca" (Via Alagona, 52 - Ortigia).</div><div>Le visite guidate partono circa ogni ora (solitamente dalle 10:00 alle 18:00). </div><div> Scenderai una scala ripida che ti porterà 18 metri sotto il livello stradale, dove l'acqua dolce sgorga ancora limpidissima.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 13:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Pasticcio di Noto: un viaggio tra palazzi barocchi e campagne assolate]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000024A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Pasticcio di Noto: un viaggio tra palazzi barocchi e campagne assolate</h3><div><hr></div><div>Il Pasticcio di Noto non è soltanto una specialità da forno: è il racconto commestibile di un incontro secolare tra due anime della Sicilia. Da un lato l’eleganza dei Monsù, cuochi raffinati al servizio dell’aristocrazia; dall’altro la sapienza concreta dei contadini del Val di Noto. Due mondi diversi, ma uniti dal gusto e dalla necessità.</div><div><br></div><div>Un cenno su Noto, per avere un focus sulla località: si trova nel sud-est della Sicilia, in provincia di Siracusa.</div><div>Dal punto di vista geografico, la città è situata ai piedi dei Monti Iblei e domina la Valle dell’Asinaro. La città attuale non sorge nel sito originario (Noto Antica), che si trovava più in alto sul monte Alveria e fu completamente distrutto dal violento terremoto del 1693. La Noto che ammiriamo oggi, celebre capitale del Barocco, è stata ricostruita più a valle proprio per sfruttare una posizione geografica più agevole e scenografica.</div><div><br></div><div>L’eredità dei Monsù: eleganza francese, anima barocca</div><div><br></div><div>Tra Settecento e Ottocento, nelle cucine dei palazzi nobiliari di Noto operavano i Monsù (dal francese Monsieur), chef ante litteram formati alla scuola francese.</div><div><br></div><div>Il “pasticcio” nasce proprio in questo contesto, ispirato ai pâté e ai timballi d’Oltralpe.</div><div><br></div><div>Lo scrigno dorato è di una solida crosta che racchiudeva carni pregiate, proteggendole durante lunghi banchetti borbonici.</div><div>Non solo gusto, ma spettacolo.</div><div>L’agrodolce, l’uva passa e i pinoli non erano semplici decorazioni, ma strumenti di equilibrio. Addolcivano la selvaggina, armonizzavano le erbe amare e regalavano quella complessità tipica del gusto barocco siciliano.</div><div><br></div><div>Il risultato? Un piatto scenografico, sontuoso, degno dei migliori saloni nobiliari.</div><div><br></div><div>Con la sapienza contadina: il pasticcio diventa popolare</div><div><br></div><div>Nei vicoli e nelle campagne, la ricetta si trasforma.</div><div><br></div><div>La frolla al burro lascia spazio a una pasta più robusta, fatta con farina di grano duro locale e strutto: resistente al forno a legna e perfetta da portare nelle bisacce durante le giornate nei campi.</div><div><br></div><div>Il ripieno celebra la biodiversità del territorio: scarola selvatica raccolta all’alba tra vigne e muretti a secco, carne di maiale o piccoli animali d’allevamento, formaggi locali e l’immancabile tocco agrodolce.</div><div><br></div><div>Ingredienti semplici che diventano una farcia sorprendentemente ricca, capace di nutrire e raccontare.</div><div><br></div><div>Un’antica arte di conservazione</div><div><br></div><div>In un’epoca senza refrigerazione, il Pasticcio era una vera “cassaforte” alimentare.</div><div><br></div><div>La crosta spessa isolava il ripieno, permettendo ai sapori di maturare nei giorni successivi. Anzi, spesso era ancora più buono il secondo o il terzo giorno.</div><div><br></div><div>Per questo divenne protagonista delle grandi feste religiose, come quelle dedicate a San Corrado Confalonieri. Portare in tavola un pasticcio alto e ben dorato era motivo di orgoglio: ogni famiglia custodiva il proprio segreto, un pizzico di cannella, un pecorino più stagionato, una nota di peperoncino.</div><div><br></div><div>Il ritmo della terra dettava parte del condimento: un piatto che segue le stagioni</div><div><br></div><div>E per il contadino netino, il Pasticcio non era improvvisazione, ma rituale.</div><div><br></div><div>La scarola selvatica si cercava dopo le prime piogge, quando le foglie erano tenere e profumate. La raccolta diventava occasione per conoscere il territorio, zolla dopo zolla.</div><div><br></div><div>Per il contadino netino, il Pasticcio non era un pasto improvvisato, ma il premio per la fatica. La sua preparazione seguiva il ciclo delle stagioni: la scarola selvatica non si comprava, si “scovava” tra i filari delle vigne o negli oliveti dopo le prime piogge, quando le foglie erano tenere e cariche di umidità.</div><div><br></div><div>Il rito della raccolta era un compito che spesso spettava alle donne e ai bambini, un pretesto per mappare il territorio e conoscere ogni zolla di terra.</div><div><br></div><div>In un’epoca in cui il lavoro nei feudi distava ore di cammino dal centro abitato, il Pasticcio era la “schiscetta” ante litteram, cioè il pranzo al sacco portato da casa.</div><div><br></div><div>La sua crosta di grano duro, spessa e corazzata dallo strutto, fungeva da contenitore termico naturale: proteggeva il ripieno dalla polvere del giorno e dal sole siciliano, mantenendolo saporito anche al secondo o al terzo giorno di permanenza nella bisaccia.</div><div><br></div><div>Durante l’anno era sostanza e nutrimento; nelle feste diventava simbolo di ritorno e condivisione. Nei quartieri storici, i forni a legna comuni si animavano: ogni teglia veniva segnata con un decoro per distinguerla. Era una gara silenziosa di profumi e croste lucide.</div><div><br></div><div>Mangiarlo sul sagrato, tra ceri votivi e processioni, significava celebrare insieme la comunità.</div><div><br></div><div>Nella cultura contadina, la ricchezza del ripieno del Pasticcio era una forma di preghiera laica. Riempirlo fino a farlo scoppiare con carne di maiale, salsiccia e verdure amare era un modo per esorcizzare la fame patita durante l’anno e per augurarsi un raccolto generoso.</div><div><br></div><div>Cosa c’entra l’analogia barocca? La Noto in un morso</div><div><br></div><div>Se osservate il Pasticcio, la sua struttura richiama l’architettura barocca di Noto.</div><div><br></div><div>La facciata: una crosta dorata e solida, come la pietra calcarea dei palazzi lungo Corso Vittorio Emanuele.</div><div>Il cuore: una volta inciso, rivela un interno complesso e profumato, stratificato come le navate riccamente decorate delle chiese netine.</div><div><br></div><div>Come la città, anche il Pasticcio sorprende chi va oltre la superficie.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 07:07:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-pasticcio-di-noto-un-viaggio-tra-palazzi-barocchi-e-campagne</link>
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			<title><![CDATA[La Tramvia Messina Barcellona]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000249"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Tramvia Messina Barcellona</h3><div><hr></div><div>Stai chiacchierando con il tuo riferimento musicale, lui ti mostra una foto apparentemente innocua… e boom, parte una discussione sulla tranvia Messina–Barcellona.<div>Se la musica ti porta in un mondo, una foto te ne apre un altro e finisci a parlare di infrastrutture ottocentesche sul lungomare messinese.</div><div><br></div><div>Immaginate una Sicilia di fine Ottocento: tra carretti, strade polverose, il mare blu, la costa calabra, le case basse dei borghi marinari.</div><div>Ci proiettiamo al 19 maggio 1890: un fischio acuto e una nube di vapore hanno cambiato il ritmo della costa tirrenica, dei trasporti, delle merci, del passeggiare.</div><div><br></div><div>Nasce la Tranvia Messina–Barcellona Pozzo di Gotto: non solo un mezzo di trasporto, ma un belvedere mobile affacciato sullo Stretto e sulle Eolie, e un nuovo modo di spostarsi.</div><div><br></div><div>Si avvia l'epopea del vapore sulla costa sicula: la Tranvia Messina–Barcellona P.G.</div><div><br></div><div>Immaginate una Sicilia di fine Ottocento: un paesaggio dominato da carretti a trazione animale, strade polverose, persone che sospingono carri, venditori di cibo e bevande.</div><div><br></div><div>Acquaioli: vendevano acqua fresca, spesso arricchita con limone.</div><div>Venditori di cibi cotti, fruttivendoli e verdurieri: arrivavano dai contadi con asini o carri carichi.</div><div>Venditori di dolciumi stagionali.</div><div>Artigiani e venditori di merci: stagnini che riparavano pentole e stoviglie in rame.</div><div>Venditori di piatti, pentole e stoviglie, chiamati spesso “piattari”.</div><div>Cordai: venditori di corde e funi.</div><div>I saponari vendevano sapone fatto in casa.</div><div>Venditori di panni, tessuti e coppole.</div><div><br></div><div>A mare, i pescatori alla ricerca del pescespada, guidati dai contadini in collina con segnali fatti con bandiere.</div><div>Il luntro prima, la feluca dopo: un’evoluzione delle barche, dai remi al motore.</div><div><br></div><div>Ad onor del vero, sono state create anche tratte rotabili per il trasporto dello zolfo dalle miniere ai caricatori, in altre parti della Sicilia, ma questa è un'altra storia.</div><div><br></div><div>Comunque sia, in questo scenario, il 19 maggio 1890, un fischio acuto e una nuvola di fumo bianco annunciarono una rivoluzione tecnologica: l'inaugurazione della Tranvia Messina–Barcellona Pozzo di Gotto.</div><div><br></div><div>Un'Infrastruttura d'Avanguardia Europea</div><div><br></div><div>La linea non fu un progetto locale, ma internazionale. Fu la Société Anonyme des Tramways Siciliens (SATS), con sede a Bruxelles, a finanziare e costruire l'opera.</div><div><br></div><div>Lo scartamento metrico: 1000 mm. Una scelta tecnica precisa. Lo scartamento ridotto permetteva al tram di curvare tra le case dei borghi marinari e di seguire le sinuosità della costa, mantenendo i costi di costruzione contenuti.</div><div><br></div><div>Il binario utilizzava rotaie di tipo Vignole per le tratte in sede propria e rotaie a gola per i tratti che condividevano la carreggiata con i carri.</div><div><br></div><div>Le locomotive: le macchine a vapore (spesso prodotte dalla tedesca Krauss o dalla belga Tubize) erano avvolte da una carrozzeria metallica che copriva le ruote. Questo serviva a non spaventare i cavalli lungo le strade e a proteggere i meccanismi dalla salsedine.</div><div><br></div><div>Dal 1917 la linea divenne un sistema misto. Il tratto urbano di Messina fino a Granatari era elettrificato a 600 V in corrente continua.</div><div>Arrivati al fine corsa elettrificato, si sganciava il locomotore elettrico e si attaccava quello a vapore per proseguire verso la provincia.</div><div><br></div><div>Le carrozze “Giardiniere”: erano i vagoni più amati. Aperti sui lati, permettevano ai passeggeri di godersi la brezza marina.</div><div>Nelle giornate di scirocco, erano l'unico modo per viaggiare freschi tra Messina e Milazzo.</div><div><br></div><div>Il Viaggio "Slow"</div><div><br></div><div>Per coprire i circa 45 km della linea, il tram impiegava 4 ore. Una velocità commerciale di circa 11–15 km/h. I passeggeri avevano tutto il tempo di socializzare, leggere il giornale o ammirare le Eolie all'orizzonte.</div><div><br></div><div>Il terremoto del 1908, nonostante la distruzione di Messina, non rappresentò la sua fine; anzi, la tranvia fu uno dei simboli della rinascita.</div><div>I binari vennero liberati dalle macerie in tempi record per permettere il trasporto dei materiali necessari alla ricostruzione della città.</div><div><br></div><div>Il declino avvenne negli anni '20: con l'avvento dei primi autobus della SITA e il potenziamento della ferrovia statale (più veloce), la tranvia divenne obsoleta. Il tratto finale chiuse l'ultimo giorno del 1932.</div><div><br></div><div>L'itinerario per il Turista Moderno</div><div><br></div><div>Oggi puoi ripercorrere il tracciato seguendo la SS113. Ecco dove fermarti:</div><div><br></div><div>Torre Faro: qui il tram faceva una curva strettissima vicino alla spiaggia. C'è chi si fermava per una granita al limone; oggi, sotto il pilone dismesso dell'elettrodotto calabro-siculo, ci si incontra nel periodo estivo. Altri tempi.</div><div><br></div><div>A Villafranca Tirrena sono rimaste tracce di vecchie case cantoniere lungo la statale; alcune ricalcano la posizione delle antiche fermate.</div><div><br></div><div>A Barcellona P.G.: il capolinea sorgeva in una zona nevralgica per il commercio. Oggi si possono esplorare i vicoli di Pozzo di Gotto per respirare l'atmosfera mercantile di inizio secolo.</div><div><br></div><div>Dove si trovava il capolinea principale a Messina?</div><div><br></div><div>Il cuore della rete era situato presso la zona della Pescheria (vicino all'attuale via I Settembre), un punto strategico per il collegamento con il porto e il mercato cittadino.</div><div><br></div><div>Esistono ancora resti visibili della linea?</div><div><br></div><div>Oggi i binari sono stati totalmente rimossi o coperti dall'asfalto della SS113. Tuttavia, la conformazione di alcune strade costiere e la posizione di vecchi edifici ferroviari possono testimoniare il passaggio della linea, anche se spesso inghiottiti dalle nuove costruzioni.</div><div><br></div><div>La tranvia passava anche da Milazzo?</div><div><br></div><div>Sì, la linea toccava il territorio di Milazzo in zona Bivio, ma il centro cittadino di Milazzo era servito principalmente da un'altra linea tranviaria dedicata che collegava la stazione ferroviaria al porto.</div><div><br></div><div>Perché è stata chiusa nel 1932?</div><div><br></div><div>Le cause principali furono tre: l'eccessiva lentezza (4 ore contro l'ora abbondante del treno FS), la vetustà degli impianti, mai modernizzati dopo il 1908, e la concorrenza dei primi autobus, più flessibili e veloci.</div><div><br></div><div>Posso consultare mappe dettagliate del tracciato?</div><div><br></div><div>Le risorse migliori sono Wikimedia Commons, categoria Messina–Barcellona Pozzo di Gotto tramway, e il portale OldMapsOnline, cercando mappe della provincia di Messina datate tra il 1895 e il 1920.</div></div><div><br></div><div>Post Scriptum, questo articolo nasce da una fotografia che mi mostra Paolo Spadaro, lo potete seguire qui :</div><div><a href="https://www.instagram.com/paolo_spadaro_1986?igsh=djZ1cGx5dndlazBh&utm_source=qr" class="imCssLink">https://www.instagram.com/paolo_spadaro_1986</a><br></div><div><div><a href="https://www.youtube.com/@paolospadaro" class="imCssLink">https://www.youtube.com/@paolospadaro</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 14:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Cucina Siciliana un Antropologia del Gusto e della Memoria]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000248"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Cucina Siciliana: Un’Antropologia del Gusto e della Memoria</h3><div><hr><div>La cucina siciliana è da sempre una cucina di sensazioni: intensa, diretta, capace di coinvolgere tutti i sensi. Profumi di mare e di agrumi, sapori agrodolci, consistenze contrastanti, colori vivaci. In Sicilia il cibo non è mai stato solo nutrimento, ma esperienza, racconto e identità.</div><div><br></div><div>L'Ingegno della Scarsità: "Leccare la Sarda"</div><div>Nella tradizione popolare, soprattutto nei periodi di maggiore povertà, la sarda non si mangiava: si "leccava". Era un gesto semplice ma profondamente simbolico. Quando il pesce era troppo poco per sfamare un’intera famiglia, lo si utilizzava per insaporire il pane. Si passava la sarda sulla mollica, la si leccava per assaporarne l’intensità salmastra, poi si mangiava il pane.</div><div><br></div><div>Era una cucina di necessità, ma anche di straordinario ingegno. Il sapore deciso del pesce azzurro bastava a trasformare un semplice pezzo di pane in un pasto. In quel gesto c’erano dignità, condivisione e creatività. In città come Palermo o nei borghi marinari della costa, il pesce azzurro era il nutrimento del popolo. Nulla si sprecava: anche quando era poco, bastava il suo profumo a dare carattere al cibo. “Leccare la sarda” diventa così l’immagine di una Sicilia capace di trasformare le poche risorse disponibili in sapore e la fatica con l'ingegno cultura gastronomica.</div><div><br></div><div>Acciughe, Alici e Sarde: Le Sfumature del Mare</div><div>Spesso si tende a confondere acciughe, alici e sarde. In realtà, pur essendo simili, appartengono a narrazioni diverse. Le alici e le acciughe sono lo stesso pesce: la differenza risiede convenzionalmente nella lavorazione. </div><div>Le acciughe sono alici conservate sotto sale o sott’olio, sfruttando il sale come conservante naturale millenario. </div><div>Le sarde, invece, sono una specie differente, generalmente più grande, più grassa e dal sapore ancora più deciso.</div><div><br></div><div>Il metodo della salagione consentiva di avere pesce disponibile tutto l’anno. Disposte a strati con abbondante sale marino prodotto dalle numerose saline soprattutto nella zona del trapanese, oggi uno spettacolo assistere al tramonto dalle saline, lasciate maturare, sarde e alici sviluppavano un gusto intenso e concentrato, capace di insaporire pane, pasta e verdure.</div><div><br></div><div>Dal Garum alla Colatura: L'Eredità dell'Antico</div><div>Il legame della Sicilia con le essenze di pesce è ancestrale. Il Garum era la salsa di pesce fermentato amatissima nell’Antico Impero Romano, un “condimento universale” preparato con interiora di pesce azzurro e sale lasciati maturare al sole. Le migliori produzioni provenivano proprio dalle cetariae (stabilimenti di lavorazione) del Mediterraneo; in Sicilia, siti come Solunto e Tindari testimoniano ancora oggi questa fiorente industria antica.</div><div><br></div><div>L’erede moderna di questa tradizione è la Colatura di alici. Sebbene oggi il borgo di Cetara ne rivendichi il primato commerciale, la Sicilia custodisce una storia parallela: da Sciacca a Marzamemi, l’isola ha sempre eccelso nell'estrazione di liquidi sapidi durante la maturazione delle acciughe sotto sale.</div><div><br></div><div>Come utilizzare la Colatura in cucina</div><div>Se esiste un ingrediente capace di racchiudere l’anima del mare in una sola goccia, è la colatura. Essendo un concentrato di sapido, saporito o delizioso è umami ( termine derivante dal giapponese umai "delizioso") , va usata con estrema misura. </div><div>Suggerimenti per valorizzarla secondo la tradizione:</div><div><br></div><div>Il Primo Piatto Iconico: Spaghetti con aglio, olio, peperoncino e una pioggia di muddica atturrata (pangrattato tostato), non si buttava nulla. La colatura va aggiunta rigorosamente a fuoco spento o direttamente nel piatto per non alterarne il profilo aromatico con il calore eccessivo.</div><div><br></div><div>Equilibrio del Sale: Un consiglio fondamentale: la colatura è estremamente sapida. Quando la si usa per condire la pasta, è bene non salare affatto l'acqua di cottura o farlo in misura ridottissima.</div><div><br></div><div>Contorni e Verdure: Poche gocce esaltano le verdure grigliate (finocchi, zucchine o peperoni) e donano una profondità inaspettata alle zuppe di legumi, creando un ponte tra sapori di terra e di mare.</div><div><br></div><div>L'Antipasto Schietto: Sul pane caldo appena sfornato, con un filo di olio extravergine d’oliva di alta qualità, la colatura rievoca (in chiave moderna) quel sapore antico della sarda leccata sulla mollica.</div><div><br></div><div>La colatura non è solo un condimento: è un ponte tra passato e presente, un modo per "imbottigliare il mare" e preservare l’autentico sapore del Mediterraneo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 11:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Bottarga di Tonno: l'Oro Ambrato dei Florio e dei Fenici]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000247"><div><hr></div>La Bottarga di Tonno: l'Oro Ambrato dei Florio e dei Fenici<div><hr></div><div>In Sicilia, la bottarga di tonno non è solo un ingrediente è il sapore di una storia di civiltà millenaria. </div><div>Viene definita il caviale del Mediterraneo, la &nbsp;baffa di uova di tonno rosso salate ed essiccata rappresenta l'eredità gastronomica &nbsp;dell'isola, un prodotto che nasce dall'incontro tra il mare e il sole.</div><div>Ha origine dai Fenici e prosegue con i Rais</div><div>La storia della bottarga affonda le radici in un passato leggendario. </div><div>Furono i Fenici a introdurre per primi la tecnica della salatura, ma fu sotto la dominazione araba e poi con la nascita delle grandi Tonnare storiche siciliane che questa prelibatezza divenne un simbolo dell'economia siciliana.</div><div>Nelle tonnare da Favignana, a Trapani a &nbsp;Marzamemi, la produzione della bottarga era il momento culminante della Mattanza estiva. </div><div>Qui, sotto la guida del Rais, si compiva il rito della lavorazione artigianale:</div><div>L’estrazione era rituale: dalle femmine gravide di tonno rosso si estraeva manualmente la "baffa" , la sacca ovarica, un'operazione che richiede precisione e capacità per non danneggiare le uova.</div><div>Con l'abbraccio del sale e del vento, la sacca viene lavata in salamoia e ricoperta di sale grosso per un periodo variabile. Successivamente, viene pressata e lasciata essiccare all'aria per mesi in ambienti ventilati fronte mare, dove il vento salmastro le conferisce quel colore ambrato e consistenza unica.</div><div><br></div><div>Oggi, la produzione della Sicilia occidentale mantiene standard altissimi: ogni sacca può pesare dai 500g ai 2kg e si conserva perfettamente sottovuoto per mesi, mantenendo intatte le sue proprietà.</div><div> </div><div> Il Segreto del Gusto è consumata cruda, preserva tutti i suoi nutrienti. La sua intensità marina è così intensa che richiede moderazione nell'uso, esaltando i piatti senza bisogno di ulteriori cotture.</div><div><br></div><div>In Cucina, i classici Siciliani sono :</div><div>1. Gli Spaghetti alla Bottarga (Il rito delle Tonnare)</div><div>Il piatto che non può mancare in un viaggio a Trapani. Spaghetti al dente saltati con aglio, olio e peperoncino. Il tocco finale? Una pioggia di bottarga grattugiata e scorza di limone rigorosamente a fuoco spento per non "cuocere" l'aroma.</div><div>2. La Baffetta Cruda</div><div>L'antipasto dei pescatori: fette sottilissime servite su pane tostato, appena velate da un filo d'olio extravergine e qualche goccia di limone per bilanciare la sapidità.</div><div>3. Risotto ai Frutti di Mare Gourmet</div><div>Un incontro tra terra e mare: mantecate il risotto con vongole e cozze, completando il piatto con scaglie di bottarga e prezzemolo fresco.</div><div><br></div><div>Se non inseriamo delle curiosità storiche che fare, nell'Ottocento la bottarga era considerata così preziosa da essere utilizzata spesso come moneta di scambio o dono di prestigio tra le famiglie nobiliari e i grandi armatori come i Florio.</div><div>Portare a casa una baffa di tonno significava portare con sé un pezzetto di quella storia gloriosa.</div><div>Per secoli, nelle rotte commerciali del Mediterraneo (specialmente tra Sardegna, Sicilia, Nord Africa e Spagna), le baffe di bottarga hanno funzionato come una vera e propria valuta non ufficiale o merce di baratto primario.</div><div>Perché la bottarga era una moneta perfetta?</div><div>In economia, per far sì che un oggetto funga da moneta, deve avere alcune caratteristiche che la bottarga possiede naturalmente:</div><div>La conservabilità, grazie alla salatura e all'essiccazione, la bottarga può resiste mesi se non qualche anno senza marcire. Poteva viaggiare nelle stive delle navi senza perdere valore.</div><div>La divisibilità: Una "baffa" può essere pesata e frazionata. Si poteva scambiare una baffa intera per un sacco di grano o una parte di essa per beni minori.</div><div>Perché questo valore Intrinseco</div><div>Il processo di estrazione è delicatissimo, se la sacca si rompe, il valore crolla. </div><div>Questo la rendeva un bene di lusso universalmente riconosciuto.</div><div><br></div><div>La si può anche considerare unTributo ai dominatori</div><div>Sotto le varie dominazioni (Aragonesi, Spagnoli, e persino i Savoia più tardi), la bottarga faceva parte dei tributi fisici. Le comunità di pescatori spesso non pagavano le tasse in moneta metallica, ma consegnando una quota della produzione di bottarga ai signori locali o ai viceré. Era una forma di prelievo fiscale diretto.</div><div><br></div><div>Che fosse dono o corruzione Saporita, </div><div>la bottarga veniva anche usata come omaggio diplomatico tra le corti. Inviare bottarga dalla Sicilia a un nobile a Madrid o a Torino non era solo un regalo gastronomico, ma un trasferimento di valore economico reale, usato spesso per ottenere favori, concessioni di pesca o permessi commerciali.</div><div><br></div><div>I pescatori barattavano spesso la bottarga direttamente nei porti per ottenere beni che non potevano produrre, quali tessuti, spezie, vino o utensili in metallo. In molti contesti rurali costieri, fino all'inizio del secolo scorso, il valore di una giornata di lavoro poteva essere misurato in grammi di bottarga.</div><div><br></div><div>In tutto questo poteva mancare il contrabbando</div><div>Dato che era una merce di scambio preziosa e facile da trasportare piccola e leggera, la bottarga alimentò un fiorente mercato nero. Sfuggire al controllo delle "tonnare" della corona e nascondere qualche baffa significava avere in tasca un piccolo capitale pronto per essere scambiato al mercato del paese vicino.</div><div><br></div><div>​Nel sistema economico pre-industriale delle coste siciliane, il valore della bottarga non era fluttuante come quello delle valute moderne, ma era legato alla scarsità biologica. </div><div><br></div><div>​Mentre il grano era la moneta "del popolo", la bottarga era la moneta "dell'alto commercio".</div><div>​Il Cambio: Una singola baffa di tonno di grandi dimensioni (circa 1.5kg) poteva essere scambiata con diverse salme di grano o vari litri di olio d'oliva extravergine.</div><div>​Poiché? Il grano è deperibile ed ingombrante; la bottarga è densa ed occupa pochissimo spazio, era considerato come un titolo di stato odierno ma dei pescatori.</div><div>​</div><div>​Nelle tonnare dei Florio, il salario non era sempre e solo monetario.</div><div>​Il "Diritto di Sgalera": Spesso i sottoufficiali della tonnara o i Rais ricevevano una parte del compenso in natura (frattaglie nobili e bottarga).</div><div>​</div><div>Rivendendo la propria quota di bottarga al mercato nero o ai mercanti, un marinaio poteva guadagnare in una stagione l'equivalente di sei mesi di lavoro agricolo nell'entroterra.</div><div><br></div><div>Contrabbandare era come esportare &nbsp;capitale, nascondere la bottarga era l'equivalente moderno dell'evasione fiscale o dell'esportazione illegale di valuta.</div><div>A tale proposito i grandi proprietari di tonnare predisponevano &nbsp;controlli che i pescatori non nascondessero le baffe. </div><div><br></div><div>La Bottarga di Tonno, era il lingotto del pescatore.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 16:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia, cronaca di un’estasi zuccherata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000246"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia, Cronaca di un’Estasi Zuccherata</h3><div><hr><div>La verità: la pasticceria siciliana non è un semplice dessert. È una trappola dei sensi. È un’ossessione che nasce dall'incontro tra il rigore dell'opulenza delle corti arabe ed il rigore dei conventi . Una volta che il vostro palato incontra l’abbraccio vellutato della ricotta di pecora o l’aroma ancestrale della mandorla, il resto del mondo vi sembrerà insipido.</div><div><br></div><div>Se pensate di poter resistere, non avete letto cosa vi aspetta. Ecco la "mappa del desiderio" che vi farà fare le valigie stasera stessa.</div><div><br></div><div>Il Cannolo e la Cassata: I Sovrani Assoluti</div><div>Non chiamatelo semplicemente "dolce". Il Cannolo è un'esplosione di contrasti: la scorcia croccante che deve cedere con uno schiocco deciso sotto i denti, liberando un cuore di ricotta setosa e freschissima. </div><div>Se il cannolo è l'istinto, la Cassata è l'opera d'arte barocca, è un giardino dell'Eden di frutta candita e pasta reale che racchiude secoli di nobiltà siciliana.</div><div><br></div><div>L’Oscuro Peccato delle Dita d’Apostolo e i Segreti dei Conventi</div><div>Dalle soffici Dita d'Apostolo alle croccanti Cuddrireddre di Delia, fino ai misteriosi Facciuna di Santa Chiara, ogni morso è un segreto rubato a un monastero. Sono dolci che sanno di pazienza, di spezie esotiche come i chiodi di garofano e la cannella, e di una maestria manuale che sfida il tempo.</div><div><br></div><div>Il Matrimonio Perfetto è quando il Dolce incontra l'Oro Liquido</div><div>E' il segreto per rendere l'estasi completa, la scelta del vino, perchè in Sicilia, la pasticceria secca e i dolci al cucchiaio non viaggiano mai da soli; cercano un compagno che sia alla loro altezza, un calice che ne esalti le sfumature tostate e agrumate.</div><div><br></div><div>Il Passito di Pantelleria: Con la sua dolcezza avvolgente e i sentori di albicocca e dattero, è il compagno ideale per la pasticceria di mandorla. Provate a intingere un faccione di Noto in un calice di Passito o un piparello messinese: la mandorla si risveglia, sprigionando tutta la sua essenza oleosa e profumata.</div><div><br></div><div>La Malvasia delle Lipari: Il "nettare degli dei". Con le sue note di miele e macchia mediterranea, trasforma un semplice Biancomangiare o una fetta di Cassata in un'esperienza mistica.</div><div><br></div><div>Il Marsala Superiore: Per i dolci più strutturati come i Mustazzuoli o il Cannolo, il Marsala è la scelta d'elezione. Le sue note ossidative e il richiamo alla frutta secca creano un contrasto perfetto con la grassezza della ricotta e il carattere deciso del cacao.</div><div><br></div><div>Il Moscato di Noto: Leggero, floreale, freschissimo. È la carezza ideale per le Dita d'Apostolo, capace di sgrassare il palato e invitarvi, inevitabilmente, al morso successivo.</div><div><br></div><div>La Pasticceria Siciliana, è una Promessa d'Amore</div><div>In Sicilia il dolce è un prodotto sacro. È l'oro degli Arabi, la pazienza delle monache di clausura, l'orgoglio dei maestri pasticceri. </div><div>Fame, no è il bisogno fisico di sentire il sole dell'isola concentrato in un cucchiaio di ricotta o in un sorso di vino liquoroso.</div><div><span class="fs12lh1-5">È quella voglia improvvisa che vi assalirà quando sarete lontani, un richiamo magnetico che solo un viaggio tra le pasticcerie e le cantine dell'isola può placare.</span><br></div><div><br></div><div>Non siete ancora pronti a cedere alle dolci lusinghe? La Sicilia vi aspetta con i suoi banconi carichi di meraviglie, i suoi profumi ed i suoi calici dorati. </div><div>Siete stati avvisati, dopo non si ritorna indietro, una volta provato questo connubio, la Sicilia diventerà il vostro chiodo fisso.</div><div><br></div><div>E allora, voi che siete finalmente approdati in terra sicula, la sfida è lanciata: non vi chiederemo quale calice alzerete per il vostro primo brindisi, ma quale biscotto deciderete di inzupparvi. Sarà la croccantezza millenaria di una Cuddrireddra, l'anima speziata di un Facciuno o la morbida resistenza di un Mustazzuolo?<div><br></div><div>Scegliete con cura. La risposta potrebbe essere l'inizio della vostra più grande storia d'amore.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 16:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Taganu di Aragona: quando in Sicilia la Pasqua passa dalla tavola]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000245"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Taganu di Aragona: quando in Sicilia la Pasqua passa dalla tavola</h3><div><hr></div><div>In Sicilia ogni piatto ha una storia, un motivo, quasi un voto fatto alla tavola. Nulla nasce per caso: il cibo è memoria, rito, promessa mantenuta nel tempo. Il Taganu di Aragona, sontuoso timballo pasquale della provincia di Agrigento, incarna perfettamente questo spirito.</div><div><br></div><div>Preparato tradizionalmente il Sabato Santo e gustato a Pasqua o Pasquetta, il Taganu segna la fine della Quaresima e l’inizio della festa. È il piatto che annuncia l’abbondanza, che riunisce la famiglia e che trasforma il pranzo in un momento solenne, quasi sacrale.</div><div><br></div><div>Un nome che racconta il passato</div><div><br></div><div>Il nome deriva dal taganu o tiànu, il recipiente in terracotta in cui veniva cotto. In passato questi vasi venivano sigillati e lasciati nel forno a legna per ore; una volta pronti, spesso venivano rotti per liberare il contenuto. Un gesto forte, simbolico, che racconta quanto fosse importante quel momento: il piatto della festa non ammetteva attese.</div><div><br></div><div>Un trionfo di ingredienti</div><div><br></div><div>Il Taganu non è un piatto timido. È composto da rigatoni, uova in quantità sorprendente per ogni chilo di pasta, formaggi siciliani come tuma e parmigiano, carne trita, con l’aroma inconfondibile di cannella e zafferano.</div><div>Il risultato è un timballo compatto, dorato, profumatissimo, capace di saziare e conquistare al primo assaggio.</div><div><br></div><div>Ogni famiglia custodisce la propria versione, tramandata come un piccolo segreto domestico. </div><div>Perché sul Taganu, ad Aragona, non si discute: si rispetta.</div><div><br></div><div>Dalla dispensa alla tradizione</div><div><br></div><div>Le origini del Taganu sono contadine e profonde. Nasce dall’esigenza di utilizzare ciò che la dispensa offriva per celebrare la fine del digiuno quaresimale. Uova, pasta, formaggi e carne diventano così simboli di rinascita, gratitudine e condivisione.</div><div><br></div><div>Oggi simbolo identitario</div><div><br></div><div>Oggi il Taganu è molto più di una ricetta: è un simbolo di Aragona, celebrato anche con una festa dedicata che richiama appassionati di cucina e curiosi. È il piatto che profuma le case, che scandisce il tempo della Pasqua e che ricorda quanto, in Sicilia, la tavola sia il cuore di tutto.</div><div><br></div><div>Il Taganu non si mangia soltanto: si vive. È una storia che si ripete ogni anno, un rito che si rinnova, una dichiarazione d’amore per la cucina siciliana più autentica.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 15:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lights Of Taormina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000244"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Lights Of Taormina</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Il brano racconta la tristezza di un innamorato che si è lasciato sfuggire l'amata, riflettendo su passate esperienze amorose.</span><br></div><div>Riferimenti Geografici e Storici: La canzone è ambientata a Taormina, luogo evocativo noto per il suo Teatro Antico e la vista panoramica. </div><div>Viene citata la storia antica, in particolare le origini legate alla distruzione di Naxos nel 403 a.C. e la successiva fondazione di Tauromenion.</div><div>In un Tour: Knopfler ha descritto la canzone, riflettendo sul ruolo del musicista che si sposta di città in città. </div><div><br></div><div>Qui tra le luci di Taormina: musica, teatro ed emozione</div><div>Tra le città siciliane è una di quelle capace di ispirare artisti e viaggiatori, Taormina occupa un posto unico. </div><div>Qui la bellezza non è mai solo da guardare: è da ascoltare, soprattutto quando il giorno cede il passo alla notte. </div><div>È questa atmosfera che ha ispirato Lights of Taormina, brano pubblicato nel 2015 dal musicista scozzese Mark Knopfler.</div><div><br></div><div>Mark Knopfler, la chitarra e il racconto</div><div>Fondatore dei Dire Straits e autore di alcune delle pagine più eleganti della musica contemporanea, Knopfler è celebre per uno stile narrativo. </div><div>La sua Fender Stratocaster &nbsp;produce un suono pulito e caldo, capace di evocare immagini, più che virtuosismi.</div><div>In Lights of Taormina la chitarra non domina: accompagna. È una voce discreta che, chiusi gli occhi, guida l’ascoltatore in un paesaggio notturno fatto di luci lontane, pensieri sospesi e silenzi pieni di significato.</div><div><br></div><div>Il testo non racconta una storia, è piuttosto una riflessione notturna, un momento di osservazione interiore. </div><div>Le luci della cittadina diventano metafora della memoria e della distanza: ciò che resta quando il rumore si spegne e il tempo rallenta.</div><div>L’emozione emerge, è una nostalgia elegante, mai malinconica, umana. </div><div>Taormina, nella canzone, perde quell'aspetto di luogo fisico: è uno spazio mentale, diventa un invito alla contemplazione.</div><div>Il Teatro Greco: dove il tempo si ferma, luogo simbolo del Mediterraneo. </div><div>Affacciati sul mare e con l’Etna sullo sfondo, il teatro è da secoli uno spazio dedicato all’ascolto: di parole, di musica, di silenzi.</div><div>Di notte, illuminato e aperto sul paesaggio, il Teatro Greco incarna perfettamente lo spirito della canzone di Knopfler. </div><div>È un luogo in cui passato e presente convivono, dove ogni suono sembra avere più profondità e ogni emozione risuona. Non è difficile da immaginare, le luci viste dalle gradinate, trasformarsi in musica la vista sul mare, la costa, il Mongibello o Etna rischiarati dalla luna.</div><div>Taormina esperienza emotiva, è una città che non si consuma in fretta, va visitata ascoltata, occorre perdersi tra i suoi molti vicoli affacciati sullo Ionio. </div><div>Le sue terrazze, i suoi vicoli, il mare che riflette le luci notturne creano una dimensione intima, quasi teatrale. </div><div>Passeggiare diventa esperienza interiore, fatta di lentezza ed attenzione.</div><div>È una Sicilia che non si impone, seduce il visitatore, invita ad abbassare la voce per ascoltare ciò che resta del tempo che fu.</div><div><br></div><div>Un calice di vino rosso Mamertino, vino messinese, completa questo quadro sensoriale, il vino rosso della provincia di Messina, nato in un territorio di confine tra mare e collina. </div><div>È un vino apprezzato dai romani, fatto di equilibrio e profondità, ideale per la sera, per i momenti di pausa e riflessione.</div><div>Come la musica di Knopfler, come il Teatro Greco al calar della notte, questo vino accompagna senza sovrastare. </div><div>È parte integrante di un’esperienza che fonde gusto, paesaggio e memoria.</div><div><br></div><div>Con Lights of Taormina la Sicilia rivela il suo volto più autentico: quello che non si limita a essere visto, ma resta dentro.</div><div><br></div><div><div><a href="Lights Of Taormina " class="imCssLink">Lights Of Taormina </a></div><div><a href="Lights Of Taormina " class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=XGYrpEo_JwE</a></div></div><div><br></div><div>P.S. Questo testo prende vita tra le tante chiacchiere e mi viene suggerito l'ascolto di questo brano, dal chitarrista Paolo Spadaro &nbsp;<a href="https://www.youtube.com/@paolospadaro" class="imCssLink">https://www.youtube.com/@paolospadaro</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 14:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La festa di Sant’Agata a Catania tra devozione mito e tradizione]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000243"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La festa di Sant’Agata a Catania: tra devozione, mito e tradizione</h3><div><hr><div>Al centro della vita di Catania c’è Sant’Agata, giovane martire del III secolo, patrona e protettrice della città. Simbolo di coraggio, libertà e resistenza, Sant’Agata viene celebrata ogni anno dal 3 al 5 febbraio. In quei giorni, la città si ferma, si veste di bianco e si riconosce come comunità: strade, piazze e chiese si trasformano in un grande palcoscenico di fede, storia e partecipazione popolare.</div><div><br></div><div>Tra i protagonisti più visibili della festa ci sono le Candelore, imponenti cerei monumentali portati a spalla, ciascuno dedicato a un antico mestiere o corporazione. Il loro lento avanzare tra le vie del centro, accompagnato da musica e canti, racconta la Catania operosa e fiera del proprio passato, offrendo uno spettacolo che unisce devozione e meraviglia.</div><div><br></div><div>Meno note ma altrettanto affascinanti sono le ‘Ntuppatedde, figure femminili velate che dal Seicento all’Ottocento percorrevano le strade della città durante la festa. Il termine deriva dal siciliano tuppa, “coprire o proteggere”, e simboleggia la libertà di muoversi senza giudizi. </div><div>Per qualche ora, le donne potevano passeggiare, osservare, scherzare e scegliere, al di fuori delle rigide regole sociali dell’epoca. </div><div>Oggi, grazie all’artista Elena Rosa, il rito è stato riportato in vita in chiave simbolica: giovani donne sfilano accanto alle candelore, vestite di bianco, con il volto velato e un papavero rosso in mano, invitando i visitatori a fermarsi e partecipare a questa storia di memoria e libertà.</div><div><br></div><div>Al centro di piazza Duomo troneggia l’Elefante di Catania, noto come Liotru o Eliodoro. </div><div>Secondo la leggenda, Eliodoro era un nobile catanese che aspirava a diventare vescovo; non riuscendoci, si diede alla magia nera. </div><div>La scultura, opera barocca di Giovanni Battista Vaccarini, è scolpita nella pietra lavica e rappresenta forza, protezione e l’anima stessa della città. </div><div><br></div><div>Come le ‘Ntuppatedde e Sant’Agata, l’Elefante unisce mito e realtà, sacro e profano, proteggendo Catania dalle eruzioni dell’Etna e dalle sciagure.</div><div>Durante la festa, Sant’Agata, le Candelore, le ‘Ntuppatedde e l’Elefante raccontano una Catania resistente, fiera e profondamente legata alla propria identità. Passeggiando per il centro storico, tra il nero lavico dei palazzi barocchi e il bianco luminoso delle chiese, il visitatore si immerge in un racconto di simboli vivi, di storia e di tradizione che continua a vivere, anno dopo anno.</div><div><br></div><div>Visitare Catania durante la festa di Sant’Agata non significa solo partecipare a un evento religioso: significa vivere un’esperienza unica, dove devozione, mito, storia e cultura popolare si intrecciano, mostrando il volto più autentico di una città che non dimentica, che resiste e che continua a celebrare la propria identità.</div><div><br></div><div>Durante la festa, non si può dimenticare un altro simbolo tradizionale: le Minne di Sant’Agata, dolci tipici a forma di seno, preparati con pasta di mandorle, crema o ricotta e glassa di zucchero.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 14:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Saigon, simbolo della miscelazione messinese, origine e storia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000242"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Saigon, simbolo della miscelazione messinese</h3><div><hr></div><div>Categoria: cocktail d’autore italiano</div><div>Luogo di nascita: Messina</div><div>Periodo: anni Sessanta</div><div>Base alcolica: vodka</div><div>Famiglia: short drink aromatizzato / cocktail con vermouth</div><div><br></div><div>Origine e storia</div><div><br></div><div>Il Saigon è un cocktail nato a Messina negli anni Sessanta, in un periodo in cui la città vive una fase di particolare vitalità economica e culturale. In quegli anni la Fiera Internazionale di Messina rappresenta uno dei principali poli fieristici del Mezzogiorno, punto di riferimento per scambi commerciali, relazioni istituzionali e flussi turistici. La presenza costante di visitatori italiani e stranieri contribuisce a rendere il tessuto urbano più dinamico e ricettivo verso nuove abitudini di consumo, incluso il bere miscelato.</div><div><br></div><div>Secondo una ricostruzione riportata da una testata giornalistica nazionale, la paternità del drink è attribuita a Franco Toscano, storico barman del Ritrovo Lombardo di Messina. La ricetta del Saigon sarebbe nata dietro il bancone, attraverso un processo graduale di aggiustamenti, influenzato da una clientela eterogenea, spesso legata al mondo della Fiera: espositori, tecnici, commercianti e professionisti che, durante i mesi fieristici, animavano la città fino a tarda sera.</div><div><br></div><div>Il nome “Saigon” si colloca pienamente nel clima storico dell’epoca. Gli anni Sessanta sono segnati dal conflitto in Vietnam, costantemente presente nel dibattito pubblico e nei mezzi di comunicazione. In una città che, grazie alla Fiera, guarda con attenzione a ciò che accade fuori dai confini nazionali, la scelta di un nome internazionale riflette un immaginario condiviso e un desiderio di modernità.</div><div><br></div><div>Messina e la Fiera Internazionale</div><div><br></div><div>Negli anni in cui nasce il Saigon, la Fiera Internazionale di Messina è molto più di un evento commerciale: è un vero e proprio motore urbano. Attiva già dai primi decenni del Novecento e rilanciata nel secondo dopoguerra, la Fiera trasforma la città in un crocevia mediterraneo, capace di attrarre delegazioni estere, aziende e visitatori da tutta Europa.</div><div><br></div><div>Durante il periodo fieristico, i ritmi cittadini cambiano. I bar del centro diventano luoghi di rappresentanza informale, spazi in cui si stringono relazioni professionali e sociali. È in questo contesto che la figura del barman assume un ruolo centrale, non più semplice esecutore ma interprete dei gusti di una clientela internazionale. Il Saigon nasce anche per rispondere a questa esigenza: un cocktail dal profilo secco e deciso, ma mitigato dalla freschezza della granita di limone, facilmente riconoscibile e adatto a pubblici diversi.</div><div><br></div><div>Contesto culturale</div><div><br></div><div>La Messina degli anni Sessanta è una città in transizione, sospesa tra tradizione e modernità. La Fiera contribuisce a diffondere nuove mode e consumi, favorendo l’ingresso di distillati internazionali come la vodka e l’adozione di nomi e suggestioni esotiche nel linguaggio quotidiano. Il Saigon si inserisce in questo quadro come prodotto autentico del suo tempo: non un cocktail importato, ma una creazione locale capace di dialogare con il mondo.</div><div><br></div><div>L’uso della granita di limone, elemento profondamente radicato nella cultura siciliana, rappresenta il punto di equilibrio tra apertura e identità territoriale, rendendo il drink immediatamente riconducibile al contesto messinese.</div><div><br></div><div> Ricetta storica</div><div><br></div><div>La ricetta originale del Saigon non è mai stata codificata ufficialmente. La versione oggi più condivisa prevede:</div><div><br></div><div>Vodka: 45 ml</div><div>Vermouth dry: 30 ml</div><div>Coca Buton: 15 ml</div><div>Granita di limone: q.b.</div><div>Scorza di limone per guarnire</div><div><br></div><div>Gli ingredienti vengono versati sul ghiaccio e completati con la granita di limone, che ha la funzione di equilibrare la componente alcolica e rendere il cocktail adatto a un consumo prolungato, tipico delle serate cittadine durante i mesi della Fiera.</div><div><br></div><div>Varianti tradizionali</div><div><br></div><div>Accanto alla versione classica al limone, nel tempo si sono affermate alcune varianti considerate parte integrante della tradizione messinese:</div><div><br></div><div>Saigon al lime, più teso e verticale</div><div>Saigon al cetriolo, più fresco e vegetale</div><div><br></div><div>Varianti nate, anche in questo caso, dall’ascolto del cliente e dalla necessità di adattare il drink a gusti diversi, senza modificarne l’impianto originario.</div><div><br></div><div>L’ingrediente chiave: la Coca Buton</div><div><br></div><div>Elemento distintivo del Saigon è la Coca Buton, liquore ottocentesco ottenuto dalle foglie di coca peruviana e privato dei principi psicotropi. Negli anni della Fiera, la Coca Buton è un ingrediente diffuso nei bar italiani, apprezzato per il suo profilo amaricante e tonico, in linea con le abitudini di consumo dell’epoca.</div><div><br></div><div>Nel Saigon, questo liquore contribuisce a definire un carattere secco e complesso, capace di dialogare con la modernità della vodka e la freschezza agrumata della granita.</div><div><br></div><div>Identità e fortuna del drink</div><div><br></div><div>Il Saigon rappresenta uno dei rari esempi di cocktail italiano nato all’interno di un contesto urbano fortemente influenzato da un evento internazionale come la Fiera di Messina. La sua longevità è legata proprio a questa origine: un drink pensato per accogliere pubblici diversi, ma abbastanza radicato nel territorio da conservarne l’identità.</div><div><br></div><div>Ancora oggi, il Saigon rimane un simbolo della miscelazione messinese e un testimone liquido di quella stagione in cui la città, grazie alla Fiera Internazionale, si proponeva come punto d’incontro tra Sicilia e mondo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 08:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia un isola da vivere tra musei fondazioni e grandi eventi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000241"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia: un’isola da vivere tra musei, fondazioni e grandi eventi</h3><div><hr></div><div>La Sicilia è, nell’immaginario collettivo, un mosaico di scogliere laviche, templi dorici e profumo di zagara. Sebbene il mare e l’Etna rimangano magneti irresistibili, l’isola sta vivendo una rinascita culturale contemporanea che parla sia a chi sta programmando il viaggio sia a chi si trova già qui.</div><div><br></div><div>Oggi, per molti scegliere la Sicilia significa immergersi nel mare cristallino; per altri, ancora pochi ma sempre più consapevoli, significa cercare un palinsesto vivo di ricerca artistica, dove il dialogo tra l’antico e il futuribile è costante.</div><div><br></div><div>Fondazioni e musei: hub di innovazione sociale</div><div><hr></div><div>Le istituzioni culturali siciliane hanno smesso di essere semplici contenitori d’arte per trasformarsi in laboratori di pensiero. Non si tratta solo di ammirare opere, ma di partecipare a processi creativi.</div><div><br></div><div>Palermo e la rigenerazione</div><div>Luoghi come Palazzo Butera dimostrano come il collezionismo privato possa riqualificare interi quartieri, trasformando palazzi storici in avamposti dell’arte globale.</div><div>Allo stesso tempo, il recupero di spazi come i Cantieri Culturali alla Zisa offre una prospettiva industriale e underground che dialoga con fotografia e design.</div><div><br></div><div>La rete delle fondazioni</div><div><hr></div><div>Realtà come la Fondazione Orestiadi di Gibellina rappresentano il simbolo più alto di come l’arte possa nascere dalle macerie, offrendo uno dei parchi di sculture all’aperto più importanti d’Europa.</div><div><br></div><div><br></div><div>Mostre ed eventi</div><div><hr></div><div>Negli ultimi anni, la Sicilia è entrata stabilmente nel circuito delle grandi mostre internazionali. La sua particolarità risiede nel contrasto estetico: una video-installazione d’avanguardia all’interno di un ex convento benedettino o una sfilata d’alta moda tra i templi di Agrigento.</div><div><br></div><div>Per chi visita l’isola, questo si traduce in:</div><div><br></div><div>Itinerari ibridi, che alternano trekking naturalistici a retrospettive di calibro internazionale</div><div><br></div><div>Esperienze immersive, dove il site-specific fa parlare i luoghi attraverso luce, suono e performance</div><div><br></div><div>Produzione, non solo consumo, scoprendo la Sicilia come luogo in cui gli artisti risiedono, creano e lasciano un segno</div><div><br></div><div>Oltre il folklore: verso un turismo della consapevolezza</div><div><hr></div><div>Superare lo stereotipo della “cartolina” significa riconoscere alla Sicilia una complessità intellettuale che va oltre la festa di piazza. Esiste una Sicilia colta, sobria e internazionale che punta su:</div><div><br></div><div>Professionalità, con curatori, restauratori e mediatori culturali di standard europeo</div><div><br></div><div>Sostenibilità culturale, che rifiuta il “mordi e fuggi” a favore della slow experience</div><div><br></div><div>Identità dinamica, che non nega le radici ma le usa come trampolino per affrontare temi universali: migrazioni, ecologia, diritti</div><div><br></div><div><br></div><div>Un invito alla scoperta profonda</div><div><hr></div><div>Visitare un museo o una fondazione in Sicilia non è un piano B per le giornate di pioggia o di caldo eccessivo.</div><div>È parte integrante del viaggio.</div><div><br></div><div>Significa guardare l’isola non solo per come appare, ma per come pensa.</div><div>La Sicilia non è più soltanto un’eredità da custodire, ma una visione da costruire.</div><div><br></div><div>La sindrome della soglia</div><div><hr></div><div>Entrare in una galleria d’arte non dovrebbe generare la stessa ansia di una boutique di lusso senza prezzi in vetrina. Il visitatore deve sentirsi un ospite, non un intruso.</div><div><br></div><div>Il timore è noto: il silenzio, il design minimalista, il gallerista dietro un computer. Non è distanza, è rispetto.</div><div>Pensieri come “se entro e non compro, disturbo?” o “sono vestito nel modo giusto?” sono comuni, ma infondati.</div><div><br></div><div>La paura di non capire</div><div><br></div><div>Molta arte contemporanea richiede mediazione. Chi non ha una preparazione specifica teme il giudizio e preferisce uscire in silenzio piuttosto che fare una domanda.</div><div><br></div><div>Eppure oggi strumenti come QR code, testi introduttivi e cataloghi esistono proprio per facilitare l’incontro.</div><div><br></div><div>Se la galleria viene percepita come un tempio chiuso, si svuota; quando diventa un salotto inclusivo, prospera.</div><div><br></div><div>Uscire con un catalogo significa portare con sé un’esperienza che continua. E la volta successiva, quella soglia non farà più paura.</div><div><br></div><div>Fondazioni culturali siciliane<div><hr></div><div>Patrimonio Storico, Archeologico e Classico<div>Conservazione dell'identità e delle radici millenarie dell'isola.</div><div><br></div><div>Fondazione Sicilia (Palermo): Gestisce due poli d'eccellenza. Palazzo Branciforte, restaurato da Gae Aulenti, ospita le collezioni di archeologia, maiolica e l'affascinante struttura lignea del Monte di Santa Rosalia. Villa Zito è invece la pinacoteca, con opere che spaziano dal '600 al Novecento.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://museifondazionesicilia.it/" class="imCssLink">https://museifondazionesicilia.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Whitaker (Palermo/Mozia): Nata per volontà di Delia Whitaker, custodisce l'isola di Mozia, uno dei siti fenicio-punici più importanti al mondo (celebre per il "Giovinetto di Mozia"), e Villa Malfitano a Palermo, una casa-museo circondata da un raro giardino botanico.</div><div><a href="https://www.fondazionewhitaker.it/" class="imCssLink"><span class="fs12lh1-5">https://www.fondazionewhitaker.it/</span><br></a></div><div><br></div><div>Fondazione INDA (Siracusa): L'Istituto Nazionale del Dramma Antico è un'istituzione centenaria che ogni anno trasforma il Teatro Greco di Siracusa nel centro mondiale della tragedia e della commedia classica, mantenendo viva la funzione civile del teatro.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.indafondazione.org/" class="imCssLink">https://www.indafondazione.org/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella (Capo d’Orlando): Villa Piccolo fu la dimora dei fratelli Piccolo (Casimiro, Lucio e Agata Giovanna), cugini di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che qui scrisse gran parte de Il Gattopardo. Ospita acquerelli "magici", biblioteche e un parco storico.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazionepiccolo.it/" class="imCssLink">https://www.fondazionepiccolo.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese (Palermo): Focalizzata sull'approfondimento intellettuale, promuove la pubblicazione di testi rari e organizza convegni su temi giuridici, storici e sociali legati allo sviluppo della Sicilia.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazionechiazzese.it/" class="imCssLink">https://www.fondazionechiazzese.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Arte Contemporanea e Rigenerazione Urbana</div><div>L'innovazione estetica come strumento per trasformare i luoghi e la società.</div><div><br></div><div>Fondazione Palazzo Butera (Palermo): Un progetto monumentale della famiglia Valsecchi che ha trasformato un palazzo nobiliare fronte mare in un laboratorio vivente. Ospita una collezione d'arte che spazia dal contemporaneo all'antico, fungendo da catalizzatore per il quartiere della Kalsa.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.palazzobutera.it/" class="imCssLink">https://www.palazzobutera.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Orestiadi (Gibellina): Situata nel Baglio Di Stefano, è il simbolo della rinascita di Gibellina dopo il sisma del 1968. Il suo Museo delle Trame Mediterranee mette in dialogo l'arte contemporanea con i tessuti, le ceramiche e i gioielli dei popoli del Mediterraneo.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazioneorestiadi.it/" class="imCssLink">https://www.fondazioneorestiadi.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Fiumara d'Arte (Castel di Tusa): Fondata da Antonio Presti, gestisce il parco di sculture all'aperto lungo l'argine del fiume Tusa. È un museo diffuso che include opere monumentali di artisti come Consagra e Staccioli, promuovendo il concetto di "bellezza etica".</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazioneantoniopresti.org/" class="imCssLink">https://www.fondazioneantoniopresti.org/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione RIV - Realtà Italiana di Visione: Si distingue per un approccio dinamico: non solo mostre fisiche ma progetti di inclusione culturale, residenze per giovani artisti e una rete collaborativa che mira a "visioni" inedite della Sicilia contemporanea.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://fondazioneriv.org/" class="imCssLink">https://fondazioneriv.org/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Pietro Barbaro (Palermo): Focalizzata sul legame tra la città e il mare, promuove attività culturali a Palazzo Trinacria, esplorando la storia della marineria e le espressioni artistiche dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.</div><div><a href="https://fondazionepietrobarbaro.org/" class="imCssLink"><span class="fs12lh1-5">https://fondazionepietrobarbaro.org/</span><br></a></div><div><br></div><div>Fondazione Sant’Elia (Palermo): Gestisce l'omonimo palazzo della Provincia, ospitando grandi mostre temporanee internazionali (spesso legate alla fotografia o alla pop art) e sostenendo le giovani eccellenze siciliane.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazionesantelia.it/" class="imCssLink">https://www.fondazionesantelia.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Brodbeck (Catania): Situata in una vecchia fabbrica di liquirizia nel cuore popolare di Catania, offre spazi di residenza per artisti internazionali, producendo opere che riflettono sul contesto urbano e sociale della città.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazionebrodbeck.it/" class="imCssLink">https://www.fondazionebrodbeck.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Letteratura, Musica e Grandi Eventi</div><div>Il prestigio dei grandi autori e la forza della musica jazz e sinfonica.</div><div><br></div><div>Fondazione Leonardo Sciascia (Racalmuto): Molto più di un museo: è il cuore critico della Sicilia. Conserva i ritratti di scrittori collezionati da Sciascia e promuove studi sul suo pensiero "eretico" e sulla cultura della ragione.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazioneleonardosciascia.it/" class="imCssLink">https://www.fondazioneleonardosciascia.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Gesualdo Bufalino (Comiso): Valorizza l'opera dello scrittore comisano attraverso premi letterari e la conservazione del suo archivio personale, immerso nella luce e nel barocco del territorio ragusano.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazionebufalino.it/" class="imCssLink">https://www.fondazionebufalino.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Taormina Arte Sicilia: Braccio operativo per i grandi eventi internazionali, coordina il Taormina Film Fest e le stagioni di musica e danza, portando le eccellenze mondiali sul palcoscenico del Teatro Antico.</div><div><a href="https://taorminaarte.org/" class="imCssLink"><span class="fs12lh1-5">https://taorminaarte.org/</span><br></a></div><div><br></div><div>Fondazione The Brass Group (Palermo): Pioniera nella diffusione della cultura Jazz in Italia, gestisce la Scuola Popolare di Musica e la stagione concertistica presso il suggestivo Complesso monumentale dello Spasimo.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.thebrassgroup.it/" class="imCssLink">https://www.thebrassgroup.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Sociale, Comunità e Impegno Civile</div><div>La cultura come strumento di riscatto economico e partecipazione democratica.</div><div><br></div><div>Fondazione con il Sud: Sebbene basata a Roma, è il principale finanziatore non profit in Sicilia per progetti che uniscono sociale e cultura, come il recupero di terreni confiscati o la creazione di biblioteche di quartiere.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazioneconilsud.it/" class="imCssLink">https://www.fondazioneconilsud.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione di Comunità di Messina: Una realtà d'eccellenza che lavora sulla "metamorfosi dei territori". Gestisce il Parco Horcynus Orca, unendo ricerca scientifica (biologia marina), arte contemporanea e inclusione di soggetti fragili.</div><div><a href="https://www.fondazionemessina.it/" class="imCssLink"><span class="fs12lh1-5">https://www.fondazionemessina.it/</span><br></a></div><div><br></div><div>Fondazione Giuseppe Fava (Catania): Fondata dai familiari di Pippo Fava, si occupa di educazione alla legalità nelle scuole, sostiene il giornalismo libero e promuove premi per chi usa l'arte come denuncia sociale.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazionefava.it/" class="imCssLink">https://www.fondazionefava.it/</a></span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Val di Noto (Siracusa): Fondazione legata alla Diocesi, si occupa della gestione e valorizzazione del patrimonio ecclesiastico e barocco, reinvestendo le risorse in progetti di welfare e lavoro giovanile.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazionevaldinoto.it/" class="imCssLink">https://www.fondazionevaldinoto.it/</a></span><br></div></div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 17:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Messina, la cucina dello Stretto e il sapore autentico della Norma]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000240"><div><hr></div><div>Messina, la cucina dello Stretto e il sapore autentico della Norma<div><hr></div><div>Affacciata sullo Stretto di Messina, la città è da sempre luogo di passaggio, incontro e trasformazione. Le presenze straniere hanno lasciato segni profondi nella sua storia, ma è nella cucina che questa identità si manifesta con maggiore immediatezza.</div><div>A Messina il cibo non è mai solo tradizione: è un racconto quotidiano.</div><div><br></div><div>Tra i piatti che meglio rappresentano questa continuità troviamo il pesce stocco con patate a ghiotta, le braciole di pescespada e il celebre pidone alla messinese. Ma è sulla pasta alla Norma che vale la pena soffermarsi.</div><div><br></div><div>La sicilianità mediterranea è fatta di contrasti: mare e montagna, dolce e sapido, semplicità e intensità. A Messina questi elementi vengono armonizzati in una cucina che dialoga costantemente con il territorio.</div><div><br></div><div>Si racconta che la pasta alla Norma abbia origini catanesi e sia legata all’opera di Vincenzo Bellini. Nel tempo, però, questo piatto ha attraversato l’isola diventando patrimonio comune. A Messina non viene celebrata come un’icona distante, ma accolta come un piatto di casa, presente nei menu delle trattorie e nelle cucine domestiche.</div><div><br></div><div>La Norma a Messina: una tradizione che si adatta</div><div><br></div><div>Gli ingredienti restano quelli della tradizione siciliana: melanzane fritte, salsa di pomodoro, basilico fresco e formaggio grattugiato.</div><div>È proprio su quest’ultimo elemento che Messina imprime la sua firma.</div><div><br></div><div>Accanto alla classica ricotta salata, infatti, trova spazio un prodotto profondamente legato al territorio: la ricotta infornata.</div><div><br></div><div>La ricotta infornata: un’identità messinese</div><div><br></div><div>Prodotta a partire da ricotta di pecora e cotta lentamente in forno fino a ottenere una crosta dorata e compatta, la ricotta infornata ha un sapore più intenso e una struttura più decisa. Non è un formaggio in senso stretto, ma un latticino dalla forte personalità.</div><div><br></div><div>A Messina è protagonista indiscussa: nei primi piatti e, in alcune versioni, come alternativa alla ricotta salata sulla pasta alla Norma. Il suo gusto racconta il legame profondo tra la città e l’entroterra collinare e montano, dove la pastorizia ha avuto per secoli un ruolo centrale.</div><div>Nei mercati e nelle botteghe messinesi, la ricotta infornata resta ancora oggi un acquisto imprescindibile.</div><div><br></div><div>Un piatto, una città</div><div><br></div><div>Mangiare una Norma a Messina significa farlo dopo una passeggiata sul lungomare, con lo sguardo rivolto verso la Calabria, oppure nei pressi del Duomo di Messina, con il suo campanile: uno dei più affascinanti d’Europa. Oltre a essere un orologio astronomico, ogni giorno regala uno spettacolo unico che si apre con il canto del gallo, seguito dal ruggito e dalle scene bibliche.</div><div><br></div><div>Proprio accanto al Duomo, l’<a href="http://www.osteriadelcampanile.com/" class="imCssLink">Osteria del Campanile</a> propone una cucina sincera, senza eccessi, che non cerca l’effetto scenico ma la sostanza.</div><div><br></div><div>D’altronde la gastronomia è fatta di equilibrio e carattere. E la ricotta infornata, con il suo sapore deciso e autentico, ne è un emblema.</div><div><br></div><div>Assaggiare la pasta alla Norma a Messina non è solo un’esperienza culinaria, ma un modo per comprendere l’anima di una città che accoglie, rielabora e fa propria ogni tradizione. Qui la cucina diventa linguaggio, e ogni piatto racconta una storia che vale la pena gustare.</div><div><br></div><div>Se lo si desidera, il tutto può essere accompagnato da un vino locale, per completare degnamente il quadro di questo primo piatto. Non resta che provarlo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 14:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tre artisti, tre anime della Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023F"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Tre artisti, tre anime della Sicilia</h3><div><hr></div><div>Da Catania ad Adrano, da Sambuca di Sicilia a Bagheria, l’arte diventa un filo rosso che attraversa l’isola. Un itinerario culturale che permette di scoprire la Sicilia come sogno, realtà e impegno, lasciando al visitatore un’esperienza autentica e memorabile.</div><div><br></div><div>La Sicilia non si visita soltanto: si sente. È luce, memoria, conflitto, sogno. Jean Calogero, Gianbecchina e Renato Guttuso hanno attraversato questa terra con sguardi diversi, trasformandola in racconto, emozione e coscienza.</div><div><br></div><div>Con Jean Calogero, la Sicilia diventa visione. I suoi dipinti non descrivono: evocano. Le città si accendono di colori energici, i paesaggi sembrano emergere dal ricordo e le figure abitano in uno spazio sospeso. </div><div>È una Sicilia fatta di nostalgia e immaginazione, dove il visitatore è invitato a perdersi non a orientarsi.</div><div>A Catania, al Museo Diocesano e negli spazi espositivi della città, comprese mostre presso la Galleria d’Arte Moderna e il Castello Ursino, si possono ammirare diverse opere del pittore &nbsp;Calogero che celebrano la festa, la spiritualità e la visione urbana della città etnea.</div><div><a href="https://jeancalogero.com/" class="imCssLink">https://jeancalogero.com/</a><br></div><div><br></div><div>Gianbecchina ci riporta invece alla terra, ai ritmi lenti della vita quotidiana. Nei suoi paesaggi e nei suoi ritratti si riconosce una Sicilia autentica, vissuta, umana. La luce mediterranea carica densa di significato, racconta il legame profondo tra l’uomo e il suo territorio. È una pittura che accoglie, che &nbsp;lascia spazio all’emozione.</div><div>La memoria artistica di Gianbecchina sono custodite dall’Archivio Gianbecchina, fondato dalla famiglia dell’artista per salvaguardare e promuovere la sua produzione pittorica di oltre ottant’anni. </div><div><br></div><div>A Sambuca di Sicilia, l’Istituzione Gianbecchina conserva una ricca collezione di opere tra oli, acquerelli, disegni e acqueforti, che raccontano la sua visione della terra, delle persone e dei paesaggi siciliani. </div><div><div><a href="https://gianbecchina.it/" class="imCssLink">https://gianbecchina.it/</a></div></div><div><br></div><div>Con Renato Guttuso, la Sicilia si fa voce potente e talvolta scomoda. La sua arte è passione, impegno, presa di posizione. Pittore profondamente coinvolto nella vita politica e sociale del suo tempo, Guttuso usa il colore in modo intenso e drammatico, trasformando simboli e figure quotidiane in immagini cariche di tensione e significato. Le sue opere raccontano una terra viva, attraversata da conflitti, lotte e speranze, dove l’arte non si limita a rappresentare, ma prende una &nbsp;posizione.</div><div>A Bagheria, il Museo Renato Guttuso, ospitato nella splendida Villa Cattolica, conserva una vasta collezione di capolavori che raccontano sia il legame con il paesaggio siciliano, sia la profonda partecipazione civile e umana del maestro. </div><div><div><a href="https://www.museoguttuso.com/" class="imCssLink">https://www.museoguttuso.com/</a></div></div><div><br></div><div>Tre artisti, tre linguaggi, un’unica isola dalle mille sfumature. Attraverso le loro opere e i luoghi che le custodiscono, da Catania </div><div>La Città Nera e Bianca</div><div>​Catania è figlia della cenere. Dopo il terremoto devastante del 1693, la città fu ricostruita utilizzando la pietra lavica dell'Etna, che le conferisce quel carattere severo e maestoso allo stesso tempo.</div><div>​Il Barocco del Val di Noto: Piazza Duomo, con la Cattedrale di Sant'Agata e la fontana dell'Elefante (u Liotru), è il cuore pulsante di un'architettura che l'UNESCO ha dichiarato Patrimonio dell'Umanità.</div><div>​Via Etnea: Il "salotto" della città, una linea retta che punta dritta verso il cratere del vulcano, collegando idealmente il mare alla montagna.</div><div><br></div><div>Sambuca di Sicilia Situata nella Valle del Belice, in provincia di Agrigento, questa cittadina non è solo uno dei "Borghi più belli d'Italia", ​l'antico castello di Zabut non esiste più, ma al suo posto sorge la Chiesa Madrice. Il piazzale antistante è un "belvedere" mozzafiato che domina la valle fino al Lago Arancio e alle colline coltivate a vigneti e uliveti.</div><div><br></div><div>Bagheria ​la Città delle Ville Barocche</div><div>​Nel XVIII secolo, l'aristocrazia palermitana scelse Bagheria come luogo d'elezione per la villeggiatura, costruendo dimore sontuose che ancora oggi definiscono il profilo della città. Non ha dato i natali solo a Guttuso, ma anche a:</div><div>​Giuseppe Tornatore: Il regista premio Oscar ha celebrato la città nel suo capolavoro Baarìa, trasformando la via principale (il Corso) in un palcoscenico dove scorre la storia del Novecento.</div><div>​Ferdinando Scianna: Grande fotografo della Magnum, che ha saputo catturare in bianco e nero l'essenza antropologica e religiosa della sua terra.</div><div><br></div><div>Adrano è una delle città più antiche della Sicilia, fondata da Dionisio il Vecchio nel 400 a.C. con il nome di Adranon, in onore del dio siculo del fuoco.</div><div>​Il Castello Normanno: È il simbolo della città, una mole imponente che domina il paesaggio. Al suo interno è ospitato il Museo Archeologico, che custodisce millenni di storia, dai manufatti preistorici ai reperti greci e romani.</div><div>​Il Ponte dei Saraceni: Poco fuori dal centro, questo ponte millenario scavalca il fiume Simeto con arcate eleganti. </div><div><br></div><div> La Sicilia si rivela tra sogno, realtà e coscienza: un viaggio emozionale che arricchisce lo sguardo e resta nella memoria di chi la visita.</div><div><br></div><div>​Il mosaico dell'anima siciliana</div><div>​Attraversare la Sicilia sulle tracce di Calogero, Gianbecchina e Guttuso non è un semplice esercizio di ammirazione estetica, ma un atto di scoperta interiore. In questo itinerario, l'isola smette di essere un territorio geografico e diventa un organismo fatto di contrasti.</div><div>​Se Calogero ci insegna a guardare l'Isola con gli occhi chiusi, lasciandoci cullare dal suo mistero onirico, Gianbecchina ci riporta a terra, ricordandoci che la nostra forza risiede nelle radici e nel rispetto del tempo naturale, Guttuso ci scuote, trasformando la bellezza in una chiamata alla partecipazione.</div><div>​Il visitatore che percorre queste tappe da Oriente a Occidente, dai piedi dell’Etna alle colline agrigentine, fino al mare di Bagheria non ritorna a casa con semplici fotografie, ma con un nuovo modo di vedere la Sicilia. E quando è vista filtrata dai suoi artisti, non è solo un triangolo di terra in mezzo al mare.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jan 2026 17:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il matrimonio in Sicilia tra Settecento e primo Novecento]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il matrimonio in Sicilia tra Settecento e primo Novecento</h3><div><hr></div><div>Usi, costumi, rituali e tradizioni</div><div><br></div><div>Il matrimonio, nella Sicilia di un tempo, era considerato un evento di importanza capitale, non solo per la vita dei singoli, ma per l’intera comunità. Attorno ad esso si intrecciavano credenze religiose, rituali magici, convenzioni sociali ed esigenze economiche, dando vita a un complesso sistema di usi e costumi che affondava le radici in epoche antichissime.</div><div><br></div><div>Molte di queste tradizioni sono documentate nell’opera monumentale di Giuseppe Pitrè, Usi e Costumi, Credenze e Pregiudizi del Popolo Siciliano, che ci offre una preziosa finestra sulla società isolana tra il XIX e l’inizio del XX secolo, rivelando pratiche matrimoniali già consolidate nel Settecento e, in parte, ancora vive fino agli anni Sessanta del Novecento.</div><div><br></div><div>Età degli sposi e mentalità sociale</div><div><br></div><div>Un antico detto siciliano recitava:</div><div><br></div><div>«Fimmina di diciottu e omu di vintottu»</div><div><br></div><div>La donna si sposava molto giovane, mentre l’uomo, per ragioni economiche, era spesso costretto ad attendere. Lo schiettu (scapolo) doveva mettere da parte il denaro necessario per il fidanzamento e il matrimonio e, non di rado, rinviava le nozze per contribuire al mantenimento della famiglia e alla dote delle sorelle, poiché alle donne non era consentito lavorare fuori casa per non compromettere l’onore familiare.</div><div><br></div><div>Il matrimonio era quindi raramente una scelta sentimentale. Contavano la dote, la casa, il livello sociale. Come recitava un proverbio:</div><div><br></div><div>«Cu havi roba e vigna, si marita a signa»</div><div><br></div><div>Anche la donna accettava spesso un matrimonio “conveniente”, confidando, come dicevano le madri, che l’amore sarebbe arrivato dopo, con la convivenza e la nascita dei figli.</div><div><br></div><div>Il corredo femminile</div><div><br></div><div>Diversamente dall’uomo, la donna si sposava prestissimo. I mesi ritenuti favorevoli erano tutti tranne **maggio, agosto e novembre**, considerati di cattivo auspicio. Inoltre, secondo l’ordine tradizionale, a sposarsi per prima doveva essere la figlia maggiore, alla quale si iniziava a pensare al corredo già in giovanissima età.</div><div><br></div><div>Il corredo contadino “a quattro” comprendeva:</div><div><br></div><div>una cassapanca, spesso in legno povero dipinto di verde, usata sia come armadio sia come dispensa per farina, legumi e frutta secca;</div><div>i materassi (mentre le tavole o i trìspiti spettavano al marito);</div><div>gli utensili essenziali della cucina, come pentole di rame o stagno, pochi piatti, cucchiai e bicchieri di legno, e la maidda per la preparazione del pane;</div><div>qualche oggetto d’oro, solitamente orecchini, collana e anello.</div><div><br></div><div>Le madri erano molto severe con le figlie, ritenute responsabili della loro condotta. Insegnavano loro il cucito, la filatura e la tessitura del corredo. Per trovare marito non era necessario essere belle, ma “bona figghia, onurata e travagghiatrice”, “un brazzu di mari”.</div><div><br></div><div>Superstizioni e desiderio di matrimonio</div><div><br></div><div>Rimanere zitella era considerato umiliante. Per questo, le giovani si affidavano ai santi con preghiere e formule rituali:</div><div><br></div><div>«Sant’Antuninu mittìtilu ‘n caminu…</div><div>San Pasquali facìtilu fari…</div><div>Santu ‘Nofriu gluriusu, beddu, picciottu e graziusu…»</div><div><br></div><div>Diffusa era anche la pratica divinatoria delle tre fave sotto il guanciale: una intera, una mezza sgusciata e una sgusciata. La fava estratta al mattino avrebbe indicato se il futuro marito sarebbe stato ricco, benestante o povero.</div><div><br></div><div>La scelta del coniuge e le differenze sociali</div><div><br></div><div>Fino a tutto l’Ottocento, il matrimonio doveva avvenire tra persone dello stesso livello sociale. Un artigiano difficilmente avrebbe permesso al figlio di sposare la figlia di un contadino; allo stesso modo, la gente di mare non cercava spose tra le donne di terra.</div><div><br></div><div>Spesso erano i genitori a scegliere per i figli. Se il giovane non accettava la decisione familiare, l’unica alternativa era la “fuitina”, la fuga d’amore. Con il tempo, tuttavia, queste rigidità iniziarono lentamente a sgretolarsi.</div><div><br></div><div>U parramentu e la richiesta di matrimonio</div><div><br></div><div>La fase iniziale del percorso matrimoniale era detta “u parramentu”. Essa veniva condotta dalla madre del giovane o da una figura di mediazione chiamata “messaggera”, incaricata di recarsi dalla madre della ragazza per manifestare l’intenzione di «combinare un partito».</div><div><br></div><div>Il compito principale della messaggera era quello di informarsi sulla dote della futura sposa. In questa fase, la madre della giovane forniva solo indicazioni verbali e prometteva di inviare successivamente la “minuta”.</div><div><br></div><div>La “minuta”: il documento della dote</div><div><br></div><div>La minuta era il documento scritto che descriveva dettagliatamente la dote. Veniva redatta da scrivani specializzati e si apriva con un’invocazione alla Sacra Famiglia, a sottolineare la solennità dell’accordo.</div><div><br></div><div>Il documento era avvolto in un fazzoletto di seta o di tela:</div><div><br></div><div>se accettato, il fazzoletto restava allo sposo;</div><div>se rifiutato, tornava alla famiglia della ragazza.</div><div><br></div><div>Le minute erano estremamente dettagliate e comprendevano **abiti, gioielli, biancheria per la casa, mobili, utensili da cucina e somme di denaro**, definendo con precisione il contributo economico della sposa.</div><div><br></div><div>Il fidanzamento ufficiale: la canuscenza</div><div><br></div><div>Solo dopo l’accettazione della minuta si procedeva alla “canuscenza”, celebrata generalmente la domenica pomeriggio. Lo sposo entrava in casa della futura moglie accompagnato dai parenti.</div><div><br></div><div>La futura suocera scioglieva i capelli della giovane, li pettinava e li intrecciava con un nastro rosso (‘ntrizzaturi), dono del fidanzato e segno del legame. Seguiva la consegna dell’anello (siiddu). La cerimonia si concludeva con il “trattamentu”, a base di càlia, frutta secca, fave, frittelle, vino e rosolio**, tra musica e balli.</div><div><br></div><div>Il banchetto nuziale</div><div><br></div><div>Nei matrimoni siciliani del Settecento, oltre a dolci, rosolio e limoncello, il pranzo nuziale comprendeva càlia e simenza, vino e, nelle famiglie più abbienti, pasta, arancini, caponata, piatti di carne o di pesce.</div><div><br></div><div>I dolci tradizionali includevano cannoli, cassate, pasta di mandorle e le “còsi duci” della pasticceria secca siciliana. I confetti erano onnipresenti, spesso distribuiti anche fuori dalla chiesa.</div><div><br></div><div>La stima del corredo e il trasporto</div><div><br></div><div>Nei giorni precedenti le nozze si svolgeva la “vagghiata di li robbi”, l’esposizione e la stima pubblica del corredo. Donne esperte valutavano i capi, spesso gonfiandone il valore. Conclusa la cerimonia, il corredo veniva trasportato in corteo fino alla casa degli sposi.</div><div><br></div><div>Il giorno delle nozze e i festeggiamenti</div><div><br></div><div>Il corteo nuziale si formava davanti alla casa della sposa. Al ritorno dalla chiesa, gli sposi camminavano a braccetto in testa al gruppo. Era usanza lanciare **confetti, grano, riso, fave, ceci abbrustoliti e monetine** come augurio di abbondanza.</div><div><br></div><div>Gli sposi venivano accolti nella casa paterna dello sposo con un cucchiaio di miele, simbolo di prosperità. Il pranzo di rito prevedeva spesso “i maccaruna di zitu a stufatu”, accompagnati da brindisi, musica e balli.</div><div><br></div><div>Dopo il matrimonio</div><div><br></div><div>Gli sposi restavano in casa per **otto giorni**, ricevendo visite e doni in natura: uova, pollame, zucchero, olio e frutta. La domenica successiva uscivano insieme per la prima volta per recarsi a messa e pranzare dai genitori.</div><div><br></div><div>Un patrimonio culturale da riscoprire</div><div><br></div><div>Il matrimonio nella Sicilia antica non era un semplice contratto, ma un rito di passaggio che univa sacro e profano, famiglia e comunità, tradizione e speranza. Un patrimonio culturale immateriale che ancora oggi racconta l’anima profonda dell’Isola e affascina chi desidera scoprirne la storia più autentica.</div><div><div>Prima uscita e viaggio di nozze avvengono dopo che gli sposi rimangono a casa per otto giorni ricevendo visite di parenti e amici. Dopo essi escono solennemente la prima volta recandosi in chiesa a udir messa. Il bianco, che in alcuni paesi non è il colore dell’abito nuziale, in altri è quello che veste la sposa in questo giorno d’uscita: “la veste degli otto giorni” preparata appositamente per questo evento.</div><div>A questo punto, chi poteva permetterselo, portava la sposa in viaggio di nozze, non prima però, di avere fatto un pellegrinaggio a Santa Rosalia sul monte Pellegrino.</div><div><br></div><div>In conclusione, l’etnografia di Pitrè rivela che il matrimonio in Sicilia antica non era un semplice contratto, ma un complesso intreccio di credenze, rituali e aspettative sociali. Dalle divinazioni per scoprire il futuro sposo alle complesse cerimonie di fidanzamento e nozze, ogni passo era intriso di profondo significato, riflettendo una cultura in cui il sacro e il profano, il sociale e il magico, che si fondevano indissolubilmente.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 14:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dalle lastre di vetro al digitale, i fotoreporter]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023D"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Dalle lastre di vetro al digitale</h3><div><hr></div><div>Viaggio nella Sicilia dei fotoreporter</div><div><br></div><div>Entrare in Sicilia significa anche entrare in un immenso archivio visivo.</div><div>Prima delle cartoline patinate, prima dei selfie e dei droni, l’isola è stata raccontata da uomini e donne che camminavano per le strade con una macchina fotografica al collo, spesso rischiando la vita. Erano i fotoreporter: testimoni silenziosi di un Novecento siciliano fatto di bellezza e miseria, sangue e festa, immobilità e trasformazione.</div><div><br></div><div>Molte di quelle immagini oggi le riconosciamo all’istante. Ci sembrano familiari, quasi inevitabili. </div><div>Eppure non ricordiamo chi le abbia scattate. È da questa sensazione, da quella di aver già visto tutto, senza ricordare i nomi, che nasce il racconto della mostra Sulla strada. Fotoreporter di Sicilia, una mostra ospitata a Palermo presso la sede del Sindacato Unitario dei Giornalisti di Sicilia, e con essa un viaggio nella storia recente dell’isola. &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.assostampasicilia.it/" class="imCssLink">https://www.assostampasicilia.it/</a></span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Per decenni la Sicilia è stata fotografata a piedi, in bicicletta, in auto, chilometro dopo chilometro.</span><br></div><div>Dai vicoli di Palermo alle campagne dell’entroterra, dai porti di Lampedusa ai tribunali durante i maxiprocessi di mafia. </div><div>I fotoreporter lavoravano con attrezzature pesanti, rullini limitati, tempi lunghi. </div><div>Prima del digitale e del colore c’erano le lastre di vetro, poi la pellicola, lo sviluppo in camera oscura, l’attesa.</div><div><br></div><div>Ogni scatto aveva un costo. <span class="fs12lh1-5">Ogni fotografia era una scelta.</span></div><div><br></div><div>Citiamo: Letizia Battaglia, Ferdinando Scianna, Tony Gentile, Gigi Petyx, Franco Lannino, Michele Naccari, nomi che hanno costruito, consapevolmente, l’immaginario stesso della Sicilia contemporanea. Non solo mafia e cronaca nera, ma anche bambini che giocano per strada, feste religiose, mercati storici come Ballarò e la Vucciria, il mare come confine e apertura sul mondo, hanno fatto si che non si chiudesse una finestra, ma si aprisse una porta.</div><div><br></div><div>Fotografia e mafia: raccontare l’indicibile</div><div><span class="fs12lh1-5">Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, fotografare in Sicilia significava spesso documentare una guerra non dichiarata.</span><br></div><div>Delitti di mafia, stragi, funerali, madri in lacrime: immagini durissime che oggi troviamo nei libri di storia e che allora arrivavano sui giornali il giorno dopo.</div><div><br></div><div>Quelle fotografie non erano simboli, e<span class="fs12lh1-5">rano cronaca viva.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Celeberrima è l’immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che sorridono e si parlano, scattata da Tony Gentile nel 1992 a Palermo. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un momento umano diventato nel tempo un’icona civile, oggi visibile in scuole, murales e spazi pubblici, in dialogo con i luoghi della memoria come il Museo Falcone-Borsellino, l’Albero Falcone in via Notarbartolo e il Giardino della Memoria di Capaci. &nbsp;</span><a href="https://www.museodelpresente.it/" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.museodelpresente.it/', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink"><span class="fs12lh1-5">https://www.museodelpresente.it/</span><br></a></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Poi è arrivato il digitale. Internet. I social network.</span><br></div><div>La fotografia si è diffusa, moltiplicata, resa accessibile a tutti. Ma questa democratizzazione ha avuto un effetto collaterale: il fotoreporter come mestiere è quasi scomparso e la qualità delle fotografie e scaduta drasticamente.</div><div><br></div><div>Le redazioni hanno smesso di pagare le immagini. Il valore del rischio, dell’esperienza e della presenza sul campo si è assottigliato fino quasi a sparire. Molti fotografi siciliani si sono ritirati, altri hanno cambiato vita. </div><div>Restano archivi enormi, spesso poco conosciuti, che oggi rappresentano una ricchezza culturale incalcolabile.</div><div><br></div><div>Oggi scattiamo migliaia di fotografie senza pensarci.</div><div>I fotoreporter del Novecento siciliano, invece, scattavano sapendo che forse quell’immagine sarebbe rimasta, avevi 24 o 36 pose, sempre che la fotografia scattata non era troppo importante e bruciavi gli scatti rimanenti.</div><div><br></div><div>Viaggiare in Sicilia significa anche questo: camminare sulle stesse strade, guardare gli stessi volti, sapendo che qualcuno, prima di noi, li ha fissati per sempre. Il digitale ha cambiato tutto, ma ha lasciato un’eredità preziosa: uno sguardo che ancora oggi ci insegna come vedere davvero l’isola.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Raccontare la Sicilia attraverso le immagini significa anche dare un nome a chi quelle immagini le ha rese possibili. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Alcuni fotografi non hanno solo documentato l’isola, ne hanno costruito l’immaginario visivo.</span><br></div><div><br></div><div>Letizia Battaglia (1935–2022), l<span class="fs12lh1-5">a passione e il sangue</span></div><div><br></div><div>Non si può parlare di Sicilia senza parlare di Letizia Battaglia. Prima donna europea a ricevere il Premio Eugene Smith, ha fotografato Palermo senza mai arretrare.</div><div><span class="fs12lh1-5">Il suo bianco e nero è crudo, diretto, privo di concessioni estetiche al dolore. Ha documentato gli anni più violenti della città, arrivando spesso sulle scene del crimine prima della polizia. Ma la sua grandezza sta anche nell’aver fotografato i vivi: le bambine del quartiere Cala, le donne che resistevano, la nobiltà decadente. Il suo archivio è un diario intimo di una città in guerra con se stessa.</span><br></div><div><br></div><div><br></div><div>Ferdinando Scianna (1943), i<span class="fs12lh1-5">l filosofo dell’immagine</span></div><div><br></div><div>Nato a Bagheria e “scoperto” da Leonardo Sciascia, è stato il primo italiano a entrare nell’agenzia Magnum Photos.</div><div><span class="fs12lh1-5">Per Scianna la fotografia è una forma di scrittura. Il suo lavoro sulle feste religiose in Sicilia (1965) è una pietra miliare dell’antropologia visiva. Ha rivoluzionato anche la fotografia di moda, portando la modella Marpessa tra i vicoli siciliani e mescolando eleganza e realismo quotidiano.</span><br></div><div><br></div><div>Tony Gentile (1964) l<span class="fs12lh1-5">’istante che si fa Storia</span></div><div><br></div><div>Ha raccontato decenni di cronaca, ma il suo nome è legato per sempre a un solo fotogramma: Falcone e Borsellino che sorridono insieme.</div><div><span class="fs12lh1-5">Quello scatto ha superato il valore documentario per diventare un’icona laica, un simbolo di speranza e memoria civile, riprodotto su murales, bandiere e spazi pubblici.</span><br></div><div><br></div><div>Altri maestri dello sguardo, <span class="fs12lh1-5">Enzo Sellerio (1924–2012)</span></div><div><br></div><div>L’ironia e l’eleganza</div><div><span class="fs12lh1-5">Editore e fotografo, ha raccontato una Sicilia diversa da quella dei delitti: giochi di bambini, geometrie urbane, sguardi ironici. Un occhio colto e discreto, influenzato dal neorealismo e attraversato da un sottile umorismo.</span><br></div><div><br></div><div>Giuseppe Leone (1936–2024) i<span class="fs12lh1-5">l cantore del paesaggio ibleo</span></div><div><br></div><div>Mentre Palermo viveva gli anni più duri, Leone raccontava Ragusa, Modica e Noto. Barocco, campagna, civiltà contadina. Le sue fotografie, spesso in dialogo con scrittori come Sciascia e Bufalino, sono fondamentali per capire la Sicilia sud-orientale.</div><div><br></div><div>Nicola Scafidi (1925–2004), i<span class="fs12lh1-5">l cronista delle lastre</span></div><div><br></div><div>Ponte tra l’epoca delle lastre di vetro e quella del rullino, ha fotografato il bandito Giuliano, lo sbarco degli Alleati e la ricostruzione post-bellica. Il suo archivio è una chiave essenziale per leggere la Sicilia di metà Novecento.</div><div><br></div><div><br></div><div>Dalla lastra al sensore</div><div><br></div><div>Il cambiamento tecnologico non è stato solo un cambio di strumenti, ma di mentalità:</div><div><span class="fs12lh1-5">Lastre di vetro: lentezza, precisione assoluta, ogni foto come evento.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Pellicola: nasce lo scatto rubato, il fotogiornalismo d’assalto.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Digitale: velocità estrema, ma anche saturazione e immagini sempre più effimere.</span><br></div><div><br></div><div>Chi vuole un itinerario fotografico per viaggiare in Sicilia</div><div><span class="fs12lh1-5">Chi vuole scoprire l’isola seguendo le tracce di questi sguardi può partire da tre tappe fondamentali:</span><br></div><div><br></div><div>Palermo</div><div>Centro Internazionale di Fotografia alla Zisa, Archivio Scafidi, luoghi della memoria civile. </div><div> &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/p/Centro-Internazionale-di-fotografia-100064690416438/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/Centro-Internazionale-di-fotografia-100064690416438/</a> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.giustoscafidi.it/" class="imCssLink">https://www.giustoscafidi.it/</a></span></div><div><br></div><div>Bagheria</div><div>Museo Guttuso e mostre dedicate a Scianna, tra ville settecentesche e luce mediterranea. &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.museoguttuso.com/" class="imCssLink">https://www.museoguttuso.com/</a></span></div><div><br></div><div>Ragusa</div><div>Fondazione Giuseppe Leone: il barocco e il paesaggio trasformati in racconto visivo. &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/p/Giuseppe-Leone-100054257870483/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/Giuseppe-Leone-100054257870483/</a></span></div><div><br></div><div><br></div><div>A queste si aggiungono Catania (Castello Ursino), Gangi sulle Madonie e Lampedusa, dove la fotografia diventa racconto del Mediterraneo contemporaneo.</div><div><br></div><div>Consiglio di viaggio</div><div><br></div><div>Affianca sempre ai luoghi iconici una mostra fotografica.</div><div>Le immagini aiutano a vedere ciò che non è più visibile, o che rischia di passare inosservato.</div><div>Fotografare significa creare immagini capaci di mostrare per fissare, nello spazio della superficie della stampa, una realtà.<br></div><div><br></div><div>La Sicilia dei fotoreporter non è solo da guardare:</div><div>è da attraversare, passo dopo passo, come hanno fatto loro.</div><div><br></div><div><a href="https://www.archivioletiziabattaglia.it/" class="imCssLink">https://www.archivioletiziabattaglia.it/</a></div><div><br></div><div>Anche giovani fotografi, come Fulvio Roiter, hanno iniziato la loro carriera pedalando per l’isola e inviando le prime immagini a case editrici internazionali, confermando il ruolo della Sicilia come laboratorio e fonte d’ispirazione per la fotografia. L’amata Venezia in bianco e nero, la Sicilia in bicicletta, l’Italia a colori. La prima retrospettiva del fotografo che scriveva versi con la Rolleiflex</div><div><br></div><div>«Spedii la bicicletta a Palermo, bagaglio amano. La recuperai alla Stazione centrale. Ho pedalato per duemila chilometri, in giro per l’isola, ho fotografato tutto quello che mi sembrava fotografabile. Tornato, ho mandato una &nbsp;scelta di scatti a &nbsp;La Guilde du livre, la casa editrice di Losanna, il tempio sacro dell’immagine. L’ho accompagnata con una lettera, piena di scuse, di pudori, sa le lettere che si scrivono quando si è agli inizi, credi di valere qualcosa, ma non hai la controprova, non c’è nessuno che crede in te. Per un paio di settimane feci la posta all’ufficio postale: “Toni, c’è niente per me? Niente Fulvio”. Poi un bel giorno, la risposta. Ricordo ancora l’inizio a memoria: “Monsieur, vous etes trop modeste”. Da allora non mi sono più fermato». Era nato il suo primo reportage. In Sicilia. Fulvio roiter</div><div><br></div><div>Amche Robert Capa fu in Sicilia, durante la Seconda Guerra Mondiale per documentare la Campagna di Sicilia (Operazione Husky), cioè lo sbarco e la successiva avanzata degli Alleati sull’isola nell’estate del 1943. </div><div>A Troina (Enna), in Sicilia, esiste un Museo della Fotografia dedicato a Robert Capa dove sono esposte 62 stampe originali tratte dai negativi che Capa fece sull’isola. La mostra permanente si chiama “Fragments of War in Sicily” &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://robertcapatroina.it/" class="imCssLink">https://robertcapatroina.it/</a></span></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.ferdinandoscianna.it/" class="imCssLink">https://www.ferdinandoscianna.it/</a></div></div><div><div><a href="https://www.tonygentile.it/" class="imCssLink">https://www.tonygentile.it/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.arvispalermo.org/" class="imCssLink">https://www.arvispalermo.org/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://osservatoriodelleartisicilia.cricd.it/" class="imCssLink">https://osservatoriodelleartisicilia.cricd.it/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 06:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lettere, rimesse e legami: la Sicilia dell’emigrazione]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023C"><div></div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Lettere, rimesse e legami: la Sicilia dell’emigrazione</h3><div><hr></div><div>Nel periodo della grande emigrazione siciliana, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, molti emigrati e numerose famiglie rimaste in Sicilia erano analfabeti o avevano una scarsa istruzione. Comunicare con i propri cari diventava quindi una questione tutt’altro che semplice.<div>In questi casi, la redazione delle lettere e l’invio delle rimesse avvenivano grazie all’aiuto di intermediari: parenti alfabetizzati, maestri, notai, impiegati postali o, molto spesso, il parroco del paese. Le lettere venivano dettate a voce e trascritte da altri, mentre il denaro era inviato tramite vaglia postali o attraverso banchieri locali.</div><div>Questo sistema, pur con tutti i suoi limiti, permise di mantenere un forte legame economico e affettivo tra gli emigrati siciliani e le loro famiglie, dimostrando come, nonostante l’analfabetismo diffuso, la comunicazione e la solidarietà riuscissero a superare le difficoltà pratiche.</div><div><br></div><div>Lo scriba del paese: una mediazione culturale</div><div>In molti centri siciliani, il parroco o il maestro non si limitavano a scrivere sotto dettatura, ma svolgevano una vera e propria mediazione culturale. La loro figura di scriba era fondamentale: non si limitavano a riportare parole, ma traducevano sentimenti.</div><div>I pensieri espressi in dialetto venivano adattati in un italiano più scolastico o burocratico, dando vita a quella che potremmo definire una scrittura corale, capace di restituire storie individuali che, in realtà, appartenevano a un’intera comunità.</div><div>La privacy, per come la intendiamo oggi, era un concetto quasi inesistente. La lettera non era un segreto esclusivo tra mittente e destinatario, ma spesso un evento collettivo: veniva letta ad alta voce davanti alla famiglia riunita, condividendo emozioni, speranze e notizie.</div><div><br></div><div>Cosa sono le rimesse</div><div>Le rimesse degli emigrati siciliani svolgevano una funzione economica, sociale e culturale di enorme importanza.</div><div>Dal punto di vista economico, rappresentavano un sostegno vitale per le famiglie rimaste in patria, consentendo l’acquisto di cibo, terreni e abitazioni, oltre al pagamento dell’istruzione dei figli.</div><div>Sul piano sociale, le rimesse contribuivano alla vita dei paesi: finanziavano feste religiose, processioni e opere comunitarie, rafforzando il senso di appartenenza e di solidarietà.</div><div>Dal punto di vista culturale e affettivo, permettevano agli emigrati di mantenere un legame profondo con le proprie radici, conservando l’identità siciliana e la partecipazione alla vita familiare e comunitaria nonostante la distanza.</div><div><br></div><div>L’economia del riscatto</div><div>Le rimesse non servivano solo alla sopravvivenza quotidiana, ma favorivano una concreta possibilità di ascesa sociale, definita da alcuni storici una vera e propria “rivoluzione silenziosa”.</div><div>Il sogno della roba si traduceva soprattutto nell’acquisto di un pezzo di terra. Molti braccianti, grazie ai risparmi accumulati all’estero, riuscirono a diventare piccoli proprietari, incrinando il tradizionale sistema del latifondo.</div><div>Un altro segno visibile di questo riscatto era il decoro delle case: tetti rifatti, stanze aggiunte, facciate intonacate. I paesi siciliani cambiavano volto, diventando più dignitosi e vivibili.</div><div><br></div><div>Il significato della “roba” nella cultura siciliana</div><div>In Sicilia, la parola roba non indica soltanto il possesso materiale. È un concetto ancestrale che fonde insieme sopravvivenza, potere e identità. Per secoli, chi non possedeva nulla era alla mercé degli altri e del destino; da qui nasce l’aspirazione, spesso tragica, ad accumulare, conservare e difendere ogni palmo di terra.</div><div>Giovanni Verga: il cuore del mito</div><div>Nessuno scrittore ha saputo dare voce a questa ossessione meglio di Giovanni Verga. Nelle sue opere, il sogno della roba diventa il motore profondo di un’intera isola.</div><div>La roba</div><div>Il protagonista Mazzarò incarna l’ossessione assoluta: possiede terre a perdita d’occhio, ma vive come un miserabile, incapace di godere dei suoi beni. Il dramma esplode davanti alla morte, quando, realizzando che non potrà portare nulla con sé, urla disperato:</div><div>«Roba mia, vientene con me!»</div><div>Il sogno si rivela così un’illusione tragica.</div><div>Mastro-don Gesualdo</div><div>Gesualdo Motta è l’uomo che ce la fa, che accumula immense ricchezze, ma a un prezzo altissimo. Non otterrà mai una vera accettazione sociale e morirà solo, in un palazzo che non gli appartiene nel cuore. Per lui, la roba è stata un muro, non un ponte.</div><div>Altri sguardi letterari sulla “roba”</div><div>Luigi Capuana analizza con precisione la mentalità contadina e l’attaccamento viscerale alla terra.</div><div>Federico De Roberto, nel capolavoro I Viceré, mostra come la roba diventi strumento di potere dinastico, intrecciandosi con corruzione e trasformismo politico.</div><div>Dal dubbio di Pirandello alla denuncia del Novecento</div><div>Nel Novecento, il concetto di roba si trasforma e si frantuma:</div><div>Luigi Pirandello vede nel possesso un’illusione: la ricchezza è solo un’altra maschera che non salva dalla crisi d’identità.</div><div>Leonardo Sciascia racconta una roba che non è più terra, ma potere mafioso, controllo sociale e sopraffazione politica.</div><div>Ignazio Buttitta, con la poesia in dialetto, dà voce agli ultimi, denunciando una Sicilia dove molti hanno “catini vuoti” e pochi accumulano tutto.</div><div>Andrea Camilleri recupera lingua e ironia siciliana: la roba resta centrale, ma filtrata da una critica morale e storica, sospesa tra nostalgia e disincanto.</div><div><br></div><div>L’impatto simbolico delle rimesse</div><div>Spesso, insieme al denaro — le celebri “banconote verdi” — arrivavano anche fotografie. Queste immagini avevano un valore quasi sacro: l’emigrato si faceva ritrarre con il vestito migliore per dimostrare alla famiglia di aver “fatto fortuna”, anche quando la realtà era fatta di stenti e duro lavoro.</div><div><br></div><div>La lettera diventava così un legame vitale, come è stato efficacemente detto:</div><div>«la lettera era il filo di Arianna che permetteva a chi era partito di non perdersi nel labirinto del Nuovo Mondo».</div><div>Se vuoi, posso anche:</div><div>adattarlo a pannelli museali</div><div>ridurlo per una brochure turistica</div><div>oppure renderlo più narrativo per un blog di viaggio culturale</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 14:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Piazza Armerina Capitale dell'Arte]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Piazza Armerina Capitale dell'Arte: Guida alle Mostre e ai Tesori della Sicilia Centrale</h3><div><hr><div>Dal 20 dicembre 2025 al 30 giugno 2026, il cuore della Sicilia si trasforma in un palcoscenico di caratura internazionale. Tra i mosaici della Villa del Casale e i saloni di Palazzo Trigona, un itinerario unico tra archeologia, pop-art e borghi medievali.</div><div><br></div><div>Piazza Armerina si conferma l'epicentro culturale dell'isola. In un momento in cui la Sicilia sfida le difficoltà dei collegamenti puntando sulla qualità dell'offerta, la "Città dei Mosaici" risponde con un calendario d'eccezione che unisce il genio di Picasso e Warhol alla maestosità delle sculture di Gustavo Aceves.</div><div><br></div><div>Il Polo Espositivo: Tra Palazzo e Villa</div><div>Palazzo Trigona: Il tempio delle Ceramiche e di Raffaello</div><div>Situato in Piazza Cattedrale, nel punto più alto del centro storico, il maestoso Palazzo Trigona della Floresta ospita due mostre imperdibili:</div><div><br></div><div>"Da Picasso a Warhol – Le ceramiche dei grandi artisti": Un viaggio inedito che svela come i giganti del '900 si siano misurati con la terra cotta. Dalle celebri ceramiche di Vallauris di Picasso alle opere di Chagall, Mirò, Dalì, fino ai contemporanei Marina Abramović e Maurizio Cattelan.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">"Raffaello. Le Stanze e le Logge vaticane": Un percorso curato da Nicola Barbatelli e Vincenzo Sanfo che propone una copia della Trasfigurazione e 47 preziose incisioni ottocentesche di Paul Letarouilly, che documentano l'opera del maestro urbinate in Vaticano.</span><br></div><div><br></div><div>Villa Romana del Casale: Equus Inter Lumina</div><div>Il sito UNESCO, cuore del Parco Archeologico, ospita l'installazione monumentale dell'artista messicano Gustavo Aceves.</div><div><br></div><div>L'Opera: 224 statue equestri che compongono il progetto Lapidarium, già ammirato a Berlino, Parigi e Pechino.</div><div><br></div><div>La Notturna: Per tutto il periodo festivo e fino a giugno, è possibile visitare la Villa e la mostra sotto una speciale illuminazione artistica. Un'occasione rara per ammirare i 3.500 mq di mosaici romani in un'atmosfera sospesa e suggestiva.</div><div><div><a href="https://www.villaromanadelcasale.it/" class="imCssLink">https://www.villaromanadelcasale.it/</a></div></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/p/Pro-Loco-Mosaici-di-Piazza-Armerina-100064826525816/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/Pro-Loco-Mosaici-di-Piazza-Armerina-100064826525816/</a></div></div><div><br></div><div>Itinerario Diffuso: Le Località del Parco</div><div>La bellezza della mostra di Aceves è la sua natura "diffusa", che invita a scoprire i borghi limitrofi, eccellenze della provincia di Enna:</div><div><br></div><div>Aidone e Morgantina</div><div>A soli 15 minuti da Piazza Armerina, Aidone è definita il "Balcone di Sicilia" per i suoi panorami mozzafiato. Il suo Museo Archeologico custodisce la Venere di Morgantina e gli argenti ellenistici. L'area archeologica di Morgantina, con il suo teatro e l'agorà, ospita una parte delle installazioni di Aceves, creando un ponte tra la scultura contemporanea e la storia greca.</div><div><div><a href="https://www.facebook.com/p/Pro-Loco-Aidone-100064581346780/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/Pro-Loco-Aidone-100064581346780/</a></div></div><div><br></div><div>Mazzarino e Pietraperzia</div><div>Il tour si sposta verso Mazzarino, borgo celebre per il "Castello del Cannone" e le sue facciate tardo-barocche. Infine, Pietraperzia, arroccata attorno al Castello Barresi, offre uno scenario autentico e selvaggio dove l'arte contemporanea sottolinea il valore di territori troppo spesso considerati "periferici".</div><div><div><a href="https://www.facebook.com/p/PRO-LOCO-Mazzarino-APS-100064438934999/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/PRO-LOCO-Mazzarino-APS-100064438934999/</a></div></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/p/Pro-Loco-Pietraperzia-100064691833113/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/Pro-Loco-Pietraperzia-100064691833113/</a></div></div><div><br></div><div>Informazioni Pratiche per il Turista</div><div>Geografia e Clima</div><div>Piazza Armerina sorge a circa 700 metri d'altitudine sui Monti Erei. Il paesaggio è dominato da boschi di pini ed eucalipti (come il Parco della Ronza).</div><div><br></div><div>Consiglio: In inverno e in primavera, le temperature serali possono scendere sensibilmente. Per la visita notturna alla Villa, è consigliato un abbigliamento caldo.</div><div>Logistica: Il biglietto per la mostra "Equus Inter Lumina" consente l'accesso anche alle esposizioni di Palazzo Trigona, rendendo l'esperienza fluida e conveniente.</div><div><br></div><div>Enogastronomia: Il Sapore del Territorio</div><div>Una sosta a Piazza Armerina non è completa senza aver assaggiato il Piacentinu Ennese DOP, un pecorino allo zafferano e pepe nero unico al mondo. Accompagnatelo con i vini locali e i dolci a base di mandorla di Mazzarino.</div><div><br></div><div>"Vogliamo dimostrare che la Sicilia non ha bisogno solo di essere visitata, ma soprattutto di essere vissuta e valorizzata dai suoi stessi abitanti" – Ettore Messina, Assessore alla Cultura.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 21:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia da Gustare: Il Viaggio Infinito delle Cuddure]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000023A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia da Gustare: Il Viaggio Infinito delle Cuddure</h3><div><hr><div>Un itinerario tra arte, fede e sapori millenari</div><div>Se esiste un termine che racchiude l'anima profonda della Sicilia, questo è Cuddura. Dalla parola greca kollura (corona), questo nome evoca una mappa incredibile della biodiversità gastronomica isolana. Viaggiare per la Sicilia seguendo le tracce delle cuddure significa scoprire che, sebbene il nome sia simile, la lavorazione e gli ingredienti cambiano drasticamente: passiamo da biscotti duri a pani sacri, da dolci al miele a frolle decorate.</div><div><br></div><div>Le Origini: Un Viaggio nel Tempo e nella Fame</div><div>Le cuddure sono l'esempio perfetto di cucina di sussistenza, dove la scarsità di mezzi veniva compensata con una manualità straordinaria. Le loro radici affondano in tre strati storici:</div><div><br></div><div>L'Origine Greca (Magna Grecia): Risale a oltre 2.500 anni fa. La kollura era una pagnotta a corona che i viaggiatori infilavano nel braccio per trasportarla facilmente.</div><div><br></div><div>L'Evoluzione Romana: I panis coronarius erano pani rituali offerti alle divinità. La forma circolare rappresentava la ciclicità del tempo.</div><div><br></div><div>Il Medioevo e lo Strutto: Sotto l'influenza spagnola si consolidano le versioni dolci. L'uso dello strutto (grasso povero) al posto del burro nobile è il marchio di fabbrica della cucina contadina.</div><div><br></div><div>Perché sono "Prodotti di Contadini"?</div><div>La "poca disponibilità" è stata la madre dell'invenzione:</div><div><br></div><div>Ingredienti "Poveri": Grano, olio, strutto e miele. Senza zucchero si usava il mosto cotto; senza uova si usava il vino (come a Delia).</div><div><br></div><div>Conservazione Estrema: La durezza (come nei Taralli di Montedoro) serviva a far durare il cibo mesi nelle madie senza ammuffire.</div><div><br></div><div>Il Valore del Tempo: Poiché gli ingredienti erano miseri, il lusso era il tempo. Intagliare un pane o "pettinare" una pasta era l'unico modo per onorare un Santo o una sposa.</div><div><br></div><div>L'Anima Segreta: Simbolismo e Strumenti</div><div>Le cuddure non sono solo cibo, ma un vero alfabeto commestibile.</div><div><br></div><div>1. Il Simbolismo delle Forme (Oltre la Ciambella)</div><div>La forma non è solo estetica, ma un messaggio magico o devozionale:</div><div><br></div><div>L'Uovo "Ingabbiato": Nelle Cuddure cu l'ova, l'uovo sodo rappresenta la vita che rinasce, ma la "gabbia" di pasta serve a proteggere simbolicamente la fertilità.</div><div><br></div><div>L'Antropomorfismo: Molte forme (specialmente a San Marco d'Alunzio o Salemi) prendono le sembianze di parti del corpo (braccia, gambe, occhi per Santa Lucia). Era un modo per chiedere una guarigione specifica attraverso il pane.</div><div><br></div><div>2. Gli Strumenti "Poveri" dimenticati</div><div>Oltre al Pettine (usato a Delia per le rigature) e al Bisturi (per gli intagli di Salemi), esiste "U Sfurnaturu": piccoli legni intagliati o timbri di famiglia usati a Castel di Lucio o Pettineo per marcare il dolce, quasi come una firma d'autore su una scultura.</div><div><br></div><div>La Geometria del Gusto: L'Elenco delle Eccellenze</div><div>In Sicilia ogni borgo custodisce il suo segreto. Ecco la mappa completa:</div><div><br></div><div>Area Centrale: Cuddrireddra di Delia, Cuddureddi o Taralli di Montedoro, Cuddure di Latte di Mussomeli, Cuddure di Mazzarino, Cuddure di Palazzo Adriano, Cuddure di Santa Lucia di Niscemi.</div><div><br></div><div>Area dei Nebrodi e Tirrenica: Cuddure Basicotane o di Castel di Lucio, Cuddure di Tripi e di Pettineo, Cuddure di patate (Paate) di San Marco d’Alunzio, Caltavuturo, Cini e Troina.</div><div><br></div><div>Area Orientale e Iblea: Cuddure di meli di Grammichele, Cudduri ri Natali di Caltagirone, Ferla, Vittoria, Cerami e Messina natalizie.</div><div><br></div><div>Tradizioni Sacre: Cudduri cu l’ova (Pasqua), Cudduri da Mprescia di Salemi (San Giuseppe), Cuddure di San Biagio.</div><div><br></div><div>Tipologie e Calendario</div><div>I Quattro Modi di Intendere la "Corona"</div><div>Pasta Dura e Fritte (Delia, Montedoro): Croccanti, lavorate con il pettine di legno.</div><div><br></div><div>Sacre e Figurative (Salemi, S. Biagio): Sculture di pane azzimo lavorate con bisturi e forbicine.</div><div><br></div><div>Al Miele e Ripieni (Caltagirone, Tripi, Grammichele): Frolle decorate con la Pinzetta per mostrare il cuore di fichi o miele.</div><div><br></div><div>Morbide (Mussomeli, S. Marco d’Alunzio): Con latte o patate nell'impasto per una consistenza soffice.</div><div><br></div><div>Il Ritmo delle Stagioni</div><div>Carnevale: Il tempo del fritto (Delia e Montedoro).</div><div><br></div><div>Inverno: 13 Dicembre (Santa Lucia) e 3 Febbraio (San Biagio).</div><div><br></div><div>Pasqua: Trionfo delle Cuddure cu l'ova. Il Simbolismo del "Sacro Uovo"</div><div>Nelle Cuddure cu l'ova, l'uovo sodo non è un semplice ornamento, ma il cuore pulsante del dolce. Anticamente considerato simbolo di fecondità e di vita eterna, l'uovo viene "ingabbiato" da strisce di pasta intrecciata che servono a proteggere simbolicamente la vita che rinasce.</div><div>Era anche un Alfabeto di Forme per ogni Affetto</div><div>La lavorazione pasquale era il momento in cui le donne siciliane esprimevano i sentimenti attraverso la pasta frolla o la pasta di pane dolce. Le forme non erano mai casuali:</div><div><br></div><div>U Coro (Il Cuore): Regalato dalle promesse spose ai fidanzati come pegno d'amore.</div><div><br></div><div>U Panarieddu (Il Panierino): Destinato alle bambine, simbolo di abbondanza e cura domestica.</div><div><br></div><div>U Cavallu o U Gadduzzo (Il Cavallo o il Galletto): Per i maschietti, simboli di forza e fierezza.</div><div><br></div><div>A Palummedda (La Colombina): Simbolo universale di pace, spesso portata in dono agli anziani della famiglia.</div><div><br></div><div>Natale: Le cuddure "di riposto" cariche di fichi (Caltagirone, Messina).</div><div><br></div><div>Proposta di Itinerario: Il Grand Tour delle Cuddure</div><div>Tappa 1: Il Cuore delle "Corone" (Caltanissetta ed entroterra) Scopri il pettine di Delia e la morbidezza del latte a Mussomeli.</div><div><br></div><div>Tappa 2: L'Arte del Pane e i Nebrodi (Messina e Monti) A San Marco d’Alunzio per le cuddure di patate e a Castel di Lucio per i ricami di pane marcati con i timbri di famiglia.</div><div><br></div><div>Tappa 3: Miele, Fichi e Barocco (Sud e Ovest) Da Caltagirone a Grammichele per il miele, finendo a Salemi per le sculture "da mprescia".</div><div><br></div><div>Consiglio Finale: In molte zone (Vittoria, Mazzarino, Caltagirone), cerca il Cudduruni: la versione salata. È una focaccia ripiena di cipolle, acciughe e verdure selvatiche (u mazzareddru), l'anello di congiunzione tra il pane sacro e il pasto quotidiano dei contadini nei campi.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 Jan 2026 12:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Alan Lomax e la scoperta sonora della Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000239"><div><hr></div>Alan Lomax e la scoperta sonora della Sicilia<div><hr></div><div>Aprile 1954, u<span class="fs12lh1-5">n pullmino Volkswagen malandato, carico di apparecchiature all’avanguardia per la registrazione del suono, attraversa l’Italia da nord a sud. Alla guida c’è un uomo, che parla un curioso “itagnolo”, una sorta di spagnolo ed italiano: è Alan Lomax.</span></div><div><br></div><div>Lo scopo del viaggio è ambizioso: documentare le tradizioni musicali popolari italiane per la collana World Library of Folk and Primitive Music, pubblicata dalla Columbia Records, uno dei più importanti progetti etnomusicologici del Novecento.</div><div><br></div><div>All’epoca Lomax, un quarantenne, è già una figura di primo piano negli Stati Uniti. Insieme al padre John, pioniere degli studi sul folklore americano, aveva percorso le strade del Sud degli USA registrando canti di lavoro, blues, ballate e spirituals, contribuendo a far conoscere artisti leggendari come Lead Belly e Woody Guthrie.</div><div><br></div><div>Spinto da una visione profondamente umanistica e progressista, Lomax considerava il folklore non come una curiosità del passato, ma come una chiave per comprendere l’identità e la dignità dei popoli.</div><div><br></div><div>Un americano in Italia</div><div><span class="fs12lh1-5">Dopo ricerche in Europa, Lomax arriva in Italia. A Roma incontra Giorgio Nataletti, direttore del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare dell’Accademia di Santa Cecilia, e ottiene l’appoggio necessario per avviare una grande campagna di registrazioni sul campo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Gli viene affiancato Diego Carpitella, giovane ma già autorevole etnomusicologo. Insieme percorrono il Paese seguendo l’istinto più che gli itinerari ufficiali, non devono ricalcare il Grand Tour, non sono alla ricerca di monumenti, ma delle persone, fermandosi nei villaggi, parlando con contadini, pescatori, minatori e cantastorie.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La Sicilia è la prima regione esplorata, il diario siciliano di Lomax è una enciclopedia del viaggio.</span><br></div><div><br></div><div>Tre settimane in Sicilia</div><div><span class="fs12lh1-5">Il viaggio siciliano inizia il 2 luglio 1954 da Sciacca, con la registrazione dei canti di tonnara (cialome). Seguono Trapani, con i canti dei salinai, e poi l’entroterra: Madonie, Enna, Caltanissetta, Sommatino, tra zolfare e canti di lavoro durissimi, specchio di una vita segnata dalla fatica.</span><br></div><div><br></div><div>Lomax rimane profondamente colpito dalla Sicilia:</div><div><br></div><div>«Uno shock potente: un paesaggio aspro, uomini duri, una bellezza selvaggia.»</div><div><br></div><div>Sull’Etna registra suonate di ciaramedda, stornelli improvvisati e canti contadini; sulla costa ionica incontra Orazio Strano, uno dei più grandi cantastorie siciliani del Novecento. A Modica, Avola, Mirto e nelle Madonie documenta tarantelle, ninne nanne, canti religiosi, balli tradizionali e lamenti rituali.</div><div><span class="fs12lh1-5">A Palermo ascolta il cuntastorie Roberto Genovese, che narra le gesta dei paladini di Francia davanti a un pubblico popolare, mantenendo viva una tradizione secolare.</span><br></div><div><br></div><div>Il 23 luglio Lomax lascia l’isola attraversando lo Stretto di Messina. La Sicilia resta alle spalle, ma le sue voci sono ormai fissate per sempre.</div><div><br></div><div>L’eredità di Alan Lomax</div><div><span class="fs12lh1-5">Le registrazioni siciliane di Lomax costituiscono oggi un patrimonio culturale di valore inestimabile. Canti di lavoro, d’amore, di fede e di protesta raccontano una Sicilia arcaica e vitale, profondamente legata ai ritmi della natura e della comunità.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Grazie a quel viaggio, suoni e tradizioni che rischiavano di scomparire sono salvi, permettendoci di ascoltare il passato e comprendere meglio il presente.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Scoprire la Sicilia attraverso le registrazioni di Alan Lomax significa intraprendere un viaggio nella memoria profonda dell’isola, tra fatica, dignità e bellezza senza tempo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il passaggio di Alan Lomax in Sicilia non fu solo una spedizione scientifica, ma un vero e proprio salvataggio culturale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Mentre l’Italia si avviava verso il “boom economico” e l’omologazione culturale, Lomax ebbe l’intuizione di catturare un mondo che stava per mutare per sempre.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Perché il lavoro di Lomax in Sicilia fu rivoluzionario?</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Per comprendere appieno l’importanza del testo, è utile evidenziare alcuni punti chiave dell’impatto di Lomax sull’isola:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La “Cantalmagia”: Lomax non cercava la perfezione tecnica, ma la verità emotiva. Definiva la musica popolare siciliana come un’espressione di “tristezza e orgoglio”, notando come i canti dei minatori di zolfo avessero una tensione drammatica simile al blues del Delta del Mississippi.</span><br></div><div><br></div><div>La collaborazione con Carpitella: il sodalizio con Diego Carpitella permise di unire la tecnologia e l’orecchio “globale” americano con la conoscenza profonda del territorio italiano, fondando di fatto l’etnomusicologia moderna in Italia.</div><div><span class="fs12lh1-5">La dignità degli ultimi: in un’epoca in cui la cultura contadina era spesso vista come qualcosa di cui vergognarsi o da superare, Lomax trattò i pescatori di Sciacca e i contadini dell’entroterra come veri e propri artisti di livello mondiale.</span><br></div><div><br></div><div>Per approfondire: il cantastorie e la tonnara</div><div><br></div><div>Il testo cita Orazio Strano e le cialome. È interessante notare che:</div><div><br></div><div>Orazio Strano era cieco e rappresentava l’anima errante della Sicilia; le sue ballate su fatti di cronaca e leggende erano quello che potevamo definire pria di internet i telegiornali delle piazze.</div><div><br></div><div>Le cialome (i canti della tonnara) sono tra le registrazioni più potenti: il ritmo del canto serviva letteralmente a coordinare lo sforzo fisico brutale dei tonnaroti durante la mattanza, lavoro durissimo che potremmo trovare anche nelle fotografie di Sebastiao Salgado che ha documentato alcuni dei lavori manuali più duri ed estenuanti del mondo moderno.</div><div><br></div><div>Un’eredità viva</div><div><br></div><div>Oggi molte di queste registrazioni sono conservate presso l’Association for Cultural Equity, fondata da Lomax stesso e sono accessibili online, permettendo a chiunque di riascoltare la voce dei propri nonni o bisnonni.</div><div><span class="fs12lh1-5">Il viaggio di Alan Lomax in Sicilia nel 1954 produsse circa 160 audio registrazioni in 18 diverse località. Grazie al suo registratore a nastro Magnecord, tecnologia d’avanguardia per l’epoca e alla sua Leica, riuscì a catturare non solo la musica, ma l’anima di una società che stava per scomparire.</span><br></div><div><br></div><div>Le sessioni di registrazione più iconiche:</div><div><br></div><div>Le zolfare di Sommatino e Caltanissetta</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Lomax definì i canti dei minatori di zolfo (surfarara) come il “blues della Sicilia”. Le registrazioni rivelano:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Voci “sporche” e tese: una vocalità forzata, quasi un grido, che rifletteva la pressione fisica e psicologica del lavoro a centinaia di metri sottoterra.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Temi di protesta e rassegnazione: i testi parlano di incidenti, di “padroni pescecani” e della polvere che divorava i polmoni. Lomax registrò brani come Surfarara, eseguiti da Marco Croce e Giuseppe Infuso.</span><br></div><div><br></div><div>Le cialome della tonnara (Sciacca)</div><div><br></div><div>Il 2 luglio 1954 Lomax salì su una barca a Sciacca. Fu la prima volta che questi canti venivano registrati in situ.</div><div><span class="fs12lh1-5">Funzione ritmica: le cialome non erano semplici canzoni, ma strumenti di lavoro.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L’aneddoto del “teatro”: poiché non c’erano tonni quel giorno, i pescatori simularono la “mattanza” battendo i piedi nudi sul legno per creare il suono convulso dei pesci, permettendo a Lomax di ottenere una registrazione realistica.</span><br></div><div><br></div><div>I canti delle saline di Trapani</div><div><br></div><div>A Trapani Lomax registrò i canti dei salinai, descrivendoli come un “lamento di selvaggia malinconia”.</div><div><span class="fs12lh1-5">Origini antiche: individuò influenze nordafricane e arabe nella struttura melodica, ipotizzando una sopravvivenza quasi intatta dai tempi della dominazione musulmana.</span><br></div><div><br></div><div>Il cunto e i cantastorie</div><div><br></div><div>A Palermo e nel resto dell’isola Lomax documentò la parola narrata:</div><div><span class="fs12lh1-5">Roberto Genovese: registrò un lungo estratto de I Reali di Francia, con l’uso di una spada di legno per scandire il ritmo delle battaglie.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Orazio Strano: a Riposto registrò La storia di Cìcciu Ulivieri, simbolo della funzione sociale del cantastorie.</span><br></div><div><br></div><div>Il lavoro di Lomax è oggi un ponte verso una Sicilia “arcaica e vitale”, un archivio in cui i suoni non sono solo note, ma documenti di resistenza umana.</div><div><br></div><div>Palermo. Sicilia 1954. Il viaggio musicale di Lomax e Carpitella</div><div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=a6efg2azUV0" class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=a6efg2azUV0</a></div><div><br></div><div>Questo video documenta una mostra dedicata al viaggio siciliano del 1954, mostrando le fotografie scattate da Lomax e spiegando l’importanza del suo metodo di ricerca sul campo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 06:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Vitti na crozza storia di miniere e zolfo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000238"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Vitti ’na crozza: il grido di un popolo sacrificato</h3><div><hr><div>Basta cantarla come se fosse una festa. </div><div>Vitti ’na crozza è il grido di un popolo sacrificato. Pensate davvero che sia una canzone allegra? Che quel ritmo incalzante serva a farci ballare? Ci hanno insegnato a cantarla senza ascoltarla. Abbiamo trasformato un atto d’accusa in un souvenir per turisti.</div><div><br></div><div>La realtà è stata scritta nel fango e nello zolfo delle miniere siciliane, nelle zolfare. Vitti ’na crozza, ho visto un teschio, non è folklore: è la voce di padri e di figli, di carusi senza un nome, senza un funerale e senza il rintocco delle campane. </div><div>È il crudo racconto di una Sicilia usata come fornitore di combustibile per l’Unità d’Italia e poi abbandonata al silenzio. </div><div>Oggi ci piacerebbe restituire la giusta dignità alla memoria di questo canto.</div><div><br></div><div>Quando la Sicilia canta i suoi morti e l’Italia finge di non sentire</div><div>Non è una canzone popolare. È un atto d’accusa che abbiamo imparato a cantare senza ascoltare. Vitti ’na crozza non nasce per intrattenere: nasce per disturbare. Ed è per questo che, nel tempo, è stata addomesticata, alleggerita, stravolta. Svuotata del suo buio delle gallerie e restituita come folklore innocuo, allegro. Chi piange i suoi morti mette a disagio, chi balla, va sempre bene, chi muore giace e chi canta piace.</div><div><br></div><div>Questa è forse la canzone più violentata della tradizione siciliana. Le hanno tolto il sangue. Le hanno rubato il grido. L’hanno strappata alla terra che l’ha generata.</div><div><br></div><div>L’inferno dei Carusi e del Cannuni</div><div>Come ricordano studiosi e ricercatori della cultura orale, tra cui Sara Favarò e la voce indomita di Rosa Balistreri, questo canto nasce come voce dei morti senza nome: gli zolfatari, i carusi, i sepolti vivi nelle miniere.</div><div><br></div><div>Un ruolo tragico era affidato ai carusi: bambini, spesso dai 7 ai 14 anni, ceduti dalle famiglie ai capomastri in cambio di un anticipo in denaro, il soccorso morto. Piccoli schiavi che percorrevano decine di volte al giorno le gallerie carichi di pesanti ceste, crescendo deformi o morendo nel silenzio del sottosuolo.</div><div><br></div><div>Questa condizione è stata immortalata magistralmente da Luigi Pirandello nella novella Ciaula scopre la luna. Ciaula è il simbolo di questi dimenticati: un essere quasi animalesco, abituato al buio viscerale della terra, che non conosce paura finché resta nel ventre della miniera, ma che resta folgorato dalla bellezza della Luna una volta uscito all'esterno.<div><span class="fs12lh1-5">La Luna, per Ciaula, è la scoperta di una divinità e di una pace che il mondo degli uomini gli ha negato. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Come la crozza del canto, Ciaula rappresenta chi cerca un raggio di luce nel buio, e nella disperazione.</span><br></div></div><div><br></div><div>Il cannuni citato nel canto non è un’arma di guerra. È il boccaporto della miniera: l’ingresso di un inferno industriale dove la Sicilia è stata sacrificata per decenni. Moriri senza toccu di campani: uomini e bambini consumati dal lavoro, lasciati sottoterra senza sacramenti. Era uno sfruttamento sistematico, regolato dallo Stato, tollerato dalla Chiesa e giustificato nel nome del progresso. Lo zolfo era considerato “impuro”, il sottosuolo “diabolico”. E così anche i lavoratori diventavano scarti: inermi, invisibili, dimenticabili.</div><div><br></div><div>I Caricatori: il molo del sacrificio</div><div>Mentre sopra, alla luce del sole, si firmavano trattati, il sottosuolo siciliano alimentava l'industria chimica mondiale. Qui entravano in gioco i caricatori (come quelli di Porto Empedocle, Licata o Sciacca), i terminali logistici di questo dolore. Non erano semplici porti, ma imponenti infrastrutture di stoccaggio dove lo zolfo veniva accumulato in enormi cataste chiamate "balate".</div><div><br></div><div>Nei caricatori, centinaia di facchini trasbordavano il minerale dalle ferrovie a scartamento ridotto fino alle stive delle navi mercantili. Erano il punto di contatto tra una Sicilia arcaica e il capitalismo globale: mentre lo zolfo partiva per l'Inghilterra industriale, all'Isola restavano solo i polmoni corrosi, la povertà e un paesaggio devastato. Lo sfruttamento intensivo è durato fino agli anni Quaranta del Novecento: oltre ottant’anni di morti senza giustizia.</div><div><br></div><div>La genesi del brano: dal teschio allo schermo</div><div>La "crozza" è il teschio che parla al viandante; rappresenta l'anima di un minatore morto senza sacramenti, condannata a vagare perché rimasta prigioniera del cannuni.</div><div><br></div><div>Su un testo popolare di autore ignoto, Franco Li Causi compose la melodia per la colonna sonora del film Il cammino della speranza (1950) di Pietro Germi. La versione originale di Li Causi era un canto di lavoro dai toni lenti e cupi, fedele alla tragedia che raccontava. Il testo pervenne a Li Causi tramite lo stesso Germi, a cui lo aveva recitato un anziano minatore di Favara, Giuseppe Cibardo Bisaccia. La prima incisione fu realizzata nel 1951 da Michelangelo Verso.</div><div><br></div><div>Conclusione: un atto di coscienza</div><div>Oggi Vitti ’na crozza viene cantata ignorandone il significato. O, peggio ancora, sapendolo e facendo finta di nulla. Questa canzone dovrebbe essere fatta ascoltare nelle scuole come un atto d'accusa, non come folklore.</div><div><br></div><div>Fino a quando una nazione che nasce sulla pelle dei suoi morti ne cancella la memoria e ne trasforma il dolore in cartolina turistica, non potrà dirsi civile. Vitti na crozza non chiede applausi. </div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 14:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I marinai come veicoli di linguaggio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000237"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Parole di incitamento come “Antudum” divenuto “Antudo” potevano viaggiare tra Sicilia e Genova</h3><div><hr></div><div>I porti come hub culturali</div><div><br></div><div>I porti medievali e rinascimentali erano molto più che luoghi di commercio: erano punti d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.</div><div>Palermo, Messina e Trapani in Sicilia, così come Genova, La Spezia e Savona in Liguria, erano affollati di marinai, mercanti e lavoratori di passaggio.</div><div>Qui si scambiavano merci, ma anche parole, proverbi, canti, slogan e modi di dire.</div><div><br></div><div>I marinai come veicoli di linguaggio</div><div><span class="fs12lh1-5">I marinai viaggiavano spesso tra Sicilia e Liguria, passando per Napoli, la Toscana e altre città portuali.</span><br></div><div>Imparavano parole utili per il commercio e per coordinarsi, e allo stesso tempo trasmettevano termini culturali e gridi motivazionali.</div><div>Ad esempio, un grido come “Antudo”, usato nei Vespri Siciliani o nelle rivolte popolari, poteva essere raccontato o gridato nei porti per spronare un gruppo di marinai o per riferire una storia eroica.</div><div><br></div><div>Come nasce la confusione di origine</div><div><span class="fs12lh1-5">I portuali genovesi potevano sentire il grido da siciliani o marinai siciliani e pensare che fosse tipico della Liguria, specialmente se associato a racconti di coraggio o resistenza.</span><br></div><div>Col tempo, quando storici o scrittori moderni hanno recuperato il termine, lo hanno collegato al luogo in cui lo avevano sentito, cioè Genova o la Liguria, invece di risalire alla Sicilia.</div><div><br></div><div>Esempi di termini “viaggiatori”</div><div><br></div><div>Non è solo “Antudo”: molti proverbi, imprecazioni e canti marinari siciliani arrivarono in Liguria, Toscana e Puglia tramite i porti.</div><div>Questi termini potevano cambiare leggermente nella pronuncia, ma conservavano il senso originale, creando così associazioni errate di provenienza.</div><div><br></div><div>In sintesi possiamo dire che : </div><div><br></div><div>“Antudo” nasce in Sicilia, nei Vespri o nei contesti identitari.</div><div><span class="fs12lh1-5">Nasce come grido pratico di battaglia durante i Vespri Siciliani per spronare i ribelli contro gli Angioini, ma diventa simbolo di coraggio, libertà e identità siciliana, che sopravvive nei secoli nei canti, racconti e movimenti culturali dell’isola.</span><br></div><div><br></div><div>Interpretazione popolare: Animus Tuus Dominus &nbsp;“Il coraggio sia il tuo padrone”.</div><div><span class="fs12lh1-5">Questa lettura dava al grido una valenza quasi religiosa o morale, rafforzando il coraggio dei ribelli con un senso di giustizia divina o legittimità morale.</span><br></div><div><br></div><div>Non c’è evidenza che la Chiesa ufficialmente abbia promosso Antudum, ma la parola poteva essere accettata o tollerata dai religiosi locali, perché incitava al coraggio senza attaccare la fede stessa.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Chi ascolta senza conoscere la storia originale può pensare che sia tipico della Liguria.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Così il termine viaggia culturalmente e geograficamente, creando miti di origine.</span><br></div><div><br></div><div>Linea del tempo di Antudo / Antudum</div><div><br></div><div>1282 – I Vespri Siciliani</div><div><span class="fs12lh1-5">Contesto: rivolta popolare contro gli Angioini in Sicilia.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Uso: Antudo come grido di battaglia per spronare i ribelli.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Significato originale: “Avanti!” o “Forza!”.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nei secoli successivi (1300–1800) – Tradizione popolare</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La parola sopravvive nei canti popolari e racconti locali siciliani.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Forma “Antudum” o “Antudu” usata in modo simbolico.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L'intento è di rafforzare l’identità locale e il senso di coraggio di fronte all’oppressione o alle difficoltà.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">XVI–XVIII secolo </span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Conseguenza: alcuni luoghi fuori dalla Sicilia percepiscono il termine, creando miti di origine diversa (per esempio Genova/Liguria).</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nel XIX secolo &nbsp;movimenti autonomisti o indipendentisti siciliani riscoprono Antudum/Antudo come simbolo culturale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nel XX secolo (1940–1945) – Seconda Guerra Mondiale e Resistenza</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Alcuni testi moderni collegano Antudo ai partigiani italiani, anche se il grido non è originario della Liguria.</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 15:05:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?i-marinai-come-veicoli-di-linguaggio</link>
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			<title><![CDATA[Messina: La Rinascita della Fenice]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000236"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Messina: La Rinascita della Fenice ?</h3><div><hr></div><div>​Tour architettonico tra l’eleganza del Liberty e il linguaggio dell’Eclettismo.</div><div>​Messina è una città che si svela solo a chi sa alzare lo sguardo. Ricostruita quasi interamente dopo il tragico terremoto del 1908, divenne all’inizio del secolo scorso uno dei più grandi cantieri d’Europa: un laboratorio urbano in cui la sicurezza del cemento armato doveva convivere con il desiderio di bellezza. Il risultato architettonico è unico, nel quale Eclettismo e Liberty si intrecciano in modo indissolubile.</div><div><br></div><div>​L’Eclettismo: Il Linguaggio della Memoria</div><div>​A Messina l’eclettismo non fu un semplice stile, ma una missione: restituire alla città un’identità storica che la terra aveva cancellato.</div><div>​Cos’è l’Eclettismo</div><div>Dal greco eklégo (“scegliere”), consiste nel selezionare e combinare elementi di stili diversi. Non inventa nuove forme, ma rielabora modelli del passato adattandoli a strutture moderne. Negli edifici messinesi convivono gli ordini del Neoclassicismo, i verticalismi del Neogotico e gli apparati del Neorinascimento.</div><div>La nascita dell’Eclettismo</div><div>L’Eclettismo nasce in Europa nella seconda metà dell’Ottocento, in un’epoca segnata dalla rivoluzione industriale, dal progresso tecnico e dalla crisi dei linguaggi architettonici tradizionali. </div><div>Viene meno l’idea di uno stile unico rappresentativo del presente, architetti e teorici iniziarono a guardare al passato come a un repertorio da cui attingere liberamente. L’Eclettismo non ha raptesentato una mancanza di identità, ma una scelta consapevole: un mescolare per combinare e reinterpretare stili storici diversi per rispondere alle nuove esigenze funzionali, simboliche e costruttive della modernità.</div><div><br></div><div>​I Protagonisti</div><div>​Palazzo Zanca (Municipio): Progettato da Antonio Zanca, è il simbolo del rigore istituzionale con le sue colonne doriche monumentali.</div><div>​Palazzo del Governo (Prefettura): Opera di Cesare Bazzani, celebra lo Stato con un ricco apparato di festoni e stemmi classici.</div><div><br></div><div>​Il Liberty: Il Sogno della Modernità</div><div>​Se l’eclettismo guarda al passato, il Liberty Art Nouveau, guarda al futuro. </div><div>A Messina rappresenta lo stile della borghesia che voleva dimenticare la tragedia. Per via delle norme antisismiche, qui il Liberty è solido: le strutture sono massicce, ma le facciate esplodono in ferri battuti, stucchi floreali e linee curve.</div><div>A Messina il Liberty non è mai puro esercizio ornamentale, ma un linguaggio adattato alle esigenze della ricostruzione post-sismica. Le strutture in cemento armato, imposte dalle nuove norme di sicurezza, diventano il supporto di una decorazione raffinata fatta di ferri battuti, stucchi floreali, motivi vegetali e linee sinuose. </div><div><br></div><div>In questo contesto, anche la produzione industriale ebbe un ruolo fondamentale: la Fonderia Oretea di Palermo, legata alla famiglia Florio, non era solo industria pesante, ma contribuì anche alla realizzazione di elementi in ghisa di alto valore ornamentale, perfettamente in sintonia con il gusto Liberty dell’epoca, diffusi nelle cancellate, nei balconi e negli apparati decorativi delle città siciliane. È un Liberty contenuto, spesso innestato su impianti eclettici, che esprime il desiderio di modernità e di rinascita della borghesia cittadina senza rinunciare alla solidità costruttiva.</div><div><br></div><div>Tra le tappe imperdibili:</div><div>​Galleria Vittorio Emanuele III: Il trionfo della luce e dei mosaici pavimentali.</div><div>​Isolato Coppedè: Il “Medioevo fantastico” di Gino Coppedè, fatto di mascheroni e torrette.</div><div>​Palazzo della Dogana: Il biglietto da visita della città per chi arriva dal mare.</div><div><br></div><div>Ci sono state anche ​delle ombre nella ricostruzione: potremmo definirlo Il “Sacco” e la Memoria Tradita di Messina</div><div>​Non si può comprendere Messina senza guardare anche a ciò che non c’è più. Il cosiddetto Sacco Edilizio tra gli anni ’50 e ’70, fu un fenomeno di speculazione che portò alla demolizione di architetture di pregio sopravvissute a terremoti e bombe, spesso con la complicità delle istituzioni.</div><div><br></div><div>​Lo scempio del Collegio dei Gesuiti</div><div>L’episodio più emblematico e doloroso riguarda l’abbattimento del Collegio dei Gesuiti in via dei Monasteri (oggi via XXIV Maggio). Progettato dallo stesso Antonio Zanca che firmò il Municipio, era un imponente complesso in stile arabo-normanno, un unicum che legava la nuova Messina alle sue radici medievali.</div><div><br></div><div>​Nel 1975, nonostante i vincoli e il valore storico, il Collegio fu raso al suolo per fare spazio a un’operazione non tanto di speculazione privata, quanto di un &nbsp;protagonismo politico di quella stagione, fu l’allora sindaco Merlino, sotto la cui amministrazione l’area venne ceduta per l’edificazione di un centro commerciale (la Standa). Quell’abbattimento, avvenuto tra le proteste dei cittadini e degli intellettuali dell’epoca, rimane il simbolo di una politica che sacrificò il patrimonio storico sull’altare del cemento e del profitto immediato.</div><div><br></div><div>Ricordiamo che nell’Ottocento sottonla spinta illuminista, molti beni ecclesiastici furono confiscati, ma non demoliti per il loro valore storico; solo con i Patti Lateranensi, nel Novecento, alcuni edifici tornarono alla Chiesa e alla loro funzione originaria. Ma questo non é valso per la citta in riva allo stretto.</div><div><br></div><div>​Altre perdite eccellenti:</div><div>​Palazzo delle Cariatidi: Un capolavoro neorinascimentale abbattuto negli anni ’70.</div><div>​Villa Costarelli: Dimora ottocentesca di Leone Savoia, demolita per un complesso residenziale.</div><div>​Cine-Teatro Savoia: Un punto di riferimento culturale cancellato nel 1970.</div><div><br></div><div>​Curiosità e Consigli per il Visitatore</div><div>​I Geni Tutelari: Cercate i volti scolpiti sui portoni di via Tommaso Cannizzaro: sono simboli protettivi posti a guardia delle case dopo il 1908.</div><div>​Il cemento mascherato: Molti edifici che sembrano in pietra sono in realtà in cemento armato, “travestito” da stucchi che imitano marmo e pietra lavica.</div><div><br></div><div>​Consigli per il tour:</div><div><span class="fs12lh1-5">​Momento migliore: Tardo pomeriggio, quando la luce radente esalta i bassorilievi.</span><br></div><div>​Suggerimento: Ignorate le vetrine moderne; il vero tesoro di Messina inizia dai quattro metri d’altezza in su. Alzate lo sguardo.</div><div><br></div><div>Esempi principali di architettura eclettica a Messina :</div><div><br></div><div>1. Palazzo Cerruti – Bisazza (o Banco Cerruti / Palazzo del Granchio)</div><div><span class="fs12lh1-5">2. Palazzo Tremi (o “Palazzo del Gallo”)</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">3. Palazzo Arena (o Palazzo dello Zodiaco)</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">4. Palazzo Loteta</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">5. Palazzo Magaudda</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">6. Palazzo Barbaro (o dell’“Ape”)</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">7. Palazzo Natoli</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">8. Palazzo Seguenza</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">9. Palazzo Marullo</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">10. Palazzo Vaccarino</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">11. Galleria Vittorio Emanuele III</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">12. Palazzo della Banca d’Italia</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">13. Palazzo della Città Metropolitana (ex Provincia)</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">14. Palazzo Arcivescovile</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">15. Villino Drago</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">16. Palazzo della Dogana</span><br></div><div><br></div><div>Potrete visionare alcune fotografie del fotografo Mimmo Irrera</div><div><a href="https://www.facebook.com/share/p/171pfeKjnb/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/share/p/171pfeKjnb/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 14:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La stele di Monte San Mauro monumento dell'indipendentismo siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000235"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">1943: il MIS, l'EVIS, e Monte San Mauro Fine del sogno dell'indipendentismo siciliano, La Stele di Monte San Mauro</h3><div><hr></div><div>La Stele di Monte San Mauro è un monumento commemorativo situato nel luogo della battaglia del 29 dicembre 1945, nei pressi di Caltagirone. Il monumento ricorda lo scontro tra l'EVIS (Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia) e le forze dello Stato italiano, ed è strettamente legato alla figura di Concetto Gallo, leader dell'EVIS e protagonista della lotta per l'indipendenza siciliana.</div><div><br></div><div>Ponte della Grazia (Randazzo) – Morte di Antonio Canepa</div><div><br></div><div>Il Ponte della Grazia, nei pressi di Randazzo, è il luogo simbolico dove si può dire sia avvenuto il passaggio ideale di consegne tra Antonio Canepa e Concetto Gallo. Canepa, capo dell'EVIS, morì in un conflitto con i Carabinieri nel giugno del 1945, e la sua morte segnò un momento cruciale nella lotta per l'indipendenza siciliana. Gallo prese il comando dell'EVIS, assumendo il nome di battaglia “Secondo Turri”.</div><div><br></div><div>La Stele di Monte San Mauro: Un Monumento "dal basso"</div><div><br></div><div>La stele fu eretta da Concetto Gallo stesso, anni dopo la battaglia, quando ormai era rientrato nella vita civile e politica. Un aspetto importante da sottolineare è che non è un monumento ufficiale dello Stato; non è un memoriale militare istituzionale, ma una memoria "dal basso", che rappresenta l'espressione di un ex indipendentismo. È il segno che, sebbene l’indipendentismo siciliano non abbia vinto, ha voluto essere ricordato come una parte della storia dell'isola.</div><div><br></div><div><div><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m18!1m12!1m3!1d3177.7676378889487!2d14.452127076436316!3d37.20574814473309!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!3m3!1m2!1s0x13110599870d2267%3A0xf4a4ed45319f5177!2sStele%20di%20Monte%20San%20Mauro!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1767283768268!5m2!1sit!2sit" width="500" height="350" style="border:0;" allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="no-referrer-when-downgrade"></iframe></div></div><div><br></div><div>Dal punto di vista turistico, il sito si trova in una posizione panoramica e suggestiva, da cui è possibile ammirare il tipico paesaggio siciliano, caratterizzato da colline e campi. Caltagirone, famosa per la sua tradizione ceramica e per la splendida Scalinata di Santa Maria del Monte, si trova a breve distanza, quindi una visita alla stele può essere facilmente combinata con un tour della città.</div><div><br></div><div>Timeline degli eventi principali (1943–1946)</div><div><br></div><div>Agosto 1943 — Nascita del MIS</div><div>Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (MIS) viene fondato con l'obiettivo di ottenere l'indipendenza della Sicilia dall'Italia, nel contesto del dopoguerra. Concetto Gallo è tra i membri fondatori e presto diventa una figura di rilievo del movimento.</div><div><br></div><div>17 giugno 1945 — Morte di Antonio Canepa</div><div>Antonio Canepa, capo militare dell'EVIS, viene ucciso durante un’operazione dei Carabinieri nei pressi di Randazzo. La sua morte provoca una grave crisi nella leadership dell'indipendentismo siciliano.</div><div><br></div><div>Luglio 1945 — Concetto Gallo assume il comando dell'EVIS</div><div>Dopo la morte di Canepa, Concetto Gallo assume il comando dell'EVIS con il nome di battaglia “Secondo Turri”. Riorganizza i gruppi armati e sposta la base operativa nella Sicilia orientale, cercando di strutturare meglio le forze separatiste.</div><div><br></div><div>27 dicembre 1945 — Individuazione del campo EVIS</div><div>Le autorità italiane individuano il campo dell'EVIS in contrada Piano della Fiera, nei pressi di Caltagirone, per ragioni strategiche. Parte dei terreni appartiene alla famiglia di Gallo.</div><div><br></div><div>29 dicembre 1945 — La battaglia di Monte San Mauro</div><div>L’esercito italiano, insieme ai Carabinieri e alle forze di polizia, circonda il campo dell’EVIS. Le forze in campo sono fortemente sbilanciate: migliaia di soldati contro circa 50-60 combattenti dell'EVIS, guidati da Gallo. La battaglia dura tutta la giornata, con resistenza da parte dei separatisti nonostante la disparità di mezzi. Concetto Gallo ordina la ritirata per evitare un massacro, ma due volontari, Amedeo Bonì e Giuseppe La Mela, restano con lui fino alla cattura. Gallo viene ferito e catturato.</div><div><br></div><div>Il significato storico</div><div>La battaglia di Monte San Mauro è considerata l'ultima grande azione armata dell'indipendentismo siciliano. Segna la fine della lotta armata per l'indipendenza e l'inizio di un passaggio a una strategia politica basata sull'autonomia regionale.</div><div><br></div><div>Dopoguerra: Carcere, Elezione e Autonomia</div><div><br></div><div>Giugno 1946</div><div>Concetto Gallo viene eletto deputato all'Assemblea Costituente nelle liste del MIS, e la sua custodia cautelare viene sospesa.</div><div><br></div><div>1 luglio 1946</div><div>Gallo viene liberato dal carcere e rientra nella vita politica.</div><div><br></div><div>Statuto di Autonomia Siciliana</div><div>Nel maggio 1946, viene promulgato lo Statuto Speciale di Autonomia per la Sicilia, un compromesso politico che chiude la fase più violenta del conflitto e concede alla regione un’ampia autonomia legislativa e finanziaria.</div><div><br></div><div>Perché tutto questo è importante</div><div><br></div><div>Monte San Mauro non è solo un luogo geografico, ma il simbolo della fine della lotta armata indipendentista e del passaggio a una soluzione politica basata sull’autonomia regionale. Concetto Gallo resta una figura centrale di quel periodo: combattente, dirigente politico e simbolo della rivendicazione di autodeterminazione siciliana nel secondo dopoguerra.</div><div><br></div><div>MIS – Movimento per l’Indipendenza della Sicilia</div><div><br></div><div>Fondato nell'agosto del 1943, il MIS nacque in un contesto segnato dal crollo del fascismo e da una grave crisi economica e sociale. Il movimento chiedeva l'indipendenza della Sicilia o, per alcune correnti, una forma di tutela internazionale. Il MIS non era ideologicamente omogeneo: al suo interno convivevano indipendentisti radicali, autonomisti, antifascisti, ex fascisti, monarchici e repubblicani. L'elemento unificante era la convinzione che lo Stato italiano avesse storicamente marginalizzato la Sicilia.</div><div><br></div><div>EVIS – Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia</div><div><br></div><div>Fondato nel 1944 come braccio armato del MIS, l'EVIS era un’organizzazione clandestina e paramilitare, non un esercito regolare. Il suo obiettivo era fare pressione sullo Stato italiano per ottenere l’indipendenza della Sicilia, ispirandosi ai movimenti di liberazione nazionale.</div><div><br></div><div>Rapporti tra MIS e Mafia</div><div><br></div><div>Sebbene il MIS non fosse un movimento mafioso, in alcune fasi iniziali ci furono contatti e convergenze tattiche, dovuti al contesto di assenza dello Stato. Tuttavia, l'EVIS fu apertamente ostile alla mafia, considerandola un ostacolo alla costruzione di uno Stato moderno.</div><div><br></div><div>La Transizione: Da "Secondo Turri" all'Assemblea Costituente</div><div><br></div><div>Il caso di Concetto Gallo è unico nella storia italiana: passare in pochi mesi dal comando di un esercito guerrigliero (EVIS) alla carica di Deputato della Repubblica. La sua elezione fu parte di un processo di pacificazione, con lo Stato italiano che cercava di trasformare i ribelli in parlamentari. <span class="fs12lh1-5">La Strategia dello Stato, con l'elezione di Gallo e altri esponenti del MIS non fu solo un esercizio democratico, ma una precisa mossa di pacificazione. Trasformare i ribelli in parlamentari fu il modo più efficace per svuotare le montagne dai combattenti.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Disinteresse degli Alleati, inizialmente, il MIS sperava nel supporto degli USA. Tuttavia, con l'inizio della Guerra Fredda, gli Stati Uniti preferirono un'Italia unita e stabile come baluardo contro il comunismo, piuttosto che una Sicilia indipendente e potenzialmente instabile.</span><div><span class="fs12lh1-5">La "Carta" dell'Annessione agli USA: La celebre proposta di far diventare la Sicilia il 49° Stato americano fu un tentativo disperato di ottenere protezione internazionale, non trovò mai riscontro ufficiale a Washington.</span><br></div></div><div><br></div><div>Il Compromesso: Lo Stato offrì lo Statuto Speciale (maggio 1946) prima ancora della nascita della Repubblica Italiana, proprio per depotenziare il separatismo prima che potesse internazionalizzarsi.</div><div><br></div><div>Perché fallì l’indipendenza siciliana? </div><div><br></div><div>Tra le cause del fallimento dell'indipendentismo siciliano deduciamo:</div><div><br></div><div>Divisioni ideologiche interne al MIS</div><div><br></div><div>Debolezza militare dell'EVIS</div><div><br></div><div>Totale assenza di sostegno internazionale</div><div><br></div><div>Concessione dello Statuto di Autonomia Speciale</div><div><br></div><div>Consenso popolare insufficiente per una guerra prolungata</div><div><br></div><div>L’indipendentismo siciliano fallì perché politicamente diviso, militarmente debole e strategicamente isolato, mentre lo Stato italiano seppe neutralizzarlo con una soluzione politica efficace. Il sogno finì a Monte San Mauro perché lo Stato Italiano comprese che non poteva vincere solo con la forza i Carabinieri, ma doveva vincere con la politica.</div><div><br></div><div>Luoghi Legati all'Indipendentismo Siciliano</div><div><hr></div><div>Museo dell’Indipendentismo Siciliano (Catania)</div><div>Il Museo dell'Indipendentismo Siciliano a Catania racconta la storia dei movimenti separatisti e dell'EVIS, raccogliendo documenti, fotografie e oggetti legati alla lotta per l'indipendenza siciliana. &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/museostoricodellosbarco1943/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/museostoricodellosbarco1943/</a></span></div><div><br></div><div>Piazza San Domenico (Palermo)</div><div>A Palermo, Piazza San Domenico fu il luogo delle manifestazioni per l’autonomia siciliana nel 1945. La Chiesa di San Domenico ospitò numerosi militanti e politici separatisti.</div><div><br></div><div>Monumento a Giuseppe Montalbano (Palermo)</div><div>Un monumento in memoria di Giuseppe Montalbano, uno dei leader dell’EVIS, onora la sua figura nella lotta per l'indipendenza siciliana.</div><div><br></div><div>Casa di Giovanni Gentile (Trapani)</div><div>La Casa di Giovanni Gentile a Trapani è un punto di riferimento per gli studiosi del pensiero che influenzò i movimenti indipendentisti siciliani.</div><div><div><a href="https://www.rivistaspiragli.it/2018/06/20/gentile-e-la-cultura-siciliana/" class="imCssLink">https://www.rivistaspiragli.it/2018/06/20/gentile-e-la-cultura-siciliana/</a></div></div><div><br></div><div>Archivio Storico dell'Indipendentismo Siciliano (Palermo)</div><div>A Palermo, non c'è un un Archivio Storico dell'Indipendentismo Siciliano, che conserva una vasta raccolta di documenti legati alla storia della lotta per l’indipendenza siciliana. Le principali istituzioni archivistiche e culturali con sede a Palermo raccontano <span class="fs12lh1-5">dell'Indipendentismo Siciliano </span></div><div><div>Potreste cominciare la ricerca dal sito Società Siciliana Storia Patria <a href="https://www.storiapatria.com/" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.storiapatria.com/', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">https://www.storiapatria.com/</a></div></div><div><br></div><div>La conclusione</div><div><br></div><div>Lo Statuto Speciale ha dato alla Sicilia gli strumenti per cambiare, ma non ha garantito che questi vengano usati al meglio. Ha rappresentato una soluzione storicamente decisiva, ma incompleta, per l'indipendentismo siciliano.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 15:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Croce di Santa Maria di Gesù ca. 1835 Giovanni Battista Carini]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000233"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Croce di Santa Maria di Gesù, ca. 1835 Giovanni Battista Carin<span class="fs12lh1-5">i</span></h3><div><hr><div>Olio su tela, 15 × 22 cm</div><div>Palermo, Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo”</div><div><br></div><div>Sebbene non datato né firmato, il piccolo dipinto è concordemente attribuito a Giovanni Battista Carini, pittore palermitano attivo nella prima metà dell’Ottocento, operante secondo le direttive formali dei vedutisti legati alla cultura del Grand Tour.</div><div><br></div><div>L’opera raffigura la Croce di Santa Maria di Gesù, innalzata su una gradinata nella piazzetta della Guadagna, nei dintorni di Palermo. In secondo piano si scorge la città, immersa in rigogliosi giardini, mentre sullo sfondo si staglia l’imponente mole del Monte Pellegrino, elemento ricorrente nell’iconografia paesaggistica palermitana dell’epoca.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La Croce della Guadagna fu eretta intorno alla metà del XV secolo in memoria di una tempesta improvvisa che pose fine alla contesa tra i Francescani Minori del convento di Santa Maria di Gesù e i Francescani Conventuali di San Francesco, in merito alla traslazione del corpo del Beato Matteo Gallo. Il dipinto di Carini, oltre al valore artistico, assume dunque anche un significativo valore storico e devozionale, legato alla memoria collettiva del territorio palermitano.</span><br></div><div><br></div><div>La Croce di Santa Maria di Gesù è tuttora presente a Palermo, sebbene non si trovi più esattamente nel luogo originario raffigurato nel dipinto ottocentesco. Oggi è collocata all’interno del complesso di Santa Maria di Gesù, sul versante sud-occidentale della città, alle pendici di Monte Grifone, in un’area che un tempo faceva parte della vasta campagna della Conca d’Oro. Il sito conserva ancora oggi un forte valore di memoria storica e devozionale, legato alla tradizione francescana e alla storia religiosa della città.</div><div><br></div><div>Nel corso dei secoli, e in particolare tra Ottocento e Novecento, l’area della Guadagna e le zone limitrofe hanno subito profonde trasformazioni urbanistiche. Tali interventi hanno modificato radicalmente il paesaggio originario di orti, giardini e agrumeti, come quello visibile nel dipinto di Carini. La croce, pur essendo sopravvissuta, ha quindi perduto il contesto rurale che ne caratterizzava l’inserimento paesaggistico.</div><div><br></div><div>La croce rimane tuttavia un importante simbolo identitario, legato all’episodio miracoloso della tempesta e alla devozione popolare palermitana. Ancora oggi è oggetto di interesse da parte di studiosi e visitatori attenti alla storia della Conca d’Oro, ai percorsi devozionali e al rapporto tra città, campagna e paesaggio sacro.</div><div><br></div><div>Il rapporto tra la Croce, il convento e il cimitero di Santa Maria di Gesù è profondamente radicato nella storia religiosa, urbanistica e devozionale di Palermo e rappresenta uno dei nuclei simbolici più antichi della città extra moenia. La croce, nota anche come Croce della Guadagna, nacque come segno votivo e pacificatore, divenendo nel tempo un punto di riferimento spirituale nel paesaggio agricolo della Conca d’Oro. In origine collocata lungo un percorso extraurbano, segnava simbolicamente la soglia tra la città e la campagna, tra lo spazio abitato e quello consacrato.</div><div><br></div><div>Il convento di Santa Maria di Gesù, fondato nel XV secolo sul versante collinare a sud-ovest di Palermo, fu uno dei principali centri francescani della città. Luogo di predicazione, studio e spiritualità, si sviluppò in posizione isolata e immersa nella natura, secondo l’ideale francescano di contemplazione e distacco dal mondo urbano. La presenza della croce rafforzava il legame tra il convento e il territorio circostante, favorendo la nascita di percorsi di pellegrinaggio e di devozione popolare.</div><div><br></div><div>Accanto al convento si sviluppò, a partire dal XVI secolo, il cimitero di Santa Maria di Gesù, uno dei più antichi e suggestivi di Palermo. Scelto come luogo di sepoltura da nobili famiglie, religiosi e personalità di rilievo, il cimitero si distingue per la sua struttura terrazzata, le tombe monumentali e l’inserimento armonico nel paesaggio collinare. In questo contesto, la croce assumeva anche una funzione simbolica ed escatologica, segnando il passaggio dalla vita terrena alla dimensione spirituale.</div><div><br></div><div>Nel loro insieme, la Croce, il convento e il cimitero di Santa Maria di Gesù costituivano un sistema religioso e paesaggistico unitario, perfettamente integrato nella Conca d’Oro pre-urbana. Questo sistema è stato spesso rappresentato nelle vedute ottocentesche, come quella di Carini, che restituiscono l’immagine di un paesaggio sacralizzato, in cui natura, fede e città dialogano in modo armonico. Ancora oggi, nonostante le trasformazioni urbanistiche, il complesso conserva un forte valore identitario e rappresenta una delle testimonianze più eloquenti del rapporto storico tra Palermo e il suo territorio extraurbano.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 15:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Isola del Chiaroscuro: Caravaggio, Van Dyck e il Destino di un Genio in Fuga]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000232"><hr><h3 class="imHeading3">L’Isola del Chiaroscuro: Caravaggio, Van Dyck e il Destino di un Genio in Fuga</h3><div><hr><div>La Sicilia del XVII secolo non fu solo una provincia dell’Impero Spagnolo, ma un vero laboratorio dell'anima. Due giganti, Michelangelo Merisi (il Caravaggio) e Antoon van Dyck, vi approdarono in circostanze opposte, lasciando segni che ancora oggi definiscono l'identità artistica dell'isola. Se Van Dyck rappresentò la luce dorata della nobiltà, Caravaggio portò con sé il buio profondo della disperazione umana.</div><div><br></div><div>Il Rifugio del Fuggiasco: L’Amicizia di Mario Minniti</div><div>Il passaggio di Caravaggio in Sicilia (1608-1609) non fu un tour artistico, ma l'ultima tappa di una fuga disperata. Evaso dalle prigioni di Malta, inseguito dai sicari dei Cavalieri dell'Ordine e con una condanna a morte pendente, il Merisi sbarcò a Siracusa come un uomo braccato.</div><div><span class="fs12lh1-5">In questo scenario ritrova la figura di Mario Minniti. Amico fraterno e modello dei primi anni romani (è lui il volto sensuale del Fanciullo con canestra di frutta), Minniti era tornato in Sicilia diventando un pittore di successo e un uomo influente. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Fu lui a trasformarsi nello scudo di Caravaggio:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La Protezione Politica: Minniti intercedette presso il Senato di Siracusa, garantendo per quel "forestiero violento" e ottenendo per lui la commissione del Seppellimento di Santa Lucia.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La Lealtà Artistica: Minniti mise a disposizione la sua bottega e i suoi contatti, permettendo a un assassino in fuga di lavorare per le più importanti istituzioni religiose dell'isola. Senza la diplomazia e l'affetto di Minniti, Caravaggio sarebbe stato probabilmente catturato prima di poter dipingere i suoi capolavori siciliani.</span><br></div><div><br></div><div>L’Estetica del Vuoto: Una Tecnica Spettrale</div><div>In Sicilia, lo stile di Caravaggio subisce una mutazione scioccante. Non c'è più tempo per la perfezione del dettaglio romano; l'urgenza della sopravvivenza si riflette sulla tela:</div><div><span class="fs12lh1-5">Il "Non-Finito" e il Risparmio Materico: Caravaggio smette di "coprire" la tela. Usa la preparazione scura (spesso un bruno bituminoso) come colore vero e proprio. Le figure emergono a stento dall'oscurità, come fantasmi evocati da un lampo improvviso.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L’Invenzione del Vuoto: In opere come il Seppellimento di Santa Lucia, le figure sono schiacciate in basso, in uno spazio angusto. Sopra di loro, incombe un vuoto immenso, fatto di mura sbrecciate e ombre cavernose. È la rappresentazione visiva dell'angoscia: il vuoto che preme sulla fragilità dell'uomo.</span><br></div><div><br></div><div>L’Itinerario Siciliano: Tra Caverne e Natività</div><div>Siracusa: Il Sangue e la Roccia</div><div>Nella Chiesa di Santa Lucia alla Badia, il Seppellimento di Santa Lucia offre una visione brutale del sacro. I due becchini in primo piano, enormi e muscolosi, scavano la fossa con indifferenza. La Santa è solo un corpo pallido e minuto gettato a terra. Qui, Caravaggio studiò l’Orecchio di Dionisio, la celebre grotta delle Latomie: la sua forma claustrofobica divenne lo sfondo del dipinto, intrappolando la martire in una prigione di pietra.</div><div><br></div><div>Messina: La Carne e la Speranza Povera</div><div>Al MuMe (Museo Regionale di Messina), Caravaggio portò il suo realismo al limite del tollerabile:</div><div><br></div><div>La Resurrezione di Lazzaro: Si narra che il pittore pretese un cadavere vero per ritrarre la rigidità della morte. Lazzaro non risorge con grazia, ma con un sussulto tragico, mentre la luce taglia il buio come una lama.</div><div><br></div><div>L’Adorazione dei Pastori: Un inno all'umiltà. Non ci sono cori angelici, ma solo povera gente in una stalla scura. È la "Natività povera", un'estetica che influenzò generazioni di artisti siciliani nel descrivere la dignità del popolo.</div><div><br></div><div>Palermo: La Ferita Aperta</div><div>Nell’Oratorio di San Lorenzo, Caravaggio lasciò la sua Natività con i Santi Lorenzo e Francesco. La storia di quest'opera è legata al più grande giallo dell'arte moderna: il furto avvenuto nel 1969 per mano della mafia. Oggi, il "clone" tecnologico che ha sostituito l'originale serve a ricordare che il passaggio di Caravaggio a Palermo è stato tanto intenso quanto sfortunato.</div><div><br></div><div>Perché il Genio Superava la Legge?</div><div>In Sicilia vigeva una regola non scritta: il prestigio valeva più della giustizia. Nonostante Caravaggio fosse un uomo pericoloso, incline a girare armato di spadino e pronto a scatti d'ira (come quando a Messina aggredì un maestro di scuola o squarciò una tela appena finita), nessuno osava arrestarlo. Nobili, senatori e ricchi mercanti come Giovan Battista de' Lazzari sapevano che possedere un Merisi significava elevare la propria città al vertice del gusto europeo. Gli ordini religiosi, inoltre, gli offrivano il "diritto d'asilo" nei conventi, proteggendolo fisicamente dai sicari che lo braccavano.</div><div><br></div><div>Il Duello di Luci: Caravaggio vs Van Dyck</div><div>Per comprendere appieno la pittura fiamminga in Sicilia, bisogna guardarla attraverso la lente del Caravaggismo.</div><div><span class="fs12lh1-5">Van Dyck (che arrivò nel 1624, sedici anni dopo Caravaggio) ereditò una Sicilia segnata dal buio del Merisi ma la trasformò. Dove Caravaggio metteva il sangue, Van Dyck mise la seta; dove Caravaggio metteva l'ombra delle grotte, Van Dyck mise i cieli dorati dell'aristocrazia.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Tuttavia, l'influenza del Caravaggio fu così potente che persino Van Dyck, nelle sue opere siciliane (come la Madonna del Rosario), dovette cedere a una certa drammaticità delle ombre, fondendo l'eleganza fiamminga con la forza viscerale che il Merisi aveva instillato nell'anima dell'isola.</span><br></div><div><br></div><div>Epilogo: Un Percorso dell'Anima</div><div>Oggi, seguire le tracce di questi maestri in Sicilia significa compiere un viaggio tra gli estremi dell'esperienza umana. Significa scoprire come la lealtà di un amico come Mario Minniti abbia permesso a un genio tormentato di trasformare la propria paura in un'eredità eterna di bellezza e mistero.</div></div><div><br></div><div>Perché non fu arrestato in Sicilia?<div>Nonostante le aggressioni a Siracusa e Messina, Caravaggio non finì mai in galera. I motivi erano due:</div><div><span class="fs12lh1-5">L'immunità del Genio: I nobili e i giurati siciliani preferivano un cittadino violento a piede libero piuttosto che perdere l'opportunità di avere un suo quadro.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il diritto d'asilo: Le chiese e i conventi dove lavorava godevano di un'immunità che le guardie cittadine raramente osavano violare.</span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 18:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Antoon Van Dyck: L'Alchimista del Barocco nella Sicilia del Seicento]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000231"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Antoon Van Dyck: L'Alchimista del Barocco nella Sicilia del Seicento</h3><div><hr><div>Antoon Van Dyck (o Van Dick), il "pittore dei cavalieri", ha lasciato un'impronta indelebile nella cultura siciliana. Nonostante il suo soggiorno a Palermo sia durato poco più di un anno, tra la primavera del 1624 e l'estate del 1625, la sua presenza ha rappresentato un terremoto estetico che ha cambiato per sempre il volto dell'arte isolana.</div><div><br></div><div>Il suo arrivo a Palermo avvenne su invito alla Corte del Viceré</div><div><hr></div><div>L'arrivo di Van Dyck a Palermo non fu il frutto di un viaggio errante, ma il risultato di una precisa strategia diplomatica e culturale.</div><div><span class="fs12lh1-5">Il Richiamo del Potere: Emanuele Filiberto di Savoia, Viceré di Sicilia per conto della corona spagnola, era un uomo di immensa cultura. Desiderava che il miglior ritrattista d'Europa, allora venticinquenne e già celebrato a Genova, immortalasse la sua figura. Van Dyck realizzò il Ritratto di Emanuele Filiberto (oggi alla Dulwich Picture Gallery): un'opera dove l'armatura scintillante nera e oro non è solo un indumento militare, ma un simbolo di maestà ed eleganza aristocratica.</span><br></div><div><br></div><div>Ma oltre i doveri di corte, Van Dyck aveva una missione personale: conoscere la leggendaria Sofonisba Anguissola. La pittrice cremonese, ormai novantenne, viveva a Palermo ed era una leggenda vivente. Van Dyck la visitò il 12 luglio 1624. Nel suo Taccuino Italiano, conservato al British Museum, l'artista annotò con devozione i consigli che lei gli diede, in particolare su come calibrare la luce per non accentuare le rughe della vecchiaia, definendola ancora dotata di "una memoria e uno spirito prontissimo".</div><div><br></div><div>La Svolta Drammatica con la Peste e la Santuzza</div><div><hr></div><div>Quello che doveva essere un soggiorno di gloria si trasformò in un'esperienza apocalittica. Pochi mesi dopo il suo arrivo, un galeone proveniente da Tunisi portò a Palermo la peste. La città venne chiusa, il porto bloccato e il Viceré stesso morì nel giro di pochi giorni.</div><div><br></div><div>Van Dyck si ritrovò "intrappolato" in una città morente. È in questo clima di terrore che avviene il miracolo artistico:</div><div><br></div><div>L'Invenzione di Santa Rosalia: Prima del 1624, Rosalia era una santa quasi dimenticata. Durante la peste vennero ritrovate le sue spoglie sul Monte Pellegrino e Van Dyck fu chiamato a darle un volto. Fu lui a creare l'iconografia che oggi tutti conosciamo: una giovane donna dai capelli biondi sciolti, con il saio e lo sguardo rivolto al cielo.</div><div><span class="fs12lh1-5">Schizzi dal fronte del dolore: Nel suo taccuino appuntò studi di figure sofferenti e dettagli anatomici crudi, che poi avrebbe trasformato in pura emozione nelle sue tele sacre.</span><br></div><div><br></div><div>Presso l'Oratorio di San Domenico, l<span class="fs12lh1-5">'opera simbolo di questo periodo è la "Madonna del Rosario" (1624-1627). Commissionata dalla Compagnia del Rosario, la tela è un capolavoro di equilibrio e dramma.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il dettaglio del bambino: In basso a destra, un bambino si scosta e si tura il naso per l'odore nauseabondo della peste. È un tocco di realismo fiammingo brutale inserito in un contesto di grazia divina.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L'unione delle arti: Oggi l'opera risplende sopra l'altare dell'Oratorio del Rosario di San Domenico, incorniciata dagli stucchi bianchi e vorticosi di Giacomo Serpotta, creando uno dei dialoghi artistici più spettacolari del mondo.</span><br></div><div><br></div><div>Cosa lascio, la sua eredità, con il Monrealese e il Barocco Siciliano</div><div>Van Dyck non lasciò solo quadri, ma una nuova "lingua" pittorica. Prima di lui, la Sicilia era divisa tra il Manierismo rigido e il Caravaggismo cupo.</div><div><span class="fs12lh1-5">Pietro Novelli (Il Monrealese), fu il suo allievo ideale. Novelli assorbì da Van Dyck la capacità di rendere la morbidezza delle carni e la lucentezza delle sete, trasformando il barocco siciliano in qualcosa di più aereo, luminoso e internazionale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L'Eleganza Aristocratica: Van Dyck insegnò ai siciliani che il sacro poteva essere elegante. Introdusse sfondi di cieli nuvolosi solcati da tramonti dorati e una delicatezza nei volti che divenne il canone estetico della nobiltà isolana per tutto il secolo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Arrivando in una Sicilia ancora dominata dall'ombra profonda di Caravaggio, Van Dyck ne trasformò la lezione:</span><div><span class="fs12lh1-5">Meno contrasto, più aria: A differenza del buio totale di Caravaggio, Van Dyck introduce sfondi atmosferici. Anche nelle scene più drammatiche, c'è spesso un'apertura verso cieli nuvolosi, solcati da bagliori dorati o crepuscolari.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Luce diffusa: La luce non è un raggio violento che taglia la scena, ma una presenza che avvolge le figure, ammorbidendo i contorni e creando un'armonia soprannaturale.</span><br></div></div><div><br></div><div>Dove trovare Van Dyck in Sicilia</div><div><hr></div><div>Palermo e dintorni</div><div>Oratorio del Rosario di San Domenico: Per vedere la Madonna del Rosario nel suo contesto originale.</div><div><br></div><div>Palazzo Abatellis: Per ammirare la Santa Rosalia incoronata dagli Angeli e comprendere l'impatto sui seguaci fiamminghi.</div><div><br></div><div>Museo Diocesano di Palermo: Per esplorare l'evoluzione del culto di Santa Rosalia attraverso i suoi primi ritratti.</div><div><br></div><div>Duomo di Monreale e Museo Diocesano: Per scoprire le opere di Pietro Novelli, che testimoniano il trionfo della lezione vandyckiana.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Messina (MuMe): Il Museo Regionale conserva tracce di questa cultura internazionale fiamminga che legava il porto di Messina ad Anversa.</span><br></div><div><br></div><div>Catania (Castello Ursino): Dove il naturalismo e l'eleganza nordica si fondono nelle collezioni civiche.</div><div><br></div><div>Curiosità Finale: Le opere di Van Dyck realizzate a Palermo erano così ambite che molte non rimasero nell'isola. I Viceré le utilizzarono come "moneta diplomatica", regalandole ai sovrani di Spagna e Inghilterra, motivo per cui oggi troviamo la "Santa Rosalia di Palermo" nei più grandi musei del mondo, da Madrid a Londra.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 18:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lo Sbarco in Sicilia e il Compromesso Americano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000230"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Lo Sbarco in Sicilia e il Compromesso Americano</h3><div><hr></div><div>​La storia della liberazione della Sicilia nel 1943 è un intreccio affascinante di strategia militare, necessità belliche e zone d'ombra. Per comprendere il ruolo degli Stati Uniti, occorre distinguere tra la vittoria sul campo e le complesse conseguenze politiche del dopoguerra.</div><div><br></div><div>​Pragmatismo e Ragion di Stato</div><div>​Gli americani non cercavano un’alleanza con la mafia per affinità ideologica, ma per un calcolo di pragmatismo militare. L'obiettivo era uno solo: abbattere il Nazifascismo minimizzando le perdite umane (American lives).</div><div><br></div><div>​Operazione Underworld: Difendere i porti</div><div>​Il contatto con il boss Lucky Luciano nacque ben prima dello sbarco, nel porto di New York. Per timore di sabotaggi nazisti ai moli, l'intelligence della Marina (ONI) chiese l’aiuto della malavita che controllava i sindacati portuali. Fu un "patto col diavolo" dettato dalla sicurezza nazionale: proteggere le navi cariche di truppe dirette in Europa.</div><div>​</div><div>L'Operazione Husky, una Vittoria Militare, non criminale</div><div>​È un errore comune pensare che la mafia abbia "permesso" lo sbarco. L'Operazione Husky riuscì grazie a una schiacciante superiorità di mezzi, uomini e aerei. Il ruolo dei contatti locali fu limitato a compiti di supporto (guide, interpreti, informazioni sui sentieri). Fu una conquista militare a tutti gli effetti, non il risultato di un accordo clandestino.</div><div><br></div><div>​L'Amministrazione Civile e l'Errore di Valutazione</div><div>​Il vero problema nacque dopo la liberazione, con la gestione dell'AMGOT (il governo militare alleato). Gli ufficiali americani si trovarono davanti a un compito immane: sostituire i funzionari fascisti con figure non di comodo ma con una morale indipendente.</div><div>​L’equivoco dell'Antifascismo. Molti mafiosi erano stati duramente perseguiti dal regime fascista. Per gli americani, che ignoravano il tessuto sociale siciliano, essere un "nemico del fascismo" significava automaticamente essere un "potenziale alleato democratico".</div><div>Senza esperti di sociologia locale, con fretta gli USA affidarono cariche pubbliche (come sindaci di piccoli paesi) a notabili locali che si rivelarono poi legati a Cosa Nostra. Fu un errore di valutazione dettato dalla fretta di stabilizzare l'ordine pubblico.</div><div>Per gli Stati Uniti del 1943, la priorità assoluta era minimizzare le perdite umane (le cosiddette "American lives") e accelerare la fine del conflitto. In quest'ottica, la Sicilia non era vista come una società complessa da ricostruire, ma come un obiettivo militare da neutralizzare nel modo più rapido possibile.</div><div>Questo non conoscere la complessa storia siciliana e la storia, ebbe un prezzo altissimo per l'Italia democratica:</div><div>La mafia, che il fascismo aveva ridotto a fenomeno marginale e sotterraneo, tornò a occupare i municipi e le prefetture con il timbro di approvazione alleato.</div><div><br></div><div>​Il Mito del Fazzoletto Giallo</div><div><hr></div><div>​La celebre storia del fazzoletto con la "L" lanciato su Villalba per il boss Calogero Vizzini è oggi considerata dagli storici una leggenda. Non esistono prove documentali di questo segnale di riconoscimento. Più probabilmente, fu una manovra di auto-promozione della mafia per far credere alla popolazione di godere della protezione americana, riacquistando così il prestigio perduto durante gli anni della repressione fascista.</div><div><br></div><div>​La Verità della Commissione Kefauver</div><div>​Negli anni '50, il senatore americano Estes Kefauver guidò la prima vera inchiesta che svelò l'imbarazzo di questo legame. La Commissione dimostrò che lo Stato americano usò il crimine organizzato come uno strumento bellico "usa e getta".</div><div>​Il Prezzo del Compromesso fu che <span class="fs12lh1-5">da un lato il pragmatismo aiutò a vincere la guerra più velocemente, dall'altro lasciò in eredità alla Sicilia una mafia rinvigorita e legittimata. La mafia, che il fascismo aveva ridotto a fenomeno marginale, tornò a occupare centri di potere con una involontaria approvazione dell'alleato, condizionando la storia italiana per i decenni a venire.</span></div><div><br></div><div>​Oggi visitare i luoghi dello sbarco significa onorare il sacrificio dei giovani soldati alleati che liberarono l'isola, ma anche riflettere su come la storia sia fatta di scelte difficili, dove la necessità di vincere una guerra giusta può lasciare ombre lunghe e non ben contemplate sul futuro di una terra.</div><div><br></div><div>I luoghi da visitare</div><div>​Per chi desidera toccare con mano la storia dell'Operazione Husky, la Sicilia offre musei e siti di altissimo valore che aiutano a comprendere visivamente la grandezza del "compromesso" e del sacrificio di quei giorni.</div><div>​Museo Storico dello Sbarco in Sicilia 1943 (Catania)</div><div>​Situato presso il centro culturale Le Ciminiere, è considerato uno dei migliori musei militari d'Europa.</div><div>Visitarlo offre una ricostruzione immersiva incredibile, con una piazza siciliana dell'epoca prima e dopo un bombardamento.</div><div>​Cosa vedrai: Mappe dettagliate dell'avanzata alleata, divise originali, documenti dell'AMGOT e una sezione dedicata alla vita quotidiana sotto le bombe. È il luogo ideale per capire la "scossa" che lo sbarco diede alla società siciliana.</div><div><br></div><div>Il Castello di Donnafugata e i bunker di Ragusa</div><div>​L'area di Ragusa e Siracusa fu il cuore del settore d'assalto britannico e canadese.</div><div>​I Bunker: Lungo le coste tra Scoglitti e Pachino sono ancora visibili i fortini e i bunker (pillboxes) della difesa costiera italiana, testimoni muti della disparità di forze tra i due eserciti.</div><div>​Pachino, dove avvenne lo sbarco canadese, un capitolo fondamentale spesso meno celebrato ma decisivo per la velocità dell'avanzata.</div><div><br></div><div>I Cimiteri di Guerra, monito silenzioso</div><div>​Visitare questi luoghi aiuta a riportare la storia alla sua dimensione umana, oltre i complotti e le strategie.</div><div>​Commonwealth War Cemetery (Catania e Siracusa): Dove riposano migliaia di soldati britannici, canadesi, indiani e neozelandesi.</div><div>​Sicily-Rome American Cemetery (Nettuno): Anche se fuori dall'isola, è il sacrario che raccoglie molte delle spoglie dei soldati caduti in Sicilia.</div><div><br></div><div>​Quando giri per i borghi dell'entroterra siciliano (come Villalba o Mussomeli), osserva le targhe commemorative o l'architettura dei palazzi municipali.</div><div>​Spesso, proprio in quei palazzi, si consumò il passaggio di consegne tra il regime e le nuove amministrazioni nate dal "compromesso storico". Leggere la storia locale con questa chiave ti permetterà di vedere oltre la bellezza dei monumenti, comprendere le radici profonde della Sicilia contemporanea.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 14:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Confraternite ed Arciconfraternite]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022F"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Confraternite ed Arciconfraternite</h3><div><hr></div>La distinzione tra confraternita ed arciconfraternita non è solo onorifica, ma risponde a precise gerarchie del diritto canonico e a dinamiche di prestigio sociale molto sentite nella Sicilia del XV e XVI secolo.<div>In sintesi, ogni arciconfraternita è una confraternita, ma con poteri e privilegi superiori concessi direttamente dalla Santa Sede.</div><div><br></div><div>La differenza sostanziale risiede nel diritto di aggregazione:</div><div> Confraternita: È un sodalizio locale, eretto dal Vescovo, che opera entro i confini della propria diocesi o parrocchia.</div><div> Arciconfraternita: È un'associazione "madre" che ha ricevuto dal Papa il privilegio di aggregare a sé altre confraternite dello stesso tipo.</div><div>Quando una confraternita locale si aggrega a un'arciconfraternita (ad esempio quella del SS. Sacramento di Roma), essa acquisisce automaticamente tutte le indulgenze, i privilegi spirituali e le grazie che il Papa ha concesso alla "madre". Questo meccanismo era fondamentale nel 1500 per attirare nuovi soci e donazioni.</div><div><br></div><div>Gerarchia e Titoli</div><div>Mentre la confraternita nasce per decreto vescovile, il titolo di arciconfraternita è esclusivo della Santa Sede.</div><div>Nelle processioni pubbliche (momento cruciale per il "ceto dei magnifici"), l'arciconfraternita ha sempre la precedenza rispetto alle confraternite semplici. I suoi membri indossano spesso insegne più ricche o medaglie distintive.</div><div><br></div><div>Nel contesto siciliano o dei centri demaniali:</div><div> Le Confraternite erano spesso legate a specifici mestieri (Mastri) o quartieri.</div><div> Le Arciconfraternite (o le confraternite che aspiravano a diventarlo) erano quasi sempre dominate dal ceto dei magnifici. Diventare arciconfraternita significava per un'élite locale collegarsi direttamente a Roma, scavalcando talvolta l'autorità del clero locale e affermando la propria autonomia politica.</div><div><br></div><div>Un esempio pratico: I "Bianchi"</div><div>In Sicilia, molte compagnie "dei Bianchi", erano quelli che si occupavano dell'assistenza ai condannati a morte o dei poveri vergognosi, cercavano il titolo di arciconfraternita per consolidare il loro ruolo di guida morale della città. Una volta ottenuto, potevano "affiliare" le confraternite dei paesi vicini, creando una rete di influenza che rifletteva la ragnatela di potere del ceto dei magnifici.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 14:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Ceto dei Magnifici nella Sicilia del XV e XVI Secolo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Ceto dei "Magnifici" nella Sicilia del XV e XVI Secolo</h3><div><hr></div><div>Il ceto dei magnifici rappresenta una categoria socio-politica fondamentale per comprendere la struttura delle città siciliane tra il Medioevo e l'Età Moderna. Si trattava di un'élite urbana intermedia, posizionata strategicamente tra l'aristocrazia feudale (la nobiltà di sangue) e il "popolo minuto" (artigiani e operai).</div><div>Il titolo di Magnificus non era un semplice attributo estetico, ma un indicatore di status legale e sociale. Designava individui che vivevano more nobilium (secondo il costume nobile): persone che, pur non possedendo necessariamente un feudo titolato, godevano di rendite fondiarie, non esercitavano "arti meccaniche" (lavori manuali) e detenevano il monopolio delle cariche pubbliche locali.</div><div><br></div><div>In Sicilia, e in particolare nei centri demaniali e nelle aree delle Madonie, il ceto dei magnifici traeva la sua forza da quattro pilastri:</div><div> L'Aristocrazia degli Uffici: Notai, giudici, medici e dottori in legge (in utroque iure). La loro competenza tecnica li rendeva indispensabili per l'amministrazione del Regno.</div><div>La Proprietà Fondiaria: Grandi possidenti terrieri che gestivano il latifondo e il commercio del grano, accumulando capitali superiori a quelli di molti baroni indebitati.</div><div>Il Governo delle Universitas: I magnifici controllavano le magistrature cittadine, ricoprendo ruoli di Giurati, Capitani di Giustizia e Tesorieri.</div><div> Il Rango Militare: Spesso appartenenti alle milizie urbane o discendenti da famiglie di antica cittadinanza che avevano servito la Corona.</div><div><br></div><div>Il Ruolo nelle Confraternite: Il Potere dell'Invisibile</div><div>Le confraternite, in particolare quelle "dei Bianchi" o del SS. Sacramento, non erano solo enti devozionali, ma veri e propri centri di potere oligarchico.</div><div>L'appartenenza a una confraternita di "Magnifici" certificava pubblicamente l'onore della famiglia.</div><div>Una cerniera sociale, dove con sodalizi, i magnifici interagivano con la nobiltà titolata, creando alleanze matrimoniali e d'affari che permettevano l'ascesa sociale.</div><div><br></div><div>Gestendo i Monti di Pietà e gli ospedali, i magnifici esercitavano una forma di controllo sociale paternalistico sulle classi inferiori, garantendo la stabilità dell'ordine pubblico.</div><div><br></div><div>A Gangi, il ceto dei magnifici era il motore della vita civile. Famiglie come i Li Destri, prima di accedere al rango baronale, consolidarono il proprio potere come magnifici attraverso il notariato e la gestione delle rendite agricole. La loro egemonia si manifestava nella Confraternita dei Bianchi, dove il titolo di Magnificus era il requisito d'accesso per distinguersi dai Magistri (i mastri artigiani).</div><div><br></div><div>Nelle Petralie, la distinzione tra Magnifici e Nobili era spesso sottile. Famiglie come i Rampolla, i Collisani o i Figlia rappresentano l'evoluzione perfetta di questo ceto: partiti come amministratori e professionisti, divennero col tempo i veri arbitri della politica locale, occupando i seggi dei Consigli cittadini per generazioni.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il ceto dei magnifici ha subito una metamorfosi cruciale:</span><br></div><div> XV-XVI Secolo: Fase di consolidamento come élite urbana chiusa e oligarchica.</div><div> XVII-XVIII Secolo: Molte famiglie "magnatizie" acquistano titoli nobiliari o feudi dai baroni in decadenza, fondendosi con l'aristocrazia.</div><div> XIX Secolo: Con l'abolizione del feudalesimo (1812), i discendenti dei magnifici si trasformano nella borghesia liberale, diventando i protagonisti del Risorgimento e della nuova amministrazione statale.</div><div><br></div><div>In sintesi, i "magnifici" furono l'architrave della società siciliana. Senza la loro mediazione, il Regno di Sicilia non avrebbe potuto funzionare: essi erano il punto di incontro tra le direttive della Corona e le esigenze del territorio, utilizzando la religione (confraternite) e la legge (magistrature) come strumenti per perpetuare il proprio prestigio e la propria autorità.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 14:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le confraternite, la giustizia e la mafia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022D"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le confraternite, la giustizia e la mafia</h3><div><hr></div>Il legame tra confraternite, giustizia e mafia è un tema profondo che tocca la storia sociale, la fede e il controllo del territorio in Italia, specialmente nel Mezzogiorno. Questa relazione si è mossa storicamente lungo tre direttrici: l'ispirazione dei modelli, l'infiltrazione strumentale e, più recentemente, la reazione della legalità.<div><br></div><div>Le "Fratellanze" e l'Origine del Nome</div><div>Storicamente, le organizzazioni mafiose hanno attinto a piene mani dal linguaggio e dalla struttura delle confraternite religiose per legittimarsi e creare legami di fedeltà assoluta.</div><div>Non è un caso che molti gruppi criminali dell'Ottocento si definissero "Fratellanze". L'idea di un legame di sangue e spirito, superiore alla legge dello Stato, ricalca la solidarietà dei "confrati".</div><div> I Beati Paoli: Esiste un mito fondativo, molto caro a Cosa Nostra, che lega la mafia a una leggendaria setta segreta i Beati Paoli che nel XII secolo avrebbe amministrato una "giustizia parallela" per proteggere i deboli contro i soprusi dei potenti. Sebbene sia in gran parte un'invenzione letteraria, i mafiosi hanno usato questo mito per presentarsi come "uomini d'onore" che dispensano una giustizia più efficace di quella statale.</div><div><br></div><div>Il Consenso Sociale</div><div>Per la mafia, partecipare attivamente alle confraternite e alle processioni religiose non è solo una questione di devozione personale (spesso sincera, seppur distorta), ma una precisa strategia politica:</div><div>Visibilità e Potere, come gestire una confraternita significa controllare i momenti pubblici più importanti di una comunità, come le feste patronali.</div><div>L'Inchino, uno degli episodi più controversi è l'inchino delle statue dei santi davanti alle case dei boss. Questo gesto simbolico serve a ribadire alla popolazione chi detiene il vero comando sul territorio, fondendo il sacro con l'autorità criminale.</div><div>All'interno di queste comunità, il boss si pone spesso come mediatore di conflitti, sostituendosi ai tribunali dello Stato e offrendo una forma di assistenza oggi potremmo chiamarlo welfare mafioso, che imita l'antica carità delle confraternite.</div><div><br></div><div> La Giustizia e la Svolta della Chiesa</div><div>Negli ultimi decenni, il rapporto è cambiato drasticamente grazie a un impegno civile e religioso senza precedenti:</div><div>La Scomunica: Dallo storico grido di Giovanni Paolo II ad Agrigento (1993) fino alla scomunica dei mafiosi proclamata da Papa Francesco nel 2014, la Chiesa ha dichiarato l'incompatibilità totale tra Vangelo e mafia.</div><div>Oggi molte diocesi (come quella di Palermo) hanno firmato protocolli con le Prefetture per blindare le confraternite. Esistono decreti che vietano l'ingresso a condannati per reati di mafia e controlli rigorosi sulle nomine dei direttivi.</div><div><br></div><div>Figure come Don Pino Puglisi hanno dimostrato che la vera giustizia sociale e l'impegno delle parrocchie/confraternite sono l'antidoto più forte al reclutamento mafioso, pagando spesso con la vita questa opposizione.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 14:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il periodo post-tridentino seconda metà del Cinquecento e Seicento]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il periodo post-tridentino seconda metà del Cinquecento e Seicento</h3><div><hr></div>Nel contesto siciliano, il periodo post-tridentino (seconda metà del Cinquecento e Seicento) assume un significato particolare, dato il ruolo centrale che la Sicilia ha avuto nella controriforma e nel processo di centralizzazione ecclesiastica. La Chiesa cattolica, con la riforma tridentina, cercò di affermare la propria autorità in tutte le aree della vita religiosa, sociale e politica. In Sicilia, questo processo si intrecciò con la struttura sociale e politica dell'isola, che era caratterizzata da una forte presenza feudale, una nobiltà locale influente e una chiesa locale radicata e indipendente. In questo scenario, le confraternite siciliane giocarono un ruolo fondamentale e, al contempo, dovettero affrontare le nuove direttive tridentine.<div><br></div><div>La Sicilia nel contesto post-tridentino</div><div><br></div><div>Nel Cinquecento e Seicento, la Sicilia era sotto il controllo della Corona d'Aragona, ma i viceregni esercitavano un'influenza diretta sull'amministrazione. Sebbene la nobiltà siciliana conservasse una notevole autonomia, la Chiesa cercò di affermare la sua egemonia anche sull'isola, specialmente per quanto riguardava la devozione popolare e il controllo delle confraternite.</div><div><br></div><div>Politico</div><div><br></div><div>La Sicilia, pur sotto il dominio spagnolo, era caratterizzata da una forte stratificazione sociale, con la nobiltà che deteneva il potere economico e politico e le classi popolari che vivevano in condizioni difficili. La nobiltà era composta da baroni e feudatari che spesso giocavano un ruolo determinante nelle confraternite, utilizzandole come strumenti di potere sociale e talvolta anche politico. La miseria popolare e la povertà diffusa facevano delle confraternite uno strumento indispensabile per l'assistenza, la sepoltura dei poveri e la protezione sociale.</div><div><br></div><div>Sociale</div><div><br></div><div>La società siciliana era divisa tra una nobiltà influente, un ceto medio-borghese che iniziava a prendere piede nelle città, e una massa di contadini e artigiani che spesso vivevano in condizioni precarie. La spiritualità collettiva legata alla paura della morte (spesso causata da epidemie come la peste) e alle malattie diffuse dalla misery sociale divenne un elemento fondamentale per le confraternite. Queste, che avevano come scopo principale la devozione e la carità, erano anche fondamentali per l'organizzazione della vita sociale, religiosa e assistenziale.</div><div><br></div><div>L’impatto della Controriforma e del Concilio di Trento in Sicilia</div><div><br></div><div>Il Concilio di Trento (1545-1563) segnò l'inizio di una serie di riforme che rafforzarono il potere della Chiesa cattolica in Sicilia. La Controriforma mirava a rispondere alla diffusione delle dottrine protestanti, ma anche a disciplinare e centralizzare le pratiche religiose e le attività sociali, come quelle legate alle confraternite.</div><div><br></div><div>Nel 1604, con la promulgazione della Constitutiones Quaecumque (una legge papale volta a regolamentare le confraternite), la Chiesa cercò di contenere le autonomie locali e di rafforzare il controllo diretto sulle confraternite siciliane. Sebbene molte confraternite in Sicilia fossero nate spontaneamente, senza una formale approvazione ecclesiastica, con il Concilio di Trento e le leggi successive, esse dovettero sottostare all'autorizzazione vescovile per fondarsi e modificare i propri statuti.</div><div><br></div><div>Controllo ecclesiastico</div><div><br></div><div>La Chiesa in Sicilia, tramite i vescovi, si impegnò a centralizzare il controllo sugli statuti delle confraternite, che furono spesso riformati o accorpati sotto la sua autorità. In particolare, le confraternite che si erano formate in modo spontaneo, senza alcun coinvolgimento delle autorità ecclesiastiche, furono disciplinate e spesso costrette a modificare i propri scopi e rituali per essere conformi agli ideali tridentini di devozione e purificazione.</div><div><br></div><div>La spiritualità tridentina</div><div><br></div><div>Con la Controriforma, la spiritualità tridentina richiedeva una devotio moderna più razionalizzata, che metteva in primo piano la liturgia, il culto sacramentale e l'assistenza ai poveri. In Sicilia, dove le epidemie e le malattie erano frequenti, le confraternite divennero cruciali nel sostenere le classi più povere. Tuttavia, la segretezza e la gestione autonoma di alcune confraternite, soprattutto quelle legate alla nobiltà, suscitavano preoccupazioni tra le autorità ecclesiastiche, che temevano che queste confraternite potessero divenire luoghi di potere parallelo.</div><div><br></div><div>Le confraternite siciliane nel contesto post-tridentino</div><div>Confraternite penitenziali</div><div><br></div><div>Nel Cinquecento e Seicento, le confraternite penitenziali, come i Flagellanti e i Disciplinati, furono tra le più diffuse in Sicilia. Queste confraternite erano particolarmente legate alla paura della morte e alla salvezza dell'anima. Le pratiche di penitenza corporale come il flagellarsi divennero strumenti di purificazione spirituale, spesso visibili in processioni pubbliche durante la Settimana Santa e altre festività. A Palermo, ad esempio, erano attivi numerosi gruppi che si dedicavano a questa forma di devozione.</div><div><br></div><div>Confraternite devozionali</div><div><br></div><div>Nel Cinquecento e nel Seicento, accanto alle confraternite penitenziali, crebbero anche quelle devozionali legate alla Madonna (come quella di Santa Maria del Soccorso) o al Santissimo Sacramento. Queste confraternite organizzarono processioni, feste religiose e si occupavano della gestione delle cappelle e delle chiese. Le autorità ecclesiastiche cercarono di incoraggiare questi culti più ortodossi e regolati, controllandone ogni aspetto.</div><div><br></div><div>Confraternite assistenziali</div><div><br></div><div>Le confraternite assistenziali, che si occupavano di assistenza ai poveri, cura degli infermi, sepoltura dei morti e aiuti a orfani e vedove, rappresentarono una forma di assistenza sociale fondamentale per la popolazione. Sebbene questi gruppi fossero sempre stati un punto di riferimento per i poveri, con la riforma tridentina la Chiesa cercò di regolarizzare e centralizzare anche questa attività, in modo che fosse sotto il suo stretto controllo, sia in termini di finanziamenti che di attività liturgica.</div><div><br></div><div>Le confraternite nobiliari e segrete</div><div><br></div><div>In Sicilia, molte confraternite erano formate dalla nobiltà locale. Queste confraternite, come quelle dei Bianchi o dei Trentatré a Gangi, erano spesso segrete e caratterizzate da una struttura elitaria. La segretezza era vista come una misura per proteggere i loro interessi economici e politici, ma rappresentava anche una forma di esclusività sociale. Il Concilio di Trento e le riforme successive tentarono di ridurre la segretezza e controllare l'accesso e le funzioni delle confraternite, ma non riuscirono mai a eliminarle del tutto.</div><div><br></div><div>La fine dell'autonomia confraternale</div><div><br></div><div>Con la promulgazione della Quaecumque (1604), le confraternite siciliane persero gran parte della loro autonomia. Sebbene alcune mantennero il loro potere sociale ed economico, furono costrette ad adeguarsi alle nuove norme imposte dalla Chiesa. La segregazione dei membri, i rituali segreti e la gestione autonoma delle risorse vennero fortemente limitati, e molte confraternite furono riformate o addirittura sciolte.</div><div><br></div><div>Conclusioni sul contesto siciliano post-tridentino</div><div><br></div><div>Il periodo post-tridentino in Sicilia fu caratterizzato dalla tensione tra il controllo centrale della Chiesa cattolica e le tradizioni locali delle confraternite, che avevano radici profonde nella vita sociale e religiosa dell'isola. Sebbene la Chiesa abbia cercato di ridurre l'autonomia delle confraternite e di centralizzare il loro controllo, queste continuarono a svolgere un ruolo cruciale nella vita collettiva siciliana, specialmente nelle aree rurali e nei centri più poveri, dove erano vitali per l'assistenza sociale e la cura delle anime. La repressione delle pratiche superstiziose, la regolamentazione del culto e la disciplinarizzazione delle confraternite segnarono il passaggio da una società medievale e autonoma a una società moderna e regolata secondo i principi tridentini.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 07:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La costituzione Quaecumque]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La costituzione Quaecumque</h3><div><hr></div>La costituzione Quaecumque, promulgata il 7 dicembre 1604 da Papa Clemente VIII, nasce in un contesto storico molto specifico e risponde a esigenze precise della Chiesa cattolica del tempo. Vediamo più in dettaglio le motivazioni che ne hanno determinato la nascita:<div><br></div><div>Il contesto post-conciliare</div><div><br></div><div>Dopo il Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa cattolica si trovava di fronte alla necessità di rafforzare la sua autorità e di rispondere alle sfide poste dalla Riforma protestante. Il Concilio aveva cercato di riformare la Chiesa dall’interno, pur mantenendo saldi i principi dottrinali e disciplinari. Tuttavia, sebbene il Concilio avesse trattato molte questioni legate alla vita religiosa e al comportamento dei fedeli, non si era concentrato in modo diretto sul fenomeno delle confraternite laicali.</div><div><br></div><div>Queste confraternite, che già esistevano dal Medioevo, erano cresciute enormemente durante il Rinascimento e il periodo post-tridentino, e costituivano una parte fondamentale della vita religiosa e sociale in molte regioni, in particolare in Italia e in Sicilia. Esse, infatti, si occupavano di assistenza sociale, di carità, di culto e di organizzazione delle feste religiose, ma, nello stesso tempo, possedevano ingenti risorse economiche e, in alcuni casi, godevano di una notevole autonomia che non sempre era sotto il controllo diretto delle autorità ecclesiastiche.</div><div><br></div><div>L’autonomia e il potere delle confraternite</div><div><br></div><div>Nel periodo che precede la promulgazione della Quaecumque, molte confraternite erano ormai diventate strutture autonome, che operavano senza un controllo diretto da parte della Chiesa o del clero locale. Diverse confraternite, specialmente quelle di natura popolare o artigianale, avevano acquisito grande potere economico e, talvolta, anche una notevole influenza nelle decisioni politiche e sociali delle città. Possedevano beni terrieri, rendite, animali (come ad esempio greggi o bestiame), e gestivano anche ospedali o Monti di Pietà (istituzioni di prestito a basso interesse).</div><div><br></div><div>Le confraternite più ricche e potenti si erano organizzate in modo quasi autonomo, senza un controllo diretto da parte della Chiesa, e in alcuni casi avevano praticato una segretezza sulle loro attività, che preoccupava non poco il papato e i vescovi. La segregazione dei membri e l’autogoverno erano diventati elementi distintivi di alcune confraternite, in particolare quelle nobiliari, che si sottraevano a un controllo pubblico e potevano dar vita a forme di potere parallelo.</div><div><br></div><div>La minaccia di deviazioni dottrinali</div><div><br></div><div>Con l’espansione delle confraternite, si temeva che, in assenza di un controllo chiaro, potessero sorgere deviazioni dottrinali o pratiche religiose che non fossero conformi agli insegnamenti ufficiali della Chiesa. Alcune confraternite avevano introdotto pratiche superstiziose o eccessivamente penitenziali che potevano allontanarsi dall’ortodossia cattolica e compromettere la coesione della fede cristiana. La paura era che le confraternite, pur promuovendo la pietà popolare, potessero diventare luoghi di espressioni religiose non ufficiali, minando così l’autorità centrale del papato e della gerarchia ecclesiastica.</div><div><br></div><div>La necessità di centralizzare il controllo ecclesiastico</div><div><br></div><div>Il papato e i vescovi desideravano centralizzare il controllo sulle confraternite per garantire che esse non si separassero troppo dalla Chiesa ufficiale. La Quaecumque si inserisce quindi in un progetto di riforma ecclesiastica che ha come obiettivo non solo di mantenere l'ordine dottrinale, ma anche di riportare sotto il controllo della Chiesa quelle realtà che, pur essendo laicali, avevano acquisito una notevole importanza sociale ed economica.</div><div><br></div><div>In pratica, la Quaecumque stabiliva che nessuna confraternita potesse essere fondata, modificata o riformata senza l’autorizzazione esplicita del vescovo locale. Ogni confraternita doveva inoltre sottoporre i propri statuti all’esame e all’approvazione dell’autorità ecclesiastica. Questo aveva l’effetto di limitare l'autonomia di molte confraternite, soprattutto quelle più potenti, imponendo loro una maggiore trasparenza e un maggiore controllo sulle risorse economiche.</div><div><br></div><div>Un tentativo di unificare e regolare la devozione popolare</div><div><br></div><div>Le confraternite, pur avendo scopi devozionali, non erano sempre coerenti nei loro obiettivi religiosi. Alcune di esse, infatti, avevano accentuato eccessivamente gli aspetti penitenziali, come le pratiche di flagellazione, che potevano sembrare esagerate o addirittura pericolose. La Quaecumque voleva ridurre questi eccessi, promuovendo una devozione più controllata, che rispettasse le linee guida stabilite dal Concilio di Trento, ovvero una fede più sobria e meno incline alle manifestazioni emotive o spettacolari.</div><div><br></div><div>Limitazione della segretezza</div><div><br></div><div>Una delle principali novità introdotte dalla Quaecumque riguardava proprio la segretezza delle confraternite. Sebbene la Chiesa non abolisse completamente il segreto, lo limitava severamente, soprattutto quando veniva utilizzato per coprire interessi economici, favorire clientelismi o abusi, o creare potere parallelo a quello ecclesiastico. La segretezza era ritenuta incompatibile con il buon governo ecclesiastico, che richiedeva maggiore trasparenza.</div><div><br></div><div>Conclusioni</div><div><br></div><div>La Quaecumque nasce dunque come una risposta diretta alle problematiche legate all’autonomia e all’influenza crescente delle confraternite laicali, che in alcune aree (come la Sicilia) avevano acquisito un potere economico e politico rilevante. Con questa costituzione, la Chiesa tenta di riportare sotto il suo controllo queste realtà, limitandone l’autonomia, garantendo il rispetto dei principi dottrinali e riducendo l’incidenza delle pratiche devozionali che potessero sembrare eccessive o non conformi agli insegnamenti ufficiali. Sebbene queste riforme abbiano avuto un grande impatto, le confraternite non scomparvero del tutto: rimasero comunque un elemento fondamentale della vita religiosa e sociale, sebbene il loro ruolo divenne più disciplinato e controllato.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 07:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le confraternite siciliane nascita sviluppo e significato]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000022A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le confraternite siciliane: nascita, sviluppo e significato nel Quattrocento</h3><div><hr></div><div>Contesto storico generale (Sicilia nel XV secolo)</div><div><br></div><div>Nel Quattrocento, la Sicilia vive una fase di transizione profonda:</div><div><br></div><div>Politicamente, è inserita nella Corona d'Aragona.</div><div><span class="fs12lh1-5">Socialmente, è caratterizzata da una forte stratificazione (nobiltà feudale, élite civiche, ceti artigiani e popolari).</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Religiosamente, è segnata da un'intensa spiritualità collettiva, legata alla paura della morte, alle epidemie e alla salvezza dell'anima.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">In questo quadro, le confraternite diventano strutture essenziali di mediazione tra individuo, Chiesa e comunità.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La nascita delle confraternite nel Quattrocento siciliano</span><br></div><div><hr></div><div>Il Quattrocento rappresenta un momento decisivo di consolidamento delle confraternite, non tanto di nascita assoluta (già presenti dal Due-Trecento), quanto di radicamento stabile e istituzionalizzazione. Esse si diffondono soprattutto:</div><div><span class="fs12lh1-5">Nei centri demaniali (Palermo, Polizzi, Gangi, Petralia, Castelbuono).</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nei borghi con forte presenza artigiana e urbana.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">In aree dove il potere feudale è assente o non dominante.</span><br></div><div><br></div><div>Cause principali:</div><div><hr></div><div>Crisi demografiche e sanitarie (peste, carestie).</div><div><span class="fs12lh1-5">Bisogno di protezione sociale (assistenza, sepoltura, dote).</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Diffusione della spiritualità penitenziale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Necessità di organizzazione comunitaria autonoma.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Confraternite tra ordine e sovversione in Sicilia</span><br></div><div><div><br></div><div>Origini delle confraternite in Sicilia</div><div><hr></div><div>Le confraternite laicali in Sicilia hanno radici che risalgono a due ordini mendicanti principali: quello francescano e quello domenicano. Già nel Medioevo, si sviluppano confraternite come quelle del Santissimo Rosario, del Santissimo Sacramento, dei Flagellanti, e altre ancora. La più antica confraternita siciliana è quella dei Neupattitesi.</div><div><br></div><div>A seguito del Concilio di Trento (1545–1563), che segnò un'importante riforma nella Chiesa cattolica, le confraternite laicali in Sicilia si moltiplicano, con finalità devozionali, pietistiche e assistenziali. Questo fenomeno, che diventa sempre più rilevante, è sottoposto a una regolamentazione più stringente da parte della Chiesa. Con la costituzione *Quaecumque* del 7 dicembre 1604, vengono stabilite le norme fondamentali per l’istituzione e l’organizzazione delle confraternite.</div><div><br></div><div>Tra gli scopi principali delle confraternite c’è il culto di uno specifico santo o delle figure centrali del Cristianesimo: la Madonna (nelle sue varie declinazioni come quella della Catena, delle Grazie, Immacolata, ecc.), Gesù Cristo e le sue principali rappresentazioni liturgiche. Ogni confraternita è guidata da un rettore e altre figure direttive (governatore, congiunti, adiutori, ecc.) che si occupano di curare una cappella, un oratorio o una chiesa.</div><div><br></div><div>A queste finalità spirituali si affiancano quelle di natura temporale, come l’assistenza ai confratelli nelle principali necessità quotidiane, ad esempio in caso di indigenza (causata, ad esempio, dalla morte del capofamiglia), assistenza ai carcerati, agli orfani, ai pellegrini, ai disoccupati e alle giovani in età da marito (tramite la dote, per esempio).</div><div><br></div><div>Le confraternite siciliane nel Quattrocento: Nascita, sviluppo e significato</div><div><hr></div><div>Nel Quattrocento, la Sicilia vive una fase di transizione profonda. Politicamente, è parte della Corona d'Aragona, mentre socialmente è caratterizzata da una forte stratificazione, con la presenza della nobiltà feudale, delle élite civiche e dei ceti artigiani e popolari. Religiosamente, il periodo è segnato da un'intensa spiritualità collettiva, con forte timore della morte, epidemie ricorrenti e un crescente desiderio di salvezza dell'anima.</div><div><br></div><div>In questo contesto, le confraternite si affermano come strutture essenziali di mediazione tra l'individuo, la Chiesa e la comunità. Sebbene le confraternite esistano già dal Due-Trecento, il Quattrocento rappresenta un periodo decisivo di consolidamento, non solo in termini di nascita, ma anche di radicamento stabile e istituzionalizzazione. Le confraternite si diffondono soprattutto nei centri demaniali (come Palermo, Polizzi, Gangi, Petralia, Castelbuono), nei borghi con forte presenza artigiana e urbana, e nelle aree dove il potere feudale è meno dominante. Tra le principali cause di questa espansione ci sono la crisi demografica e sanitaria (a causa della peste e delle carestie), il bisogno di protezione sociale (come assistenza, sepoltura, dote) e la diffusione di una spiritualità penitenziale.</div><div><br></div><div>Tipologie di confraternite nel Quattrocento</div><div><hr></div><div>Le confraternite del Quattrocento siciliano si diversificano in base alle loro funzioni e scopi. Tra le più significative:</div><div><br></div><div>Confraternite penitenziali: Tra le più antiche e diffuse, queste confraternite praticano penitenza corporale e sono fortemente legate alla morte e alla redenzione. Tra i principali esempi si trovano i Flagellanti e i Disciplinati. A Polizzi, ad esempio, si documentano la confraternita di Santa Maria del Soccorso e quella della Santissima Annunziata, che erano impegnate nella cura delle anime, nella sepoltura dei morti e nella celebrazione della Passione di Cristo.</div><div><br></div><div>Confraternite devozionali: Queste confraternite si dedicano a culti specifici, come il Santissimo Sacramento, il Rosario, il Crocifisso e i santi protettori locali. Un esempio paradigmatico è la Compagnia del SS. Sacramento di Polizzi. Le confraternite devozionali sono impegnate nella gestione delle cappelle e chiese, nell'organizzazione di processioni e nella cura del calendario rituale cittadino.</div><div><br></div><div>Confraternite assistenziali: Queste confraternite si concentrano sull'assistenza ai poveri, la cura degli infermi, la sepoltura dei morti e l’aiuto a orfani e vedove. Queste funzioni anticipano quelle che, nei secoli successivi, diventeranno le "Opere Pie" e i Monti di Pietà moderni. La loro presenza si fa sentire soprattutto in un periodo in cui l'assistenza pubblica era limitata.</div><div><br></div><div>Composizione sociale delle confraternite nel Quattrocento</div><div><hr></div><div>Le confraternite del Quattrocento erano molto pluralistiche dal punto di vista sociale. Popolani e villici si associavano soprattutto nelle confraternite penitenziali, mentre i mastri artigiani tendevano a costituire confraternite monogruppo, destinate a specifiche categorie professionali (come quella dei muratori, falegnami, fabbri, ecc.). Le confraternite esclusive e segrete erano invece dominate dalle élite civiche e nobiliari, come quelle che operavano nelle classi alte di città e borghi.</div><div><br></div><div>Nel Quattrocento, assistiamo anche a una progressiva differenziazione interna, con la nascita di confraternite "chiuse", dominate dalle élite civiche, che divennero strumenti di potere e controllo sociale. In molti casi, la confraternita non era solo un luogo di preghiera e assistenza, ma anche un’entità politica che influiva sulle decisioni comunitarie.</div><div><br></div><div>Segretezza e potere</div><div><hr></div><div>Alcune confraternite, sin dal Quattrocento, non erano semplicemente religiose, ma rivestivano anche una funzione politica. Caratterizzate dalla segretezza statutaria, queste confraternite selezionavano i propri membri in modo rigoroso e gestivano risorse economiche notevoli. Esse esercitavano un'influenza sulle decisioni comunitarie, in particolare in contesti dove non esistevano ancora istituzioni rappresentative moderne. In molti centri siciliani, le confraternite divennero così luoghi informali di governo cittadino, in cui si decidevano, tra le altre cose, le politiche sociali, economiche e religiose.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>Conclusione interpretativa</div><div><br></div><div>Le confraternite siciliane del Quattrocento rappresentano uno dei fenomeni sociali e religiosi più complessi e stratificati della Sicilia premoderna. Esse erano, al tempo stesso, strumenti di salvezza spirituale, reti di assistenza sociale, luoghi di identità collettiva e centri di potere e conflitto. Le confraternite siciliane non solo gestivano pratiche di devozione e di carità, ma divennero anche veri e propri luoghi di mediazione tra le diverse classi sociali, contribuendo a plasmare la struttura sociale e politica della Sicilia. In particolare, nei centri demaniali e nelle Madonie, esse rappresentano una delle chiavi di lettura fondamentali per comprendere le dinamiche di potere, controllo e resistenza che segnarono la storia della regione.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 07:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Beati Paoli tra mito e realtà]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000229"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">I Beati Paoli: tra mito e realtà</h3><div><hr></div><div>I Beati Paoli sono una figura storica e leggendaria che affonda le radici nella tradizione siciliana, soprattutto nelle sue sfumature più misteriose e popolari. La loro storia, che ha ispirato numerosi romanzi e racconti, è spesso associata alla mafia. Tuttavia, i Beati Paoli non sono semplicemente un'anticipazione di essa: sono un simbolo di una sorta di giustizia popolare, che risponde al vuoto di potere e di giustizia istituzionale.</div><div><br></div><div>L'origine dei Beati Paoli</div><div><br></div><div>Il mito dei Beati Paoli nasce nel contesto della Sicilia del XVII secolo, quando l'isola era ancora sotto il controllo della Spagna e la giustizia ufficiale era spesso assente o corrotto. La leggenda racconta di un gruppo segreto di uomini e donne che si facevano giustizia da soli, proteggendo i più deboli e punendo i malfattori, ma anche i potenti che abusavano del loro potere.</div><div><br></div><div>La figura dei Beati Paoli è stata tramandata soprattutto grazie al romanzo di Luigi Natoli, intitolato "I Beati Paoli" (1909), che ne ha consolidato la fama. Sebbene l'opera sia un romanzo storico con elementi di fiction, ha avuto un impatto notevole nell'immaginario collettivo siciliano e non solo. Il racconto di Natoli li descrive come una sorta di "giustizieri oscuri", che operano nella segretezza delle catacombe di Palermo, difendendo i più deboli dai soprusi.</div><div><br></div><div>La simbiosi con la mafia</div><div><br></div><div>Anche se la mafia come la conosciamo oggi non esisteva ai tempi dei Beati Paoli, la giustizia privata che esercitavano ha spesso dei punti di contatto con il fenomeno mafioso che si svilupperà nei secoli successivi. La figura del "giustiziere" che agisce in segreto, fuori dai canali ufficiali della giustizia, è un archetipo che troverà terreno fertile nella mafia, che inizia ad affermarsi tra il XIX e il XX secolo.</div><div><br></div><div>I Beati Paoli, tuttavia, sono visti come un'organizzazione che si opponeva all'abuso di potere da parte dei nobili e dei ricchi, mentre la mafia, pur iniziando con un’apparente "giustizia", finisce per diventare corrotta e gestita da interessi economici e mafiosi, dove la protezione e la forza non sono più al servizio dei deboli, ma a favore dei potenti.</div><div><br></div><div>Tra mito e realtà</div><div><br></div><div>Mentre non ci sono prove storiche dirette dell'esistenza di un’organizzazione segreta che corrisponda esattamente ai Beati Paoli, è possibile che la figura sia nata dalla combinazione di eventi reali e di leggende popolari. La Sicilia, infatti, ha una lunga tradizione di confraternite segrete, società di mutuo soccorso e gruppi che spesso si organizzano per agire al di fuori della legge ufficiale.</div><div><br></div><div>Inoltre, l'idea di un gruppo che agisce in nome di una giustizia superiore e che sfida l'autorità dello Stato non solo si inserisce nella tradizione siciliana, ma risuona con le caratteristiche di alcune società segrete che operavano nel periodo, come Cosa Nostra o altre organizzazioni mafiose più recenti.</div><div><br></div><div>I Beati Paoli come simbolo della giustizia popolare</div><div><br></div><div>Se consideriamo i Beati Paoli in chiave simbolica, possiamo vederli come il desiderio di giustizia di fronte a un sistema che non riesce o non vuole garantire la protezione dei più deboli. La loro leggendaria lotta contro l'ingiustizia e la corruzione delle autorità è una delle principali motivazioni che ha reso questa figura così importante nel folklore siciliano.</div><div><br></div><div>Molti siciliani, ancora oggi, considerano i Beati Paoli simbolo di resistenza e giustizia popolare. Tuttavia, come accennato, l'impatto di questa figura si è trasformato nel tempo e si è intrecciato con la nascita della mafia, che inizialmente si presentava come giustiziera ma che si è evoluta in un sistema parassitario, corrotto e spietato.</div><div><br></div><div>I Beati Paoli e l'eredità del "sistema parallelo"</div><div><br></div><div>I Beati Paoli rappresentano una figura che mescola realtà storica e leggenda, incarnando un desiderio di giustizia in una Sicilia segnata dalla mancanza di potere dello Stato e dall'arbitrio delle classi dominanti. Sebbene la mafia moderna abbia preso una forma completamente diversa, le radici di un sistema di potere parastatale che si nutre della corruzione e dell'assenza di giustizia ufficiale affondano anche in queste leggende.</div><div><br></div><div>I Beati Paoli non sono i "padri" della mafia in senso biologico o organizzativo, ma rappresentano l'alibi culturale e il modello romantico che ha permesso alla mafia di essere accettata (o tollerata) dalle masse nelle sue fasi iniziali.</div><div><br></div><div>Elementi storici e antropologici</div><div><br></div><div>Per comprendere meglio come la leggenda dei Beati Paoli sia diventata un "ponte" tra il vecchio feudalesimo e il sistema criminale moderno, è utile considerare alcuni aspetti storici e simbolici:</div><div><br></div><div>Il contesto sotterraneo: Palermo e i Camminamenti</div><div><br></div><div>La leggenda dei Beati Paoli è strettamente legata alla topografia di Palermo. Si diceva che il gruppo si riunisse nelle Grotte del Capo o nei cunicoli del quartiere Ballarò. Il fatto che la "giustizia vera" risiedesse sottoterra, mentre la giustizia ufficiale (quella dei tribunali spagnoli o borbonici) fosse spesso corrotta, crea un'immagine potente di un "Stato dentro lo Stato" che agisce nell'ombra.</div><div><br></div><div>Questo concetto di giustizia sotterranea e parallela è lo stesso che la mafia ha successivamente adottato per giustificare la propria esistenza come "ordine alternativo".</div><div><br></div><div>Il passaggio dal "Giusto" all' "Uomo d'Onore"</div><div><br></div><div>C'è una differenza fondamentale tra i Beati Paoli e la mafia:</div><div><br></div><div>I Beati Paoli (Mito): Agiscono per riparare un torto subito da un povero. Il loro "onore" è legato alla protezione dei deboli.</div><div><br></div><div>La Mafia (Realtà): Usa la protezione come merce di scambio. Il "torto" che ripara è funzionale a creare un debito di riconoscenza.</div><div><br></div><div>Tuttavia, la mafia delle origini ha usato il mito dei Beati Paoli per costruirsi una maschera di benevolenza. Definirsi "uomini d'onore" serviva a richiamare l'antica nobiltà d'animo dei giustizieri popolari, nascondendo il fatto che il loro vero obiettivo era il controllo economico del territorio.</div><div><br></div><div>Luigi Natoli e la "mafizzazione" del mito</div><div><br></div><div>Il romanzo di Luigi Natoli (scritto sotto lo pseudonimo di William Galt), uscito nel 1909 a puntate sul Giornale di Sicilia, rappresenta un punto cruciale. In quegli anni, la mafia era già una realtà potente e violenta. Sebbene l'opera sia di fantasia, ha fornito ai mafiosi un "codice estetico" in cui rispecchiarsi.</div><div><br></div><div>Molte delle cerimonie di iniziazione mafiosa (come la "punciuta", l'immagine sacra bruciata, il giuramento di sangue) ricalcano sorprendentemente le descrizioni delle cerimonie dei Beati Paoli nel romanzo di Natoli. È un caso in cui la letteratura ha fornito il "copione" alla realtà criminale.</div><div><br></div><div>La giustizia "privata" come eredità feudale</div><div><br></div><div>I Beati Paoli sono il punto d'incontro tra:</div><div><br></div><div>L'arbitrio dei Baroni: Se il nobile può fare ciò che vuole perché è potente, il popolo crea il suo "Barone Ombra" (i Beati Paoli) che può fare altrettanto.</div><div><br></div><div>Il vuoto dello Stato: Lo Stato (Spagna, Borboni, poi Italia) è stato percepito per secoli come un esattore straniero, e la giustizia è stata cercata nel "privato" o nel "gruppo".</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Beati Paoli	XVII - XVIII sec.	Difesa dei deboli / Giustizia popolare	Creazione di un mito di resistenza</span><br></div><div>Gabelloti	XIX sec.	Gestione della terra per i nobili	Nascita del controllo violento del territorio</div><div>Mafia Moderna	XX - XXI sec.	Controllo economico e politico	Sistema parassitario e Stato parallelo</div><div><br></div><div>La pericolosità del mito</div><div><br></div><div>Il mito dei Beati Paoli è affascinante ma anche pericoloso. Ha permesso a generazioni di siciliani di credere che la giustizia possa essere amministrata "fuori" dalle leggi, purché fatta da "uomini giusti". La mafia ha cavalcato questa illusione per decenni, sostituendo la legge universale con la fedeltà al clan. Solo con Sciascia e, più tardi, con i movimenti antimafia, si è iniziato a smascherare questo inganno, ribadendo che non può esserci giustizia senza legalità.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 08:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La letteratura siciliana atto d'accusa e indagine sociologica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000228"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La letteratura siciliana: atto d'accusa e indagine sociologica</h3><div><hr></div><div>La letteratura siciliana non è stata solo una forma d'arte, ma un vero e proprio atto d'accusa e un'indagine sociologica. Mentre la storiografia ufficiale celebrava i trionfi del Risorgimento, gli scrittori siciliani ne registravano le macerie morali e sociali.</div><div><br></div><div>Attraverso le opere di Giovanni Verga, Federico De Roberto, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia, possiamo tracciare l'evoluzione di questo "Stato parallelo" e il tradimento sistematico della meritocrazia.</div><div><br></div><div>1. Giovanni Verga: La sconfitta e la terra negata</div><div><br></div><div>Verga è il primo a dare voce al disinganno. Nel Ciclo dei Vinti, l'unità d'Italia appare non come liberazione, ma come una nuova forma di oppressione, incarnata da tasse e leva obbligatoria.</div><div><br></div><div>Libertà (Novella): È il testo chiave. Racconta i fatti di Bronte del 1860, dove i contadini, incoraggiati dalle promesse garibaldine, massacrano i nobili gridando "libertà e terra". La risposta dello Stato (Bixio) è la fucilazione dei rivoltosi. Verga mostra come l'aspirazione al merito e alla proprietà della terra venga schiacciata per mantenere l'ordine dei nuovi padroni.</div><div><br></div><div>Mastro-don Gesualdo: Rappresenta l'ascesa della nuova borghesia (il "don" che si aggiunge al "mastro"). Gesualdo è l'uomo del merito economico che accumula ricchezza, ma resta un escluso: la vecchia nobiltà lo disprezza e lo usa solo per i suoi soldi. È la tragedia della mobilità sociale castrata dal pregiudizio.</div><div><br></div><div>2. Federico De Roberto: La continuità dei "Viceré"</div><div><br></div><div>Se Verga guarda agli umili, De Roberto in I Viceré (1894) osserva le élite.</div><div><br></div><div>La metamorfosi del potere: Gli Uzeda, antica famiglia di origine spagnola, capiscono che per restare "Viceré" devono diventare deputati del nuovo Regno d'Italia.</div><div><br></div><div>Il messaggio: Il potere non cambia natura, cambia solo abito. La meritocrazia è impossibile perché i posti di comando sono già stati "prenotati" dalle vecchie dinastie che si sono riciclate nel nuovo Stato.</div><div><br></div><div>3. Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Il Gattopardo e l'illusione</div><div><br></div><div>Il celebre romanzo Il Gattopardo (1958) cristallizza il concetto di "trasformismo".</div><div><br></div><div>La famosa frase: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". Qui, la letteratura spiega perché la Sicilia non è diventata moderna: la classe dirigente ha accettato la rivoluzione (l'Unità) solo per anestetizzarla.</div><div><br></div><div>La nascita della borghesia mafiosa: Il personaggio di Calogero Sedara incarna l'ascesa del nuovo ceto: rozzo, ma ricchissimo e influente. La nobiltà (il Principe di Salina) si allea con lui attraverso il matrimonio dei figli, suggellando il patto che bloccherà lo sviluppo dell'isola.</div><div><br></div><div>4. Leonardo Sciascia: La Mafia come sistema e Stato</div><div><br></div><div>Sciascia fa il passo finale: non racconta più solo il tradimento, ma descrive la struttura del potere mafioso come un "sistema parastatale".</div><div><br></div><div>Il giorno della civetta (1961): Introduce il concetto che la mafia non è criminalità comune, ma un'associazione che offre protezione e servizi laddove lo Stato è assente o complice.</div><div><br></div><div>La gerarchia dell'umanità: Don Mariano Arena divide gli uomini in categorie (uomini, mezz'uomini, ominicchi, e in fondo i quaraquaquà). È la negazione suprema della meritocrazia civile: il valore di una persona non è dato dai suoi talenti, ma dalla sua capacità di stare al gioco del potere e dell'omertà.</div><div><br></div><div>Confronto tra gli autori e la visione del potere</div><div>Autore	Focus Sociale	Visione del Cambiamento	Lo Stato è percepito come...</div><div>Verga	Contadini e "vinti"	Un tradimento delle promesse	Un esattore di tasse e soldati</div><div>De Roberto	Aristocrazia in declino	Una metamorfosi opportunistica	Un nuovo palcoscenico per vecchi attori</div><div>Lampedusa	Nobiltà e borghesia	Un compromesso necessario	Uno strumento per preservare il censo</div><div>Sciascia	Intellettuali e inquirenti	Un sistema di complicità	Un interlocutore della mafia</div><div>La letteratura come specchio della realtà</div><div><br></div><div>Questi scrittori hanno documentato come il "solco profondo" di cui parlavi non sia mai stato colmato. La letteratura siciliana è un grido di dolore per una meritocrazia mai nata, dove il talento individuale è stato sistematicamente sacrificato sull'altare della stabilità del potere.</div><div><br></div><div>Ti piacerebbe analizzare come questo tema della "meritocrazia negata" si rifletta oggi nel fenomeno della fuga dei cervelli dalla Sicilia, quasi come se l'emigrazione fosse l'unica soluzione rimasta, proprio come lo era per i contadini di Verga?</div><div><br></div><div>La nascita della mafia: un fallimento istituzionale</div><div><br></div><div>La nascita della mafia non è un fenomeno di criminalità comune nato dal nulla, ma il risultato diretto di un fallimento istituzionale durante il passaggio dal regime feudale a quello liberale dello Stato unitario. È la risposta violenta e pragmatica a un vuoto di potere che lo Stato non ha saputo (o voluto) colmare. Ecco come questa struttura si è infiltrata nelle pieghe della società siciliana:</div><div><br></div><div>1. Il Vuoto di Potere e la Fine della Giurisdizione Feudale</div><div><br></div><div>Nel 1500 e fino ai primi dell'800, l'ordine nei feudi era garantito dai baroni attraverso le proprie "compagnie d'armi". Con l'abolizione del feudalesimo (1812) e l'unificazione (1861), queste milizie private divennero illegali, ma lo Stato non aveva una forza di polizia capillare per controllare le vaste e isolate campagne siciliane.</div><div><br></div><div>La necessità di protezione: I proprietari terrieri avevano bisogno di qualcuno che proteggesse i raccolti e scoraggiasse le rivolte contadine.</div><div><br></div><div>L'emergere dei "Mediatori": In questo spazio si inserirono figure locali che offrivano una "protezione" che lo Stato non poteva garantire.</div><div><br></div><div>2. La Figura del Gabelloto: L'Antenato del Boss</div><div><br></div><div>Il gabelloto era l'intermediario che affittava i grandi latifondi dai nobili (che spesso vivevano a Palermo o Napoli) per subaffittarli ai contadini.</div><div><br></div><div>Il controllo del territorio: Per far quadrare i conti e imporsi sui contadini, il gabelloto si serviva di guardiani armati, i campieri.</div><div><br></div><div>La nascita della cellula mafiosa: Questa struttura — formata dal gabelloto (capo), dai campieri (braccio armato) e dai curatoli (amministratori) — costituì la prima forma di gerarchia mafiosa. Non si basava sul merito, ma sulla fedeltà e sulla capacità di esercitare la violenza.</div><div><br></div><div>3. La "Mafia dei Giardini" e l'Economia degli Agrumi</div><div><br></div><div>Mentre nel latifondo interno la mafia era agraria, nella rigogliosa Conca d'Oro intorno a Palermo nacque una mafia "imprenditoriale" legata alla coltivazione di limoni e arance, beni preziosissimi per l'esportazione.</div><div><br></div><div>Il ricatto delle risorse: La mafia controllava i pozzi e i canali di irrigazione. Senza l'acqua, il raccolto moriva.</div><div><br></div><div>L'imposizione: I produttori venivano costretti a pagare il "pizzo" per la protezione dell'acqua e dei trasporti verso il porto. Qui la mafia smise di essere solo rurale e divenne un sistema di gestione del racket.</div><div><br></div><div>4. Il Patto con lo Stato e la Politica</div><div><br></div><div>Il salto di qualità avvenne con l'integrazione nel sistema politico del Regno d'Italia. La classe dirigente piemontese aveva bisogno di voti per governare l'isola.</div><div><br></div><div>Lo scambio elettorale: I gabelloti e i capi-mafia locali controllavano i voti dei contadini. In cambio della garanzia che i candidati governativi venissero eletti, lo Stato garantiva ai mafiosi impunità e favori.</div><div><br></div><div>L'istituzionalizzazione del "favore": Questo meccanismo distrusse definitivamente ogni speranza di meritocrazia: il diritto del cittadino venne sostituito dal "favore" del mafioso o del politico locale, consolidando quello Stato parallelo descritto da Sciascia.</div><div><br></div><div>Trasformazione delle Élite di Potere</div><div>Epoca	Classe Egemone	Fonte di Legittimità	Metodo di Controllo</div><div>1500-1700	Aristocrazia Feudale	Investitura regia / Sangue	Diritto feudale e Banni</div><div>1800-1860	Gabelloti / Borghesia Agraria	Affitto della terra / Capitale	Campieri e Violenza privata</div><div>Post-1861	Mafia / Politica Clientelare	Voti e Mediazione violenta	Scambio elettorale e Omertà</div><div>Conclusioni: L'Eredità del Gattopardismo</div><div><br></div><div>La mafia è stata lo strumento con cui l'élite siciliana ha permesso che "tutto cambiasse perché nulla cambiasse". Ha agito come una valvola di sicurezza per la vecchia nobiltà e per la nuova borghesia, impedendo che i contadini ottenessero la terra e che il merito diventasse la misura del valore sociale. Il risultato è quel solco profondo che ha costretto le migliori intelligenze siciliane all'emigrazione, lasciando l'isola ostaggio di un sistema che premia la fedeltà al clan anziché il talento del singolo.<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 08:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dalla Terra al Tricolore: La Lenta Fine del Feudalesimo Siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000227"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Dalla Terra al Tricolore: La Lenta Fine del Feudalesimo Siciliano</h3><div><hr></div><div>Il passaggio dalla Sicilia dei viceré spagnoli all'Italia dei Savoia rappresenta il superamento di un modello economico millenario. Tuttavia, come sottolineato, la struttura feudale era così radicata che il suo smantellamento produsse onde d'urto sociali che sentiamo ancora oggi.</div><div><br></div><div>L'Illuminismo e il Paradosso delle Riforme Borboniche</div><div><br></div><div>Nel XVIII secolo, l'Illuminismo siciliano, rappresentato da figure come il viceré Domenico Caracciolo, tentò di scardinare il potere dei baroni. Sebbene le riforme borboniche mirassero a una modernizzazione della società, il sistema feudale rimase ben radicato.</div><div><br></div><div>La resistenza dei baroni: Le riforme borboniche miravano a trasformare il suddito in cittadino, ma i baroni riuscirono a boicottare ogni tentativo di censimento catastale o di equa tassazione, possedendo la terra e controllando il braccio armato locale. La nobiltà, quindi, si oppose con forza, rallentando ogni tentativo di riforma.</div><div><br></div><div>L'abolizione formale (1812): Fu solo con la Costituzione Siciliana del 1812 (emanata sotto l'influenza inglese) che il feudalesimo venne formalmente abolito. Tuttavia, questa fu una "rivoluzione di carta": i nobili persero i diritti di giurisdizione sui contadini, ma trasformarono i loro feudi in proprietà privata burgensatica, mantenendo intatto il loro potere economico. La vera trasformazione sociale, tuttavia, non avvenne.</div><div><br></div><div>La Secolarizzazione e la Nuova Borghesia Agraria</div><div><br></div><div>La soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni ecclesiastici, avviata nel 1767 con l'espulsione dei Gesuiti, culminò nel XIX secolo. Sebbene il latifondo siciliano rimanesse una realtà centrale, il cambiamento portò alla nascita di una nuova borghesia agraria.</div><div><br></div><div>La nascita del "Galantuomo": Le terre confiscate alla Chiesa non finirono ai contadini poveri, ma vennero acquistate a prezzi stracciati da una classe emergente di amministratori, gabelloti e giuristi. Questa nuova classe era priva della cultura del lignaggio della vecchia nobiltà, ma ereditò i metodi di sfruttamento. Così, pur cambiando la proprietà terriera, il potere sociale ed economico non subì una vera rivoluzione.</div><div><br></div><div>Un nuovo Feudalesimo?: La nuova borghesia agraria non possedeva la cultura nobiliare, ma i metodi di sfruttamento del sistema feudale si ripeterono, e anche in questo contesto il merito rimase marginale. Le carriere venivano fatte non sulla base della capacità, ma attraverso il supporto dei nuovi proprietari terrieri.</div><div><br></div><div>Il Tramonto dei Borbone e l'Opportunismo Aristocratico</div><div><br></div><div>Negli anni Cinquanta dell'Ottocento, la monarchia borbonica era percepita dalla nobiltà siciliana come un potere opprimente e, soprattutto, centralista. Napoli cercava di limitare i privilegi di Palermo, un aspetto che generò un crescente malcontento tra i nobili locali.</div><div><br></div><div>Il tradimento delle gerarchie: Molti ufficiali dell'esercito borbonico e amministratori locali non opposero resistenza a Garibaldi, non per convinzione democratica, ma per calcolo. La caduta dei Borbone era vista come l'occasione per liberarsi dal controllo di Napoli e negoziare una nuova autonomia con Torino. La nobiltà siciliana, che sentiva la pressione della centralizzazione, individuò nell'unificazione una via per mantenere il proprio potere.</div><div><br></div><div>Finanziatori dell'Impresa: Diverse famiglie nobili (come i Bordonaro o i Florio, allora agli esordi della loro ascesa) sostennero finanziariamente o logisticamente la Spedizione dei Mille. Non cercavano la repubblica, ma un nuovo ordine monarchico che fosse più favorevole ai loro affari commerciali e alla gestione dei latifondi.</div><div><br></div><div>Garibaldi e il Compromesso di Teano: Il Tramonto del Sogno Repubblicano</div><div><br></div><div>Il punto di svolta del 1860, che descrivi come la "contraddizione di Garibaldi", è il momento più drammatico della storia siciliana.</div><div><br></div><div>La Speranza Contadina: I contadini siciliani appoggiarono Garibaldi perché vedevano nel "Generale" l'uomo che avrebbe diviso le terre dei baroni. La loro speranza era una repubblica sociale, basata sulla distribuzione delle terre e sulla meritocrazia.</div><div><br></div><div>La Realpolitik: Garibaldi comprese che senza l'appoggio della nobiltà e della borghesia locale (che temevano una rivolta sociale), l'Italia non si sarebbe mai unificata. Cedere il Sud a Vittorio Emanuele II a Teano non fu solo un atto di umiltà, ma il sacrificio del sogno repubblicano sull'altare dell'unità nazionale. Così, pur essendo un eroe della rivoluzione, Garibaldi si trovò costretto a rinunciare alle sue idee per far spazio alla politica del compromesso.</div><div><br></div><div>Il Gattopardismo: È qui che nasce il concetto espresso da Tomasi di Lampedusa nel suo capolavoro Il Gattopardo: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". La monarchia sabauda sostituì quella borbonica, ma le gerarchie di potere rimasero spesso nelle mani degli stessi clan nobiliari, perpetuando le dinamiche feudali.</div><div><br></div><div>Il "Patto" tra Baroni e Savoia</div><div><br></div><div>Dopo l'incontro di Teano e il plebiscito, l'unificazione divenne realtà. Tuttavia, lo Stato sabaudo era debole nel Sud e aveva bisogno di una classe dirigente locale per governare il territorio. L'unità politica venne realizzata grazie al compromesso tra le élite locali e i nuovi poteri.</div><div><br></div><div>La cooptazione delle Élite: Il Regno d'Italia, invece di smantellare il potere dei vecchi baroni, li cooptò. Molti nobili siciliani vennero nominati Senatori del Regno o sindaci dei comuni più importanti. Questo garantì ai Savoia la stabilità politica in Sicilia e ai nobili la protezione dei loro interessi terrieri. Nonostante la fine del feudalesimo formale, il potere sociale continuò ad essere in gran parte nelle mani delle stesse famiglie.</div><div><br></div><div>La trasformazione dei diritti: I vecchi diritti feudali, già aboliti formalmente ma ancora praticati, vennero convertiti in titoli di proprietà privata moderna. Questa riforma, pur apparentemente progressista, non portò benefici ai contadini. Anzi, questi ultimi persero anche quei minimi "usi civici" (come il diritto di pascolo o di legnatico) che il vecchio sistema feudale garantiva loro. Paradossalmente, i contadini trovarono che la loro condizione fosse peggiorata sotto il nuovo Stato "liberale". Il potere terriero dei baroni non venne realmente scalfito, ma si adattò semplicemente alle nuove leggi dello Stato unitario, continuando a sfruttare le stesse classi subalterne.</div><div><br></div><div>L'Unità d'Italia e il Destino della Sicilia</div><div><br></div><div>Con l'Unità d'Italia nel 1861, la Sicilia passò da un regno autonomo a una provincia di uno Stato centralizzato. Sebbene il diritto feudale fosse stato formalmente abrogato, la mentalità feudale continuò a infiltrarsi nelle istituzioni del nuovo Stato.</div><div><br></div><div>Il sistema fiscale sabaudo: Le nuove tasse e la leva obbligatoria colpirono duramente le classi popolari, che avevano sperato in un cambiamento. Le speranze dei contadini si infransero contro un sistema fiscale che, anziché ridurre le disuguaglianze, accentuò il divario tra le classi sociali.</div><div><br></div><div>L'eredità del passato: Sebbene i diritti feudali fossero morti, la mentalità feudale basata sul clientelismo e sulla mancanza di meritocrazia si infiltrò nelle nuove istituzioni del Regno d'Italia. La monarchia costituzionale sabauda sostituì quella borbonica, ma non si verificò una vera rottura con le strutture sociali esistenti.</div><div><br></div><div>Sintesi del Cambiamento (1500 vs. 1861)</div><div>Caratteristica	Sicilia del 1500	Sicilia del 1861 (Regno d'Italia)</div><div>Forma di Governo	Viceregno Spagnolo (Assolutismo)	Monarchia Costituzionale (Savoia)</div><div>Status della Terra	Feudo (Inalienabile/Indivisibile)	Proprietà Privata (Burgensatica/Mercantile)</div><div>Giustizia	Amministrata dal Barone locale	Amministrata dallo Stato (Tribunali regi)</div><div>Mobilità Sociale	Quasi nulla (Sangue)	Lenta (Basata su capitale e istruzione)</div><div>Conclusioni</div><div><br></div><div>Il percorso dalla Sicilia feudale al Risorgimento è la storia di una trasformazione incompleta. Il feudalesimo come legge è stato abbattuto, ma la sua assenza di meritocrazia e la sua rigidità sociale si sono trasformate in nuove forme di potere economico e clientelismo. Garibaldi resta il simbolo di questo passaggio: un eroe che dalla repubblica, ha dato alla Sicilia e all'Italia una nazione unita, molto imperfetta.</div><div><br></div><div>La contraddizione di Garibaldi e il "Gattopardismo" di Tomasi di Lampedusa incarnano perfettamente il paradosso dell'unità d'Italia, dove, nonostante la fine del feudalesimo, i vecchi poteri si sono adattati alle nuove circostanze, mantenendo inalterata la struttura di potere sociale ed economico che ha governato la Sicilia per secoli.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 08:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'Eclissi del Merito Feudalesimo e Stratificazione Sociale nella Sicilia del 1500]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000226"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L'Eclissi del Merito: Feudalesimo e Stratificazione Sociale nella Sicilia del 1500</h3><div><hr></div><div>Il sistema feudale in Sicilia nel XVI secolo, come nel resto d'Europa, era improntato su una società statica e rigida. Il concetto di meritocrazia, intesa come il riconoscimento e la valorizzazione delle capacità individuali, non aveva alcuno spazio in un contesto in cui il potere, la ricchezza e la posizione sociale erano determinati esclusivamente dalla discendenza. Le leggi del maggiorascato e del fidecommesso, infatti, non erano solo strumenti economici, ma veri e propri motori di un immobilismo sociale che escludeva qualsiasi possibilità di mobilità basata sul merito, e non sulla nascita.</div><div><br></div><div>Il Sistema Feudale e la "Lotteria della Nascita"</div><div><br></div><div>In una Sicilia feudale dominata dalla legge del maggiorascato, il potere e la ricchezza non erano il risultato di una competizione economica o di un'imprenditorialità di talento, ma di una trasmissione dinastica automatica. La società era cristallizzata, e ogni individuo era destinato a ricoprire un determinato ruolo in base al proprio stato di nascita.</div><div><br></div><div>La Dittatura del Primogenito: La legge del maggiorascato imponeva che il primogenito maschio fosse l'unico erede del patrimonio familiare, senza che le sue capacità o meriti avessero alcun impatto sulla sua eredità. Così, un erede incompetente o dissipatore riceveva lo stesso patrimonio di un figlio capace, il cui valore come amministratore non veniva minimamente preso in considerazione. Il fidecommesso, che rendeva il bene inalienabile, impediva anche che il patrimonio fosse venduto o frazionato, garantendo la sopravvivenza della casata anche a scapito dell'efficienza economica.</div><div><br></div><div>Stagnazione Sociale: Poiché il feudo non poteva essere diviso né venduto, non esisteva un mercato della terra che permettesse a individui provenienti da classi inferiori di acquisire terre o beni. Il potere rimaneva concentrato nelle mani di poche famiglie nobili, con il risultato che il sistema sociale rimaneva immobile, senza possibilità di crescita basata sul talento o sulle capacità economiche individuali.</div><div><br></div><div>La Mancata Meritocrazia: Nobiltà contro Talento</div><div><br></div><div>Nel 1500, la nobiltà siciliana non era più una classe che si definiva attraverso il servizio militare o attraverso l'amministrazione efficiente dei suoi beni, ma attraverso lo status di nascita. Il feudo, che inizialmente veniva concesso per meriti, era diventato ormai un bene ereditario statico, immune a ogni forma di meritocrazia.</div><div><br></div><div>L'Assenza di Incentivi: La nobiltà non aveva motivi concreti per eccellere nelle arti, nelle scienze o nell'amministrazione: il suo status era garantito dal cognome e dal possesso della terra, non dai meriti individuali. A differenza di altre classi sociali, che dovevano fare affidamento sulle proprie capacità per progredire, i nobili erano protetti dalla nascita, e il loro avanzamento non dipendeva né dalle capacità intellettuali né dal lavoro.</div><div><br></div><div>Il Destino dei Figli Cadetti: Per i figli cadetti (i figli nati dopo il primogenito), l’unica possibilità di ascesa sociale era quella di entrare nella carriera ecclesiastica o militare, ma anche qui la promozione dipendeva più dalla raccomandazione familiare che dal merito. Un figlio di nobile famiglia che avesse voluto intraprendere una carriera nel clero o nell'esercito non avrebbe mai potuto accedere alle posizioni più alte senza il favore della famiglia o dei suoi alleati.</div><div><br></div><div>La Condizione Contadina: Alla base della piramide sociale, i contadini vivevano in una condizione di "immobilità ereditaria". L'unico destino che li attendeva era quello di lavorare la terra senza mai poterla possedere. Il loro lavoro andava a beneficio dei signori feudali, che si arricchivano attraverso le gabelle e le imposte, senza che i contadini avessero alcuna speranza di migliorare la loro condizione sociale.</div><div><br></div><div>Il Genere come Limite Invalicabile</div><div><br></div><div>La mancanza di meritocrazia era ancora più marcata per le donne, che venivano escluse completamente dal sistema di eredità dei beni feudali e dalla possibilità di influire sulle decisioni economiche della famiglia.</div><div><br></div><div>Donne come Strumenti Patrimoniali: Come già evidenziato, le donne nobili non erano soggetti economici indipendenti, ma veicoli di alleanze familiari, attraverso il matrimonio o la monacazione forzata. In molte famiglie, infatti, le figlie venivano destinate al convento, dove potevano ricevere una dote spirituale che impediva la frammentazione del patrimonio familiare. Se una donna si fosse sposata, la sua dote veniva generalmente ceduta al marito, che avrebbe potuto alienare o gestire il patrimonio a suo piacimento, senza che la donna avesse alcun controllo su di esso.</div><div><br></div><div>Il "Soffitto di Cristallo" del '500: Le donne eccezionalmente dotate non avevano alcuna possibilità di emergere come leader o di influire sulle politiche economiche e sociali. Uniche eccezioni erano le donne che, da vedove, riuscivano a reggere il potere o a gestire il patrimonio in modo temporaneo. Tuttavia, in tutti i casi, le donne non avevano accesso legale e diretto ai beni feudali e venivano escluse dalla gestione delle terre e dei feudi.</div><div><br></div><div>Beni Burgensatici: La Crepa nel Muro del Privilegio</div><div><br></div><div>Mentre la nobiltà feudale si stava consolidando attorno a leggi statiche e dinastiche, i beni burgensatici nelle città rappresentavano una crepa nel muro del privilegio feudale, un canale di ascesa sociale che sfidava la rigidità del sistema.</div><div><br></div><div>L'Ascesa Borghese: I mercanti, i banchieri e i giuristi (la nobiltà di toga) cominciavano a guadagnare potere attraverso la mobilità sociale urbana e la capacità economica. I beni mobili come denaro, navi, gioielli, palazzi e credite non erano soggetti alle leggi feudali e potevano essere trasferiti o reinvestiti. Queste famiglie riuscivano a comprare terre, titoli nobiliari e feudi dai nobili indebitati, mettendo in discussione la legittimità del sistema feudale, che vedeva la ricchezza e il potere come una questione di sangue e nascita, piuttosto che di merito.</div><div><br></div><div>Mobilità Sociale Urbana: In Palermo, Messina e Catania, città portuali e commerciali, i mercanti riuscivano a scalare la gerarchia sociale grazie alla loro abilità nel generare ricchezza liquida. A differenza dei feudatari, che traevano il loro potere dall'immobilità della terra, questi nuovi protagonisti economici facevano affidamento sulla capacità di accumulare ricchezze attraverso il commercio e l'investimento.</div><div><br></div><div>Conclusioni: L'Eclissi del Merito nella Sicilia del 1500</div><div><br></div><div>La società feudale in Sicilia nel 1500, dominata da maggiorascato, fidecommesso e una rigida gerarchia, era un sistema profondamente antimeritocratico, dove il potere e la ricchezza erano determinati esclusivamente dalla nascita. L'assenza di mobilità sociale impediva a molti di progredire sulla base delle proprie capacità e abilità. Al contempo, però, i beni burgensatici nelle città portavano con sé i semi di una proto-meritocrazia, in cui la ricchezza liquida e l'abilità imprenditoriale cominciavano ad aprire le porte a una nuova classe sociale che avrebbe, con il tempo, sfidato le strutture statiche del feudalesimo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 07:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Sistema Feudale spina dorsale del Potere Aristocratico]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000225"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L'Economia del Privilegio: Feudi, Città e Successioni nella Sicilia del 1500</h3><div><hr></div><div>Nel XVI secolo, la Sicilia era un regno fortemente influenzato dalla struttura sociale feudale, con una gerarchia economica e politica che stabiliva distinzioni nette tra le diverse classi e determinava chi avesse accesso alla ricchezza e al potere. Le norme legali non solo definivano la proprietà, ma regolavano il destino sociale delle persone, in particolare delle donne, creando un sistema economico di privilegi che sosteneva l'intero ordine sociale dell'epoca.</div><div><br></div><div>Il Sistema Feudale: La Spina Dorsale del Potere Aristocratico</div><div><br></div><div>I beni feudali erano al centro dell'economia siciliana e della sua struttura sociale. Non si trattava solo di terreni agricoli, ma di concessioni sovrane che trasformavano il nobile in un "piccolo re" nel proprio feudo, dotato di poteri giudiziari, militari e economici su una vasta area.</div><div><br></div><div>Il Motore Agricolo e Sociale: Le terre, in particolare quelle coltivate a frumento, erano la principale fonte di reddito. Il signore feudale esercitava il mero e misto impero, amministrando la giustizia civile e penale sui suoi sudditi. La ricchezza proveniva dal controllo delle risorse agricole e dalla gestione di una popolazione di contadini legati a queste terre.</div><div><br></div><div>L'Armatura Giuridica (Maggiorascato e Fidecommesso): La legge del maggiorascato e il fidecommesso erano le pietre angolari del sistema economico-feudale. Il maggiorascato garantiva che il primogenito maschio erediti tutto, preservando così l'integrità patrimoniale e il potere del casato. Il fidecommesso, che rendeva i beni inalienabili, contribuiva a mantenere la proprietà all'interno della famiglia per generazioni, creando una stabilità patrimoniale che si rifletteva nell'influenza politica e sociale della famiglia.</div><div><br></div><div>L'Esclusione Femminile come Strategia: Le figlie femmine venivano quasi sempre escluse dall'eredità feudale. Se una donna avesse ereditato un feudo e portato il patrimonio in dote al marito, questo avrebbe causato la perdita del controllo territoriale da parte della famiglia d'origine. L'esclusione delle donne dai beni feudali non era solo una pratica patriarcale, ma una strategia economica per preservare la continuità e la ricchezza della casata.</div><div><br></div><div>I Beni Burgensatici: Il Volano dell'Economia Urbana</div><div><br></div><div>Accanto al sistema feudale, i beni burgensatici si svilupparono soprattutto nelle città, che erano i nuovi centri economici del commercio e dell'industria. Le grandi città siciliane, come Palermo, Messina e Catania, divennero hub mercantili cruciali, dove si accumulavano ricchezze sotto forma di capitali liquidi, negozi, gioielli e beni mobili.</div><div><br></div><div>Composizione e Mobilità: A differenza dei beni feudali, i beni burgensatici erano mobili e quindi flessibili. Potevano essere venduti, affittati o utilizzati per investire in attività commerciali e finanziarie. Il commercio marittimo, ad esempio, era una fonte di enorme ricchezza per chi possedeva terreni in città o beni mobili che potevano essere convertiti in denaro. In questo contesto, le città siciliane vedevano un incremento della classe mercantile, che si affermava come un'importante potenza economica.</div><div><br></div><div>Il Ruolo nelle Successioni Femminili: I beni burgensatici non erano vincolati dal maggiorascato, quindi i padri nobili avevano maggiore libertà nel disporre di questi beni tramite il testamento. Le figlie femmine potevano ereditarli, ricevendoli spesso come parte della loro dote matrimoniale. Questo sistema consentiva loro di accedere a una parte dell'eredità che altrimenti sarebbe stata esclusiva dei maschi.</div><div><br></div><div>L'Ascesa delle Classi Mercantili: Se la nobiltà terriera dominava le campagne, la nuova nobiltà di toga e le classi mercantili avevano il controllo dei beni burgensatici. La capacità di muovere capitali liquidi e investire in attività commerciali, nonché di prestare denaro allo Stato, conferiva a queste famiglie una notevole influenza sulla corona e sulle politiche economiche.</div><div><br></div><div>La Condizione Femminile tra Dote e Tutela</div><div><br></div><div>Per le donne siciliane del 1500, la gestione del patrimonio e delle successioni era fortemente condizionata dal loro status all'interno della famiglia. Il diritto d'eredità era un campo minato, in cui le donne dovevano fare i conti con la dote, la monacazione e il matrimonio.</div><div><br></div><div>La Dote come Liquidazione: La dote matrimoniale non era solo un pagamento per il matrimonio, ma una liquidazione anticipata dell'eredità. Con il ricevimento della dote, la donna firmava un atto di rinuncia formale (la "Exclusio propter dotem"), perdendo ogni diritto sui beni feudali del padre. La dote rappresentava dunque una compensazione economica che le escludeva dalla possibilità di ereditare terreni o feudi.</div><div><br></div><div>La Monacazione Forzata: Per alcune famiglie, la monacazione era una strategia patrimoniale. Quando non era possibile fornire una dote adeguata, una figlia poteva essere destinata al convento. In questo modo, una parte del patrimonio veniva donata alla chiesa, ma la famiglia conservava il controllo di parte dei suoi beni attraverso l'inclusione di una figlia in un ordine religioso. Questo sistema permetteva di salvare la dote senza frammentare il patrimonio.</div><div><br></div><div>Lo Spazio della Vedovanza: Un momento in cui le donne potevano esercitare una certa autonomia economica era la vedovanza. Alla morte del marito, le vedove avevano diritto alla restituzione della dote e, in alcuni casi, alla gestione dei beni del defunto come domina e usufruttuaria. Questo dava loro una temporanea indipendenza economica, che le permetteva di amministrare beni mobili e immobili, anche se il controllo finale sarebbe passato ai figli maschi o a un nuovo marito.</div><div><br></div><div>Conclusioni</div><div><br></div><div>Nel contesto siciliano del 1500, i beni feudali e burgensatici rappresentavano due facce della stessa moneta economica e sociale. I beni feudali erano il cuore del potere aristocratico, una fonte di stabilità, ma anche di esclusione per le donne e per chi non apparteneva alla linea di discendenza diretta. Al contrario, i beni burgensatici rappresentavano l'economia urbana, più dinamica e accessibile, dove le figlie femmine potevano trovare una maggiore libertà economica, sebbene sempre sotto le rigide leggi patriarcali.</div><div><br></div><div>La dote, la monacazione e la vedovanza erano, per le donne, i momenti cruciali in cui cercare di gestire il proprio destino economico, ma sempre in un sistema che le limitava fortemente. In questo quadro, l'economia siciliana del 1500 si configurava come un compromesso tra tradizione feudale e le prime avvisaglie di un sistema mercantile più dinamico e flessibile.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 07:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Legge del Maggiorascato ed il Fidecommesso]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000224">Nel 1500, in Sicilia, come in gran parte dell'Europa medievale e rinascimentale, la gestione dell'eredità era regolata da una struttura sociale patriarcale che privilegiava i figli maschi. Tuttavia, il trattamento delle figlie femmine e la divisione dei beni tra i due sessi variavano a seconda delle circostanze familiari e delle leggi locali. Esistono comunque alcune linee generali che si applicano al contesto siciliano dell'epoca.<div><br></div><div>La Legge del Maggiorascato</div><div><br></div><div>Nel 1500, la legge del maggiorascato (o "maggiorascato") era una delle principali norme che regolavano l'eredità nelle famiglie nobili e aristocratiche siciliane. Il maggiorascato prevedeva che i beni di famiglia venissero trasmessi in linea diretta ai figli maschi. In altre parole, il patrimonio, soprattutto quello terriero, non veniva suddiviso tra i figli, ma veniva assegnato in modo esclusivo al primogenito maschio, che sarebbe diventato l'unico erede del feudo o della ricchezza familiare.</div><div><br></div><div>Questa norma era destinata a preservare l'integrità e la stabilità del patrimonio familiare, evitando che le terre e i beni si frantumassero a causa della divisione tra più eredi. Le figlie femmine, invece, non potevano ereditare il patrimonio terriero o i feudi e venivano generalmente escluse dalle successioni.</div><div><br></div><div>Eredità alle Figlie Femmine</div><div><br></div><div>Nonostante il predominio del diritto maschile, le figlie femmine non erano completamente escluse dall’eredità. Esistevano alcune eccezioni e sfumature:</div><div><br></div><div>Dote matrimoniale: Le figlie femmine ricevevano tipicamente una dote al momento del matrimonio, che rappresentava un pagamento o un patrimonio che la famiglia offriva al futuro marito della figlia. La dote serviva a garantire la stabilità economica della donna dopo il matrimonio, ma non dava diritto ad accedere direttamente all'eredità familiare.</div><div><br></div><div>Eredità in caso di assenza di figli maschi: In alcune circostanze, se non c'erano figli maschi (ad esempio, nel caso in cui il primogenito maschio fosse deceduto senza lasciare eredi), le figlie femmine potevano ereditare i beni della famiglia, ma solo se non c'erano parenti maschi più stretti. Tuttavia, il passaggio della proprietà a una figlia femmina avveniva spesso solo parzialmente o sotto restrizioni legali.</div><div><br></div><div>Possesso di beni mobili o altre proprietà non terriere: Sebbene le donne non potessero ereditare la terra o i feudi, in alcuni casi potevano ereditare beni mobili, come denaro, gioielli, vestiti o proprietà non legate alla terra. Questi beni venivano spesso utilizzati come dotazione per le giovani donne al momento del loro matrimonio.</div><div><br></div><div>Il Ruolo del Padre e del Marito nella Gestione dell’Eredità</div><div><br></div><div>Nella Sicilia del 1500, la gestione patrimoniale era in gran parte sotto il controllo del padre fino alla sua morte e, successivamente, sotto il controllo del marito dopo il matrimonio della figlia. Le donne, pur avendo diritti legali, non avevano il pieno controllo dei propri beni e dovevano fare affidamento su uomini della famiglia (padri, fratelli o mariti) per amministrare le loro eredità.</div><div><br></div><div>Inoltre, la figlia nubile che non veniva data in matrimonio restava sotto la tutela del padre, ma senza diritto di ereditare direttamente il patrimonio familiare. Qualora il padre fosse deceduto senza figli maschi, la figlia poteva diventare l'erede, ma spesso doveva affrontare delle difficoltà nell’ottenere i diritti sulle terre, poiché la società siciliana privilegiava i figli maschi.</div><div><br></div><div>Le Eccezioni in Casi Particolari</div><div><br></div><div>Le figlie femmine potevano acquisire diritti patrimoniali in situazioni particolari, come quando entravano a far parte di ordini religiosi. Le monache, infatti, pur non avendo una vita matrimoniale, potevano ricevere una dotazione monastica che le rendeva in qualche modo "eredi" dei beni della famiglia. Questo accadeva soprattutto nei casi in cui la famiglia cercava di evitare la dispersione del patrimonio, destinando una figlia al convento e riservando a essa una parte delle ricchezze familiari.</div><div><br></div><div>Inoltre, molte famiglie nobili siciliane, pur non permettendo alle donne di ereditare direttamente la terra, trovavano nella monacazione una via per "conservare" una parte dell'eredità all'interno della famiglia, anche attraverso il controllo spirituale e sociale che le monache esercitavano nei conventi.</div><div><br></div><div>La Situazione nelle Classi Popolari e Contadine</div><div><br></div><div>Nel caso delle famiglie contadine o popolari, la divisione dei beni tra maschi e femmine non era regolata da leggi specifiche come il maggiorascato, ma seguiva comunque la prassi di privilegiare i figli maschi. Le donne potevano ereditare solo piccole proprietà, spesso non legate alla terra, e venivano sistemate in matrimoni per garantire loro una sicurezza economica, con la dote che veniva in parte fornita dalla famiglia originaria. Tuttavia, in assenza di un figlio maschio, le figlie femmine potevano ereditare terreni e beni, ma ciò dipendeva molto dalle tradizioni locali e dalle dinamiche familiari.</div><div><br></div><div>Il Ruolo del "Fidecommesso"</div><div><br></div><div>Oltre al maggiorascato, un altro strumento giuridico fondamentale era il fidecommesso. Questo permetteva al testatore (di solito un capofamiglia) di vincolare il patrimonio non solo al primogenito maschio, ma a tutte le generazioni successive, talvolta "in perpetuo" o almeno fino al quarto grado di parentela. Questo meccanismo aveva un'importante implicazione: i beni diventavano inalienabili, cioè non potevano essere venduti o separati. La terra e il patrimonio familiare dovevano rimanere nelle mani della stessa linea di discendenza, impedendo la divisione del patrimonio.</div><div><br></div><div>Per le figlie femmine, il fidecommesso significava un'esclusione quasi totale non solo dal possesso, ma anche dalla possibilità di alienare i beni della famiglia d'origine attraverso il matrimonio. Di fatto, le donne non avevano alcun controllo diretto sul patrimonio ereditato, che rimaneva legato esclusivamente ai figli maschi, generazione dopo generazione. Questo sistema di vincolo patrimoniale rafforzava il dominio maschile nella gestione delle ricchezze e delle terre.</div><div><br></div><div>La "Exclusio Propter Dotem"</div><div><br></div><div>Un altro concetto giuridico rilevante era quello della "Exclusio propter dotem", che indicava la rinuncia formale delle figlie femmine ai diritti ereditari in cambio della loro dote. Quando una figlia riceveva la dote (sia che si trattasse di un matrimonio o della cosiddetta "dote spirituale" destinata alla vita monastica), veniva spesso costretta a firmare un atto che rinunciava formalmente a qualsiasi futura pretesa sull'eredità paterna e materna.</div><div><br></div><div>Questa pratica garantiva che il primogenito maschio non sarebbe mai stato messo in discussione o privato di parte del patrimonio familiare a causa delle richieste delle sorelle. In sostanza, le figlie che entravano in convento o si sposavano, cedevano il loro diritto all'eredità in cambio della sicurezza economica rappresentata dalla dote, che spesso però non corrispondeva mai al valore effettivo dei beni familiari.</div><div><br></div><div>Diritti delle Vedove: Il Maritaggio e la Quarta Uxoria</div><div><br></div><div>Un aspetto interessante, sebbene strettamente legato alle figlie femmine, riguarda il potere economico delle vedove. Mentre le donne nubili erano quasi sempre escluse dalla successione, le vedove potevano acquisire un potere economico significativo grazie al loro status. In Sicilia, la vedova aveva diritto alla restituzione della dote e, in certi casi, anche alla gestione dei beni del marito come "domina e usufruttuaria", ossia poteva amministrare i beni del defunto marito fino a quando non si risposava o finché i figli non raggiungevano la maggiore età.</div><div><br></div><div>Questo diritto di amministrazione temporanea sui beni del marito le dava una temporanea indipendenza economica, anche se, alla fine, il controllo completo sarebbe passato ai figli maschi o a un nuovo marito.</div><div><br></div><div>La Distinzione tra Beni "Feudali" e "Burgensatici"</div><div><br></div><div>Un'altra distinzione giuridica cruciale nella Sicilia del 1500 riguardava i tipi di beni posseduti e la loro ereditabilità:</div><div><br></div><div>Beni Feudali: I beni feudali, ossia le terre e i feudi nobiliari, erano soggetti a leggi molto rigide, come il maggiorascato, che escludevano le figlie femmine dall'eredità. La gestione di questi beni dipendeva direttamente dal Re di Spagna (tramite il viceré), che esercitava l'autorità sulla nobiltà siciliana. Le donne, in questi casi, erano quasi sempre escluse dal possesso e dalla gestione.</div><div><br></div><div>Beni Burgensatici: Al contrario, i beni burgensatici (proprietà non legate ai feudi, come le case cittadine, i beni mobili, capitali, e gioielli) erano meno vincolati da leggi restrittive e quindi le figlie femmine potevano, in alcuni casi, ereditarli o riceverli come legato, a condizione che il padre non avesse destinato tali beni ad altri scopi o non fosse vincolato dal fidecommesso.</div><div><br></div><div>Questa distinzione era fondamentale, in quanto le città come Palermo, Catania e Messina vedevano un contesto più flessibile rispetto alle zone rurali feudali, dove i legami patriarcali e le leggi di successione erano molto più rigidi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 07:31:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-legge-del-maggiorascato-ed-il-fidecommesso</link>
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			<title><![CDATA[La dolce vendetta delle monache di clausura]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000223"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I monasteri e i conventi femminili in Sicilia</h3><div><hr></div><div>Oggi, nel linguaggio comune, i termini "convento" e "monastero" sono spesso usati come sinonimi. Tuttavia, tradizionalmente, "convento" è associato a una comunità femminile, mentre "monastero" è utilizzato per una comunità maschile, indipendentemente dall'ordine religioso di appartenenza.</div><div><br></div><div>In Sicilia, identificare il "primo" monastero femminile è complesso a causa della perdita di documenti risalenti all'epoca bizantina. Tuttavia, alcuni punti di riferimento fondamentali emergono dalla storia.</div><div><br></div><div>Il monastero benedettino di Santa Lucia (Adrano)</div><div>Fondato nel 1150 (alcune fonti indicano 1158) per volontà della contessa Adelasia di Adernò, nipote di Ruggero d'Altavilla, il monastero di Santa Lucia ad Adrano è uno dei più antichi insediamenti monastici femminili siciliani, risalente all'epoca normanna. Seguendo la regola di San Benedetto, il monastero giocò un ruolo centrale nel controllo del territorio etneo.</div><div><br></div><div>Il primo ordine femminile: le Clarisse</div><div>Nel contesto degli ordini monastici femminili, le Clarisse (Ordine di Santa Chiara) vantano un primato in Sicilia. Il primo monastero delle Clarisse fu fondato a Catania nel 1220, quando Santa Chiara era ancora in vita. Pochi anni dopo, nel 1223, venne istituito un secondo monastero a Messina, città che divenne famosa per il monastero di Santa Eustochia Smeralda, la cui salma incorrotta è ancora custodita lì.</div><div><br></div><div>Altre fondazioni storiche significative</div><div><br></div><div>Monastero di Santa Maria (Messina): Fondato nell’XI-XII secolo, durante la prima età normanna, divenne un importante centro regio, cambiando successivamente nome in San Gregorio.</div><div><br></div><div>Monastero della Martorana (Palermo): Fondato nel 1193 da Eloisa Martorana, divenne uno dei monasteri più ricchi e prestigiosi della capitale siciliana.</div><div><br></div><div>Monastero di Santa Lucia (Siracusa): Un antico monastero cistercense esisteva prima del terremoto del 1693, situato in Piazza Duomo. Alla metà del 1345, la comunità monastica si trasferì definitivamente a Messina.</div><div><br></div><div>La storia del monastero di Basicò</div><div>Il monastero di Santa Chiara a Basicò fu fondato nel 1313 dai sovrani Federico III d'Aragona ed Eleonora d'Angiò. A causa dell'isolamento del sito, le monache si rifugiarono a Rometta, per poi trasferirsi definitivamente a Messina. La chiesa di Santa Chiara divenne uno dei centri religiosi più importanti della città, dove prese il velo la futura Santa Eustochia Smeralda.</div><div><br></div><div>Il monastero di Santa Maria di Basicò</div><div>Nel 1313, venne fondato un monastero femminile nel territorio di Montalbano-Basicò. A causa di conflitti con gli Angioini, il monastero venne trasferito a Rometta e, infine, a Messina. Questo monastero divenne uno dei luoghi privilegiati di monacazione per le giovani appartenenti alle famiglie patrizie della città, segnando una tappa fondamentale nella storia religiosa e culturale della Sicilia.</div><div><br></div><div>La vita nei conventi siciliani tra Medioevo e Ottocento</div><div>Nei conventi siciliani, tra il Medioevo e l'Ottocento, la vita non era solo preghiera. I conventi erano anche centri economici, culturali e sociali, dove si intrecciavano strategie ereditarie, interessi familiari e pratiche religiose. La scelta del chiostro per molte donne non era sempre dettata da una vocazione religiosa, ma da esigenze pratiche legate alla struttura sociale del tempo.</div><div><br></div><div>Le ragioni della monacazione femminile</div><div>Molte giovani donne venivano destinate al convento per ragioni economiche o familiari:</div><div><br></div><div>Strategie ereditarie: Le famiglie nobili destinavano le figlie "cadette" (non primogenite) ai conventi per evitare la dispersione dei patrimoni familiari.</div><div><br></div><div>Emancipazione intellettuale: Per alcune donne, il monastero rappresentava l'unico luogo in cui potevano accedere a un'istruzione superiore, studiare e gestire proprietà.</div><div><br></div><div>Sicurezza e sussistenza: Le vedove o le orfane senza mezzi trovavano nel convento un rifugio sicuro e garantito.</div><div><br></div><div>Le "criate": il destino delle figlie di famiglie nobili</div><div>Un aspetto importante della vita monastica siciliana era la figura delle "criate", cioè delle giovani donne destinate al convento senza averne una vera vocazione religiosa. Le criate erano spesso figlie di famiglie nobili, ma non primogenite, che venivano inviate nei conventi per preservare il patrimonio familiare. La loro dote era solitamente misera, poiché non si trattava di un matrimonio ma di una sistemazione forzata in un convento.</div><div><br></div><div>Molte di queste giovani non avevano una scelta libera: erano "sepolte vive" in convento, dove la loro vita si svolgeva lontano dal mondo esterno, con regole severe e limitate opportunità. La figura della monaca forzata è stata poi rappresentata nella letteratura siciliana, come nel caso di Maria, protagonista di Storia di una capinera di Giovanni Verga, che racconta la sofferenza psicologica di una giovane costretta alla vita monastica.</div><div><br></div><div>Oltre a queste giovani figlie di famiglie nobili, anche le criate provenienti da contadini o dalle classi sociali più basse venivano spesso "accolte" nei conventi. Queste ragazze, chiamate anche "sventurate", venivano inviate in monastero non solo come parte di una strategia sociale ed economica, ma spesso a causa di difficoltà fisiche o sociali che le rendevano difficili da "piazzare" sul mercato matrimoniale. In questi casi, le criate rappresentavano la condizione più infelice nella gerarchia sociale.</div><div><br></div><div>L'arte della pasticceria nei conventi</div><div>Una delle tradizioni più celebri dei conventi siciliani era la produzione di dolci. La pasticceria conventuale, come la frutta di Martorana e i cannoli, non solo aveva una funzione economica, ma rifletteva anche un intento simbolico e culturale. Le suore, che spesso non avevano alcun potere decisionale sulla loro vita, si distinguevano per la loro abilità nell'elaborare dolci che combinavano arte e tecnica. Le forme e l'estetica di questi dolci avevano un significato più profondo, utilizzando metafore e allusioni.</div><div><br></div><div>Il cannolo e la frutta di Martorana</div><div>Un esempio emblematico è il cannolo siciliano, che oltre a essere un dolce delizioso, rappresentava una sorta di "vendetta" simbolica delle monache nei confronti delle rigide regole a cui erano sottoposte. Il "cannolo", con la sua forma distintiva, e la "frutta di Martorana", con la sua bellezza estetica, erano espressioni della creatività e della resistenza delle donne monacate.</div><div><br></div><div>Le monache e la "vendetta" attraverso i dolci</div><div>Molte delle dolci tradizioni conventuali avevano un significato nascosto: attraverso le decorazioni e la presentazione dei dolci, le suore esprimevano il loro malcontento verso una società che le aveva "confinato" nei conventi. Le loro creazioni, sebbene apprezzate per la bellezza e il gusto, nascondevano un significato di resistenza, una forma di protesta contro l'ordine sociale e familiare che le aveva relegate alla clausura.</div><div><br></div><div>Conclusione: un legame tra religione, economia e cultura</div><div>I conventi siciliani, pur rappresentando luoghi di clausura, divennero centri vitali di cultura e potere economico. La produzione di dolci, l’educazione delle giovani monache e la gestione di feudi e beni patrimoniali dimostrano come la vita monastica fosse un intreccio complesso di fede, economia e politica, che ha segnato profondamente la storia sociale e culturale della Sicilia.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 07:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'isolamento politico: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000222"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L'isolamento politico: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita</h3><div><hr></div>Dire che la Sicilia sia stata "isolata" dal resto d'Europa è un concetto complesso, perché, data la sua posizione, l'isola è sempre stata troppo importante per essere ignorata. Tuttavia, ci sono stati due momenti storici critici in cui la Sicilia ha vissuto un isolamento, reale o percepito: uno di natura politico-economica e uno di natura sanitaria.<div><br></div><div>Ecco le due fasi principali:</div><div><br></div><div>1. L'isolamento politico: il Seicento e il Settecento spagnolo</div><div><br></div><div>Dopo lo splendore del Rinascimento, di cui abbiamo parlato, la Sicilia subì un lento processo di "periferizzazione".</div><div><br></div><div>Il declino dei commerci: Con la scoperta delle Americhe, il baricentro del mondo si spostò dal Mediterraneo all'Atlantico. La Sicilia, che era stata il "granaio del mondo" e il centro degli scambi, si ritrovò improvvisamente ai margini delle grandi rotte commerciali europee, ora controllate principalmente da inglesi e olandesi.</div><div><br></div><div>Il vice-regno spagnolo: Sotto il dominio degli Asburgo di Spagna, l'isola venne utilizzata principalmente come "bancomat" per finanziare le guerre dell'Impero. Questo portò a un isolamento culturale: mentre l'Europa viveva la Rivoluzione scientifica e l'Illuminismo, la Sicilia rimaneva legata a un sistema feudale rigido e a una nobiltà gelosa dei propri privilegi, distaccandosi dal progresso civile del resto del continente.</div><div><br></div><div>2. L'isolamento sanitario: la Grande Peste del 1624</div><div><br></div><div>Questo è il momento in cui l'isolamento divenne fisico e brutale. Come accennato parlando di Sofonisba Anguissola, nel 1624 una nave proveniente da Tunisi portò la peste a Palermo.</div><div><br></div><div>Il blocco totale: Per evitare il contagio, le altre nazioni europee e le città italiane interruppero ogni contatto con l'isola. Le navi siciliane non potevano attraccare da nessuna parte, e l'isola fu messa in una sorta di "quarantena forzata" globale.</div><div><br></div><div>La crisi di Messina (1743): Un altro isolamento drammatico avvenne con la peste di Messina nel 1743. La città fu circondata da cordoni sanitari militari, e chiunque tentasse di uscire o entrare veniva fucilato. Fu un periodo di isolamento totale che devastò l'economia messinese, un tempo fiorente.</div><div><br></div><div>3. L'isolamento "geografico" e il Grand Tour</div><div><br></div><div>Paradossalmente, l'isolamento finì grazie a un paradosso culturale. Nel tardo Settecento, la Sicilia era così "isolata" e "esotica" che divenne la meta finale obbligatoria del Grand Tour.</div><div><br></div><div>Intellettuali come Goethe dovettero letteralmente "riscoprire" la Sicilia, descrivendola come un luogo dove il tempo sembrava essersi fermato. Goethe scrisse nel 1787: "L'Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito; qui è la chiave di tutto". Questo interesse internazionale ruppe l'isolamento, riportando l'isola al centro dell'immaginario europeo.</div><div><br></div><div>Il Grand Tour fu il fenomeno culturale che, tra il XVIII e il XIX secolo, "riportò la Sicilia sulla mappa" dell'Europa colta. Se nel Seicento l'isola era vista come un avamposto pericoloso e infestato dai briganti, nel Settecento divenne la meta suprema per chiunque volesse completare la propria educazione aristocratica.</div><div><br></div><div>Ecco come questo viaggio segnò la fine dell'isolamento siciliano:</div><div><br></div><div>La riscoperta del classico</div><div><br></div><div>Prima del 1750, i viaggiatori si fermavano quasi sempre a Napoli o a Ercolano. La Sicilia era considerata troppo difficile da raggiungere. La svolta avvenne quando l'Europa iniziò a sviluppare un'ossessione per l'archeologia greca:</div><div><br></div><div>La "Grecia in Italia": Gli studiosi si resero conto che i templi di Agrigento, Selinunte e Segesta erano meglio conservati di quelli della Grecia stessa (allora sotto il dominio ottomano).</div><div><br></div><div>Johann Joachim Winckelmann: Il padre dell'archeologia moderna esaltò la magnificenza dei templi siciliani, spingendo nobili e intellettuali a sfidare il mare per vederli.</div><div><br></div><div>Goethe e il "Viaggio in Italia" (1787)</div><div><br></div><div>Il momento cruciale dell'uscita dall'isolamento è legato al nome di Johann Wolfgang von Goethe. Il suo arrivo in Sicilia cambiò la percezione del continente:</div><div><br></div><div>La famosa frase: Goethe scrisse che senza vedere la Sicilia non si può fare un'idea completa dell'Italia. Per lui, l'isola non era una periferia, ma l'origine di tutto, il luogo dove la natura e l'arte classica si fondevano perfettamente.</div><div><br></div><div>Il mito della luce: Goethe rimase stregato dalla luminosità e dalla vegetazione, descrivendo una Sicilia lussureggiante e vitale, molto diversa dall'immagine cupa dei secoli precedenti.</div><div><br></div><div>Come si uscì materialmente dall'isolamento?</div><div><br></div><div>L'interesse del Grand Tour non fu solo letterario, ma portò a cambiamenti pratici fondamentali:</div><div><br></div><div>Miglioramento dei trasporti: Per accogliere i nobili inglesi, tedeschi e russi, si iniziarono a migliorare i porti e le prime strade rotabili, anche se con molta lentezza.</div><div><br></div><div>Nascita dell'Hotellerie: Nacquero le prime locande di alto livello. A Taormina, piccoli borghi agricoli iniziarono a trasformarsi in stazioni turistiche internazionali.</div><div><br></div><div>Il "Brand" Sicilia: Le stampe e i disegni di viaggiatori come Jean-Pierre Houël (che realizzò centinaia di tavole dettagliatissime dei paesaggi siciliani) circolarono in tutte le corti d'Europa, rendendo i monumenti dell'isola famosi quanto il Colosseo.</div><div><br></div><div>Da "Terra Incognita" a "Paradiso dei Viaggiatori"</div><div><br></div><div>L'isolamento finì perché la Sicilia smise di essere vista come una terra di conquista militare e iniziò a essere percepita come un museo a cielo aperto. Questo aprì la strada alla successiva rivoluzione dei Florio: una volta che l'Europa aveva riscoperto la bellezza della Sicilia, era solo questione di tempo prima che iniziasse a interessarsi anche alle sue risorse (zolfo, vino, agrumi).</div><div><br></div><div>Il Grand Tour trasformò la Sicilia da un segreto ben custodito nel Mediterraneo a una tappa obbligatoria del cosmopolitismo europeo.</div><div><br></div><div>Ti piacerebbe approfondire il viaggio di Goethe in una città specifica, come la sua sosta a Messina o la scalata dell'Etna, che lo lasciò letteralmente senza fiato?</div><div><br></div><div>Ti interessa esplorare come la Sicilia sia uscita da questo isolamento grazie al periodo dei Florio, che nell'Ottocento la riportarono a essere una potenza industriale e nautica?</div><div><br></div><div>La storia dei Florio è l’epopea di una famiglia che ha trasformato la Sicilia da un’isola feudale e isolata a un centro cosmopolita, facendola diventare, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, il "salotto d'Europa".</div><div><br></div><div>Quello che fecero i Florio fu un vero e proprio miracolo industriale, economico e culturale, noto come la Belle Époque siciliana.</div><div><br></div><div>Da droghieri a re del Mediterraneo</div><div><br></div><div>Tutto iniziò con Paolo e Ignazio Florio, arrivati a Palermo dalla Calabria dopo il terremoto del 1783. Iniziarono con una piccola bottega di spezie ("drogheria"), ma in tre generazioni crearono un impero:</div><div><br></div><div>La navigazione: Fondarono la Navigazione Generale Italiana, una delle più grandi flotte del mondo. Le navi dei Florio collegavano Palermo non solo a Napoli o Genova, ma a New York, Singapore e ai porti più lontani del globo. L'isolamento geografico era finalmente spezzato.</div><div><br></div><div>Il tonno e il vino: Inventarono il sistema di conservazione del tonno sott'olio in lattina (prima si conservava sotto sale) nelle loro tonnare di Favignana. Contemporaneamente, a Marsala, trasformarono il vino locale in un prodotto di lusso capace di competere con lo Sherry e il Porto.</div><div><br></div><div>Una corte senza corona</div><div><br></div><div>Con Ignazio Florio Jr. e sua moglie, la leggendaria Donna Franca, la Sicilia smise di essere una periferia. Palermo divenne meta di re, imperatori e artisti:</div><div><br></div><div>Ospiti illustri: Il Kaiser Guglielmo II di Germania, lo Zar di Russia, il Re d'Inghilterra e artisti come Gabriele D'Annunzio erano di casa a Palermo.</div><div><br></div><div>Franca Florio: Definita da D'Annunzio "L'Unica", era l'icona della bellezza e dell'eleganza europea. Il suo ritratto realizzato da Giovanni Boldini è il simbolo di quell'epoca d'oro.</div><div><br></div><div>Il Liberty Siciliano: L'architettura del riscatto</div><div><br></div><div>Mentre nel Rinascimento si cercava la perfezione del marmo, sotto i Florio la Sicilia abbracciò il Liberty (o Art Nouveau). Fu un linguaggio moderno, floreale e ottimista:</div><div><br></div><div>Ernesto Basile: L'architetto della famiglia, che progettò capolavori come il Teatro Massimo di Palermo (all'epoca il terzo teatro più grande d'Europa, segno di una ritrovata centralità culturale) e Villa Igiea, inizialmente concepita come sanatorio di lusso e poi diventata l'hotel più esclusivo del Mediterraneo.</div><div><br></div><div>La Targa Florio</div><div><br></div><div>Vincenzo Florio, il fratello di Ignazio, portò in Sicilia la modernità assoluta: l'automobile. Nel 1906 fondò la Targa Florio, la corsa automobilistica più antica del mondo, che si snodava sulle polverose strade delle Madonie, attirando piloti e case automobilistiche da tutto il continente.</div><div><br></div><div>Il declino: Perché finì il sogno?</div><div><br></div><div>L'impero dei Florio crollò dopo la Prima Guerra Mondiale a causa di diversi fattori:</div><div><br></div><div>Cambiamenti politici: Il governo centrale iniziò a tagliare i sussidi per la navigazione.</div><div><br></div><div>Spese folli: Lo stile di vita regale dei Florio consumò enormi capitali.</div><div><br></div><div>La fine di un'era: La guerra distrusse il vecchio mondo delle corti europee su cui si reggeva il prestigio della famiglia.</div><div><br></div><div>Nonostante il fallimento economico finale, i Florio lasciarono una Sicilia consapevole di poter essere all'avanguardia mondiale. Se oggi Palermo e la Sicilia hanno un volto europeo e cosmopolita, lo si deve a quei decenni in cui l'isola non era un'isola, ma il centro di tutto.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 21:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Baronessa di Carini ed il rinascimento siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000221"><h3 class="imHeading3">Il Rinascimento in Sicilia: Un Viaggio tra Arte, Cultura e Donne Straordinarie</h3><div><hr></div><div>Il Rinascimento Siciliano: Un Viaggio tra Arte, Cultura e Donne Straordinarie<div><br></div><div>Il Rinascimento siciliano non fu una semplice imitazione dei modelli fiorentini, ma una sintesi unica che unì il rigore prospettico del Nord Europa con l'eredità decorativa arabo-normanna e il calore del Mediterraneo. Un viaggio affascinante che invita a scoprire come la Sicilia sia stata un crocevia di idee e stili, dove l'arte si intrecciò con grandi protagonisti e figure femminili, che, spesso nell'ombra, contribuirono a forgiare la cultura dell'epoca.</div><div><br></div><div>I Protagonisti dell'Innovazione e la Sicilia come Capitale Culturale</div><div><br></div><div>Nel Rinascimento siciliano, l'arte non si limitò a copiare modelli stranieri, ma si fece propria grazie a figure di eccezione come:</div><div><br></div><div>Antonello da Messina: Un vero "ponte" culturale che, grazie ai suoi contatti con la pittura fiamminga, introdusse in Italia l'uso della pittura a olio, che permise nuove sfumature e trasparenze, un passo avanti rispetto alla tempera tradizionale.</div><div><br></div><div>La Dinastia Gagini: Non furono solo scultori, ma veri e propri imprenditori della bellezza. La loro bottega, disseminata in tutta l'isola, portò il marmo bianco di Carrara e creò un linguaggio visivo che unificò esteticamente la Sicilia, dai centri urbani alle vette più remote.</div><div><br></div><div>Francesco Laurana: Con i suoi busti femminili dalle forme astratte e geometriche, Laurana portò una ventata di modernità tra le città di Palermo e Noto.</div><div><br></div><div>Messina, prima del terremoto del 1908, era considerata la "Porta della Sicilia", un cantiere artistico e culturale dove il Manierismo romano trovò nuova linfa grazie alla presenza di allievi di Michelangelo come Montorsoli e Jacopo del Duca.</div><div><br></div><div>La "Bellezza Perduta" di Messina e il Rinascimento Siciliano</div><div><br></div><div>La città di Messina aveva una tradizione culturale così vivace che rivalutava la Sicilia come capitale di importanza internazionale. La sua perdita, a causa dei devastanti terremoti, ha reso difficile percepire quanto essa fosse, nel Cinquecento, una capitale culturale paragonabile a Napoli.</div><div><br></div><div>Lucia Bertana: La "Influencer" del Cinquecento</div><div><br></div><div>Una delle figure femminili più carismatiche del Rinascimento siciliano fu Lucia Bertana (1521 - 1567). Nonostante fosse nata a Bologna, la sua influenza culturale si estese anche alla Sicilia, grazie al suo coinvolgimento nel movimento petrarchismo femminile.</div><div><br></div><div>Una "influencer" del Cinquecento: Bertana non era solo poetessa, ma anche una intellettuale di spicco. La sua casa fu un salotto culturale frequentato dai più grandi letterati dell’epoca, diventando un punto di riferimento per lo scambio di idee e il mecenatismo tra le corti italiane.</div><div><br></div><div>Il suo impatto letterario: Le sue rime, pubblicate nelle principali antologie rinascimentali, rivendicavano il valore intellettuale delle donne. La sua poesia, influente anche in Sicilia, mostrava il desiderio di elevare la figura femminile attraverso lo studio e la scrittura.</div><div><br></div><div>La sua opera poetica influenzò poetesse siciliane come Mariannina Coffa e altre nobili del Cinquecento che cercavano emancipazione attraverso la penna.</div><div><br></div><div>Sofonisba Anguissola e il Suo Legame con la Sicilia</div><div><br></div><div>Nel 1624, Sofonisba Anguissola, una delle pittrici più famose dell'epoca, incontrò Antoon van Dyck a Palermo, segnando una delle tappe più significative della storia dell'arte. A quel tempo, Sofonisba aveva 92 anni ed era ormai quasi cieca, ma la sua fama era immutata. Van Dyck, giovane pittore fiammingo, la visitò per apprendere da lei i segreti del ritratto.</div><div><br></div><div>Il consiglio di Sofonisba: Nonostante la sua cecità, Sofonisba suggerì a Van Dyck di non posizionare troppo alta la luce nei ritratti, per evitare ombre dure sui volti. Il suo consiglio sarebbe diventato una delle caratteristiche stilistiche di Van Dyck, uno dei ritrattisti più celebri delle corti europee.</div><div><br></div><div>L'incontro a Palermo: Van Dyck dipinse Sofonisba in un ritratto (oggi conservato alla Galleria Sabauda di Torino) che mostra una donna fragile, ma con una lucidità e nobiltà disarmanti.</div><div><br></div><div>L'importanza di questo incontro è simbolica: Palermo non era solo una meta di passaggio, ma una vera e propria capitale culturale dove i grandi maestri dell'arte europea cercavano le radici della pittura.</div><div><br></div><div>Donne Siciliane Che Hanno Lasciato il Segno</div><div><br></div><div>Il Rinascimento siciliano non fu solo una questione di pittura e scultura, ma anche di donne straordinarie che hanno sfidato le convenzioni sociali dell’epoca. Tra queste, alcune delle più iconiche includono:</div><div><br></div><div>Laura Terracina (1519 - 1577): Poetessa di origini napoletane, ma con legami forti con la Sicilia, che difese il valore e l'intelletto delle donne nell’Orlando Furioso di Ariosto.</div><div><br></div><div>Eleonora di Aragona (1346 – 1405): Reggente del Regno di Sicilia, fu una delle poche donne a gestire un intero regno, dimostrando una diplomazia e una fermezza degne di un sovrano moderno.</div><div><br></div><div>Isabella d'Aragona (1470 – 1524): Duchessa di Milano, il cui legame con la Sicilia e la corte rinascimentale è testimoniato da numerosi documenti. Alcuni studiosi ipotizzano che potesse essere lei la vera Gioconda di Leonardo da Vinci.</div><div><br></div><div>Laura Lanza, la Baronessa di Carini, la cui tragica storia divenne simbolo della condizione femminile dell'epoca. La sua morte, per mano del padre, è un mito che ha alimentato leggende popolari e letteratura.</div><div><br></div><div>Modelli letterari come Mariannina Coffa (in epoche successive) o le nobili del Cinquecento guardavano proprio a figure come Lucia Bertana o Veronica Gambara come esempi di emancipazione attraverso la penna. Anche se visse nell'Ottocento, Mariannina Coffa è l'erede ideale di quelle nobili del Cinquecento che cercavano spazio nella letteratura. La sua storia è tra le più toccanti della letteratura siciliana.</div><div><br></div><div>Le Donne Siciliane e le Accademie Culturali</div><div><br></div><div>Nel Rinascimento siciliano, le donne non scrivevano nel vuoto. Partecipavano attivamente alle Accademie culturali, luoghi di ritrovo intellettuale che erano il cuore pulsante delle città:</div><div><br></div><div>A Messina: L'Accademia degli Accesi e quella dei Riaccesi vedevano la partecipazione di nobildonne che discutevano di filosofia e poesia, seguendo l'esempio di Lucia Bertana.</div><div><br></div><div>A Palermo: I salotti dei nobili (come quello dei Ventimiglia) diventavano piccoli stati culturali dove la donna, seppur formalmente sottomessa, esercitava un potere immenso attraverso la conversazione e il patrocinio artistico.</div><div><br></div><div>Veronica Gambara e il "Potere della Penna"</div><div><br></div><div>Le nobildonne siciliane guardavano a Veronica Gambara come un esempio di donna capace di:</div><div><br></div><div>Gestire il potere politico (reggente di Correggio).</div><div><br></div><div>Essere un punto di riferimento per l'Imperatore Carlo V.</div><div><br></div><div>Scrivere poesie che trattavano di politica e guerra, e non solo di amore.</div><div><br></div><div>Per una nobildonna siciliana, leggere i sonetti della Gambara significava capire che l'istruzione era l'unica arma per non essere solo un "oggetto" di scambio nei matrimoni dinastici tra le grandi famiglie dell'isola.</div><div><br></div><div>I Luoghi del Potere Intellettuale Femminile</div><div><br></div><div>Se oggi vuoi camminare nei luoghi dove queste donne hanno sfidato il silenzio, ecco le tue tappe fondamentali:</div><div><br></div><div>Palazzo Abatellis (Palermo): Oggi una galleria d'arte, ma nel Cinquecento era il centro di una corte raffinata, dove le donne della nobiltà palermitana entravano in contatto con le opere di Antonello da Messina e discutevano di testi letterari.</div><div><br></div><div>I Monasteri di Clausura (es. Santa Caterina a Palermo): Questi monasteri erano "centri di potere" femminile, dove le nobili portavano con sé le proprie biblioteche e godevano di una libertà intellettuale superiore a quella delle donne sposate.</div><div><br></div><div>Il Palazzo dei Ventimiglia (Castelbuono): Le donne di questa famiglia furono grandi mecenati e il castello divenne un luogo di accoglienza per intellettuali.</div><div><br></div><div>L'Accademia degli Accesi (Messina): Nonostante i locali originali siano stati distrutti, l'area intorno al Duomo fu il cuore di questi scambi, dove le donne partecipavano spesso dietro le quinte.</div><div><br></div><div>Strategie di Pubblicazione per le Donne</div><div><br></div><div>In un'epoca in cui una donna che scriveva era vista con sospetto, le siciliane e le loro colleghe italiane adottavano strategie geniali:</div><div><br></div><div>Anonimato o Pseudonimo: Molte scrivevano usando pseudonimi o firmandosi come "Una nobil donna siciliana".</div><div><br></div><div>Antologie "Corali": I loro componimenti venivano spesso inseriti in raccolte collettive, creando una sorta di "protezione di gruppo".</div><div><br></div><div>La Dedica Strategica: Dedicar un'opera a un potente (un Viceré o un Vescovo) proteggeva il libro dalle critiche.</div><div><br></div><div>Mecenatismo "Tra Donne": Alcune donne nobili, più ricche, finanziavano segretamente le poetesse meno abbienti, creando una rete di solidarietà femminile.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 21:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La cronologia di Federico II di Svevia lo Stupor Mundi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000220"><h3 class="imHeading3">La cronologia di Federico II di Svevia lo Stupor Mundi</h3><div><hr><div>Federico II di Svevia, chiamato anche Stupor Mundi (lo Stupore del Mondo), è una delle figure più influenti della storia medievale europea, e la Sicilia è stata al centro del suo potere. La sua relazione con l'isola è fondamentale non solo per la sua posizione politica, ma anche per il patrimonio architettonico che ha lasciato, visibile soprattutto nei castelli e nelle fortificazioni che ha fatto costruire.</div><div><br></div><div>Il contesto storico di Federico II in Sicilia:</div><div><br></div><div>Federico II nasce nel 1194 a Jesi, figlio dell’imperatore Enrico VI e di Costanza d'Altavilla. Con la morte dei suoi genitori nel 1198, Federico fu posto sotto la tutela del Papa Innocenzo III, che influenzò profondamente la sua formazione politica e culturale. Nel corso degli anni, Federico II diventa Re di Sicilia, Re dei Romani e infine Imperatore del Sacro Romano Impero, ma è nella sua terra di origine, la Sicilia, che Federico II lascia il segno più profondo, grazie anche alla costruzione di una serie di castelli straordinari.</div><div><br></div><div>I Castelli Federiciani e la loro simbolica architettura</div><div><br></div><div>I castelli federiciani sono noti per la loro architettura fortificata e geometrica, in particolare per la forma ottagonale che caratterizza molti di questi edifici. La scelta di questa forma non è casuale, ma riflette la passione di Federico II per la matematica, la scienza e la simbologia cristiana medievale. Il numero otto aveva un forte significato esoterico, associato alla risurrezione di Cristo e all’idea di perfezione e rinascita.</div><div><br></div><div>Ecco alcuni dei principali castelli federiciani in Sicilia:</div><div><br></div><div>Castel del Monte (Puglia, ma importante per la simbologia): Anche se fuori dalla Sicilia, il Castel del Monte è l'emblema dell'architettura federiciana. La sua pianta ottagonale è legata a una simbologia mistica e astronomica, che riflette l'interesse di Federico II per la scienza e la filosofia. Non si tratta solo di una fortificazione, ma di un simbolo della sua visione del mondo.</div><div><br></div><div>Castello di Catania (Castel Ursino): Costruito da Federico II, il Castello Ursino è un altro esempio di architettura medievale, con una pianta quadrata e forti mura che si ergono vicino al centro storico di Catania. La sua costruzione, a cavallo tra la tradizione normanna e quella sveva, riflette la volontà di Federico di proteggere la città da attacchi navali e rivendicare il controllo sull'isola.</div><div><br></div><div>Castello di Lucera (Foggia): Anche se non in Sicilia, il Castello di Lucera è significativo per il suo legame con Federico II. La sua costruzione sfrutta la pianta ottagonale e si ispira alla tradizione islamica, che era una delle influenze culturali che Federico II cercò di integrare nella sua politica imperiale. Lucera rappresenta l'unione di tradizioni cristiane, musulmane e bizantine, una delle caratteristiche della sua reggenza.</div><div><br></div><div>Castello di Augusta: Situato sulla costa orientale della Sicilia, il Castello di Augusta fu un’altra delle strutture difensive erette da Federico II. Sebbene meno noto, anch'esso mostra elementi tipici della fortezza sveva e gioca un ruolo cruciale nella difesa della Sicilia.</div><div><br></div><div>Castello di Maredolce (Palermo): Il Castello di Maredolce a Palermo è un’altra importante costruzione di epoca sveva. Fu una delle residenze imperiale di Federico II in Sicilia e rappresenta un esempio di architettura che fonde lo stile islamico e normanno, tipico della sua corte.</div><div><br></div><div>Castello di Enna (Torre di Federico II): La Torre di Federico II di Enna, famosa per la sua pianta ottagonale, si erge su una collina e domina la città. Questo castello è un altro chiaro esempio del legame tra la geometria delle fortificazioni e la simbologia medievale. La forma ottagonale, così come nei castelli precedentemente citati, è legata sia alla perfezione geometrica che alla spiritualità.</div><div><br></div><div>Il numero otto e la simbologia cristiana</div><div><br></div><div>La simbologia del numero otto è una chiave di lettura per comprendere l'architettura federiciana. In ambito cristiano medievale, l’otto aveva un significato importante: era il numero associato alla risurrezione di Cristo, il giorno della nuova creazione, e alla Vergine Maria. L'architettura ottagonale nelle chiese e nei battisteri (spesso dedicati al battesimo) era un simbolo di perfezione e rinascita.</div><div><br></div><div>La prima chiesa cristiana di una certa importanza, dopo il 313 d.C. e legata al culto della Vergine Maria, aveva una pianta ottagonale. La Basilica della Natività a Betlemme, secondo alcune ricostruzioni, aveva una pianta ottagonale, facendo di essa un esempio perfetto del legame tra la forma architettonica e il simbolismo cristiano.</div><div><br></div><div>Le Costituzioni Melfitane (1231)</div><div><br></div><div>Nel 1231, Federico II promulgò le Costituzioni Melfitane, un codice di leggi che regolava la Sicilia e il suo regno. Questo documento giuridico è una delle eredità più importanti lasciate dall'imperatore e segnò una riforma profonda nell'amministrazione del regno, contribuendo alla centralizzazione del potere e al rafforzamento dell’autorità imperiale. Le leggi furono concepite per rispondere alle esigenze sociali, economiche e politiche del tempo, cercando di creare un equilibrio tra i diritti dei sudditi e il potere del sovrano.</div><div><br></div><div>Riflessione Finale</div><div><br></div><div>Federico II ha segnato la Sicilia con il suo stile di governo illuminato e le sue scelte architettoniche. I castelli federiciani, con la loro forma geometrica e la connessione con la simbologia cristiana e la scienza, rappresentano il suo desiderio di fondere in un unico impero diverse culture e tradizioni. Il suo sogno ghibellino, che avrebbe voluto unificare l’Italia sotto il dominio imperiale, si è concluso con la sua morte nel 1250, ma le tracce del suo passaggio sono ancora evidenti nell’architettura e nella cultura siciliana.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 25 Dec 2025 16:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le origini delle sfince di prescia e delle sfince di San Giuseppe]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000021F"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le origini delle sfince di prescia e delle sfince di San Giuseppe</h3><div><hr></div><div>Le sfince, in tutte le loro varianti, sono una delle meraviglie della pasticceria siciliana, e ogni tipo di sfincia racconta una storia ricca di tradizioni e simbolismi legati alla vita contadina e alla religiosità dell’isola.</div><div><br></div><div>Sfince di prescia o sfincia veloce</div><div><hr></div><div>Le sfince di prescia sono l’emblema della tradizione contadina siciliana.</div><div>La parola “prescia” in dialetto siciliano indica un impasto lievitato molto poco; per questo motivo queste sfince sono frittelle che si gonfiano, ma non raggiungono la consistenza soffice e compatta della sfincia di San Giuseppe.</div><div><span class="fs12lh1-5">La loro preparazione è molto semplice e prevede ingredienti basilari come farina, acqua, lievito e zucchero o miele.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Si preparavano tipicamente durante il periodo natalizio come dolce “povero”, perché gli ingredienti erano facilmente reperibili nelle case dei contadini.</span><br></div><div>La frittura simboleggiava abbondanza e prosperità, mentre l’uso del miele richiamava simbolicamente il buon auspicio per l’anno che stava per cominciare.</div><div><span class="fs12lh1-5">Non avevano decorazioni elaborate né ripieni: la loro forza era la semplicità e il gusto genuino degli ingredienti. Ogni famiglia aveva la propria variante, ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti di questi dolci, che erano più un gesto familiare che un prodotto da pasticceria.</span><br></div><div><br></div><div>Sfince di San Giuseppe</div><div><hr></div><div>Le sfince di San Giuseppe sono una preparazione più elaborata, nata a Palermo, probabilmente tra il XVII e il XVIII secolo.</div><div><span class="fs12lh1-5">Questo dolce è legato alla Festa di San Giuseppe, celebrata il 19 marzo, molto sentita in Sicilia per il suo significato di protezione della famiglia, abbondanza e carità.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Secondo la tradizione popolare, San Giuseppe, durante la fuga in Egitto, avrebbe venduto frittelle per mantenere la Sacra Famiglia: da qui l’usanza dei dolci fritti legati a questa ricorrenza.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L’impasto delle sfince di San Giuseppe evolve rispetto a quello delle sfince di prescia, assumendo una consistenza più ricca, simile alla pasta choux, grazie all’influenza della pasticceria conventuale palermitana, che mirava a un dolce più raffinato.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La vera protagonista è la ricotta di pecora zuccherata, simbolo di abbondanza e del ritorno della primavera, periodo in cui la ricotta raggiunge il massimo della sua qualità.</span><br></div><div>Il dolce viene decorato con arancia candita, pistacchio e ciliegia, colori che richiamano la festa.</div><div><span class="fs12lh1-5">Le sfince di San Giuseppe sono un vero tributo alla ricchezza e allo sfarzo della pasticceria siciliana. Secondo la tradizione, devono essere “grossa come il pugno di un uomo”, con così tanta ricotta da nascondere quasi completamente la pasta fritta.</span><br></div><div><br></div><div>Le differenze</div><div><span class="fs12lh1-5">In sintesi, la differenza tra le sfince di prescia e le sfince di San Giuseppe non sta solo negli ingredienti, ma anche nel contesto e nel significato che portano con sé:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Sfince di prescia: dolce povero, legato alla tradizione contadina e al Natale, semplice, senza ripieni né decorazioni.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Sfince di San Giuseppe: dolce nobile, legato alla religiosità e alla pasticceria conventuale, simbolo di abbondanza e rinascita, con la ricotta protagonista.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">In entrambe le varianti, però, c’è un filo conduttore: la frittura, che rappresenta simbolicamente la vita e la prosperità, e un amore profondo per la tradizione e la famiglia.</span><br></div><div>La Sicilia, divisa tra la sua anima semplice e quella sontuosa, si riflette perfettamente in queste due sfince.</div><div><br></div><div>Le sfince regalate per fare pace: i sfinci ri prescia di Montelepre</div><div><hr></div><div>Quella delle sfince di prescia di Montelepre è una ricetta antichissima che, nel piccolo borgo siciliano alle porte di Palermo, si tramanda da generazioni.</div><div><span class="fs12lh1-5">Vengono preparate solitamente per l’Immacolata e il Natale, ma ogni festività è un’ottima scusa per gustare queste golosissime frittelle. L’impasto è molto semplice e composto da farina, acqua (o latte), zucchero, olio e un pizzico di sale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">L’impasto viene prima cotto in pentola e poi lavorato ancora caldo sullo scanaturi, la spianatoia. Le frittelle ricavate vengono fritte in olio bollente e addolcite con zucchero e cannella o con miele.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La tradizione racconta che queste sfince debbano essere preparate dalla suocera e regalate alla nuora per riportare la pace in famiglia in caso di liti.</span><br></div><div>Sono così amate che, da oltre vent’anni, ogni mese di gennaio, a Montelepre si tiene una sagra dedicata a questo dolce.</div><div><div><a href="https://www.facebook.com/atma.montelepre" class="imCssLink">https://www.facebook.com/atma.montelepre</a> &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/prolocomontelepre/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/prolocomontelepre/</a></span></div></div><div><br></div><div>Le spince di Custonaci</div><div><hr></div><div>Le sfince di Custonaci, chiamate spince, rappresentano una variante fondamentale della tradizione trapanese.</div><div>Se le sfince di San Giuseppe sono “nobili” e quelle di prescia sono “frettolose”, le spince di Custonaci incarnano il rito della pazienza e della forma.</div><div><span class="fs12lh1-5">La forma: la ciambella</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">A differenza delle sfince palermitane o delle sfince natalizie tondeggianti, la spincia di Custonaci è rigorosamente a ciambella, con il buco centrale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il gesto tradizionale non prevede l’uso del cucchiaio: l’impasto viene preso con le dita bagnate, si crea il buco con il pollice e la spincia viene tuffata nell’olio con un movimento rapido.</span><br></div><div>Il buco garantisce una cottura uniforme, rendendole croccanti fuori e leggere dentro.</div><div><br></div><div>Gli ingredienti</div><div><span class="fs12lh1-5">La ricetta è più ricca rispetto alle sfince di prescia:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Patate lesse, schiacciate nell’impasto, che donano una sofficità duratura</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Latte, spesso in sostituzione parziale dell’acqua</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Semi di anice o finocchietto e scorza d’arancia, aromi tipici del territorio trapanese</span><br></div><div><br></div><div>La tradizione</div><div><br></div><div>Custonaci è considerata la patria di questa variante, tanto da dedicarle una celebre sagra, anche se il dolce resta protagonista delle tavole natalizie e dell’Immacolata.</div><div><span class="fs12lh1-5">Appena fritte, le spince vengono passate in zucchero e cannella. Qui la ricotta non c’è: la spincia deve “parlare” da sola.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/SpinciadiCustonaci/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/SpinciadiCustonaci/</a> &nbsp;&nbsp;</span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/proloco.custonaci/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/proloco.custonaci/</a></span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div>In sintesi</div><div><hr></div><div>Sfince di prescia: tonde, veloci, acqua e farina – Natale, tutta la Sicilia</div><div><span class="fs12lh1-5">Sfince di San Giuseppe: grandi, farcite di ricotta – Palermo, 19 marzo</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Spince di Custonaci: a ciambella, con patate e anice – Trapanese, Natale e sagre</span><br></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 16:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Con l’arrivo del periodo natalizio in Sicilia, arriva la petrafennula]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000021C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Con l’arrivo del periodo natalizio in Sicilia, arriva la petrafennula</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">“Avvolti nei tradizionali mantelli o nelle grandi fasce di lana, i venditori ambulanti gridavano: Mmiscu, petrafènnula e zammù!, liquori e dolci del mese di Natale, che mettevano a prova le più forti dentature e le digestioni più vigorose” G. Pitrè,</span><br></div><div><br></div><div>Con l’arrivo del periodo natalizio, in Sicilia l’aria sembra farsi più dolce. Le pasticcerie si riempiono di profumi antichi, le case tornano a impastare ricette tramandate da generazioni e, passeggiando tra borghi e vicoli, si riscopre quel senso di festa semplice e autentica che da sempre caratterizza l’isola.</div><div><br></div><div>Un tempo, nelle settimane che precedevano il Natale, le strade si animavano di aromi caldi e avvolgenti: miele che sobbolliva, agrumi appena canditi, mandorle tostate. Bastava poco per sentirsi felici. E proprio in questi giorni, in occasione dell’Immacolata, compariva sulle tavole un dolce speciale, tanto robusto quanto amato: la petrafennula.</div><div><br></div><div>Il termine deriva dall’unione di “petra”, cioè pietra in siciliano, e “fennula”, parola che rimanda al finocchietto o, più genericamente, a un elemento aromatico presente in molte preparazioni antiche.</div><div><br></div><div>Il nome dice tutto: un torrone duro come una pietra, preparato con zucchero caramellato, miele, mandorle, confetti colorati, scorze d’arancia e un pizzico di cannella. Per spezzarlo servivano coltello e martello; per gustarlo, invece, pazienza e meraviglia. Se ne metteva in bocca un pezzetto alla volta e lo si lasciava sciogliere lentamente, mentre il suo sapore intenso raccontava storie di antiche cucine e feste familiari.</div><div><br></div><div>Assaggiare la petrafennula oggi significa fare un piccolo viaggio nel tempo, riscoprendo la Sicilia più autentica, quella che conserva ancora la magia delle sue tradizioni natalizie. È uno di quei sapori che non si dimenticano e che, da soli, valgono una visita all’isola durante il periodo delle feste.</div><div><br></div><div>Questo dolce della cucina siciliana viene preparato con miele, mandorle, arance, bucce di cedro e cannella. </div><div>La petrafennula è indicata come “territorio di produzione: tutta la Sicilia” significa che non esiste un unico “comune-centro” di riferimento:</div><div>Tuttavia a Modica, Troina e Agira, suggerisce che nel passato hanno mantenuto viva la produzione tradizionale.</div><div><br></div><div>Farisi petrafennula, fig. fermarsi in un luogo, o per via, o per impegno, o per bisogno” (Mortillaro);<div>“fènnula agg. femm. […] peṭṛa f. dolce duro, fatto con cedro tritato cotto nel miele e condito con aromi vari.</div><div>Fàrisi petra fennula. a) fermarsi in un luogo, trattenersi a lungo; b) incaponirsi” (Piccitto);</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 17:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[NOSTOS Ex chiesa dei Santi Euno e Giuliano, Museo delle memorie]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000021B"><h3 class="imHeading3">NOSTOS – Ex chiesa dei Santi Euno e Giuliano, Museo delle memorie</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Piazza Sant’Euno – Palermo (Kalsa)</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Cripta e ipogeo sotto Piazza Magione</div><div><hr></div><div>La chiesa dei Santi Euno e Giuliano, oggi sconsacrata e trasformata in spazio espositivo, sorge nel cuore della Kalsa. Fu costruita tra il 1651 e il 1658 dalla Confraternita dei Portantini, detti anche conduttori di sedie volanti: trasportatori che, tra il XIII e il XVIII secolo, accompagnavano i passeggeri su speciali seggiole con aste, talvolta dotate di baldacchini. Questa pratica, nota come “sedie volanti”, scomparve con l’avvento dei moderni mezzi di trasporto.</div><div>L’edificio, di piccole dimensioni, presenta un elegante prospetto con portale a frontone curvilineo e una loggetta che un tempo ospitava il campanile. Subì gravi danni durante i bombardamenti del 1943.</div><div>Il restauro e la scoperta della cripta</div><div>Dopo oltre 70 anni, la chiesa è stata restaurata. I lavori hanno riportato alla luce la cripta con le nicchie per i cadaveri e un ambiente ipogeo sottostante, che si estende sotto l’attuale Piazza Magione e che in passato era utilizzato come essiccatoio.</div><div>L’interno presenta una navata unica con due altari laterali di gusto barocco.</div><div><br></div><div>NOSTOS – Museo delle memorie dell’emigrazione siciliana</div><div><br></div><div>La chiesa ospita oggi NOSTOS, un’installazione multimediale dedicata al tema del “ritorno”, dal greco nóstos e alle memorie dell’emigrazione siciliana nel mondo.</div><div>L’esposizione rappresenta l’evento conclusivo del progetto Italea Sicilia, parte dell’iniziativa nazionale promossa dal Ministero degli Esteri per rafforzare il legame tra Sicilia e comunità di discendenti all’estero, i cosiddetti “turisti delle radici”.</div><div><br></div><div>Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione tra:</div><div>Comune di Palermo, che ha concesso lo spazio</div><div>Fondazione Le Vie dei Tesori, partner di Italea Sicilia</div><div>I sindaci dei 70 borghi della rete Borghi dei Tesori</div><div>Rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale</div><div>Funzione: Spazio espositivo per mostre, installazioni e allestimenti temporanei</div><div>Stato della Chiesa sconsacrata</div><div>Accesso legato al calendario espositivo</div><div>Orari NOSTOS (indicativi)</div><div>Venerdì / Sabato: 10:00 – 17:00</div><div>Domenica: 10:00 – 13:00</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.leviedeitesori.com/" class="imCssLink">https://www.leviedeitesori.com/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 19:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Un Giorno in Rosso Ducati: Sicilia e Calabria in Sintonia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000021A"><h3 class="imHeading3">Un Giorno in Rosso Ducati: Sicilia e Calabria in Sintonia</h3><div><hr></div><div>Passione autentica, strade mozzafiato e la forza di unire le comunità di due Motoclub.</div><div><br></div><div>Il rosso Ducati è più di un colore; è un filo conduttore emotivo che definisce il nostro modo di vivere la strada. Con questo spirito di condivisione e amicizia, giorno 16/11/2025, abbiamo celebrato il nostro incontro, unendo i soci siciliani e calabresi e mettendo in comunicazione le due sponde dello Stretto nel segno della stessa, profonda passione.</div><div><br></div><div>Il gruppo calabrese ha attraversato il mare in traghetto e, una volta riuniti, abbiamo dato il via a uno dei percorsi più appassionanti della Sicilia. Dall’Alcantara alla SP185, ogni chilometro è stato un susseguirsi di emozioni: curve disegnate con maestria dai partecipanti, una lunga lingua rossa su motori rombanti che sembrava risvegliare la natura dormiente, panorami aperti e scorci che catturavano l'attenzione sull’Etna. Il vulcano, in quella giornata baciata da una calda e inattesa estate di San Martino, si mostrava maestoso, regalando un tocco di fumo al cielo.</div><div><br></div><div>L’Etna, con i suoi boschi, le sue formazioni laviche e l’inconfondibile sagoma dei crateri sommitali, ha vegliato sulla nostra salita verso Sella Mandrazzi, il punto più alto dei Peloritani. Qui, il paesaggio si è aperto in una visione spettacolare tra il Mar Ionio e il Tirreno, offrendo una sosta panoramica che rimane impressa nella memoria. Strade poco trafficate, il fascino discreto di borghi antichi e una natura incontaminata hanno reso questa sezione del percorso particolarmente suggestiva e intensa.</div><div><br></div><div>La discesa ha condotto il convoglio rosso verso Novara di Sicilia, un borgo che incanta con la sua atmosfera senza tempo. La sosta per un caffè è stata addolcita da uno dei dolci tipici, il dito dell'apostolo, ed è servita per scambiarci le prime impressioni sulla qualità del percorso. Ci siamo ritrovati nella suggestiva Piazzetta Buemi, un crocevia di storia tra la statua della bambina con fune al lavoro, la piccola chiesa di San Nicolò e il Bar San Nicola, tradizionale ritrovo dei motociclisti domenicali, il tutto illuminato da raggi di sole che si facevano spazio tra le case.</div><div><br></div><div>La seconda tappa ci ha portati a Monforte San Giorgio, dove il tradizionale Giro delle Botti e dei Catoj ci ha accolti con l'ospitalità e i sapori del territorio. Dopo venti chilometri di curve sinuose affacciate sul Tirreno, lo spirito del nostro club ha trovato la sua massima espressione: vino novello, prodotti locali, calorosa convivialità e il piacere della compagnia tra un assaggio e una chiacchiera.</div><div><br></div><div>Il rientro, accompagnato dai colori caldi del tramonto, ha coronato una giornata intensa, vissuta all'insegna dell'entusiasmo puro, del piacere di guidare e della gioia di tessere nuovi legami.</div><div><br></div><div>Questa giornata è la narrazione della spensieratezza di un gruppo saldo, unito da una passione che è origine di amicizia sincera, capace di rendere ogni percorso indimenticabile e di forgiare ricordi preziosi.</div><div><br></div><div>L’asfalto ci chiamerà ancora. Ci attendono nuovi appuntamenti, nuove strade da esplorare e nuove avventure… sia al di qua del Faro, sia al di là, lungo le coste di Scilla con la Ducati Calabria al completo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 21:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[D'Inchiostro e di Vino a Partinico]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000219"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">D'Inchiostro e di Vino a Partinico</h3><div><hr></div>La seconda edizione dell'evento "D'Inchiostro e di Vino", una rassegna che unisce la passione per la lettura e il buon vino, valorizzando al tempo stesso gli autori e le cantine del nostro territorio.<div><br></div><div>D'Inchiostro e di Vino a Partinico: La Rassegna che Unisce Cultura e Tradizione<div><br></div><div>D'Inchiostro e di Vino è un evento annuale che celebra l'amore per la lettura e per il buon vino siciliano, unendo la passione per i libri alla qualità dei prodotti vinicoli del nostro territorio. La seconda edizione dell'evento si terrà a Partinico nel mese di novembre e offrirà una serie di incontri dedicati alla scoperta di autori e cantine locali.</div><div><br></div><div>L'iniziativa si articolerà in quattro appuntamenti, ciascuno abbinato alla presentazione di un libro e alla degustazione di un vino selezionato di una cantina locale. Ogni serata sarà un'opportunità unica per esplorare l’arte della lettura mentre si assaporano i pregiati vini delle aziende vinicole di Partinico e dei suoi dintorni.</div><div><br></div><div>Partinico: Un Crocevia di Storia e Natura</div><div><br></div><div>Partinico è un affascinante comune situato nella parte centro-orientale della provincia di Palermo, al confine con quella di Trapani, nell’entroterra della costa siciliana. Immerso in una posizione strategica, nella storia, la cittadina è ricordata per la sua attiva partecipazione ai moti dei "Fasci siciliani dei lavoratori" iniziati il 9 dicembre 1893Partinico è facilmente raggiungibile dalle principali località turistiche dell'isola, come Palermo e Trapani, ed è un punto di partenza ideale per esplorare le meraviglie naturali e storiche della Sicilia occidentale.</div><div><br></div><div>La città è circondata da splendidi paesaggi rurali, vigneti e uliveti che ne fanno un centro ideale per la produzione di vini tipici siciliani. La vicinanza alla Riserva Naturale dello Zingaro e alle spiagge di Scopello rende Partinico una meta perfetta per chi cerca un connubio tra cultura, natura e tradizione gastronomica.</div><div><br></div><div>Un'Occasione da Non Perdere</div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Locandina--D-inchiostro-e-di-vino.png"  width="400" height="500" /><br></div><div><br></div><div>Pro loco Cesarò Partinico APS<div>Via Principe Umberto 307</div><div>90047 Partinico PA</div></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/ProLocoPartinico00/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/ProLocoPartinico00/</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 18:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dalla Tradizione all'Innovazione, il ruolo dell'Al]]></title>
			<author><![CDATA[Maria Salomone]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000218"><h3 class="imHeading3">“Dalla Tradizione all'Innovazione, il ruolo dell'Al nella valorizzazione del Sud Italia”: l'importante convegno all'ARS targato ESIDIA</h3><div><hr></div><div>Il convegno "Dalla Tradizione all'innovazione: il ruolo dell'Al nella valorizzazione del Sud Italia", svoltosi sabato 25 ottobre 2025 presso la Sala "La Torre" di Palazzo Reale, sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, è stato un evento memorabile non solo per la prestigiosa location, ma soprattutto per la profondità dei contenuti con una impeccabile organizzazione curata dall'associazione ESIDIA - Ente Siciliano per I'Innovazione Digitale e l'Intelligenza Artificiale.</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/112395.jpg"  width="500" height="268" /><br></div><div><br></div><div>L'iniziativa ha rappresentato un momento di straordinario confronto, visione e partecipazione, con al centro il Sud Italia e la Sicilia in posizione dominante nel dibattito nazionale incentrato sul futuro della trasformazione digitale e dell'Intelligenza Artificiale quale strumento di sviluppo umano, economico e sociale.</div><div><br></div><div><br></div><div>Hanno preso parte all'evento ospiti istituzionali di altissimo profilo, tra cui il Sindaco della Città di Palermo, Prof. Roberto Lagalla; il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, Sen. Alessio Butti con un video messaggio; il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Sen. Adolfo Urso con una nota scritta; l'On. Rosellina Marchetta, Deputata Segretaria dell'Assemblea Regionale Siciliana; il Dott. Fabrizio Bignardelli, Direttore di Sicindustria; il Prof. Giuseppe Lo Re, Ordinario della Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Palermo.</div><div><br></div><div><br></div><div>Ha introdotto i lavori il Presidente di ESIDIA, il Dott. Antonino Sapienza, con i ringraziamenti rivolti all'ARS per l'ospitalità e a tutti gli invitati intervenuti. Ha, poi, illustrato la misson, gli obiettivi e le numerose attività di ESIDIA: ricerca ed innovazione, divulgazione e formazione, sviluppo territoriale e networking partendo sempre dal contesto umanocentrico.</div><div><br></div><div><br></div><div>Particolarmente apprezzati e coinvolgenti i saluti istituzionali del sindaco Lagalla. II Primo cittadino di Palermo ha evidenziato la necessità di un approccio umano, inclusivo e intelligente alle nuove tecnologie, sottolineando l'importanza di considerare sempre l'uomo una guida salda del progresso, per evitare che la società finisca col subordinarsi alle macchine. L’intervento, molto intenso, ha saputo coniugare visione, sensibilità culturale e attenzione ai temi dell'etica e della responsabilità nell'Era digitale.</div><div><br></div><div><br></div><div>Nel corso dei lavori, è stato trasmesso il messaggio video istituzionale del Sottosegretario Sen. Alessio Butti, la cui autorevole riflessione ha conferito particolare rilievo alla giornata. II Sottosegretario ha sottolineato come la trasformazione digitale debba essere guidata da principi di responsabilità, etica e sviluppo sostenibile, valori che rappresentano il cardine delle politiche nazionali in materia di innovazione.</div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/112383.jpg"  width="500" height="375" /><br></div><div><br></div><div>È stata, inoltre, trasmessa la nota istituzionale del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Sen. Adolfo Urso, che ha evidenziato come l'Intelligenza Artificiale rappresenti un'occasione irripetibile per il nostro Paese e in particolare per il Mezzogiorno, che costituisce una leva di crescita equilibrata e duratura. Il ministro ha ricordato che l'Italia è il primo Paese dell'Unione Europea ad aver approvato una legge nazionale sull'Intelligenza Artificiale, perfettamente allineata all'Al Act europeo e fondata su principi di uso antropocentrico, sicurezza, trasparenza e innovazione responsabile. Ha, inoltre, annunciato un piano di investimenti da 1 miliardo di euro per sostenere startup, PMI e filiere produttive strategiche, sottolineando l'impegno del Governo per uno sviluppo inclusivo e sostenibile che valorizzi le potenzialità del Mezzogiorno, anche nell'ambito del Piano Mattei.</div><div><br></div><div>Molto apprezzati gli interventi dell'On. Rosellina Marchetta, del Prof. Giuseppe Lo Re e del Dott. Fabrizio Bignardelli, che hanno richiamato il valore strategico dell'innovazione come leva di crescita sociale e culturale ponendo l'accento sul ruolo dell'Università, della ricerca e delle imprese nella promozione di un'innovazione etica, sostenibile e realmente competitiva per il tessuto produttivo siciliano.</div><div><br></div><div>Di particolare rilievo anche gli interventi dei relatori soci di ESIDIA, che hanno affrontato con competenza e visione i principali temi legati all'innovazione digitale e all'etica dell'Intelligenza Artificiale:</div><div><br></div><div>l'Avv. Giuseppe Trio, Presidente del Centro Studi Informatica Giuridica di Messina, con "Investire nel futuro: l'Al come opportunità strategica per le imprese del Mezzogiorno";</div><div><br></div><div>il Prof. Giuseppe Lanza, Ordinario dell'Università di Catania, con "Salute e sanità nell'era della digitalizzazione e dell'Al: opportunità e sfide";</div><div><br></div><div>il Dott. Angelo N. Venturelli, Imprenditore digitale, digital strategist, esperto di e-commerce ed automazione con "Al ed e-commerce: il ponte digitale che porta l'eccellenza del Sud nel mondo";</div><div><br></div><div>gli Ingg. Francesco Di Mauro e Adriano Russo, Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza, con "Innovazione e tutela: salute, sicurezza e ambiente tra innovazione digitale e A.I.";</div><div><br></div><div>il Dott. Lillo Irrera, consulente aziendale ed esperto di digitalizzazione, con "CSR, ESG e digitalizzazione: convergenza virtuosa e driver intelligente di crescita per le PMI";</div><div><br></div><div>la Dott.ssa Marianna Lamesta, docente di marketing e Al, con "Intelligenza Artificiale tra sfide etiche e supervisione umana";</div><div><br></div><div>il Dott. Antonino Marchese, business mentor coach e Al manager, con "Dal digitale alla crescita: il ruolo dell'Al nelle PMI siciliane";</div><div><br></div><div>e la Dott.ssa Matilde Ruggeri, trainer e career counselor, con "Voci in trasformazione".</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nel suo intervento conclusivo, il Presidente di ESIDIA, Dott. Antonino Sapienza, ha espresso profonda soddisfazione per il successo dell'evento e per la qualità del confronto: "La Sicilia si conferma cuore digitale del Mediterraneo, laboratorio di idee e di umanità – ha detto -. Questo convegno è la dimostrazione che il Sud può essere protagonista della nuova rivoluzione industriale, mettendo al centro la persona e i valori etici e della conoscenza. ESIDIA continuerà ad operare con determinazione, competenza e responsabilità, per costruire un futuro in cui l'innovazione diventi realmente strumento di progresso umano e sociale".</span><br></div><div><br></div><div>L'evento ha confermato il ruolo di ESIDIA come punto di riferimento specialistico e relazionale per un'innovazione etica e inclusiva, nella proiezione della Sicilia verso una nuova stagione di sviluppo, conoscenza e crescita condivisa.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 14:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palermo 1866: La Rivolta del Sette e Mezzo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000217"><h3 class="imHeading3">Palermo 1866: La "Rivolta del Sette e Mezzo"</h3><div><hr></div><div>Un capitolo oscuro e affascinante della storia di Palermo, che ancora oggi riecheggia nelle sue vie più antiche.</div><div><span class="fs12lh1-5">Nel settembre del 1866, a pochi anni dall'Unità d'Italia, Palermo divenne il teatro di una violenta insurrezione popolare passata alla storia come la "Rivolta del Sette e Mezzo". Questo nome deriva dalla sua breve ma intensa durata: circa sette giorni e mezzo di scontri.</span><br></div><div><br></div><div>Perché il "Sette e Mezzo"? &nbsp;Palermo 1866</div><div>La rivolta fu la manifestazione di un profondo malcontento popolare contro il neonato Regno d'Italia. Le cause principali includevano:</div><div><br></div><div>La coscrizione obbligatoria, che sottraeva braccia al lavoro.</div><div>L'aumento delle tasse e la crisi economica.</div><div>L'anticlericalismo del governo, che con la soppressione degli ordini religiosi aveva un forte impatto sociale nella città.</div><div>La città fu rapidamente conquistata dai rivoltosi, che videro un'alleanza eterogenea di contadini, ex garibaldini delusi e forze legittimiste borboniche.</div><div><br></div><div>La Repressione: Cadorna e la Regia Marina</div><div>La risposta del governo italiano fu immediata e brutale. Fu proclamato lo stato d'assedio e inviato un massiccio contingente di circa 40.000 soldati sotto il comando del Generale Raffaele Cadorna.</div><div>Bombardamento dal Mare: Palermo subì un violento bombardamento navale. Le navi della Regia Marina aprirono il fuoco sulla città; tra queste c'era l'ammiraglia del Re, la nave "Re di Portogallo".</div><div>Scontri Casa per Casa: La repressione fu durissima. Gli scontri per la riconquista, che richiesero l'impiego di circa 40.000 soldati, si svolsero casa per casa nei vicoli e nei quartieri storici. Dopo lo sbarco dei fanti della Marina, la battaglia fu particolarmente violenta, lasciando la città in macerie.</div><div><br></div><div>L'Eredità Storica</div><div>Questa vicenda tragica ha segnato l'immaginario siciliano, testimoniando le difficoltà e le ferite del processo di unificazione.</div><div>Letteratura: Un punto di riferimento per chi volesse approfondire l'atmosfera di quei giorni è il romanzo storico Sette e mezzo di Giuseppe Maggiore. L'importanza di quest'opera è confermata dalla sua menzione nella biografia di Maggiore, curata anche da Andrea Camilleri.</div><div>Visitare Palermo oggi significa camminare sulle tracce di questa storia complessa: una terra di passioni ardenti e di una resilienza unica, che ha saputo risorgere dopo ogni prova.</div><div>Per comprendere appieno la violenza del "Sette e Mezzo", è necessario percorrere i luoghi in cui si svolsero gli scontri. Il cuore della battaglia fu il centro storico. I rivoltosi eressero barricate nell'area dei Quattro Canti e lungo Via Maqueda, trasformando questi assi principali in roccaforti. Il quartiere dell'Albergheria fu teatro di una brutale riconquista casa per casa da parte dei fanti sbarcati dalla Regia Marina.</div><div>Dopo la vittoria delle truppe governative, un luogo che divenne simbolo della repressione fu il Convento della Martorana, scelto come sede del tribunale militare dove furono giudicati e condannati centinaia di insorti. Camminare in queste vie oggi non è solo ammirare la bellezza barocca, ma anche ripercorrere un sentiero di storia e resistenza popolare.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 15:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Nascita del Brigantaggio o Guerra Civile in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000216"><h3 class="imHeading3">La Nascita del Brigantaggio o Guerra Civile in Sicilia dopo Garibaldi</h3><div><hr></div><div>Il mancato cambiamento sociale, unito alla pressione fiscale e alla leva, innescò una violenta reazione popolare.</div><div><br></div><div>Resistenza Armata: Quella che il governo italiano definì sbrigativamente "brigantaggio" fu in realtà una complessa guerra civile e una resistenza armata allo Stato unitario. Sebbene talvolta strumentalizzato dai filoborbonici, il fenomeno aveva una forte componente di disperazione sociale e di protesta contadina.</div><div><br></div><div>La Repressione: Lo Stato rispose con la legge marziale e una repressione durissima, culminata con la Legge Pica del 1863. Questa legislazione speciale equiparò i briganti a nemici dello Stato, consentendo esecuzioni sommarie e l'invio di decine di migliaia di soldati. La durezza della repressione cementò l'immagine dello Stato unitario come un invasore ostile nel Mezzogiorno.</div><div><br></div><div>In conclusione, la vittoria militare e politica dell'Unità, inaugurata da battaglie come Milazzo, fu ottenuta al prezzo di un enorme ritardo sociale e di una profonda frattura tra il nuovo Stato e il popolo del Sud, un divario che avrebbe plasmato la "Questione Meridionale" .</div><div><br></div><div>Brigantaggio in Sicilia (1860–1870)</div><div><br></div><div>Dopo lo sbarco dei Mille nel 1860 e l’annessione della Sicilia al Regno d’Italia, l’isola visse un periodo di forte instabilità politica, economica e sociale.</div><div>Molti contadini e ex soldati borbonici si sentirono traditi dalle promesse garibaldine &nbsp;“terra ai contadini”, “libertà e giustizia”, che non furono mantenute.</div><div><br></div><div>Il nuovo Stato unitario impose tasse più pesanti, una leva militare obbligatoria e una burocrazia distante.</div><div>Il risultato: malcontento diffuso, soprattutto nelle campagne dell’interno.</div><div><br></div><div>Origine del brigantaggio</div><div><br></div><div>Il brigantaggio in Sicilia non nacque come fenomeno politico organizzato, ma come un insieme di reazioni locali:</div><div><br></div><div>Contadini e pastori poveri che si ribellarono alle nuove autorità;</div><div><br></div><div>Ex soldati borbonici rimasti senza patria né salario;</div><div><br></div><div>Bande criminali che approfittarono del caos per arricchirsi con rapine, sequestri e contrabbando.</div><div><br></div><div>In molti casi, le bande si spacciavano per “fedeli al re Francesco II” o “contro i piemontesi”, ma in realtà agivano per sopravvivenza o profitto personale.</div><div><br></div><div>I protagonisti</div><div><br></div><div>Alcuni nomi sono entrati nella leggenda:</div><div><br></div><div>Giuseppe “Testalonga” Marco, ex soldato borbonico, attivo tra Caltanissetta e Agrigento;</div><div><br></div><div>Salvatore Romano, bandito dell’entroterra palermitano;</div><div><br></div><div>Giuseppe Caruso, ex garibaldino diventato brigante;</div><div><br></div><div>e molti altri capibanda locali, spesso sostenuti (o temuti) dalle comunità rurali.</div><div><br></div><div>Queste bande controllavano intere zone montane, soprattutto nei Monti Nebrodi, nei Monti Sicani e nella zona dell’Etna.</div><div><br></div><div>Repressione e ambiguità</div><div><br></div><div>Il nuovo Stato rispose con durezza:</div><div><br></div><div>Legge Pica (1863) estesa anche alla Sicilia, permetteva arresti di massa, fucilazioni sommarie e tribunali militari;</div><div><br></div><div>Spedizioni dell’esercito, con oltre 20.000 soldati impiegati in Sicilia tra 1861 e 1865;</div><div><br></div><div>Villaggi interi sottoposti a rastrellamenti.</div><div><br></div><div>Ma la repressione non bastò: molti briganti trovavano protezione nei notabili locali, nei latifondisti e, in certi casi, in nuclei criminali organizzati.</div><div>Da queste connessioni e dalle reti di protezione nel territorio nascerà la mafia moderna, che si affermerà nel vuoto lasciato dal brigantaggio.</div><div><br></div><div>Differenze col brigantaggio continentale</div><div>Aspetto	Brigantaggio continentale	Brigantaggio siciliano</div><div>Motivazione	Politico e reazionario (fedeltà ai Borbone, antiunitario)	</div><div>Più sociale e banditesco, legato alla miseria</div><div>Organizzazione	Bande coordinate con sostegno borbonico e clericale	Bande locali, autonome o criminali</div><div>Durata	1860–1870 (fino alla fine degli anni ’60)	Più breve: si esaurisce entro il 1865–1866</div><div>Evoluzione	Repressione militare e fine del fenomeno	</div><div>Trasformazione progressiva in mafia rurale</div><div>Declino</div><div><br></div><div>Verso il 1865, il brigantaggio siciliano cominciò a declinare.</div><div>Le bande più grandi furono annientate o cooptate da reti criminali stabili.</div><div>Nel 1866, la rivolta di Palermo (la “rivolta del sette e mezzo”) segnò l’ultimo grande sussulto di resistenza armata in Sicilia contro lo Stato italiano.</div><div><br></div><div>È fondamentale distinguere il brigantaggio post-unitario (1861-1870, reazione allo Stato sabaudo) dal banditismo pre-unitario, che in Sicilia fu endemico.</div><div>Il brigantaggio in Sicilia fu una miscela di protesta sociale, violenza criminale e nostalgia borbonica.</div><div>Non fu un movimento politico coerente, ma un segnale del malessere profondo che attraversava l’isola dopo l’unificazione.</div><div>Da quelle tensioni e da quei vuoti di potere nasceranno le prime forme di mafia rurale, più efficaci e durature del brigantaggio stesso.</div><div><br></div><div>Abbiamo dimenticato le donne, alcune da da garibaldine a brigantesse, incarnavano una doppia liberazione: la lotta per il territorio e la lotta per l'autonomia dalla condizione di sottomissione imposta dalla società patriarcale alla donna.</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/briganti.jpg"  width="450" height="450" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 14:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Milazzo, luglio 1860: vittoria o mito?]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000215"><h3 class="imHeading3">Milazzo, luglio 1860: vittoria o mito? comunque sia la Sicilia è sotto la dittatura di Garibaldi</h3><div><hr></div><div>Il 20 luglio 1860, su una sottile lingua di terra tra il Tirreno e lo Stretto di Messina, si combatté una battaglia destinata a entrare nei libri di storia: la battaglia di Milazzo. Da lì, ci dissero, nacque la “liberazione” della Sicilia e la leggenda dell’“eroe dei due mondi”. Ma quanto di quella vittoria fu realtà, e quanto fu costruzione?</div><div><br></div><div>Tra il 17 e il 24 luglio, nei dintorni di Milazzo, si affrontarono due eserciti molto diversi. Da una parte circa cinquemila garibaldini, rinforzati da armi piemontesi e sostenuti, più o meno apertamente, da interessi stranieri che impedirono di fatto un aiuto borbonico dal mare. Dall’altra poco più di tremila soldati borbonici, meglio equipaggiati e ben addestrati ma isolati, guidati dal colonnello Giuseppe Beneventano del Bosco, ufficiale di grande coraggio.</div><div><br></div><div>Fu uno scontro durissimo. I borbonici resistettero oltre ogni previsione, ma mancavano di rinforzi: Messina, che avrebbe potuto soccorrerli. Alla fine, il rapporto di forze e di risorse decise la sorte dello scontro.</div><div><br></div><div>Garibaldi, secondo alcune testimonianze, diresse per un breve tempo le operazioni dal mare, a bordo del piroscafo Veloce, per coordinare meglio le manovre. Non fu una fuga, ma certo non corrisponde all’immagine dell’eroe solitario all'attacco che i racconti successivi avrebbero consacrato.</div><div><br></div><div>A rendere epica la vicenda contribuì anche Alexandre Dumas, amico di Garibaldi, che seguì la spedizione e ne scrisse pagine infuocate di patriottismo. Le sue parole, lette in tutta Europa, trasformarono una battaglia locale in un simbolo universale di libertà. Fu propaganda? In parte sì: Dumas esaltò Garibaldi oltre la misura, e la storiografia successiva avrebbe corretto molti eccessi di quella narrazione romantica.</div><div><br></div><div>Così, da una battaglia reale ma complessa, nacque il mito di Milazzo — la “grande vittoria” celebrata nei monumenti, nelle scuole e nella memoria nazionale. Dietro l’epica, però, restano i fatti: una guerra combattuta in condizioni diseguali, sostenuta da interessi politici e potenze esterne.</div><div><br></div><div>A Milazzo si disputò una battaglia vera, trasformata dalla penna e dalla propaganda in un capitolo fondante dell’Italia unita. E da quella narrazione, molto più che dal fumo dei cannoni, nacque il mito che ancora oggi chiamiamo Risorgimento.</div><div><br></div><div>Il Finanziamento della Spedizione e il Ruolo del Banco di Sicilia</div><div>La Spedizione dei Mille fu finanziata attraverso una combinazione complessa di fonti, cruciali per l'acquisto di armi, l'organizzazione dei volontari e il mantenimento dell'Esercito Meridionale.</div><div><br></div><div>Le Fonti di Finanziamento</div><div>Fondi Sabaudi e Para-Ufficiali: Nonostante la negazione ufficiale, il Regno di Sardegna (Piemonte) sostenne la spedizione in modo indiretto. Gran parte delle spese fu anticipata da prestatori genovesi che erano creditori del governo sabaudo, con la probabile promessa di rimborso. Il Piemonte fornì o agevolò anche l'acquisto di armi e munizioni.</div><div><br></div><div>Sottoscrizioni e Comitati: Inizialmente, vi furono collette pubbliche a Genova e la successiva istituzione della "Cassa centrale per il soccorso a Garibaldi" che raccolse donazioni in Italia e all'estero, gestita da figure come Agostino Bertani.</div><div><br></div><div>Contributi Internazionali e Privati: Fondi consistenti provennero da finanziamenti segreti, in particolare dalla Massoneria Inglese e da comitati britannici, interessati all'unità d'Italia per ragioni geopolitiche, come l'indebolimento del potere borbonico e papale.</div><div><br></div><div>Risorse Locali i Prelievi: Dopo le prime vittorie, il Governo Dittatoriale prelevò fondi dalle casse degli istituti di credito siciliani (eredi dei Banchi regi), per coprire i costi di guerra e amministrazione.</div><div><br></div><div>Il "Saccheggio" e il Debito Pubblico</div><div>È errata la narrazione di uno "scippo" totale: il neonato Regno d'Italia, a partire dal 1870, si riconobbe e rimborsò al Banco di Sicilia una parte significativa di questi prelievi.</div><div><br></div><div>Il vero nodo economico fu l'unificazione del debito pubblico. La Sicilia e il Sud, con un debito minore e riserve auree consistenti, furono costretti ad accollarsi il debito molto più elevato del Piemonte, trasferendo di fatto ricchezza al nuovo Stato centrale.</div><div><br></div><div>Il Compromesso Politico: Da Repubblicano a Monarchico</div><div>Il successo della Spedizione fu determinato non solo dalla forza militare e dai fondi, ma dal fondamentale compromesso politico che trasformò Garibaldi, il repubblicano, in un alleato dei Savoia.</div><div><br></div><div>Da Repubblica a Monarchia: Garibaldi, pur essendo un fervente mazziniano, scelse il pragmatismo, ponendo l'Unità Nazionale al di sopra del regime. Accettò la bandiera sabauda ("Italia e Vittorio Emanuele") per assicurarsi l'appoggio (anche ufficioso) del Regno di Sardegna e l'avallo internazionale, neutralizzando il rischio di un intervento straniero contro una repubblica. Il Primo Ministro Cavour manovrò per garantire l'annessione rapida (tramite plebisciti) e scongiurare l'eccesso di potere o il radicalismo garibaldino.</div><div><br></div><div>Gli Accordi con le Élite Siciliane: Per governare e vincere, Garibaldi dovette allearsi con la classe dirigente conservatrice dell'isola:</div><div><br></div><div>Nobili e Baroni: Offrirono supporto logistico e uomini (squadre armate), in cambio della garanzia di mantenere i loro privilegi fondiari e liberarsi dal centralismo borbonico.</div><div><br></div><div>Borghesia Terriera: Fornì il quadro amministrativo e risorse, mirando a ottenere cariche e l'abolizione delle restrizioni borboniche.</div><div><br></div><div>Campieri: Uomini armati al servizio dei proprietari, furono arruolati e il loro supporto fu vitale per il mantenimento dell'ordine sociale.</div><div><br></div><div>Il risultato di questo compromesso fu l'Immobilismo Sociale: Garibaldi scelse di reprimere le rivolte contadine (come a Bronte) per non alienarsi l'appoggio dei proprietari terrieri, essenziali per la stabilità. Il prezzo dell'Unità fu l'accantonamento della riforma agraria e l'affossamento dei contadini.</div><div><br></div><div>L'Eredità della Dittatura: Leggi e Riforme Mancate</div><div>Il successo di Garibaldi in Sicilia fu rapido, ma la sua amministrazione, raggiunto con la Dittatura, fu breve e contraddittoria, lasciando un'eredità di grandi promesse e forti delusioni che alimentarono il malcontento popolare, si stava meglio prima di stare peggio dopo</div><div><br></div><div>L'Abrogazione Borbonica e il Vuoto Fiscale</div><div>Il governo dittatoriale procedette ad abolire immediatamente la legislazione e la burocrazia del Regno delle Due Sicilie. Questo passo fu gradito dalla borghesia e dalla nobiltà che si liberarono delle vecchie restrizioni. Furono introdotte politiche di liberismo economico, favorendo il commercio e l'industria in linea con gli interessi sabaudi. Tuttavia, l'eliminazione delle tasse borboniche più odiate creò presto un vuoto fiscale che venne colmato con l'introduzione delle nuove imposte piemontesi, spesso percepite come più onerose e vessatorie.</div><div><br></div><div>La Questione Agraria: Promessa Infranta</div><div>Il vero "tradimento" della rivoluzione riguardò la questione agraria, la vera molla della partecipazione popolare contadina, ancora una volta traditi.</div><div>L'Aspettativa Contadina: I contadini siciliani si unirono a Garibaldi nella speranza di ottenere le terre demaniali usurpate dai baroni o i beni ecclesiastici, non avvenne e mise ancora più in crisi i contadini.</div><div><br></div><div>I Decreti e il Sabotaggio: Garibaldi emanò decreti per la teorica ridistribuzione delle terre demaniali. Tuttavia, l'applicazione fu affidata ai municipi, interamente controllati dai grandi proprietari terrieri. Questi, in virtù degli accordi politici presi con Garibaldi (come visto nel punto precedente), sabotarono o bloccarono l'attuazione delle riforme.</div><div><br></div><div>La Repressione: Quando il popolo insorse per prendere le terre con la forza, questo atto segnò la rottura definitiva tra l'esercito garibaldino e le masse rurali.</div><div><br></div><div>Centralismo e Tensione Sociale</div><div>Il nuovo Regno d'Italia impose un modello amministrativo centralizzato piemontese, &nbsp;il cosiddetto "piemontesismo" che ignorava le specificità locali.</div><div><br></div><div>Senso di Estraneità: L'arrivo di funzionari e l'imposizione di leggi del Nord, unite alla nuova e odiata leva militare obbligatoria, generarono frustrazione e un senso di estraneità se non di ostilità verso il nuovo Stato.</div><div><br></div><div>Conferma delle Gerarchie: L'unità nazionale fu raggiunta senza intaccare le gerarchie sociali. I contadini non ottennero le terre, mentre le vecchie classi dominanti mantennero il loro potere.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 14:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Abiti colorati e corteo nunziale: le nozze in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000214"><h3 class="imHeading3">Abiti colorati, tavolo dei regali e corteo nunziale: le nozze in Sicilia</h3><div><hr></div><div>L’unione non poteva celebrarsi nè nel mese di maggio nè né ad agosto: in questi mesi, infatti, il calendario romano commemorava i defunti e dunque non era di buon auspicio per gli sposi. I proverbi avvertivano: “La spusa majulina nun si godi la cuttunina” e “La spusa agustina si la porta la lavina” ,la sposa di maggio/agosto non gode del letto nuziale o se la porta via la slavina, cioè muore presto. </div><div>I mesi preferiti erano Aprile, Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre.</div><div><br></div><div>Anche alcuni giorni della settimana erano proscritti: Martedì e Venerdì erano considerati giorni fatali, come recita il proverbio “Né di Vènneri, ne di Marti, nun si spusa, né si parti“. La Domenica era, invece, il giorno favorito, specialmente nei piccoli paesi, anche se di solito cadeva di mercoledì, giorno sacro a San Giuseppe. Mai di lunedì, che era un giorno dedicato alle anime purganti.</div><div><br></div><div>I genitori della giovane acquistavano il corredo, a vagghiata de li robbi, bomboniere, salotto ed abito da sposa. Poi lo sposo faceva una stima del prezzo: se questo era in linea con le aspettative allora il matrimonio sarebbe avvenuto. Insomma all’epoca, il matrimonio centrava poco con i sentimenti e fin troppo con i soldi.</div><div><br></div><div>L’abito della sposa, una volta acquistato, non poteva “vivere” con lei, bensì affidato ad una parente che lo avrebbe custodito. Dimenticate il bianco candido: in Sicilia l’abito era colorato, il bianco si affermò nell'Ottocento con la Regina Vittoria. In Sicilia, l'abito era colorato.</div><div>A Terrasini, le giovani donne si sposavano in azzurro mentre a Siracusa si aggiungeva all’abito azzurro una collana di corallo rosso con un crocifisso d’oro giallo. A Milazzo, invece, l’abito da sposa era più raffinato: aveva lunghe maniche azzurre ed un’ampia gonna decorata con nastri, collane e perle.</div><div><br></div><div>La diffusione dell'abito da sposa bianco in Sicilia, così come nel resto d'Italia e d'Europa, è legata a un fenomeno di moda e tradizione relativamente recente, che ha soppiantato gli abiti da sposa colorati (spesso blu, rosso o nero) che erano tipici della cultura popolare.</div><div>Il momento chiave per la diffusione del bianco è stato il matrimonio della Regina Vittoria del Regno Unito con Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, avvenuto nel 1840. La Regina Vittoria scelse un abito di satin bianco, rompendo con la tradizione dei vestiti reali colorati o d'argento.</div><div>Questa scelta, ampiamente documentata e diffusa dalle nascenti riviste e dalla fotografia, divenne rapidamente un simbolo di eleganza, lusso e, successivamente, di purezza e castità.</div><div><br></div><div>In Sicilia, l'adozione di questa moda fu un processo graduale:</div><div>Inizialmente (metà '800): Il bianco fu adottato prima e più velocemente dalle classi sociali più abbienti e dall'aristocrazia, che erano più esposte alle mode europee e potevano permettersi un vestito costoso e difficile da mantenere pulito. Alcune fonti suggeriscono che, nell'Ottocento, il bianco fosse usato solo in determinate città o contesti molto ricchi in Sicilia.</div><div>Fine '800 e Primo '900: La tradizione si diffuse più ampiamente. Tuttavia, nelle aree rurali e tra le classi meno agiate, l'uso di abiti colorati, come l'azzurro, il bordeaux, o semplicemente l'abito della festa migliore, persistette ancora a lungo, talvolta fino a ben oltre la prima metà del Novecento, per motivi di praticità ed economia.</div><div>Nel dopoguerra e soprattutto a partire dagli anni '50 del XX secolo, che l'abito da sposa bianco in tutte le sue sfumature (avorio, crema, ecc.) si è consolidato universalmente in Sicilia come la norma per il matrimonio, grazie anche alla crescente influenza dei media e del cinema.</div><div>In sintesi, l'abito da sposa è diventato un'usanza diffusa in Sicilia a partire dalla seconda metà del XIX secolo (per le classi agiate) e si è consolidato come tradizione popolare nel corso del XX secolo.</div><div><br></div><div>Una volta arrivato il giorno delle nozze, la ragazza stretta al padre veniva accompagnata da un corteo di parenti fino alla Chiesa dove lo sposo l’avrebbe raggiunta al centro della navata. Qui si sarebbero incontrate le famiglie e insieme sarebbero arrivati all’altare.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 07:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[«PARABULA FURMICOLA» pri lu matrimoniu di dui amici.]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000213"><h3 class="imHeading3">«PARABULA FURMICOLA» pri lu matrimoniu di dui amici. </h3><div><hr></div><div>A la bon'anima di Cicciu Mignecu </div><div>Un re, ch'era pussenti e cumannava a tanti e tanti genti, e pussidìa dinari pri quantu era la rina di lu mari, stava di malumuri pirchì 'ntra lu Palazzu c'erano tanti peni, e sparti lu so' amuri non lu vuleva beni. 'N jornu niscìu pri pazzu e supra 'na jmenta sfirráu pri la campagna e la vuscagghia. Stancu e avvilutu arripusò, a la fini, 'ntra 'na chianura, e c'eranu vicini un urticeddu ccu la luppinata e 'na casuzza menza sdirrupata, fatta ccu quattru fasci di sarmenta </div><div><br></div><div>Note.– Sparti (inoltre, per soprappiù) – Niscìu (uscì, 251sortì fuori) – Jmenta (giumenta) – Sfirràu (si diede a correre) – Vuscagghia (boscaglia) – Urticeddu (orticello) – Luppinata (distesa di luppoli verdi) – Sdirrupata (dirupa) – Sarmenta (sermenti, tralci di vite secchi) </div><div><br></div><div>e lu lettu di pagghia; dintra la quali un omu cucinava, ccu quattru ligna sicchi e du' pignati, 'n pocu di ramurazzi e di patati; mentri ca la muggheri, a lu so' ciancu, spiddava pumadoro supra un vancu. Sutta lu fumu ca l'accutturava, 'ddu viddanu cantava ccu tanta cuntintizza comu si 'ntra 'dda tana ci arrignassi la Sorti e la Ricchizza. Lu re s'avvicinau e listamenti ci dissi; – E tu, pizzenti, tu, poviru mischinu ca non passi, com'è ca si' cuntenti, non pussidennu ca 'sti quattru fogghi e 'stu pagghiaru ca ti sta abbuccannu, mentr'ju, ca si po' diri ca cumannu </div><div><br></div><div>Note. – Pagghia (paglia) – Ramurazzi (rape) – Muggheri (moglie) – A lu so'ciancu (al suo fianco) – Spiddava (pelava) – Vancu (panca) – L'accutturava (li cuoceva, li affumicava) – Viddanu (contadino) – &nbsp;Arrignassi (regnasse) – Fogghi (foglie) – Abbuccannu (cadendo, rovesciandosi). </div><div><br></div><div>'n populu sanu e sugnu straputenti, campu 'ntra li duluri e 'ntra li dogghi? Non mi la cunti giusta!... Aspetta, aspetta: chi forsi tu canusci la rizzetta pri campari filici? Ti mannu a morti si non mi la dici!– Signuri – ci rispusi lu viddanu –, pri la furmiculidda, 'n sulu cocciu di granu, 'n cocciu, ca non si vidi e non si cunta, è la ricchizza di la so' famigghia; lu lustru ca po' fari 'na faidda, pp'idda è 'na vamparigghia, e di 'ssa nica erva ca Voscenza, Sacra Maistà, carpista ccu li peri, di 'ss'irvuzza 'na junta, 'pp'idda è 'na gran furesta, è 'na furesta 'mmenza. </div><div><br></div><div>Note. – 'N populu sanu (un popolo intero) – Campu (vivo) – Dogghi (doglie) – Rizzetta (ricetta) – Furmiculidda (piccola formica) – Cocciu (granello, chicco) – Lu lustru (il lume, il chiarore) – Faidda (scintilla) – Pp'idda (per lei) – Vamparigghia (grande fiamma) – Nica (piccola) – Erva (erba) – Peri (piedi) –'Na junta (una manata). </div><div><br></div><div>Lu muntarozzu di tirrudda unni carria li so' pruvisti primurusa, pri la furmiculidda currispunni a 'na muntagna, e la tana scurusa unni si curca ccu la so' cumpagna, pp' idda è un casteddu anticu, un palazzu di fati... Pri nui, Sacra Maistati, ca nni vulemu beni e nni spartému lu pani di la vucca e lu sonnu a la notti, o boni o tinti, comu jemu jemu, 'stu pagghiaru c'abbucca, è chiù maggiuri d'un palazzu d'oru ccu tappitu a la scala, e 'sti patati cotti, ccu quattru pumadoru, nni sannu megghiu assai di 'na tummala. </div><div><br></div><div>Note.– Muntarozzu (monticciuolo) – Tirrudda (terra) – Unni (dove) – Carrìa (trascina) – Scurusa (buia) – Si curca (si corica) – Nni vulemu (ci vogliamo) – Nni spartemu (ci dividiamo) – Vucca (bocca) – Tinti (cattivi, miseri) – Comu jemu jemu (comunque la vada) – Tummala (timbala). </div><div><br></div><div>'Ccillenza, lu sigretu ppri campari filici, è tantu picca e tantu assai; non sunnu li dinari ca fannu li priizzi, spissu su' megghiu assai quattru carizzi; ci voli la saluti e la cuscenza sempri bedda netta, lu travagghiu c'aspetta, e du' manu saputi p'asciugari la frunti; in summa, a boni cunti, l'amuri e l'armunia e la sincirità; si chistu non l'aviti, Maistà, siti chiù puvireddu assai di mia, ed ju non cancirìa 'sti quattru ramurazzi ccu li vostri palazzi. </div><div><br></div><div>Note. – Picca (Poco) – Priizzi (felicità, contento) – Travagghiu (lavoro) – Saputi (sapienti) – Puvireddu (povero). </div><div><br></div><div>– Veru è – dissi lu re murtificatu è veru e nn'hai ragiuni! – Muntò a cavaddu, ci azziccò li spruni e a galoppu sfrinatu, comu si fussi un spirdu malidittu, addizzáu a lu 'rittu... Giovini spusi, si lu me' fattareddu v'ha nujatu, ju v'addimannu milli e milli scusi. Lu comu e lu pirchì vi l'ha' cuntatu, eccu ca vi lu dicu pristamenti: Parabula furmicula! V'auguru 'ntra lu vostru matrimoniu 'ddu tantu assai ccu 'ddu tantu nenti chi 'un pussidìa lu re, ma lu viddanu doppu di chi mi chiamu sculicenzia... e vi bacio li manu. </div><div><br></div><div>Note. – Azziccò (conficcò) – Spirdu (ombra, fantasma) – Addizzáu (filò) – A lu 'rittu (in linea retta, fuori del sentiero) – Fattareddu (fattarello) – Parabula furmicula! (corruzione di “parabola significa") – Sculicenzia (perdono e licenza). </div><div><br></div><div>Nino Martoglio è per la Sicilia quello ch'è il Di Giacomo e il Russo per Napoli; il Pascarella e Trilussa per Roma; il Fucini per la Toscana; il Selvatico e il Barbarani per il Veneto: voci native che dicono le cose della loro terra, come la loro terra vuole che siano dette per esser quelle e non altre, col sapore e il colore, l'aria, l'alito e l'odore con cui vivono veramente e si gustano e s'illuminano e respirano e palpitano lì soltanto e non altrove. Nino Martoglio è tutta la sua Sicilia, che ama e che odia, che ride e giuoca e piange e si dispera, con gli accenti e coi modi che qui in Centona sono espressi per sempre, incomparabilmente.</div><div>LUIGI PIRANDELLO</div><div><br></div><div>Il Contrasto Sociale e Morale<div>Martoglio usa il classico topos letterario del contrasto tra ricchezza/potere e semplicità/felicità. Il Re è l'immagine del potere vano, che non può comprare l'amore e la pace interiore. Il contadino è l'incarnazione della saggezza popolare e della felicità trovata nell'essenziale. Il messaggio è chiaramente a favore dei valori semplici e della dignità del lavoro e dell'amore sincero.</div><div><br></div><div>L'Iperbole Affettiva (La Formica)</div><div>La chiave di volta è la figura della formica. Il contadino non nega la sua povertà, ma ne rovescia il significato attraverso una prospettiva affettiva. Ciò che è oggettivamente "poco" o "niente" (un chicco, una scintilla, una tana) diventa soggettivamente "tanto" (ricchezza, fiamma, palazzo) grazie alla misura dell'amore e dell'armonia.</div><div><br></div><div>L'Augurio per il Matrimonio</div><div>L'intera parabola è un dono e un augurio agli sposi. Il "tanto assai ccu ddu tantu nenti" (il tanto molto con quel tanto niente) è una splendida formula poetica che riassume la lezione:</div><div><br></div><div>"Tantu Nenti": È l'accettazione della povertà materiale, delle difficoltà, della semplicità della vita.</div><div><br></div><div>"Tantu Assai": È l'infinita ricchezza dell'amore, dell'armonia, della salute e della coscienza pulita.</div><div><br></div><div>Martoglio augura agli amici di avere nel loro matrimonio l'abilità del contadino di vedere l'immensa ricchezza in ciò che agli occhi del mondo sembra nulla, attraverso la lente dell'amore reciproco.</div><div><br></div><div>Conclusione per gli Amici Sposi</div><div>La «Parabola furmicola» è un magnifico augurio di matrimonio, che invita gli sposi a non cercare la felicità nella ricchezza o nel prestigio, ma a coltivarla nella condivisione sincera, nell'armonia e nell'amore reciproco. La loro unione deve essere come la casa del contadino: umile ma piena di gioia, perché è lì che l'amore trasforma il "niente" in "tutto".</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 06:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Riposto Cuore di Mare Mostra fotografica sui pescatori]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000212"><h3 class="imHeading3">Riposto Cuore di Mare - Mostra fotografica sui pescatori di Riposto</h3><div><hr></div><div>Circolo Velico del Porto dell’Etna - Marina di Riposto</div><div><br></div><div>Via Duca del Mare</div><div><br></div><div>Venerdì, Sabato, Domenica | 24-25-26 ottobre 2025</div><div><br></div><div>dalle 10:00 alle 20:00 | INGRESSO LIBERO</div><div><br></div><div> </div><div><span class="fs12lh1-5">Riposto si racconta attraverso il mare.</span><br></div><div><br></div><div>Con la mostra Riposto Cuore di Mare, il Porto Turistico si trasforma in uno spazio di memoria e visione, dove le immagini parlano di barche di legno, reti, mani, volti e spiagge.</div><div><br></div><div>Un tributo alla vocazione marinara del paese, alla sua fatica e alla sua bellezza, ma anche alla sua identità profonda.</div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>L’inaugurazione ufficiale è prevista per venerdì 24 ottobre alle ore 17:00 presso il Circolo Velico.</div><div><br></div><div>Riposto cuore di mare nasce con l’intento di risvegliare l’interesse per le proprie origini e rafforzare il legame con un territorio che ha ancora molto da raccontare e da offrire - a patto che venga ascoltato, curato e valorizzato. Perché, come è stato ricordato durante l’incontro, “solo sapendo da dove veniamo possiamo capire dove andremo”. Un messaggio che merita di essere trasmesso alle nuove generazioni, custodi del futuro e della memoria.<div><br></div><div>Chi fosse in possesso di fotografie, documenti o testimonianze legate alla storia di Riposto e desiderasse contribuire alle ricerche del professor Mario Giannetto, può contattarlo all’indirizzo email: mariastellacostanzo@virgilio.it.</div><div><br></div><div>Ogni contributo può rivelarsi prezioso per ricostruire e preservare la memoria di un mestiere che ha segnato profondamente l’identità del territorio.</div></div><div><br></div><div><div><a href="https://prolocoriposto.it/" class="imCssLink">https://prolocoriposto.it/</a> &nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.portodelletna.it/" class="imCssLink">https://www.portodelletna.it/</a> &nbsp;&nbsp;</span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.maratoninablujonio.it/" class="imCssLink">https://www.maratoninablujonio.it/</a> &nbsp;&nbsp;</span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/ripostesinelmondo/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/ripostesinelmondo/</a></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 10:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Notre Dame, un amore impossibile]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000210"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Compagnia teatrale dell'Aurora</h3><div><hr></div><div><br></div>La Compagnia teatrale dell'Aurora è felice di annunciare il ritorno di uno dei suoi più grandi successi: "Notre Dame, un amore impossibile". <div>Dopo aver incantato il pubblico nelle precedenti stagioni, la celebre storia di Quasimodo ed Esmeralda, tratta dal capolavoro di Victor Hugò, torna a vivere sul palco con le indimenticabili musiche di Riccardo Cocciante, cantate dal vivo. </div><div>Preparatevi a un'esperienza teatrale mozzafiato! &nbsp;Scenografie spettacolari ed effetti speciali vi immergeranno completamente in una delle storie d'amore più famose di tutti i tempi.</div><div>Non perdete l'occasione di rivedere o scoprire per la prima volta questo successo acclamato dalla critica e dal pubblico. </div><div> Quando: Sabato 25 ottobre, ore 21:00</div><div> Dove: Teatro Apparte, via A. Furitano, Palermo</div><div><div><a href="https://www.teatroapparte.com/" class="imCssLink">https://www.teatroapparte.com/</a></div></div><div> Biglietto: 15 € acquistabile su VIVATICKET o chiamare il 3890521868</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/556271453_802608515847461_5824491487615112579_n.jpg"  width="354" height="500" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 10:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palazzolo Acreide: Tra Miti e Misteri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020F"><h3 class="imHeading3">Palazzolo Acreide: Tra Miti e Misteri</h3><div><hr></div><div>Palazzolo Acreide, un gioiello incastonato nei Monti Iblei, riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio dell'Umanità e annoverato tra i Borghi più belli d'Italia. Qui, l'eleganza del Barocco convive con le millenarie radici greche e un folklore intriso di storie oscure e magia popolare.<br></div><div>Palazzolo Acreide, un luogo dove la storia non si limita ai monumenti, ma prende vita in leggende affascinanti e misteri radicati nel folklore popolare. Preparatevi a scoprire due racconti che, a distanza di secoli, continuano a tessere la trama culturale di questa incredibile città.</div><div><br></div><div>La Leggenda Nera di Cassandra Politi: L'Onore Macchiato (1875)</div><div><hr><div>Entrate nell'atmosfera dell'Ottocento siciliano con una storia d'amore, passione e scandalo che non ha eguali. La vicenda della giovane Cassandra Politi e del suo amore proibito con il figliastro, Gabriele Judica, è diventata il simbolo della lotta di una donna contro l'ipocrisia e la tirannia dell'epoca. Il Fatto Lo Scandalo L'Eredità Cassandra, moglie del Barone Judica (molto più anziano), iniziò una relazione sincera e travolgente con il figliastro adolescente, Gabriele. Scoperti in flagrante, lo scandalo fu pubblico. La versione più diffusa della leggenda narra che il Barone la umiliò pubblicamente, facendola sfilare nuda o a dorso nudo per il paese a bordo di una carrozza. La vicenda scosse la società, portando a processi e condanne. Il grande scrittore siciliano Luigi Capuana ne trasse ispirazione per il suo racconto "Storia Fosca". Oggi: La tomba abbandonata di Cassandra Politi nel cimitero è meta di chi la considera un simbolo della donna "piegata ma non vinta". La sua storia è un tuffo drammatico nell'anima oscura e passionale di Palazzolo.</div><div><br></div><div>I Ciarauli: La Magia di San Paolo e il Potere di Guarigione </div><div><hr></div><div>Accanto al dramma ottocentesco, sopravvive un'antica e potente credenza popolare: quella dei Ciarauli. Queste figure misteriose sono i guaritori tradizionali della Sicilia orientale, ritenuti capaci di curare i morsi di serpenti e rettili velenosi. L'Origine Sacra: La loro facoltà taumaturgica si lega direttamente a San Paolo Apostolo, patrono della città. Secondo la tradizione, il potere deriva da un episodio narrato negli Atti degli Apostoli, in cui San Paolo sopravvisse illeso al morso di una vipera a Malta (Atti 28, 1-6).</div><div>Segni e Nascita: Si crede che il potere sia conferito a chi nasce nelle notti legate a San Paolo (24/25 gennaio o 28/29 giugno) e che un segno fisico, la "tarantula sutta la linguella" (una venatura sotto la lingua), ne attesti l'autorità. Il Rituale: La guarigione avviene attraverso la "ciarmata" (incantesimo), un rito che unisce il segno della croce, l'uso della saliva (ritenuta curativa) e la recita di formule segrete tramandate da secoli. Ancora oggi, la figura dei Ciarauli è centrale durante la Festa di San Paolo (29 giugno), dove un tempo ostentavano la loro potenza portando serpenti vivi in processione. Con i cudduri, pani a forma di serpente, offerti durante la festa avevano una funzione atropopaica, i serpenti rappresentano il male vinto dalla fede</div><div><br></div><div>Vivi il Mistero, queste storie non sono semplici aneddoti: sono parte integrante degli itinerari culturali e delle narrazioni locali di Palazzolo Acreide. Non limitarti a visitare. Scopri il lato nascosto e affascinante di questa terra! Questi sono specchi dell’anima siciliana che da fantasmi li trasforma in miti.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Oct 2025 09:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Movimento Mod, il movimento Rocker ed i Ton Up Boys Stile]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020E"><h3 class="imHeading3">Il Movimento Mod, il movimento Rocker ed i ton up bpys Stile, ribellione e la Fine di un'Epoca</h3><div><hr></div><div>Il termine Mod, abbreviazione di Modernism, indica una celebre subcultura giovanile nata a Londra alla fine degli anni ’50. Divenne simbolo di eleganza, ribellione urbana e modernità, raggiungendo il picco di popolarità negli anni ’60.</div><div><br></div><div>Fin dalle origini, i Mod si contrapposero ai Rocker, altro gruppo giovanile dell’epoca, con cui condividevano poco o nulla:</div><div><br></div><div>I Rocker indossavano giacche di pelle, capelli impomatati, ascoltavano rock and roll e guidavano motociclette.</div><div><br></div><div>I Mod prediligevano abiti sartoriali o parka militari, tagli di capelli curati, soul americano, beat britannico e jazz. Si spostavano su Vespa e Lambretta, scooter italiani divenuti veri e propri simboli identitari.</div><div><br></div><div>Il bersaglio RAF (Royal Air Force) divenne l’icona visiva del movimento, spesso cucito sui parka o dipinto sui mezzi. L’immagine di uno scooter decorato con specchietti e luci multiple è diventata un emblema del Mod per eccellenza.</div><div><br></div><div>Ascesa e Declino</div><div><br></div><div>Il movimento si sviluppò nei quartieri operai di Londra, come Stepney e Shepherd's Bush, tra il 1958 e il 1962, alimentato dalla voglia di rottura con la generazione precedente. I giovani Mod rifiutavano i vecchi schemi e ricercavano uno stile personale e sofisticato, ispirato soprattutto all’estetica e alla moda italiana.</div><div><br></div><div>Con il tempo, però, la cultura Mod venne assorbita dai media e trasformata in fenomeno pop. L’attenzione nazionale tra il 1962 e il 1965 portò a una massificazione dello stile, facendo perdere al movimento la sua autenticità iniziale. Le famose “invasioni” delle spiagge del sud dell’Inghilterra, come Brighton, spesso finivano in scontri con i Rocker, immortalati dalla stampa come guerre generazionali.</div><div><br></div><div>Nel tentativo di mantenere viva l’identità originaria, nacque la corrente degli Hard Mod, più legata alle radici operaie, con uno stile più essenziale: capelli corti, camicie a quadri, jeans con risvolto, scarponcini o Dr. Martens. Ma il declino era ormai avviato.</div><div><br></div><div>La Fine del Movimento e il Presente</div><div><br></div><div>Con il passare dei decenni, il movimento Mod ha perso la sua forza propulsiva. Oggi, la Vespa e la Lambretta, un tempo simboli distintivi di uno stile di vita, sono state sostituite dagli scooter moderni, più funzionali ma privi del carisma e dell’identità culturale di un tempo.</div><div><br></div><div>La cura ossessiva del look, la ricerca musicale, la distinzione estetica e l’attitudine ribelle dei Mod sono state progressivamente assorbite da altre subculture, o dimenticate. Il movimento Mod, come fenomeno giovanile vivo e riconoscibile, è sostanzialmente scomparso, sopravvivendo solo in contesti nostalgici, in piccoli club o raduni dedicati.</div><div><br></div><div>L’eredità culturale in Italia</div><div><br></div><div>Anche in Italia i Mod lasciarono il segno. A metà anni ’60, brani come Uno dei Mods e Vi saluto amici Mods, cantati da Ricky Shayne, contribuirono a diffondere il mito, seppur con qualche confusione stilistica. Film come La battaglia dei Mods (1966) e Fumo di Londra di Alberto Sordi contribuirono a fissare l’immagine dei Mod nella cultura di massa, anche se spesso mescolando erroneamente elementi dei Rocker.</div><div><br></div><div>Oggi, eventi e raduni come The Italian Job a Rimini, il Raduno Mod Italiano a Cattolica o l’All Saints Mod Holiday a Lavarone rappresentano più una celebrazione nostalgica che una vera continuazione culturale. I Mod sono diventati icona vintage, punto di riferimento per appassionati di stile retrò, musica beat e scooter d’epoca, ma non più un movimento vivo nella società contemporanea.</div><div><br></div><div>Conclusione</div><div><br></div><div>Il movimento Mod ha segnato un’epoca, influenzando profondamente moda, musica e attitudine giovanile.</div><div>Oggi ne resta l’estetica, l’ispirazione e la memoria. Le Lambrette sono ferme nei garage, i parka appesi negli armadi, gli specchietti lucidi sotto la polvere. Ma chi ne riconosce il valore, sa che non si trattava solo di moda, bensì di un modo preciso di stare al mondo. Un mondo che, forse, aveva più stile. &nbsp;Oggi non si trovano più i mod, ma scooteristi della quinta era del mod, possiamo dire che questa moda ha preso una piega molto larga e si è persa l'originalità.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 15:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Sposi a Casa: La Nisciuta di l'Ottu Jorna]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020C"><h3 class="imHeading3">Da Sposi a Casa: La "Nisciuta di l'Ottu Jorna"</h3><div><hr></div><div>Rituali di Unione e Comunità nella Sicilia del Dopoguerra</div><div>Quando la Sicilia viveva al ritmo lento e solenne delle sue tradizioni, il matrimonio era ben più di una festa: era l'inizio di un viaggio condiviso che, sorprendentemente, cominciava tra le mura domestiche.</div><div>Nando Cimino, con la sua profonda conoscenza della sicilianità, ci svela un’usanza del Novecento: quella che voleva i novelli sposi trascorrere i primi otto giorni di matrimonio nella propria casa, in una sorta di dolce, rituale reclusione, carica di attese e significati.</div><div><br></div><div>I Giorni Sospesi: Intimità e Benessere</div><div>La prima alba da marito e moglie era inaugurata dal rito della “bonlivata”: una colazione abbondante portata dalle suocere. Era il primo, benevolo gesto di una settimana dedicata all'intimità e alla costruzione del nuovo nucleo familiare, sotto lo sguardo attento delle matriarche che vigilavano affinché tutto procedesse "per il verso giusto".</div><div>Questi giorni non erano affatto di isolamento. Erano un tempo sospeso, una fucina per la vita di coppia, animata dalle visite di vicini e parenti. Nessuno arrivava a mani vuote: i doni erano semplici e sinceri – uova, zucchero, frutta – ma carichi di significato. Erano manifestazioni visibili di un robusto senso di comunità e un augurio silenzioso che andava oltre il valore materiale.</div><div>La "Nisciuta": Rinascita nella Comunità</div><div>L’ottavo giorno, con la "nisciuta di l'ottu jorna" (l'uscita degli otto giorni), la coppia riemergeva, simbolicamente rinata, alla luce della comunità. Era il momento del riconoscimento sociale, un vero e proprio ritorno alla vita pubblica che culminava in un giorno di festa.</div><div>La Messa domenicale e il pranzo con i genitori segnavano il compimento del rito: gli sposi erano ora a tutti gli effetti marito e moglie riconosciuti.</div><div>L’abito nuziale dello sposo, riproposto con una cravatta diversa, e il "vistitu di l'ottu jorna" della sposa erano i simboli visibili del cambiamento interiore. Piccoli dettagli che annunciavano un nuovo, definitivo inizio. La giornata si snodava tra rinfreschi e visite, un lungo saluto a ciò che era stato e un festoso benvenuto a ciò che sarebbe venuto.</div><div><br></div><div>Le tradizioni narrate da Nando Cimino sono testimonianze vive di un modo di concepire il matrimonio come tessuto connettivo della comunità, un equilibrio perfetto tra sfera privata e dimensione collettiva, un mattone fondamentale nella costruzione di una nuova famiglia.</div><div>L'Autore: Nando Cimino (il “Notaio Mezzapinna”)</div><div>Nando Cimino è un artista poliedrico, narratore, attore dilettante, profondo studioso e instancabile promotore delle tradizioni siciliane. Collabora attivamente con blog, riviste e testate locali, diffondendo articoli e contributi sulla sicilianità e il folklore.</div><div>È particolarmente noto per il suo alter ego carnascialesco, il “Notaio Mezzapinna” (o “Menzapinna”), una maschera con cui interpreta e tramanda con ironia la cultura popolare durante le festività locali.</div><div><br></div><div>Per Approfondire: Sulle Tracce delle Tradizioni Nuziali Siciliane</div><div>Chi desidera immergersi nella ricchezza delle tradizioni siciliane, compresi i rituali di passaggio come il matrimonio, può trovare spunti preziosi nei seguenti luoghi:</div><div><br></div><div>Museo Etnografico Siciliano “Giuseppe Pitrè” , Palermo, Fondato dal celebre etnologo, è uno dei poli museali più importanti in Italia per il folklore. Espone abiti, oggetti della vita quotidiana e documentazione sui riti e le usanze popolari siciliane, comprese le nozze. &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://museopitre.comune.palermo.it/" class="imCssLink">https://museopitre.comune.palermo.it/</a></span></div><div>Museo delle Tradizioni Popolari (Museo Pitrè) , Palermo, ospita una vasta collezione sulla cultura materiale e immateriale della Sicilia, con sezioni dedicate ai rituali di passaggio, alle credenze popolari e alla vita familiare del Novecento.</div><div>Ecomuseo del Mare, Terrasini (PA), oltre a valorizzare la cultura marittima, propone anche sezioni dedicate alla cultura contadina e ai rituali comunitari delle zone costiere e limitrofe. &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.museoartecontemporanea.it/museo_dAumale/" class="imCssLink">https://www.museoartecontemporanea.it/museo_dAumale/</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 13:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Balcone Barocco più Lungo e la Chiesa dell' Annunziata di Palazzolo Acreide]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020B"><h3 class="imHeading3">Il Balcone Barocco più Lungo e la Chiesa dell' Annunziata di Palazzolo Acreide</h3><div><hr></div><div>A Palazzolo Acreide, uno dei borghi più affascinanti della Sicilia sud-orientale, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO insieme agli altri centri del Val di Noto, qui si trova un’opera architettonica, il balcone di Palazzo Caruso, noto anche con i nomi di Palazzo Judica o Palazzo Cafici. Questo straordinario balcone è spesso ricordato come il più lungo d’Europa.</div><div><br></div><div>Una Balconata Monumentale</div><div><hr></div><div>Questo balcone colpisce non solo per la sua lunghezza, raggiunge i 30 metri circa, ma anche per la sua struttura scenografica. La ringhiera in ferro battuto, poggia su una serie di 27 mensoloni scolpiti in pietra locale, raffiguranti altrettanti mascheroni grotteschi.</div><div><br></div><div>In dialetto siciliano, questi mascheroni sono chiamati “cagnoli”, un termine popolare che indica in modo scherzoso personaggi dall’aspetto bizzarro. Il nome stesso riflette il tono giocoso e caricaturale di queste sculture.</div><div><br></div><div>I Mascheroni: Tra Grottesco e Simbolismo</div><div><span class="fs12lh1-5">I 27 mascheroni che sorreggono la balconata non sono elementi puramente decorativi: ciascuno è un’opera scultorea a sé stante, con un’espressione diversa, grottesca, e sempre teatrale. Queste figure sono esemplari della tradizione barocca siciliana.</span><br></div><div><br></div><div>Funzione Strutturale e Artistica</div><div><span class="fs12lh1-5">Dal punto di vista architettonico, i mascheroni fungono da mensole che sostengono il peso della balconata. Ma sono parte integrante della narrazione visiva dell’edificio e comunicano messaggi che oscillano tra l’allegoria, la satira e la protezione spirituale.</span><br></div><div><br></div><div>Tre livelli di significato:</div><div><span class="fs12lh1-5">Lo scherno</span><br></div><div>Alcuni volti sembrano deridere chi passa, con espressioni beffarde, lingue di fuori, smorfie caricaturali. Questo tipo di mascherone poteva rappresentare una forma di superiorità della famiglia nobiliare, che così ironizzava sui nemici o sugli inferiori.</div><div><span class="fs12lh1-5">La protezione apotropaica</span><br></div><div>Molti mascheroni hanno tratti mostruosi o animaleschi. In ambito barocco e popolare, queste figure servivano a tenere lontani gli spiriti maligni, funzionando come guardiani simbolici della casa.</div><div><span class="fs12lh1-5">La rappresentazione della natura umana</span><br></div><div>Le sculture offrono un vero e proprio catalogo dei vizi e delle debolezze umane: l’avarizia, la lussuria, l’ira, la vanità. </div><div><br></div><div>Altri Mascheroni del Barocco Palazzolese</div><div><br></div><div>Il balcone di Palazzo Caruso è certamente il più imponente e conosciuto, ma non è l’unico esempio di arte scultorea grottesca nel centro storico di Palazzolo Acreide. </div><div><br></div><div>Palazzo Pizzo (o Palazzo Pizzo-Guglielmino)</div><div><span class="fs12lh1-5">Situato su Corso Vittorio Emanuele.</span><br></div><div>Risale al XVIII secolo.</div><div>Il suo portale principale è sovrastato da un balcone sorretto da cinque mensole: tre presentano mascheroni in pieno stile barocco; le due laterali sono ornate con motivi floreali, come foglie d’acanto.</div><div><br></div><div>Palazzo Pricone</div><div>Situato sempre nel centro storico.</div><div>Si distingue per i suoi balconi in ferro battuto con inferriate “panciute” tipiche del Settecento siciliano.</div><div>Le mensole sono scolpite con mascheroni grotteschi e bassorilievi figurativi, che raffigurano scene allegoriche e volti distorti, sempre secondo il gusto del tardo barocco.</div><div><br></div><div>Palazzo Judica</div><div>Da non confondere con Palazzo Caruso, che a sua volta è talvolta denominato Judica Cafici.</div><div>Si trova in Corso Vittorio Emanuele n. 10.</div><div>Al secondo piano presenta quattro balconi con mensole riccamente scolpite, che mostrano anche influenze neoclassiche nella composizione e nello stile.</div><div><br></div><div>Palazzo Zocco</div><div>Si affaccia su Piazza Giovanni Nigro.</div><div>I balconi sono sostenuti da mensole scolpite con figure fantastiche, animali, putti, e volti mostruosi.</div><div>Anche qui si riscontra la tipica funzione apotropaica delle sculture, che uniscono il sacro, il profano, il naturale e l’inventato.</div><div>Non meno famoso il balcone di Palazzo Nicolaci a Noto (quello con le figure antropomorfe), la sua lunghezza non è standardizzata come record, ma il palazzo è caratterizzato da molti balconi individuali lungo la facciata, sorretti dalle diverse mensole scolpite.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il Portale della Chiesa dell’Annunziata</h3><div><hr></div><div>Abbiamo volutamente tralasciato le splendide chiese ma vogliamo parlare del Portale della Chiesa dell’Annunziata, e del suo Trionfo dell’Abbondanza</div><div><br></div><div>Tra gli elementi più singolari del Barocco palazzolese, merita una menzione speciale il portale barocco della Chiesa dell’Annunziata, un tempo dedicata anche a Santa Rita.</div><div><br></div><div>Questa chiesa presenta una decorazione che esce dagli schemi classici del barocco ecclesiastico, con un portale dominato non da santi o angeli, ma da motivi vegetali e agresti.</div><div><br></div><div>Le caratteristiche del portale:</div><div>Colonne tortili binate: quattro colonne a spirale, due per lato, che si avvitano verso l’alto con grande dinamismo.</div><div>Fregi naturalistici abbondanti: tralci di vite, grappoli d’uva, melograne, fichi, mele cotogne, pere. </div><div>Tutto è scolpito con grande dettaglio, in un trionfo di fertilità e abbondanza.</div><div>Le interpretazioni simboliche:</div><div>L’uva e il vino sono simboli dell’Eucaristia, quindi del Sangue di Cristo.</div><div>La melagrana, nella tradizione cristiana, rappresenta la resurrezione e l’eternità.</div><div>La mela cotogna può simboleggiare la continuità della vita, la protezione della famiglia e la benedizione del raccolto.</div><div>Non è tra i frutti più frequenti nella simbologia cristiana, ma quando appare può rappresentare la saggezza divina o la dolcezza spirituale che si rivela solo dopo la maturazione, poiché la mela cotogna è aspra da cruda, ma dolce una volta cotta, una metafora della trasformazione dell’anima.</div><div><br></div><div>Conclusione: Palazzolo Acreide, Capitale del Barocco Grottesco</div><div><hr></div><div>Palazzolo Acreide non è solo uno scrigno del Barocco Ibleo, ma è anche uno dei centri dove meglio si è conservata la tradizione scultorea dei mascheroni, portata avanti da abili scalpellini locali.</div><div>In questo senso, Palazzolo Acreide si presenta non solo come una tappa imprescindibile per gli amanti dell’arte e dell’architettura, ma come un luogo dell’anima, dove la pietra prende vita e la storia si affaccia da ogni balcone.</div><div><br></div><div>E' anche famosa per diverse ragioni, che la rendono una meta di grande interesse storico, artistico e culturale:</div><div>​Patrimonio dell'Umanità UNESCO: Fa parte, dal 2002, del sito UNESCO "Città tardo barocche del Val di Noto" per la sua splendida architettura barocca, in particolare le chiese di San Paolo e San Sebastiano. </div><div><br></div><div>​Sito Archeologico di Akrai: Sorge vicino all'antica città greca di Akrai (colonia di Siracusa fondata nel 664 a.C.), di cui conserva un'importante Area Archeologica con un Teatro Greco ben conservato, un Bouleuterion (sala del consiglio) e le Latomie.</div><div><br></div><div>​I Santoni: Nelle vicinanze si trova anche il santuario rupestre degli "I Santoni", un sito unico in Sicilia con bassorilievi dedicati al culto della dea Cibele.</div><div><br></div><div>​Cultura e Tradizioni: La città è nota per le sue vivaci feste religiose e manifestazioni folcloristiche (come le feste di San Paolo e San Sebastiano) e per il suo Carnevale.</div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">​Musei: Ospita la Casa-museo di Antonino Uccello, che conserva una ricca collezione di cultura contadina siciliana, e il Museo Archeologico Gabriele Judica.</span><br></div><div><br></div><div>Per la Festa di San Sebastiano a Palazzolo Acreide è una delle celebrazioni religiose più sentite e spettacolari della Sicilia, nota per la sua intensa devozione e le sue antiche tradizioni.</div><div>​Viene celebrata in due date principali:</div><div>​20 Gennaio: In occasione del dies natalis del martire, si svolge la festa liturgica.</div><div>​10 Agosto: Questa è la festa estiva, la più grandiosa e folkloristica, che attira migliaia di fedeli e turisti e dura circa dieci giorni, solitamente dall'8 al 17 agosto.</div><div>​Momenti Salienti della Festa del 10 Agosto:</div><div>​Il "Carro del Pane" e le Cuddure: Al mattino, il "Carro del Pane", accompagnato dalle bande musicali, parte per la tradizionale raccolta delle cuddure, ciambelle di pane votive &nbsp;e dei rami di alloro, che vengono benedetti e distribuiti ai fedeli.</div><div>​La "Sciuta" Uscita: Alle ore 13:00, in un momento di grande emozione e folla, avviene la spettacolare "Sciuta" della Reliquia e del Simulacro di San Sebastiano dalla Basilica. Il simulacro, sorretto a spalla nuda dai portatori, viene accolto da un tripudio di fuochi d'artificio, da una pioggia multicolore di 'nzareddi (foglietti colorati) e dalle acclamazioni dei fedeli "Viva San Bastianu!".</div><div>​La "Catena Umana": Un rito particolarmente toccante è la "Catena Umana". I devoti, spesso a piedi scalzi, accompagnano il Santo lungo questo percorso in un atto di penitenza e preghiera.</div><div>​Processione e Ottava: I festeggiamenti continuano con una processione serale e si concludono con l'Ottava la domenica successiva, che prevede una seconda processione serale e la suggestiva "Velata" del Santo, un momento di addio fino alla prossima festa.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 15:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Casa del Granella: Tra la Realtà di Agrigento e Pirandello]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000020A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Casa del Granella: Tra la Realtà di Agrigento e il Mistero di Pirandello</h3><div><hr></div><div>Vuoi visitare un luogo che ha ispirato uno dei racconti più enigmatici di Luigi Pirandello? Ad Agrigento (l'antica Girgenti) si nasconde un edificio che è molto più di una vecchia abitazione: è un ponte tra la realtà e la leggenda, la vera e inconfondibile Casa del Granella.</div><div><br></div><div>Un Mistero Letterario ancora intatto</div><div>Ciò che colpisce di questa storia è la sua incredibile aderenza al reale: la casa esiste ancora, intatta, con le persiane serrate, i balconi segnati dal tempo e la stessa, atroce solitudine descritta da Pirandello.</div><div><br></div><div>Lo scrittore, premio Nobel, la rese immortale nella sua raccolta Novelle per un anno, trasformando in racconto una diceria sussurrata per le strade di Girgenti: quella di una vecchia casa abitata dagli spiriti.</div><div><br></div><div>Pirandello descriveva così la sua inquietante ambientazione:</div><div><br></div><div>“La casa sorgeva nel quartiere più alto della città, in cima al colle. La città aveva lassù una porta, il cui nome arabo, divenuto stranissimo nella pronuncia popolare – Bibirrìa – voleva dire Porta dei Venti”.</div><div><br></div><div>Un’immagine che rispecchia fedelmente il luogo, isolato dagli altri edifici come se volesse proteggere segreti inconfessabili, tenendoli al sicuro dalla quotidianità della città. Oggi, la Casa del Granella è una silenziosa testimone di se stessa: finestre sbarrate, facciata scrostata e un'aria cupa alimentata da leggende che si tramandano da oltre un secolo.</div><div><br></div><div>L'Eterno Dilemma: Spiriti e Presenze in Sicilia</div><div>I fantasmi hanno da sempre popolato l’immaginario popolare, e in Sicilia le storie di spiriti e presenze soprannaturali si tramandano di generazione in generazione. Non si tratta solo di superstizioni: queste narrazioni rispondono a un’esigenza profonda dell’animo umano: la necessità di credere che la vita non finisca con la morte del corpo.</div><div><br></div><div>In quasi ogni borgo siciliano esiste una casa "infestata", ma solo quella del Granella ha avuto l'onore di attirare l'attenzione di un genio come Pirandello.</div><div><br></div><div>Quando la Leggenda Incontra la Cronaca</div><div>Nonostante l'alone di mistero, gli ampi magazzini al pianterreno hanno avuto, in passato, una vita più "normale", ospitando una storica caffetteria, un negozio di ceramica e persino un punto vendita di articoli religiosi.</div><div><br></div><div>Ma la leggenda ha avuto la sua rivincita. Circa trent’anni fa, i piani superiori furono temporaneamente adibiti a scuola elementare. Chi frequentò la scuola in quel breve periodo racconta ancora oggi episodi che fanno rabbrividire:</div><div>Porte che si aprivano da sole.</div><div><br></div><div>Rumori inspiegabili e folate di vento improvvise in stanze chiuse.</div><div>Terminato quel breve esperimento, la casa è stata nuovamente chiusa. Ma gli spiriti, secondo i racconti, non se ne sono mai andati. Ancora oggi, ad Agrigento, la convinzione popolare è unanime: dentro la Casa del Granella "ci sono i fantasmi".</div><div><br></div><div>Il Confine tra Credere e Non Credere</div><div>Questa casa stregata continua a essere un luogo di fascino e timore, perché pone un dilemma che Pirandello stesso esplora con la sua consueta finezza: credere o non credere all’esistenza degli spiriti?</div><div>Per i più anziani del paese, la risposta è certa: la Casa del Granella è infestata, e bisogna starne alla larga.</div><div>Per il visitatore e il lettore moderno, essa rappresenta un affascinante confronto tra scetticismo e fede popolare.</div><div>Il mistero della Casa del Granella, come la narrativa di Pirandello, ci costringe a confrontarci con gli eterni interrogativi dell'umanità: Cosa c’è dopo la morte? </div><div><br></div><div>Se sei in visita ad Agrigento, osa un passaggio nel quartiere Bibirria per osservare da vicino questo luogo unico. </div><div>La Casa del Granella ti aspetta, muta e solitaria, in attesa che tu decida se credere alla sua leggenda o no.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 13:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Comitini il Borgo dello Zolfo di Pirandello e del Re Fantasma]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000209"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Comitini il Borgo dello Zolfo di Pirandello e del Re Fantasma</h3><div><hr></div><div>Da lontano, Comitini appare come un’apparizione discreta tra le colline dell’agrigentino. Ma non farti ingannare: questo piccolo borgo è uno scrigno di storie che intrecciano la cruda realtà mineraria, la letteratura di Luigi Pirandello e una delle leggende più misteriose della Sicilia.<div><br></div><div>Le Radici Antiche: dal Nome Arabo al Feudo</div><div>Il nome Comitini affonda le radici in un passato lontano, probabilmente derivando dall'arabo “Khumitini”. Già in epoca medievale, il territorio era dominato dalla maestosa rocca di Petra di Calathansuderj (dal termine arabo per "Castello di Sotto"), una fortezza naturale che ancora oggi vigila sulla valle.</div><div><br></div><div>La vera fondazione del borgo avviene il 23 giugno 1627, quando il barone Gaspare Bellacera ottenne il “Jus Populandi”. Questo diritto gli permise di trasformare un agglomerato rurale in un vero centro urbano, con la costruzione del maestoso Palazzo Baronale e della Chiesa Madre. Un borgo nato con una netta separazione sociale, simboleggiata dal "littrinu": una passerella sopraelevata che permetteva al barone di passare dal palazzo direttamente in chiesa, assistendo alla messa senza mai "mescolarsi al popolo".</div><div><br></div><div>Pirandello e l’Epoca d’Oro dello Zolfo</div><div>Comitini non fu solo uno sfondo per Pirandello: fu un luogo di vita e ispirazione profonda. Lo scrittore trascorse qui parte della sua giovinezza, osservando da vicino le miniere che un tempo appartenevano alla sua famiglia. In questi abissi presero forma i volti dei carusi e dei cavatori, magistralmente raccontati in capolavori come Ciaula scopre la luna e Il fumo.</div><div><br></div><div>Visitare Comitini oggi significa camminare sulle tracce del Premio Nobel, comprendendo che la sua "filosofia del lontano" nacque proprio guardando la luce della luna emergere dal buio del "cannuni" (il boccaporto della miniera).</div><div><br></div><div>L’El Dorado Siciliano: Sangue e Zolfo</div><div>Nel corso dell'Ottocento, Comitini era l'"El Dorado dello zolfo". Con ben 70 miniere attive e circa diecimila lavoratori, il borgo era un polo industriale globale. Qui il minerale veniva estratto a caro prezzo dai minatori e dai piccoli carusi, schiavi del sistema del "soccorso morto", per poi essere trasportato verso i caricatori della costa, come Porto Empedocle, e spedito in tutta Europa.</div><div><br></div><div>Oltre all'economia, Comitini fu cuore pulsante del Risorgimento: il 3 luglio 1859, sulla rocca di Petra, venne issato per la prima volta nell’agrigentino il tricolore italiano, segno di una coscienza nazionale che nasceva proprio tra i fumi dello zolfo.</div><div><br></div><div>Il Cuore del Borgo e Palazzo Bellacera</div><div>Il centro nevralgico è la piazza principale, su cui si affacciano il Palazzo Comunale, la chiesa dell’Immacolata e la residenza neoclassica dei baroni Vella. Ma il vero fiore all’occhiello è l’imponente Palazzo Bellacera, che ingloba un'antica torre normanna. Oggi è un polo culturale che ospita:</div><div><br></div><div>L’Antiquarium: 7.000 anni di storia, dai reperti neolitici alle ceramiche.</div><div><br></div><div>Il Museo delle Miniere: Un viaggio toccante tra campioni di zolfo, attrezzi originali e fotografie d'epoca che restituiscono dignità alla memoria di chi ha vissuto "senza tocco di campane".</div><div><br></div><div>La Leggenda del Fantasma di Federico II d’Aragona</div><div>Tra le mura di Palazzo Bellacera aleggia la leggenda del Re Fantasma. Si narra che lo spirito di Federico II d'Aragona, morto nel 1337, apparve nel 1577 rivelando di essere condannato a una "non-vita" spettrale per 270 anni. Nonostante le messe celebrate per la sua espiazione, si dice che ancora oggi, nelle notti più silenziose, il sovrano continui a vagare tra le sale del palazzo, cercando una pace che sembra non arrivare mai.</div><div><br></div><div>Sei pronto a scoprire il lato segreto della Sicilia? Comitini ti aspetta per un viaggio unico tra letteratura, archeologia industriale e misteri senza tempo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 14:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pitone Messinese: Storia, Etimologia e Unicità]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000208"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Pitone Messinese: Storia, Etimologia e Unicità</h3><div><hr></div><div>Il Pitone Messinese (o Pidone, come è spesso pronunciato localmente) non è solo uno street food: è un simbolo di Messina. Ma da dove deriva il suo nome singolare e perché è così specifico?</div><div><br></div><div>Il nome deriva dal siciliano "pidari", che significa "chiedere" o "pregare". Tuttavia, la vera origine legata al cibo è più specifica e affascinante.</div><div><br></div><div>Il Mistero del Nome: Ripieno o Richiesta?</div><div>Perché chiamare un calzone fritto "pidone"? Ci sono due ipotesi, ma una è di gran lunga la più solida:</div><div><br></div><div>La Spiegazione Accreditata: Da "Impiduni" (Farcito)</div><div>L'ipotesi più solida, e accettata dagli studiosi, fa derivare il termine "piduni" o "pidone" da una forma dialettale più antica: "impiduni", che significa "ripieno" o "farcito".</div><div><br></div><div>La radice è nel verbo dialettale "impidiri" → "riempire, imbottire".</div><div>Per abbreviazione, "impiduni" è diventato "pidone" o "pitone".</div><div><br></div><div>Conclusione: Il nome si riferisce semplicemente alla sua struttura: un impasto chiuso e farcito.</div><div><br></div><div>L'Ipotesi Popolare: Il "Pane Chiesto"</div><div>Questa teoria è suggestiva. Alcuni racconti popolari collegano il nome al verbo "pidari" (chiedere), narrando che un tempo i bambini delle famiglie povere andassero a "pidari" (elemosinare o chiedere) questo pane ripieno.</div><div>Questo avrebbe portato al nome come "pane chi si pida" (pane che si chiede). Tuttavia, questa è considerata una affascinante leggenda popolare, priva di una solida base linguistica.</div><div><br></div><div>Perché il Pitone Classico NON Vuole il Pomodoro</div><div>La ricetta tradizionale messinese è rigorosa e esclude il pomodoro per ragioni storiche e pratiche:</div><div>Una Questione di Umidità e Frittura</div><div>Il Pitone è tradizionalmente un prodotto fritto. L'inclusione del pomodoro fresco, ricco di acqua, è rischiosa:</div><div>L'umidità rilasciata dal pomodoro danneggia l'impasto.</div><div>Rischierebbe di far rompere il Pitone nell'olio bollente.</div><div>Per garantire la caratteristica croccantezza e le tipiche "bolle" della sfoglia fritta, il ripieno deve essere il più asciutto possibile.</div><div><br></div><div>L'Ipotesi del Cibo da Viaggio e Conservazione</div><div>Esiste anche una suggestiva ipotesi legata all'uso del Pitone come cibo da asporto per i lavoratori, inclusi i marinai dello Stretto.</div><div>Quando esposto al sole o al caldo, un ripieno contenente pomodoro fresco (che si inacidirebbe più rapidamente) avrebbe reso il Pitone non commestibile dopo poco tempo.</div><div>Il ripieno classico (scarola, formaggio e acciughe sotto sale) è, al contrario, più resistente e conservabile.</div><div>L'aggiunta di pomodoro è quindi una variante moderna, introdotta successivamente.</div><div><br></div><div>Il Vero Pitone Messinese: Un'Esclusiva dello Stretto</div><div>Il termine "Pitone" o "Pidone" è un'esclusiva gastronomica della città e della provincia di Messina.</div><div>Curiosità Linguistica: A Messina, la parola è spesso pronunciata "pituni" (con la "t" marcata). La forma a Mezzaluna schiacciata</div><div><br></div><div>Le Varianti Siciliane, che non sono Pidoni</div><div>Nel resto della Sicilia, esistono preparazioni simili, ma non vengono chiamate "Pitoni" e spesso hanno impasti e ripieni diversi:</div><div>Calzoni Fritti: (Ripieni più generici)</div><div>Scacce (Ragusano): Sottili sfoglie di pasta ripiegate.</div><div>Cartocciate (Catanese): Simili a un panzerotto al forno.</div><div><br></div><div>In Sintesi:</div><div>Il Pidone Messinese è unico e inconfondibile, definito dal suo specifico ripieno (scarola, acciuga, formaggio) e dalla sua preparazione croccante. Se siete a Messina, sapete cosa ordinare per assaggiare la vera tradizione!</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 13:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Consumo di Carne di Cavallo in Sicilia Storia Tradizione]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000207"><h3 class="imHeading3">Il Consumo di Carne di Cavallo in Sicilia: Storia, Tradizione e l'Influenza Arabo-Normanna</h3><div><hr></div><div>​Il consumo di carne equina in Sicilia ha origini antiche, legate a fattori culturali, economici e ambientali. Si tratta di una tradizione profondamente radicata in alcune aree dell’isola, soprattutto nella Sicilia orientale (Catania, Siracusa), che ha conosciuto interessanti evoluzioni nel corso del tempo, anche in relazione alle diverse dominazioni, come quella araba e normanna.</div><div>​Circola una leggenda popolare – affascinante ma priva di riscontri storici concreti – che narra dell’uso delle polpette di cavallo come “arma culinaria”. Pur trattandosi di mito, questo racconto tocca un punto centrale della tradizione gastronomica catanese: il consumo della carne equina, e in particolare delle sue celebri polpette, oggi considerate uno degli street food più iconici della città, soprattutto nella zona di via Plebiscito, patria del celebre "arrusti e mangia". <span class="fs12lh1-5">Situata nel cuore del centro storico, alle spalle del Monastero dei Benedettini e non lontano da Piazza Dante, questa via rappresenta uno spaccato della vita quotidiana catanese.</span></div><div>Conosciuta per il suo spirito popolare, Via Plebiscito è celebre per almeno tre cose: <span class="fs12lh1-5">La cucina tipica da strada, </span><span class="fs12lh1-5">La vivace atmosfera notturna, </span></div><div>Le tradizioni legate alla devozione popolare.</div><div><br></div><div>​Tradizione Contadina e Pastorale</div><div>​In Sicilia, come in molte altre regioni del Mediterraneo, cavalli, asini e muli erano utilizzati principalmente come animali da lavoro: per il trasporto, l’aratura e il traino. Quando questi animali invecchiavano o non erano più in grado di svolgere le loro funzioni, venivano macellati, per evitare sprechi e recuperare risorse preziose.</div><div>​La carne di cavallo, quindi, non derivava da allevamenti specifici, ma da un sistema di “riciclo alimentare” tipico di contesti rurali, dove ogni risorsa aveva un valore.</div><div><br></div><div>​Influenza Arabo-Normanna</div><div>​Durante le dominazioni araba e poi normanna, si sviluppò un sincretismo alimentare: la carne equina non era sempre ben vista, ma nemmeno vietata. I Siciliani, pragmatici in ambito culinario, mantennero la pratica del consumo, soprattutto nei contesti popolari.</div><div>​Alcune fonti arabe citano il consumo di carne equina in situazioni militari o di emergenza, ma non come pratica diffusa. Tuttavia, l’impatto culturale di queste dominazioni lasciò un segno profondo nella gastronomia isolana.</div><div><br></div><div>​Motivi Pratici del Consumo</div><div><hr></div><div>​Valore Nutrizionale</div><div>​La carne di cavallo è magra, ricca di ferro, proteine e facilmente digeribile. Queste caratteristiche le hanno conferito, storicamente, una buona reputazione dal punto di vista salutistico. In tempi di carestia o povertà, era considerata una carne "forte", nutriente e accessibile.</div><div>​Prezzo Accessibile</div><div>​Poiché derivava da animali a fine carriera, il costo della carne equina era inferiore rispetto a quello di carni più pregiate, come vitello o maiale, rendendola una scelta popolare tra le classi meno abbienti.</div><div><br></div><div>​Tradizione Gastronomica Siciliana</div><div><hr></div><div>​Catania, Capitale della Carne Equina</div><div>​Catania è oggi celebre per le sue bistecche di cavallo alla brace, spesso vendute come street food nei quartieri popolari, soprattutto lungo via Plebiscito <span class="fs12lh1-5">è la storica via per eccellenza ed è la porta d’ingresso dei quartieri storici di Catania.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Altri piatti tipici includono salsicce, polpette e fettine condite con spezie locali (come finocchietto, aglio e pepe), cotte alla griglia.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>​Rituali e Simboli Popolari</div><div>​In alcune famiglie, la carne di cavallo è associata a rituali familiari, fiere, sagre e occasioni festive. Nella cultura popolare, il cavallo è spesso simbolo di forza e virilità, da cui deriva la credenza che la sua carne “faccia bene agli uomini”.</div><div><br></div><div>​Declino e Trasformazioni</div><div>​Negli ultimi anni, il consumo di carne equina è diminuito in Sicilia, come nel resto d’Italia, oggi sempre più considerati animali d’affezione;</div><div>​Oggi i<span class="fs12lh1-5">l consumo di carne di cavallo in Sicilia è oggi oggetto di dibattito culturale:</span></div><div>​Per alcuni, è una tradizione da preservare, parte integrante dell’identità gastronomica siciliana.</div><div>​Per altri, è una pratica da superare, in linea con una nuova sensibilità etica verso gli equidi.</div><div>​Nel mezzo si trovano le autorità sanitarie, impegnate a garantire tracciabilità, legalità e sicurezza della carne equina in commercio.</div><div><br></div><div>​In Sintesi: Perché si Mangia Carne di Cavallo in Sicilia?</div><div>​Per tradizione rurale e contadina;</div><div>​Perché è profondamente radicata nella gastronomia urbana, soprattutto a Catania;</div><div>​Perché è diventata parte dell’identità culturale siciliana.</div><div><br></div><div>Come ​approfondimento: Arabi, Islam e la carne di cavallo in Sicilia</div><div>​Il rapporto tra gli Arabi in Sicilia (827–1091 d.C.) e il consumo di carne equina è complesso, e intreccia religione, cultura militare e pratiche alimentari.</div><div><span class="fs12lh1-5">Le ​Norme Islamiche, </span><span class="fs12lh1-5">​secondo la sharia, la carne di cavallo non è vietata ḥaram, ma è considerata sconsigliata makruh.</span></div><div>​Non ne viene esplicitamente vietata la carne equina, ma menziona il cavallo come animale da trasporto e ornamento, ne veniva permesso il consumo in caso di necessità, vietando invece quello di asini e muli.</div><div>​Il Cavallo nella Cultura Araba<span class="fs12lh1-5"> era simbolo di status, nobiltà e potere. Fondamentale per la cavalleria islamica, era allevato con cura e rispetto. In Sicilia, sotto dominio arabo, i cavalli venivano impiegati per: </span><span class="fs12lh1-5">​Scopi militari e difensivi;</span></div><div><span class="fs12lh1-5">​Consumare la loro carne avrebbe significato privarsi di un bene strategico, oltre che simbolicamente importante.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>​Influenza Araba sulla Cucina Siciliana</div><div>​Anche se gli Arabi in Sicilia con molta probabilità non consumavano carne equina, la loro presenza ha lasciato tracce profonde nella cucina locale:</div><div>​Introduzione di spezie e tecniche culinarie (grigliatura, marinatura, polpette);</div><div>Hanno ​diffuso l’uso di carni alternative come capra e montone;</div><div>​Una visione del cibo più pragmatica, adattata alle necessità locali.</div><div>​È plausibile che, in contesti di fame o guerra, la carne equina fosse consumata eccezionalmente, anche sotto il dominio islamico.</div><div>​Dopo la Dominazione Araba, c<span class="fs12lh1-5">on la conquista normanna (XI secolo), la cultura araba non scomparve, ma fu assimilata e integrata nel tessuto sociale dell’isola.</span></div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">La leggenda del Cavallo Senza Testa – Via Crociferi, Catania</h3><div><hr></div><div>Tra le strade più suggestive del centro storico di Catania, Via Crociferi custodisce una leggenda che, ancora oggi, incuriosisce i visitatori: quella del Cavallo Senza Testa.</div><div><br></div><div>Secondo la tradizione, nel XVIII secolo i nobili catanesi erano soliti incontrarsi in segreto proprio in questa via, approfittando del silenzio notturno per vivere le loro relazioni amorose lontano da occhi indiscreti. Per mantenere la privacy e scoraggiare i curiosi, si diffuse una voce inquietante: si raccontava che, al calare della notte, apparisse un cavallo fantasma privo di testa, che si aggirava tra le antiche pietre laviche della strada.</div><div><br></div><div>La leggenda prese piede rapidamente, m<span class="fs12lh1-5">a non tutti credevano a questa storia. Un giovane, deciso a dimostrare il contrario, sfidò i suoi amici: sarebbe andato da solo in Via Crociferi di notte e, per provare il suo coraggio, avrebbe piantato un chiodo sotto l’arco che collega il Monastero delle Benedettine.</span></div><div><br></div><div>Il ragazzo mantenne la promessa, ma fu vittima di un crudele scherzo del destino: nel piantare il chiodo, rimase inavvertitamente impigliato con il mantello, che si fissò al muro. Cercando di andarsene, non riuscì a muoversi e, preso dal panico, credette di essere stato afferrato dal leggendario cavallo. Il terrore fu così grande che morì sul posto.</div><div><br></div><div>Ancora oggi, c’è chi afferma che, nelle ore più buie, sia possibile udire il suono lontano degli zoccoli sul basolato, come se il cavallo senza testa fosse ancora lì, a custodire i segreti di un’epoca passata.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 27 Sep 2025 15:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il terremoto di Messina del 1783 e la nascita delle baracche]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000206"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il terremoto di Messina del 1783 e la nascita delle baracche antisismiche</h3><div><hr></div><div>Nel febbraio del 1783, una delle più terribili sequenze sismiche della storia italiana colpì il Mezzogiorno, con una serie di scosse devastanti tra la Calabria meridionale e la Sicilia nord-orientale. Il sisma ebbe effetti catastrofici: interi paesi vennero rasi al suolo, migliaia di persone persero la vita, e la città di Messina fu tra le più colpite in assoluto.</div><div><br></div><div>Secondo le cronache dell’epoca, nella città siciliana rimasero in piedi solo poche strutture, tra cui la Cittadella, mentre il resto degli edifici fu gravemente danneggiato o completamente distrutto. Si stima che oltre 600 persone morirono solo a Messina, ma il numero reale potrebbe essere anche più alto. Oltre alla distruzione materiale, la popolazione si ritrovò senza alcun riparo sicuro.</div><div><br></div><div>Una toccante testimonianza ci arriva da Johann Wolfgang von Goethe, il celebre poeta e viaggiatore tedesco, che visitò Messina nel 1787, quattro anni dopo il disastro. Goethe descrive una città ancora profondamente segnata dal sisma, dove circa 30.000 superstiti vivevano in baracche, costruite rapidamente su una vasta prateria a nord della città, poiché le abitazioni superstiti erano troppo pericolanti per essere abitate.</div><div><br></div><div>Le baracche: da emergenza a innovazione antisismica</div><div><span class="fs12lh1-5">Queste baracche, nate come rifugi di emergenza, rappresentarono molto più di una semplice soluzione provvisoria. Di fronte a una catastrofe di tale portata, il governo borbonico attuò una risposta straordinaria, avviando una ricostruzione basata su principi innovativi. Nel 1784 fu infatti emanato il primo regolamento antisismico d’Europa, una misura all’avanguardia per l’epoca.</span><br></div><div><br></div><div>Fu così che nacque il concetto di “casa baraccata”, un nuovo tipo di edificio concepito per resistere ai terremoti, grazie a una combinazione intelligente di materiali e tecniche costruttive. Il progetto fu elaborato dall’ingegnere militare Francesco La Vega, e si basava su:</div><div><span class="fs12lh1-5">una doppia intelaiatura lignea interna alle pareti,</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">un riempimento in pietra e malta,</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">l’utilizzo del legno come struttura elastica capace di assorbire le vibrazioni telluriche.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Questa tecnica, semplice ma efficace, fu adottata nelle nuove costruzioni e nella ricostruzione dei centri urbani danneggiati. Il legno, materiale flessibile e leggero, fungeva da vera e propria armatura antisismica, riducendo notevolmente il rischio di crolli durante le scosse.</span><br></div><div><br></div><div>Un modello architettonico che resiste nel tempo</div><div><span class="fs12lh1-5">Nel corso del tempo, il termine “baracca” smise di indicare esclusivamente rifugi provvisori e iniziò a riferirsi anche a costruzioni stabili, durature e ben progettate. Alcune testimonianze dell’epoca – come quelle di Hamilton e Sarconi – descrivono baracche ben rifinite, suddivise in più stanze e persino commissionate da nobili famiglie, segno che il sistema costruttivo aveva ormai guadagnato prestigio e fiducia.</span><br></div><div><br></div><div>Questa architettura baraccata si rivelò talmente efficace da essere ripresa anche oltre un secolo dopo, in occasione di nuovi terremoti. In particolare, si rivelò fondamentale durante il terremoto di Messina del 1908, uno dei più tragici eventi sismici della storia europea. La città, già duramente colpita nel 1783, venne nuovamente devastata: oltre 80.000 persone morirono tra Messina e Reggio Calabria, a causa del sisma e del successivo tsunami.</div><div><br></div><div>Eppure, gli edifici realizzati secondo il modello borbonico della casa baraccata resistettero meglio. Pur riportando danni, non subirono crolli totali, e in molti casi permisero agli abitanti di mettersi in salvo. Questo dimostrò la straordinaria validità di un sistema costruttivo nato oltre un secolo prima e considerato oggi uno dei precursori dell’edilizia antisismica moderna.</div><div><br></div><div>Un’eredità culturale e architettonica da scoprire</div><div><span class="fs12lh1-5">La storia delle baracche di Messina non è solo una pagina di ingegneria, ma anche un simbolo di resilienza. In un’epoca in cui i terremoti erano spesso considerati eventi ineluttabili, questa città fu teatro di un cambiamento radicale: da un’emergenza nacque una visione, un nuovo modo di costruire, più sicuro, razionale e consapevole.</span><br></div><div><br></div><div>Ancora oggi, alcuni edifici sopravvissuti o ricostruiti secondo quei criteri rappresentano una preziosa testimonianza storica, e l’interesse per il modello baraccato è cresciuto, tanto da essere studiato in ambito accademico e tecnico come uno dei primi esempi di architettura antisismica strutturata in Europa.</div><div><br></div><div>Messina oggi: memoria, rinascita e innovazione</div><div><span class="fs12lh1-5">Visitare Messina significa anche entrare in contatto con una città che ha saputo rinascere due volte, trasformando la tragedia in un’opportunità per crescere. Le baracche, da semplici rifugi di fortuna, sono diventate parte della memoria collettiva e della cultura costruttiva locale, segno tangibile di una popolazione che non si è mai arresa.</span><br></div><div><br></div><div>Curiosità</div><div><br></div><div>La “casa baraccata” anticipò di oltre un secolo i moderni criteri antisismici.</div><div><span class="fs12lh1-5">Le prime baracche furono costruite in appena due settimane dopo il terremoto del 1783.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il modello fu ripreso anche nella legislazione italiana del XX secolo dopo i terremoti del 1905 e del 1908.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Oggi, alcune ricostruzioni sperimentali e documentazioni storiche permettono di ricostruire fedelmente il sistema baraccato originario.</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 16:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sapori in sella festival]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000205"><h3 class="imHeading3">Sapori in sella festival</h3><div><hr></div><div>Sta per arrivare la 1 edizione di 𝐒𝐚𝐩𝐨𝐫𝐢 𝐢𝐧 𝐒𝐞𝐥𝐥𝐚 – 𝐅𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚𝐥 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐄𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐫𝐞!</div><div>𝟐𝟎 𝐞 𝟐𝟏 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞: due giornate dedicate alla Sicilia più autentica, tra spettacoli equestri, show cooking, degustazioni, attività pensate per grandi e piccoli e momenti di approfondimento culturale come il convegno sul ruolo della riabilitazione equestre nella relazione di cura.</div><div>Cavalli Sanfratellani e Siciliani, asini Ragusani, Panteschi e Grigi Siciliani, insieme a Bardotti e muli, saranno i protagonisti di un evento che celebra natura, cultura e sapori del territorio.</div><div>Non perdere questa nuova esperienza: vivi con noi Sapori in Sella!</div><div>Lungomare Cristoforo Colombo, Marina di Caronia, 98072 (ME)</div><div>Demanio Forestale Pomo – S.P. 168 Caronia–Capizzi km 13,5, 98072 Caronia (ME)</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.saporiinsella.com/" class="imCssLink">https://www.saporiinsella.com/</a></div></div><div><br></div><div>Il festival Sapori in Sella è promosso dall’A.R.E.A.S. – Associazione Razze Equine Asinine Siciliane, realtà nata con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio genetico unico custodito in Sicilia.<div>Razze come il Cavallo Sanfratellano, il Cavallo Siciliano, l’Asino Ragusano, l’Asino Pantesco, l’Asino Grigio Siciliano, il Bardotto e il Mulo sono al centro delle nostre attività, che includono la salvaguardia della biodiversità e la promozione di iniziative sportive, turistiche, culturali e di intrattenimento che raccontano la ricchezza del territorio.</div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/p/Associazione-razze-equine-asinine-siciliane-61560846068918/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/p/Associazione-razze-equine-asinine-siciliane-61560846068918/</a></div></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/546386511_122104501725001173_2289812032996702343_n.jpg"  width="400" height="500" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 05:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'Asilo Religioso e il Ruolo delle Chiese nella Sicilia del 1770]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000202"><h3 class="imHeading3">L'Asilo Religioso e il Ruolo delle Chiese nella Sicilia del 1770</h3><div><hr></div><div>Nel 1770, la Sicilia era un'isola di contrasti, governata dai Borbone ma con un'identità forte e radicata. </div><div>La Sicilia era una terra di transito, di conquista e di rifugio, un'isola che spesso si trovava al centro di contesti politici complessi e in continuo mutamento. Sebbene il concetto moderno di diritto d'asilo non fosse ancora formalizzato come lo conosciamo oggi, l'isola ha ospitato diversi rifugiati e perseguitati, sia per motivi politici che religiosi, spesso in virtù delle tradizioni di accoglienza stabilite dalle autorità locali o dalle pratiche religiose.<br></div><div><br></div><div>In questo scenario, chiese e monasteri non erano solo luoghi di culto, ma veri e propri centri di potere, protezione e vita sociale. </div><div>Un aspetto cruciale di questa influenza era l'asilo religioso, un diritto millenario che offriva rifugio a chi fuggiva dalla giustizia secolare.</div><div><br></div><div>La Sicilia Borbonica e il Potere della Chiesa</div><div>Sotto il regno di Ferdinando III di Borbone, la Sicilia manteneva un certo grado di autonomia, con istituzioni locali e una nobiltà influente. Ma la Chiesa cattolica era la vera protagonista della vita quotidiana, esercitando un'autorità immensa. Sebbene alleata della monarchia, non mancavano i conflitti, soprattutto quando i privilegi ecclesiastici si scontravano con le ambizioni di centralizzazione del potere dei Borbone. In un'isola segnata da tensioni sociali, povertà rurale e disuguaglianze, le chiese e i conventi divennero spesso l'ultima speranza per chi cercava protezione.</div><div><br></div><div>Il Diritto d'Asilo: Un Rifugio Sacro</div><div>Il diritto di asilo religioso in Sicilia era una pratica consolidata dalla legge canonica. Qualsiasi persona, a prescindere dal reato commesso, poteva rifugiarsi in un luogo sacro (chiesa, convento, monastero) per sottrarsi all'arresto da parte delle autorità civili. Questo tipo di protezione era garantito almeno temporaneamente, e le forze dell'ordine non potevano entrare senza un'autorizzazione speciale o un ordine esplicito della Chiesa.</div><div><br></div><div>Questo sistema offriva rifugio non solo a criminali comuni, ma anche, e forse soprattutto, a perseguitati politici. Durante le agitazioni sociali contro il regime borbonico, oppositori e ribelli trovavano un nascondiglio sicuro tra le mura di un convento. Monaci e frati, in particolare gli ordini dei Cappuccini e dei Frati Minori, intervenivano spesso per proteggere i fuggitivi, facendo valere l'immunità dei loro luoghi di culto e sfidando il potere civile.</div><div><br></div><div>Esempi e Declino</div><div>Le grandi chiese e i conventi nelle città principali come Palermo, Catania, Messina e Trapani erano i centri principali di questa rete di protezione. Il caso di alcuni patrioti siciliani che cercarono rifugio nelle chiese per sfuggire alla repressione borbonica è un esempio emblematico di come l'asilo religioso fungesse da scudo politico in un'epoca di forte instabilità.</div><div><br></div><div>Tuttavia, con l'avanzare delle riforme illuministiche, anche in Sicilia il diritto d'asilo iniziò a essere messo in discussione. La monarchia borbonica, influenzata da queste nuove idee, mirava a ridurre l'influenza della Chiesa e a centralizzare la giustizia. Le riforme avviate con il Codice Penale Borbonico del 1782 iniziarono a limitare i poteri dei luoghi sacri. Nonostante la tradizione di asilo continuò a esistere in forma non ufficiale per un po', il 1770 rappresentò una sorta di spartiacque prima del progressivo ridimensionamento di questa antica pratica.</div><div><br></div><div>In sintesi, la Sicilia del 1770 era una terra dove la Chiesa non era solo un'istituzione spirituale, ma un pilastro del potere politico e sociale. Il diritto di asilo religioso ne era la prova più evidente, offrendo un'importante via di fuga in un'epoca di conflitti e ingiustizie.</div><div><br></div><div>Le chiese siciliane non erano solo luoghi di culto, ma anche centri di potere e protezione sociale. Le grandi chiese come la Cattedrale di Palermo, la Chiesa di San Domenico o la Chiesa della Martorana erano considerate luoghi sacri in cui l'ospite veniva protetto dalla giurisdizione civile. Le comunità religiose come i Cappuccini, i Frati Minori e i Gesuiti gestivano diversi conventi che fungevano da rifugi per chi era in pericolo.<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 14:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Zafferana Etnea tra miele, mele e storia vulcanica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000201"><div>Zafferana Etnea: tra miele, mele e storia vulcanica</div><div><hr><div>Zafferana Etnea è conosciuta come la "Città del Miele" per la sua secolare tradizione apistica e per l'eccellenza dei suoi mieli, prodotti grazie alla ricca flora che prospera sul territorio vulcanico. La città sorge alle pendici dell'Etna, il cui nome locale è "Mongibello", ed è una delle principali porte d'accesso al Parco dell'Etna.</div><div><br></div><div>In questo fertile ambiente, oltre al miele, si coltiva la Mela Gelato Cola, una storica varietà autoctona che fa parte del Presidio Slow Food. Questo frutto, insieme al miele, rappresenta una delle più importanti eccellenze agricole del territorio.</div><div><br></div><div>L'origine del nome</div><div>Il nome "Zafferana Etnea" racchiude la storia e la geografia del luogo. Il suffisso "Etnea" indica il profondo legame con il vulcano che ne ha plasmato il paesaggio e la cultura. L'origine del nome "Zafferana" è invece dibattuta, legata a diverse ipotesi:</div><div><br></div><div>Dalla parola araba Zaufanah, che significa "giallo", in riferimento all'abbondanza di ginestre e altre piante di questo colore.</div><div><br></div><div>Dalla parola araba Zafarana, che significherebbe "contrada ricchissima di acqua".</div><div><br></div><div>Dalla coltivazione dello zafferano, una spezia un tempo molto diffusa e cruciale per l'economia locale, come testimonia anche un dipinto del 1838, la Madonna della Provvidenza, che raffigura un vaso con fiori di zafferano.</div><div><br></div><div>La nascita del paese è legata al Priorato di San Giacomo del Bosco, un monastero benedettino del XII secolo, distrutto dal terremoto del 1693, i cui resti hanno dato origine all'abitato moderno.</div><div><br></div><div>Le eccellenze agricole</div><div>L'ambiente vulcanico e la ricca biodiversità dell'Etna hanno reso il territorio ideale per la produzione di eccellenze agricole, in particolare il miele e le mele.</div><div><br></div><div>La Città del Miele</div><div>La tradizione apistica secolare ha reso Zafferana Etnea famosa come la "Città del Miele". La flora locale, con fioriture di zagara, castagno, sulla e millefiori, conferisce ai mieli un sapore e un aroma unici. La produzione include mieli monoflora (arancio, castagno, eucalipto) e il pregiato millefiori. La qualità è garantita da apicoltori professionisti che evitano trattamenti aggressivi, preservandone le proprietà nutritive. La vocazione del paese per il miele è celebrata ogni anno durante l'Ottobrata Zafferanese, una grande manifestazione che dedica una delle sue domeniche alla "Sagra del Miele".</div><div><br></div><div>La Mela Gelato Cola</div><div>L'Etna è un universo di sapori, dove da secoli si coltivano varietà di mele autoctone. Tra le 19 cultivar storiche, la più significativa è la Mela Gelato Cola, un antichissimo frutto dal profumo intenso che dal 2016 è un Presidio Slow Food. Piccola, conica e dalla buccia giallo paglierino, si distingue per la sua polpa zuccherina e aromatica, ricca di vitamine e antiossidanti. Purtroppo, molte di queste varietà, inclusa la più diffusa mela Cola, sono state quasi interamente sostituite da cultivar internazionali più produttive. Oggi, solo pochi agricoltori, riuniti nella cooperativa Zaufanah, preservano la coltivazione di queste mele storiche.</div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/prolocozafferana/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/prolocozafferana/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 17:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le basi del Diritto di Asilo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000200"><h3 class="imHeading3">Le basi del Diritto di Asilo</h3><div><hr></div><div>Immunità del luogo sacro: Le chiese, i monasteri, i conventi e persino i cimiteri annessi erano considerati luoghi sacri. Questo status conferiva loro un'immunità locale o territoriale, che li rendeva inviolabili. Le forze dell'ordine e le autorità civili non potevano entrare in questi spazi con la forza per arrestare una persona senza il permesso dell'autorità ecclesiastica.</div><div>Principio di carità e misericordia: La Chiesa si considerava un luogo di rifugio e protezione per i deboli, i perseguitati e i peccatori che cercavano redenzione. Il diritto di asilo si fondava su questo concetto di misericordia divina, offrendo al reo un'opportunità di pentimento e protezione dalla giustizia secolare, che poteva essere molto severa.</div><div>Conflitto di giurisdizione: Il potere della Chiesa era parallelo e spesso in conflitto con quello dello Stato. Esisteva il "foro ecclesiastico", un sistema giuridico separato che giudicava il clero e, in alcune materie, anche i laici. Se un individuo si rifugiava in un luogo sacro, passava di fatto sotto la giurisdizione ecclesiastica. Le autorità civili non potevano intervenire, e la sua sorte dipendeva da un negoziato con il vescovo o l'abate del luogo.</div><div><br></div><div>Perché era un problema per lo Stato</div><div><hr></div><div>Per le autorità laiche e per i tribunali civili, il diritto di asilo era una fonte costante di frustrazione e di conflitto. I luoghi di culto potevano diventare rifugio per criminali comuni (assassini, ladri, debitori) che in questo modo sfuggivano alla giustizia. Questo privilegio era visto come un ostacolo all'applicazione della legge e un rischio per la sicurezza pubblica.</div><div>Nel Settecento, con l'affermarsi dell'Illuminismo e del potere dei sovrani, si cercò di limitare questi privilegi.</div><div>Riforme illuministiche: Figure come re Ferdinando III di Borbone e il suo viceré Domenico Caracciolo si impegnarono in una politica di riforme che mirava a ridurre l'eccessivo potere della Chiesa in Sicilia. L'abolizione dell'Inquisizione nel 1782 e i tentativi di ridurre l'immunità ecclesiastica rientravano in questo sforzo.</div><div>Controversie legali: Giuristi e politici dibattevano la legittimità del diritto di asilo. Il Papa Benedetto XIV, a metà del Settecento, intervenne per limitare gli abusi, riducendo la casistica dei reati per i quali si poteva godere dell'immunità.</div><div>In sintesi, un uomo che si rifugiava in chiesa in Sicilia nel 1700 era salvo non per una legge civile, ma per un antichissimo privilegio ecclesiastico. Era un'espressione tangibile del potere della Chiesa che si sovrapponeva a quello dello Stato, offrendo rifugio a chi sfuggiva alla giustizia secolare, sebbene questa pratica fosse sempre più contestata e limitata con l'avanzare del secolo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 12:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lo ius primae noctis nella Sicilia feudale mito o realtà]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FF"><h3 class="imHeading3">Lo "ius primae noctis" nella Sicilia feudale: mito o realtà?</h3><div></div><div><hr></div><div>Nell'immaginario, lo ius primae noctis cioè il presunto diritto del signore feudale di trascorrere la prima notte con la sposa di un suo suddito, è diventato un simbolo potente dell'oppressione e dell'arbitrio. Era davvero diffusa nella Sicilia dell'epoca? La storia, in realtà, ci racconta un'altra storia.</div><div><br></div><div>​Una leggenda, non una legge</div><div>​Nonostante la sua popolarità nel folklore e nella letteratura, non esistono prove storiche concrete che lo ius primae noctis sia mai stato un diritto legalmente riconosciuto o sistematicamente applicato in Sicilia o altrove in Europa. La sua fama deriva in gran parte da fonti tardo-medievali e racconti satirici, non da documenti ufficiali.</div><div>​Allora da dove nasce questa leggenda? Spesso, i signori feudali richiedevano un tributo in denaro o beni in occasione dei matrimoni dei loro contadini. Questo tributo, a volte chiamato jus maletractandi, potrebbe essere stato reinterpretato nel tempo come un diritto sulla persona stessa, dando vita al mito. La diffusione della storia riflette più la memoria di una condizione sociale oppressiva che un fatto storico documentato.</div><div><br></div><div>​La Chiesa e la società</div><div>​Il matrimonio era un atto religioso e comunitario, strettamente controllato dalla Chiesa cattolica, che non avrebbe mai tollerato un abuso del genere. Inoltre, i codici giuridici e le consuetudini dei feudi siciliani non contengono alcuna traccia normativa di un simile diritto. La vera oppressione si manifestava attraverso tasse, obblighi di lavoro e sottomissione sociale, non attraverso un diritto sessuale istituzionalizzato.</div><div>​Molti storici contemporanei considerano lo ius primae noctis una metafora del potere assoluto e non una pratica reale. Il mito fu probabilmente alimentato in epoche successive, in particolare durante l'Illuminismo, per denunciare le ingiustizie del sistema feudale.</div><div><br></div><div>La conclusione</div><div>​Per comprendere a fondo la complessa realtà della Sicilia feudale, è fondamentale distinguere tra mito e storia. Lo ius primae noctis non fu un'usanza reale, ma piuttosto una leggenda che simboleggia in modo efficace l'oppressione subita dalle classi subalterne. </div><div>La vera storia dei feudi siciliani si racconta attraverso le difficoltà quotidiane, le tasse e gli obblighi, non attraverso questo presunto diritto.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 13:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Licentia Populandi, la nascita dei paesi siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FE"><h3 class="imHeading3">Licentia Populandi, la nascita dei paesi siciliani</h3><div><hr><br></div><div>​Il 13 settembre 1610, Filippo III di Spagna, sovrano del Regno di Sicilia, trasformò un antico privilegio in una vera e propria strategia economica. La Licentia Populandi, il diritto di fondare un nuovo centro abitato, non era più solo un premio per i nobili, ma divenne uno strumento per ridisegnare la geografia e il futuro dell'isola.</div><div><br></div><div>Dal privilegio al potere baronale</div><div><br></div><div>Questo privilegio, originariamente nato nel Basso Medioevo come strumento di sostegno alla corona, divenne nell’età moderna uno strumento per il trasferimento di parte del potere statale al ceto baronale. I nobili acquisirono così crescente autonomia politica, militare, fiscale e giudiziaria.</div><div><br></div><div>​Un'isola in cerca di equilibrio</div><div>​Immaginate la Sicilia del XVII secolo: una terra ricca ma sbilanciata. Durante la dominanza spagnola, l'aumento delle tasse spinse molti contadini ad abbandonare le campagne per cercare fortuna nelle città. Questo esodo gonfiò i centri urbani e ne migliorò le condizioni di vita, ma svuotò le aree rurali, portando a un crollo della produzione agricola.</div><div><br></div><div>Dal 1618 al 1621, i Parlamenti siciliani regolamentarono questa nuova fase di espansione territoriale. Chi desiderava fondare un centro abitato doveva negoziare con la Regia Corte l’estensione della propria giurisdizione, la concessione dell’enfiteusi (il diritto di godimento su un terreno altrui, con obbligo di migliorarne le condizioni), e ottenere l’approvazione delle città demaniali confinanti.</div><div><br></div><div><br></div><div>​Per salvare l'economia, la Corona spagnola prese una decisione audace: ripopolare le campagne e rilanciare l'agricoltura. La soluzione fu la Licentia Populandi, che permetteva ai baroni di costruire nuovi villaggi nei loro feudi.</div><div>​Dal privilegio al potere</div><div>​I nobili, in cambio, non solo dovevano versare una somma alla Corona, ma acquisivano anche poteri giurisdizionali, dal diritto di amministrare la giustizia alla possibilità di riscuotere le tasse. Questo sistema creò le "città di fondazione": veri e propri centri abitati costruiti da zero, spesso vicino ad antiche residenze o castelli, che servivano a ricolonizzare i vasti latifondi abbandonati.</div><div>​Non fu solo una mossa dei nobili. Anche mercanti, mecenati e finanzieri videro in questo privilegio un'opportunità per scalare la società e diventare proprietari terrieri. La fondazione di una città era un progetto ambizioso che prevedeva un preciso processo burocratico e costi notevoli, che il fondatore doveva affrontare di tasca propria.</div><div>​Cosa serviva per fondare una città?</div><div>​Il processo di fondazione era rigoroso e impegnativo. Il futuro fondatore doveva:</div><div>​Scegliere il luogo: un'area con terreno fertile, acqua e collegamenti stradali.</div><div>​Pagare la Corona: una somma che andava dalle 100 alle 400 onze (ma spesso molto di più).</div><div>​Costruire le infrastrutture: a proprie spese, doveva edificare almeno 80-100 case, una chiesa, un municipio e servizi essenziali come mulini e depositi.</div><div>​Spesso, questi nuovi centri venivano fortificati con imponenti mura per proteggere residenti e prodotti agricoli.</div><div>​L'eredità delle città di fondazione</div><div>​Tra il Cinquecento e il Settecento, in Sicilia sorsero quasi 120 nuovi centri abitati, molti dei quali esistono ancora oggi. Città come Vittoria, Campobello di Licata, Leonforte e Palma di Montechiaro sono solo alcuni esempi di questi insediamenti nati da un privilegio reale.</div><div>​Queste città raccontano una storia di trasformazione, di un'isola che ha saputo ripartire dalle sue radici rurali. Passeggiando per le strade di questi paesi, si respira ancora l'atmosfera di un'epoca in cui il potere feudale e la volontà di un re hanno dato vita a comunità che resistono ancora oggi, testimoni silenziose di un passato affascinante.</div><div>Città nate da un privilegio.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Sep 2025 13:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il gran passo del 1850: fiumi in mano allo Stato]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FD"><h3 class="imHeading3">Il gran passo del 1850: fiumi in mano allo Stato</h3><div><div><hr></div><div>Il contesto storico</div><div><span class="fs12lh1-5">Fino alla prima metà del XIX secolo, molti corsi d'acqua siciliani venivano considerati di proprietà privata dei baroni: questi li controllavano come parte dei loro feudi, anche se spesso non erano navigabili e la loro natura generava controversie con lo Stato centrale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La giurisprudenza e la legislazione del Regno di Sicilia, e successivamente del Regno delle Due Sicilie, non riconoscevano la proprietà privata dei corsi d'acqua principali, che erano considerati beni demaniali, ovvero di proprietà dello Stato.</span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">I baroni potevano avere diritti d'uso sulle acque che scorrevano nei loro feudi, specialmente per l'irrigazione o per azionare mulini, ma non ne erano i proprietari. Questi diritti erano regolamentati e spesso fonte di dispute, non con lo Stato centrale per la proprietà, ma tra i vari proprietari terrieri per l'uso delle acque.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La gestione delle acque</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La gestione delle acque in Sicilia era complessa a causa della natura torrentizia di molti fiumi e della scarsità idrica. Le controversie non riguardavano la proprietà, ma l'uso e la distribuzione delle risorse idriche. Lo Stato, attraverso le magistrature idriche, interveniva per dirimere le controversie e regolamentare l'uso delle acque per evitare abusi.</span></div></div><div><br></div><div>La svolta del 17 giugno 1850</div><div><span class="fs12lh1-5">Fu solo il 17 giugno 1850 che re Ferdinando II emanò una legge che trasferiva i fiumi navigabili e nella pratica, anche quelli non navigabili al demanio pubblico. Questa disposizione sancì la sottrazione definitiva dei fiumi dal controllo feudale e sancì il ritorno delle acque alla collettività</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Impatti e significati</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Fine di un privilegio feudale: il controllo dei fiumi ha cessato di essere un’eccezione riservata alla nobiltà. Questi corsi d’acqua divennero beni pubblici, sotto gestione statale.</span><br></div><div><br></div><div>Maggiore coesione territoriale: stanati i privilegi dei feudatari, lo Stato poté uniformare la gestione delle risorse idriche, migliorando la loro disponibilità e il controllo amministrativo.</div><div><br></div><div>Un passo verso la modernità: questa legge fa parte di un più ampio processo di smantellamento dei poteri feudali, iniziato già con l’abolizione della giustizia patrimoniale nel 1838 e l’avvento di un moderno sistema giuridico-amministrativo.</div></div><div><br></div><div>Nel Settecento, il sistema amministrativo centrale della Sicilia era una complessa struttura che rifletteva la sua storia di regno autonomo sotto il controllo di potenze straniere (prima la Spagna, poi i Savoia e gli Asburgo, e infine i Borbone). La Sicilia, pur essendo un regno a sé, era retta da un viceré, un rappresentante del sovrano che risiedeva a Palermo ed esercitava il potere in suo nome.</div><div><div><br></div><div>Struttura del governo</div><div><hr></div><div>Il governo centrale era composto da diverse istituzioni principali:</div><div><br></div><div>Il Viceré: Massima autorità civile e militare, nominato dal sovrano. Presiedeva tutti gli organi di governo ed era responsabile della gestione del regno.</div><div><br></div><div>Il Sacro Regio Consiglio: Organo consultivo del viceré, composto da magistrati e membri del clero. Aveva funzioni legislative, giudiziarie e amministrative, aiutando il viceré nelle sue decisioni.</div><div><br></div><div>Il Parlamento Siciliano: Un'istituzione storica e fondamentale, considerata una delle più antiche d'Europa. Era diviso in tre bracci:</div><div><br></div><div>Feudale: Rappresentanti dei baroni e dei signori feudali.</div><div><br></div><div>Ecclesiastico: Vescovi e abati.</div><div><br></div><div>Demaniale: Rappresentanti delle città demaniali (cioè non feudali).</div><div><br></div><div>Il Parlamento aveva il potere di votare le tasse e di presentare al sovrano richieste e proposte. Nonostante la sua importanza storica, nel Settecento il suo potere era stato progressivamente ridimensionato a favore della corona.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 05:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La vita contadina in Sicilia nel Settecento]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FC"><div><h3 class="imHeading3">Sicilia contadina: storia, fede e sopravvivenza<br></h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">La vita contadina in Sicilia nel Settecento era caratterizzata da una lotta costante contro la povertà. L'agricoltura era arretrata e dipendeva fortemente dalle condizioni climatiche, rendendo la sopravvivenza precaria. La grave carestia del 1763-1764, causata da una siccità prolungata, fu un esempio drammatico di questa fragilità, portando migliaia di persone alla morte per fame nonostante si contasse sulle scorte e sui rifornimenti esterni.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Sfruttamento e ingiustizia sociale</span></div><div><span class="fs12lh1-5">I contadini erano schiacciati da un sistema ingiusto. Non solo le condizioni di lavoro erano durissime, lavorando da stidda a stidda, ma erano anche vittime di sfruttamento economico. Erano costretti a contrarre prestiti a tassi usurai per sopravvivere e dovevano pagare tasse pesanti su beni essenziali come gli animali da lavoro e i servizi fondamentali come l'uso di mulini e frantoi. </span><span class="fs12lh1-5">L’agricoltura era ancora arcaica, condotta con pochi strumenti e mezzi.</span><span class="fs12lh1-5"> Questa situazione di debito e povertà era aggravata da figure, che approfittarono della carestia per arricchirsi a spese dei più deboli.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Resistenza e Fede</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Di fronte a tanta miseria, la fede e la solidarietà erano elementi fondamentali per la sopravvivenza. I contadini si affidavano alla preghiera e alle processioni per chiedere l'intervento divino in tempi di carestia. Le famiglie si sostenevano a vicenda attraverso piccoli gesti di aiuto, come i regali nei contratti nuziali che consistevano in una giornata di lavoro con i buoi, anziché in beni materiali.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Indifferenza del potere</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il testo mette in evidenza anche la grande distanza tra la classe dirigente e il popolo. La monarchia, con re Ferdinando IV di Borbone e la regina Maria Carolina d’Austria, appariva disinteressata e insensibile alle sofferenze dei propri sudditi. Questa indifferenza alimentava un profondo malcontento e mostrava la mancanza di un sostegno politico efficace per affrontare le crisi.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il potere dei mulini e lo strozzinaggio</span><div><span class="fs12lh1-5">Qualche mugnaio, ad esempio, sfruttò la carestia per accumulare ricchezze. Nascondeva il grano e lo rivendeva sul mercato clandestino, guadagnando abbastanza da acquistare case e terreni. Il compenso per la macinazione del grano era versato in natura: una misura di grano ogni nove macinate.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Con la crisi, aumentò anche lo strozzinaggio: i debiti crescevano rapidamente e diventavano insostenibili in breve tempo, spingendo intere famiglie alla rovina.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Oggi, visitando i borghi rurali della Sicilia, si possono ancora percepire le tracce di questo passato: nelle architetture, nei racconti degli anziani, nei riti religiosi e nei sapori della cucina tradizionale. È un’eredità fatta di sacrifici e resilienza, che ha forgiato l’identità più autentica dell’isola.</span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Scoprire la cultura locale significa anche riconoscere queste radici profonde, per apprezzare appieno la bellezza e la complessità della Sicilia.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 15:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Villa Zagaria, un centro di storia e natura]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FB"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Villa Zagaria: Un Centro di Storia, Natura e Biodiversità</h3><div><hr></div><div>Situata su una collina panoramica che domina il lago di Pergusa, Villa Zagaria è un luogo affascinante che fonde storia, architettura e un importante ruolo nella conservazione della biodiversità. Originariamente una casa di caccia del 1700, la villa è oggi un punto di riferimento per la natura e l'educazione ambientale, parte integrante della Riserva naturale del Lago di Pergusa.</div><div><br></div><div>La Riserva naturale speciale del Lago di Pergusa è un'area protetta istituita nel 1995 che circonda l'unico lago naturale della Sicilia, situato nel cuore dei Monti Erei, vicino alla città di Enna. Questo luogo è di grande importanza geologica, faunistica e culturale, con una storia che si intreccia con il mito greco del Ratto di Proserpina.<br></div><div>Il lago è noto anche per l'adiacente Autodromo di Pergusa<br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Costruita nel 1700 dal barone Giuseppe Grimaldi Valvo di Geracello, Villa Zagaria era inizialmente una residenza di caccia.</span><br></div><div>La famiglia Grimaldi di Geracello era un ramo dei Grimaldi stabilitosi a Castrogiovanni, oggi Enna<br></div><div>Nel XIX secolo fu aggiunta una dependance per il custode. L'edificio si estende su due piani per circa 350 m² e rispetta fedelmente i vincoli paesaggistici e naturali della zona, integrandosi perfettamente con il suo ambiente. </div><div>La villa è circondata da un vasto parco di circa 14 ettari, che ne esalta la posizione panoramica.</div><div><br></div><div>Il Campo Internazionale di Germoplasma dell’Ulivo</div><div>Uno degli elementi più distintivi di Villa Zagaria è il Campo Internazionale di Germoplasma dell’Ulivo, uno dei più significativi del Sud Italia. Istituito nel 2004, questo campo ospita centinaia di varietà di ulivo provenienti da tutto il mondo. Gestito dal Libero Consorzio Comunale di Enna, il campo è una vera e propria "biblioteca a cielo aperto" che promuove la biodiversità, la pace e l'armonia. Dal 2021, è diventato anche un centro di studio per la tutela degli ecosistemi naturali, con un focus sulle pratiche agronomiche sostenibili per prevenire l'erosione del suolo e la perdita di biodiversità.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Come parte della Riserva naturale del Lago di Pergusa, Villa Zagaria è un'area ricca di biodiversità faunistica, con la presenza di rapaci, rettili, anfibi e mammiferi. La villa ospita anche il laboratorio didattico ambientale, Alexander Von Humboldt.</span><br></div><div><br></div><div>Questo luogo non è solo un sito storico e naturale, ma anche un centro di attività ed eventi. Tra le iniziative recenti, la villa ha ospitato:</div><div><br></div><div>Passeggiate guidate "Movimento e Sport Allungano la Vita": Un'occasione per esplorare i sentieri, visitare il campo di germoplasma e conoscere l'importanza naturalistica del luogo.</div><div><br></div><div>Yoga Day Festival: Un evento dedicato a discipline olistiche come yoga, pilates, mindfulness e musicoterapia, che sfrutta la splendida cornice naturale della villa per promuovere il benessere.</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/ProLocoProserpinaEnna/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/ProLocoProserpinaEnna/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 15:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa erano i feudi in Sicilia nel 1700]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001FA"><h3 class="imHeading3">Cosa erano i feudi in Sicilia nel 1700</h3><div><hr></div><div>Un feudo era una porzione di territorio concessa dal re a un nobile o a un’istituzione religiosa (vescovi, monasteri), che in cambio offriva fedeltà, servizi militari o economici.</div><div>Nel 1700, il sistema feudale era ormai in declino in molte parti d’Europa, anche se in alcune regioni rurali continuava a esistere in forme residue. In Italia, il sistema feudale era più forte nel Sud (Regno di Napoli).</div><div>Durante questo secolo, si assistette a importanti cambiamenti sociali, politici ed economici che contribuirono al superamento del feudalesimo:<br></div><div>Le conquiste napoleoniche portarono all'abolizione del feudalesimo anche in molte altre parti d’Europa, compresa l’Italia.<br></div><div><br></div><div>Nel 1700 in Sicilia:</div><div><span class="fs12lh1-5">I feudi erano oltre 2.000, distribuiti tra centinaia di baroni, principi, marchesi, duchi e conti.</span><br></div><div><br></div><div>Alcuni nobili possedevano decine o centinaia di feudi (es. i Paternò ne avevano oltre 150).</div><div><br></div><div>Il feudatario riscuoteva tributi, amministrava la giustizia locale e poteva imporre dazi e servitù personali (come lavoro forzato).</div><div><br></div><div><br></div><div>Contesto politico: Sicilia sotto dominazioni straniere</div><div><hr></div><div>Nel 1700 la Sicilia passò tra diverse mani:</div><div><br></div><div>Fino al 1713: sotto dominio spagnolo (Asburgo di Spagna).</div><div><br></div><div>1713–1720: dominio dei Savoia (Trattato di Utrecht).</div><div><br></div><div>Dal 1734: sotto i Borbone di Napoli (Carlo III).</div><div><br></div><div><br></div><div>Tutte queste dominazioni mantenevano il sistema feudale, in quanto esso garantiva il controllo locale da parte di nobili fedeli alla corona.</div><div><br></div><div><br></div><div>Chi erano i grandi feudatari del Settecento</div><div><hr></div><div>Ecco alcune famiglie con vasti possedimenti feudali:</div><div><br></div><div>Famiglia	Titoli principali	Zone feudalizzate</div><div><br></div><div>Paternò	Principi di Biscari, Marchesi di Regiovanni	Catania, Adrano, Paternò, Aci</div><div>Filangieri	Principi di Cutò	Palermo, Santa Flavia</div><div>Branciforti	Principi di Butera	Bagheria, Raccuja, Butera</div><div>Moncada	Principi di Paternò	Caltanissetta, Catania</div><div>Alliata	Duchi di Salaparuta	Salaparuta, Palermo</div><div>Gravina Cruyllas	Principi di Palagonia	Militello, Ramacca</div><div>Notarbartolo	Principi di Villarosa	Villarosa, Palermo</div><div>Ventimiglia	Marchesi di Geraci	Madonie, Cefalù</div><div>Lanza di Trabia	Principi di Trabia	Termini Imerese, Trabia</div><div><br></div><div><br></div><div>Tipi di feudo</div><div><hr></div><div>1. Feudo nobile – concessione a un signore con poteri giurisdizionali.</div><div><br></div><div><br></div><div>2. Feudo ecclesiastico – gestito da chiese, vescovati, abbazie.</div><div><br></div><div><br></div><div>3. Feudo rustico o baronale – prevalentemente agricolo, con terre lavorate da contadini sotto obblighi vari.</div><div><br></div><div><br></div><div>4. Baglio feudale – insediamento agricolo fortificato con abitazioni per i braccianti, magazzini, cappella.</div><div><br></div><div><br></div><div>Decadenza e fine del feudalesimo</div><div><hr></div><div>1770–1812: le idee dell’Illuminismo e della Rivoluzione francese cominciarono a influenzare anche la Sicilia.</div><div><br></div><div>1812: con la Costituzione siciliana, fu ufficialmente abolito il sistema feudale.</div><div><br></div><div>I titoli rimasero onorifici.</div><div><br></div><div>Le terre feudali passarono in proprietà privata, vendute o mantenute.</div><div><br></div><div>La borghesia agraria e i gabelloti (affittuari) iniziarono a prendere il controllo della terra.</div><div><br></div><div>Approfondimenti consigliati</div><div><br></div><div>Se ti interessa studiare più a fondo:</div><div><br></div><div>"Il Feudalesimo in Sicilia" di Rosario Gregorio – testo classico del XIX secolo.</div><div><br></div><div>"La Sicilia dei Baroni" di Giuseppe Giarrizzo – saggio storico sull'aristocrazia feudale.</div><div><br></div><div>Archivio storico del Regno di Sicilia → Catasti, investiture, mappe dei feudi (disponibili in parte online o in archivi a Palermo).</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 13:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Famiglie nobili e ville di campagna in Sicilia nel Settecento]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F8"><h3 class="imHeading3">Famiglie nobili e ville di campagna in Sicilia nel Settecento</h3><div><hr></div><div>Nel XVIII secolo, la Sicilia era ancora fortemente segnata dal sistema feudale, anche se sottoposta a profonde trasformazioni sociali. Le famiglie nobili mantenevano un potere economico e politico notevole, grazie al possesso di vasti feudi e alla partecipazione alle istituzioni parlamentari del Regno di Sicilia.<div><br></div><div>Ecco alcune delle casate più influenti del tempo:</div><div><br></div><div>Paternò</div><div>Una delle famiglie più antiche e potenti della Sicilia. Dal X secolo in poi, i Paternò detennero centinaia di feudi e ricoprirono prestigiose cariche politiche e amministrative.</div><div><br></div><div>Filangieri</div><div>In particolare il ramo dei Principi di Cutò, ma anche altri titoli come quelli di Mirto e Santa Flavia. La famiglia possedeva numerosi principati e ducati in tutta l’isola.</div><div><br></div><div>Palermo di Santa Margherita</div><div>Famiglia che ottenne il titolo principesco nel 1708. Aveva possedimenti nei dintorni di Messina e accesso alla Camera dei Pari, l’alta assemblea nobiliare del Regno.</div><div><br></div><div>San Martino Pardo (o Sanmartino)</div><div>Investiti del titolo di Principi di Pardo alla fine del Seicento. Le loro residenze principali si trovavano a Catania e Palermo, tra cui il celebre Palazzo Montalbo-Boscogrande.</div><div><br></div><div>Branciforti</div><div>Signori di Raccuja e poi fondatori della zona di Bagheria, divenuta una delle località più prestigiose per la villeggiatura aristocratica del Settecento.</div><div><br></div><div>Ville di Campagna del Settecento in Sicilia</div><div><br></div><div>Nel corso del XVIII secolo, in particolare nella Piana dei Colli (alle porte di Palermo), le famiglie nobiliari iniziarono a costruire ville di villeggiatura: residenze destinate al riposo e al piacere, più raccolte e meno funzionali rispetto alle grandi tenute agricole. Si affermò così una nuova forma di abitare stagionale, più sofisticata e legata alla vita di corte.</div><div><br></div><div>Ville della Piana dei Colli (Palermo)</div><div><br></div><div>Villa Raffo</div><div>Edificata nel Settecento su un preesistente baglio rurale, fu trasformata dal barone Giuseppe Maria Guggino dopo l’espulsione dei Gesuiti nel 1767. Presenta una doppia corte d’ingresso e affaccio sul mare.</div><div><br></div><div>Villa Niscemi</div><div>Costruita per la famiglia Valguarnera, su una struttura agricola preesistente. Serviva da residenza di caccia e ospita una magnifica Galleria dei Re.</div><div><br></div><div>Villa Bordonaro</div><div>Appartenuta al barone Luigi Chiaramonte Bordonaro, conserva ancora oggi porcellane stemmate, lampadari in cristallo e arredi originali del Settecento.</div><div><br></div><div>Real Casina Cinese</div><div>Commissionata da Ferdinando III di Borbone nel 1799, fu progettata da Giuseppe Venanzio Marvuglia in stile esotico, ispirato alle pagode orientali. Utilizzata dalla corte per feste e ricevimenti.</div><div><br></div><div>Villa Spina</div><div>Edificata sopra una casina agricola, vanta una scenografica scalinata elicoidale e una grotta artificiale utilizzata come camera dello scirocco. Fu abitata da famiglie come i Velia, Isgrò e Palminteri.</div><div><br></div><div>Ville a Bagheria</div><div><br></div><div>Bagheria divenne nel Settecento uno dei principali centri della villeggiatura nobiliare, grazie alla sua posizione strategica e alla bellezza del paesaggio:</div><div><br></div><div>Villa San Cataldo</div><div>Costruita nella prima metà del XVIII secolo per i Principi Galletti.</div><div><br></div><div>Villa Larderìa</div><div>Edificata nel 1752 dalla famiglia Moncada di Larderia.</div><div><br></div><div>Palazzo Inguaggiato</div><div>Costruito nel 1770 dai Galletti, marchesi di Santa Marina.</div><div><br></div><div>Villa Villarosa</div><div>Elegante esempio di architettura neoclassica, edificata nel 1763 da Placido Notarbartolo.</div><div><br></div><div>Altre Residenze Nobiliari Notevoli</div><div><br></div><div>Villa dei Piccolo di Calanovella (Capo d’Orlando)</div><div>Residenza di campagna della nobile famiglia Piccolo, oggi trasformata in museo.</div><div><br></div><div>Villa Cerami (Catania)</div><div>Ricostruita dopo il terremoto del 1693, fu residenza della nobiltà Cerami. Oggi ospita cortili d’onore, uno scalone ottocentesco e arredi d’epoca.</div><div><br></div><div>Palazzo Biscari (Catania)</div><div>Iniziato nel 1707 per il Principe Biscari, è uno dei massimi esempi del barocco siciliano, celebre per la ricchezza degli interni.</div><div><br></div><div>Castello Nelson (Bronte)</div><div>Ex monastero benedettino trasformato in residenza fortificata, poi assegnato all’ammiraglio Horatio Nelson dal re di Napoli. Oggi è un museo con arredi del XVII e XVIII secolo.</div><div><br></div><div>Contesto e Trasformazioni Sociali</div><div><br></div><div>Nel corso della seconda metà del XVIII secolo, la Sicilia attraversò importanti cambiamenti:</div><div><br></div><div>Diffusione della villeggiatura</div><div>Le nuove ville di campagna non erano più centri agricoli, ma residenze eleganti e intime, più vicine alle città, pensate per il riposo, le relazioni sociali e la rappresentanza.</div><div><br></div><div>Declino del sistema feudale</div><div>Sebbene formalmente in vigore fino al 1812, con l’abolizione dei feudi da parte del governo borbonico e la promulgazione della Costituzione siciliana, il sistema feudale era già in fase di declino.</div><div><br></div><div>Trasferimento delle proprietà</div><div>Dopo l’abolizione del feudalesimo, molte famiglie nobiliari furono costrette a vendere terre e proprietà, spesso a gabelloti (affittuari della terra) o a esponenti della nascente borghesia agraria.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 13:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le ville storiche più famose della Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F7"><div><h3 class="imHeading3">Le Ville Storiche di Campagna più Famose della Sicilia</h3><div><hr></div><div>La Sicilia è un'isola ricca di storia, e le sue dimore storiche ne sono una testimonianza vivente. Dalle grandiose ville nobiliari ai tradizionali dammusi, queste residenze non sono solo edifici, ma veri e propri musei a cielo aperto, custodi di storie, arte e architettura. Molte di esse sono aperte al pubblico per visite o eventi, offrendo un'opportunità unica per immergersi nel passato dell’isola.</div><div><br></div><div>Il Potere della Nobiltà Siciliana nel XVIII Secolo</div><div><hr></div><div>Nel XVIII secolo, la nobiltà siciliana costituiva una classe sociale potente e dominante, la cui influenza permeava ogni aspetto della vita politica, economica e culturale dell’isola. La sua ricchezza e il suo status si fondavano in gran parte sul sistema feudale e sul possesso dei latifondi, nonostante i tentativi riformatori della monarchia borbonica.</div><div><br></div><div>Struttura e Potere</div><div><hr></div><div>La nobiltà siciliana, composta da poche decine di famiglie, esercitava un potere quasi incontrastato. Erano baroni feudali che detenevano vasti territori, spesso comprendenti interi villaggi e città. Non solo possedevano la terra, ma godevano anche di prerogative giurisdizionali, amministrative e fiscali nei propri feudi. Un viceré dell’epoca affermò che “settanta famiglie potevano considerarsi le padrone del Regno”.</div><div><br></div><div>Queste famiglie risiedevano sia nei feudi che nelle principali città, in particolare a Palermo, per partecipare alla vita politica e sociale. I palazzi nobiliari di Palermo, Catania e Noto sono chiari esempi della loro opulenza e del desiderio di ostentare il proprio status.</div><div><br></div><div>Il potere politico era mantenuto anche tramite la partecipazione al Parlamento del Regno di Sicilia, composto da tre bracci: quello militare (nobiltà), quello ecclesiastico e quello delle città demaniali. Il braccio militare era il più influente.</div><div><br></div><div>Economia e Privilegi</div><div><hr></div><div>Il cuore del potere economico della nobiltà era il latifondo, una proprietà fondiaria immensa ma spesso poco produttiva. Le rendite provenivano dai terreni e dalla gestione di uffici e gabelle (tasse). Nonostante le riforme volte a limitare i privilegi feudali, il sistema del fedecommesso – che vincolava l’eredità a una linea maschile – garantiva la continuità del patrimonio familiare.</div><div><br></div><div>La nobiltà siciliana era parte di un’élite transnazionale, con legami matrimoniali con le aristocrazie spagnole e italiane, rafforzati dalla partecipazione a ordini cavallereschi come quello di Malta.</div><div><br></div><div>Le Riforme Borboniche</div><div><hr></div><div>Con l’arrivo di Carlo III di Borbone nel 1735, l’assolutismo illuminato iniziò a contrastare il potere baronale. Il governo borbonico, guidato da figure come il viceré Domenico Caracciolo, tentò di ridurre i privilegi feudali e introdurre riforme economiche e sociali per modernizzare l’isola.</div><div><br></div><div>Nonostante la resistenza della nobiltà, la fine del sistema feudale arrivò solo con la Costituzione del 1812. Tuttavia, molti baroni mantennero il controllo della terra, adattandosi al nuovo ordine mantenendo il proprio status sociale.</div><div><br></div><div>Nel corso del XVIII secolo, la nobiltà abbandonò progressivamente i propri feudi per trasferirsi nelle città, in particolare a Palermo, Catania e Noto, dove costruì sontuosi palazzi in stile barocco: veri e propri simboli di potere e ricchezza.</div><div><br></div><div>Caratteristiche Architettoniche delle Residenze Nobiliari</div><div><br></div><div>I palazzi settecenteschi siciliani si distinguono per:</div><div><br></div><div>Facciate imponenti: decorate con stemmi araldici, statue, colonne e motivi floreali.</div><div><br></div><div>Portali monumentali: ingressi sfarzosi, spesso con colonne marmoree, simbolo di prestigio.</div><div><br></div><div>Balconi elaborati: spesso sorretti da mensole scolpite con figure grottesche, putti e animali fantastici.</div><div><br></div><div>Interni sontuosi: saloni da ballo, sale di rappresentanza, affreschi, stucchi, pavimenti in marmo e arredi di lusso.</div><div><br></div><div>Palazzi Nobiliari per Città:</div><div><hr></div><div>Palermo</div><div><br></div><div>Palazzo Valguarnera Gangi: Esempio supremo del Rococò siciliano, celebre per aver ospitato scene del film Il Gattopardo.</div><div><br></div><div>Palazzo Mirto: Residenza trasformata in museo, conserva arredi e oggetti originali.</div><div><br></div><div>Palazzo Branciforte di Butera: Elegante edificio barocco con vista sul mare, testimonianza del potere familiare.</div><div><br></div><div>Catania</div><div><br></div><div>Palazzo Biscari: Il più importante della città, con facciata barocca, interni affrescati e la famosa sala da ballo.</div><div><br></div><div>Noto</div><div><br></div><div>Palazzo Nicolaci di Villadorata: Famoso per i balconi sostenuti da mensole scolpite con creature fantastiche.</div><div><br></div><div>Palazzo Ducezio: Oggi sede del municipio, con facciata neoclassica che domina la piazza principale.</div><div><br></div><div>Ville Storiche e Residenze Nobiliari di Campagna:</div><div><hr></div><div><br></div><div>Queste dimore raccontano lo stile di vita aristocratico e offrono un affascinante sguardo sul passato siciliano:</div><div><br></div><div>Villa Valguarnera (Bagheria): Capolavoro del Settecento, famosa per i simbolismi esoterici e gli affreschi.</div><div><br></div><div>Villa Biscari (Catania): Uno dei più bei esempi di villa barocca.</div><div><br></div><div>Dimora delle Balze (Noto): Incantevole residenza tra natura e architettura storica.</div><div><br></div><div>Palazzo Lanza Tomasi (Palermo): Legato allo scrittore de Il Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa.</div><div><br></div><div>Villa del Gattopardo (Palermo): Perfetta per rivivere le atmosfere del romanzo.</div><div><br></div><div>Palazzo Spadaro Libertini (Caltagirone): Splendido esempio del Settecento siciliano.</div><div><br></div><div>Luoghi Iconici della Cultura Siciliana</div><div><hr></div><div><br></div><div>Casa Sciascia (Racalmuto): Dimora dello scrittore Leonardo Sciascia.</div><div><br></div><div>Tonnara di Scopello: Icona storica e paesaggistica della Sicilia.</div><div><br></div><div>Dammusi di Pantelleria: Abitazioni in pietra lavica con influenze arabe, funzionali ed estetiche.</div><div><br></div><div>Ville come Istituzioni Culturali</div><div><hr></div><div>Villa di Villafranca (Bagheria): Nota come "la Reggia di Sicilia", spesso usata come set cinematografico.</div><div><br></div><div>Villa Cattolica (Bagheria): Ex residenza nobiliare, oggi sede del Museo Guttuso.</div><div><br></div><div>Ville Romane: Il Passato Imperiale</div><div><hr></div><div>Villa Romana del Casale (Piazza Armerina): Patrimonio UNESCO, famosa per i suoi 3.500 m² di mosaici.</div><div><br></div><div>Villa del Tellaro (Noto): Più intima, con mosaici tardo-romani raffiguranti scene di caccia e mitologia.</div><div><br></div><div>Residenze di Campagna: L’Anima Autentica della Sicilia</div><div><hr></div><div>Le masserie e i bagli rappresentano l’identità rurale della Sicilia: costruzioni fortificate, con cortili interni e mura difensive. Tra il 1870 e il 1890 queste strutture vissero una fase di massimo splendore.</div><div><br></div><div>Ecco alcune delle più suggestive:</div><div><hr></div><div>Baglio Occhipinti (Ragusa): Relais immerso nella campagna iblea, tra vigneti e ulivi.</div><div><br></div><div>Masseria Susafa (Polizzi Generosa): Gestita da cinque generazioni, un rifugio tra le Madonie.</div><div><br></div><div>Castello San Marco (Calatabiano): Fortezza del XVII secolo, elegante residenza con vista sull’Etna.</div><div><br></div><div>Masseria della Volpe (Siracusa): Boutique hotel tra aranci e ulivi, nel cuore del Barocco.</div><div><br></div><div>Baglio Sorìa (Trapani): Resort enogastronomico con vista sulle Egadi.</div><div><br></div><div>Eremo della Giubiliana (Ragusa): Antica fortezza dei Cavalieri di Malta, oggi hotel di lusso.</div><div><br></div><div>Masseria Mandrascate (Valguarnera, EN): Costruita nel XVII secolo, era un centro agricolo autosufficiente con stalle, fienili, alloggi per i contadini.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 14:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Viaggio in Italia, Gonzalo Orquín]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F6"><h3 class="imHeading3">Viaggio in Italia (2005–2025) Gonzalo Orquín</h3><div><hr></div><div>dal 3 settembre 2025 a Palazzo Sant’Elia</div><div><br></div><div>Apre al pubblico mercoledì 3 settembre 2025 a Palazzo Sant’Elia la mostra “Viaggio in Italia (2005–2025)” di Gonzalo Orquín, esito del progetto di residenza che l’artista spagnolo ha recentemente svolto negli spazi della Fondazione Sant’Elia.</div><div><br></div><div>L’esposizione, promossa e sostenuta dalla Fondazione Sant'Elia con il patrocinio della Città Metropolitana di Palermo, fa parte del programma di residenze internazionali pensato per favorire il dialogo tra artisti stranieri e il territorio, sostenendo al tempo stesso la produzione contemporanea.</div><div> </div><div><br></div><div>🎨 In mostra 25 opere che raccontano vent’anni di ricerca pittorica, molte delle quali provenienti da collezioni private e quindi raramente visibili, accanto a una selezione di lavori inediti realizzati durante il recente soggiorno a Palermo.</div><div> </div><div><br></div><div>🖌️ “Viaggio in Italia” è un diario pittorico intimo, in cui ogni tela custodisce frammenti di memoria, riflessioni sulla condizione umana ed esercizi di resilienza emotiva. Con uno stile che intreccia classicismo e contemporaneità, Orquín costruisce un racconto in equilibrio tra biografia e storia, tra luoghi reali e immagini interiori.</div><div> </div><div><br></div><div>Il progetto si inserisce tra le iniziative di “Arte Contemporanea in Sicilia” </div><div> </div><div><br></div><div>INFO</div><div><span class="fs12lh1-5">Biglietteria 091 271 2068</span><br></div><div><a href="https://www.fondazionesantelia.it/" class="imCssLink">www.fondazionesantelia.it</a></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/9716f3d0-7bc0-5bf2-7175-2148316b3b40.jpg"  width="403" height="500" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 13:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Rievocazione medievale e francescana Vivere in Assisi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F5"><h3 class="imHeading3">Rievocazione Medievale e Francescana “VIVERE IN ASSISI” a Gangi</h3><div><hr></div><div>Organizzatore: Centro Studi Francescani e Medievali</div><div>Località: Gangi (Sicilia, PA), lungo il centro storico</div><div>Ingresso: a pagamento - da 0 a 5 anni gratuito; da 6 a 11 anni € 9.00; da 12 anni in su € 11.00</div><div>Sito internet: <a href="https://www.vivereinassisi.it/" class="imCssLink">www.vivereinassisi.it</a></div><div>Contatti: info@vivereinassisi.it</div><div><br></div><div>Date: 25-26-27-28 SETTEMBRE 2025</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Foto-ViA.jpg"  width="500" height="361" /><br></div><div><br></div><div>Descrizione</div><div>La rievocazione medievale e francescana “Vivere in Assisi” è molto più di una semplice rievocazione storica, è un’esperienza dello spirito e dell’anima. Giunta alla sua XIII edizione, questa straordinaria manifestazione – ideata e organizzata dal Centro Studi Francescani e Medievali – si svolge a Gangi (PA), incantevole borgo incastonato tra le vette delle Madonie, e si presenta come uno degli eventi francescani e medievali più suggestivi di tutta la Sicilia.</div><div>Nata dal sogno di chi ha saputo cogliere la perfetta armonia tra la bellezza intatta del borgo medievale e la luminosa spiritualità di Francesco d’Assisi, la manifestazione si propone di restituire, attraverso le arti e la narrazione, la profonda e ineffabile bellezza del messaggio francescano.</div><div>Vivere in Assisi è oggi riconosciuta a livello nazionale e internazionale per la sua originalità, la cura dell’allestimento e la forza evocativa un evento unico nel suo genere, capace di coinvolgere migliaia di visitatori che, indossando le vesti dei pellegrini, intraprendono un affascinante viaggio a ritroso nel tempo. Per qualche giorno, Gangi non è più solo un borgo, diventa Assisi, specchio fedele di un Medioevo mistico e poetico.</div><div>L’edizione 2025, inserita nelle celebrazioni per gli 800 anni del “Cantico delle Creature”, sarà un vero e proprio percorso immersivo: le scene di vita del Santo si intrecceranno con i versi più alti del suo Cantico, dando forma a un itinerario narrativo e visivo che attraversa cuore e memoria. Il tutto sotto la direzione artistica di Santi Cicardo, e suggellato dalla visione grafica del Manifesto 2025, firmato dal Maestro Antonello Blandi.</div><div>Un’esperienza intensa, tra arte, emozione e bellezza, dove la narrazione si trasforma in poesia e il teatro si apre al cielo, sotto le stelle.</div><div>Un invito a “vivere” davvero, anche solo per un attimo, la luce e la semplicità del messaggio di Francesco: un viaggio meraviglioso a metà tra Cielo e Terra.</div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/San-Francesco-cantico.jpg"  width="339" height="500" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 15:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[UCCIO DE SANTIS A MINEO]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F4"><h3 class="imHeading3">UCCIO DE SANTIS A MINEO</h3><div><hr></div><div>Ente organizzatore: Assessorato allo Sport, Turismo e Spettacolo del Comune di Mineo</div><div>Località e indirizzo di svolgimento: Piazza Buglio, Mineo (CT)</div><div><br></div><div>Date di inizio e fine evento e orari di apertura: 28 Agosto 2025, ore 21:00</div><div>dati di contatto da pubblicare: telefono, email e/o sito web: <a href="https://fb.me/e/35fNodtQx" class="imCssLink">https://fb.me/e/35fNodtQx</a></div><div>costo del biglietto di ingresso, se applicabile: Evento gratuito</div><div>programma o informazioni sullo svolgimento dell’evento, oppure indirizzo di un sito web dove reperire informazioni dettagliate: "Stasera con Uccio" Lo spettacolo di Uccio De Santis in occasione dei festeggiamenti della Patrona Santa Agrippina - </div><div>28 Agosto ore 21:00</div><div>Piazza Buglio, Mineo (CT) </div><div>Ingresso gratuito</div><div><br></div><div><img class="image-2" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Locandina-Uccio-De-Santis-2--1-.png"  width="354" height="500" /><br></div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">Festa di Santa Agrippina a Mineo</h3><div><hr></div><div>La festa patronale di Santa Agrippina Vergine e Martire anima il borgo di Mineo nelle ultime due domeniche di agosto. È una celebrazione che unisce fede, tradizione e un profondo legame con la storia locale.</div><div><br></div><div>Le due domeniche di festa</div><div>La prima domenica, al mattino, il paese si riempie dei colori e del folklore della tradizionale sfilata di cavalli e carretti siciliani, un omaggio che culmina con il dono del grano alla santa. La serata è il momento più atteso: il simulacro di Santa Agrippina esce dalla chiesa e, accompagnato dalla folla, percorre le strade tra le note di una banda musicale e gli spettacolari fuochi piromusicali che illuminano il cielo.</div><div><br></div><div>La seconda domenica, conosciuta come l'ottava, è un'altra giornata di grande emozione. Nel pomeriggio si svolge il caratteristico pellegrinaggio dei "Nudi". Questi devoti, in abiti tradizionali bianchi e cinti da fasce rosse e nere finemente ricamate, camminano a piedi scalzi per le vie del paese. Con un mazzetto di fiori in mano e l'immagine della santa nell'altra, i "Nudi" alzano le braccia al cielo al grido di: "Viva la nostra Patrona, Sant’Arpina!" È un rito antico, con alcune fasce che si tramandano di padre in figlio. La processione serale conclude solennemente i festeggiamenti.</div><div><br></div><div>Il simulacro di Santa Agrippina</div><div>La devozione a Santa Agrippina ha radici profonde. Il simulacro che viene portato in processione è un'opera d'arte del Cinquecento, realizzata nel 1518 da Vincenzo Archifel, a testimonianza di una storia di fede che prosegue da secoli.</div><div><br></div><div>Mineo, tra Caltagirone e Palagonia, in una posizione che domina la pianura, a 500 m. sul livello del mare.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 14:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Concorso Internazionale Madonnari di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Press Office Gennaro Troia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F3"><h3 class="imHeading3">IX Concorso Internazionale Madonnari di Sicilia</h3><div><hr></div><div>Una Preghiera colorata per la Pace a Maria SS. dell’Aiuto "... che sia pace disarmata e disarmante, umile e perseverante" – Papa Leone XIV</div><div>19–21 settembre 2025 Via Fratelli Testa – Nicosia (EN)</div><div>L’arte effimera torna a parlare di pace. Dal 19 al 21 settembre 2025, Nicosia ospita la nona edizione del Concorso Internazionale Madonnari di Sicilia, un evento unico nel panorama dell’arte di strada, che richiama artisti da ogni angolo del mondo e migliaia di visitatori.</div><div>Organizzato dall’Associazione Madonnari di Sicilia, con il patrocinio del Comune di Nicosia, del Comitato Maria SS. dell’Aiuto e della Diocesi di Nicosia, il concorso si inserisce nel cuore dei festeggiamenti dedicati a Maria Santissima dell’Aiuto, trasformando Via Fratelli Testa in un tappeto di preghiere disegnate.</div><div>Gli artisti saranno chiamati a interpretare, con i gessetti, un messaggio universale: la ricerca di una pace autentica, disarmata e disarmante. Un invito alla riflessione collettiva, che si fa colore e forma sotto gli occhi dei passanti.</div><div>Come da tradizione, Piazza Garibaldi ospiterà il workshop dedicato ai più piccoli, un laboratorio creativo che avvicina le nuove generazioni all’arte dei madonnari e ai valori della spiritualità e della condivisione.</div><div>Durante i tre giorni, il centro storico di Nicosia si trasformerà in un crocevia di emozioni: i profumi della festa, le luci votive e le voci della devozione si fonderanno con le opere effimere degli artisti, regalando ai visitatori un’esperienza di profonda bellezza e significato.</div><div>Gennaro Troia Responsabile Comunicazione – Associazione Madonnari di Sicilia media@madonnari.org +39 3382191888 Facebook – Madonnari di Sicilia www.madonnari.org</div><div>IX Concorso Internazionale Madonnari di Sicilia</div><div>Una Preghiera colorata per la Pace a Maria SS. dell’Aiuto</div><div>Via Fratelli Testa – Nicosia (EN) 19–21 settembre 2025</div><div>Torna a Nicosia uno degli appuntamenti più attesi dell’arte di strada: il Concorso Internazionale Madonnari di Sicilia, giunto alla sua nona edizione. Artisti da tutto il mondo dipingeranno una Preghiera colorata per la Pace a Maria SS. dell’Aiuto, ispirati dalla frase “...che sia pace disarmata e disarmante, umile e perseverante” di Papa Leone XIV.</div><div>Il centro storico si trasformerà in un tappeto di colori e spiritualità, con iniziative dedicate anche ai bambini in Piazza Garibaldi. L’evento è promosso dall’Associazione Madonnari di Sicilia con il patrocinio del Comune di Nicosia, del Comitato Maria SS. dell’Aiuto e della Diocesi di Nicosia.</div><div><br></div><div>[image:image-0]<br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Aug 2025 14:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Evento presso la Galleria d'Arte L'Atelier, l'Ultimo Respiro]]></title>
			<author><![CDATA[L'Atelier di Modica ]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F2"><div><hr><h3 class="imHeading3">Evento letterario presso la Galleria d'Arte L'Atelier , l'Ultimo Respiro</h3></div><div><hr></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Venerdì 22 Agosto alle ore 19.00, abbiamo il piacere di presentare presso l’A/telier il libro, “L’ultimo respiro di Gaza” di Naim Abu Saif, giovane giornalista di Gaza. Introduzione di Giovanni Carbone in dialogo con la scrittrice Maria Grazia Patania.</span><br></div><div><br></div><div>La storia che racconta nel libro L'ultimo respiro di Gaza, edito da Another Coffee Stories, rispecchia l’angoscia di innumerevoli famiglie gazesi che sopportano gli orrori del genocidio. </div><div><br></div><div>Attraverso la scrittura dà voce a chi è stato messo a tacere, facendo luce sulle storie mai raccontate delle famiglie di Gaza. Le sue parole sono una testimonianza di sopravvivenza, perdita e resilienza, nate dalle ceneri di una tragedia inimmaginabile.</div><div><br></div><div>“Scrivere, per me, è l’unico modo per restare vivo.”</div><div><br></div><div>— Naim Abu Saif. -</div><div><br></div><div>L’ultimo respiro di Gaza non è solo un libro. È una voce che arriva da sotto le macerie, è l’urlo di chi resiste anche quando tutto sembra perduto.</div><div><br></div><div>In queste pagine, Naim ci consegna il suo diario dalla Striscia, scritto nei giorni più bui, sotto le bombe, senza acqua, senza luce, ma con una forza che disarma.</div><div><br></div><div>Leggerlo è un atto di ascolto. Di resistenza. Di giustizia.</div><div><br></div><div>Ogni parola è un ponte tra Gaza e il mondo.</div><div><br></div><div>Doppio evento : Alle ore 19.30 inaugurazione con i manifesti sulla Palestina di MARC RUDIN.</div><div><br></div><div>Galleria d'Arte L’Atelier</div><div>non luogo di situazioni e centemporaneità</div><div>Via Pizzo 42, 97015 MODICA</div><div><a href="https://www.lateliermodica.it/" class="imCssLink"><span class="fs12lh1-5">www.lateliermodica.it</span><br></a></div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Presentazione-libro01.jpg"  width="400" height="500" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 20 Aug 2025 16:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Vampi, falò e le stelle di San lorenzo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F1">Vampi e Falò: La Sicilia Celebra l'Antica Magia del Fuoco<div><hr></div><div>In Sicilia, il fuoco è un elemento vivo, carico di simbolismo. Ha illuminato le notti, accompagnato riti di purificazione e scandito i cicli delle stagioni. Oggi, queste tradizioni continuano a splendere nei vampi e nei falò, che rendono l’isola ancora più affascinante e suggestiva.</div><div><br></div><div>La Magia dei Falò di Ferragosto</div><div><hr></div><div>Le notti d’estate in Sicilia hanno un sapore speciale, soprattutto tra il 14 e il 15 agosto, quando le spiagge si accendono con i falò di Ferragosto. Questo rito unisce turisti e abitanti locali in un’atmosfera festosa e magica. Sebbene non abbiano la connotazione religiosa di altri falò, celebrano comunque lo stesso profondo significato di purificazione e rinnovamento.</div><div><br></div><div>Il fuoco in questa notte segna il culmine dell’estate, ma anche l’inizio del suo lento declino. È più di una semplice festa: è un gesto simbolico, un modo per salutare la luce della bella stagione prima che arrivi il fresco autunnale. Accendere un falò sulla spiaggia è un atto che celebra la bellezza della vita, destinata a cambiare con l’arrivo dell'inverno.</div><div><br></div><div>Tra Antichi Riti e Tradizioni</div><div><hr></div><div>In passato, i vampi erano una tradizione diffusa in tutta la Sicilia, oggi purtroppo proibita. Un tempo, questi fuochi accendevano le campagne e le piazze, dal tramonto fino all’alba. Quando le fiamme si abbassavano, i giovani si cimentavano in un gioco di coraggio: saltare sopra i tizzoni ardenti, un rito di passaggio che, purtroppo, è quasi scomparso.</div><div><br></div><div>Il fuoco in Sicilia è anche legato a numerose feste religiose. Un esempio è la luminaria della Vigilia di Natale. Ma i falò erano accesi anche in onore di San Sebastiano (20 gennaio), San Biagio (3 febbraio) e, in particolare, Sant’Antonio Abate (17 gennaio). In queste occasioni, i vamparotti (piccoli falò accesi nelle piazze) erano protagonisti di riti di purificazione e speranza.</div><div><br></div><div>Lo studioso Ignazio E. Buttitta, nel suo libro Le fiamme dei santi. Usi rituali del fuoco in Sicilia, esplora come il fuoco sia stato usato per celebrare la natura e i suoi cicli. Ad esempio, durante il solstizio d’estate, i fuochi venivano accesi per sostenere la luce del sole, che dal 21 giugno inizia a farsi più debole.</div><div><br></div><div>La Magia del Fuoco e delle Stelle: Un Legame Celeste</div><div><hr></div><div>La magia del fuoco non si limita solo alla terra. A San Lorenzo, le stelle cadenti sembrano portare con sé la stessa energia purificatrice e simbolica dei vampi. È un legame affascinante che unisce il fuoco terrestre con il cielo stellato.</div><div><br></div><div>Per San Lorenzo: Le Lacrime del Martire, l<span class="fs12lh1-5">a notte tra il 10 e l’11 agosto, è una delle più emozionanti dell’estate siciliana. Le stelle cadenti sono viste come le lacrime del martire San Lorenzo, arso vivo. Per i siciliani, osservare le stelle è un’occasione per esprimere un desiderio e rinnovare la speranza.</span></div><div><br></div><div>In alcuni borghi, si perpetua l’antica tradizione dei falò. Qui, si bruciano rami d’ulivo e le persone saltano attraverso le fiamme, recitando formule per liberarsi da preoccupazioni e dolori. Il fuoco diventa così un mezzo per far salire al cielo desideri e pensieri segreti.</div><div><br></div><div>In queste tradizioni, il fuoco non è solo simbolo di martirio, ma anche di trasformazione e di connessione profonda tra l’uomo, la natura e il sacro. I falò di San Lorenzo sono un segno di speranza e purificazione, una testimonianza di come la Sicilia continui a onorare il fuoco come elemento vitale e simbolico.</div><div><br></div><div>Vivi la Magia dei Falò in Sicilia</div><div><hr></div><div>Che tu sia su una spiaggia a Ferragosto o in un borgo per San Lorenzo, ogni falò è una celebrazione di purificazione, speranza e rinascita, dove storia, cultura e natura si uniscono in un abbraccio di luce e calore.<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 20 Aug 2025 15:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Regalbuto e la mostra Ccu Cori Cuntritu]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001F0"><h3 class="imHeading3">Regalbuto e la mostra Ccu Cori Cuntritu</h3><div><hr></div>Regalbuto, una città tutta da scoprire, a partire da un passato ricco di fascino. Regalbuto sorge su un’ampia collina e, secondo gli antichi geografi arabi, rappresentava lo spartiacque ideale tra il Val Demone e il Val di Noto, situandosi tra i fiumi Dittaino e Salso.<div><br></div><div>Una mostra d'arte che celebra le tradizioni</div><div>Se siete amanti dell’arte, da non perdere l’iniziativa della Fondazione Améselon. Questa fondazione, che promuove il benessere sociale, culturale ed educativo del territorio, ha recentemente organizzato una mostra d'arte dedicata a San Vito, il santo patrono del borgo. </div><div>La mostra Ccu Cori Cuntritu, ha raccolto le opere di numerosi artisti che, attraverso linguaggi differenti, hanno offerto una visione personale e autentica del loro legame con la comunità locale, ispirandosi proprio a San Vito. <a href="https://www.fondazioneameselon.it/" class="imCssLink">https://www.fondazioneameselon.it/</a></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/received_1400472411017992.jpg"  width="375" height="500" /> Ilaria Picardi<br></div><div><br></div><div><img class="image-5" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/received_4211348689148190.jpg"  width="375" height="500" /> Claudia Sassano</div><div><br></div><div><img class="image-3" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/received_1871687933727602.jpg"  width="375" height="500" /> Salvatore Barbanera</div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/received_1446840276536501.jpg"  width="375" height="500" /><br></div><div><br></div><div><img class="image-6" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/received_24292336260447992.jpg"  width="375" height="500" /> Tommaso La Tora<br></div><div><br></div><div><img class="image-7" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/received_1928512607724993.jpg"  width="375" height="500" /> Pina Angemi<br></div><div><br></div><div><img class="image-8" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/received_1867169500890358.jpg"  width="375" height="500" /><br></div><div><br></div><div>Tra i tesori da non perdere a Regalbuto</div><div>Oltre alle sue iniziative culturali, Regalbuto offre molteplici opportunità per una gita fuori porta.</div><div>Natura e avventura</div><div>Il Lago di Pozzillo, uno dei laghi artificiali più grandi d’Europa, è un'oasi di tranquillità immersa in un paesaggio boschivo. È il luogo ideale per escursioni, picnic e attività all’aria aperta. </div><div>Per i più avventurosi, il parco Pozzillo Avventura offre percorsi tra gli alberi, <a href="https://www.facebook.com/pozzilloavventura/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/pozzilloavventura/</a></div><div>Mentre Pozzillo Quad Adventure organizza emozionanti escursioni in quad. &nbsp;<a href="https://www.facebook.com/pozzilloquadadventure/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/pozzilloquadadventure/</a></div><div><br></div><div>Architettura e storia</div><div>Nel cuore del borgo, la Chiesa Madre di San Basilio, edificata nel XVI secolo e ricostruita dopo il terremoto del 1693, è un vero gioiello. Al suo interno potrete ammirare un magnifico organo settecentesco, il primo in Italia con tre consolle, si è anche svolto in passato il Festival Organistico Ricami d’Aria; L'altare laterale di San Vito, con la sua preziosa statua lignea, e il Museo degli Argenti, che custodisce una ricca collezione di oggetti sacri, sono tappe obbligate. &nbsp;<a href="https://www.parrocchiasanbasilioregalbuto.it/" class="imCssLink">https://www.parrocchiasanbasilioregalbuto.it/</a></div><div>Non dimenticate di visitare anche le altre chiese storiche come la Chiesa Madre SS. della Croce, la Chiesa di San Domenico e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Meritano una visita anche il suggestivo Chiostro degli Agostiniani, oggi sede di eventi culturali.</div><div>Ruderi del castrum o un insediamento monastico fortificato, oggi le mura del convento di Sant'Antonio, offrono una vista sul paesaggio circostante.</div><div><br></div><div>Tradizioni ed eventi</div><div>Se visitate Regalbuto nel periodo giusto, potrete immergervi nelle sue vivaci tradizioni. Il Carnevale di Regalbuto è uno dei più importanti della Sicilia centrale, con sfilate di carri allegorici e gruppi mascherati. <a href="https://www.facebook.com/carnevale.diregalbuto/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/carnevale.diregalbuto/</a></div><div>La Festa di San Vito Martire, dall'8 all'11 agosto, è un evento molto sentito: una processione unica, con uomini che portano alti pali ricoperti d’alloro. </div><div>Infine, a dicembre, la Festa dell’Olio d’Oliva celebra uno dei prodotti più pregiati del territorio. <a href="https://www.facebook.com/olioregalbutese" class="imCssLink">https://www.facebook.com/olioregalbutese</a></div><div><br></div><div><a href="https://www.prolocodiregalbuto.com/" class="imCssLink">https://www.prolocodiregalbuto.com/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 18 Aug 2025 18:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le Bagnarote, il sale nascosto e la stroncatura]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001EF"><h3 class="imHeading3">Le Bagnarote, il sale nascosto e la stroncatura: storie di contrabbando e resilienza siciliana</h3><div><hr></div><div>Nel cuore pulsante della storia siciliana e calabrese si annida un racconto affascinante e poco esplorato: quello delle bagnarote, donne di Bagnara Calabra che, con coraggio e astuzia, diedero vita a un fiorente contrabbando di sale attraverso lo Stretto di Messina. </div><div>Un'epopea di resilienza e ingegno che si snodò dagli anni del secondo dopoguerra fino all'inizio degli anni Settanta.</div><div><br></div><div>Le Bagnarote e il Sale: un traffico clandestino nello stretto di Messina</div><div>All'epoca, il sale era un bene prezioso, gravato da pesanti dazi statali e soggetto a monopolio. Ma la Sicilia, con il suo statuto speciale, godeva di un regime fiscale più favorevole, rendendo il sale qui meno caro che nel resto d'Italia, specialmente oltre lo Stretto. Questa disparità di prezzo creò le condizioni ideali per un fiorente mercato nero.</div><div>Le bagnarote, con la scusa di vendere il pescato in Sicilia, nascondevano abilmente il sale sotto le loro ampie vesti al rientro in Calabria. Questo stratagemma, ingegnoso quanto rischioso, permetteva loro di eludere i controlli. Se avvistavano le guardie o sospettavano un'ispezione, si avvicinavano rapidamente al mare o ai fiumi e, in pochi secondi, scioglievano il sale in acqua, facendo sparire ogni prova del contrabbando.</div><div>Queste donne affrontavano la fatica, il caldo e il pericolo dei controlli armati non solo per guadagnare qualche moneta, ma anche per assicurare un ingrediente fondamentale alla sopravvivenza delle loro famiglie. Il loro era un atto quotidiano di resistenza, un modo per aggirare il potere con l'ingegno e la disperazione, trasformando un semplice condimento in un simbolo di lotta.</div><div><br></div><div>Il Sale: non solo un condimento, ma simbolo di vita e resilienza</div><div>Fino al 1974, anno in cui lo Stato abolì il monopolio sulla vendita del sale, questo prodotto non era solo un condimento, ma un elemento cruciale per la conservazione degli alimenti in un'era priva di frigoriferi. In Sicilia, il sale rivestiva un valore strategico. </div><div>Le saline erano veri e propri centri vitali per l'economia costiera e il sale stesso divenne oggetto di resistenza sociale, al pari dello zucchero o del pane nei moti popolari.</div><div><br></div><div>La Stroncatura: la pasta povera che sa di riscatto</div><div>Parallelamente a questa attività di contrabbando, a Messina arrivò anche la stroncatura, una pasta che racchiude in sé il significato di riscatto e dignità. Originariamente, era un cibo per poveri, una pasta scura ottenuta dagli scarti della molitura del grano, spesso recuperati illegalmente dal pavimento dei mulini.</div><div>Impastata ed essiccata di nascosto, la stroncatura veniva poi condita con ingredienti semplici: olio d'oliva, aglio, acciughe, peperoncino e mollica di pane tostata o "atturrata". Un piatto umile, ma ricco di gusto e di un significato profondo. </div><div>Proprio come il sale contrabbandato dalle bagnarote, la stroncatura divenne un potente simbolo della capacità di resistere con dignità, persino di fronte alla miseria più nera.</div><div>Oggi, la stroncatura è diventata un piatto rinomato in tutta la Calabria, venduta ancora alla vecchia maniera, in pacchi di carta paglia da 1 kg, per preservarne intatto il sapore autentico e la sua storia.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 30 Jul 2025 13:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ni liccamu a sarda un modo di dire siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001EE"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Ni liccamu a sarda: un modo di dire siciliano ricco di significati</h3><div><hr></div><div>Se venite in Sicilia, potreste sentire l’espressione ni liccamu a sarda. A prima vista, potrebbe sembrare legata a momenti di difficoltà economica, ma in realtà questo celebre modo di dire siciliano nasconde almeno altri due significati affascinanti. Vi invitiamo a scoprire le sue origini e i suoi molteplici usi per comprendere meglio una piccola, ma significativa parte dell’anima siciliana.</div><div><br></div><div>Un Sorso di Storia: tra povertà e ingegno</div><div><hr></div><div>L’espressione ni liccamu a sarda affonda le sue radici in un periodo storico in cui la povertà era una realtà diffusa in molte famiglie siciliane. La sarda, un pesce umile e abbondante, rappresentava un alimento prezioso e quasi inesauribile. Per farla durare il più a lungo possibile, si ricorreva a un ingegnoso stratagemma: si leccava la sarda o si strofinava il pane su di essa. In questo modo, il pane si insaporiva del gusto intenso del pesce, dando l’illusione di un pasto più ricco, mentre la sarda restava intatta e poteva essere conservata per altre occasioni.</div><div><br></div><div>Questa pratica è stata persino documentata dal poeta palermitano Giovanni Meli (1740-1815), che nella sua poesia filosofica Su lu piaciri descrive chi, pur di accumulare ricchezze, è disposto a vivere in miseria: Cui lu cerca 'ntra summi smisurati, / E si suca la sarda; acciò sparagni (C'è chi cerca il piacere nelle ricchezze smisurate e si succhia la sarda per risparmiare).</div><div><br></div><div>La Sarda: Non Solo Un Modo di Dire, Ma Una Regina della Cucina Siciliana</div><div><hr></div><div>Nonostante sia considerata un pesce povero, la sarda è una vera protagonista della cucina siciliana. Dalla celebre pasta con le sarde, che secondo la leggenda fu inventata dal generale bizantino Eufemio da Messina per sfamare le sue truppe con ciò che trovava in loco (finocchietto selvatico, uva passa e pinoli), alle raffinate sarde a beccafico e sarde allinguate. Le prime imitano gli arrosti di beccafico, piatto riservato alla nobiltà, mentre le seconde richiamano i lenguados, filetti di sogliola infornati, tipici delle corti nobiliari spagnole.</div><div><br></div><div>Il popolo siciliano, con la sua inesauribile creatività, ha sempre trovato il modo di non sentirsi inferiore ai nobili, almeno a tavola, anche quando le risorse economiche scarseggiavano. Questo riflette una peculiarità del DNA siciliano: un'innata capacità di destreggiarsi tra contrasti e, a volte, una deliziosa incoerenza.</div><div><br></div><div>I Tre Volti del Leccarsi la Sarda</div><div><hr></div><div>Proprio per la sua versatilità, la sarda, da alimento povero, diventa anche un metro di paragone per situazioni diametralmente opposte. Anche i più finuliddi (coloro che non hanno problemi economici) utilizzano l’espressione liccarisi a sarda almeno una volta nella vita.</div><div><br></div><div>Difficoltà Economica: Il significato più comune è legato a un momento di difficoltà, spesso economica, in cui anche il semplice sostentamento diventa complicato. Ad esempio: Giovà, dobbiamo andare a Sharm el Sheikh quest’estate? No, Totò, questa estate la passiamo a Triscina nel villino di mia suocera… che noia… ci toccherà leccarci la sarda!</div><div><br></div><div>Procrastinazione o Sfiducia: Leccarsi la sarda per un siciliano non è solo sinonimo di difficoltà. Può anche essere usato per procrastinare o evitare di fare qualcosa che richiede impegno e che siddia ra bella (ci annoia moltissimo). Ad esempio: Giovà, dobbiamo andare a raccogliere le lupini? e lui risponde: "Ma che fai, Totò? Possiamo leccarci la sarda!" (Nel senso: non abbiamo voglia di fare questa fatica, tanto vale tirare avanti con poco).</div><div><br></div><div>Preparazione alla Grande Abbuffata</div><div><hr></div><div> Esistono anche due origini meno note, ma affascinanti, di questa usanza. La prima si rifà all’atto di leccarsi le dita dopo aver gustato le sarde, un gesto di puro piacere, come recita un noto spot: Se non ti lecchi le dita, godi solo a metà. La seconda, e forse la più divertente, nasce dalla capacità siciliana di sfruttare ogni occasione di gratisse" (gratis)! Anticamente, quando si era invitati a uno schiticchio (una festa con abbondanza di cibo e, soprattutto, vino a volontà), gli invitati avevano l’abitudine di leccare le sarde salate o il sale rimasto nei contenitori poco prima dei festeggiamenti. In questo modo, arrivavano con una sete tale da poter onorare al meglio il vino offerto.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 18:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Focaccia siciliana e gli abbinamenti tra birra e vino]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001ED"><div><hr>Focaccia siciliana: storia antica, ingredienti poveri e abbinamenti tra birra e vino<div><hr></div><div>La focaccia è uno dei cibi più antichi del Mediterraneo. Il suo nome deriva dal latino panis focacius, il pane cotto nel focus, il focolare domestico romano. Già Greci i preparavano pani schiacciati conditi con olio ed erbe aromatiche, antenati delle focacce moderne.</div><div><br></div><div>La Sicilia, terra di incontri, questa tradizione si è evoluta nei secoli fino a diventare espressione autentica dell’identità locale. Tra Ottocento e Novecento la focaccia si afferma come cibo popolare da forno: nutriente, economico e facile da condividere. È in questo contesto che nascono e si consolidano le celebri varianti della focaccia di Messina e Palermo.</div><div><br></div><div>Messina: carattere deciso e sapori di mare</div><div>A Messina la focaccia è alta, soffice e riccamente condita. Gli ingredienti sono semplici ma profondamente identitari:</div><div>Scarola riccia</div><div>Tuma (formaggio fresco locale)</div><div>Acciughe sotto sale</div><div>Pomodoro a pezzetti</div><div>Olio extravergine e pepe nero</div><div>Il contrasto tra l’amaro della scarola, la sapidità delle acciughe e la dolcezza della Tuma racconta il legame tra orti e mare. È una focaccia intensa, conviviale, profondamente cittadina.</div><div><br></div><div>Palermo: semplicità urbana e armonia</div><div>A Palermo la focaccia è generalmente più bassa e morbida, con un condimento essenziale:</div><div>Salsa di pomodoro</div><div>Caciocavallo o mozzarella</div><div>Origano</div><div>Olio extravergine</div><div>Talvolta acciughe o cipolla</div><div>In alcune versioni, pangrattato</div><div>È la focaccia dei panifici storici e dello street food quotidiano: meno strutturata, ma altrettanto identitaria.</div><div><br></div><div>Ingredienti poveri, ricchezza territoriale</div><div><br></div><div>Verdure di stagione, formaggi freschi, pesce conservato, pomodoro e olio: elementi semplici che parlano di orti, pascoli e mare. In Sicilia, la “povertà” degli ingredienti non è mancanza, ma autenticità. Ogni morso racchiude memoria contadina e marinara.</div><div><br></div><div>Proprio per questa natura popolare, anche gli abbinamenti seguono la stessa filosofia: conviviali, freschi, territoriali.</div><div><br></div><div>L’abbinamento naturale per gustare la focaccia è la birra</div><div><br></div><div>La birra è il compagno più spontaneo della focaccia. La sua effervescenza pulisce il palato dall’olio e dal formaggio, mentre l’amaro bilancia la sapidità delle acciughe.</div><div><br></div><div>Palermo: l’identità artigianale</div><div><br></div><div>Nel Palermitano spicca il Birrificio Bruno Ribadi, realtà siciliana che utilizza grani antichi e ingredienti locali. Tra le etichette più interessanti:</div><div><br></div><div>Sicilian Pils perfetta con la focaccia palermitana classica, fresca e leggera.</div><div>Sicilian Pale Ale ideale con la focaccia messinese, grazie alle note agrumate che contrastano scarola e acciughe.</div><div>Blanche agli agrumi ottima con versioni più delicate.</div><div><br></div><div>La birra artigianale diventa così racconto del territorio, proprio come la focaccia.</div><div><br></div><div>Messina: la birra dei “15”</div><div><br></div><div>A Messina, simbolo di rinascita è il Birrificio Messina, fondato da quindici mastri birrai che hanno riportato la produzione brassicola in città.</div><div><br></div><div>Doc 15 lager dorata , fresca ed equilibrata, perfetta con la focaccia palermitana o versioni semplici.</div><div>Doc 15 Cruda più intensa e corposa, ideale con la focaccia messinese con scarola e acciughe.</div><div><br></div><div>Alla biira esiste una valida alternativa elegante, poco utilizzata, ma da provare: il vino siciliano</div><div><br></div><div>Per valorizzare la focaccia in chiave enogastronomica, il vino siciliano offre abbinamenti straordinari:</div><div><br></div><div>Con la focaccia messinese : </div><div>Etna Bianco, perfetto con acciughe e scarola.</div><div>Grillo aromatico ma sostiene la sapidità.</div><div><br></div><div>Con la focaccia palermitana : </div><div>Inzolia delicata e floreale.</div><div>Nero d’Avola un rosso morbido ma non invasivo.</div><div><br></div><div>Il vino trasforma uno street food in una vera esperienza gastronomica.</div><div><br></div><div>Abbiamo due città, una cultura del gusto in comune</div><div><br></div><div>Dalle antiche pietre del focolare romano ai forni moderni, la focaccia siciliana è rimasta fedele alla sua anima: ingredienti semplici, iuna forte, convivialità. Che sia accompagnata da una birra artigianale palermitana o messinese, oppure da un calice di vino dell’Etna, resta uno dei simboli diella Sicilia autentica.</div><div><br></div><div>Per il viaggiatore, gustare significa entrare nella storia dell’isola scoprendo che, a volte, il racconto più vero ha origine dal pane.</div><div><br></div><div>A Palermo: due tappe imperdibili</div><div><br></div><div>Cattedrale di Palermo</div><div>Un capolavoro di architettura normanna che fonde stili arabo, bizantino e gotico. La cattedrale non è solo un luogo di culto, ma anche un museo a cielo aperto, con tombe reali, opere d’arte e terrazze panoramiche.</div><div><br></div><div>Mercato di Ballarò</div><div>Il mercato più famoso della città, cuore pulsante della vita quotidiana palermitana. Tra bancarelle di frutta, pesce fresco, spezie e street food, si respira l’autentica atmosfera locale.</div><div><br></div><div>A Messina: due tappe imperdibili</div><div><br></div><div>Duomo di Messina</div><div>Icona religiosa e storica della città, famoso per l’orologio astronomico nel campanile, uno dei più grandi e complessi al mondo.</div><div><br></div><div>Fontana di Orione</div><div>Capolavoro rinascimentale situato in piazza Duomo, simbolo artistico della città, con statue che raffigurano divinità e figure mitologiche.</div><div><br></div><div>Questo itinerario combina cultura, gastronomia e relax, rendendo Palermo e Messina tappe indimenticabili di un viaggio in Sicilia: Palermo, capitale dell’isola e cuore pulsante della storia e dell’arte, e Messina, approdo della Sicilia, città al di qua del faro, porta d’ingresso sullo Stretto e custode di tradizioni millenarie.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 18:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Abbazia di Thélema a Cefalù]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001EC"><h3 class="imHeading3">L’Abbazia di Thélema a Cefalù</h3><div><hr></div><div>Origini e significato</div><div>L’Abbazia di Thélema fu fondata nel 1920 da Aleister Crowley, esoterista e fondatore del culto di Thelema. Il nome si ispira all’utopica abbazia descritta da François Rabelais in Gargantua e Pantagruel, dove vige la regola “Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge”.</div><div><br></div><div>Crowley scelse la Villa Santa Barbara, una casa di campagna in contrada Santa Barbara a Cefalù, come sede di questa comunità esoterica, dopo aver consultato l’I Ching. L'edificio divenne centro spirituale e operativo del culto di Thelema, nonché laboratorio di pratiche magiche, sessuali, artistiche e ritualistiche.</div><div><br></div><div>Sembra che dell’arrivo a Cefalù fu un personaggio del luogo chiamato Don Giosuè che offre appunto il casale di campagna che era di proprietà d'un barone , in contrada Santa Barbara, in affitto all’esoterista.<br></div><div><br></div><div>La vita nell’Abbazia</div><div>Tra il 1920 e il 1923, l’Abbazia ospitò un piccolo gruppo internazionale di adepti, tra cui Leah Hirsig (Soror Alostrael), Ninette Fraux, Jane Wolfe e altri. </div><div><br></div><div>Si praticavano:</div><div><br></div><div>Magia cerimoniale</div><div><br></div><div>Riti sessuali e tantrici (inclusi elementi omoerotici)</div><div><br></div><div>Uso di droghe (marijuana, oppio, cocaina, assenzio, peyote)</div><div><br></div><div>Yoga, meditazione e tecniche per l’elevazione della coscienza</div><div><br></div><div>Crowley dipinse le pareti con affreschi erotici e simbolici, influenzati da Gauguin e dal simbolismo esoterico. La camera degli incubi ("Chambre des Cauchemars") è uno degli ambienti che conserva ancora parte delle decorazioni originali.</div><div><br></div><div>Controversie e chiusura</div><div>Nel 1923, in seguito alla morte dello studente inglese Raoul Loveday (forse per dissenteria), e alla denuncia della moglie Betty May, il regime fascista ordinò l'espulsione di Crowley dall’Italia. Le autorità religiose e civili condannarono l’esperienza dell’Abbazia, definendola degenerata e satanica. Dopo la sua partenza, i beni furono venduti per pagare i debiti e gran parte degli affreschi venne coperta con calce.</div><div><br></div><div>Riscoperta e revival</div><div>Negli anni ’50, il regista Kenneth Anger, accompagnato dal sessuologo Alfred Kinsey e dallo scrittore Fosco Maraini, riscoprì l’Abbazia. Anger girò un documentario perduto (Inaugurazione della cupola del piacere) e documentò parte degli affreschi nascosti.</div><div><br></div><div>Crowley è stato un’ispirazione per molti artisti, sia durante la sua vita che dopo la sua morte. Fu un pioniere nell’utilizzo della magia e della meditazione come strumenti per lo sviluppo personale e spirituale, e la sua opera ha ispirato numerosi artisti nel corso degli anni.<div><br></div><div>I suoi insegnamenti hanno influenzato il movimento hippie degli anni ’60 e ’70, e sono stati anche fonte di ispirazione per molti musicisti, scrittori e filmmaker. </div></div><div><br></div><div>Negli anni ’90 si propose di trasformare l’edificio in un museo, ma il progetto fallì. Oggi la villa è in rovina, proprietà privata e pericolosa da visitare.</div><div><br></div><div>Influenza culturale</div><div>L’Abbazia e il pensiero di Crowley influenzarono numerosi artisti, scrittori e movimenti culturali, dal rock esoterico ai registi underground. Alcuni autori siciliani come Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo e Giuseppe Quatriglio hanno raccontato la vicenda in chiave letteraria.</div><div><br></div><div>Crowley e Thelema</div><div>Crowley, figura controversa e spesso fraintesa, non si identificava con il satanismo, ma con una visione esoterica che poneva la volontà individuale al centro dell’esperienza umana. Il suo motto:</div><div><br></div><div>“Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. L’amore è la legge, amore sotto la volontà.”</div><div><br></div><div>Seguiva la cosiddetta “via della mano sinistra”, un percorso spirituale che sfida la morale convenzionale per esplorare la coscienza interiore.</div><div><br></div><div>Note conclusive</div><div>Dove si trova: l’Abbazia è situata vicino allo Stadio Comunale di Cefalù, ma non è accessibile al pubblico.</div><div><br></div><div>Stato attuale: edificio abbandonato, a rischio crollo, proprietà privata.</div><div><br></div><div>Valore simbolico: oggi è considerato un luogo di culto per gli studiosi dell’occulto e della controcultura del Novecento.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 28 Jul 2025 15:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Trasformazione di Asteria in quaglia e la Nascita di Ortigia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001EB"><h3 class="imHeading3">La Trasformazione di Asteria in quaglia e la Nascita di Ortigia</h3><div><hr></div><div>Asteria, figlia dei Titani Ceo e Febe, era una dea minore legata alla notte e alle stelle, dotata di una bellezza enigmatica e misteriosa. </div><div>Il suo nome, che in greco significa proprio stella, ben si addiceva al suo spirito libero, rendendola una delle divinità più affascinanti dell'Olimpo. Ciò che la rendeva unica, tuttavia, non era solo la sua grazia, ma soprattutto la sua indipendenza.</div><div><br></div><div>Zeus, il re degli dèi, un giorno posò lo sguardo su Asteria e, attratto dalla sua bellezza celestiale, non poté resistere al desiderio di conquistarla. Trasformatosi in un'aquila, simbolo della sua forza e del suo potere, si lanciò alla sua ricerca con l'intento di rapirla.</div><div><br></div><div>Asteria, però, non era come le altre. Così, in un atto di straordinaria determinazione e coraggio, si gettò in mare per sfuggire alle avances del dio. La sua forma divina si confuse con l'acqua e, nell'istante in cui toccò le onde, Asteria si trasformò in una quaglia: un uccello che, pur piccolo e fragile, possedeva la capacità di sfuggire e nascondersi nei cieli e nelle terre selvagge.</div><div><br></div><div>Zeus, tuttavia, non si arrese facilmente. Come un predatore instancabile, continuò a cercarla. </div><div>La sua fuga rappresentava la sua resistenza, la sua indomita determinazione a mantenere la propria libertà. Eppure, il mare e il cielo non erano sufficienti per Asteria. Il suo destino era segnato dal sacrificio di diventare qualcosa di più grande, di trasformarsi in qualcosa che avrebbe avuto un impatto eterno.</div><div><br></div><div>La Creazione di Ortigia</div><div><hr></div><div>Alla fine, il mare non fu più in grado di trattenere Asteria. La sua forma di quaglia, nonostante la sua velocità, non riuscì a sfuggire per sempre e, in un atto finale di trasformazione, la dea cadde nell'acqua. Ma invece di affondare, la sua essenza divina si unì al mare, e Asteria divenne un'isola.</div><div><br></div><div>Quell'isola divenne nota come Ortigia, che in greco significa isola delle quaglie. Ortigia fu il suo nuovo corpo, un luogo dove la libertà di Asteria poté continuare a vivere, ma anche un luogo che mantenne un legame profondo con l'acqua e le stelle, simbolo del suo spirito indomito.</div><div><br></div><div>La trasformazione di Asteria in Ortigia non fu solo un atto di fuga, ma una vera e propria creazione. L'isola divenne un luogo sacro, simbolo di rinascita e di cambiamento. Nei secoli successivi, Ortigia divenne una delle isole più importanti del mondo greco, spesso associata anche alla nascita di altre leggende.</div><div><br></div><div>Leto e la Nascita di Apollo e Artemide</div><div>Molti anni dopo, Leto, la sorella di Asteria, fuggì dalla vendetta di Era (Giunone per i Romani) e si rifugiò proprio a Ortigia, dove diede alla luce i suoi due figli: Apollo e Artemide. In questo modo, Ortigia divenne anche il luogo sacro della nascita di due tra le divinità più potenti e rispettate dell'Olimpo. L'isola di Ortigia, quindi, divenne non solo il simbolo della trasformazione di Asteria in un luogo di salvezza, ma anche il terreno fertile che avrebbe dato vita a due delle figure più significative della mitologia greca.</div><div><br></div><div>Il Significato di Ortigia</div><div>La sua metamorfosi in un'isola simboleggia anche un atto di auto-creazione, un'opera di resistenza che si riflette nel mondo naturale.</div><div><span class="fs12lh1-5">Inoltre, Ortigia, come isola sacra, diventa un punto di incontro tra il mondo divino e quello umano. La sua importanza non risiede solo nell'essere un luogo di rifugio, l'isola diviene una connessione diretta tra i cieli e la terra, simbolo di quel passaggio tra i regni che è fondamentale nella mitologia.</span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 14:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Tabacco di Sicilia: un viaggio nella storia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E9"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Tabacco di Sicilia: Un Viaggio Tra Storia, Tradizione e Rinascita Agricola</h3><div><hr></div><div>La Sicilia, terra di antiche civiltà e crocevia di culture nel cuore del Mediterraneo, non è solo un'isola ricca di storia, ma anche un luogo dove la sua millenaria identità si è plasmata attraverso scambi e innovazioni. È in questo scenario vibrante che si inserisce un capitolo affascinante e spesso dimenticato: quello del tabacco, che qui ha trovato radici profonde, raccontando una storia di commerci, economia e sorprendente resilienza agricola.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Un'Antica Radice: L'Arrivo del Tabacco nell'Isola e l'Impronta delle Civiltà</span><br></div><div><hr></div><div>Fu agli inizi del Seicento che il tabacco sbarcò in Sicilia, approdando dalle rotte del Nuovo Mondo. In quel periodo, l'isola era già da secoli un crogiolo di influenze, avendo assorbito il meglio delle civiltà che l'avevano dominata. Greci, Romani, Arabi e Normanni avevano lasciato un'eredità di conoscenze agricole, sistemi di irrigazione e una propensione agli scambi commerciali che resero la Sicilia un terreno fertile non solo per la terra, ma anche per l'accoglienza di nuove colture e tecniche.</div><div><br></div><div>Grazie al suo clima favorevole e alla sua posizione strategica, la Sicilia divenne rapidamente un polo nevralgico per la lavorazione e la produzione del tabacco. Presto sorsero importanti manifatture in città chiave come Catania, Comiso, Messina, Milazzo e Palermo. Queste non si limitavano a trasformare il prodotto importato, ma gestivano anche le prime e sempre più estese coltivazioni locali, sfruttando un sapere agricolo che affondava le radici nelle tradizioni ereditate dalle diverse dominazioni.</div><div><br></div><div>Il XVIII secolo vide la nascita di varietà autoctone uniche, frutto di un'agricoltura sapiente che seppe adattare la pianta al terreno e al clima siciliano. Tra queste spiccò lo Spagnuolo di Comiso, particolarmente apprezzato per la produzione di tabacco da fiuto, testimoniando la specializzazione e la qualità raggiunta. Verso la fine dell'Ottocento, la sperimentazione si spinse oltre, introducendo varietà orientali come Erzegovina, Porsutcian e Samsun, che arricchirono ulteriormente la diversità della produzione siciliana, confermando l'isola come un punto di riferimento nel settore.</div><div><br></div><div>Tra Regni e Monopoli: Le Vicissitudini del Tabacco Siciliano</div><div><hr></div><div>La storia del tabacco in Sicilia è indissolubilmente legata alle vicende economiche e politiche che hanno segnato l'isola attraverso i secoli. Nel 1829, una grave crisi finanziaria colpì il Regno delle Due Sicilie, di cui la Sicilia faceva parte. Per ordine regio, l'intera produzione di tabacco siciliano fu sequestrata e inviata al porto franco di Messina. L'obiettivo era ambizioso: ricavare risorse preziose per saldare i debiti del Regno e ridurre i dazi su beni essenziali come la carne. Questa manovra, sebbene necessaria, assestò un duro colpo alla tabacchicoltura isolana, già provata dal monopolio di Stato che ostacolava anche l'importazione di tabacco estero, causando una significativa diminuzione dei consumi.</div><div><br></div><div>Con la nascita del Regno d'Italia, la gestione dei monopoli passò sotto il controllo piemontese. La politica agricola del nuovo Regno privilegiò le coltivazioni di tabacco nelle regioni settentrionali, portando alla quasi totale scomparsa della produzione in Sicilia, ridotta a pochi, isolati tentativi. Un'epoca d'oro, iniziata con l'introduzione della coltura nel 1600 e sviluppatasi attraverso i secoli, sembrava essersi conclusa per sempre.</div><div><br></div><div>La Rinascita Moderna: Il Ritorno del Tabacco Siciliano</div><div><hr></div><div>Contro ogni previsione, la tradizione del tabacco in Sicilia ha ritrovato nuova linfa. Nel 2016, nelle verdi campagne di Cerda (PA), un gruppo di imprenditori agricoli ha dato vita a un progetto visionario, mosso da passione e un profondo desiderio di recupero culturale. Hanno impiantato moderne coltivazioni: sei ettari dedicati alla varietà Burley e altri due ettari al Kentucky, destinato principalmente alla produzione di pregiati sigari.</div><div>La prima annata si è rivelata un successo, con una produzione di circa 30 tonnellate di tabacco grezzo. Questo traguardo ha segnato il ritorno ufficiale di una tradizione agricola che, per secoli, ha intrecciato la sua storia con quella dell'isola, dimostrando la resilienza e l'innovazione dell'agricoltura siciliana.</div><div>Coltivare Tabacco in Sicilia Oggi: Cosa C'è da Sapere (È Legale!)</div><div>Molti si chiedono se la coltivazione del tabacco in Sicilia sia legale. La risposta è sì, lo è! Dal D.L. 30 novembre 1970, n. 870, la coltivazione del tabacco non è più soggetta a monopolio statale e non richiede autorizzazione per la semina. Tuttavia, esistono limiti e restrizioni precise per garantire la legalità e la trasparenza:</div><div><br></div><div>Cosa è permesso:</div><div>Coltivare tabacco per uso personale.</div><div>Fino a circa 1000 foglie (equivalenti a una trentina di piante in media) non è richiesta alcuna comunicazione alle autorità.</div><div>Trasportare, fumare o donare (senza scopo di lucro) il tabacco prodotto, anche all'estero (sebbene possano esserci controlli doganali specifici).</div><div>L'Arte della Coltivazione Artigianale del Tabacco</div><div>La coltivazione del tabacco, specialmente a livello artigianale, è un'attività che richiede dedizione e conoscenza:</div><div>I semi sono minuscoli e la loro germinazione richiede pazienza e cura.</div><div>Le piante necessitano di circa quattro mesi di cure costanti per raggiungere la piena maturazione.</div><div><br></div><div>Dopo la raccolta, inizia la fase cruciale dell'essiccazione, che avviene in ambienti ventilati e asciutti, seguita dalla fermentazione, processo che affina aromi e caratteristiche.</div><div><br></div><div>Infine, le foglie vengono pulite manualmente, eliminando le parti non utilizzabili, in un lavoro meticoloso che valorizza ogni singola foglia.</div><div><br></div><div>Scoprire il Tabacco Siciliano: Tra Cultura, Tradizione e Sostenibilità</div><div><hr></div><div>Oggi, il tabacco siciliano rappresenta una nicchia agricola piccola ma significativa, un vero simbolo di resilienza culturale e del desiderio di recuperare tradizioni dimenticate. Esplorare la sua storia, iniziata secoli fa e riaffiorata nelle campagne di Cerda, offre un'opportunità unica per comprendere il profondo legame tra il territorio, le sue colture e l'autentica identità dell'isola.</div><div><br></div><div> Curiosità per i viaggiatori</div><div><hr></div><div>Alcune aziende agricole lungimiranti stanno aprendo le loro porte al pubblico. Organizzano visite guidate attraverso le piantagioni, laboratori didattici che spiegano il processo di coltivazione e lavorazione, e persino degustazioni olfattive delle foglie di tabacco essiccate. È un modo originale e coinvolgente per immergersi nella Sicilia più vera, scoprendo la sua storia agricola e la sua ricca cultura materiale, lontano dai percorsi turistici più battuti.</div><div><br></div><div>Federico Marino: il ritorno del tabacco in Sicilia</div><div><hr></div><div>Da oltre 23 anni, Federico Marino, master blender e specialista del tabacco, dedica la sua vita al mondo del sigaro. Dopo studi internazionali, tra cui un corso completo a Santo Domingo, e l’incontro con il leggendario Don Alejandro Robaina, Federico ha maturato un’esperienza globale nei campi di coltivazione di tutto il mondo.</div><div>Nel 2014 ha riportato in Sicilia la coltivazione del tabacco dopo oltre 150 anni, dedicandosi inizialmente a Burley e Kentucky, per poi specializzarsi in quest’ultimo, ideale per la produzione di sigari.</div><div>Dalla sua passione è nato il Nicita, , The Crowun, L’Unkind, sigaro italo-nicaraguense realizzato in collaborazione con Victor Calvo, che unisce la qualità del tabacco siciliano alla tradizione del Centro America.</div><div>Nel 2023, ha inaugurato un magazzino fiscale dedicato, offrendo ai clienti l’accesso diretto alle sue creazioni, simbolo di un’antica tradizione agricola tornata a vivere. &nbsp;<a href="https://www.visiontobaccoworld.com/" class="imCssLink">https://www.visiontobaccoworld.com/</a></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 12:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Scopri i Nebrodi con Le Vie del Rosmarino]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E8"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Scopri i Nebrodi: Nasce Le Vie del Rosmarino</h3><div><hr></div><div>Alcara Li Fusi e San Marco d'Alunzio uniti per un turismo autentico</div><div>Nel cuore pulsante dei Monti Nebrodi, due gioielli della Sicilia, San Marco d'Alunzio e Alcara Li Fusi, uniscono le forze per svelare una nuova visione di turismo: autentico, lento e profondamente connesso al territorio. Qui, la natura incontaminata e la storia millenaria si intrecciano in un abbraccio unico, promettendo un'esperienza indimenticabile, lontana dai soliti circuiti.</div><div><br></div><div>Un Angolo di Sicilia Inesplorato: I Nebrodi</div><div>I Nebrodi ti accolgono con la loro natura rigogliosa e silenziosa, un vero e proprio polmone verde della Sicilia. Qui troverai paesaggi mozzafiato, borghi antichi, tradizioni millenarie e una pace che rigenera l'anima. Questo territorio, spesso chiamato la "Sicilia verde", offre un'esperienza diversa, dove il tempo rallenta e la bellezza della natura è protagonista. Parti all'avventura su sentieri che si snodano tra boschi secolari, scopri sorgenti d'acqua cristallina e lasciati incantare da punti panoramici che ti lasceranno senza fiato.</div><div><br></div><div>Dominano questo scenario le imponenti Rocche del Crasto, formazioni rocciose calcaree scolpite dal vento e dal tempo, che si ergono maestose offrendo panorami spettacolari. Queste rocce non sono solo uno spettacolo geologico, ma anche un habitat prezioso per la flora e la fauna locale, rendendole un paradiso per gli amanti del trekking, dell'arrampicata e della fotografia naturalistica.</div><div><br></div><div>È da questa straordinaria ricchezza che prende vita il progetto "Le Vie del Rosmarino", un'iniziativa pensata per trasformare l'intero comprensorio in un sistema turistico accogliente e integrato, pronto ad offrirti un'esperienza a 360 gradi.</div><div><br></div><div>San Marco d'Alunzio: Un Viaggio nel Tempo e tra le Feste</div><div><hr></div><div>Il borgo di San Marco d'Alunzio, in provincia di Messina, ti accoglie a 540 metri sul livello del mare, offrendoti un punto di vista privilegiato sul versante settentrionale dei Monti Nebrodi. Questo centro, interamente compreso nel Parco Regionale dei Nebrodi, ti invita a un vero e proprio viaggio nel tempo. Lasciati affascinare dalle sue chiese barocche, dalle piazzette pittoresche e dai vicoli lastricati che sembrano sospesi in un'altra epoca. Fondato dagli antichi Greci e poi fiorente colonia romana, questo borgo vanta una storia ricchissima, testimoniata da reperti archeologici e monumenti che ti faranno fare un vero e proprio tuffo nel passato.</div><div><br></div><div>Imperdibile è il maestoso Castello Normanno, che domina il paese e offre una vista mozzafiato sui Nebrodi e sulla costa tirrenica. Le numerose chiese custodiscono opere d'arte di inestimabile valore, rendendo ogni passeggiata una scoperta. Respirerai storia ad ogni angolo, connettendoti profondamente con l'anima più antica della Sicilia.</div><div><br></div><div>Il calendario di San Marco d'Alunzio è scandito da eventi imperdibili che ti permetteranno di vivere la cultura locale:</div><div><br></div><div>Festa del Santissimo Crocifisso di Aracoeli (ultimo venerdì di marzo): Assisti alla tradizionale processione penitenziale dei "Babbaluti", trentatré confrati che, con palandrane e cappucci blu, trasportano il fercolo del Santissimo Crocifisso in un'atmosfera di profonda devozione.</div><div><br></div><div>Bosco in Festa (1° maggio): Una scampagnata tradizionale che unisce il piacere della natura a visite guidate del patrimonio artistico e dei musei del borgo. Un'ottima occasione per celebrare l'arrivo della primavera!</div><div><br></div><div>Giornata Medievale (1° giugno): Immergiti nel fascino del Medioevo con un corteo storico che vede la partecipazione di delegazioni da tutta la Sicilia, giochi medievali, danze, musici e giocolieri. Un'esperienza coinvolgente per tutta la famiglia.</div><div><br></div><div>Festa dei Santi Marco, Nicola e Basilio (30 luglio – 2 agosto): Tra le celebrazioni più caratteristiche, questa festa è un'esplosione di gioia e devozione. Ammira i "rami" (alberelli di alloro) addobbati con nastri colorati, portati da ragazzi che precedono il corteo, accompagnati dalla banda musicale. Non perdere la tradizionale "Entrata r’addauru" e la "Vara", ornata di fiori e basilico profumato, portata in spalla dai devoti che implorano grazie con il grido: "Razii, S.Basili! E chiamamilu cu vera firi! Viva Diu e San Basili!".</div><div><br></div><div>San Martino nel Borgo (novembre): Tre giorni all'insegna della bellezza e del gusto, con degustazioni di rinomate cantine e stand enogastronomici che esaltano i prodotti locali. Perfetto per gli amanti del buon cibo e del vino.</div><div><br></div><div>San Marco Iron Fest (biennale): Se sei appassionato di arte e artigianato, non perdere questa biennale di Arte Fabbrile, dove artisti del ferro provenienti da tutto il mondo si sfidano nello scenario unico di San Marco d'Alunzio.</div><div><br></div><div>Per maggiori informazioni e aggiornamenti sugli eventi, visita la pagina Facebook ufficiale di San Marco d'Alunzio.</div><div><br></div><div>Alcara Li Fusi: Tra Natura Selvaggia e Tradizioni Millenarie</div><div><hr></div><div>Immersa nella pace delle colline e avvolta dai profumi inebrianti della campagna siciliana, Alcara Li Fusi è un borgo che ti conquisterà con la sua autenticità e le sue profonde radici nelle tradizioni. È un luogo dove la natura è protagonista, con sentieri che si snodano tra boschi e pascoli, perfetti per escursioni, passeggiate a cavallo e momenti di puro relax. La sua vicinanza alle Rocche del Crasto la rende un punto di partenza ideale per esplorare questa meraviglia naturale, magari avvistando i rari Grifoni, che nidificano proprio in queste rocce.</div><div><br></div><div>Tra le tradizioni più sentite di Alcara, spicca la suggestiva Festa del Muzzuni, una delle celebrazioni popolari più antiche e affascinanti della Sicilia. Ogni 24 giugno, in occasione di San Giovanni Battista, il borgo si anima con questa festa che affonda le sue radici in antichi riti di fertilità e rinascita. Le strade si colorano di brocche decorate con piante aromatiche, tessuti pregiati e simboli femminili, in un'esplosione di colori e tradizioni che ti avvolgerà completamente. Questo rituale coinvolgente diventerà uno degli elementi chiave dell’offerta turistica esperienziale promossa dalla DMO "Le Vie del Rosmarino", offrendoti la possibilità di viverla da protagonista.</div><div><br></div><div>"Le Vie del Rosmarino" non è semplicemente una proposta di viaggio; è un vero e proprio invito a vivere un'esperienza autentica e profondamente immersiva. Sarai parte di una realtà che intreccia sapientemente tradizione, natura e innovazione. Avrai l'opportunità di toccare con mano la storia millenaria di questi luoghi, assaporare i prodotti locali a chilometro zero – dai formaggi ai salumi tipici, dai funghi ai prodotti del sottobosco – e incontrare le comunità locali che ti apriranno le porte delle loro tradizioni. Potrai partecipare a laboratori artigianali, degustazioni guidate e scoprire uno stile di vita che rispetta i ritmi della natura.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Karasicilia, una cooperativa sociale dedicata alla realizzazione del progetto "Le Vie del Rosmarino", sarà il tuo punto di riferimento per un viaggio indimenticabile. Offrono servizi turistici su misura, pensati sia per i visitatori che per le piccole realtà dell’ospitalità familiare (B&amp;B, agriturismi), promuovendo un turismo che crea relazioni significative, rispetta i luoghi e arricchisce sia chi viaggia che chi accoglie. </span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 06:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lo Scoglio di Santa Rosalia e la cappella dell'amore]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E7"><div><hr></div><h3 class="imHeading3"> Lo Scoglio di Santa Rosalia e la cappella dell'amore Trabia</h3><div><hr></div><div><div>Un'Opera di Passione, Memoria e Natura</div><div><br></div><div>Scopri la storia di un luogo unico, sospeso tra mare, amore e tradizione.</div><div><br></div><div>Sulle pittoresche coste di Trabia, un incantevole borgo marinaro in provincia di Palermo, si erge la piccola e suggestiva Cappella di Santa Rosalia, un'opera nata dalla passione e dal legame profondo di un uomo con la sua terra e la sua famiglia. Costruita nei primi decenni del ’900, questa cappella si trova su uno scoglio, oggi conosciuto come Punta Pescatore, e si affaccia sul mare cristallino del Mar Tirreno.</div><div><br></div><div>La cappella fu voluta e costruita da Salvatore “Turiddu” Gurgiolo, un emigrato in America che, tornato a Trabia, decise di realizzare un’opera che testimoniasse l’amore per la sua terra e per la moglie, Rosalia Rancadore. Il terreno su cui fu edificata la cappella fu ereditato da Rosalia e si estendeva dal castello al mare. La scelta di costruire la cappella su uno scoglio esprime non solo la devozione religiosa, ma anche il desiderio di celebrare il legame con la sua amata e di “mettere pace” tra le due donne che portavano lo stesso nome.</div><div><br></div><div>Con il cuore e le mani, Turiddu usò materiali che il mare stesso offriva: ciottoli levigati, conchiglie della Tunnariedda e stalattiti delle grotte locali. Grazie anche all'aiuto dei pescatori del borgo, la cappella venne completata intorno al 1920, diventando un simbolo di fede e amore.</div><div><br></div><div>Un simbolo di tradizione e spiritualità</div><div><hr></div><div>Da oltre dieci anni, la Pro Loco di Trabia celebra la festa di Santa Rosalia il 4 settembre, con una messa seguita da eventi culturali, spettacoli di pupari e gruppi folkloristici, che richiamano residenti e visitatori a condividere momenti di tradizione popolare.</div><div><br></div><div>Il Scoglio di Santa Rosalia è tuttora proprietà privata ed è custodito con amore dalla famiglia Gattuccio. La nipote di Salvatore e Rosalia, Rosamaria Gattuccio, continua a preservare la cappella e la memoria di un gesto d’amore che ha attraversato il tempo.</div><div><br></div><div>Scopri Trabia: Un borgo tra mare e tradizione</div><div><hr></div><div>Trabia è un incantevole borgo marinaro che si trova sulla costa settentrionale della Sicilia, in provincia di Palermo. Affacciata sul Mar Tirreno e circondata da uliveti e agrumeti, Trabia rappresenta la Sicilia più autentica, lontano dalle rotte turistiche più frequentate.</div><div><br></div><div>Castello di Trabia: Antica fortificazione di origine medievale (XII secolo), rimaneggiata nel corso dei secoli. Sebbene oggi sia una residenza privata, è visibile dall'esterno e domina il borgo con il suo fascino austero.</div><div><br></div><div>Chiesa Madre di Santa Petronilla: Situata nel cuore del centro storico, è dedicata alla patrona del paese e ospita opere d'arte sacra, rappresentando il centro delle celebrazioni religiose del borgo.</div><div><br></div><div>Lungomare e Torre di San Nicola: La frazione marinara di San Nicola L'Arena, perfetta per passeggiate sul mare, offre anche un'ottima opportunità per gustare pesce fresco e esplorare la storica Torre di San Nicola, parte del sistema difensivo costiero della Sicilia.</div><div><br></div><div>Porticciolo turistico di San Nicola: Ideale per escursioni in barca lungo la costa, con possibilità di noleggiare imbarcazioni durante l’estate per raggiungere località come Cefalù e Palermo.</div><div><br></div><div>Geografia e Come Raggiungere Trabia</div><div><hr></div><div>Trabia si trova a circa 35 km a est di Palermo, sulla costa settentrionale della Sicilia. Il borgo è facilmente raggiungibile in auto tramite l’autostrada A19 (Palermo-Catania), con un’uscita dedicata a Trabia. Inoltre, la stazione ferroviaria di Trabia permette di raggiungere il paese anche tramite treni regionali che collegano Palermo e altre località siciliane.</div><div><br></div><div>Cefalù (circa 30 km da Trabia)<div><span class="fs12lh1-5">Uno dei borghi più affascinanti della Sicilia, Cefalù è famosa per la sua splendida cattedrale normanna, patrimonio dell'umanità UNESCO, e per il lungomare con una vista mozzafiato sul mare. </span><br></div><div><br></div><div>Palermo (circa 35 km da Trabia)</div><div><span class="fs12lh1-5">La capitale della Sicilia, con il suo mix unico di storia araba, normanna e barocca, è una città che non smette mai di sorprendere. Alcuni luoghi di interesse da non perdere: </span><span class="fs12lh1-5">Cattedrale di Palermo: un capolavoro architettonico che racchiude vari stili.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Teatro Massimo: uno dei teatri più grandi d'Europa.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Palazzo dei Normanni: sede dell'Assemblea Regionale Siciliana, con la famosa Cappella Palatina, un esempio straordinario di arte bizantina.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Solunto (circa 10 km da Trabia)</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Un'antica città fenicia e poi romana, Solunto è un sito archeologico che offre una vista spettacolare sul golfo di Palermo. Puoi esplorare i resti di templi, teatri e case romane, mentre goditi il panorama sulla costa. È un'ottima meta per chi è appassionato di storia e archeologia.</span><br></div><div><br></div><div>Parco delle Madonie (circa 40 km da Trabia)</div><div><span class="fs12lh1-5">Un'area naturale protetta che comprende montagne, boschi e villaggi medievali, il Parco delle Madonie è un paradiso per gli amanti del trekking e delle escursioni. Alcuni dei punti più suggestivi includono: </span><span class="fs12lh1-5">Pizzo Carbonara: la seconda vetta più alta della Sicilia.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">I piccoli borghi come Polizzi Generosa e Gangi, che sono veri e propri scrigni di storia, tradizioni e gastronomia siciliana.</span><br></div><div><br></div><div>Bagheria e Villa Palagonia (circa 20 km da Trabia)</div><div><span class="fs12lh1-5">A pochi chilometri da Trabia, Bagheria è famosa per le sue ville storiche, in particolare Villa Palagonia, una delle ville più imponenti della zona, nota per la sua architettura barocca e per i suoi giardini ricchi di sculture bizzarre chiamate "mostri". </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Bagheria è anche il paese natale del celebre pittore Guttuso, e offre un'interessante passeggiata tra arte e storia.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Monreale (circa 40 km da Trabia)</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Se sei appassionato di arte e storia, non puoi perderti la Cattedrale di Monreale, uno dei più straordinari esempi di architettura normanna in Sicilia. La cattedrale è famosa per i suoi mosaici dorati, che raccontano storie bibliche con incredibile dettaglio e bellezza. Monreale è anche un luogo panoramico, che offre una vista eccezionale su Palermo e sulla pianura circostante.</span><br></div></div><div><br></div><div>Se desideri scoprire la Sicilia più autentica, lontano dal turismo di massa, Trabia è la meta ideale per immergersi nella bellezza naturale, nella storia e nelle tradizioni di questa terra affascinante, punto di partenza ideale per scoprire la Sicilia,</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 16 Jul 2025 14:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Syria Castiello-reminiscenza e Antonella Giannone-memorie r'accolte]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.lateliermodica.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E6"><div><hr><h3 class="imHeading3">Syria Castiello, presso la galleria d'arte L'atelier</h3></div><div><hr></div>L'A/telier art gallery di Modica Alta presenta la nuova esposizione di due artiste della nostra provincia : Syria Castiello-reminiscenza e Antonella Giannone-memorie r'accolte<div><br></div><div>Dal 18 Luglio &nbsp;al 18 Agosto 2025, inaugurazione venerdì 18 Luglio alle ore 20.00</div><div><br></div><div>Syria Castello è artista ancora giovane ma può far leva su strumenti tecnici solidi. Sono quelli che consentono le navigazioni attraverso gli oceani narrativi, la ricerca costante di un'individuazione che sfugge al “solito”, al semplicemente scontato. La sua arte è fatta di svolte rapide, non è immota. Seppure se ne coglie la costanza nello stile personalissimo, Syria non s'arrende all'approdo certo, al porto salvo di sicurezze appaganti, accondiscendenti. Non ammicca, provoca piuttosto, si muove secondo rotte fortunate d'imprecisione, il suo è un viaggio disinvolto attraverso bufere e tempeste. Non tiene la barra dritta delle carte bidimensionali, lascia spesso la rotta dei grandi carghi, s'avventura nell'inesplorato, lo colora dei suoi grigi, lo riproduce con moltitudini di suggestioni chiaroscurali. Supera la consuetudine del tutto e subito, sterza di frequente, ancora non frena irrequietezze, preferisce le derive agli approdi. Il suo costrutto narrativo ci racconta di rotte improbabili d'Argonauti, l'estro del viaggio senza arrivo, rifiutando il concetto stantio dell'opera finita. Ogni suo lavoro è tappa precisa verso l'oltre, s'apre ad un orizzonte che non è mai definito, non una linea in fondo sin dove arriva lo sguardo, ma la traiettoria sghemba che intreccia se stessa, si supera, si produce in rapidi ripensamenti. Ha abrogato l'asfissia della ripetizione del gesto, s'avvinghia alla sperimentazione, non coincide mai con se stessa, mostra d'essere ancora diversa persino del sé riflesso. E l'altro, come l'oltre, è solo la breve sosta dell'oggi, verso quel dopo che è ancora sorpresa e scoperta.</div><div><br></div><div>Antonella Giannone scrive opere sotto il dettato utopico d'un inconscio che ricerca la ricomposizione di un'armonia perduta. Le sue sfere, dai contorni resi indefiniti da riflessioni quasi oniriche, sono esattamente la riscoperta dei cerchi di Archimede scompigliati dalla violenza, sono le precisioni cosmiche delle geometrie infinite. Il cerchio spezzato, lo stesso che sorprendeva di sgomento solo sguardi attenti ai destini d'umanità perdute, nelle opere di Antonella Giannone viene riallacciato alle sue estremità indecifrabili. Non c'è punto d'arrivo, non c'è di partenza, solo l'armonia mantrica d'un tempo che si riavvolge su stesso, che non s'ostacola d'assilli al futuro, non preme per il superamento dell'oggi, non s'arrende allo struggersi per un passato che non c'è più. Compattano il tempo che scorre, lo rendono significativamente in grado di riprodursi, travolgono la materia, imprimono accelerazioni vertiginose solo al sogno. Perché nelle sue opere non c'è fretta altra, il tutto che scorre torna rendendo inutile l'ansia d'arrivo, le armonie si materializzano in una dimensione eterea. I colori, ora soffusi, ora incredibilmente nitidi, l'estetica ricercata, sono la contrapposizione perfetta al gioco d'inganni dell'imporsi, alla barbarie archetipica della sopraffazione che trova il proprio compiacimento nel frammento scheggiato dell'accelerazione parossistica. Il volo di fantasia di Antonella Giannone definisce immagini profonde, libera l'energia del paesaggio sognato, lo pone in convergenza con certe qualità dell'anima dell'artista, in collisione esatta con arguzie, talvolta con le furbizie, d'un quotidiano disumanizzato. </div><div><br></div><div>L’Atelier Galleria d'Arte<div>non luogo di situazioni di contemporaneità</div><div>Via Pizzo 42, 97015 MODICA</div><div>0039 333 7296148</div><div><div><a href="https://www.lateliermodica.it/" class="imCssLink">https://www.lateliermodica.it/</a></div></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 19:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gibellina Photoroad 2025]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E5"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Gibellina Photoroad 2025: il racconto del festival della fotografia a cielo aperto</h3><div><hr></div><div>Con il titolo "Senza tempo", la nuova edizione del festival trasforma il paese siciliano in un laboratorio visivo sulla memoria. Fino al 20 agosto 2025, quindici mostre fotografiche, all'aperto e site specific, interrogano l'identità dell'immagine nel mondo visivo contemporaneo. </div><div><br></div><div>“Il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume, è una tigre che mi sbrana, ma io sono la tigre, è un fuoco che mi divora, ma io sono il fuoco”<div>Jorge Luis Borges</div><div> </div><div><br></div><div>“Tutta questa storia per un po’ di giochi di parole, per un po’ d’anacronismi: una miseria. Non si troverà mai via d’uscita?”</div><div>Raymond Queneau</div></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/imagesgibellina,-land-of-imagination.png"  width="369" height="136" /><br></div><div><br></div><div>Gibellina Photoroad 2025: La Memoria in Scena nel Cuore della Sicilia</div><div><hr><div>Fino al 20 agosto 2025, la città di Gibellina, in Sicilia, si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto per Gibellina Photoroad, il festival internazionale di fotografia che celebra la memoria e l'identità visiva. Con il titolo "Senza Tempo", questa quinta edizione invita a un viaggio unico tra arte, storia e paesaggio, anticipando la nomina di Gibellina a Capitale Italiana dell'Arte Contemporanea 2026.</div><div><br></div><div>Gibellina: Dove l'Arte Rinasce dalle Macerie</div><div>Quando si arriva a Gibellina, si percepisce subito un'atmosfera speciale. Questa città, rinata dalle ceneri del terremoto del Belice del 1968, è un esempio straordinario di ricostruzione e visione artistica. Architetti di fama mondiale come Ludovico Quaroni, Pietro Consagra, Franco Purini e Laura Thermes hanno contribuito a ridisegnarne il tessuto urbano, trasformandola nel più grande museo contemporaneo a cielo aperto d'Europa. Ogni piazza, ogni vicolo, ogni edificio racconta una storia di resilienza e creatività, dove l'arte è intrinsecamente legata all'identità del luogo.</div><div><br></div><div>Il Festival in Poche Mosse: Un'Esperienza Immersiva e Gratuita</div><div><hr></div><div>Dimentica i biglietti e lasciati guidare dalla curiosità. Gibellina Photoroad è un festival diffuso e completamente gratuito, pensato per essere esplorato a piedi.</div><div><br></div><div>Mostre diffuse: Quindici mostre fotografiche, all'aperto e site-specific, si fondono con l'architettura della città, creando un dialogo continuo tra arte e spazio urbano.</div><div><br></div><div>Installazioni monumentali: Fotografie di grande formato e installazioni artistiche catturano lo sguardo in piazze e palazzi.</div><div><br></div><div>Proiezioni notturne: La facciata della Chiesa Madre si anima la sera con proiezioni suggestive, mentre il Teatro di Consagra ospita spettacoli di videomapping che ne ridisegnano le linee.</div><div><br></div><div>Incontri e workshop: Un ricco programma di eventi collaterali, tra cui incontri con gli artisti e workshop, arricchisce l'esperienza del festival.</div><div><br></div><div>Imperdibili Sguardi: Dove la Fotografia Prende Vita</div><div><br></div><div>Ogni angolo di Gibellina Photoroad offre una prospettiva unica:</div><div><hr></div><div>Piazza Beuys: Tra le iconiche colonne e sedute, le fotografie di Paolo Ventura raccontano "Una città quasi infinita", in un dialogo vibrante con la facciata disegnata da Ungers. Qui troverai anche le immagini surreali di "Good Day" di Feng Li.</div><div><br></div><div>Baglio di Stefano: Alex Majoli indaga i misteriosi paesaggi della Sicilia occidentale con il suo progetto "Ozio", un racconto per immagini che cattura l'essenza del luogo. Il Baglio, sede della Fondazione Orestiadi, è un complesso architettonico che ospita anche il Museo delle Trame Mediterranee.</div><div><br></div><div>Sistema delle Piazze: Progettato da Franco Purini e Laura Thermes, questo spazio urbano accoglie le opere di Mandy Barker con "Altered Ocean", un potente lavoro sull'inquinamento plastico, e l'anteprima nazionale di UN:IT, un progetto fotografico sul patrimonio immateriale italiano UNESCO.</div><div><br></div><div>Chiesa Madre: Ogni sera, l'imponente facciata diventa uno schermo suggestivo per proiezioni come "Nightlife at Pinnacle Mountain" di Éliane Excoffier.</div><div><br></div><div>Teatro di Consagra: Balázs Turós immagina "The Nature of Things", un'opera che esplora il ciclo della vita e della memoria attraverso un dialogo tra fotografia e architettura.</div><div><br></div><div>Gli Artisti: Voci e Visioni del Festival</div><div>Gibellina Photoroad 2025 presenta un parterre di artisti internazionali e talenti emergenti, ognuno con la propria interpretazione del tema "Senza tempo":</div><div><br></div><div>Le opere dei 14 vincitori della Call 2023, che arricchiranno la collezione permanente della Fondazione Orestiadi.</div><div><br></div><div>Il premio per l’installazione open air 2025 è stato assegnato a Balázs Turós per "The Nature of Things".</div><div><br></div><div>Durante l'inaugurazione, la Chiesa Madre ospita "Nightlife at Pinnacle Mountain" di Éliane Excoffier, in collaborazione con Rencontres de la photographie en Gaspésie.</div><div><br></div><div>Progetti Partecipativi: L'Arte Che Coinvolge la Comunità</div><div>Il festival non è solo esposizione, ma anche partecipazione. Ideato da Arianna Catania, è un progetto che coinvolge la comunità terapeutica Salus, bambini e adolescenti di Gibellina. Attraverso laboratori fotografici curati da Simona Ghizzoni, Arianna Catania, Melissa Pallini e Sofia Pagliaro, con il supporto di Polaroid e Nital, i partecipanti esplorano la fotografia come strumento di espressione. </div><div><br></div><div>La Storia di un Successo: Dal 2016 un Faro della Fotografia</div><div><hr></div><div>Dal 2016, Gibellina Photoroad ha portato in Sicilia oltre 150 artisti di fama internazionale, tra cui Olivo Barbieri, Bruce Gilden, Mustafa Sabbagh, Tobias Zielony, Joan Fontcuberta e Moira Ricci. Molte delle opere esposte nel corso degli anni sono diventate installazioni permanenti, arricchendo il patrimonio artistico della città e consolidando la sua vocazione di museo a cielo aperto.</div></div><div><br></div><div><div><a href="https://gibellinaphotoroadfestival.com/it/edizione-2025/" class="imCssLink">https://gibellinaphotoroadfestival.com/it/edizione-2025/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/GibellinaArtedaVivere" class="imCssLink">https://www.facebook.com/GibellinaArtedaVivere</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.fondazioneorestiadi.it/" class="imCssLink">https://www.fondazioneorestiadi.it/</a></div></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 07:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il secondo Festival del Baglio - Villafrati]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E4"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Il secondo &nbsp;Festival del Baglio</h3><div><hr></div><div>Dopo il successo della passata edizione, torna il Festival del Baglio, presso la suggestiva location del Teatro del Baglio di Villafrati che ha incantato spettatori e compagnie teatrali per la sua atmosfera unica. </div><div>Il tema di quest'anno sarà l'accessibilità e l'inclusione, garantita da spettacoli che abbracciano varie sfaccettature della nostra società e di varie parti del mondo, oltre alla garanzia di un ingresso gratuito per sottolineare la volontà di rendere l'arte fruibile a un pubblico ampio. </div><div><br></div><div>Il festival si aprirà sabato 12 luglio, 13 luglio, 17 luglio, 19 luglio, 21 luglio, 23 luglio, 25 luglio e si concluderà sabato 26 luglio e porterà sul palco spettacoli delle compagnie Quartiatri, &nbsp;Lucipicuraru, Teatro Tascabile di Bergamo, Teatrialchemici / Dadadàun e uno spettacolo di Enzo Toto, autoprodotto dal Teatro del Baglio. </div><div><br></div><div>Appuntamento anche con il pluripremiato spettacolo scritto da Rosario Palazzolo e la scalata musicale lungo lo stivale di Agnese Fallongo e Tiziano Caputo. Il Festival sarà concluso dal concerto di Nicolò Carnesi che suonerà dal vivo il suo ultimo album, Ananke.</div><div><br></div><div><br></div><div><hr></div><div>Il Teatro del Baglio, situato in Corso San Marco/Via Alcide De Gasperi, 78 a Villafrati PA, è pronto ad accogliere il pubblico per questa rassegna che promette di smuovere la curiosità, la coscienza ed il gusto dell’intrattenimento in una dimensione di contatto diretto, tra ciò che avviene sul palco e lo spettatore, per commuovere e offrire nuove prospettive su temi delicati e universali, intrattenere, divertire.<div><br></div><div>Non perdete l'occasione di partecipare a questo straordinario "viaggio in Sicilia e oltre”, con l'ingresso gratuito a tutti gli spettacoli.</div><div><br></div><div><br></div><div>Per ulteriori informazioni, contattare </div><div>Francesco Quartararo</div><div><span class="fs12lh1-5">press@eventiteatrodelbaglio.com</span><br></div><div><br></div><div>Tickets and info </div><div><a href="https://eventiteatrodelbaglio.com/" class="imCssLink">www.eventiteatrodelbaglio.com</a></div><div><br></div><div><br></div></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/TDB-FESTIVAL2025_Locandina-Principale.jpg"  width="357" height="500" /><br></div><div><br></div><div>­</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 07:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Ragazzo dalla Maschera di Ferro Il Musical]]></title>
			<author><![CDATA[Associazione Nuove Vie per un Mondo Unito – APS e Associazione Culturale Teatrale Senso Unico Alternato]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E3"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Ragazzo dalla Maschera di Ferro – Il Musical</h3><div><hr></div><div>Ispirato al celebre romanzo Il Visconte di Bragelonne di Alexandre Dumas</div><div><br></div><div>Autore libretto e Direttore creativo: Claudio Crocetti</div><div>Liriche: Emiliano Palmieri</div><div>Musiche e arrangiamenti originali: Tiziano Barbafiera</div><div>Regia: Sandro Querci</div><div>Presenta: Marco Livia</div><div><br></div><div>Tre grandi date in Sicilia:</div><div><hr></div><div>25 Luglio ore 21 – Catania, Palazzo Platamone </div><div>26 Luglio ore 21 – Selinunte, Parco Archeologico – Tempio E</div><div>27 Luglio ore 21 – Noto, Corte del Collegio dei Gesuiti</div><div><br></div><div>Le Associazioni Nuove Vie per un Mondo Unito APS e, l’Associazione Culturale Teatrale Senso Unico Alternato, sono liete di presentare "Il Ragazzo dalla Maschera di Ferro – Il Musical", un grande progetto culturale che unisce l’arte del teatro alla profondità del messaggio umano e spirituale del perdono, della giustizia e della pace.</div><div>Più di un semplice spettacolo teatrale, questo musical rappresenta un viaggio emotivo e riflessivo che intende risvegliare negli spettatori la consapevolezza che la pace nel mondo inizia dal cuore di ciascuno di noi. </div><div>Ispirato al celebre romanzo Il Visconte di Bragelonne di Alexandre Dumas, il musical porta in scena una delle vicende più affascinanti e misteriose della storia europea. Ambientato nella Parigi del 1662, racconta la storia del fratello gemello del Re Sole, imprigionato con il volto nascosto da una maschera di ferro. Ma, a differenza di molte storie di vendetta, questo racconto si chiude con un gesto di profondo valore umano da parte del fratello del re cattivo, dopo essere stato liberato: il perdono. Un atto che diventa simbolo di giustizia vera, e di speranza per un mondo più giusto e pacificato dove, grazie al gesto, il popolo riconosce finalmente il proprio vero re: un re che porta finalmente la pace.</div><div>Tre serate evento, nel cuore delle più belle location della Sicilia, saranno l’occasione per vivere uno spettacolo emozionante che unisce recitazione, canto dal vivo, danza e scenografie suggestive, offrendo al pubblico non solo intrattenimento, ma un’opportunità per riflettere insieme sul significato più profondo del perdono, della giustizia e della pace.</div><div><br></div><div>A guidare questa riflessione sarà Marco Livia, conduttore delle serate e direttore di produzione, affiancato – in ciascun appuntamento – da autorevoli figure spirituali che saliranno sul palco per introdurre la serata:</div><div>25 luglio – Catania: con Mons. Luigi Renna, Arcivescovo della Diocesi di Catania</div><div>26 luglio – Parco Archeologico di Selinunte: con Mons. Angelo Giurdanella, Vescovo della Diocesi di Mazara del Vallo</div><div>27 luglio – Noto: con Mons. Salvatore Rumeo, Vescovo della Diocesi di Noto, nell’arena estiva del Cortile dei Gesuiti</div><div><br></div><div>Una produzione originale, moderna e coinvolgente, che racconta la lotta per la verità, l’identità e la libertà, per arrivare a una giustizia che non cerca vendetta ma costruisce pace. Sul palco noti performer del teatro musicale italiano, daranno volto e voce ai personaggi di questa storia senza tempo.</div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/MANIFESTO-MASCHERA-3-DATE.png"  width="351" height="500" /><br></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/mascheradiferromusical" class="imCssLink">https://www.facebook.com/mascheradiferromusical</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 13:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Futurismo e futuristi a Centuripe, 2025]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E2"><h3 class="imHeading3">Il Futurismo sbarca in Sicilia a Centuripe: un viaggio nella “scuola” siciliana</h3><div><hr></div><div>Centuripe, ENNA – Il Futurismo arriva finalmente in Sicilia con una mostra straordinaria che esplora un capitolo spesso dimenticato dell'avanguardia marinettiana: la sua declinazione tutta siciliana.</div><div><br></div><div>A partire da sabato 21 giugno 2025 e fino al 4 novembre, il Centro Espositivo Antiquarium di Centuripe ospiterà "FUTURISMO e FUTURISTI SICILIANI", un’esposizione curata da Simona Bartolena e patrocinata dall’Assessorato ai Beni Culturali e Identità Siciliana e dal Comune di Centuripe.</div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/centuripe-futurismo.jpg"  width="500" height="500" /><br></div><div>La mostra non si limita a raccontare il movimento, ma restituisce alla Sicilia un ruolo da protagonista nella sua storia, mettendo in luce il contributo di artisti isolani troppo spesso trascurati dalla storiografia ufficiale.</div><div><br></div><div>La rivalutazione del Futurismo "dimenticato"</div><div><hr></div><div>Con questo percorso la curatrice, desidera raccontare proprio questa fase meno nota, riscoprendone, oltre ai grandi protagonisti, anche esponenti meno celebri ma sorprendentemente originali".</div><div><br></div><div>Accanto a nomi notissimi come Umberto Boccioni, Giacomo Balla e Fortunato Depero, l'esposizione punta i riflettori su figure come Giulio D’Anna, Pippo Rizzo e Vittorio Corona, principali esponenti della cosiddetta “scuola palermitana”.</div><div><br></div><div>Un viaggio nel tempo e nell'arte futurista</div><div><hr></div><div>L'esposizione presenta una quarantina di dipinti, molti dei quali provengono da collezioni private italiane e sono raramente visibili al pubblico. L’allestimento si sviluppa attraverso sezioni tematiche che ripercorrono le fasi del movimento, dal 1909 (anno della pubblicazione del primo Manifesto su Le Figaro) fino agli anni Trenta.</div><div><br></div><div>Il percorso inizia con le origini del movimento, con opere di Boccioni, Russolo, Balla e Roberto Iras Baldessari, ricostruendo il contesto sociale e ideologico di un'epoca che rifiutava il "passatismo" per abbracciare una visione nuova della realtà.</div><div><br></div><div>Una sezione è dedicata alle tendenze astrattiste nella produzione italiana, mostrando come il Futurismo abbia dialogato con l'astrattismo europeo, sviluppando una propria grammatica visiva basata su luce, movimento e forme geometriche. Qui spiccano i lavori di Balla, che mostrano la dissoluzione della figura in purezza di forma.</div><div><br></div><div>Il cuore della mostra è dedicato ai temi iconici del movimento: velocità, dinamismo e simultaneità. Le opere esposte, come quelle di Boccioni, puntano a superare la prospettiva classica, mettendo lo spettatore al centro dell’azione e rappresentando la realtà in continuo divenire attraverso un uso innovativo di colore e linea.</div><div><br></div><div>Non solo pittura: il Futurismo a 360°</div><div><hr></div><div>L'esposizione prosegue esplorando l’estensione del Futurismo oltre le arti visive. Il Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo (1915), firmato da Balla e Depero, diventa il punto di partenza per una riflessione sulla contaminazione tra diverse discipline: dal design al teatro, dalla danza alla musica e alla pubblicità.</div><div><br></div><div>Gli anni Trenta segnano una nuova fase: l'Aerofuturismo, legato al mito del volo, e il Futurismo Cosmico, con aperture verso dimensioni spirituali ed esoteriche. Opere di Gerardo Dottori, Tullio Crali, Fillia, Thayaht e Enrico Prampolini testimoniano la vitalità di questa seconda stagione, oggi riscoperta dalla critica.</div><div><br></div><div>Infine, la sezione interamente dedicata ai futuristi siciliani rappresenta il momento più atteso. Artisti come Pippo Rizzo, Giulio D’Anna e Vittorio Corona sono protagonisti di questo capitolo, dimostrando di aver sviluppato un linguaggio personale a partire dai modelli dell’avanguardia. Sebbene il gruppo di Palermo si sia imposto a livello internazionale tra il 1927 e il 1929, molti dei suoi esponenti scelsero di rimanere sull’isola, contribuendo in modo significativo alla crescita di un’identità artistica locale.</div><div><br></div><div>Sei pronto a immergerti nel dinamismo e nella rivoluzione del Futurismo siciliano?</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/Antiquariumcenturipe/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/Antiquariumcenturipe/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://centuripecittaimperiale.com/" class="imCssLink">https://centuripecittaimperiale.com/</a></div></div><div><br></div><div><hr><hr><br></div><div>A Taormina, la mostra "Il Futuro Sopravvenuto" dedicata al Futurismo è stata ospitata nell'Ex Chiesa del Carmine. La mostra, che includeva 70 opere di artisti futuristi, è stata concepita come un'opera d'arte totale e si è svolta dall'11 marzo al 14 giugno 2017. <div>L'evento, che ha coinciso con il G7 di Taormina, ha presentato opere di artisti come Giacomo Balla, Gino Severini, Umberto Boccioni, Luigi Russolo e altri. La mostra è stata curata da Giancarlo Costantino ed è stata accompagnata da eventi collaterali come performance poetiche, musica futurista e cucina futurista, per due domeniche al mese. </div><div>L'Ex Chiesa del Carmine ha rappresentato il contesto ideale per questa mostra, offrendo uno spazio suggestivo e significativo per esplorare le radici e l'impatto del Futurismo. </div></div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/i__id6746_mw600__1x.jpg"  width="281" height="400" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 12:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[SARP, Sicily Artists in Residence Program]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E1"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><hr></div><h3 class="imHeading3">SARP acronimo di Sicily Artists in Residence Program</h3><div data-text-align="center" class="imTACenter"><hr></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">SARP acronimo di Sicily Artists in Residence Program, è una residenza per artisti e una galleria situata a Linguaglossa, alle pendici settentrionali dell'Etna in Sicilia.<div></div><div><br></div><div>Ciò che offre SARP:</div><div><span class="fs12lh1-5">Programma di Residenza per Artisti: SARP offre opportunità di residenza sia per artisti "Giovani" (generalmente sotto i 40 anni, ma con una mentalità aperta a idee fresche) che "Senior" (artisti a metà carriera e affermati). Le residenze durano tipicamente da 1 a 6 mesi. Il programma mira a fornire agli artisti tempo e spazio per la ricerca, lo sviluppo e la produzione, promuovendo lo scambio culturale e un'arte critica basata su solide ricerche e soluzioni innovative. Gli artisti sono invitati a lavorare sui loro progetti e a partecipare a workshop nello storico Palazzo Previtera.</span><br></div><div><br></div><div>Galleria: SARP gestisce anche uno spazio galleria, inaugurato nell'aprile 2025, per esporre le opere sviluppate durante le residenze e supportare gli artisti nel contesto del mercato.</div><div><br></div><div>Focus: Il programma trae ispirazione dal paesaggio unico attorno all'Etna e al più ampio Mediterraneo. Incoraggia gli artisti a esplorare come l'ambiente modelli le percezioni delle relazioni umane e mira a documentare le trasformazioni del paesaggio etneo, estendendosi alla mutevole geografia fisica e umana del Mediterraneo.</div><div><br></div><div>Sede: La sede principale delle attività di SARP è lo storico Palazzo Previtera a Linguaglossa, che funziona come museo vivente, ristorante e galleria contemporanea oltre a ospitare il programma di residenza. </div><div><br></div><div>Gli artisti interessati alla residenza devono solitamente inviare il proprio CV e tre opere via email. Il programma è offerto annualmente da marzo a novembre.</div><div><br></div><div>Contatti</div><div>Informazioni Generali/Candidature: hello.sarp@gmail.com</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.galleriasarp.com/" class="imCssLink">https://www.galleriasarp.com/</a> Sul loro sito web puoi trovare maggiori informazioni.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Non si esaurisce qui l'offerta, ecco una panoramica delle principali residenze per artisti in Sicilia (con spazi di lavoro, mostre e dialogo con la comunità). </span><span class="fs12lh1-5">Tra le esperienze più significative, spiccano programmi che mettono a disposizione studi e ambienti idonei alla produzione artistica, culminando spesso in mostre aperte al pubblico, che vanno dalle gallerie più tradizionali a percorsi espositivi diffusi in borghi e contesti urbani. L'interazione con il territorio è un elemento chiave: molte residenze incoraggiano gli artisti a sviluppare progetti site-specific, ispirati dalla cultura, dalla storia e dalle dinamiche sociali dell'isola. Questo approccio non solo arricchisce la ricerca artistica, ma favorisce anche un coinvolgimento attivo della popolazione locale,</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Farm Cultural Park — Favara (AG)</span></div><div><hr><div><span class="fs12lh1-5">Galleria + residenze in un centro urbano rigenerato dal 2010, con mostre, installazioni, workshop e format interdisciplinari </span></div><div><div><a href="https://www.farmculturalpark.com/" class="imCssLink">https://www.farmculturalpark.com/</a></div></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">SITU Festival (itinerante)</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Residenza itinerante su open call tra borghi storici (Militello Val di Catania, Acate, Chiaramonte Gulfi…), con creazione site‑specific in edifici sacri o musei </span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Residenza artistica a Sambuca di Sicilia</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Progetto “Sambuca Welcoming”: 4 settimane di residenza + creazione di un’opera site‑specific collegata alla rigenerazione urbana </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.accademiadipalermo.it/" class="imCssLink">accademiadipalermo.it</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Tenuta Rasocolmo — Capo Rasocolmo (Messina)</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Residenza per scultori in una tenuta agricola ristrutturata, tra vigneti DOC sul Tirreno, con spazi indoor/outdoor per la creazione </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.tenutarasocolmo.com/" class="imCssLink">tenutarasocolmo.com</a></span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Graniti Murales — Graniti (ME)</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Laboratorio murale partecipativo: residenze per artisti, festival, interazione con abitanti e murales nel borgo </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://granitimurales.org/" class="imCssLink">granitimurales.org</a></span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">OTIUM — Marsala</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Residenza multilingue per artisti e scrittori, supportata da Europa Creativa, con programmazione culturale aperta al dialogo interculturale </span></div><div><div><a href="https://otiumfeed.it/" class="imCssLink">https://otiumfeed.it/</a></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Zō Centro Culture Contemporanee — Catania</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Residenze performative per under 35, supporto tecnico, tutoraggio, produzione di performance site‑specific e dialogo con comunità locali </span></div><div><span class="fs12lh1-5">sarpgallery.com</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.zoculture.it/" class="imCssLink">zoculture.it</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Fondazione Sant’Elia — Palermo</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">“Fissare l’arcipelago”: residenza di ricerca d’estate per studenti e professori, con studi sul paesaggio e mostra in primavera </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fondazionesantelia.it/" class="imCssLink">fondazionesantelia.it</a></span></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.artmadeinsicily.com/" class="imCssLink">https://www.artmadeinsicily.com/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.produzionidalbasso.com/" class="imCssLink">https://www.produzionidalbasso.com/</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 14:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Retro Pensiero: la cucina che torna alla terra 1–2 luglio 2025]]></title>
			<author><![CDATA[Valentina Vitale]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001E0"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Due giorni di fuoco, pensiero e cucina che torna all’origine.</h3><div><hr></div><div>Retro Pensiero è l’incontro tra Pensiero (Modica) e Retrobottega (Roma), due cucine che condividono una visione etica, concreta e libera.</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/retropensieroimage0.jpg"  width="300" height="376" /><br></div><div><br></div><div>Programma</div><div><span class="fs12lh1-5">1 luglio: Cena a quattro mani nel ristorante Pensiero. In cucina: Alessandro Musso, Pierclaudio Ruta, Giuseppe Lo Iudice, Alessandro Miocchi.</span><br></div><div>2 luglio: Brace all’aperto tra i muretti a secco della campagna modicana. Il fuoco vivo come mezzo di cottura e di relazione.</div><div>Retro Pensiero è un evento da vivere, assaggiare, ricordare.</div><div><br></div><div>Un pensiero che si accende dopo. Ma resta.</div><div><span class="fs12lh1-5">Modica, luglio 2025 – Retro Pensiero è l’evento che unisce Pensiero e Retrobottega, due progetti gastronomici che condividono una visione libera, concreta e contemporanea del cibo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Dal cuore di Roma al cuore del Val di Noto, nasce un doppio appuntamento che celebra la materia prima, il fuoco, l’incontro.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">1 luglio – Cena a quattro mani</span><br></div><div><hr></div><div>Una serata &nbsp;nel ristorante Pensiero, con un menu condiviso da Alessandro Musso, Pierclaudio Ruta, Giuseppe Lo Iudice e Alessandro Miocchi. Tecnica, istinto e stagionalità si intrecciano in piatti essenziali, nati da visioni affini ma radicate in luoghi diversi, con protagonisti mani e palato.</div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/retropensieroimage03.jpg"  width="300" height="221" /><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">2 luglio – Brace tra i muretti a secco</span><br></div><div><hr></div><div>Altro che pic-nic con i cestini: qui si cucina con il fuoco vivo, nella campagna modicana, tra i profumi della macchia e i suoni della sera.</div><div><span class="fs12lh1-5">Una grigliata pop che racconta il territorio con il linguaggio più diretto e primitivo che c’è: la brace.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il cibo cuoce lentamente, si condivide, si ascolta. Il paesaggio è parte della tavola. Non c’è distanza tra cucina e natura, tra chi mangia e chi accende la fiamma.</span><br></div><div><img class="image-2" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/retropensieroimage02.jpg"  width="300" height="453" /><br></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">CHE COS’È UN RETRO PENSIERO?</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">È quel pensiero che arriva dopo, quando qualcosa ti ha davvero colpito.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Non lo capisci subito, ma ti resta dentro, torna su, ti cambia il modo di vedere le cose.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Un Retro Pensiero è memoria attiva, è riflessione che continua anche dopo l’ultima forchettata.</span><br></div><div><br></div><div>IL CUORE DELL’EVENTO</div><div><span class="fs12lh1-5">•	Fuoco: elemento primordiale, unisce mani, cuori e sapori.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">•	Prodotto: stagionale, locale, sincero. Nessun filtro. Solo quello che serve.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">•	Territorio: la campagna non fa da sfondo, è parte viva dell’esperienza.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">•	Relazione: cuochi e ospiti condividono tempo, spazi e scelte. È un evento che si vive insieme.</span><br></div><div><br></div><div>I PROTAGONISTI</div><div><span class="fs12lh1-5">•	Giuseppe Lo Iudice & Alessandro Miocchi – Retrobottega (Roma): cucina radicale, creativa, ispirata alla natura e alla fermentazione.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">•	Alessandro Musso & Pierclaudio Ruta – Pensiero (Modica): visione pulita, etica e profonda della cucina come racconto del territorio.</span><br></div><div><br></div><div>Modica (RG), 1–2 luglio 2025<div><span class="fs12lh1-5">📌 Pensiero – Via Comunale Finocchiaria Ciancia, 1, 97015 Cannizzara RG</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">📍 Presso Stacci Rural Resort</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">+39 351 893 6287</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">📧 comunicazione@pensieroristorante.it</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">🌐 <a href="https://pensieroristorante.it/" class="imCssLink">pensieroristorante.it</a></span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">@pensieromodica</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 06:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[1E90FF, è una tonalità vivace, brillante e riconoscibile]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DF"><h3 class="imHeading3">1E90FF, è una tonalità vivace, brillante e riconoscibile</h3><div><hr>Il "Dodger Blue" è una tonalità di blu vivace e brillante, molto riconoscibile, il cui nome deriva dal suo utilizzo nelle uniformi della famosa squadra di baseball dei Los Angeles Dodgers.<div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Codice Esadecimale: Il codice esadecimale standard per il Dodger Blue è #1E90FF. Questo si traduce in valori RGB di (30, 144, 255), indicando una predominanza di blu con una buona componente di verde e una piccola quantità di rosso.</span><br></div><div><br></div><div>Origine e Storia: Il colore è intrinsecamente legato alla storia dei Los Angeles Dodgers. È stato scelto per rappresentare lo spirito e la dedizione della squadra all'eccellenza e è diventato rapidamente sinonimo della loro identità. Anche se il "Dodger Blue" come colore web (Hex #1E90FF) è leggermente diverso dal blu esatto utilizzato sulle divise attuali dei Dodgers (che è più vicino a Hex #005A9C), la sua associazione è indissolubile.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nel baseball: Simboleggia la lealtà, il lavoro di squadra, la tradizione e il successo per i fan dei Dodgers.</span><br></div><div>In generale: È associato a energia, entusiasmo, vitalità, fiducia e determinazione. Viene spesso percepito come un colore audace, dinamico e coinvolgente. Come molti blu, può anche evocare sensazioni di fiducia e affidabilità.</div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Sport: Naturalmente, è ampiamente utilizzato nel branding e nel merchandising dei Los Angeles Dodgers.</span><br></div><div>Web Design: È un colore web riconosciuto, il che significa che può essere utilizzato direttamente con il suo nome in HTML o CSS.</div><div>Design grafico: Grazie alla sua audacia e vivacità, è una scelta eccellente per infografiche, poster, banner e qualsiasi progetto in cui sia necessario catturare l'attenzione e trasmettere energia.</div><div>Cultura Pop: Ha fatto la sua comparsa anche nella cultura pop, nella moda e nel design, spesso scelto da artisti e designer che cercano di fare una dichiarazione.</div><div><br></div><div>In breve, il Dodger Blue è molto più di una semplice tonalità cromatica; è un emblema di forza, unità e passione, profondamente radicato nella storia sportiva e un'icona nel vasto mondo del design e della cultura pop. La prossima volta che lo vedrai, non pensare solo a un colore, ma a un pezzo di storia e all'energia contagiosa di un sito.</div></div><div><br></div><div>Vediamo chi si ricorda di Artful Dodger?</div><div><br></div><div>Nel celebre romanzo di Charles Dickens, "Oliver Twist", c'è un personaggio molto famoso e iconico chiamato "The Artful Dodger".<div>Il suo vero nome è Jack Dawkins. È un giovane borseggiatore, anche se è un criminale, Dodger è uno dei personaggi più memorabili del romanzo grazie al suo carisma, alla sua intelligenza e al suo spirito indipendente.</div></div><div><br></div><div>Oggi si divaga</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 21 Jun 2025 06:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Poggioreale, tradizione secolari incontrano il gusto]]></title>
			<author><![CDATA[Inera.it]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DE"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Itinerario 3. Poggioreale, dove tradizione e tecniche secolari incontrano il gusto</h3><div><hr></div><div>A Poggioreale cibo e tradizione sono ancora oggi un segno concreto e tangibile di una comunità che resiste <span class="fs12lh1-5">e che è riuscita a conservare e mantenere la propria identità trasferendola da un antico verso un nuovo </span><span class="fs12lh1-5">centro. Qui è possibile assaporare infatti specialità legate alle festività, ma anche pietanze dolci e salate </span><span class="fs12lh1-5">gustabili tutto l’anno.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Nella sua visione d’insieme, la Valle del Belice è uno scrigno enogastronomico tassellato di produzioni <span class="fs12lh1-5">agricole, da forno, vitivinicole e casearie. Sono quattro i presidi Slow Food nell’area: il carciofo spinoso di </span><span class="fs12lh1-5">Menfi, varietà dalle spine dorate coltivato nella fascia tra Menfi, Partanna e Castelvetrano; la fragolina di </span><span class="fs12lh1-5">Sciacca e Ribera presente verso la costa; il pane nero di Castelvetrano, prodotto in forni a legna con grani </span><span class="fs12lh1-5">antichi come il Timilia; la vastedda della Valle del Belice, l’unico formaggio di pecora a pasta filata italiano.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Dal connubio tra questi pani e formaggi, con l’olio tipico locale, nasce la vastedda o pane cunzato, tipico <span class="fs12lh1-5">degli ultimi mesi dell’anno proprio a seguito della macina delle olive. Tra le cultivar più note nel territorio, </span><span class="fs12lh1-5">l’oliva nocellara del Belice, grossa e gustosa, da cui viene prodotto un olio DOP e IGP.</span><img class="image-5 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/ENOGASTRONOMIA--6-.jpg"  width="300" height="169" /></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>La valle è costellata poi da numerose aziende agricole che disegnano un paesaggio intrecciato tra ulivi e <span class="fs12lh1-5">vigneti. Sono numerosi i vini DOC nel comprensorio, che da questo punto di vista può definirsi come uno </span><span class="fs12lh1-5">dei più ricchi e diversificati. Incontriamo infatti il Marsala, il Menfi, il Salaparuta, il Contessa Entellina, il </span><span class="fs12lh1-5">Santa Margherita di Belice, il Sambuca di Sicilia, ma il vino è un’eccellenza anche nei territori di </span><span class="fs12lh1-5">Camporeale, Salemi e di tutto il Belice.</span></div><div><br></div><div>Tornando nuovamente al contesto locale, la regina di questo viaggio enogastronomico che ci porta a <span class="fs12lh1-5">Poggioreale, è sicuramente la nfigghiulata. Si tratta di un prodotto unico nel territorio, originario anche di </span><span class="fs12lh1-5">Salaparuta e Gibellina e che affonda la tradizione di preparazione nelle case e nelle sapienti tecniche </span><span class="fs12lh1-5">tramandate da madre in figlia. </span><img class="image-3 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/ENOGASTRONOMIA--2-.jpg"  width="300" height="201" /><span class="fs12lh1-5"> La nfigghiulata è una girella di impasto di pane farcita con salsiccia locale, </span><span class="fs12lh1-5">pecorino siciliano, cipolla, pepe ed olio extravergine di oliva. Molto saporita, croccante e gustosa è oggi una </span><span class="fs12lh1-5">prelibatezza apprezzabile nei forni e panifici del territorio.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Sono molti i dolci della tradizione tipici di Poggioreale e che si realizzano anche in casa salvaguardando <span class="fs12lh1-5">antiche ricette riscoperte. Le “coppette” o “cuppitedda” sono una coppia di cialde farcite in mezzo da </span><span class="fs12lh1-5">ricotta di pecora. </span><img class="image-2 fleft" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/ENOGASTRONOMIA--5-.jpg"  width="300" height="201" /></div><div><span class="fs12lh1-5">Le cassatedde sfogliate si differenziano dalle altre tipiche del trapanese per la particolare </span><span class="fs12lh1-5">lavorazione della sfoglia che rende il prodotto friabile. </span></div><div><img class="image-0 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/ENOGASTRONOMIA--3-.jpg"  width="300" height="201" /><span class="fs12lh1-5">All’interno, prima della chiusura a mezzaluna, </span><span class="fs12lh1-5">vengono farcite con ricotta o crema pasticcera. Molto apprezzati sono anche i morettini o “li cosi nivuri”, </span><span class="fs12lh1-5">biscotti dal colore molto scuro con ripieno morbido di mandorle e aroma di cannella.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>L’elemento di spicco della tradizione poggiorealese che unisce cibo, tradizione e grande maestria è però lo <span class="fs12lh1-5">squartucciatu. Realizzato come la sovrapposizione di due sfoglie di pane che racchiudono un cuore di fichi </span><span class="fs12lh1-5">triturati, deve la sua particolarità a questo contrasto cromatico, ma soprattutto alla sua eccezionale </span><span class="fs12lh1-5">lavorazione che prevede un minuzioso processo di decoro e intaglio che richiamano lo stile barocco. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ad</span><span class="fs12lh1-5">esso è legato un simbolismo religioso, assumendo diverse forme come l’ostensorio, il cuore, la croce, la </span><span class="fs12lh1-5">palma, il bastone, i pavoni, la brocca, il pesce ed altro ancora variando anche nelle dimensioni. </span><img class="image-1 fleft" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/ENOGASTRONOMIA--7-.jpg"  width="300" height="169" /><span class="fs12lh1-5">Maestra in </span><span class="fs12lh1-5">questa vera e propria arte culinaria, è la signora Nellina che ha imparato la tecnica quando viveva ancora al </span><span class="fs12lh1-5">Paese antico e che, attraverso corsi e una instancabile partecipazione, prova a tramandare e diffondere</span></div><div>questa pratica secolare. Lo squartucciato è parte essenziale degli altari di San Giuseppe, allestiti con frutta, <span class="fs12lh1-5">foglie d’alloro, dolci e pane decorativo. La “cucciddata” è un grande pane di grano duro che arriva a pesare </span><span class="fs12lh1-5">anche oltre gli 8 kg; lavorato e decorato, anch’esso arricchisce con varie forme la festività dedicata al Santo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>La scoperta dell’enogastronomia di Poggioreale è un viaggio che può essere vissuto tutto l’anno, ma che <span class="fs12lh1-5">trova la sua massima espressione durante le festività per San Giuseppe che si tengono a metà Marzo. Ma i </span><span class="fs12lh1-5">cicli delle festività spesso si alternano alle colture, alle preparazioni casearie, ai periodi di raccolta, alla </span><span class="fs12lh1-5">vendemmia o la macina delle olive. </span></div><div><img class="image-4 fleft" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/ENOGASTRONOMIA--4-.jpg"  width="300" height="201" /><span class="fs12lh1-5">Si struttura e scandisce quindi un calendario ricco di particolarità e</span></div><div>peculiarità in cui ogni stagione merita di essere assaggiata. Ripercorrendo la Valle del Belice è quindi <span class="fs12lh1-5">possibile esplorare e assaporare le secolari commistioni tra paesaggio, storia e comunità, godendo di </span><span class="fs12lh1-5">specialità ed eccellenze che sono soprattutto espressioni vive dell’identità e della cultura di un territorio.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Itinerario 1 : </span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-valle-del-belice-e-l-arte-contemporanea" class="imCssLink">la-valle-del-belice-e-l-arte-contemporanea</a></span></div><div><br></div><div>Itinerario 2 : <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?itinerario-2--citta-fantasma-e-ruderi--la-memoria" class="imCssLink">citta-fantasma-e-ruderi--la-memoria</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 14 Jun 2025 10:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Città fantasma e ruderi: la memoria]]></title>
			<author><![CDATA[Inera.it]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DD"><h3 class="imHeading3">Itinerario 2. Città fantasma e ruderi: la memoria delle pietre che raccontano il terremoto del Belice</h3><div><hr><div>Il terremoto che colpì la Valle del Belice nel Gennaio del 1968 mostrò a tutta l’Italia uno spaccato della vita delle aree interne del nostro Paese. Una vita dura, fatta di povertà e disagio, ma che esprimeva grandi valori come la socialità, l’identità e l’orgoglio. </div><div>Il sisma danneggiò notevolmente i centri storici di oltre dieci città dell’entroterra trapanese e agrigentino, ma furono decenni di incuria e scelte politiche infelici a distruggere definitivamente molte delle architetture e del tessuto urbano di città sorte da secoli tra le colline della Valle del Belice.</div><div><br></div><div>Questo viaggio vuole riscoprire le tracce delle antiche città oggi osservabili tra le pietre staccate delle abitazioni, dai tessuti urbani poco leggibili, da architetture distrutte e, a volte, solo parzialmente ricostruite. </div><div><br></div><div><div><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m70!1m12!1m3!1d100905.08415711924!2d12.84455777685615!3d37.783386433322555!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m55!3e0!4m5!1s0x131a2500478be5ad%3A0x1f9bac718f4c2bf8!2sPoggioreale%20antica%2C%20SP27%2C%20Poggioreale%2C%20TP!3m2!1d37.7907416!2d13.0225197!4m5!1s0x131a2ff64e45e437%3A0x95e596037fa68049!2sRuderi%20di%20Salaparuta%2C%20SP5%2C%2091022%20Salaparuta%20TP!3m2!1d37.778597!2d12.9874788!4m5!1s0x131a2f94b46205e5%3A0x57e33e93adea6d8e!2sCretto%20di%20Burri%2C%20Gibellina%2C%20TP!3m2!1d37.7878215!2d12.9716349!4m5!1s0x131a3a3c3d00bf0b%3A0x58b4bd3de05f5b2e!2sSanta%20Margherita%20di%20Belice%2C%20AG!3m2!1d37.6932335!2d13.0208762!4m5!1s0x131a3096ec16d887%3A0x42b041175251a11e!2sRuderi%20di%20Montevago%2C%2037%C2%B042&#39;22.%2012%C2%B058&#39;26%2C%20Montevago%20AG!3m2!1d37.705610799999995!2d12.971502399999999!4m5!1s0x131a33d1a73a9c03%3A0xfaa680a008f4022b!2sPartanna%2C%20TP!3m2!1d37.7248431!2d12.8873559!4m5!1s0x131bd2d4c82c8df9%3A0xffb515ec70911d2f!2sSalemi%2C%20TP!3m2!1d37.8188442!2d12.799047199999999!4m5!1s0x131a2b594ac10293%3A0x8b83ae0c5b457ee!2sVita%2C%20TP!3m2!1d37.8715651!2d12.822541399999999!4m5!1s0x131a2db71aa154a5%3A0x9a613140477b1992!2sNuova%20Gibellina%2C%20Gibellina%20TP!3m2!1d37.8092421!2d12.8705853!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1750010970068!5m2!1sit!2sit" width="650" height="450" style="border:0;" allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="no-referrer-when-downgrade"></iframe></div></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Prende avvio da Poggioreale antica e lo fa percorrendo la Strada Provinciale SP27 che consente di osservare il centro abbandonato dall’alto.</span><br></div><div>Non più abitata da oltre cinquant’anni, rappresenta una delle più affascinanti città fantasma d’Italia che conserva ancora oggi visibile la rete viaria e un sistema edilizio popolato da chiese, palazzi, piccole residenze, edifici pubblici, piazze e cortili. Tra i ruderi svettava il campanile della chiesa madre, crollato nel 2009 dopo quasi trent’anni di resistenza all’incuria e alle intemperie. Sono però attualmente in corso i lavori per rendere visitabile Poggioreale antica che, dal 2026, potrà diventare finalmente un grande attrattore per l’intera Valle del Belice.</div><div><br></div><div>Proseguendo verso Ovest, si incontrano i ruderi dell’ex Convento dei Cappuccini a pochi passi dal nucleo storico di Salaparuta antica. Qui i ruderi sono molto scarsi e difficilmente leggibili. Si rintracciano parti delle strutture del Castello, mentre l’area dove sorgeva la Chiesa Madre è diventata oggi uno splendido punto paesaggistico verso la Valle. </div><div><br></div><div>Proseguendo, a pochi chilometri di distanza, è di grande impatto visivo il Cretto di Burri, imponente opera di Land Art che ha sommerso con una colata di bianco cemento, il centro urbano distrutto di Gibellina. Qui non sono i ruderi a raccontare e mostrare la memoria dei luoghi, ma una grande opera conosciuta in tutto il mondo. La visione del sito pone di fronte a importanti interrogativi dove tra la realizzazione artistica e la ricostruzione possono sicuramente aprirsi innumerevoli dibattiti.</div><div><br></div><div>Ritornando verso est ed entrando in territorio agrigentino, è molto suggestiva la visita al Museo della Memoria di Santa Margherita di Belice. Aperto con parziale ricostruzione della navata della Chiesa Madre, racconta attraverso foto e documenti la tragica vita delle comunità stravolte nella notte tra il 14 e il 15 Gennaio del 1968. </div><div><br></div><div>Proseguendo nuovamente verso la Valle, a Montevago i ruderi sono oggi inseriti in un “Parco delle rovine” dove all’interno del tessuto urbano pesantemente danneggiato sono comparse negli ultimi anni opere di alcuni noti street artist. </div><div><br></div><div>Risalendo verso l’Autostrada in direzione Palermo, si attraversa il centro storico di Partanna, uno dei più ricchi dal punto di vista monumentale. Le architetture sopravvissute al terremoto mostrano con orgoglio le proprie cicatrici all’interno del tessuto ricostruito; su piazze e strade compaiono così facciate e campanili di chiese che hanno ormai perso buona parte delle strutture originarie.</div><div><br></div><div>Proseguendo lungo la direttrice settentrionale, si giunge a Salemi, splendido centro storico di matrice araba e medievale in cui il sisma ha lasciato tracce visibili nel “vuoto” che ha creato. Il crollo di buona parte della Chiesa Madre è stato infatti trasformato nell’estensione di Piazza Alicia attraverso la risistemazione monumentale progettata dagli architetti Alvaro Siza e Roberto Collovà. </div><div>Il vicino paese di Vita mostra ancora buona parte del tessuto distrutto che, una volta centrale, è oggi diventato la periferia del piccolo centro.</div><div><br></div><div>L’ultima tappa di questo itinerario è invece una promessa solo in parte mantenuta: Gibellina Nuova. Ricostruzione del borgo sepolto sotto il Cretto di Burri, rappresenta l’espressione di una visione di sviluppo in cui l’arte doveva assumere un ruolo propulsivo e creativo. Disseminata di opere e architetture contemporanee di noti artisti del secondo dopoguerra italiano, costituisce una risposta idealista a problematiche di ampio spettro. Questa matrice identitaria è raccontata nel Museo Belice/EpiCentro della Memoria Viva in cui è narrata una storia di battaglie, democrazie partecipate e lotte popolari che hanno visto la collettività al centro di un percorso verso un miglioramento della propria vita. L’arte però non è riuscita ad ascoltare e cogliere bisogni e fabbisogni di una comunità che ancora oggi vive di agricoltura e territorio e solo marginalmente di produzione culturale.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 13 Jun 2025 05:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trio NOANCA15 Giugno alle 19.00, presso la Galleria d'arte L Atelier]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.lateliermodica.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DB"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Trio NOANCA 15 Giugno alle 19.00, presso la Galleria d'arte L Atelier</h3></div><div><div><hr></div><div>Domenica 15 Giugno alle ore 19.00, presso l’A/telier di Via Pizzo 42 a Modica Alta abbiamo il piacere di ospitare il Trio Noanca di Ravensburg, Germania:</div><div>Carmen con la sua fisarmonica, Andreas il contrabbassista e Norbert con violino e viola. </div><div><br></div><div>I &nbsp;brani provengono da tutto il mondo, dall'Italia, dalla Francia, dai Balcani, dall'Argentina, dalla Svezia .È musica leggera ma non superficiale: klezmer e musette, musica popolare, tango di Piazzolla, Schubert, Gualazzo. Musica divertente e colorata per festeggiare, ascoltare, cantare e dondolare, per ballare e sognare.</div><div><br></div><div>“….vorremmo accompagnare il nostro pubblico in un altro viaggio lungo il tappeto magico della musica - condividere con i nostri ascoltatori i sogni, il desiderio e la nostalgia che la musica porta con sé.”</div><div><br></div></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Plakat-Sizilien-25.jpg"  width="350" height="482" /><br></div><div><br></div><div><div><a href="http://noanca.de/" class="imCssLink">http://noanca.de/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 09:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Valle del Belice e l’arte contemporanea]]></title>
			<author><![CDATA[Inera.it]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001DA"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Itinerario 1. La Valle del Belice e l’arte contemporanea</h3><div data-text-align="center" class="imTACenter"><hr></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Da grandi momenti di crisi, possono nascere nuove sperimentazioni e importanti processi creativi. </div><div data-text-align="center" class="imTACenter">A seguito <span class="fs12lh1-5">del terremoto che ha gravemente colpito le comunità della Valle del Belice nel 1968, numerosi artisti, </span><span class="fs12lh1-5">architetti e urbanisti esponenti dell’arte e dell’architettura contemporanea del secondo dopoguerra sono </span><span class="fs12lh1-5">stati coinvolti nel processo di ricostruzione. Attraverso la visione illuminata di alcuni politici locali, tra tutti </span><span class="fs12lh1-5">Ludovico Corrao, sindaco di Gibellina a partire dagli anni Settanta, il territorio è oggi una delle più dense </span><span class="fs12lh1-5">concentrazioni di opere contemporanee in Italia. </span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Un viaggio alla scoperta di visioni, sperimentazioni e </span><span class="fs12lh1-5">concetti propri dell’arte italiana degli ultimi decenni del Novecento e che è nota in tutto il mondo.</span><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m58!1m12!1m3!1d100939.12308134648!2d12.844593125955674!3d37.7584470855307!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m43!3e0!4m5!1s0x131a2db4a20ad10b%3A0x1efea95d896869a3!2sGibellina%2C%20TP!3m2!1d37.8092421!2d12.8705853!4m5!1s0x131a2f8fc1b3bc93%3A0xf7c2659cb4021765!2sGibellina%20Vecchia%2C%20TP!3m2!1d37.786002499999995!2d12.9732706!4m5!1s0x131a3ab432daa34d%3A0x5ac1958e5ef65639!2sSalaparuta%2C%20TP!3m2!1d37.758647499999995!2d13.0105065!4m5!1s0x131a252a172113bb%3A0xfdbd30abfc4bf785!2sPoggioreale%2C%2091020%20TP!3m2!1d37.761730199999995!2d13.035222399999999!4m5!1s0x131a3a3c3d00bf0b%3A0x58b4bd3de05f5b2e!2sSanta%20Margherita%20di%20Belice%2C%20AG!3m2!1d37.6932335!2d13.0208762!4m5!1s0x131a309f42f0690d%3A0x9b9330d0fd36269d!2sMontevago%2C%20AG!3m2!1d37.703756!2d12.9881564!4m5!1s0x131bd2d4c82c8df9%3A0xffb515ec70911d2f!2sSalemi%2C%2091018%20TP!3m2!1d37.8188442!2d12.799047199999999!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1750009653961!5m2!1sit!2sit" width="650" height="450" style="border:0;" allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="no-referrer-when-downgrade"></iframe></div></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Questo itinerario prende avvio da Gibellina Nuova, facilmente accessibile dall’Autostrada Palermo - Mazara <span class="fs12lh1-5">del Vallo e dalla “Stella” di Pietro Consagra. Grande opera in acciaio inox che riprende le luminarie tipiche </span><span class="fs12lh1-5">dei borghi del territorio e che viene individuata come punto di ingresso per l’esplorazione della “nuova” </span><span class="fs12lh1-5">Valle del Belice. </span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Nella ricostruzione di Gibellina, sono stati coinvolti importanti esponenti della concezione </span><span class="fs12lh1-5">razionalista dell’architettura italiana degli anni Settanta. </span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Tra i fabbricati più noti, la Chiesa Madre di </span><span class="fs12lh1-5">Ludovico Quaroni che unisce due forme geometriche come la sfera e il parallelepipedo distaccandosi dalla </span><span class="fs12lh1-5">tipologia edilizia della classica struttura religiosa; &nbsp;&nbsp;</span><img class="image-1 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/CONTEMPORANEO--5-.jpg"  width="350" height="198" /><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">la piazza del Comune con portico di Vittorio Gregotti e </span><span class="fs12lh1-5">Giuseppe Samonà; il sistema delle piazze allineate secondo l’impostazione di Franco Purini e Laura</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Thermes. <img class="image-2 fleft" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/CONTEMPORANEO--1-.jpg"  width="350" height="198" /></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">A Gibellina ha sede il Museo d’Arte Contemporanea (MAC) che vanta una collezione di circa 2.000 <span class="fs12lh1-5">opere di artisti tra cui Mario Schifano, Gino Severini, Arnaldo Pomodoro, Pietro Consagra, Carla Accardi che </span><span class="fs12lh1-5">si aggiungono alle altre disseminate tra le vie della città. &nbsp;</span><img class="image-4" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/CONTEMPORANEO--4-.jpg"  width="350" height="197" /></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Il terremoto del 1968 ha colpito duramente la comunità gibellinese. </div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Il trasferimento in una nuova cittadina, <span class="fs12lh1-5">ha visto però la “cristallizzazione” del centro antico attraverso una delle più grandi opere di land art al </span><span class="fs12lh1-5">mondo. </span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il Grande Cretto di Alberto Burri è infatti un’opera di arte ambientale realizzata a partire dal 1984 </span><span class="fs12lh1-5">cementificando i resti del borgo danneggiato dal sisma. Vie, vicoli ed edifici diventano un unico grande </span><span class="fs12lh1-5">monumento bianco di circa 80.000 metri quadrati; un luogo fuori dal tempo e dallo spazio in cui la memoria </span><span class="fs12lh1-5">della città viene preservata come una spaccatura nel territorio evidenziando la fragilità umana di fronte alla </span><span class="fs12lh1-5">potenza della natura. &nbsp;</span><img class="image-3" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/CONTEMPORANEO--3-.jpg"  width="350" height="198" /></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Percorrendo la valle verso est, si incontrano i nuovi centri di Salaparuta e Poggioreale, ricostruiti a seguito <span class="fs12lh1-5">dell’abbandono dei loro borghi storici originari poco più a nord. A Salaparuta si segnala Piazza </span><span class="fs12lh1-5">Ricostruzione, un grande spazio triangolare delimitato da residenze in cui si alternano, secondo il progetto </span><span class="fs12lh1-5">di Francesco Venezia, terrazzamenti pavimentati e a giardino. La cittadina è poi costellata da numerose </span><span class="fs12lh1-5">architetture razionaliste in linea con le scelte stilistiche degli anni Settanta.</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Appena giunti a Poggioreale nuova, l’arte contemporanea trasforma un’agorà greca in una scenografia <span class="fs12lh1-5">dove ammirare il paesaggio della valle. Piazza Elimo di Paolo Portoghesi è il punto centrale del paese </span><span class="fs12lh1-5">ricostruito; attraverso forme curve, colonnati e gradoni vuole essere un luogo di incontro e partecipazione, </span><span class="fs12lh1-5">come lo era l’originaria piazza del paese. Lo spazio dialoga con l’adiacente palazzo del municipio, sempre di </span><span class="fs12lh1-5">Portoghesi, dove la svettante torre campanaria diventa un punto di riferimento per il paesaggio locale. Alle </span><span class="fs12lh1-5">spalle della piazza, l’edificio contemporaneo di Purini e Thermes rappresenta come un cubo irregolare </span><span class="fs12lh1-5">innestato sul tracciato viario. L’autostazione o fermata dell’autobus, oggi è principalmente uno spazio </span><span class="fs12lh1-5">espositivo dove è conservato il presepe in vetro di murano ideato da Pippo Madè. Degli stessi progettisti è</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">la cappella dedicata al Patrono locale Santo Antonio da Padova; di fronte Piazza Elimo, con il suo ampio <span class="fs12lh1-5">sagrato, contrappone pilastri liberi alla grande apertura verso la Valle.</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Proseguendo verso sud, entrando in territorio agrigentino, si giunge a Santa Margherita di Belice. La città <span class="fs12lh1-5">del Gattopardo, sede del parco letterario, mostra una interessante soluzione architettonica nella parziale </span><span class="fs12lh1-5">ricostruzione della Chiesa Madre lungo che conserva oggi solo un lato della navata originaria. La struttura </span><span class="fs12lh1-5">ospita quindi il Museo della Memoria dedicato a raccontare i tragici eventi connessi al sisma del 1968.</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Lasciato il borgo in direzione ovest, si arriva alla vicina cittadina di Montevago. La ricostruzione edilizia in <span class="fs12lh1-5">adiacenza all’antico centro, ha conservato le macerie di un “Parco delle rovine” interessato negli ultimi anni </span><span class="fs12lh1-5">da iniziative artistiche che qui hanno realizzato numerose opere di street art.</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">Rientrando nell’ambito trapanese proseguendo sempre verso ovest, a Partanna, città del castello Grifeo, <span class="fs12lh1-5">sono osservabili strutture residenziali e religiose di stampo razionalista. Muovendosi in direzione Gibellina, </span><span class="fs12lh1-5">si giunge a Santa Ninfa; qui la Chiesa Madre venne ricostruita secondo principi contemporanei su progetto </span><span class="fs12lh1-5">di Paolo Di Stefano. </span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Infine attraversando l’Autostrada, merita una visita Salemi, inserito nel club dei Borghi </span><span class="fs12lh1-5">più belli d’Italia. </span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Qui si segnala la risistemazione della Chiesa Madre irrimediabilmente danneggiata dal </span><span class="fs12lh1-5">sisma e che è diventata, secondo il progetto di Alvaro Siza e Roberto Collovà, un luogo aperto e la nuova </span><span class="fs12lh1-5">Piazza Alicia. Una risistemazione in cui il rudere viene congelato nel tempo per poter leggere un dialogo tra </span><span class="fs12lh1-5">lo spazio che si è venuto a creare e quanto è rimasto della storia del passato.</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">L'arte contemporanea investe il territorio del Belice</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><hr></div><div data-text-align="center" class="imTACenter">L’arte contemporanea ha investito il territorio della Valle del Belice come un vento di cambiamento <span class="fs12lh1-5">propagatosi dopo la tragedia del terremoto del 1968. Le nuove visioni, sperimentazioni e interpretazioni </span><span class="fs12lh1-5">non sono però riuscite ad intrecciarsi con l’identità delle comunità. Molto spesso “decisioni calate </span><span class="fs12lh1-5">dall’alto”, non sono state frutto di una volontà partecipata o espressione della volontà collettiva; quella che </span><span class="fs12lh1-5">sicuramente avrebbe preferito la ricostruzione dei borghi antichi alle nuove e moderne cittadine. Il tutto è </span><span class="fs12lh1-5">espressione di un periodo storico dell’Italia degli anni Settanta che ha provato a risolvere una enorme </span><span class="fs12lh1-5">cicatrice con un nuovo e innovativo approccio, senza però raggiungere i risultati sperati. Oggi l’arte </span><span class="fs12lh1-5">contemporanea innestata nel paesaggio e nelle comunità locali, emerge ancora con più forza come una </span><span class="fs12lh1-5">visione di sviluppo che non si è ancora evoluta in una concreta risorsa, ma che può ispirare e creare nuove </span><span class="fs12lh1-5">attrazioni in un territorio unico.</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?itinerario-2--citta-fantasma-e-ruderi--la-memoria" class="imCssLink">Itinerario 2. Città fantasma e ruderi: la memoria delle pietre che raccontano il terremoto del Belice</a></span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><a href="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?poggioreale,-tradizione-secolari-incontrano-il-gusto" class="imCssLink">Itinerario 3. Poggioreale, dove tradizione e tecniche secolari incontrano il gusto</a><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Jun 2025 06:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Santa Rita o Pisciacane un borgo rurale]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D9"><div>Santa Rita o Pisciacane un borgo rurale nel cuore della Sicilia</div><div><hr></div><div>Santa Rita, un tempo conosciuto come borgo Pisciacane, è una frazione del comune di Caltanissetta. Il borgo sorge su uno sperone roccioso alle pendici del monte Pisciacane, nel comune di Caltanissetta. A causa della presenza di un'unica via di accesso, che conduce alla strada provinciale 2 tra Sommatino e Delia, il borgo gravitano nell'orbita di questi due comuni.<div><br></div><div>Nel 1930, il borgo, originariamente denominato Pisciacane in riferimento all'antico feudo e all'altura su cui sorge, venne dedicato a Santa Rita in onore della baronessa Rita Bordonaro La Lomia. In questa occasione furono costruiti una chiesa, consacrata a Santa Rita, e una scuola rurale, che rimase attiva fino agli anni '70.</div><div><br></div><div>Chiesa di Santa Rita: Costruita tra il 1938 e il 1942, la chiesa domina il borgo dalla sommità di una scalinata ed è caratterizzata da un prospetto di colore rosa e da un campanile aguzzo alto 25 metri.</div><div><br></div><div>Palazzotto La Lomia: Questo antico palazzetto baronale, risalente al XIX secolo, è stato restaurato nel 2016 e oggi ospita il Micro Museo Immateriale del Grano e del Pane.</div><div><br></div><div>Il Forno Santa Rita: Il cuore pulsante del Borgo Santa Rita. Fondato nel 1999 da Maurizio Spinello, il forno è diventato simbolo di rinascita per il borgo, unendo tradizione, sostenibilità e innovazione. Il forno utilizza grani antichi siciliani, come Russello, Maiorca, Perciasacchi e Tumminia, coltivati nei terreni circostanti e macinati a pietra. <a href="https://www.fornosantarita.it/" class="imCssLink">www.fornosantarita.it</a></div><div><br></div><div>Un paesaggio incantevole: Circondato da dolci colline, campi coltivati e filari di ulivi, il borgo offre panorami infiniti e un'atmosfera di pace e tranquillità.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 13:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia i festeggiamenti, con una storica Olimpiade del DLF]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D8"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">In Sicilia i festeggiamenti, con una storica “Olimpiade del secolo 1925-2025” del DLF</h3><div><hr></div><div>Il Dopolavoro Ferroviario festeggia 100 anni di storia con una grandiosa “Olimpiade del Secolo 1925-2025”. L’evento, di risonanza nazionale e di profondo significato storico-sociale, si terrà a Cefalù dal 5 all’8 giugno 2025 nell’incantevole Cefalù-Resort Sporting Club.</div><div><br></div><div>Per onorare questo importante anniversario, il Dopolavoro Ferroviario radunerà i propri iscritti provenienti da ogni parte d’Italia, offrendo un’occasione preziosa di incontro, condivisione, sana competizione e celebrazione. Al DLF di Palermo, in qualità di coordinatore regionale, l’onore e l’onere di organizzare e promuovere questa significativa manifestazione, che certamente non tradirà le elevate aspettative.</div><div><br></div><div>Sotto la supervisione del presidente Michele Magistro e dell’intero consiglio, ma soprattutto grazie all’instancabile lavoro degli organizzatori Giuseppe Marchese, Domenico Marchese, del consigliere allo sport di Messina Giantonio Perrone e i loro staff, l’evento è destinato ai migliori successi e alla memorabilità. Durante l’Olimpiade del Secolo, i partecipanti avranno l’opportunità di sfidarsi in diverse discipline sportive, promuovendo lo spirito di competizione leale e la convivialità che da sempre contraddistinguono il dopolavoro ferroviario. Tra i tornei in programma spiccano: il torneo di pallavolo; il torneo di calciobalilla, il torneo di ping-pong e il torneo, fuori porta, di padel.</div><div><br></div><div>Particolarmente sentito sarà il torneo di calcio a 5, giunto alla sua VII edizione e dedicato alla memoria del compianto collega Saverio Nania, il macchinista originario di San Filippo del Mela, che ha perso tragicamente la vita nell’incidente ferroviario di Rometta del 20 luglio 2002. Il torneo vedrà impegnata una squadra di ferrovieri Milazzesi, il Lokomotiv Milazzo del Direttore Generale Perrone Giantonio, in rappresentanza del Dopolavoro Ferroviario di Messina. Oltre alle intense competizioni sportive, l’evento offrirà numerosi momenti di puro svago e intrattenimento, pensati per creare un’atmosfera festosa e indimenticabile.</div><div><br></div><div>Tra questi, spiccano coinvolgenti dj set e un vivace party in spiaggia, animati dal DJ resident Marchese Giuseppe e la partecipazione del DJ internazionale 2BsoulS PSY (Peppe Sindoni) in coppia con il giovane DJ REVL. Questa celebrazione del centenario del Dopolavoro Ferroviario, con la sua forte connotazione sociale e sportiva, rappresenta un’occasione inestimabile per rafforzare i legami tra i lavoratori del settore, promuovere i valori universali dello sport e onorare la ricca storia di un’istituzione così fondamentale per il tessuto sociale e lavorativo del nostro Paese.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 14:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Non ho mai voluto una stratocaster]]></title>
			<author><![CDATA[Paolo Spadaro, chitarrista]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D7"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div class="imTACenter"><hr></div><h3 class="imHeading3 imTACenter">Non Ho Mai Voluto una Stratocaster</h3><div><hr></div><div>Si lo ammetto senza problemi: non avevo mai desiderato una Stratocaster. </div><div>Per chi fosse a digiuno di musica e chitarre, la Stratocaster è un modello di chitarra elettrica progettato da Leo Fender e introdotto nel 1954 dalla Fender Musical Instruments Corporation. È uno degli strumenti più iconici e riconoscibili al mondo, usato da leggende della musica come Jimi Hendrix, Eric Clapton, David Gilmour, Mark Knopfler e molti altri.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div><div>Comunque sia, non ero interessato.<div>Questo, fino a quando chiacchierando sono venuto a conoscenza della Orlando Musical Instruments, dove oltre a realizzare amplificatori ed altri dispositivi elettrici, Giuseppe si dedica anche alla liuteria. &nbsp;E non una liuteria qualsiasi.</div><div><br></div><img class="image-1 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/2025-05-27-at-07_529ouai9.26.43.jpg"  width="500" height="264" /></div><div><span class="fs12lh1-5">Conosco i suoi metodi di realizzazione degli amplificatori e constatato il livello delle sue riparazioni, potevo immaginare cosa aspettarmi.</span><br></div><div>Una selezione dei materiali, che rasenta la maniacalità, vedi legni, colle, alluminio, componenti elettrici, rigorosamente NOS, oggetti quasi d'antiquariato ma costruiti secondo canoni molto stretti.</div><div>Nulla è lasciato al caso, dall'assemblaggio alla finitura estetica dei cabinet, passando per i cablaggi point-to-point, ogni dettaglio è curato con una precisione incredibile. </div><div><br></div><div>Il risultato è eleganza impeccabile.</div><div>E quando finalmente hai la possibilità di verificare il lavoro svolto, rimani senza parole. </div><div><br></div><div>Scopri suoni che non avevi mai sentito prima: calore, morbidezza (per chi, come me ama il jazz), una dinamica straordinaria, ma anche crunch ruggenti e graffianti, impossibili da ottenere con qualunque pedalino o effetto digitale.</div><div><br></div><div>La tanto sospirata chiamata è arrivata,<div>da felice possessore dell’Acetone #12, una testata e cassa customizzate su mie specifiche con uno speaker Weber da 15” Alnico (ispirato al &nbsp;leggendario JBL D130)</div></div><div><br></div><div><hr></div><div><br></div><div>> “Allora, la Strat la vuoi? O no?!”</div><div><br></div><div>Avevo capito bene? Peppino stava davvero costruendo la chitarra, le sue solid-body?</div><div><br></div><div>Senza pensarci due volte, gli risposi: “Ok, Peppe, puoi procedere alla realizzazione della Stratocaster.</div><div><br></div><div><hr></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"> </span><span class="fs12lh1-5"> &nbsp;</span><br></div><div><div data-text-align="center"><img class="image-9 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/2025-05-27-at-07.29.24.jpg"  width="250" height="445" /></div></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>Arrivano le prime foto: il profilo del manico con occhiolinatura, <div>poi il body in un unico pezzo di alder, infine la tastiera in palissandro brasiliano, con venature così particolari da sembrare esoteriche. </div></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><img class="image-2 fleft" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/2025-05-27-at-07.28.55copia.jpg"  width="350" height="451" /><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>Il colore non poteva che essere il Dakota Red. L’unico colore che riesco a immaginare su una Stratocaster.<br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><img class="image-6 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/2025-05-27-at-07.26.11.jpg"  width="350" height="467" /><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div>La Mia Orlando Legend #004 autografata<div>Oggi posso dire con orgoglio di essere uno dei pochi, fortunati possessori di una Stratocaster Orlando Legend</div><div><br></div></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><img class="image-0 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/2025-05-27-at-07_1bv634e2.29.48.jpg"  width="500" height="256" /><br></div><div></div><div><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Un dettaglio per veri appassionati: Giuseppe è riuscito a reperire anche le viti originali da 2" per il collegamento body-manico, le stesse utilizzate negli anni d’oro. </span><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Attualmente esistono quattro Stratocaster Orlando Legend</h3><div><span class="fs12lh1-5">#1 – Nera con humbucker al ponte</span><br></div><div>#2 – Dakota Red, gemella della mia ma con manico in acero fiammato</div><div>#3 – Quella di Peppino: Lake Placid Blue su base 3-color sunburst, finitura heavy relic</div><div>#4 – La mia: Dakota Red con manico e paletta occhiolinati , dal suono versatile, si adatta a diversi stili</div><div><br></div><div><img class="image-3" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/2025-05-27-at-07.30.49.jpg"  width="350" height="575" /><br></div><div><br></div><div><hr></div><div><br></div><div><div><img class="image-4" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/2025-05-27-at-07.31.27.jpg"  width="450" height="452" /><br></div></div><div></div><div><hr></div><div><br></div><div>Oltre queste, e qualche basso Legend (repliche dei classici Fender Precision e Jazz), ci saranno altri strumenti firmati Orlando in futuro? Chissà…</div><div><br></div><div>“Peppe, scusami… ma con le Gibson come siamo messi?”</div><div><br></div><div>To be continued…</div><div><br></div><div><div><i class="fs14lh1-5">Paolo Spadaro</i> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/@paolospadaro" class="imCssLink">https://www.youtube.com/@paolospadaro</a> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.instagram.com/paolo_spadaro_1986/" class="imCssLink">https://www.instagram.com/paolo_spadaro_1986/</a></span></div></div><div><br></div><div><div><span class="fs14lh1-5"><i>Orlando Musical Instruments</i></span> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.orlandoamps.com/" class="imCssLink">https://www.orlandoamps.com/</a> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.instagram.com/orlandoamps/" class="imCssLink">https://www.instagram.co</a> &nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></div></div></div></div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=zgyN5wwTNyE">https://www.youtube.com/watch?v=zgyN5wwTNyE</a>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 May 2025 11:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Vieni a immortalare la Sicilia con i tuoi scatti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D6"><h3 class="imHeading3">Vieni a immortalare la Sicilia con i tuoi scatti</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Vieni a immortalare la Sicilia, è un vero paradiso per fotografi, dove ogni scatto racconta una storia millenaria e rivela paesaggi mozzafiato!<div>Un occhio un obiettivo sulla storia e la cultura.</div><div>Prepara la tua macchina fotografica per catturare l'anima della Sicilia. Dai maestosi templi greci di Agrigento e Siracusa, baciati dalla luce dell'alba o del tramonto, scopri i ricchi dettagli barocchi di Noto, Ragusa Ibla e Modica, ogni vicolo, ogni facciata è una composizione perfetta. </div><div>Metti a fuoco i volti autentici dei mercati locali di Palermo. Ogni angolo offre scorci unici per chi ama la fotografia architettonica e chi il reportage.</div><div>Paesaggi che incantano l'obiettivo perchè l<span class="fs12lh1-5">a Sicilia è un caleidoscopio di paesaggi che attendono solo di essere immortalati. Le spiagge sabbiose di San Vito Lo Capo e le iconiche scogliere bianche della Scala dei Turchi offrono contrasti con il blu del mare.</span></div><div>Per i fotografi paesaggisti, l'Etna, con i suoi paesaggi lunari e le eruzioni occasionali, è una sfida emozionante e offre scenari drammatici. Non dimenticare le isole Eolie, gioielli vulcanici dove la luce cambia continuamente, creando opportunità fotografiche uniche, soprattutto all'alba e al tramonto, le saline o le isole Egadi.</div><div><br></div><div>La fotografia in Sicilia non è solo paesaggi, ma anche un tripudio di colori e dettagli. Metti a fuoco i colori vivaci delle ceramiche di Caltagirone, la freschezza dei prodotti nei mercati rionali o la perfezione di un cannolo, o dei dolci. Ogni scatto può catturare l'essenza della vibrante cultura e della squisita gastronomia siciliana. La luce mediterranea, vibra dal morbido al caldo, è la tua alleata per esaltare ogni sfumatura.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Consigli per Fotografi dilettanti</h3><div><hr></div><div>Golden Hour: Sfrutta al massimo l'ora d'oro (poco dopo l'alba e poco prima del tramonto) per una luce magica.</div><div>Dettagli: Non concentrarti solo sul quadro generale; cerca i piccoli dettagli che raccontano storie.</div><div>Pazienza: spesso la foto perfetta richiede attesa, soprattutto per catturare l'autenticità.</div><div>Equipaggiamento: quali obiettivi versatili, dal grandangolo per i paesaggi al teleobiettivo per i dettagli lontani, e non dimenticare un buon treppiede per le foto notturne o con lunga esposizione.</div><div><br></div><div>Pronto a riempire la tua memory card, la Sicilia ti aspetta, per rivelarsi attraverso il tuo obiettivo.</div><div><br></div><div>Basta solo ricordare che tutto ciò che ci circonda prende vita nella fotografia: la luce diventa memoria collettiva, l'attimo diventa eterno, e il mondo si lascia raccontare senza parole.</div><div>La fotografia non mostra solo ciò che vediamo, ma anche come lo vediamo. È il filtro della nostra sensibilità.</div><div>la fotografia è un modo di guardare il mondo, e cogliere un istante.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Le associazioni fotografiche</h3><div><hr></div><div>Con le associazioni fotografiche, si promuove la cultura dell’immagine attraverso corsi, mostre, escursioni e progetti collettivi. </div><div>Sono un punto di incontro per chi ama osservare, e raccontare il mondo attraverso l’obiettivo della macchina fotografica.</div><div>Ti insegneranno ad osservare, perché tutto diventi fotografia.</div><div><span class="fs12lh1-5">Se non ti senti pronto, se vuoi confrontarti, se vuoi imparare, cerca una associazione di fotografia.</span><br></div><div><br></div><div>Sicilia Fotografia, Palermo</div><div>Promuove la cultura fotografica con corsi, mostre e uscite fotografiche.</div><div>Collabora con enti culturali e istituzioni locali.</div><div><br></div><div>ACAF, Catania</div><div>Associazione storica affiliata alla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche).</div><div>Offre corsi di fotografia, organizza concorsi e mostre. &nbsp;<a href="https://www.acaf.it/" class="imCssLink"> <span class="fs12lh1-5">https://www.acaf.it/</span></a></div><div><br></div><div>Associazione Fotografica FOTOMODICA Modica, RG</div><div>Organizza eventi, mostre, progetti fotografici sul territorio.</div><div>Punto di riferimento per appassionati nella provincia di Ragusa.</div><div><br></div><div>Gruppo Fotografico Le Gru, Valverde, CT</div><div>Uno dei più attivi in Sicilia, con attività regolari, anche riconosciute a livello nazionale. &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.fotoclublegru.it/" class="imCssLink">https://www.fotoclublegru.it/</a></span></div><div><br></div><div>AFI 011 Santa Teresa di Riva, ME</div><div>Questo gruppo nasce dalla voglia di condivisione e dalla passione per la fotografia. Invitiamo tutti a mettersi in gioco. &nbsp;<a href="https://www.facebook.com/p/Associazione-AFI-011-100054354896690/" class="imCssLink"> <span class="fs12lh1-5">https://www.facebook.com/p/Associazione-AFI-011-100054354896690/</span></a></div><div><br></div><div>TAU Visual Sicilia</div><div>È una sezione regionale dell’associazione nazionale dei fotografi professionisti.</div><div>Organizza eventi, incontri e momenti di confronto. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.tauvisual.com/" class="imCssLink">http://www.tauvisual.com/</a></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 May 2025 03:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia e l'Arte della Stampa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D5"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">La Sicilia e l'Arte della Stampa: Un Viaggio Tra Cultura e Innovazione</h3><div><hr></div><div>Immaginate un'epoca in cui la conoscenza viaggiava lenta, affidata alla sapienza di monaci amanuensi e alla minuzia dei copisti. </div><div>Poi, all'improvviso, un'innovazione rivoluzionaria: la stampa a caratteri mobili. Nata a Magonza nel 1456, questa tecnica straordinaria giunse in Italia con una rapidità sorprendente, e nel 1465 già il monastero benedettino di Santa Scolastica a Subiaco ne ospitava il primo esempio italiano con il "De Oratore" di Cicerone. Furono pionieri come Conrad Schweinheim e Arnold Pannartz a portare questa magia nel nostro paese, trovando un terreno fertile in una cultura italiana già ricca di tradizione manoscritta.</div><div>Le grandi città italiane – Firenze, Napoli, Roma e Venezia – divennero presto centri pulsanti della tipografia tra il Quattrocento e il Cinquecento. A Firenze, ad esempio, la stampa fece la sua comparsa quasi in sordina nel 1471, ma divenne rapidamente un potente veicolo per la diffusione di libri di devozione, grazie a un'elevata alfabetizzazione e a una radicata tradizione di scrittura. Quei piccoli libretti stampati, spesso arricchiti da incisioni, divennero un simbolo di un'epoca che stava cambiando.</div><div><br></div><div>La Stampa Prende Radici in Sicilia: Palermo e Messina Protagoniste</div><div>E la Sicilia? La nostra isola non rimase certo a guardare! Il primo libro stampato in Sicilia, noto come "incunabolo" (dal latino incunabula, ovvero "in fasce"), vide la luce a Palermo nel 1478. Fu merito di Andreas Vyel, un tipografo di Worms, che con la sua opera "Consuetudines urbis Panormi" diede il via a una nuova era per la cultura siciliana. La vivace presenza di stampatori a Palermo e Messina in quegli anni testimoniava un'effervescenza culturale unica. La stampa non solo rispondeva alla sete di conoscenza di un pubblico in crescita, ma si trasformava in uno strumento fondamentale per diffondere idee religiose, giuridiche e politiche.</div><div><br></div><div>A Messina, nel 1478, un altro pioniere, Heinrich Alding, stampò il primo libro della città, contribuendo alla produzione di testi classici, religiosi e giuridici. Questa dinamica attività imprenditoriale legata alla stampa si consolidò nel tempo, rendendo Palermo e Messina i veri fari nell'introduzione e nello sviluppo dell'arte tipografica in Sicilia.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Dall'Editoria Antica alle Guide Turistiche Moderne</h3><div><hr></div><div>Nel Cinquecento, la produzione tipografica siciliana sviluppò caratteristiche distintive, in particolare nella stampa di testi celebrativi e giuridici, rispecchiando le specifiche esigenze sociali dell'epoca. Nei secoli successivi, l'editoria si evolse: nel Seicento si affermò quella scolastica, mentre nel Settecento la stampa divenne un pilastro per la diffusione della conoscenza, strettamente legata al mondo della scuola e dell'educazione.</div><div><br></div><div>L'Ottocento segnò un cambiamento profondo: il tipografo si trasformò in editore, e il libro iniziò a essere concepito come un vero e proprio prodotto culturale, pensato per un pubblico sempre più vasto e attento ai propri gusti. Ed è proprio in questo secolo che nasce un genere letterario che ci è particolarmente caro: la letteratura di viaggio! Nacquero le prime guide turistiche, che con le loro descrizioni di città, territori e paesaggi, arricchite da osservazioni storiche e culturali, ci invitavano a scoprire le meraviglie del mondo.</div><div><br></div><div>Un esempio lampante di questa evoluzione è la "Guida speciale della città di Palermo e dell’Esposizione nazionale", pubblicata nel 1891, che divenne un riferimento imprescindibile per i visitatori e gli studiosi dell'epoca. Pochi anni dopo, nel 1914, Alberto Reber diede alle stampe una preziosa guida sui monumenti di Monreale, contribuendo ulteriormente a valorizzare il patrimonio artistico e culturale della nostra isola.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Dalla Litografia alla Fotografia: Un Nuovo Sguardo sulla Sicilia</h3><div><hr></div><div>I primi decenni del Novecento portarono un'ulteriore rivoluzione: l'avvento della fotografia. Artisti come Paolo Basile integrarono questa nuova tecnica nelle loro pubblicazioni, arricchendo l'esperienza culturale e turistica. Immagini mozzafiato iniziavano a raccontare i luoghi, offrendo ai lettori un modo completamente nuovo per esplorare visivamente la Sicilia.</div><div><br></div><div>Nel secondo dopoguerra, la rinascita culturale degli anni Quaranta vide fiorire importanti realtà editoriali. A Palermo, Salvatore Fausto Flaccovio diede vita a una casa editrice di grande rilievo, mentre negli anni Sessanta si consolidò l'iconica Casa editrice Sellerio, fondata dal celebre fotografo Enzo Sellerio. La sua grafica innovativa e il formato unico dei libri hanno contribuito a definire un'identità editoriale inconfondibile per la Sicilia, rendendo i suoi volumi oggetti di desiderio per bibliofili e amanti della cultura.</div><div><br></div><div>Infine, come non menzionare le Edizioni della Libreria Bonanzinga di Messina, fondate nel 1973? Con la loro collana "Fata Morgana", si sono dedicate con passione alla valorizzazione della storia e del patrimonio della città dello Stretto, riportando alla luce libri rari e di inestimabile valore scientifico e culturale.</div><div><br></div><div>La storia della stampa in Sicilia è un viaggio affascinante che ci porta attraverso i secoli, mostrandoci come la parola stampata abbia modellato la nostra cultura, la nostra identità e il modo in cui oggi esploriamo e raccontiamo le meraviglie della nostra isola.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 26 May 2025 16:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dallo Spritz al Bitter siciliano all’amaro con Ulibbo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D4"><h3 class="imHeading3">Dallo Spritz al Bitter siciliano: la rinascita dell’amaro con Ulibbo</h3><div class="imTACenter"><hr><div>Lo Spritz è il celebre cocktail-aperitivo dal caratteristico colore rosso, ormai parte integrante delle nostre abitudini. Ma quanti conoscono lo Spritz Ulibbo, nuovo prodotto premiato nel 2023 al World Liqueur Awards?</div><div>Pochi conoscono la storia e l’evoluzione del bitter, l’ingrediente chiave del cocktail, che affonda le sue radici in un passato fatto di erboristeria, spezieri e antichi rimedi medicinali.</div><div>La classica ricetta dello Spritz prevede il bitter Campari, miscelato con prosecco e una spruzzata di seltz. Un mix che tutti conoscono. Il nome "Spritz" risale al periodo della dominazione asburgica in Veneto. Gli occupanti austriaci, non abituati al grado alcolico dei vini locali, chiedevano che il calice venisse “spruzzato” (spritzen in tedesco) con acqua. Con l’introduzione dei sifoni d’acqua all'inizio del Novecento, questo “spruzzo” divenne frizzante.</div><div>Il Campari, nasconde un mondo antico, è un bitter, termine inglese che significa “amaro”, le cui origini e la diffusione affondano in un uso inizialmente farmaceutico: si trattava di estratti alcolici ottenuti tramite la macerazione o infusione di radici, cortecce, spezie, semi, erbe e frutta. Questi elisir erano usati per favorire la digestione, combattere infezioni o lenire l’ansia. Venivano venduti in piccole bottigliette, da diluire in acqua secondo le indicazioni dello speziale.</div><div>Gli ingredienti variavano, ma tra i più comuni c’erano genziana, achillea, chinino, assenzio e arancio amaro. In questo contesto si inseriscono i Florio, spezieri e aromatari siciliani, che grazie alla disponibilità di erbe e spezie provenienti da tutto il mondo, iniziarono a creare amari per uso quotidiano. Da qui l’idea di un bitter adatto a ogni evenienza.</div><div>La fortuna dei Florio nacque anche grazie al commercio di spezie e alla fondazione, circa due secoli fa, delle Cantine Florio da parte di Vincenzo Florio Senior, marito di Giulia Florio. Oltre al vino, producevano il celebre Marsala (sia dolce che secco) e diversi liquori.</div><div>La famiglia iniziò a commerciare il chinino a Palermo già nel 1800. Questo principio attivo, usato per curare la malaria, divenne simbolo della famiglia: un leone che beve accanto a un albero di chinino, immagine che comparve anche sulle confezioni di tonno, altro prodotto chiave del successo imprenditoriale Florio nel XIX secolo.</div><div>Gaspare Campari, intanto, sperimentava vari liquori, fino a creare l’amaro che porta il suo nome. Una delle novità era il consumo prima dei pasti, come aperitivo, anziché come digestivo.</div><div>In questo contesto si sviluppa una leggenda: Vincenzo Florio Jr, fratello di Ignazio e marito di Lucie Henry (quindi cognato della celebre Franca Florio), fu un innovatore e appassionato di automobilismo. Ideò la Targa Florio e, durante le competizioni, divenne amico di Giuseppe Campari, pilota e parente dell’inventore del famoso bitter.</div><div>Spinto dalla creatività, Vincenzo Jr creò un liquore-bitter chiamato VLF (dalle iniziali sue e della moglie), con una formula che prevedeva corteccia di china e cinque erbe segrete siciliane. Anche se autorizzato con licenza UTIF e prodotto nell'impianto di Arenella, il VLF non ebbe mai grande diffusione. Secondo la leggenda, Giuseppe Campari ne rimase colpito e ne ricevette una versione modificata della ricetta in dono da Vincenzo. &nbsp;</div><div><span class="fs12lh1-5">Difficile dimostrare che quella ricetta influenzò direttamente il Campari, la cui produzione risale al 1860. Gaspare Campari usava chinino, angostura, cardamomo, pompelmo, arancio amaro, chiodi di garofano e una miscela di tredici erbe. Anche oggi, il Campari è noto per il suo profumo di scorza d’arancia amara e il suo carattere mediterraneo. Originariamente colorato con carminio (estratto dai carapaci della cocciniglia), oggi viene prodotto con coloranti artificiali. &nbsp;</span><a href="https://cantineflorio.it/gamma-florio/amaro-florio/" class="imCssLink"><span class="fs12lh1-5">https://cantineflorio.it/gamma-florio/amaro-florio/</span><br></a></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><h3 class="imHeading3">L’amaro siciliano Ulibbo</h3></div><div><hr></div><div>E arriviamo ai giorni nostri con l’amaro siciliano Ulibbo, prodotto a Ragusa, è stato premiato come secondo miglior amaro al mondo al World Liqueur Awards 2023 di Londra.</div><div>Realizzato secondo un'antica ricetta che prevede l’infusione di foglie di ulivo e carrubo, Ulibbo ha conquistato il prestigioso “Silver Award” nella categoria Amari. Questo premio segue un altro importante riconoscimento ricevuto al Vinitaly 2022, durante il Sol&amp;Agrifood – Il Golosario, che celebra le eccellenze agroalimentari italiane.</div><div>Ulibbo è prodotto nell’ambito del progetto Nativi, dell’azienda agricola Verso (<a href="https://www.nativi.bio" class="imCssLink">https://www.nativi.bio</a>), un’iniziativa nata da anni di ricerca sull’economia locale, sulla valorizzazione del territorio e delle sue risorse. Il progetto include la produzione di liquori a base di erbe iblee, l’allevamento all’aperto di galline Livornesi, lo Spino degli Iblei e il recupero della pecora Barbaresca Siciliana, razza in via d’estinzione.</div><div>“Dentro Ulibbo – ha spiegato Roberto Floridia, ideatore e responsabile di Verso le origini – c’è un distillato che nasce da un’antica ricetta di famiglia, tramandata di generazione in generazione”.</div><div>Dal rosso iconico dello Spritz all’amaro profondo di Ulibbo, la storia italiana del bitter continua, tra miti, premi internazionali e un rinnovato amore per l’artigianalità.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 May 2025 05:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La III Infiorata di Partanna, 20 21 e 22 giugno 2025]]></title>
			<author><![CDATA[Infiorata di Partanna]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D3"><h3 class="imHeading3">La III Infiorata di Partanna</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La III Infiorata di Partanna in onore del Corpus Domini è una manifestazione artistico-religiosa di grande impatto visivo ed emotivo. Si svolgerà nei giorni 20, 21 e 22 giugno 2025 nel centro storico di Partanna (TP), trasformando le vie della cittadina in un suggestivo percorso di fiori, arte e tradizione.<div><br></div><div>Cuore dell’evento sono le superfici infiorate, vere e proprie opere d’arte effimere realizzate con petali, foglie e materiali naturali, che raffigurano temi religiosi legati al Corpus Domini, simbolo dell’Eucaristia e della presenza reale di Cristo. Ogni tappeto floreale è frutto della creatività e del lavoro collettivo di artisti locali, associazioni e volontari, che con dedizione danno vita a scenari mozzafiato.</div><div><br></div><div>In soli tre anni, l’infiorata è cresciuta in modo sorprendente, raggiungendo un’estensione di circa 500 metri quadrati, diventando così la più grande della provincia di Trapani e una delle più affascinanti della Sicilia occidentale. Un traguardo che testimonia la passione e l’impegno della comunità partannese nel valorizzare le proprie tradizioni e il patrimonio culturale del territorio.</div><div><br></div><div>Accanto all’aspetto devozionale, l’infiorata è arricchita da un programma culturale e folkloristico che comprende:</div><div>visite guidate ai monumenti storici di Partanna, tra cui il Castello Grifeo e la Chiesa Madre;</div><div>spettacoli di sbandieratori e gruppi folcloristici provenienti da tutta la Sicilia;</div><div>un corteo storico in costumi d’epoca che rievoca le tradizioni religiose e civili del passato.</div><div><br></div><div>La manifestazione rappresenta un momento di forte coesione comunitaria e di promozione turistica per il territorio, richiamando ogni anno un numero crescente di visitatori, affascinati dalla bellezza dei decori floreali e dall’autenticità delle tradizioni partannesi.</div><div><br></div><div>Un’esperienza unica, dove fede, arte e cultura si fondono in un evento che celebra la bellezza della spiritualità e dell’identità locale.</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/people/Infiorata-di-Partanna/61554866747481/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/Infiorata-di-Partanna/61554866747481/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.instagram.com/infiorata_di_partanna/" class="imCssLink">https://www.instagram.com/infiorata_di_partanna/</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 May 2025 15:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia, un'Isola resiliente tra antiche ferite e rinascite]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D2"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Sicilia, un'Isola resiliente tra antiche ferite e rinascite splendenti</h3><div><hr></div><div>La Sicilia, terra di storia millenaria e paesaggi mozzafiato, porta ancora le cicatrici di antichi sussulti tellurici. Due eventi sismici in particolare hanno segnato profondamente il suo destino: il catastrofico terremoto del 1693, che rase al suolo gran parte della Sicilia orientale, e quello del 1968, che sconvolse la Valle del Belice nella sua parte occidentale. Entrambe tragedie immani, ma le cui rinascite hanno intrapreso sentieri, e la fiumara di Tusa, narrando storie uniche di resilienza e trasformazione.</div><div><br></div><div>1693, Quando la Distruzione si Trasformò in Splendore Barocco</div><div><hr></div><div>Immaginate la potenza devastante di uno dei terremoti più violenti che l'Europa ricordi: era il gennaio del 1693 e un sisma di magnitudo stimata 7.4 si abbatté sulla Sicilia sud-orientale. Città fiorenti come Catania, Noto, Ragusa, Modica e la stessa Siracusa furono duramente colpite, con un bilancio di oltre 60.000 vittime e interi centri abitati ridotti a un cumulo di macerie.</div><div>Eppure, da questa immane distruzione germogliò una rinascita straordinaria. Sotto la guida illuminata del Regno di Sicilia, all'epoca parte della monarchia spagnola, si diede il via a una ricostruzione ambiziosa e innovativa. Le città risorsero con nuovi piani urbanistici: strade più ampie che invitano alla passeggiata, piazze armoniose che diventano palcoscenici di vita, e tecniche costruttive, per quanto possibile all'epoca, pensate per resistere a futuri eventi.</div><div>Fu in questo contesto di fervore creativo che nacque uno stile architettonico inconfondibile, un vero e proprio marchio distintivo della Sicilia: il Barocco Siciliano. Oggi, passeggiando per le vie di Noto, ammirando le chiese di Ragusa Ibla, lasciandosi incantare dalle scalinate di Scicli o dai colori di Caltagirone, si respira ancora quell'epoca di fervore. La ricostruzione non fu solo un atto di necessità, ma una vibrante espressione artistica e sociale che ridisegnò per sempre il volto di questa parte dell'isola.</div><div>Il Barocco Siciliano, con le sue facciate sinuose, i balconi riccamente decorati, le chiese maestose e i dettagli scenografici, è un vero piacere per gli occhi. Architetti come Giovanni Battista Vaccarini, che lasciò la sua impronta indelebile a Catania con la sua splendida Cattedrale e Piazza Università, Francesco Ferrigno, artefice di numerose chiese barocche, Raffaele Lanza, protagonista della rinascita di Ragusa, e Salvatore Ittar, che plasmò l'anima barocca di Modica, furono i protagonisti di questa trasformazione. Le loro opere sono oggi tesori da scoprire, testimoni di una resilienza che si fece arte.</div><div><br></div><div>1968, Le Ferite del Belice e una Ricostruzione Incompiuta</div><div><hr></div><div>La storia si ripete, ma con un esito diverso, nel gennaio del 1968. Un altro violento terremoto scuote la Sicilia occidentale, devastando la Valle del Belice, un'area fertile tra le province di Trapani e Agrigento. L'epicentro vicino a Gibellina segna la quasi totale distruzione di questa cittadina, ma anche Salaparuta, Poggioreale, Santa Margherita di Belice e Partanna subiscono danni ingenti, lasciando migliaia di persone senza casa.</div><div>Sebbene il numero di vittime fosse inferiore rispetto al 1693, la ricostruzione si rivelò un percorso accidentato, segnato da lentezze burocratiche, disorganizzazione e, purtroppo, sprechi. Molti paesi non furono ricostruiti sulle loro antiche fondamenta, ma delocalizzati in nuove aree, spesso pianeggianti e prive di quel legame storico e culturale così vitale per le comunità.</div><div>Un esperimento unico, ma controverso, fu la creazione di Gibellina Nuova, pensata come una "città dell'arte". Artisti e architetti di fama, tra cui Alberto Burri, furono chiamati a plasmare un nuovo centro urbano. Il risultato fu una città moderna e concettualmente affascinante, ma che per molti abitanti faticò a diventare una vera casa, lontana dalle loro radici e dalle esigenze quotidiane.</div><div>Il "Grande Cretto" di Alberto Burri, un'immensa opera di land art che ricopre le macerie della vecchia Gibellina, è oggi un potente monito e un'attrazione unica, che invita alla riflessione sulla perdita e sulla memoria.</div><div><br></div><div>1986, L'Arte che Rinasce dalla Terra: La Fiumara di Tusa</div><div><hr></div><div>In questo contesto di riflessione sul rapporto tra arte, territorio e ricostruzione, emerge un esempio emblematico: la Fiumara di Tusa, con la prima opera che, occupando la Fiumara, ha dato vita a quest'area artistica unica in Sicilia risale al 1986. Fu commissionata da Antonio Presti, fondatore della Fiumara d'Arte, allo scultore Pietro Consagra, in onore del padre defunto. Un progetto artistico e culturale che serpeggia lungo il fiume Tusa, nella provincia di Messina. Ideata dall'artista Antonio Presti, questa "galleria d'arte a cielo aperto" fonde sculture monumentali con la bellezza selvaggia del paesaggio, creando un dialogo suggestivo tra la creatività umana e la forza della natura.</div><div>La Fiumara di Tusa non è solo un'attrazione turistica, ma un simbolo di rinascita sociale e culturale per un territorio che ha conosciuto difficoltà. Le opere d'arte, donate da artisti di fama internazionale, diventano un pretesto per riscoprire il territorio, per creare nuove dinamiche comunitarie e per attrarre un turismo consapevole e desideroso di bellezza e significato.</div><div><br></div><div>Due Terremoti, due modi di ricostruzione, ed una visione artistica di promozione del territorio.</div><div>Il confronto tra le due grandi tragedie sismiche che hanno colpito la Sicilia e le loro successive ricostruzioni ci offre una lezione preziosa. La rinascita non dipende unicamente dalle risorse economiche, ma soprattutto dalla visione politica, dalla capacità di pianificazione e dalla profonda connessione con le esigenze e l'anima delle comunità colpite.</div><div>Mentre la Sicilia orientale seppe trasformare le rovine del 1693 in uno straordinario patrimonio artistico e urbanistico che ancora oggi incanta i visitatori, la ricostruzione nella Valle del Belice nel 1968 mise in luce le fragilità di un sistema che faticò a rispondere in modo efficace e a comprendere appieno il legame tra le persone e la loro terra.</div><div>Oggi, la Sicilia continua a guardare al futuro. Luoghi come Noto, Ragusa, Gibellina Nuova e la Fiumara di Tusa sono testimoni di questa capacità di trasformare le ferite in opportunità, di far fiorire la bellezza anche dove la terra ha tremato. Visitare questi luoghi significa intraprendere un viaggio nella storia, nell'arte e nello spirito d’un'isola che non si vuole arrendere.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 May 2025 14:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Cripta delle Reepentite a Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D1"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">La Cripta delle Reepentite, un Viaggio tra Mistero e Redenzione a Palermo</h3><div><hr></div><div>Immergiti nel cuore pulsante della Palermo antica, un luogo singolare e affascinante svela storie di redenzione e segreti celati: l'ex convento cinquecentesco di Santa Maria la Grazia, conosciuto come il convento delle Reepentite. Qui, tra queste mura, un tempo trovarono rifugio ex prostitute, che scelsero la vita monastica come via di espiazione e rinascita spirituale.</div><div>Solo nel 2005, il caso riportò alla luce la cripta delle Reepentite, rivelando il suo prezioso altare seicentesco, un tripudio di colori e motivi floreali in maiolica. Dietro di esso, altre mattonelle raffigurano una monaca (forse Santa Chiara) e un frate (probabilmente San Francesco) in preghiera ai piedi di una croce, con un teschio alla base come monito sulla caducità della vita. Ai lati, i "colatoi" testimoniano l'antico rito di preparazione alla sepoltura, un'eco silenziosa delle Catacombe dei Cappuccini.</div><div>Scopriamo la Cripta delle Reepentite: un luogo dove il passato si svela in un'atmosfera di mistero, fede e redenzione.</div><div>Un filo invisibile legava queste donne al tessuto sociale della Palermo del Cinquecento, tramite &nbsp;un tributo.</div><div>Le cortigiane contribuivano al loro mantenimento attraverso un'imposta versata al Senato palermitano. Un gesto non obbligatorio, ma un segno di solidarietà.</div><div>Il destino ha voluto che i segreti di questo luogo venissero riportati alla luce nel 2005, durante inaspettati lavori di ristrutturazione. Così è riemersa la cripta, scrigno di storie silenziose.</div><div>Oggi, la cripta svela un nuovo, prezioso tassello del suo passato: all'interno di due ampolle di vetro sigillate nella tomba della Madre Badessa, sono stati ritrovati cartigli segreti. Decifrati con cura dall’Istituto di patologia del libro, questi frammenti di carta custodiscono parole sottratte all’oblio, intimi racconti di vita e di morte nella vibrante Palermo del Seicento.</div><div>Ad accoglierti nella cripta, un magnifico altare seicentesco cattura lo sguardo con le sue vivaci mattonelle di maiolica decorate con motivi floreali. Ai suoi lati, le antiche panche narrano una macabra ma affascinante tradizione religiosa: qui venivano adagiati i corpi delle defunte per un lento processo di prosciugamento naturale, un rito che riecheggia le suggestive pratiche del convento dei Cappuccini.</div><div>La Cripta delle Reepentite si cela nel cuore storico di Palermo, in via Divisi. La storia di questo edificio affonda le radici nel lontano 1512, quando il nobile Vincenzo Sottile eresse una chiesa sul luogo della sua casa di famiglia, dedicandola a Santa Maria della Grazia. Un'aquila scolpita nella pietra, simbolo della famiglia Sottile, un tempo vegliava sull'ingresso.</div><div>Nel 1524, Suor Francesca Leonfante dei Duchi della Verdura trasformò il luogo in un monastero olivetano, diventandone badessa e accogliendo altre donne alla vita monastica. Tuttavia, dopo la sua morte, il monastero conobbe un periodo di declino.</div><div>Fu così che, per volere delle autorità ecclesiastiche, il convento assunse la sua insolita vocazione: accogliere le "reepentite", donne che, illuminate dal pentimento, cercavano redenzione nella clausura. Il nome stesso, un'eco delle loro "ree" azioni passate e del loro "pentimento", ne sigillò la storia.</div><div>L'Arcivescovo di Palermo designava la Badessa di questo singolare monastero tra le suore dell'ordine di Santa Chiara, fino a quando, nel 1729, Papa Benedetto XIII concesse alle monache il diritto di eleggere autonomamente la loro guida spirituale. Le convertite abbracciarono la spiritualità francescana, ottenendo infine la clausura, pur non amando particolarmente l'appellativo di "reepentite".</div><div>Nel 1866, il monastero fu soppresso, ma la chiesa rimase aperta al culto per un certo periodo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 May 2025 13:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia vista da Al-Idrisi e Zhao Rukuo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001D0"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Sicilia vista da Al-Idrisi e Zhao Rukuo: le geografie del Mediterraneo nell’immaginario arabo e cinese medievale</h3><div><hr></div><div>La Sicilia, osservata attraverso le lenti di Al-Idrisi e Zhao Rukuo, offre uno spaccato affascinante di come i geografi arabi e cinesi medievali immaginavano e descrivevano il Mediterraneo, crocevia di culture e commerci. Sebbene le loro prospettive fossero inevitabilmente influenzate dai rispettivi contesti culturali e dalle fonti a loro disposizione, entrambi contribuirono a delineare un’immagine significativa di quest’isola strategica.</div><div><br></div><div>Il geografo e cartografo arabo Al-Idrisi (Abu Abd Allah Muhammad al-Idrisi) fu uno dei più importanti studiosi del Medioevo islamico. Nato a Ceuta nel 1100 e formatosi a Cordova, visse a lungo presso la corte di Ruggero II di Sicilia. Qui, nel XII secolo, realizzò la sua opera monumentale, Il Libro di Ruggero (Kitab Rujar), completata nel 1154. L’opera, commissionata dal re normanno, univa il sapere arabo, greco, latino e le testimonianze di mercanti e viaggiatori per creare un atlante del mondo allora conosciuto. La Sicilia, sotto il dominio normanno, rappresentava in quel periodo un crocevia multiculturale in cui si intrecciavano influenze arabe, bizantine e latine.</div><div><br></div><div>Circa un secolo dopo, nel 1225, il funzionario cinese Zhao Rukuo, impiegato nella città portuale di Quanzhou durante la dinastia Song meridionale, pubblicò lo Zhufan Zhi, letteralmente “Descrizione dei popoli stranieri”. Quest’opera raccoglieva informazioni dettagliate su oltre 90 stati esteri, basandosi su fonti dirette fornite dai mercanti marittimi che frequentavano i porti cinesi. Pur non avendo viaggiato personalmente, Zhao sintetizzò con rigore amministrativo ciò che si conosceva all’epoca del mondo oltre la Cina.</div><div><br></div><div>La sua opera rappresenta una preziosa testimonianza di come i cinesi percepissero le regioni lontane, attraverso le informazioni raccolte da mercanti e altre fonti indirette. Tra i territori descritti figura la Ssi-kia-li-ye, identificabile con la Sicilia, che Zhao colloca vicino alla terra di Lu-Mei, cioè Roma – o, più probabilmente, ciò che restava dell’Impero Romano d’Occidente nella memoria geografica cinese. Zhao descrive la Sicilia come un’isola nel mare, ampia circa 1000 li (unità cinese equivalente a circa 500 km), con usi e costumi simili a quelli di Lu-Mei. La descrizione, sebbene sommaria, dimostra come anche in Estremo Oriente esistesse una percezione – seppur approssimativa – del bacino del Mediterraneo.</div><div><br></div><div>Particolarmente suggestiva è la descrizione del vulcano Etna, uno dei più attivi del mondo. Zhao racconta di “una caverna su una montagna” da cui fuoriescono fumo e fiamme durante tutto l’anno. Questa descrizione, sebbene basata su racconti di seconda mano, risulta sorprendentemente accurata. L’Etna era noto fin dall’antichità: già nella mitologia greca si riteneva che lì si trovasse la fucina di Efesto, dio del fuoco e della metallurgia.</div><div><br></div><div>Zhao aggiunge anche un dettaglio curioso: talvolta, gli abitanti gettavano pietre pesanti nel cratere, che poi venivano eruttate in scaglie simili alla pomice. Questo aneddoto, pur nella sua semplicità, dimostra un interesse per i fenomeni naturali e per le usanze locali, contribuendo a delineare un quadro vivace e concreto delle terre descritte.</div><div><br></div><div>Mentre Al-Idrisi offre una geografia “dal di dentro” del Mediterraneo e della Sicilia, intrisa di conoscenza diretta e Zhao su racconti.</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Konrad-Miller-Tabula-Rogeriana-1929.jpg"  width="421" height="545" /><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 16 May 2025 12:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il progetto Muri di Seta presso la Galleria d'arte L'Atelier]]></title>
			<author><![CDATA[Alberto Sipione]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CF"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il progetto Muri di Seta, dedicato agli artisti Fabio Iemmi e Marco Noviello e al compositore Guido Lusetti</h3><div><hr></div><div>Presso la galleria d'arte L'Atelier di Modica Alta, il 9 maggio al 9 giugno 2025, sarà inaugurata venerdì 9 maggio alle ore 19.00. </div><div><br></div><div>Talvolta accadimenti imprevedibili generano riflessioni e sperimentazioni artistiche. È successo all'artista Fabio Iemmi a fronte dell'acquisto di quarantadue pannelli di cartone datati fine Ottocento; dallo studio di questo fondo ha inizio il progetto Muri di Seta. Le quarantadue tavolette (32,5X 22,5 cm) presentano sul fronte un serrato puntinismo aggettante e ideogrammi realizzati con inchiostro di china sul cartone di fibre di gelso. Sul retro portano sigilli, timbri, date. Una ricerca ne rivela natura e funzione. I cartoni sono rivestiti con uova di baco da seta (da 35.000 a 50.000 cadauno) che, per cause esterne, non furono più idonee all'uso originario. Gli ideogrammi, realizzati con inchiostro di china, rappresentano il marchio di fabbrica giapponese che certifica la provenienza delle uova. Le superfici dei cartoni sono un insieme di matrici vegetali, di ideogrammi, di inchiostri e di uova, quasi fossili, coese alla superfice grazie alle secrezioni appiccicose delle farfalle asiatiche Bombix Mori, e rappresentano la fonte di ispirazione del progetto artistico.</div><div><br></div><div>Il progetto Muri di Seta è rappresentativo dell'iterazione tra due artisti - Fabio Iemmi e Marco Noviello - caratterizzati da un approccio alla ricerca che trae inizio da presupposti solo apparentemente distanti. Fabio Iemmi è artista polimaterico, Marco Noviello visual artist. Iemmi porta sulla materia, oltre a modalità artistiche e ricerche strutturate e consolidate, una ventennale attenzione al binomio materia-tecnologie. Marco Noviello, in modalità opposta, approda alla materia attraverso progetti di visual art, traducendo frame del suo lavoro in opere di impronta materica. Il comune denominatore tra i due artisti è l'approccio a genesi e modalità solo in apparenza antinomiche, ma che analizzate trovano sintesi in una ricerca metodologica che li accomuna e si manifesta tra materiale e immateriale, tra virtuale e concreto.</div><div><br></div><div>Materico - Asemico: un'opera ideogrammatica di Fabio Iemmi funge da matrice del progetto, accompagnata da una selezione, in chiave asemica, di dettagli degli ideogrammi affioranti, di particolari dei supporti in pasta di gelso e delle uova incorporate. Le composizioni che accolgono e fondono questi codici si avvalgono di tecniche miste su supporti polimaterici, come inerti da pietre dure, ceralacca, madreperle in lastra e macinate applicate su tela o su tavola, impressioni uv e azioni pittoriche. Differenti formati e spessori dimensionali delle opere consentono di presentarle sia in versione singola sia come composizione, una vera "superficie-opera" in stretta relazione con lo spazio fisico in cui si inscrive come un vero e proprio Muro di Seta.</div><div><br></div><div>La ricerca artistica di Fabio Iemmi si esprime in modo trasversale a molteplici tecniche. &nbsp;Il medium tessile rappresenta uno dei punti cardine del suo lavoro. L' approccio dell'artista nella progettazione e realizzazione di un'opera tessile, trae origine da riferimenti compositivi scelti da suoi lavori. Lo studio dei materiali e dei titoli che identificano qualità dei filati e cromie, è coerente con la restituzione estetica dell'opera scelta. </div><div><br></div><div> </div><div><br></div><div>Attingendo alle matrici di riferimento determinate dai cartoni in pasta di gelso, uova di baco da seta e ideogrammi, Marco Noviello ha progettato e realizzato, attraverso una sequenza totemica di schermi, una rielaborazione in visual art di particolari di immagini scelte, traducendole in un racconto filmico. Da questo narrato mutevole ha estrapolato dei frame che restituisce attraverso suoi procedimenti di stampa e integrazione uomo-macchina, traendone dieci opere uniche.</div><div><br></div><div>Guido Lusetti si integrerà nel progetto Muri di Seta con la composizione originale Haniwa, ambiente sonoro dell'esposizione.</div><div><br></div><div><i class="fs14lh1-5">Guarda il <span><a href="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/pagina-13---copia.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/pagina-13---copia.html', null, false)">Video</a></span> - Scorri il <span><a href="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/pagina-13.html" class="imCssLink" onclick="return x5engine.utils.location('https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/pagina-13.html', null, false)">catalogo</a></span></i></div><div><br></div><div>Per informazioni: <a href="https://www.cremonaartfair.com/" class="imCssLink">www.cremonaartfair.com </a>- <a href="https://www.lateliermodica.it/" class="imCssLink">www.lateliermodica.it </a></div><div><br></div><div>Per approfondimenti sul lavoro degli artisti e del musicista: <a href="https://www.fabioiemmi.it/" class="imCssLink">www.fabioiemmi.it</a> - <a href="https://www.ilbramante.net/" class="imCssLink">www.ilbramante.net</a> - <a href="https://soundcloud.com/i_gloo" class="imCssLink">https://soundcloud.com/i_gloo</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 May 2025 08:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Primo Festival Equestre di Cava Ispica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CE"><h3 class="imHeading3">Primo Festival Equestre di Cava Ispica</h3><div class="imTACenter"><hr><div>Presentato da La Scuderia Runza Eventi Equestre Sicilia</div><div>In collaborazione con Pro Loco Spaccaforno e il Comune di Ispica</div><div>Con la straordinaria partecipazione del Club del Pastore Siciliano</div><div>Domenica 25 Maggio</div><div>Cava Ispica – Lato Sud, Piazzale antistante il Parco Forza</div><div><br></div><div>Una giornata speciale tra natura, tradizione e la nobile passione per i cavalli</div><div>Dalle 10:00 in poi, passeggiata GRATUITA per bambini con il pony!</div><div>E al calar della sera…</div><div>“Gala Riflessi di Eleganza”, un’imperdibile esibizione notturna di cavalli danzanti sotto le stelle.</div><div><br></div><div>Ci sono manifestazioni equestri rinomate in Sicilia, sono eventi che celebrano la tradizione equestre dell'isola e mette in risalto le abilità dei cavalieri e la bellezza dei cavalli. Organizzata in diverse località siciliane, ad esempio la Coppa d'Assi si distingue per la sua intensità competitiva e per la partecipazione di cavalieri provenienti da tutta Italia, ed è una vetrina importante per i cavalli di razza siciliana e per i cavalli da competizione.</div><div>La Coppa d'Assi è una competizione equestre che si distingue per la varietà delle sue prove, che includono principalmente gare di velocità, salto ostacoli e gare di resistenza. </div><div><br></div><div>Ci sono anche manifestazioni come i pali che si svolgono in alcune citta siciliane durante l'anno,</div><div>troviamo anche manifestazioni di Barrel Racing e Pole Bending </div><div><br></div><div>Il cavallo siciliano è un emblema di forza, bellezza e tradizione che affonda le sue radici nella storia millenaria dell’isola. Da secoli, il cavallo è protagonista di eventi, manifestazioni e competizioni che celebrano la connessione unica tra l'uomo e la natura.</div><div><br></div><div>Il cavallo siciliano, noto anche come Cavallo Siculo, è una razza autoctona che si distingue per la sua robustezza, resistenza e adattabilità. Questa razza, oggi considerata a rischio di estinzione, ha origini antiche e si pensa che discenda da incroci tra cavalli fenici, arabi e normanni. La sua natura versatile lo ha reso particolarmente adatto ai lavori agricoli e, soprattutto, alle attività legate alla pastorizia e alla tradizione dei cavalieri siciliani.</div><div><br></div><div>Le Manifestazioni Tradizionali Legate al Cavallo in Sicilia, non solo onorano il legame storico tra l’uomo e l'animale, ma sono anche occasione per esprimere l’amore per il patrimonio culturale siciliano e la bellezza della sua terra.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 May 2025 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La grotta della Sibilla a Marsala]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CD"><h3 class="imHeading3 imTACenter">La grotta della Sibilla a Marsala</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La Grotta della Sibilla si trova all'interno della chiesa di San Giovanni Battista, situata su Capo Boeo, appena fuori dalla città. <div>La chiesa fu costruita nel XIV secolo dai Gesuiti e dedicata a San Giovanni Battista, compatrono di Marsala. La sua particolarità risiede nell’aver inglobato una grotta scavata nella roccia sottostante, utilizzata dai primi cristiani lilybetani come battistero.</div><div>La grotta si trova a circa 5 metri sotto il pavimento della chiesa e vi si accede tramite una scalinata scolpita nel tufo. Essa conduce a un ambiente circolare sormontato da una cupola, il cui lucernaio è visibile a livello del pavimento superiore.</div><div>Secondo la tradizione greca, le Sibille erano sacerdotesse ispirate da Apollo, dio delle profezie. L’oracolo più famoso era la Pizia di Delfi, che entrava in uno stato di trance profetico masticando foglie di alloro o inalando i vapori provenienti da una fenditura nel terreno. In entrambi i casi, si credeva che fosse il dio stesso a parlare attraverso di lei, pronunciando i suoi celebri e spesso ambigui oracoli.</div><div>I poeti romani narrarono la leggenda di una Sibilla, originaria dell’Oriente, a cui Apollo offrì di esaudire un desiderio pur di conquistarla. La profetessa chiese di vivere per un numero di anni pari ai granelli di sabbia contenuti in una manciata, che risultarono essere mille. Tuttavia, dimenticò di chiedere anche l’eterna giovinezza e col tempo divenne così vecchia e raggrinzita da poter essere rinchiusa in una bottiglia, appesa nel tempio di Cuma. Quando alcuni bambini le chiesero cosa desiderasse, ella rispose: “Voglio morire”.</div><div>Secondo la leggenda, prima di pronunciare i suoi responsi, la Sibilla compiva un rituale: si immergeva nelle acque di tre grandi vasche, elemento fondamentale di purificazione, e poi si sedeva su un alto trono per consultare l’oracolo.</div><div>Il responso veniva scritto su foglie di palma, che il vento, suscitato da Apollo, spargeva. </div><div>Questi oracoli andavano a formare i celebri Libri Sibillini, testi sacri redatti in greco e custoditi con grande cura, consultati solo in situazioni di estrema necessità. L’accesso a tali libri era riservato a pochi sacerdoti legati al culto apollineo.</div><div>È importante ricordare che la religiosità arcaica della Sicilia si identificava soprattutto con il culto di Demetra e Core, ma col tempo queste credenze si fusero con altre tradizioni, dando vita a un ricco sincretismo.</div><div>Il fascino e il mistero della sacerdotessa di Apollo non hanno mai abbandonato la memoria collettiva. A Marsala si crede che ella si sia ritirata proprio in questo antro. È un luogo unico, dove si fondono il mito della Sibilla e il culto di San Giovanni Battista, al quale la chiesa sovrastante è dedicata fin dal 1399.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 15:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Scopri Burgio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CC"><h3 class="imHeading3">Burgio, tesoro nascosto della Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Burgio è un incantevole comune situato nella provincia di Agrigento, in Sicilia. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Immerso in un paesaggio collinare mozzafiato, questo borgo conserva un fascino autentico e un’atmosfera intrisa di storia. Burgio è rinomato per le sue antiche tradizioni artigianali, in particolare per la lavorazione della ceramica e la produzione di campane, attività che risalgono a secoli fa e che rendono il paese unico.</span></div><div class="imTACenter">Tra i punti di interesse più significativi ci sono le sue chiese, come la Chiesa Madre dedicata a Sant'Antonio Abate, il Museo delle Ceramiche di Burgio è una tappa obbligata per conoscere la ricca tradizione artistica locale. Inoltre, passeggiando per le sue strette vie acciottolate, si può ammirare l'architettura medievale e scoprire scorci suggestivi.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Dal punto di vista naturalistico, Burgio offre una vista spettacolare sulle colline circostanti e rappresenta una meta perfetta per chi cerca tranquillità e contatto con la natura. È una perla siciliana poco conosciuta, ma di grande valore culturale e paesaggistico.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per immergersi nella sua storia e cultura:</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Museo delle Ceramiche di Burgio: Un luogo che celebra l'antica tradizione della ceramica locale, con una collezione unica di manufatti artistici <a href="http://www.muceb.it/" class="imCssLink">http://www.muceb.it/</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Chiesa dei Cappuccini e Museo delle Mummie: Un'esperienza intrigante che combina arte sacra e storia, con un'esposizione di mummie ben conservate</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Castello di Burgio: Questo antico castello normanno offre una vista panoramica mozzafiato e un'immersione nel passato medievale, faceva parte del casale Billuchie, il Castello Peralta di Burgio, nel corso dei secoli XIV - XIX &nbsp;appartenne ai Peralta, ai Cardona, ai Gioeni e infine ai Colonna.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Chiesa Madre di San Nicola: Un capolavoro di architettura religiosa con una facciata barocca e interni riccamente decorati </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Campane Virgadamo: Una visita a questa storica fabbrica di campane, unica nel suo genere, è un'esperienza affascinante </div><div class="imTACenter"><div><a href="https://www.facebook.com/campanevirgadamo/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/campanevirgadamo/</a></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Escursioni nella Valle del Sosio </div><div class="imTACenter">La valle si trova tra Burgio, Chiusa Sclafani e Palazzo Adriano. L’accesso principale è dal Parco dei Monti Sicani, </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Percorsi tra boschi e formazioni rocciose spettacolari, come la “Rocca di Entella”. La Rocca di Entella è un luogo affascinante e poco conosciuto della Sicilia occidentale, situato tra la Valle del Belìce e la Valle del Sosio, non lontano da Burgio.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per organizzare un'escursione nella Valle del Sosio, hai diverse opzioni tra cui scegliere:</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sikaniatrek.it/" class="imCssLink">Sikaniatrek</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sikanihorsetrek.com/" class="imCssLink">Sikanihorsetrek</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sicilyhiking.it/" class="imCssLink">Sicily Hiking</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.sicilytrekkingtour.it/" class="imCssLink">Sicily Trekking Tour</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Rete Sentieristica Sicana</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.cittadeltartufo.com/le-citta-del-tartufo/burgio/" class="imCssLink">L’ITALIA DEL TARTUFO SI PRESENTA A BURGIO IN SICILIA</a><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Ogni angolo di Burgio racconta una storia, rendendolo una destinazione imperdibile per gli amanti della cultura e della bellezza siciliana. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 14:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Botindari nel cuore delle Madonie]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CB"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Botindari: Un Tesoro Nascosto nelle Madonie</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><div>Botindari: Un'immersione nella Storia e nella Natura nel Cuore delle Madonie<div>Benvenuti a Botindari, una piccola frazione incastonata nel comune di San Mauro Castelverde, nel cuore pulsante delle Madonie. Questo borgo, un tempo antica stazione di posta già frequentata in epoca romana, invita a rallentare e a scoprire un ritmo di vita diverso.</div><div><br></div><div>Dove il Tempo è un'Arte</div><div>Il tempo a Botindari è scandito dal sole, non dagli orologi. Passeggiando per le sue strade e nei casali vicini come Karsa, potrete ammirare sulle pareti di chiese ed edifici privati le numerose meridiane solari verticali. Questi affascinanti strumenti, veri e propri capolavori artigianali, non solo segnavano l'ora, ma scandivano anche la vita sociale del borgo.</div><div><br></div><div>La Natura Selvatica delle Madonie</div><div>Botindari è il punto di partenza ideale per esplorare il Parco delle Madonie, un'area protetta rinomata per la sua straordinaria biodiversità. Qui, boschi lussureggianti, pascoli infiniti e sentieri sinuosi offrono un paradiso per gli amanti dell'avventura. Le opportunità sono infinite:</div><div><br></div><div>Escursionismo: Che siate a piedi, in mountain bike o a cavallo, i sentieri del parco sono perfetti per immergersi nella natura.</div><div><br></div><div>Gole di Tiberio: A poca distanza da Botindari, queste gole scavate dal fiume Pollina offrono un'esperienza mozzafiato, ideale per escursioni e avventure in gommone.</div><div><br></div><div>Sport invernali a Piano Battaglia: Se visitate la Sicilia in inverno, a Piano Battaglia, nel comune di Petralia Sottana, vi aspettano piste da sci che si snodano tra i faggi e regalano panorami indimenticabili.</div><div><br></div><div>Emozioni Forti e Panorami Unici</div><div>Per chi cerca una dose di adrenalina, le Madonie offrono esperienze uniche che combinano sport e natura:</div><div><br></div><div>Zipline delle Madonie: Vola tra le cime degli alberi con questa adrenalinica zipline.</div><div><br></div><div>Altalena più alta d'Europa: A San Mauro Castelverde si trova un'altalena che offre un brivido unico. Sospesi a 16 metri d'altezza su una vallata di oltre 300 metri, potrete ammirare un panorama mozzafiato da una prospettiva completamente nuova.</div><div><br></div><div>Alla Scoperta di San Mauro Castelverde</div><div>Approfittate della vicinanza per visitare San Mauro Castelverde. Questo affascinante borgo, con il suo centro storico ricco di palazzi storici e chiese antiche, è una tappa imperdibile per chi vuole scoprire la storia e la cultura locale.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 16:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La torre Pandolfina di Sambuca di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001CA"><h3 class="imHeading3">La torre Pandolfina, storia e fascino nella Valle di Zabut di Sambuca di Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><div>La Torre Pandolfina: Storia e Fascino nella Valle di Zabut e la leggenda della Dama Rossa<div><br></div><div>La Torre Pandolfina si erge maestosa nella località omonima, un tempo rinomata come masseria, nel comune di Sambuca di Sicilia (contrada Adragna, Val di Mazara). Questa imponente struttura è il cuore storico di un'area cruciale che vanta secoli di vicende legate alla storia siciliana.</div><div><br></div><div>Dalle Baronie ai Principi: La Storia della Torre</div><div>Le origini del feudo di Pandolfina risalgono al 1397, quando fu concesso da Guglielmo Peralta alla potente famiglia Perollo di Sciacca, ottenendo il titolo di baronia. Furono proprio i Perollo, nel XV secolo, a edificarvi la massiccia torre che ammiriamo ancora oggi.</div><div><br></div><div>A metà del XVII secolo, il feudo passò, per via matrimoniale, alla famiglia Monroy, alla quale rimase fino all'eversione della feudalità. Gli eredi dei Monroy continuano a portare il titolo nobiliare legato a Pandolfina.</div><div><br></div><div>La Torre di Pandolfina, dotata delle classiche feritoie e merli, domina un angolo del massiccio muraglione che cinge il complesso quadrangolare della masseria. Questo complesso, e il valico che controllava, aveva un'importanza strategica vitale per l'intera Valle di Zabut.</div><div><br></div><div>La Valle di Zabut: Un Territorio di Origini Arabe</div><div>La località e la sua torre si trovano in un territorio ricco di storia, la Valle di Zabut. Questa valle prende il nome dall'antico emiro Al-Zabut, che governò l'area durante la dominazione araba nel IX secolo, e dal castello arabo di Zabut.</div><div><br></div><div>Il centro abitato principale della valle è proprio Sambuca di Sicilia, che fino al 1923 si chiamava Sambuca Zabut, a testimonianza delle sue profonde origini arabe.</div><div><br></div><div>Curiosità storica: Il valico di Pandolfina fu anche teatro di scontri: qui le truppe di Cabrera incontrarono una forte resistenza negli ultimi giorni della guerra di successione al Trono di Sicilia.</div><div><br></div><div>Ferdinando Monroy: Il Principe Ambasciatore</div><div>Tra i membri illustri legati a Pandolfina, spicca Ferdinando Monroy, Principe di Pandolfina (1814 – 1897), figura di spicco della politica italiana.</div><div><br></div><div>Dopo lo sbarco dei Mille nel 1860, fu inviato come ambasciatore a Londra per conto del governo dittatoriale di Garibaldi. Nel 1861, in seguito all'Unità d'Italia, fu nominato Senatore del Regno da Vittorio Emanuele II.</div></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il borgo è anche un centro culturale ed enogastronomico di grande richiamo. Eventi come “Calici di Stelle” offrono l’opportunità di degustare i vini delle numerose aziende locali, promuovendo la cultura del vino delle Terre Sicane. La sede della Strada del Vino Terre Sicane si trova nel settecentesco Palazzo Panitteri, all’interno delle antiche mura del castello, simbolo della lunga tradizione vitivinicola e storica della zona.</span><br></div><div><div><br></div><div>La leggenda della Dama Rossa</div><div><span class="fs12lh1-5">Nel Seicento, quando Sambuca era sotto il dominio spagnolo, nel quartiere arabo della città viveva una giovane donna di straordinaria bellezza, Isabella de Vega, figlia di un nobile spagnolo al servizio del viceré. Sempre vestita di rosso scarlatto, simbolo della sua nobiltà e della passione che la animava, Isabella conquistava tutti con il suo fascino e la sua grazia.</span><br></div><div><br></div><div>La giovane si innamorò perdutamente di Ahmed ibn Yusuf, discendente di una famiglia araba rimasta nel borgo dopo la conquista. Il loro amore era proibito: un legame tra due mondi che, all’epoca, non potevano unirsi.</div><div><br></div><div>Quando il padre di Isabella scoprì la relazione, ordinò la cattura e l’allontanamento di Ahmed. I due amanti tentarono una fuga notturna, ma furono traditi dal geloso capitano spagnolo Don Rodrigo, innamorato di Isabella. Ahmed fu ucciso tra gli ulivi alle porte del borgo, e Isabella, sconvolta dal dolore, si gettò nel fiume Carboj, tingendo le acque di rosso con il suo sangue.</div><div><br></div><div>Prima di morire, Isabella pronunciò una maledizione:</div><div><span class="fs12lh1-5">&gt; “Finché il mio sangue non sarà dimenticato, questa terra non troverà pace.”</span><br></div><div><br></div><div>Da allora, secondo la tradizione popolare, il suo spirito appare nei tramonti rossi e nei fuochi estivi, come simbolo della sua passione, della memoria e del dolore per un amore spezzato.</div><div><br></div><div>La leggenda della Dama Rossa ha lasciato un segno profondo nella cultura popolare di Sambuca. Gli anziani raccontano che:</div><div><span class="fs12lh1-5">Se il cielo si tinge di rosso intenso al tramonto, la Dama cammina tra i campi.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nelle notti di San Giovanni, sognare una donna in rosso può portare sfortuna o grande passione, a seconda della purezza del cuore.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Alcuni pastori giurano di aver udito risate tra gli ulivi durante le notti di scirocco, o di aver intravisto una veste rossa tra le fiamme.</span><br></div><div><br></div><div>Anche la luce del borgo sembra conservare il suo ricordo: in alcuni vicoli e terrazze si riflettono macchie rossastre che la gente chiama “l’ombra della Dama”. La sua presenza non è considerata maligna, ma un monito e un custode della memoria: la Dama Rossa ricorda agli abitanti le ferite del passato, le passioni ardenti e l’ingiustizia che non deve essere dimenticata.</div><div><br></div><div>Nel folklore locale, la Dama Rossa rappresenta:</div><div><span class="fs12lh1-5">La passione che brucia e distrugge</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La memoria delle ferite tra culture</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La forza femminile di chi non si piega all’ingiustizia</span></div><div>Scoprire le Terre Sicane</div><div><br></div><div>Visitare Sambuca anche significa immergersi in un territorio ricco di storia, tradizione e paesaggi unici. Dopo aver incontrato la magia della Dama Rossa, vale la pena esplorare le Terre Sicane, tra borghi storici, vini pregiati, uliveti e panorami che raccontano secoli di storia.</div><div><br></div></div><div>Oltre a Sambuca di Sicilia, la Valle dello Zabut e le aree circostanti offrono diversi comuni di interesse, ognuno con peculiarità storiche, culturali e paesaggistiche:</div><div><hr></div><div>Menfi – Rinomato centro di produzione vinicola.</div><div><br></div><div>Santa Margherita di Belice – Ricco di storia e tradizioni, con un centro storico che conserva importanti testimonianze del passato.</div><div><br></div><div>Sciacca – Il suo centro storico è un suggestivo labirinto di vicoli pittoreschi, chiese barocche e palazzi nobiliari.</div><div><br></div><div>Caltabellotta – Conserva un fascino antico, con chiese rupestri, resti di un castello e vicoli suggestivi.</div><div><br></div><div>Contessa Entellina – Uno dei principali centri della comunità albanese di Sicilia (Arbëreshë), con tradizioni e costumi tipici.</div><div><br></div><div>Lago Arancio – Non distante dalla valle, questo bacino artificiale contribuisce all’irrigazione dei campi e offre un paesaggio ideale per escursioni e passeggiate.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 14:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Calatafimi Segesta, un gioiello della Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C9"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Calatafimi Segesta, un gioiello della Sicilia</h3><div><hr></div></div><div class="imTACenter">Calatafimi Segesta è un comune in provincia di Trapani, in Sicilia, noto per la Battaglia di Calatafimi del 15 maggio 1860, combattuta tra le truppe garibaldine e l’esercito borbonico durante la Spedizione dei Mille. </div><div class="imTACenter">Scontro fondamentale per il successo di Giuseppe Garibaldi nell’unificazione dell’Italia.<div><br></div><div>Calatafimi è anche famosa per il Tempio di Segesta, un imponente tempio dorico del V secolo a.C., uno dei meglio conservati dell’antichità. Oltre al tempio, Segesta ospita un teatro greco situato su una collina panoramica con vista spettacolare sul paesaggio siciliano.</div><div><br></div><div>La Battaglia di Calatafimi fu uno degli eventi chiave della Spedizione dei Mille, la campagna militare guidata da Giuseppe Garibaldi per unificare l'Italia.</div><div><br></div><div>Dopo lo sbarco a Marsala l'11 maggio 1860, Garibaldi e i suoi mille volontari, rinforzati da gruppi di insorti siciliani, avanzarono verso l'interno dell'isola. Il loro obiettivo era abbattere il dominio borbonico sul Regno delle Due Sicilie.</div><div><br></div><div>A Calatafimi, l'esercito borbonico, comandato dal generale Francesco Landi, contava circa 3.000 soldati, ben equipaggiati e con artiglieria, mentre Garibaldi disponeva di circa 1.200 uomini.</div><div><br></div><div>Il combattimento si svolse sulle colline nei pressi di Pianto Romano, un'area strategica che i borbonici avevano fortificato.</div><div><br></div><div>Nonostante la superiorità numerica e tecnologica del nemico, Garibaldi ordinò attacchi frontali ripetuti.</div><div><br></div><div>I garibaldini, guidati da ufficiali come Nino Bixio, avanzarono con grande determinazione.</div><div><br></div><div>La leggenda vuole che, di fronte all’esitazione dei suoi uomini, Garibaldi abbia pronunciato la famosa frase: "Qui si fa l’Italia o si muore!" ,anche se alcuni storici mettono in dubbio l'autenticità di questa citazione.</div><div><br></div><div>Dopo ore di combattimento, i borbonici si ritirarono verso Palermo, dando ai Mille il primo successo della loro campagna.</div><div><br></div><div>Oggi sul luogo della battaglia troviamo il Sacrario di Pianto Romano, è un monumento situato nel territorio di Calatafimi Segesta, in Sicilia. Progettato dall'architetto Ernesto Basile nel 1885 e inaugurato nel 1892, il monumento ha la forma di un obelisco e custodisce le spoglie dei caduti di entrambe le fazioni, oltre a vari cimeli storici. Ogni anno, il 15 maggio, si tengono commemorazioni per ricordare la battaglia.</div><div><br></div><div>La vittoria a Calatafimi ebbe un impatto enorme, dimostrava che l’esercito borbonico non era invincibile.</div><div><br></div><div>Dopo questa battaglia, sempre più siciliani si unirono a Garibaldi.</div><div><br></div><div>Spianò la strada alla conquista di Palermo (27-30 maggio 1860) la sua avanzata, quella garibaldina procedeva verso Napoli.</div><div><br></div><div>La Festa del Santissimo Crocifisso nero cui sono attribuite numerose guarigioni, si svolge ogni 5 o 7 anni, nei giorni che vanno dall'1 al 3 maggio. <br></div><div><br></div><div>Cos'altro possiamo dire se non ottima cucina di pesce e spiagge meravigliose nelle vicinanze.<div>Non mancano le cantine vinicole per gli amanti del buon vino, ma se preferite la birra, anche qui troverete ottime alternative. I birrifici artigianali della zona offrono degustazioni uniche, con prodotti che esaltano le materie prime locali e la passione per la birrificazione.</div><div><br></div><div>Se poi siete anche turisti curiosi chiedete dei &nbsp;&nbsp;Miliddi sono biscotti tradizionali della cucina trapanese, tipici di Calatafimi-Segesta. Si tratta di una specialità realizzata con impasto di pane, successivamente cotto e biscottato, simile ai taralli o ai biscotti da inzuppo.</div><div><br></div><div>La caratteristiche dei Li Miliddi, hanno una consistenza croccante, perfetta per essere inzuppati.</div><div>Sono spesso preparati con pochi ingredienti semplici come farina, acqua, sale e lievito, senza zucchero.</div><div>Venivano tradizionalmente utilizzati come cibo da lunga conservazione, ideali per i contadini.</div><div>Sono ancora prodotti artigianalmente e apprezzati per il loro legame con la tradizione siciliana.</div></div><div><br></div><div><br></div><div>Altri luoghi vicino Calatafimi Segesta, ecco alcune tappe storiche e culturali che potrebbero interessarti:</div><div><hr></div><div>Parco Archeologico di Segesta</div><div><br></div><div>Uno dei siti archeologici più importanti della Sicilia, con:</div><div><br></div><div>Il Tempio di Segesta: un tempio dorico del V secolo a.C., mai completato ma straordinariamente ben conservato.</div><div><br></div><div>Il Teatro Greco: situato in una posizione panoramica spettacolare, con vista sulla valle e sul Golfo di Castellammare. In estate ospita spettacoli teatrali.</div><div><br></div><div><br></div><div>Gibellina e Gibellina Nuova</div><div><br></div><div>Gibellina Vecchia: distrutta dal terremoto del Belice del 1968, è oggi un enorme monumento d’arte contemporanea con il Grande Cretto di Burri, un'opera che copre le rovine della città con colate di cemento bianco, mantenendo la disposizione originale delle strade.</div><div><br></div><div>Gibellina Nuova: ricostruita più a valle, è un museo a cielo aperto con opere d’arte e architettura moderna.</div><div><br></div><div><br></div><div>Castellammare del Golfo</div><div><br></div><div>Un affascinante borgo marinaro con un castello medievale che si affaccia sul mare.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 14:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Poggioreale la Città Fantasma e la nuova Poggioreale]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C8"><h3 class="imHeading3">Poggioreale: La Città Fantasma e la nuova Poggioreale</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Poggioreale, conosciuta come la "Città Fantasma", è un luogo che affascina e inquieta allo stesso tempo. </div><div class="imTACenter">Qui, il tempo si è fermato, con le strade e gli edifici abbandonati che raccontano storie di un passato ricco di vita, stravolto dal terribile terremoto del 1968. Passeggiando tra le rovine, si possono respirare le emozioni di chi ha vissuto in questo borgo, mentre la natura si riprende lentamente ciò che le appartiene. </div><div class="imTACenter">È un'esperienza unica per chi ama scoprire angoli dimenticati e immergersi in una Sicilia segnata dal dolore, ma che conserva un fascino misterioso e una bellezza tutta sua.<div><br></div><div>Ci troviamo nel comune del Libero Consorzio Comunale di Trapani, a 189 metri sul livello del mare. Il centro abitato è situato sul versante destro della valle del fiume Belice. Fu fondato nel 1642 da Francesco Morso, la cui famiglia lo mantenne in feudo fino ai primi anni dell'Ottocento, seguendo le vicende di Alcamo. Distrutto quasi completamente dal terremoto del 1968, fu ricostruito in contrada Mandria di Mezzo.</div><div><br></div><div>Oggi, Poggioreale si divide tra una parte "nuova" e una "antica", due facce della stessa medaglia, due luoghi che vivono di vita propria, rispettandosi a vicenda. Dove finisce l'una, comincia l'altra: da un lato il passato, dall'altro il presente.</div><div><br></div><div>La città vecchia, devastata in maniera irreversibile dal terremoto, profuma di storia. Tra le macerie, si scorgono "pezzi di vita congelati in quel giorno", dove tutto è rimasto immutato, tranne il ricordo.</div><div><br></div><div>Poggioreale antica preserva la sua struttura originaria, con edifici ben distinguibili come la piazza centrale "Piazza Elimo", la Chiesa Madre e il Palazzo dei Principi, oltre a un susseguirsi di case segnate dalle crepe. Si differenzia notevolmente dalla vecchia Gibellina, trasformata nell'opera di land art conosciuta come il Cretto di Burri.</div><div><br></div><div>L'atmosfera spettrale di Poggioreale antica l'ha resa negli anni un "set cinematografico" privilegiato. Il regista Giuseppe Tornatore ha utilizzato la città vecchia per girare alcune scene dei film "L'uomo delle stelle" e "Malèna".</div><div><br></div><div>La nuova Poggioreale sorge a pochi chilometri dalla "vecchia", lungo la Valle del Belice. La sua modernità si discosta dall'architettura contemporanea, richiamando invece lo stile arcaico del Seicento, con vicoli, piazzette e cortili storici che un tempo brulicavano di vita.</div><div><br></div><div>Il nome Poggioreale deriva dal latino "podus regalis", che significa "poggio del Re". Il paese, originariamente centro agricolo, fu fondato nel 1642 da Francesco Morso, marchese di Gibellina, che nel 1643 fu insignito del titolo di Principe di Poggioreale. Testimonianze storiche del suo passato risalgono al 339 a.C.</div><div><br></div><div>Tra il 14 e il 15 gennaio 1968, un terremoto di magnitudo 6,4 colpì vaste aree della Sicilia occidentale, inclusa la Valle del Belice. La città fu devastata e le vittime furono 231, con oltre 600 feriti. L'opera dei soccorritori fu ostacolata dalle frane, che isolarono i paesi colpiti. I feriti furono trasportati negli ospedali di Palermo, Sciacca e Agrigento.</div><div><br></div><div>Il terremoto del 1968 mise in evidenza le condizioni di arretratezza della Sicilia occidentale. Le abitazioni in tufo, materiale facilmente reperibile, non resistettero al sisma.</div><div><br></div><div>Oggi, Poggioreale antica è diventata una meta turistica.</div><div><br></div><div>Luoghi da visitare a Poggioreale Nuova:</div><div><br></div><div>Il cuore della città moderna, Piazza Elimo, ricorda l'agorà greca ed è stato progettato dall'architetto Paolo Portoghesi, che ha reinterpretato elementi architettonici e colori del passato.</div><div>Di Portoghesi è anche il Municipio, con l'alta Torre dell'Orologio.</div><div>Di particolare interesse sono la Cappella di Sant'Antonio, realizzata da Franco Purini, e la "Fermata dell'Autobus".</div><div>Cosa mangiare a Poggioreale:</div><div><br></div><div>La tradizione agricola secolare ha reso Poggioreale un centro di produzione di formaggi, olio e vino di qualità.</div><div><br></div><div>Tra le specialità, spicca la "Vastedda del Belìce", un formaggio ovino a pasta filata.</div><div>Molto apprezzati sono anche il "Picurinu" (pecorino) e il "Primo sale".</div><div>Nella Valle del Belice si producono vini eccellenti (Catarratto, Zibibbo e Nero d'Avola) e olio extravergine di oliva Nocellara del Belice.</div><div><br></div><div>Ho trovato anche delle fotografie di Ezio Ferreri, I Fantasmi di Poggioreale – </div><div>La memoria visiva, link &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.ezioferreri.it/" class="imCssLink">http://www.ezioferreri.it/</a></span></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.siciliafotografica.it/gallery/index.php?/category/1684" class="imCssLink">https://www.siciliafotografica.it/gallery/index.php?/category/1684</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 15:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cabuccio o sciavatedda, un'esperienza di gusto]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C7"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Cabuccio o sciavatedda: un'esperienza di gusto trapanese imperdibile</h3><div><hr></div><div>Se sei in visita a Trapani, non puoi perderti il famoso cabuccio, o la sciavatedda. Questa pagnotta morbida è un vero e proprio simbolo della tradizione culinaria trapanese, caratterizzata da un sapore unico e una consistenza soffice.</div><div><br></div><div>Perfetta da gustare con salumi, formaggi o semplicemente da sola, è un must per ogni turista desideroso di assaporare le delizie locali. La sua versatilità la rende reperibile non solo nei panifici tradizionali, ma anche nei mercati e nei chioschi sparsi per la provincia, dove ogni morso ti condurrà dritto nel cuore della cultura siciliana.</div><div><br></div><div>Questa tipica pagnotta morbida, originaria di Trapani, si è rapidamente diffusa in tutta la provincia. "Cabuccio" o "karbusa" sono termini dialettali, utilizzati in diverse regioni d'Italia, per indicare una pagnotta di pane, spesso di forma rotonda o schiacciata.</div><div><br></div><div>A seconda della zona, il nome può variare leggermente. Ad esempio, a Palermo potrebbe essere chiamata "mafalda" o "muffoletta", mentre in altre parti dell'isola si usano "cabbucio" o varianti simili.</div><div><br></div><div>L'impasto è simile a quello della pizza, con l'aggiunta di olio alla fine, ed è la base ideale per il pane "cunzato". Si può farcire a piacere, anche se la versione più tradizionale prevede tuma o primo sale, acciughe, pomodoro, olio, sale e origano. Nonostante la presenza di tonnare nella zona, il tonno non era un condimento tradizionale, essendo considerato troppo costoso.</div><div><br></div><div>Recentemente, si è diffuso il condimento con prosciutto e mozzarella, che pur non essendo tradizionale, ha una valenza turistica. Dopo la farcitura, si è soliti ripassare il cabuccio in forno per far fondere il formaggio e amalgamare gli ingredienti.</div><div><br></div><div>Come già detto, il termine deriva da "karbusa", parola araba che significa pizza. Il "cabbucio" si cuoce in forno e si mangia "cunzato" con ricotta fresca o con sarde, pomodoro, olio, sale e origano.</div><div><br></div><div>In Sicilia, però, il cabuccio può essere anche un dolce e a Marsala viene chiamato "sciavatedda", piccola schiacciata. Le nostre mamme e le nostre nonne, per la gioia dei bambini, lo preparavano con pasta di pane lievitata e ammorbidita, fritta e condita con zucchero e mosto cotto.</div><div><br></div><div>Questa preparazione rientra nella tradizione contadina siciliana, dove nulla veniva sprecato: il pane avanzato si trasformava in dolce. Il mosto cotto, dolce e aromatico, esalta il sapore del pane fritto, mentre lo zucchero aggiunge una nota croccante.</div><div><br></div><div>Una delizia d'altri tempi. In alcune panetterie è ancora possibile trovarle.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 21 Mar 2025 15:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Qual è la storia della stigghiola]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C5"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Qual è la storia della stigghiola ?</h3><div><hr></div><div>Le origini della stigghiola sono molto antiche. Il piatto risalirebbe addirittura all'epoca in cui la Sicilia era sotto la dominazione greca.</div><div><br></div><div>La pietanza infatti deriva dal Kkoretsi, piatto della tradizione culinaria greca, tipico del periodo pasquale, consistente in una grossa stigghiola di agnello cotta alla brace.</div><div><br></div><div>Non basta, dal punto di vista etimologico, per chi non ne fosse a conoscenza, l’espressione rimanda alla locuzione latineggiante extiliola che, tradotta letteralmente, assume il significato di "intestino".</div><div><br></div><div>Non ne avevate mai sentito parlare della stigghiola? Mettiamola così: è la risposta siciliana agli arrosticini abruzzesi, </div><div><br></div><div>È un piatto che veniva generalmente preparato e servito per strada dal cosiddetto stigghiularu.</div><div><br></div><div>Potrebbero sembrare uno spiedino, ma non lo è. Le interiora, infatti, formano un torciglione allungato, quindi è come se la carne si arrotolasse su sé stessa. </div><div>Esiste anche una versione ricercata, la cosiddetta Stigghiola Viddana. Le budella vengono avvolte in alcuni pezzi di fegato o di cuore dello stesso animale utilizzato per prepararla.</div><div><br></div><div>Come la si riconosce o come si trovava, bastava cercare non il venditore ma il fumo, quella coltre densa che attanagliava la strada, una vera nebbia da gustare, caura.</div><div>L’adagio recita: “cca in giru c’è u stigghiularu ca v’attira sulu sulu c’u ciavuru senza bisuognu r’abbanniari!” (Qui in giro c’è lo stigghiolaro che attira solo con il profumo senza bisogno di dire niente!).</div><div>E questa è una nebbia saporita che potrete vedere solo in Sicilia.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 15:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Scopriamo i Lupini, curiosità per Turisti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C4"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Scopriamo i Lupini, curiosità per Turisti</h3></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Lupini, sei in Sicilia, non puoi perderti l'opportunità di assaporare i lupini, uno snack tipico che ti conquisterà. </div><div class="imTACenter">Questi semi, con il loro gusto unico e leggermente salato, sono perfetti per accompagnare un aperitivo o semplicemente per una pausa durante la tua giornata di esplorazione. </div><div class="imTACenter">Ma sapevi che i lupini non sono solo buoni, ma anche ricchi di proteine e fibre? Insomma, un vero e proprio tesoro della nostra terra! E se ti capita di vederli in un mercatino locale, non esitare a comprarne un po' e gustarli mentre passeggi tra le bellezze siciliane.</div><div class="imTACenter"><br><div>I lupini sono una pianta appartenente alla famiglia delle Fabaceae, conosciuta scientificamente come Lupinus. Questi legumi, originariamente coltivati nelle regioni del Mediterraneo, sono diventati parte integrante della dieta umana in molte culture in tutto il mondo.</div><div><br></div><div>Cosa sono i Lupini</div><div>Il lupino è una pianta leguminosa caratterizzata da foglie palmate e fiori a forma di farfalla che producono baccelli contenenti semi. Questi semi, noti come lupini, vengono utilizzati per l’alimentazione umana e animale.</div><div><br></div><div>Storia e leggende</div><div>I lupini hanno una lunga storia di coltivazione e consumo. Le prime tracce della loro coltivazione risalgono a migliaia di anni fa, con la presenza di lupini nella dieta delle antiche civiltà mediterranee. </div><div><br></div><div>Nella mitologia greca e romana, il lupino era associato alla dea della luna, Selene o Luna, e veniva spesso coltivato nei giardini dedicati alla dea. In alcune culture antiche, i lupini erano considerati un simbolo di fertilità e abbondanza.</div><div><br></div><div>Qualcuno ipotizza che il nome possa derivare dal latino lupus perché cibo da lupo o che ricorda l'aggressività dell’animale, dato che la pianta è nota come killer delle malerbe, ma probabilmente deriva dal greco lype che significa tristezza, per il suo gusto perché il lupino crudo, senza trattamenti, ha uno sgradevole sapore amarognolo. </div><div><br></div><div>Giovanni Verga in uno dei più notevoli romanzi della letteratura italiana, I Malavoglia, narra dei Toscano, una famiglia di pescatori che acquista un carico di lupini da rivendere, per poi così diventare commercianti. Padron ‘Ntoni affida al figlio Bastianazzo di andare a vendere i lupini allo scalo commerciale di Riposto, ma durante il viaggio la barca fa naufragio, il carico di lupini si perde in mare e Bastianazzo, la principale fonte di sostentamento della famiglia, muore. Da qui inizia la tragedia di una famiglia nel disonore e nella miseria che per pagare il carico di lupini devono vendere la casa.</div><div><br></div><div>La domenica non potevano mancare sulla tavola. Oggi li troviamo al supermercato. Una volta però c’era il venditore ambulante di lupini che per guadagnarsi da vivere, girava per le vie della città con i “panari” pieni e li vendeva dentro dei coni di carta, realizzati al momento della vendita, c'era maestria, speranza, potevano essere randi o piccitti.</div><div><br></div><div>Non si sento più urlare per strada, quella voce quasi “familiare” sembra ancora di vederli sbucare da dietro l’angolo tra le macchine appiedati o con il carretto o la bicicletta, con quell’aria un po’ da vagabondo abbonitore.</div><div><br></div><div>Chi, in passato, passeggiando per le strade della città, non si è imbattuto nel venditore di lupini chi non si è mai fermato a comprarli e chi, smangiucchiandoli, non si lasciava dietro la scia delle bucce dei lupini.</div><div><br></div><div>C'è stato anche un tempo non lontano, &nbsp;soprattutto nei pomeriggi estivi, nel frastuono della città quando si sentiva la frase tipica dei venditori ambulanti di lupini, luppini, luppini, assaggiate i luppini.</div><div><br></div><div>Ricordi, delle cose semplici di una volta.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 15:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il borgo marinaro di Acitrezza]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C3"><h3 class="imHeading3">Il borgo marinaro di Acitrezza</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Uno degli esempi più celebri nelle coste italiane sono quelli presenti nel borgo marino di Aci Trezza, nella provincia di Catania, prodotti dalle primissime attività vulcaniche dell’Etna avvenuta più di cinquecentomila anni fa.<div><br></div><div>La bellezza dei faraglioni di Aci Trezza è stata fonte d’ispirazione del grande romanzo verista I Malavoglia di Giovanni Verga, Giovanni Verga ha immortalato il piccolo borgo marinaro di Aci Trezza nel suo capolavoro I Malavoglia. Nel romanzo, il mondo di quello che era un piccolo villaggio di pescatori rimane immutabile nonostante il trascorrere del tempo. A questo fa da cornice una Sicilia poverissima dopo l’Unità d’Italia. </div><div>Nella casa del nespolo di Padron ‘Ntoni nella quale è stato allestito un piccolo museo contenente oggetti della tradizione marinara ed una sezione fotografica dedicata al film di Luchino Visconti.</div><div><br></div><div>Nel film La Terra trema di Luchino Visconti .</div><div><br></div><div>Il mito greco, nei racconti di Omero e l’infausto incontro tra Ulisse e il ciclope Polifemo.</div><div><br></div><div>È possibile visitare l’arcipelago delle Isole dei Ciclopi con delle piccole imbarcazioni guidate &nbsp;dagli uomini del posto, e potrete vederle da vicino:</div><div><br></div><div>L’Isola Lachea</div><div>Il più grande è conosciuto con il nome di Isola Lachea che, riserva protetta, ospita diverse specie animali. Ad essi si lega la leggenda che narra di come Ulisse, durante il suo viaggio di ritorno verso Itaca, approdò all’Isola dei Ciclopi dove venne ospitato dal terribile Polifemo. Il grande Ciclope lavorava all’interno del vulcano Etna dove venivano creati i fulmini utilizzati da Zeus: durante il soggiorno il crudele signore del luogo divorò molti dei compagni di Ulisse il quale, per riuscire a salvarsi, lo fece ubriacare e gli accecò l’unico suo occhio. In preda alla collera Polifemo iniziò a scagliare dei grossi massi contro le navi di Ulisse e dei suoi uomini che stavano fuggendo, dando cosi origine ai Faraglioni.</div><div><br></div><div>Lunga &nbsp;250 metri, larga 150 e alta 35 metri sul livello del mare, l’isola Lachea è da sempre parte delle cronache e della cultura di Sicilia. </div><div><br></div><div>Alla sommità si trovano il museo, una cisterna e la Grotta del Monaco. A proposito di quest'ultima il Vigo, riferendosi alle opere di San Pier Damiani, ricorda che vi abitò un santo uomo, nato in Aquitania, che conosceva S. Odilone, vissuto tra il 974 e il 1044, cioè in età musulmana[1] Il museo naturalistico ospita una ricca collezione della fauna e della flora, nonché i reperti archeologici e gli esemplari geologici.</div><div><br></div><div>Il Faraglione Grande</div><div>Il Faraglione Medio</div><div>Il Faraglione Piccolo (detto anche Degli Uccelli)</div><div>I Quattro scogli </div><div><br></div><div>Faraglione Grande</div><div>Detto anche Faraglione di Santa Maria è possibile percorrere la lunga scalinata per ammirare da vicino la statua della vergine di Sarino Piazza, santa protettrice dei pescatori.</div><div><br></div><div>Faraglione Medio e Faraglione Piccolo</div><div>A differenza del faraglione grande non sono stati alterati dall’uomo e offrono delle suggestive prospettive su cui fotografare la terraferma e non solo.</div><div><br></div><div>Quattro scogli</div><div>Di dimensioni minori rispetto ai precedenti faraglioni, sono disposti a forma circolare e presentano nomi che richiamano alla tradizione folcloristica del luogo.</div><div><br></div><div>Per preservare la salubrità delle splendide acque color smeraldo è stata dichiarata Area marina protetta nel 1989.</div><div><br></div><div><a href="https://www.ecomuseorivieradeiciclopi.it/" class="imCssLink">https://www.ecomuseorivieradeiciclopi.it/</a></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 20 Mar 2025 15:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mostra The City On The Water, Cercando la Città Altrove]]></title>
			<author><![CDATA[Giancarlo Leone]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C2"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Scicli, Ragusa, nella splendida cornice di Palazzo Spadaro inaugura Sabato 22 Marzo</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">The City On The Water, <span class="fs12lh1-5">Cercando la Città Altrove</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">La mostra fotografica d’Architettura riflessa di Giancarlo Leone. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Ovvero come si riflettono le Architetture – e la Vita - nelle Acque delle Città.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><div>Da anni Giancarlo Leone – Architetto classe 1964 - porta avanti una ricerca sulla qualità della Vita nei contesti urbani: “La Città non è più polis o civitas ma è diventata sinoichia, coabitazione, un insieme di persone indifferenti le une alle altre che abitano nello stesso luogo, regolate da rapporti basati sul danaro. La gente vive pertanto in un finto ordine urbano, privo di Condivisione, che mal si coniuga con la Poesia dei loro Cuori”. Questa è la genesi di The City On The Water.</div><div>Leone ha fotografato la Città Altrove nelle acque che attraversano Milano, Comacchio, Firenze, Venezia, Madrid, Belfort, Sant Gallen, Acitrezza, Catania, Villa Adriana ed altre ancora, con uno smartphone per poi stampare su carta cotone. Senza far uso del fotoritocco.</div><div><br></div><div>Nel caso di Milano la città restituisce le sue Architetture sull’acqua della Darsena, del Naviglio Grande e del Naviglio Pavese, in momenti sempre diversi per il passaggio di una papera, di una canoa o di un pesce che mangia in superficie. O perché il vento è entrato in Città. E così a Venezia le Architetture bizantine baciano l’acqua tra un moto ed un altro; a Firenze l’Arno fa da tela a un dipinto urbano; ad Acitrezza i Malavoglia tornano a navigare sulle acque salate; a Villa Adriana, Tivoli, la Storia risale a galla. O a Comacchio dove le Architetture sono orgogliose di sé stesse lungo i piccoli canali; ma mai quanto le “acque del Vanvitelli” alla Reggia di Caserta.</div><div><br></div><div>Come scrive Stefano Casciani - critico e designer - nel suo “Sull'acqua ovvero Il teorema di Leone, rabdomante dei riflessi: “…Tecnicamente, l'autore di queste immagini non è un artista. Giancarlo Leone è architetto e urbanista - "nel senso di studioso della città" come egli stesso sostiene, ma in realtà il suo modo di progettare sottende l'idea che disegnare una nuova realtà costruita - un edificio, un quartiere, un parco, forse anche un interno domestico - significa comunque confrontarsi con l’idea di città. O perlomeno quell’idea di città come luogo di incontro e interazione sociale, di possibile sperimentazione di modi abitativi, di utopie realizzabili o almeno di tentativi di realizzare utopie, come da progettisti abbiamo pensato alla città per molto, forse troppo tempo. E La particolarità di queste immagini, il loro indiscutibile fascino nel raccontare un universo liquido di cui Leone sembra aver scoperto la segreta porta di accesso sta forse proprio nella loro origine da una variazione su questo pensiero progettuale. Ovvero si direbbe che Leone - invece di pensare alla città unicamente nella sua dimensione progettabile concreta, quella fatta di malta e mattoni, cemento e vetro, leggi cervellotiche e pratiche kafkiane, che trattiene normalmente l’architetto al tavolo da lavoro, sul cantiere o nell’ufficio dell’amico avvocato - abbia un bel giorno deciso di lasciare questi luoghi deputati per uscire a guardare la città e i suoi spazi: prendendo atto semplicemente della loro esistenza…”</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.instagram.com/thecityonthewater/" class="imCssLink">https://www.instagram.com/thecityonthewater/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://sistemamusealescicli.it/" class="imCssLink">https://sistemamusealescicli.it/</a></div></div><div><a href="https://www.clicksicilia/blogclicksicilia/cataloghi/TheCityOnTheWater_Presentazione_Marzo_2025" target="_blank" class="imCssLink">Il catalogo</a></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 11:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gioni David Parra Nuove traiettorie del sublime]]></title>
			<author><![CDATA[Fondazione Sant'Elia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C1"><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">GIONI DAVID PARRA Nuove traiettorie del sublime</h3><div><hr></div><div>VENERDI' 14 MARZO 2025 - ORE 18:00</div><div><br></div><div>Al Loggiato di San Bartolomeo, sarà presentata la personale dello scultore Gioni David Parra dal titolo “Gioni David Parra. Nuove traiettorie del sublime” a cura di Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi e Lisa Parra.</div><div><br></div><div>Saranno visibili al pubblico opere iconiche dello scultore, al quale sono state dedicate mostre museali e istituzionali; fra queste, nel 2024, la personale Dalla Lunae alle Stele al Museo delle Statue Stele Lunigianesi (giugno-luglio 2024) e la partecipazione alla mostra permanente Arte in Ambasciata: Italia contemporanea a Vilnius, nelle sale dell’Ambasciata d’Italia in Lituania (inaugurata nell’ottobre 2024).</div><div><br></div><div>Al piano terra del Loggiato di San Bartolomeo sarà esposta una selezione di lavori a parete, mentre al primo piano troveranno spazio le sculture e installazioni, accolte fra le arcate storiche del complesso.</div><div><br></div><div>Gioni David Parra (1962) è noto per la sua lavorazione autoriale del marmo e delle pietre in genere. Artista eclettico, nel corso degli anni ha espanso la sua produzione scultorea con opere a tutto tondo ed a parete.</div><div>Attraverso un processo di smaterializzazione della pietra spinta verso piani invisibili traccia nuove traiettorie del sublime. Autore di opere pubbliche, è presente in numerose collezioni museali e private in Italia e all'estero.</div><div><br></div><div>SCHEDA TECNICA</div><div>GIONI DAVID PARRA</div><div>Nuove traiettorie del sublime</div><div>a cura di </div><div>Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi e Lisa Parra</div><div><br></div><div>Loggiato di San Bartolomeo </div><div>Dal martedì al sabato</div><div>Dalle ore 10:00 alle ore 20:00 (ultimo ingresso ore 19:00)</div><div>Biglietti: euro 5,00</div><div>gratuito (0/6 anni e diversamente abili)</div><div>Tel +39 091/7747695</div><div><a href="https://www.fondazionesantelia.it/" class="imCssLink">www.fondazionesantelia.it</a></div><div>Fb &nbsp;Fondazione Sant’Elia – Loggiato San Bartolomeo</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 11:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'Atelier art gallery di Modica al Cremona Art Fair]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.lateliermodica.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001C0"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L'Atelier art gallery di Modica al Cremona Art Fair</h3></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il progetto Muri di Seta è rappresentativo dell'iterazione tra due artisti – Fabio Iemmi e Marco Noviello – caratterizzati da un approccio alla ricerca che trae inizio da presupposti solo apparentemente distanti. Fabio Iemmi è artista polimaterico, Marco Noviello visual artist. Iemmi porta sulla materia, oltre a modalità artistiche e ricerche strutturate e consolidate, una ventennale attenzione al binomio materia-tecnologie. Marco </div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Noviello, in modalità opposta, approda alla materia attraverso progetti di visual art, traducendo frame del suo lavoro in opere di impronta materica.</span><br></div><div class="imTACenter"><div><br></div><div>Il comune denominatore tra i due artisti è l'approccio a genesi e modalità solo in apparenza antinomiche, ma che analizzate trovano sintesi in una ricerca metodologica che li accomuna e si manifesta tra materiale e immateriale, tra virtuale e concreto.</div><div><br></div><div>Materico - Asemico: un'opera ideogrammatica di Iemmi funge da matrice del progetto, accompagnata da una selezione, in chiave asemica, di dettagli degli ideogrammi affioranti, di particolari dei supporti in pasta di gelso e delle uova incorporate. Le composizioni che accolgono e fondono questi codici si avvalgono di tecniche miste su supporti polimaterici, come inerti da pietre dure, ceralacca, madreperle in lastra e macinate applicate su tela o su tavola, impressioni UV e azioni pittoriche. Differenti formati e spessori dimensionali delle opere consentono di presentarle sia in versione singola sia come composizione, una vera "superficie-opera" in stretta relazione con lo spazio fisico in cui si inscrive come un vero e proprio Muro di Seta.</div><div><br></div><div>La ricerca artistica di Fabio Iemmi si esprime in modo trasversale a molteplici tecniche. Il medium tessile rappresenta uno dei punti cardine del suo lavoro. L'approccio dell'artista nella progettazione e realizzazione di un'opera tessile trae origine da riferimenti compositivi scelti da suoi lavori. Lo studio dei materiali e dei titoli che identificano qualità dei filati e cromie è coerente con la restituzione estetica dell'opera scelta.</div><div><br></div><div>Attingendo alle matrici di riferimento determinate dai cartoni in pasta di gelso, uova di baco da seta e ideogrammi, Marco Noviello ha progettato e realizzato, attraverso una sequenza totemica di schermi, una rielaborazione in visual art di particolari di immagini scelte, traducendole in un racconto filmico. Da questo narrato mutevole ha estrapolato dei frame che restituisce attraverso suoi procedimenti di stampa e integrazione uomo-macchina, traendone dieci opere uniche.</div><div><br></div><div>Guido Lusetti si integrerà nel progetto Muri di Seta con la composizione originale Haniwa, ambiente sonoro dell'esposizione.</div><div><br></div><div>Il progetto, presentato nella Main Section di Cremona Art Fair, Stand L10 - L11, sarà successivamente proposto da L'Atelier art gallery presso la propria sede di Modica.</div><div><br></div><div>La mostra, in programma dal 9 maggio al 9 giugno 2025, sarà inaugurata venerdì 9 maggio alle ore 19.00.</div><div><br></div><div>Galleria d'Arte L'Atelier</div><div><span class="fs12lh1-5">Via Pizzo 42, 97015 MODICA</span><br></div><div>0039 333 7296148</div><div>Wathsapp 0041788807174</div><div>info@lateliermodica.it</div><div><a href="https://www.lateliermodica.it/" class="imCssLink">www.lateliermodica.it</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 15:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siculiana ed il Museo ASTRO, Ayrton Senna]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BF"><h3 class="imHeading3">Siculiana ed il Museo ASTRO, acronimo di Ayrton Senna Testimonianze e Racconto delle Origini </h3><div>dal 07/03/2025 al 23/03/2025</div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Siculiana è un borgo della costa agrigentina, caratterizzata da un antico castello, una magnifica spiaggia, Siculiana Marina, e una riserva naturale orientata di Torre Salsa.<div>Il Comune è inserito nella rete dei Cammini francigeni di Sicilia ed è tappa di sosta della Via francigena mazarese.</div><div>Presso la Riserva Naturale di Torre Salsa oltre al patrimonio naturalistico di pregio è possibile ammirare le bellissime falesie di marna bianca.</div><div>Il Comune fa parte della rete dei "Borghi sicani", Il territorio di Siculiana è compreso nella zona di produzione dell'Arancia di Ribera &nbsp;e del Pistacchio di Raffadali.</div><div><br></div><div>Di notevole importanza per Siculiana è la festa di "lu tri di maju" dove per tre giorni si festeggia il SS Crocifisso nero, ma molto sentite sono anche le processioni del Triduo Pasquale, dove sfilano i simulacri di Gesù "Ecce Homo" e della BMV Addolorata, insieme a Santa Maria Maddalena, San Giovanni Apostolo, San Pietro e nel giorno di Pasqua San Michele Arcangelo, che compie la tradizionale corsa dell'annuncio della resurrezione.</div><div><br></div><div>A siculiana troviamo anche Il &nbsp;MeTe è un Museo etnostorico ma &nbsp;anche un centro culturale ed artistico e negli ultimi anni svolge attività di Rigenerazione Urbana del Quartiere Casale, valorizzando il centro storico con installazioni artistiche, laboratori ed eventi culturali. </div><div><br></div><div>Dopo avere raccontato alcuni aspetti del paese, vogliamo informarvi che è diventato un nuovo punto di riferimento per gli appassionati di Formula 1 grazie a un’iniziativa straordinaria che celebra una delle figure più amate e iconiche dello sport mondiale: Ayrton Senna. Il Museo ASTRO – acronimo di Ayrton Senna Testimonianze e Racconto delle Origini – inaugurato recentemente nell’antica Torre dell’Orologio, offre un emozionante viaggio attraverso la vita e le imprese del leggendario campione brasiliano. Un tributo alla sua carriera straordinaria e un omaggio alle sue radici siciliane: infatti, la sua bisnonna, Giovanna Magro, era originaria proprio di Siculiana.</div><div>La mostra è stata allestita all’interno della Torre dell’Orologio, un edificio del XVII Secolo restaurato e riadattato per l’occasione dagli architetti Francesco Ferla e Salvatore Nigrelli che spiegano: “L’allestimento non tocca la struttura preesistente ed è caratterizzato da un’integrazione già in fase progettuale con le nuove tecnologie di fruizione digitale, virtual reality, mixed e augmented reality, con la progettazione di slot predisposti per il fruitore, che può indossare tipologie diverse di visori 3D e visualizzare parti delle monoposto, o fruire di viste interattive del territorio. </div><div>Non resta che visitare il piccolo borgo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 13:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'arancino al miele per carnevale]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BE"><h3 class="imHeading3">Scopri l'arancino al miele: un dolce segreto del Carnevale in Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La Sicilia, terra di sole e profumi intensi, è tra le altre cose un paradiso per gli amanti del miele e dell'arancino. </div><div class="imTACenter">Grazie alla sua straordinaria biodiversità e alle antiche tradizioni apistiche, vi conduciamo in un viaggio alla scoperta non del miele siciliano, ma di un prodotto poco conosciuto, l'arancino al miele.<div><br></div><div>Gli arancini dolci al miele, sono una deliziosa variazione degli arancini salati, molto amati in Sicilia si consumano nel periodo del carnevale.</div><div><br></div><div>Gli arancini al miele sono una delizia che puoi trovare in alcune parti della Sicilia, nelle zone rurali dove la tradizione culinaria è più radicata. In particolare, puoi trovarli nelle pasticcerie e nei mercati locali delle province di Enna e Caltanissetta, dove il miele locale viene utilizzato per creare ripieni dolci e aromatici.</div><div>Disponibili durante il periodo di Carnevale nelle pasticcerie e nei bar siciliani.</div><div>Alcuni ristoranti e agriturismi siciliani offrono questa specialità come dessert.</div><div><br></div><div>L'arancino dolce è una specialità che affonda le sue radici nella tradizione culinaria siciliana, in particolare durante il periodo di Carnevale.</div><div><br></div><div>L'uso del miele come ingrediente dolce risale all'influenza araba in Sicilia, che ha introdotto molti sapori dolci e speziati nella cucina locale.</div><div><br></div><div>L'arancino al miele può essere preparato con riso cotto nel latte e miele, arricchito con frutta candita, spezie come cannella e chiodi di garofano, e frutta secca.</div><div><br></div><div>Preparazione:</div><div>La preparazione degli arancini dolci al miele prevede la cottura del riso con latte e miele, l'aggiunta di ingredienti come frutta candita e spezie, la formazione delle palline di riso, la panatura e la frittura.</div><div><br></div><div>I dolci di Carnevale in Sicilia hanno un significato profondo, intrecciando tradizioni, simbolismo e celebrazione. Ecco alcuni aspetti del loro significato:</div><div><br></div><div>Simbolismo di abbondanza e fertilità.</div><div>Molti dolci carnevaleschi, come le chiacchiere e la pignolata, sono preparati in grandi quantità. Questa abbondanza di dolci simboleggia la prosperità e la fertilità, augurando un anno ricco e fruttuoso.</div><div>Rito di passaggio, il Carnevale è l'ultima occasione per indulgere in cibi ricchi e dolci prima dell'inizio della Quaresima, periodo di digiuno e penitenza. I dolci carnevaleschi rappresentano quindi un modo per godere dei piaceri culinari prima di un periodo di sobrietà.</div><div><br></div><div>In Sicilia, il miele è prodotto in diverse zone grazie alla varietà di flora e al clima favorevole. Ecco alcuni luoghi rinomati per la produzione di miele:</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 14:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palermo Liberty The Golden Age Il catalogo]]></title>
			<author><![CDATA[Fondazione Sant'Elia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BD"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Palermo Liberty &nbsp;The Golden Age Il catalogo</h3><div><hr></div><div>Se sei un appassionato di arte e architettura, non puoi perderti il catalogo ufficiale di "Palermo Liberty - The Golden Age" Questo volume esclusivo è una vera e propria miniera di tesori, con immagini mozzafiato di 500 opere che raccontano la bellezza e la ricchezza del periodo Liberty a Palermo. </div><div>Ogni pagina è arricchita da testi critici che ti porteranno a scoprire i dettagli e le storie dietro queste meraviglie artistiche. Che tu sia un turista in visita o un locale curioso, questo catalogo è un must-have per immergerti completamente nell'atmosfera affascinante di un'epoca d'oro che ha segnato la città.<span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il fascino e la ricchezza della mostra Palermo Liberty - The Golden Age sono ora custoditi nel catalogo ufficiale, un volume esclusivo che raccoglie le immagini delle 500 opere esposte, accompagnate da testi critici di approfondimento.</span><br></div><div><br></div><div>Attraverso disegni d'architettura, arti applicate, design, pittura e scultura, il catalogo restituisce la straordinaria complessità di un fenomeno artistico che ha segnato profondamente il panorama culturale del suo tempo.</div><div><br></div><div>Un'opera imprescindibile per chi vuole indagare le molteplici declinazioni del Liberty e riscoprirne il ruolo cruciale nel panorama dell’arte e della cultura tra Ottocento e Novecento.</div><div><br></div><div>Il catalogo è disponibile presso il bookshop di Palazzo Sant’Elia.</div><div><br></div><div>dal martedì alla domenica</div><div>dalle 9:00 alle 19:00.</div><div><br></div><div>Acquista il volume e rivivi la grandezza del Liberty palermitano</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 16:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Storie legate al mare ed ai coltelli]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BC"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le storie del trapanese, legate alla pesca del tonno, ai coltelli, alla battaglia navale, ai tagliatori di trombe marine</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Se sei un appassionato di mare e di storie avvincenti, il trapanese è il posto giusto per te.</div><div class="imTACenter">Qui, il blu del Mediterraneo si fonde con la tradizione dei coltelli artigianali, simbolo di un’arte che si tramanda da generazioni. </div><div class="imTACenter">Immagina di ascoltare racconti di pescatori che affrontano il mare aperto nella storica pesca del tonno, o di scoprire come i tagliatori di trombe marine hanno dato vita a strumenti che raccontano storie di battaglie navali e avventure. </div><div class="imTACenter">Ogni angolo di Trapani è intriso di leggende che parlano di passione, coraggio e una profonda connessione con il mare. </div><div class="imTACenter">Non perderti queste affascinanti narrazioni che rendono la nostra terra unica.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La città metropolitana di di Trapani, situata sulla punta occidentale della Sicilia, è una terra ricca di miti e leggende che intrecciano storia, tradizioni popolari e influenze delle civiltà che hanno abitato la Sicilia nei secoli. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Alcune delle storie più affascinanti legate al territorio trapanese.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Con la pesca del tonno si ha un linguaggio universale, antichissimo fatto di tecniche, credenze e termini, frutto di millenni di cultura.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs12lh1-5">Ancora oggi, tra i pescatori delle Egadi si tramanda la credenza che chi trova un coltello in mare porti fortuna, perché potrebbe essere un segno del leggendario coltello di una battaglia.</span><br></div><div><br></div><div>Ci sono anche le leggende legate alle isole Egadi</div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Restiamo in tema di pesca e coltelli:</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’invocazione della protezione divina e dei santi patroni era quindi il primo atto di sacralizzazione della tonnara. </div><div class="imTACenter">In alcuni casi avveniva l’immersione della statua del Santo protettore, seguita dai versi responsoriali di devozione.<div>Uno dei Santi più importanti per i tonnaroti era Sant’Antonio di Padova. </div><div>Nella tonnara di Bonagia, la statua lignea del Santo veniva portata in processione al porto e poi usciva in mare con i tonnaroti per poi tornare in cappella a fine giornata. “Santo buongiorno” diceva il rais avvicinandosi con la sua barca al recinto di reti e al rientro salutava con “Bona notti, bona sorti, bona tonnara”.</div><div><br></div><div>Temutissima dai tonnaroti era la tromba marina per fronteggiare la quale non si affidavano solo ai Santi, ma anche a pratiche magico religiose tramandate dagli avi con il cosiddetto “tagliatore di trombe”. </div><div>Questi, era un prescelto, che recitando orazioni apprese nella notte di Natale masticando una foglia di ulivo, tracciava in aria dei segni di croce e “tagliava” la traunara o Dragunara, con chiaro riferimento al drago, con un coltello nascuto, cioè senza punta che perdendo forza cadrà in mare. </div><div><br></div><div>«C’è pure uno scongiuro che tutti quelli che andavano per mare conoscevano, una volta. Togliendosi il berretto bisognava urlare forte, sfidando il vento, in modo che la Dragunera potesse udirlo.<br></div><div><br></div><div>La leggenda del coltello e il destino della battaglia, <span class="fs12lh1-5">racconta che, alla vigilia della battaglia, il comandante romano Gaio Lutazio Catulo , preoccupato per l'esito dello scontro, volle fare un rito propiziatorio per ottenere il favore degli dèi. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Si dice che, durante un sacrificio, un sacerdote infilzò un coltello nell'albero maestro della nave ammiraglia e pronunciò parole di buon auspicio.</span><div><br></div><div>Secondo la leggenda, il sacerdote dichiarò che se il coltello fosse rimasto saldo nell'albero per tutta la battaglia, Roma avrebbe vinto . Quando la flotta romana si scontrò con le navi cartaginesi al largo delle Egadi, i combattenti guardarono spesso l'albero maestro per controllare il coltello.</div><div><br></div><div>Mentre le onde si infrangevano sugli scafi con il fragore delle spade e l'aria era intrisa di urla e sangue, il coltello restò saldamente piantato nell'albero, segno che gli dèi erano dalla parte dei Romani. </div><div>Alla fine, la flotta cartaginese fu sconfitta e Roma ottenne il dominio sulla Sicilia, cambiando per sempre la storia del Mediterraneo.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Al termine della battaglia, si dice che il coltello sia scomparso misteriosamente. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Secondo alcuni venne gettato in mare come offerta agli dèi, altri credevano che fosse custodito in un tempio a Roma come simbolo del trionfo. </span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Il legame tra le Egadi e la battaglia navale tra Romani e Cartaginesi<div>Oltre ai coltelli ed alle sirene, un'altra storia legata alle Egadi è quella della grande battaglia navale del 241 aC tra Romani e Cartaginesi, che pose fine alla Prima Guerra Punica. La leggenda narra che, dopo la vittoria romana, gli dèi del mare si vendicarono facendo emergere dagli abissi degli spiriti di marinai caduti in battaglia, trasformandoli in onde impetuose che ancora oggi si infrangono violente contro le scogliere.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 12 Feb 2025 14:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I coltelli siciliani, il duello con il coltello ed i codici cavallereschi ]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BB"><h3 class="imHeading3"><div><hr></div><div><span class="fs14lh1-5">Coltelli Siciliani: Tra Duelli e Storie di Cavalieri</span><br></div></h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Le modalità di duello con il coltello sono diffusissime, i codici cavallereschi travisati perché, in molte associazioni criminali, un senso distorto dell’onore è molto presente e gli si vuole attribuire importanza, neanche fossero cavalieri.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’arma principale con cui avvengono questi duelli è il coltello. </div><div class="imTACenter">Ci si scontrava armati solo di giacca avvolta al braccio sinistro, con i due bracci sinistri legati assieme, con colpi proibiti vietati.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Poi nel meridione i duelli con il rasoio o con il pettine d’osso affilato, erano riservati solo ai nemici più illustri, perché trattasi di oggetti strettamente personali, il detto era che con il coltello si castrano i capretti.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Nel duello all’arma bianca possiamo identificare quello al primo sangue, al secondo, quando la prima ferita che sia potenzialmente invalidante o che comprometta l’esito dello scontro e a oltranza o all’ultimo sangue.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Lo sfidante preparava un verbale contenente i fatti che avevano fatto scaturire la controversia e lo mostrava ai suoi padrini e preparava una versione ridotta, denominata cartello di sfida, da far recapitare allo sfidato.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Ogni contendente sceglieva i suoi padrini che, assieme a quelli dell’avversario, si sarebbero accordati per una possibile risoluzione amichevole o sulle modalità dello scontro. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Solo una sentenza recentissima della Corte Suprema si è occupata del duello, pubblicando che:</div><div class="imTACenter">«Non può essere equiparato a un duello una colluttazione senza armi, svincolata da qualsiasi regola, condotta senza esclusione di colpi e in modo selvaggio e bestiale. Infatti, i reati cosiddetti di duello presuppongono l’osservanza delle consuetudini cavalleresche e, pertanto, perché uno scontro tra due persone possa considerarsi duello, deve svolgersi a condizioni prestabilite, secondo le regole cavalleresche, mediante l’uso di armi determinate (spada, sciabola o pistola), alla presenza di più persone (padrini o secondi), per una riparazione d’onore.»</div><div class="imTACenter">Cassazione Penale, V sezione, 24 aprile 1987.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Nell’Italia di fine secolo XIX fece molto scalpore la morte, a 56 anni, del deputato dell’estrema sinistra Felice Cavallotti dopo essere stato ferito gravemente in duello dal giornalista conservatore Ferruccio Macola. Ma occorre ricordare che il Codice Penale del Regno d’Italia, promulgato con Regio decreto legge n. 1398 del 19 ottobre 1930, puniva i duellanti e i portatori di sfida con pene ridicole.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Precedentemente con l’unità d’Italia, e siamo nel 1875 viene approvata una legge contro il duello che rimase in vigore, con pochi mutamenti, per più di cinquant’anni.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Si parla di gente che, priva di cultura, generalmente povera, rifugiati dell’alcol per sfuggire alla realtà di una vita precaria e senza speranze, considerava il coltello come lo strumento di affermazione della propria rispettabilità.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Dall'Iliade di Omero fino ai duelli ottocenteschi, il duello è stata una forma di combattimento intesa a fare giustizia fra persone dello stesso ceto sociale e armati nello stesso modo.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L'obiettivo del duello non è mai la brutalità quanto la soddisfazione, ovvero la dimostrazione reale di voler mettere in gioco la propria vita in nome della propria rispettabilità. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il duello si è quasi sempre contrapposto al concetto di legge dello Stato moderno, s<span class="fs12lh1-5">olo nel 1999, il duello è stato depenalizzato in Italia, nel momento in cui non comporti lesioni personali ai duellanti.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Dispositivo dell'art. 395 Codice Penale</div><div class="imTACenter">Articolo abrogato dall'art. 18, comma 1, L. 25 giugno 1999, n. 205.</div><div class="imTACenter">I portatori della sfida sono puniti con la multa da lire quarantamila a quattrocentomila; ma la pena è diminuita se il duello non avviene.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La Ratio Legis, i<span class="fs12lh1-5">l legislatore ha inteso abrogare i delitti cavallereschi disciplinati dagli artt. 394-401, ormai anacronistici, in quanto fondati su costumi ormai desueti.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><hr></div><div>Ma parliamo dei coltelli siciliani</div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il Coltello dell’amore siciliano, ha manico realizzato con pregiato corno di bufalo, la lama porta incise da un lato un serpente che punge un cuore e sul lato opposto due cuori incatenati, il sistema di chiusura è a scrocco.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">*Prodotto Artigianale: le immagini illustrative potrebbero non rispecchiare colorazioni, venature e caratteristiche dei materiali naturali.</div><div class="imTACenter">Un pegno d'amore d'altri tempi</div><div class="imTACenter">In alcune zone dell'Italia centrale e meridionale era diffusa l'usanza di regalare coltelli come dono di fidanzamento o matrimonio, assegnando al coltello il compito di sancire il legame d'amore. Vi era una forte identificazione tra uomo e coltello: l'innamorato che faceva alla donna un simile dono offriva simbolicamente se stesso, mentre il dono fatto all'uomo poteva essere interpretato come un'esortazione al valore virile. Alcuni esemplari di questo coltello storico costituivano anche una protezione contro il malocchio presentando i caratteristici “occhi di dado” sul manico, mentre le lame erano tradizionalmente incise con elementi decorativi e simbolici. I coltelli dell'amore erano inoltre indicativi del ceto sociale della famiglia: le coppie di sposi meno abbienti, non potendo permettersi coltelli molto elaborati, sancivano il loro amore con oggetti più semplici, meno lavorati e meno costosi, ma comunque identici nei valori e nei significati.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">U cozzu du monacu e u scannaturi</div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Due coltelli per due usi totalmente opposti: l’uno a punta tonda, come la testa rasata di un monaco, l’altro a punta acutissima ed affilato quanto un rasoio.</span><br></div><div class="imTACenter">Che nei secoli scorsi fosse naturale, specie nelle classi meno abbienti, risolvere in modo sbrigativo i contrasti personali sfoderando il coltello è risaputo ed ampiamente documentato dai moltissimi reperti conservati nei musei criminali. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Abilissimi coltellinai lavoravano sulle forme delle lame e sulla loro misura e assottigliavano i manici per aumentare la penetrazione, assolutamente nel rispetto delle leggi vigenti. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il coltello “cu lu ramu”, anch’esso di origine siciliana. Invano si dettavano norme sulla lunghezza delle lame, si vietava di montare la molla fissa, si pretendeva che il coltello non avesse la punta acuminata, i severi editti napoleonici vietavano la lama a punta e più tardi la legge Giolitti imponeva la lama non appuntita oltre una certa lunghezza.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">La mozzetta, il rasolino, la guspinesa, e tanti altri a lama tronca: addirittura alcuni portavano inciso sulla lama la dizione “Permesso dalla Legge”. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">E’ proprio solo la forma della lama a dare il nome al coltello, realizzato in quasi tutte le parti della Sicilia, senza una specifica codifica del manico. Infatti se ne trovano sia a forma di “stivale”, che a forme più svariate, secondo il gusto del fabbricante.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Se si considerano i vari modelli della tradizione siciliana, lunghi,affilati, come i “Caltagirone”, i “Salitano”, le “Cuteddine”, in cui si risente fortemente l’influsso delle grandi e terribili“navaje” spagnole, </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Di ben altro aspetto, e certo per usi meno pacifici, lo scannatore, conosciuto ed apprezzato in Sicilia col nome di “Scannabecchi” o anche “Scannacapri”, veniva fabbricato anche in misure decisamente notevoli, tradendo, così, la sua vocazione d’origine sicuramente agreste, particolarmente curati nell’aspetto del manico.</div><div class="imTACenter">Contrariamente a quanto visto per il modello precedente la forma del manico e della lama sono ben codificate.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il leccasapone in siciliano "liccasapuni" letteralmente "lecca sapone", è un antico e tipico coltello siciliano e, più precisamente, palermitano.</div><div class="imTACenter">L'uso che veniva fatto di questo tipo di coltelli era, per l'appunto, quello di tagliare i saponi che, anticamente, si vendevano a peso. </div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Data la grande dimensione della lama (dai 18 cm in su di lunghezza), la sua alta penetrabilità e la sua forma affusolata, e entrato nell'immaginario popolare siciliano come una sorta di "coltello dei banditi", c'erano anche gli esperti della frullata.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il rasolino è un tipo di mozzetta della tradizione siciliana di metà ottocento chiamato così per via della somiglianza della lama con quella di un rasoio. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Un altra volta parleremo dei numerosissimi esempi di duello rusticano codificato:</div><div class="imTACenter">paranza, pizzica, taranta, sfarziglia, zumpata, e molti altri meno conosciuti.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Oltre ai coltelli coltelli da duello, del tutto particolari ci sono le scuole di scherma corta attive e presenti sul territorio, ma riservate alla famiglia.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 14:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'associazione equestre Cavalieri di Taverna]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001BA"><h3 class="imHeading3">Scopri i Cavalieri di Taverna: Un'Avventura Equestre in Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Se sei un amante dei cavalli e delle avventure all'aria aperta, non puoi perderti le associazioni equestri.</div><div class="imTACenter">Questa realtà non solo celebra la bellezza dei nostri amici a quattro zampe, ma offre anche la possibilità di scoprire paesaggi mozzafiato e tradizioni locali uniche. </div><div class="imTACenter">Immagina di galoppare lungo sentieri panoramici, circondato da uliveti e vigneti, mentre un esperto ti racconta storie affascinanti sulla cultura siciliana. </div><div class="imTACenter">Poco importa che tu sia un principiante o un cavaliere esperto, qui troverai l'atmosfera giusta per vivere esperienze indimenticabili. </div><div class="imTACenter">Preparati a salire in sella e a lasciarti conquistare da un turismo equestre che è tutto da scoprire, il trekking equestre ti farà esplorare posti poco conosciuti.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Siamo in Sicilia, ci troviamo nel cuore delle Madonie, complesso montuoso nella città metropolitana di Palermo.</div><div class="imTACenter">Siamo qui per parlarvi dell'associazione equestre: "Cavalieri di Taverna". <img class="image-0 fright" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Sicily-mountains-map-bjs.jpg"  width="250" height="184" /></div><div class="imTACenter">Un'associazione che unisce l'amore per i cavalli, la passione per l'equitazione, il buon cibo ed il territorio. </div><div class="imTACenter">Con la visione di creare un luogo di incontro e di crescita per gli amanti del mondo equestre, "Cavalieri di Taverna" si pone l'obiettivo di offrire un ambiente accogliente e familiare dove i soci possono condividere la propria passione e vivere esperienze uniche a contatto con la natura e i cavalli.</div><div class="imTACenter">Fondata da un gruppo di appassionati cavalieri e amazzoni di Alimena, Bompietro, Petralia Soprana e Polizzi Generosa l'associazione si pone anche l’obiettivo di promuovere e valorizzare il territorio delle Madonie.<div><br></div><div>L’associazione "Cavalieri di Taverna", l'associazione, nata il 6 agosto 2024 scorso, si è già messa all’opera ed ha organizzato due eventi a Bompietro: la sfilata tra le vie del paese “Cavalli sotto le stelle”, lo scorso agosto, con la presentazione di cavalli e cavalieri nella piazza centrale del borgo e il raduno nel boschetto, ai piedi di Bompietro, che si è tenuto domenica scorsa con la presenza di centotrenta cavalieri. Il raduno prevedeva l’escursione lungo il fiume salso lungo la “via del sale” fino a Raffo e ritorno da Pellizzara attraversando Pianello (tre frazioni di Petralia Soprana). </div><div>La giornata si è conclusa all'insegna del buon cibo, dell’allegria e della gioia di vivere la vita a passo di cavallo.</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/people/Cavalieri-di-Taverna/61565446193261/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/Cavalieri-di-Taverna/61565446193261/</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Feb 2025 06:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Esperienze per il 2025 con Sicilia da scoprire.it]]></title>
			<author><![CDATA[Sicilia da scoprire]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B9"><div class="imTACenter">Esperienze in programma per il 2025: scopri la Sicilia con noi! Sicilia da scoprire.it<div>Siamo felici di annunciare un'esperienza unica e autentica 1 - 3 Marzo 2025: </div><div>3 giorni tra i borghi medievali di Mezzojuso e Cefalà Diana, partecipando al famoso corteo storico del Carnevale d'Autore! Un'occasione imperdibile per vivere la tradizione siciliana più autentica, scoprire luoghi affascinanti e gustare i sapori tipici della nostra terra.</div><div><br></div><div>Cosa ti aspetta?</div><div><br></div><div>Partecipazione al Corteo Storico – Un evento che ti farà immergere nella storia e nelle tradizioni del nostro Carnevale d'Autore.</div><div><br></div><div>Gastronomia siciliana – Piatti tipici e sapori unici per un'esperienza culinaria indimenticabile.</div><div><br></div><div>Visite ai borghi medievali di Mezzojuso e Cefalà Diana – Scopri luoghi incantevoli e ricchi di storia.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Parti senza stress con il nostro comodo bus, rilassati e goditi la magia della Sicilia! Non lasciarti sfuggire questa opportunità esclusiva: i posti sono limitati e ne restano solo 10!</span><br></div><div><br></div><div>Prenota ora e assicurati il tuo posto per vivere questa esperienza indimenticabile!</div><div><br></div><div>Dettagli e prenotazioni: <a href="https://siciliadascoprire.it/carnevale-dautore-mezzojuso-e-cefala-diana-in-3-giorni/" class="imCssLink">clicca qui per prenotare</a></div><div><br></div><div>Ecco tutte le date da segnare in agenda per vivere insieme emozioni uniche in Sicilia:</div><div><br></div><div>18 - 20 Marzo 2025: San Giuseppe a Marettimo</div><div><br></div><div>15 - 22 Aprile 2025: Tour di Gruppo Pasqua in Sicilia</div><div><br></div><div>24 - 27 Aprile 2025: Trekking di Gruppo a Marettimo</div><div><br></div><div>21 - 28 Giugno 2025: Tour di Gruppo Sicilia Occidentale e Isole Egadi</div><div><br></div><div>13 - 20 Settembre 2025: Tour di Gruppo Sicilia Occidentale e Isole Egadi</div><div><br></div><div>26 - 28 Settembre 2025: Trekking di Gruppo a Marettimo</div><div><br></div><div>11 - 18 Ottobre 2025: Tour di Gruppo Sicilia Occidentale</div><div><br></div><div>Dicembre 2025: Trekking di Gruppo Terre d'Occidente</div><div><br></div><div>Iscriviti per ricevere informazioni: <a href="https://survey.zohopublic.eu/zs/EKDvOM" class="imCssLink">clicca qui per il modulo</a><br></div><div><br></div><div>info@siciliadascoprire.it </div><div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://siciliadascoprire.it/" class="imCssLink">www.siciliadascoprire.it</a></span><br></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Feb 2025 06:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'asino i lemmi, la mortadella d'asina ed il latte d'asina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B8"><h3 class="imHeading3">L'asino i lemmi, la mortadella d'asina ed il latte d'asina siciliani</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Se sei curioso di scoprire un lato meno conosciuto della Sicilia, preparati a lasciarti sorprendere dagli asini. </div><div class="imTACenter">Questi adorabili animali non solo hanno svolto un ruolo fondamentale nel lavoro dei campi, ma oggi sono anche protagonisti di prelibatezze come la mortadella d'asina, un salume dal gusto unico che racconta storie di tradizioni antiche. E non dimentichiamo il latte d'asina, considerato un vero e proprio elisir per la salute, ricco di proprietà benefiche. </div><div class="imTACenter">In questo post, ti porteremo in un viaggio tra curiosità e sapori, dove potrai apprezzare l'importanza di questi animali nella cultura siciliana e scoprire come la loro presenza continua a influenzare la nostra gastronomia.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’asino va picchiato, perché non può picchiar lui; e s’ei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe la carne a morsi. &nbsp;G. Verga, «Rosso Malpelo», in Vita dei campi, 1881</div><div class="imTACenter"><br><div>Chi sa cosà direbbe Sant’Eligio, protettore degli asini, perché non ha mai fatto una grinza nel vedersi raffigurato dall’iconografia devota siciliana nell’atto di benedire un cavallo mutilato. Patrono degli orafi, dei numismatici, dei maniscalchi e dei veterinari; avrebbe miracolosamente riattaccato la zampa ad un cavallo, il santo ebbe grande popolarità nel medioevo; secondo la tradizione, Clotario II gli avrebbe commissionato un trono consegnandogli l'oro necessario per l'opera ed Eligio ne avrebbe realizzati due: fortemente impressionato dalla sua perizia e dalla sua onestà, il re lo nominò orafo di corte e maestro della zecca.</div><div>Nella cultura materiale e dei mestieri di un tempo, l’asino era il fedele compagno di lavoro dell’uomo. L’infaticabile animale ha ricoperto un rilevante ruolo, potremmo dire sociale, all’interno delle comunità umane.</div><div>Asino sembrerebbe derivare dal lat. ASINUS, designando un caratteristico animale da soma dell’area mediterranea. Le caratteristiche dell’animale, la sua proverbiale pazienza, ma anche la riottosità per l’opposizione con il cavallo, animale nobile per eccellenza.</div><div>Il significato figurato del lemma, fa riferimento ad una ‘persona sciocca o ignorante’, pezzu d’àsinu, un ‘somaro, persona ignorante e cocciuta’, o ancora uno ‘zuccone, persona sciocca o intellettualmente poco dotata, detto particolarmente di ragazzi che vanno male a scuola’, sì nu sceccu e bbasta!</div><div>Il mondo dei proverbi e di dire associati all’asino è ricco, variegato. L’asino, immagine traslata di una condizione sociale e culturale sentita, associata da sempre agli schiavi e ai lavori più duri e faticosi, simbolo di una umiltà accoppiata all’ignoranza. Un’ignoranza però che affonda le sue radici nella povertà e in una classe sociale lavoratrice poco abbiente e senza nessuna possibilità di riscatto.</div><div>Scioriniamo alcuni lemmi: Travagghjari com’unzumeri/com’un-zumeri di carvuni ‘lavorare come un dannato’; megghiu nasciri patedda di mari chi nasciri sceccu a carricari ‘meglio nascere patella di mare che asino, animale da soma’; u sceccu cci dissi o mulu “nascimmu ppi darû culu” ‘disse l’asino al mulo: abbiamo da lavorare duro!</div><div>Così anche il raglio, elemento dell’animale, spesso assume trasversalmente il tratto umano dell’asino, divenendo un connotato che si fa segno di parola detta come: al raglio si vede chi non è leone; l’asino si scoprì dal raglio; di parola stupida, parola ignorante (asino che raglia/ragghia mangia poco fieno; ecc., di parola cattiva o calunnia (raglio d’asino non giunse mai in cielo ‘la maldicenza o le imprecazioni di persona ignorante o malvagia sono prive di efficacia’; ecc.).</div><div><br></div><div>Dopo la parentesi sullo sciecco vi parliamo d’una azienda agricola “ASINALAT”, circondata dal verde, in una natura non contaminata, dal 1999 alleva asine per la produzione di latte, un azienda a conduzione familiare, vedi il prezioso latte d’asina, che per essere tra i più simili a quello materno viene ancora adoperato per i neonati, nei casi di intolleranza alle proteine. </div><div><a href="https://www.asinalat.it/" class="imCssLink">https://www.asinalat.it/</a></div><div><br></div><div>Della mortadella d’asina ne vogliamo parlare, la mortadella siciliana di una volta, era fatta proprio con la carne dell’asino, oggi viene prodotta nel ragusano.</div><div>L’Originale mortadella di antica tradizione contadina, è prodotta con carne d’asino e suino ed arricchita con lardello e pistacchi. Una mortadella con una grana leggermente grossolana che ne denota l’artigianalità e cubettature bianche ben definite.</div><div>Si parla della mortadella già nei libri di cucina del XIV secolo, anche se è probabile che esistessero diversi tipi di mortadella. </div><div>Nel 1644 il bolognese Vincenzo Tanara, nel suo trattato L'economia del cittadino in villa, scrisse una ricetta di mortadella dove indica sia la quantità e tipo di spezie da utilizzare, sia le dosi della carne: sale, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, muschio, pepe in grani, zucchero e vino malvasia. Oltre alle dosi il Tanara descrive anche la lavorazione del salume: "un terzo di tessuti adiposi, guanciale incluso, sono tagliati a grossi dadi, due terzi di carne magra proveniente da spalla e coscia del maiale che viene trasformata in farcia tramite 'taglienti pestature'; dopo l'insaccatura il tutto viene poi cotto a temperatura moderata". Cosi si faceva a Bologna,</div><div>C’è anche chi dice che una bufala descrive la Mortadella come prodotto della lavorazione della carne di asino, quando invece è fatta solo con la carne di maiale. &nbsp;All’origine di questa leggenda c’è la curiosità di un missionario, che si trovò a passare per Bologna all’inizio del ‘700. Innamoratosi del gusto unico di questo salume, cercò in ogni modo di scoprire come venisse realizzato. I bolognesi, che non volevano cedere a nessun costo la ricetta della loro pregiata Mortadella, gli raccontarono che veniva prodotta con carni &nbsp;di asino.</div><div>In Sicilia dove la fame la si tagliava con il coltello, si usava la carne dell'asino, oltre che quella di maiale, perchè niente nella campagna siciliana andava perduto.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 16:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pietro Giambelluca, scultore, la figura della madre Madonita]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B7"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Pietro Giambelluca - Scultore e la Madre Madonita di Isnello</h3><div><hr></div><div>Pietro Giambelluca nasce a Isnello il 22 dicembre 1927, t<span class="fs12lh1-5">rascorre la sua infanzia tra Isnello e Cammisini, presso l'azienda agricola di famiglia, dove scopre l'amore per la natura e in particolare per i cavalli che saranno fonte di ispirazione per numerose sue opere pittoriche e plastiche.</span></div><div><br></div><div>Nella chiesa San Paolo Apostolo di Piano Zucchi, <span class="fs12lh1-5">la suddetta chiesa, fatta costruire ed &nbsp;elevata a parrocchia per l'opera incessante, &nbsp;instancabile e tenace di &nbsp;Don Scelsi nel 1976, lo scultore Giambelluca ha eseguito nel 1977, il portone in rame sbalzato con episodi della conversione di &nbsp;San Paolo e all'interno &nbsp;il ciborio in bronzo con un gioco di volatili, la Madonna e il Crocifisso, espressione carica di spiritualità, opere che diventano un tutt'uno con le bellezze naturali del luogo, del paesaggio che solo la montagna riesce a &nbsp;dare.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Nel viale che conduce al centro abitato di Isnello vediamo lo straordinario monumento alla "Madre Madonita" in grandezza reale del 1987. La giovane figura femminile, viene portata lentamente da un cavallo.</div><div>Fra le tante maternità è da ricordare anche quella in bronzo, prima di arrivare a Isnello andando da Gibilmanna, eseguita nel 1970 in ricordo delle SS. Missioni predicate dai Redentoristi. &nbsp;</div><div>I monumenti al Cardinale Pappalardo e al Vescovo Salvatore Cassisa nel Duomo di Monreale del 1983, il tabernacolo in bronzo della Chiesa del Santissimo a Cefalù del 1983, il Cristo e il tabernacolo in bronzo della Chiesa Parrocchiale di Lascari del 1985, il monumento ai Santi Saba e Macario nella Chiesa Madre di Collesano del 1985, il tabernacolo e il fonte battesimale in bronzo della Chiesa di Montemaggiore Belsito del 1986, i monumenti in bronzo a Michele Di Martino e a Beatrice Ortolani a Isnello del 1988, la porta in bronzo del Banco di Sicilia di Palermo del 1989, il monumento a Madre Teresa di Calcutta a Caltavuturo del 1992, il monumento a Padre Pio a Pollina del 1992, la porta in bronzo del Santuario della Madonna Delle Grazie ad Alia, in occasione dell'anno giubilare del 2000, raffigurante scene messianiche tratte dal vecchio testamento (Isaia), il tabernacolo in bronzo della Cappella inserita nella struttura di Poggio Maria in Cefalù, Il tabernacolo in bronzo della cappella del Seminario in Cefalù, Cristo Risorto in bronzo nella tomba di Monsignor Damiano Barcellona ad Alia e tante altre sculture.</div><div>I tre pannelli in bronzo raffiguranti l'Ultima Cena, la resurrezione di Cristo e la Pentecoste, inseriti nella struttura marmorea dell'area celebrativa dell' Oratorio del Santissimo Sacramento di Cefalù, sono stati voluti nel 1983 dal Prof. Mons. Damiano Barcellona.</div><div>La Cena, all'altezza dell'Altare antistante presenta i Discepoli e il Maestro in una sala che, realisticamente si riallaccia alla sistemazione medievale del Cenacolo di Gerusalemme e, collocando i Commensali ad una mensa di pronunciata prospettiva, focalizza nella centralità del "Pane disceso dal Cielo" l'immagine del Signore Gesù che con la mano destra si presenta agli Undici che a Lui si rivolgono, ma con la mano sinistra alza il boccone del giudizio per quell'uno che lo tradisce, e anche la porta della Custodia del Tabernacolo ricollegandola all'Altare. </div><div> &nbsp;</div><div>La Risurrezione, più su, coglie il terremoto che sconquassa la terra davanti alle guardie e lascia vuota la Tomba al centro, ma insieme il giardino rinnovato dal Signore ascendente dal Sepolcro scoperchiato: un'immagine tipica dell'Artista che è solito avvolgere in vestito aderente e sottolineante, le figure che ama idealizzare.</div><div>La Pentecoste, in alto, ripresentando il Cenacolo con lo stesso realismo della Cena, qui alluso mediante il caratteristico pavimento a lastroni impiegati prospetticamente, fa discendere lo Spirito sotto la forma della Colomba e inoltre le descrive all'intorno il vento impetuoso che ne manifestò la venuta. Lo Spirito Santo è raffigurato non soltanto come il Dono della Pentecoste ma anche come Colui che risuscita il Primogenito dai morti e come Colui che fa l'Eucarestia nel memoriale della Cena" (Crispino Valenziano).</div><div><br></div><div>Chi volesse approfondire o conoscere meglio l'Artista e le sue opere, si colleghi &nbsp;al &nbsp;sito <a href="http://www.giambellucascultore.it/" class="imCssLink">http://www.giambellucascultore.it/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 15:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La fornace Penna, o la chiesa laica sul mare]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B6"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">La fornace Penna, o la chiesa laica sul mare del barone repubblicano</h3><div><hr></div><div>Se ti trovi a Sampieri, non puoi perderti la Fornace Penna, un vero gioiello dell'archeologia industriale. </div><div>Questo stabilimento, con il suo stile neoclassico e i muri a secco, è un esempio perfetto di come l'innovazione si possa sposare con la tradizione. </div><div>Immagina di camminare tra le rovine di un impianto all'avanguardia per l'epoca, dove si utilizzava un forno Hoffmann a ciclo continuo per cuocere i laterizi. </div><div>È un posto che racconta storie di un passato ricco di ingegno e creatività, e la vista sul mare aggiunge un tocco di magia. Non dimenticare la macchina fotografica, perché ogni angolo merita di essere immortalato.<br></div><div><br></div><div>La Fornace Penna è un monumento di archeologia industriale e si trova in contrada Pisciotto a Sampieri, frazione del comune di Scicli in provincia di Ragusa.</div><div>La Fornace Penna fu realizzata dai Baroni Penna di Portosalvo tra il 1909 e il 1912 su progetto dell'ingegnere Ignazio Emmolo, fu scelto il sito di "Punta Pisciotto", su un terreno appartenente ai Baroni Penna, a ridosso del mare, per i seguenti motivi:</div><div>il fondale sufficientemente profondo da consentire l'attracco delle navi,</div><div>la presenza della ferrovia,</div><div>la vicina cava di argilla, per la materia prima,</div><div>la disponibilità di abbondante acqua da una sorgente carsica locale.</div><div><br></div><div>La Fornace Penna è stata utilizzata come set cinematografico: "La Mànnara", come viene nominata la località dove sorge la fabbrica, in un episodio dello sceneggiato televisivo Il Commissario Montalbano. </div><div>In occasione di una sua visita, Vittorio Sgarbi l'ebbe persino a definire "una basilica laica in riva al mare".</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La fornace si trova a Sampieri, paesino costiero in provincia di Ragusa, che è in pratica la marina di Scicli, paese che non sorge sulla costa. Sampieri si trova all'estremità ovest di un golfo sulla costa dell'estremo sud della Sicilia; la fornace Penna si innalza in corrispondenza dell' estremità Est</span><br></div><div>Quando nel 1912 la sua costruzione venne ultimata, l'aspetto della fornace era profondamente diverso.</div><div>Uno stabilimento industriale in stile neoclassico, e costruito con muri a secco era inusuale; era un impianto all'avanguardia, e non solo dal punto di vista architettonico. Per la cottura dei laterizi usava un forno Hoffmann a ciclo continuo.</div><div>La parte centrale del piano terra, l'unico rimasto, è suddivisa in tre locali</div><div>In quello più ad Est aveva sede il forno Hoffmann, mentre quelli ad Ovest costituivano il vano motore e la sala macchine, in corrispondenza del punto di mezzo del lato Sud del locale che contiene il forno si innalza la ciminiera, originariamente alta 41 metri </div><div>Lo stabilimento venne distrutto da un incendio doloso la notte del 26 gennaio del 1924; riguardo a chi ne sia stato l'artefice vi sono teorie contrapposte.</div><div>L'incendio distrusse tutte le parti lignee dello stabilimento, facendo crollare i piani superiori dell'edificio, e lasciandone integre solo le parti in pietra. Ed è proprio questo scheletro in pietra viva che rende così affascinante ciò che rimane dello stabilimento</div><div>Solo con le riprese aeree è più facile rendersi del fascino della struttura.</div><div><br></div><div>Ma chi era il barone Mormina Penna, Francesco, &nbsp;nasce a Scicli (Ragusa) il 1° agosto 1860 dal barone Ignazio Mormina Papaleo e da Innocenza Penna.</div><div><br></div><div>Appartenente a una famiglia di piccola nobiltà terriera, sviluppò sin da giovane convinzioni politiche mazziniane e repubblicane. Decisivo in tal senso fu l’influsso del padre e dello zio Antonio Mormina Papaleo, entrambi patrioti e cospiratori negli anni precedenti l’unificazione nazionale. Laureatosi in giurisprudenza e diventato avvocato, fondò il primo circolo repubblicano di Scicli nel 1885.</div><div>A suo giudizio la condizione principale per la soluzione della questione sociale era politico-costituzionale, ossia l’abbattimento della monarchia e l’instaurazione della Repubblica, unica forma reale e progredita di sovranità popolare.</div><div>Il 29 gennaio 1893 fondò il Fascio dei lavoratori di Scicli e si distinse come uno dei principali rappresentanti del movimento nella Sicilia sud-orientale accanto a De Stefano Paternò e Luigi Leone, con i quali partecipò in maggio a Palermo al primo congresso regionale dei Fasci e al primo congresso regionale socialista, scrisse numerosissime opere.</div><div>Fu sempre guardato con sospetto dall’intellighenzia sciclitana, sua contemporanea. Veniva considerato, un poco di buono, un inconcludente, un perditempo che ben volentieri inseguiva valori di uguaglianza sociale, un rivoluzionario che, tradendo le proprie origini borghesi, agitava le coscienze dei villani per organizzarle e istruirle nel “Fascio dei Lavoratori” da lui fondato.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 07:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siracusa, la fonte Aretusa ed il papiro]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B5"><h3 class="imHeading3">La Magia della Fonte Aretusa e dei Suoi Papiro a Siracusa</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La Fonte Aretusa con il suo papiro è una delle attrazioni dell’isola Ortigia, posta nel centro storico di Siracusa. <div>La città di Siracusa è posta sulla costa sud-orientale dell'isola, Siracusa possiede una storia millenaria: annoverata tra le più vaste metropoli dell'età classica, primeggiò per potenza e splendore con Atene, caratterizzata da ingenti ricchezze storiche, architettoniche e paesaggistiche, che la città di Siracusa è stata dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell’umanità.</div><div><br></div><div>Nel 1540 la fonte fu inglobata alle fortificazioni quando Carlo V potenziò le strutture militari di Ortigia, per esserne liberata nel 1847 quando l'invaso assunse la forma attuale. Il belvedere posto accanto alla Fonte è ciò che rimane dell'antico bastione, demolito nella seconda metà del XIX sec</div><div><br></div><div>Anche Orazio Nelson rimase incantato dalla fonte, e quando sostò a Siracusa nel giugno del 1798, prima di affrontare Napoleone ad Abukir scrisse: "Grazie ai vostri sforzi noi ci siamo riforniti di viveri ed acqua, e sicuramente avendo attinto alla Fonte Aretusa, la vittoria non ci può mancare".</div><div><br></div><div>Ma ritorniamo al papiro, pianta nota ai Siracusani e veniva chiamata Pappera, Pampera o Parrucca. </div><div>Questa veniva utilizzata dai pescatori siracusani per intrecciare corde o dai contadini per legare i covoni mentre le ampie chiome verdi venivano utilizzate come ornamenti e durante le festività venivano usate per ricoprire i pavimenti di strade e chiese.</div><div><br></div><div>A Siracusa, lungo gli argini del fiume Ciane e parzialmente di Fiumefreddo, vi sono gli unici papireti d’Europa. Gli unici al mondo al di fuori dell’Egitto. E da alcuni anni il papiro ricomincia ad essere coltivato e lavorato nell’area, dando vita ad una vera e propria cultura locale, divulgazione, conservazione della pianta. Da strumento di supporto per la scrittura a simbolo della città di Siracusa.</div><div><br></div><div>Museo del papiro Corrado Basile</div><div>Il Museo del Papiro, struttura aperta al pubblico dal 30 settembre 1989, è da considerarsi un’opera unica nel suo genere ed offre un ampio panorama della storia del papiro e dei suoi usi, contribuendo alla conoscenza dell'arte antica e di alcuni aspetti della storia siracusana. È un museo vivo, nel quale il visitatore può assistere alla lavorazione della carta di papiro ed avere una immagine viva della storia del papiro dalle origini ad oggi. Dal 2014 si trova a Ortigia, isola che costituisce la parte più antica di Siracusa. Il Museo si trova all’interno di un antico convento barocco e si occupa dello studio e della conservazione della pianta del papiro. <a href="https://museodelpapiro.it/" class="imCssLink">https://museodelpapiro.it/</a></div><div><br></div><div>L' Angolo del Papiro una impresa artigianale, che oltre a fabbricare la pregiata carta Papiro, gode della proprietà di una vastissima piantagione di Papiro, che si trova proprio nelle vicinanze del Parco Archeologico "Neapolis" di Siracusa. <a href="http://www.angolodelpapiro.com/" class="imCssLink">http://www.angolodelpapiro.com/</a></div><div><br></div><div>L’azienda agrituristica biologica Villa Dei Papiri di Siracusa è un’antica masseria siciliana completamente ristrutturata, rispettando l’architettura originaria dell’epoca e mantenendo il fascino e il gusto della storia. &nbsp;<a href="https://villadeipapiri.com/" class="imCssLink">https://villadeipapiri.com/</a></div><div><br></div><div>Se ci si vuole immergere nella natura del papiro lungo le sponde del fiume, un interessante itinerario è quello di riscoprire la Riserva naturale del fiume Ciane e delle Saline di Siracusa.</div><div><br></div><div>Con meno storia di Siracusa e del mito della fonte Aretusa, presso la riserva naturale orientata del Fiumefreddo, troviamo la seconda località siciliana dove è presente il papiro, presso il laboratorio di Michele Patané, un vero e proprio museo della produzione dei fogli di papiri.</div><div>Il fondatore, pittore e artista, descrive i processi di realizzazione delle pergamene ai visitatori i quali possono, quindi, toccare con mano la trasformazione della pianta in carta e ammirare i dipinti dell’artista.</div><div><a href="https://www.facebook.com/people/Papiro-di-Fiumefreddo-di-Sicilia/100064328154311/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/Papiro-di-Fiumefreddo-di-Sicilia/100064328154311/</a></div><div><br></div><div>Se conoscete la storia del ratto di Proserpina, sappiamo che Ciane ancella di Persefone, cercò con tutte le sue forze di impedire al dio degli Inferi di compiere il suo crudele proposito, aggrappandosi al suo cocchio per impedirgli di sprofondare nuovamente verso la terra dei defunti. Plutone, incollerito dal suo tentativo, la colpì violentemente col suo scettro biforcuto, trasformandola in una doppia sorgente Ciane ed Anapo e qui ci sono diverse storie una di queste, durante una battuta di caccia, la fanciulla si allontanò e arrivò sulle sponde del fiume Alfeo, le cui acque erano limpide, le venne il desiderio di bagnarsi, improvvisamente L’acqua cominciò improvvisamente ad agitarsi e proprio mentre Aretusa tentava di raggiungere la riva, le apparve Alfeo. Lo spirito del fiume si mostrò a lei con sembianze umane, ed occhi colmi di desiderio. Aretusa però non ricambiava il suo sentimento, &nbsp;impaurita invocò l’aiuto di Diana. Per proteggerla, la Dea dapprima la avvolse in una spessa nube e poi la trasformò nella fonte di acqua dolce che sgorga sul lido di Ortigia. &nbsp;Alfeo però non rassegnandosi in quanto il suo desiderio di lei non era domabile convinse gli dei che ne ebbero pietà e Giove esaudì il desiderio di Alfeo e lo tramutò nuovamente in un corso d’acqua sotterraneo, quello che alimenta anche oggi la Fonte Aretusa.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 17:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Glamping, il nuovo modo di campeggiare]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B4"><h3 class="imHeading3">Glamping, il nuovo modo di campeggiare</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Se sei stanco del solito campeggio con la tenda che si sgonfia e il sacco a pelo scomodo, il glamping è la risposta ai tuoi sogni. </div><div class="imTACenter">Immagina di svegliarti immerso nella natura siciliana, ma con il comfort di un letto a due piazze e magari anche una mini cucina a disposizione. </div><div class="imTACenter">Questa nuova tendenza ti permette di esplorare le meraviglie dell'isola senza dover rinunciare a un tocco di lusso. </div><div class="imTACenter">Dalle tende safari agli eco-lodge, il glamping ti offre un modo unico per vivere la bellezza della Sicilia, combinando avventura e relax. </div><div class="imTACenter">Pronto a scoprire il tuo angolo di paradiso?<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il termine “glamping“, un ibrido delle parole “glamour” e “camping”, rappresenta una rivoluzione nel mondo del campeggio tradizionale e apre interessanti opportunità nel settore immobiliare e turistico. <div>Nasce dall’esigenza di combinare l’avventura all’aria aperta con i comfort della vita moderna. I nemici dei sacchi a pelo e delle tende, al sentir la parola campeggio iniziano a “tremare”, oggi grazie a questa nuova forma di turismo a stretto e diretto contatto con la natura è allettante, molti desiderano farlo solo in modo confortevole. Possiamo tranquillamente definire il glamping come &nbsp;una vacanza in campeggi di lusso.</div><div>Le strutture del turismo glamping si trovano in differenti ecosistemi: aree montuose, parchi nazionali. </div><div>Quello che le distingue è l’originalità della sistemazione, tra le quali spiccano le seguenti:</div><div>Casa sugli alberi: il sogno da bambino, con tanto di scaletta, che può divenire realtà in età adulta.</div><div>Eco lodge: una semplice struttura in legno, esssenziale e con basso impatto ambientale. </div><div>Yurta : una struttura circolare di legno, ricoperta da un tessuto sottile ma resistente, solitamente &nbsp;composto da un mix di cotone e feltro</div><div>Tenda Safari: struttura in legno con tetto spiovente. Sia il tetto che le pareti sono realizzati in tessuto leggero e resistente. Come suggerisce il nome, sono solitamente usate per trascorrere le notti durante un safari ma , ovviamente , si possono installare in altri contesti</div><div>Iglooo: &nbsp;a forma di cupole, costituite da blocchi di ghiaccio. &nbsp;Gli Igloo del Glamping, ovviamente, non sono di ghiaccio ma ne mantengono la tipica forma.</div><div><br></div><div>Il glamping e turismo all’aria aperta dove il lusso e il rispetto nei confronti della natura la fanno da padroni. È un modo di far campeggio in modo confortevole con molti servizi che non hanno nulla da invidiare a quelli che offrono gli hotel dalle quattro stelle in su.</div><div>A differenza del campeggio tradizionale, la nuova formula si distingue per la sua offerta di comodità. </div><div>Le strutture di glamping, possono variare da tende elaborate e spaziose a capanne, yurte, o addirittura alloggi ecologici di design, sono dotate di tutti i comfort: letti veri, biancheria di qualità, arredi eleganti e spesso anche servizi privati e connessione Wi-Fi. </div><div>Il glamping permette, quindi, di immergersi nella natura senza rinunciare agli agi, offrendo un equilibrio perfetto tra avventura e relax.</div><div><br></div><div>La popolarità di questa tendenza è alimentata dalla ricerca di esperienze di viaggio autentiche e personalizzate. I viaggiatori di oggi, attratti dall’idea di scoprire modi innovativi, trovano in questa formula di campeggio la fusione tra lusso, comfort e cultura.</div><div>Il glamping urbano sta rapidamente diventando una componente essenziale dell’offerta turistica nelle città d’arte, offrendo ai visitatori un modo del tutto nuovo e sofisticato di esplorare e apprezzare il patrimonio urbano.</div><div>Rappresenta una fusione straordinaria tra cultura, storia e natura, offrendo un’esperienza di soggiorno davvero unica. </div><div>Nelle mete urbane, nel suo intento vuole trasformare &nbsp;il concetto tradizionale di vacanza in città, creando un legame diretto e armonioso con l’ambiente naturale senza rinunciare alla vicinanza con i tesori culturali e storici.</div><div>In diverse città d’arte, infatti, queste strutture sono spesso situate in luoghi pittoreschi come giardini storici, parchi urbani o aree protette all’interno o nelle immediate vicinanze della città. La combinazione di questi elementi permette ai visitatori di svegliarsi con la vista di antichi monumenti o di paesaggi urbani caratteristici, godendo contemporaneamente della tranquillità e del verde tipici di un’esperienza nella natura. </div><div><br></div><div>I benefici del glamping per il turismo locale </div><div>Il glamping introduce un tipo di alloggio unico che attrae diversi segmenti di mercato, inclusi coloro che cercano esperienze alternative rispetto agli hotel tradizionali o strutture in appartamenti: può infatti attirare visitatori che altrimenti potrebbero non considerare una determinata destinazione ed amplia la platea del pubblico del turismo locale. </div><div>Naturalmente richiedono prodotti e servizi locali, oltre a &nbsp;promuove un turismo rispettoso dell’ambiente, &nbsp;sostenendo gli sforzi di conservazione locale.</div><div>È inoltre in grado di valorizzazione il territorio e può essere uno strumento per valorizzare aree meno popolari o sottoutilizzate, distribuendo più equamente il flusso turistico.</div><div><br></div><div>Il glamping fuori città, in aree rurali offrono un’immersione nella vita di campagna, permettendo agli ospiti di partecipare ad attività come la raccolta della frutta, l’allevamento di animali e la produzione di cibo locale. Ma anche di vivere un’esperienza in modo confortevole e rispettoso dell’ambiente, in parchi naturali che offrono scenari mozzafiato e opportunità uniche di osservazione della fauna selvatica.</div><div>Nelle aree protette, possono include programmi educativi sulla biodiversità e sulla conservazione, aumentando la consapevolezza e il rispetto per l’ambiente naturale.</div><div>Nelle regioni note per la produzione di vino, permette ai visitatori di sperimentare direttamente la cultura del vino, con visite guidate ai vigneti e degustazioni. Le aree vinicole offrono alcuni dei paesaggi più pittoreschi, combinando la bellezza naturale con l’eleganza delle vigne curate. </div><div><br></div><div>Le strutture di glamping: tra design e sostenibilità </div><div>Le strutture di glamping vanno ben oltre la tenda tradizionale, offrendo alloggi, capanne sull’albero, o tende safari equipaggiate con tutti i comfort, inclusi letti confortevoli, biancheria di alta qualità, e arredi eleganti. Alcune strutture offrono servizi comparabili a quelli di un hotel di lusso, come il servizio in camera, guide private, trattamenti spa e gastronomia di alta qualità, garantendo un soggiorno.</div><div>Il vero fascino risiede nella sua capacità di bilanciare perfettamente l’entusiasmo dell’avventura all’aperto con la tranquillità e il comfort. </div><div>Un pilastro fondamentale del glamping è il suo design innovativo e sostenibile, che rispecchia anche un impegno verso la responsabilità ambientale. </div><div>Inoltre, molti glamping offrono esperienze culinarie su misura, con menù creati in base alle preferenze ed ai prodotti locali .</div><div><br></div><div>Per citarne alcuni a titolo esemplificativo, non esaustivo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 14:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Marsala provocatoriamente da coktail]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B3"><h3 class="imHeading3">Il marsala ed il coktail</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il Marsala, spesso relegato a semplice vino da dessert, sta vivendo una vera e propria rinascita nel mondo dei cocktail.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Questo prodotto tipico siciliano, ricco di storia e sapori, si presta a essere protagonista di mix audaci e creativi che stanno conquistando i palati dei giovani e degli amanti degli aperitivi. </div><div class="imTACenter">Immagina di sorseggiare un Marsala Sour o un Marsala Spritz, perfetti per una serata tra amici o per dare un tocco di originalità a un party. </div><div class="imTACenter">La Sicilia, con il suo sole e i suoi colori, si riflette in ogni sorso, rendendo ogni cocktail un'esperienza unica e provocante. Preparati a sorprendere i tuoi ospiti e a farli viaggiare con il gusto.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per anni, il vino liquoroso trapanese, il marsala è stato considerato un vino da fine pasto o da meditazione. </div><div class="imTACenter">Una nuova tendenza dei Cocktail con Marsala sta conquistando appassionati e bar tender e vira verso un nuovo futuro. <div>Il Marsala è stato uno dei primi vini italiani famosi all’estero, la storia ci racconta che è grazie al commerciante inglese John Woodhouse. Woodhouse approdò sulle coste siciliane alla fine del XVIII secolo e, una volta assaggiato questo vino, simile ai prodotti spagnoli e portoghesi molto amati dai sudditi di sua Maestà, gli inglesi, ma più economico. Da allora, la fama del vino liquoroso siciliano è cresciuta, grazie anche alla fondazione di alcune cantine di produzione locali, come le Cantine Florio, Don Diego Rallo e Carlo Pellegrino. </div><div><br></div><div>Negli anni ’80 del secolo scorso, il Marsala ha avuto un’incredibile popolarità, grazie anche al boom dei “Marsala all’uovo”, poi decaduto.</div><div>“Per i produttori l’ostacolo principale era il superamento della più comune associazione tra Marsala e vino dolce da fine pasto. </div><div>Così, l’idea di portare il Marsala nel mondo dei cocktail. “Grazie alla collaborazione con le cantine produttrici di Marsala e bartender innovativi si è proposto un nuovo modo di pensare al Marsala, da vino storico a protagonista della mixology moderna così da conquistare i giovani.</div><div><br></div><div>Simbolo di identità siciliana, il Marsala non è solo un vino, la sua produzione coinvolge una rete di produttori locali che lavorano con passione per mantenere viva la tradizione. Ogni sorso racconta una storia fatta di cultura, storia e passione. In un contesto in continua evoluzione, il Marsala riesce a conquistare nuovi consumatori. </div><div><br></div><div>Il Marsala si abbina a prodotti quali frutta secca, formaggi erborinati, ma anche formaggi a pasta media. </div><div>All’aperitivo, tartine preparate con formaggi e noci, verdurine rese piccanti o spiedini di frutta con chicchi di uva, e frutta secca, fragole e fichi d’India. </div><div>Come after dinner, sicuramente i tipici dolci siciliani, cassate, granite e cannoli. </div><div>Ma anche con pasticceria secca, ottimo l’abbinamento con la cioccolata fondente.</div><div><br></div><div>Negli anni Novanta, fu deducato un cocktail ad un grande personaggio della musica classica, il Maestro Luciano Pavarotti, un after dinner a base di Marsala.</div><div>Pavarotti</div><div>1/3 Crema di latte, 1/3 Marsala secco , 1/3 Brandy nazionale , Shakerare e servire in coppa da cocktail; spolverare con noce moscata.</div><div><br></div><div>Esempi di Cocktail con Marsala in rete ne abbiamo trovati molti, come il Negroni rivisitato, dove il Marsala Ambra semisecco prende il posto del Vermouth, o il Manhattan che è a base di Marsala Ambra dolce. </div><div>Altri drink sono invece frutto delle invenzioni, come il </div><div>Marsalito: Marsala Vergine, succo di limone, soda e menta;</div><div>Oro del Sud: Marsala Superiore Oro con rhum, sciroppo di zucchero, dash bitter e fiori d’arancio</div><div>Ma è una lista molto ristretta.</div><div><br></div><div>La storia del Marsala, dunque, sembra ben lungi dal terminare, le cantine con i mixology, che provano sperimentano e lanciano nuovi sapori, d’altronde la mixology è una pratica raffinata che punta a creare un’esperienza di degustazione, in grado di coinvolgere i sensi di chi beve un cocktail. </div><div><br></div><div>Nel corso del tempo, si è assistito a un’evoluzione nei gusti dei consumatori e nelle materie prime usate dai barman, e questo ha permesso all’arte della mixology di aprirsi alla sperimentazione con il marsala.</div><div><br></div><div>Poi se volessimo ancora discutere di aperitivi, abbiano due scuole: il flair bartending e la mixology</div><div>Il Flair bartending è nella creazione dei cocktail quello stile caratterizzato da mosse rapide e acrobatiche, uno spettacolo da vedere per il cliente, con la qualità del bere. </div><div>La mixology, che ha preso piede solo negli ultimi anni, ha trasformato la pratica di miscelare i drink uno stile più “intellettuale”, basato sulla misurazione attenta degli ingredienti. Il barman fornisce al cliente una descrizione affascinante del drink e consigli su come assaporare al meglio la bevanda. </div><div>Se nel flair si punta a stupire, nella mixology si cerca invece di arricchire l’esperienza del consumatore e voi siete pronti a scoprire i vari sapori.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 17:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Timballo di riso al forno o sartù di riso]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B2"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Timballo di riso al forno o sartù di riso</h3><div><hr></div><div>Sartù, timballo partenopeo con "sorpresa", la deliziosa ricetta napoletana nacque per mascherare il sapore del riso a corte, nel XVIII secolo, ai tempi del regno di Ferdinando I di Borbone, la corte partenopea non amava consumare riso. Considerato un cibo povero e poco saporito, non a caso veniva definito “sciacquapanza”.</div><div><br></div><div>Il sartù deriva probabilmente dalla necessità di adattare questa pietanza al gusto di corte. I monsù, i cuochi francesi di corte, crearono nel Settecento questo piatto, arricchendo il riso con numerosi ingredienti e mascherandone il sapore con la salsa di pomodoro]. Il nome stesso del piatto verrebbe dal francese surtout, il centrotavola che era in uso nel Settecento e che poteva anche essere usato per portare in tavola il sartù, cucinato come un timballo.</div><div><br></div><div>Il timballo del gattopardo, cui parla il libro di Tomasi di Lampedusa, quello della cena, «Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra». Il romanzo è del 1963, il “Timballo di maccheroni“, “Timballo dei Monsù“, passato alla storia come “Timballo del Gattopardo“, che Giuseppe Tomasi di Lampedusa descrisse &nbsp;così: “L’oro brunito dell’involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione di delizia che si sprigionava dall’interno quando il coltello squarciava la crosta: ne erompeva dapprima un fumo carico di aromi e si scorgevano poi i fegatini di pollo, le ovette dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufi nella massa untuosa, caldissima dei maccheroni corti, cui l’estratto di carne conferiva un prezioso color camoscio.”</div><div><br></div><div>Mettiamo in chiaro che il sartù di riso è un piatto tipico della cucina napoletana. ll riso, prodotto diffuso nel Regno di Napoli dagli Aragonesi, non riscontrò successo nel Meridione, tranne in Sicilia, dove era stato introdotto durante la dominazione araba. Gli Arabi solevano mangiare delle polpette di carne tritata, mescolata con riso ed altre erbe tra cui lo zafferano, che anch'essi avevano introdotto in Sicilia. Con la coltivazione del riso, così come quella dello zafferano, che furono introdotte in Sicilia dagli Arabi, nel IX secolo d.C. con questi ingredienti nacquero gli arancini, che col tempo divennero il più famoso cibo di strada dell’isola.</div><div><br></div><div>In Sicilia chiamiamo il sartù di riso, con timballo di riso al forno, ne esiste una versione estiva (con le melanzane e la salsa di pomodoro semplice) e una invernale (con il ragù). In comune ci sono sempre provola, piselli, uova sode e tanto formaggio grattugiato. </div><div>E’ ricco come il Timballo di anelletti alla Palermitana, mentre nel timballo di riso o sartù, è che nel primo si usa la pasta, nel secondo il riso.</div><div><br></div><div>I siciliani, seppure i primi in Europa a conoscere il riso, non sono mai stati entusiasti di questo cibo come pietanza, ed hanno coniato un proverbio "risu: quantu mi jsu cioè sono pronto ad alzarmi, appena ci si alza da tavola è già digerito. Era ritenuto un alimento scarsamente nutritivo. Ciò non toglie che venisse utilizzato in molte ricette tradizionali, soprattutto nella cucina arabo - sicula, come componente principale dei piatti unici che costituivano un intero pasto.</div><div><br></div><div>Ora nel risotto agli agrumi, nei famosi Arancini, nelle Crispelle di riso catanesi, la ricetta per la Festa del papà, le crispelle di riso vengono preparate in occasione del giorno di San Giuseppe. Ma l'effettiva nascita delle crispelle catanesi, chiamate anche zeppole di riso, si fa risalire al XVI secolo per opera delle monache benedettine del monastero di Catania.</div><div><br></div><div>Avrete sentito anche parlare delle “ganeffe”, una semplice minestra di riso in brodo può diventare una pietanza golosissima, perfetta per ritemprare il corpo e lo spirito nelle serate d’inverno. Come le ganeffe, piccole polpette di riso allo zafferano che vengono fritte in olio di oliva e servite fumanti nel brodo di carne, con un’abbondante spolverata di pecorino. Conosciute &nbsp;come i badduzzi di risu cu brodu (palline di riso col brodo), tipiche delle province di Enna e Caltanissetta, dove vengono preparate come ‘piatto della domenica’ durante i mesi invernali.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 04 Jan 2025 14:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il fischietto siciliano in terracotta]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B1"><h3 class="imHeading3">Il fischietto siciliano in terracotta</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il fischietto siciliano in terracotta è un vero e proprio simbolo della nostra tradizione, un oggetto che riporta alla mente ricordi di feste, giochi e risate dei bambini. Ognuno di questi fischietti, realizzati a mano da abili artigiani, racconta una storia: c'è chi li usa per accompagnare le danze popolari, chi per fare un po' di musica tra amici. E non dimentichiamo i colori vivaci che li rendono ancora più affascinanti.</div><div class="imTACenter"> Passeggiando tra le bancarelle dei mercatini siciliani, è impossibile non fermarsi a scegliere il proprio fischietto preferito, un piccolo tesoro della nostra cultura.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il fischietto siciliano è uno strumento a fiato tipico della tradizione <span class="fs12lh1-5">siciliana. </span><div>A seconda del territorio può assumere nomi diversi, viene chiamato <span class="fs12lh1-5">“friscalettu”, “frautu”, “fischiettu”, “frischiettu”, o “faraùtu”, c'è stato un tempo in cui si vedevano bancarelle di artigiani venditori, posti davanti alle chiese con sgargianti fischietti in terracotta, che davano aspettative all'infanzia con i loro colori, giocattoli sonori.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il fischietto affonda le sue origine nella cultura rurale e pastorale </span><br></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Nel territorio di Agrigento, la produzione del fischietto siciliano si </span><span class="fs12lh1-5">trasforma, da semplice attività ricreativa, in una vera e propria attività di </span><span class="fs12lh1-5">artigianato.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Per la realizzazione dei fischietti venivano usati i ritagli di argilla, non più </span><span class="fs12lh1-5">utilizzabili per altri lavori, che venivano pressati all’interno di calchi </span><span class="fs12lh1-5">cosparsi di polvere di gesso. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il decoro del fischietto siciliano avveniva a </span><span class="fs12lh1-5">freddo, con colori ad acqua, terra e anche tempere. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">La varietà dei colori </span><span class="fs12lh1-5">era limitata e si basava su quelli fondamentali: rosso, giallo, blu e verde, </span><span class="fs12lh1-5">nero o marrone.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"> </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il fischietto veniva applicato sul retro </span><span class="fs12lh1-5">della statuetta, all’altezza della vita per le figure umane, in </span><span class="fs12lh1-5">corrispondenza della coda per le figure di animali. I</span><span class="fs12lh1-5"> manufatti erano caratterizzati inizialmente da raffigurazioni zoomorfe dalle simbologie di natura propiziatoria.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ad Agrigento il soggetto tipico del fischietto siciliano è San Calogero, il </span><span class="fs12lh1-5">patrono della città.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">A Sciacca sono molto diffusi alcuni ceramisti storici realizzano fischietti a </span><span class="fs12lh1-5">soggetto animale di piccole dimensioni: pesci, maialini, ricci, ochette, </span><span class="fs12lh1-5">galletti stilizzati, secondo uno stile personale che in qualche modo si </span><span class="fs12lh1-5">stacca dalla tradizione.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">A Caltagirone, erano anticamente giochi per i bambini e venivano venduti in occasione delle feste cittadine: ai bambini veniva concesso di suonare il fischietto durante le processioni del santo.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Accanto alla produzione di vasi, tegole, suppellettili e stoviglie di uso domestico, il figulo (dal latino “figulus”, vasaio), ha sempre affiancato la creazione di “giocattoli rompitimpani” (i “tintinnabula” di età romana) destinati soprattutto al diletto dei bambini. </span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Troviamo anche il Fischietto ad acqua in terracotta tradizionale, riproduce un suono unico e divertente simile al cinguettio di un uccellino. </span><span class="fs12lh1-5">Bisogna riempire l'interno di acqua e soffiare dal beccuccio per riprodurre il suono.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il periodo di massima diffusione dei fischietti è stato tra la fine dell’ottocento e gli anni 50. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Venivano donati ai bambini in un giorno di festa, quasi sempre all’approssimarsi della primavera e della Pasqua, insieme adi dolci pasquali.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">In Sicilia erano molto in uso i fischietti che riproducevano immagini di Santi protettori e si vendevano in occasione delle feste patronali. Pitrè scrive a tal proposito: “Fischiano: in Caltagirone la Immacolata, S. Giacomo, S. Francesco di Paola; S. Michele Arcangelo in Caltanissetta , Agostino Novelli in Termini; la Madonna di Mezz’Agosto in Trapani; S. Giovanni Battista a Marsala; S. Vito a Mazara; S. Calogero a Girgenti, Naro, Sciacca, Aragona; S. Lucia a Siracusa; S. Corrado a Noto; S. Giorgio a S. Pietro nell’alta, Madonna di Valverde dei Miracolie bassa Modica e sono fatti di creta”.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">A Caltagirone, la </span><span class="fs12lh1-5">Rassegna dei Fischietti</span><div><span class="fs12lh1-5">Le prime due edizioni del 1988 e del 1989 sono state dedicate ai Santi con il fischio.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">Museo della Fotografia e Mostra del Fischietto di terracotta di Caltagirone.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 11:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Grafica d’autore opere scelte anni 70 e 80]]></title>
			<author><![CDATA[L'Atelier di Modica ]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001B0"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Grafica d’autore / opere scelte anni '70 e '80</h3><div><hr></div><div>ALAN DAVIE &nbsp;- LENZ KLOTZ - MIMMO GERMANÁ - MARIA LUISA DE ROMANS GIUSEPPE SANTOMASO - YVES LALOY - EUGENIO CARMI</div><div><br></div><div>Lunedì 6 Gennaio &nbsp;2024, dalle ore 17:00 alle 19:00, presso la Galleria </div><div>L’A/telier di Modica Alta (RG) &nbsp;sarà inaugurata la mostra Grafica d’autore. </div><div><br></div><div>Nello spazio espositivo saranno esposte alcune litografie di grandi maestri di questa tecnica artistica.</div><div><br></div><div>«L’opera d’arte può introdurre la riproduzione dell’originale in situazioni che all’originale stesso non sono accessibili, in particolare gli permette di andare incontro al fruitore nella forma della fotografia o del disco. La cattedrale abbandona la sua ubicazione per essere accolta nello studio di un amatore d’arte, il coro eseguito in un auditorium o all’aria aperta può essere ascoltato in una camera» ( W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, 1936.)</div><div><br></div><div>La litografia, dal greco lithos, ossia pietra, è un metodo di stampa artistica detta in piano, in quanto non contempla matrici a rilievo o incavo, ma lastre di pietra accuratamente levigate con pomice, sabbia o ancora, carborundum. Inizialmente, la matrice litografica era di una specifica pietra calcare molto compatta, proveniente da &nbsp;Solnhofen (Germania), in seguito sostituita da lastre di metalli porosi, come zinco e alluminio.</div><div>La litografia utilizza i principi di repulsione chimico-fisica tra acqua e sostanze grasse. L'artista disegna sulla matrice, in modo speculare, con matita o inchiostro litografico, sostanze molto oleose e incompatibili con l’acqua. </div><div>La litografia che consente anche l'uso di diversi colori, è detta cromolitografia, un processo molto laborioso perché, per ogni colore da inserire, deve essere preparata una matrice con il disegno perfettamente riportato in squadra. Questo aspetto ha contribuito a diffondere la tecnica non solo in ambito artistico, ma anche nella stampa di manifesti e illustrazioni librarie. </div><div><br></div><div>Dal 6 Gennaio al 1.Marzo 2025</div><div><br></div><div>Galleria d'Arte L’A/TELIER<div><span class="fs12lh1-5">non luogo di situazioni e contemporaneità</span><br></div><div><br></div><div>Via Pizzo 42, 97015 Modica</div><div>0039 333 7296148</div><div>Wathsapp 0041788807174</div><div>info@lateliermodica.it</div><div><a href="https://www.lateliermodica.it/" class="imCssLink">www.lateliermodica.it</a></div><div><br></div></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 08:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Milano e Roma il Natale è giallo con il limone di Siracusa IGP]]></title>
			<author><![CDATA[SEC Newgate Italia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AF"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Nelle Stazioni di Milano e Roma il Natale è giallo con il limone di Siracusa IGP</h3><div><hr></div><div>Quando si parla di Natale, non possiamo non pensare ai colori e ai sapori che lo accompagnano, e quest'anno Milano e Roma si tingono di giallo grazie al fantastico Limone di Siracusa IGP. </div><div>La campagna pubblicitaria che ha preso il via nelle stazioni principali è un vero e proprio inno a questo agrume straordinario, simbolo di freschezza e qualità. </div><div>Non c'è modo migliore di celebrare il Natale se non con un tocco di Sicilia, quindi preparatevi a farvi conquistare da questo limone che porta con sé il sole e la passione dell'isola.<br></div><div><br></div><div>Promossa dal Consorzio di tutela del Limone di Siracusa IGP e co-finanziata dall’Unione europea nell’ambito del progetto LemON, questa campagna celebra un prodotto d’eccellenza unico al mondo. </div><div>L’obiettivo dell’attività è semplice ma ambizioso: far conoscere a tutti il gusto, la qualità e la tradizione che si celano dietro il Limone di Siracusa IGP. </div><div><br></div><div>Per tre anni, queste due importanti stazioni ferroviarie saranno teatro di una straordinaria esposizione visiva, progettata per raggiungere milioni di viaggiatori e valorizzare il ruolo strategico del nostro limone nel panorama agricolo europeo. </div><div>La pianificazione accurata di questa iniziativa, che coincide volutamente con la campagna annuale di produzione, sottolinea l'importanza di questo periodo per il Consorzio e per il territorio di Siracusa. </div><div><br></div><div>La stagione produttiva invernale del Limone di Siracusa IGP si estende generalmente da novembre ad aprile, periodo in cui si raccoglie la varietà "Primofiore Invernale", caratterizzata da un succo ricco, un aroma irresistibile e dalla tipica buccia giallo intenso. Questa fase rappresenta il cuore pulsante della produzione di limoni nella zona di Siracusa, grazie alle condizioni climatiche favorevoli e ai terreni fertili tipici del territorio.</div><div><br></div><div>Il Limone di Siracusa IGP si distingue dagli altri per l’elevata succosità, la ricchezza di ghiandole oleifere nella buccia e l’alta qualità degli oli essenziali. è inoltre un ottimo dissetante, aromatico, ricchissimo di vitamina C e di sali minerali.</div><div><br></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 07:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I costumi tipici in Sicilia e lo scialle]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AE"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I costumi tipici siciliani</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Quando pensiamo ai costumi tipici siciliani, non possiamo non menzionare lo scialle, un accessorio che racconta storie di tradizioni e cultura. Questo semplice pezzo di tessuto, spesso ricamato con colori vivaci, non è solo un modo per coprirsi, ma è un simbolo di identità e appartenenza. In occasioni speciali, come le feste patronali o le rievocazioni storiche, le donne siciliane indossano con orgoglio lo scialle, trasformando ogni evento in un viaggio nel tempo. Anche se molti di questi costumi sono oggi relegati a momenti particolari, il loro fascino e la loro storia continuano a vivere nei cuori di chi ama la Sicilia.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Dei costumi tipici siciliani di alcuni è rimasto soltanto un ricordo, ma aiuta a conoscere una tradizione, una cultura ed è sicuramente il costume tradizionale.<div>Oggi i costumi tradizionali vengono soprattutto indossati durante celebrazioni particolari, feste religiose ed eventi, magari per rievocare una parte di storia.</div><div>I costumi tradizionali siciliani antichi erano piuttosto semplici, alcuni di questi capi non vengono più indossati nemmeno in varianti moderne, come ad esempio il fazzoletto sulla testa o il grembiule sulla gonna.</div><div>L’abbigliamento tradizionale della donna e dell’uomo siciliano erano dunque composti di diversi capi realizzati con diverse fogge e fatture, e spesso anche i colori variavano; gli abiti dei giorni quotidiani inoltre, erano distinti da quelli della festa.</div><div>L’abito tipico femminile siciliano è sicuramente quello costituito da una semplice gonna di lino o cotone che veniva chiamata ‘fadedda’. Lungo fino ai piedi, questo capo aveva l’unico scopo di essere pratico. Veniva fermato in vita con una cintura ed inequivocabilmente abbinato ad una.</div><div><br></div><div>A ravvivare l’abito ci pensava un fazzoletto colorato posto sulle spalle e fermato con uno spillone in petto, lo scialle. </div><div>Alla gonna veniva inoltre abbinato un semplice grembiule e infine il completo terminava forse con calze e scarpe rigorosamente nere e un panno sulla testa per trasportare oggetti.</div><div><br></div><div>Ma è lo scialle siciliano che è un’icona del costume popolare, usato per scopi diversi oltre che il solo coprirsi, &nbsp;lo Scialle dal fr. châle; dal persiano shāl, fa la sua apparizione in Francia e in Inghilterra verso la fine del sec. XVIII, questo indumento, si trasforma con la moda, rimane per oltre un secolo elemento di preziosa eleganza femminile. Da povero elemento di copertura o di lavoro per le faccende domestiche o nei campi a diventare capo di eleganza il passo è molto breve, è bastato cambiare i tessuti, impreziosire con ricami e merletti per diventare oggetto di seduzione quando calato sul capo mostra solo gli occhi e lo sguardo, come le donne che rivolgevano agli uomini per farsi corteggiare in cerca di matrimonio.</div><div>Lo scialle semplice nella sua forma triangolare e quasi votiva che richiama la triade divina del cattolicesimo, è per una donna un elemento che si presta a tanti usi: da copertura per il freddo o il troppo caldo a velo di matrimonio o per il lutto, solo cambiando i colori e con esso i significati gli stati emotivi , è uno strumento che ha un suo linguaggio fatto di parole mute. Nei paesi dove si indossa ancora e si tramandava di madre in figlia.</div><div><br></div><div>Oggi semplice oggetto da mostrare e da ammirare.</div><div>Si potrebbe cucirne uno, non per imparare, ma come atto di conoscenza di un elemento che appartiene ad una cultura antica anche a chi non è dei luoghi, anziché portare un oggetto diverso già realizzato, si può apprezzare qualcosa che rimane dopo un viaggio, un’ esperienza indimenticabile.</div><div>In Sicilia si dice: “ chi indossa lo Scialle a fine anno porta con sé calore e amore per tutto l'anno”.<br></div><div><br></div><div>Questo ha portato ad un interesse verso la moda simbolica siciliana, istituendo luoghi per la memoria culturale, ed iniziano ad aprire i musei della moda.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 30 Dec 2024 11:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'olio la sua importanza, la scacralità]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AD"><h3 class="imHeading3">L'olio la sua importanza, la scacralità, la superstizione, l'economia in Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">L'olio in Sicilia non è solo un condimento, ma un vero e proprio simbolo della nostra identità. </div><div class="imTACenter">Ogni goccia racchiude secoli di tradizioni, superstizioni e credenze che si intrecciano con la vita quotidiana. </div><div class="imTACenter">Pensate che in molte famiglie, l'olio d'oliva viene benedetto e utilizzato in rituali per scacciare le energie negative. </div><div class="imTACenter">Ma non è solo un aspetto spirituale: l'olio è anche una risorsa economica fondamentale per l'isola, contribuendo a sostenere le piccole imprese e l'agricoltura locale. </div><div class="imTACenter">Insomma, ogni volta che assaporate un piatto con olio siciliano, non state solo gustando un prodotto, ma state assaporando una storia ricca di significato e passione.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Chi da siciliano non ha conosciuto il locale, dove si conservava nelle giare l’olio solo per evitare ai recipienti dell’olio in argilla danni, che avrebbero implicato una perdita economica considerevole.<div>C’è stato un tempo, dove l’olivicoltura era praticata come attività precipua dai viddàni o contadini, che generalmente associavano a questa pratica anche altre, sempre di pertinenza agricola.</div><div><br></div><div>Durante la raccolta che si effettuava con la formula della gabèlla delle olive, sistema ancora oggi in uso, anche se in misura estremamente ridotta. La gabella altri non è che una modalità di affitto: la raccolta delle olive viene affidata ad una famiglia o ad una squadra che ha appositamente congiunto i suoi elementi costitutivi per questo obiettivo. Questa formula prevede una porzione ben definita di olio per chi prende in carico la gabella ed un'altra porzione, altrettanto ben definita, per il proprietario del terreno. Un canone per la raccolta, pagato in natura. Il sistema consente al proprietario di non assumersi gli oneri della raccolta.</div><div>Nel Medioevo era denominata ogni specie di pubblica imposta. Successivamente si intesero le imposte daziarie, comunali e statali, nonché le entrate governative ricavate dai prodotti di monopolio governativo.</div><div>Il momento della raccolta diventa un momento di condivisione, quasi di convivialità collettività, riescendo a smorzare le fatiche oggettive. Al pranzo dell'ultimo giorno partecipa anche il proprietario dell’appezzamento terriero, se la raccolta è avvenuta sulla base dell’accordo contrattuale. In questa circostanza, il pranzo, consumato insieme, diventa un momento di ratifica del rapporto di fiducia che si è instaurato. </div><div><br></div><div>L'olio vecchio, non più edibile, viene impiegato per la fabbricazione del sapone. Se ne preparano due tipologie: sapùni duru o a piezzi e sapùni muoddu.</div><div><br></div><div>L’importanza dell’olivo lo riscontriamo nella patrona del paese di Pettineo, che si trova vicino Tusa con la sua la Fiumara d’Arte, che è Sant’Oliva, cui sono specificamente dedicate sia una piazza sia una chiesa, all’interno della quale è custodita la vara della Vergine, come la chiesa di Santa Oliva è la chiesa madre di Raffadali, come ad Alcamo troviamo la chiesa di Sant’Oliva prospiciente alla piazza Ciullo, a Trabia è la Chiesa di Sant’Oliva, la chiesa di Sant'Oliva di Cefalù. Sant’Oliva è stata anche la patrona di Palermo, fino all’arrivo di Santa Rosalia nel 1624. Il ricordo della devozione palermitana alla Santa è espresso dalla struttura</div><div>Il simulacro della Santa ha come tratti precipui un ramo d’olivo tenuto in una mano ed un libro delle lodi divine nell’altra. Il ramo d’olivo, simboleggia il collegamento diretto, che si attua attraverso la fede, tra la dimensione terrena e quella divina. </div><div>L’olivo lo riscontriamo anche nell’episodio della colomba che porta un ramoscello d’ulivo a Noè, dopo la fine del diluvio universale, e ricordando il legno con il quale è stata costruita la croce di Cristo.</div><div><br></div><div>La sacralità dell’olio nel quotidiano fornisce, un ponte con la superstizione: rompere un contenitore d’olio annuncia una disgrazia o un dispiacere, che possono coinvolgere non solo la persona responsabile della rottura del recipiente, ma anche i membri, in generale, della sua famiglia. Per ovviare immediatamente a questo sgradevole presagio, a mo’ di antidoto, si lascia cadere sul liquido versato, del sale, che assume la funzione, quella parziale di smussare l’impatto della stessa e di lenire gli effetti provocati. </div><div><br></div><div>Si ritiene che il malocchio nasca dall’influenza negativa esercitata da certe persone su altre, a loro vicine per varie contingenze, l’azione deleteria viene trasmessa attraverso l’organo della vista. Si prendono adesso in esame gli scongiuri, La preghiera per risanare questa condizione di malessere incipiente, è la seguente:</div><div>Tri uocchi fuoru chi t’arucchiàru,</div><div>quattru fuoru chi ti sarvàru.</div><div>San Petru ri Roma vinía,</div><div>a manu purtàva na canna d’olívu,</div><div>a l’altàru maggiùri la biniricía,</div><div>l’uocchi cacciàva a cu mali facía:</div><div>quattru pani e cincu pisci,</div><div>lu beni ’nta la me casa mi crisci</div><div>[Tre occhi sono stati quelli che ti hanno guardato male,/ quattro sono stati gli occhi che ti salvarono./ San Pietro giungeva da Roma,/ in mano portava un ramoscello d’ulivo,/ l’aveva benedetto all’altare maggiore,/ cavava gli occhi a chi compiva il male:/ quattro pagnotte e cinque pesci,/ il bene cresce per me nella mia casa].</div><div><br></div><div>La sacralità dell'olivo ad Atene parte da un'antica leggenda, che ha per contenuto una battaglia per la sovranità sulla città di Atene tra Atena, dea della guerra e dell'intelligenza, e lo zio Poseidone, dio degli abissi marini. Poseidone, nella forte aspirazione di ottenere la sovranità sulla città di Atene, che ai tempi non aveva neppure un mare, aveva colpito con il suo tridente la roccia sulla quale, a gara conclusa e vittoria aggiudicata, doveva sorgere l'Acropoli e aveva fatto scaturire a quell'altezza un mare. Si racconta pure che sempre in quell'occasione, in aggiunta alla sorgente salata, per far colpo su colui o coloro che dovevano assegnare il primato sulla città, avesse fatto balzare fuori dalla terra il primo cavallo. Atena, in risposta, fece nascere dalla terra il primo albero di olivo, con il chiaro intento di giovare agli uomini, fornendo loro la materia per illuminare la notte, l'unguento per medicare le ferite e il nutrimento adatto alla popolazione.</div><div><br></div><div>Non può, inoltre, neppure sfuggire che ad Aristeo, come benefattore responsabile di aver insegnato agli uomini a vivere in civiltà, era ritenuto inventore dell'alveare e dell'apicoltura in genere, del formaggio e del frantoio o trappeto e maestro per gli uomini dell'innesto dell'olivastro, al fine di rendere la pianta domestica, venne dedicato a Siracusa un tempio, ove andare a tributargli onori divini, in Sicilia era una delle divinità campestri, una statua eretta a Siracusa nel tempio di Bacco. </div><div><br></div><div>Nel Salmo 104, 14-15, in cui si tesse l’elogio degli splendori della creazione, quando si parla della terra che sostiene coi suoi prodotti l’uomo, si citano, non casualmente, tre alimenti primari, con specifiche proprietà: il vino che serve ad allietare l’animo dell’uomo, il pane che dà robustezza e l’olio che fa brillare il volto.</div><div><br></div><div>Oggi in Sicilia alla pianta d’olio si è soppiantato l’olio nero, in nome del progresso, raffinerie anziché verde nei campi, da città privilegiate a luoghi d’industrializzazione per conto di terzi, a scarti industriali.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 30 Dec 2024 09:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Aspettando il dolce del Natale siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AC"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Aspettando il dolce del Natale siciliano</h3><div>Il Natale in Sicilia è un vero e proprio tripudio di sapori e tradizioni che riscaldano il cuore. </div><div>Mentre ci avviciniamo alle feste, non possiamo fare a meno di pensare ai dolci tipici che rendono questa stagione così speciale. Dalle famose cassate ai profumati buccellati, ogni morso racconta una storia di famiglia e di passione. </div><div>Aspettando di gustarli, possiamo già immaginare il profumo che invade le nostre case, creando un’atmosfera magica che solo il Natale siciliano sa regalare. </div><div>Preparatevi, perché il dolce delle feste sta per arrivare e sarà un vero spettacolo per il palato.<br></div><div><br></div><div>In Sicilia ogni festa che si rispetti ha il proprio dolce tradizionale che viene a seconda delle località riproposto in varie forme e differenti nomi. </div><div>Prima dell'avvento del panettone e del pandoro, di origine settentrionale, in provincia di Palermo , il principale, se non unico, dolce natalizio era rappresentato dal buccellato: un impasto di farina cotto al forno, a forma di ciambella, farcito nel suo interno e decorato all'esterno.</div><div>Essenziale è la farcitura che è composta da prodotti di facile reperibilità come fichi, uva passa, mandorle, noci, zuccata, miele, canditi e cioccolato. </div><div>Questi ingredienti, ben inseriti nella pasta composta di acqua, farina, strutto, uova, zucchero e latte, che vengono poi fatti cuocere al forno, facendoli ben amalgamare con l'involucro, poi rivestito da una glassa di zucchero decorata. </div><div>Questi ingredienti fanno supporre che siano stati gradatamente rielaborati al tempo della dominazione araba, si iniziava a coltivare la canna da zucchero e dall'oriente veniva introdotto il pistacchio. Solo dopo la scoperta dell'America, sarà possibile l'inserimento della cioccolata utilizzata sia per decorarne la superficie che per farcirne il contenuto.</div><div><br></div><div>Il dolce natalizio per eccellenza è il buccellato o cucciddatu, che cambia forma, ripieno e nome da luogo in luogo. </div><div>Il buccellato di Ventimiglia di Sicilia ha la forma di mezza luna, quello di Roccamena ha un ingrediente particolare: il melone invernale giallo, chiamato in dialetto locale purceddu, </div><div>il buccellato di Trabia ha un ripieno di marmellata di nespole; rinomati quelli di campofelice e di Giardinello per la tipicità delle forme.</div><div>A palermo dove ogni dolce è un rito sacro al consumo, non importa quanto tu sia sazio, ma uno spazio per il dolce lo troverai sempre, per le feste natalizie abbiamo il buccellato è una golosa ciambella la cui superficie è incisa in modo particolare per mostrare l'interno.</div><div>A Mazzarino alle pendici dei monti Erei nel sud orientale della Sicilia, il buccellato è a forma di ciambella con un rupieno di fichi secchi e dentro il foro u giaffagghiuni, un fogli docli e tenere del cerfuglione.</div><div>Il primo gennaio si festeggia a San Cataldo, collocato all'interno del comprensorio dell'altopiano Solfifero Siciliano, la festa del gesù bambino, la statua al braccio porta la vucciddata, un dolce ripieno tipico.</div><div>A Sutera che ha per motto: Sutera ingens ac subtilissima civitas. Ornamenti esteriori da Città e a Vallelunga Pratameno i buccellati si chiamano vurciddati, mentre a Troina la città dei 24 baroni, cudduri, a Regalbuto e a Gagliano Castelferrato cucciddati; a Regalbuto, si preparano anche le sarsamele, biscotti Montedoro, Montallegro e Raffadali dove l'evento principale raffadalese è il "Fastuca Fest i pistacchi, i purciddati. </div><div>A Regalbuto a forma di stella, dolci che preparavano le suore del monastero di Santa Maria della Grazia. In un documento dell'Archivio Secrezia di Troina, datato 1702,si attesta che il vescovo delega l'arciprete Silvestro Stazzone a visionare i registri dei conti delle entrate e uscite del monastero di Regalbuto, nella relazione si nota che vi era un consumo eccessivo di cioccolato e di caffe; la Badessa si giustifica con il vescovo dicendo che eccedenza &nbsp;era dovuta alla vendita dei dolci per il sostentamento del convento stesso.</div><div>Anche le sarsameledi Gagliano Castelferrato sono a base di mandorle, ma con ingredienti e fogge diversi. </div><div>Si preparano, inoltre una varietà di deliziosi dolci, come biscottini amari di paste di mandorle, torroncini, dolci di mandorle bianche, e poi due tipi di cassatelle bianche, paste ripiene a forma di mezza luna, il biscotto bicolore 'nfasciatedda e dolci di mandorle al vermut. <span class="fs12lh1-5">Per realizzare questo dolce occorre un attrezzo tipico artigianale in alluminio, detto mutu pi cosi duci, una sorta di piccolo imbuto dentellato che dopo essere stato riempito di impasto viene leggermente pigiato donando al biscotto la forma di una rosellina.</span></div><div>I buccellati di Burgio, famosa per la Scuola Ceramica Burgitana, troviamo i cuddureddi cu i ficu; e qui, si prepara anche la grabuscia, palline di pasta fritta addolcita con zucchero e profumata con cannella </div><div>La notte di San Silvestro, a Gratteri, arriva a Vecchia, una simpatica Befana che va in giro a suon di campanacci, accompagnata da un corteo di giovani in abiti tipici siciliani, e porta sulle spalle due enormi cesti pieni di buccellati chiamati turtigliuna, che distribuirà durante il suo percorso.</div><div>Anche a Isnello, con il suo osservatorio astronomico Gal Hassin, ricorda la tappa del grande circuito della targa Florio, sempre nelle Madonie, si svolge un'antica tradizione che rappresenta l'auspicio di un buon inizio d'anno, arriva a Nunna Vecchia, e anche qui i ragazzi al suono di campanacci girano per le vie del paese per annunciare la fine dell'anno, mentre ricevono, scambiano auguri e dolci tipici di fine e inizio anno chiamati i corna, dalla caratteristica forma. </div><div>Non lontano da Himera, a Caccamo, è possibile ammirare il meraviglioso imponente castello medievale. I dolcini di Natale, buccellati a forma di mezza luna, sono i dolci tipici del luogo. </div><div>A San Giovanni Gemini, il buccellato assume il nome di pizarruna e si confezionano per le feste natalizie le paste bianche a base di mandorle e pistacchi.</div><div>Antico dolce natalizio, di Lercara Friddi, creato delle monache, una volta accompagnato con i mostaccioli la pantofola. Oggi questo dolce sto dolce non è necessariamente legato un particolare periodo dell'anno. Forse viene chiamato così perchè assomiglia tanto a una piccola pantofola, ma con un ripieno da leccarsi i baffi.</div><div>A Fondachelli Fantina, per il Santo Natale si fanno i piccillati, fagottini ripieni di frutta secca, e qui le antiche tradizioni gallo-italiche sono ancora ben radicate; inoltre, si fanno le cassate, ma per la festa di Pasqua. </div><div>I dolci natalizi di Ciminna sono le 'mpanatigghi, il film “Il Gattopardo”, che è stato girato qui nel 1963, ha portato a Ciminna una grande popolarità, molto diverse dai famosi dolci di Modica, uno degli esempi più significativi dell’ architettura tardo barocca siciliana, sia di forma che di fattura, ma altrettanto buone. </div><div>Ogni ricetta di questo dolce è antica e si tramanda da madre in figlia.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Dec 2024 08:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Fotografie di Nick Parrino volti e luoghi della Sicilia liberata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AB"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Nelle fotografie di Nick Parrino, i volti e i luoghi della Sicilia liberata del 1943</h3><div><hr></div><div>Se sei un amante della fotografia e della Sicilia, non puoi perderti le opere di Nick Parrino. </div><div>Durante la sua recente mostra, ha saputo catturare non solo i volti delle persone, ma anche l'anima dei luoghi che raccontano storie di speranza e rinascita. Ogni scatto è un invito a scoprire una Sicilia che si rialza, piena di vita e colori. </div><div>Le sue immagini hanno trasmesso emozioni forti e ti fanno sentire parte di un viaggio indimenticabile. </div><div>Insomma, un'esperienza visiva che ti farà innamorare ancora di più di questa terra straordinaria.<br></div><div><br></div><div>Si è svolta una mostra a Catania che ha raccontato la liberazione della Sicilia da parte degli Alleati attraverso gli scatti di Nick Parrino, fotografo italo-americano al seguito dell’esercito USA.</div><div>Curata da Ezio Costanzo e intitolata 1943. Volti e luoghi della Sicilia liberata. Fotografie di Nick Parrino, la mostra è organizzata da Fondazione OELLE Mediterraneo Antico presso il suo Phil Stern Pavilion a Le Ciminiere di Catania.</div><div>Gli scatti di Nick Parrino raccontano la Sicilia liberata, nelle immagini, il racconto di quei giorni del 1943 dopo l'armistizio di Cassibile firmato il 3 settembre di quell'anno con il quale, l'Italia firmò la resa incondizionata agli Alleati nella seconda guerra mondiale. Negli scatti c'è la Sicilia liberata dei giorni successivi dell'Operazione Husky e i volti sorridenti della popolazione che riprende a vivere</div><div>Arruolato nell’OWI, l’Office of War Information, Nick Parrino è al seguito dell’esercito statunitense in diversi teatri bellici. </div><div>Negli scatti emerge l’intento del fotografo di ritrarre la ripresa della vita sociale ed economica. Sia nelle grandi città, come Palermo, Catania, Agrigento, Messina, Siracusa. Sia nei piccoli paesi di provincia e nelle campagne.</div><div>Ecco, quindi, i contadini sull’Etna, i pescatori, gli operai che lavorano la pietra per ricostruire le strade. I momenti di relax e di animazione culturale organizzati dall’Amgot (il Governo militare alleato dei territori occupati). I maestri artigiani, i luoghi di storia e di arte che da sempre hanno incantato il mondo.</div><div>Commenta il curatore Ezio Costanzo: «Nella mostra sono esposte solo una parte delle foto scattate da Parrino in Sicilia durante la guerra, conservate nella Library of Congress di Washington. Sono immagini in cui l’istante congela la storia restituendoci il grande valore della fotografia documentaristica, che diventa testimonianza della cultura sociale ed economica di un luogo e del suo popolo».</div><div><br></div><div>Del fotografo Nick Parrino si conosce poco. Il suo cognome rivela l’origine italiana, ma sono tutt’ora ignoti la data e il luogo di nascita. Pare sia vissuto a Cleveland, nell’Ohio, dove è deceduto nel 1979. Prima della guerra ha lavorato come fotografo per il quotidiano Cleveland Plain.</div><div><br></div><div>Per l’OWI Parrino ha fotografato in diversi fronti di guerra, tra cui il Nord Africa, il Medio Oriente e l’Italia. Ha lavorato come fotogiornalista per la Wide World Photos e, nel dopoguerra, è stato photo editor della rivista Newsweek. È stato anche direttore della biblioteca di fotografia della Cities Service Co. (divenuta poi CITGO) dove ha lavorato fino al 1967.</div><div>La mostra è organizzata in collaborazione con la Library of Congress, Prints and Photographs Division, Washington, D.C. e in partnership con la Città Metropolitana di Catania-Museo Storico Sbarco in Sicilia 1943.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 07:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pinakothek’a ti aspetta a Palazzo Sant’Elia! ]]></title>
			<author><![CDATA[Fondazione Sant'Elia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001AA"><div class="imTACenter"><div><br></div><h3 class="imHeading3">Pinakothek’a &nbsp;24.11.2024 – 30.03.2025</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Duecento opere della collezione Elenk’art in mostra a Palazzo Sant’Elia</span><br></div><div><br></div><div>Il racconto di una grande stagione dell’arte italiana e internazionale attraverso il Novecento e fino ai nostri giorni</div><div><br></div><div> A cura di Sergio Troisi e Alessandro Pinto</div><div><br></div><div>Domenica 24 novembre 2024 apre al pubblico “Pinakothek’a. Da Cagnaccio a Guttuso, da Christo e Jeanne-Claude ad Arienti”, una grande mostra che, negli spazi di Palazzo Sant’Elia, espone parte della ricca e documentata collezione Elenk’art.</div><div><br></div><div>La mostra, nata da un’idea condivisa fra Fondazione Sant’Elia, Città Metropolitana di Palermo ed Elenka, vanta il patrocinio dell’ARS (Assemblea Regionale Siciliana), dell’Assessorato Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo e della Città di Palermo.</div><div><br></div><div>Circa duecento le opere di Pinakothek’a , selezionate da un corpus di oltre quattrocento pezzi, che mappano come un mosaico la produzione di tutto il Novecento e includono esponenti italiani e stranieri del panorama contemporaneo. Curatori sono gli storici dell’arte Sergio Troisi e Alessandro Pinto. Costituitasi nel corso degli ultimi decenni, la collezione Elenk’art annovera oggi centinaia di opere che permettono una ricognizione di fondamentale rilievo sul Novecento e che si prolunga sino ai giorni nostri.</div><div><br></div><div>La fase tra le due guerre è rappresentata da importanti dipinti (tra gli altri) di Cagnaccio di San Pietro, Donghi, Marussig, Tozzi, de Chirico, Carrà, Pirandello, Mafai, Guttuso (con 18 lavori che seguono il suo percorso anche nel dopoguerra); l’astrazione italiana con Accardi, Sanfilippo, Consagra, Turcato, Dorazio, Perilli, Guerini; l’astrazione informale con Lionello Venturi e dipinti di Afro, Vedova, Santomaso, Corpora, Birolli.</div><div><br></div><div>A Palazzo Sant’Elia si dipana così il racconto di una grande stagione dell’arte italiana e non solo, la galassia informale europea è rappresentata da Hartung e Mathieu, mentre la tensione sperimentale degli anni Sessanta e Settanta trova riscontro nei lavori di Novelli, Del Pezzo, Pascali, Castellani, Bonalumi, Vasarely, Nigro, Vigo, Varisco, Rotella, Baj, Adami, Ontani, Isgrò, Christo.</div><div><br></div><div>Quindi il ritorno alla pittura degli anni Ottanta con opere di Chia, Germanà e gli esponenti della cosiddetta Officina San Lorenzo. Non manca infine lo sguardo alla scena attuale, con opere di Stefano Arienti, Bertozzi &amp; Casoni, Luigi Presicce, e quella siciliana in particolare degli ultimi 25 anni: dagli esponenti della cosiddetta Scuola di Palermo (Bazan, De Grandi, Di Marco, Di Piazza) a Daniele Franzella, Loredana Longo, Manfredi Beninati, Andrea Buglisi, Giovanni Iudice, Francesco Lauretta per citare i più conosciuti di un contesto dialogico e in continuo divenire.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 11 Dec 2024 17:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I ciaramiddari: gli zampognari siciliani e le origini]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A9"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">I ciaramiddari: gli zampognari siciliani e le origini</h3><div><hr></div><div>I ciaramiddari, questi affascinanti zampognari siciliani, portano con sé una tradizione musicale che affonda le radici nel cuore dell'isola. Immaginatevi, durante le festività, il suono dolce ed allo stesso tempo malinconico della zampogna che risuona tra le stradine dei paesini, creando un'atmosfera magica. </div><div>Ma chi sono realmente i ciaramiddari? Sono artisti che, con le loro melodie, raccontano storie di un tempo passato, di feste contadine e di un legame profondo con la natura. <br></div><div><br></div><div>Le tradizioni musicali connesse alla celebrazione del Natale in Sicilia vedi i ciaramiddari: gli zampognari siciliani e le loro origini. </div><div>Siamo vicini al natale ed un suono che molti non conosco è quello dello zampognaro</div><div>lo ascoltiamo durante la novena, che altro non sono se atti narrativi suddivisi in nove parti che raccontano le vicende della Natività: una tradizione che continua in Sicilia. </div><div>Lo zampognaro è colui che suona uno strumento a fiato, molto simile ad una cornamusa: la zampogna, per l’appunto ma in Sicilia prende il nome di “Ciaramedda”. </div><div>La zampogna o ciarameddaè uno strumento musicale della famiglia degli aerofoni a sacco, dotato di quattro o cinque canne, che vengono inserite in un ceppo, dove viene legato l’otre. L’otre in questione è creato con &nbsp;un’intera pelle di capra o di pecora. Delle cinque canne, solo due sono strumento di canto, mentre le altre servono ad emettere una nota fissa. </div><div><br></div><div>Bisogna anche dire che esistono in Sicilia due diverse varietà di zampogna (ciaramedda). In quasi tutta l’Isola è presente la zampogna “a paro”, la cui denominazione si deve all’eguale misura delle due canne melodiche. A questo arcaico aerofono, si affianca uno strumento più “moderno”, riconducibile per fattura e repertorio alla tradizione musicale barocca: la zampogna “a chiave”, esclusivamente diffusa nel territorio di Palermo-Monreale, dove è stata probabilmente importata da Napoli nei primi decenni del Settecento. <br></div><div><br></div><div>La diffusione di questo strumento è da far risalire a epoche molto, molto antiche. Quando ancora gli zampognari, così come figura legata al Natale, non esistevano. </div><div>Si crede, dunque, che l’origine sia legata al dio Pan.Il repertorio degli zampognari consisteva in semplici melodie popolari, legate alle festività natalizie. Dal 1754, anno in cui Sant’Alfonso Maria de Liguori inventò “Tu Scendi dalle Stelle”, questa fu una delle canzoni che gli zampognari si tramandarono più spesso. </div><div>Le figure degli zampognari si riunirono soprattutto nelle regioni meridionali dell’Italia (Sicilia, Campania, Calabria, Basilicata e Abruzzo). </div><div>Oggi sono pochissimi i centri urbani che possono vantare la presenza di zampognari.</div><div><br></div><div>La scomparsa di un vecchio suonatore, è una perdita, negli anni passati, suonavano per allietare i cittadini durante le feste, e per raggranellare qualche soldo, se l'ascolto avveniva in case private per compensare dello sforzo<span class="fs12lh1-5">, in cambio, veniva offerto loro un bicchiere di vino, un offerta di derrate alimentari e qualche soldino.</span><br></div><div><br></div><div><div class="imTACenter">Spesso questi strumenti di fabbricazione artigianale, venivano realizzati dagli stessi pastori, materiale semplice, ma oggi &nbsp;possono arrivare a costare diverse centinaia di euro, ed ogni ciaramedda ha il suo suono, la propria voce.<br></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div>Novene, ottave e tridui si celebrano di mattina (a partire dalle sette) e di sera (dall'imbrunire). Le esibizioni avvengono all'interno delle abitazioni dei committenti (davanti al presepe o a immagini sacre) oppure all'esterno se vi si trova collocata un'edicola votiva, ancora talvolta decorata secondo consuetudine con fronde d'agrumi cariche di frutti. </div><div>I tre brani (tri caddozzi) in cui normalmente si articola ogni esibizione variano in funzione delle occasioni e delle richieste dei committenti (parrucciani). Il repertorio comprende canti di argomento devozionale.<br></div><div><br></div><div>Giovanni Verga menziona questo rito ne “I Malavoglia”: </div><div>«Come s’avvicinava la novena di Natale, i Malavoglia non facevano altro che andare e venire dal cortile di mastro Turi Zuppiddu. Intanto il paese intero si metteva in festa. In ogni casa si ornavano di frasche e d’arance le immagini dei santi, e i fanciulli si affollavano dietro la cornamusa che andava a suonare davanti alle cappellette colla luminaria, accanto agli usci».<div><br></div><div>E ancora: «Ieri fu il Natale (…). I signori Valentini son venuti tutte le sere della Novena a giocare insieme ai miei parenti. Li ho uditi parlare e ridere nella stanza da pranzo, ove era acceso un buon fuoco, cogli usci ben chiusi, e il vento che mugolava al di fuori, e qualche volta anche la grandine che scrosciava sui tetti. Come devono esser stati felici lì in crocchio, ben caldi, ben riparati, mentre al di fuori faceva freddo e pioveva!».</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 11 Dec 2024 15:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Testa di Turco di Scicli o Castelbuono]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A8"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Testa di Turco: Scicli vs Castelbuono, dove andare prima per scoprire questo dolce ?</h3><div>Se sei pronto per un'avventura che ti lascerà senza fiato, la Testa di Turco è il dolce preparato in diverse occasioni a Scicli ed a Castelbuono.</div><div>Cogliamo l'occasione per visitare queste località, con la storia che affonda le radici nei secoli. </div><div>Mentre passeggi, potrai scoprire le tradizioni locali che rendono questi luoghi ancora più affascinanti. </div><div>Non dimenticare di portare la macchina fotografica: ogni angolo è perfetto per uno scatto. </div><div>E se hai fame, ci sono tante delizie culinarie da assaporare. </div><div><br></div><div><hr></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La Testa ‘i turcu”, dolce della tradizione di Castelbuono come di Scicli</h3><div>Quando si parla di Testa di turco, si parla di bignè, farciti di crema pasticcera o ricotta, a forma di turbante, simbolo della Festa della Madonna delle Milizie di Scicli, siamo nel consorzio di Ragusama quando si parla di Testa ‘i Tùrchi si fa riferimento ad un dolce di origine araba, del comune di Castelbuono, questa volta siamo nel consorzio di Palermo.</div><div><br></div><div>La testa di Turco a differenza di quella sciclitana, è un dolce al cucchiaio che si prepara durante il periodo di Carnevale, composto da sfoglie o “scorce“, sfoglie di pasta fritta, la "scorcia fritta" è leggerissima e non assorbe olio durante la rapida frittura, </div><div>alternate a strati di crema al latte aromatizzata alla cannella e limone, con una variante al cacao in polvere. </div><div>La leggenda popolare narra che la “Testa di Turco” venne elaborata in occasione della sconfitta degli Arabi da parte dei Normanni e che i castelbonesi festeggiarono la liberazione con la preparazione di questo dolce tipico.<div><br></div><div>Questo dolce viene servito nello "spillungo" cioè in un piatto, da portata, ovale, in italiano sperlunga &nbsp;e sta ad indicare il tipico piatto da portata con le sponde solo leggermente rialzate.</div></div><div>Dobbiamo anche tenere in considerazione il tempo in cui fu inventato questo dolce e che lo zucchero come il cacao erano alla portata di pochissimi.</div><div>Una leggenda popolare, inoltre, narra che la “Testa ‘i Turcu, che viene servito nello “spillungo“, un piatto da portata ovale, nacque a causa della sconfitta degli Arabi da parte dei Normanni e, quindi, può essere considerata, anche, simbolo di liberazione. <br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La storia della “Testa ‘i Turcu” è :</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">“C’era una volta un piccolo e ridente paesello dolcemente adagiato sul Colle di san Pietro, ai piedi del Monte Milocca. Come fu e come non fu, il clima mite lo rese capitale del Principato dei Ventimiglia. Per ossequiare il sincretismo tra le culture dell’epoca, nacque un dolce popolare semplice semplice, ma gustoso: “La Testa ‘i turcu”. Vari miti e leggende, da sempre, aleggiano sulla scelta di questo nome che rispecchia le fattezze del dolce. Distese di profumata crema di latte su croccante sfoglia fritta e tanta tanta cannella da spolverare per appagare tutti i sensi prim’ancora che il palato. Un po’ come le tipiche “fontanelle” della testolina pelosetta di un bimbo appena nato e non battezzato (quindi “turcu” ovvero non cristiano). Era il dolce delle feste, dall’Immacolata al Carnevale. Ogni famiglia ha il suo “fanguottu” apposito, che si tramanda con il suo ingrediente segreto“.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Si racconta anche che un giovane castelbuonese, Rosario Cucco, partecipando alla settima edizione di Bake-off-Italia – Dolci in forno, ha portato, nel più bello dei modi, la Testa di Turco, il dolce della sua città, che, però, è stato definito, infelicemente, dal giudice, “pappetta“, mostrando la sua inesperienza nel liquidare così un dolce povero, pregno di storia e significato.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><hr><h3 class="imHeading3">La Testa ‘i turcu”, dolce della tradizione di Scicli</h3></div><div>Testa di turco di Scicli è il dolce legato alla Festa delle Milizie di Scicli, a base di aqua, farina e strutto, simile ad un grosso bignè. Da non confondersi alla con la Testa dei Turchi di Castelbuono, la testa di Turco di Scicli, è un dolce devozionale, ripieno di crema di ricotta o di crema ma grande almeno il triplo di un un classico bignè. </div><div>Come abbiamo precedentemente letto la testa dei Turchi di Castelbuono è tipica del Carnevale.</div><div><br><div>Successivamente a Scicli arrivò per conto della famiglia Penna un pasticcere Napoletano, (siamo negli anni Venti) e ne perfezionò le dosi e la ricetta. Poi fù la volta di Giovannino Neri e perfezionò la ricetta utilizzata tutt’ora</div><div><br></div><div>A Scicli, e ci troviamo nelle città metropolitana ragusana, la testa di turco è legata all’antico ricordo della vittoria dei cristiani sui turchi, avvenuta nel 1091 ad opera di Ruggero d’Altavilla.</div><div>La sua forma, infatti ricorda un Turbante, il tipico copricapo dei Turchi. </div><div>In occasione della Festa della Madonna Milizie, per la Santa co-Patrona di Scicli, si organizza la “Sagra della testa di turco”.</div><div>Questo dolce tipico di Scicli, a base di pasta choux è generalmente ripieno di ricotta vaccina o di crema. </div><div>Anche se il dolce in realtà nasce per Carnevale, ultimamente questo dolce tradizionale associato alla Festa della Madonna delle Milizie, lo si trova farcito con diverse creme, come il cannolo.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3"> La Festa delle Milizie di Scicli</h3><div>Si narra che nel 1901, nel borgo di Donnalucata, si svolse una battaglia tra Normanni e Saraceni. </div><div>Alla fine trionfarono i Normanni, grazie a un intervento divino: proprio la Madonna (delle Milizie), in sella al suo cavallo bianco, sarebbe intervenuta e avrebbe sconfitto i turchi, i musulmani presenti nell'isola. </div><div>A Scicli per ricordare la Battaglia si celebra la Festa della Madonna delle Milizie e la Testa di Turco di Scicli, nacque per ricordare la battaglia, il dolce ricorda il copricapo dei Saraceni. </div><div><br></div><div>A Scicli, negli ultimi anni la festa della Madonna delle Milizie, che si tiene la terza domenica di Maggio, dopo anni di silenzio è ritornata in auge. La sera del sabato, presso la piazza principale della città, Piazza Italia, si svolge la sacra rappresentazione dell’evento. La rappresentazione teatrale vede fronteggiarsi gruppi di Saraceni, contro gruppi di Cristiani i Normanni. Dopo lunghe trattative sul controllo del territorio, si addiviene ad una battaglia. La Battaglia simulata si conclude con l’intervento miracoloso della Vergine Maria che scesa dal Cielo in groppa ad un Bianco Cavallo, libera la città dall’assedio straniero. La festa è arricchita da una grande fiera e dalla Sagra delle Teste di Turco.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 07 Dec 2024 07:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Alexander Hardcastle, Villa Aurea e la Valle dei Templi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A7"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Alexander Hardcastle, Villa Aurea e la Valle dei Templi ad Agrigento</h3><div><div><hr></div><div>Se sei alla ricerca di un'esperienza unica in Sicilia, non puoi perderti la storia di Alexander Hardcastle e della sua splendida Villa Aurea, situata nel cuore della Valle dei Templi ad Agrigento. Questo luogo incantevole non è solo un capolavoro architettonico, ma anche un punto di riferimento per chi ama l'arte e la cultura. <span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Alexander Hardcastle (Londra, 25 ottobre 1872 – Agrigento, 27 giugno 1933) è stato un mecenate, archeologo dilettante e capitano della Royal Navy britannico.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Ha frequentato l'Harrow School e vinto la medaglia d'oro Neeld per la matematica nel 1890, già vinta nel 1886 dal fratello Joseph Alfred.</span></div><div>Le sue competenze tecniche, la passione archeologica e i validi collaboratori hanno permesso di rialzare 8 colonne del Tempio di Ercole ad Agrigento.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">All'inizio del XX secolo venne in Sicilia e si stabilì ad Agrigento usando la sua ricchezza per l'esplorazione dei locali siti archeologici da finanziare. Permise gli scavi archeologici all'interno del parco, tra cui il raddrizzamento delle otto colonne sul lato sud del tempio di Eracle. Per i suoi contributi all'archeologia Sir Alexander Hardcastle è stato nominato cittadino onorario della città di Agrigento, con la concessione del grado di Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La storia del celebre parco archeologico della Valle dei Templi è strettamente legata a quella del mecenate britannico.</span><br></div><div>Hardcastle restaurò ed esplorò alcuni tesori di Sicilia, ma morì in miseria.</div><div><br></div><div>Negli anni Venti, la scoperta di antiche rovine in Sicilia fu celebrata con entusiasmo dai giornali britannici, che si appassionarono alla storia della Trinacria. <span class="fs12lh1-5">Il primo incontro tra il mecenate inglese e le rovine di Agrigento avvenne durante una vacanza con il fratello, dopo la fine del primo conflitto mondiale, mentre camminava nella Valle dei Templi. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Da semplice archeologo dilettante, a colui che diede nuova vita alle rovine.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il mecenate inglese spese la grande fortuna di famiglia in attività di restauro nella Valle dei Templi. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Lavorò in stretta collaborazione con l’archeologo italiano Pirro Marconi.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Grazie alle tasche profonde, è stato in grado di finanziare e portare avanti con fermezza le opere che riteneva più meritevoli.</span><br></div><div><br></div><div>Il suo contributo, tuttavia, non finì nel dimenticatoio. Per quanto fatto ottenne Commendatore dell’Ordine della Corona d’ Italia. Porta il suo nome la piazza all’ingresso della Valle dei Templi, così come un’altra via agrigentina. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Villa Aurea ed il giardino di Sir Hardcastle</h3><div><span class="fs12lh1-5">Il Busto di Alexander Hardcastle è posto davanti la Villa Aurea</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Villa Aurea, il giardino di sir Hardcastle</span><span class="fs12lh1-5">, sulla valle dei Templi, e i viali che attraversano il giardino riportano indietro ai primi del Novecento,</span><span class="fs12lh1-5"> il giardino di Villa Aurea, era la residenza del capitano inglese che contribuì alla rinascita della Valle dei Templi all’inizio del Novecento.</span><br></div><div><br></div><div>Tra cespugli e macchia mediterranea, si scoprono i resti di una necropoli paleocristiana con ipogei e tombe ancora visibili.</div><div><br></div><div>Era il 1921 quando un cinquantenne capitano della British Navy, giunge nell’allora Girgenti: Sir Alexander Hardcastle ha la passione dell’archeologia e comprende subito che la Valle dei Templi è un tesoro inestimabile sì, ma drammaticamente abbandonato, come già scriveva Goethe nel 1787.</div><div><br></div><div>Ma il sir inglese non si limitò ad affrontare gli scavi ed acquistò una villa lungo le mura dell' antica Akragas, fra il Tempio della Concordia e quello di Eracle: la chiamò "Villa Aurea" in onore della vicina Porta Aurea da cui nel 210 a. C. entrarono i soldati romani dopo sei mesi di assedio.</div><div><br></div><div>Da mecenate ricercato diventa povero, sarà costretto a vendere la Villa e sarà ricoverato nel manicomio di Agrigento dove morirà dopo pochi mesi, il 27 giugno 1933.</div><div><br></div><div>Chiese di essere sepolto nel cimitero agrigentino di Bonamorone, nel punto più vicino al muro di cinta dove volle fosse aperta una piccola finestra per poter osservare, in eterno, i suoi templi. </div><div>E ad Agrigento, per indicare un personaggio sopra le righe, stralunato, si usa il detto "pare l’inglese scordato ai templi".</div><div><br></div><div>I viali che attraversano il giardino permettono di scoprire resti archeologici, alternati a scorci sui templi, sulla campagna agrigentina, coltivata a mandorli e olivi, e sulla pianura verso sud fino al Mediterraneo.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 27 Nov 2024 06:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sciamanesimo, magia popolare ed ex voto]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A6"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Sciamanesimo sciamanismo, magia popolare ed ex voto</h3><div>Lo sciamanesimo è un mondo affascinante che mescola magia popolare e rituali antichi, creando un legame profondo tra l'uomo e la natura. In Sicilia, queste pratiche si intrecciano con tradizioni locali e credenze religiose, dando vita a una cultura unica. Gli ex voto, ad esempio, raccontano storie di fede e gratitudine, testimoniando il potere della spiritualità nella vita quotidiana. Scoprire come queste tradizioni si siano evolute nel tempo è come sfogliare un libro di storia vivente, dove ogni pagina è ricca di simbolismo e significato. Un viaggio che ci porta a riflettere su come la magia e la religione possano coesistere, offrendo risposte a quelle domande esistenziali che ci accompagnano da sempre.<span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Pratica magico-religiosa altamente specializzata, influenzata da altre credenze religiose. </span><br></div><div>Potremmo definirla una vera forma di religione. </div><div>Le pratiche dello sciamanismo, infatti, pur essendo sostanzialmente analoghe, non seguono un identico “canone religioso”, ma variano da gruppo a gruppo in funzione delle tradizioni culturali e delle attività economiche svolte. </div><div>Lo sciamanismo, in sostanza, è un complesso di attività magiche, religiose e mediche che vengono svolte dallo sciamano, in stato di trance autoindotto e autocontrollato; è sostanzialmente l'unica forma di specializzazione per la quale un solo individuo opera quale tramite riconosciuto fra l'uomo e gli spiriti, è in grado di attuare forme di magia positiva, un mediatore tra l'uomo e gli spiriti.</div><div><br></div><div>L’intenzione non era soppiantare del tutto i riti pagani, ma rivisitarli in <span class="fs12lh1-5">chiave cristiana, abbinandoli ai culti dei santi, di Cristo o della Vergine Maria.</span><div>Eppure, la tendenza ad affidarsi alla magia nasce da una pura volontà di <span class="fs12lh1-5">assicurarsi la prosperità della propria vita quotidiana – e quindi la riuscita del </span><span class="fs12lh1-5">raccolto poteva esser considerato uno dei diversi esempi di prosperità – a cui gli</span></div><div>strumenti e le tecniche di allora non sempre erano in grado di far fronte. </div></div><div><br></div><div>Nonostante la pressante politica anti-paganesimo, vedi la santa inquisizione, la relazione tra la gente <span class="fs12lh1-5">comune e i maghi, spiriti e le varie creature magiche, è rimasta a lungo piuttosto </span><span class="fs12lh1-5">benevola grazie alla protezione che esse offrivano alle comunità.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il ruolo degli animali nello sciamanesimo è indiscutibile:</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Per lungo tempo il Rospo è stato associato alla figura della strega la quale si credeva potesse trasformarsi in questo animale oppure ai riti magici effettuati dalle stesse. Trasformato in amuleto veniva utilizzato per i riti di magia nera. Con la sua immagine venivano realizzati anche dei gioielli in pietra, ciondoli o anelli, con cui si poteva trasmettere il veleno se mescolati e lavorati con esso.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">U Cuccu In questa categoria si includono molti degli uccelli che popolano il cielo notturno, somiglianti per dimensioni e verso al gufo. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Una leggenda siciliana narra che il gufo chiese a Dio di diventare un uomo, poi di diventare ricco e Poi di essere re il Signore acconsentì. Ma quando il gufo chiese di diventare Dio, venne nuovamente trasformato in gufo: per questa ragione, da quel giorno, trascorre le notti a lamentare la sua infelice condizione. Come la civetta, è considerato uccello del malaugurio e il suo lamento notturno ripetuto per almeno tre notti predice la morte di un malato residente nei dintorni. Allo stesso modo, al canto della civetta viene associata la facoltà di prevedere disgrazie malattie imminenti osi come i barbagianni, le si attribuisce una longevità che Può superare i </span><span class="fs12lh1-5">cento anni, proprio in quanto creatura dal potere magico e spirito psicopompo, è anche considerato messaggero dell'aldilà.</span></div><div><br></div><div>Ciò si può, talvolta, avviare su un piano più materiale, un voto, ovvero un'azione dedicata al divino, la promessa della donazione in cambio di una grazia ricevuta, un oggetto prezioso o di grande valore affettivo.</div><div>Questa pratica, denominata ex voto, era molto diffusa nella tradizione siciliana degli avi, ricalcando l'antica spiritualità del sacrificio offerto agli dei: uno scambio ideale con la divinità, un dono offerto in cambio della risoluzione di un problema. <div>Una particolare valenza magico-sacrale era esercitata dalle stampe devote, piccole immagini dei Santi patroni della località di appartenenza o dei santi taumaturghi più noti: ritratti con fatezze contadine e simboli che rimandassero chiaramente al contesto di appartenenza e alla parte del corpo di cui erano protettori, divenivano oggetti a cui si attribuiva valenza curatiya del corpo e protettrice dello spirito". Non era raro che ad un Santo si attribuisse il potere di proteggere dal malocchio e di renderlo portatore di abbondanza e fortuna, privandolo della sua natura puramente sacra e rendendo il suo comportamento pagano. </div><div><br></div><div>Grande importanza si dava alla benedizione che il santo Giovanni elargiva al fiore iperico detto erba di San Giovanni o cacciadiavoli , veniva bruciata in casa proprio per allontanare spiriti maligni. Raccolto entro l'alba per produrre un unguento curativo, il colore rosso era ritenuto pregno del sangue del santo.</div><div>Il 24 giugno viene effettuata la raccolta delle sue sommità fiorite. <div><span class="fs12lh1-5">E' stata considerata un'erba magica per secoli, in generale protettiva contro i fantasmi, i fulmini e la stregoneria.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">I latini lo consideravano una delle piante più solari esistenti in natura. Il suo nome infatti significa "cum-hyperione" cioè il padre dell'aurora e del sole.</span></div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Nov 2024 14:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La difesa siciliana negli scacchi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A5"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">La difesa siciliana negli scacchi</h3><div>La difesa siciliana è una delle aperture più affascinanti e popolari nel mondo degli scacchi, e non è difficile capire perché. Con le sue origini che risalgono a secoli fa, questa apertura ha visto giocatori leggendari utilizzarla con grande successo. </div><div><br></div><div>Ma oltre alle famose partite, ci sono tante curiosità che la circondano: Paolo Boi, detto il Siracusano (Siracusa, 1528 – Napoli, 1598), è stato uno scacchista italiano del secolo XVI, fu poeta, marinaio e soldato, si diede prestissimo agli scacchi. In virtù della sua patria natia, venne nei suoi lunghi viaggi conosciuto come il Siracusano ; sempre di quel periodo <span class="fs12lh1-5">possiamo parlarvi di Don Pietro Carrera (Militello in Val di Noto, 12 luglio 1573 – Messina, 18 settembre 1647) che è stato uno scacchista, scrittore e sacerdote italiano.</span></div><div>Inventò anche una variante del gioco che utilizza una scacchiera di 8 x 10 caselle (scacchi di Carrera) in luogo della usuale 8 x 8 ; o<span class="fs12lh1-5">ppure che ci sono oltre 20 varianti diverse di questa apertura? </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Insomma, la difesa siciliana non è solo una questione di strategie: è un vero e proprio viaggio nella storia degli scacchi.</span></div><div><br></div><div>Macalda da Scaletta, fu tra le prime donne a cimentarsi nel gioco degli scacchi e secondo i cronisti del tempo era una vera e propria maestra.</div><div>Giocava a scacchi nella torre di Rocca Guelfonia a Messina, durante la sua prigionia.</div><div>Stiamo parlando del 1200.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">In un trattato del gioco degli scacchi vengono date alcune analisi dell'apertura 1. e4 c5. e</span><span class="fs12lh1-5"> don Pietro Carrera accenna ad un tipo di apertura alternativa ai metodi classici fin troppo utilizzati, senza tuttavia attribuirsene la paternità, approfondisce l’argomento e gli conferisce una particolare importanza.</span><br></div><div>Arriviamo ai primi anni dell'Ottocento e lo scacchista inglese Jacob Sarratt sulla scorta di un raro e prezioso manoscritto, affermava che la successione di mosse 1.e4 c5 era stata definita in periodo più antico sotto in nome «IL GIOCHO SICILIANO», ed inizia a diffondersi nel mondo scacchistico e poi divenne «Difesa Siciliana».</div><div><br></div><div>La Difesa Siciliana, fa parte delle aperture di gioco semiaperto. Il Nero con la sua prima mossa combatte subito per il centro, apprezzata successivamente da molti ed in seguito ampliata e sviluppata in decine di migliaia di varianti, nei secoli a venire ha influenzato le strategie di alcuni dei giocatori nel mondo.</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Cattura-pietro-carrera_nm28whya.jpg"  width="366" height="500" /><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 14:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Concerto di Natale “Et Incarnatus Est”]]></title>
			<author><![CDATA[Benedetto Pillitteri]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A4"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Concerto di Natale “Et Incarnatus Est” 🎶</h3><div>Il Concerto di Natale “Et Incarnatus Est” si preannuncia come un evento imperdibile per gli amanti della musica.</div><div>Sarà un’occasione per lasciarsi trasportare dalle armonie e dalla magia del Natale, in un'atmosfera di profonda contemplazione e raccoglimento.<br></div><div><br></div><div>Il Coro Polifonico San Giovanni Battista è lieto di invitarvi a un evento musicale straordinario che celebra la bellezza e la spiritualità del Natale.</div><div><br></div><div>Quando: 22 dicembre 2024</div><div>Orario: Ore 21:00</div><div>Dove: Chiesa San Giovanni Battista, Baida (PA)</div><div><br></div><div>Sotto la direzione del maestro Salvatore Ferraro, il coro a quattro voci miste, preparato con cura da Benedetto Pillitteri, si unirà all’orchestra per un momento di profonda contemplazione musicale e raccoglimento.</div><div><br></div><div>Il concerto, intitolato “Et Incarnatus Est”, sarà arricchito dalla partecipazione straordinaria del soprano Sara Semilia, che darà voce e intensità al messaggio di pace e speranza che il Natale porta con sé.</div><div><br></div><div>Non perdete l’occasione di vivere insieme a noi questa esperienza di gioia e fede, un invito a riflettere sul mistero della Natività attraverso la potenza della musica sacra. Che l’armonia del canto e della musica vi accompagni in questo cammino verso il Santo Natale.</div><div><br></div><div>L’ingresso è libero. </div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 18:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Nicola Scafidi, Lia Pasqualino fotografi siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A3"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Scatti di Luce: Nicola Scafidi e Lia Pasqualino, i Fotografi Siciliani che hanno raccontato il momento</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Nicola Scafidi e Lia Pasqualino sono due nomi che risuonano nel panorama della fotografia siciliana, capaci di catturare l'essenza dell'isola con uno stile unico e personale. Le loro immagini raccontano storie di vita quotidiana, di tradizioni e di paesaggi mozzafiato, trasformando ogni scatto in un viaggio emozionante. Con la loro macchina fotografica, riescono a fermare il tempo, a rendere immortali attimi che altrimenti svanirebbero nel nulla. Insomma, se volete scoprire la Sicilia attraverso occhi nuovi e freschi, non potete perdervi il lavoro di questi due talentuosi fotografi.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La fotografia è la memoria del passato, come lo è un quadro come lo è una scultura, la fotografia come dice la parola stessa scrive con la luce, attraverso un fotografo immortale un presente che è già passato, trasforma in un flusso lo scatto, di quello che è davanti a lui.<div><br></div><div>Immagini scattate per lo più a Palermo, la città è stata anche testimone dell'ascesa di varie ideologie e fazioni politiche, compresa la presenza di gruppi di criminalità organizzata come la mafia siciliana, o delinquenza organizzata, che hanno esercitato la loro influenza sul tessuto sociale della città.</div><div>Ci sono stati alcuni fotografi, come Letizia Battaglia e Nicola Scafidi, o Lia Pasqualino ed altri, che hanno meglio saputo raccontare con le immagini quei momenti.</div><div><br></div><div>Tra le numerosissime immagini scattate nel Corso della sua carriera, Nicola Scafidi, cerca la forza descrittiva dell’immagine la luce rappresenta ‘idea del soggetto in quel momento, il proprio istante, la sua vita, &nbsp;la sua esistenza, la sofferenza che lo ha portato a quel punto, compresi i suoi sogni.</div><div><br></div><div>La vita, che si oppone alla morte, la speranza, di affermare qualcosa, la speranza di affermarsi, Nicola Scaffidi e la generazione dei sogni.</div><div>Angela Scafidi, figlia del &nbsp;fotografo scomparso nel 2004, con la partecipazione di alcuni allestisce mostre collettive un "Omaggio fotografico a Nicola Scafidi.</div><div>Nicola Scafidi ha raccontato, attraverso le sue immagini, una Sicilia, bella e brutta, dolce e amara, culla della cultura e luogo dove la mafia e i "morti ammazzati" </div><div>Dai suoi scatti, che vanno dallo sbarco degli alleati del 1943 sino alla fine degli anni '90, affiora una società in continua trasformazione, attraverso momenti carichi di significato. Scafidi, ricordato da molti come chi con fare autoritario e geniale, tramite i suoi scatti fotografi ha raccontato 50 anni di Sicilia.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">C'è la ricerca di una vita dietro i suoi scatti, perché la fotografia non è improvvisazione se intesa come arte, bisogna sapere passare inosservati, e cogliere in quell'attimo unico, nel soggetto inquadrato dall'obiettivo, la fotografa palermitana Lia Pasqualino ed il tempo dell'attesa è necessario». S'intitola appunto "Il tempo dell'attesa" ed è il racconto di quasi quarant'anni di vita e di passione, dalle prime fotografie del 1986 nei vicoli del centro storico di Palermo alle ultime scattate nel backstage del film "La Stranezza". Considerata una delle più interessanti esponenti della fotografia contemporanea italiana, Lia Pasqualino espone a</span><br></div><div><br></div><div>Lia Pasqualino è nata in una famiglia di artisti e intellettuali. La nonna era la grande pittrice Lia Pasqualino Noto, sodale di Guttuso e del gruppo dei Quattro. Il padre Antonio, medico e antropologo, ha fondato a Palermo, con la moglie Janne Vibaek, il Museo Internazionale delle Marionette.</div><div> &nbsp;&nbsp;&nbsp;Dopo il diploma incontra Letizia Battaglia e Franco Zecchin e dal 1986, anno in cui segue a Palermo un loro corso, si dedica esclusivamente alla fotografia. «Quella con Letizia Battaglia - dice Lia Pasqualino - è stata una relazione artistica e umana importante. Un incontro determinante che ha fatto prendere alla mia vita un nuovo corso. A lei ho voluto dedicare due delle tre nuove sale allestite nell'ambito della mostra antologica a Villa Zito».</div><div>La fotografa aveva lavorato sulla città e sugli incontri, all'ospedale psichiatrico, nelle strade e nei vicoli. La sua è una fotografia dai bianchi e neri intensi, attese per rivelazioni, per cogliere al volo il momento , che conferma la sua fotografia umanista.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 15:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Jeannette Villepreux, la Dame de l’Argonaute]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A2"><h3 class="imHeading3">Jeannette Villepreux, la Dame de l’Argonaute</h3><div class="imTACenter">Jeannette Villepreux, conosciuta come la "Dame de l’Argonaute", è una figura affascinante che ha lasciato un segno importante nel mondo della scienza. Immaginate una donna del XIX secolo, nel cuore della Sicilia, che si dedica con passione allo studio dei molluschi, in particolare di un polpo che vive nello stretto di Messina. La sua curiosità e determinazione l’hanno portata a scoprire e documentare comportamenti unici di queste creature, contribuendo così alla conoscenza scientifica dell'epoca. Oggi, il suo lavoro non è solo un tributo alla sua genialità, ma anche una fonte d'ispirazione per tutte le donne che vogliono intraprendere un percorso nel mondo della scienza e della ricerca.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La Dame de l’Argonaute, la francese nel 1818, quando arriva dalla Francia a Messina per sposare il mercante inglese James Power, che ha conosciuto probabilmente a Parigi, Jeannette Villepreux non ha ancora 24 anni, è una brodeuse, sicuramente molto brava se appena due anni prima in un atelier parigino ha realizzato alcuni dei ricami dell’abito da sposa della principessa Maria Carolina di Borbone, nipote del re delle Due Sicilie, per le nozze con il duca di Berry, nipote del re di Francia Luigi XVIII1.<div>A Messina dove aveva il futuro marito aveva i propri interessi, la Villepreus il 4 marzo 1818, nella chiesa di S. Giovanni Evangelista della città peloritana, Jeannette sposò James, diventando Lady Power.</div><div>Venticinque anni dopo, quando lascerà definitivamente Messina e la Sicilia insieme al marito, Jeannette è ormai un’affermata studiosa di scienze naturali, (1794-1871) la prima e più importante studiosa del mare, nel mondo, divenuta scienziata in Sicilia. </div><div>La città di Messina, dove l'acquario fu inventato, realizzerà negli spazi dell’ex Fiera ha intitolato a Jeannette Villepreux Power l'acquario comunale.</div><div>Il soprannome con cui Jeannette passa alla storia, quello di &nbsp;“Dame de l’Argonaute”, è dovuto a uno strano mollusco da lei studiato, una specie di polpo presente nello stretto di Messina. Quando i cefalopodi nuotano tutti insieme in superficie, le conchiglie sembrano delle barchette in cui le membrane finali dei tentacoli, spinte dal vento, svolgono il ruolo delle vele: proprio per questo aspetto, che fa pensare a una &nbsp;piccola flotta in navigazione, &nbsp;era stato dato a questi molluschi &nbsp;il nome dei mitici Argonauti che avevano accompagnato Giasone alla ricerca del vello d’oro. </div><div>Jeannette è un’affermata studiosa di scienze naturali, partì dal presupposto che “la mancanza d’esperienza era la causa della divergenza d’opinioni” &nbsp;ideò e fece costruire da artigiani locali delle gabbie che da lei presero il nome , da immergere nel mare e nelle quali osservare la fauna marina nel suo habitat naturale e l’importanza di un nuovo metodo di studio basato sull’osservazione diretta.</div><div>Oggi la Villepreux è considerata una grande scienziata e una pioniera della biologia marina. Inoltre, le gabbie da lei ideate sono all’origine dei moderni acquari, che fino ad allora non esistevano. Fu infatti proprio Jeannette a coniare il termine aquarium. </div><div><br></div><div>Negli ultimi anni prima di lasciare l’isola, gira per la Sicilia, nasce il suo Itinerario della Sicilia e la sua interessantissima Guida della Sicilia. </div><div>Non si trattava di una semplice guida turistica, ma di un’attenta, minuziosa rassegna della storia, dei costumi, dell’arte &nbsp;e, naturalmente, della fauna e della flora. E’ la prima volta che uno scrittore straniero, e per di più donna, descrive in tutti i particolari naturalistici, storici e folkloristici, i paesi con le loro bellezze paesaggistiche. &nbsp;La scrittrice è la prima, ad esempio, a parlare del famoso Trittico fiammingo di Polizzi. Quando, nel 1842, il volume fu edito per la prima volta, si era ad un anno prima che la nostra studiosa lasciasse la Sicilia. Ben un secolo e mezzo più tardi, nel 1995, ne fu fatta una riproduzione anastatica dall’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini di Messina, Società messinese di Storia Patria.</div><div>Jeannette Villepreux Power ha saputo dunque abbinare l’amore per la scienza a quello per la storia, l’arte, la letteratura, mostrando lo straordinario patrimonio di bellezze naturalistiche e artistiche, spesso nascoste in paesi di montagna ignorati e dimenticati, mai visitati dagli scrittori stranieri del Grand Tour e mai citati in opere letterarie.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 20:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Macalda da Scaletta personaggio femminile siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A1"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Macalda da Scaletta personaggio femminile siciliano</h3><div><hr></div><div>Macalda da Scaletta e Rocca Guelfonia, perché alla fine del suo imperare in Sicilia, Macalda &nbsp;fu fatta prigioniera nella torre oggi esistente, e li morta a Messina nel 1308.</div><div>Fiera amazzone, educata alle armi e al coraggio, dotata di un portamento marziale, mossa da un'indole cinica e ambiziosa, oltre che per l'educazione militare, Macalda è nota anche per un'altra qualità, anch'essa poco usuale per una donna medievale, la conoscenza del gioco degli scacchi, per la quale le si può riconoscere una sorta di primato storico nell'universo femminile e in quello scacchistico siciliano, giocava a scacchi nella torre con l’emiro Margan Ibn Sebir, durante la sua prigionia.</div><div>Macalda, dama di compagnia e cortigiana, dopo avere sposato giovanissima Guglielmo de Amicis barone di Ficarra, di tradizione guelfa, con il ritorno degli Svevi perde il recuperato feudo di Ficarra sui Nebrodi e, abbandonato in fin di vita il marito, viaggia da Messina a Napoli travestita da frate francescano, successivamente sposa Alaimo da Lentini.</div><div>Con l’arrivo in Sicilia degli Angioini, Macalda ritorna; recupera Ficarra e contrae un secondo matrimonio con Alaimo da Lentini, personaggio molto in auge nella corte dei D’Angiò. Quando nel 1282 esplode il Vespro, Alaimo diventa capo della difesa militare e protegge Messina contro l'assedio angioino, lasciando Macalda a governare con piglio fermo Catania.</div><div>Tornato Pietro III in Catalogna figlio di Giacomo, Alaimo è chiamato a Barcellona e coperto di onori per la sua strenua difesa di Messina, ma la morte del Sovrano (11 dicembre 1285) e la successione al trono di Sicilia di Giacomo II, ne sanciscono la definitiva condanna, sua e della moglie Macalda si vociferava fosse la favorita del sovrano e la regina per gelosia li fa cadere in disgrazia. I loro beni vengono sequestrati, i sostenitori dispersi, lei stessa messa in prigione</div><div>Fu la donna che vinse i Vespri siciliani praticamente da sola, ricordando quanto Macalda fosse legata a Re Carlo i generali angioini e buona parte della corte francese le avevano chiesto aiuto contro i rivoltosi e unirsi a loro nella guerra per ribaltarne le sorti.</div><div>La bellissima donna accolse gli angioini alla propria corte con benevolenza, facendo loro credere che li avrebbe protetti e sostenuti offrendo garanzie e ammaliando gli uomini.</div><div>Appena tutta la corte e i generali arrivarono a Catania vennero ospitati al castello Ursino con tutti gli onori e le fanfare , dopo una lauta cena però il piano di Macalda scattò , le sue guardie uccisero in silenzio la scorta angioina.</div><div>Corte, generali , baroni e tutto il seguito vennero &nbsp;circondati da guardie armate &nbsp;spogliati di tutti i loro beni abiti compresi &nbsp;e abbandonati nelle mani del popolo inferocito che odiava a morte i francesi .</div><div>Consegnando quindi la vittoria agli aragonesi.</div><div>Siamo nel 1282, durante i Vespri siciliani, così chiamata perchè trattasi d'una ribellione scoppiata a Palermo all'ora dei vespri di Lunedì dell'Angelo nel 1282. Bersaglio della rivolta furono i dominatori francesi. Secondo la tradizione, la rivoluzione del Vespro fu organizzata in gran segreto dai principali esponenti della nobiltà siciliana.</div><div>Alaimo da Lentini, signore di Ficarra, marito di Macalda</div><div>Palmiero Abate, signore di Trapani e Favignana;</div><div>Gualtiero di Caltagirone, signore di Butera.</div><div>Ritroviamo Macalda da scaletta anche nella VII novella della Decima giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio in cui Pampinea racconta dell’amore impossibile di Lisa Puccini per «Re Pietro di Raona».</div><div>Boccaccio sarebbe venuto a conoscenza di una versione orale della storia di Pietro III e Macalda Scaletta che, abilmente edulcorata o trasformata dai racconti tramandati verbalmente ed è stata d’ispirazione per la novella.</div><div>Il suo nome da luogo alla leggenda di Gammazita, come colei che innescò la guerra dei Vespri a Catania.</div><div><br></div><div>Macalda è da ricordare anche per essere stata la prima scacchista della storia siciliana. Il gioco degli scacchi, scrive Santi Correnti nel libro La Sicilia del Seicento, società e cultura, «fu praticato in Sicilia anche dalle donne, come è attestato dal famoso episodio di Macalda, l'ambiziosa moglie di quell'Alaimo da Lentini che fu uno dei principali protagonisti dei Vespri siciliani, che durante la sua prigionia nel castello di Matagrifone di Messina, giocava a scacchi con l'emiro Margam Ibn Sebir, anch'egli prigioniero di re Pietro III d'Aragona</div><div><br></div><div>Sempre a Messina, Dina e Clarenza, nel 1282 in pieni vespri siciliani, suonano la campana per avvertire i messinesi dell'attacco angioino, oggi a Messina, troviamo un particolare nel campanile del Duomo, a memoria delle due eroine simbolo del coraggio e dell'attaccamento dei civili messinesi nei confronti della loro città.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 07:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I presepi di Caltagirone]]></title>
			<author><![CDATA[I presepi di Caltagirone]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000001A0"><h3 class="imHeading3">I presepi di Caltagirone</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">L’associazione Amici del Favo, realtà consolidata a livello nazionale ed estero, è lieta di presentarvi il programma natalizio 2024/2025, ricco di novità e innovazioni.<div><br></div><div>Vi aspettiamo per far visita ai nostri presepi! sarà un vero viaggio di incanto e fascino nel tempo e tra le bellezze e l’arte che Caltagirone, Patrimonio dell’Unesco, è capace di offrire ai suoi visitatori.</div><div><br></div><div>Solo la qualità delle opere fa la differenza e quest’anno vi attende un’entusiasmante <span class="fs12lh1-5">sorpresa, sia per i più piccoli che per i più grandi.</span></div><div><br></div><div> </div><div><span class="fs12lh1-5">“Chiudete gli occhi e immaginate </span><span class="fs12lh1-5">un luogo magico in cui tutto è possibile”</span><br></div><div><br></div><div>‍I NOSTRI PRESEPI<div><br></div><div>‍Il programma prevede la visita dei seguenti presepi: </div><div><br></div><div>Il presepe brasiliano: un angolo dell’Amazzonia, con personaggi di caucciù ralizzati dagli Indio Brasiliani; </div><div>Il presepe barocco, ambientato in una magica atmosfera seicentesca con personaggi a statura umana e vestiti tipici; </div><div>Il presepe degli origami;</div><div>In occasione dell’ottavo centenario del presepe di san Francesco, il presepe con i Frati in adorazione;</div><div>Mostra degli strumenti musicali;</div><div>Il presepe di pane e i suoi elementi;</div><div>Il Museo dei Diorami;</div><div>Il presepe più piccolo del mondo visibile solo con lente di ingrandimento;</div><div>Il presepe di sale;</div><div>Il presepe siciliano</div><div>‍Il presepe di Pasta;</div><div>Il presepe napoletano;</div><div>Il presepe storico ebraico con l’editto di Cesare Augusto;</div><div>La raccolta di Bambinelli;</div><div>La raccolta di manoscritti sul Natale;</div><div>Il presepe “Caltagirone in Miniatura”;</div><div>Gesù Bambino di Betlemme con le reliquie di Terra Santa;</div><div>Il presepe biblico in Terracotta e stoffa con nevicata;</div><div>La Mostra arricchita dei presepi proveniente dai 5 continenti;</div><div>Il presepe dei 100.000 pezzi Lego;</div><div>Le reliquie di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, compositore del testo “Tu Scendi dalle Stelle”</div><div><span class="fs12lh1-5">‍e tanti innumerevoli presepi e monumenti storici della città...</span><br></div></div><div><div><br></div><div>Tra le altre attività, il vostro giorno potrà essere arricchito dalla possibilità di VISITARE: </div><div><br></div><div>La casa di Babbo Natale; </div><div>Presepe dei 100.000 pezzi Lego; </div><div>Visita alla Casa del miele; </div><div>Visita presso un Laboratorio di Ceramica; </div><div>Presepe delle 7 Meraviglie; </div><div>Presepe del Trenino Chiesa S. Giuseppe; </div><div>Mostre, Eventi a cura della pubblica amministrazione.</div><div><br></div></div><div>INFO E PRENOTAZIONI<div><br></div><div>‍Associazione "Amici del Favo"</div><div><span class="fs12lh1-5">Via SS. Salvatore, 28 - 95041 Caltagirone CT</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">associazioneamicidelfavo@gmail.com</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">amicidelfavo@alice.it</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Tel. + 39 0933 23418 - Tel. + 39 0933 60691</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Cell. + 39 333 163 5085</span><br></div><div><div><a href="https://www.ipresepidicaltagirone.it/" class="imCssLink">https://www.ipresepidicaltagirone.it/</a></div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 19:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Pignolata messinese un dolce tipico]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019F"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La pignolata messinese, dolce siciliano</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La Pignolata Messinese: Tra il Bianco di Mata e il Nero di Macalda<div>La Pignolata Messinese non è solo un dolce: è un codice miniato fatto di zucchero e farina che narra la storia di una città di confine. Per capire perché questo trionfo bicolore domini le tavole peloritane, specialmente a Carnevale, dobbiamo scavare tra le leggende dei giganti, le cronache dei Vespri e l'ambizione di una donna fuori dal comune: Macalda da Scaletta.</div><div><br></div><div>I Giganti e la Genesi del Bicolore</div><div>La leggenda più radicata lega la Pignolata ai fondatori mitici di Messina: Mata e Grifone. Attorno al 970 d.C., il moro Hassas Ibn-Hammar (Grifone) si innamorò della cristiana Marta (Mata). Il loro abbraccio, celebrato ogni anno in agosto con la processione dei Giganti, rivive nel dolce:</div><div><br></div><div>La glassa scura: Il cioccolato che richiama la forza e le origini saracene di Grifone.</div><div><br></div><div>La glassa candida: Il limone che simboleggia la purezza e la nobiltà di Mata.</div><div><br></div><div>Ma la storia di Messina è fatta di strati, proprio come la sua architettura. Un'altra versione ci porta al 1190, quando Riccardo Cuor di Leone edificò il forte di Matagriffone (da Macta-Grifon, "Ammazza-Greci") per liberare il popolo dai bizantini. Qui il bianco diventa simbolo di libertà e il nero il ricordo dell'oppressione. Eppure, c'è una figura storica reale che in quel castello ha scritto pagine di fuoco: Macalda.</div><div><br></div><div>Macalda da Scaletta: L'Anima Guerriera dei Vespri</div><div>Se la Pignolata rappresenta l'equilibrio tra opposti, Macalda di Scaletta ne è l'incarnazione umana. Protagonista assoluta del Vespro Siciliano (1282), fu una donna che sfidò ogni convenzione: vestiva armatura maschile, cavalcava in battaglia e fu la prima scacchista documentata d'Italia.</div><div><br></div><div>La sua storia si intreccia indissolubilmente con il forte di Matagriffone. Dopo aver brillato alla corte di Pietro d'Aragona (il "bianco" dell'ascesa politica), Macalda finì i suoi giorni prigioniera proprio tra le mura di quel castello (il "nero" della caduta), rea di aver complottato contro la regina Costanza. La Pignolata, con le sue due anime accostate, sembra quasi voler ricordare la parabola di questa "Dama Nera": la dolcezza del potere e l'amarezza della prigionia.</div><div><br></div><div>Dalle Suore al Barocco: Il Rito Alimentare</div><div>Sebbene le radici siano antiche, la Pignolata che conosciamo oggi è un capolavoro del Barocco messinese, perfezionato dalle Suore della Carità. Nel 1600, per rispondere ai dettami del controriformismo e ai trattati contro i giochi pubblici (come quello del gesuita Juan de Mariana), le suore "nobilitarono" l'antica pignolata al miele dei contadini.</div><div><br></div><div>Sostituirono il miele con glasse finissime al cioccolato e limone per soddisfare i palati dei nobili spagnoli. Nacque così un alimento rituale:</div><div><br></div><div>L'impasto: Piccole sfere di pasta "povera" (tuorli, farina e spirito di vino) fritte nello strutto.</div><div><br></div><div>Il contrasto: Un lato ricoperto di cioccolato gianduia denso e lucido; l'altro avvolto in una glassa di zucchero montata a neve e profumata con i limoni di Sicilia.</div><div><br></div><div>Macalda è stata anche la prima scacchista d'Italia<br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 07:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La bottiglia della gazzosa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019E"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Ritorno al Passato: La Magia della Bottiglia di Gazzosa</h3><div>Ah, la bottiglia della gazzosa. E' tempo di ferie e quella pallina di vetro che danza nel collo della bottiglia è una vera magia per i nostri ricordi. Ogni volta che la aprivi, quel suono frizzante ci riporta indietro, ai pomeriggi d'estate passati a gustare una bevanda fresca sotto il sole. </div><div>Non è solo una questione di sapore, ma di ricordi: le risate con gli amici, le feste in spiaggia e le chiacchierate senza fine. </div><div>È incredibile come un semplice oggetto possa racchiudere così tante emozioni e storie. E chi avrebbe mai pensato che un'invenzione del XIX secolo potesse continuare a farci sognare e sorridere? La gazzosa non è solo una bevanda, è un pezzo di noi.<br></div><div><br></div><div>La &nbsp;bottiglia con la pallina o bottiglietta con la biglia, o meglio la bottiglia Codd, la bottiglia della gazzosa<br></div><div>Era conosciuta come è un tipo di bottiglia usato per le bevande gassate, quali la gazzosa che dispone di un particolare e unico sistema di chiusura basato sulla presenza di una biglia di vetro nel collo.</div><div>La bottiglia di Codd è realizzata tramite una doppia strozzatura sul collo, alla base e all'imboccatura, in modo da contenere una biglia di vetro ed una guarnizione di gomma vicino all'imboccatura.</div><div>Dopo essere stata riempita con la bevanda, la bottiglia viene capovolta e viene iniettata l'anidride carbonica ad alta pressione. Quando la bottiglia ritorna in posizione, la pressione del gas spinge la pallina in alto verso la guarnizione posta sull'imboccatura, sigillando la bottiglia.</div><div>L'impulso decisivo all'industria delle bibite gasate si deve al meccanico francese Jules Hermann-Lachapelle, che alla fine degli anni 1860, inventò un macchinario in ghisa, bronzo e rame, destinato ad essere adottato in tutto il mondo. L’innovazione tecnologica che seguì e siamo agli esordi della produzione di bibite gassate, era la cosiddetta "bottiglia con la pallina". Questo sistema diede luogo alla produzione di queste bottiglie, siamo nei primi del 1900, era la produzione artigianale della gassosa torbida, venduta in bottiglie di vetro porta a porta. </div><div>Prima della produzione casalinga era un’abitudine prepararla in casa, imbottigliandola e lasciandola qualche giorno sui balconi di casa, esponendo le bottiglie al sole così che nella bibita si formasse il gas, è grazie a un processo di fermentazione al sole del liquido racchiuso nelle apposite bottiglie da gazzosa, la bevanda acquisisce le caratteristiche "bollicine" di anidride carbonica, procedimento poco pratico e rischioso, ma soprattutto in assenza di una tecnica di produzione efficace, le bollicine dopo poco tempo svanivano. Per quelle imbottigliate industrialmente lo si potrebbe considerare una data di conservazione ottimale del prodotto, se la pallina cade era stata imbottigliata molto tempo prima.</div><div>Con gli anni sessanta il tappo delle bottigliette venne modificato e sostituito con il tappo a corona e la distribuzione cominciò ad allargarsi a tutta la regione, scompaiono le bottiglie di Codd e le storiche e pesanti casse di legno, sono sostituite dalle cassette di plastica.</div><div>Di bibite gassate, in quei tempi troviamo la gazzosa e la spuma, la consumazione abituale era il famoso quarto di vino con la gassosa, lo sciampagnino, in realtà era spesso usata per aggiustare i vini che risultavano poco gradevoli al gusto, la spuma altra bevanda, ma troviamo anche, la gassosa al caffè una tipica bevanda analcolica calabrese, frutto dell'unione della gassosa e del caffè, altri ci diluivano la birra.</div><div>La Spuma una bibita a base di acqua gassata, zucchero, caramello e aromi.</div><div>La gazzosa in bottiglia con la pallina dagli anni ’20 ne ha fatta di strada, 40 anni dopo, infatti, riuscì ad espandersi commercialmente, non c’era festa o pomeriggi assolati e domenicali al bar o in famiglia che non fossero accompagnati da una.</div><div><br></div><div>Precedentemente l’acqua minerale gasata di origine naturale era un prodotto venduto quasi solo nelle farmacie, la bevanda più “povera” nei bar e nelle osterie era un'acqua molto gasata chiamata ”acqua di seltz”. Veniva prodotta e imbottigliata, immettendo il gas in un sifone ermetico inventato appositamente per permettere l'erogazione graduale della bevanda, senza perderne l'effervescenza. </div><div>Comunissimo sino agli anni cinquanta negli esercizi pubblici, per la preparazione dei cocktail, il sifone è una bottiglia di vetro pesante molto grossa, con una valvola a rubinetto al posto del tappo. </div><div>Che fine facevano le bottiglie che non avevano il reso, si rompevano si prendeva la pallina e si giocava a sgorbio per strada.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 13:54:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-bottiglia-della-gazzosa</link>
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			<title><![CDATA[U pitirri o il piturro, la polenta del sud]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019D"><h3 class="imHeading3">U pitirri o il piturro, una sorta di antica polenta del sud</h3><div class="imTACenter">Il pitirri, o piturro che dir si voglia. Questa deliziosa polenta, preparata con farina di semola e profumato finocchietto selvatico, era per le famiglie povere. Un piatto semplice, ma capace di raccontare una storia di tradizioni.<br></div><div class="imTACenter">Di base è una preparazione a base di farina di semola di grano duro e abbondante finocchietto selvatico che venivano buttati in abbondante acqua e sale. Poi si continuava ad arriminare, cioè a mescolare lentamente a poco poco con la paletta di legno, finché non veniva una crema tipo polenta, né troppo liquida né troppo densa, per poi far saltare tutto in padella con un soffritto di olio e cipolletta bianca. </div><div class="imTACenter">U piturru, o pietanza "du jurnataru", veniva un tempo preparata la sera prima dalle mogli con i prodotti di stagione, melanzane, peperoni, patate, basilico e pane, che venivano fritti in padella con abbondante olio di oliva e serviti in numerose varianti.</div><div class="imTACenter">Il “piturru sinarisi”, oggi è sempre più ricercato dai buongustai ed è stata rivalutato, in tutte le trattorie locali, come specialità dell’antica gastronomia sinagrese.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per risalire alle origini del “piturru” bisogna aprire una finestra sulla storia della Sicilia ed avere una idea del contesto socio-economico e culturale in cui il popolo siciliano è vissuto per centinaia di anni.</div><div class="imTACenter">Tra il periodo che va dalla caduta dell’impero romano d’occidente (476 a.c.) ai primi anni 50 del XX secolo (Riforma agraria), in Sicilia si sono sviluppati i latifondi che hanno determinato una smisurata ricchezza per una ristrettissima casta di grandi proprietari terrieri e una miseria estrema per la restante parte del popolo, costretta agli espedienti per poter sopravvivere.</div><div class="imTACenter">E gli antropologi sulla cucina siciliana scrivono che, trattandosi di una minestra povera si rifà alla tradizione del farro di retaggio romano, importato dall’Africa proprio in quell'epoca. </div><div class="imTACenter">È una semola, come il cous cous, ma diversamente da esso è cotta insieme al condimento proprio dalla tradizione di tipo arabo.</div><div class="imTACenter">E’ proprio in questo desolante contesto di povertà e miseria che si colloca la nascita del piturru o pittiri, come concetto gastronomico basato sull’ utilizzare tutto e non far perdere nulla. </div><div class="imTACenter">Il piturro è una lavorazione complessa, diffusa soprattutto nell’entroterra della Sicilia, tra la provincia di Caltanissetta e Agrigento, in aree solfifere e nei Monti Sicani.</div><div class="imTACenter">Si tratta di una semola, come il cous cous, ma diversamente da esso è cotta insieme al condimento e, comunque, è precedente da un punto di vista storico e non ha un trattamento di tipo arabo. Nel tempo, u pitirri è cambiato, si è adattato e modificato a seconda delle disponibilità dei diversi periodi storici.</div><div class="imTACenter">Il piturro ricorda un po’ la polenta, tant’è che potremmo azzardarci a definirla una sorta di antica polenta del sud. </div><div class="imTACenter">Non a caso nel paese vicino, A Sant’Angelo Muxaro, lo stesso piatto si chiama “arriminata”. </div><div class="imTACenter">Nel tempo a questo piatto si sono aggiunte le verdure di stagione, cavolo, broccoli, porri o piselli; E “la più moderna” versione prevede anche le uova. L’importante è che il risultato finale sia un po’ granuloso e sbriciolato, come il cous cous.</div><div class="imTACenter">A Cammarata e San Giovanni Gemini il Pitirri, è una pietanza, ma la stessa è diffusa nell’entroterra Siciliano, tra la provincia di Agrigento e Caltanissetta, in quelle che racchiude il Parco dei Monti Sicani.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 13:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Alla ricerca dei luoghi della dea Venere]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019C"><h3 class="imHeading3">Scopri i tesori nascosti della Sicilia: alla ricerca dei luoghi della dea Venere</h3><div class="imTACenter">Se sei pronto a scoprire l'isola più bella del mondo attraverso gli occhi della mitologia, sei nel posto giusto. </div><div class="imTACenter">La Sicilia, con le sue coste mozzafiato e i paesaggi da sogno, è il palcoscenico perfetto per la dea Venere. </div><div class="imTACenter">In questo viaggio, esploreremo i luoghi che hanno ispirato leggende e racconti, da spiagge incantevoli a antiche rovine, tutto mentre ci lasciamo affascinare dalle storie che si intrecciano con la nostra realtà. </div><div class="imTACenter">Prepara la tua macchina fotografica, perché stiamo per partire per un'avventura indimenticabile.<br></div><h3 class="imHeading3">Erice e la Venus Erycina</h3><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Ci troviamo nella Sicilia occidentale dove svetta una montagna che sovrasta la città di Trapani, si tratta del monte Erice. Le sue origini appaiono strettamente legate al santuario dedicato al culto della dea Venere, il legame tra la dea e la cittadina di Erice hanno radici antichissime, affondano nel mito.</span><br></div><div class="imTACenter">La città di Erice sarebbe stata fondata dal re degli Elimi, che concepito nella vicina Lilibeo, avrebbe fatto costruire, in onore della madre Venere. Un tempio sulla cima di un monte che avrebbe dominato la parte &nbsp;occidentale dell’isola. Sorge sulle rovine di quello che in origine era un santuario a cui in epoca romana si sovrappose un tempio dedicato alla Venus Erycina. Da qui il Castello di Venere, fortezza che i Normanni eressero nel territorio di Erice, nel trapanese, nell'anno 1100 recuperando i materiali lapidei preesistenti del tempio. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Venere è una delle maggiori dee romane principalmente associata all'eros e alla bellezza, Venere si distingue per il carattere capriccioso, vanitoso e volitivo, la dea intrecciò molte relazioni amorose, sia con umani che con dei. In particolare, è nota la relazione con il dio della guerra Marte. I due furono scoperti da Vulcano e, imprigionati in una rete metallica da lui stesso lavorata</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Lago di Venere, detto anche Specchio di Venere a Pantelleria</h3><div class="imTACenter">Lago di Venere, detto anche Specchio di Venere, è un lago vulcanico situato nella parte settentrionale dell'isola di Pantelleria, è un luogo ricco di fascino, tra realtà e leggenda. Qui la dea ha trovato il suo specchio, la sua grande conchiglia piena d’acqua in cui ammirare il suo riflesso. Secondo la leggenda la Dea Venere si specchiava nelle acque limpide del lago di Venere prima dei suoi incontri amorosi con Bacco, che era un assiduo frequentatore dell’isola di Pantelleria per i suoi vini passiti.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Capo Milazzo e la piscina di Venere</h3><div class="imTACenter">Sul mare di Capo Milazzo, un piccolo anfratto si apre tra le rocce bagnate dalle acque: è la Piscina di Venere, anche chiamata Laghetto di Venere, scenario romantico sotto i raggi del tramonto, e luogo legato a una leggenda sulla dea dell’amore. </div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Monte Venere a Castelmola</h3><div class="imTACenter">Il Monte Venere di Castelmola fa parte dei luoghi di ambientazione del romanzo "L'amante di Lady Chatterley" romanzo di David Herbert Lawrence, considerato uno tra i romanzi piú famosi del XX secolo. L'amante di Lady Chatterley, pubblicato nel 1928 e successivamente ritirato per oscenitá, venne ispirato dalla condotta licenziosa della baronessa tedesca, Frieda von Richthofen, moglie dello scrittore inglese. Durante il loro soggiorno a Taormina, Frieda, ebbe, infatti, modo di esprimere la propria esuberante sensualitá, tra i vigneti e le cascine delle campagne di Castelmola, con il giovane mulattiere molese, Peppino D'Allura, che aveva il compito di accompagnare la baronessa alla villa della sua padrona, la signora Betty, la quale viveva a monte Venere ad 800 metri sul mare. Tra un dolcetto e l'altro “Lady Chatterley”, raccontava alla sua amica, i giochi erotici nella splendida e selvaggia Sicilia lungo le mulattiere di Monte Venere.</div><div class="imTACenter">Ma Monte Venere é stato anche uno dei luoghi di elezione di Florence Trevelyan era una nobildonna inglese che si stabilí a Castelmola in seguito al suo matrimonio con il professor Cacciola. Contribuí alla realizzazione della villa comunale di Taormina e delle due casette per i giochi dei bambini. Progettó, inoltre, la mulattiera di Scalazze: una scorciatoia per raggiungere Monte Venere. Un bellissimo sentiero, brullo ma panoramicissimo, arriva sino in cima al monte passando anche dai ruderi del Café Monte Venere, simbolo aristocratico ai tempi della Belle Epoque.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">La Piscina di Venere a Vulcano</h3><div class="imTACenter">La Piscina di Venere a Vulcano, nota anche come Bagno delle Vergini, è considerata una delle piscine naturali più belle d’Italia. Si tratta di una cavità naturale circondata da rocce di tufo e basalto, con acque cristalline che abbracciano tutte le sfumature del turchese. Questa piccola oasi si trova vicino alla Grotta del Cavallo e insieme danno insieme vita ad uno dei passaggi costieri più affascinati dell'arcipelago delle Eolie.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Immersione Lago di Venere, località Tonnara, San Vito</h3><div class="imTACenter">La go di Venere è il nome di una piscina naturale formatasi per la caduta di grossi massi dalla vicina costa. Lo scenario è suggestivo. Dal laghetto seguendo dei tunnel sottomarini sotto i massi della frana, una volta fuori uno stretto canyon si dirige verso il centro, si passa sotto archi di roccia, ed innanzi una spianata di sabbia, seguendo il confine tra sabbia e rocce si arriva ad un altro canyon che sembra ancora più stretto del primo ma una delle pareti è inclinata in modo tale da diventare quasi la volta di un ampio corridoio sommerso.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Leggenda di Venere e Vulcano nelle gole dell’Alcantara</h3><div class="imTACenter">Esiste un luogo nelle Gole dell'Alcantara in cui Venere usava fare il bagno, nelle acque scaldate da Vulcano. Il mito di Venere e Vulcano narra che per la sua bellezza, Venere avesse fatto innamorare il dio Vulcano. Il dio, nel vano tentativo di vedere ricambiato il suo amore, riscaldò le acque del fiume Alcantara così che la dea Venere potesse immergervisi senza timore.</div><div class="imTACenter">Presto il dio si rese conto che ogni tentativo di compiacere Venere per farsi amare era vano, così colto dalla rabbia e dall’ira, rese le acque del fiume molto fredde per indispettire la dea che continuava ad ignorarlo.</div><div class="imTACenter">Da quel momento le acque del fiume Alcantara restarono freddissime, ma secondo la leggenda, custodiscono ancora proprietà magiche.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">La Venere di Morgantina</h3><div class="imTACenter">La Dea di Morgantina è una statua proveniente da uno scavo clandestino, pertanto non identificabile con certezza, probabilmente un santuario non lungi il sito archeologico di Morgantina (provincia di Enna), in Italia. È esposta al Museo archeologico di Aidone</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Oct 2024 14:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Scordia e la Magia della Fiera dei Morti: Tradizioni e Storie]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019B"><h3 class="imHeading3">Scordia e la Magia della Fiera dei Morti: Tradizioni e Storie</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La Fiera dei Morti a Scordia è un vero e proprio viaggio nel tempo, dove tradizione e magia si intrecciano in un’atmosfera unica. Ogni anno, le strade si animano di bancarelle colorate e profumi avvolgenti, mentre i bambini attendono con trepidazione l'arrivo dei doni, come se i loro cari defunti fossero lì, pronti a sorprenderli. <br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Scordìa è un comune italiano della regione Sicilia della città metropolitana di Catania, il patrono è San Rocco 16 agosto.<div>A Scordia non fa eccezione una ricorrenza molto sentita in Sicilia la ricorrenza dei morti. Risalente al X secolo, viene celebrata per commemorare i defunti. Si narra che anticamente nella notte i defunti visitassero i cari ancora in vita portando ai bambini dei doni. </div><div><br></div><div><a href="https://www.facebook.com/prolocoscordia/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/prolocoscordia/</a></div><div><br></div><div>Tra le sagre e le feste più sentite, la red orange fest, la manifestazione mira alla &nbsp;valorizzazione i prodotti delle imprese enogastronomiche locali. <a href=" https://www.facebook.com/people/OrangeFest-Scordia/100091232351341/" class="imCssLink"> https://www.facebook.com/people/OrangeFest-Scordia/100091232351341/</a></div><div><br></div><div>Un'altra manifestazione è la festa di San Giuseppe a Scordia, corteo della Sacra Famiglia, tradizionale sfilata dei cavalli bardati, solenne uscita del simulacro di San Giuseppe e processione, la festa che ricade tra la fine dell'inverno e l'inizio della bella stagione (19 marzo), di fatto apre il ciclo delle feste primaverili e, nella sfilata dei cavalli riccamente bardati che recano i doni alla Sacra Famiglia, conserva le tracce di arcaici riti di propiziazione. <a href=" https://www.facebook.com/SanGiuseppe.Scordia/" class="imCssLink"> https://www.facebook.com/SanGiuseppe.Scordia/</a></div><div><br></div><div>L’8 settembre popolare e folcloristica festa della Madonna della Stella che anima il fine estate della contrada Montagna a Scordia. Quella della Madonna della Stella.</div><div><br></div><div><i><span class="fs14lh1-5 cf1">Cose da vedere e nei dintorni di Scordia:</span></i><br></div><div>Parco Torrente Cava - Grotta del Drago</div><div>Torrente Cava - Grotta del Drago è una vasta area immersa nella natura che ruota attorno alla grotta del Drago e al torrente Cava, che si estende da contrada Pollicino a contrada Montagna</div><div><br></div><div>Osservatorio astronomico</div><div>A Scordia sorge un osservatorio astronomico, il sesto in Sicilia, censito tra gli osservatori amatoriali. Esso si trova in contrada Salto di Primavera, a pochi chilometri dal paese. Qui si svolgono attività didattico-divulgativa.</div><h3 class="imHeading3">Se siamo arrivati fin qui un po di storia su Scordia</h3><div>Paese gravemente danneggiato dal terremoto del 1693. La chiesa madre di San Rocco, eretta nel 1628 e distrutta dal terremoto, fu ricostruita in forme barocche nel 1712. Del 1600 l'ex convento dei Riformati, con l'annessa chiesa di Sant'Antonio da Padova, rimaneggiata nel sec. XVIII, che conserva resti di uno splendido pavimento in ceramica policroma di Caltagirone, le tombe dei principi di Scordia, dipinti di Vito D'Anna e Pietro Paolo Vasta, un Cristo alla colonna ligneo (1739) che viene portato in processione nella Settimana Santa, e un Crocifisso ligneo, attribuito a fra' Umile da Petralia. Da ammirare il palazzo dei Branciforte, imponente costruzione sei-settecentesca.</div><h3 class="imHeading3">Ci potrebbe interessare Scordia ed il Calatino</h3><div>Scordia rientra nel territorio del Calatino e Sud-Simeto è un ambito territoriale della Sicilia centro-orientale, interamente parte della Città metropolitana di Catania. È costituito a sud dal Calatino, ossia l'hinterland della città di Caltagirone, e a nord dal Sud-Simeto, Il territorio del Calatino fu istituito come distretto con la riforma amministrativa del 1818 &nbsp;&nbsp;che &nbsp;&nbsp;ripartiva &nbsp;&nbsp;la &nbsp;&nbsp;Sicilia &nbsp;&nbsp;in &nbsp;&nbsp;7 &nbsp;&nbsp;intendenze. Caltagirone &nbsp;&nbsp;divenne &nbsp;&nbsp;sede &nbsp;&nbsp;di &nbsp;&nbsp;sottintendenza &nbsp;&nbsp;dalla &nbsp;&nbsp;quale &nbsp;&nbsp;dipendevano amministrativamente &nbsp;&nbsp;i &nbsp;&nbsp;comuni &nbsp;&nbsp;del &nbsp;&nbsp;distretto. </div><div>L’area del comprensorio Calatino, collocata nel versante sud orientale della provincia di Catania, comprende 15 comuni: Caltagirone, Castel di Iudica, Mirabella Imbaccari, Palagonia, Raddusa, Ramacca, San Cono, San Michele di Ganzaria, Scordia e Vizzini. </div><div>Questi comuni, complessivamente, si estendono su un’area che corrisponde quasi la metà dell’intera ex provincia.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 12 Oct 2024 06:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palermo Tattoo Convention 2024]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000019A"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Palermo Tattoo Convention 2024, decimo anniversario al Palagiotto</h3><div>Dal 18 al 20 ottobre, la Palermo Tattoo Convention, oltre 120 tatuatori da tutto il mondo per tre giorni di arte, performance e musica.</div><div>La Palermo Tattoo Convention ha sempre saputo attrarre i migliori talenti, e questa edizione non fa eccezione.<br></div><div>Quest’anno la convention non si limita a essere una fiera del tatuaggio, ma un vero e proprio festival delle arti visive e performative. <br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Saranno tre giorni pieni di colori, performance mozzafiato e musica che ti faranno vibrare l'anima. Che tu sia in cerca di ispirazione per il tuo prossimo tattoo o semplicemente voglia goderti l’atmosfera, questo evento è un must.</span><br></div><div><br></div><div>Il programma della tre giorni:<div>Se la voglia di tatuaggi non basta, il programma offre un’esperienza completa:</div><div><br></div><div> Venerdì 18 ottobre: Tattoo Contest dalle 19:30 alle 21:30 (categorie: Traditional, Black Work, Lettering e Best Friday), a seguire un concerto rockabilly e uno spettacolo di fuoco dalle 21:45. DJ set dalle 23:00.</div><div><br></div><div> Sabato 19 ottobre: Tattoo Contest dalle 19:30 alle 21:30 e Sottopelle Rap Contest dalle 18:30. La serata proseguirà con DJ set e performance di fuoco dalle 22:30 fino a notte fonda.</div><div><br></div><div> Domenica 20 ottobre: Tattoo Contest finali dalle 19:30 alle 21:30 (categorie: Black &amp; Grey, Realistico B/N, Colore, Giapponese, Best in Show e Best Critical Award), DJ set dalle 18:30 e chiusura della manifestazione alle 23:30.</div></div><div><br></div><div>Un pò di storia</div><div>Il tatuaggio (derivato dal francese tatouage, a sua volta dal verbo tatouer e questo dall'inglese tattoo, adattamento del samoano tatau) è sia una tecnica di decorazione pittorica corporale dell'uomo, sia la decorazione prodotta con tale tecnica. <br></div><div><br></div><div>I tatuaggi possono essere di vario tipo:<div><span class="fs12lh1-5">Tatuaggio all'henné, è un tatuaggio non permanente, caratterizzato dall'applicazione di un impasto sulla pelle;</span><br></div><div>Tatuaggio solare, caratterizzato dall'applicazione di una sostanza foto-impermeabile, in modo che durante l'abbronzatura tale prodotto una volta rimosso lasci la pelle più chiara, formando un disegno chiaro;</div><div>Ad ago, questa è la forma più conosciuta, dove tramite un ago si introduce dell'inchiostro nella pelle, come risultato si ha un disegno che a seconda della miscela può essere permanente o temporaneo.</div></div><div><br></div><div>I Principali stili tattoo sono:</div><div><br><div>Old school o tradizionale</div><div><br></div><div>New school</div><div><br></div><div>Realistico</div><div><br></div><div>Tribale</div></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 14:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Segesta Texĕre come fili nell’insieme]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000199"><h3 class="imHeading3">Il tempo di Segesta e la texture di Silvia Scaringella</h3><div class="imTACenter">Il tempio di Segesta e la texture di Silvia Scaringella<div>Trapani Texĕre Come fili nell’insieme. Silvia Scaringella incontra Segesta</div><div>Parco Archeologico di Segesta, dal 8/07/2024 al 29/06/2025</div><div><br></div><div>Progetto di comunità sviluppato dall'artista Silvia Scaringella a cura del direttore del Parco Archeologico di Segesta, Luigi Biondo, con la collaborazione del Riso - Museo Regionale d'arte moderna e contemporanea di Palermo e con la curatela della sezione archeologica di Hedvig Evegren e Monica de Cesare.</div><div><br></div><div>La mostra esplora il tema della tessitura come metafora delle relazioni umane e della convivenza universale, organizzati con la Pro Loco e il Centro del Riuso dei Tessuti.</div><div><br></div><div>Il percorso espositivo si snoda tra l'Antiquarium del Parco con l'opera Pondus, la prima opera, un telaio verticale con 2.500 piccoli pesi in terracotta in dialogo con gli antichi reperti della sezione archeologica.</div><div>l'Acropoli con l'installazione Idrissa, la seconda opera, dal nome del profeta islamico, ed è composta da sei stele di marmo lavorate, composta da sei steli di marmo che riproducono i licci di un enorme telaio da cui si dipanano corde e fili colorati, che percorrono il paesaggio per incontrarsi formando un portale a congiungere le rovine della Chiesa medievale e della Moschea.</div><div>La terza opera costruita nel Tempio Dorico con l'installazione Texĕre, presentata in occasione del primo anniversario dell'incendio del 24 luglio 2023 nel Parco archeologico, tremila tessere di tessuto ricavate da abiti hanno trovato nuova vita.</div></div><div class="imTACenter"><div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Oct 2024 15:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Casa vacanza, villeggiatura o confino, le colonie dei confinati]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000198"><h3 class="imHeading3">Casa vacanza, villeggiatura o confino, le colonie dei confinati politici in Sicilia</h3><div class="imTACenter">Quando pensiamo alle colonie dei confinati in Sicilia, ci viene in mente un mix di storia e curiosità. </div><div class="imTACenter">Questi luoghi, una volta considerati come un modo per isolare i dissidenti politici, oggi possono sembrare quasi delle case vacanza, ma con un passato decisamente più complesso. </div><div class="imTACenter">Immaginate di passeggiare tra le stesse strade dove un tempo si trovavano persone costrette a vivere lontano dalle loro famiglie e dai loro affetti. </div><div class="imTACenter">Le colonie, con i loro paesaggi mozzafiato e le tradizioni locali, raccontano storie di resistenza e speranza. </div><div class="imTACenter">È affascinante come, da un'istituzione di confino, questi luoghi siano diventati simboli di una Sicilia che ha saputo trasformare il dolore in bellezza.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il confino di polizia o più semplicemente confino, fu un'istituzione totale intesa come misura di prevenzione, prevista dall'ordinamento giuridico italiano dal 1863 al 1956, poi sostituito dal foglio di via per i civili dal 1956.</div><div class="imTACenter"><br><div>Da non confondere con il soggiorno obbligato, &nbsp;per gli imputati di reati di mafia dal 1965 al 1995, si inviano boss al confino, un autogol dello Stato, perché tramite tale strumento le cosche si infiltrarono al Nord.</div><div><br></div><div>Oggi queste stesse isole sono divenute tutte luoghi rinomati di villeggiatura e turismo, si è trattato di una trasformazione non indifferente. Isole quali Favignana, Lipari, Lampedusa, Pantelleria, Ustica.</div><div><br></div><div>Con l'obbligo del lavoro per i confinati, l'introduzione del rispetto di alcuni orari per l’uscita e il rientro il divieto di frequentazione degli esercizi pubblici o dei luoghi di ritrovo, condizioni sanitarie pessime, il confino veniva ironicamente chiamato anche come la villeggiatura, perché spesso avveniva in luoghi da cartolina, con il mare e la tranquillità, come se si trattasse di una vacanza. </div><div>Le principali vittime del confino politico furono: esponenti di partiti e movimenti politici, gli era proibito parlare e intrattenere relazione con gli abitanti del luogo.</div><div><br></div><div>Oggi queste isole sono un paradiso in terra, o meglio in mare, paesaggi contemporanei, rivisitate ristrutturate per offrire il meglio del turismo, da luoghi di pesca a luoghi turistici da visitare almeno una volta, luoghi da non perdere, hanno molto da offrire sia agli amanti delle vacanze all’insegna del relax che agli appassionati di storia e cultura.</div><div><br></div><div>Tra le mille tonalità di blu del mare, il rosso dei tramonti come dell'alba, con il verde della vegetazione, è magia.</div><div><br></div><div>Dalle bellezze ammirate dai turisti di tutto il mondo, all'atmosfera selvaggia, ai panorami roccioso, alle spiagge più belle, alla sommità dei crateri, alle torri d'avvistamento, le isole in Sicilia sono una immensa meraviglia, con una cucina legata alle radici rurali con influenze della cultura marinara, i loro vigneti, gli eventi, le manifestazioni, i prodotti tipici locali, per gli amanti del mare uscite e gite intorno all'isola immersioni, patrimonio dell'Unesco, ci si ritrova la sera ad ammirare le stelle, non resta che scegliere la destinazione, il suo approdo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Oct 2024 14:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Capperi siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000197"><h3 class="imHeading3">Capperi siciliani, il gusto unico della Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">I capperi siciliani sono davvero un tesoro della nostra terra.</div><div class="imTACenter">Raccolti a mano con tanta cura, non solo arricchiscono i nostri piatti con il loro sapore unico, ma raccontano anche storie di tradizione e passione.</div><div class="imTACenter">E non dimentichiamo i cucunci, quei frutti un po' più rari ma altrettanto deliziosi, che possono sorprendere il tuo palato con note di sapore inaspettate. </div><div class="imTACenter">I capperi non sono solo un ingrediente, ma un vero e proprio simbolo della nostra cultura gastronomica<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Capperi siciliani, prodotti naturale con le piante che sono parte integrante di tanti celebri paesaggi e dal sapore inconfondibile. <div>Della pianta si consumano i boccioli, detti capperi, e più raramente i frutti, noti come cucunci o frutti di cappero. Entrambi si conservano sott'olio, sotto aceto o sotto sale.</div><div>La coltivazione del cappero ha origini antiche, si tratta di una pianta resistente, in grado di nascere su rupi, falesie e vecchie mura, creando lunghi rami, con foglie verdissime, piantarla è molto difficile, si crede che i semi vengano lasciati dalle lucertole nelle fessure e da questo nasce la pianta. </div><div><br></div><div>Quando si parla di capperi, si pensa immediatamente alla Sicilia, in particolare alle isole di Salina e Pantelleria, due centri di produzione di qualità. La raccolta si effettua nel periodo che parte da fine maggio e può proseguire oltre agosto, ogni 8-10 giorni. Ci si sveglia prestissimo, perché bisogna evitare il sole più caldo. Dopo essere stati raccolti, i capperi vengono stesi al fresco, per impedirgli di sbocciare. Dopo qualche ora si separano i capperi dai capperoni quelli sul punto di sbocciare.</div><div>Il passaggio successivo è la salatura.</div><div><br></div><div>Il primo riconoscimento Igp per i capperi siciliani è arrivato per il cappero di Pantelleria. Il terreno dell’isola, di origine vulcanica e molto arido, è ideale per la sua coltivazione. La raccolta si effettua a mano e in modo scalare. Recente a maggio 2020 è la creazione della Dop Capperi delle Eolie. Il disciplinare prevede che si possano coltivare capperi su tutte le isole dell’arcipelago. La produzione, attualmente, si attesta su 600-700 quintali l’anno e circa la metà proviene da Salina. Anche i capperi hanno le loro proprietà. Gli antichi romani producevano un vino medicato, lasciando macerare i boccioli con bacche di ginepro, per due mesi. </div><div><br></div><div>Per celebrare la bontà dei capperi siciliani, si svolge ogni anno a Salina la Festa del cappero in fiore, ogni prima domenica di giugno. Location dell’evento è piazzetta Sant’Onofrio, nella frazione di Pollara. Le signore dell’isola preparano i piatti tipici della cucina eoliana, come paste condite con olio, tonno e capperi o con il pesto dei boccioli, le insalate, le salse, i totani ripieni, crostini e acciughe. </div><div><br></div><div>Una piccola curiosità: vanno provate anche le foglie di cappero, messe sott’olio o fritte in pastella, che accompagnano i piatti da un punto di vista estetico, ma anche con il sapore.</div><div><br></div><div>Alcuni capperi vengono invece lasciati sui cespugli per lasciare che gli stami si trasformino in frutto, conosciuto come cucunci, per poi fiorire una decina di giorni più tardi. Il fiore del cappero è noto come l’Orchidea delle Eolie per i suoi meravigliosi petali color rosa pallido che vengono raccolti all’alba.</div><div>Quando il profumo è più intenso il fiore viene utilizzato per aromatizzare la grappa.</div><div><br></div><div>A Pantelleria, il Cappero Fest non è una semplice festa; è un vero e proprio omaggio alle tradizioni agricole e culturali di Pantelleria. Il cappero pantesco, noto per il suo sapore unico, prodotto coltivato con grande dedizione sulle terre vulcaniche dell’isola, L'isola raggiunge un'altitudine di 836 m sul livello del mare con la Montagna Grande. Il porto dell'isola permette il collegamento regolare con il porto di Trapani. Pantelleria è dotata di un aeroporto ed è collegata all'Italia continentale con voli di linea.<br></div><div><br></div><div>Abbiamo stimolato la vostra curiosità perché non un’occasione per visitare l’isola di Salina e le Eolie.</div><div>La frazione di Pollara, Comune di Malfa, si trova sull'isola di Salina, nell'arcipelago delle isole Eolie.</div><div>Sorge sui resti un antico cratere vulcanico parzialmente sprofondato. A testimonianza della sua esistenza ecco Il faraglione che di fronte si erge dal mare, “il guardiano” che protegge questa frazione.</div><div>Il piccolo paese si è formato attorno alla chiesa di Sant’Onofrio, risalente al 1853. All’interno troviamo la statua dell’immacolata di Sant’Onofrio, il pavimento originario risalente ai tempi dell’edificazione di questa chiesa.</div><div><br></div><div>Pollara è famosa anche per la sua scogliera, ritratta da Massimo Troisi ne “Il Postino”, il film che racconta l’esilio del famoso poeta cileno Pablo Neruda a Capri, ma non è l’unico film ad averla resa celebre: anche Nanni Moretti l’ha resa immortale nel film “Caro Diario”.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 05 Oct 2024 13:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La birra dei 15, il birrificio Messina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000196"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">La birra dei 15, il birrificio Messina</h3><div><span class="fs12lh1-5">15 eroi, 15 uomini, 15 sguardi,15 nomi che nessuno ricorderà, ma un idea al &nbsp;successo li condurrà.</span><br></div><div>Parliamo d’un impresa quasi impossibile, salvo crederci fino in fondo, hanno preso la nave, 15 voci che gridano ce la faremo.</div><div>La vera storia la possono raccontare solo loro, con i loro scioperi, con le loro paure. Ci hanno creduto fino in fondo e così hanno dato nuova vita a loro stessi e al Birrificio dei 15 di Messina.</div><div>La storia a lieto fine, racconta un nuovo inizio. Nasce un documentario su questa vicenda per uscire dai confini va al di là del faro per farsi conoscere nel resto d'Italia e nel mondo.</div><div>Con il consumatore medio italiano che cerca sempre la birra nuova da gustare, non è stato semplice creare un nuovo prodotto, ma chi ha una storia da raccontare legata al territorio, ha idee chiare sul risultato finale, facile da bere mantenendo con se qualche elemento distintivo.</div><div><br></div><div>Distinguersi e farsi accettare come nuovo prodotto non è facile perché l’universo birrario ha origine antiche, un processo produttivo simile alle altre birre ma con uno stile che differenzia il prodotto finale. La birra nasce al nord dove ha da sempre avuto una grande vocazione birraria che perdura anche oggi grazie alla presenza dei nuovi birrifici artigianali, a questo come gli altri microbirrifici siciliani hanno le capacità e le comptenze per distinguersi.</div><div><br></div><div>Con la loro esperienza maturata negli anni, ognuno con la propria parte creano la Birra dello Stretto, nelle versioni Gran Premio, La Rossa, Non Filtrata e Premium Lager e la DOC 15. </div><div>La prima birra è stata imbottigliata il 29 settembre del 2016.<div>Successivamente alla chiusura per fallimento dello storico stabilimento di Messina, dopo un tentativo di speculazione edilizia dei proprietari tra il 2008 e il 2011, 15 ex operai che da anni lavoravano alla produzione della birra, invece di lasciarsi inserire nei percorsi assistenziali di disoccupazione, prendono la situazione in mano.</div></div><div><br></div><div>Nel corso del XX secolo, la birra artigianale iniziò a essere soppiantata dalle birre industriali a livello di produzione di massa. Ma abbiamo assistito negli ultimi decenni, alla rinascita della birra artigianale nuovi birrifici e micro birrifici così andiamo alla scoperta delle tradizioni birrarie locali e dell’artigiano o mastro birrario, un mondo prima solamente al maschile che negli ultimi anni ha virato anche al femminile.</div><div><br></div><div>A tutt'oggi il brand Birra Messina rimane di proprietà̀ dell’ Heineken e continua ad essere prodotta e imbottigliato a Massafra.</div><div><br></div><div>Alcune settimane fa all'Horcynus Festival è stato presentato il film I Quindici del Birrificio Messina, diretto da Alessandro Turchi. <br></div><div><a href="https://www.youtube.com/watch?v=VyMyyLuj3wQ" class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=VyMyyLuj3wQ</a></div><div><br></div><div>"I Quindici", per la regia di Alessandro Turchi, è un docufilm prodotto da EcosMedia in associazione con EcosMed, con il contributo della FilmCommission della Regione Siciliana e l’assistenza logistica della Messina Film Commission.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Sep 2024 13:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il torrone siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000195"><h3 class="imHeading3 imTACenter">Il torrone siciliano</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Se c'è una cosa che non puoi perdere quando sei in Sicilia, è sicuramente il torrone.</div><div class="imTACenter">Questo dolce, che affonda le radici nella tradizione nissena, è un vero e proprio capolavoro di sapori e colori. </div><div class="imTACenter">Immagina di assaporare la dolcezza del miele di sulla, il croccante delle mandorle e il profumo intenso del pistacchio, tutti insieme in un unico morso. I pasticceri torronari di Caltanissetta continuano a mantenere viva questa tradizione, creando la famosa Cubaita e il classico torrone nisseno. Ogni pezzo è una piccola opera d'arte che racconta la storia e la cultura di una terra ricca di sapori. </div><div class="imTACenter">Non dimenticare di portarne a casa un po' come souvenir, perché il torrone siciliano è un viaggio di gusto che vale la pena di condividere.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">In Sicilia, e più anticamente a Caltanissetta, i pasticceri torronari continuano la tradizione nissena con la produzione della Cubaita insieme al classico torrone nisseno che si caratterizza per il verde del pistacchio, il giallo del miele di sulla e per il bianco le mandorle; tutti ingredienti tipici delle campagne nissene.<div>I turrunari si tramandano da famiglia in famiglia questa artigianalità, creavano per le feste annuali questo tipico dolce artigianale, oggi lo si trova quasi tutto l'anno, è un dolce che &nbsp;si trova nelle bancarelle allestite per le feste cittadine. </div><div><br></div><div>Il torrone di Caltanissetta è un prodotto dolciario tipico della città di Caltanissetta. Questo tipico torrone si caratterizza per la lunga cottura, circa otto ore, e per la presenza, principalmente, di mandorle, pistacchi e miele locale.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il torrone va considerato come tipico della tradizione alimentare del mediterraneo, non nasce in Sicilia, ma viene adottato come dolce e venduto durante le feste natalizie nelle strade intorno alle chiese. Il ruolo della cucina spagnola nella nascita del torrone è dovuto alla lenta cottura in opportune caldaie (bassine dove il miele dopo ore di cottura &nbsp;incorpora la frutta secca aggiunta, vetrificando la consistenza dell'impasto che diventa croccante.</span><br></div><div><br></div><div>I territori nisseni erano ricchi, oltre che di mandorleti, di pistacchieti, detti fastucchere, dalla parola fastuca che deriva, secondo un'ipotesi linguistica contestata da alcuni, dall'arabo (fustuaq).</div><div><br></div><div>Il torrone di Caltanissetta entra a far parte della progettualità del Primo parco mondiale dello stile di vita mediterraneo, entrando così all’interno del paniere della dieta mediterranea, grazie anche al suo riconoscimento come Presidio Slow Food a vantaggio del territorio.</div><div><br></div><div>Dal settembre 2022 è in corso l'iter per il riconoscimento da parte di Slow food come prodotto di presidio tutelato; ciò insieme all'attivazione di un percorso burocratico per il riconoscimento dell’IGP; IGP di cui al 2022 godono solo due torroni in Europa. Il tutto nell'ambito di un progetto di sviluppo della città, che vuole diventare: la citta del torrone.<br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 28 Sep 2024 13:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mostra di Lucia Schettino Metamorfosi e Angela Forte Nemesi ]]></title>
			<author><![CDATA[l'atelier ]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000194"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Lucia Schettino SCULTURE e Angela Forte Pittura a Modica<br></h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Presso L’A/telier di Modica Alta, &nbsp;d</span><span class="fs12lh1-5">a Venerdì’ 6 Settembre fino al 18 di Ottobre sarà ospitata la mostra Lucia Schettino -Metamorfosi e Angela Forte -Nemesi presso L’A/telier , galleria d’arte non convenzionale di Via Pizzo 42.</span><br></div><div class="imTACenter"><div><br></div><div>Angela Forte nasce a Noto dove consegue la maturità classica. Dopo gli studi alla Facoltà di Scienze Politiche di Catania, si avvicina all’esperienza artistica frequentando inizialmente l’Accademia di Belle Arti. Nel 1996 frequenta dei corsi di pittura a Pisa e si dedica alla pittura su vetro, alla decorazione pittorica ed elementi d’arredo. Successivamente nella città natia, Noto, dirige un luogo di produzione artistica il “Caffè Artè”, mentre partecipa a diverse collettive d’arte: Milano, Reggio Calabria, Malta. Ma le sue maschere, i suoi volti dell’anima, la conducono a fondare, con il regista Giorgio Benelli, la compagnia teatrale “Le cattive compagnie”.</div><div>Attualmente vive ed opera a Noto.</div><div><br></div><div>Lucia Schettino, classe 88, nasce a Castellammare di Stabia. Artista multidisciplinare, le cui opere sono state esposte in numerose collettive. Laureata in scultura, presso l’Accademia di belle di Napoli. Successivamente s’iscrive al master triennale in Arti Terapie, presso “Artiterapeutiche di Napoli”. Attualmente vive e lavora a Napoli presso il suo studio Atelier Alifuoco. </div><div><br></div><div>Vi aspettiamo dalle ore 20.00 con un aperitivo ed a conoscere le artiste che saranno presenti al vernissage.</div><div><br></div><div>Per Informazioni </div><div>Galleria d'Arte</div><div>info@lateliermodica.it - 333.7296148 </div><div>via Pizzo 42 Modica</div><div><div><a href="https://www.lateliermodica.it/" class="imCssLink">https://www.lateliermodica.it/</a></div></div><div><br></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 15:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Borgo di Cannistrà e la Street Art]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000193"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Il Borgo di Cannistrà e la Street Art</h3><div>Sei in cerca di un posto dove la storia incontra l'arte contemporanea, il Borgo di Cannistrà è proprio quello che fa per te. Questo piccolo borgo è diventato una galleria a cielo aperto, grazie a talentuosi artisti che hanno trasformato le sue strade in opere d'arte vibranti e colorate, ogni murale racconta una storia e ogni angolo svela un nuovo dettaglio da scoprire. </div><div>E non dimentichiamo la connessione con Borgo Parrini, un altro esempio di come la creatività possa ridare vita a luoghi un tempo dimenticati. Cannistrà è il posto perfetto per una passeggiata all'insegna della bellezza e dell'ispirazione<br></div><div>Entrambi questi borghi sono testimoni di una rinascita straordinaria, che ha trasformato il degrado in bellezza e ha ridato vita alla comunità.</div><div>Il borgo di Cannistrà, è un paese di circa 300 abitanti, che sorge a pochi chilometri da Barcellona Pozzo di Gotto.</div><div>Nel 2011 alcuni abitanti, si riunirono interrogandosi sul futuro del borgo. Da qui nasce l’Associazione Culturale Cannistrà con lo scopo di avviare un progetto comune per valorizzare e ridare dignità al loro paese, partendo dalle piccole azioni.</div><div>Oggi si è trasformato in un piccolo museo a cielo aperto, soprattutto grazie al Festival “Nto menzu a na strada”.</div><div>Oggi Cannistrà è un punto di incontro per artisti, sede di festival, mostre e progetti vari è molto diversa dalla Cannistrà del passato. </div><div>I passi fatti in questi dieci anni sono davvero tanti. Il borgo e i suoi abitanti si sono aperti a novità e cambiamenti. La casa del pittore barcellonese Nino Leotti ad esempio, frequentata da artisti come Renato Guttuso e Giuseppe Migneco, si è trasformata con molte iniziative. Cannistrà for Amref, Cannistrà sotto le stelle, Cannistr’arte Exposition, Cannistrà Classic Concert sono solo alcuni tra festival, esposizioni, concerti, spettacoli, estemporanee di pittura realizzati in questi anni.</div><div>Punto di incontro per artisti, sede di festival, mostre esposizioni, concerti, spettacoli e progetti vari, trasformandosi in un Museo a cielo aperto.</div><div>Non resta che perdersi tra i vicoli alla ricerca delle singole opere, perché il bello in questi casi è proprio quello di perdersi tra i vicoli, per lasciarsi incantare.</div><div><br></div><div>L’arte non si ferma a Barcellona pozzo di Gotto, possiamo ammirare il “Parco Jalari, che nasce dall’orgoglio e dall’amore che ogni siciliano si porta dentro consapevole della bellezza e delle potenzialità della propria terra.</div><div>Museo Epicentro - Gala di Barcellona Pozzo di Gotto</div><div>Il Museo Epicentro si trova presso Barcellona Pozzo di Gotto Gotto. Creato nel 1994 dall'artista Nino Abbate, come un'idea nata dalla sua fantasia creativa, riesce a coinvolgere oltre novecento artisti dichiarati imprimere italiani e stranieri a testimoniare la loro arte su piastrelle, in cotto (solo pezzi).</div><div><br></div><div>Museo Etnostorico Nello Cassata, di Barcellona Pozzo di Gotto</div><div>Nel Museo, ente privato onlus, dedicato al poeta e storico barcellonese Nello Cassata, sono state ricostruite 45 antiche botteghe d’arti e mestieri ricche di 20 mila reperti d’epoca, catalogati e vincolati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali di Messina, a narrare la magia del fare degli antichi maestri artigiani.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 10:30:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-borgo-di-cannistra-e-la-street-art</link>
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			<title><![CDATA[Il sacrario militare la chiesa di Santa Chiara e l’avvento della Navigazione]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000191"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Il sacrario militare la chiesa di Santa Chiara ed i pannelli di Santa Sofia e l’avvento della Navigazione a vapore ad Enna</h3></div><div class="imTACenter"><div><hr></div><div>Se ti trovi a passeggiare per le strade di Sicilia, non puoi perderti il sacrario militare nella chiesa di Santa Chiara, ad Enna, un luogo che racconta storie di fede e di sacrificio. Originariamente un monastero delle Clarisse, questo edificio affascinante ha visto passare generazioni di religiosi e la sua storia è intrisa di eventi significativi, come l'arrivo dei Gesuiti, che hanno lasciato un segno profondo nella cultura locale. Oggi, le cappelle che un tempo ospitavano le suore sono diventate loculi per i soldati caduti, rendendo questo luogo un tributo toccante a chi ha dato la vita per la patria. E non dimentichiamoci dei pannelli della Chiesa di Santa Sofia, che ci raccontano dell’avvento della navigazione a vapore: un’epoca che ha cambiato per sempre il modo di viaggiare e di connettersi. Insomma, un viaggio tra storia e memoria che merita di essere vissuto.</div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Di Enna sappiamo che venne liberata dai Romani, che dovettero affrontare poi una guerra servile con un assedio che durò due anni, organizzato dallo schiavo Euno.<div><br></div><div>Gli arabi arrivarono nell’859 facendola diventare sede di un Emiro. In seguito fu conquistata dai Normanni, e da qui tutte le altre dominazioni. Il nome probabilmente deriva dai Sicani, per i Romani fu "Castrum Hennae", una fortezza per la sua posizione, con il tempo, per un’errata interpretazione dell’Etimo divenne Castrogiovanni, nome che rimase fino al 1927.</div><div><br></div><div>Non siamo qui per parlarvi della città Umbilicus Siciliae, perché gli Arabi segnarono nelle carte geografiche come ideale spartiacque tra la Val Demone e la Val di Noto. </div><div>Siamo qui perché in una Chiesa situata sull’asse di via Roma, che è l’arteria principale di Enna e si snoda per diversi chilometri, attraversando i quartieri più antichi ed emblematici della città. Lungo i suoi lati, si ergono notevoli edifici di varie epoche e stili architettonici, dal barocco al neoclassico, dal gotico al moderno, oltre a tantissime piazze, come Piazza Matteotti, Piazza Vittorio Emanuele II, Piazza VI Dicembre e Piazza Umberto I, il castello di Federico, la torre ottagonale di Federico, la Fontana del ratto di Proserpina e potremmo continuare, li vicino alla chiesa Madre ed alle residenze nobiliari, c’è una chiesa oggi adibita a Sacrario Militare dei caduti, fronte piazza Napoleone Colajanni uomo ennese e politico.</div><div><br></div><div>La sua storia inizia con l’insediamento della Compagnia di Gesù in questa edificio donato insieme con una cospicua rendita, dalla Nobildonna Costanza Rotundo, I Gesuiti formarono preti di alta cultura, anche se questo portò alla loro espulsione dalla Sicilia nel 1767 accusati di “prevaricare la legge ed insediare lo stato, distruttori della religione, corruttori della gioventù.</div><div>Nel 1779 che diventò Monastero delle Clarisse, la Chiesa conserva ancora le splendide inferriate dalle quali le suore di clausura potevano ascoltare la Messa.</div><div>Oggi è un sacrario militare con le cappelle diventate loculi per i soldati caduti in guerra.</div><div><br></div><div>Ma quello di cui desideriamo portarvi a conoscenza è l’interno settecentesco, uno straordinario pavimento in mattonelle di Maiolica con due grandi Mosaici rappresentanti uno la Chiesa di Santa Sofia, l’altro l’Avvento della Navigazione a Vapore. </div><div><br></div><div>Questo pavimento straordinario testimonia che la Chiesa fu oggetto di particolare attenzione da parte del committente. Passiamo ad analizzare i due pannelli, nel primo si vede Santa Sofia colpita da un fulmine, come a voler dimostrare l’ira di Dio contro una chiesa divenuta moschea.</div><div>La Basilica di Istanbul ebbe varie distruzioni e rifacimenti, tra cui uno nel 1849, accompagnato da grandi festeggiamenti islamici, una data molto vicina alla realizzazione del pannello che porta in basso "1852".</div><div>Nel secondo, è rappresentata la prima nave a vapore che fu realizzata nel Regno delle Due Sicilie, nel cantiere di Vigliena, vicino Napoli.</div><div>La Nave fu la prima a solcare il mare Mediterraneo nel 1818 con questo sistema di propulsione e fu chiamata Ferdinando I. Fu una grande scoperta e realizzazione, che ispirerà la Sicilia dove nascerà la Società Sicula Transatlantica, con lo scopo di creare un collegamento diretto Palermo New York.</div><div>Il primo Transatlantico fu finanziato dai Florio il “Sicilia” che partì a marzo del 1854 da Palermo arrivando a luglio nella città statunitense per festeggiare “ l’Indipendence Day”. </div><div>Nel pavimento della chiesa, il pannello riproduce il primo piroscafo a vapore partito da Napoli, si distingue persino il golfo della città.</div><div><br></div><div>La stravaganza consiste nel perché un pannello in una città siciliana così lontana dal mare, in una Chiesa, ha nel proprio pavimento questi pannelli.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 13:12:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-sacrario-militare-la-chiesa-di-santa-chiara-e-la-navigazione</link>
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			<title><![CDATA[Il LemON Tour del Limone di Siracusa IGP arriva al G7 Agricoltura]]></title>
			<author><![CDATA[SEC Newgate Italia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000190"><h3 class="imHeading3">La seconda tappa del LemON Tour a Siracusa</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Siracusa, 19 Settembre 2024 – La seconda tappa del LemON Tour, organizzato dal Consorzio del Limone di Siracusa IGP, si terrà durante l'EXPO Divinazione a Siracusa, dal 21 al 29 settembre, in concomitanza con il G7 Agricoltura, previsto per i giorni 26 e 27 settembre.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">Il Lemon Truck sarà posizionato in una dei luoghi più prestigiosi dell’evento, all’interno del cortile antistante il Castello Maniace, simbolo della città di Siracusa. Qui, i visitatori potranno scoprire i valori alla base del progetto LemON Tour, grazie anche ai materiali informativi distribuiti e al personale dedicato. Il percorso espositivo sarà incentrato su temi di cruciale importanza, come la sostenibilità della produzione agricola e la lotta al cambiamento climatico, attraverso pratiche virtuose come il miglioramento della fertilità del suolo, l’impiego delle energie rinnovabili e il risparmio idrico e la tutela degli insetti impollinatori.</div><div class="imTACenter">Durante l’evento, il pubblico di turisti e professionisti del settore potrà approfondire il concetto di “No-Waste”: il Limone di Siracusa IGP, infatti, grazie al suo disciplinare di produzione, è un prodotto che può essere utilizzato interamente, inclusa la buccia. Questo approccio anti-spreco sarà il filo conduttore delle attività proposte dal LemON Truck, dove sarà possibile degustare sorbetti, granite e limonate a base di Limone di Siracusa IGP.</div><div class="imTACenter">Questa scelta non è casuale: l'evento rappresenta un'opportunità unica per volgere lo sguardo verso l'Europa e il futuro, evidenziando il forte legame tra natura e tradizione che caratterizza il Limone di Siracusa IGP. La partecipazione del LemON Tour si inserisce all'interno di un quadro di eventi dedicati alla sostenibilità e alla tutela dei prodotti certificati, temi centrali del dibattito globale che si terrà durante il G7 Agricoltura. Il Consorzio si impegna a promuovere la difesa dell'identità e dell'autenticità del Limone di Siracusa IGP, in sinergia con le linee guida del progetto europeo che abbraccia la sostenibilità e la salvaguardia delle risorse naturali. Questa tappa sarà anche un'occasione di confronto con altri consorzi e organizzazioni internazionali, favorendo la creazione di strategie condivise per la tutela delle indicazioni geografiche protette (IGP) e per promuovere una produzione agricola sostenibile.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Notizie sul Consorzio di tutela del Limone di Siracusa IGP</h3><div class="imTACenter">Il Consorzio di Tutela del Limone di Siracusa IGP è una delle comunità agrumicole più importanti d’Europa. Costituito il 13 luglio 2000, comprende 163 consorziati: 130 produttori, 60 confezionatori, 36 utilizzatori e 62 ambasciatori, per una superficie vocata pari a 1.450,91 ettari, che rappresentano il 32% della produzione italiana. A livello produttivo il Consorzio rappresenta il 100% della produzione di Limone di Siracusa IGP e, a livello nazionale 3 limoni su 100 provengono dall’areale di Siracusa. Il Consorzio ha tra i suoi compiti l’individuazione delle zone di produzione e delle varietà da sottoporre a tutela, l’attività di vigilanza nella zona di origine e sui mercati sul corretto uso della denominazione “Limone di Siracusa IGP” e la realizzazione in Italia e all’estero di iniziative promozionali finalizzate a diffondere la conoscenza, l’immagine del prodotto e il marchio IGP.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 05:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mostarda di uva, la ricetta siciliana, o Mustata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018F"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Mostarda di uva: ricetta siciliana</h3><div>La Mostarda di uva, conosciuta anche come Mustata, è una vera delizia che rappresenta perfettamente il cuore della tradizione siciliana. </div><div>Prepararla è un po' come affrontare un viaggio nel tempo: ogni cucchiaio di questa dolcezza racchiude il profumo delle vigne e il lavoro dei contadini durante la vendemmia, un momento magico che va da luglio a ottobre. </div><div>Immagina di assaporare il gusto intenso dell'uva matura, mescolato con spezie e zucchero, che si trasforma in una crema densa e avvolgente, perfetta da spalmare su una fetta di pane o da usare come accompagnamento ai formaggi. </div><div>Insomma, la Mustata non è solo un dolce, è un pezzo di Sicilia che si può gustare tutto l'anno.<span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Mostarda di uva, la ricetta siciliana, o “Mustata” di uva, è una ricetta che è legata al tempo della vendemmia.</span><br></div><div>Il periodo di vendemmia varia tra luglio e ottobre ed in maniera generica si identifica con il periodo in cui le uve raggiungono il grado di maturazione desiderato, cioè quando nell'acino il rapporto tra la percentuale di zuccheri e quella degli acidi ha raggiunto il valore ottimale per il tipo di vino che si vuole produrre.</div><div><br></div><div>Il prodotto della ricetta della mostarda d’uva, si ottiene dal mosto d’uva, che si ricava dall’uva appena pigiata prima della fermentazione, ed il prodotto finale è simile ad una sorta di budino ma più consistente. Insieme al mosto del vino, appena pigiato, viene arricchito con noci o mandorle tritate o zuccata o canditi d’arancia, tanta cannella, senza aggiungere zucchero. Nella ricetta tradizionale siciliana della mostarda di uva: al posto dell’amido di mais per addensarle si usava la farina. In alcune ricette, la preparazione prevedeva che il mosto venisse bollito per più di mezz’ora con un ingrediente alquanto bizzarro: la cenere, un cucchiaino, messo in un fazzoletto, come ii the in bustina. &nbsp;Attenzione all’uso della cenere.</div><div>La ricetta della mostarda di uva del sud, proviene dalla cucina povera contadina siciliana, così come i “cuddureddi” cotti nel mosto “o i “Lolli cotti nel mosto” tipici Modicani.</div><div>Il risultato è un dolce leggermente aspro ed aromatico, con un sapore veramente particolare. </div><div>A Pachino la ricetta della Mustata si tenta di farla diventare ufficialmente Prodotto Agroalimentare Tradizionale, riconosciuto dal Mnistero Politiche Agricole Alimentari e Forestali.</div><div><br></div><div>Preso atto che la mostarda al sud è realizzata con l’uva, nel resto d’Italia troviamo tante mostarde, stesso nome ma prodotti molto differenti tra loro, non resta che provare quella siciliana.</div><div>Se in Sicilia, la mostarda o Mustata di uva, rappresenta un dolce tipico siciliano, da consumare nel periodo invernale, &nbsp;nel resto d’Italia è un prodotto culinario diffuso con usi diversi, ed è realizzata con diversi ingredienti a seconda della zona d'origine.</div><div>La prima menzione scritta della mostarda dolce, pare sia quella di Carpi e la si trova nell'opera letteraria La secchia rapita del Tassoni (1621), dove &nbsp;nel descrivere i doni a un legato pontificio, menziona (XII, 38) «due cupelle di mostarda di Carpi isquisitissime».</div><div>La cosiddetta mostarda fina di Carpi, per esempio, viene preparata solamente con mosto e frutta, e quindi risulta dolce. Si tratta di conserve di uno o più tipi di frutta trattata, a seconda delle ricette, con zucchero o miele, mosto o senape distintamente. </div><div>La mostarda è una ricetta antica, che sembra affondare le radici nella storia, arrivando sino all'abitudine dei Romani di conservare la frutta nel mosto cotto. L'usanza di aggiungere al tutto un pizzico di senape per rendere piccante la preparazione pare invece risalire al Medioevo, o al Rinascimento, quando gli speziali dell'area lombarda diedero vita alla prima ricetta della mostarda senapata. Non a caso l'etimologia del nome fa riferimento proprio a questa sua caratteristica: mustum ardens, nel senso di mosto ardente, piccante. Eppure non tutte le tipologie di mostarda a oggi ancora diffuse in Italia sono piccanti.</div><div>Giunti a questo punto occorre dire che il termine "mostarda" è un equivoco, la confusione è data dalle dominazioni passate e da un'errata traduzione: in francese la senape si chiama "moutarde", l'unico motivo di confusione però: ad esempio a Cremona, Mantova e in alcune zone del Veneto la mostarda contiene tanti elementi piccanti e molta senape, ma è priva di mosto, mentre quella di Carpi, in Piemonte e in alcune zone del Centro sud hanno il mosto ma non la senape, mostarda di Cremona,la più celebre e diffusa, viene preparata con mele, pere, mandarini, fichi, cedro e ciliegie.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 18:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Street food Siciliano, la rizzuola e la ravazzata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018E"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">Street food Siciliano, in poche parole racchiudiamo un universo ricco di gusto, la rizzuola e la ravazzata</h3><div><hr></div><div>La cucina siciliana è una delle più apprezzate, grazie alle sue ricette ricche di gusto, che strizzano l’occhio alla tradizione. Il cibo di strada siciliano costituisce un vasto capitolo fatto di sapori e tradizione. </div><div><br></div><div>Per conoscere la Sicilia occorre approfondire, oltre al mare le spiagge, la cultura e la cultura gastronomica, oltre che quella enologica, che è profondamente radicata nel territorio. </div><div><br></div><div>Lo street food non è soltanto qualcosa che tratta gli alimenti dolci e salati, il cibo da strada va considerato un rituale, un patrimonio che si tramanda da una generazione all’altra, un corpus di ricette da provare per comprendere la natura dell'isola.</div><div><br></div><div>Nelle diverse province si servono diverse specialità e la Sicilia per ogni ex provincia, ma sarebbe meglio dire tra i capoluoghi, lo street food siciliano è diverso.</div><div>Frutto delle dominazioni che si sono succedute nell'isola ed hanno lasciato delle pietanze che sono state adattate al periodo, anche se oggi ci sono alcuni piatti che si possono trovare praticamente ovunque, come l'arancina o arancino, cambia solo l'ultima lettera e non si riesce a trovare soluzione, non ha convinto neanche l'accademia della crusca.</div><div><br></div><div>Oggi desideriamo parlarvi della rizzuola è una specialità della cucina palermitana, si tratta di un pezzo da tavola calda cotto al forno, a prima vista ricorda moltissimo la brioche dolce, ma questa è un prodotto salato, ha un involucro di pasta simile a quella della brioche. </div><div>La rizzuola differisce dalla ravazzata, che è sempre un pezzo di tavola calda, questa volta fritto, sempre ripieno di un ragù di carne e piselli.</div><div>Abbiamo accennato al fatto che la forma richiama quella della brioche col tuppo siciliane o brioscia, una bontà della pasticceria siciliana.</div><div>La morbida la brioche siciliana, con una ricetta di origini antiche, che prende il nome dallo chignon basso che portavano le donne siciliane e che in dialetto regionale si dice appunto tuppo, la forma dalla brioscia cû tuppu messinese, che è un altra variante tipica siciliana ma dolce, servita spesso in accompagnamento alla granita o riempita con gelato, per colazione nella granita, per pranzo con il gelato.</div><div><br></div><div>Ma dovete sapere anche che non lontano da Palermo, ad Alcamo, da un'antica ricetta delle monache di clausura che realizzavano le ravazzate con la ricotta, un dolce di frolla senza burro ricca di uova e cotti al forno. Conosciute infatti come ravazzate alcamesi</div><div><br></div><div>Comunque sia la rizzuola al forno e la ravazzata fritta, sono ripiene con un ripieno di ragù di carne e piselli, chiamatela come volete, è sempre un prodotto buonissimo, da consumare durante la giornata.</div><div><br></div><div>Si può tranquillamente considerare un tipico street food da passeggio, ideale a tutte le ore del giorno. </div><div>Una squisitezza che si va ad aggiungere all'elenco di specialità sicule da provare: arancini, scacce, panelle ecc, ecc.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 18:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[In moto fino alla Mongolia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018D"><h3 class="imHeading3">Dalla Sicilia alla Mongolia, un viaggio in moto che fa sognare</h3><div class="imTACenter">In moto fino alla Mongolia, cosi la sua storia è diventa un film: «Altrove, sembra l’unica via per la felicità…»<div>L’ex pallavolista Federico Marretta ha percorso 26mila chilometri da solo in moto fino alla Mongolia, non è il primp e non sarà l'ultimo, le pagine delle riviste ce ne raccontano, ma lui è un siciliano, evviva il campanilismo.</div><div><br></div><div>Dalla pallavolo ad un viaggio mozzafiato un nuovo Marco Polo, attraversando la Via della Seta. Ventiseimila chilometri attraverso tutti gli Stati dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente, di alcune repubbliche dell’ex Unione Sovietica fino all’arrivo in Mongolia. </div><div>È un percorso on off del rider siciliano, originario di Sciacca, in solitaria, a bordo della sua moto, la scelta è caduta sulla Ktm 1290 Super Adventure R ha lasciato l’Italia per raggiungere il paese asiatico. Un viaggio lungo tre mesi divenuto un film, “Long way east”, in programmazione alcuni canali privati.</div><div><br></div><div>Ha mollato tutto ed è partito, terminato e vinto il campionato della stagione, con la meta negli occhi la Mongolia, guardando il film si può semplicemente dire è stata tosta con momenti indimenticabili seguiti da paure ed incertezze.</div><div>Tra incontri con culture diverse, con "la fiducia nei confronti del prossimo è l'unico conforto e salvezza quando sei da solo dall’altra parte del mondo".</div><div><br></div><div>“You’ll never walk alone” ,Non camminerete mai da soli, è l’inno del Liverpool Football Club, ma ha fatto tutto da solo, tra ricordi ed immagini che lasciano il segno, ha riempito il proprio bagaglio prima con i sogni e le aspettative dopo.</div><div>La colonna sonora di quest’avventura?«“Altrove” di Morgan, “Sembra l’unica via, per la felicità…”».</div><div><br></div><div>E da grande cosa vuole fare? Se non stare bene, fare ciò che piace. </div><div>Come chi ha provato il virus del viaggio avventuroso, non ha deciso se tornare a casa o seguire questa passione della moto, dei viaggi, dei paesaggi, delle albe e dei tramonti, dei creatori di video.</div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/441542834_736114958738017_7788762886191924332_n.jpg"  width="874" height="491" /><br></div><div><br></div><div>C'è chi prepara viaggi per non ritornare, </div><div>chi per provare un esperienza, </div><div>il rientro è una valigia piena di emozioni e ricordi, </div><div>a volte un pò frenati a volte un pò sfrenati, </div><div>di sicuro è un congedo dalla sapienza<div>e di certo congedo all’amore,</div><div>un congedo dalla religione, </div><div>ed una preghiera alla fiducia,</div><div>con destinazione felicità,</div></div><div>senza invidia per chi si accontenta gode,</div><div>ma niente è come il sole sulla pelle, scalda il cuore.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Sep 2024 15:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siciliani in movimento, l'emigrazione, adattamento e resistenza]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018C"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Siciliani in movimento, l'emigrazione, adattamento e resistenza</h3><div><hr></div><div>Che i siciliani si siano adattati ai luoghi di accoglienza e come abbiano reagito tra rifiuti e segregazione, lo si può solo immaginare. Alcuni, infatti, hanno talvolta scelto l'illegalità per affermare il proprio diritto a esistere come comunità: una parte della nostra storia.</div><div><br></div><div>La Sicilia è stata l'ultima regione italiana a partecipare al grande esodo migratorio di fine Ottocento ed è attualmente la regione con il numero maggiore di emigrati all'estero. Fino all'ultimo quarto dell’Ottocento, gli spostamenti di siciliani verso l’estero erano ridottissimi e nulla faceva presagire il boom migratorio che sarebbe seguito.</div><div><br></div><div>Prima dell'Ottocento, l'isola era aperta a ogni tipo di immigrazione: toscani, liguri e lombardi nel tardo Medioevo, ma non bisogna dimenticare gli schiavi africani e i greco-albanesi che si trasferirono in Sicilia dopo il 1450, formando diversi villaggi. Altri arrivi seguirono con i nobili aragonesi e castigliani, i mercanti e banchieri catalani e dell'Italia del Nord (principalmente lombardi, genovesi e toscani), che si stabilirono a Palermo e Messina, distribuendo agenti in tutta l'isola. Non mancavano neppure gli inglesi.</div><div><br></div><div>In Sicilia si lavorava nelle tonnare, nei campi di grano, nella produzione della seta, nell'estrazione dello zolfo, nella produzione del vino e delle olive, e nella coltivazione degli agrumi.</div><div><br></div><div>La grande emigrazione verso il Mediterraneo</div><div><br></div><div>Sul finire dell’Ottocento, gli spostamenti dalla Sicilia si concentravano principalmente nell'area del Mediterraneo, con la Tunisia come meta privilegiata. Qui gli istituti arabi incoraggiarono l’acquisto di terre, favorendo la creazione di colonie di proprietari coltivatori che, con il loro lavoro, contribuirono a far prosperare il paese.</div><div><br></div><div>Ma cosa avrebbe fatto presagire che, da crogiolo di lingue, culture e tradizioni che nei secoli aveva accolto popoli del Mediterraneo, la Sicilia si sarebbe trasformata in terra di emigrazione?</div><div><br></div><div>Destinazione Stati Uniti</div><div><br></div><div>La meta privilegiata per gli emigrati siciliani divenne principalmente gli Stati Uniti. Tra il 1890 e il 1913, centinaia di migliaia di siciliani lasciavano la loro terra in cerca di un nuovo destino. Un fenomeno che trovò una delle sue cause nel sistema successorio del Sud Italia, che portò al progressivo frazionamento delle proprietà, rendendo insufficiente il sostentamento per le famiglie. Il risultato fu che molti comuni siciliani subivano un vero e proprio svuotamento, causando una scarsità di manodopera, l'innalzamento dei prezzi e una diminuzione delle colture.</div><div><br></div><div>Nella prima fase dell'emigrazione, fino al 1925, c'era ancora l'idea del ritorno in patria. Ma con il tempo, il carattere di massa dell'emigrazione, l'assenza di una caratterizzazione di mestiere e la prevalente destinazione verso lavori non specializzati, ha conferito all'emigrazione siciliana un forte segno di esodo definitivo. Dopo il 1925, con la crisi economica dei primi anni '70, anche la speranza di un ritorno e di un successo da godere nella propria terra svanì, lasciando il posto a una destrutturazione della società agricola siciliana.</div><div><br></div><div>La terza fase: il nuovo millennio</div><div><br></div><div>Infine, tra la fine del Novecento e l'inizio del nuovo millennio, si assiste a una nuova ondata migratoria, soprattutto legata alle difficoltà dei giovani diplomati e laureati nel trovare lavoro in Sicilia e alle maggiori possibilità di movimento all'interno dell'Europa. La ricerca di opportunità professionali più ampie spinge molti a lasciare la loro terra, alla ricerca di un futuro migliore.</div><div><br></div><div>Razzismo e sfruttamento nelle migrazioni</div><div><br></div><div>Le migrazioni, in particolare quelle forzate dalla povertà e dal bisogno di lavoro, sono strettamente legate allo sviluppo di idee razziste e all'intolleranza. L'arrivo di nuovi migranti è spesso visto come un'opportunità per sfruttarli, a causa di pregiudizi che li dipingono come inferiori culturalmente e storicamente. Così, la loro "inferiorità" diventa funzionale al loro sfruttamento.</div><div><br></div><div>Un tempo, l'Europa povera era la terra di partenza, mentre l'America era vista come la meta di opportunità. L’emigrazione siciliana, quindi, diventava funzionale ai bisogni degli Stati Uniti, dove la nuova forza lavoro doveva sostituire quella schiavista, ormai abolita. Gli schiavi non erano più tali, e servivano nuovi lavoratori per garantire il funzionamento dell'economia.</div><div><br></div><div>Il baratto tra Sicilia e Louisiana</div><div><br></div><div>Un aspetto significativo della storia siciliana legata all'emigrazione riguarda un baratto tra il Regno d'Italia e la Louisiana. Dopo l'Unità d'Italia e l'annessione della Sicilia al Regno dei Savoia, le prime rivolte economiche delle classi più basse furono represse brutalmente, e molti contadini vennero deportati forzatamente. La Sicilia, dunque, divenne una riserva di manodopera per le piantagioni di Louisiana, dove le necessità della ricostruzione post-bellica, dopo la sconfitta del sistema schiavista, spingevano alla ricerca di nuovi lavoratori.</div><div><br></div><div>Il rapporto tra Sicilia e Stati Uniti</div><div><br></div><div>Alla fine della Prima Guerra Mondiale, il commercio di agrumi, frutta e zolfo dalla Sicilia verso gli Stati Uniti crebbe grazie all'introduzione di navi più grandi, che permettevano l’esportazione su larga scala. La ricchezza prodotta in Sicilia, però, non proveniva dai latifondi, ma dalla coltivazione su terreni più piccoli, che necessitavano investimenti maggiori.</div><div><br></div><div>Con l'avvento dei Savoia e il passaggio della Sicilia al Regno d’Italia, la situazione cambiò radicalmente. Il transito di Garibaldi e i moti che seguirono portarono a una ristrutturazione economica che non tutelò i piccoli proprietari terrieri. Il Regno preferì accordarsi con la grande proprietà e la Chiesa, mentre i nobili, approfittando di questi accordi, riuscirono a mantenere per sé le terre migliori. La Sicilia divenne un terreno di latifondo, e i contadini, costretti ad abbandonare le terre, vennero spinti a emigrare per garantire un futuro migliore.</div><div><br></div><div>Conclusioni</div><div><br></div><div>L'emigrazione siciliana è il frutto di una serie di scelte economiche e politiche, che affondano le radici in secoli di storia. Dalla speranza di un ritorno alla realtà della dispersione, la Sicilia si è trasformata da terra di accoglienza a terra di partenza. La sua storia di adattamento e resistenza ci racconta di una comunità che, pur tra difficoltà e sofferenze, ha cercato di affermarsi ovunque nel mondo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 13:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Joe Pass e la musica jazz con la chitarra acustica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018B"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Joe Pass ed i virtuosismi &nbsp;jazz con la chitarra acustica</h3></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Si è soliti dire che il jazz nasca nella società americana dalla minoranza afroamericana. Tuttavia, nella sua storia affiorano anche influenze e protagonisti di origine siciliana, e la sua prima diffusione discografica si deve proprio a un musicista italoamericano.<div><br></div><div>Il 26 febbraio 1917 Nick La Rocca, insieme alla Original Dixieland Jass Band, incise quello che viene comunemente considerato il primo disco della storia del jazz.</div><div><br></div><div>Oggi non vogliamo tediarvi con riflessioni sull’emigrazione o sulla comunità siciliana negli Stati Uniti, che nel passato ha spesso subito stereotipi e discriminazioni ingiuste: i siciliani in America erano talvolta percepiti come non completamente bianchi e venivano etichettati con il termine dispregiativo “olive”.</div><div><br></div><div>Se siete arrivati fin qui, però, non siamo alla fine. Cogliamo piuttosto l’occasione per invitarvi a guardare il film di Daniele Ciprì e Franco Maresco, che intitolano una loro pellicola Lo zio di Brooklyn (conosciuto anche come lo zio d’America).</div><div><br></div><div>Dal film prendiamo lo spunto del personaggio di Lo Giudice, cantante fallito che, attraverso il Mago Zoras, tenta di “sfondare” nel mondo della musica palermitana. Ma togliamo la benda dal volto della dea bendata e lasciamo da parte le illusioni: parliamo di un vero artista, il jazzista Joseph Anthony Passalacqua, meglio conosciuto come Joe Pass.</div><div><br></div><div>Joe Pass è ricordato come uno dei più grandi chitarristi jazz di tutti i tempi. Non solo per la sua straordinaria tecnica e la profonda conoscenza dello strumento – la chitarra acustica – ma anche per le sue eccezionali capacità improvvisative e compositive.</div><div><br></div><div>Di origine siciliana, era figlio di un emigrato: Mariano Passalacqua, operaio in un’acciaieria, nato a Gualtieri Sicaminò, in provincia di Messina. Fu proprio il padre a regalargli una chitarra all’età di nove anni. Il talento del giovane Pass emerse immediatamente, tanto che Mariano gli diede un consiglio tanto semplice quanto fondamentale:</div><div><br></div><div>“Non lasciare mai spazio tra gli accordi.”</div><div><br></div><div>Da quel momento nasce un virtuoso della chitarra.</div><div>Nasce lo stile Joe Pass.</div><div><br></div><div><div><a href="https://joepassbio.com/" class="imCssLink">https://joepassbio.com/</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 16 Sep 2024 14:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il jazz ha anche la Sicilia nella sua musica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000018A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il jazz ha anche la Sicilia nella sua musica</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">È un fatto che storia del jazz sia costellata da nomi meridionali e che una corrente artistica importante del ‘900, il jazz, in quel di New Orleans, era proprio quella d’un siciliano che fondò la band che avrebbe registrato uno dei primi album a 78 giri.</div><div class="imTACenter">Dominic James La Rocca, detto Nick, New Orleans, 11 aprile 1889 – New Orleans, 22 febbraio 1961, è stato un musicista, compositore, arrangiatore e bandleader statunitense di origine italiana. Virtuoso cornettista, è considerato un pioniere del jazz classico, di cui fu uno dei primi interpreti in assoluto.</div><div class="imTACenter">Nato nel 1899 da genitori trapanesi (il padre era di Salaparuta la madre di Poggioreale), Nick La Rocca iniziò a suonare la cornetta (tipico strumento della tradizione bandistica italiana) all’età di 15 anni. Da lì in poi si fece largo in quel marasma di suoni e stili, definendone uno proprio.</div><div class="imTACenter">New Orleans che fu per più di un secolo scalo nella tratta degli schiavi, accolse migliaia di immigrati francesi, tedeschi e italiani. </div><div class="imTACenter">Questi senza saperlo furono gli artefici d’un cambio musicale, tra schiavi liberati in cerca di fortuna, figli di migranti siciliani, irlandesi, francesi, tedeschi, creoli e schiavi, suonano insieme nelle piazze, nelle strade, ai funerali, nei bar e nei bordelli.</div><div class="imTACenter">Famosa la «New Orleans Function», resa celebre da Luis Armstrong che si componeva di due parti: una parte triste prima del seppellimento chiamata «Free as A Bird» e una parte subito dopo la tumulazione, dell'allegro ritorno in città come a volere evocare che c'è ancora vita dopo la morte.</div><div class="imTACenter">Da questa ricchezza musicale e dalla sua contaminazione, nasce questa musica ed il ruolo che i siciliani ricoprono non è da meno. Molti di questi siciliani sono originari della Valle del Belice: Girolamo La Rocca, ciabattino di Salaparuta e cornettista nella Banda del suo paese, Leon Roppolo anch’egli di Salaparuta, Toni Scott di Salemi, Lawrence Veca, Manuel e Leonce Mello, Lala, Lo Iacono, Schiro’, Louis Prima ed altri.</div><div class="imTACenter">Fu La Rocca a introdurre un nuovo genere musicale, quando nelle strade e nei localetti a luci rosse di New Orleans, faceva il suo esordio l’Original Dixieland Jass Band, guidata dal cornettista originario di Trapani. </div><div class="imTACenter">Fu la prima band registrata in cui compare la parola “jazz”. </div><div class="imTACenter">E’ del 1917 il primo disco della band registrato a New York negli studi della Victor Records nel 1917 il primo disco della storia della musica jazz: Livery Stable Blues e nel giro di poche settimane diventerà la jazz band più pagata al mondo.</div><div class="imTACenter">Un primato assoluto tenuto conto che l’opera musicale di Nick La Rocca. Seguirà una tournèe di ben 17 mesi di fila nel 1919 che vedrà la seguente formazione partire da Londra: Nick La Rocca (cornetta), Larry Shields (clarinetto), Emile Christian (trombone), J. Russell Robinson (pianoforte), Tony Sbarbaro (batteria).</div><div class="imTACenter">Il film Sicily Jass – The world’s first man in jazz del regista romano Michele Cinque (classe 1984) “racconta la vicenda umana e il problematico ruolo di Nick La Rocca nella storia della musica jazz. Nato a New Orleans, da genitori Siciliani, alla fine dell’800, La Rocca con la sua Original Dixieland Jazz Band, incide nel </div><div class="imTACenter">Sul perché poi la parola da “jass” fu cambiata in “jazz” aleggiano miti e leggende. In ogni caso la spiegazione maggiormente accettata è quella legata a Nick La Rocca.</div><div class="imTACenter">L’Original Dixieland Jazz Band nel 1925, dopo aver preso New York come base operativa ed aver registrato un altro disco per la Columbia Records, si sciolse a causa del manifestarsi del senso di disprezzo da parte della classe dirigente newyorkese, perchè vedeva nel jazz un fenomeno legato al consumo di alcool, alla prostituzione e alla delinquenza. </div><div class="imTACenter">Tornato nelle scene nel 1936, quando il mondo era cambiato e con lui anche il jazz, Nick La Rocca non riuscì a restare sulla cresta dell’onda. </div><div class="imTACenter">Rimase comunque lui il creatore del jazz tra schiavismo e tolleranza, tra le piazze, le e le campagne, creatore di quello stile musicale capace di unire Nord e Sud Est ed Ovest, in un linguaggio musicale unico.</div><div class="imTACenter">Nick La Rocca, fu certamente uno tra questi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 14:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Archeo Experience nell’Isola dei Tesori, dal 26 al 29 settembre 2024]]></title>
			<author><![CDATA[Leader srl]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000189"><div class="imTACenter"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Archeo Experience nell’Isola dei Tesori, dal 26 al 29 settembre 2024</h3></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Promosso e organizzato dall’Assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana della Regione Siciliana, avrà luogo da giovedì 26 a domenica 29 settembre presso il Parco della Valle dei Templi, il Teatro Pirandello con l’Atrio del Comune e in dodici siti ecclesiastici e storici di Agrigento, con l’obiettivo di valorizzare le 14 aree dei Parchi Archeologici diffuse nell’intero territorio: Catania e Valle dell’Aci; Gela; Himera, Solunto e Iato; Isole Eolie; Kamarina e Cava d’Ispica; Leontinoi e Megara; Lilibeo-Marsala; Morgantina e Villa Romana del Casale di Piazza Armerina; Naxos e Taormina; Segesta; Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria; Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai; Tindari; Valle dei Templi.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><div>“Il patrimonio archeologico dell’Isola per vastità e ricchezza costituisce principio identitario fondante per la Sicilia e la sua storia antica e contemporanea”: inoltre, è tra le regioni con il maggior numero di siti nella Lista Unesco, ben 7: Palermo Arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale; Siracusa e le Necropoli Rupestri di Pantalica; Valle dei Templi di Agrigento; Villa romana del Casale di Piazza Armerina; Isole Eolie, Monte Etna; Val di Noto, oltre ad una serie di elementi appartenenti al patrimonio immateriale: l’Opera dei Pupi, l’arte del muretto a secco, la dieta mediterranea e la vite ad alberello di Pantelleria.</div><div><br></div><div>L’iniziativa intende delineare un’attività di valorizzazione del patrimonio archeologico e di promozione dell’offerta culturale, tenendo conto non solo del contesto archeologico, culturale e paesaggistico, ma anche dell’attrattività turistica, dei prodotti locali, del patrimonio immateriale, degli eventi.</div><div><br></div><div>Il programma è volto anche a intercettare il target del turismo scolastico, del turismo associativo, del turismo leisure organizzato e non, con la consapevolezza di promuovere esperienzialità e sostenibilità, oltre che a determinare la partecipazione attiva del sistema regionale delle Organizzazioni datoriali dell’intermediazione viaggi, delle Associazioni Professionali e Culturali di promozione sociale e dei Club di servizio.</div><div><br></div><div>La destinazione dell’evento – l’antica Akragas, fondata nel VI sec a.C. sulla costa sud occidentale della Sicilia con 2.600 anni di storia e mura per una lunghezza di 9 km intorno a un’area di circa 450 ettari; la vecchia “Girgenti”, il centro storico con i suoi angoli caratteristici e i monumenti più significativi, che conservano le tracce delle invasioni arabe, normanne, angioine e aragonesi e dove alloggiò Goethe durante il Grand Tour – proclamata Capitale Italiana della Cultura 2025, trova nel sito Unesco (il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi nel 2023 un milione di visitatori, quinto in Italia dopo il Colosseo, Pompei, gli Uffizi e il Museo Egizio) il principale motivo di notorietà a livello internazionale, suffragato anche dalla DEVU, la dichiarazione di eccezionale valore universale, che ne premia la qualità dei servizi offerti e il livello di accessibilità.</div><div><br></div><div>La dichiarazione dell’Assessore Regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato: “La Sicilia, con la sua eredità storica e culturale, si candida naturalmente a essere la capitale dei beni archeologici dell’area euro-mediterranea. Questo ruolo di custode della identità del Paese, fa dell’Isola, con i suoi sette siti Unesco, una meta culturale fortemente attrattiva”.</div><div><br></div><div>“ArcheoExperience nell’Isola dei Tesori” è ideato e diretto dalla Leader srl, titolare del marchio della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico.</div><div>La BMTA, che dal 1998 svolge a Paestum l’unico appuntamento al mondo dedicato al turismo archeologico, ha il pregio di aver focalizzato questo prodotto di nicchia e di aver avviato, dandone opportunità agli addetti ai lavori, confronti su ricerche e indagini con l’obiettivo di comprendere l’atteggiamento generale verso l’archeologia e approfondire la conoscenza sulle caratteristiche del viaggio a motivazione archeologica.</div><div><br></div><div>Il programma prevede:</div><div><br></div><div>ArcheoIncontri</div><div>Teatro “L. Pirandello” da giovedì 26 a sabato 28 settembre ore 09.30-12</div><div>dedicati alle Scuole Superiori sulla conoscenza dei Parchi Archeologici e la educazione al patrimonio con la partecipazione dei noti divulgatori Syusy Blady, Patrizio Roversi, Mario Tozzi</div><div><br></div><div>ArcheoVirtual</div><div>Chiesa di S. Sofia (atrio Comune) da giovedì 26 a sabato 28 settembre ore 10-20; domenica 29 settembre ore 10-13</div><div>“Mythos. Miti e storie della Sicilia”: i Parchi Archeologici raccontati tramite le fonti antiche in un viaggio indimenticabile tra dei, giganti, ninfe e ciclopi; una selezione di video immersivi in realtà virtuale e una esclusiva preview della app mobile</div><div>Sala multimediale presso il Tempio di Zeus Olimpio da giovedì 26 a sabato 28 settembre ore 10-19; domenica 29 settembre ore 10-13</div><div>proiezione del video “Il sogno di Olimpia” sulla ricostruzione in 3D del Tempio di Zeus Olimpio</div><div><br></div><div>Assemblee e riunioni</div><div>Centro Storico sabato 28 e domenica 29 settembre ore 10-13</div><div>iniziative regionali delle Organizzazioni datoriali (FIAVET Federazione Italiana Associazioni Imprese di Viaggi e Turismo), delle Associazioni Professionali (ANA Associazione Nazionale Archeologi, CIA Confederazione Italiana Archeologi) e Culturali di promozione sociale (Archeoclub d’Italia, FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, Gruppi Archeologici d’Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, UNPLI Unione Nazionale Pro Loco d’Italia); interclub organizzati dai Club service (Lions e Leo, Rotary e Rotaract)</div><div><br></div><div>Conferenze</div><div>Museo Archeologico Regionale “P. Griffo” venerdì 27 settembre ore 16-19 / Teatro “L. Pirandello” sabato 28 settembre ore 16-19</div><div>confronto con l’autonomia statale, i piccoli Comuni, i Gal, l’Università sulla governance del patrimonio archeologico, sui processi da attuare a beneficio del potenziale dei territori e dei siti culturali, sulle buone pratiche di volontariato sociale</div><div><br></div><div>Educational riservato ai buyer</div><div>da giovedì 26 a domenica 29 settembre</div><div>un programma esperienziale per entrare in contatto con gli aspetti materiali e immateriali dell’offerta territoriale archeologica ed enogastronomica della Sicilia Meridionale</div><div><br></div><div>Laboratori di Archeologia Sperimentale</div><div>Area presso il Tempio di Zeus Olimpio da giovedì 26 a sabato 28 settembre ore 10-19; domenica 29 settembre ore 10-13 </div><div>30 rievocatori su un’area di 100 mq faranno rivivere, accanto ai resti di uno dei più grandi edifici sacri del mondo antico, le civiltà passate e le tecniche di lavorazione dei manufatti di uso quotidiano adoperati dai nostri antenati</div><div><br></div><div>Parchi Siciliani: l’offerta culturale in mostra</div><div>Atrio Comune da giovedì 26 a sabato 28 settembre ore 10-19; domenica 29 settembre ore 10-13</div><div>stand dei 14 Parchi Archeologici:</div><div>Catania e Valle dell’Aci; Gela; Himera, Solunto e Iato; Isole Eolie; Kamarina e Cava d’Ispica; Leontinoi e Megara; Lilibeo-Marsala; Morgantina e Villa Romana del Casale di Piazza Armerina; Naxos e Taormina; Segesta; Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria; Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai; Tindari; Valle dei Templi Agrigento;</div><div>e anche del Museo Salinas di Palermo e del Comune di Agrigento con la Fondazione Capitale Italiana della Cultura</div><div><br></div><div>Raduno di auto d’epoca, esposizione di veicoli storici e da corsa, mostra fotografica</div><div>Piazza Cavour – Parco Valle dei Templi – Realmonte, Piazza Vittorio Emanuele, Chiesa di San Pietro da giovedì 26 a domenica 29 settembre</div><div>Automobile Club Agrigento regalerà emozioni dal sapore antico</div><div><br></div><div>Visite guidate</div><div>Parco Valle dei Templi e Centro Storico da giovedì 26 a domenica 29 settembre</div><div>itinerari archeologico-paesaggistici</div><div><br></div><div>Workshop con i buyer esteri</div><div>Collegio dei Filippini sabato 28 settembre ore 15-19</div><div>riservato agli operatori turistici e culturali per l’incontro B2B tra la domanda europea e l’offerta siciliana</div><div><br></div><div>Con il Treno Storico al Parco Archeologico </div><div>sabato 28 e domenica 29 settembre</div><div>da Agrigento Centrale per Tempio di Vulcano/Giardini della Kolymbethra </div><div>ore 10.00; 11.30; 13.00; 14.30; 16.00; 17.30</div><div>da Tempio di Vulcano/Giardini della Kolymbethra per Agrigento Centrale </div><div>ore 10.30; 12.00; 13.30; 15.00; 16.30; 19.00</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 07:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Nel ventre dell’Etna, alla scoperta delle grotte dei Fratelli Teri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000188"><h3 class="imHeading3">Nel ventre dell’Etna, alla scoperta delle grotte o degli ingrottamenti lavici dei Fratelli Teri</h3><div class="imTACenter">Se in vacanza in Sicilia, sei un amante dell'avventura e della natura, non puoi perderti le incredibili scoperte dei Fratelli Teri nel cuore dell'Etna. </div><div class="imTACenter">Questi due catanesi, Dario e Paolo, hanno dedicato la loro vita a esplorare le meraviglie nascoste del vulcano più alto d'Europa, portando alla luce grotte straordinarie come la Grotta Polare e la Grotta Tremila. </div><div class="imTACenter">Immagina di camminare attraverso tunnel di lava unici, circondato da formazioni di ghiaccio che sembrano uscite da un film di fantascienza. Ogni grotta racconta una storia affascinante e ci offre uno sguardo sulla potenza della natura. Se vuoi scoprire il lato meno conosciuto dell'Etna e vivere un'esperienza indimenticabile, segui il viaggio dei Fratelli Teri e lasciati sorprendere dalle meraviglie del vulcano.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">I fratelli catanesi Dario e Paolo Teri, conosciuti come scopritori di grotte sul “pianeta Etna” </div><div class="imTACenter">Stiamo parlando del Vulcano Etna, patrimonio mondiale dell’UNESCO, con i suoi 3300 m di altezza è il vulcano attivo più alto di Europa. Si può effettuare un trekking, utilizzare la mtb, un quad, come sciare, dipende dal periodo, o visitare il cratere sommitale, troverete facilmente da mangiare e da bere sull’Etna, ristoranti e bar sono presenti in tutti i borghi attraversati dai tour organizzati, come bed e breakfast, rifugi agriturismo ed hotel, non dimentichiamo le cantine vinicole ai piedi del vulcano.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Sul vulcano, proliferano specie animali e vegetali, così il Parco dell’Etna, la montagna stessa e il comprensorio circostante si fanno custodi di un patrimonio di biodiversità di inestimabile valore, unico in tutta la penisola.</div><div class="imTACenter">Una ricchezza e una diversità tra zone boschive, e veri e propri deserti vulcanici, crateri e diverse grotte vulcaniche o ingrottamenti lavici. Questi si formano quando la crosta solida della colata rimane in sede, la parte interna fluisce completamente, si possono addirittura formare le cosiddette gallerie di scorrimento lavico o tunnel di lava.</div><div class="imTACenter">Le grotte sono tra le più affascinanti attrazioni del vulcano Etna, ne ospita oltre duecento, alcune delle quali possono essere visitate accompagnati dalle guide, con l’attrezzatura adeguata. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Sull’Etna i due fratelli lavorano come guide naturalistiche e maestri di sci, e non sono gli unici, le associazioni sono numerosissime, ma la passione per le grotte è stata una evoluzione della attività da escursionisti, prima camminando sui sentieri tracciati, poi su vecchie mulattiere ormai in disuso o dimenticate con alcune di esse conducevano a cavità vulcaniche, e possibilmente utilizzate come ricovero occasionale o neviere.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">E proprio dalle grotte della neve e del ghiaccio, che prendono spunto dalle neviere utilizzate per la conservazione del ghiaccio, esistenti in natura &nbsp;o modificati o costruiti appositamente , ed adibiti alla conservazione della neve, sono tra le più importanti scoperte dei fratelli. </div><div class="imTACenter">Sull’Etna esisteva già “il ghiacciaio perenne più a sud d’Europa”, la cosiddetta Grotta del Gelo. Nessuno però sospettava che quel ghiacciaio fosse addirittura in buona compagnia. I fratelli Teri hanno portato alla luce il suo “gemello”, la Grotta Polare, nel 2021 e solo un anno più tardi anche una terza grotta piena di ghiaccio, la Grotta Tremila situata appunto a 3000 metri di altezza. </div><div class="imTACenter">Quest’ultima grotta è tra le più giovani del vulcano.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Occorre dire che molti gruppi di speleologi come di semplici appassionati hanno permesso di far venire alla luce molte grotte e che le stesse sono state catastate dal Gruppo Grotte del CAI e dal Centro Speleologico Etneo, come da altri singoli appassionati. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Ci sono itinerari facili ed altri impegnativi da un’intera giornata, scegliete qual è la migliore attività da percorrere. </div><div class="imTACenter">Fatevi assistere da accompagnatore per meglio apprezzare le bellezze del parco dell’Etna fino a una quota di circa 2000 metri intorno al vulcano attivo più grande d’Europa. </div><div class="imTACenter">Attraverserete colate laviche che hanno minacciato interi paesi e si visiteranno i crateri spenti dalle quali sono partite eruzioni storiche e sono previsti dei passaggi in luoghi spettacolari e unici in Europa continentale come gli ingrottamenti lavici. </div><div class="imTACenter">Le guide naturalistiche arricchiranno la vostra escursione.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 17:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[William Galt alias Luigi Natoli ed il romanzo dei Beati Paoli]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000187"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">William Galt alias Luigi Natoli ed il romanzo dei Beati Paoli</h3><div><hr><div><span class="fs12lh1-5">Perché gli scrittori pubblicano libri sotto pseudonimo? Tra le motivazioni più comuni: privacy, esterofilia e stereotipi di genere.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div><div><span style="font-style: normal;" class="fs12lh1-5 cf1">Oggi vi portiamo in una Palermo I luoghi del racconto letterario di William Galt alias Luigi Natoli il romanzo è &nbsp;quello dei Beati Paoli.</span></div></div><div class="imTACenter"><div><br></div><div>I luoghi del romanzo sono:</div><div>Catacomba di porta d'Ossuna,</div><div>Grotta della Chiesa dei Canceddi o di Santa Maruzza,</div><div>Piano della Cattedrale,</div><div>Cassaro oggi Corso V. Emanuele,</div><div>Piazza Villiena oggi Quattro Canti di Città,</div><div>Quartiere Capo,</div><div>Palazzo Serenari,</div><div>e Palazzo Chiaramonte-Steri</div><div><br></div><div>A narrare, un Natoli che non voleva cogliere la differenza tra politica e feuilleton, un genio del romanzo, autonomista convinto, che si firmava «William Galt» perché un nome straniero soprattutto se inglese, ha più fortuna in Sicilia, Natoli fece dei suoi Beati Paoli una società segreta di coraggiosi siciliani in lotta contro i soprusi dei «birri», le violenze degli eserciti stranieri e la corruzione dell'aristocrazia e della Santa Inquisizione, erano al servizio del popolo.</div><div><br></div><div>La vicenda del libro, trae spunto dalle gesta della leggendaria setta segreta dei Beati Paoli, che si racconta fosse attiva nella Sicilia del XVII-XVIII secolo: il romanzo mescola personaggi di fantasia a personaggi realmente esistiti. </div><div>Natoli nel libro mise una scrupolosa cura nel ricostruire fedelmente l'ambiente della Palermo dell'inizio del XVIII secolo fin nei minimi dettagli, siamo nel Regno di Sicilia, la dinastia borbonica, in periodo dei moti del 1820, la rivoluzione del 1848, la fine nel 1849 del Regno di Sicilia</div><div>La Società segreta dei Beati Paoli, era dotata di rituali iniziatici, con un ruolo che costituisce un'importante variazione sugli equilibri sociali, tra tenebrosi e malvagi omicidi, per contrastare quanto di più odioso del potere corrotto, tramite una voce sotterranea che cerca di portare equilibrio, nel mondo superficiale.</div><div><br></div><div>Il romanzo storico siciliano, in pochissimi anni doveva entra a far parte del patrimonio popolare.</div><div>Viene pubblicato dal Giornale di Sicilia, che con una certa lungimiranza, ritenne opportuno nel 1909 pubblicarlo a dispense che allegava al quotidiano, in seguito le puntate verranno raccolte in volume da Flaccovio nel 1979.</div><div><br></div><div>Il romanzo ambientato nel 1698 con la morte in battaglia di Emanuele Albamonte, duca della Motta, in seguito alla quale il fratello Raimondo cerca di uccidere il neonato figlio di Emanuele per entrare così in possesso del titolo e del patrimonio di famiglia, ma senza riuscirci.</div><div>I Beati Paoli, tramano nell’ombra, vestiti di un saio che li lega al culto di San Francesco di Paola, perchè i Beati Paoli si aggiravano per la città e per le chiese di Palermo, vestiti di un saio monacale. Nella notte invece, questi uomini giravano con il volto coperto da un cappuccio nero. Una delle fonti più attendibili, grazie alla quale oggi sappiamo qualcosa in più sui Beati Paoli, sta negli scritti del Marchese di Villabianca.</div><div><br></div><div>Siamo giunti al marzo del 1941, Natoli che è stato uno scrittore e storiografo italiano, autore di romanzi d'appendice con lo pseudonimo William Galt giunge alla fine della sua vita.</div><div>Si racconta che quando Luigi Natoli era nel suo letto di morte, gli si presentò un prete che, a nome dei suoi superiori ecclesiastici, gli ricordò di essere ancora in tempo per ritrattare il suo romanzo storico dedicato a frate Diego La Matina. </div><div>Qui era narrata con crudezza di accenti la storia settecentesca di un frate agostiniano di Racalmuto che finisce sul rogo dell’Inquisizione, dopo aver lottato contro le atroci prepotenze e le ingiustizie del clero manovrato dai dominatori spagnoli. Il prete, in cambio di questa ritrattazione gli prometteva che tutti gli altri suoi romanzi sarebbero stati tolti dall’indice delle letture proibite. Il vecchio mazziniano, pregò l’inviato della curia di riferire ai suoi superiori che la storia non si può ritrattare o coprire con un velo. Ed un tale potere non l’ho né io né il papa.</div><div><br></div><div>Per mantenere un filo conduttore con il romanzo citiamo Buscetta.</div><div>Siamo alla fine degli anni 1980, ci sono i maxiprocessi, nel ruolo di pentito di Cosa Nostra, egli proporre un salto all’indietro, in quella in cui affermò: "La mafia [...] viene dal passato. Prima c'erano i Beati Paoli […]: abbiamo lo stesso giuramento, gli stessi doveri". Il pentito Totuccio Contorno invece, si faceva chiamare “Coriolano della Floresta”, come il protagonista del noto romanzo di Luigi Natoli “ i Beati Paoli”. </div><div>Di fatto, però, gli storici, non hanno trovato collegamento tra i due fenomeni. </div><div>Lo studioso palermitano Rosario La Duca afferma: “La mafia ha un’origine agraria connessa al disintegrarsi della struttura feudale dell’Isola, avvenuta all’inizio del XIX secolo quando ormai la setta dei Beati Paoli era da tempo scomparsa”.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 22 Aug 2024 11:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ieratico Eretico presso L’A/TELIER a Modica]]></title>
			<author><![CDATA[Alberto Sipione]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000186">IERATICO ERETICO<div>Sergio Poddighe-Angeli Offesi</div><div>Raffaello De Vito-Nuovi Martiri</div><div>2.Agosto-1.Settembre 2024</div><div>Vernissage 2.Agosto ore 20.00, Via Pizzo 42, MODICA (RG)</div><div><br></div><div>Testo critico di Giovanni Carbone</div><div>Difficile metter insieme artisti differenti quando si concepisce una mostra, la collettiva è straniante, spesso non raggiunge obiettivi narrativi comuni, nemmeno li sfiora, sono solo immagini alle pareti. Talora si sceglie il tema, l'artista lo esegue, certo con la propria sensibilità, ma, appunto, lo esegue, non lo partorisce, non è roba sua. Rarissimo vedere espressioni artistiche che si completano, pare autentico miracolo trovarne maturate a distanza, da esperienze lontane, storie diverse, mestieri – nell'accezione più ampia del termine – a tratti persino alternativi. Le biografie artistiche di Sergio Poddighe e Raffaello De Vito sono talmente altre da non presumere che si sia realizzato il «miracolo» della convergenza evolutiva, che i due abbiano potuto concepire produzioni artistiche procedendo parallelamente, trovando una sintesi narrativa che si esprime in un unicum sorprendente. I due dialogano, intrecciano una dialettica serrata, paiono completarsi in un gioco di rimandi che pare studiato e che in realtà è idem sentire. Consapevolezza personale – il personale è politico - che trova vie di fuga nell'espressione creativa, procede sino a quella sorta d'imbuto dove le produzioni si toccano, si completano, si intrecciano. «Ieratici, Eretici» non è una collettiva, nemmeno una doppia personale, è una mostra sola con due volti che si guardano, che si cercano producendo alchimie preziose, si avviluppano in un complexus mai scontato. </div><div>Come si dice in questi casi, cominciamo dal principio, da ciò che fu il verbo e poco importa se dai soggetti ieratici di Sergio Poddighe o dalle presunte eresie di Raffaello De Vito. Sergio crede in una sorta di connaturata dimensione angelica dell'essere umano, una propensione a librarsi in volo. L'angelo lo fa, l'infernale precipita, sceglie una direzione differente per esprimere se stesso. Il volo è il sogno, l'avere una prospettiva altra, ricongiungere il proprio sguardo con l'infinito. La metafora dell'angelo è perfetta, ma quanto c'è davvero di sacro nel desiderio di sollevarsi da terra, e quanto invece non è un desiderio naturale di fuga, come fu per Icaro, forse più come Dedalo che pretese un'ascesa ancor più completa? È nella natura umana spingersi oltre, valicare confini asfittici, tracciati per limitare l'istinto del vagare per la terra, la libertà di movimenti che ha spinto interi popoli ancora più in là, sino ad ogni anfratto conosciuto, come se approdassero dalle nuvole in una dimensione altra. E quanto quel volo è interrotto, consumatosi nella voglia di oltre che è nel fanciullo, proibito dalle catene della convenzione? Il sogno si snatura, le ali divengono organo vestigiale, come una coda mancata, il cenno d'artiglio d'uno smalto sintetico su unghie laccate. Il resto è progressiva amputazione, la perfetta rappresentazione della perdita d'umanità nel cerchio stretto del concreto, l'atrofia dell'organo del volo coincide con quella del desiderio primigenio, conduce all'asfittico del quotidiano. I lavori di Poddighe sono la rappresentazione del contesto dei desideri umani e dell'uomo stesso come soggetti esclusivi dell'apparire, metafora della parzialità dell'essere. L'uomo, dunque, è entità incompleta, mutilata, che rincorre l'effimero come unica vacua speranza compensativa. Il volo del bambino lascia spazio al vuoto dell'adulto. </div><div>E questi vuoti l'umanità riempie creandone di nuovi, rincorre le proprie ansie costruendone di ulteriori, mai definitivamente consapevole del proprio progressivo allontanamento dalla stessa concreta condizione umana. Proprio sulla condizione umana le opere suggeriscono una riflessione profonda, una riflessione ed un'analisi che possono essere affrontate da più punti di vista, poiché l'accettazione della complessità, quindi delle diverse angolazioni dell'osservazione, è l'unico strumento attraverso cui è possibile costruire una prospettiva di ricomposizione dell'essere umano. Mentre questa ricomposizione passa proprio dal tornare indietro all'organo vestigiale, la sua definitiva riscoperta come condizione salvifica. Al contrario l'eterodirezione dei comportamenti è il vicolo stretto della disgregazione, dell'annichilimento, il martirio di soggetti comuni che hanno semplicemente rinunciato ad essere, non hanno osato la fuga tra le nuvole, non sono più angeli fanciulli, levati in alto dal desiderio primordiale dell'infinito vertiginoso. Poddighe ci racconta questo mancato ricongiungimento con gli strumenti che gli sono più congeniali, un surrealismo post litteram che ammicca alle cose di Breton, alle copertine stralunate delle Mothers of Invention, si esprime con caratteri originalissimi, si riconosce nell'uomo qualsiasi, nel giovane, nella donna, nel vecchio, che consumano il proprio doloroso disumano nell'anaerobico quotidiano. I soggetti di Poddighe sono talmente comuni da risultare invisibili, eppure mostrano senza pudore le proprie parzialità, mancano del doveroso silenzio della consapevolezza della propria drammatica condizione, sostituita dalla disperazione del vacuo apparire. </div><div>E quel martirio di cui narra è dentro il dogma d'una società obbediente, il dettato è preciso, la prospettiva esatta. È il processo educativo che conta, le masse obbediscono, il martirio delle moltitudini invisibili è scelta imposta, cultura dell'abbandono della propria emancipazione, la salvezza è altrove, non è di questo mondo. Il volo avviene solo dopo che le spoglie mortali si sono consumate nella loro essenza vitale. Raffaello De Vito individua uno dei più potenti strumenti di coercizione culturale nel martirologio, lo trova nei «santini», il promemoria formato tascabile che indica la strada, l'unica percorribile, il sacrificio estremo come unica prospettiva di salvezza. Raffaello se ne accorge, interviene su quelli, li riarticola e sostituisce l'educatore con l'educato, il soggetto diviene moltitudine dimenticata, non è più venerabile santissimo, è quotidiano sterminio. L'idea è quella d'un fake che amplifica la natura mantrica dell'immagine originale, in cui il soggetto poco importa chi sia, è fondamentale che dia al dolore ed alla sofferenza una componente salvifica che seppellisca l'istinto primordiale.</div><div>Non c'è passaggio umano, cambiamento d'una qualche fatta che non abbia preteso martiri, vittime sacrificali. Il santo è sempre – o quasi – martire, il miracolo è la prospettiva che scaturisce da quel martirio. Ed il martirio è una sorta d'espiazione per una condizione che è già di per sé sacrificale, appartiene agli ultimi. La devozione più profonda, pure nella religiosità archetipica, nella sua simbologia, è la rievocazione del sacrificio, il martirologio è punto di riferimento della fede, in realtà nasconde prospettive di trasformazione, di subalternità al dettato.</div><div>I Santini, tweet ante litteram, che raccontano vicende di sopraffazione, di martirio, appunto, hanno rappresentato per tantissimi una sorta di protezione dalla stessa tragedia. In realtà non ne hanno nascosto affatto l'evenienza ch'essa si presenti, nel qual caso appare ineluttabile, premessa per una vita altra di compenso. Ogni categoria sociale ha il proprio riferimento nel santo che ha fatto da parafulmine, ha pagato per i posteri, in qualche modo li ha liberati dal patirne le stesse pene. Ed è protezione semplice, a portata di borsetta, portafoglio, l'avvertimento che il cambiamento può avvenire solo attraverso il sacrificio, con l'esempio. Hanno iconografie apparentemente semplici i santini, al tempo ricercate, ché ogni dettaglio non appare superfluo, è narrazione atipica, semplifìcata ma esaustiva. Il punto è che la categoria degli ultimi, in definitiva dei martiri, non pare esaurirsi nella iconografia classica. Raffaello De Vito coglie l'enorme portata simbolica della trasmissione del messaggio sacrificale che era nel «santino», ne amplia la rappresentazione all'infinita platea degli ultimi. La sua è ricerca anche fisica, negli ambienti più consueti di quella presenza, chiese, monasteri e negozi di ecclesiastica. A quei soggetti ridisegna i contorni e non v'è in questo alcuna volontà blasfema, al contrario coglie la formidabile dirompenza di immagini iconiche di farsi mappe concettuali per veicolare i nuovi martirologi. Cambia i volti dei santi, le loro effigi classiche, i protettori degli ultimi lasciano solo impronte delle proprie gesta, cedono il posto alle nuove vittime della società involuta, fanno spazio a nuove immaginette che, come le vecchie, presumono d'avere capacità esorcizzanti il declino d'umanità private della propria stessa essenza.</div><div>La tecnica che Raffaello usa è raffinata, egli è conoscitore abilissimo di grafiche, fotografie ed immagini. Subordina le sue competenze ad un processo di riscrittura autenticamente «umano», trasforma il mito religioso in quotidianità, compie il passaggio inverso rispetto al canonico: il santo, nella iconografia classica, ha un nome, è la parte per il tutto, s'identifica nell'ultimo che si sacrifica per il resto d'intorno, per dare una possibilità ancora col proprio sacrificio, con la propria testimonianza ed opera, a chi soffre condizioni di privazione, di vessazione, di prevaricazione, sfruttamento, violenza; in epoche in cui l'esempio virtuoso pare ombra fuggente, quasi violazione di norme comportamentali non scritte ma esattamente codificate, nei santi di Raffaello è la pletora degli ultimi che parla in prima persona, si fa soggetto collettivo che produce voce corale. Il martire non è più uno, si fa moltitudine, schematizzata nell'immagine mutuata dalla tradizione. Ed il martirologio mostra la sua vera essenza, quella della sopraffazione legittima, anzi auspicabile per il mantenimento d'una condizione gerarchica, in cui il potere si legittima nella disfatta degli ultimi. Questa di Raffaello è operazione coraggiosa, straniante come poche, in divenire giacché i nuovi martiri sono elenco che non pare abbia fine, donne vittime di femminicidio, di regimi feroci, vittime dei cambiamenti climatici, migranti sfruttati, bambini sotto le bombe, preda di pedofili, ma anche schiavi delle nuove tecnologie, e poi lavoratori che muoiono sul posto di lavoro, medici ed infermieri che hanno contrastato il Covid e che da eroi divennero nessuno. Ognuno può aggiungerne altri, quelli che gli pare, ché ogni ladrone ha la propria devozione.</div><div><br></div><div>L’A/TELIER<div><span class="fs12lh1-5">NON LUOGO DI SITUAZIONI E CONTEMPORANEITÁ</span><br></div><div><br></div><div>Via Pizzo 42, 97015 MODICA</div><div>0039 333 7296148</div><div>Wathsapp 0041788807174</div><div>info@lateliermodica.it</div><div>www.lateliermodica.it</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 15:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pesca nel sacchetto, presidio Slow Food Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000185"><h3 class="imHeading3">Pesca nel sacchetto, presidio Slow Food Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Siamo nella terra degli agrumi, delle mandorle, degli olivi e dei fichidindia, ma a Leonforte si coltivano anche le pesche. </div><div class="imTACenter">Ogni anno, a giugno, si rinnova una tradizione, i contadini, armati di sacchetti di carta pergamenata, chiudono a mano, una ad una sull’albero, le pesche ancora verdi.</div><div class="imTACenter">Si tratta d’un lavoro certosino, le pesche nel sacchetto maturano da agosto a ottobre, talvolta addirittura a novembre. Chiuse nei loro pacchetti sono protette dai parassiti e dal vento e possono rimanere fino all’ultimo sull’albero per essere raccolte solo quando sono mature. La coltivazione è laboriosa i frutti non sono molto appariscenti; maturando tardi e nel sacchetto, diventano al massimo giallo intenso con leggere striature rosse, ma sono sempre profumatissimi, con una polpa gialla.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Se siete a caccia di sapori e curiosità, conosciamo meglio Leonforte che era conosciuta principalmente per la coltivazione di agrumi, frumento e fave (la famosa fava larga di Leonforte, poi presidio Slow Food). </div><div class="imTACenter">I peschi crescevano spontaneamente tra gli agrumeti tuttavia la mosca mediterranea, infestò intere coltivazioni. La situazione negativa richiese immediata ed efficace soluzione, senza l’utilizzo di antiparassitari. Si pensò di proseguire rivestendo ogni ramo dell’albero con un sacchetto di carta, che permetteva il passaggio della luce e dell’aria ma impediva all’insetto di avvicinarsi. Pur essendo efficace questo sistema rallentava notevolmente la fase finale della raccolta.</div><div class="imTACenter">La svolta arrivò negli anni ‘70 quando, grazie alla geniale intuizione di un imprenditore agricolo, si insacchettarono le singole pesche anziché l’intero ramo. </div><div class="imTACenter">A giugno, infatti, quando è ancora acerba e piccola come una noce, ogni pesca viene avvolta in un sacchetto di carta pergamenata semitrasparente di dimensioni ridotte, che si chiude con un sottile filo di ferro. Oltre a proteggere il frutto dalle mosche e da altri parassiti è un ottimo scudo contro vento e grandine, il che consente al contempo una maturazione lenta e completa. i sacchetti, una volta aperti, emettono un profumo intenso e inebriante. </div><div class="imTACenter">La pesca di Leonforte Igp si produce sulle aree pianeggianti e collinari della Sicilia centrale tra i 200 e i 1000 metri sul livello del mare, nel territorio che comprende, oltre a Leonforte, anche Assoro, Agira, Enna, Calascibetta.</div><div class="imTACenter">Il progetto dei Presìdi Slow Food nasce nel 2000. Già a metà degli anni ’90 Slow Food comprende l’urgenza di salvare la biodiversità alimentare, mappando i prodotti che rischiano l’estinzione, e crea un catalogo virtuale, l’Arca del Gusto, che esiste ancora oggi e continua ad arricchirsi ogni giorno, raccogliendo varietà vegetali, razze animali, pani, formaggi, salumi, dolci…</div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.sagradellepesche.it/" class="imCssLink">https://www.sagradellepesche.it/</a></span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il progetto dei Presìdi si passa dal lavoro di catalogazione all’azione concreta sui territori; dall’indagine sui prodotti al coinvolgimento dei produttori.<br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.fondazioneslowfood.com/it/" class="imCssLink">www.fondazioneslowfood.com</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Tradizionale appuntamento con la Sagra delle Pesche a Mojo Alcantara . La manifestazione prevede degustazioni di preparati a base di pesche e spettacoli. <a href="https://www.facebook.com/people/Pro-Loco-Mojo-Alcantara/100077529999694/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/Pro-Loco-Mojo-Alcantara/100077529999694/</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Troviamo altre feste dedicate alla pesca in Sicilia</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Sagra delle Pesche, con la tradizionale manifestazione dedicata alle pesche, principale prodotto dell'economia del paese di San Carlo, frazione del Comune di Chiusa Sclafani, si tiene annualmente il secondo fine settimana di agosto.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La Sagra della Pesca a Bivona si svolge ad agosto.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 16:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La storia di Ragalna ed il Teseo screpolato]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000184"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La storia di Ragalna Comune nel catanese ed il Teseo</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">La storia di Ragalna Comune nel catanese ed il Teseo screpolato di Igor Mitoraj</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">La storia di Ragalna inizia sicuramente dalle origini del nome, di cui non si sa molto, ma visitando questa località si ha la certezza di conoscere un territorio unico. Ragalna si trova in provincia di Catania a un’altitudine di 830 m s.l.m. in un contesto paesaggistico assolutamente inimitabile.</span></div><div class="imTACenter">Non è un caso che venga soprannominata la terrazza dell’Etna, proprio perché fa da balcone all’affascinante vulcano, al quale è strettamente legata per una lunga serie di motivi sociali, tradizionali ed </div><div class="imTACenter">I mestieri più diffusi erano quelli del boscaiolo e del carbonaio, esercitati approfittando dell’abbondante materia prima reperibile. Gli abitanti si cimentavano anche nel lavoro dei nivalori, termine dialettale che indica coloro che conservavano in fosse la neve, con l’intento di impiegarla durante la stagione più calda. Nella zona erano presenti anche agricoltori che si occupavano di ciliegi, castagni, meli e peri, oltre a coltivatori di cereali.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Da qui ci si può avventurare sui sentieri che portano a immergersi nel bellissimo parco dell’Etna, in un’esperienza incantevole, dove si possono ammirare vigneti, frutteti e oliveti che sfruttano le numerose proprietà del terreno lavico, regalando grandi quantità di delizie da portare in tavola per arricchire le ricette tipiche siciliane.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Nel 1780, il piccolo borgo di Ragalna venne minacciato seriamente da una eruzione dell’Etna. Qui si verificò il miracolo delle reliquie di Santa Barbara, portata in processione da Paternò. La lava si fermò prima di travolgere il paese. Alcuni poi vi rimasero per sempre. Nel 1985 diventa comune autonomo distaccandosi dopo cinque secoli dal territorio di Paternò.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il centro storico di Ragalna è piccolino e raccolto intorno alla ottocentesca Chiesa del Carmelo, il cui campanile sfida le vette del vulcano Etna. Un’altra chiesa importante per il paese è la parrocchia Santa Barbara (1936). Ma la bellezza di Ragalna è racchiusa per lo più nel suo territorio, ricco di meraviglie della natura.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">In zona Serra La Nave, già dentro il Parco dell’Etna, si può visitare la Grotta di Santa Barbara. </div><div class="imTACenter">Nell’ex Villaggio San Francesco si apre invece la grotta omonima. </div><div class="imTACenter">Molto bella anche Grotta della Catanese, una galleria lunga 20 metri con soffitto a sesto acuto.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Parco Nuova Gussonea, si trova poco sopra il paese, a 1700 metri sul fianco sud dell’Etna. Si tratta di un parco botanico aperto nel 1979 per preservare e mettere in mostra la tipica flora. </div><div class="imTACenter">Una visita all’interessante Museo del Palmento Arena, che illustra come si lavora l’uva per dar vita ai vini dell’Etna.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’osservatorio astrofisico</div><div class="imTACenter">Ricade nel territorio di Ragalna la sede dell’Osservatorio Astrofisico. Nella contrada Serra La Nave, a oltre 1700 metri di altezza, l’osservatorio fu inaugurato nel 1966, l’osservatorio effettua molti eventi per le scuole.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Diversi i rifugi, un hotel oltre al parco avventura Etna Avventura Serra la nave.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per i motociclisti la SP 92 un vero divertimento, non esitate a contattare le guide per un tour in zona, anche in quad, vicino il paese numerose cantine vinicole che offrono degustazioni.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">"Autunno ragalnese", i Mercatini d'Autunno, a novembre l'ormai nota Sagra della Salsiccia Caliceddi e Vino.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Musica, tradizione, cultura e folclore. un festival internazionale che unisce folklore, musica corale &nbsp;e tradizione popolare.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 18:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pippo Avola, per capire quello che sta succedendo, poesie]]></title>
			<author><![CDATA[Alberto Sipione]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000183"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Per capire quello che sta succedendo» di Pippo Avola, Modica Alta</h3><div><hr></div>Sarà presentato il 25 luglio, alle 20,30, al Belvedere Pizzo di Modica Alta (RG), con il patrocinio del Comune di Modica e la collaborazione di «l'A/telier, non luogo di situazioni e contemporaneità», la silloge poetica «Per capire quello che sta succedendo» di Pippo Avola (Scripta edizioni, Verona). <div><br></div><div>Presentano la serata la Prof.ssa Maria Lucia Zocco e il Prof. Giovanni Carbone, accompagnati dalle letture dell'attore e regista Saro Spadola. Il libro, già selezionato per il «Premio Pagliarani», restituisce, attraverso versi e lettere, la vicenda umana ed artistica di Pippo Avola al luogo in cui è nato e cresciuto. Editore eclettico, intellettuale militante, Pippo Avola – tra gli animatori del Cineclub «Il Confronto» di Modica insieme, tra gli altri, a Franco Ruta, “Ciccio” Belgiorno e Matteo Monaco - lascia la sua città per Roma alla fine degli anni '60, convinto dal pedagogista Luigi Volpicelli. Nella capitale intreccia rapporti di amicizia e culturali con alcuni tra gli esponenti più in vista dell'avanguardia artistica, tra questi Achille Perilli, Alberto Bardi, il vecchio amico Giovanni Puma modicano come lui. Nei primi anni '70 si trasferisce a Verona, apre una sua Galleria e fonda la casa editrice «Edizioni Linea 70». </div><div><br></div><div>Ospita mostre e realizza preziose cartelle di acqueforti e acquetinte di Emilio Vedova, Giulio Turcato, Piero Dorazio, Emilio Scanavino, Eugenio Carmi, pubblica scritti di Paolo Volponi, Angelo Maria Ripellino, Elio Pagliarani, Emilio Villa, Edoardo Sanguineti, Carlo Castellaneta e Umberto Eco. </div><div><br></div><div>Pippo Avola supera la manichea concezione del mondo dell'arte come ambiente neutrale, lo rende invece strumento potente ed innovativo di dialogo per una prospettiva concreta di cambiamento sociale e culturale. In altre parole rende l'arte ambiente politico nel significato etimologicamente più puro del termine, dal greco Polis, che mai prescinde dai primigeni concetti di dialettica, critica, partecipazione collettiva.</div><div><br></div><div>L’A/TELIER<div><span class="fs12lh1-5">non luogo di situazioni e contemporaneità</span><br></div><div><br></div><div>Via Pizzo 42, 97015 MODICA</div><div>0039 333 7296148</div><div>Wathsapp 0041788807174</div><div>info@lateliermodica.it</div><div><a href="www.lateliermodica.it" class="imCssLink">www.lateliermodica.it</a></div></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/Locandina-Pippo-Avola-jpg.jpg"  width="354" height="500" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 19 Jul 2024 04:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il pesce spada nello stretto di Messina, la cardata da cruci e le braciole]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000180"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il pesce spada nello stretto di Messina, la cardata da cruci e le braciole messinesi</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il pesce spada nello stretto di Messina, la cardata da cruci e le braciole messinesi</span></div><div class="imTACenter">A maggio l’ambita preda, nuota agile nello stretto, è in amore, lo attraversa nella sua migrazione verso Sud, seguendo la Costa nel tratto tra Villa San Giovanni e Scilla. Risale poi, da inizio luglio, passando invece davanti alla costa di Ganzirri, stiamo parlando del pescespada.</div><div class="imTACenter">Si tramanda che furono i contadini i primi ad ammirare i salti d’amore della coppia di pesce spada, segnalandoli così ai pescatori, per ricevere una ricompensa di pesce, e veniva segnalato con fazzoletti a mo di bandiere.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Oggi questa attività, rimanendo pittoresca ha subito delle modifiche nelle imbarcazioni ed ha </div><div class="imTACenter">oggi consentito di praticare e tramandare l’arte della pesce del pescespada, il tutto affiancandolo all’attività della pescaturismo, un valido supporto economico per un settore sempre più in difficoltà.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">In un tempo trascorso, le barche per la pesca erano di due tipi.</div><div class="imTACenter">La prima, veloce e maneggevole, era per la pesca diurna e veniva chiamata luntru.</div><div class="imTACenter">Il luntro aveva un albero, detto farere, alto circa 3 metri che era posto al centro della barca e su cui saliva un avvistatore. Il resto dell'equipaggio era formato da 4 rematori, e un fiocinatore. </div><div class="imTACenter">Nei corso del tempo ha subito diverse modifiche.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il pesce era del primo che lo avvistava e la barca aveva e ha ancora il diritto di sconfinare nelle aree di posta altrui, fino alla cattura o all'inabissamento della preda.</div><div class="imTACenter">Al grido di un ringraziamento a San Marco, il pescespada veniva fiocinato con un arpione, lo si lasciava scorrere liberamente fino a stancarlo, in modo da poterlo recuperare senza difficoltà con la sagola che era legata all'arpione.</div><div class="imTACenter">Il secondo tipo di barca, la palamitara, era usata per la pesca notturna.</div><div class="imTACenter">La pesca avveniva calando delle reti lunghe anche 1000 m che venivano chiamate palamitare, da cui il nome della barca. Per una tradizione, che per certi versi permane, la pesca avveniva in aree prestabilite, normalmente divisa in poste tra le sponde poste, a loro volta suddivise in aree più piccole.</div><div class="imTACenter">Le palamitare venivano anche usate per la pesca di altri pesci.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Oggi nello stretto per la pesca del pescespada si usano barche a motore che hanno un traliccio alto 20-25 m, alla cui sommità si trovano avvistatori e timonieri, &nbsp;e una passarella lunga fino a 45 m, alla cui estremità si colloca il fiocinatore.</div><div class="imTACenter">Un rituale ormai svanito, era quello di accompagnare la pesca con cantilene.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Il più misterioso dei riti resta la cardata da cruci del pescespada</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il più misterioso dei riti resta la "cardata da cruci", che consisteva e consiste tuttora nell'incidere con le unghie la guancia destra del pescespada, in modo da lasciare un segno di croce multiplo. &nbsp;Fra le varie ipotesi, sembra accreditata quella che fosse un segno di prosperità o di riconoscimento nei confronti del pesce per il suo nobile valore di combattente.</div><div class="imTACenter">Ancora adesso, se si avvista una parigghia (un maschio e una femmina), la tradizione vuole che il primo pesce ad essere fiocinato sia la femmina, in modo che si possa fiocinare successivamente il maschio, in quanto questi resta nei paraggi nella ricerca della compagna.</div><div class="imTACenter">Se per molto tempo non si riusciva a pescare pescespada, il rituale era quella della benedizione della barca da parte di un prete o nei casi più ostinati bisognava fare ricorso a formule magiche e pozioni le più disparate. </div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Un rito culinario è quello del pescespada cucinato ad involtini alla messinese</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Un rito culinario è quello del pescespada cucinato ad involtini o braciole alla messinese, <span class="fs12lh1-5">un piatto messinese che si identifica con la città le braciole di carne o quelle di pesce spada, o di spatola. Variava a seconda delle concessioni familiari, quelle economiche.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">Attorno alla nascita della ricetta si ritrovano leggende e storie, o costruite attorno alle origini delle braciole alla messinese che per taluni sarebbero datate nel XVI secolo e attribuite agli spagnoli.</div><div class="imTACenter">La denominazione di “braciole della Regina” perché la sovrana Giovanna di Spagna, si diceva ne fosse ghiotta.</div><div class="imTACenter">Racconto più popolare era l’espediente delle massaie messinesi, per sfamare le famiglie e mettere comunque della carne o del pesce &nbsp;sulla brace, inventando così le “Braciole Messinesi”, ripiene di pan grattato formaggio prezzemolo sugna. Era un espediente popolare per sfamare la famiglia, non si buttava via nulla, listarelle sottili di carne come di pesce e per chi poteva aggiungeva pomodorini e capperi, da servire calde, rigorosamente cotte sulla griglia.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 14:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La muddica atturrata siciliana formaggio dei poveri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017F"><h3 class="imHeading3">Alla scoperta della muddica atturrata siciliana, il &nbsp;formaggio dei poveri</h3><div>Un ingrediente fondamentale nella cucina siciliana, la muddica atturrata siciliana, il formaggio dei poveri</div><div>La mollica abbrustolita da usare sulla pasta per insaporire il piatto. Nasceva come ingrediente povero, oggi lo si può trovare in tantissimi piatti siciliani.</div><div>Si tratta di mollica di pane abbrustolita o fritta, usata dai siciliani per dare più gusto e consistenza ai piatti. Per anni è stata considerata il "formaggio dei poveri" perché la sua funzione è molto simile a quella del prodotto caseario.</div><div>Per atturrare si intende abbrustolire perché la mollica subisce un processo di tostatura simile a quello del caffè. </div><div>I siciliani usavano la muddica atturrata come "surrogato" del formaggio grattugiato perché le classi meno abbienti non potevano permetterselo. Ai tempi del popolo delle Due Sicilie regnavano i Borboni e la povertà. La gente povera aguzzato l'ingegno cominciò ad allungare le pietanze col pangrattato condito, finendo per farci anche la pasta con il pangrattato.</div><div>Tradizionalmente richiede l’utilizzo di pane raffermo misto ad aglio, sale, pecorino siciliano o "tumazzu", un prodotto realizzato esclusivamente con latte di pecora nel territorio siciliano, prezzemolo e pepe nero, e si cuoce il tutto al forno.</div><div>La preparazione della muddica atturrata varia leggermente da una zona all’altra della Sicilia, come già detto: c’é chi la fa con e chi senza pinoli, o pomodorini secchi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 14:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Vincenzo Rabito, e il racconto Terra Matta]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017E"><h3 class="imHeading3">Vincenzo Rabito, di Chiaramonte Gulfi, &nbsp;l'inalfabeto che realizza il racconto Terra Matta</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Vincenzo Rabito è una figura incredibile che ci ricorda quanto possa essere potente la voce di chi, a prima vista, sembra non avere gli strumenti per raccontare la propria storia. </div><div class="imTACenter">Nato a Chiaramonte Gulfi, questo "inalfabeto" ha saputo trasformare la sua vita in un racconto straordinario, "Terra Matta", che ci porta nel cuore pulsante della Sicilia, tra i suoi misteri e le sue tradizioni. </div><div class="imTACenter">La sua scrittura, intrisa di autenticità e passione, ci fa scoprire un mondo che, sebbene lontano dai salotti letterari, è ricco di esperienze e di emozioni. In un'epoca in cui le parole sono spesso sminuite, la storia di Rabito ci insegna che ogni vita ha qualcosa da raccontare e che le radici culturali possono emergere anche dai luoghi più inaspettati.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Vincenzo Rabito, di Chiaramonte Gulfi, l'inalfabeto che realizza il racconto Terra Matta<br></div><div class="imTACenter">Siamo in sicilia terra di antichi misteri, terra di conquista, terra del grano del vino e dell'olio come del corallo come del mare, talvolta dalle sue viscere, nascono anche scrittori, meglio narratori, del tutto estraneo agli ambienti culturali, e nonostante ciò diviene un caso letterario, lui analfabeta, vede una olivetti, una macchina da scrivere, preme un tasto con un dito e poi un altro ancora fino a riempire mille pagine, non conosce i poeti gli scrittori siciliani, ma conosce le anomalie, le storture di questa terra, un corpo estraneo, neanche orbita è un corpo in un mondo chiuso, se non sei nobile o medico, nonostante tutto dirompe lui con i suoi ricordi.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Poverissimo bracciante agricolo sulla cui generazione, «i ragazzi del ’99», ha pesato la tragedia del fascismo e delle due Guerre mondiali. Costretto a lavorare sin da giovanissimo a causa della prematura scomparsa del padre, Rabito insieme con i suoi fratelli ha vissuto buina parte della propria vita in condizioni economiche pressoché disperate, accontentandosi di quel poco che un faticoso lavoro in campagna gli permetteva di guadagnare, nel suo caso specifico a quello nordorientale, aveva il compito di scavare trincee proprio in quei mesi in cui era necessario che la linea del Piave, dopo la disfatta di Caporetto, resistesse all’assalto delle truppe tedesche, nella bataglia del Piave, ni ànno ammazato assaie, che li ànno ammazato quanto e come si ammazino li agnelle nelle feste di Pasqua».</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il racconto del libro prosegue con le descrizioni dell’avvento del Fascismo, con l’emigrazione nell’Africa colonizzata alla ricerca di avventura e di denaro, con il lavoro faticoso nelle miniere tedesche di carbone sotto i bombardamenti degli alleati, e poi con lo sbarco in Sicilia, prima che la guerra finisse e seguisse la pace, si sposa, per l’epoca, fuori età, e dà vita a tre figli e garantisce loro quel futuro di studio e di conoscenza e quella mobilità sociale che a lui erano state precluse.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 14:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Isola Piccola è un'isola in Sicilia, o Isolotto Brancati]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017D"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Isola Piccola è un'isola in Sicilia, o Isolotto Brancati, o Piccola di Marzamemi</h3><div><hr></div><div>L'Isolotto Brancati: Un Presidio di Cultura di fronte a Marzamemi<div>L’Isola Piccola, meglio conosciuta come Isolotto Brancati o Isola Piccola di Marzamemi, è un lembo di terra emersa situato nel mare di Sicilia, proprio di fronte al porto dell'antico borgo marinaro. Amministrativamente appartiene al comune di Pachino, nel Libero consorzio comunale di Siracusa.</div><div><br></div><div>Il Villino Rosso e la Famiglia Brancati</div><div>L’elemento distintivo dell’isola è il suggestivo villino color rosso bordeaux che domina lo scoglio. La proprietà appartiene storicamente alla famiglia di Raffaele Brancati, illustre medico chirurgo di origine pachinese.</div><div><br></div><div>L’isolotto non è solo un gioiello paesaggistico, ma un luogo di memoria letteraria: qui soggiornò ripetutamente Vitaliano Brancati, cugino di Raffaele. Lo scrittore e drammaturgo, pur essendo nato a Pachino, trovò in questo rifugio circondato dal mare l'ispirazione e la quiete necessarie per riflettere sulle contraddizioni della sua terra, lontano dal trambusto della capitale.</div><div><br></div><div>Marzamemi e Pachino: Oltre il Borgo e la Tonnara</div><div>Sebbene l'attenzione cada spesso sull'incanto del borgo marinaro — nato attorno a un approdo strategico e divenuto celebre per la sua Tonnara, una delle più rilevanti della Sicilia risalente alla dominazione spagnola del XVII secolo — l'Isolotto Brancati rappresenta l'anima più intima e intellettuale di questo tratto di costa.</div><div><br></div><div>Allo stesso modo, l'isola funge da "sentinella" per il territorio di Pachino, una terra che ha saputo trasformare la propria vocazione agricola in eccellenza enogastronomica. Oltre alla pesca, Pachino è infatti custode di una tradizione vinicola secolare, visibile nei suoi storici palmenti e nelle cantine dove oggi è possibile degustare il celebre Nero d'Avola e i prodotti legati all'oro rosso locale.</div><div><br></div><div>Un dettaglio affascinante</div><div>L'Isolotto Brancati è spesso descritto come un "luogo dell'anima". Si dice che Vitaliano Brancati amasse osservare la costa dalla terrazza del villino, traendo spunto proprio da quella distanza fisica per analizzare con distacco e ironia la società siciliana che avrebbe poi descritto nei suoi romanzi.</div></div><h3 class="imHeading3">Vitaliano Brancati, scrittore</h3><div><hr></div><div>Il Chirurgo dell'Anima Siciliana<div>Vitaliano Brancati (1907-1954) è stato uno scrittore, saggista, drammaturgo e sceneggiatore tra i più incisivi del Novecento italiano. </div><div>La sua figura è centrale per comprendere il passaggio dall'entusiasmo ideologico del primo dopoguerra alla disincantata analisi critica dell'Italia repubblicana.</div><div><br></div><div>La Metamorfosi Politica e il "Rinnegamento"</div><div>Sebbene la sua attività letteraria fosse iniziata con opere allineate al regime fascista (animate da intenti propagandistici e toni enfatici), il 1934 segnò uno spartiacque fondamentale. In quell'anno, Brancati visse una profonda crisi esistenziale e politica: si distaccò dal ruolo di intellettuale organico al regime e, con un gesto di rara onestà intellettuale, disconobbe ufficialmente i suoi scritti giovanili (come L'animale parlante), definendoli errori di una giovinezza abbagliata.</div><div><br></div><div>Il Trasferimento a Roma e il Cinema</div><div>Trasferitosi a Roma, Brancati divenne una figura poliedrica. I suoi interessi spaziavano dalla letteratura al teatro, fino a una collaborazione fertilissima con il mondo del cinema. Fu un osservatore acuto dei vizi nazionali, scrivendo sceneggiature per maestri del calibro di Luigi Zampa, Alessandro Blasetti e Roberto Rossellini, e collaborando alla caratterizzazione di maschere iconiche interpretate da Totò e Alberto Sordi.</div><div><br></div><div>L'Inventore del "Gallismo"</div><div>Secondo la critica cinematografica e letteraria, Brancati è stato il precursore della commedia erotica e di costume. La sua dote principale fu l'umorismo: un senso del comico mai fine a se stesso, ma usato come bisturi per incidere la società.</div><div>Attraverso capolavori come Don Giovanni in Sicilia (1941) e Il bell'Antonio (1949), descrisse magistralmente il "gallismo": quel misto di ossessione sessuale, vanteria virile e malinconia profonda che caratterizzava il maschio siciliano (e italiano) dell'epoca.</div><div><br></div><div>La Lotta contro la Censura</div><div>Un aspetto cruciale della sua maturità fu la battaglia contro la censura. Il suo saggio Ritorno alla censura resta ancora oggi un manifesto fondamentale per la libertà d'espressione, nato in risposta alle difficoltà incontrate dalle sue opere teatrali (come La Governante) e dai suoi film, spesso ostacolati dal perbenismo delle istituzioni post-belliche.</div><div><br></div><div>Il Premio Brancati</div><div>A testimonianza della sua eredità culturale, ogni anno a Zafferana Etnea (CT) viene assegnato il Premio Brancati. Istituito nel 1967 per volontà di intellettuali come Dacia Maraini e Pier Paolo Pasolini, il premio celebra la letteratura che sa essere civile, coraggiosa e dotata di quella "seria ironia" che fu il tratto distintivo di Vitaliano.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 13:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Visite guidate abbazia San Martino delle Scale]]></title>
			<author><![CDATA[Igor Gelarda]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017C"><h2 class="imHeading2">Visite guidate abbazia San Martino delle Scale</h2><div><span class="fs12lh1-5">Anche il 9 giugno e 23 giugno, come tutte le seconde e quarte domeniche di ogni mese, sarà possibile visitare l’abbazia di San Martino delle Scale</span><br></div><div> </div><div>L’abbazia di San Martino delle scale, l'unica abbazia ancora attiva in Sicilia apre le porte per mostrare alle persone le sue bellezze e i suoi tesori. Fondata nel 1347 dall'abate Angelo Sinisio, anche se la tradizione vuole che risalga ai tempi di Papa Gregorio Magno, l’abbazia di San Martino ha una storia meravigliosa da raccontare.</div><div><br></div><div>Sarà possibile accedere allo splendido coro ligneo cinquecentesco della chiesa e il suo prezioso organo, visitare il museo dei Bambinelli di Cera, lo &nbsp;scalone monumentale, la splendida facciata rivolta verso Palermo, l’antica Farmacia (visite di &nbsp;pomeriggio), la sala capitolare e il suo museo con preziose opere d’arte e oggetti liturgici del Sei e Settecento (visita mattina), la fontana dell’Oreto e quella di San Martino di Marabitti. E, ancora il refettorio, luogo che fa da sfondo al programma televisivo “Le ricette del convento” che va in onda su FoodNetwork, e sarà possibile incontrare i monaci protagonisti della trasmissione. </div><div><br></div><div>Possibilità gastronomiche</div><div>Chi fosse interessato potrà partecipare ad una degustazione delle due birre d'Abbazia, la bionda e la scura, abbinate a ottimi formaggi locali e cassata siciliana, che si terrà nel pomeriggio, dopo due &nbsp;le visite guidate pomeridiane. &nbsp;Oppure, fino ad esaurimento posti, dell’indimenticabile esperienza del pranzo in refettorio con i monaci. </div><div><br></div><div> </div><div>E' previsto un contributo da definire con i monaci per la partecipazione. </div><div> Per prenotazioni o informazioni potete contattare su WhatsApp &nbsp;il &nbsp;3473187857 o 3884499899 , </div><div>oppure una email a visiteabbaziasanmartino@gmail.com"</div><div><div><a href="http://www.abbaziadisanmartino.it/" class="imCssLink">http://www.abbaziadisanmartino.it/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Jun 2024 15:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[UNICA e Syria Castiello dal 1. Giugno 2024 al 15 Luglio 2024]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.lateliermodica.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017B"><h3 class="imHeading3">Mostra d'arte a Modica Alta: UNICA e Syria Castiello in esposizione</h3><div><hr></div>La galleria l'Atelier di Modica Alta ha il piacere di ospitare la mostra di UNICA e Syria Castiello dal 1. Giugno 2024 al 15 Luglio 2024. <span class="fs12lh1-5">Vernissage giorno 1. Giugno dalle ore 19.30 alle 21.30.</span><div><br></div><div>UNICA ( Leonie Adler ) è artista contemporanea, nata a Pune, in India, con radici irlandesi, è cresciuta e vive in Svizzera. La sua anagrafica non è, come appare dalle sue realizzazioni, un dato neutro, un timbro su un passaporto, è elemento pregnante della sua formazione artistica. Infatti, le sue forme geometriche esatte, disegni ad ago e filo, esprimono un’attrazione fatale per l’ambiente, lo interpretano quale contenitore di culture, ella stessa è consapevolmente scrigno di diversità che si uniscono ad ogni passaggio d’ordito. Il contrasto cromatico tra le sue forme ne evidenzia il desiderio di riscoperta, induce alla ricerca d’un viaggio intimo nello spazio e nel tempo attraverso traiettorie spiazzanti, un susseguirsi di cambiamenti repentini di direzione, quasi a voler significare la ricerca precisa del dettaglio, il non volersi precludere nulla che le appartiene, che appartiene al tutto d’intorno.</div><div><br></div><div>Syria Castiello &nbsp;nasce a Scicli, in provincia di Ragusa. l suoi studi artistici partono al Liceo Artistico di Modica nell’ indirizzo pittura e dal 2019 proseguono, nello stesso indirizzo, all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Da qui inizia la sua ricerca espressiva sullo studio del corpo e sulle sue possibili e impossibili torsioni, soffermandosi sulla malattia e sulla maniera in cui quest’ultima agisca sul corpo.</div><div>Tuttavia, ciò richiede un atto di abbandono consapevole contro le catene che ci tengono legati alla nostra esistenza e una scelta consapevole di abbracciare un'evoluzione diversa, capace di dar vita a forme ancora inesplorate.Nelle opere di Syria Castiello, questa ricerca di significato si traduce nella volontà di catturare la complessità della realtà, non solo nella sua manifestazione superficiale, ma anche nella sua essenza più profonda e sottile. Utilizzando tecniche incisorie spesso sperimentali, che fondono insieme differenti modalità di espressione, essa offre una nuova visione per creare qualcosa che vada oltre della semplice rappresentazione visiva.</div><div><br></div><div>Le artiste saranno presenti giorno 1 Giugno all’inaugurazione .</div><div><br></div><div>L’A/TELIER<div><br></div><div>NON LUOGO DI SITUAZIONI E CONTEMPORANEITÁ</div><div><br></div><div>Via Pizzo 42, 97015 MODICA</div><div>0039 333 7296148</div><div>Wathsapp 0041788807174</div><div>info@lateliermodica.it</div><div><a href="https://www.lateliermodica.it/" class="imCssLink">www.lateliermodica.it</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 24 May 2024 15:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Catenanuova e l'aneddoto del fiume di latte]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000017A"><h3 class="imHeading3">Catenanuova e l'aneddoto del fiume di latte</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Catenanuova, con il suo fascino tutto siciliano, è il palcoscenico perfetto per una delle leggende più curiose della provincia di Enna: quella del Fiume di Latte. </div><div class="imTACenter">Immaginate una mattina d'estate, il sole che splende e un'antica masseria chiamata Fondaco Cuba che si erge maestosa. </div><div class="imTACenter">Si narra che un tempo, in un periodo di grande abbondanza, le mucche della zona producessero così tanto latte che, per un misterioso incantesimo, esso cominciò a scorrere come un fiume. </div><div class="imTACenter">Gli abitanti del posto raccontano di come i bambini, incantati da questo spettacolo, si tuffassero in acque bianchissime, mentre le mamme preparavano dolci e formaggi freschi. </div><div class="imTACenter">Oggi, tra storia e leggenda, Catenanuova continua a incantare chiunque decida di visitarla, lasciando un sapore dolce come il latte.<span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Questa masseria ha una storia che si intreccia con una leggenda e un fiume che è diventato incredibilmente bianco: il fiume di latte</span><br></div><div class="imTACenter">In questa antica masseria una lapide sotto il balcone è posta in memoria di un evento che ricorda che in quella che fu una stazione di posta pernottarono il poeta tedesco Wolfgang Goethe con l’amico e pittore Crisoforo Kneip e la coppia regale formata da re Vittorio Amedeo II di Savoia - re di Sicilia dal 1713 - e la reale consorte la regina Anna d’Orlèanns.</div><div class="imTACenter">Catenanuova, era un feudo agricolo, nel tempo una importante stazione di posta lungo le strade che dal centro della Sicilia si dirigevano verso Catania ed il cuore di questa attività era il “fondaco della Cuba”, oggi nel territorio comunale di Centuripe ma vicinissimo al paese.</div><div class="imTACenter">Accadde uno stratagemma da parte del cavaliere Ansaldi da Centùripe, proprietario della masseria-albergo, che desiderava ospitare i reali: quando il re e la sua corte stavano per transitare nei pressi della masseria, il cavaliere ordinò di versare nel torrente vicino tutto il latte che avevano munto quel giorno, così quando il re passò li vicino rimase esterrefatto e incredulo, e assaggiò addirittura l’acqua che sapeva di latte appunto.</div><div class="imTACenter">Il cavaliere Ansaldi rivelò e ammise la storia insieme alla volontà di ossequiare il re che accetto l’invito e addirittura nominò il cavaliere Capitano onorario delle Guardie reali.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Tra i monumenti maggiormente interessanti nel Comune la Chiesa di San Giuseppe, già della Sacra Famiglia, esisteva già alla fine del Seicento come cappella privata dei principi Riggio nel loro feudo di Melinventre. La nuova chiesa venne inaugurata come parrocchia, nel 1738.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 May 2024 08:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le saline nel trapanese e non solo, il tour ]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000179"><h3 class="imHeading3">Le saline nel trapanese e non solo il tour</h3>Ci troviamo nella Sicilia occidentale, ci troviamo nella città metropolitana di Trapani dove tra musica storie e concerti al tramonto ammiriamo il rosa delle saline, la colorazione rosa dipende da pigmenti, i carotenoidi, delle alghe naturalmente presenti nelle saline e di cui si nutre un piccolo crostaceo, che a sua volta è mangiato dai fenicotteri rosa, ed ecco spiegato anche il colore delle loro penne, da ammirare il tutto tra escursioni in barca o in bicicletta o seduti al bar.<div><br><div>Come abbiamo accennato c’è la possibilità di visitare comodamente la Salina e di raggiungere la salinetta didattica dove si può osservare il lavoro dei salinari e la raccolta del sale con i metodi tradizionali.</div><div>È una delle novità più interessanti del territorio Trapanese, la visita presso le saline, proprio accanto alle spiagge che ormai sono diventate famose in tutto il mondo per il kitesurf, lo sport che consiste nel lasciarsi trainare da un grande aquilone, grazie ai venti sempre presenti.</div><div>Non pensate però che viste le saline abbiate visto tutto, scoperte le spettacolari vasche rosa di Isola Lunga, notati nel blu del cielo gli appassionati del kitesurf, non dobbiamo dimenticare che siamo a Marsala, ci sono sempre le cantine vinicole a far da padrone, ma si affaccia all’orizzonte il saleturismo.</div><div>Si può partecipare in modo attivo alla raccolta del sale delle saline dello Stagnone, sempre più meta turistica dove non solo si va solo per ammirare la bellezza dei luoghi e scoprire come si ricava il sale dal mare, ma si può anche godere di percorsi benessere tra vasche a differente salinità e con strati cristallini diversi. Qui, infatti, la raccolta non è ancora del tutto meccanizzata ma si continua a fare a mano, ottenendo un sale di qualità superiore, detto “integrale”, c’è anche a volte la possibilità di fare, su prenotazione, i “salinai per caso” ed imparare facendo e divertendosi.</div><div>Il tour delle isole lo si può fare utilizzando l’approdo, tramite piccole imbarcazioni adatte al basso fondale dello Stagnone. Una curiosità: proprio accanto al pontile c’è un bar-ristorante che si chiama “Mamma Caura”, termine con cui i salinai indicano lo strato di sedimenti che ogni anno si accumula nel fondo delle vasche, dette appunto “caure”, rendendole impermeabili. </div><div>Ora che conosciamo il saleturismo, oltre a fare il bagno nelle spettacolari saline rose, sotto le pale a vento di un vecchio mulino, siamo all’interno della zona di Riserva naturale conosciamo le Isole dello Stagnone di Marsala che include quattro isole Mozia, </div><div>La più conosciuta isola di Mozia grazie al museo Whitaker, presso l’estrema punta nord-occidentale della Sicilia, quasi di fronte a Marsala, il mare forma una laguna chiamata Stagnone. al centro vi si trova l’isola di San Pantaleo, sede della colonia fenicia di Mozia. La città, fondata alla fine dell’VIII sec. a.C., dove la borghesia intraprendente del XIX secolo, trapiantata nella società siciliana, come altre famiglie inglesi quali i Woodhouse, Hopps, Ingham e Pyne ha dato vita al museo , la famiglia Whitaker ebbe un ruolo nel Risorgimento italiano, nell'archeologia, nell'ornitologia, nello sport e nella cultura dell'epoca. </div><div>John Woodhouse, colui che per primo concepì l’idea di produrre e commercializzare in America i vini liquorosi siciliani all’uso di Madera, ovvero i "vini Marsala".Nel 1806 anche Benjamin Ingham, un vero genio del commercio, si trasferì dallo Yorkshire a Palermo e aprì un negozio di tessuti inglesi, nel quartiere della Loggia: qui conobbe Vincenzo Florio, intrecciando con lui diversi rapporti commerciali. </div><div><br></div><div>Santa Maria, Schola è la più piccola delle isole dello Stagnone di forma ovale di circa 80 × 50 m, collocata tra Mozia e l'Isola Grande. </div><div>L’ Isola Grande, quest’ultima meglio nota anche come Isola Lunga e nella zona di pre-riserva sono in attività le saline “Ettore e Infersa”. Proprio da qui, il percorso di saleturismo può cominciare visitando il mulino del ‘500 perfettamente recuperato, il Mulino delle Saline Ettore e Infersa oggi è ancora funzionante. Nei mesi di Luglio, Agosto e Settembre, per due volte a settimana, viene messo in funzione. Sull’Isola Lunga si può anche soggiornare, la grande attrazione sono però le vasche rosa in cui immergersi: più alta è la concentrazione di sale, meglio si galleggia, bagni di sale che sono altamente purificanti per la pelle e benefici per molte patologie. E stranamente i capelli non si seccano. </div><div><br></div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 May 2024 07:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Enna e Caltanissetta percorsi nascosti]]></title>
			<author><![CDATA[bikesquare.eu]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000178"><h3 class="imHeading3">Enna e Caltanissetta - percorsi e gemme nascoste della Sicilia interna</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La Sicilia è senza dubbio una delle isole e delle terre più belle del mondo, ma lontano dagli <span class="fs12lh1-5">spot turistici più “in” si possono ancora trovare delle chicche poco conosciute dal turismo di </span><span class="fs12lh1-5">massa.</span></div><div class="imTACenter">È questo il caso di Enna e Caltanissetta, città ricche di storia e cultura nel cuore della Sicilia, <span class="fs12lh1-5">immerse in un territorio unico e che sicuramente meritano di essere esplorate.</span></div><div class="imTACenter">Nei dintorni c’è molto di bello da vedere, e da poco in collaborazione con Legambiente Enna <span class="fs12lh1-5">e Caltanissetta, è nata la possibilità di scoprire il territorio in ebike.</span></div><div class="imTACenter">Visitare un territorio in ebike è il metodo migliore per farlo: rilassante, senza fatica, ed anche <span class="fs12lh1-5">un modo per essere totalmente immersi in quello che ci circonda.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">In più adesso, grazie al sito Bikesquare</div><div class="imTACenter">(<a href="https://ebike.bikesquare.eu/ita/mappa?dove=37.331444787934046,14.208796359852697&" class="imCssLink">https://ebike.bikesquare.eu/ita/mappa?dove=37.331444787934046,14.208796359852697&amp;</a></div><div class="imTACenter"><a href="https://ebike.bikesquare.eu/ita/mappa?dove=37.331444787934046,14.208796359852697&" class="imCssLink">destinazione=67&amp;attivita=noleggio-e-bike,percorsi,dormire,mangiare,enogastronomia,da-ved</a></div><div class="imTACenter"><a href="https://ebike.bikesquare.eu/ita/mappa?dove=37.331444787934046,14.208796359852697&" class="imCssLink">ere,esperienza-benessere,cicloguide</a>) è possibile visitare tutto in autonomia seguendo dei <span class="fs12lh1-5">percorsi studiati ad arte, ma che lasciano comunque la libertà di deviare quando si vuole, </span><span class="fs12lh1-5">eccone alcuni:</span></div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Miti e antichità del classicismo</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Un percorso leggero nel cuore del Rocca di Cerere UNESCO Global Geopark.</div><div class="imTACenter">Si parte dal noleggio delle e-bike per spaziare tra il lago di Pergusa e la collina di Cozzo <span class="fs12lh1-5">Matrice, passando attraverso il paese che porta il nome del lago.</span></div><div class="imTACenter">In epoca classica questa zona era molto sviluppata, ed ancora oggi il parco mostra i segni <span class="fs12lh1-5">delle popolazioni indigene e dell’influenza greca su questi ultimi, con frantoi, grotte, templi e </span><span class="fs12lh1-5">tombe a camera.</span></div><div class="imTACenter">Lo stesso lago di pergusa è il luogo dove iniziò uno dei miti greci più famosi, quello del ratto <span class="fs12lh1-5">di Persefone.</span></div><div class="imTACenter">Il percorso è consultabile sul sito Bikesquare:</div><div class="imTACenter"><a href="https://ebike.bikesquare.eu/ita/enna-caltanissetta/nei-luoghi-del-mito" class="imCssLink">https://ebike.bikesquare.eu/ita/enna-caltanissetta/nei-luoghi-del-mito</a></div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Vigneti e archeologia, anche industriale</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Un anello per ammirare il territorio nisseno, con i suoi campi, mandorleti e formazioni <span class="fs12lh1-5">rocciose, passando poi per quello che rimane della Magna Grecia in Sicilia, attraverso un </span><span class="fs12lh1-5">sito archeologico </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Fino ad arrivare a dei resti molto più recenti, un immenso complesso minerario dismesso </span><span class="fs12lh1-5">che è al contempo una ferita aperta e un luogo di interesse storico e culturale </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il percorso è consultabile sul sito Bikesquare:</span></div><div class="imTACenter">https://ebike.bikesquare.eu/ita/enna-caltanissetta/tra-miniere-vigneti-e-siti-archeologici</div><div class="imTACenter">Parchi naturali, piccoli borghi e storia mineraria</div><div class="imTACenter">Una visita del territorio seguendo l’antica storia mineraria siciliana,</div><div class="imTACenter">Fatta risalendo una valle che ospita una bellissima riserva naturale, passando da ex villaggi <span class="fs12lh1-5">minerari, per arrivare ad un borgo che vi sembrerà uscito da un vecchio western.</span></div><div class="imTACenter">Dopo un assaggio dei prodotti locali in un agriturismo, si potrà ritornare passando dalla <span class="fs12lh1-5">stessa valle, con una piccola sosta per la visita ad alcuni insediamenti dell’età del bronzo.</span></div><div class="imTACenter">Il percorso è consultabile sul sito Bikesquare:</div><div class="imTACenter"><a href="https://ebike.bikesquare.eu/ita/enna-caltanissetta/paesaggi-e-storia-nella-media-valle-del-fiume-imera-meridionale" class="imCssLink">https://ebike.bikesquare.eu/ita/enna-caltanissetta/paesaggi-e-storia-nella-media-valle-del-fiume-imera-meridionale</a></div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Borghi rurali e natura siciliana</h3><div class="imTACenter">Un itinerario ad anello per esplorare la campagna a sud di Caltanissetta, passando da molti <span class="fs12lh1-5">borghi caratteristici, attraversando campi e mandorleti.</span></div><div class="imTACenter">Il percorso è molto libero, e si possono fare alcune variazioni per vedere ancora più cose.</div><div class="imTACenter">Noi però consigliamo due tappe fondamentali, il forno del borgo Santa Rita, un’attività erede <span class="fs12lh1-5">di una lunga tradizione in un borgo quasi disabitato, ma considerato tra i migliori al mondo.</span></div><div class="imTACenter">E l’azienda vitivinicola Tenute dell’Abate, fantastica per provare qualcosa di locale, e tornare <span class="fs12lh1-5">a casa con delle bottiglie niente male.</span></div><div class="imTACenter">Queste due sono solo alcune delle realtà che hanno a cuore la territorialità, le tradizioni <span class="fs12lh1-5">autentiche, il mangiare ed il bere bene in un territorio inimmaginabile sempre più rivalutato, e </span><span class="fs12lh1-5">che non smette mai di stupire, come tutte le gemme nascoste non smettono mai di fare.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il percorso è consultabile sul sito Bikesquare:</span><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://ebike.bikesquare.eu/ita/enna-caltanissetta/paesaggi-e-storia-nella-media-valle-del-fiume-imera-meridionale" class="imCssLink">https://ebike.bikesquare.eu/ita/enna-caltanissetta/alla-scoperta-di-alcuni-borghi-rurali-del-nisseno</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per contatti</div><div class="imTACenter">info@bikesquare.eu</div><div class="imTACenter">+39 01731996118</div><div class="imTACenter"><div>Bikesquare <a href="https://ebike.bikesquare.eu/ita" rel="nofollow" class="imCssLink">https://ebike.bikesquare.eu/ita</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 May 2024 19:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Pane in Sicilia come fattore antropologico e culturale]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000176"><h3 class="imHeading3">Il Pane in Sicilia come fattore antropologico e culturale</h3><div>Nella storia dell’alimentazione il pane è sicuramente uno dei cibi più carichi di significati, perchè rappresenta per l’uomo il riscatto dalla fame e il proprio dominio sulla natura.</div><div>Niente oggigiorno di più comune del pane, ma questo al di là del consumo quotidiano, ha rappresentato un segno nella società contadina, prodotto finito di un faticosissimo lavoro, ed in cui confluivano le ansie, e le speranze dei contadini, <span class="fs12lh1-5">a pani devozionali per cerimonie religiose.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Il pane può così aveva assunto il valore di offerta o di dono, come gli ex voto, oppure strumento di alleanze o di solidarietà.</div><div>Diverso il pane rituale, perchè diventa difficile tracciare una netta linea di demarcazione tra pani e dolci, anche perché nell’alimentazione contadina, la produzione domestica del dolce non era praticata, e la sua mancanza viene in un certo senso sostituita dal pane fritto o condito con frutta secca ed aromi.</div><div>Il pane è alla base della cucina contadina, anzi ne costituisce spesso un unico elemento, <span class="fs12lh1-5">si configura come il prodotto finito del duro lavoro nei campi, l’aratura, la semina la mietitura, la trebbiatura infatti sono operazioni che in una campagna senza meccanizzazione dipendevano dalle braccia del contadino.</span></div><div>Inoltre come afferma il Salomone Marino, “la devozione entra anche nel lavoro dell’infornata”, innanzitutto si comincia col dire: “In nomu di lu Patri di lu Figghiu e di lu Spiritu Santu, Sant’Agati dati focu a li balati”, e poichè con questa operazione finisce la fatica e la responsabilità della massaia, </div><div>Il Pitrè fa un elenco di pani giornalieri, diverso il discorso del pane nelle feste.</div><div><br></div><div>Mazara del Vallo, per San Vito patrono, in passato si preparavano dei piccoli pani a forma di ciambella detti “panitti i San Vitu” che si solevano offrire al santo contro il morso dei cani e per fare guarire i pazzi.</div><div><br></div><div>A Palazzolo Acreide, il 29 Giugno giorno in cui ricorre la festa di Sali Paolo i pani sono ancora come ai tempi del Pitrè, offerti al santo e venduti all’asta nella sacrestia, si tratta delle “cudduri di San Paulu”, grosse ciambelle decorate a rilievo sulla superficie con serpenti di pasta e guarnite con un vistoso nastro rosso. Il devoto che acquista questa cuddura ritiene che in questo pane ci sia qualcosa di misteriosamente soprannaturale e perciò lo distribuisce tra i familiari e gli amici, che ne mangiano un pezzo o lo conservano per devozione. Il richiamo figurativo al rettile allude alla tradizione agiografica che assegna al Santo la protezione dai morsi velenosi, infatti secondo gli Atti degli Apostoli mentre San Paolo si trovava nell’isola di Malta fu morso da una vipera rimanendone immune.</div><div><br></div><div>Agrigento ed a Naro, per San Calogero particolarmente amato nella cultura contadina in quanto protettore del raccolto estivo, qui nel giorno della celebrazione del santo, una pioggia di piccole fette di pagnotte “muffuletti” vengono lanciate dai fedeli sul fercolo del santo portato in processione, i pezzetti di pane vengono poi raccolti e conservati per devozione, ma anche mangiati come cibi benedetti. </div><div><br></div><div>Avola e Melilli, dove esiste la tradizione di preparare per la ricorrenza di San Sebastiano un enorme numero di piccoli pani azzimi i “cuddureddi” decorati con nastrini rossi e gettati al passaggio della statua.</div><div>Altre forme del pane assumono l’aspetto di veri e propri ex voto e riproducono pertanto le parti del corpo guarite per grazia ricevuta, nel Nisseno sono diffusi infatti i pani a forma di mani e braccia portati in dono dai fedeli presso il santuario di San Calogero,</div><div><br></div><div>Palagonia si usa preparare per devozione a Santa Febronia un pane votivo che riproduce il reliquario raffigurante la mano della Santa, che si conserva nella Chiesa madre locale.</div><div><br></div><div>Nella valle del Belice, per la “triricina di Sant’Antuninu” ovvero durante i primi tredici giorni di giugno dedicati al santo. Si tratta di “lu panuzzu i Sant’Antuninu”, un piccolo pane rotondeggiante di circa 100 grammi talvolta ricoperto di “giuggiulena” (sesamo) che portato in chiesa si fa benedire e si distribuisce poi ai vicini. </div><div><br></div><div>Per la ricorrenza di Santa Lucia il 13 dicembre quasi in tutta la Sicilia è ancora osservata la tradizionale penitenza secondo la quale bisogna astenersi dal mangiare, pane e pasta. per l’occasione infatti si consuma la “cuccìa” una sorta di zuppa di grano bollito condito con vino cotto, per Santa Lucia, panelle e cuccìa”. Questo è un detto popolare molto ricorrente nella giornata del 13 dicembre. Serve a ricordare la pratica del digiuno in onore della Santa, che consiste nel non mangiare derivati del grano.</div><div>Vista la carestia che colpi duramente Palermo e Siracusa, stremati dalla fame, pregavano la Santa affinché facesse arrivare le provviste di grano che scarseggiavano in città. Compiuto il miracolo, da questo episodio, per secoli i cittadini di Palermo hanno ricordato l’accaduto astenendosi per l’intera giornata del 13 dicembre dal consumare farinacei, dopo si è estesa la tradizione in tutta la Sicilia.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 12 Apr 2024 14:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le presunte streghe o majare in Sicilia e le donne di fora]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000175"><h3 class="imHeading3">Le presunte streghe o majare in Sicilia e le donne di fora</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Le presunte streghe in Sicilia erano quasi sempre di estrazione sociale popolare, andavano in giro in abbigliamento folcloristico e si presentavano ai committenti corredate di amuleti, pozioni, ampolle con liquidi e talismani vari.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Le nenie rituali parlavano una lingua strana e incomprensibile, perché spesso mescolavano termini di provenienza diversa: ebraici, spagnoli e latini che si univano a vocalizzi sortire l'effetto desiderato, impressionando gli astanti.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Le Majare venivano cercate per filtri d’amore, veleni, cure mediche, spesso per uso abortivo, nonché per infliggere malefici.</div><div class="imTACenter">Ovviamente l’Inquisizione trovava terreno fertile, considerando tali pratiche demoniache e quindi perseguibili con le peggiori torture e esecuzioni, specie sotto il regno di Carlo V che fu durissimo nella repressione.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">A tal proposito citiamo la storia di Pellegrina Vitello sembra che sia stata questa una delle fonti che ispirarono Leonardo Sciascia per i suoi due famosi romanzi: Morte dell’Inquisitore e La Strega e il Capitano. </div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Pellegrina Vitello si mise a praticare la magarìa, quindi di essere una Majara e di avere preparato sortilegi e fatture, invocato il maligno con altri demoni in condizioni di trance, di essere una veggente in grado di predire il futuro o venire a conoscenza di eventi non ancora accaduti, utilizzare altarini, amuleti e oggetti veicolo di poteri magici, a causa dell'abbandono del consorte.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Sant'Agata a Palermo ed a Catania tissia la tila </h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">A Palermo esisteva il detto Limpia di Sant’Agati, ca lu jornu tissìa e la notti scusìa; a Catania lo stesso detto diventava Tila di Sant’Àita, ca non si finìu mai. </div><div class="imTACenter">Entrambi i detti facevano riferimento a una leggenda che voleva la giovane Agata tessitrice, e di lei innamorato Quinziano, proconsole di Catania, che in tutti i modi cercò di convincerla ad abbandonare la Fede in Cristo &nbsp;che la chiese in sposa al padre, ma la ragazza aveva fatto il voto di dedicarsi a Dio soltanto e per non dispiacere il consenso paterno chiese che le nozze avvenissero solo dopo che avesse finito di tessere la tela già iniziata. Il padre acconsentì, ma la bella ragazza il giorno tesseva e la notte disfaceva, da lì il matrimonio non si fece e la condusse fino al martirio.<br></div><div class="imTACenter">Agata sa anche colpire quelle ricamatrici o tessitrici che nel suo giorno lavorano. Guai infatti a toccare il telaio durante la festa della martire! Ella che, secondo la leggenda, fu una bravissima “cariera”(tessitrice) ne avrebbe a male.<br></div><div class="imTACenter">Ricordiamo anche una storia, quando Federico II aveva deciso di radere al suolo Catania e ucciderne gli abitanti. Durante l’ultima messa in Cattedrale apparve miracolosamente su ogni pagina del suo breviario l’acronimo “N.O.P.A.Q.U.I.E” che sta per “Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est” Non offendere la Patria di Agata perché è vendicatrice di ogni offesa, turbato non se ne fece nulla.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Le tessitrici majare</h3><div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Si sa dove c’è religione, alberga anche superstizione. Così ad attrezzi del mestiere delle tessitrici si attribuivano poteri spesso malefici, il fuso, l’aspro e l’arcolaio erano i più consueti arnesi maledetti fuori dall’ambiente di lavoro. Per esempio, se il fuso si trovava nella stanza di una partoriente, questo ne bloccare il parto, perché si sapeva e un proverbio avvertiva: lu fusu, malu mirusu (Il fuso mirava al male). Allo stesso tempo il fuso è utile contro la sfortuna, e lo troviamo addirittura senza fine in una leggenda che vuole che a custodire un grande tesoro ci sia una vecchia donna che fila di continuo e si può accedere alla ricchezza solo togliendo alla donna il fuso.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’aspro invece è utile come amuleto contro streghe e malefici, che posto nella stanza del parto non permette a spiriti maligni di nuocere contro il neonato. L’arcolaio per il suo modo di girare è simbolo del volo a spirale delle streghe, e nell’antichità si attribuivano poteri malefici alle donne di Calatafimi tanto da offenderle in tutta la Sicilia con il detto Calatafimara, animulara (Le animulari, erano donne capace di volare di notte a vortice come fa l’arcolaio che in siciliano si chiama anùnulu).</div></div><div class="imTACenter"><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Le storie di stregoneria nascevano perchè una donna povera, nei paesi e nelle campagne siciliane, diventava facilmente anche prostituta.</span></div><div class="imTACenter">Contro loro se non cedevano, deponevano testimoni che la accusano di aver fatto malefici per far star male alcuni vicini, ma anche semplicemente di averli guariti. La donna riesce così per qualche tempo, a fuggire e a nascondersi, ma alla fine viene ritrovata ed il procuratore, nella sua arringa finale, chiede per lei la condanna "alle costrizioni e ai tormenti" ed alle pene previste dai sacri canoni. </div></div><div class="imTACenter"><br></div><div><h3 class="imHeading3">Le donne di Fuora o belle signore</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Le donne di Fuora non vanno confuse con le maliarde e le streghe, poichè secondo alcuni nel loro corpo non alberga un particolare spirito. </div><div class="imTACenter">Le donne di fuora vengono chiamate anche "belle signore".</div><div class="imTACenter">Secondo la credenza, queste signore escono di casa la notte, non col corpo e lo spirito, ma solamente con lo spirito. Vanno a trovare gli spiriti degli inferi, le anime vaganti, per averne consigli, risposte e domande di cose future.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 16:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[BORDERS CONFINI presso la galleria L’A/telier di Modica]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.lateliermodica.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000174"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">BORDERS CONFINI </h3><div><hr></div><div>La galleria L’A/telier di Modica Alta ( RG ) inaugura giorno 19.04 alle ore 19.30 la mostra di Arte Postale BORDERS / CONFINI.</div><div><span class="fs12lh1-5">Piu’ di 150 artiste e artisti da ogni parte del mondo hanno inviato il loro contributo per la realizzazione di questo progetto.</span><br></div><div><br></div><div>La Mail Art o Arte Postale è una pratica d’avanguardia che consta di invii di lettere, cartoline, buste e simili elementi extra-artistici innalzati al grado di artisticità da intenzionalità autoriale e/o da manipolazioni ad hoc e recapitati a uno o a più destinatari tramite posta. La rielaborazione artistica avviene scrivendo, dipingendo, decorando graficamente etc. tali materiali, in ogni caso costruendo delle speciali versioni di cartolina e missiva e successivamente spedendole, prevedendo un’interazione con i fruitori riceventi.</div><div><br></div><div>Per ognuno, la mail art è un’opportunità per creare arte non commerciale che sfugge ai canali consolidati di mediazione e commercializzazione.</div><div><br></div><div>Come mezzo sociale e politico, la mail art è stata anche un mezzo di resistenza nelle dittature dell’America Latina e dell’Europa orientale. Anche nell’era digitale, la mail art non viene inviata via e-mail. L’arte di piccolo formato è ancora molto popolare e rimane un mezzo analogico.</div><div><br></div><div>In ogni cartolina e contributo ognuno ha avuto la possibilità di esprimere il significato personale estemporaneo del significato dei CONFINI.</div><div><br></div><div>Se le origini della mail art possono essere rintracciate nei primi esperimenti del Futurismo con i collagge postali di Ivo Pannaggi (1920) o con la creazione di francobolli di Dadaisti come Marcel Duchamp, è altresì vero che la costituzione di una vera e propria rete di artisti postali risale agli anni '50 e '60, quando dal movimento Fluxus si sviluppò in tutto il mondo, con migliaia di partecipanti provenienti da oltre 50 nazioni. Fu poi Ray Johnson e la sua New York Correspondence School a sviluppare il primo network di artisti postali che si auto-definirono come tali.</div><div><br></div><div>Ed è appunto questo collegamento con Fluxus che ci ha ispirati ad accompagnare la Vernissage ed il Sabato 20.04 con un Audiocollage di musica sperimentale con due musicisti provenienti da Torino: Maria Valentina Chirico e Stefano Balice -KIRCHER ELETTRODOMESTICI- che sonorizzeranno la Via Pizzo di Modica Alta. </div><div><br></div><div>La mostra è aperta il Lu-Me-Sa dalle ore 16.30 alle 19.00 o su prenotazione fino al 19 Maggio 2024.</div><div><br></div><div>L’A/TELIER<div><span class="fs12lh1-5">Via Pizzo 42, 97015 MODICA</span><br></div><div>0039 333 7296148</div><div>Wathsapp 0041788807174</div><div>info@lateliermodica.it</div><div><a href="www.lateliermodica.it" class="imCssLink">www.lateliermodica.it</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 15:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Scopriamo Barcellona Pozzo di Gotto e Castroreale ed i loro musei]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000173"><h3 class="imHeading3">Scopriamo Barcellona Pozzo di Gotto e Castroreale ed i loro musei</h3>Nella Sicilia nord-orientale, lontano dai luoghi più conosciuti incastonati tra l’Etna, tra i Monti Peloritani, con i loro borghi, la squisita enogastronomia e la natura tutta da scoprire, andiamo a scoprire Barcellona Pozzo di Gotto e Castroreale.<div><br><div>Da visitare a Barcellona troviamo il Duomo, la sua piazza, ma siamo curiosi di investire il nostro tempo dedicandolo all’arte, vi suggeriamo pertanto un tour turistico diverso ma non meno affascinante.</div><div><br></div><div>Iniziamo con il “Seme d’Arancia”: tesoro di Barcellona Pozzo di Gotto</div><div>Il Monumento del Seme d’Arancia appare all’inizio di una delle arterie centrali della città di Barcellona P.G., la via Roma. Si tratta di una scultura che rappresenta un seme d’arancia di rilevanti dimensioni, fu ideata da Emilio Isgrò, l’opera, un enorme seme d’arancia di sette metri posto davanti alla vecchia stazione, assume nella collocazione un significato particolare, poiché da lì un tempo partivano i treni carichi di arance e di profumi all’essenza di zagara, ricordo di una florida economia ormai scomparsa. Molti non sanno però che questa gigantesca scultura, nelle intenzioni di Isgrò il “Seme” non voleva solo essere simbolo di rinascita ma anche il recupero di uno “scarto” vitale, un elemento al tempo stesso fine e inizio del ciclo legato alla coltivazione e alla lavorazione degli agrumi, fulcro dell’economia cittadina </div><div><br></div><div>Museo etnostorico Nello Cassata</div><div>Sorge su un'area di 1500 metri, che comprende una casa padronale (la Casa di Manno, residenza di campagna della famiglia Cassata) a due elevazioni di fine Ottocento, anche sede del primo nucleo storico del museo. L'edificio conserva al piano basso l'antico palmento dai tetti a botte, la porta d'ingresso decorata a rilievo con scene di vita agreste, l'atrio lastricato in pietra viva locale, le luminarie ottocentesche, immerso nel verde di un giardino tipico siciliano tra piante e alberi di fiori variopinti e frutti. Il museo è gestito dall'Istituto Europeo d'Etnologia Oikos.</div><div>Nell'area del museo sono state ricostruite circa quarantacinque botteghe d'arti e mestieri, con ventimila reperti d'epoca catalogati e sottoposti al vincolo d'indisponibilità dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina.</div><div>Le botteghe ricostruiscono il ciclo del lavoro artigianale con metodi tradizionali, esponendo strumenti e attrezzi restaurati e funzionanti. L'esposizione segue i dettami di Giuseppe Pitrè, studioso il siciliano che nel XIX secolo fu tra i fondatori della scienza etnoantropologica in Italia.</div><div>Contrada Manno, 10, </div><div>98051 Barcellona Pozzo di Gotto ME</div><div>Tel 090 976 0063</div><div>info.museonellocassata@gmail.com</div><div><a href="https://www.facebook.com/museonellocassata/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/museonellocassata/</a></div><div><br></div><div>Parco Museo Jalari</div><div>Il parco prende il nome dalla stessa contrada in cui si sviluppa, “Jalari”, che in arabo significa “pietra luccicante”, a differenza dei musei tradizionali a “Jalari” i quindicimila reperti collocati nelle 42 botteghe artigiane, non hanno subito la decontestualizzazione che è propria della generalità delle raccolte, allo scopo di ricreare fedelmente l’atmosfera e la vita di un tempo, in cui gli oggetti sono come presumibilmente si trovavano nelle migliaia di botteghe che popolavano e animavano la vita dei quartieri di un tempo, in questo luogo ci si ritrova alla ricerca d’una filosofia di vita, un invito a rispettare l’ambiente e a non dimenticare il passato.</div><div>Lungo i viali le centinaia di sculture e le fontane in pietra, scolpite dal Prof. Mariano Pietrini, accompagnano i visitatori attraverso un percorso che li porta alla riscoperta della propria identità, dalla “Confusione” fino ai “Sogni”, passando, attraverso gli altri viali, tra i diversi stadi della mente umana: la “Riflessione“, la “Riscoperta dei Valori“, il “Dolore“, l'”Amore“, la “Creatività". Il Parco Museo “Jalari” oggi non può essere considerato solo un luogo geografico o una struttura fisica, ma deve essere considerato in primo luogo una filosofia di vita.</div><div><a href="https://www.parcojalari.com/" class="imCssLink">https://www.parcojalari.com/</a></div><div><a href="https://www.marianopietrini.it/" class="imCssLink">https://www.marianopietrini.it/</a></div><div><br></div><div>Museo Epicentro</div><div>Il Museo Epicentro si trova presso Barcellona Pozzo di Gotto Gotto. Creato nel 1994 dall'artista Nino Abbate, come un'idea nata dalla sua fantasia creativa, riesce a coinvolgere oltre novecento artisti dichiarati imprimere italiani e stranieri a testimoniare la loro arte su piastrelle, in cotto (solo pezzi).</div><div>L'immensa raccolta di documenti sull'esistenza dei principali esponenti storici dei movimenti e delle tendenze dell'arte in Italia corrispondenti dal dopoguerra ai giorni nostri, qui, tutto è arte, dalle antiche pietre dei mulini al giardino.</div><div><a href="https://www.museoepicentro.com/" class="imCssLink">https://www.museoepicentro.com/</a></div><div><br></div><div><hr></div><div><br></div><div>Lasciata Barcellona e la SS 113 ci si inerpica per la SP79 in una ventina di minuti si arriva a Castroreale, a 394 metri s.l.m., considerato uno dei Borghi più belli d’Italia. Il contesto paesaggistico, ai piedi dei Nebrodi e con vista sulle Eolie.</div><div><br></div><div>Il Duomo di Castroreale<br></div><div>Il Duomo di Castroreale è dedicato a Santa Maria Assunta, questa chiesa del 1400 ha un bellissimo prospetto in stile barocco e un interno molto ricco. Statue, pale e tavole di pregevole fattura e di vari periodi storici, che vanno dal 1400 al 1700, si susseguono e alternano nelle tre navate, ma quello che più colpisce è la maestosità dell'organo a canne e le opere marmoree.</div><div><br></div><div>Il Piccolo Museo della Moto<br></div><div>Il Piccolo Museo della Moto a Castroreale è una vera chicca per gli appassionati delle due ruote d’epoca. Questo museo unico in Sicilia racconta la storia delle motociclette e ospita alcuni esemplari unici. </div><div>È stato inaugurato nel 2020 e si trova nei nuovi locali del già noto Circolo Auto e Moto d’Epoca Alzavalvola, presieduto da Enrico Munafò</div><div><a href="https://www.facebook.com/PiccoloMuseodellaMoto/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/PiccoloMuseodellaMoto/</a></div><div><a href="https://www.prolocoartemisia.it/" class="imCssLink">https://www.prolocoartemisia.it/</a></div><div><br></div><div><hr></div><div><br></div><div>Il castello di Protonotaro Pensabene</div><div>Scendendo per ritornare sulla costa si è fatta sera e il pranzo è stato leggero, si potrebbe effettuare una sosta presso il castello di Protonotaro, oggi conosciuto anche come Castello Pensabene, risale al secondo quarto del XIII secolo, per cenare all’interno del castello.</div><div>Se siete dei curiosi sappiate che sul castello gli anziani di Protonotaro raccontano una leggenda. C’era una volta nelle ore più buie della sera, una monaca con indosso uno stivaletto d’oro e gemme che si aggira per le sale o lungo la scala che porta al balcone sul quale sovente si ferma. Nessuno sa chi aspetta davvero, forse uno dei nobiluomini a cui un tempo apparteneva il castello. Ma la leggenda vuole che il chiunque abbia il coraggio e la forza di sfilare il prezioso stivaletto alla monca, diventerà il proprietario del Castello Pensabene e di tutti i suoi tesori, tentar l’impresa non nuoce. </div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.castellopensabene.it/" class="imCssLink">https://www.castellopensabene.it/</a></span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 15:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Wilhelm von Gloeden fotografo a Taormina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000172"><h3 class="imHeading3">Wilhelm von Gloeden fotografo a Taormina</h3><div class="imTACenter">Wilhelm Iwan Friederich August von Gloeden, detto anche il barone Guglielmo, è stato un fotografo tedesco attivo soprattutto in Italia.</div><div class="imTACenter">È noto soprattutto per i suoi studi di nudo maschile in ambiente pastorale di ragazzi siciliani, che fotografava con costumi ispirati all'antica Grecia, per suggerire una collocazione idilliaca nell'antichità che rimanda all'Arcadia, che aveva assunto nella poesia e nella mitologia i connotati del sogno idilliaco, in cui non era necessario lavorare la terra per sostenersi, perché una natura generosa provvedeva già a donare all'uomo il necessario per vivere.</div><div class="imTACenter">Trasferitosi a Taormina in Sicilia nel 1878, visse e rimase sempre a Taormina fino alla morte avvenuta nel 1931. Si recò a Taormina dietro suggerimento di Otto Geleng artista e viaggiatore curioso viaggiò per tutta l'Europa, si trasferì a Taormina, dove si sposò, divenendo in breve tempo una delle principali personalità che resero Taormina una meta turistica internazionale. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Le fotografie arcadiche del barone Wilhelm Von Gloeden portarono Taormina al centro dell’attenzione di molti poeti, artisti, scrittori e politici che scelsero il comune siciliano come meta per i propri viaggi o svago. La storia dei ragazzi di Gloeden, ma soprattutto il panorama storico generale del tempo raccontano di una Taormina ricca dal punto di vista paesaggistico, climatico, ma povera, per quanto concerne tutto il resto, basti pensare che conserva, il meraviglioso Teatro antico di Taormina, la vista sull’enorme monte fumante l’Etna, essa delimitata da un lato da Porta Messina, dall’altro Porta Catania, la balconata di piazza IX Aprile, i nomi di paesi, fiumi, gole laviche , che la circondano, i prefissi Aci, i Ciclopi, l’Alcantara , conducono Taormina a tempi preistorici, oggi Taormina è &nbsp;moderna e sfavillante di giorno e di notte, attraente ed unica nel mondo, per i suoi colori e per la sua arte, è patrimonio dell’Unesco .</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Wilhelm von Gloeden fondò il proprio studio fotografico inizialmente come un hobby; iniziò a fotografare ragazzi negli anni ottanta dell'Ottocento, al contempo realizzò degli studi per ritratti di contadini del luogo e foto di paesaggi. Questa sua passione si trasformò in una professione redditizia a partire dal 1893, quando la sua opera fu esibita a livello internazionale a Londra, furono inaugurate mostre a Il Cairo (1897), Berlino, Philadelphia (1902), Budapest e Marsiglia (1903), Nizza (1903 e 1905), Riga (1905), Dresda (1909) e Roma nel 1911.</div><div class="imTACenter">Il suo lavoro attirarono in Sicilia personaggi in vista dell'epoca, come Oscar Wilde, il "re dei cannoni" Friedrich Alfred Krupp, Richard Strauss, nonché l'imperatore tedesco Guglielmo II, anche se è opportuno ricordare che la fama di Taormina, come meta turistica d'élite, si andava affermando già da tempo.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Sono i tempi di Lady Florence Trevelyan, che diede vita a un meraviglioso parco all'inglese con delle architetture particolari tra piccoli edifici, torrette e scale, noti come victorian follies, chiamò il giardino "Hallington Siculo": da questo luogo incantato si vede l'Etna ma anche il mare mentre si è circondati da una incredibile e vastissima collezione di piante esotiche e rare, nel 1890 acquista l’Isola Bella,<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La maggior parte dei lavori di von Gloeden, vennero anche riprodotte come cartoline e godettero di una certa popolarità come souvenir per turisti, nel 1933 (anno della morte) lasciò in eredità al suo assistente fotografo tutto il suo archivio. Il Museo storico della Fotografia del Fratelli Alinari ha organizzato una mostra delle opere fotografiche di Wilhelm von Gloeden, del quale ha acquisito tutto l'archivio.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 15:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sagra dell'Agnello Pasquale a Favara]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000171"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sagra dell'Agnello Pasquale a Favara</h3><div><hr></div><div>In una terra dove il cibo è uno dei principali protagonisti, la Pasqua non poteva che essere celebrata anche dal punto di vista gastronomico attraverso una serie di preparazioni rievocative della ricorrenza: a Favara, ad esempio, durante il periodo pasquale, si svolge la “Sagra dell’Agnello Pasquale”, dedicata al dolce tipico di pasta di mandola farcito di pistacchio, a forma di Agnello.<br></div><div><br></div><div>Sembrerebbe che l’agnello pasquale è un dolce di pasta di pistacchio ricoperta di pasta di mandorle tipico del comune di Favara. </div><div>Non va confuso con la pecorea pasquale, fatta di sola pasta di mandorle, anche se condivide la stessa sorte al termine dei luculliani pranzi di Pasqua siciliani.</div><div><br><div>La più antica ricetta dell’agnello pasquale porta la data del 1898 ed è appartenuta ad una famiglia della borghesia di Favara. </div><div>Tuttavia, è più verosimile che a inventare questo dolce siano state le suore del Collegio di Maria del quartiere “Batia” di Favara molto tempo prima del 1898, <span class="fs12lh1-5">sta di fatto che, se un tempo l’agnello pasquale non solleticava molto i palati favaresi, oggi è divenuto un vero e proprio simbolo di Favara.</span></div></div><div><br></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Da un punto di vista storico il Cristianesimo identifica Gesù con l'agnello pasquale. Sono gli stessi evangelisti che ce lo presentano così. “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” (Giovanni 1,29). Così Giovanni Battista riconosce Gesù incontrandolo, e profetizzando già il suo destino, il suo ruolo sacrificale. I cristiani celebrano la morte e la Resurrezione di Cristo sacrificando un agnello, e cibandosi della sua carne. In questa accezione l’agnelloviene considerato il corpo di Cristo.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Favara e l'agrigentino</div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Favara comune del Libero Consorzio Comunale di Agrigento, 338 m s.m., patrono Sant’ Antonio da Padova 13 giugno, &nbsp;la città è conosciuta anche come la "Città dell'Agnello Pasquale", dolce tipico a base di mandorle e pistacchi.</span><br></div><div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il castello dei Chiaramonte (sec. XIII) ha forma quadrangolare e un portale ogivale attraverso cui si accede alla cappella trecentesca, divisa in due da un'arcata gotica e coperta alla sommità da una cupola di stile arabo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La chiesa madre, dedicata alla Madonna Assunta (sec. XVII), custodisce un prezioso crocifisso ligneo del sec. XVI.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La chiesa del Purgatorio risale al Seicento,</span></div><div><span class="fs12lh1-5">la chiesa del Rosario, edificata nel sec. XVIII in stile barocco, è ornata da stucchi e ha un bel soffitto a cassettoni dipinto.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Favara è altresì nota per il Farm Cultural Park, un Centro Culturale Indipendente. <a href="https://www.farmculturalpark.com/" class="imCssLink">https://www.farmculturalpark.com/</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Fiera d’Ottobre a Favara , la manifestazione, che si svolge generalmente l'ultima domenica del mese di ottobre, si inserisce nell’ambito delle attività e delle iniziative volte alla promozione dei settori produttivi locali. Fiera dell'Artigianato e della Zootecnia</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La strada statale 640 &nbsp;o strada degli Scrittori, la città dello scrittore Antonio Russello, <a href="https://www.stradadegliscrittori.com/" class="imCssLink">https://www.stradadegliscrittori.com/</a></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 16:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La galleria L’A/telier di Modica inaugura le mostre del 2024]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.lateliermodica.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000170"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La galleria L’A/telier di Modica inaugura le mostre del 2024</h3><div><hr></div>La galleria L’A/telier di Modica inaugura le mostre del 2024 ospitando &nbsp;quattro artiste/i “outsider” di tre paesi differenti : <div>Silvia Messerli, Berna – Svizzera</div><div>Angelo Modica, Modica – Italia</div><div>Malik Mané, Dakar – Senegal</div><div>Grazia Ferlanti, Modica Italia</div><div><br></div><div>Un viaggio nella dimensione espressiva ed estetica di eccezione che mostra, senza filtri, quei fattori psichici naturali che sono alla base della creazione artistica e ne rivelano l’essenza originaria.</div><div>Un tipo di espressione che ha avuto la sua prima classificazione e riconoscimento grazie all’impegno di Jean Dubuffet, famoso pittore e scultore francese della prima metà del Novecento, il quale ha trovato e codificato la definizione di questa forma d’arte affrancata dalla “asphyxiante culture”: Art Brut.</div><div><br></div><div>Art Brut che nel 1972 lo storico inglese Roger Cardinal chiamò Outsider Art, nasce da uno spirito creatore, un impulso che non segue modelli, che ignora tecniche e materiali, che dà vita a uno stile personale e a un proprio vocabolario artistico, totalmente al di fuori dal mainstream culturale.</div><div><br></div><div>Non solo esposizione ma anche momento di riflessione profonda sui confini dell’arte, sull’essenza della creatività e sull’ambigua e complessa relazione tra l’essere umano e la sua opera.</div><div>Un evento interdisciplinare che unisce pittura, oggetti e scultura.</div><div><br></div><div>VERNISSAGE 22.03 alle ore 19.30</div><div><br></div><div>INTERVENTO di Domenico Amoroso</div><div>Storico dell’arte, fondatore della sezione Outsider Art del MAC di Caltagirone,</div><div>Membro comitato scientifico dell’ Osservatorio Outsider Art ( OOA )</div><div><br></div><div>L’A/TELIER<div>Via Pizzo 42, 97015 MODICA</div><div>0039 333 7296148</div><div>Wathsapp 0041788807174</div><div>info@lateliermodica.it</div><div><a href="www.lateliermodica.it" class="imCssLink">www.lateliermodica.it</a></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 17:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Fondazione Puglisi Cosentino, arte in Sicilia nel secondo novecento]]></title>
			<author><![CDATA[Fondazione Puglisi Cosentino]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016F"><div><h3 class="imHeading3">Fondazione Puglisi Cosentino, arte in Sicilia nel secondo novecento</h3></div>Anche la Fondazione Puglisi Cosentino aderisce all'iniziativa di riduzione costo del biglietto nella prima domenica del mese: domenica 3 marzo ticket ridotto da 10,00€ a 8,00€.<div><br><div>Entrando a Palazzo Valle, gia dal cortile, la collezione permanente di Fondazione Puglisi Cosentino, coinvolge i visitatori con opere site specific di artisti di calibro internazionale, pilastri del '900: Carla Accardi, Jannis Kounellis e Giovanni Anselmo. </div><div>Negli spazi espositivi del terzo livello, la mostra Arte in Sicilia nel secondo Novecento, dalla collezione di Filippo e Anna Pia Pappalardo.</div><div><br></div><div>L'esposizione riunisce più di 70 opere pittoriche, scultoree e fotografiche di artisti siciliani del secondo Novecento che hanno scelto di raccontare la propria terra ognuno a suo modo, tra cui: Renato Guttuso, Piero Guccione, Carla Accardi, Pietro Consagra, Emilio Greco e tanti altri. </div><div><br></div><div>Una collezione privata che si mostra al pubblico in uno degli spazi espositivi più belli di Catania, occasione unica per poter fruire opere e location.</div><div><br></div><div>Palazzo Valle, gioiello del barocco siciliano</div><div><div><span class="fs12lh1-5">Via Vittorio Emanuele II, 120, </span></div><div><span class="fs12lh1-5">95131 Catania</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Archetipo dei palazzi signorili catanesi, Palazzo Valle è il più bello tra gli edifici civili progettati dal grande architetto Giovanni Battista Vaccarini (Palermo, 1702-1768).</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Progettato nella prima metà del ‘700, occupa l’isolato compreso tra le vie Vittorio Emanuele, Landolina, Valle e Leopardi. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Fu Pietro La Valle a commissionarne l’edificazione, che si svolse in tre tempi e si concluse nella seconda metà dell’800.</span><br></div></div><div><div><br></div></div><div>INFO E PRENOTAZIONI</div><div>arteinsicilia@fondazionepuglisicosentino.it </div><div>ph +39 346 38 51 506</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 18:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Villaggio di Carcaci, frazione di Centuripe]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016E"><div><h3 class="imHeading3">Villaggio di Carcaci, frazione di Centuripe, SS 121 - Sicilia Centrale</h3><div><hr></div><div>Immersi nel cuore della Sicilia, attraversiamo il ponte Maccarrone, circondato da due maestosi obelischi che sembrano essere i custodi di questo antico percorso. I due obelischi segnano la direzione per una deviazione verso la Statale 575, dove troviamo il villaggio di Carcaci, frazione del comune di Centuripe, nel Libero Consorzio Comunale di Enna, nel centro della Sicilia. Carcaci si trova ad un’altitudine di 730 metri sul livello del mare, in una zona strategica che domina la vallata formata dai fiumi Sotto Troina, Simeto e Salso.</div><div><br></div><div>Posizione Geografica</div><div><br></div><div>Carcaci è situata in una posizione privilegiata, tra i monti e le valli siciliane. La frazione dista circa 12 km da Centuripe, il cui centro storico è noto per le sue tradizioni e la sua importanza storica. La vicinanza alla SS 121, che collega Catania a Palermo, rende facilmente accessibile il villaggio. La zona è attraversata anche dalla SS 575, una strada che si collega direttamente alla Regia Trazzera, una storica via di comunicazione che da Catania passava per Regalbuto e Agira, e giungeva fino a Palermo. La Regia Trazzera, tracciato che risale all’epoca normanna, è ancora oggi un punto di riferimento storico e geografico per chi percorre questa parte della Sicilia.</div><div><br></div><div>Storia di Carcaci</div><div><br></div><div>Il villaggio di Carcaci ha radici antiche che affondano nell'XI secolo, periodo in cui i Normanni, giunti in Sicilia nel 1061, si accamparono in questo luogo per organizzare l'assalto e la conquista di Centuripe. La prima costruzione di cui si ha traccia è una torre quadrangolare eretta dai normanni, che successivamente venne inglobata in altri edifici.</div><div><br></div><div>Nel 1200, il primo feudatario di Carcaci fu Giovanni de Raynero, e successivamente, nel 1453, il re Alfonso d'Aragona conferì la baronia di Carcaci a Giovanni Spatafora. Durante il XVI secolo, il barone Ruggero Romeo fece realizzare importanti lavori idraulici, come la bonifica delle terre, e nel 1630, Gonsalvo Romeo Gioieni ottenne la "licentia populandi", fondando ufficialmente il borgo di Carcaci. La coltivazione del riso, che divenne la principale risorsa economica del villaggio, segnò anche un'epoca difficile a causa della malaria, diffusa dalle acque stagnanti dei risi, e per questo nel 1820 fu emanato un decreto che proibiva la coltivazione di riso nelle vicinanze dei centri abitati.</div><div><br></div><div>Architettura e Monumenti</div><div><br></div><div>Carcaci venne progettato con una pianta regolare, comprendente un ingresso principale, una chiesa (dedicata a Santa Domenica, anche se alcuni storici ritengono che fosse dedicata a San Nicola di Bari), e un castello. La chiesa di Santa Domenica, costruita nel 1772, è in discrete condizioni statiche ed è caratterizzata dall’uso di pietre laviche scure alternate a pietre bianche di Siracusa, che decorano il portone d'ingresso e le finestre.</div><div><br></div><div>Il castello di Carcaci, con le sue mura merlate e una cinta di separazione, conserva ancora oggi un fascino storico, testimoniando l'importanza di questa zona durante il periodo feudale. Il parco circostante è un altro elemento che arricchisce il fascino del borgo, aggiungendo un'ulteriore dimensione di bellezza naturale.</div><div><br></div><div>Evoluzione Politica e Amministrativa</div><div><br></div><div>Nel 1812, con l'abolizione del feudalesimo nel Regno di Sicilia, Carcaci diventò un comune autonomo del Regno delle Due Sicilie. Tuttavia, nel 1819, dopo una riforma amministrativa che ridisegnò la Sicilia, Centuripe (all'epoca Centorbi) venne elevata a capoluogo del circondario che comprendeva anche Catenanuova, Carcaci, e, fino al 1838, Regalbuto.</div><div><br></div><div>Il comune di Carcaci ebbe una vita breve, durando solo 57 anni: 43 anni nel Regno Borbonico e 14 anni nel Regno d’Italia dopo l'unità d'Italia nel 1861. Nel 1927, con la riorganizzazione amministrativa voluta dal regime fascista, Centuripe e la frazione di Carcaci confluirono nella provincia di Enna, in seguito alla creazione della nuova provincia.</div><div><br></div><div>Carcaci Oggi</div><div><br></div><div>Oggi, Carcaci si presenta come un piccolo borgo immerso nella natura siciliana, con una pianta regolare e una struttura urbana che ricorda le origini medievali. Le strade strette, i muri di pietra e la chiesa in pietra lavica offrono uno spaccato di vita quotidiana che sembra essersi fermato nel tempo. La sua posizione panoramica consente di godere di splendidi panorami sulla vallata, dove si uniscono il verde delle campagne siciliane e le colline circostanti.</div><div><br></div><div>Come arrivare</div><div><br></div><div>Per raggiungere Carcaci, da Centuripe basta seguire la SS 121 in direzione Catania e prendere la SS 575 che conduce direttamente verso il borgo. La distanza tra Centuripe e Carcaci è di circa 12 km, un breve tragitto che permette di esplorare anche altre località vicine come Troina e Regalbuto, che sono raggiungibili percorrendo altre strade storiche della Sicilia centrale.</div><div><br></div><div>Conclusioni</div><div><br></div><div>Carcaci è un borgo che conserva la sua autenticità e il suo fascino storico, con una posizione geografica privilegiata nel cuore della Sicilia. La sua storia, le sue tradizioni e la sua architettura sono testimoni di un passato ricco e variegato, che merita di essere scoperto da chiunque visiti la Sicilia e voglia immergersi nelle sue radici più profonde.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 18:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'isola delle Correnti, il castello, il cristo redentore]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016D">L'isola delle Correnti è una piccola isola tondeggiante della Sicilia, sulla costa ionica, situata nel territorio di Portopalo, comune del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, 20 m s.m., patrono San Gaetano Thiene 7 agosto. &nbsp;con un'altezza massima di 4 m sul livello del mare, il castello Tafuri, costruito nella prima metà del sec. XX in uno stile che ricorda gli antichi castelli medievali e adibito ad albergo. Notevole è il complesso della tonnara, la cui attività è documentata dalla seconda metà del Trecento; costituisce uno splendido esempio di archeologia industriale, il Mo'sta Fest a Portopalo ad ottobre. Una tre giorni dove è possibile degustare prodotti tipici della nostra terra come la mostarda di uva e altri suoi derivati dolci e salati . <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/people/MoSta-Fest/100071571978273/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/MoSta-Fest/100071571978273/</a></span><div><br></div><div>È collegata alla terraferma tramite un braccio artificiale, quando la bassa marea trasforma l'isola in una penisola, essa rappresenta l'estremo meridionale dell'isola siciliana, geograficamente più a sud di Tunisi.</div><div><span class="fs12lh1-5">Questo siamo nel punto più a Sud di tutta la Sicilia e deve il suo nome alle correnti generate dall’incontro del Mar Ionio e del Mar Mediterraneo che qui sembrano quasi baciarsi prima di unirsi in un irruente abbraccio.</span><br></div><div><br></div><div>Sull'isoletta si erge un faro, dove decenni fa alloggiava il farista con la sua famiglia, di forma rettangolare, in fase di decadimento, essendo da anni in disuso.</div><div><span class="fs12lh1-5">Sull'isolotto cresce poca flora, ma vi abbondano piantine di porro selvatico, capperi e altri arbusti tipici della macchia mediterranea.</span><br></div><div><br></div><div>Ma siamo tra i molti motivi qui per guardare la statua del Cristo Redentore, <span class="fs12lh1-5">posta sulla spiaggia, di fronte all’Isola delle Correnti, questa è stata donata da una famiglia del posto nel 2019.</span></div><div><br></div><div>Sul suo basamento si legge: </div><div>“Avventore ricorda. Sei in un luogo magico.</div><div>Qui approdò Ulisse, tornando da Troia, e vi consacrò un cenotafio ad Ecuba.</div><div>Qui approdò San Paolo nel suo viaggio da Malta verso Roma.</div><div>Punta più a Sud d’Italia”</div><div><br></div><div>Le spiagge e il mare</div><div>dopo un momento di raccoglimento scelto un qualsiasi punto dell’isola, non resta che &nbsp;godersi un tuffo nelle acque dell’Isola delle Correnti.</div><div><br></div><div>Il mare, da queste parti, assume una particolare colorazione maculata con chiazze turchesi, celesti e verdi dovuta alle correnti di Ionio e Mediterraneo che qui si incontrano e si mescolano e all’effetto ottico provocato dagli scogli che ne caratterizzano il fondale.</div><div><br></div><div>Non dimenticare di portare con te maschera e boccaglio per fare snorkeling.</div><div><br></div><div>Sull'isola troviamo il forte è posto sul punto più alto dell'isola e poggia su una massiccia porzione di quella roccia calcarea che caratterizza l'isola. Sopra il portale è posto lo stemma di Federico III di Spagna. È presente una cappella dedicata alla Vergine Annunziata, sull'architrave posta all'ingresso di uno degli alloggi è presente la seguente scritta: «Melius est invidia urgeri quam commiseratione deplorari. 1701.»</div><div><br></div><div>Sulla terrazza era posta l'artiglieria. Sull'angolo di nordest, a partire dal 1871, si erge un piccolo faro, con una portata luminosa di 10,8 miglia nautiche.</div><div><br></div><div>All'interno del forte troviamo la tomba di Lope Medrano</div><div>L'alfiere Lope Medrano fu castellano del forte dal 1623 alla morte, il 1º settembre 1631. Fu sepolto nella cappella del forte. Ancora oggi è visibile una lastra tombale che reca il suo nome. È stato ritrovato il suo testamento, scritto di proprio pugno ma incompleto, dove Medrano esprime la volontà di essere seppellito "sutta la fonti di l'acqua beneditta". </div><div><br></div><div>Siamo vicino piccolo borgo marinaro di Marzamemi, <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/prolocomarzamemi/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/prolocomarzamemi/</a> , e nella terra del barocco netino &nbsp;</span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/itinerario-barocco-val-di-noto.php" class="imCssLink">https://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/itinerario-barocco-val-di-noto.php</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 17:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Jean-Pierre Louis Laurent Houël ed il Grand Tour in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Jean-Pierre Louis Laurent Houël (Rouen, 28 giugno 1735 – Parigi, 14 novembre 1813) ed il Grand Tour</h3><div><hr><div><span class="fs12lh1-5">È nel 1770 che il pittore effettuerà il primo viaggio in Sicilia. Mentre nel 1772, completati gli studi in Accademia, ritorna a Parigi. Nel 1774 viene ammesso all'Accademia Reale di Pittura e Scultura permettendogli così di esporre al Salon Official di Parigi l'anno successivo dove esporrà anche alcune vedute della Sicilia e di Roma.</span><br></div><div><br></div><div>Nel marzo del 1776, ottenuti dei finanziamenti dal governo francese, tornerà in Sicilia. Durante il suo soggiorno in Sicilia, visita le città di Marsala, Segesta, Sciacca, Selinunte, Palermo, Termini, Cefalù, Tindari, Vulcano, Lipari, Messina, Taormina, Catania, Aci Catena, Belpasso Valcorrente, Agira, Adrano, Centuripe, Sperlinga, Palazzo Adriano, Enna, Siracusa, Palazzolo Acreide, Modica, Scicli, Ragusa, Camarina e Agrigento, itinerario che racconta all'interno dei quattro volumi del Voyage.</div><div><br></div><div>Per eseguire il viaggio il pittore si documenta leggendo autori classici, il viaggio comincia a Marsiglia, dove s'imbarca per Napoli. </div><div>Giunge a Palermo il 15 maggio 1776 su di un battello. Girerà l'isola per ben tre anni fino al giugno del 1779. </div><div>Rientrerà poi a Parigi. Nel corso del viaggio realizzerà oltre 200 tavole, che verranno raccolte nei quattro volumi del Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari tra il 1782 e il 1787. </div><div>La raccolta sarà una delle più importanti opere del XVIII secolo durante il Grand Tour.</div><div>Occorreva un viaggiatore aperto alle nuove esperienze e pronto con ottimismo ed energia ad affrontare i disagi ed i pericoli in una terra a lui straniera e povera.</div><div>Ognuno dei viaggiatori che è giunto in Sicilia l’ha osservata da diversi punti di vista: dall'analisi storico-antropologica, paesaggistica. Tra i luoghi maggiormente visitati dagli intellettuali del Grand Tour nel loro viaggio in Sicilia spicca tra tutti l'Etna, con l'ascesa al cratere, le Isole Eolie, località come Acireale, Siracusa, Segesta, Selinunte, note per le bellezze architettoniche d'arte classica che ospitano. Alcuni hanno visitato anche luoghi "insoliti", come la Villa Palagonia a Bagheria o il Deserto delle Macalube di Aragona, il Castello di Sperlinga.</div><div><br></div><div>L'Ottocento fu tra le altre cose il secolo chiave del Grand Tour per i siciliani: il viaggio compiuto da europei benestanti che desideravano scoprire i più antichi luoghi del continente, non era semplice da visitare, poiché mancava quasi del tutto di strade e di luoghi di ristoro, c’erano località che nel periodo che va dal 1500 al 1700 non aveva avuto praticamente rapporti con il mondo esterno, eccettuati gli spagnoli che la presidiavano e i cavalieri di Malta.</div><div><br></div><div>Il Grand Tour giunse molto tardi rispetto al resto d'Europa (dove le prime esperienze di viaggio di piacere erano incominciate già nel lontano 1400): fino al XVII secolo erano rarissimi i viaggiatori stranieri che decidevano di recarsi oltre il confine di Roma oppure di Napoli, per cui la Sicilia era immaginata come una terra misteriosa, quasi come per i romani l’Africa, era sconosciuta: «Hic sunt leones, che significava: qui non sappiamo che cosa ci sia perché nessuno ci è andato».</div><div><br></div><div>Così tra la seconda metà del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, quando ormai gli studi d’un ipotetico viaggio, seguendo le prime guide di chi già ci era stato, da vita ad un tour in terra sicula, giungono i primi viaggiatori, soprattutto francesi e inglesi, che lasciarono alcune delle più importanti testimonianze sulle città al tempo borbonico. La condanna unanime era che la modernità che si stagliava davanti ai loro occhi non era degna di identificarsi nemmeno con l'ombra di quella antica, si era letto ed immaginato di tutto su questa terra, ma nel settecento rovine, assenza di strade, rivolte popolari, con terremoto e la fine del 600 inizia una nuova era per l’isola.</div><div><br></div><div>Il viaggiatore del Settecento era un uomo che si spostava per ragioni varie, chi per interessi economici, chi per un governo o un militare, ma in genere era un intellettuale o un artista che compiva un viaggio di apprendistato spinto dalla curiosità e da un certo spirito di avventura.</div><div>Viaggiare in Sicilia allora era assai complesso, richiedeva parecchio tempo e soldi, inoltre il viaggiatore si muniva di lettera di "raccomandazione" presso i nobili del luogo o i monasteri per trovare rifugio e assistenza. Allora non esistevano gli alberghi ed i pochi luoghi di soggiorno erano poco raccomandabili. Così il viaggiatore si faceva spesso accompagnare nei luoghi da delle guide locali, in genere le personalità in vista. </div><div>Occorre ricordare che l'isola della Sicilia cambiò volto dopo che venne ricostruita dopo il disastroso terremoto del 1693 in stile barocco. </div><div>Splendidi edifici avrebbero ornato le vie, proprio come oggi abbiamo modo di vedere, tuttavia il forte contrasto tra la nobiltà e il clero e la gente comune e parecchio povera era sempre più evidente.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 16:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Villa Landolina ed il museo Paolo Orsi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016B"><h3 class="imHeading3">Villa Landolina ed il museo Paolo Orsi e la tomba del poeta August von Platen</h3><div>Villa Landolina ed il museo Paolo Orsi e la tomba del poeta August von Platen<br></div><div>Il museo Paolo Orsi è all'interno dell'antica Villa Landolina che risale alla fine del XIX secolo, ed era proprietà della famiglia Landolina di cui si ricorda Saverio Landolina. La villa oggi è sede della biblioteca ed è circondata dal parco che è stato dichiarato di interesse pubblico con la legge 1497/39.</div><div>Il parco ospita piante secolari e si ispira ai giardini arabi con reperti di epoca romana e greca esposti, alcuni accessi di alcuni ipogei pagani e cristiani, una necropoli di età greca arcaica e tratti di viabilità antica. </div><div><br></div><div>Il parco ospita anche un piccolo cimitero acattolico dove vi è la tomba del poeta August von Platen.</div><div>August Von Platen, nato Ansbach in Franconia nel 1796, morì a Siracusa, via Amalfitania, locanda del Sole, il 5 Dicembre 1835.</div><div>Solo e solitario per destino ma anche per vocazione, Platen seguì un proprio itinerario nel quale giocò un ruolo fondamentale l’idea, e l’ideale, della bellezza. […] Il mito della bellezza si esprime così in una poesia che, frutto di studio appassionato, aspira al nitore, alla perfezione, un'idea morale è dunque per lui la bellezza. Platen, riaffermando l'autonomia del fenomeno artistico, considera l'arte la più alta espressione dell'attività creativa dell'uomo, e la vita un godimento della bellezza, pur riconoscendo la necessità di lottare per raggiungerlo.</div><div>Il Monumento funebre, a Siracusa, nel cimitero protestante di Villa Landolina, è oggi all'interno dell'area del Museo archeologico Paolo Orsi.</div><div>Dal momento che le norme della Chiesa cattolica vietavano di seppellire in terra consacrata i non cattolici — tra cui i protestanti, gli ebrei e gli ortodossi, la famiglia Landolina diede la disponibilità alla realizzazione del "cimitero degli acattolici" nel proprio parco. Il cimitero è di piccole dimensioni e comprende dodici sepolture realizzate nel corso dell'Ottocento per alcuni stranieri di fede non cattolica morti a Siracusa.</div><div>Il busto di bianco marmo di Carrara è stato disegnato e scolpito da Peter Schöpf , secondo le indicazioni fornite da Ludovico di voler rappresentare i grandi della Germania da eroi, con corona d’alloro e vestito antico. L’espressione del volto di Platen è quella di un uomo fiero e cosciente di sè, diversamente dal ritratto ad olio di Karl Prochaska13 . Il piedistallo è stato disegnato e scolpito da Emil Lange da Monaco. Sotto un fregio di acanto si legge: «Dem Dichter August von Platen, geboren in Ansbach 24.Oct.1796. Gestorben in Syrakus 5. Dec.1835» (al poeta August von Platen, nato ad Ansbach 24 ottobre 1796. Morto a Siracusa 5 dicembre 1835). La stele che regge il busto è ornata di un lussureggiante bassorelievo con simboli che richiamano la sua persona: lira inghirlandata da una corona di alloro, flauto di Pan, maschere teatrali, ramo di palma e bastone di Tirso. Segue la dedica: «Errichtet von Freunden und Verehrern 1869» (eretto da amici e ammiratori 1869).</div><div><br></div><div>Nitore</div><div>ni-tó-re</div><div>Significato: Lucentezza, pulizia, chiarezza</div><div>Etimologia dal latino: nitor derivato di nitère splendere.</div><div>Parola elegante, posata, leggera. È una lucentezza che non abbaglia, ma che si fa notare con schiettezza e verecondia; una pulizia ordinata e tiepida, da chiarore della domenica mattina quando si sono finite le faccende; una chiarezza puntuale, eletta, in cui non c’è nulla di nascosto, in cui tutto si spiega pianamente.</div><div>Si potrà parlare del nitore del lago al mattino; si potrà parlare del nitore di un salotto, o di una stanza d’ospedale; si potrà parlare del nitore di una fotografia o dello stile di Calvino.</div><div>Fratelli di questa parola sono il nitido e il netto, meno sospesi e con personalità molto diverse.</div><div>Testo originale pubblicato su: https://unaparolaalgiorno.it/significato/nitore</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 17:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La monica dispirata, Domenico Tempio e la poesia erotica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000016A"><h3 class="imHeading3">Domenico Tempio, piccolo poema satirico La monaca dispirata</h3><div>Domenico Tempio noto anche con il nome Micio, nacque a Catania il 22 agosto del 1750, terzo di sette figli di un mercante di legna. </div><div>Il padre inizialmente pensava di destinarlo al sacerdozio infatti il giovane Domenico entrò in un noto seminario catanese, il giovane Domenico mostrò una personalissima posizione conflittuale nei confronti della sua formazione culturale classica, mettendo in evidenza una natura provocatoria ed irriverente. Ben presto infatti Tempio abbandonò il seminario e nel 1773 fece il suo ingresso nell’Accademia dei Palladii. <br></div><div>La limitata conoscenza della lingua italiana fu tra le ragioni che lo spinsero all’uso del dialetto siciliano, confortato anche dagli esempi di Giovanni Meli e del concittadino Carlo Felice Gambino. In siciliano compose La Truncetteide, nel 1773, in cui si prendeva gioco di un giovane calzolaio (truncetto, in siciliano). Il 20 luglio dello stesso anno fu cooptato, per volere di Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, nell’Accademia dei Palladii di Catania, assumendovi il nome di Aurisco Galeante.<br></div><div><br></div>La monica dispirata<div><br></div><div>Sula sula ''ntra stu lettu</div><div>li nuttati aju a passari:</div><div>nuddu giuvini a stu petto</div><div>a mia tocca d''abbrazzari.</div><div><br></div><div>Sticchio miu rispittuseddu;</div><div>senza minchia ca ti strigghia!</div><div>sulu sulu un ghiditeddu</div><div>ca li labbra ti cattigghia;</div><div><br></div><div>pri tia certu cci vurria</div><div>un battagghiu di campana,</div><div>ca la forma pigghiria</div><div>di nna grossa minchia umana.</div><div><br></div><div>si pulito e graziusu,</div><div>nudda lingua mai t''allicca</div><div>nuddu cazzo impituusu</div><div>d''intra a tia mai si cc''inficca.</div><div><br></div><div>Quanti fimmini a stu munnu</div><div>cci su'' stati e ci sarannu,</div><div>ca minchiati ''ntra lu cunnu</div><div>nn''annu avuto e n''avirannu.</div><div><br></div><div>Ed iu sula ventu abbrazzu,</div><div>si mi votu e mi stinnicchiu,</div><div>mai non trovu nuddu cazzu</div><div>pri ficcallu ''ntra stu sticchiu:</div><div><br></div><div>cci nni sunni ''ntra quarteri</div><div>grossi minchi di surdati</div><div>ca ''ntra d''iddi lu darreri</div><div>si lu pigghiunu arraggiati.</div><div><br></div><div>''Ntra cunventi cci nni sunnu</div><div>beddi minchi rancitusi,</div><div>non avennu nuddu cunnu</div><div>si li minano oziusi:</div><div><br></div><div>''ntra campagni, rocci e margi,</div><div>cci su'' certi viddanuni,</div><div>ch''ànnu minchi ccu li jargi</div><div>peju assai di li stadduni.</div><div><br></div><div>E tu, stichhiu, li disii,</div><div>comu l''erva a marzu pioggia;</div><div>svinturatu lacrimii,</div><div>non c''è cazzu ca t''alloggia.</div><div><br></div><div>Minchia mia de stu miu cori,</div><div>''nzuccarata minchia mia!</div><div>stu me cori spinna e mori,</div><div>suffrirà senza di tia.</div><div><br></div><div>Fusti fatta ''ntra lu munnu</div><div>di na provvida natura,</div><div>pri ficcarti ''ntra lu cunnu</div><div>d''ogni nata criatura.</div><div><br></div><div>Quali fimmina po'' stari</div><div>senza sticchiu arriminatu?</div><div>Non è nenti lu mangiari,</div><div>pri cui futtiri ha gustatu.</div><div><br></div><div>Quanno poi futtiri s''avi,</div><div>pri pricettu di natura,</div><div>lu ''mpararu li nannavi,</div><div>si ni parra doppo un''ura.</div><div><br></div><div>Ma a chi servi stu riflessu</div><div>si lu cunnu stà in ruina?</div><div>Megghiu è assai l''umanu sessu</div><div>chi a lu ventu si la mina;</div><div>e ci senti lu piaciri</div><div>quannu è l''ura di jttari;</div><div>ma nna donna avi a muriri</div><div>ca non avi chi minari.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 19:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Eros e satira nella poesia di Domenico Tempio]]></title>
			<author><![CDATA[Antonino Cangemi, Dialoghi mediterranei]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000169">Eros e satira nella poesia di Domenico Tempio<div><br><div>Pubblicato il 1 maggio 2018 da Comitato di Redazione</div><div>Dialoghi Mediterranei, n.31, maggio 2018<br></div><div><br></div><div>Domenico-Tempio</div><div>di &nbsp;Antonino Cangemi</div><div>https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/eros-e-satira-nella-poesia-di-domenico-tempio/</div><div><br></div><div>Domenico Tempio, chi era costui? Un poeta pornografo, risponderà chi ha ancora memoria di letteratura in Sicilia; il più benevolo lo correggerà: poeta erotico, non pornografo; chi vuol conquistare la platea, reciterà i suoi versi più noti (o meno ignoti), certamente esplosivi d’incontenibile sensualità de La futtuta all’inglisi: «Veni ccà figghia! Curcati! / Spinciti tanticchiedda; / li to labbruzza dùnami, / dammi nna vasatedda. / Nici, fa prestu; dùnami / sta duci to linguzza; / ntra la mia vucca tràsila, / facemu la sirpuzza / Sti cosci toi, sti natichi / sunnu nna vera tuma; / li minni su’ dui pròvuli, / chiù bianchi di la scuma».</div><div><br></div><div>Poeta dell’eros, Domenico Tempio: questa etichetta è valsa a strapparlo all’oblio. Già, l’eros, quell’impulso vitale da sempre celebrato in letteratura: si pensi, per limitarci alla poesia e ai greci e ai latini, a Saffo, Catullo, Ovidio, Marziale. Ma le tante poesie di Tempio a sfondo spiccatamente sessuale diffuse anche nel web fanno un torto all’autore, fornendone una rappresentazione ingannevole e parziale. Domenico Tempio fu un poeta satirico di forte tempra morale, tra i più importanti tra quelli dialettali siciliani, che si dilettò a comporre versi licenziosi, la maggior parte data alla stampa indipendentemente dalla sua volontà (circolavano clandestinamente, tanti attribuitigli arbitrariamente, come in genere accade per la pornografia). Per rendersi conto del rilievo letterario di Tempio, basta leggere quanto su di lui scrive Gino Raya: «Questa penna, che – per certe apparenti scurrilità – sembrerebbe ignara d’ogni ferro del mestiere, conosce alchimie e strutture che non hanno nulla da invidiare a quelle del Parini, dei Monti, dei Foscolo».</div><div><br></div><div>Nella biografia di Domenico, detto Micio, Tempio l’incertezza se non prevale, s’insinua su diversi punti non secondari. Se la città che lo ha generato è di sicuro Catania, altrettanto sicura non può dirsi la data di nascita: secondo alcune fonti il 21 agosto del 1750, secondo altre – più attendibili – il 22 agosto dello stesso anno, secondo altre ancora il 22 agosto del 1751. I genitori furono Giuseppe Tempio, un mercante di legna, e Apollonia (o Rosaria?) Arcidiacono. Pare che Micio sia stato il terzo di sette figli. Fu instradato presto al sacerdozio, ma con risultati fallimentari. Lo spirito libero e anticonformista del giovane Tempio, la sua natura schietta, ligia al rigore morale ma non ai moralismi e aliena ai falsi perbenismi e all’ipocrisia, mal tollerava le untuose convenzioni di ambienti inclini alla doppiezza farisaica e ai formalismi tartufeschi. Quegli ambienti, anzi, sollecitarono l’anima ribelle di Micio e ne ispirarono la vena poetica polemica e beffarda.</div><div><br></div><div>I suoi primi versi in toscano, infatti, schernirono il rettore del seminario: «Il Rettor del Seminario / è uno sciocco, signorsì, / è un superbo ed un fanatico / che peggiora ognidì / …Crede ognor che il Santo Spirito / lo ispirasse in ciò che fa, / ma di lui la più insopportabile / fiera bestia non si dà». Né miglior sorte ebbero il vice rettore, anche lui preso di mira dalle rime di Micio che lo ritrae in fuga con una prostituta: «In Roma fuggisti / indegno adultero. / Tornasti miserabile / Portando il toscanesimo / in bocca, e niente più», e il maestro di comunità presentato come un asino / Prefetto meritissimo / della Comunità».</div><div><br></div><div>Queste sue prime composizioni, non appena scoperte, ebbero un duplice effetto: ne troncarono la carriera ecclesiastica e segnarono il solco del suo destino, che non poteva essere disgiunto dalla letteratura. Rimase al seminario fino al 1773 all’età di 23 anni. Uscito dal seminario, Tempio si dedicò agli studi giuridici, ma con scarsa passione. Quegli studi, per i quali non era vocato, Micio fu costretto a interromperli quando, morto suo padre nel 1775, dovette occuparsi della sua attività commerciale di mercante di legna. Anche in questo caso con profitti assai modesti: il commercio non era pane per i suoi denti.</div><div><br></div><div>Solo la letteratura non lo respingeva. Si dedicò alla lettura di Machiavelli e di Guicciardini, nonché dei maggiori poeti italiani, e s’interessò di studiosi francesi, come Charles Rollin, giansenista figlio di un coltellinaio diventato rettore dell’Università di Parigi, e Antoine Yves Goguet, noti per il loro anticonformismo. Sebbene per natura irrequieto e talvolta irriverente, fu accolto da alcune Accademie che ne riconobbero i meriti di studioso attento e di poeta talentuoso. Sicché fece parte dell’Accademia dei Palladi, dove venne battezzato Aurisco Galeate, fu socio dell’Accademia degli Etnei e di quella dei Trasformati di Noto col nome di Melanconico.</div><div><br></div><div>Ma di sola letteratura, si sa, non si è mai potuto vivere da che mondo è mondo, e l’esistenza di Micio Tempio fu perseguitata dalla miseria: contrasse debiti su debiti, conobbe gli stenti di chi non godeva di proventi certi e continui. Dopo la scomparsa della madre, Tempio sposò Francesca Longo. Fu una convivenza breve, perché la donna morì di parto. Nacque una bambina, che fu accudita dalla balia, Caterina, con la quale contrasse una relazione affettiva duratura e profonda. Caterina gli venne incontro e l’aiutò anche nei momenti finanziariamente più difficili, quando più creditori tentarono di spogliarlo, in parte riuscendoci, dei pochi beni che gli erano rimasti. Da lei ebbe un secondo figlio nel 1803, Pasquale, che il poeta legittimerà solo nei suoi ultimi giorni quando la gnura Caterina era già morta da tempo.</div><div><br></div><div>Ma che rapporto ebbe Micio con le donne? Fu un frequentatore di prostitute come farebbe pensare il personaggio maudit che si è cercato di costruire nel momento stesso in cui si è accentuato il carattere “osceno” della sua produzione poetica? O, al contrario, ebbe una vita piuttosto morigerata e furono poche, o comunque dentro i binari della comune normalità, le relazioni col gentil sesso?</div><div><br></div><div>L’impressione che manifesta Sciascia, osservando il busto di Tempio nel giardino catanese dedicato a Bellini in cui il poeta appare «così esile e immalinconito» [3], è «che la pornografia in fondo non sia che il prodotto di una sorte di etisia o di impotenza». Insomma, lo scrittore di Racalmuto lascia intendere che Tempio fosse, come in genere paradossalmente i pornografi, tutt’altro che uno sciupafemmine.</div><div><br></div><div>La biografia di Micio è troppo scarna per potere fornire una risposta soddisfacente. Ci s’interroga innanzitutto su chi fosse Nice, la donna a cui prevalentemente si rivolge nelle sue composizioni erotiche. Un’ipotesi formulata da chi si è accostato con attenzione sia alla vita che alla poetica di Tempio è che dietro Nice tante volte si nasconda la sua sposa Francesca Longo, morta, come si è detto, nel parto. L’ipotesi è singolare perché Nice sarebbe Francesca Longo sia quando il poeta le si rivolge con soave dolcezza, sia in certe ottave spiccatamente erotiche. Ed ecco perciò, da un lato, una lirica delicatissima dedicata a Licia (sua moglie) in cui il poeta sente di amare e di essere amato &nbsp;«cu affettu e tinirizza» che «mai l’avia pruvatu» e si bea «d’avirti a lu me latu / Prestu disìu: pirchì / Tu l’anima e lu ciatu / Di chistu cori sì». E di contro una Licia ( sua moglie ) sensualissima e provocante, che «si fa fùttiri, / E pareva la chiù casta». Così come il corpo sublime di Nice, concentrato supremo «di morbidu e citrignu» è il punto trionfale d’arrivo della pulici nel suo girovagare avventuroso per i diversi sentieri del corpo femminile; girovagare che malamente inizia «ntra li rascusi nàtichi / d’una vecchia lurda e ria» e che poi fa tappa nei «corpi delicati» di monache ed educande «cundannati» al chiuso del monastero. Quella della Pulici è una divertita parodia in cui viene concesso all’insetto il privilegio che «non è concessu all’òmini»: esplorare il corpo della femmina, poter esserne «Liberu patruni / di scarminari e vìdiri / li chiù privati gnuni».</div><div><br></div><div>Alla sua fedelissima e generosa balia, Caterina, Tempio riserva, nel poema La Carestia, solo due versi, ma colmi d’affetto: «Ma tu non poi scapparimi / di menti, o Caterina». Tra le donne protagoniste dei versi di Tempio, un posto a parte merita Nela, una donna che dal paradiso della bellezza cade nell’inferno del peggiore degrado a causa della sopraffazione della seduzione di un arido uomo arricchito sifilitico (tal Don Lapidio, da lapis, cioè pietra): «Di nomu Don Lapidiu, / né a casu, pr’un perfettu / massizzu cori frigidu / di sciara, ch’avia in pettu». Icastica e grondante pietas è la descrizione di Nela : «Chista infelici giuvina / un tempu friscìa e grossa / era ridutta un orridu / scheretru in nervi e ossa».</div><div><br></div><div>Vi sono pure un paio di donne, nei suoi componimenti, contro cui Tempio lancia strali acuminati per non avere ceduto ai suoi corteggiamenti: Clori e Tudda. In questi versi, Micio condanna Tudda a una sorta di pena del contrappasso: sarà lui a non concederle il suo corpo. «La risposta ti cunveni / E ti tocca pari passu, / ora ca tu mi vo’ beni / stu me cori è già di sassu».</div><div><br></div><div>Una canzonetta è dedicata ad Antonia (Elogio d’una certa Antonia). Pare che si tratti di una prostituta realmente esistita che avrebbe avuto il merito di averlo fatto risorgere ai piaceri della carne quando, ormai maturo (l’incontro risalirebbe al 1808 e il poeta si avvicinava ai sessant’anni), sembrava giunto al crepuscolo dei sensi amorosi [5]. Quell’incontro fu magico: «Già stanca e debuli / sta pizza mia / disìu di fùttiri / chiù non avìa / E fridda e piccula, / tutta aggruttata / comu casèntulu / stava ammucciata / Vinisti e subbitu / vidennu a tia, / chi vogghiu diriti / ca fu magia?»</div><div><br></div><div>3Soprattutto l’ultima parte dell’esistenza di Tempio fu avversata dalla povertà. Malgrado avesse ottenuto la nomina, con regio decreto, di notaio di Valcorrente, pare non abbia mai esercitato la professione. Anche l’abitazione in cui dimorava era ridotta a un tugurio. Lo canta persino in alcuni suoi versi: «Surgi lu miu tuguriu / tra sciari e petri tunni». Gli furono vicini alcuni amici, che seppe conquistarsi per la sua integrità morale e il suo spessore culturale: il vescovo Salvatore Ventimiglia, il canonico don Innocenzo Fiore, che aveva la cattedra di Lettere italiane all’Università di Catania, il barone Pedagaggi, il canonico don Francesco Strano. Costoro lo aiutarono molto con i loro sussidi, specie dopo la morte di Caterina, e si adoperarono con successo per fargli ottenere un vitalizio dal Monte di Pietà e dalla Mensa vescovile. Il fatto che Micio per sbarcare il lunario accettasse il sostegno finanziario della gnura Caterina e le sovvenzioni degli amici, potrebbe indurre a pensare a una sua indole opportunista e servile. Nulla di più lontano dalla realtà.</div><div><br></div><div>Tempio teneva molto alla propria dignità e al proprio orgoglio di povero, accettava quegli aiuti perché provenivano da persone a lui vicine, che lo volevano davvero bene. Anzi, tra i suoi versi scorgiamo il disprezzo per gli scrocconi: «Non speru nenti , né fu me pinseri / d’accrisciri li numiru prefissu / e aggravari di nautru laparderi / chista chi prucedi a vui davanti / schiera di ‘mbriacuni e traballanti». D’altra parte, nel ritratto che ne fa Percolla [6], il suo primo biografo, emergono, a parte le sue caratteristiche fisiche – «di compressione vigorosa e d’alta statura» – e il suo «sguardo acutissimo che dinotava un ingegno prepotente», la sua avversione ai «raggiri del basso mondo», la sua spiccata tempra morale che lo conduceva a vivere in una sdegnosa solitudine alleviata dall’amicizia, sentimento in cui credeva ciecamente e che gli era corrisposto.</div><div><br></div><div>Nel 1819 il comune di Catania concesse a Micio Tempio una pensione. Troppo tardi, perché il poeta sarebbe morto di lì a poco. A Catania, nella sua città: su ciò si è certi. Quando, però, non lo si può dire con precisione, perché al riguardo si accavallano date discordanti, a conferma della damnatio memoriae caduta sul poeta. Secondo una fonte, Tempio morì il mattino del 4 febbraio 1820; secondo un’altra, il suo decesso cade nel 1821, e ciò sarebbe avvalorato dall’Elogio Accademico pronunciato quell’anno in sua memoria da Innocenzo Fulci. La toponomastica catanese alimenta ancora più i dubbi: la via dedicata al poeta indica due date diverse nelle sue estremità; soluzione salomonica che non scontenta nessuno dei suoi biografi [7].</div><div><br></div><div>4Letto e apprezzato in vita, malgrado ridotto in condizioni di miseria materiale, per tutto l’Ottocento Tempio fu dimenticato e considerato un poeta pornografico non degno di considerazione letteraria. Non cambiò molto agli inizi del XX secolo. Solo nel secondo dopoguerra, la poesia di Tempio cominciò a essere rivalutata e apprezzata. In particolare è La Carestia l’opera che venne riconosciuta, e continua a essere riconosciuta, tra quelle di Tempio, di maggior pregio estetico. Pubblicato postumo nel 1848 a cura di Vincenzo Percolla, è un poemetto in venti canti composti da quartine in settenari, che ha per tema la carestia e i tumulti sociali che si verificarono a Catania tra il 1797 e il 1798. È un’opera che supera la stagione dell’Arcadia, cui pure si colloca pur con le sue impronte singolari Domenico Tempio, per precorrere la generazione verista. In tal senso, assai significativi si rivelano i suoi versi d’apertura, di taglio programmatico: «Cantanu l’armi o càntanu / la so’ amurusa stizza / alcuni, o l’occhi nìuri / di Nici, e sua biddizza. / Iu cantu la miseria, / ed iu pri st’autru versu / mi sentu d’esser utili, / si nun è tempu persu». La sua cifra stilistica di poeta civile – ché tale può definirsi il Tempio de La Carestia – si manifesta soprattutto nella satira, per esempio in quella contro la presunta purezza della nobiltà. Così Tempio si scaglia contro la Sciancata, una donna che ostenta origini aristocratiche: «Chidda di sangu nobili / Secunnu li so carti / N’aveva chiù d’un rotulu / vicinu a cincu quarti. / Li nanni soi tutt’eranu / Chi illustri, chi famusi, / (E forsi si po’ cridiri, / Pirch’eranu tignusi)».</div><div><br></div><div>Domenico Tempio fu un poeta d’ingegno multiforme, con più anime tra di loro non contraddittorie. Da un lato, fu il poeta che cantò con spregiudicata libertà il sesso e i suoi desideri, dall’altro il poeta che denunciò le ingiustizie sociali, la povertà, i soprusi dei prepotenti. In una epigrafe a lui dedicata, questa sua duplice ispirazione è sinteticamente e felicemente espressa: «Lubrici amor cantò con lingua oscena / E temi gravi con feconda vena».</div><div><br></div><div>Il Tempio poeta erotico è stato &nbsp;«e continua ad essere – a detta di Santi Calì – il poeta più infamato e infamante della nostra epoca». Ingiustamente. Anche se a volte le sue rappresentazioni carnali tracimano nella scurrilità o si manifestano con meccanicità ossessiva – tipica della pornografia –, è bene ricordare che tanti componimenti sono mere esercitazioni dilettevoli destinate a un pubblico privo di pretese, e che l’autore non aveva intenzione di pubblicarle. Peraltro, molte di queste – le più banali – hanno una paternità incerta: è assai probabile che siano frutto di mediocri imitatori del Tempio. Si aggiunga che il ‘700 è stato definito il siécle de plaisir: il secolo in cui l’erotismo è accolto in letteratura come anelito di libertà, soprattutto in Francia.</div><div><br></div><div>In Sicilia, Tempio non è stato l’unico poeta erotico: insieme a lui, si divertivano con rime licenziose il trapanese Giuseppe Marco Calvino [8], il palermitano Ignazio Scimonelli e lo stesso abate Meli – che generalmente viene contrapposto, per spirito e sensibilità più rarefatti, al “prosaico” e “sanguigno” poeta catanese, i cui versi “osceni” ebbero minore diffusione. Né mancarono, in questo periodo nel resto della penisola, esempi di poeti erotici: un nome su tutti, il milanese Carlo Porta. I migliori versi erotici di Micio Tempio, lungi dal rivelarsi osceni, sprigionano gioia di vivere, divertimento dei sensi, avversione agli ipocriti conformismi e testimoniano un contesto sociale che si scrolla d’addosso pregiudizi e inibizioni. Sotto il profilo estetico, poi, la qualità è palesata da dotti espedienti, quali l’utilizzo, in scherzevole chiave poetica, di latinismi e frasari giuridici.</div><div><br></div><div>Il Tempio poeta civile, quello soprattutto de La Carestia, denuncia le ingiustizie e l’impari lotta tra i ricchi e i poveri: il povero è un vaso (una quartara), il ricco una pietra, e la pietra è destinata, per le leggi di natura, a spaccare il vaso. Tempio si schiera dalla parte dei poveri, e ne assume la difesa con la lama tagliente della sua satira. La stessa con cui, da ragazzo, si prese beffa delle più alte cariche del seminario.</div><div><br></div><div>Dialoghi Mediterranei, n.31, maggio 2018</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Feb 2024 19:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Se vi dicessi “mastino siciliano” o cane di mannara]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000168"><h2 class="imHeading2">Se vi dicessi “mastino siciliano” cosa mi rispondereste? </h2><div class="imTACenter">Se vi dicessi “mastino siciliano” cosa mi rispondereste? quanti il cane di mannara, specie autoctona della Sicilia, è una delle razze più antiche.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il cane di mannara, oggi detto anche mastino siciliano o pastore siciliano, è un'antichissima razza canina originaria della Sicilia, da sempre adibita alla guardia delle greggi e della masseria. Il suo nome deriva dal termine mànnara (mànnera, o mànnira), con il quale venivano indicati i tipici ricoveri in pietra entro i quali venivano fatti rientrare gli animali la notte.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Basta dire che nel 2017 le FCI (Fédération cynologique international) lo ha riconosciuto come razza estinta o in via di estinzione.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Se invece vi dicessi, Cirneco dell'Etna che è considerata la razza italiana più antica di tutte. nel romanzo Il Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa scrive: «... il cane Romeo, che latrava breve in un cantone, era il tris nipote di un altro cernieco.»</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Anche Luigi Natoli ne parla quando associa ad uno dei protagonisti del suo più celebre capolavoro “I Beati Paoli” proprio un cane di mannara che affianca durante la gioventù a Blasco da Castiglione.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Pastore e ciclope, troviamo Polifemo beffato da Ulisse, che se solo avesse avuto un fedele cane sarebbe andata diversamente, ma Ulisse riusci con con un astuto stratagemma ad ingannare ed accecare, figlio del dio dei mari Poseidone. Il gigante viveva all'interno di una buia caverna, presso il Vulcano Etna. </div><div class="imTACenter">E' quello, che fuori di sé dalla rabbia dopo essere stato accecato, prende una roccia enorme e la scaglia nel mare, sollevando altissime onde. I compagni mi supplicano di tacere e di andarcene. Ma io, a gran voce: «Sappi che chi ti ha accecato non è un Nessuno da niente! Sono Odisseo, figlio di Laerte. Ad Aci Trezza troviamo i faraglioni lanciati dal ciclope.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La capra Amaltea che allattò Zeus, chi sa se ha mai conosciuto i cani da pastore, però alla sua morte, Zeus le fu talmente riconoscente che decise di porla fra gli astri, assieme ai suoi due capretti. Con la sua pelle creò il proprio scudo, l’egida, mentre dalle sue corna ottenne la cornucopia; il pastore Aci e tante altri miti.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Secondo la credenza popolare, il cane da mannara o lo spinone, cha un certa parentela con il lupo perché e la scomparsa di quest'ultimo dai territori siciliani (1935).</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">I cani da sempre sono un ausilio per la transumanza, che è uno dei passaggi chiave della pastorizia. Ogni anno, da tempo immemore, in primavera e in autunno migliaia di animali sono guidati, dall’alba al tramonto, da gruppi di pastori lungo percorsi, e richiede al pastore una profonda conoscenza del territorio, degli animali, oltre che una grande capacità di adattamento suo e degli animali. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Non meno importanti erano strutture pastorali.</div><div class="imTACenter">Ancora oggi, in tutto il territorio, si trovano gli antichi rifugi dei pastori siciliani.</div><div class="imTACenter">Con i materiali della natura integrate nel paesaggio, hanno creato uno scenario unico.</div><div class="imTACenter">Tra la Sicilia dove la tradizionale attività pastorale ha un legame molto stretto, ha indotto i pastori siciliani a dotarsi di piccole architetture rustiche, perfettamente integrate nel paesaggio e realizzate con materiali forniti della natura. Così le architetture “pastorali”, testimonianza storiche della necessità alla pastorizia. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Le tecniche e le tipologie dei rifugi dei pastori siciliani si tramandavano da padre in figlio, sfruttavano elementi della natura, come grotte, siepi, materiale da costruzione, come pietrame, legno e fibre vegetali, si creavano strutture più o meno complesse.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il Casottu è il tipo di edificio più diffuso. Chiamato anche “casudda” o “casidda”, è in muratura a secco, con pianta rettangolare e con copertura in travetti e tegole di cotto a una sola falda. L’altezza è minima e c’è un solo ingresso. All’interno c’è un fondo in terra battuta, pochi incavi alle pareti, mensole appoggiare i pochi suppellettili.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il Pagghiaru è un rifugio temporaneo, solitamente associato a un recinto per animali e uno spazio per attività lavorative. Tipica capanna circolare, con alcune varianti, consta di un perimetro di pietre a secco, raramente in pietra quadrata. Il muro, spesso con una sola apertura d’ingresso, raggiungeva l’altezza massima di un metro e mezzo. Al di sopra, una copertura conica, con soli tronchi incrociati in alto, sulla sommità, foglie larfhe e secche, trattenute da trecce, che impermeabilizzassero dall’acqua piovane. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Differente è il Pagghiaru d’i cravunara, cioè la capanna dei carbonai, su un basso corridoio di pietre ma prevalentemente con elementi vegetali, rivestita da toppe di terreno.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per quanto riguarda le strutture con pietra, le principali sono sicuramente i Cubburi (Cupoli, Cubbi), con coperture pseudocupolari (tipo tholos, con un progressivo aggetto delle scaglie di pietra). </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il recinto ottenuto con muretti a secco, con andamento, solitamente irregolare, segue il terreno, saldandosi a formazioni rocciose talvolta con struttura megalitica a Polverello. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Tutelando loro si tutelano: le razze autoctone, i prodotti caseari, le carni, il nostro patrimonio storico-culturale, gastronomico e sociale.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 09 Feb 2024 15:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ruderi del Palazzo Salamone, cavaliere nella sfida di Barletta]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000167"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Ruderi di Palazzo Salamone, &nbsp;uno dei tredici cavalieri scelti per la disfida di Barletta del 13 febbraio 1503</h3><div><hr class="imTACenter"></div><div class="imTACenter">Ruderi di Palazzo Salamone: Un Viaggio nella Storia di Sutera<div><br></div><div>Nel suggestivo borgo di Sutera, uno dei più bei borghi d'Italia, si trovano i ruderi di Palazzo Salamone, luogo di nascita di Francesco Salamone, uno dei protagonisti della celebre Disfida di Barletta. Sutera, comune in provincia di Caltanissetta, si trova a 590 metri sul livello del mare ed è un paesaggio che affascina i visitatori con la sua storia e il suo incantevole aspetto rurale. Il paese è famoso per essere anche parte del percorso della Via Francigena Siciliana, un’antica strada di pellegrinaggio che attraversa la Sicilia, unendo spiritualità e bellezza naturale. Scopri il percorso della Via Francigena siciliana qui</div><div>.</div><div>Un Legame con la Disfida di Barletta</div><div><hr></div><div>Passeggiando per il borgo, si incontra una lapide commemorativa che, apposta nel 1903, celebra i 400 anni dalla vittoria della Disfida di Barletta del 13 febbraio 1503. Questo monumento ricorda Francesco Salamone, uno dei tredici cavalieri scelti per combattere contro i francesi nella famosa battaglia. Dopo la vittoria, Salamone fece ritorno al suo paese natale, dove visse come soldato di ventura, ma anche come seduttore e buontempone. La sua figura è ricordata anche a Roma, con una lapide nel tempio di Santa Maria della Minerva e una stele a Sutera, con una dedica che esalta il suo valore e il suo contributo all'eroica impresa:</div><div><br></div><div>“A Francesco Salamone - che immacolato mantenne nell'eroica disfida di Barletta - il valore del nome italiano - che con ardire di guerriero e geniale sagacia di duce - conquistava l'ammirazione riconoscente di ogni italica contrada - la città di Sutera orgogliosa di avergli dati i natali - questa lapide pone - quale memoria di gloria che non muore - quale esempio di virtù fecondatrice - per l'avvenire della patria redenta.”</div><div><br></div><div>Cosa Visitare a Sutera: Un Tesoro di Storia e Arte</div><div><hr></div><div>Sutera è un piccolo scrigno che conserva numerosi gioielli storici e religiosi. Oltre ai ruderi del Palazzo Salamone, il borgo offre una ricca varietà di chiese e monumenti da scoprire, tra cui:</div><div><br></div><div>Chiesa di Sant'Agata (XV secolo): una delle chiese più antiche di Sutera, con affreschi e opere artistiche che raccontano la storia religiosa del paese.</div><div><br></div><div>Convento di Santa Maria delle Grazie: una struttura che affonda le sue radici nel XVII secolo, un luogo di pace e spiritualità immerso nella tranquillità del borgo.</div><div><br></div><div>Rovine della Chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti (XVII secolo): un esempio di architettura barocca che testimonia la ricchezza storica del paese.</div><div><br></div><div>Chiesa di San Giovanni: famosa per i suoi pregevoli stucchi di scuola serpottiana, che decorano l'interno e conferiscono alla chiesa un'atmosfera elegante e ricca di storia.</div><div><br></div><div>Chiesa del Carmine: qui si trova una statua in marmo della Madonna del Soccorso, realizzata da Bartolomeo Berrettaro nel 1503.</div><div><br></div><div>Chiesa di San Giovanni Battista: una chiesa che si distingue per i suoi stucchi pregiati della scuola di Giacomo Serpotta, uno dei più grandi artisti siciliani.</div><div><br></div><div>Chiesa Maria Santissima Assunta: una chiesa che ingloba resti di una struttura religiosa del XIV secolo e una moschea, testimoniando il passaggio delle diverse culture che hanno attraversato l'isola. La cappella del Santissimo Sacramento, barocca e sontuosa, è uno dei luoghi di maggiore bellezza.</div><div><br></div><div>Santuario di San Paolino: situato sulla cima del Monte San Paolino (823 m s.l.m.), questo santuario si affaccia su una vista mozzafiato, che spazia su diversi comuni del comprensorio e sulle Madonie e l’Etna. È un luogo di pellegrinaggio e di grande spiritualità. L'accesso al santuario avviene tramite un sentiero scavato nella roccia, ma recentemente è stato costruito un ascensore panoramico, che offre una vista spettacolare durante la salita.</div><div><br></div><div>Eventi e Tradizioni a Sutera</div><div><hr></div><div>Sagra del Peperone</div><div>La Sagra del Peperone è uno degli eventi più attesi di Sutera e si svolge ogni anno la seconda domenica di settembre, in concomitanza con i festeggiamenti in onore di San Francesco, patrono del paese. La festa religiosa è seguita dalla famosa sagra gastronomica, che celebra il peperone, un ingrediente tipico della cucina siciliana. Il piazzale antistante la Chiesa di San Francesco, situato a circa un chilometro dal centro del paese, ospita stand gastronomici, musica e balli tradizionali, creando un’atmosfera di festa che coinvolge tutta la comunità e i turisti.</div><div><br></div><div>A Sutera, il martedì dopo Pasqua si celebra la festa di San Paolino, compatrono del paese, detta anche Pasquone, appunto perché cade il giorno dopo Pasquetta. Tale festa nacque secoli or sono dopo la traslazione delle sacre reliquie dei due santi custoditi all'interno "di li Santi Casci", San Paolino e Sant'Onofrio (altro compatrono).<br></div><div><br></div><div>Presepe Vivente di Sutera. Durante il periodo natalizio, il quartiere più antico e suggestivo di Sutera, il Rabato, si trasforma in un vero e proprio Presepe vivente: &nbsp;<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/people/Presepe-vivente-di-Sutera/61569342868074/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/Presepe-vivente-di-Sutera/61569342868074/</a></span><br></div><div><br></div><div>Come Arrivare a Sutera</div><div><hr></div><div>Sutera è facilmente raggiungibile in auto da Caltanissetta (circa 30 km) e da Agrigento (circa 40 km). Il paese si trova in una posizione strategica, nel cuore della Sicilia centrale, ed è un ottimo punto di partenza per esplorare altre località turistiche della provincia, come Valle dei Templi ad Agrigento o le Madonie.</div><div><br></div><div>Sutera, con la sua storia affascinante, i suoi monumenti e la bellezza naturale, è una meta ideale per chi desidera immergersi nell’autenticità siciliana, tra tradizioni secolari, arte, natura e buon cibo. Non perdere l'opportunità di scoprire questo borgo nascosto e di vivere un'esperienza che unisce cultura e natura in modo unico.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 27 Jan 2024 12:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Arte moderna e musei d'arte moderna in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000166"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Arte moderna e musei d'arte moderna in Sicilia</h3><div><hr></div>La Sicilia moderna, non è solo isole, barocco, templi e mare, sono tanti e importanti i maestri che hanno lasciato il segno sul territorio siciliano e le cui opere meritano una visita.<div> &nbsp;<div>Quando pensiamo al patrimonio architettonico di una regione come la Sicilia i primi esempi che ci vengono in mente sono senza dubbio riferiti all’antichità ed al barocco: il Duomo di Siracusa e il Tempio di Selinunte, il Barocco in Val di Noto e l’arte Arabo-Normanno a Palermo. </div><div>La grandezza di questi esempi mette in secondo piano il periodo, moderno e contemporaneo, così per citare alcuni esempi di arte moderna, di musei moderni citiamo recuperi e nuove realizzazioni.</div><div><br></div><div>Álvaro Siza e Roberto Collovà, Piazza Alicia e ricostruzione della Chiesa Madre a Salemi ridisegnano le strade, la piazza e la Chiesa Madre con una serie di micro-interventi dopo il terremoto in Sicilia del 1968 </div><div><br></div><div>A Palermo, al quartiere della Kalsa, in via Sant’Anna: qui dal 2006 è stata trasferita la Civica Galleria d’arte moderna, oggi GAM.</div><div>Sui tre piani della Galleria, inaugurata nel 1910, sono esposte oltre duecento opere, tra pitture e sculture, di maestri di primo piano del romanticismo e del realismo fino al Novecento <a href="https://www.gampalermo.it/" class="imCssLink">https://www.gampalermo.it/</a></div><div><br></div><div>Palazzo Riso, Polo Museo regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo ha sede nel magnifico Palazzo Belmonte Riso, realizzato a fine Settecento dai Principi Ventimiglia di Belmonte, un esempio di residenza privata nobiliare che coniuga la magnificenza barocca al rigore neoclassico. &nbsp;<a href="https://www.museoartecontemporanea.it/" class="imCssLink">https://www.museoartecontemporanea.it/</a></div><div><br></div><div>La Gipsoteca della Civica Galleria d’Arte Moderna “Empedocle Restivo”, presso Palazzo Ziino in via Dante Alighieri, raccoglie una gradevolissima collezione composta da circa sessanta sculture in gesso, provenienti dai depositi della GAM, tra cui sculture del siciliano Ettore Ximenes. <a href="https://www.gampalermo.it/" class="imCssLink">https://www.gampalermo.it/</a></div><div><br></div><div>Bagheria che ha visto nascere, il padre della pittura contemporanea Renato Guttuso. Chi non conosce Vucciria opera cruda e realista ma fortemente emotiva, dai tratti decisi e dai colori violenti? Uno stile inconfondibile. Nella bellissima settecentesca Villa Cattolica, che sorge su una lieve altura che domina la Conca d’Oro e il Golfo di Palermo, dal 1973 vengono ospitate sia le opere donate dal maestro alla sua città sia di altri artisti del 900 &nbsp;<a href="https://www.museoguttuso.com/" class="imCssLink">https://www.museoguttuso.com/</a></div><div><br></div><div>Borgo Parrini, il borgo siciliano a colori, frazione di Partinico, un luogo ispirato a Gaudi, un luogo in cui perdersi tra le vie colorate, decorate, il<span class="fs12lh1-5"> piccolo villaggio dei Parrini passò allora al francese Henry d’Orleans duca d’Aumale, </span><span class="fs12lh1-5">che lo trasformò n</span><span class="fs12lh1-5">ell’azienda vitivinicola creata per produrre e commercializzare il Moscatello dello Zucco, </span><span class="fs12lh1-5">ricavato da uve zibibbo. </span></div><div><br></div><div>Riccardo Morandi, Ponte Costanzo, tra Modica e Ragusa troviamo il “Ponte Costanzo” è un’infrastruttura imponente alta ben 168 metri. Quando fu inaugurato era il ponte più alto d'Italia, e rimane tutt’ora il più alto in Sicilia. </div><div><br></div><div>Italo Lanfredini, Labirinto di Arianna, vicino al piccolo borgo di Castel di Lucio, in cima a una collina nel Parco dei Nebrodi, c’è un labirinto da percorrere, che labirinto non è, il Labirinto di Arianna, una delle numerose opere del progetto Fiumara d’Arte. Più che un’architettura si tratta quindi di lavoro artistico. È un percorso fisico, al centro del labirinto è custodito un ulivo, simbolo greco di saggezza e conoscenza, che è il fine ultimo del viaggio interiore proposto. È una galleria d’arte all’aperto lungo un percorso che parte dalla costa e si addentra nell’entroterra nel Parco dei Nebrodi. Il progetto di Fiumara d’Arte nasce da un’idea di Antonio Presti, imprenditore e collezionista d’arte contemporanea, che nel 1982 commissiona allo scultore siciliano Pietro Consagra un monumento </div><div><br></div><div>Alberto Burri, Il Grande Cretto, nel 1968, un violento terremoto distrugge Gibellina, a pochi chilometri da Palermo. Il centro urbano viene ricostruito completamento a circa 20 km dal sito originario. Le macerie e i resti della città distrutta vengono trasformati in un cretto a scala urbana in cui le isole di cemento ricostruiscono gli isolati originari. &nbsp;il Museo delle Trame Mediterranee dove si trova una collezione di arte contemporanea tra le più importanti d’Italia. &nbsp;<a href="https://www.fondazioneorestiadi.it/" class="imCssLink">https://www.fondazioneorestiadi.it/</a></div><div><br></div><div>Farm Cultural Park, a soli dieci chilometri dalla Valle dei Templi di Agrigento, ecco piccoli giardini nascosti in una Kasbah formata da sette corti in miniatura tra loro collegate: è il Farm Cultural Park di Favara. Quello che dal 2010 anima i vicoli del centro storico di Favara è un progetto di rigenerazione urbana. Il progetto Farm Cultural Park è riuscito a creare intorno a sé una comunità internazionali di artisti che sviluppano iniziative di vario tipo. &nbsp;<a href="https://www.farmculturalpark.com/" class="imCssLink">https://www.farmculturalpark.com/</a></div><div><br></div><div>Lorenzo Reina, il Teatro di Andromeda, nasce dal sogno di un pastore che non voleva fare il pastore, ma lo scultore, nella seconda metà degli anni Ottanta. E da scultore ha potuto concepire questo teatro. Quest’opera eccezionale si trova incastonata tra le vette dei Monti Sicani, nel territorio di di Santo Stefano Quisquina . &nbsp;<a href="https://www.teatroandromeda.it/" class="imCssLink">https://www.teatroandromeda.it/</a></div><div><br></div><div>Michel Andrault e Pierre Parat, Basilica Santuario Madonna delle Lacrime</div><div>Progettato degli architetti francesi Michel Andrault e Pierre Parat nel 1957 , la Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa è un’opera unica. Il Santuario è una arditissima costruzione assimilabile ad un paraboloide iperbolico, alla cui base si trova la cripta che misura 71,4 metri di diametro e 74,3 metri di altezza dal piano di calpestio. Le opere strutturali sono dell'ingegnere Riccardo Morandi. <a href="https://www.madonnadellelacrime.it/" class="imCssLink">https://www.madonnadellelacrime.it/</a></div><div><br></div><div>Pier Luigi Nervi, Hangar di Pantelleria</div><div>Le opere pubbliche più importanti di Pier Luigi Nervi in Sicilia sono le aviorimesse realizzate a Marsala e a Pantelleria per conto della Regia Marina. L’opera militare è oggi utilizzata dal Comune di Pantelleria per mostre e manifestazioni varie, ed è quindi visitabile al pubblico.</div><div><br></div><div>Museo d’Arte moderna e contemporanea La Salerniana, che si trova nel centro di Trapani nel seicentesco Palazzo della Vicaria. Qui sono raccolte più di 160 opere che vanno dal 1950 ad oggi, in cui sono presenti gli artisti più rappresentativi dell’arte moderna e contemporanea. Costretta a lasciare la sede nel 2022</div><div><br></div><div>A Messina una tappa la GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lucio Barbera con opere che vanno dall’Arte Povera alla Pop Art, dall’Astrattismo all’Avanguardia, dal Futurismo al Realismo, nonché una sezione interamente dedicata ai maggiori artisti contemporanei locali. <a href="https://www.facebook.com/people/Galleria-dArte-Moderna-e-Contemporanea-Lucio-Barbera/100054487298925/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/Galleria-dArte-Moderna-e-Contemporanea-Lucio-Barbera/100054487298925/</a></div><div><br></div><div>Nella vicina e suggestiva isola di Lipari del famoso arcipelago eoliano, presso la cittadella fortificata del Castello, sede del Museo Archeologico Luigi Bernabò Brea, i locali dell’ex carcere ospitano Mare Motus, una prestigiosa mostra permanente di arte contemporanea dove gli artisti hanno raccolto le loro opere nel tema della libertà, del mare e della fuga.</div><div><br></div><div>A Catania, sulla costa jonica, il Museo Civico Castello Ursino, oltre alla pinacoteca e alle collezioni archeologiche e numismatiche, ospita periodicamente esposizioni di artisti moderni e contemporanei di fama internazionale. <a href="https://museocivicocastelloursino.comune.catania.it/" class="imCssLink">https://museocivicocastelloursino.comune.catania.it/</a></div><div><br></div><div>Giancarlo De Carlo, recupero del Monastero dei Benedettini, l’intervento introduce elementi contemporanei, che si affiancano a quelli antichi, creando un ponte tra presente e passato. &nbsp;<a href="https://www.monasterodeibenedettini.it/" class="imCssLink">https://www.monasterodeibenedettini.it/</a></div><div><br></div><div>La Galleria d’Arte Moderna – Ex Convento di Santa Chiara con interessanti mostre periodiche e da Piazza Università, scopriamo un intero isolato, una volta fabbrica di liquirizia e tanto altro, che è diventato Casa dell’Arte. Si tratta della Fondazione Brodbech, voluta alla fine del 2007 da Paolo Brodbeck, un imprenditore di sangue misto, siculo e svizzero.</div><div><br></div><div>Prima di risalire lungo la via Crociferi, proprio di fronte all’arco del Monastero di San Benedetto, scopriamo il MacS – Museo Arte Contemporanea Sicilia, collocato nella Badia Piccola del Monastero. Numerose le mostre ed eventi artistici, di pregio le collezioni permanenti di artisti . &nbsp;<a href="http://www.museomacs.it/" class="imCssLink">http://www.museomacs.it/</a></div><div><br></div><div>In Piazza San Francesco di Assisi, al secondo piano del Palazzo Gravina Cruyllas, noto per avere dato i natali a Vincenzo Bellini, troviamo il Museo Emilio Greco. Suo è il portale bronzeo della Cattedrale di Orvieto e suo è il monumento a Pinocchio nel parco di Collodi. <a href="https://www.museionline.info/musei/museo-emilio-greco-catania" class="imCssLink">https://www.museionline.info/musei/museo-emilio-greco-catania</a></div><div><br></div><div>Proseguendo, sull’antica via Vittorio Emanuele, gli edifici settecenteschi di Palazzo Platamone, detto il Palazzo della Cultura, e di Palazzo Valle, dove opera la Fondazione Puglisi Cosentino, contengono periodicamente esposizioni di Arte Moderna e Contemporanea. <a href="http://www.fondazionepuglisicosentino.it/" class="imCssLink">http://www.fondazionepuglisicosentino.it/</a></div><div><br></div><div>La Fondazione La Verde La Malfa è sede di diverse collezioni permanenti di arte moderna e contemporanea con particolare attenzione agli artisti siciliani del Novecento. Il percorso museale inizia non appena si oltrepassa il cancello principale, andando incontro al Parco dell’Arte. Dal 2015 il Parco è entrato a far parte dei Grandi Giardini Italiani e ospita spettacoli teatrali, concerti, performance artistiche e percorsi didattici. <a href="https://www.fondazionelaverdelamalfa.com/" class="imCssLink">https://www.fondazionelaverdelamalfa.com/</a></div><div><br></div><div>Belpasso che caratterizza le vie principali e il centro storico, rendendolo unico, con i<span class="fs12lh1-5">l progetto delle “cento sculture”, i</span><span class="fs12lh1-5">l progetto nasce nel 2014, con lo scopo di realizzare sculture in pietra lavica, risorsa autoctona e preziosa, o oro nero dell'Etna, un museo a cielo aperto. </span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.belpasso100sculture.it/" class="imCssLink">https://www.belpasso100sculture.it/</a></span></div><div><br></div><div>Ai piedi dell’Etna, il Museo Incorpora, presso l’Ex Casa del Fascio di Linguaglossa, raccoglie la collezione del maestro calabrese Salvatore Incorpora, scultore e artista poliedrico naturalizzato in Sicilia. </div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 21:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le dominazioni in Sicilia: dai Bizantini ai giorni nostri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000165"><h3 class="imHeading3">Le dominazioni in Sicilia: dai Bizantini ai giorni nostri</h3><div>La Sicilia Bizantina (535 d.C. – 963 d.C.) Nel 535 d.C. il generale Belisario, mandato da Giustiniano Imperatore d’Oriente, conquista l’isola che dal 555 d.C. passa definitivamente sotto il dominio Bizantino.</div><div>Gli Arabi in Sicilia (827 d.C. – 1091) Nel 827 d.C. a Mazara del Vallo sbarcano gli Arabi che conquistano definitivamente la Sicilia intorno al 963 d.C. con Palermo capitale.</div><div>I Normanni in Sicilia (1061 – 1194) Nel 1061 sotto la guida di Roberto il Guiscardo e del fratello Ruggero d’Altavilla la Sicilia diventa Normanna con la caduta dell’ultima roccaforte araba di Noto nel 1091. Nel 1130 Ruggero II d’Altavilla fonda ufficialmente il Regno di Sicilia. </div><div>La Sicilia Sveva (1194 – 1266) Nel 1194 il Regno, dopo il matrimonio tra Costanza d’Altavilla e Enrico VI, passa sotto il controllo della dominazione Sveva che ha in Federico II uno dei sovrani più importanti della storia siciliana e non. Popolo di origine Germanico</div><div>Gli Angioini in Sicilia (1266 – 1282) Il Regno, dopo la morte di Federico II, passa in mano agli Angioini con Carlo I d’Angiò che viene incoronato Re dal Papa Clemente IV dopo la vittoria sui discendenti svevi Manfredi e Corradino. Popolo di origine Francese, il popolo era malcontento anche per il modo licenzioso con cui i francesi trattavano le donne siciliane: malcontento che scoppiò nell'insurrezione dei Vespri Siciliani, incominciata il 30 marzo 1282,</div><div>Vespri Siciliani (1282 – 1372) Nel 1282 a Palermo scoppia la rivolta dei Vespri Siciliani contro il malgoverno angioino che porta alle guerre del vespro tra Angioini e Aragonesi (Costanza, ultima discendente degli Svevi era la moglie di Pietro III d’Aragona). Con la pace di Caltabellotta (1302) la Sicilia continuò a rimanere indipendente, nel 1372, fu stipulata la pace che concluse definitivamente le guerre del Vespro.</div><div>Gli Aragonesi in Sicilia (1282 – 1410) Gli Aragonesi, dopo un primo tentativo di pace a Caltabellotta, firmarono nel 1372 il trattato di Avignone che ufficializzava il definitivo passaggio sotto il loro controllo già attuato almeno in parte. Popolo di origine Spagnolo</div><div>La Sicilia spagnola (1410 circa – 1713) Il Regno di Sicilia, dopo la fine della dinastia aragonese, passa sotto il controllo della Corona di Spagna diventando un viceregno.</div><div>La parentesi della Sicilia sabauda (1713 – 1720) Le dominazioni in Sicilia (sempre in ordine cronologico) proseguono nel 1713 con Filippo V Re di Spagna che, dopo il trattato di Utrecht, cede l’isola al duca di Savoia Vittorio Amedeo II. Popolo di origine Italiano</div><div>La parentesi della Sicilia austriaca (1720 – 1734) Nel 1720 Carlo VI d’Austria diventa Re di Sicilia cedendo in cambio la Sardegna ai Savoia. Popolo di origine Austriaco</div><div>I Borbone in Sicilia (1734 – 1860) La Spagna, attraverso la dinastia dei Borbone, riconquista i territori persi precedentemente e nel 1735 Carlo III di Borbone viene incoronato Re di Sicilia. Popolo di origine Francese</div><div>La Sicilia e l’Unità d’Italia (dal 1860) Nel 1860 a Marsala sbarcano i Mille di Garibaldi con la popolazione che per acclamazione decide di unirsi al Regno d’Italia. La storia prosegue e, dopo i tentennamenti indipendentisti post seconda guerra mondiale, nel 1946 la Sicilia ottiene l’Autonomia.</div><div><br></div><div>Il parlamento siciliano viene considerato uno dei più antichi del mondo. Nel 1097 ci fu la prima assise a Mazara del Vallo convocata dal Gran Conte Ruggero I di Sicilia, di un parlamento inizialmente itinerante.</div><div>Ma fu nel 1130 con la convocazione delle Curiae generales da parte di Ruggero II a Palermo, nel Palazzo reale per la proclamazione del primo Re di Sicilia che si può parlare di primo parlamento in senso moderno. Il primo re di Sicilia ricevette infatti la dignità regia dalla sanzione del Parlamento, e l’evento impose il canone per cui tutti i successivi sovrani del Regno di Sicilia che si fossero avvicendati sul trono, dovessero conseguire l’assenso, più che l’approvazione, del Parlamento.</div><div>Il parlamento siciliano era costituito da tre "rami" il"feudale", "l’ecclesiastico" e "il demaniale"). Il ramo feudale era costituito dai nobili rappresentanti di contee e baronie, il ramo ecclesiastico era formato da arcivescovi, vescovi, abati e archimandriti, mentre il ramo demaniale era costituito dai rappresentanti delle 42 città demaniali della Sicilia.</div><div>I deputati erano scelti fra i nobili più potenti. Primo cambiamento radicale si ebbe con Federico II di Svevia, che permise l'accesso parziale anche alla società civile, come le città demaniali. </div><div>Durante la sollevazione, nel 1282, venne adottata la bandiera gialla e rossa con la Triscele, ancora bandiera siciliana, la bandiera venne formata dal giallo di Palermo e dal rosso di Corleone a seguito di un atto di confederazione stipulato da 29 rappresentanti delle due città. Antudo fu scritto anche nel vessillo, una parola d'ordine usata dagli esponenti della rivolta Antudo che è l'acronimo per le parole latine "Animus Tuus Dominus" e che vuol dire "il coraggio è il tuo Signore". In quegli anni il parlamento era composto principalmente da feudatari, sindaci, conti e baroni. Era il re a convocarlo e presiederlo, si conclude con la Pace di Caltabellotta.</div><div>Nel 1297 rafforzò il proprio ruolo centrale. In quest'epoca il parlamento, che era composto prevalentemente da feudatari, sindaci delle città, dai conti e dai baroni, era presieduto e convocato dal re.</div><div>Nel 1410 il parlamento siciliano tenne al Palazzo Corvaja di Taormina, alla presenza della regina Bianca di Navarra, una storica seduta per l'elezione del re di Sicilia.</div><div>Ferdinando III, nel 1810, riunì il Parlamento siciliano domandando personalmente aiuti adeguati per la salvaguardia del regno minacciato dai Francesi, ma la rivolta esplose nell'isola. Lord William Bentinck, il comandante delle truppe britanniche nell'isola, lo costrinse a nominare reggente del regno il figlio Francesco il 16 gennaio 1812, e un nuovo governo fu insediato con i notabili siciliani.</div><div>A Palermo, il 19 luglio 1812, il Parlamento siciliano, riunito in seduta straordinaria, dichiarò abolito il regime feudale, promulgò la costituzione siciliana del 1812, decretò l'abolizione della feudalità in Sicilia e approvò una radicale riforma degli apparati statali. Provvedimenti legislativi, attuati tra il 1806 e il 1808, con i quali Giuseppe Bonaparte, re di Napoli e fratello di Napoleone, abolì la feudalità nel Regno di Napoli durante il cosiddetto Decennio francese. La feudalità era abolita, ma tutti i possedimenti feudali, con il termine feudo si indicavano i beni ricevuti in "concessione regia" dietro prestazione di un giuramento di fedeltà, il c.d. "omaggio feudale, si trasformavano in "piena proprietà" o in proprietà allodiale, nel medioevo l'allodio era utilizzato per indicare i beni e le terre che si possedevano in piena proprietà in opposizione a feudo o beneficio. Nella Costituzione fu inserito un grande omaggio: i baroni siciliani da feudatari diventavano "pieni proprietari" di beni e terreni prima ricevuti ed amministrati in regime di "concessione". Il tutto era frutto della rivoluzione francese, il 4 agosto del 1789 che abolì il feudalesimo, i contadini dovranno riscattare in denaro i loro obblighi.</div><div>La Costituzione prevedeva un parlamento bicamerale, formato da una Camera dei comuni, composta da rappresentanti del popolo, con carica elettiva, e una Camera dei pari, costituita da ecclesiastici, militari ed aristocratici con carica vitalizia e di nomina regia.</div><div>In esito al Congresso di Vienna del 1815 Ferdinando III tornò a Napoli, disapplicando in effetti la costituzione, e nel dicembre 1816 riunificò formalmente i due regni nell'unico regno delle Due Sicilie, assumendo il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie, e così provocando la decadenza, anche giuridica, di costituzione e parlamento siciliani.</div><div>Con i Borbone-Due Sicilie la Sicilia, dopo secoli di indipendenza, si ritrovò governata da Napoli e la ricostituzione del parlamento si riebbe durante i moti del giugno 1820 quando fu riaperto il parlamento, ripristinata la costituzione siciliana del 1812 e venne proclamato un governo che durò pochi mesi, fino a quando fu inviato da Napoli un esercito che riconquistò l'isola.</div><div>Con la cacciata dei Borboni, durante la dittatura di Garibaldi, vennero indetti nel 1860 aveva i collegi elettorali, "per eleggere i rispettivi loro deputati" e con un decreto la convocazione di un'Assemblea di rappresentanti del popolo, a Palermo, il parlamento siciliano sarebbe tornato così di fatto in vita.</div><div>Ma una serie di pressioni, dibattiti e contrasti, lo indussero a modificare il decreto e ad annunciare che in quella data si sarebbe svolto solo il plebiscito per sancire l'annessione con il Regno d'Italia</div><div>Camillo Benso conte di Cavour, primo ministro del regno di Sardegna, aveva formulato a suo tempo la teoria della «libera Chiesa in libero Stato», in una proposta di legge esaminata da una commissione parlamentare e presentata alla Camera il 20 febbraio 1855. La netta separazione del potere spirituale attribuito alla Chiesa, dal temporale di competenza dello Stato, concluse che a quest’ultimo spettasse istituire e sopprimere la personalità giuridica degli enti ecclesiastici, oltre che appropriarsi dei beni materiali, se non utili al culto divino, unica facoltà riconosciuta alla Chiesa.</div><div>Il tutto per fronteggiare la grave situazione finanziaria, il Regio Decreto 3036 del 7 luglio 1866 definì la soppressione degli ordini religiosi e delle congregazioni e l’anno successivo una seconda legge dispose la confisca dei beni degli enti religiosi. Fu proibita la vita religiosa, cioè la vita comunitaria di coabitazione negli istituti religiosi, che si svuotarono dai preti, frati, suore, monache e in questo modo, lo Stato si appropriò del patrimonio ecclesiastico, venne presa la decisione d’incamerare i beni degli ordini religiosi a favore del demanio statale. L’esecuzione della vendita dei latifondi ecclesiastici fu affidata ai Comuni.</div><div>Se l’intento delle confische e liquidazione dei beni, era fare cassa per appianare il disavanzo di bilancio dello Stato sabaudo. Si dovettero però adottare misure correttive quando la situazione sfuggì di mano al demanio, ovvero ci si rese conto che il patrimonio artistico si stava perdendo.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 19:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le strutture termali in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000164"><h3 class="imHeading3">Le strutture termali in Sicilia</h3>Tra una passeggiata ed un trekking in mezzo al bosco, seguire un cammino tra paesi, borghi alla scoperta del territorio, è il modo migliore per liberarsi del caos. La Sicilia gode di zone boschive che offrono una varietà di paesaggi incantevoli.<div><br></div><div>Sin dalla preistoria l'uomo ha fatto uso delle acque termali per le loro capacità e n<span class="fs12lh1-5">el mondo antico l’acqua era considerata la più semplice e naturale medicina, e per questo un elemento sacro. </span><span class="fs12lh1-5">Le prime terme nacquero in luoghi dove era possibile sfruttare le sorgenti naturali di acque calde o dotate di particolari doti curative.</span></div><div><br><div>Dopo una lunga camminata si potrebbe nutrire il desiderio di rinfrescarti nelle acque della Cascata del Catafurco (nel Parco dei Nebrodi), o delle Gole dell’Alcantara o in quelle di Tiberio (nel Parco delle Madonie). &nbsp;Ci si potrebbe trovare presso la Riserva Naturale dello Stagnone a Marsala, al tramonto.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Siamo qui per parlarvi delle sue strutture termali naturali</h3><h3 class="imHeading3">Le Terme di Segesta o Terme Sagestane</h3><div><span class="fs12lh1-5">Le Terme di Segesta o Terme Sagestane, a pochi chilometri dal sito archeologico di Segesta, in aperta campagna, le acque delle Terme di Gorga raggiungono una temperatura di 52°.</span><br></div><div>Le Polle del Crimiso, si trovano nella parte occidentale della Sicilia, in prossimità di &nbsp;Erice e San Vito Lo Capo. Secondo la leggenda le acque termali avrebbero un’origine divina, si narra infatti che Krimisòs, dio del fiume, abbia riscaldato queste acque per aiutare la giovane ninfa Egesta, in fuga da Troia, la ninfa infatti si riposò sulle rive del fiume. Egesta divenne poi la sposa del dio Krimisòs, e donò il nome alla città siciliana che divenne, appunto, Segesta.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Montevago le terme </h3><div>A Montevago, in provincia di Agrigento, poco distante dalle Terme di Sciacca conosciute anche sotto il nome di “Stufe di San Calogero”, si trovano le famose Terme Acqua Pia, a metà strada fra Castelvetrano e Sciacca, nel comprensorio noto come Valle del Belice. Il complesso termale Acqua Pia sorge in località “Acque Calde”, Secondo una leggenda, Cinzio e Corinzia, due giovani pastori della Valle del Belice, indossate le bianche vesti da cerimonia, discesero il dolce pendio cosparso di ginestre dirigendosi alla Fonte sacra, portarono con loro una promessa di continuità, consumati i sacri riti Cinzio e Corinzia rientrarono nella loro Grotta portando con sé questa speranza di immortalità.</div><div><br></div><div>A Termini Imerese, in provincia di Palermo, sgorgano le antichissime terme risalenti alla fondazione della città per mano dei Cartaginesi.</div><div><br></div><div>Alì Terme vanta la presenza della Sorgente Marino, con acque che sgorgano naturalmente ad una temperatura di circa 39°. </div><div><br></div><div>Mentre le Terme di Venere, a Terme Vigliatore, sono acque sulfuree che sgorgano ad una temperatura di circa 34°. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Sclafani bagni le terme</h3><div>Sclafani Bagni, sgorga un'acqua salutare, viene convogliata alle vasche del vicino stabilimento che fu costruito nel 1846 a spese del Conte di Sclafani; ma il 19 marzo 1851 una frana staccatasi dal sovrastante monte seppellì interamente il fabbricato. Il Conte lo fece ricostruire ed è quello che rimane oggi. Sicuramente le proprietà benefiche delle acque erano conosciute nei tempi più antichi e la sorgente è dedicata al dio della medicina Esculapio da cui alcuni autori hanno pensato derivi il nome di Sclafani. Da una sorgente sita sotto il monte su cui sorge Sclafani sgorga un'acqua salutare termo-solfo- salso-bromo-jodica che, da secoli, ha dato giovamento a quanti l'hanno usata</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Sull’isola di Pantelleria potrai far visita ai bagni termali</h3><div>La Grotta di Benikulà è una vera e propria sauna naturale composta da due vani, uno esterno con sedili in pietra che accoglie fino a un massimo di 6 persone, ed una parte interna da dove fuoriescono i vapori che raggiungono i 40 gradi. La sauna è gratuita, ti basterà avere il costume, un paio di ciabatte ed un telo.</div><div>La sorgente termale nel lago Specchio di Venere sgorga ad una temperatura compresa fra 50 e 60 gradi. Secondo il mito, Venere amava specchiarsi nelle sue acque cristalline prima di ogni incontro amoroso con Bacco. </div><div>Il tour del benessere sull’isola di Pantelleria continua tra le vasche naturali di Cala Gadir, vasche scavate nella roccia, in cui la temperatura varia dai 40 ai 55° C. Sulle pareti delle vasche prolifera un’alga indicata per curare sinusiti, raffreddori e piccoli problemi alle vie respiratorie. Già i Fenici ne testarono gli effetti curativi.</div><div>La grande Grotta di Sateria dal greco “salute”. Secondo la leggenda qui Ulisse incontrò la Dea Calipso. La volta della grotta è formata da pietra pomice, mentre la pavimentazione è fatta di mattoni. L’acqua raggiunge i 40° e viene fatta confluire in due vasche, una delle quali comunicante col mare.</div><div>La sorgente d’acqua termale di Cala Nikà sgorga dalla scogliera e, mescolandosi subito con quella di mare.</div><div>L’acqua scorre anche in piccole vasche naturali delimitate da scogli, nelle quali è possibile immergersi.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 17:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Regno di Sicilia ed il regalo delle terre ai feudatari]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000163"><h3 class="imHeading3">Il Regno di Sicilia ed il regalo delle terre ai feudatari, dalla concessione regia alla piena proprietà</h3><div>Il regno di Sicilia risale al sec. XII, costituitosi quando Ruggero II d'Altavilla, nel 1130, procedette alla fusione della Contea di Sicilia e del Ducato di Puglia e Calabria, dando inizio così alla fase di dominazione della sua dinastia, conclusasi nel 1194.</div><div>A partire dal 1266, con il regno di Carlo I, la Sicilia passò nelle mani degli Angioini, la cui presenza nell'isola fu poco dopo messa in discussione dalla cosiddetta rivolta dei "Vespri siciliani", scoppiata a Palermo nel 1282, che portò alla cacciata dei francesi dall'isola ed all'avvio del conflitto tra Angioni ed Aragonesi per il controllo dell'Italia meridionale.</div><div>Con la pace di Caltabellotta del 1302, venne sancita la separazione tra i due regni: Regnum Siciliae citra Pharum (Regno di Napoli) e Regnum Siciliae ultra Pharum (noto anche, per un breve periodo, come Regno di Trinacria), con la condizione che Federico III di Aragona continuasse a regnare con il titolo di re di Trinacria e che alla sua morte la corona tornasse agli Angioini. </div><div>Fu solo con il trattato di Avignone del 1372 che Giovanna I d'Angiò, regina di Napoli, riconobbe l'autonomia della Sicilia e il dominio aragonese.</div><div>A partire dal 1412 si aprì un nuovo capitolo nella storia della Sicilia: con l'annessione diretta alla corona di Aragona l'isola perdette la sua autonomia e fu affidata ad un viceré. Nel 1512, con l'unificazione del Regno di Aragona con quello di Castiglia, ad opera di Ferdinando il Cattolico, la Sicilia si costituì il Regno di Spagna: la Sicilia passò sotto la diretta dominazione spagnola con Carlo V d'Asburgo, dal 1516 re di Spagna, dal 1519 di Germania e d'Austria, poi imperatore, unita, nel 1556, agli Asburgo di Spagna.</div><div>Nel periodo 1700-1713, si inaugurò la presenza borbonica in Sicilia, con il passaggio a Filippo IV di Borbone, re di Spagna che portò l'isola fino al 1720 sotto il dominio sabaudo, con Vittorio Amedeo, duca di Savoia e Piemonte. </div><div>Con il successivo trattato dell'Aia del 1720, la Sicilia tornò nei domini degli Asburgo, questa volta alle dipendenze dell'Austria, e amministrata dai viceré fino al 1734 quando, con l'incoronazione del 1735 e re di Spagna dal 1759. In tal modo la Sicilia tornava ad essere uno stato indipendente, col Regno di Napoli, il nuovo sovrano, residente a Napoli, lasciò a Palermo.</div><div>Con la conquista napoleonica del Regno di Napoli, il nuovo sovrano Ferdinando III, subentrato a Carlo nel 1759, che aveva invece mantenuto il controllo della Sicilia, nel 1798 fu costretto a rifugiarsi a Palermo. Tornò a Napoli solo dopo gli accordi con Napoleone nel 1802, rientrando a Palermo nel 1805 in conseguenza dell'invasione francese dei territori del Regno di Napoli. </div><div><br></div><div>Di fronte alla costante minaccia napoleonica e in risposta alla rivolta scoppiata nell'isola dopo il 1810, vista la presenza inglese a protezione dell'isola, nel 1812 venne concessa la Costituzione di Sicilia, redatta sul modello inglese. </div><div>Tornato re in Sicilia nel 1814 e rientrato anche nel Regno di Napoli nel 1815, dopo la caduta di Gioacchino Murat, Ferdinando non convocò più il Parlamento siciliano, provocando, di fatto, l'abrogazione della Costituzione del 1812.</div><div><br></div><div>Soppresso nel dicembre 1816 il Regno di Sicilia, l'isola entrò a far parte del nuovo Regno delle Due Sicilie, come Domini al di là del Faro.</div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">Una delle leggi eversive della feudalità, dette anche di eversione della feudalità</h3></div><div>Una delle leggi eversive della feudalità, dette anche di eversione della feudalità, sono state dei provvedimenti legislativi, attuati tra il 1806 e il 1808, con i quali Giuseppe Bonaparte, re di Napoli e fratello di Napoleone, abolì la feudalità nel Regno di Napoli durante il cosiddetto Decennio francese. </div><div>Frutto della rivoluzione francese, il 4 agosto del 1789 abolì il feudalesimo.</div><div><br></div><div>In Italia il Regno di Napoli ebbe un fiorire delle istituzioni feudali, con un atto di rottura delle tradizioni locali, volle abolire l'ultimo retaggio della feudalità nell'Europa occupata dai francesi, anche se ormai la spinta rivoluzionaria giacobina era da tempo attenuata.<div>Ricordiamo che un primo atto di cesura rispetto alle istituzioni d'ancien régime, la legge n. 130 del 2 agosto 1806, il cui primo articolo recitava:</div><div>«La feudalità con tutte le sue attribuzioni resta abolita. Tutte le giurisdizioni sinora baronali, ed i proventi qualunque che vi siano stati annessi, sono reintegrati alla sovranità, dalla quale saranno inseparabili»</div><div>Questo provvedimento rispondeva ad una effettiva esigenza di rinnovamento.</div><div>Fu innanzi tutto necessaria la ricognizione dei beni demaniali, molti dei quali erano stati usurpati nel corso dei secoli. Altro grande problema era che sui beni feudali coesistevano antichi diritti delle popolazioni locali, in base al principio ubi feuda, ibi demania e che portarono al riconoscimento degli usi civici. La serie dei provvedimenti proseguì con la promulgazione della legge 1º settembre 1806, e del Real Decreto del 3 dicembre 1808, che affidava agli Intendenti di ciascuna provincia il compito di determinare i diritti residui degli antichi baroni. Fu istituita anche una magistratura speciale, la Commissione Feudale, per dirimere l'enorme contenzioso tra i baroni e le università, gli antichi comuni. </div><div><br></div><div>La feudalità era abolita, ma tutti i possedimenti feudali, con il termine feudo si indicavano i beni ricevuti in "concessione regia" dietro prestazione di un giuramento di fedeltà, il c.d. "omaggio feudale, si trasformavano in "piena proprietà" o in proprietà allodiale, nel medioevo l'allodio era utilizzato per indicare i beni e le terre che si possedevano in piena proprietà in opposizione a feudo o beneficio. </div><div>Dunque, nella Costituzione fu inserito un grande omaggio: i baroni siciliani da feudatari diventavano "pieni proprietari" di beni e terreni prima ricevuti ed amministrati in regime di "concessione".</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 01 Jan 2024 18:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il passavolante nella tradizione di Vicari, dolce alle mandorle]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000162"><h3 class="imHeading3">Il passavolante nella tradizione e cultura di Vicari, dolce alle mandorle</h3><div><hr></div><div>Il “Festival della mandorla e del passavolante” di Vicari si conferma come uno degli appuntamenti enogastronomici più interessanti.</div><div>Si tratta di una leccornia a base di mandorle, uovo e zucchero. Il “Festival della mandorla e del passovolante” ha l’obiettivo di promuovere questa tipicità, oltre a mantenere e tenere vive le tradizioni.</div><div><br></div><div>Ogni paese si contraddistingue per la produzione di un prodotto tipico. Il passavolante, racchiude in sé aspetti culturali storia, tradizione, religiosi e sociali.</div><div><br></div><div>L’ origine del passavolante di Vicari</div><div>Difficile stabilire l’origine di questa leccornia. Infatti per passavolante si intende una macchina militare che nei secoli 15°e 16° veniva adoperata per scagliare pietre; con lo stesso nome veniva chiamata la colubrina di grande gittata, ed anche un cannone di legno montato su bastimenti mercantili per batterie simulate. Passovolante erano anche intesi i soldati che nei secoli 16°-17° non svolgevano un servizio militare effettivo.</div><div>La scrittrice Sara Favarò, sostiene inoltre che questo dolce veniva preparato nel Settecento presso il famoso convento di Vicari, paesino dell’entroterra palermitano, intestato a San Francesco e che i monaci lo idearono per la folla, in occasione del matrimonio, per omaggiare gli invitati della figlia del barone,</div><div>Non dimentichiamo che il Mandorlo, è simbolo di speranza e rinascita perchè la visione di un Mandorlo in fiore, in una giornata di sole sul finire dell'inverno, per questo incredibile motivo il significato del fiore di mandorlo è la speranza ma anche la fragilità.</div><div><br></div><div>La festa del mandorlo in fiore è una festa popolare della città di Agrigento che, come vuole la tradizione, si ripete ogni anno, ed uno dei brani più cantati, suonati e ballati dal gruppo folcloristico di Agrigento è la Schiacciata di li mennuli ("la schiacciata delle mandorle"). La canzone, scritta dal musicista e poeta agrigentino Michele Pisciotto, rievoca la raccolta e le varie fasi della lavorazione delle mandorle.</div><div><br></div><div>Ritroviamo nel mito, scritto da Omero, che racconta della fioritura del mandorlo. Essa sarebbe collegata alla storia d'amore di Acamante e Fillide. Acamante, tardò a ritornare e quando venne a sapere della morte della sua amata e del fatto che era un mandorlo, andò verso l'albero e l'abbracciò. Fillide/pianta, sentendo il calore dell’amore di Acamante, fece spuntare dai suoi rami una cascata di fiori rosati , si erano stretti un abbraccio. Per i cristiani l'albero di mandorlo, il primo a fiorire in primavera, ricorda la risurrezione di Gesù.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Dec 2023 18:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La gravità delle forze nascoste]]></title>
			<author><![CDATA[Culturalia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000161">LA GRAVITÀ DELLE FORZE NASCOSTE<div><span class="fs12lh1-5">di Sasha Vinci</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">A cura di Serena Ribaudo</span><br></div><div><br></div><div>Mercoledì 20 dicembre ore 11</div><div><span class="fs12lh1-5">Cappella dell'Incoronata</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Via Incoronazione 11, Palermo</span><br></div><div><br></div><div>Interverranno:</div><div><span class="fs12lh1-5">Selima Giorgia Giuliano - Dirigente ad interim della Regione Sicilia</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Serena Ribaudo - curatrice</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Sasha Vinci - artista</span><br></div><div><br></div><div>TITOLO: La gravità delle forze nascoste</div><div><br></div><div>DI: Sasha Vinci</div><div><br></div><div>A CURA DI: Serena Ribaudo</div><div><br></div><div>Alla Cappella dell’Incoronata, una delle sedi del Museo Regionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, dal 20 dicembre 2023 al 20 gennaio 2024 l’artista siciliano Sasha Vinci presenta per la prima volta “La gravità delle forze nascoste”, un progetto inedito a cura di Serena Ribaudo che si pone come omaggio e dichiarazione d'amore alla città di Palermo, esplorandone il tessuto urbano e sociale, attraverso un'esperienza artistica multisensoriale. "La gravità delle forze nascoste" di Sasha Vinci è un'occasione imperdibile per immergersi nell'anima vibrante e poliedrica del capoluogo siciliano, attraverso gli occhi e le mani di un artista che continua a ridefinire i confini dell'espressione artistica contemporanea.<br></div><div><br></div><div>QUANDO: Dal 20 dicembre 2023 al 20 gennaio 2024</div><div><br></div><div>OPENING: 20 dicembre 2023 ore 18</div><div><br></div><div>DOVE: Cappella dell’Incoronata, Via Incoronazione, 11 – Palermo</div><div><br></div><div>ORARI: Dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00</div><div><br></div><div><a href="https://www.museoartecontemporanea.it" class="imCssLink">https://www.museoartecontemporanea.it</a></div><div><br></div><div><a href="https://sashavinci.com/" class="imCssLink">https://sashavinci.com/</a></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/INVITO-PREVIEW-STAMPA-SASHA-VINCI.png"  width="948" height="948" /><br></div><div><br></div><div><br></div><div><img class="image-1" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/IMG_4172.jpg"  width="948" height="696" /></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 17:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le quarantore di Castel di Lucio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000160"><h3 class="imHeading3">Le quarantore di Castel di Lucio</h3><div>E’ una manifestazione che annuncia l’inizio del periodo pasquale, con 48 ore di preghiere ininterrotte che servono per scandire l’arrivo della festività: le preghiere, infatti, si interrompono il martedì grasso, quello prima delle ceneri. La particolarità di questo appuntamento è che si svolge nella chiesa del centro storico di Castel di Lucio, che viene addobbata con bellissime decorazioni di arance intrecciate, rigorosamente della zona. Al termine delle 48 ore di preghiere, poi, le arance vengono rimosse e distribuite a tutti i fedeli che hanno preso parte alle celebrazioni.</div><div><br></div><div>La storia della quarantore di Castel di Lucio</div><div>La storia delle quarantore di Castel di Lucio, nasce probabilmente perché un fedele ha voluto chiedere una grazia oppure onorare Gesù per averne ricevuta una, da qui la volontà di pregare per 48 ore di seguito senza mai interrompersi. Probabilmente un contadino che ha offerto l’unico prodotto disponibile frutto del proprio lavoro. In ogni caso questa usanza che si organizza prima della Pasqua nella Chiesa di San Carlo Borromeo è ormai consolidata da secoli e sono sempre numerosi i fedeli che decidono, anno dopo anno, di prendervi parte.</div><div>Le "Quarantore" hanno inizio l’ultima domenica di Carnevale nella Chiesa di San Carlo Borromeo e terminano il martedì grasso, vigilia delle Ceneri.</div><div>La Chiesa di San Carlo Borromeo, che è gestita dalla confraternita di San Carlo. Tuttavia la stessa celebrazione viene ripetuta qualche giorno dopo, e precisamente la domenica delle Palme, ma questa volta la location è diversa in quanto viene organizzata nella Chiesa del Santissimo Sacramento. Ciò che non cambia, però, è l’addobbo della chiesa che anche in questo caso viene fatto con arance fresche che vengono intrecciate fino a formare delle corone e delle vere e proprie coreografie.</div><div><br></div><div>La sera del Giovedì Santo la protagonista indiscussa è la cappella del Sacramento, addobbata con fiori e “lavureddi” chicchi di grano germogliati al buio.</div><div>La sera del Venerdì Santo viene portata in processione la statua dell’Ecce Homo del XVI secolo, la croce, un Cristo conservato in un’urna di vetro e la statua della Madonna Addolorata. Dopo aver percorso le vie del paese, la processione si conclude nella Chiesa Madre e la statua dell’Addolorata viene riportata nella chiesa del SS. Sacramento.</div><div><br></div><div>Chi decide di visitare Castel di Lucio potrà approfittare dell’occasione per scoprire la manifestazione e visitare alcuni angoli nascosti del borgo. La Chiesa della Madonna delle Grazie che è quella madre ed è una struttura del Seicento nata dall’unione di diverse, piccole strutture. Al suo interno ci sono alcune opere di grande pregio, come il ciborio in pietra. </div><div><br></div><div>Castel di Lucio, è famosa soprattutto per la Fiumara d’Arte che è un museo a cielo aperto che raccoglie alcune opere contemporanee molto suggestive ed emblematiche. Fra queste la più famosa è certamente Il Labirinto di Arianna.</div><div><br></div><div>La Festa degli Antichi Sapori, ad 12 agosto. Consiste nel proporre la degustazione di &nbsp;prodotti tipici della tradizione quali ”i cudduruni cu zuccaro o cu sali”, i “favi squadati”, “tabisca”condita e cannoli. </div><div><br></div><div>La Sagrad du Cascavaddu &nbsp;è la manifestazione più importante &nbsp;e rappresentativa che mette in evidenza la principale risorsa del paese: la provola. Si ad agosto di ogni anno. I partecipanti possono assistere alle varie fasi della lavorazione del latte e degustare &nbsp;lacciata, tuma, ricotta, formaggio e provole.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 Dec 2023 09:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Santa Lucia e la storia della cuccia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015F"><h3 class="imHeading3">La Storia della cuccia, il dolce di Santa Lucia</h3>La Storia della cuccia, il dolce di Santa Lucia, il 13 dicembre cade la celebrazione di Santa Lucia, una festa che anticipa il Natale, in Sicilia. <div>Sono due le città siciliane che si contendono la primogenitura, con una storia che rimbalza quasi identica tra Palermo e Siracusa. Alcuni la vorrebbero ambientata nel capoluogo palermitano, durante la carestia del 1636, il cibo scarseggiava e durante l’omelia del 13 dicembre si invocò l’aiuto della patrona, l’indomani si vide entrare in porto una nave carica di grano.</div><div>Così per onorare l’evento provvidenziale, in Sicilia si applicò una regola per “Santa Lucia, panelle e cuccia”, per ricordare di attenersi a grani e legumi, evitando cereali trasformati e rinunciando a pane e pasta.“</div><div>Da quel momento in poi fu deciso che si mangiassero in quel giorno solo cuccìa e legumi, evitando farinacei (pane e pasta).</div><div>Questo antica usanza, proibi il consumo di farinacei per il giorno di Santa Lucia anche a Palermo, è confermata da Giuseppe Pitrè: “Santa Lucia pani vurria, pani nu nn’hauiu, accussì mi staiu” (Santa Lucia vorrei del pane, ma pane non ho, quindi resto digiuno). &nbsp;Da qui, dunque, nasce l’usanza di mangiare sia la cuccia che pietanze come arancine, panelle, sformati di riso e gattò di patate. Ma mai pane o pasta!</div><div>Il termine “cuccia” deriva dalla voce siciliana “cocciu” (granello). Di fatto si tratta di “granelli” di frumento. Nell’800 si parla della derivazione dal greco kokkía derivazione di cuccìa, i grani. </div><div>In questo termine si ritrova la sopravvivenza del culto pagano di Demetra-Cerere, dea delle messi e quindi del grano, che in epoca cristiana fu sostituita dal culto di Santa Lucia.</div><div>Ci sono delle varianti in Sicilia sulla cuccia, la particolare cuccia trapanese, che prevede anche ceci, fagioli e mosto cotto, la base di grano lessato diventa dessert con pochi altri ingredienti, a Caltanissetta la cuccìa viene consumata non dolce, ma come pietanza salata. Viene preparata come una minestra di grano cotto, ceci lessati e condita con sale, pepe e olio extravergine d'oliva novello e servita calda.</div><div>Da un lato la versione “in bianco”, con ricotta di pecora, zucchero, gocce di cioccolato, cannella e zuccata ovvero zucca candita, che può prevedere anche una più semplice crema di latte addensata con amido, a quella più moderna e sostanziosa al cioccolato, con fondente e cacao.</div><div>Ricordiamo che Santa Lucia è una delle sette vergini menzionate nel Canone romano ed è tradizionalmente invocata come protettrice della vista. Le sue spoglie mortali sono custodite nel Santuario di Lucia a Venezia. </div><div><br></div><div>Il luogo di culto principale è la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa.</div><div>Caravaggio ci ha lasciato un opera, Il Seppellimento di santa Lucia è un dipinto di, a olio su tela (408×300 cm), esposto sull'altare del Santuario di Santa Lucia al Sepolcro a Siracusa.</div><div>La chiesa di Santa Lucia alla Badia, è una chiesa di Siracusa, situata in piazza Duomo e dedicata alla Santa Patrona siracusana.</div><div><br></div><div>A Comiso Santa Lucia è particolarmente venerata nella Chiesa parrocchiale Santa Maria delle Stelle (Chiesa Madre), ove le è dedicato uno degli altari laterali.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 09:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Mille in Sicilia l'obelisco di Gibilrossa Misilmeri il cammino]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I mille in Sicilia, l'obelisco di Gibilrossa, Misilmeri, il cammino dei Mille</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">L'Epopea dei Mille e il Destino di Gibilrossa: Un Viaggio tra Storia, Fede e Territorio<div>Il 1860 non è solo una data sul calendario, ma l'anno del mutamento radicale per la Sicilia. Lo sbarco dei Mille a Marsala fu la scintilla che innescò una serie di eventi bellici e politici volti a rovesciare la secolare dominazione borbonica. In questo scenario, il territorio che circonda Palermo divenne il fulcro strategico di una rivoluzione che vide il coinvolgimento non solo dei volontari giunti dal continente, ma di una vasta sollevazione popolare locale.</div><div><br></div><div>La strategia di Gibilrossa e il ruolo di Giuseppe La Masa</div><div>Se Garibaldi fu il braccio e la mente della spedizione, figure come Giuseppe La Masa ne rappresentarono l'anima organizzativa sul suolo siciliano. La Masa ebbe il compito fondamentale di creare un ponte tra i "Mille" e le popolazioni locali, stanche del governo borbonico.</div><div><br></div><div>Il Quartier Generale e i "Picciotti"</div><div>Gibilrossa, una frazione montuosa nel comune di Misilmeri, fu scelta come punto di appoggio tattico fondamentale per la sua posizione dominante sulla Conca d'Oro. Dalla sommità di questi rilievi era possibile osservare ogni movimento delle truppe borboniche all'interno di Palermo senza essere visti.</div><div><br></div><div>La sera precedente l’assalto alla capitale, La Masa riuscì a compiere un’impresa diplomatica e logistica straordinaria: radunò circa 4.000 volontari, i cosiddetti "picciotti". Questi uomini, per lo più contadini e artigiani locali, si accamparono tra le rocce e gli edifici religiosi di Gibilrossa in attesa del segnale. Fu in questo contesto che Garibaldi, Nino Bixio e La Masa pianificarono la marcia finale attraverso il passo di Mezzomonreale, una manovra che avrebbe portato alla conquista di Palermo il 27 maggio 1860.</div><div><br></div><div>L'Iscrizione e l'Obelisco-Piramide</div><div>Ancora oggi, tra i resti dell'ex convento dove Garibaldi passò la notte prima dell'attacco, è visibile un'iscrizione commemorativa. Per onorare tale evento, nel 1882 fu inaugurato l'obelisco di Gibilrossa, una struttura a forma di piramide-obelisco progettata da Giovan Battista Filippo Basile. Questo monumento non è solo un omaggio all'impresa, ma un punto di riferimento visivo che unisce idealmente la montagna alla città sottostante.</div><div><br></div><div>Il Santuario della Madonna di Gibilrossa: Mille anni di spiritualità</div><div>Il valore di Gibilrossa non è solo militare, ma profondamente spirituale. Il santuario, oggi in gran parte ruderato ma ancora meta di devozione, ha una storia che affonda le radici nell'epoca bizantina e normanna.</div><div><br></div><div>L'Icona Miracolosa e il Beato Pietro Geremia</div><div>Il santuario deve la sua fama originaria a una preziosa icona bizantina dipinta su tavola, raffigurante la Madonna Assunta. Dopo le devastazioni delle invasioni saracene, la struttura rimase abbandonata fino al 1068, quando, in seguito alla riconquista normanna della Sicilia, la chiesa e il convento vennero restaurati e restituiti al culto cristiano.</div><div><br></div><div>Una data centrale nella storia del luogo è il 15 agosto 1442. Si narra che durante una solenne messa celebrata dal sacerdote locale, apparve la figura del beato Pietro Geremia. Il beato indicò ai presenti il luogo esatto dove erano nascosti i corpi di alcune Sante Vergini, martirizzate anni prima durante un'invasione ottomana. Questo evento miracoloso accrebbe enormemente il prestigio del santuario.</div><div><br></div><div>Dal XVI secolo all'eversione dell'asse ecclesiastico</div><div>Nel 1593, il feudatario locale Francesco II Del Bosco donò l'intero complesso ai padri francescani. La loro permanenza durò quasi tre secoli, terminando bruscamente il 7 luglio 1866, quando lo Stato Italiano approvò la legge sull'eversione dell'asse ecclesiastico. In questo periodo di transizione:</div><div><br></div><div>La tela di Giampaolo Veronesi (che aveva sostituito l'icona bizantina nel XVI secolo) fu trasferita presso la galleria regionale di Palazzo Abbatellis, dove è tuttora esposta.</div><div><br></div><div>Il miracoloso Crocifisso ligneo del Seicento fu invece trasferito nella chiesa di San Gaetano a Misilmeri.</div><div><br></div><div>Misilmeri: Un borgo tra arte e natura</div><div>Situata a 129 metri sul livello del mare, Misilmeri è una cittadina che conserva gelosamente le tracce del suo passato arabo, normanno e barocco.</div><div><br></div><div>Il Castello e la Rocca Villalonga</div><div>I ruderi del castello arabo-normanno, risalenti all'anno 1000 d.C., svettano sulla rocca Villalonga. Dalle sue torri si poteva ammirare un panorama immenso che controllava l'intera vallata del fiume Eleuterio fino alle acque del Tirreno. Fu proprio ai piedi di questa fortezza che sorsero le prime abitazioni del villaggio originale.</div><div><br></div><div>Tesori d'Arte e Urbanistica</div><div>La Fontana Grande: Situata in Piazza Comitato, fu restaurata nel 1879 dallo scultore palermitano Benedetto Civiletti. La fontana è un capolavoro di estetica civile, con tredici bocche di leone e due statue di ninfe laterali. Alle sue spalle si trovano ancora gli antichi lavatoi pubblici.</div><div><br></div><div>Le Chiese: * La Chiesa Madre, dedicata a San Giovanni Battista, ospita una preziosa pala d’altare del celebre pittore Vito d'Anna.</div><div><br></div><div>La Chiesa di Sant'Antonio (o delle Anime Sante) è un sito di estremo interesse archeologico per le sue catacombe con iscrizioni marmoree d'epoca berbera. All'interno si può ammirare anche un bassorilievo della scuola dei Gagini raffigurante la Crocifissione.</div><div><br></div><div>Tradizioni e Modernità: Il Kaki e il Cammino dei Mille</div><div>Oggi Misilmeri e Gibilrossa vivono un rilancio legato al turismo lento e alla valorizzazione dei prodotti della terra.</div><div><br></div><div>La Sagra del Kaki</div><div>Ogni anno, nelle prime settimane di ottobre, Misilmeri celebra il suo prodotto agricolo d'eccellenza. Il kaki di questo territorio è una varietà particolare, priva di nocciolo e dalla polpa estremamente dolce, che matura proprio in questo periodo grazie alle condizioni pedoclimatiche uniche della valle dell'Eleuterio.</div><div><br></div><div>Il Cammino dei Mille</div><div>Il Cammino dei Mille è un progetto escursionistico che ricalca il percorso storico compiuto da Garibaldi nel 1860. Partendo dai luoghi dello sbarco e attraversando le valli interne, il cammino culmina simbolicamente a Gibilrossa prima di scendere verso Palermo. È un viaggio che permette di riscoprire i monumenti dei Basile (come l'Ossario di Calatafimi del 1885 e l'obelisco di Gibilrossa) e di immergersi in una natura che, nonostante i secoli, conserva ancora la bellezza selvaggia che accolse i volontari della rivoluzione.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Dec 2023 17:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gangi ed il minotauro nello stemma del paese]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015D"><h3 class="imHeading3">Gangi ed il minotauro raffigurato nello stemma del paese</h3><div>Dedalo una volta giunto in Sicilia, stanco delle angherie del loro sovrano, decisero di restarvi. Si stabilirono quindi sul monte da cui sgorgava l’antico fiume Engio e fondarono la città di Engyon, dalla quale sarebbe sorto il borgo di Gangi, e a ricordo delle loro origini scelsero come simbolo della città un Minotauro che si ristora, pacifico e mite, presso una fonte. Quest'immagine è ancora oggi presente nello stemma della città. </div><div>La leggenda racconta che Dedalo, fosse un esperto architetto e scultore. Dedalo ebbe come discepolo un giovane di nome Talo, figlio della sorella. Il nipote, di elevato ingegno, inventò varie macchine. La sua fama finì col mettere quasi in ombra quella del suo maestro che, accecato dalla gelosia, lo uccise. Dedalo, scoperto e accusato per l’omicidio, fu costretto all’esilio, divenne amico del re Minosse. </div><div>Era costume, a quei tempi, che il re Minosse sacrificasse, annualmente, a Poseidone il più bello fra i tori dei suoi armenti. Un giorno, però, nacque un toro bellissimo, e Minosse, colpito da tanta bellezza, si rifiutò di sacrificarlo al dio, offrendone un altro al suo posto. Poseidone arrabbiatosi, fece sì che Pasife, la moglie del re, s’innamorasse del toro.</div><div>Da tale unione nacque una creatura orribile, il famoso e mitico Minotauro, metà toro e metà uomo, Minosse continuò a tenere Dedalo con sé, gli fece però costruire un labirinto in cui nascose il Minotauro a cui, periodicamente, venivano sacrificati degli esseri umani.</div><div>Quando l’ateniese Teseo venne a Creta per uccidere il Minotauro, Dedalo consigliò ad Arianna, figlia di Minosse, che si era innamorata di Teseo, di dare a questi il gomitolo che gli avrebbe permesso di uscire dal labirinto. Minosse, venuto a sapere di questo nuovo intrigo di Dedalo, si arrabbiò molto, e Dedalo decise di fuggire da Creta insieme al figlio Icaro.</div><div>Dedalo, arrivò in Sicilia presso il territorio in cui regnava il re sicano Cocalo, che lo ricevette a corte, visse a lungo con Cocalo e con i Siciliani, dando prova del suo ingegno e costruendo, in Sicilia, moltissime opere. Tra le opere che gli sono attribuite è da ricordare la costruzione di una grotta artificiale presso Selinunte, dove i fumi che svaporavano dal fuoco erano tali che facevano sudare lentamente, portando alla guarigione i frequentatori della grotta che avevano qualche malanno.</div><div>Ad Erice, su una rocca che si alzava a strapiombo dove si trovava il tempio di Afrodite, Dedalo costruì delle mura con cui allargò il ripiano sopraelevato sul burrone, che stava alla base del tempio e vi costruì, inoltre, un ariete d’oro di mirabile bellezza.</div><div>Ad Agrigento, sul fiume Camico, Dedalo costruì una città arroccata su una montagna, che sarebbe poi diventata la più forte ed inespugnabile della Sicilia.</div><div>Il re di Creta Minosse, venuto a conoscenza della fuga di Dedalo in Sicilia, organizzò una spedizione, sbarcò con le sue navi in una località nel territorio di Agrigento, che fu poi chiamata in suo onore Minoa, e per trovare Dedalo si servì di un particolare stratagemma: promise una ricompensa a chi sarebbe riuscito a far passare un filo attraverso le spirali di una conchiglia di chiocciola. Cocalo propose la soluzione a Dedalo che legò il filo ad una formica spingendola in quel nuovo labirinto. Quando Cocalo fece portare la conchiglia a Minosse, questi capì che Dedalo doveva essere nei paraggi e inviò degli ambasciatori affinché chiedessero a Cocalo di restituirgli il fuggitivo. Cocalo, allora, invitò Minosse e, dopo aver promesso di assecondare le sue richieste, lo invitò a casa sua, dove aveva dei bagni stupendi lavorati da Dedalo e ne concesse l’uso a Minosse, ma mentre questi, per nulla insospettito, si lavava servito, secondo il costume di quei tempi, dalle figlie di Cocalo, le fanciulle, violando le sacre leggi dell’ospitalità, lo affogarono e lo tennero nell’acqua calda fino a quando non morì. Cocalo restituì il corpo ai Cretesi, dicendo loro che Minosse era morto scivolando accidentalmente nell’acqua calda.</div><div>I Cretesi chiesero ed ottennero di seppellire sontuosamente il loro re, costruirono una tomba a due piani dove, nella parte nascosta dalla terra posero le ossa ed in quella sopraelevata costruirono un tempio dedicato ad Afrodite.</div><div>Secondo la tradizione uno dei luoghi dove si vuole che Minosse sia stato sepolto è Eracle Minoa.</div><div>Dedalo, finalmente libero, visse in Sicilia fino alla sua morte. Secondo un’altra versione Dedalo, dopo essere vissuto per molti anni con i Siciliani, si trasferì in Sardegna, dove costruì i nuraghi, chiamati anche dedalei.</div><div><br></div><div>Altri presso Alia nelle Grotte della Gurfa è un segno di come questo ipogeo fosse riservato ad una personalità importante del mondo antico, appunto un “Minos” (re). Quella della Gurfa di Alia (PA) ha però i caratteri monumentali di eccezione architettonica, unici ed originari perfino rispetto alla celebrata thòlos di Atreo. La Gurfa doveva quindi essere una sorta di “Pantheon dei Sikani”».</div><div>L’evento astronomico durante l’Equinozio di Primavera, forniscono la prova che le Grotte della Gurfa siano un tempio-santuario è data dal foro che si trova nella parte alta. Questo rappresenta lo Zenith. Durante l’Equinozio di Primavera si verifica un particolare evento astronomico, in cui un raggio di luce colpisce il pavimento, nel punto esatto del Nadir.</div><div>Si tratta del “funzionamento” come struttura calendariale del monumentale ambiente a thòlos per la misurazione di Equinozi/Solstizi. Alle ore 12 solari dei giorni a cavallo dell’Equinozio di Primavera i raggi solari filtrano da un foro artificiale nella roccia e colpiscono la fossa del Nadir pavimentale. Evidente ritualità che si ripete esattamente nei giorni dell’Equinozio d’Autunno. La potente lama di Luce che penetra dall’Oculus della thòlos, nel suo movimento di discesa fino al punto di incontro con il pavimento orizzontale, crea effetti di rivelazione di un elemento divino, di “Tradizione Dedalica”».</div><div>Questa opera al centro della Sicilia è in realtà un ipogeo di inestimabile valore storico, mitologico e architettonico, ovvero tomba del leggendario re di Creta Minosse che, alla ricerca di Dedalo, trovò la morte proprio nell’Isola al centro del Mediterraneo.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Luoghi degli eroi e delle leggende eroiche Mito di Dedalo e Minosse:</h3><div>Rocca di Kamicos (S. Angelo Muxaro-prov. Agrigento)</div><div>Kolymbethra, acque dell’Alabon (Megara Hyblaea-prov. Siracusa)</div><div>Bagni di Vapore, Monte Kronio (Sciacca-prov. Agrigento)</div><div>Mura Megalitiche (Erice-prov. Trapani)</div><div>Spiaggia di Capo Bianco (Eraclea Minoa-prov. Agrigento)</div><div>Grotte della Gurfa (Alia-prov. Palermo)</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 18:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Rispondiamo alla domanda, si può dormire in un faro in Sicilia ?]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015C"><h3 class="imHeading3">Fanali e fari siciliani,107 in tutto, ma dove potere dormire</h3><div>E’ bene fare una precisazione evidenziando le differenze che intercorrono, tra un fanale ed un faro.</div><div>I fanali sono costituiti da una lanterna o “corpo fanale”, un’ottica, una sorgente luminosa.</div><div>Il faro invece è costituito da una struttura fortemente sviluppata verticalmente (torre) alla cui sommità è posizionata la “lanterna”, realizzata con speciale struttura metallica “a gabbia” contornata da vetri piani o curvi e sormontata da una cupola emisferica o conica. Nella lanterna sono alloggiate le apparecchiature luminose.</div><div>La loro nascita ha origini antichissime e si collega alla necessità di segnalare la rotta ai naviganti illuminando la notte, il nome è antichissimo e richiama l’isoletta di Pharos antistante Alessandria d’Egitto, dove era stato costruito uno dei più importanti e famosi fari dell’antichità.</div><div><br></div><div>In Italia Il primo documento ufficiale sulla regolamentazione del segnalamento marittimo si deve a Vittorio Emanuele II, che istituì il 12 maggio del 1868 la “Reale Commissione dei Porti, Spiagge e Fari”.</div><div>In Sicilia, queste suggestive architetture spiccano incastonate su promontori a picco sul mare da cui si possono ammirare panorami mozzafiato.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Rispondiamo alla domanda, si può dormire in un faro in Sicilia ?</h3><div>Si può ascoltare il suono delle onde che si infrangono sulla costa, una distesa blu, dormire all’interno di un faro in Sicilia non è sicuramente solo un sogno. Purtroppo, però, le strutture attrezzate sull’Isola non sono molte, tra cui :</div><div><br></div><div>Il Faro dei Pescatori di Brucoli.</div><div>Restaurato diversi anni fa e adesso adibito ad alloggio di lusso, il Faro di Brucoli si trova in provincia di Siracusa e a pochi minuti d’auto da Catania. Un vero sogno, da tenere in considerazione per fughe alla ricerca della pace e del benessere, un po’ come tutti gli altri fari siciliani.</div><div>Brucoli è un borgo marinaro, frazione del comune di Augusta, , il Castello Aragonese sorsto all'imboccatura del porto-canale non solo per scopi difensivi, ma anche per controllare i commerci marittimi e custodirne le riserve di grano che vi confluivano.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.farodibrucoli.com/" class="imCssLink">https://www.farodibrucoli.com/</a></span><br></div><div><br></div><div>Presso la Tenuta Capofaro, troviamo la destinazione ideale per chi cerca relax, immersione nel mondo del vino e del lavoro in vigna. Una dimensione tutta isolana, per trovare il sapore e l’incontro con la cucina siciliana e la tradizione gastronomica, l’artigianalità e l’estro creativo d’una cucina, siciliana ed internazionale. <a href="https://www.capofaro.it/" class="imCssLink">https://www.capofaro.it/</a></div><div>Salina Isole Eolie (ME) , Salina è un'isola dell'Italia, appartenente all'arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia, è l'isola più fertile delle Eolie e ricca d'acqua; vi si coltivano uve pregiate dalle quali si ricava il Malvasia delle Lipari, un vino di sapore dolce, e capperi che sono esportati in tutto il mondo.</div><div>E’ sede del Salina DocFest, festival internazionale del documentario narrativo, e del MareFestival (Mare Festival Salina &nbsp;<a href="https://www.salinadocfest.it/" class="imCssLink">https://www.salinadocfest.it/</a> &nbsp;&nbsp;<a href="https://marefestivalsalina.it/" class="imCssLink">https://marefestivalsalina.it/</a></div><div><br></div><div>Presso il Faro di Capo Gallo a Palermo</div><div>Ricco di fascino e semi degradato, romantico quello di Capo Gallo a Palermo ha una storia decisamente particolare e proprio per questo vale decisamente la pena vederlo. Situato all’interno della riserva di Capo Gallo su attivato nel 1854 e con il passare delle decadi ha subìto molte modifiche e diversi adattamenti.</div><div>A oggi la torre cilindrica (alta 7 metri) è affiancata da un’edificio che teoricamente doveva fungere da alloggio per il custode ma che con il passare del tempo è diventata decadente. Ancora attivo, seppur automatizzato, è il Faro di Capo Gallo è da diverso tempo la casa di un’eremita (che si fa chiamare Isvraele), che se ne prende cura e che lo ha reso un luogo ancor più peculiare ricoprendolo di mosaici al suo interno.</div><div>Il promontorio si trova nella zona nord-occidentale di Palermo e separa i due golfi di Mondello che sorge in una baia tra il Monte Pellegrino e il Monte Gallo, anche un interesse architettonico per la varietà di stili impiegati nel corso della sua trasformazione in città giardino nel primo Novecento, con particolare riferimento alle ville e strutture ricettive in stile Liberty, è anche sede del World Festival on the Beach <a href="https://www.wwfestival.com/" class="imCssLink">https://www.wwfestival.com/</a></div><div>e Sferracavallo, è una frazione di Palermo,tra le residenze più antiche si distinguono le ville Arezzo, Maggiore Amari e Palazzotto, caratteristica è la festa dei santi Cosma e Damiano, patroni della borgata,</div><div><br></div><div>Una buona parte del territorio rientra nella riserva naturale orientata Capo Gallo, mentre il tratto di mare che bagna la borgata fa parte dell'area naturale marina protetta Capo Gallo - Isola delle Femmine,</div><div>Il faro di Palermo è facilmente raggiungibile entrando (a pagamento) nella Riserva. Essendo abitato da Isvraele, però, non è visitabile: l’eremita ha infatti un carattere piuttosto scontroso.</div><div><a href="https://www.ampcapogallo-isola.it/" class="imCssLink">https://www.ampcapogallo-isola.it/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 03 Dec 2023 19:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Francavilla di Sicilia, perchè si chiama così, tra storie e leggende]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015B"><h3 class="imHeading3">Francavilla di Sicilia, comune nel messinese, perchè si chiama così, tra storie e leggende</h3><div><span class="fs12lh1-5">Le protagoniste sono una bella fanciulla e la sua ancella. S</span><span class="fs12lh1-5">copriamo uno di quei racconti: la leggenda della bella Angelina, il cui nome è legato al borgo di Francavilla di Sicilia, ci troviamo in un comune della città metropolitana di Messina. Il nome del comune, &nbsp;sarebbe un omaggio a una storia d’amore. Si racconta che a Castiglione di Sicilia vivesse una donna di nome Angelina. Era molto bella e gentile e affascinava tutti. Insieme a lei, camminava la fedele ancella Franca. Angelina era figlia del signore del feudo di Castiglione, </span><span class="fs12lh1-5">Ruggero di Lauria, </span><span class="fs12lh1-5">che spesso organizzava banchetti cui partecipava la nobiltà francese (l’isola era sotto la dominazione angioina).</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Un giorno, durante una di quelle feste, alcuni nobili francesi rimasero folgorati dalla bellezza di Angelina. Il Delfino di Francia decise di recarsi in Sicilia per conoscerla. Il reale francese conobbe Angelina e i due si innamorarono. Nel frattempo, però, scoppiò la rivolta dei Vespri Siciliani e i due si scoprirono all’improvviso nemici. Il Delfino francese dovette tornare in patria, ma promise che sarebbe tornato. Quando la fanciulla avrebbe visto tre fuochi accesi sul monte Rotondo, quello sarebbe stato il momento di riunirsi.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Delfino mantenne la promessa e tornò. Angelina lo capì perché, in occasione di una festa, tutti i commensali parlavano di un uomo, ritenuto folle, che avevano incontrato nel bosco, che aveva detto loro di essere venuto a riprendere la cerva che aveva ferito. Per tutta la notte Angelina guardò dalla finestra. Quando il sonno ebbe la meglio, chiese all’ancella Franca di vegliare al suo posto. L’ancella eseguì l’ordine e avvisò la padrona di aver visto il segnale. A sua volta, segnalò con una lampada di aver recepito il messaggio. I due innamorati lasciarono la Sicilia. Si narra che il principe francese fu talmente grato a quella fedele ancella che volle ricompensarla, fondando poco distante da Castiglione il borgo di Francavilla di Sicilia, che prese, per l’appunto, il suo nome.</span><br></div><div><br></div><div>La vera origine del nome</div><div>Al di là di questa leggenda, la vera origine del nome Francavilla sarebbe tutt’altro che romantica. Avrebbe, infatti, a che vedere con il fatto che il borgo fosse una città franca (dal francese Franc Ville), cioè non sottoposta al pagamento delle tasse e delle franchigie, c'è chi propone che il centro sia stato "reso franco" da Carlo Magno in persona. In realtà il Gran Conte Ruggero, che viaggiando da Troina a Mileto (CZ) sarebbe passato dalla vallata, e probabilmente consentì una relativa autonomia al piccolo centro posto all'inizio della Valle dell'Alcantara.</div><div><br></div><div>Francavilla di Sicilia, è<span class="fs12lh1-5"> situata al centro della Valle dell'Alcantara, a nord dell'Etna, sulla riva sinistra del fiume Alcantara. Il suo territorio è solcato dal fiume San Paolo e dal torrente Zavianni, ambedue affluenti dell'Alcantara, e dalle gurne dell'Alcantara. Nel proprio territorio si trova l'ultimo punto dei Monti Peloritani (Portella Mandrazzi) e le prime cime dei Monti Nebrodi.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Sfilate del Gran Carnevale Francavillese. Tra le manifestazioni di Sicilia dall’effettivo richiamo turistico si annovera il caratteristico Carnevale di Francavilla di Sicilia e </span><span class="fs12lh1-5">la goliardica pantomima del solenne funerale” di Re Carnevale, denominata ‘A Cianciùta.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 30 Nov 2023 16:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Montalbano Elicona ed il corallo rosso di Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000015A"><h3 class="imHeading3">Mons Albus Helikon o Montalbano Elicona ed il corallo rosso di Trapani</h3>Mons Albus Helikon o Montalbano Elicona, un sito, coincidente con l'altura su cui sorge il borgo medievale ed un torrente vicino il cui andamento tortuoso giustifica l'appellativo di Elicona, che è un monte situato nella regione di Tespie in Grecia, e probabilmente il suo tortuoso fiume ha riportato alla memoria dei Sicelioti, o Greci di Sicilia, la celebre sorgente Ippocrene, sacra alle Muse e toponimo formato sulla radice hippo "cavallo", giacché la tradizione voleva che fosse stato uno zoccolo del cavallo Pegaso a farle zampillare.<div><br></div><div>Qui ci troviamo a Montalbano Elicóna comune della Città Metropolitana di Messina, 920 m s.m., patrono San Nicola di Bari 6 dicembre. Centro situato sul versante settentrionale dei monti Nebrodi.<div><div>Le prime testimonianze sull'esistenza del borgo risalgono all'XI secolo, quando risultava possesso demaniale. Nel 1232 si rivoltò contro Federico II di Svevia, parteggiando per il papa.</div><div>L'imperatore Federico II di Sicilia impone un nuovo assetto politico e una diversa configurazione alla struttura urbanistica del centro medievale ribellatosi alla sua volontà a causa delle promulgazioni delle Leggi Melfitane o Costituzioni di Melfi, demolendo parzialmente il primitivo manufatto, deportando gran parte della popolazione ad Agrigento e procedendo in seguito, a una totale riedificazione della fortezza, portata a termine solo più tardi dal pronipote Federico III di Sicilia.</div><div>Strutturalmente la Costituzione di Menfi comprendevano quattro organizzazioni dello Stato: lo Stato, in cui si definivano i poteri del sovrano; la Giustizia, affidata al Maestro generale di Giustizia; la Finanza, affidata ai Maestri Camerari; il Feudo. Il potere era pienamente nelle mani dell'imperatore, il quale era affiancato dalla Magna Curia, il consiglio dei principali funzionari imperiali, di cui il «maestro giustiziere» e il «maestro camerario» erano i rappresentanti più autorevoli; dalla Magna Curia dipendevano poi tutti gli altri funzionari.</div><div><br></div><div>Ritorniamo ad Elicona ed ai <span class="fs12lh1-5">sicelioti, hanno portato con loro un'altra storia, quella del rosso corallo, Perseo nascose la testa di Medusa per breve tempo sulla riva del Mar Rosso, mentre era intento a liberare Andromeda, e si narra che in quel periodo di tempo la testa della gorgone pietrificò alcune alghe creando la barriera corallina, da qui il corallo rosso, tra tutti i monili uno particolarmente prezioso e assai originale è il corallo, ed il corallo rosso, nato dal sangue di Medusa, ancora oggi detto ‘gorgonia’ o ‘pietra del sangue’. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Divagando, il corallo, così come la testa della Medusa hanno un valore apotropaico, per cui sarebbe bene, per allontanare mali di qualsiasi specie, munirsi di una collana di corallo con una bella testa di gorgone per ciondolo, se siete in giro per la Sicilia, dall’altra parte dell’isola, presso il museo Pepoli a Trapani, incantevoli capolavori in corallo, e botteghe con maestri che con le loro botteghe in città creano con tecniche tradizionali, sofisticati gioielli, presepi, sculture, oggetti di pregio e perché non una raffigurazione della testa di gorgone con l’oro rosso del mediterraneo.</span></div><div><br></div><div>Ma ritorniamo un attimo a Montalbano Elicona, il comune è stato inserito il 5 aprile 2015 nell'elenco dei 90 borghi medievali più belli d'Italia, cioè nel club de I borghi più belli d'Italia, un'esclusiva associazione di piccoli centri italiani che si distinguono per grande interesse artistico, culturale e storico, per l'armonia del tessuto urbano, vivibilità e servizi ai cittadini. Tra le chiese di interesse artistico certamente è da sottolineare la Basilica di Maria Assunta in cielo o Duomo con le sue opere d'arte, in particolare quelle del Gagini.</div><div><br></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 29 Nov 2023 17:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'Opuntia ficus meglio conosciuto come fico d’india]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000159"><h3 class="imHeading3">L'Opuntia ficus meglio conosciuto come fico d’india</h3><div>Una risorsa alimentare, che oltre ad essere consumati freschi, possono essere utilizzati per la produzione di succhi, liquori, gelatine in Sicilia la mostarda, marmellate, dolcificanti ed altro; ma anche le pale, più propriamente i cladodi, possono essere mangiati freschi, in salamoia, sottoaceto, canditi, sotto forma di confettura. Vengono utilizzati anche come foraggio. Una farina ottenuta dalle bucce dei frutti può essere come ingrediente per la produzione di biscotti.</div><div><br></div><div>Se consumato in quantità eccessive può causare occlusione intestinale meccanica dovuta alla formazione di boli di semi nell'intestino. Pertanto questo frutto va mangiato in quantità moderata e accompagnato da pane per impedire ai semi, durante l'assorbimento della parte polpacea, di conglobarsi e formare i "tappi" occlusivi. </div><div><br></div><div>In Sicilia si produce tradizionalmente uno sciroppo, ottenuto concentrando la polpa privata dei semi, del tutto simile come consistenza e gusto allo sciroppo d'acero, ed utilizzato nella preparazione di dolci rustici. </div><div>È utilizzato anche come infuso per un liquore digestivo.</div><div><br></div><div>La varietà sanguigna, dalla buccia rosso violacea e la polpa dal colore rosso rubino è la più dolce.</div><div>La varietà sulfarina, la più diffusa, con frutti color giallo aranciato e polpa arancione.</div><div>La varietà muscaredda ha frutti verdi con polpa dal colore bianco e dal sapore delicato.</div><div><br></div><div>La diffusione capillare in Sicilia, lo storico e ampio uso che se ne fa nella cucina siciliana hanno portato il ficodindia generico (Opuntia ficus-indica) ad essere inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (P.A.T) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) come prodotto tipico siciliano. Su proposta della Regione Siciliana sono stati riconosciuti anche i seguenti prodotti tradizionali come eccellenze specifiche del territorio:</div><div>Ficodindia della valle del Belice</div><div>Ficodindia della valle del Torto</div><div>Ficodindia di San Cono</div><div>Bastarduna di Calatafimi</div><div>Il ficodindia di San Cono e il ficodindia dell'Etna sono inoltre riconosciuti come prodotti a Denominazione di origine protetta (DOP).</div><div><br></div><div>In Sicilia veniva utilizzato come alimento per l'inizio della giornata lavorativa del contadino, soprattutto nella stagione della vendemmia; era tradizione consumare fichidindia durante la colazione: costume che deriva dall'antica usanza del proprietario della vigna che donava senza parsimonia questi frutti ai suoi vendemmiatori per impedire che mangiassero troppa uva durante il raccolto, anche a scapito talvolta di problemi intestinali.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Fichi d'india in cucina, ricette salate e ricette dolci</h3><div>Frittelle a base di fichi d'india, Il risotto al fico d’india, Insalata di fichi d’india </div><div>In alternativa :</div><div>marmellata, gelatina, mostarda, gelato o sorbetto, liquore, caramelle.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Le sagre del fico d'india in Sicilia</h3><div>Abbiamo anche una festa dedicata al Ficodindia Fest a Santa Margherita di Belice. Appuntamento a Santa Margherita di Belice per la XXII Edizione del “Ficodindia Fest”, la manifestazione annuale che celebra il famoso frutto spinoso e i sapori di Sicilia. la Città del Gattopardo ospiterà due giornate di eventi dedicati al ficodindia, con degustazioni, mostre, intrattenimento, esposizione di artigianato locale e confronti tecnici.</div><div>Lo spazio dedicato alle immancabili degustazioni con un menù formato da antipasto, primo, dolce, ficodindia e vino a base di fichidindia e vastedda del Belìce, preparato e servito dai docenti e allievi dell’Istituto Superiore per i Servizi Alberghieri e Ristorazione <a href="https://www.facebook.com/ficodindiafest" class="imCssLink">https://www.facebook.com/ficodindiafest</a></div><div><br></div><div>Sagra del Fico d´India e del Masticuttè la marmellata di fico d'india ad Alimena. Con degustazione di piatti a base di fico d'india della nostra tradizione gastronomica! <a href="https://www.facebook.com/prolocoalimena/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/prolocoalimena/</a></div><div><br></div><div>Sagra del Ficodindia che dal 1984 celebra, ogni anno nel mese di ottobre, la magnificenza del frutto tipico sanconese, il "bastardone". La produzione intensiva del ficodindia di San Cono</div><div><br></div><div>Sagra della Mostarda e del Ficodindia a Militello in Val di Catania il 6, 7, 8 e 14, 15 ottobre 2023. Sapori, gastronomia, tradizione, spettacolo, arte, cultura, folklore nella suggestiva cornice barocca del centro storico di Militello</div><div><br></div><div>Sagra della Mostarda di Fichidindia a Pedagaggi, Promossa e organizzata dalla Pro Loco, con il patrocinio della Provincia Regionale di Siracusa, del Comune di Carlentini e della Regione Siciliana, la manifestazione ha nella pregiata Mostarda di fichidindia, frutto della straordinaria abilità culinaria delle massaie del luogo, il suo vero elemento di forza. <a href="https://www.facebook.com/proloco.pedagaggi" class="imCssLink">https://www.facebook.com/proloco.pedagaggi</a></div><div><br></div><div>Sagra del Ficodindia a Roccapalumba. Laboratori del gusto, degustazioni guidate e dolcezze al ficodindia, fichidindia, scuzzulata, liquore al ficodindia, un intero menù a base del gustoso frutto. <a href="https://www.facebook.com/people/XXII-Opuntia-Ficus-Indica-FEST/100054426402429/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/XXII-Opuntia-Ficus-Indica-FEST/100054426402429/</a></div><div><br></div><div>Sagra della Mostarda di Ficodindia, evento culturale-culinario a Gagliano, tra prelibatezze e bellezze paesaggistiche ed artistiche del luogo. <a href="https://www.facebook.com/people/Pro-Loco-Gagliano-Castelferrato/100084227010915/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/people/Pro-Loco-Gagliano-Castelferrato/100084227010915/</a></div><div><br></div><div>Sagra del Ficodindia dell'Etna D.O.P. a Belpasso. Degustazioni, convegni, workshop, spettacoli. All'interno della manifestazione sarà presentata e promozionata l'intera filiera ficodindicola. Degustazioni ed intrattenimento. <a href="https://www.facebook.com/proloco.belpasso/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/proloco.belpasso/</a></div><div><br></div><div>Troviamo anche una Doc a Santa Margherita di Belice</div><div>La denominazione Santa Margherita di Belice DOC si trova in Sicilia e comprende i vini rossi e bianchi provenienti da una piccola area situata a 16 km nell’entroterra di Sciacca, sulla costa meridionale dell’isola. <span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.distrettoturisticoselinuntino.it/" class="imCssLink">http://www.distrettoturisticoselinuntino.it/</a></span></div><div><br></div><div>Santa Margherita di Belice, è la città del Gattopardo, ogni angolo della città racconta un qualcosa di riconducibile a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Proprio in questa località visse diversi anni della sua infanzia e adolescenza e vi inizio a scrivere Il Gattopardo, rendendole omaggio facendola spesso diventare protagonista dei suoi racconti. Quali : Palazzo Filangeri di Cutò, &nbsp;Museo del Gattopardo a Santa Margherita di Belice, la &nbsp;Villa Comunale, &nbsp;Premio letterario internazionale Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Museo della memoria</div><div>L’ Olio d’oliva valle del Belìce dop, la Vastedda Valle del Belìce DOP è uno dei pochissimi formaggi ovini a pasta filata.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 18 Nov 2023 18:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000157"><h3 class="imHeading3">Il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia</h3>Il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia comprende tra i suoi sottoscrittori aziende, organizzazioni di produttori e Consorzi di tutela che ricadono su tutto il territorio siciliano, con tutte le principali produzioni di qualità agrumicole isolane, ognuna con le sue peculiarità connesse al territorio di appartenenza.<div><br></div><div>Eccellenze di un territorio che ne diventano esse stesse essenza, raccontate in meno di 50 secondi in un video, che ne scardina gli elementi fino a farne nuove ambientazioni, in un gioco fra immagini reali ed integrazioni grafiche in 3D, con plastici e miniature, realizzati anche attraverso la tecnica landscape. Il risultato è una sorta di trasposizione di micro-mondi che compaiono e scompaiono come parti di una scenografia ben curata. Il Vulcano Etna ridisegna così la sua sagoma e si trasforma in una montagna di arance, da cui sgorga come fontane incandescenti, non più magma ma succo delle Rosse di Sicilia. O il mare che si trasforma in una immensa laguna di limoni. O i robusti tronchi di alberi che svettano sulle colonne doriche, quasi a volersi contendere la scena. Una “Sicilia magica”, dunque, popolata da uomini e donne che da millenni lavorano la terra e ne riconoscono tanto il profumo quanto il segreto di fecondità.</div><div>Guarda il video che hanno realizzato <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=N7xI3aLTZAo&t=43s" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'youtube', url: 'https://www.youtube.com/watch?v=N7xI3aLTZAo&t=43s', width: 1920, height: 1080, text: '', 'showVideoControls': true }]}, 0, this);" class="imCssLink">https://www.youtube.com/watch?v=N7xI3aLTZAo&amp;t=43s</a></span></div><div><br></div><div>Arancia rossa di Sicilia I.G.P.</div><div>Indicazione Geografica Protetta. L’arancia rossa rientra fra le prime produzioni tipiche tutelate a livello nazionale.</div><div>Consorzio di tutela dell'arancia rossa IGP <a href="https://www.tutelaaranciarossa.it/" class="imCssLink">https://www.tutelaaranciarossa.it/</a></div><div><br></div><div>Arancia di Ribera D.O.P.</div><div>Garantire e contraddistinguere il prodotto “Arancia di Ribera”, le sue caratteristiche, la sua provenienza con marchio “Riberella”.</div><div>Consorzio di Tutela Arancia Ribera di Sicilia <a href="https://aranciadiriberadop.it/" class="imCssLink">https://aranciadiriberadop.it/</a></div><div><br></div><div>Limone di Siracusa I.G.P.</div><div>Raccolto a mano. Matura al sole del Mediterraneo. Alta qualità. Tutto succo e tutta buccia e coltivato solo a Siracusa.</div><div>Consorzio di tutela del Limone di Siracusa IGP <a href="https://www.limonedisiracusa.com/" class="imCssLink">https://www.limonedisiracusa.com/</a></div><div><br></div><div>Limone Interdonato I.G.P.</div><div>L’I.G.P. è riservata alla cultivar «Interdonato» Messina Jonica, una varietà tipica della Regione Sicilia coltivata nella costa ionica.</div><div>Limone Interdonato Messina IGP <a href="https://www.limoneinterdonato.it/" class="imCssLink">https://www.limoneinterdonato.it/</a></div><div><br></div><div>Mandarino Tardivo di Ciaculli</div><div>Coltura di qualità nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità. Inserito tra i Presidi della nota fondazione “Slow Food”.</div><div>Il Consorzio "Il Tardivo di Ciaculli" <a href="https://www.tardivodiciaculli.net/" class="imCssLink">https://www.tardivodiciaculli.net/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 18:51:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-distretto-produttivo-agrumi-di-sicilia</link>
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			<title><![CDATA[Il carrubo e le ricette in cucina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000156"><h3 class="imHeading3">Il carrubo e le ricette in cucina</h3>L’albero di carrubo viene anche chiamato “pianta della sopravvivenza”, per via della sua resistenza a periodi di lunga siccità. Originario della Siria, il carrubo si è poi diffuso in Europa, in Africa settentrionale, nel Medio Oriente ed in Asia Occidentale.<div><br></div><div>Oggi questa pianta trova ampia diffusione soprattutto in Spagna, in Portogallo, nei Paesi settentrionali dell’Africa e in alcuni Paesi del Medio Oriente. Per quanto riguarda l’Italia, le coltivazioni di carrubo è possibile trovarle non solo in Sicilia ma in generale in tutto il Sud del Paese.</div><div><br></div><div>Durante il XVIII secolo, la pianta si è ben radicata in modo particolare nei territori di Modica, Scicli, Ragusa, Avola, Noto e Comiso. Una cosa è certa: per secoli la sua coltivazione ha rappresentato una importante risorsa economica della Sicilia, a lungo soprattutto nel Ragusano.</div><div><br></div><div>Il nome di questa pregiata pianta deriva dall’arabo “kharrūb” ma il carrubo viene conosciuto anche come “pane di San Giovanni”. Ciò deriva da una leggenda secondo la quale il santo fosse solito cibarsi con questa pianta durante i periodi di ascesi nel deserto.</div><div><br></div><div>La sua denominazione scientifica è Ceratonia siliqua L. e deriva dal greco “keras”, ovvero corno.</div><div><br></div><div>I semi della carruba siciliana si presentano molto scuri e duri. Non è un caso se in passato venivano impiegati per pesare l’oro. Il frutto, infatti, viene chiamato carato, un motivo in più per trovare spazio come unità di misura per gli orafi del passato. Oggi trovano impiego soprattutto nel settore della pasticceria. Macinati, infatti, vengono usati come addensante per torte e gelificante naturale per prodotti alimentari.</div><div><br></div><div>In passato la carruba siciliana veniva impiegata principalmente come prodotto destinato all’alimentazione degli animali ed alla tradizione culinaria locale. Alcune aziende locali hanno avuto, in questo, un ruolo fondamentale in quanto hanno tramandato le tradizioni relative alla lavorazione della carruba.</div><div><br></div><div>Nei tempi antichi in Sicilia la carruba veniva definita il “cioccolato dei poveri” per via del suo sapore molto simile al cacao, con note di miele e caramello. Il frutto può essere consumato intero, al naturale o tostato, ma anche fatto a pezzi e messo a bollire. Dalla polpa precedentemente tostata e successivamente ridotta in polvere, si ottiene il cosiddetto “carcao”, un surrogato del cacao a basso contenuto di grassi, impiegato in cucina per la preparazione di pane, pasta e dolci. A differenza del cacao, può essere consumata non lavorata direttamente dall’albero. Per questo motivo, la polvere di carruba è un ingrediente popolare in molti dolci siciliani,</div><div><br></div><div>La farina di carrube trova diversi impieghi in cucina, nella realizzazione di sfiziose ricette, sia salate che dolci. È molto in voga, soprattutto di recente, la pizza realizzata con l’impiego di questa farina. Tra gli altri prodotti molto diffusi soprattutto nell’Isola siciliana, anche le famose caramelle alla carruba.</div><div><br></div><div>Il carrubo ha anche un ruolo nel folklore e nella superstizione siciliana: si sa che le fate danzano sotto i carrubi e si credeva che se una giovane donna metteva un rametto di foglie di carrubo sotto il cuscino, avrebbe sognato il suo futuro marito. Per le donne da fuora (altrimenti dette “streghe”), il carrubo era anche un ingrediente comune per incantesimi e rituali;</div><div><br></div><div>A differenza della crème francese che ottiene con la panna, il gelato siciliano utilizza latte e amido per creare la sua consistenza. Mentre la maggior parte delle gelaterie utilizza l’economico amido di frumento, i maestri culinari utilizzano invece la farina di carrube come addensante ed emulsionante. Lo sciroppo di carruba viene utilizzato anche come dolcificante liquido e può essere un’alternativa allo sciroppo d’acero, o al miele. “l’Antica Dolceria Bonajuto” di Modica, produce una superlativa e untuosa cioccolata calda addensata con la polvere di carruba.</div><div><br></div><div>Sebbene la carruba sia utilizzata soprattutto nei dolci, non dovrebbe sorprendere sapere che la carruba abbia un posto anche a tavola. Sebbene sia sempre meno utilizzata, i siciliani usano una combinazione di farina di carruba e semola per preparare i cavatelli, una pasta di colore marrone e priva di glutine, che si sposa magnificamente con un ricco ragù.</div><div><br></div><div>Se tutto questo non bastasse, durante la raccolta del carrubo in autunno, se le condizioni sono giuste, il carrubo produce un altro prodotto spettacolare: il fungo del carrubo (funcia ri carrua in dialetto siciliano). Questi funghi, che crescono a grappolo lungo la base del tronco, hanno un aspetto caratteristico, a forma di ventaglio. La loro consistenza è soda e carnosa, spesso paragonata a quella della carne o del pesce. </div><div><br></div><div>Se dopo tutto questo leggere vi fosse venuto appetito di carrube, c’è un sito che offre numerose ricette con la carruba, <a href="https://ilcarsrl.it/ricette/" class="imCssLink">https://ilcarsrl.it/ricette/</a> , ILCAR lavoriamo e trasformiamo la carruba per l’alimentazione e la zootecnia.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 18:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mini lake challenge, che si svolge in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000155"><div><h3 class="imHeading3">Mini lake challenge, che si svolge in Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Girovagando sulla rete ho trovato questo Iron Lake Challenge avete trovato la sfida giusta! Con l'Iron Lake Challenge vogliamo incoraggiarvi a trascorrere del tempo all'aria aperta e a conoscere i laghi più belli del mondo, qui parliamo di una mini lake challenge, che si svolge in Sicilia. Se siete amanti della natura e degli scenari mozzafiato, non potete perdervi questa avventura! </div><div class="imTACenter">La Sicilia, con i suoi laghi incantevoli, offre il contesto perfetto per mettere alla prova le vostre abilità e sfidare i vostri amici. Preparatevi a vivere emozioni uniche, immergendovi nelle acque cristalline e ammirando la bellezza delle montagne circostanti. Non importa se siete principianti o esperti, l'Iron Lake Challenge è aperto a tutti coloro che vogliono divertirsi e godersi una giornata all'insegna dell'avventura. Cosa state aspettando? Preparatevi a fare un tuffo nel divertimento e a scoprire i laghi più affascinanti della Sicilia!</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Combinate la vostra apertura alle novità, l'amore per lo sport e i viaggi e diventate un Iron Lake Runner/Hiker mondiale. </div><div class="imTACenter">Collezionerete momenti di vita preziosi e trascorrerete del tempo di qualità nella natura. Questo è il nostro "Perché?“.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Sul rispettivo "Local Lake Challenge" troverete i laghi da percorrere per completare la sfida. Avete tutto il tempo che volete dal momento dell'iscrizione, perché dovete divertirvi e non avere fretta. Fondamentalmente, l'Iron Lake Challenge è organizzata in modo tale da dover circumnavigare i dieci laghi più grandi di un'area.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il programma "Iron Lake Micro Challenges" sono stati creati. Si tratta di gioielli lacustri speciali che non rientrano in nessun altro Iron Lake Challenge, ma che valgono comunque un viaggio di andata e ritorno.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Anche la Sicilia ha il proprio IRON LAKE CHALLENGE SICILIA, le regole per la sfida Iron Lake Challenge Sicilia sono molto semplici. Tuttavia, a questo punto vorremmo chiarirle ancora una volta: <span class="fs12lh1-5"><a href="https://rockyourgoal.de/it/iron-lake-challenge/italia/sicilia/" class="imCssLink">https://rockyourgoal.de/it/iron-lake-challenge/italia/sicilia/</a></span><br></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Cosa offre una gara del genere se non percorsi tecnici e spettacolari della Sicilia, si corre intorno ai dieci laghi più grandi dell'isola Sicilia, un viaggio nell'entroterra siculo, permette di scoprire zone rurali, che normalmente passano in secondo piano, l'ambiente muta da laghi naturali, artificiali, stagni, tra boschi, alcuni sono inseriti nei parchi naturali, spesso per raggiungerli si attraversano paesi e borghi che già da soli meritano il viaggio, ma voi siete per la gara.<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 16:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La zecchinetta è uno dei giochi d’azzardo più famosi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000154"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Zecchinetta: il Gioco d'Azzardo che Ha Fatto Storia in Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La zecchinetta, con il suo fascino intramontabile, è molto più di un semplice gioco d’azzardo; è un pezzo di storia e cultura che continua a vivere nei nostri ricordi e nelle nostre tradizioni. Immagina le serate trascorse con gli amici, il suono delle fiches che si mescolano e le risate che riempiono l'aria, mentre si cerca di battere la sorte con un colpo di fortuna. Non è un caso che Sciascia l'abbia citata nel suo celebre romanzo, rendendola simbolo di una Sicilia che ama divertirsi e scommettere, ma anche di una società dove il gioco diventa metafora di sfide e destini incrociati. Insomma, la zecchinetta è un classico che merita di essere riscoperto e celebrato</div><h3 class="imHeading3">La zecchinetta (o zecchinetto) è uno dei giochi d’azzardo più famosi nel regno delle due Sicilie</h3><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">La zecchinetta (o zecchinetto) è uno dei giochi d’azzardo più famosi nel regno delle due Sicilie e, oggi, sopravvive ancora fra soprannomi di personaggi letterari, come nel caso di Sciascia, in Il giorno della civetta, dove "Zecchinetta" è il soprannome derivante dalla passione per l'omonimo gioco, un personaggio del libro, scritto nel 1960 e pubblicato nel 1961 da Einaudi.</span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Fu il primo romanzo che parlava di mafia, che tentava di farne capire la mentalità e il suo modus operandi all’Italia del 1960 che stentava ad accorgersi del problema e addirittura le sue istituzioni ne negavano l’esistenza come ebbe a ribadire lo stesso Sciascia nell‘appendice scritta nel 1972. La mafia per Sciascia è una borghesia parassitaria che non imprende ma sfrutta, che sorge e si sviluppa dentro lo stato, non nel vuoto dello stato. Dal libro al film il passo fu breve perché si tratta d’una pellicola di denuncia sociale, vuole rendere esplicita, come del resto il libro, l’esistenza della mafia in Sicilia e del suo sistema di potere.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Ritorniamo al gioco, realizzato dalle carte, un mazzo italiano di 40 carte. Le origini di questo gioco tracciano un filo lunghissimo che collega la Germania con l’Italia. “Zecchinetta” è infatti la storpiatura del termine lanzichenecco, i soldati mercenari tedeschi che, sin dal XVI secolo, frequentarono l’Italia mettendosi al servizio di vari signori della penisola. </div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Come nasce il gioco d’azzardo</h3><div class="imTACenter">I giochi di carte hanno sempre affascinato metti la possibilità di vincite, la possibilità di affidarsi agli scongiuri, rituali, prediche, interpretazioni della smorfia con botte di fortuna, è un brivido che non risparmia nessuno. </div><div class="imTACenter">Nel ‘700 c’erano taverne in cui si passava l’intera giornata a giocare a carte, spesso in compagnia della soldataglia e dei mercenari stranieri che furono chiamati da tutti i viceré di Napoli e furono apprezzati anche molto da Ferdinando IV di Borbone. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Le poche frasi ricorrenti durante la partita sono : </div><div class="imTACenter">« Il banco vince! »</div><div class="imTACenter">« Il banco perde! »</div><div class="imTACenter">« Certo che questa è proprio jella nera! »</div><div class="imTACenter">« Se entro domani non me li porti, ti mando Agonia! »</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">In questo luogo di scambi culturali, si diffuse la zecchinetta e la Sicilia, non ne è stata esente dalla passione per la scommessa.</div><div class="imTACenter">Nel XVI secolo, così come oggi, non era possibile ricorrere a un tribunale per riscuotere i debiti di gioco. E così spesso ci si affidava a personaggi della criminalità o agli stessi soldati mercenari che frequentavano le taverne, che per l’occasione si prestavano volentieri alla riscossione dei crediti in cambio di un buon compenso, il termine “paranza“, ad esempio, è proprio figlio della tradizione militare, con la paranza che altro non era che una tecnica di combattimento con il bastone o coltello, detta anche bastone siciliano, con cui si risolvevano le controversie, se ci scappava il morto, era delitto d’onore causato dal vino e questo forniva delle forti attenuanti.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Affidarsi alla giustizia per recuperare un credito era cosa molto difficile, il trattamento e la gestione dei crediti con la probabilità da parte delle vittime di ottenere giustizia era ostacolata da fattori molto diversi, molti dei quali erano legati al carattere complesso e culturalmente orientato della notitia criminis attraverso cui il tribunale giungeva a conoscenza dei fatti, il dovere apprezzare l’ampia gamma di sfumature e di significati che i giudici dovevano cogliere e comprendere per stabilire la verità processuale. La soluzione il giudizio da emettere, non era una questione semplice, data la distanza culturale che separava la borghesia dalle classi popolari, il che &nbsp;rendeva più complesso l’obiettivo di decifrare i motivi che potevano sottostare all’azione degli individui. Se poi si inserisce un terzo elemento, il gergo che è al tempo stesso inclusivo ed esclusivo, include e quindi aggrega chi ne condivide e conosce il codice, esclude, invece, quanti non appartengono alla categoria specifica dei gerganti, la giustizia era vaga, arbitraria e non c’era corresponsione tra il crimine ed il danno economico subito.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Le Regole della zecchinetta</h3><div class="imTACenter">La zecchinetta si gioca con un mazzo da 40 carte, quindi vanno bene sia le napoletane che quelle francesi (ridotte di numero).</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Prima del gioco, il banco (ovvero il mazziere) comincia con una puntata in denaro e stabilisce limiti minimi e massimi della puntata. Mischia le carte e ne mette due (o una) al centro del tavolo, scoperte. Su questi numeri i giocatori faranno le proprie puntate.</div><div class="imTACenter">Poi il banco prende per sé una terza carta e la mette scoperta alla sua sinistra.</div><div class="imTACenter">Si procede in senso orario o antiorario, a seconda delle abitudini locali, e ogni giocatore punta la sua cifra. Si può puntare finché non viene raggiunta la cifra massima: nel caso in cui si raggiunga prima della conclusione del giro, i giocatori rimanenti sono esclusi.</div><div class="imTACenter">Se un giocatore solo decide di sfidare il banco (e punta l’intera posta massima da solo), deve dire “banco!” ed esclude tutti gli altri.</div><div class="imTACenter">Una volta ottenuta la somma delle puntate, il banco pesca una quarta carta. La mette alla sua destra.</div><div class="imTACenter">-Se la carta è uguale ad uno dei numeri sui quali i giocatori hanno fatto le proprie puntate, allora il banchiere vince in automatico tutte le puntate su quel numero.</div><div class="imTACenter">-Se la carta è uguale al numero del banco, allora il banco dovrà pagare l’equivalente delle puntate e dovrà passare il proprio ruolo di banco al giocatore alla sua destra.</div><div class="imTACenter">-Se la carta è diversa, si mette al centro e i giocatori potranno fare puntate anche sulla terza carta.</div><div class="imTACenter">Si prosegue aggiungendo nuove carte su cui puntare finché non appare una carta che fa vincere il banco o i giocatori. Quando viene aggiunta una carta nuova, il banco suggerisce ai giocatori: “Chista è fresca, puntate qua“</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Diventa facile capire come, davanti a un azzardo così alto, il popolo è particolarmente ingolosito e tentato dal gioco: era possibile vincere l’intera posta in una sola giocata, così come era piuttosto semplice perdere tutto e recuperarlo in pochi minuti. Un vero e proprio duello con le carte in cui, spesso, le persone giocavano interi stipendi da miseria, frutto del lavoro nella miniera di zolfo o &nbsp;bottini di furti o addirittura le proprie mogli e le case. Il linguaggio nelle sale da gioco era particolarmente scurrile e violento, si passava dalle bestemmie ai fatti. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Sembrava anche esistesse una vera e propria forma di tacito accordo, tra i gestori delle bettole ed i frequentatori delle medesime; un accordo, facente parte di una ritualità sociale, dalle valenze simboliche, in base al quale le eventuali tensioni scoppiate all’interno del locale, dovevano comunque trovare soluzione al suo esterno; nel caso la situazione cominciasse a degenerare, il gestore si muoveva attivamente per impedire il verificarsi di conseguenze indesiderate, da parte delle autorità.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Gli anni scorro, si arriva alla moralizzazione dei costumi sociali: il gioco viene considerato un’attività immorale e socialmente dannosa, che fomenta la cupidigia del denaro, incentiva l’avversione al lavoro e al risparmio, deprime la dignità della persona e le impedisce di realizzare uno sviluppo armonico della propria personalità, è causa di tragedie individuali e familiari. In poche parole un’attività pericolosa sociale è pericolosa per il recupero dei crediti che inesorabilmente si realizzavano.</div><div class="imTACenter">Abilità ed alea</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 13 Nov 2023 16:40:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-zecchinetta-e-uno-dei-giochi-d-azzardo-piu-famosi</link>
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			<title><![CDATA[Il dialogo tra il fabbro e Maria]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000153"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il dialogo tra il fabbro e Maria</h3><div><div><hr></div><div>U Passiu Santu, per Pasqua a Buccheri - Via Crucis vivente dialettale, Una settimana quella Santa che a Buccheri si apre la Domenica delle Palme con la processione dell'ingresso a Gerusalemme. Il Venerdì Santo, quando la Morte sembra vincere sulla Vita, la sua &nbsp;rappresentazione. &nbsp;Ogni Settimana Santa è un evento che possiede una sua tipicità locale, ed il testo di questo canto è la versione cumisara di un antico testo quaresimale, molto diffuso in Sicilia.<br></div><div><br></div><div>Maria passa per una strada nuova la porta di un fabbro è aperta “O caro maestro, che fate a quest’ora?”“Faccio una lancia e tre chiodi pungenti”“O caro maestro non lo fate adesso,vi pagherò bene la paga del lavoro”“O cara donna non lo posso fare &nbsp;altrimenti mi metteranno al posto di Gesù”“O caro maestro, mi dai notizie dov’è il figlio amato di Maria”“O cara donna, se lo volete trovare è lo stesso sangue che vi insegna la strada “O Figlio scendi da questa croce che c’è la tua mamma a difenderti”“O cara Mamma, beneditemi e andate via, che c’è la Santa Croce a difendermi”“Chiamatemi Giovanni, ne ho bisogno perché mi dia qualche consiglio Mi porti uno scialle nero,ora credo che mio figlio sia morto”E l’acqua del mare si trasformò in olio “Rispettate il Venerdì di mio figlio”E per due volte è passato il Dio che l’ha creato. In ogni luogo si allontana l’inferno e trionfa Maria E sia lodato due volte, quando passa Gesù, pensa a Maria!</div><div><br></div><div>La tradizione vuole che in questo giorno i fabbri gettino a terra l'incudine, per evitare di realizzare i chiodi e la lancia, che secondo la tradizione fu il centurione romano Longino, che trafisse il costato, ed al momento della morte di Gesù gridò: ”Costui era veramente il figlio di Dio”, la vista del sangue di Cristo, mentre era ai piedi della croce, gli aprì gli occhi alla fede cristiana.</div><div><br></div><div>Secondo la <span class="fs12lh1-5">tradizione, i chiodi raccolti da sant’Elena erano 3, trovati </span><span class="fs12lh1-5">ancora attaccati alla croce e sarebbero stati portati a Costantino.</span><div>Secondo la leggenda uno di essi venne montato sul suo elmo da <span class="fs12lh1-5">battaglia, da un altro invece fu ricavato un morso per il suo cavallo. Il terzo chiodo Ü conservato nella chiesa di Santa Croce in </span><span class="fs12lh1-5">Gerusalemme a Roma. Il "Sacro Morso" invece, si trova nel </span><span class="fs12lh1-5">Duomo di Milano, dove due volte all'anno viene mostrato ai fedeli. Del chiodo montato sull'elmo si sono perse le tracce; secondo una tradizione si trova oggi nella Corona Ferrea, conservata nel Duomo di Monza. Ma anche tante altre cittá e santuari </span><span class="fs12lh1-5">ne hanno rivendicato il possesso, l</span><span class="fs12lh1-5">a Lancia Sacra è oggi custodita nella Schatzkammer dell’Hofburg di Vienna.</span><span class="fs12lh1-5"> </span></div></div><div><br></div><div> </div><div> </div><div>Il canto anche detto U mètiri (Canto di mietitura) fu raccolto da Alan Lomax e Diego Carpitella a Sommatino (Cl) il 6 luglio 1954, durante la storica campagna di rilevamento etnomusicologico su tutto il territorio nazionale ed è contenuto nella bellissima raccolta “Italian Treasury – Sicily” della collezione di Alan Lomax.</div><div>Utilizzato anche come canto di lavoro, il testo, molto diffuso in tutta la Sicilia, è parte di un canto più ampio chiamato Lamientu oppure Passiu Santu. Come in molte altre versioni popolari anche in questa colpisce il dialogo fra il fabbro che sta preparando i chiodi e la madre di Gesù che prega l’artigiano di non ultimare il suo lavoro. Nella seconda parte assume un valore essenziale il richiamo spirituale ed escatologico del ruolo della “Santa Croce” che Gesù espone con dolcezza alla madre dolente. </div><div><br></div><div>Eleonora Bordonaro, una delle più brave interpreti della tradizione popolare siciliana, si occupa di musica popolare, reinterpretando canti siciliani di tradizione orale, dalla poesia popolare a quella dei cantastorie, dal repertorio contadino a quello sacro, propone da alcuni anni nei suoi spettacoli una versione “a cappella” di questo canto di grande intensità drammatica.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Chi è il fabbro o mastro ferraio</h3><div><hr></div><div>Chi è il fabbro o mastro ferraio, <span class="fs12lh1-5">è un artigiano capace di forgiare il ferro battuto in modi e forme di notevole qualità artistica e decorativa, </span><span class="fs12lh1-5">una delle Arti Minori.</span></div><div>La lavorazione del ferro risale all'antichità, ma è solo nel XII secolo che il mestiere del fabbro acquisisce prestigio con la nascita delle prime corporazioni artigiane. È durante l'epoca comunale e nei secoli successivi, che s'inizia ad accennare a una distinzione fra il semplice faber ferrarius e il magister clavarius. Il primo si occupava generalmente della realizzazione di manufatti in ferro, come gli attrezzi per i campi e gli oggetti di uso quotidiano, mentre il secondo era dedito a lavori più delicati come la realizzazione di serrature e chiavi, da cui il suo titolo di clavarius.</div><div><br></div><div>Tra questi fabbri vi erano i coltellinai, gli spadai<div>Questi artigiani producevano tutti i tipi di coltelli, posate, forbici, cesoie e rasoi con i rispettivi manici; oltre a quelli di uso comune esisteva anche una gamma di articoli di lusso destinati al mondo cavalleresco.</div></div><div><br></div><div>I fabbri scelsero come protettore sant'Eligio, ed o<span class="fs12lh1-5">gni anno, in occasione della festa del patrono, il 25 giugno, i consoli incaricavano due membri della corporazione per distribuire, nel modo che ritenevano più opportuno, dei doni che venivano loro consegnati, come pane, vino, ecc. a chi ne aveva più bisogno.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">È solitamente raffigurato come vescovo o come orefice, o più raramente con attributi di entrambi i mestieri. La scena più caratteristica in cui è rappresentato è quella in cui ricevette la visita di Gesù nella sua bottega, che gli mostrò come ferrare miracolosamente un cavallo tagliandogli via la zampa e poi riattaccandola. </span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><h3 class="imHeading3">Coltellinai siciliani</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Questo per introdurre una tradizione che oramai è quasi estinta, ma sappiamo che la tradizione artigianale è anche progetto di vita, c'è qualcuno che per passione o per necessità, </span><span class="fs12lh1-5">crea qualcosa di unico, ripetendo gesti compiuti da generazioni.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Uno di questi è Antonino Versaci, </span><span class="fs12lh1-5">erede di una antica tradizione, produce coltelli pieghevoli, San Fratello</span></div><div><div>Arte coltelli siciliani artigianali custonacesi</div></div><div>Gerace coltelli, Catania</div><div><span class="fs12lh1-5">Coltelleria Manuele Salvatore, ad Agira</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 11 Nov 2023 15:20:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-dialogo-tra-il-fabbro-e-maria</link>
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			<title><![CDATA[L’attività agricola tra XVI e XX secolo. Burgisi e Massarioti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000152"><h3 class="imHeading3">L’attività agricola tra XVI e XX secolo. Burgisi e Massarioti</h3><div>Per potere capire la situazione agricola tra Sedicesimo e Diciannovesimo secolo dicendo che essa era fondamentalmente basata sui latifondi di proprietà dei baroni o della Chiesa o dei comuni. Parallelamente riuscivano a esistere tenute più modeste di proprietà dei burgisi cioè dei contadini che avevano riscattato, o tenevano la proprietà in affitto, in veste di massarioti. Il massaro, si intendeva in età medievale il coltivatore di un manso, ovvero un piccolo lotto agricolo.</div><div>In Sicilia nel 1610 il governo concesse ai baroni la facoltà di fondare nuovi centri abitati non già nelle terre demaniali, bensì nei feudi in loro possesso. La licentia populandi era una concessione, del Regno di Sicilia, in favore dei baroni o feudatari consistente nel privilegio di popolare un feudo. La licenza conteneva il privilegium aedificandi ossia il permesso di cominciare la costruzione del borgo, che spesso avveniva in luogo di una preesistente residenza feudale, castello o baglio. Secondo la forma dei Privilegi e dei Capitoli del Regno, e gli si dava il potere di istituirvi il castellano, il segreto, il cappellano, il giudice, i giurati e gli altri ufficiali come le altre terre, poteva imporre e percepire e riscuotere tutti i diritti delle gabelle, la dogana, il baiulato, l'arrendamentolo zagato. </div><div>La maggior parte dei signori proprietari terrieri, godeva del diritto più discreto di prelazione ai prezzi del mercato o del governo. I mulini e le presse d’olio erano di solito nelle loro mani, e se permettevano ai loro vassalli di prendere il loro grano e le loro olive da qualche altra parte, insistevano comunque sul pagamento di una decima per la macina e la pressatura.</div><div>Per settori più specifici della produzione agricola, bisogna tenere conto di quanto dice il Trasselli, a proposito della fabbricazione dello zucchero. Ipotesi confortata dalla documentazione coeva di un trappeto(frantoio) pressochè identico a quello dell’olio. Per quanto riguarda gli attrezzi rurali, come il frantoio e il torchio bisogna tenere conto anche della descrizione che ne fà il grande studioso Giuseppe Pitrè, venivano ulteriormente modificati i Capitoli sulla produzione di frumento e di seta dal Parlamento siciliano, nei suoi rispettivi tre bracci, ecclesiastico, militare e demaniale. Ciò che si lamentava era la mancanza di un assetto dei ” commerci ”</div><div>In Sicilia la condizione di servo era già scomparsa nei secoli tredicesimo e quattordicesimo, ma i coltivatori che affittavano le terre erano ancora soggetti a un gran numero di restrizioni. I signori rivendicavano una certa percentuale dei loro raccolti, lavoro non retribuito, l’uso esclusivo delle foreste e dei pascoli comuni durante parte dell’anno, e alle volte perfino dell’intera proprietà se essi lasciavano la tenuta. Il governo dovette emanare leggi contro l’ultima di queste pratiche come pur contro l’ingiusta abitudine dei baroni di costringere i fittavoli a vendere l’intero prodotto a basso costo di modo che successivamente, durante l’anno, gli stessi fittavoli dovevano ricomprare ciò di cui necessitavano a prezzi maggiorati.</div><div>Nascono cosi nuove figure, i Massari, o Massarioti che erano sovrintendenti, che si occupavano dell'affitto dei feudi, delle greggi e delle imprese cerealicole, e in seguito, i ricchi borgesi che governavano la "Massaria", azienda con buoi e pecore, ed i Burgisi o Borgesi.</div><div>Il lavoro del contadino è sempre stato molto pesante. In tempi non molto lontani gli uomini venivano abbrutiti da una immane fatica che durava 365 giorni all’anno, una ricompensa modesta e spesso limitata al vitto quotidiano per la numerosa famiglia. La classe agricola ravanusana era divisa in "burgisi", "mitatieri" e "iurnatara" piccoli proprietari, mezzadri e lavoratori alla giornata. </div><div>I primi possedevano poche salme di terra (una salma corrispondeva a 16 tumoli, circa quattro ettari, poiché il tumolo misura mq. 2361) e prendevano in affitto parte dei feudi dei baroni, che erano proprietari di sconfinati latifondi. </div><div>Li "burgisi" una classe media, faceva coltivare il loro feudo a li "iurnatara" che a grande schiera lavoravano l’intera giornata. I più fortunati di li "iurnatara" diventavano persone di fiducia e di famiglia dei "burgisi" e avevano il lavoro assicurato per tutto l’anno e con il lavoro la mancia, cioè quella quantità di frumento che serviva per sfamare la famiglia per tutto l’anno. La maggior parte invece all’alba doveva alzarsi, scendere in piazza, dove i padroni "addruvavanu" (affittavano) gli uomini imponevano il prezzo della giornata di lavoro. Chi aveva l’asino o il mulo caricava la zappa e "li viertuli" con dentro un pezzo di pane, qualche oliva e "lu bummulu" per l’acqua e partiva per la campagna, percorrendo anche diversi chilometri, altri spesso venivano caricati dai carretti dei padroni e altri dovevano affrontare la strada a piedi. All’alba dovevano tutti trovarsi sul posto di lavoro. Il lavoro era sempre lo stesso; si preparava il terreno con l’aratro per la semina e dove non era possibile bisognava zappare a mano. Seguiva poi la semina che durava qualche mese e subito dopo, appena spuntavano i primi germogli, bisognava "zappuliari" per togliere le erbacce. E cosi lavorando e "taliannu lu celu" (aspettando la pioggia) passava l’inverno. Con giugno iniziava la mietitura. I mietitori dormivano per la strada e solo quando trovavano chi li prendeva potevano avere un giaciglio più comodo "la paglialora" (pagliera). Nelle famiglie più generose le donne la sera cucinavano la pasta a questa povera gente che rientrava distrutta da una giornata di fatica sotto il sole cocente. Quando si lavorava in terre molto distanti dai paesi si rimaneva fuori casa per settimane. La mietitura iniziava dalle zone calde del litorale e terminava sulle montagne del nisseno e dell’ennese dove la maturazione avveniva più tardi. I mietitori camminavano a piedi con le scarpe dette"Zappitte". Alcune mietevano il grano, altre raccoglievano li "iermiti" (covoni) che messi assieme costituivano la "gregna". Dopo si ‘strauliava" cioè si trasportavano li "gregni" che venivano disposte a "timugna" (catasta) pronti per essere "pisati" (trebbiate) nell’ aia da una coppia di muli che pestavano le spighe girando attorno accompagnati dal canto del contadino. Alla raccolta del grano seguiva "l’abbacchiatura" e "la smallatura" delle mandorle e poi la raccolta delle olive. La vendemmia concludeva il ciclo di lavoro.</div><div>I Burgisi erano solitamente proprietari di case solerate possedevano case con più vani bestie i stanze separate, terreni più ampi e filari di viti, questo gli permetteva di superare l’inverno senza chiedere anticipi o soccorsi, quindi la possibilità di disporre di scorte vive e morte, gli attribuiva l’accesso ad un altro livello di mercato e l’accesso a strumenti di produzione, vedi i mulini, frantoi o palmenti, diciamo che il valore dei crediti e del contante doveva superare il valore degli animali e del seminato.</div><div>Il ruolo della vigna era importante perché fonte di sostentamento dei ricavi del vino, se ne traggono sarmenti, ortaggi e legumi piantati tra i filari.</div><div>Per il buon profitto dei commerci e quindi anche dell’agricoltura, era però necessario migliorare la viabilità con la costruzione di nuove strade. Oltre a facilitazione di potersi trasportare in tutti mesi dell’inverno, e dell’autunno: tempo, in cui le strade di Sicilia si rendono quasi impraticabili, recano pure il vantaggio d’impegnarsi meno uomini, e meno animali.”</div><div><br></div><div>Quindi l’economia agraria ruotava attorno a tre colture fondamentali nel territorio che sono la vite, l’ulivo e il grano. Su un piano inferiore abbiamo poi la produzione degli agrumi.</div><div>E questo unito alla mancanza di capacità imprenditoriali della maggioranza dei nostri contadini, unita ad una delle peculiarità della struttura agraria e sociale della nostra Sicilia che nel passato è stata la persistenza della grande proprietà, ma ormai essa non ha più le dimensioni nè il carattere di latifondo. </div><div>La realtà è che oggi la maggioranza del territorio è diviso in piccolissime e piccole aziende, sotto i 5 ettari, che per la maggior parte hanno una conduzione diretta. Negli anni del suo più forte incremento, si è verificato un progressivo abbandono della terra con danni incalcolabili per l’agricoltura, motivo per cui questa non è riuscita a decollare malgrado la presenza di tanti bacini idrografici che dovevano costituire la ricchezza per tante zone della Sicilia, specialmente dove si era lamentato maggiormente la mancanza di acqua per uso irriguo. Altri aspetti negativi che sono sorti di riflesso vanno individuati in una incontrollata espansione edilizia, una classe sociale boriosa ed arrogante spesso legata alla mafia che in questo periodo divenne la padrona assoluta del territorio anche con la connivenza di alcuni settori della classe politica, come è stato ampiamente dimostrato. </div><div><br></div><div>Oggi è cambiata l’agricoltura si è affacciato l’agriturismo, le cantine vinicole, l’intento di valorizzare le eccellenze gastronomiche della Sicilia supportate dalla conoscenza dei beni culturali che sono tra le cose più preziose che possediamo, i Burgisi vecchia maniera li vediamo solo nelle feste e nelle sagre. </div><div>Tutto questo dovrebbe aiutare ad uscire da questa profonda crisi generale che penalizza pesantemente la nostra terra. Sono ormai in tanti a crederci, speriamo solo che ci credano anche i nostri politici.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 04 Nov 2023 08:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cristo Redentore a Caltanissetta sul monte san Giuliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000150"><div><h3 class="imHeading3">Cristo Redentore a Caltanissetta sul monte san Giuliano</h3></div>Il monte San Giuliano è una montagna della Sicilia centrale alta 727 m s.l.m., sul cui versante meridionale si sviluppa la città di Caltanissetta, qui troviamo il Monumento Cristo Redentore.<div>Sulla sommità del monte si trova il monumento al Redentore, eretto nel 1900 su progetto di Ernesto Basile, la statua è alta 5 metri. Si tratta di uno dei diciotto monumenti dedicati al Redentore costruiti in tutta Italia in occasione del Giubileo del 1900, e il monte San Giuliano, per la sua posizione centrale e per l'ampia visibilità di cui gode, venne scelto quale sede siciliana.</div><div><br></div><div>Nel 1896 nasce a Roma, in occasione dell'approssimarsi del nuovo secolo, un comitato internazionale che decide di costruire in venti città italiane altrettanti monumenti al Redentore, a simboleggiare i diciannove secoli trascorsi e il ventesimo nascente. Su proposta del canonico Pulci, Caltanissetta, per la posizione geografica baricentrica, è scelta dal comitato di Roma quale sede siciliana per la collocazione del monumento. Il 23 settembre del 1899 si riunisce per la prima volta, nel Palazzo Vescovile, il comitato nisseno, presieduto dal Vescovo della città.</div><div><br></div><div><div>La commissione siciliana aveva individuato altre quattro località ritenute adatte ad ospitare il monumento: monte Lonero, in prossimità di Noto; Piazza Armerina; monte San Paolino, a Sutera; monte San Giuliano, a Caltanissetta. Grazie all'insistenza del canonico Francesco Pulci, quello nisseno fu preferito agli altri siti</div></div><div><br></div><div>La costruzione, a base quadrata, è composta da un basamento in pietra da taglio, lavorata a bugne, terminante in sommità con forme circolari al fine di accogliere adeguatamente la statua in bronzo del Redentore. La pietra calcarea, di colore grigio con macchie rossastre, venne estratta da un'antica cava. Il monumento, preceduto da una scalinata, ospita all'interno una cappelletta con cripta sottostante. La statua in bronzo, alta circa 5 metri, e riprende l'immagine del Cristo che si trova sul prospetto della basilica di San Giovanni in Laterano a Roma.</div><div><br></div><div>Oggi la "festa del Redentore" viene celebrata il 6 agosto, giorno della Trasfigurazione di Gesù, con una processione che attraversa le strade del centro storico</div><div>Per il panorama di cui si può godere e per le temperature più basse rispetto alla città, il "Redentore" – così viene chiamato localmente il monte San Giuliano – è diventato un punto di ritrovo dei nisseni soprattutto nelle sere d'estate.</div><div><br></div><div>I giorni dell'inaugurazione furono turbati dall'assassinio del re Umberto, e la cerimonia ufficiale fu spostata al 29 settembre successivo, in concomitanza con la festa di San Michele Arcangelo, patrono di Caltanissetta. Tuttavia questo non fermò l'entusiasmo della folla, che si riunì in processioni organizzate o spontanee, mentre la città si riempì di pellegrini provenienti da tutta la Sicilia.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Oct 2023 07:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Catania ed il piatto principe dello street food]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000014F"><h3 class="imHeading3">Solo arancini, brioche con il gelato, ma siamo a Catania, il piatto principe dello street food è altro</h3><div>La città etnea è famosa anche per la sua tradizione di cibo di strada, si può passare dal mangiare un coppo di paranza, davanti al mercato del pesce cittadino, ma il re a Catania dello street food è gustare un panino con la carne di cavallo per le vie del centro storico. </div><div>Tra i prodotti di punta di Catania, il pezzo meglio conosciuto è l’arancino, rigorosamente con la “o” finale e a punta, probabilmente dovuto alla competizione con Palermo sulla l’arancina che è a palla. Il ripieno di riso, vede la sua farcia classica in un mix di carne, salsa di pomodoro e piselli. Ne esistono però altre varianti: al pistacchio, al burro, con gli spinaci e persino al nero di seppia, alle melanzane. L’offerta non finisce qui: cartocciate, cipolline, bolognesi e pizzette rendono ancora più difficile la scelta del pezzo giusto. E allora tanto vale provarli.</div><div><br></div><div>Ma è la carne di cavallo, siamo nel regno della carne di cavallo, Catania, che sia al tavolo o da portare via, il must della zona è il panino con la polpetta. E’ una pagnotta, spesso passata sulla griglia, intrisa di salmoriglio (un intingolo di olio, sale, origano e aceto) ripiena di carne equina. Queste possono essere o semplici o ripiene di formaggio cremoso e pistacchio. Il panino può consumarsi anche con la fettina di cavallo. In alcuni locali, si possono provare altri preparati di macelleria come il tramezzino di carne di cavallo, la fantasia non manca basta che l’ingrediente principe sia la carne di cavallo.</div><div>Nei tempi trascorsi c’erano botteghe dove la si vendeva a chi era meno abbiente, in Italia, nel 1928, a causa del fatto che la carne di cavallo, più economica, veniva spacciata per bovina, fu promulgata una legge, oggi abrogata, che imponeva di venderla esclusivamente nelle macellerie equine. Ma si presenta magra, ricca di ferro, ed è saporita e dolciastra.</div><div>Ma perché si mangia la carne di cavallo, probabilmente perché nel lavoro si utilizzavano muli o asini, il cavallo era riservato prevalentemente ai nobili e alle milizie, e mangiare il cavallo poteva essere una sorta di rivalsa verso i potenti.</div><div>Non sono stato convincente, la "bistecca alla tartara", un piatto fatto con carne di cavallo, non solo anche di tonno, battuta al coltello e aglio a tocchetti, condita con olio d'oliva, sale, pepe e succo di limone, piatto semplice veloce gustoso, alla portata di molti. Oggi con carne bovina.</div><div><br></div><div>Ci sarebbe anche il coppo di paranza</div><div>un cono di carta con al suo interno frittura di pesci di media – piccola taglia. I più ricorrenti sono il cartoccio di mare (con calamari, alici e altri piccoli pesci) e il “senza spine” (con calamari e gamberi), mentre «assaggiano il mare», se ne possono anche vedere i colori e i suoni, se vi volete spingere oltre, alcuni pescatori consentono anche di assaggiare i loro prodotti sul momento, così, crudi.</div><div><br></div><div>Curiosamente, il simbolo di Catania è un elefante, non il cavallo.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 16:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le Minne di Virgini o per i più pudici il Petto di Regina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000014D"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le “Minne di Virgini” o per i più pudici le “Paste di Regina” o “Petto di Regina” </h3><div><hr></div><div>Oggi vogliamo parlare di un dolce tradizionale siciliano: le Minne di Virgini, o per i più pudici le Petti di Regina, Paste di Regina o Paste delle Vergini. Questi dolcetti sono un'autentica delizia che affonda le sue radici nella memoria tomassiana. Non possiamo escludere che lo scrittore le abbia apprezzate nella vicina Santa Margherita e le abbia fatte entrare di diritto nel suo celebre romanzo, "Il Gattopardo". Scopriamo insieme il fascino e il gusto di queste prelibatezze che conquistano il cuore di ogni goloso.<div><br></div><div>L'Abate Giuseppe Meli, medico e docente di chimica all'Università di Palermo, nel Settecento ci racconta "che delle Vergini sono i bei seni. Quanto eccellenti sono, tutti lo sanno. Salute a chi spende i suoi spiccioli A chi non ne mangia ci venga un malanno Io per una sola salirei sulla cuccagna O starei dentro incarcerato per un anno! Benedetta la madre che le vende Benedette le mani che le fanno.</div><div>Non dimentichiamo che anche Giuseppe Tomasi Di Lampedusa ne Il gattopardo cita, all'occasione del ballo dei Ponteleone, tra i tanti dolci presenti sulla tavola, le impudiche paste di Vergine.</div><div><br></div><div>Stiamo parlando di dolci, minne di vergini, simili per la loro rotondità a seni di fanciulla, anche se chi per non diffamare alcuna ritiene che sia stata suggerita dalle colline che la religiosa che le ha inventate, osservava dalla cella del convento, se ci fù libera interpretazione è solo dettata dalla malizia, tipicamente maschile, e di Tomasi di Lampedusa che nel Gattopardo le ha definite impudiche paste delle Vergini.</div><div><br></div><div><br></div><div>Il Santo Uffizio, c'era ma era impegnato nel perseguire streghe, peccatori della morale, eretici o comunque agitatori, sobillatori e diffusori di idee e stili di vita, credenze e superstizioni o avrebbe sicuramente pensato di proibirle e non solo.</div><div><br></div><div>Si lo so in molti commettono l’errore di confondere i Minni di virgini con i Minnuzzi di Sant’Agata, dolce tipico catanese in onore di S.Agata che si festeggia il 4 febbraio. In realtà questi ultimi sono ripieni di ricotta, cioccolato e canditi e ricoperti di una glassa bianca al cui centro svetta una impertinente ciliegina candita, a mo’ di capezzolo.</div><div><br></div><div>Di sicuro in questo nostro breve escursus su questi due dolci e la loro somiglianza, stiamo riscontrando che quello che non manca è il sentimento nella preparazione dei dolci siciliani e della loro sicilianità.</div><div><br></div><div>Non é mai messo in dubbio il connubio tra la qualità delle materie prime, il rigore del procedimento e la riscontrata fantasia dei nomi del prodotto finito. Realizzato con farina, uova, latte, lievito, non dovrebbero mancare la zuccata, la crema, l’essenza di garofano e di cannella, qualche pezzo di cioccolato e… quant’altro ispira il Signore.</div><div><br></div><div>Le “Minne di Virgini” o per i più pudici le “Paste di Regina” o “Petti di Regina” o ancora “Paste delle Vergini” di tomassiana memoria, senza escludere che lo scrittore le abbia apprezzate nella vicina Santa Margherita e che le ha fatte entrare di diritto nel suo romanzo, “Il Gattopardo”, il dolce di cui parliamo era tipico di Sambuca di Sicilia, libro omaggio ad un’isola che non è più, ma che nonostante tutto vuole ancora apparire; una Sicilia che diventa come le paste di oggi, ricercate nella forma, buone al contenuto ma incapaci di catturare attenzione. Zabut è nella Valle del Belice, per la grande rilevanza artistica, culturale e storica, per l'armonia del tessuto urbano, la cittadina è inclusa nel club de I borghi più belli d'Italia.</div><div><br></div><div>Ritorniamo al dolce, non a quello di Agata che è legato alla volontà della giovane catanese di non abiurare la propria Fede, fino allo strappo del seno. Con quel dolce si omaggia così la memoria di un martirio, in Sicilia abbiamo anche “l’Ucchiuzzi” di Santa Lucia ,ma è un altra storia.</div><div><br></div><div>Ritorniamo all'origine a Sambuca di Sicilia e a dove il dolce è conosciuto, con l'appellativo di "Minni di virgini", seni di vergini. Ghiottoneria della massima espressione della fantasia dolciaria del sud, che é legato indissolubilmente alla Sambuca-Zabut del XVIII secolo, ed in particolare alla nobile famiglia Beccadelli con donna Marianna Gravina. Nell'anno 1725, la suora Virginia Casale di Rocca Menna, creò in occasione del matrimonio del Marchese don Pietro Beccadelli con donna Marianna Gravina, una delle più buone paste della pasticceria siciliana. Un dolce, che ci porta dentro il Collegio di Maria, dove le monache, alla stregua di tutti gli altri monasteri siciliani realizzavano, per potersi mantenere, confezionavano dolci per sopravvivere, vedi i dolci di frutta martorana. Un filo collega i dolci ai conventi.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 17:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Tarallo dolce di Racalmuto]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000014C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Tarallo dolce di Racalmuto</h3><div><div><hr></div><div>Il Tarallo dolce di Racalmuto: Un Dolce con Storia e Tradizione<div><hr></div><div>Il Tarallo dolce di Racalmuto è una prelibatezza che affonda le sue radici nella storia e nella cultura gastronomica della Sicilia. Racalmuto, piccolo paese in provincia di Agrigento e patria di Leonardo Sciascia, è famoso non solo per la sua tradizione letteraria, ma anche per il suo patrimonio culinario. Il tarallo dolce di Racalmuto compare infatti nelle opere di Sciascia e in altre celebri scritture, come nei Racconti di Montalbano di Andrea Camilleri, testimoniando l'importanza di questo dolce nella cultura siciliana.</div><div><br></div><div>Racalmuto, spesso definito "Regalpetra", si trova nel cuore della Sicilia, a circa 30 km da Agrigento e a pochi chilometri da Caltanissetta. Questo pittoresco borgo è noto per la sua tradizione dolciaria millenaria, che affonda le sue radici nell'influenza araba. Infatti, come in tutta la Sicilia, gli arabi hanno lasciato un'impronta profonda sulla gastronomia dell'isola, con l'uso di ingredienti come mandorle, miele, ricotta e spezie, che ancora oggi caratterizzano molte preparazioni tradizionali.</div><div><br></div><div>Il Tarallo: Un Dolce con Radici Antiche</div><div><hr></div><div>Il tarallo, nella sua versione dolce, ha origini che risalgono al 1700, e sebbene sia presente anche a Napoli e in Puglia, la variante di Racalmuto ha una caratteristica unica: il suo retrogusto di limone fresco e la leggera glassa di zucchero che lo ricopre. Originariamente, i taralli venivano consumati nelle osterie, accompagnati da un bicchiere di vino, ma la versione dolce che conosciamo oggi è un delicato biscotto da assaporare in qualsiasi momento della giornata.</div><div><br></div><div>Nel primo Novecento, Racalmuto vide la nascita di una versione unica di questo dolce, grazie alla creazione di Ernesto Dinaro, pasticcere proveniente da Napoli. Questa nuova varietà di tarallo si differenziava per la dolcezza e la glassa zuccherata, diventando ben presto una delle prelibatezze più amate della zona. La leggenda vuole che la ricetta sia stata perfezionata dal pasticcere Piuzzu Lo Bue, un noto artigiano di Racalmuto, che aggiunse l'aroma di limone, rendendo il tarallo locale ancor più distintivo.</div><div><br></div><div>La Tradizione Letteraria e Culinaria</div><div><hr></div><div>Il legame tra Leonardo Sciascia e la cucina siciliana è ben documentato nei suoi scritti. In particolare, nel libro "Terra e Cibo", lo scrittore Salvatore Vullo analizza il rapporto di Sciascia con la gastronomia dell’isola, focalizzandosi sulla sua terra natale, Racalmuto. Sciascia parlava spesso dei cibi forti e saporiti della sua infanzia, come la carne di castrato e le stigghiole, piatti consumati dai lavoratori delle zolfare, ma anche delle tradizioni culinarie che rappresentavano il cuore della vita rurale siciliana.</div><div><br></div><div>Racalmuto, infatti, è anche il paese dove si trovano una delle più importanti miniere di salgemma della Sicilia. Sciascia, nei suoi libri, racconta le durissime condizioni di vita dei salinari, che si nutrivano di cibi semplici come pane e cipolla o pane e sarde salate. Queste immagini, che ci riportano a un passato di sacrificio e fatica, sono presenti anche nel capitolo "I salinari" del suo celebre libro Le parrocchie di Regalpetra.</div><div><br></div><div>Anche il Commissario Montalbano, il celebre personaggio creato da Andrea Camilleri, non ha saputo resistere al fascino dei taralli di Racalmuto. Nel racconto "La prima indagine", Montalbano, spostandosi da Vigàta a Racalmuto, si ferma in un ristorante locale per gustare i dolci tipici del paese. La sua passione per questi taralli è tale che, come scrive Camilleri, si vergogna di averne mangiato così tanti.</div><div><br></div><div>La Tradizione del Tarallo di Racalmuto Oggi</div><div><hr></div><div>Oggi, il Tarallo di Racalmuto è un dolce simbolo della tradizione gastronomica siciliana. Ogni anno, il paese celebra la sua storia dolciaria con il Festival del Tarallo, che attira visitatori da tutta Italia. Un’occasione per scoprire il fascino di questo piccolo borgo e per assaporare la versione autentica di questo dolce che, come racconta la tradizione, è ancora preparato seguendo ricette tramandate di generazione in generazione.</div><div><br></div><div>Racalmuto: Un Crocevia di Storia e Cultura</div><div><hr></div><div>Ma Racalmuto non è solo la patria del Tarallo. Il paese è anche una tappa fondamentale lungo la Magna Via Francigena, un antico percorso di pellegrinaggio che attraversa la Sicilia. Questo cammino, che parte dalla Cattedrale di Palermo, attraversa le campagne siciliane, passando per Milena, Grotte e arrivando infine alla Cattedrale di Agrigento. È un’occasione unica per scoprire i luoghi più autentici e suggestivi della Sicilia, camminando sulle tracce della storia e della spiritualità.</div><div><br></div><div>Inoltre, Racalmuto è anche una meta ideale per gli amanti dei motori, grazie al Autodromo Valle dei Templi, che ospita ogni anno eventi automobilistici di grande richiamo. Questo circuito, immerso nella splendida campagna siciliana, attira migliaia di visitatori ogni anno.</div><div><br></div><div>Infine, non possiamo dimenticare la Strada degli Scrittori, che attraversa la Sicilia e porta i visitatori a scoprire i luoghi descritti dai grandi scrittori siciliani. Tra questi, Racalmuto occupa un posto speciale, essendo la terra di Sciascia e di altri importanti autori. La strada, che ripercorre i luoghi vissuti e amati dagli scrittori, è un viaggio nella cultura e nella letteratura siciliana.</div><div><br></div><div>Concludendo con un Dolce</div><div><hr></div><div>Racalmuto è dunque una meta ricca di storia, cultura e tradizioni culinarie. Se vi trovate in Sicilia, non potete perdervi il suo Tarallo, che racchiude in sé il sapore della storia e della passione di un popolo che, attraverso i secoli, ha saputo mescolare ingredienti semplici per creare qualcosa di straordinario.</div></div><div><br></div><div>Racalmuto e i suoi dintorni offrono una varietà di esperienze che spaziano dalla cultura alla natura, dalla gastronomia alla storia.<br></div><div><hr></div><div>Valle dei Templi di Agrigento<div><br></div><div>A circa 30 km da Racalmuto, la Valle dei Templi è una delle principali attrazioni turistiche della Sicilia e uno dei siti archeologici più importanti del mondo. </div><div><br></div><div>Scala dei Turchi</div><div><br></div><div>A soli 40 minuti di auto da Racalmuto, si trova una delle meraviglie naturali più famose della Sicilia: la Scala dei Turchi. Si tratta di una scogliera di marna bianca che si erge sul mare.</div><div><br></div><div>Sicilia Antiqua e il Parco Archeologico di Caltanissetta</div><div><br></div><div>Se ti piacciono i siti archeologici meno conosciuti ma altrettanto affascinanti, puoi dirigerti verso Caltanissetta, che si trova a breve distanza da Racalmuto. Qui puoi visitare il Parco Archeologico di Caltanissetta.</div><div><br></div><div>Castello di Racalmuto</div><div><br></div><div>Se ti trovi a Racalmuto, una visita al Castello di Racalmuto è quasi d’obbligo. Situato nel centro del paese, il castello medievale risale al XIV secolo e offre uno spunto interessante per scoprire la storia locale. </div></div><div><br></div><div>Ma Racalmuto è tappa della Magna Via Francigena. <a href="http://www.viefrancigenedisicilia.it/" class="imCssLink">http://www.viefrancigenedisicilia.it/</a></div><div>Dalla Cattedrale di Palermo, porta i pellegrini attraverso la campagna provenienti da Milena, verso Grotte per poi raggiungere come meta finale, la cattedrale di Agrigento.</div><div><br></div><div>Per gli amanti dei motori c’è un fitto calendario degli eventi che annualmente attira a Racalmuto migliaia di visitatori presso l’autodromo valle dei templi <a href="https://autodromovalledeitempli.com/" class="imCssLink">https://autodromovalledeitempli.com/</a></div><div><br></div><div>Non possiamo dimenticare la strada statale 640, precedentemente chiamata “di Porto Empedocle”, è stata rinominata “Strada degli Scrittori” in onore dell’itinerario che ripercorre i luoghi vissuti e amati dagli scrittori siciliani e quelli descritti nei loro romanzi. <a href="https://www.stradadegliscrittori.com/" class="imCssLink">https://www.stradadegliscrittori.com/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 19 Oct 2023 14:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il tour del parco delle Madonie le sue cime o le Peaks Peek siciliane]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000014B"><h3 class="imHeading3"><div><span class="fs14lh1-5">Il tour del parco delle Madonie le sue cime o le Peaks Peek siciliane</span><br></div></h3><div><hr></div><div>Passeggiate, trekking, escursioni naturalistiche in montagna, birdwatching, si certamente ma a noi interessa il tour con la nostra motocicletta, curve tornanti e paesaggi.</div><div>Sentieri montani si aprono ai nostri occhi, stiamo costeggiando il Parco Regionale delle Madonie, un’area di grande interesse naturalistico. Ci troviamo nella parte settentrionale della Sicilia, nella città territoriale di Palermo, come materie prime che solo qui possono essere trovate: la manna, una linfa zuccherina che si ottiene dalla corteccia degli alberi di frassino, il fagiolo badda, con il suo tipico colore bianco a chiazze nere, ingrediente fondamentale per piatti tipici come zuppe abbinate a finocchietto selvatico e cotenna di maiale; la ricotta di basilisco, che si ottiene mescolando al late di capra il basilisco (tipico fungo che cresce solo sulle Madonie); formaggi come il canestrato.</div><div><br></div><div>Le montagne sono incise da profondi canaloni e presentano guglie rocciose, canyon (spettacolare quello di Gonato, sul versante di Castelbuono e Geraci) e le caratteristiche grandi doline (“quarare”) della zona centrale del massiccio. Nel canyon di Gonato ancora vive il raro avvoltoio capovaccaio, così come si trova su queste montagne l’altrettanto rara orchidea dactylorhiza, che fiorisce tra marzo e maggio. Splendide sono le faggete delle Madonie, ma si estende anche un bosco di sugheri unico in Sicilia: quando si verifica la decortica dei tronchi, il loro colore rosso contrasta con il verde dei rami.</div><div><br></div><div>Molti dei paesi incontrati nel nostro tour sono gli stessi dove si snodava l'itinerario della Targa Florio, è stata la più antica corsa automobilistica di durata al mondo, <a href="https://targa-florio.it/" class="imCssLink">https://targa-florio.it/</a> La Targa Florio è stata voluta, creata, finanziata e organizzata da Vincenzo Florio, un imprenditore palermitano di ricca famiglia, affascinato dal nuovo mezzo di locomozione e già noto nell'ambiente per aver partecipato ad alcune competizioni di inizio secolo e per aver istituito, nel 1906 la I Targa Florio vinta da Alessandro Cagno.</div><div><br></div><div>Siamo nella terra che fonde mare, montagna e cultura, ma il nostro giro è limitato al perimetro del parco, diversamente avremmo lasciate le spiagge e l’acqua cristallina di Cefalù e Campofelice, la cultura racchiusa nei borghi medievali arroccati di Gangi e Castelbuono o dell’antica colonia greca di Himera, la natura incontaminata del Parco delle Madonie, <a href="https://www.cefalumadoniehimera.it/" class="imCssLink">https://www.cefalumadoniehimera.it/</a></div><div><br></div><div class="imTACenter"><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m58!1m12!1m3!1d100766.93363747316!2d13.94883712854281!3d37.88446200161376!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m43!3e0!4m5!1s0x13173a0542379f07%3A0xf508a0f5c9067d2a!2sGibilmanna%2C%20PA!3m2!1d37.9867195!2d14.0184809!4m5!1s0x1317372cb49cd18b%3A0x5cdb3503504f91a9!2sIsnello%2C%20PA!3m2!1d37.942962!2d14.0055111!4m5!1s0x13172c3611df8923%3A0x1197319101bceeb4!2sGeraci%20Siculo%2C%20PA!3m2!1d37.8518903!2d14.152703299999999!4m5!1s0x131732aee71d783d%3A0x6e8cd55afa8ab549!2sPetralia%20Sottana%2C%20PA!3m2!1d37.808161!2d14.093333399999999!4m5!1s0x1310cb54dcc5c62b%3A0x14f7aa73f53cbfe7!2sPolizzi%20Generosa%2C%20PA!3m2!1d37.8119687!2d14.004854!4m5!1s0x13174a84fb28af3f%3A0x3feeaba66aefc01c!2sScillato%2C%20PA!3m2!1d37.855956899999995!2d13.905258799999999!4m5!1s0x13173614a1b9f275%3A0x871e4b5652afaf8e!2sCollesano%2C%20PA!3m2!1d37.9232987!2d13.939015!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1697624305844!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" style="border:0;" allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="no-referrer-when-downgrade"></iframe></div><div><br></div><div>Le moto scalpitano iniziamo il nostro tour e godiamoci il panorama:</div><div><br></div><div>Gibilmanna 90015 PA</div><div>Iniziamo dal secentesco santuario di Gibilmanna, meta di pellegrinaggio, è una contrada di Cefalù, &nbsp;il santuario di Gibilmanna è dedicato alla Santissima Vergine Assunta, sul Cozzo Timpa Rossa, a 1005 m s.l.m. si trova l'Osservatorio dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia</div><div><br></div><div>Isnello, 90010 PA</div><div>situato sul versante settentrionale delle Madonie, con il suo Pizzo Carbonara 1.979 metri , da visitare il Museo Trame di Filo, il paese è conosciuto per la gustosa frittella a base di fave, piselli, carciofi, e finocchietto selvatico, nel territorio il Parco Astronomico delle Madonie Gal Hassin, <span class="fs12lh1-5"><a href="https://galhassin.it/" class="imCssLink">https://galhassin.it/</a></span></div><div><br></div><div>Geraci Siculo, 90010 PA</div><div>Monte dei Cervi 1.794 metri, rientra trai i borghi più belli d’Italia, situato sul versante nordorientale del pizzo Catarineci, è un paese ricco di eventi tradizionali e moderni, vedi il “Vucciria BEER FESTIVAL", "A CARVACCATA DI VISTIAMARA" - La Cavalcata dei Pastori in onore del SS. Sacramento, la giostra dei Ventimiglia <a href="https://www.facebook.com/conteadeiventimiglia/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/conteadeiventimiglia/</a>, la Festa della Transumanza dei Pastori, il piatto tipico è la pittrina ca fasola, castrato al sugo con la “fagiola” verde locale</div><div><br></div><div>Petralia Sottana, 90027 PA, </div><div>situato nell'alto bacino del fiume Imera Meridionale, Monte Ferro 1.906 metri, il comune ha ottenuto la bandiera arancione è un riconoscimento di qualità turistico-ambientale conferito dal Touring Club Italiano, stazione turistica di Piano Battaglia, è uno dei comuni del cammino la Via dei Frati, <a href="https://laviadeifrati.wordpress.com/" class="imCssLink">https://laviadeifrati.wordpress.com/</a></div><div>Fuori dall'abitato è il santuario della Madonna dell'Alto, L'ultima settimana di agosto si esegue l'antico ballo contadino “della Cordella” <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/balloPantomimaCordella/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/balloPantomimaCordella/</a></span><span class="fs12lh1-5">. Il comune è interessato dalla SS120 dell'Etna e delle Madonie o strada dei Quattro parchi, </span><span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/strada-statale-120-dell-etna-e-delle-madonie.php" class="imCssLink">http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/strada-statale-120-dell-etna-e-delle-madonie.php</a></span></div><div><br></div><div>Polizzi Generosa, 90028 PA</div><div>situato nell'alto bacino del fiume Imera Settentrionale, Sfoglio polizzano un dolce tipico nato da una ricetta delle suore Benedettine, risalente al XV secolo. Deliziosa torta con ripieno di formaggio fresco grattugiato (tuma), cioccolata, cannella, zucchero, avvolto in pasta frolla, nato per festeggiare il loro santo protettore San Benedetto. È attraversato dalla SS120</div><div><br></div><div>Scillato, 90020 PA</div><div>Monte dei Cervi 1.794 metri, &nbsp;divenne comune autonomo nel 1961, frazione di Collesano</div><div><br></div><div>Collesano, 90016 PA</div><div>Monte Castellaro 1.656 metri, è sede del Museo dedicato alla competizione automobilistica Targa Florio, <a href="http://www.museotargaflorio.it/" class="imCssLink">http://www.museotargaflorio.it/</a></div><div>la faranno da padrone le eccellenze casearie, affiancate da altrettante prelibatezze, come il miele e le marmellate e altri piatti arricchiti dalla presenza di formaggi madoniti. <a href="https://www.facebook.com/CollesanoCheeseFestival" class="imCssLink">https://www.facebook.com/CollesanoCheeseFestival</a>.</div><div><br></div><div>Lasciate un commento o un suggerimento, grazie.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 10:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Suino nero dei Nebrodi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000149"><h3 class="imHeading3">Suino nero dei Nebrodi</h3><div>Presidio Slow Food Italia Sicilia, una specialità da provare, il suino nero dei Nebrodi</div><div>Spesso i boschi dei Nebrodi sono cintati da reti la ragione, è la presenza dei maiali neri. Infatti questi animali molto più simili a cinghiali non hanno nulla di mansueto e di domestico. La zona di maggior diffusione dei maialini neri siciliani è quella dei territori di Caronia, San Fratello e Cesarò, nel messinese. Da lì, la razza si è spinta e insediata all’interno del Parco regionale dei Nebrodi e sulle Madonie.</div><div>Il &nbsp;suino nero dei Nebrodi è una razza autoctona presente in Sicilia già dai tempi di Greci.</div><div>Di taglia piccola e mantello scuro, i suini Neri dei Nebrodi sono allevati allo stato semibrado e brado in ampie zone adibite a pascolo. La particolarità di questo animale è la colorazione scura delle sue carni. Questa peculiarità è dovuta all’alimentazione degli animali che si cibano di gran quantità di ghiande ricche di melanina.</div><div>I prodotti sono il salame, la salsiccia dei Nebrodi, i salami, i capocolli e le pancette. Le degustazioni comparate provano che i prodotti realizzati a partire dalla carne di suino nero allevato brado esprimono un’intensità aromatica nettamente superiore alle altre e possiedono una maggiore attitudine alle lunghe stagionature. Naturalmente la carne di suino nero può anche essere consumata fresca.</div><div>Ma siamo qui per parlarvi non della razza ma come in cucina trova un proprio utilizzo, ed è il Ragù di Suino Nero dei Nebrodi, si prepara come ogni altro ragù di carne, a fare la differenza è la carne grazie all’alimentazione che avviene esclusivamente con pascolo naturale, a base di castagne e ghiande.</div><div>La carne si presenta consistente, appetibile, lascia un lungo e persistente sapore, lasciando in bocca i caratteristici profumi della terra di Sicilia, un sapore equilibrato ma grintoso. </div><div>Per gustare le prelibatezze di questa carne ci sono anche delle sagre organizzate, quale la Sagra del Suino Nero dei Nebrodi a Longi a Cesarò a Floresta, per citarne alcune, si comincia con le degustazioni, si può assistere ad uno show cooking locale, gustare specialità culinarie, per chiudere con i fuochi d’artificio.</div><div>Abbiamo dimenticato il tutto spesso viene accompagnato da funghi e prodotti tipici caseari e l’immancabile vino.</div><div><br></div><div>Tra i Produttori segnaliamo a titolo di cortesia:</div><div><br></div><div>Uliana Borrello</div><div>Contrada Forte</div><div>Sinagra (Me)</div><div>Tel. 393 9122275</div><div>borrello.ang87@virgilio.it</div><div><br></div><div>Fattoria Borrello</div><div>di Anna Laura Borrello</div><div>Contrada Forte, 11</div><div>Sinagra (Me)</div><div>Tel. 338 6316599</div><div>francoborrellosalumi@gmail.com</div><div><a href="www.fattoriaborello.it" class="imCssLink">www.fattoriaborello.it</a></div><div><br></div><div>Il Lochetto</div><div>di Sebastiano Vanadia Bartolo</div><div>Contrada Scrisera, 6</div><div>Galati Mamertino (Me)</div><div>Tel. 333 3648988</div><div>illochetto@gmail.com</div><div><a href="www.illochetto.it" class="imCssLink">www.illochetto.it</a></div><div><br></div><div>Oro Nero dei Nebrodi</div><div>di Leo Salvatore Corrao</div><div>Contrada Canalotto, 8</div><div>Longi (Me)</div><div>Tel. 346 2891401</div><div>leo.corrao@alice.it</div><div><br></div><div>La Paisanella</div><div>di Sebastiano Agostino Ninone</div><div>Via San Salvatore, 15</div><div>Mirto (Me)</div><div>Tel. 334 1892003</div><div>agostino@lapaisanella.com</div><div><a href="www.lapaisanella.com" class="imCssLink">www.lapaisanella.com</a></div><div><br></div><div>Testalonganero</div><div>di Mario Luciano Carcione</div><div>Via Risorgimento, 17</div><div>Galati Mamertino (Me)</div><div>Tel. 347 8638515</div><div>mariofastweb@yahoo.it</div><div><div><a href="https://www.facebook.com/testalonganero/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/testalonganero/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 16:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[In Moto da Fiumefreddo a Novara di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000148"><h3 class="imHeading3">In Moto da Fiumefreddo a Novara di Sicilia</h3>Sicilia siamo nella parte Orientale, la parte destra, visitiamo l'entroterra, il punto di partenza/arrivo scelto è Fiumefreddo di Sicilia ed arrivo a Novara di Sicilia, entrambi vicini l'autostrada la Messina Catania A18 e la Messina Palermo A20.<div>Nel nostro percorso effettueremo il periplo dell'Etna, vulcano che non ha bisogno di presentazione<br><div> &nbsp;<div>Motociclismo e pieghe, è un nome evocativo, emozionante, a noi motociclisti tanto caro, fa pensare subito alle curve, dato che non si è mai sazi di curve e pieghe, oggi vi propongo questa maratona di curve, con possibilità di variare facilmente il percorso qualora ci siano necessità.</div><div><br></div><div>L'idea è quella d'una abbondante colazione, vi servirà, il tour, perchè giro suona male, prevede circa 200 km, che ci vuole, due movimenti del polso ed è fatta, forse, è un susseguirsi di curve, attraversamenti di paesi e rifornimenti, di cantine vinicole e di agriturismi, le soste sono libere purchè brevissime, provare per credere e fateci sapere, <span class="fs12lh1-5">una giornata indimenticabile lungo lo splendido entroterra siciliano. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Pronti a partire?</span></div><div><br></div><div><div class="imTACenter"><iframe src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m70!1m12!1m3!1d201734.2774972471!2d14.847619742376645!3d37.81117145515838!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!4m55!3e0!4m5!1s0x13140577fab0cfe3%3A0x1c0b042cd9630270!2s95013%20Fiumefreddo%20di%20Sicilia%20CT!3m2!1d37.7914493!2d15.201929499999999!4m5!1s0x13141b4e1eb9e617%3A0x8535ef290f6c0ad8!2sLinguaglossa%2C%2095015%20CT!3m2!1d37.8427705!2d15.141768299999999!4m5!1s0x13141b54e44b69af%3A0xeda8f3d6ef39ff38!2sVia%20Mareneve%2C%20Citt%C3%A0%20metropolitana%20di%20Catania!3m2!1d37.7762269!2d15.090928!4m5!1s0x1316aac57615a109%3A0xbbf9e21289c6c4f3!2sRifugio%20Giovanni%20Sapienza%2C%20Piazzale%20Rifugio%20Sapienza%2C%2095030%20Nicolosi%20CT!3m2!1d37.700512499999995!2d14.9985029!4m5!1s0x13115472339905f3%3A0xd6fe805a64fbb07f!2sRagalna%2C%2095030%20CT!3m2!1d37.634749!2d14.950012099999999!4m5!1s0x13114d828eaca643%3A0x5237c9c76af1a1f0!2sAdrano%2C%2095031%20CT!3m2!1d37.662755499999996!2d14.8326154!4m5!1s0x1316a611878c2665%3A0xe95f364a93a5edd3!2sRandazzo%2C%2095036%20CT!3m2!1d37.8778815!2d14.9507373!4m5!1s0x13141eb07cd818fd%3A0x1c0b042cd962f880!2s98034%20Francavilla%20di%20Sicilia%20ME!3m2!1d37.9444771!2d15.1025075!4m5!1s0x1314221fef503a1b%3A0x1c0b042cd9632350!2s98058%20Novara%20di%20Sicilia%20ME!3m2!1d38.0123532!2d15.1375908!5e0!3m2!1sit!2sit!4v1697550826548!5m2!1sit!2sit" width="600" height="450" style="border:0;" allowfullscreen="" loading="lazy" referrerpolicy="no-referrer-when-downgrade"></iframe></div></div></div><div><br></div><div>I comuni interessati:</div><div><br></div><div>Fiumefreddo di Sicilia, 95013 CT : Centro situato alle pendici nordorientali dell'Etna, da visitare il Castello degli Schiavi, esempio di barocco rurale siciliano<div><br></div><div>Linguaglossa, 95015 CT : posto sul versante nordorientale dell'Etna, è una località come base di partenza per escursioni vulcanologiche e naturalistiche sull'Etna. Si produce artigianalmente la frutta di Martorana, dolce di pasta di mandorle.</div><div><br></div><div>Via Mareneve, Città metropolitana di Catania : collega linguaglossa, attraversando il Parco dell'Etna, per arrivare a Milo, nel percorso potete effettuare una deviazione e godervi il paesaggio dal rigugio Citelli <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.rifugiocitelli.it/" class="imCssLink">https://www.rifugiocitelli.it/</a></span></div><div><br></div><div>Zafferana Etnea 95019 CT : posto sul versante orientale dell'Etna, la settecentesca chiesa madre della Madonna della Provvidenza, posta alla sommità di una scalinata, è caratterizzata dalla facciata barocca fiancheggiata da due campanili gemelli, molto suggestivo è il panorama offerto dall'ampia valle del Bove, l'Ottobrata Zafferanese", per tutto il mese la festa dei prodotti tipici dell'Etna, ogni weekend una sagra diversa, <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.ottobratazafferanese.it/" class="imCssLink">https://www.ottobratazafferanese.it/</a> , &nbsp;prendiamo la SP 92</span><span class="fs12lh1-5"></span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nicolosi 95030 CT : posto </span><span class="fs12lh1-5">sulle pendici meridionali dell'Etna, abbiamo percorso la SP 92 abbiamo incontrato il </span><span class="fs12lh1-5">Rifugio Giovanni Sapienza, </span><span class="fs12lh1-5">https://www.rifugiosapienza.com/, se volete sgranchirvi e provare le vostre abilità trovate il Parco avventura Serra la Nave https://etnavventura.it/ , abbiamo lasciato </span><span class="fs12lh1-5">la stazione di partenza della funivia per l'Etna, </span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.funiviaetna.com/" class="imCssLink">https://www.funiviaetna.com/</a></span><br></div><div><br></div><div>Ragalna, 95030 CT : posto sul versante meridionale dell'Etna, nel territorio comunale l'osservatorio di Serra La Nave <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.oact.inaf.it/" class="imCssLink">https://www.oact.inaf.it/</a></span></div><div><br></div><div>Adrano, 95031 CT : posto alle pendici sudorientali dell'Etna, conosciuta per il castello normanno, una compatta struttura a pianta quadrata, fu eretto da Ruggero I nel sec. XI, nei dintorni sono il “Ponte dei Saraceni”, di origine romana ma rifatto nel sec. XIV, e il settecentesco Ponte-Acquedotto di Biscari, con trentuno altissimi archi.</div><div><br></div><div>Randazzo, 95036 CT : posto in confluenza dei corsi incassati del fiume Alcantara e del vallone Gurrida, sulle pendici settentrionali dell'Etna, la cittadina mantiene perfettamente intatta la sua struttura medioevale, viene anche chiamata “la Città Nera”, per via del largo impiego di pietra lavica nell’architettura urbana, vedi la chiesa di Santa Maria Assunta, la Chiesa di San Martino e la chiesa di San Nicola, volendo troviamo la Ferrovia Circumetnea, il caratteristico trenino che fa il giro dell’Etna, <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.circumetnea.it/" class="imCssLink">https://www.circumetnea.it/</a></span></div><div><br></div><div>Francavilla di Sicilia, 98034 ME, posto nella bassa valle del fiume Alcantara, da cui si avvia il sentiero natura "Le Gurne dell'Alcantara": attraverso un chilometro circa di percorso e nove punti di osservazione, è possibile ammirare il fiume Alcantara e le sue Gurne, <span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.parcoalcantara.it/" class="imCssLink">http://www.parcoalcantara.it/</a></span></div><div><br></div><div>Novara di Sicilia, 98058 ME : vi trovate sulla SS185 .attraverserete alcuni <a href="https://www.clicksicilia.com/borghidisicilia/i-borghi-della-colonizzazione.html" class="imCssLink">borghi abbandonati della colonizzazione</a>, &nbsp;situato nel settore occidentale dei monti Peloritani, fu importante luogo di transito sul percorso che collega le due coste, mar Ionio e Mar Tirreno, il paese è anche conosciuto per la Festa e Torneo del Maiorchino, un formaggio locale, se avete i capelli al vento potreste approfittare perchè a luglio si tiene la Festa della tosatura.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Oct 2023 13:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Natura senza Barriere: anche in Sicilia l’evento nazionale]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.cataniatoday.it/social/natura-senza-barriere-escursionismo-sicilia-italia-2021.html  Flavio Sirna]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000147"><h3 class="imHeading3">Natura senza Barriere: anche in Sicilia l’evento nazionale di escursionismo</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Tanti i partecipanti all'evento che si è svolto lo scorso 26 giugno e che appartiene ad una iniziativa a carattere nazionale</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Natura senza Barriere: anche in Sicilia l’evento nazionale di escursionismo Escursionismo e assoluto relax, totalmente immersi nella natura. Sono più di 60 i partecipanti all’evento nazionale Natura senza Barriere, che si è svolto lo scorso sabato anche in Sicilia, presso il Rifugio Salto del Cane.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La giornata, organizzata dall’A.S.D. “Via Vai Etna e Sicilia” e dall’associazione L.I.F.E. Onlus, è stata promossa da “Federtrek Escursionismo e Ambiente” con il patrocinio del Comune di Pedara per condividere l’esperienza dell’escursionismo, rendendola veramente inclusiva perché aperta a tutti, a persone con disabilità e non.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">“Il progetto Natura senza Barriere nasce dal desiderio di valorizzare l’escursionismo, che non può essere un’esperienza riservata a pochi, perché molte barriere possono essere superate con un semplice, ma significativo, cambiamento di prospettiva” spiega Carmelo Giuffrida, responsabile dell’A.S.D. “Via Vai Etna e Sicilia”.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">“Per questo motivo, ogni anno si organizzano, in diverse regioni, numerose iniziative gratuite per promuovere la partecipazione di persone con disabilità: non vedenti, a mobilità ridotta o con esigenze particolari. Anche stavolta, a unirci è stata la voglia di farlo insieme, negli stessi giorni, a livello nazionale: una rete di associazioni e istituzioni amiche, unite da iniziative volte a far maturare e a diffondere questo progetto di vera inclusione” conclude Agata Giudice, vicepresidente dell’Associazione Life Onlus.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Un ringraziamento speciale va al all’arch. Alfio Cristaudo, sindaco di Pedara, che ha messo a disposizione l’area del Rifugio per l’organizzazione dell’evento e all’Ente Parco dell’Etna che, per l’occasione, ha fornito ai partecipanti la Joelette (sedia monoruota da trekking).</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 06:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La fontana dell'Abbondanza, presso il Monte di Pietà di Messina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000146"><h3 class="imHeading3">La fontana dell'Abbondanza, presso il Monte di Pietà di Messina</h3>La tutela e della valorizzazione delle fontane storiche e dei sistemi di conduzione idraulica dai quali esse erano alimentate, merita una attenzione nella salvaguardia del patrimonio storico-architettonico.<div>Le fontane rappresentano eccezionali testimonianze storiche e artistiche, ed a Messina sono molte e di gran pregio, le fontane storiche messinesi, la più recente è la fontana Bios che s<span class="fs12lh1-5">orge all’interno della “Passeggiata a mare”, dirimpetto all’ingresso</span></div><div>della Fiera Campionaria, <span class="fs12lh1-5">progettata e realizzata nel 2005 dal pittore e scultore messinese </span><span class="fs12lh1-5">Ranieri Wanderlingh</span><span class="fs12lh1-5">che, e fontane più datate che hanno visto coinvolti nella loro progettazione e realizzazione grandi figure di artisti, architetti e scultori; le fontane rappresentano eccezionali esempi di arte architettonico-ingegneristico-scultorea che hanno contrassegnato grandi interventi urbanistici, nelle città storiche italiane.</span></div><div><br></div><div>Quella di cui vi parliamo oggi è La fontana dell'Abbondanza, è un monumento di Messina, risalente al 1741. Inizialmente ubicata sulle rampe della scenografica scalinata della chiesa di Santa Maria della Pietà adiacente al cortile del complesso della Pietà, oggi è documentata nella hall dello stesso edificio di via XXIV Maggio.</div><div>Il prospetto settecentesco è caratterizzato da un portale a bugnato con lapide marmorea recante la dicitura "MONTE DI PIETA'" e sopra l'arco una targa "MAIOR OMNIUM CHARITAS 1789" a ricordo dei rifacimenti eseguiti dopo il terremoto della Calabria meridionale del 1783. Sui lati vi sono quattro finestre alternate a sei nicchie.<br></div><div><br></div><div>Il terremoto di Messina del 1908 distrusse il luogo di culto, chiesa di Santa Maria della Pietà. Ruderi delle mura perimetrali, il primo ordine della facciata e la scenografica scalinata sono quanto è scampato alle rovinose scosse sismiche.<div><span class="fs12lh1-5">I bombardamenti della seconda guerra mondiale provocano altri danni alle strutture già compromesse, solo nel 1979 si comincia il restauro dell'intero complesso. Oggi gli edifici e gli spazi di proprietà degli "Azzurri", sono spesso usati come sede per manifestazioni culturali, rappresentazioni teatrali, concerti e mostre.</span><br></div><div><br></div><div>Nel 1741 in occasione del bicentenario della fondazione della Compagnia degli Azzurri attestata presso la chiesa di Santa Maria della Pietà, fu realizzata la scenografica scalinata, su progetti e disegni dell'architetto Antonio Basile e del pittore Placido Campolo.</div><div><br></div><div>Al centro, tra rampe simmetriche, fu collocata la fontana marmorea con la statua allegorica dell'Abbondanza, opera del messinese Ignazio Buceti su disegno di Placido Campolo sotto il motto "MDCCCXLI FESTO SECULARI SECUNDO".</div><div><br></div><div>Sulla vasca si erge la figura femminile assisa su uno sperone roccioso, rappresentata nell'atto di mostrare con la mano sinistra il petto prosperoso mentre con la destra regge la cornucopia, simbolo di fortuna, ricchezza e abbondanza. </div><div>Figura allegorica "consolatrice" rivolta ai meno abbienti costretti a rivolgersi ai prestiti del Monte di Pietà.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 15:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tra cavalieri, sbandieratori, musici e falconieri in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000145"><h3 class="imHeading3">Tra cavalieri, sbandieratori, musici e falconieri in Sicilia</h3>Un tuffo nel passato, tra dame, cavalieri, sbandieratori, musici e falconieri. Echi medievali che andrebbero smarriti o persi, se non fosse per gli organizzatori, che durante le feste del santo Patrono, per lo più patrocinate dal Comune, permettono l'esibizione degli sbandieratori.<div><br></div><div>Si assiste al corteo medievale in costume in cui partecipano gruppi storici provenienti da vari paesi. Suggestive le danze, le musiche dell'epoca, le coreografie, eseguite tra vicoli delle piazze e le rievocazioni.</div><div>Una festa, una manifestazione organizzata con molte attrazioni per coloro che desiderano trascorrere una giornata all’insegna della tradizione.</div><div><br></div><div>L’esibizione, che ha durata variabile a seconda del tempo e dello spazio a disposizione, si apre con una coreografia di benvenuto che riproduce l’omaggio reso dagli alfieri dell’epoca ai notabili e alle dame. Successivamente, si prosegue con le evoluzioni eseguite dai figuranti, con una o più bandiere. La difficoltà di esecuzione dell'esibizione aumenta proporzionalmente al numero delle bandiere adoperate.</div><div><br></div><div>Gli sbandieratori nascono alla fine del XIV secolo come "segnalatori" durante il periodo di guerra. Gli sbandieratori, infatti, servivano per comunicare con i reparti attraverso lanci e sventolii dei vessilli, indicando, in questo modo, l'attimo più propizio per l'attacco, i movimenti da effettuare con le truppe e le fasi salienti della battaglia, secondo un codice ben preciso. </div><div><br></div><div>Il maneggio delle bandiere era affidato a bravi militi che avevano il compito di difendere le proprie insegne sino alla morte. Dovevano essere fedeli, discreti ed ingegnosi oltre che istruiti in diverse lingue per comunicare coi nemici sul campo di battaglia. </div><div><br></div><div>Nelle accademie militari e nei collegi di educazione militare veniva insegnata "l'arte di sventolar la bandiera", poiché i Signori d'Italia vedevano in questo un nucleo di difensori utili al mantenimento del proprio principato. </div><div><br></div><div>In seguito, nel Seicento, presso le corti dei grandi principi italiani era frequente l'esercitare dei giochi di bandiere in modo da intrattenere i cavalieri e le dame.</div><div><br></div><div>Esistono ad oggi due Associazioni che racchiudono e tutelano le singole associazioni:</div><div>la Federazione italiana sbandieratori è prettamente di tipo tecnico/sportivo, </div><div>la Lega Italiana Sbandieratori che tutela una sbandierata più classica e valorizza maggiormente il comparto musicale. </div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 22 Sep 2023 14:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il codice penale, la mitologia del personaggio infame]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000143"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il codice penale, la mitologia del personaggio infame, essa ha origine storiche e non moderne</h3><div><hr></div><div>Il codice penale è sì espressione della volontà del sovrano, ma la volontà del sovrano ‘illuminato è condizionata a sua volta dai superiori principi del diritto naturale e conseguentemente i precetti penali non debbono essere pensati per un fruitore ‘cittadino’ ma bensì per i giuristi, veri ‘fruitori’ del codice.</div><div>Il codice era in realtà diretto sia ai cittadini che ai giudici, ma in particolar modo tenendo presente le esigenze dei giudici.</div><div>Rammentiamo che accanto alla giustizia del sovrano operava, poi, quella amministrata dai signori, laici ed ecclesiastici, i signori ecclesiastici nei loro benefici, tanto che essi risultano immuni dalla giurisdizione civile sia regia, sia signorile. e dalle città. Per quanto riguarda la giustizia signorile bisogna distinguere tra quella fondata sull’affermare il dritto connessa al dominio sulla terra, che i signori ricevevano per concessione del sovrano. Presso di lui si riuniva una corte di giustizia, composta da suoi fedeli e da suoi agenti, la quale nel caso di grandi signori, come quelli insigniti del titolo comitale e titolari di un vasto patrimonio, comprendeva anche vescovi, vassalli del re o dello stesso signore, cavalieri, giudici delle città presenti nel dominio.</div><div><br></div><div>Nel periodo pre-illuminista il concetto di bene giuridico risente della concezione del reato come “peccato”, ossia come trasgressione di una legge divina, ed i reati assumono una connotazione etica e religiosa in quanto non sono contro la società e l’individuo ma contro Dio.</div><div>È solo nell’età dei Lumi che il pensiero filosofico-politico teorizza una struttura dello Stato secolare e segna, sul piano ideale, l’ingesso del diritto penale nella dimensione della laicità. Si passa da una visione teologica del diritto penale, ad una visione umana e secolarizzata: la violazione della legge non è più un peccato contro Dio bensì reato contro la comunità, con la conseguente ‘materializzazione’ degli oggetti della tutela. </div><div>La componente ideologica è sempre stata presente nella storia del concetto del bene giuridico. Esso si è dovuto adattare a situazioni culturali, politiche molto diverse tra loro.</div><div><br></div><div>Quindi diritto penale quale strumento di protezione dei beni giuridici.</div><div>Essa supera la valutazione di un sistema dei delitti e delle pene ancorato alla realizzazione di un ideale di giustizia ultraterreno, perseguendo un obiettivo pratico e socialmente utile di tutela di quei beni atti a garantire una pacifica convivenza tra i consociati nei limiti della stretta necessità, e circoscrivendo l’intervento della sanzione punitiva ai soli casi in cui essa pare irrinunciabile, soprattutto quando briganti e prepotenti non mancavano, vero assillo dei regnanti.</div><div><br></div><div>Il codice penale del 1791 è il primo corpo normativo francese in materia penale. L’ancien droit, con il ‘flétrissure’(marchio di infamia), la frusta e la confisca, cedono il posto ad un nuovo diritto che si preoccupa della funzione di prevenzione generale positiva della pena, dell’indurre la collettività al bene, come emerge dalla frequenza di punizioni esemplari, arricchite dal pathos della teatralità dell’esecuzione pubblica. </div><div>La privazione della libertà personale, nelle forme della morte, della galera, della reclusione in un carcere duro, della detenzione, della deportazione e della gogna, assolve alla funzione pedagogica della sanzione penale, esso prevede, per ogni reato, una sola pena ‘edittale’, senza possibilità, per il giudice di spaziare, nel caso concreto, tenuto conto delle singole circostanze, tra un minimo e un massimo della pena. </div><div>Il concetto di infamia riguarda i caratteri della pubblicitas e della fama del bandito e delle sue azioni.</div><div>L'infamia serve ad etichettare di fatto, una perduta dignità ed onorabilità sociale.</div><div>Fama e infamia sono fra i problemi centrali della società non solo medievale. La buona o la cattiva fama influiscono in modo determinante sulla capacità giuridica, sulla vita quotidiana, sugli aspetti politici ed economici; servono a imprimere a ciascuno un marchio, sono segni del modo di pensare e giudicare della comunità.</div><div>La fama contribuisce alla stabilità e alla coesione sociale. Essa non è un termine giuridico, ma gli interpreti medievali hanno utilizzato tale concetto come indicatore di comportamento per rappresentare la reputazione di cui ciascuno gode nell'opinione degli altri.</div><div>Nell'età medievale «finché ognuno teneva volentieri il proprio posto, nessuno si sentiva particolarmente colpito dalla singolarità degli altri»</div><div>Sull'infame ricadono una serie rilevante di incapacità: perde la dignità, non può rivestire incarichi onorifici, non può più prestare valida testimonianza, perde il diritto di fare testamento.</div><div>«L'infamia è causa d'estinzione della nobiltà». Essa per certi «ceti sociali equivale a una pena di morte, come per gli esclusi e i diseredati; per chi, invece, appartiene a ceti importanti, l'infamia diventa una sanzione vera e propria con conseguenze disastrose, perché li priva di importanti diritti civili»</div><div>Si potrebbe dire che l'eventualità di perdere la fama è per un individuo, capace e possessore di diritti, l'equivalente di un imminente pericolo di morte. L'infamia, però, non è così dannosa per chi non ha nulla da perdere. «La fama non è una virtù morale è un bene prezioso da curare.</div><div>L'infamia costituiva una sorta di macchia più o meno indelebile, che connotava un individuo e i suoi atti all'interno della comunità, nonché il comportamento degli altri nei suoi riguardi.</div><div>La publicità dell'azione delittuosa serviva come serve a tendere conoscibile la figura del latrone e ad imprimere un'immagine duratura, nelle persone.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 22 Sep 2023 14:01:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-codice-penale,-la-mitologia-del-personaggio-infame</link>
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			<title><![CDATA[Tra religione e superstizione, il culto dei santi siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000142"><h3 class="imHeading3">Tra religione e superstizione, il culto dei santi siciliani</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il culto delle reliquie nel Medioevo, la convinzione che la semplice vicinanza a un frammento del corpo di un santo o a un oggetto che era entrato in contatto con un santo una reliquia (il termine viene dal latino e significa letteralmente “resti”) garantisse un rapporto diretto con il sovrannaturale e assicurasse ai fedeli una speciale protezione era universalmente diffusa nel mondo cristiano; ciò garantì fin dalle sue origini, nel IV secolo, al culto delle reliquie un crescente successo.</div><div class="imTACenter">Durante tutto il Medioevo, le chiese si erano andate riempiendo di reliquie. Il possesso di una reliquia importante dava prestigio a una chiesa, favoriva le elemosine e i lasciti, attirava masse di pellegrini. Oltre a essere una insostituibile risorsa spirituale, le reliquie rappresentavano dunque anche un ottimo investimento materiale: la fede s’intrecciava strettamente con l’economia, la dimensione spirituale con quella materiale.</div><div class="imTACenter">Ben presto, peraltro, la richiesta di reliquie divenne superiore all’offerta, e si scatenò una vera e propria caccia alle reliquie. Anzitutto si moltiplicarono le “scoperte”: molti vescovi, in buona o in malafede, dichiaravano di essere stati illuminati da una rivelazione soprannaturale, che li aveva condotti a scoprire corpi di martiri andati dispersi. Per ottenere una reliquia non si arretrava nemmeno davanti al furto. Il fenomeno provocò anche la nascita di una fiorente attività commerciale.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La devozione alla religione e ai santi protettori della città, del paese, del quartiere o del borgo è un tratto caratteristico della storia dell’isola e ha consentito ai siciliani, anche sotto il giogo delle più ostili e tiranniche dominazioni, di esprimere il proprio senso artistico, la genialità, lo spirito più profondo e autentico del popolo, anche se le feste erano, in genere, l’occasione per ostentare ricchezza e potere di pochi.</div><div class="imTACenter">Durante le varie dominazioni che si sono succedute nell’isola, il culto dei santi e dei martiri è stato oggetto talora di limitazioni talaltra d’innovazioni: così, durante la dominazione araba, i musulmani imposero un tributo per venerare i santi alle popolazioni dei paesi da loro conquistati, vietando le processioni solenni, la la costruzione di nuove chiese, potevano continuare la loro preghiera tramite il pagamento della gezia. Le chiese dove i cristiani pregavano non era altro che la trasformazione di templi pagani, qui di assistiamo ad una infarinatura di paganesimo e cristianesimo.</div><div class="imTACenter">Successivamente, con la dominazione dei Normanni e poi con quella sveva, spagnola e aragonese, i siciliani tornarono ad essere liberi di praticare con manifestazioni solenni il culto dei santi e dei martiri.</div><div class="imTACenter">Ma perché tanto culto rivolto ai santi, perché non rivolgersi direttamente a Dio, forse perché era considerata l’ultima speranza, al patrono al santo, ci si rivolge ogni giorno, si confidano pensieri, pene e gioie, il santo ne è testimone oculare delle esigenze del popolo, è con la cultura spagnola che le feste per i santi rallentarono, con bolla papale del 1643 ogni paese doveva avere un santo un proprio protettore, e così la congregazione dei riti dovette intervenire prendendo posizione imponendo la scelta di un solo patrone e relegando gli altri a compatroni, e così di conseguenza le feste con la loro fastosità dovettero soccombere da cerimonie civili a religiose processioni, tra povertà di contenuti, usanze intromissioni, degradazione delle feste si cerca di radrizzare il significato sincero della originali spiritualità.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La santità si presenta nel passato e nel presente come frutto di una costruzione strutturata su tre livelli: esperienza religiosa, consenso sociale, riconoscimento ufficiale. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il culto dei santi vive della dialettica fra universalità, fondamento del concetto teologico di santità, determinati dal radicamento territoriale in vita, e soprattutto in morte, di ogni santo, e la chiesa evoca a sé il riconoscimento ufficiale della santità ed è dopo il Concilio di Trento che codifica il processo di beatificazione e canonizzazione, promuove l’elaborazione di un calendario universale.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Gli apostoli erano stati i primi a rendere testimonianza della resurrezione del Signore fino al sacrificio della vita: da allora il termine martys, ‘testimone’, acquisisce il significato di ‘morto per la fede’.</div><div class="imTACenter">Ogni chiesa e ogni monastero venera il proprio santo fondatore, martire, vescovo, abate, capace di assicurare protezione alla comunità, ai beni, ai territori posti sotto la sua giurisdizione.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Così il legame che unisce un santo e il ‘suo’ territorio è il culto per il patrono cittadino, diviene intercessore nei confronti di Dio e protettore efficace degli individui e delle comunità contro i pericoli della malattia, della carestia, della morte, il santo acquisisce il titolo e le funzioni di patrono, in analogia con quelle esercitate dal patronus romano nei confronti dei suoi clientes, fossero essi singoli o intere collettività. </div><div class="imTACenter">Esso rimane elemento costitutivo dell’identità della comunità, strumento essenziale che lega coloro che sono emigrati al luogo di origine.</div><div class="imTACenter">L’elezione del patrono spetta al clero e ai fedeli o a coloro che si pongono sotto la protezione del santo e avviene «per consultationes seu suffragia sive per petitiones seu subscriptiones», ma deve sempre avere l’approvazione delle competenti autorità ecclesiastiche.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il punto è che l’ecclesia siciliana aveva risposto non tanto ad esigenze religiose quanto ad esigenze politiche, anche perché la ripartizione delle diocesi non era basata sulla razionalità ma su motivi politici, vedi Patti, Cefalù, Monreale, Palermo, Messina, Agrigento.</div><div class="imTACenter">Con, la nuova ripartizione che verrà basata su assetti più funzionali ed organizzativi, legati al territorio, ma si è dovuto attendere i primi del 1800, anche grazie alla realizzazione di nuove strade realizzate dal regno.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Non dobbiamo dimenticare l’Inquisizione spagnola in Sicilia che sottopose a giudizio ebrei, rinnegati, negromanti, streghe, protestanti ed eretici provenienti da tutta Europa; tramite uno strutturato sistema di ufficiali, familiari e collaboratori, mantenne il controllo del dissenso politico e religioso dal 1400, fino al 1782, condizionando la vita sociale e istituzionale del viceregno siciliano.</div><div class="imTACenter">Lo scopo del tribunale era mettere a tacere uomini di "tenace concetto" ossia recidivi peccatori della morale, eretici o comunque agitatori, sobillatori e diffusori di idee e stili di vita, credenze e superstizioni, contrari alla conservazione della fede cattolica.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">I siciliani erano sempre cattolici osservanti, ed in meno di tre decenni vedi il primo 1800,cambia la mappa della giurisdizione dell’isola, e delle circoscrizioni diocesane, che ricalcavano la suddivisione amministrativa dell’isola.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 17 Sep 2023 13:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La filastrocca siciliana dei Morti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000141"><h3 class="imHeading3">La filastrocca siciliana dei Morti: la Commemorazione dei Defunti in Sicilia<br></h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">In Sicilia, la Commemorazione dei Defunti è un momento davvero speciale, e la filastrocca siciliana dei Morti ne cattura perfettamente l’essenza. Ogni anno, il 2 novembre, le famiglie si riuniscono per onorare i propri cari che non ci sono più, preparando tavole imbandite con dolci come i "fruttini di marzapane" e il "pane dei morti". Ma non è solo cibo: ci sono candele accese, fiori freschi e, soprattutto, storie da raccontare.<div><br></div><div>La filastrocca, con il suo ritmo incalzante e le immagini vivide, ci ricorda che, anche nella tristezza, c’è spazio per la celebrazione e la memoria. È un modo per mantenere viva la connessione con il passato e trasmettere alle nuove generazioni l’importanza di ricordare e onorare chi ci ha preceduto.</div><div><br></div><div>Nella notte tra il 1° e il 2 novembre, le persone care che non ci sono più portano doni ai bambini, premiandoli per i loro buoni comportamenti. Si tratta di un modo per mantenere vivo il legame con coloro che ci hanno lasciato.</div><div><br></div><div>La giornata del 2 novembre ha un significato molto profondo in Sicilia. È una delle ricorrenze più amate, legata alla tradizione e al ricordo dei defunti. La commemorazione è un momento di riflessione, di celebrazione, ma anche di raccoglimento. Al risveglio, i più piccoli trovano i doni lasciati dalle persone care che non ci sono più: dolci e giocattoli, che mantengono saldo il legame con gli affetti perduti. In questo modo, la morte viene vissuta in modo meno spaventoso. Alla festività sono legate anche alcune ricette tipiche, come biscotti e pietanze salate.</div><div><br></div></div><div class="imTACenter">La filastrocca</div><div class="imTACenter">“Armi santi, armi santi (Anime sante, anime sante)</div><div class="imTACenter">Io sugnu unu e vuatri siti tanti: (Io sono uno e Voi siete tante)</div><div class="imTACenter">Mentri sugnu ‘ntra stu munnu di guai (Mentre sono in questo mondo di guai)</div><div class="imTACenter">Cosi di morti mittitiminni assai” (Regali dei morti mettetemene molti).</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">U pupu cu l’anchi torti: la filastrocca della Festa dei Morti</div><div class="imTACenter">Talè chi mi misiru i Morti, ‘u pupu cu l’anchi torti.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Un tempo i bambini recitavano queste parole nel giorno della Commemorazione dei Defunti.</div><div class="imTACenter">Scopriamo, una serie di usanze di consuetudini che ancora si rinnovano e continuano a mantenere più vivo che mai il legame con i nostri cari che non ci sono più.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Arriva ‘U pupu cu l’anchi torti</div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">“Talè chi mi misiru i Morti, ‘u pupu cu l’anchi torti, a atta ch’abballava, u surci chi sunava. Passa la zita cu ‘a vesta di sita, passa u baruni cui cavusi a pinnuluni”. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Queste le parole la mattina del 2 novembre. Nella notte, i morti avevano portato regali e dolci e i bimbi non vedevano l’ora di scoprire i loro doni. Recitare la tiritera, era per uno scaramantico rispetto della tradizione.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Un po’ di storia</div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"> La Festa dei Morti ha origine dall’incontro tra due tradizioni, una molto antica di natura pagana e un’altra di origine cristiana.</div><div class="imTACenter">In particolare, prima di diventare festa di precetto per la Chiesa di Roma, la commemorazione di Ognissanti veniva già festeggiata in Inghilterra tra i celti; nel giorno di questa antica festa, conosciuta con il nome di Samhain (tutte le anime), si raccontava che, poiché fosse la notte più lunga dell’anno, il principe delle tenebre aveva il tempo di chiamare a raccolta tutti gli spiriti per permettere loro di passare dal mondo dei morti a quello dei vivi e ritornare così nei luoghi che abitavano quando erano in vita.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La scelta della Chiesa di festeggiare il giorno di Ognissanti il 1° Novembre, spostando la ricorrenza dal 13 maggio, secondo alcune interpretazioni e così come ipotizzato dall’antropologo Frazer, avrebbe come motivazione la volontà di creare una continuità tra la commemorazione cristiana e l’antica festa celtica; Secondo altre interpretazioni, invece, sarebbe stato proprio l’intento di far dimenticare i riti pagani a vantaggio di quelli cristiani la ragione di questo spostamento voluto da Papa Gregorio IV e sostenuto da tutti i vescovi.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Nel X sec. alla commemorazione di Ognissanti si affiancò la festa dei morti tradizionalmente celebrata il 2 Novembre.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Iganzio Buttitta in I morti e il grano <br></div><div class="imTACenter">Si potrebbe anche dire che il culto dei morti in Sicilia è, tradizionalmente, legato al lavoro della terra. Iganzio Buttitta in «I morti e il grano. Tempi del lavoro e ritmi della festa» scrive infatti che il contadino arcaico crede fermamente nella relazione tra morti e vivi, tra sottosuolo e spazio del lavoro contadino. Esiste una dipendenza inscindibile del raccolto dalle forze della terra. Diversi modi di dire come «Si nun vennu li morti, nun caminanu li vivi» sostengono proprio l’idea che i vivi hanno bisogno dei morti per difendere ciò che è stato seminato e proteggere i raccolti.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 16 Sep 2023 17:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Festa e la Cavalcata di Sant’Eligio di Sciara con la processione a cavallo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000140"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Festa e la Cavalcata di Sant’Eligio di Sciara con la processione a cavallo dell’antico bassorilievo del miracolo del Santo protettore degli armenti, ultima domenica di settembre</h3><div><hr></div><div>La Cavalcata di Sant’Eligio si svolge l’ultima domenica di settembre con la processione storica con l’immagine del miracolo di Sant’Eligio portato da un cavaliere. &nbsp;Il Santo, consacrato vescovo , ebbe grande popolarità nel Medioevo, dalla contrazione del nome francese Éloi nel medioevo in molte città italiane veniva chiamato semplicemente sant'Alo, sant'Alò.</div><div>Sant’Eligio è il patrono degli orafi e di tutti gli artigiani dei metalli, ed anche dei mercanti di cavalli, dei maniscalchi, carrettieri, secondo la leggenda, avrebbe miracolosamente riattaccato la zampa ad un cavallo. </div><div>La festa di Sant’Eligio di Sciara è molto caratteristica e si svolge tutti gli anni nell’ultimo week end di settembre con la sfilata per le vie del paese di cavalli e cavalieri che provengono anche dalle comunità vicine.</div><div><br></div><div>A Sciara la mattina dell’ultima domenica di settembre si svolge “La Cavalcata di Sant’Eligio”, un corteo di muli ed asini bardati a festa e con l’immagine di “Santo Loi” sulla fronte segue un bassorilievo che raffigura il miracolo di Sant’Eligio portato da un cavaliere che ne ha richiesto il privilegio. Dopo la processione il parroco benedice gli animali. Interessante a Sciara la fiera del cavallo indigeno siciliano.</div><div><br></div><div>Viene raffigurato nell’atto di compiere il miracolo, la fama di grande taumaturgo si narra che Eligio ricevette la visita di Gesù nella sua bottega, che gli mostrò come ferrare miracolosamente un cavallo tagliandogli via la zampa e poi riattaccandola con tre colpi di martello e per questo motivo fu nominato patrono di maniscalchi.</div><div>Nei giorni della manifestazione presso il campo sportivo si svolgono la gimkana equestre, con il percorso a tempo e gli ostacoli da superare, e la mostra equina.</div><div><br></div><div>La manifestazione Cavalcata di Sant’Eligio, organizzata dall’Associazione Equestre Amici del Cavallo di Sciara, ha in programma il Gran galà equestre ed il famoso Palio di Sant’Eligio con i cavalieri e i fantini che sfilano nel campo sportivo con i loro cavalli migliori e fanno a gara sfidandosi in prove di abilità e di velocità, per la conquista del palio che sarà consegnato, al termine dei festeggiamenti.</div><div><br></div><div>A Trapani presso la chiesa di San Pietro vi è una cappella con un gigantesco quadro che raffigura il miracolo di Sant’Eligio nell’intento di rompere le catene di alcuni prigionieri. L’opera fu realizzata da Matteo Mauro per un compenso di 58 onze totali su commissione del capo mastro Antonino Lombardino dell’Arte dei Ferrari e Chiavitteri. Il contratto notarile porta la data del 16 dicembre 1813. </div><div><br></div><div>A Palermo la chiesa di Sant’Eligio è solo un rudere nell’omonima piazza.</div><div><br></div><div>La chiesa, consacrata sotto il titolo di Sant’Anna dal Cardinale Salvatore Pappalardo a Sciara. Al suo interno si possono ammirare un altare bronzeo ed il crocifisso realizzati da Arnaldo Pomodoro e due pannelli in ceramica raffiguranti la Crocifissione e la Resurrezione di Ernesto Treccani. </div><div>La Chiesa di Sant’Anna più antica si eleva imponente sulla piazza principale del paese e presenta un prospetto con le guglie dei campanili di stile goticheggiante. </div><div><br></div><div>In contrada Sonatore si trova la Chiesa dell’Addolorata dove nel mese di Settembre si celebra la Santa Messa della Madonna Addolorata. Il territorio di Sciara ricade nella Riserva Naturale di Monte San Calogero.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 18:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mostra Collettiva  L ATELIER MODICA]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013F"><div><h3 class="imHeading3">Mostra Collettiva- L'A/TELIER-MODICA</h3></div>Dal 12.09.23 al 5.03.2024 &nbsp;l’A/telier -Modica , presenta una mostra d’arte con le artiste e artisti che hanno esposto presso questo spazio di contemporaneità a Modica-Alta . Si potranno ammirare i lavoro di Luciana Perego ( Ceramica ), Unica ( tessile ), Antonella Giannone ( Pittura ), Sergio Poddighe ( Pittura ), Raffaello De Vito ( Fotografia ), Il Bramante ( Scultura da appendere ), Angelo Modica ( Pietra ), Konrad Hofer ( Pittura ), Aldo Giovannini ( Fil di ferro e legno ).<div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/_mostra-collettiva-jpg._1.jpg"  width="905" height="1280" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 15:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ballata di lupara del cantastorie Franco Trincale]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Ballata di lupara del cantastorie Franco Trincale</h3><div class="imTACenter"></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Ballata di lupara del cantastorie Franco Trincale, espresse le riforme che sin dal fascismo prevedevano l’inserimento del Mezzogiorno in una società pluralistica e la persistenza degli assetti latifondisti e delle mediazioni capitalistiche nelle forme cristallizzate della mafia.</span></div><div class="imTACenter">Armato di chitarra ha raccontato e tradotto in musica le storie dell’ultimo mezzo secolo d’Italia. Dalle fabbriche alle piazze e da ogni luogo dove protagoniste sono le persone e le loro lotte. Mettendo il dito nell’occhio dei resoconti ufficiali e della stampa</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Lu Cantastorie cala lu telone/ </div><div class="imTACenter">la storia è terminata di cantari/</div><div class="imTACenter">n’avvertimentu a tutti li personi/</div><div class="imTACenter">sta società bisogna di cambiari. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Franco Trincale, <span class="fs12lh1-5">“Una piazzetta, un cartellone, una chitarra ed una voce popolare/per raccontare storie di terre e di mare! &nbsp;Canta il Cantastorie e “cunta”:</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">parla d’Amore, e di guerra, di Pace, di storie di sempre, da che esiste la Gente! /Canta di popoli vissuti lontani nel tempo, che combatterono, come quelli di oggi, /per vivere meglio, contro ogni stato sovrano!/La gente si avvicina, la gente si allontana: si mantiene “distante” e, distrattamente, fa finta di niente./ Ma quando il Cantastorie incomincia a cantare con quella sua voce calda e popolare, la gente ammutolisce e si lascia trasportare;/ diventa silenziosa, attenta, si commuove, piange e ride e riflette!/ (da http://www.trincale.com/)”.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Franco Trincale, così riassume la sua arte di cantastorie. Ultimo trovatore, incarnazione dalla nobile tradizione dei cantastorie siciliani, quella tradizione l’ha fatta rinascere a Milano, nel cuore della città meneghina, in quel nord di fabbriche e industrie, di disoccupati e di malaffare che negli anni del boom economico, e a seguire, è stata la sua piazza, il palcoscenico di una protesta suonata e cantata. E mostrata nelle tele dipinte a fumetti. Cartelloni esplicativi, come tipico dei veri cantastorie.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Si trasferisce a Milano nel dopoguerra, come tanti in quegli anni, in cerca di lavoro. La Milano è quella alienata, mirabilmente raffigurata da Luciano Bianciardi nel suo capolavoro “La vita agra”. Quella Milano in cui; “È aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l’occupazione assoluta e relativa, il numero delle auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale di circolanti su detto mezzo, il consumo del pollane, il tasso di sconto, la statura media, la produttività media e la media oraria al giro d’Italia. Tutto quello che c’è di medio è aumentato” [Bianciardi, L. 2009, pp. 157-158].</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Una città di disuguaglianze profonde, di immigrati in cerca di un futuro, di donne e uomini sempre di fretta.</div><div class="imTACenter">Una cosa però ha imparato, oltre a maneggiare armi: suonare la chitarra e comporre ballate. </div><div class="imTACenter">Di qui il progetto di fare della musica una professione: “Invece della mitraglia – dice – ho preferito la chitarra, facendo il cantastorie” [Straniero, M.L. p. 13].</div><div class="imTACenter">Un’ambizione che non nasce dal nulla, ma dall’ascolto dei cantastorie che attraversavano i piccoli paesi della Sicilia, come Militello, in provincia di Catania. Lui, bambino appassionato, assisteva a quegli spettacoli con occhi meravigliati. In famiglia, poi, il padre era attore drammatico dialettale, già dentro al mondo dell’arte.</div><div class="imTACenter">Così è la musica, la vocazione. Franco si esibisce nelle piazze siciliane, cominciando a farsi conoscere. Poi un compare salito al nord per lavorare come muratore gli racconta che a Milano la gente che canta nelle piazze raccoglie anche cinquecento lire. Impensabile un tale guadagno al sud.</div><div class="imTACenter">Franco si convince. Ed è vero che la gente è tanta nella grande città, e spesso si ferma ad ascoltare un cantastorie. Il problema è la lingua, quel dialetto siciliano che al nord nessuno capisce, se non i meridionali. Che a Franco, narratore di storie e di cronache, non bastano come pubblico. “Mi arrabbiavo – dice – quando non riuscivo a comunicare, a far fermare, anche la gente del Nord, il milanese…Allora m’accorsi che dovevo un po’ cambiare il linguaggio, e uscire fuori da quello che era il dialetto puro della mia ballata” [Straniero, M.L. p. 12]. Così decide di italianizzare il suo dialetto per renderlo comprensibile a tutti, pur mantenendo certe tipicità, per marcare comunque il suo specifico di cantastorie. Questa manipolazione della lingua è anche una scelta coerente con un obiettivo importante che si è posto: con le sue canzoni intende arrivare a tutti, anche a coloro che, analfabeti o senza una lira, non leggono un quotidiano e non conoscono ciò che avviene nel Paese, le disgrazie, i problemi della società. Cantare quelle canzoni, con quel suo italiano misto al siciliano, è una scelta politica, di cui egli è ben consapevole.</div><div class="imTACenter">“Io sono nato laggiù in Meridione – canta – […] dove in pochi si legge il giornale e la scuola non è obbligatoria/ dove a sedici anni si è sfruttati/ ed a vent’anni in Questura arruolati […] Io sono nato laggiù in Meridione/ e voglio fare la rivoluzione” [Il Meridionale in Straniero, M.L. p. 19].</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Nei primi tempi intrattiene i passanti con le tipiche canzonette napoletane, come Lazzarella e Guaglione. E la gente si ferma, ascolta piacevolmente. Il problema nasce quando Franco intona le sue ballate politiche. </div><div class="imTACenter">È lì che se ne vanno, sia i settentrionali che i meridionali. E a lui prende una gran rabbia, perché ciò per cui vuole essere ascoltato sono quelle ballate, di protesta e di lotta. E presto si accorge che lì al nord è ben accetto fino a che resta nello stereotipo del cantore folcloristico, quando invece il discorso tocca argomenti fastidiosi allora “t’incominciano non solo a scansare tutti, ma t’incominciano a mettere gli ostacoli per non farti più andare avanti” [Straniero, M.L. p. 16].</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Come la lotta alla mafia. Cantata di lupara è dedicata a Salvatore Carnevale ucciso dalla mafia padronale a Sciara. Salvatore, gran faticatore, lavorava nei campi e come operaio nelle fabbriche. Poi divenne sindacalista e incitava i suoi compagni a reagire di fronte allo sfruttamento: operai, zappatori, contadini, minatori per tutti esisteva un futuro migliore. I discorsi di Salvatore infastidivano i grandi proprietari, ma “Salvatore non cedette alle minacce del grosso padrone agrario così il padrone pagò i mafiosi che appostatisi all’alba dietro una siepe spararono alle spalle di Salvatore Carnevale” [Straniero, M.L. p. 20]. Salvatore Carnevale fu trovato assassinato con due colpi di lupara all’alba del 16 maggio 1955, mentre si recava a lavorare in una cava di pietra. Aveva 31 anni.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 15:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Siamo nel 1800 in Sicilia nasce quella organizzazione che viene definita Mafia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013D"><div><hr></div><div>Siamo nel 1800 in Sicilia: nasce quella che viene definita Mafia<div><hr></div><div>Il rapporto del prefetto di Palermo, Filippo Gualterio, del 1865, è il primo documento ufficiale in cui si usa il termine «mafia» per definire un’«associazione malandrinesca». In questo rapporto, il generale Corrao, vecchio cospiratore e braccio destro di Rosalino Pilo (morto due anni prima), è indicato come un elemento di collegamento con la mafia stessa. Violenza rivoluzionaria, opposizione politica, società segrete, delinquenza comune, briganti e protettori: questi i concetti con i quali la prima definizione di «mafia» è stata «cucita» addosso alla Sicilia, giustificando la dura repressione attuata dai regimi speciali di pubblica sicurezza nei primissimi anni dell'Unità.</div><div><br></div><div>Il fattore scatenante della nascita della mafia non è da ricercare solo nel malcontento che emerse tra i braccianti e i contadini, soprattutto dopo l’Unità d'Italia, quando la loro condizione economica peggiorò drasticamente. L'arrivo di Garibaldi acutizzò il malcontento della popolazione del Sud Italia, cui si aggiunse anche una propaganda negativa da parte della Chiesa, che vedeva l'Unità come una minaccia alla propria fede cattolica a causa della questione romana. Non a caso, Roma venne annessa solo nel 1870, e il basso clero, che era a contatto diretto con la popolazione, rafforzava questa visione. Le mafie e la massoneria speculativa, che non erano che meri strumenti in mano a chi aveva realmente orchestrato l’Italia unita, presero il potere.</div><div><br></div><div>La peculiarità della mafia: una connotazione politica</div><div><br></div><div>La peculiarità di questo fenomeno è quindi la sua connotazione politica, che lo distingue dal semplice banditismo. Il brigantaggio post-unitario, infatti, non aveva una dimensione politica come quella che si sviluppò con la mafia in Sicilia. La mafia nacque e si consolidò nel contesto di un nuovo ordine sociale, dove le organizzazioni criminali si intrecciavano con le strutture di potere e le classi dominanti locali.</div><div><br></div><div>La mafia a fine Ottocento: organizzazione e potere</div><div><br></div><div>Dalla fine degli anni '70 dell’Ottocento, con il termine mafia si cominciava a designare un tipo di criminalità organizzata che si distingueva dalla delinquenza comune e dal brigantesco. Le cosche mafiose erano strutturate in gruppi, chiamati appunto «cosche», i cui membri vestivano normalmente abiti civili e vivevano nel contesto quotidiano della società, senza destare sospetti. Le attività mafiose erano legate principalmente all’economia agrumicola e all’intermediazione, con l’obiettivo di assumere e controllare monopolisticamente determinati settori economici.</div><div><br></div><div>Le cosche si inserivano in contesti produttivi come l’affitto a gabella, la guardiania dei giardini, l’erogazione dell’acqua, l’intermediazione commerciale tra i proprietari terrieri e gli speculatori, e la custodia dei prodotti agricoli. Questa attività economica non solo era redditizia, ma contribuiva a stabilire una rete di potere e controllo sul territorio.</div><div><br></div><div>L'inizio di un potere ambiguo: la mafia e le istituzioni</div><div><br></div><div>Il vero e proprio «atto di nascita» della mafia si può considerare all'inizio degli anni Settanta dell’Ottocento, quando si manifestò in tutta la sua ambiguità il collegamento tra queste organizzazioni e i poteri pubblici. Il questore di Palermo, Albanese, non esitò a servirsi e a proteggere gruppi di delinquenti per contrastare i gruppi politici avversi, tentando di riconquistare favori da parte del governo centrale.</div><div><br></div><div>Con la rivoluzione parlamentare e l’avvento al governo di una Sinistra che aveva attaccato duramente i provvedimenti speciali di pubblica sicurezza attuati dalla Destra per reprimere i moti rivoluzionari del 1866, si cercò di dimostrare alla nazione di essere in grado di garantire l'ordine pubblico senza ricorrere alla durezza della repressione. Tuttavia, per farlo, la Sinistra appoggiò fortemente il gruppo dirigente locale, compreso quello mafioso.</div><div><br></div><div>La collaborazione tra mafia e classi dominanti</div><div><br></div><div>L’azione del prefetto Malusardi, inviato a Palermo con l’incarico di debellare il banditismo, costrinse le organizzazioni criminali sopravvissute sotto il controllo del questore Albanese a stipulare un vero e proprio «compromesso» con le classi dominanti. Questi gruppi criminali rinunciarono ad alcune attività particolarmente lucrative, come il sequestro di persona, e si impegnarono a collaborare con le autorità nell’arresto dei banditi latitanti.</div><div><br></div><div>Fu in questo momento che, secondo lo storico Salvatore Lupo, possiamo davvero parlare di mafia. Le organizzazioni criminali che fino ad allora erano legate alla delinquenza comune si distaccarono e si strutturarono come entità che, pur operando in modo parassitario, erano entrate in un rapporto ambiguo con le autorità pubbliche e con le classi dirigenti locali.</div><div><br></div><div>La definizione di mafia secondo Sciascia</div><div><br></div><div>Lo scrittore e giornalista Leonardo Sciascia definiva la mafia come «un’associazione per delinquere, coi fini di illecito arricchimento per i propri associati, che si impone come intermediazione parassitaria, e imposta con mezzi di violenza, tra la proprietà e il lavoro, tra la produzione e il consumo, tra il cittadino e lo Stato».</div><div><br></div><div>La mafia nel secondo dopoguerra</div><div><br></div><div>Con la caduta di Mussolini, il fenomeno della mafia tornò prepotentemente alla ribalta. Gli uomini d’onore, infatti, passarono dalle carceri alle cariche pubbliche, e la mafia si insediò nelle istituzioni, soprattutto nel secondo dopoguerra. Le opportunità offerte dalla ricostruzione e dal boom economico diventarono il pretesto ideale per intessere relazioni, chiedere favori, e sviluppare nuove attività economiche. La mafia, già potente e infiltrata nella politica, continuò a crescere, consolidando il suo potere.</div><div><br></div><div>Conclusioni</div><div><br></div><div>La mafia, da una realtà inizialmente legata alla criminalità organizzata, si è evoluta in un fenomeno di potere che intreccia violenza, economia e politica, mantenendo un ambito di influenza che ha attraversato i secoli e che ancora oggi rappresenta una delle sfide più grandi per la Sicilia e per l'Italia.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 19:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dalla comunità agricola a l'era industriale del 1950]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013C"><h3 class="imHeading3">Dalla comunità agricola a l'era industriale del 1950</h3>Se non fosse mai esistito il concetto di “comunità agricola”, come avrebbe avuto vita &nbsp;il fenomeno dell’urbanesimo e con esso la concessione alla possibilità per le donne di uscire dal loro stato di inferiorità.<div>Lo spostamento così rapido di masse notevoli di persone nelle città, ha comportato questo fenomeno.</div><div>La “scoperta” del petrolio in Sicilia e l’indotto creatosi nella regione, con le aziende che nascono, ed uno sviluppo che cresce, che sviluppa nuove necessità, questo darà luogo alle donne, di avanzare le proprie richieste, si sono molto lontani gli echi delle rivolte extranazionali.</div><div>Nella scalata sociale, la donna prende piede, prende il largo, si avvia <span class="fs12lh1-5">lo sviluppo del centro urbano, da agricolo-terziario a città industriale-terziaria.</span></div><div><br></div><div>La casa-stanza di un agricoltore, due stanze, una tenda separa il «posto-letto» dei genitori dal «posto-letto» dei figli, situato a fianco dei servizi igienici e della cucina.</div><div><span class="fs12lh1-5">Di fatto il ruolo della famiglia era costituito sulla base della “unità sacrale”, favorita da uno speciale “codice d’onore”, è alle dipendenze del capofamiglia.</span><br></div><div>Per la donna si prospetta un nuovo sviluppo culturale, che piano avviò un processo di rottura con le tradizioni patriarcali radicate, tendendo a mutare, in tal modo i valori.</div><div><br></div><div>Lo sviluppo sociale a livello nazionale che si ebbe nel corso degli anni Cinquanta, apportò i primi cambiamenti incidendo, altresì, verso un iniziale senso d’indipendenza delle ragazze, della classe media.</div><div>Fermo restando, che la vita quotidiana della casalinga rimase gravata da una serie di faticosi impegni.</div><div>Per la società maschilista locale, intrisa dalle origini mediterranee, la donna era sinonimo di madre di famiglia e casalinga, principalmente per evitare che contatti esterni potessero creare scompiglio all’interno della pace familiare.</div><div>Difatti, fino a verso la metà degli anni Cinquanta fu difficile trovare delle donne impiegate nei vari settori lavorativi. La giustificazione principale fu quella riferita al fatto che in questo modo la donna avrebbe tolto un posto di lavoro a un padre di famiglia; senza aggiungere che di quella famiglia si sarebbe, anche, potuto dire che «il marito non fosse in grado di mantenere la moglie».</div><div>Il tutto era un atteggiamento sempre rivolto a un alto senso di protezione dell'onore.</div><div>In questo periodo l’originalità non era apprezzata, era nascosta dietro la moralità, il fine era evitare lo scandalo.</div><div>Con il benessere nasce il turismo di massa, che diede lo spunto per maggiori attività turistiche e commerciali ed a nuove prospettive sociali.</div><div><br></div><div>Nello sviluppo del decennio gli elettrodomestici sono stati gli oggetti più ambiti nel contesto familiare, la radio, la televisione, queste furono le evoluzioni tecnologiche che permisero alle donne di dedicare tempo alle attività extra casalinghe, proiettandosi verso una maggiore emancipazione, non riscontrabile in precedenza.</div><div>Un decennio di sviluppo sociale, che lasciò l’impronta nella storia nazionale e che ebbe avvio da notevoli difficoltà economiche da parte dei più; di chi si appoggiò alle cambiali, le cosiddette «farfalle», per dare sfogo ai propri sogni; mentre gli “integralisti” preferirono accontentarsi solo dei sogni.</div><div>Ci troviamo di fronte un Italia semianalfabeta, contadina, che parla in dialetto ma va al cinema, dove potere spalancare gli occhi sul sogno, che si nutre delle immagini dei settimanali, scopre che a Roma, Taormina, esiste il fascino della bellezza.</div><div><br></div><div>Ma si era avuto un prima un timido catastrofico momento di emancipazione femminile, prima nelle vicende belliche del periodo '43-'45, dalla parte di coloro che scelsero l'adesione alla repubblica mussoliniana. Questo contributo vuole essere, dunque, un primo abbozzato tentativo di ricerca di quel fenomeno sui generis che è stato il Servizio ausiliario femminile della RSI, primo esempio nella storia italiana, di organizzazione militarizzata di un volontariato femminile. </div><div>È in ogni caso, una scelta esistenziale che comporta rinunce affettive, incomprensioni, sentirsi nonostante gli sforzi contrari,</div><div>« diverse » e non « accettate », avvertire la diffidenza degli stessi « fratelli di fede »:</div><div>Si interpretò la parola «emancipazione» non come elevazione e progresso, coscienza e responsabilità di se stessa, ma come liberazione da ogni legame tradizionale. </div><div>La donna fu sì liberata dalle pastoie di un'educazione ipocrita e gretta, dall'ignoranza in cui si voleva tenerla perché fosse più docile nella sua sottomissione, ma per la sua impreparazione, questa sua libertà, le fu più dannosa che utile.</div><div><br></div><div>Finito questo periodo, inizia la grande crisi e comincia l'emigrazione siciliana.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 18:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tra cantastorie, cuntastorie e pupari siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Tra cantastorie, cuntastorie e pupari siciliani</h3><div><hr></div><div>Il cantastorie, cuntastorie e pupari, nella tradizionale figura, eta un intrattenitore ambulante, che si spostava di città in città e di piazza in piazza raccontando una favola, una storia, un fatto, con l’aiuto del canto e spesso di un cartellone in cui sono raffigurate le scene salienti del racconto. Si posizionavano nelle piazze dei paesi e cantavano o raccontavano le loro storie, antiche o attuali, vere o immaginarie, o composte per l’occorrenza.</div><div>Incursioni di pirati, miracoli di santi e vite esemplari di devoti, tra vittorie lacrime, sconfitte, molte sono state le storie oggetto di interesse di tanti cantastorie e poeti popolari siciliani Ogni occasione era buona per i cantastorie per comporre, adattare vecchi canti o cunti.</div><div><br></div><div>I cantastorie hanno rappresentato l’unico tramite culturale tra il popolo analfabeta e il mondo epico e poetico, così cari alla fantasia popolare. I cantastorie si aiutavano con un cartellone in cui veniva raffigurata la storia, descritta nelle principali scene. Pubblico del cantastorie era la gente semplice, passionale, istintiva per la quale onore, giustizia, religione, famiglia non erano semplici parole, ma chiavi di vita. I cantastorie si facevano interpreti del “sentire” del popolo attraverso un linguaggio semplice, rimato, musicato, ma al contempo chiaro e penetrante.</div><div><br></div><div>C’ è stato un tempo in cui i cantastorie riuscirono ad avere un pubblico vastissimo, erano infatti numerosi, i sentimenti che muovevano gli spettatori ad assistere per ore ed ore alle recite. </div><div><br></div><div>La Poesia e la Letteratura Orale</div><div>Questo tipo di comunicazione affonda le proprie radici nella più lontana tradizione Europea di letteratura orale, ed ha costituito per secoli il maggiore veicolo di diffusione della letteratura. Nasce con lo scopo di ricordare e raccontare alle genti: fatti, vicende, avvenimenti importanti, la storia di un popolo, riportando il tutto a memoria.</div><div><br></div><div>Dopo che la trattazione orale venne trasformata in scritti, con l'avvento della stampa, i primi a portare in giro queste narrazioni furono i Rapsodi e i Rapsodisti recitatori di canti e gesti popolari ispirati dai grandi fatti della storia, dei veri o presunti cristallizzatori, cioè, coloro che imparavano a memoria questi scritti e li riportavano alla lettera, senza intaccarli.</div><div><br></div><div>Poi fu la volta dei Menestrelli e dei Trovatori e infine dei Cuntastorie e dei Cantastorie, che spaziarono e a volte trasformarono le storie e gli scritti, dando vita a ballate, canzoni e racconti epici.</div><div><br></div><div>Dopo che la stampa ebbe il sopravvento i Cantastorie abbandonarono questo tipo di repertorio lasciandolo in eredità ai Cuntastorie ed all’Opera dei Pupi, diffondendo fatti e notizie, e stampando o dipingendo teli che rappresentavano che, come sopra citato, vendevano al pubblico che li ascoltava.</div><div><br></div><div>Uno dei cantastorie più autorevoli nella storia della letteratura italiana fu Giulio Cesare Croce, autore della versione italiana delle storie di “Bertoldo e Bertoldino”.</div><div><br></div><div>Questi poeti cantori caratterizzarono diversi generi letterari : dalla Chanson de Geste in Francia, al Romancero in Spagna con i Cantares de Gesta, cantavano e raccontavano, elevando a mito storie tratte dal quotidiano.</div><div><br></div><div>In Italia è intorno al XIV secolo che la figura del Cantastorie, insieme a quella dei Cuntastorie, assume caratteristiche proprie, diversificandosi dalla "letteratura dotta"; infatti, grazie all’influenza della letteratura epica francese, particolarmente al Sud, le gesta dei leggendari eroi del ciclo de la chanson de geste diventano fonte di ispirazione, e i nomi di Carlo Magno, Orlando, Angelica, Rinaldo etc., entrano a far parte del mondo popolare.</div><div><br></div><div>Tra i più moderni e famosi e d’obbligo citare i trovatori provenzali, i giullari di scuola siciliana come Cielo D’Alcamo e Jacopo da Lentini (da molti ritenuto l'inventore del "sonetto", Dante Alighieri gli attribuì il titolo di Caposcuola della lirica siciliana, poiché nei sui componimenti erano presenti tutti gli stili letterari fini ad allora usati: il sonetto, la canzone e la canzonetta), per arrivare all’epica colta di Andrea Barberino, Ludovico Ariosto e TorquatoTasso, a quella popolaresca dei romanzi d’appendice dei Rinaldi Napoletani, ai Cuntastorie Palermitani dei quali Mimmo Cuticchio è oggi l’ultimo rappresentante.</div><div><br></div><div>I Cantastorie Orbi e Cuntastorie</div><div><br></div><div>Palermo è stata la culla di un’ altra figura tradizionale oggi completamente scomparsa il Cantastorie Orbu, nata intorno alla metà del 1500, anno in cui la Chiesa e precisamente i Gesuiti si interessarono a loro notando che la loro comunicativa molto vicina alla gente poteva servire come mezzo per diffondere storie sacre e liturgie e avvicinare così il popolo a Dio.</div><div><br></div><div>Da questo momento in poi, i Cantastorie Orbi e i Cuntastorie forti della protezione della Chiesa iniziarono a proliferare portando tra il popolo nuvene, trionfi e cunti, operando in nome di una verità religiosa nella quale i Santi e le Sacre scritture erano raccontati.</div><div><br></div><div>Queste storie raccontate dai Cantastorie Orbi e Cuntastorie costituisce un sapere mitico dove a trionfare erano sempre il bene, i valori cavallereschi dei paladini, della giustizia, della croce e della spada.</div><div>Ed è forse proprio questo rigido legame ai temi, ai simboli e agli stili del passato che &nbsp;non ha permesso a Orbi e Cuntastorie di esplorare nuovi spazi poetici, musicali e comunicativi, come quelli che invece i cantastorie mostrano di sperimentare quotidianamente ancora oggi.</div><div><br></div><div>I cuntastorie non utilizzavano alcuno strumento musicale ma modulavano la voce con una tecnica tutta particolare, che veniva tramandata di generazione in generazione, un racconto orale con regole precise di tempo, ritmo ed esposizione.</div><div><br></div><div>Questi “menestrelli cuntisti” giravano le città in lungo e in largo spostandosi come potevano e usando qualsiasi mezzo, non importava se erano analfabeti o ignoranti, la loro capacità era quella di apprendere e comunicare al popolo.</div><div><br></div><div>Ci fa sapere Consolo, scrittore siciliano, che il cunto si è salvato per il suo ruolo sociale di memoria, per l’antica funzione epica della parola, è la capacità di rendere con la voce e teatralizzare una della componenti della parola, contraddistinguendosi da tutto il resto, tanto è vero che poi il teatro dei pupi siciliani nella seconda metà dell’Ottocento, volendo mantenere la valenza epica si è specializzato in questa direzione, ereditando tutto il patrimonio dei cuntastorie e non dei cantastorie, infatti sia il cuntastorie che il teatro dei pupi trattavano in effetti lo stesso repertorio classico, anche se naturalmente, quest’ultimo è subentrato in un secondo tempo.</div><div><br></div><div>Qualche volta il cuntastorie era una sorta di puparo mancato, a cui solo le limitate possibilità finanziarie impedivano di allestire il teatro dei pupi. Si trattava quasi sempre di povera gente, che viveva alla giornata, e che non poteva permettersi assolutamente di acquistare tutti gli attrezzi del mestiere per diventare puparo, così si affidava all’arte della parola, imparava tutte le regole della narrazione e negli anni diventava cuntista.</div><div><br></div><div>Puparo, Cuntastorie e Cantastorie</div><div><br></div><div>A questo punto occorre chiarire e fare un distinguo tra: Puparo, Cuntastorie e Cantastorie.</div><div><br></div><div>Mentre i primi due trattavano lo stesso repertorio epico e cavalleresco, il Cantastorie si basava su fatti di cronaca e di attualità, adoperando la maestria dei cuntastorie e una mimica particolare usata soprattutto nelle parti tragiche, gridando, lamentandosi e delle volte anche piangendo. La sua prosa e un canto in versi accompagnato dal suono di uno strumento musicale per lo più una chitarra o una fisarmonica.</div><div>Esso in qualche modo aveva la funzione di far conoscere storie e fatti, con una valenza teatrale, anche se, le storie talvolta venivano travisate e manipolate per adattarle allo scopo.</div><div>La forza dei cantastorie si basava soprattutto nel fascino del dramma nella narrazione di una storia, raccontare un episodio, un fatto che sia carico di simbologia, perché prende valenza diversa da altri eventi, e diventa suscettibile di drammatizzazione e quindi di interesse per il pubblico.</div><div><br></div><div>Cantastorie Siciliani</div><div><br></div><div>I cantastorie siciliani in egual modo come i loro colleghi, giravano la Sicilia in lungo e in largo, li si notava soprattutto nelle grandi festività, nelle fiere, nei momenti di raccolta del grano o in altre occasioni come queste, quando la gente era più disponibile e poteva contribuire economicamente alla loro sussistenza. &nbsp;Intorno alla fine dell'ottocento non vi era angolo della Sicilia che questi non avesse raggiunto.</div><div><br></div><div>Esiste una particolarità siciliana nel quadro nazionale, si tratta di una specifica tradizione etno-musicale per la presenza di alcuni grossi caposcuola, che si sono posti come modelli di riferimento, creando delle forme emulative, del cantastorie siciliano.</div><div><br></div><div>I cantastorie siciliani tramandano la vecchia cultura Siciliana che vede nel bandito l’eroe popolare, nel delitto d’onore un gesto eroico, nel traditore ed infame l’essere reietto da odiare, una vecchia cultura popolare fortunatamente scomparsa con il cambiamento e la crescita culturale della società, ma che in egual modo ha portato via quell’aspetto "poetico-passionale" proprio della Sicilianità. </div><div>Alcune di queste storie erano delle vere e proprie telenovelas diremmo oggi, poiché i cantastorie con la loro maestria, aggiungevano modificabano parti o manipolando fatti della storia per allungarla, creavano delle vere e proprie puntate, dando appuntamento ad altri giorni alla gente che li ascoltava, che puntualmente al loro ritorno era li presente che li aspettava.</div><div><br></div><div>Due le donne nel panorama artistico siciliano, Rosa Balistreri e Rosina Caliò.</div><div><br></div><div>Congressi e Raduni dei Cantastorie</div><div>Il Primo Congresso Nazionale dei Cantastorie si svolge a Bologna nel 1954 nel cortile interno della Trattoria Profeti.</div><div>Nel 1957 a Gonzaga (una cittadina in provincia di Mantova), venne realizzato il primo concorso nazionale dei cantastorie il “Premio Trovatore d’Italia” che consisteva nella consegna di una torre d’oro al primo classificato, che poi (dopo due anni) cambiò con la classica coppa le medaglie e i diplomi. </div><div>Questo primo concorso fù vinto da Ciccio Busacca, con ” la storia di Salvatore Giulianu”, mentre l’anno successivo l'ambito premio fù vinto da Vito Santangelo con "la Matri assassina" (scritta da lui stesso), che si riconfermò vincitore anche nel 1964 con la “la Disfida di Roma” dove recitò insieme a Ignazio Buttitta (In questa occasione fu realizzato un documentario da Ugo Gregoretti che fu divulgato attraverso la televisione dell’epoca), altre due edizioni furono vinte da Franco Trincale e da Ciccio Busacca.</div><div>I Pittori dei Cartelloni</div><div>I più importanti pittori che hanno realizzato molti dei cartelloni dei cantastorie, che si differiscono tra loro per le dimensioni e la tecnica pittorica, sono stati: Vincenzo Astuto e Francesco Esposito di Messina, e Vincenzo Signorelli di Catania.</div><div><br></div><div><a href="http://www.irsap-agrigentum.it/" class="imCssLink">http://www.irsap-agrigentum.it/</a></div><div><a href="http://www.matildepoliti.com/" class="imCssLink">http://www.matildepoliti.com/</a></div><div><br></div><div><a href="https://www.facebook.com/donnacantastorie/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/donnacantastorie/</a></div><div><br></div><div><a href="https://cantastoriebusacca.it/cantastorie.html" class="imCssLink">https://cantastoriebusacca.it/cantastorie.html</a></div><div><br></div><div><a href="http://www.luigidipino.com/" class="imCssLink">http://www.luigidipino.com/</a></div><div><a href="http://www.quellodelcantastorie.it/" class="imCssLink">http://www.quellodelcantastorie.it/</a></div><div><a href="http://www.mancusopupi.it/" class="imCssLink">http://www.mancusopupi.it/</a></div><div><a href="http://www.carrettisicilianicurcio.it/" class="imCssLink">http://www.carrettisicilianicurcio.it/</a></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 Sep 2023 14:43:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?tra-cantastorie-cuntastorie-e-pupari-siciliani</link>
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			<title><![CDATA[Fatture e controfatture, maghi, la Bendicaria]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000013A"><h3 class="imHeading3">Fatture e controfatture, maghi e "cosi tinti": la magia popolare siciliana che affascina e fa paura e la Bendicaria e feste.</h3><div class="imTACenter">Un percorso tematico magico-religioso degli oggetti appartenenti alla famosa collezione di Giuseppe Pitrè, ci consente di sperimentare una simile operazione all’interno del museo etno-antropologico di Palazzolo. </div><div class="imTACenter">L’ispirazione nasce dal manifesto inaugurale della Casa Museo e rileggendo le parole di Antonino Uccello</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Culti pagani e credo cristiano, uniti nei riti propiziatori per la rigenerazione del ciclo vegetale, della vita e nella funzione apotropaica.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">La vecchia del grano</h3><div class="imTACenter">In particolare era la mietitura del grano ad essere caratterizzata da una notevole sacralità: il lavoro veniva scandito da orazioni, litanie e canti. Il canto poteva servire per invocare la protezione dei Santi per un buon raccolto. Una testimonianza affascinante sono i canti della mietitura. Le prime operazioni venivano compiute in religioso silenzio, rispettosi e timorosi della sacralità del rito che si stava per compiere. Dopo che u nfasciaturi aveva finito di legare il primo covone rompeva il silenzio e dava inizio ad espressioni cantate di carattere sacro, finalizzate a fornire una protezione magico-religiosa alla raccolta.</div><div class="imTACenter">Come dar fuoco alla Vecchia del grano su un rogo abbellito da fiori, simbolicamente rappresentata con le ultime spighe del raccolto. Invocandola con il nome di Cerere, le si chiedeva una annata prospera.</div><div class="imTACenter">31 luglio - 1 agosto - 2 agosto</div><div class="imTACenter">Creare il Cerchio con spighe di grano, girasoli, pannocchie e posizionare i simboli dei Quattro Elementi: Terra (sale), Aria (incenso), Acqua (acqua), Fuoco (lampada ad olio). Accendere la lampada ad olio e offrire una fumigazione di incenso puro con petali di girasole o valeriana. Oppure: basilico – cannella – coriandolo – erica – rosmarino - artemisia – achillea – camomilla - gelsomino.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Preghiera alla Grande Madre del Grano:</div><div class="imTACenter">Grande Madre del Grano</div><div class="imTACenter">alza sacra la mano</div><div class="imTACenter">e dal cielo difendi</div><div class="imTACenter">nostre falci lucenti.</div><div class="imTACenter">Verde manto e corona,</div><div class="imTACenter">d'ogni seme padrona,</div><div class="imTACenter">sulla terra feconda</div><div class="imTACenter">nascerà messe bionda.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Magna Mater Frumenti,</div><div class="imTACenter">i tuoi raggi splendenti,</div><div class="imTACenter">vita, luce e calore,</div><div class="imTACenter">forza del mietitore.</div><div class="imTACenter">Com'è alto il tuo sole</div><div class="imTACenter">sulla spiga e il covone,</div><div class="imTACenter">fra le zolle di campo,</div><div class="imTACenter">nell'estate del tempo.</div><div class="imTACenter">Magna Mater, Signora,</div><div class="imTACenter">ch'ogni cosa colora,</div><div class="imTACenter">che sorride e protegge</div><div class="imTACenter">il frumento ed il gregge.</div><div class="imTACenter">Grande Madre del Grano,</div><div class="imTACenter">i tuoi figli lontano,</div><div class="imTACenter">con preghiera e con canto,</div><div class="imTACenter">ora ti sono accanto.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La festa del ringraziamento per il raccolto è molto importante, perchè è legata al tema di morte e di rinascita della vita umana e tutte le cose create o generate, che crescono e poi declinano. E' una ruota che deve continuamente restare in equilibrio se si vuole che la vita continui a perpetuarsi. &nbsp;L'anno si trova ora nel punto del suo culmine rigoglioso ma è anche l'inizio del suo lento processo di declino.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Il rosario ed i nodi</h3><div class="imTACenter">Nel rosario alcuni nodi erano considerati vere e proprie formule magiche ma anche figura primitiva del rosario: i ruppi Erano considerati come la rappresentazione di un cerchio che può legare o sciogliere, quindi imprigionare le forze buone o sprigionare le forze cattive. Il rosario costituito da 59 nodi con uno più grosso ogni 10, per le sue caratteristiche può essere affiancato all’interpretazione di un amuleto in grado di portare ogni bene al fedele orante. </div><div class="imTACenter">Gli strumenti musicali, hanno ricoperto un ruolo importante nella sfera rituale popolare. Il valore magico-religioso della musica è testimoniato dal suo utilizzo nelle feste religiose, specie pasquali. Il fischietto di terracotta era lo strumento per eccellenza ricorrente nel coinvolgimento dei bambini. Apparentemente giocattoli, avevano il valore di trasformare il suono prodotto in una sorta di voce extra umana </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il mago che condiziona le profondità, il suo potere consiste nel piegare le leggi della natura alla propria volontà, nel comunicare col mondo sovrannaturale per dominarlo e controllarlo a proprio uso e consumo.</div><div class="imTACenter">Tutte valide ragioni che lo rendono, agli occhi degli altri, superiore, temuto e rispettato, nonché guida privilegiata tra le vicissitudini della vita. </div><div class="imTACenter">Punto di riferimento essenziale per gli studi antropologici legati all’universo magico siciliano rimane Elsa Guggino.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Sue in sostanza le ricerche sul campo in giro per tutta la Sicilia e le. I maghi (maari o magari) e le maghe (maare o magare) praticano le fatture (maarìe o magarìe) e le controfatture (cuntramaarìe) attraverso gli esseri, entità animiche di ogni genere, sia spiritiche che legate alla sfera del divino – come la Vergine, Cristo, l’Angelo Custode, i santi o i diavoli – le quali, in un evidente sincretismo magico-religioso, vengono evocate o sfruttate come forze particolarmente influenti.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">L’Ovu di la Magarìa</h3><div class="imTACenter">Un rituale macabro in cui un uovo di gallina veniva infilzato da decine di spilli per arrecare molteplici sofferenze alla vittima e per ultimo, veniva conficcato un chiodo in modo tale da procurare la morte nell’esatto momento in cui si sarebbe disfatto. L’oggetto oscuro doveva essere posto sul tetto del nemico senza però dimenticare di tenere legato un nastro rosso al chiodo affinché il maleficio non si fosse rivoltato contro la stessa strega che lo aveva effettuato. &nbsp;Il cosiddetto “Colpo di Ritorno”.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Spiriti e fatture destano talmente paura e soggezione tra le persone da non essere abitualmente neanche nominati se non col generico cosi tinti. L’anziana maara Marzia di Piana degli Albanesi, intervistata dalla Guggino, ha confessato di essere in contatto con parecchi esseri illustri, tra cui Platone, Gengis Khan "affamato di fimmine", Napoleone, Maometto e addirittura Satana, "un bell’uomo" che interverrebbe a risolvere i casi più difficili per poi andar via tranquillamente. Definita – come altri maghi – una donna di fora in grado di viaggiare sotto forma dello spirito che è in lei (mentre il suo corpo continua a dormire a casa) per sabba notturni e fatture. Premesso che nella tradizione popolare non esiste l’idea di magia nera per come la intendiamo noi – chi subisce considera “nero” l’operato del mago, chi ne giova “bianco” –, una fattura viene praticata travagghiando, lavorando, manipolando un oggetto, affinché veicoli l’entità in azione, il cosiddetto comando, con cui si identifica il mago che sta operando per colpire la vittima.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’oggetto deve richiamare il suo destinatario: può quindi essere un fantoccio antropomorfo oppure, per mimesi, un uovo (simbolo di vita) o un limone (simile per forma all’uovo), trafitti da spilli, che arrechino, ciascuno, uno spasmo di dolore, e da chiodi, per sferrare il colpo di grazia finale.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La graduale deperibilità e la rottura dell’oggetto possono condurre alla follia e alla morte. Vengono usati anche capelli, unghie, abiti del malcapitato oppure intrugli di orina e sangue mestruale polverizzato miscelati nel suo cibo o caffè. Alcuni maghi operano attraverso animali (galline, conigli, gatti), anche se ormai di rado, o nei pressi del mare, giacché l’acqua sarebbe in grado di far circolare il comando oltre lo spazio fisico percepibile a occhio nudo.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il mago Giuseppe che sgozzò una gallina sul porticciolo della Tonnara Bordonaro all’Arenella per fatturare, su commissione di una moglie rancorosa, l’amante del marito che viveva fuori città. L’oggetto lavorato viene poi nascosto nella casa della vittima, per non essere scoperto e inibito, sotterrato nelle sue vicinanze oppure gettato in mare.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Quando il mago s’identifica col comando, rutta o sbadiglia, riproducendo così la sua voce infera, parla lingue ignote, entra in uno stato di trance e può recitare scunciuri, incantesimi, come questo riportato dalla Guggino per affascinare un uomo: Iu t’attaccu comu un palummu mutu / hâ fari n‘zoccu ti ricu iu pezzu ri curnutu / e pi’ lu nomu di Gesù / t’attaccu p’un ti sciogghiri cchiù.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il fatturato, incamerando il comando inviato, ne risentirà con malanni di ogni genere (sofferenze fisiche, punture dolorose, disturbi gastro-intestinali, senso di freddo, ansia, incubi, forte calore al petto etc.), parlerà anche lui lingue mai udite, farà rutti e sbadigli incontrollabili e rischierà di impazzire e finanche morire.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Via il male con la Benedicaria</h3><div class="imTACenter">La Benedicaria chi possiede l'Arte di benedire, invece non può essere assimilata alla Stregheria in quanto pur essendo pagana attua in un contesto cattolico e non se ne stacca.</div><div class="imTACenter">A Benedicaria è incentrata sul culto dei Santi, della Vergine, di Gesù e del Creatore, veri ed indiscussi protagonisti. La “magia” popolare, chiamata anche “magia” delle campagne, non ha testi scritti, gli unici testi scritti esistenti sono vecchie orazioni e preghiere, ricavate talvolta da sgualcite immaginette e da antichi santini, anche se esistono pratiche di consacrazione a santi particolari, come San Michele, che permettono una connessione specifica con lo Spirito, una sorta di giuramento solenne. L’iniziazione alla “magia” popolare sono fondamentalmente i Sacramenti della Chiesa Cattolica. Gesù disse: “Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato” (Marco 12,24). Questa è la prima regola che dovrete tenere a mente se desiderate cimentarvi in questo tipo di pratiche: la fede.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La tradizionale orale, condita dall’influenza della religione, aveva dato vita alla Benedicaria. Sul culto della Madonna, di Gesù Cristo e di Dio prendevano forma riti attenti e puntuali che, complice la povertà, si svolgevano con umili ingredienti. Acqua e sale, ad esempio, erano noti per le loro proprietà antibatteriche e sterilizzanti. Dunque venivano spesso usati in rituali catartici contro il malocchio e le identità maligne.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Fallito ogni intervento medico e in evidente sospetto di fattura, la vittima si rivolgerà a un sacerdote potente l’esorcista o a un altro mago, il quale, con un’operazione identica alla precedente, opererà la controfattura, prima facendo salire, rivelare l’essere rintanato nella vucca ri l’arma (‘bocca dell’anima, dello stomaco’) e le sue intenzioni, poi individuando il mago vettore e infine procedendo a ripagare il committente con la stessa moneta.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Ad esempio, quando si riteneva necessario purificare la propria abitazione si spruzzava acqua e sale in tutta la casa pronunciando una formula magica che cambiava in base alla zona della Sicilia d’appartenenza. Gli elementi invocati uniti alle parole abbattevano l’invidia “soccu pènzanu”, le imprecazioni “socchi dìcinu” e le azioni disoneste “chiddu ca fanu”. &nbsp;Se invece l’abitazione era nuova, bisognava “inaugurarla” lavandola con l’acqua e spazzandola, ma al fine di purificare la casa i nuovi conquilini portavano il pane e spargevano sale.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per proteggere le partorienti, invece, si usava mettere nel letto dell’aglio, considerato un potente antisettico, battericida intestinale e delle vie respiratorie. La pianta è da sempre legata al mondo della superstizione e della magia: si crede che farsi il segno della croce tenesse lontano da vari tumori.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Pitrè documenta un singolare rituale di controfattura all’epoca praticato di sera a Acireale da una maga e dalla sua comare aiutante. Alla vittima, denudata e sottoposta a una particolare abluzione nelle giunture del corpo, viene tagliata e bruciata una ciocca di capelli. Le ceneri dei capelli vengono immerse in una catinella d’acqua insieme a sale, aglio e olio.</div><div class="imTACenter">Si pronuncia infine l’incantesimo: Sali, agghiu e ogghiu / Nesci, fattura, cà fora ti vogghiu. / Capiddi ‘nciniriti. / Lu mali distruggiti! / Spizzatu sia lu ‘ncantu. In nomi di lu Patri, di lu Figghiu e di lu Spiritu Santu. L’ex-fatturato potrà quindi scegliere se liberarsi dell’entità, oppure diventare mago a sua volta, eleggendola a proprio comando per fare fatture, voli notturni e altre stregonerie.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Imparerà in tal caso ogni prassi d’esecuzione (incantesimi, orari per operare, tipi di oggetti da manipolare etc.) e perfezionerà la propria indole all’ascolto e all’immedesimazione nelle storie collettive, fatte di invidie tra vicini di casa, gelosie tra parenti, amori non corrisposti o adulteri inaccettabili.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Si può essere mago anche per quel dono di nascita che consente di profetizzare il futuro e interagire con esseri accidentalmente incorporati – spalancando per esempio la bocca per uno scantu (‘spavento’) – e non per forza ostili.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La magia, spiega la Guggino, riesce a porsi come valida alternativa ai traumi della vita, alla realtà privata di senso ed equilibrio: allorché si verifichi la sventurata circostanza che, in un contesto già economicamente provato, nasca per esempio un bambino con particolari menomazioni psicofisiche, inabile al lavoro e peso quindi per l’intera comunità, la magia rilegge ciò che appare alterato e destabilizzante e lo risolve simbolicamente, evitando pure in certe occasioni «di venire alle mani e alle armi».</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il 15 Agosto per i nostri avi era un giorno interamente dedicato alla Madonna Assunta, e la formula scongiuratoria:</div><div class="imTACenter">“Gesù le cento croci voglio dire,</div><div class="imTACenter">se Dio me li lascia dire e ben servire.</div><div class="imTACenter">Per il santo Battesimo che ebbe alla fonte,</div><div class="imTACenter">devo passare un terribile ponte,</div><div class="imTACenter">anima mia di penitenza,</div><div class="imTACenter">corpo mio spirituale,</div><div class="imTACenter">ricordati tu N.N. (qui ognuna diceva il proprio nome)</div><div class="imTACenter">che in quel mondo devo/deve passare,</div><div class="imTACenter">nella valle di Giòsafat,</div><div class="imTACenter">il nemico mi scontrerà,</div><div class="imTACenter">ma io gli dico:</div><div class="imTACenter">tu falso nemico,</div><div class="imTACenter">tu con me non ci devi avere a che fare,</div><div class="imTACenter">addosso porto la salvezza,</div><div class="imTACenter">con la Croce di nostro Signore,</div><div class="imTACenter">prima che me ne fossi andato da quel mondo,</div><div class="imTACenter">mi confessai, mi comunicai,</div><div class="imTACenter">le cento Croci me li sono dette,</div><div class="imTACenter">e me li sono scritti quando io ero vivo,</div><div class="imTACenter">il giorno della Vergine Maria.”</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Sep 2023 07:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia e Folklore i balli]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000139"><h3 class="imHeading3">Sicilia e Folklore i balli</h3><div>Nel corso dei secoli, in Sicilia si sono succedute una moltitudine di civiltà, ognuna con una tipica manifestazione musicale. Risulta pertanto complicato rintracciare le origini della musica popolare siciliana. In generale, è possibile affermare che il canto popolare siciliano è nato dalla tradizione orale. </div><div>I canti venivano tramandati da villaggio a villaggio, da paese a paese e assumevano di volta in volta un aspetto differente, dando vita a numerose varianti. Gli strumenti più utilizzati sono il tamburello, il marranzano o scacciapensieri e lo zufulo simile a un flauto.</div><div>Alle figurazioni di danza tradizionale, che era formalizzata da un codice di gesti e movimenti radicati nell’esperienza di vita comunitaria, con valenze rituali, s’incominciano, a preferire i “balli d’arte”, espressioni di una emancipazione, illusoria, per uscire dalla condizione di marginalità.</div><div>Sull’orizzonte di vita agro-pastorale tra eventi epocali che muteranno nel profondo gli stili di vita, e di conseguenza i modelli culturali dominanti, muta anche il linguaggio dei generi musicali e la danza popolare.</div><div>Una prima tipologia musicale legata alla tradizione siciliana è costituita dai canti di lavoro. Venivano eseguiti durante i lavori quotidiani per coordinare al meglio i vari gruppi di lavoro. Alcuni antichi mestieri, come ad esempio la battitura del frumento, producevano rumore e ciò serviva a creare la base per il ritmo. Infine, i canti di dolore venivano effettuati senza musica e si riferivano al dolore dei condannati a morte.</div><div><br></div><div>Al fine di riproporre questo patrimonio di canti, di musiche e danze appartenenti alla tradizione siciliana, vengono realizzati dei Raduni Folkloristici Regionale.</div><div><br></div><div>La tarantella</div><div>La tarantella o balletto era una danza generalmente ballata in coppia: potevano eseguirla sia un uomo e una donna, sia due uomini o due donne, il ballo era costituito da una parte sul posto con passi o “mosse” di una certa perizia e da giri in tondo o sottobraccio. Erano frequenti lo scambio di ballerini, gli incitamenti e le provocazioni del pubblico. In alcune zone la tarantella è stata contaminata dal ballo legato, così che viene detta tarantella, una specie di polka “figurata”. </div><div>Il termine tarantella deriva da taranta, una parola che indicava l’insetto tarantola, un ragno velenoso. Gli antichi sostengono che, danzavano la taranta le persone che erano state morse dal ragno velenoso.</div><div>La tarantella veniva danza nelle feste pubbliche pagane, e in seguito al medioevo, questo ritmo frenetico di danza venne considerato come una pratica volta alla guarigione, una specie di esorcismo con il quale si potevano scacciare i demoni, che venivano rappresentati dal ragno velenoso.</div><div><br></div><div>La controdanza</div><div>La contraddanza era una famiglia di balli basata sulla disposizione a schiere contrapposte dei ballerini: si ballava in numero minimo di quattro fino a otto dodici persone, tutte disposte per coppie miste. Erano previste alcune figure ricorrenti come l’incontro, la catena, il ponte, il passeggio e i giri sottobraccio, La cuntradanza è una sorta di nucleo essenziale di quadriglia, infatti anch’essa veniva spesso comandata da u mastru di ballu. Viene eseguita durante il periodo di Carnevale.</div><div><br></div><div>Ballu a chiovu</div><div>Il ballo a chiovu è una tarantella nata in origine tra i contadini siciliani che veniva eseguita durante il periodo della mietitura. Dopo una dura e lunga giornata di lavoro, i contadini si riunivano nei campi e iniziavano a ballare la tarantella a chiovu sulle note prodotte da tipici strumenti. Questo tipo di ballo siciliano è caratterizzato dal fatto che i piedi, con una specie di salterello, battono sempre nel medesimo punto.</div><div><br></div><div>U Roggiu</div><div>E’ un altro ballo tipico siciliano, molto simile al ballu a chiovu. Anche questa tarantella veniva eseguita sull’aia ma veniva ballata durante il periodo della vendemmia.</div><div><br></div><div>Fasola della Tubiana</div><div>E’ un ballo tipico della tarantella siciliana, che veniva eseguito durante il periodo di Carnevale</div><div><br></div><div>‘U nozzu</div><div>E’ una danza siciliana con una storia molto particolare. Questa tarantella veniva eseguita dagli uomini per corteggiare le loro donne sulle note del canto “u toccu”. Il canto solitamente veniva eseguito dagli uomini, con boccali di vino mentre giocavano a carte. Quindi, per far colpo sulle donne improvvisavano questo tipo di danza.</div><div><br></div><div>Lanzet</div><div>E’ un antico ballo siciliano che risale ai primi dell’ottocento, ma ancora ampiamente diffuso nella zona di Tortorici in provincia di Messina. Questa tarantella veniva ballata da coppie di pastori formate da soli uomini.</div><div><br></div><div>Jolla</div><div>Anche questa è una danza molto antica, che trova le sue origini fra i lavoratori siciliani e in particolare fra i pastori e i pecorai. Da quest’ultimi veniva definita “lupulu” e di solito veniva ballata alla fine del lavoro durante le feste di paese.</div><div><br></div><div>Lo scotis</div><div>Altrove abbiamo trovato anche una particolare forma coreutica, detta anch’essa scotis o scotese, eseguita da tre ballerini (un uomo al centro e due donne ai lati) che si tengono con un fazzoletto: la struttura prevede due parti, i passi in avanti e dietro e i giri con ponti di braccia e passaggi alternati sotto. </div><div><br></div><div>Altri interessanti balli tradizionali di rappresentazione si sono conservati in Sicilia, grazie alla loro natura spettacolare, legati entrambi al carnevale e ai riti primaverili: </div><div><br></div><div>Il Tataratà</div><div>Il Tataratà, voce onomatopeica che ricorda il suono emesso dal tamburo, è una delle danze siciliane più antiche al mondo. Le origini di questa danza sono imprecisate, ma molti studiosi hanno sottolineato l’ipotesi che il Tataratà fosse legato alla danza dei Mori (musulmani) e dei Cristiani e alla loro pacifica convivenza.</div><div>Rappresentato a maggio a Casteltermini (AG) e consiste nell’unico esempio oggi noto di danza armata in Sicilia, appartenente alla diffusa famiglia coreutica delle moresche, con figure di combattimento eseguite da un gruppo di uomini armati di sciabola ricurva o scimitarra. Ciò che è certo è che oggi questa danza viene eseguita da uomini armati con delle spade e corone di fiori sulla testa.</div><div><br></div><div>Il ballo della cordella</div><div>Il ballo della cordella, si esegue ancora oggi a Petralia Sottana (PA) in agosto con annesso corteo nuziale; è un ballo con intreccio di nastri colorati che dodici coppie legano in vario modo attorno ad un palo centrale e che poi, con un percorso identico in direzione opposta, sciolgono.</div><div><br></div><div>Molto importanti sono anche i canti di Natale. </div><div>Le Novene di Natale sono dei canti narrativi suddivisi in nove parti e raccontano le storie legate alla natività. &nbsp;Il contenuto e i personaggi sono presi direttamente dai Vangeli. Oggi questi brani sono legati alla religione, ma rappresentano anche un’occasione di incontro per le persone che si raccolgono nelle piazze o nelle chiese. &nbsp;Una delle novene più interessanti è quella di Giacomo D’Orsa intitolata “Curteggiu de li pasturi a lu Santu Bambino Gesù” da cui hanno preso origine successive varianti.</div><div><br></div><div>Maggiori informazioni: FITP https://fitp.org/ Federazione Italiana Tradizioni Popolari</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 30 Aug 2023 16:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Simbolismo a casa ri masseria]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000137"><h3 class="imHeading3">Simbolismo a casa ri masseria dietro la porta d’ingresso un mazzo di chiavi ed un ferro di cavallo</h3><div>Tra i portafortuna più accreditati dalla credenza popolare, il ferro di cavallo e la chiave masculina, il simbolismo </div><div><span class="fs12lh1-5">Cosa si nasconde dietro un mazzo di chiavi ed un ferro di cavallo? Un'antica tradizione che ancora oggi porta con sé un'enigmatica aura di magia e protezione.</span></div><div><br></div><div><div>I romani credevano che gli strumenti di ferro tenessero a bada le streghe a tal punto che piantavano chiodi nei muri delle loro case anche per proteggersi da qualsiasi calamità. Ancora oggi noi diciamo “tocco ferro” con lo stesso identico obiettivo di sottrarci alla cattiva sorte.</div><div><br></div><div>Sono molte le leggende che hanno trasformato il ferro di cavallo in un talismano. Si è sempre creduto che la forma a U fosse un sicuro simbolo di protezione, che potesse distrarre il malocchio e il maligno, distogliendoli dall'entrare nella casa davanti alla quale fosse appeso questo simbolo. </div><div><br></div><div>Nella cultura paleocristiana era considerato un amuleto perché la sua forma ricordava la lettera C di Cristo. In Irlanda era usanza che la sposa portasse un vero ferro di cavallo al suo matrimonio come portafortuna. Gli antichi greci lo regalavano alle coppie come augurio di una vita felice.<br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Le origini di questa credenza popolare, che attribuisce valore di portafortuna a questo oggetto sono da ricercare principalmente nella leggenda. Si narra che Saint Dustan prima di diventare, nel 959, arcivescovo di Canterbury, fosse un rinomato fabbro. Un giorno, mentre stava forgiando, nella sua bottega, ferri di cavallo, gli si presentò il diavolo in persona con la scusa di fargli ferrare il suo cavallo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Saint Dustan, inchiodò il ferro incandescente non al cavallo ma al diavolo stesso che non poté più muoversi per il forte dolore. Per farsi liberare da quel ferro, il diavolo promise a Saint Dustan che, passando per le case, avrebbe risparmiato, dalle sue diaboliche maledizioni, tutte quelle abitazioni che avessero, come segnale, un ferro di cavallo appeso alla porta.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nacque così la tradizione di appenderlo alla porta d’ingresso di una casa per allontanare gli spiriti malvagi. </span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ma c’è di più: si dice che il ferro di cavallo, a forma di U debba essere appeso con le punte in sù perchè possa trarre beneficio di tutta la buona sorte che cade dall’alto. Al contrario avviene, se appeso capovolto. Anche se c’è chi sostiene che, appeso con le punte rivolte in giù, porti fortuna a chi vi passa sotto.</span><br></div><div><br></div><div>In passato, i marinai, mettevano un ferro di cavallo all’albero della loro nave come amuleto, per proteggersi dalle tempeste. Si narra che anche la “Victory”, nave dell’ammiraglio Nelson, avesse un ferro di cavallo portafortuna inchiodato all’albero maestro. Normalmente lo inchiodavano “rivolto verso l’alto” per catturare tutta la fortuna che cadeva dal cielo. I pescatori, invece, lo mettevano a testa in giù per assicurarsi, dal mare, una buona e abbondante pesca.</div><div><br></div><div>In alcune tradizioni si vuole che gli effetti, positivi o meno, riguardino solo il proprietario del ferro di cavallo. Quindi un monito a chi tentasse di rubarlo: non serve! Altre credenze vogliono che il ferro porti più fortuna se lo si trovi per caso, come dire che sia la buona sorte a venire a cercarti.</div><div><br></div><div>Bisogna stare attenti anche al numero di buchi presenti in questo amuleto. Perchè questo sia al massimo del suo ruolo di portafortuna, deve avere sette fori dato che, secondo molte culture, il sette rappresenti un numero magico come i sette mari, i sette continenti, i sette giorni della settimana, i sette colori dell’arcobaleno, ecc.</div><div><br></div><div>Per essere più sicuri di accattivarci la buona sorte, mettiamone due alla porta di casa: uno con le punte rivolte in sù e l’altro al contrario. Successo e fortuna non potranno di sicuro mancare.</div><div><br></div></div><div>Il ferro di cavallo somigliante ad una forma stilizzata di corna, sembra ricordare usanze anche molte lontane: nella Preistoria spesso gli uomini erano soliti appendere all'ingresso delle abitazioni rupestri corna animali a protezione dell'ambiente familiare, presso gli egizi le corna ricordano i doni offerti alla dea Iside, protettrice degli animali partorienti i romani furono probabilmente gli inventori della ferratura equina.</div><div><br></div><div>Un detto siciliano precisa il funzionamento benefico del Ferro di cavallo</div><div>Ferru davanti La casa va avanti</div><div>Ferru d’arreri La casa va nn’arreri </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Chiave masculina</h3><div>La chiave è detta maschio quando ha un cannello pieno, mappa piatta a riscontri paralleli e perpendicolari, cappello ad anello ellissoidale. E' un oggetto caricato dal valore simbolico di scacciare il malocchio o la jettatura.</div><div>Di norma negli ambienti contadini si appendevano mazzi di chiavi mascoline <span class="fs12lh1-5">sul retro di un uscio.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Usata anche nella medicina popolare:</div><div>a Palermo è ricordata per fermare u sangu foddi e per la cura dell'epilessia <span class="fs12lh1-5">chiamata altresì mali di luna, che apre una parentesi curiosa sulla licantropia.</span></div><div>Esistono varie testimonianza sparse per il territorio siciliano a riguardo: a <span class="fs12lh1-5">Enna il lupo mannaro si allontanava battendo un mazzo di chiavi masculine.</span></div><div>A Caltanissetta per farlo tacere, a Messina lo si guariva con il contatto e chi <span class="fs12lh1-5">aveva il coraggio di pungerlo acquistava il titolo di compare di San </span><span class="fs12lh1-5">Giovanni.</span></div><div>A Messina era utilizzata per far sparire il latte dal seno, poggiando una <span class="fs12lh1-5">chiave con 5 rametti di menta. Nella Zona etnea e mazzarese si nascondeva </span><span class="fs12lh1-5">nel letto delle partorienti recitando un'orazione: </span><span class="fs12lh1-5">Cu sta chiavi ca iu mettu, ddoppu ca sgravi nun hai trummentu.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 16:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gli involtini di carne, come di pesce, meglio conosciuti come gli spitini]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000136"><hr><h3 class="imHeading3"><span class="fs14lh1-5">Gli involtini di carne, come di pesce, meglio conosciuti come gli spitini</span><br></h3><div><hr></div>Gli involtini di carne, come di pesce, meglio conosciuti come gli spitini, sono diffusi in tutta la Sicilia, non possono mancare tra quelle preparazioni culinarie tipiche siciliane menzionate nei famosi romanzi di Andrea Camilleri che hanno come protagonista il Commissario Montalbano. <div>Precisamente questo piatto è mmuntuatu nel romanzo Il giro di boa ed il bello è che si possono confezionare con qualunque tipo di ingrediente, cucinare con tecniche diverse e può essere a base di: carne, pesce, ortaggi, il tutto infilato sugli stecchi.</div><div>Tanti bocconi infilati su uno stecco: gli spiedini sono così, gustosi da gustare.</div><div>Il mondo degli spiedini ha infinite declinazioni possibili ed in terra di Sicilia se ne è fatta una tradizione, e fanno parte di quella cucina che regala dei grandi piatti.</div><div>Gli involtini di carne di melenzane, come di pesce spada alla siciliana, sono un piatto tipico della tradizione isolana, molte le ricette della scuola regionale siciliana che cambiano viaggiando tra le città, diverse tra di loro per tradizione e attitudini, per citarne alcune come Messina, Palermo, Catania.</div><div>La ricetta degli involtini di pesce spada, che proponiamo, è per forza di cose quella più democratica, la versione basica, su cui si intrecciano tutte le varianti, ha come suo caposaldo, imprescindibile la farcitura, realizzata con pane macinato o pangrattato tostato o muddica rattata, un condimento della cucina contadina siciliana, che troviamo come base in molte ricette siciliane come per esempio la pasta anciova e muddica, la pasta con la salsa ed il finocchietto selvatico, le sarde a beccafico o la pasta con le sarde. Insomma un condimento che in passato sostituiva in alcune pietanze sostituiva il formaggio grattugiato nelle varie ricette.</div><div>La mollica insaporita dai capperi, dal prezzemolo, dall’uvetta passita, olio d’oliva e chi da una grattata di formaggio, in questa variante c’è chi utilizza il parmigiano, come se mancassero i formaggi a pasta dura siciliani e qui sarebbe da chiamare il commissario, lo sanno tutti che il formaggio il pesce non lo vuole vedere, figurarsi nell’impasto della mollica, nasconde la freschezza, comunque sarebbe perfetto anche il Ragusano, meglio se stagionato. </div><div>Procediamo con l'aggiunta di pinoli e uvetta sultanina, presenti nelle varianti più ricche degli involtini di pesce spada sono un omaggio alla cucina araba, che tanto ha influenzato quella siciliana. A seguire avvolgiamo la fettina tagliata sottile di pesce spada con al suo interno l’impasto precedentemente realizzato, si possono cucinare al forno, o alla brace, la loro cottura è questa, potrete cuocere i vostri involtini anche in padella se lo preferite.</div><div>Vogliamo stuzzicare la vostra attenzione sul perché non si dovrebbe usare il formaggio nell’impasto con la mollica.</div><div>Nei confronti del formaggio la cultura antica e medievale nutriva forti perplessità nei meccanismi della coagulazione della fermentazione erano visti con sospetto dalla scienza medica, la diffidenza era legata ai significati negativi attribuiti alla fermentazione della materia organica e c’erano anche ragioni di tipo pratico legate al gusto ed all’olfatto.</div><div>Senza andare a ricercare provetti cuochi, che possano dire la propria, qualcuno suggerisce che l’origine medica arcaica dell’assenza d’uso del formaggio nel pesce, è ampliamente superata e che i riscontri nelle teorie che facevano riferimento alla trasformazione chimica del pesce una volta a contatto con il formaggio, una contaminazione che avrebbe danneggiato l’intera digestione, dicerie antiche. Da qui la convinzione a tenerli separati proseguì nel Medioevo e nel Rinascimento, fino a giungere ai moderni ricettari italiani, è stata più che ampliamente superata, per vari motivi qualitativi e di conservazione. </div><div>Un tabù che tuttavia si è rafforzato nel Novecento e che, nonostante le sperimentazioni gastronomiche di altri paesi, resta ancora un caposaldo della cucina mediterranea e vi possiamo garantire che se volete sentire il sapore del pesce, il formaggio non ci vuole, ognuno ha la propria cucina, anche se formaggi molto delicati si possono combinare, suggeriamo, meglio concentrarsi su l’abbinamento d’un buon vino.</div><div>Ci siamo smarriti, no procediamo con la cottura e non resta che presentarli, disposti su un piatto di ceramica locale, perché di piatti in ceramica con lavorazione artigianale ne trovate a bizzeffe e di qualità, da far girare fra i commensali, che se ne servono liberamente. </div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Aug 2023 18:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia è famosa per la sua cucina tra i quali il tonno ed i suoi derivati]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000135"><h3 class="imHeading3">La Sicilia è famosa per la sua cucina tra i quali i suoi prodotti ittici il tonno ed i suoi derivati in cucina</h3><div>Tra le tante manifestazioni dedicate al pesce in programma a giugno danno l’opportunità di gustare piatti tradizionali preparati con ingredienti freschi e locali. Parteciparvi significa comprendere la vita locale e scoprire le tradizioni locali, il festival del THUNNUS THYNNUS FEST, info@bottargaditonnorosso.it o https://www.thunnusthynnusfest.it è quello che fa al caso nostro, ma non occorre aspettare il festival per potere gustare i prodotti del tonno rosso siciliano.</div><div>Iniziamo con i fritti nel coppo, è la formula adatta a chi preferisce il take away di gusto. Il pesce è sempre fresco di giornata, grazie alla collaborazione preziosa delle marinerie locali. Il coppo altro non è che un contenitore a forma di cono di carta paglia viene riempito di pesce e verdure fritte in pastella, lo si può gustare passeggiando per le vie di Marzamemi o comodamente seduti al tavolo.</div><div>Ma gettonatissimi sono anche polpette, arancine di pesce e le fresche insalate di polpo.</div><div>Tutte le preparazioni rispettano la tradizione.</div><div>Il borgo è nato attorno all'approdo, poi divenuto porto da pesca, e si è sviluppato grazie a quest'ultima attività, dotandosi anche di una tonnara, tra le più importanti della Sicilia. La tonnara di Marzamemi risale al tempo della dominazione spagnola in Sicilia nel 1600 sotto il regno di Filippo IV che nel 1655 venne venduta al barone Simone Calascibetta di Piazza Armerina.</div><div>Nel 1752 furono ultimate la costruzione del palazzo, della tonnara, della chiesa dedicata alla Beata Maria Vergine di Monte Carmelo e delle casette dei marinai, la nascita della vicina Pachino nel 1760, voluta dagli Starrabba, aveva impresso un nuovo impulso a Marzamemi con la costruzione dei magazzini che si trovano lungo la via principale e che servivano per custodire sia le botti di vino, da spedire poi via mare in Liguria e in Francia, sia le oltre trecentomila tonnellate di sale, prodotte dalle due saline di Morghella e Marzamemi. Verso la fine del XIX secolo Antonio Starrabba, che fu per due volte Presidente del consiglio dei ministri, fece costruire un grande palmento, mentre i Villadorata realizzarono un mulino a vapore che fu poi convertito in distilleria.</div><div>Ma se vi trovate a Marzamemi, troverete che la tradizione non è il coppo di pesce ma il tonno rosso di Sicilia come le tonnare che la fanno da padrone.</div><div>Il tonno siciliano è un’eccellenza del territorio. E qui l’esperienza millenaria della pesca del tonno rosso di Sicilia si tramanda nei secoli, di padre in figlio, e la mattanza dei tonni fanno parte della storia del Mediterraneo, nonostante la loro crudeltà nella pesca.</div><div>Le tonnare in Sicilia con la mattanza vantano infatti un'antica tradizione e sono state di fondamentale importanza nell'economia dell'isola nel passato. La mattanza è una tecnica fenicia utilizzata per intrappolare e catturare il tonno in Sicilia durante il periodo islamico.</div><div>La pesca con la tonnara fu introdotta dagli arabi in Sicilia intorno all'anno 1000 e la tradizione proseguì poi con gli spagnoli. Nel 1800 la pesca del tonno siciliano con questa tecnica conobbe la massima espansione, con il monopolio della famiglia Florio, che possedeva decine di tonnare siciliane.</div><div>Questo tipo di pesca tradizionale sta scomparendo. Le poche tonnare attive sono oggi attrazioni turistiche, dove si svolge nel periodo di Maggio-Giugno, durante la loro riproduzione, di prima corsa o di andata e quella di ritorno, invece, cattura i pesci nel periodo di Luglio-Agosto.</div><div>Ci troviamo di sera a girovagare nel borgo, tra un locale vivace ed uno colorato, tra terrazze affacciate sul mare o sulla piazza del paese, dove gustare uno sfizioso menu dedicato al tonno ed altre specialità di mare. Ora che sappiamo che il tonno la fa da padrone nelle pietanze dei locali, sia nei restaurante, quanto nelle botteghe, lo troviamo nella versione di ficazza o salame di tonno, oppure trasformato in patè di pesce o conservato in vetro, sott’olio o sotto sale, o come bottarga di tonno le cui uova vengono salate ed essiccate, come ventresca di tonno che è la parte più pregiata del tonno, o il mosciame di tonno è una preparazione di filetto di pesce essiccato.</div><div>Stuzzichiamo l’appetito e vediamo come si potrebbe utilizzare la bottarga in cucina, considerata un ingrediente per l’estate. </div><div>Il sapore intenso di questo prodotto a base di uova salate ed essiccate permette di dare un tocco unico a qualsiasi piatto. Rivisitare alcune ricette per questo ingrediente molto versatile, superata la classica pasta con una grattugiata di bottarga come se si trattasse di parmigiano! Vediamo alcune ricette con la bottarga.</div><div>mousse di bottarga e ricotta, scorza di limone o delle erbette aromatiche per dare una nota ancora più fresca alla vostra preparazione.</div><div>Bottarga al naturale, affettata sottile, come se fosse un carpaccio, e servitela semplicemente con un filo d’olio extravergine d’oliva, o abbrustolite qualche fetta, spalmatele di burro e completate con un pezzetto di bottarga.</div><div>Crostini con bottarga e uova: una grande coppia. Servitele sopra a dei crostini di pane e infine grattugiate la bottarga. </div><div>Insalata di patate e bottarga, potete unire al piatto dei fagioli bianchi oppure dei gamberi sbollentati.</div><div>Gli spaghetti con bottarga sono la ricetta più classica.</div><div>Risotto con abbondante bottarga grattugiata e prezzemolo tritato.</div><div>pizza-con-bottarga </div><div>filetto alla bottarga sulla carne, o verdure o pesce, sciogliete la bottarga in una noce di burro calda e mescolate fino a creare una salsa omogenea. Oppure emulsionate la bottarga semplicemente con olio extravergine. Non appena la carne sarà cotta, o il vostro pesce o verdura, versatela quando ancora calda, copritela con la vostra crema o la vostra emulsione e servite subito. </div><div>bottarga e carciofi, in un piatto disponete in modo alternato le fettine di bottarga e i carciofi precedentemente cucinati, condite semplicemente con olio extravergine d’oliva, un pizzico di pepe nero e foglioline di menta fresca.</div><div><br></div><div>Borgo marinaro di Marzamemi, di Pachino comune del libero consorzio di Siracusa, 65 m s.m., patrono Maria Santissima Assunta 15 agosto.<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Aug 2023 16:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La pizza siciliana deve molto all’antenata partenopea]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000134"><h3 class="imHeading3">La pizza siciliana deve molto all’antenata partenopea</h3><div>La pizza licatese viene chiamata Fuazza o Fuata, come in molte altre parti della Sicilia, negli anni ottanta l’hanno ribattezzata Casereccia, al fine di richiamarne l’origine domestica.</div><div>Giuseppe Pitrè fa derivare il nome Fuazza da focaccia, che attraverso numerose trasformazioni, sarebbe arrivato al popolare fuazza, con questo nome si trovano numerose preparazioni in tutta la Sicilia. Non secondaria potrebbe essere l’origine francese da fouace, o d'origine catalana, “fogassa” il che porterebbe alla versione della Fuazza con l'arrivo del pomodoro, arrivato in Europa dal Nuovo Mondo grazie agli Spagnoli.</div><div>In particolare, Pitrè definisce la Fuazza “una pasta di pane cotta nella cenere” e la localizza a Canicattì (Agrigento), dove viene preparata in occasione dei festeggiamenti per la Madonna.</div><div>Con il nome Fuáta, dal libro di cucina siciliana di Giuseppe Coria, a cui viene inoltre attribuito “il merito di essere stato il primo a credere e ad imbottigliare il Cerasuolo di Vittoria e soprattutto a portarlo alla ribalta nazionale”, indica una pizza del nisseno, condita con uno spicchio d’aglio tritato, una sarda salata, un filo d’olio, sale e un pizzico d’origano, con del pecorino grattugiato su cui vengono poste delle fette di pomodoro maturo. Il nome trarrebbe origine dalla radice di “fuoco”, perché cotta al calore di un gran fuoco o focone</div><div>La pizza licatese è sempre stata considerata un riempitivo, un sotto prodotto della panificazione domestica. Veniva realizzata, specie per la merenda dei bambini, con l’impasto di grano duro avanzato dalla preparazione del pane, condita in maniera estemporanea con gli ingredienti che si trovavano a portata di mano in tutte le cucine, cotta a fiamma viva nel forno a legna, che si stava preparando per il pane.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 16:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I cavatelli dell'agrigentino, sono il taglio di pasta più antico]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000133"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I cavatelli quelli dell'agrigentino, sono tra il taglio di pasta più antico in Italia</h3><div><hr></div><div>Cominciamo con il dire che la cucina &nbsp;agrigentina è legata al proprio territorio, prettamente marittimo, ma si estende sui monti sicani, al centro della Sicilia.</div><div>La cucina Agrigentina, infatti, ha sviluppato nella zona costiera e isolana una gastronomia prevalentemente di pesce, mentre mentre più ci si addentra, ci si trova una gastronomia prevalentemente di carne e verdure.</div><div>I cavatelli sono uno dei tagli di pasta fresca tradizionale più amati fungono sia da primo piatto quanto da piatto unico. </div><div>Sono originari della zona del Molise e sono il formato più antico, insieme alle lagane. “I cavatelli o ‘cavatielle’ in dialetto molisano, sono degli gnocchetti di semola di grano duro realizzati rigorosamente a mano.</div><div>Vogliamo considerare quanto possa essere divertente: mettere le mani in pasta, si potrebbe scoprire essere un'attività rilassante e soddisfacente per creare qualcosa con le proprie mani.</div><div>Sono prodotti da un impasto di semola, acqua tiepida e un pizzico di sale e il nome descrive la loro forma incavata ha la funzione di raccogliere sugo e condimento, si differenziano dagli gnocchetti sardi perché i cavatelli non sono rigati. </div><div>Si tratta di una pasta “stracinata”, come si dice in alcuni dialetti meridionali, per indicare il gesto del trascinamento della pasta sul piano di lavoro.</div><div>C’è una grande affinità in effetti tra cavatelli e orecchiette: possiamo immaginare i cavatelli come orecchiette che non sono state rivoltate, oppure le orecchiette come cavatelli che invece sono stati rivoltati.</div><div>Non si conosce con certezza la datazione della nascita di questo tipo di pasta fresca, ma si sa che era già presente sulle tavole del Mezzogiorno durante il regno di Federico II, quando il Sud era quindi una grande macroregione, anche se da zona a zona le differenze possono essere palpabili, come al di qua del faro ed al di là del faro.</div><div>Per la preparazione di questa pasta fresca tradizionale bastano, come detto, farina di semola di grano duro, sale e acqua, un minimo di forza nelle braccia per amalgamare energicamente questi ingredienti in un unico impasto morbido ma non troppo. Dall’impasto si creano dei serpentelli dai quali si tagliano dei pezzetti di un centimetro ed a uno a uno si “trascinano” sul piano di lavoro. Tradizionalmente si fa con le mani, ma alcuni lo fanno con il coltello, esattamente come si fa per le orecchiette. Ogni esemplare di questa pasta deve stare in un range di determinate misure, fino a un massimo di 4 centimetri di lunghezza e di 7 millimetri di larghezza.</div><div>In Molise, i cavatelli sono un piatto di devozione in occasione del 17 gennaio, che è sant’Antonio Abate. </div><div>In Sicilia, per citarne alcuni, i Cavatelli con carciofi spinosi di Menfi, pomodoro melanzane fritte e ricotta &nbsp;salata e infornata, o fave pancetta e piselli.</div><div>Poi da dire in Sicilia paese che vai, usanza che trovi ed il cibo incarna sicuramente l’essenza del territorio ed il suo spirito, e troviamo il taganu di Aragona, o i la Mpignulata di Grotte, non dimentichiamo che siamo nella città dei templi, patrimonio dell'UNESCO, della città di Pirandello.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 16:04:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?i-cavatelli-dell-agrigentino-il-taglio-di-pasta-piu-antico</link>
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			<title><![CDATA[Portella della ginestra e la land art]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000132"><div><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Piana degli Albanesi e la sua identità</span><br></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><div>Piana degli Albanesi (in albanese Hora e Arbëreshëvet) è la più grande comunità albanofona in Sicilia ed una delle più grandi in Italia. Vi ha sede l'Eparchia di rito bizantino, cui si riferiscono tutti i fedeli del rito che risiedono in Sicilia e nell'Italia insulare. Questa specificità culturale e religiosa rende il paese il custode principale dell'identità Arbëreshë, che si riflette non solo nella lingua e nei costumi, ma anche nella forte coscienza politica e sociale che ha caratterizzato la sua storia.</div><div><br></div><div>Il Memoriale di Portella della Ginestra: Land Art e Memoria</div><div>Oggi, presso il Memoriale di Portella della Ginestra, troviamo una originale sistemazione naturale-monumentale del luogo, situato nella contrada omonima nel territorio di Piana degli Albanesi. La sistemazione monumentale è un'importante opera di land art, di cui vi sono svariati esempi nel mondo. Il Memoriale è stato progettato e realizzato tra il 1979 e il 1980 da Ettore de Conciliis, pittore e scultore, con la collaborazione del pittore Rocco Falciano e dell'architetto Giorgio Stockel.</div><div><br></div><div>Un muro a secco fiancheggiato da una tipica trazzera, per una lunghezza di circa 40 metri, taglia la terra come una ferita, nella direzione da cui provennero gli spari. Tutt'intorno, per un'area di circa un chilometro quadrato — luogo dell'eccidio del 1º maggio 1947 — si innalzano grandi massi in pietra locale, alti da 2 a 6 metri, cavati sul posto della pietraia. Uno di essi è il masso di Nicola Barbato, da dove il dirigente arbëresh dei Fasci Siciliani dei Lavoratori era solito parlare alla sua gente. Altri massi raffigurano sinteticamente corpi, facce e forme di animali caduti. In altri due sono rispettivamente incisi i nomi dei caduti e una poesia.</div><div><br></div><div>Il Comune di Piana degli Albanesi ha previsto nel sito anche un altro grande masso, sempre in pietra locale, con incisa una poesia in lingua albanese:</div><div><br></div><div>Te goj' e gjineshtravet, mbë fushën e kuqe, ra shqiponja ç'sulmoi të huajtë turqit...</div><div><br></div><div>Traduzione: "Alla bocca delle ginestre, sul campo rosso, cadde l'aquila che attaccò gli stranieri turchi. I lavoratori vennero sulla montagna per una festa e li uccisero, i contadini sulla roccia per vivere e li videro. Il primo maggio anche le pietre bevvero sangue. I ragazzi caddero e i vecchi in primo luogo nella Portella della Ginestra piena di morti!"</div><div><br></div><div>Il contesto storico: Da Garibaldi ai Fasci Siciliani</div><div>L'Unità d'Italia, avviata con la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, non portò in Sicilia i benefici sociali sperati. Sebbene Garibaldi avesse inizialmente suscitato l'entusiasmo delle masse contadine con la promessa di riforme agrarie e dell'abolizione del latifondo, il nuovo Stato unitario finì per appoggiare apertamente la classe benestante. Il malcontento covava fra i ceti più umili: il feudalesimo, sebbene formalmente abolito agli inizi del XIX secolo, aveva continuato a condizionare la distribuzione delle terre e delle ricchezze.</div><div><br></div><div>Sull'esempio del fascio operaio nato nell'Italia centro-settentrionale, il movimento dei Fasci Siciliani dei Lavoratori (1889-1894) fu un tentativo di riscatto delle classi meno abbienti. Il movimento chiedeva fondamentalmente riforme agrarie che permettessero una revisione dei patti e la redistribuzione delle terre. Una grande forza rivoluzionaria si ebbe proprio fra le minoranze linguistiche dell'isola, fiduciose in un possibile cambiamento.</div><div><br></div><div>La figura di Francesco Crispi</div><div>In questo contesto si inserisce la figura complessa di Francesco Crispi. Figura di spicco del Risorgimento, Crispi fu uno degli organizzatori della Rivoluzione siciliana del 1848 e fu l'ideatore e il massimo sostenitore della spedizione dei Mille, alla quale partecipò. Inizialmente mazziniano e repubblicano, si convertì poi agli ideali monarchici.</div><div><br></div><div>Tuttavia, divenuto Presidente del Consiglio, Crispi decise di reprimere duramente il movimento dei Fasci Siciliani (che considerava una minaccia all'unità nazionale), avallando l'intervento militare tra il dicembre 1893 e il gennaio 1894, che comprese esecuzioni sommarie e arresti di massa. Questa dura repressione lasciò una ferita profonda nel movimento contadino siciliano, che sarebbe tornato a reclamare i propri diritti nel secondo dopoguerra.</div><div><br></div><div>La strage del 1º maggio 1947</div><div>La strage di Portella della Ginestra fu un eccidio commesso il 1º maggio 1947 da parte della banda di Salvatore Giuliano, che sparò contro la folla di contadini riuniti per celebrare la festa dei lavoratori, provocando undici morti e numerosi feriti.</div><div><br></div><div>Le motivazioni della strage risiedono nella volontà dei poteri mafiosi e delle forze reazionarie di mantenere i vecchi equilibri nel nuovo quadro politico nato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Oltre alla dichiarata avversione di Giuliano verso i comunisti, vi era l'interesse degli ambienti siciliani a intimidire le masse contadine che avevano votato per il Blocco del Popolo nelle elezioni del 1947.</div><div><br></div><div>Misteri, complicità e la fine di Giuliano</div><div>Così come la mafia aveva giurato vendetta al Fascismo che, con il prefetto Cesare Mori, l’aveva duramente colpita, nell'immediato dopoguerra essa reagì in sodalizio con massoneria, latifondisti e indipendentisti per garantire il mantenimento dello status quo, sfruttando la fama del bandito Giuliano come pedina di una macchinazione complessa.</div><div><br></div><div>Nel 1948 Giuliano scrisse una lettera all'Unità affermando lo scopo politico della strage e alludendo a rapporti con esponenti come Mario Scelba. Il 5 luglio 1950 Giuliano fu trovato morto a Castelvetrano; la versione ufficiale parlò di un conflitto a fuoco, ma il giornalista Tommaso Besozzi svelò le incongruenze nell'articolo "Di sicuro c'è solo che è morto", indicando come vero assassino il luogotenente Gaspare Pisciotta.</div><div><br></div><div>Al processo di Viterbo, Pisciotta si autoaccusò dell'omicidio di Giuliano e accusò i deputati Mattarella, Alliata, Marchesano e Scelba di essere i mandanti politici, dichiarando: "Banditi, mafiosi e carabinieri eravamo la stessa cosa". Il 9 febbraio 1954, Pisciotta fu avvelenato in carcere con un caffè alla stricnina, portando con sé molti dei segreti sulla strage.</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/1MaggioPortellaDellaGinestra/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/1MaggioPortellaDellaGinestra/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/Prolocopianadeglialbanesi/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/Prolocopianadeglialbanesi/</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 02 Aug 2023 15:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Tempio di Ercole a San Marco D'Alunzio e l'ospitalità diffusa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000131"><h3 class="imHeading3">Il Tempio di Ercole a San Marco d'Alunzio e l'ospitalità diffusa<div></div></h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs12lh1-5">Il Tempio greco di Ercole, risalente al IV secolo aC, è situato su un gradone roccioso prospiciente l'abitato di San Marco d'Alunzio. Il tempio si mantiene in buono stato di conservazione: ha una pianta rettangolare e oggi esiste la sola cella, la zona sacra riservata ai sacerdoti, posizionata originariamente all'interno di una vasta area.</span><br></div><div><br></div><div>Il mito di Ercole in Sicilia si riscontra anche a Segesta, dove si pensava che le ninfe avessero fatto zampillare sorgenti per farlo bere dopo una delle sue imprese. A Siracusa gli fu dedicata la fonte Ciane, dove avrebbe compiuto il sacrificio di un toro. In epoca normanna, il Tempio fu convertito in chiesa cristiana dedicata a San Marco Evangelista e ricoprì il ruolo di chiesa matrice fino al XVI secolo. Agli inizi del 1600, l'edificio subì l'influenza barocca, e il portale fu arricchito di fregi e decorazioni marmoree tipiche di stile racconto. Successivamente è stato abbandonato e, nel XIX secolo, defraudato dei propri blocchi costruttivi, che furono utilizzati per altre costruzioni.</div><div><br></div><div>Secondo la leggenda tramandata da Dionigi di Alicarnasso, l'antica Aluntio (oggi San Marco d'Alunzio) fu fondata, dopo l'incendio di Troia, da un gruppo di profughi guidati da Enea. Vedendo questo colle, deciderò di fondarvi una colonia.</div><div><br></div><div>Oggi, San Marco d'Alunzio è un comune in provincia di Messina, situato a 540 metri sul livello del mare. Il suo patrono è san Marco (25 aprile), ed è uno dei borghi più belli d'Italia. Il centro è situato sul versante settentrionale dei monti Nebrodi, all'interno del Parco regionale dei Nebrodi. Dall'alto dei suoi 548 metri, San Marco domina la costa tirrenica, da Cefalù a Capo d'Orlando e fino alle isole Eolie.</div><div><br></div><div>All'inizio del corso principale di San Marco d'Alunzio, un bassorilievo in marmo rosso aluntino su parete rocciosa, realizzato nel 2005 dagli abili artigiani locali, racconta l'illustre passato del piccolo borgo nebroideo: Alwntion per i Greci, Haluntium per i Romani, Demenna per i Bizantini e San Marco per i Normanni.</div><div><br></div><div>Oltre al Tempio di Ercole, a San Marco d'Alunzio merita una visita la chiesa di San Teodoro, realizzata a pianta a croce greca ma con una struttura risalente all'epoca bizantina. Al suo interno si trovano importanti decorazioni e stucchi risalenti al XVIII secolo. Un'altra chiesa interessante è quella del Santissimo Salvatore, di chiara concezione architettonica normanna, o la Badia Grande, annessa al Monastero delle Suore Benedettine, recentemente ristrutturata e oggi ospitante il Palazzo Congressi ed Eventi intitolato alla regina Margherita di Navarra, fondatrice del Monastero. Da segnalazione anche la chiesa madre, dedicata attualmente a San Nicola di Bari, e la chiesa dell'Aracoeli. È inoltre possibile visitare importanti edifici civili, come i resti del castello normanno, e reperti archeologici oggi conservati nel museo comunale San Teodoro e nel museo parrocchiale San Giuseppe. L'ex chiesetta dei Quattro Santi Dottori della Chiesa d'Oriente è famosa per i pregevoli affreschi che raffigurano San Giovanni Crisostomo, San Gregorio, San Basilio Magno e San Atanasio.</div><div><br></div><div>Le feste, tradizioni ed eventi folkloristici che celebrano costumi e usanze di epoche passate sono numerosi. </div><div>Tra le più importanti ci sono:</div><div><br></div><div>La festa di San Basilio Magno , protettore di San Marco d'Alunzio, che si celebra ogni anno dal 31 luglio al 2 agosto. Il 31 luglio si festeggiano i Santi Patroni Marco e Nicola. Nel pomeriggio si svolge "L'Entrata r'Addauru", dove i ragazzi del paese decorano dei rami di alloro con nastri colorati e monete, per poi sfilare verso la chiesa della Badia piccola accompagnati dalla banda musicale. La festa continua con la distribuzione delle “Collure Benedette”</div><div><br></div><div>Il Palio dell'Assunta , con una sfilata di costumi medievali, che si celebra il 15 agosto</div><div><br></div><div>La giornata medievale del 2 giugno</div><div><br></div><div>La festa del Crocifisso , con la processione degli incappucciati "Babbaluti", che si tiene l'ultimo venerdì di marzo. Questo è uno dei riti pasquali più suggestivi della Sicilia, durante il quale 33 incappucciati, avvolti in sai blu e scalzi, portano in processione per le vie del paese la pesantissima vara con il Crocifisso ligneo scolpito alla fine del 1550 da fra' Umile da Petralia.</div><div><br></div><div>Nebrodi e ospitalità diffusa: visita questo borgo e trascorri 3 notti gratis</div><div><hr></div><div>L'obiettivo dell'iniziativa di ospitalità diffusa è destinare gratuitamente 30 camere, situate in un complesso di edifici nel centro storico, ai turisti che visitano il borgo per la prima volta. Da un lato, vecchie abitazioni ormai abbandonate torneranno a risplendere come case-albergo, mentre dall'altro il paese beneficerà di un maggiore afflusso di viaggiatori, attratti dall'offerta di soggiorno gratuito.</div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.facebook.com/proloco.sanmarco.7/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.facebook.com/proloco.sanmarco.7/</a></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.facebook.com/Nebrodiospitalitadiffusa/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.facebook.com/Nebrodiospitalitadiffusa/</a></div><div class="imTACenter"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 13 Jul 2023 15:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'invenzione del gelato siciliano ed il caldo freddo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012F"><h3 class="imHeading3">L'invenzione del gelato siciliano ed il caldo freddo</h3>La tradizione attribuisce alla Sicilia l’invenzione del gelato. Composto da un complesso di materie prime quali: il latte, la panna, lo zucchero, i tuorli d’uovo, la frutta, l’acqua e le essenze, che opportunamente mescolate tra loro, e lavorate a bassa temperatura si consolidano assumendo consistenza e pastosità. Si tramanda che il gelato sia stato inventato dagli arabi, che aveva l’uso di bere nelle giornate d’afa una bevanda zuccherata, d'altronde in Sicilia nel 827 portarono la canna da zucchero da cui si ricavava una sostanza dolciastra, refrigerata con la neve e preparata con latte o acqua, essenza di frutta, vaniglia e cannella e lo chiamavano “Sciarbat” sherbeth.<div>A Palermo diversi luoghi chiamati comunemente della neve, dove la gente si recava a comprare una piccola quantità di ghiaccio per sé o per deliziare l’aristocrazia di cui era dipendente, in periodo di calura. Questo tipo di commercio era regolato con leggi e disposizioni che permettevano da parte dello stato di riscuotere le tasse di trasporto. </div><div><br></div><div>Il sorbetto entra a far parte dei menù estivi dell’aristocrazia palermitana e i “monsù” consolidarono il proprio estro nel prepararli.</div><div>Il boom dei sorbetti, si ebbe quando s’inventò il “gelato da passeggio”, fino allora per gustare una granita o uno spongato bisognava recarsi in un bar o una gelateria. </div><div>Quello che si ricavava in pasticceria vengono chiamate “magre”, successivamente si pensò di aggiungere a questa sostanza gelata, i tuorli d’uovo, la panna, il latte e lo zucchero per ottenere quei morbidi impasti “mantecati”. </div><div>Addirittura, nel 1860 il gelatiero Cacciatore, per festeggiare l’arrivo di Garibaldi s’inventò un gelato con tre colori: rosso, verde e bianco fragola, pistacchio e cedro. </div><div>Nei tempi avvenire, per il popolino ci pensarono i primi gelatai ambulanti, che giravano i quartieri con il loro specifico carrettino dei gelati. U gelataru arrivava e annunciava la sua presenza con degli squilli o gli strilli di un fischietto, ma la gente era già sul posto al solito orario puntuale, e da una rastrelliera girevole tirava fuori un cono di cialda, per le briosce bisognava aspettare quelli con più denari, la brioches con gelato..</div><div><br></div><div>Molti, la mattina preferivano fare colazione con uno sfilatino caldo associandolo al gelato o alle granite di “scorzonera”. E’ fortunatamente rimasta la sana consuetudine, durante il periodo estivo, al mattino fare colazione, seduti in un bar, e consumare una granita con o senza panna accompagnata dalla immancabile e fragrante briosce, per i più maligni anziché chiamarla brioche con il tuppo, strizzano l’occhio fanno per dire che assomigliare ad una tetta ad una minna ed proprio il tuppo o capezzolo, che viene tirato via per primo ed inzuppato nella granita.</div><div>Si lo sappiamo, che cos’è la scorzonera, a Palermo si indica il gelato di gelsomino e cannella. La scorsonera in realtà è una pianta erbacea con foglie basali e fiori giallo chiari. I frutti sono biancastri dal sapore leggermente amarognolo ma gradevole. Il nome “scorsonera” deriva da una pianta mediterranea conosciuta da tempi antichissimi, la Scorzonera hispanica, la cui radice lunga e nera, commestibile e con proprietà benefiche, veniva usata per curare la peste e i morsi dei serpenti.</div><div><br></div><div>Sembra che in origine il gelato alla scorsonera, ottenuto dall’essenza di questa pianta, fosse un gusto a sé stante che veniva unito a quelli di gelsomino e cannella per creare una meravigliosa armonia di colori, profumi e sapori. Nel tempo, anche se il gusto “scorsoniera” non è stato più prodotto, ha lasciato in eredità il proprio nome alla felice combinazione degli altri due gusti (gelsomino e cannella) a cui era sapientemente associato.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il caldo freddo specialità trapanese</h3><div>Ma non vogliamo dimenticare il Caldo Freddo, una specialità che si serve nei bar e nelle gelaterie della zona di trapani, e che è divenuto un prodotto caratteristico e irrinunciabile per i più golosi.</div><div>Inventato a San Vito Lo Capo ma adesso è possibile trovarlo anche a Trapani, Erice e Valderice. </div><div>E’ un prodotto tipico della gelateria artigianale trapanese e il suo nome deriva dal connubio creato dal freddo del gelato e dal caldo del cioccolato fuso che viene versato sulla superficie del gelato stesso.</div><div>Siamo alla fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, un gelato al gusto di caffè ma potrebbe essere anche al cioccolato, alla nocciola, al pistacchio, insomma al gusto di crema ricoperto di panna, con un piccolo pandispagna imbevuto nel bagne di pasticceria al rhum del rhum allungato con acqua e zucchero e ricoperto da una cascata di cioccolata calda.</div><div>Il nome di Caldofreddo, sintetizza il contrasto di temperature e il cocktail di sapori.</div><div>Diventa la specialità della Sirenetta e di San Vito lo Capo, e soppianta addirittura lo Spongato, il gelato a forma di ‘mezza luna’ servito fino ad allora”.</div><div>L’usanza vuole che il Caldofreddo venga servito nei lemmi, ossia il recipiente di terracotta usato per il cous cous trapanese, che i maestri ceramisti di Santo Stefano di Camastra realizzano.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 15:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il sommacco siciliano, questa spezia dimenticata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012E"><h3 class="imHeading3">Il sommacco siciliano, cos’è e come si usa questa spezia dimenticata</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il sumac, sumak o summaq o somac, o sommacco in Italiano.<br></div><div class="imTACenter">Il sommacco siciliano, una pianta incredibilmente bella, il cui frutto è una spezia che viene usata nella cucina mediterranea e medio orientale per condire piatti molto celebri e succulenti come il kebab. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Alla vista il sommacco siciliano si presenta come un arbusto, con foglie lunghe e pennate e fiori a forma di spiga. Una piccola curiosità: appartiene alla famiglia botanica delle Anacardiaceae, la stessa del pistacchio. </div><div class="imTACenter">Gli abitanti dell’Isola, a lungo, hanno considerato il sommacco siciliano una pianta infestante e velenosa, a causa della tossicità delle bacche crude. I suoi frutti non possono essere consumati freschi e crudi perché risulterebbero velenosi.</div><div class="imTACenter">Oggi, ovviamente, sulla base delle conoscenze sviluppate in merito all’utilizzo, è stato decisamente rivalutato. <br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il sommacco è una pianta dalla quale si ricava una spezia ottima in cucina ma anche molto buona per il benessere dell’organismo.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il Sommacco in Sicilia è comune dappertutto; è stato estesamente coltivato in provincia di Palermo e Trapani, Agrigento e Ragusa.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Si trova soprattutto sulle colline pietrose ed in pendio, salendo fino a 1000 metri sui monti calcarei. La pianta coltivata e poi abbandonata a se stessa, senza tagliarne il fusto per il raccolto ordinario del suo fogliame, se si trova in buone condizioni di clima e di terreno, può arrivare all’altezza di 3-4 metri.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il Sommacco si trova allo stato spontaneo e selvaggio in diverse contrade dell’isola dove si propaga, come il coltivato, per mezzo dei germogli generati dalle proprie radici e solo raramente per la riproduzione naturale del proprio seme.</span></div></div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Cos’è il sommacco siciliano e qual è la sua storia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il sommacco o sumac è una spezia dal sapore agrumato che si ottiene da una pianta originaria dell’Europa meridionale e del Medio Oriente.</span><br></div><div class="imTACenter">Il sommacco siciliano il cui nome scientifico è “Rhus coriaria” è una pianta appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Si tratta di un arbusto che può raggiungere altezze fino a tre metri con foglie pennate, &nbsp;fiori di colore giallo-verdastro riuniti in pannocchie. Fiorisce in maggio-agosto. I frutti dai quali poi si deriva la polvere che è una spezia sono rosso-bruni, velenosi se consumati freschi.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">In Italia, il sommaco è presente nel Sud dal livello del mare sino fino a 800–1000 m di altitudine, spesso come relitto di antiche colture. In Sicilia è diffusa specialmente nelle province di Palermo e di Trapani.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Ma questa specie è diffusa anche in Europa meridionale, in Medio Oriente e in Nord Africa. </div><div class="imTACenter">Il sommacco era già noto agli Egizi e ai Greci che lo impiegavano come mordente della tintura dei tessuti cui conferiva una gamma di belle tonalità dal verde all’azzurro.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Veniva utilizzato infatti in cucina fin da epoca romana impiegando le drupe mature seccate grattugiate sui cibi oppure infuse nell’acqua, che gli conferivano un gusto acidulo, più delicato del limone.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Tuttavia, la diffusione e la fortuna del sommacco in gastronomia si debbono alla cucina araba medievale che ne faceva un largo uso. Infatti, il termine sommacco deriva dall’arabo “summāq” cioè un piatto della cucina islamica.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Oltre a essere una spezia molto comune in Sicilia, il sommacco è usato da libanesi e siriani per insaporire il pesce. In Iraq e Turchia viene aggiunto alle insalate mentre gli iraniani vi condiscono il kebab.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">In Sicilia il sommacco è usato per insaporire zuppe di lenticchie, ripieni per il pollo e salse di yogurt. Con il timo e il sesamo forma la miscela impiegata nel Nordafrica, in Turchia e in Giordania come condimento delle carni.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Nella stessa area una tisana di sommacco è considerata ancora efficace rimedio contro i disturbi gastrointestinali. Infine, un tempo dalla corteccia e dalle foglie della pianta si estraevano i tannini impiegati in tintoria e nel processo di concia delle pelli.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Macinando i frutti del sommacco si ottiene una polvere molto pregiata e delicatamente profumata di limone usata per insaporire piatti a base di pesce e di carne ma anche per preparare tisane e decotti benefici per l’organismo.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il sommacco siciliano in cucina, piatti antichi e moderni</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il sommacco grazie al suo sapore delicato e leggermente agrumeto è perfetto da utilizzare con le carni, specialmente quelle di agnello </div><div class="imTACenter">Il sommacco può essere utilizzato in polvere per insaporire fantastici piatti a base di pesce e di carne capace di dare un sentore agrumato.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Menù per valorizzare il sommacco</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Humus di ceci con cumino e sommacco. Questa è una ricetta conosciuto in tutto il mondo. </div><div class="imTACenter">Si tratta di una crema a base di ceci molto delicata e perfetta per fare degli aperitivi sfiziosi accompagnandola con sedano, carote crude o grissini. Inizia subito mettendo a mollo i ceci in acqua la sera prima insieme con una foglia di alloro. Il giorno dopo sgocciola i ceci e mettili in una pentola. Coprili con acqua fresca e portarli ad ebollizione. Metti il coperchio sulla pentola e falli sobbollire per circa 90 minuti finché i ceci diventeranno morbidi. Scolali conservando l’acqua di cottura. Metti i ceci in un frullatore, aggiungi dell’olio extra vergine di oliva, il succo di mezzo limone, un pizzico di cumino, il sale ed il pepe. Aggiungi l’aglio schiacciato e frulla il tutto fino ad ottenere una crema morbida. Se risulta troppo asciutta aggiungi un po’ d’acqua di cottura. Infine, metti la crema in una scodella e fai una spolverata di sommacco. Accompagna l’humus con delle verdure fresche, dei grissini o delle patatine di mais.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Totani con cipolle rosse di Tropea, sommacco e timo. Questo è un secondo piatto dal sapore orientale.</div><div class="imTACenter">Inizia subito pulendo le cipolle rosse di Tropea e tagliale a fettine. In una casseruola metti una dose generosa di olio extra vergine di oliva, un rametto di timo e uno spicchio d’aglio. Metti anche le cipolle e accendi il gas coprendo il tutto con un coperchio e facendo stufare le cipolle. Nel frattempo pulisci i totali, lavali e tagliali a pezzetti. Inseriscili nella casseruola insieme con dei pomodorini datteri, olive nere denocciolate e capperi dissalati. Fai cuocere e verso la fine aggiungi il sale, il pepe nero e il sommacco. Infine sfuma il tutto con del vino bianco e fai evaporare per bene. Quando il sugo si sarà rappreso i totani saranno pronti. Servili in un piatto fondo con dei crostini di pane di segale.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’insalata libanese Fattoush. Si tratta di un’insalata sfiziosa a base di pane pita e verdure. </div><div class="imTACenter">Inizia subito mettendo la pita a tostare in una padella anti aderente e poi spezzettata quando sarà ben abbrustolita. Nel frattempo monda i cetrioli e tagliali a pezzetti insieme con dei pomodori dolci. Taglia a fettine una cipolla dolce e i peperoni a cubetti. Metti le verdure in un piatto fondo molto capiente e regola di sale, pepe e aggiungi due cucchiai di olio extra vergine di oliva di buona qualità. Infine, aggiungi alle verdure dell’aglio tritato oppure solo tagliato a metà, il succo di un limone, del prezzemolo fresco tritato o in alternativa del coriandolo, qualche foglia di menta fresca, un cucchiaino colmo di sommacco in polvere e gira per bene il tutto. Infine aggiungi i pezzi di pita tostati e servi la tua insalata dal sapore medio orientale.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 15:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I caricatori e l'asse viario in Sicilia dal 1500 al 1800]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012D"><h3 class="imHeading3">I caricatori il mastro portulano e l'asse viario in Sicilia dal 1500 al 1800</h3>Al sistema viario si associava poi il commercio via mare. Fulcro di questo commercio erano i Caricatori, essi erano presenti soprattutto presso i porti di Palermo, di Messina e in minor misura, di Trapani a gestire il traffico; alterne fortune ebbero i porti secondari di Termini, Marsala, Agrigento, Siracusa, Augusta. Il commercio gravitava sul mare, con i traffici “internazionali” nei quali I’Isola era inserita, e dal mare continuava verso l’interno con una rete viaria, si spingono fino alle masserie.<div><br><div>Mutamenti resi fattibili da quella possibilità di utilizzare in maniera flessibile tradizionali rapporti di produzione e consolidati patti agrari, piegandoli alle nuove esigenze produttive e di mercato che permise nel tempo alle produzioni agrarie siciliane di godere, alternativamente per periodi più o meno lunghi, di &nbsp;posizioni di monopolio sulla scena internazionale. </div><div><br></div><div>Ad esempio, tra il XIV e il XV secolo, la forza esportatrice delle produzioni di canna da zucchero venne velocemente soppiantata dalla gelsibachicoltura e dalla produzione serica, per essere poi rapidamente sostituita, dalle più richieste produzioni viticole, agrumicole, olearie. Per non parlare poi delle produzioni minerario-estrattive, come quella del sale o ancor più dello zolfo, i cui assetti proprietari e le cui strutture produttive e contrattuali, così simili a quelle agricole, consentirono all’economia siciliana di rimanere a lungo protagonista sulle maggiori piazze europee. </div><div><br></div><div>Nel Settecento borbonico la rete viaria fu migliorata con la costruzione di strade carrozzabili, con un processo che si pone sulla scia della più ampia iniziativa di rinnovamento delle infrastrutture stradali verificatasi in Europa a partire dal XVIII secolo, seguirà l’avvento delle strade ferrate per il trasporto dello zolfo. </div><div><br></div><div>In Sicilia, l’obiettivo economico di fondo del nuovo assetto viario rimase quello di permettere un collegamento rapido dall’interno verso la costa, con mezzi di trasporto a terra sostanzialmente invariati. In un primo periodo (fino al 1838) furono privilegiate le province di Palermo, Catania e Messina, certamente in considerazione della gerarchia amministrativa.</div><div>Logiche diverse sembrano dettare le varie fasi del processo. In una prima fase è la capitale a farla da padrone, definendo un assetto viario che le consentì non solo di essere in rapido contatto col suo hinterland, ma anche di penetrare nell’Isola verso ovest (Trapani, Marsala), verso sud (Corleone) ed est (Caltanissetta).</div><div>Palermo si colloca così al punto di confluenza del reticolo stradale, l’unico fino al 1824 degno di questo nome.</div><div>Nella seconda fase si delinea una nuova articolazione territoriale: Trapani riuscì a collegarsi con una rotabile a Calatafimi, offrendo alla produzione dell’entroterra uno sbocco alternativo a Palermo. L ‘innovazione più importante è la rotabile Palermo-Caltanissetta-Catania-Messina, di cui la vera beneficiaria fu Catania, che poté organizzare il percorso circumetneo e porsi in competizione con Palermo.</div><div><br></div><div>Nelle due fasi successive la posizione di Catania si rafforzò ulteriormente con la rotabile che la collegò a Siracusa a Noto e il Ragusano. </div><div>Le carte rivelano anche per i percorsi postali, che oramai ricalcano quelli stradali, i tempi di percorrenza si sono più che dimezzati: nel 1714 per recarsi da Palermo a Caltanissetta occorrevano due giorni, alla metà dell’Ottocento occorre meno di un giorno; da Palermo a Catania il tempo da quattro giorni si è ridotto a due. </div><div><br></div><div>E’ però grazie alle ubicazioni dei caricatori (XVIII secolo) e delle dogane (XIX secolo) che ci è permessa una lettura dei porti ed approdi spesso vicini con conseguente conflittualità e competizione.</div><div>Il Caricatore era una struttura, nella quale largo spazio era stato dato alla gestione decentrata degli stessi, arrivando perfino ad alienarne l’amministrazione ai magazzinieri, fatte salve alcune disposizioni generali, quali quelle sulla qualità dei grani, sulle tratte e contro le «estrazioni furtive», a partire dal secolo XVII si iniziava, così, a creare un vero e proprio apparato burocratico complesso, nel tentativo di potenziare i controlli tanto a livello decentrato che a livello centrale.</div><div>Il controllo veniva esercitato dal Maestro Portulano erano 33, quante «le Marine del Regno, che dice tenesse la propria giurisdizione d’un confine all’altro», cioè «1 Palermo, 2 Castell’a mare, 3 Trapani, 4 Marsala, 5 Mazzara, 6 Sciacca, 7 Siculiana, 8 Girgenti, 9 Licata, 10 Terranova, 11 Pozzallo, 12 Vindicari, 13 Siragosa, 14 Agosta, 15 Agnone, 16 Catania, 17 Jaci Sant’Antonio, 18 Jacireale, 19 Taormina, 20 Gallidoro, 21 Santo Alesi, 22 Messina, 23 Milazzo, 24 Patti, 25 Brolo, 26 Naso, 27 San Marco, 28 Acquedolci, 29 Caronia, 30 Tusa, 31 Cefalù, 32 Roccella, 33 Termine».</div><div><br></div><div>Tenuto conto poi che molti altri caricatori non godevano di un entroterra frumentario e che quindi fungevano più da «scaricatori», da luoghi cioè di importazione, che di esportazione dei grani, «si restringeva il principale commercio» nei cinque caricatori che «sopra di tutti si nominano Regij», Sciacca, Girgenti, Licata, Terranova, Termini, la cui amministrazione ricadeva in tutto e per tutto sotto la giurisdizione del Maestro Portulano e dei suoi ufficiali. Era da questi cinque porti, infatti, che si esportava la quasi totalità del frumento prodotto nel Regno una parte non trascurabile della quale veniva imbarcata «furtivamente».</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il caricatore di Sciacca</h3><div>Il caricatore di Sciacca fu uno dei principali porti frumentari siciliani per la considerevole capacità di immissione di salme di frumento sul mercato: nei primi del Quattrocento era il terzo dopo Licata e Agrigento e ancora in età moderna si manteneva nel primo gruppo di caricatori siciliani, cioè fra quelli che commercializzavano più di un milione di salme.</div><div>A Sciacca, in seguito alla costruzione delle mura Federiciane (1335-36), il vecchio caricatore, rimasto all’interno della città, a causa del continuo transito e sferragliare dei carri a tutte le ore del giorno, fu soppresso e ne venne creato uno nuovo, sotto la Porta di Mare, vicino al porto, in una zona asciutta e in declivio che potesse così impedire l’accumularsi delle acque piovane, difeso da una parte dalla cinta muraria, dall’altra dal fortino chiamato "Propugnacolo di San Paolo". Il nuovo caricatore poteva contenerne circa 40.000 salme di frumento e si estendeva per circa quattrocento metri. Nel pendio vennero realizzati diversi piani, intervallati da vie, con recinti o cortili, alcuni dei quali coperti da tettoie chiamate pinnate.</div><div>In origine, le fosse granarie, furono probabilmente abitazioni rupestri o sepolture, in seguito allargate e trasformate in ambienti ipogeici, e utilizzate poi come magazzini di stoccaggio in attesa di essere e caricate nelle navi alla fonda del suo porto. I granai erano scavati nella roccia viva, avevano la caratteristica forma a “imbuto rovesciato”, con accesso dall’alto ed erano collegati tra loro con canali, detti cannoli, che permettevano il trasferimento dei cereali conservati in fosse di varia dimensione. Nella stessa area del Caricatore si trovavano i diversi uffici del personale preposto alla sua gestione.</div><div><br></div><div>Tutti i caricatori, regi e baronali, erano comandati da un maestro portulano e senza la sua autorizzazione non era possibile estrarre il grano depositato. A dirigere i traffici dei singoli caricatori, gestendone gli affari e ricavandone lauti guadagni, erano i viceportulani, di solito membri del patriziato urbano. </div><div>Tra i “forestieri” che gestivano il commercio estero vanno ricordati in primo luogo i Genovesi che godevano quasi del monopolio del commercio a Sciacca e vi crearono un loro consolato all’inizio del Quattrocento. Attivi anche gli Iberici che già nel Trecento avevano a Sciacca un viceconsolato catalano e, in ultimo, vi erano i Pisani.</div><div>I Caricatori della Sicilia furono aboliti con un decreto il 21 giugno del 1819, quando vennero sostituiti dai mulini come luogo di raccolta del frumento.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">A Porto Empedocle, la Torre di Carlo V ed il caricatore</h3><div>A Porto Empedocle, la Torre di Carlo V, è una massiccia costruzione (fortezza) ricavata da una torre più antica preesistente, si presenta con l’aspetto che assume nel 1554, sotto il vice regno di Don Giuseppe Vega, a difesa del caricatore più importante dell’isola; la massiccia struttura, dalla forma tronco-piramidale, è sovrastata dal cosiddetto “terrazzo delle cannoniere”.</div><div>Le dimensioni e le difese della fortificazione, ancora oggi danno l’idea dell’importanza rivestita dal caricatore nell’economia dell’epoca. Già nel XV secolo l’allora “Marina di Girgenti” era uno dei più importanti caricatori di grano della Sicilia, a guardia del quale venne costruita nel ‘500 l’imponente fortezza difendendo Porto Empedocle dalle incursioni piratesche.</div><div>Nel 1648 viene venduta col caricatore al vescovo Traina. Dopo la costruzione del Molo, nel Settecento, divenne la base di appoggio della difesa della riviera meridionale, perché da allora la costa venne pattugliata da due navi da guerra che partivano da Siracusa e Trapani e vi ritornavano dopo essere arrivate al porto di Girgenti. </div><div>Sotto il regno Borbonico venne poi utilizzata come prigione e, nel 1848 fu teatro del massacro di 114 detenuti inermi, reso noto dal celebre scrittore Andrea Camilleri nell’opera “La strage dimenticata”.</div><div>Fatti uccidere per soffocamento dall’ufficiale che comandava la casa di pena, il maggiore Ignazio Sarzana. I 114 detenuti, che per molti studiosi erano di più, furono uccisi perché, essendo scoppiata la rivolta a Palermo ed essendoci alcuni loro familiari dinanzi alla torre che ne reclamavano la libertà, il maggiore Sarzana per evitare la rivolta, diede ordine di metterli assieme nella fossa comune. Per impedire poi che le loro grida si sentissero fuori, fece chiudere l’unica presa d’aria della fossa, non prima di aver fatto gettare dentro tre petardi. Fumo e mancanza d’aria soffocarono gli sventurati.</div><div>L’interno è composto da alcuni ambienti la cui copertura è del tipo volta a botte. Nel basamento della torre erano state ricavate delle larghe fosse, colmate poi dopo il 1860, destinate all’accoglimento di generi di vettovagliamento. Vi si trovava tuttavia una grande cisterna, dove defluivano le acque piovane che si raccoglievano nell’edificio e che, spesse volte servivano a dissetare il paese. Ampie camere, coperte da volte a crociera, ma molto basse, si aprono al piano superiore.</div><div>L’ingresso odierno è stato creato di recente, mentre ancora durante la dominazione borbonica si accedeva alla torre da una scala esterna che raggiungeva l’ampio portone situato a circa sette metri di altezza mediante un lungo pianerottolo mobile che la sera veniva levato per chiudere l’ingresso.</div><div>Oggi è adibita a centro artistico-culturale.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 02 Jul 2023 19:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le nuove città siciliane i capoluoghi nel XVII]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012C"><h3 class="imHeading3">Le nuove città siciliane i capoluoghi</h3><div>Nel secolo XVII un comune non nasceva per caso, ma era programmato dalla corona spagnola e dal feudatario del luogo, al fine di agevolare la coltivazione delle terre e incrementare la produzione agricola. </div><div>Nel 1505 quando per la Sicilia è possibile stimare una popolazione di circa 550.000 abitanti le città censite erano solo 156, di queste 40 erano demaniali, 13 in potere di ecclesiastici, 103 baronali. Se nel corso del Seicento una manciata di città baronali riescono a “riscattarsi” al demanio, un centinaio di nuove città nascono su iniziativa baronale, mediante la concessione di una “licentia populandi”. &nbsp;La concessione della licenza populandi fu anche cessione di porzione del potere statale, concorrendo ad accrescere l'autonomia del ceto baronale siciliano a danno dello Stato spagnolo.</div><div>In Sicilia nel 1610 il governo concesse ai baroni la facoltà di fondare nuovi centri abitati non già nelle terre demaniali, bensì nei feudi in loro possesso.</div><div>La programmazione urbanistica del territorio agricolo siciliano trasse origine dall'esplosione demografica, in Sicilia da 550.000 anime del censimento del 1505 si era passati a circa 1.000.000 del censimento del 1583. Per continuare ad essere il granaio di sempre, non potendo o volendo introdurre nuovi sistemi produttivi come l'irrigazione o la trasformazione delle rotazioni agrarie tradizionali, bisognava mettere a coltura quanta più terra incolta possibile, per raddoppiare la produzione di grano.</div><div>La messa a coltura di vaste superfici agrarie per centinaia di migliaia di ettari prima incolte ebbero conseguenze sul piano ecologico e ambientale e socio politico. Nelle terre destinate al nuovo popolamento si procedette ai necessari dissodamenti agrari, la distruzione del bosco provocò dappertutto un dissesto idrogeologico, cui si accompagnò l'impoverimento del corso dei fiumi. La popolazione feudale divenne più numerosa di quella demaniale. </div><div>Alla fine del Settecento, quando la popolazione ha superato il milione e mezzo di abitanti, le città censite sono 348, le demaniali 44, quelle ecclesiastiche 26, quelle baronali ben 278.</div><div>Ogni novella università o comun, doveva possedere alcun edifici: una roccaforte, il palazzo del fondatore o la sede dell’Amministrazione, almeno una chiesa e cento abitazioni, locali da adibire a negozi per la vendita dei generi di prima necessità, un fondaco, un mulino, una piazza, strade interne e di collegamento. </div><div>Ai fondatori era riconosciuto un titolo nobiliare adeguato ed era assicurato un seggio nel Parlamento Siciliano per ogni piccolo villaggio trasformato in Comune con almeno ottanta nuclei familiari. </div><div>Per costruire gli elementi strutturali indispensabili per un comune solitamente occorrevano dai dieci ai venti anni.</div><div>Le funzioni urbane, con la competenza dei Giurati si estende alla sorveglianza del mercato, dei prezzi, della qualità, dei pesi e delle misure, e alla vigilanza notturna in una città senza luce pubblica. La ‘xurta’ custodisce anche le mura di città, impone il rispetto del coprifuoco e dell’obbligo di camminare con una lanterna in caso d’urgenza (tranne per gli ebrei il venerdì sera). La sorveglianza del territorio, la difesa della città, la protezione dello spazio pubblico e l’abbellimento della città sono gli assi universali della politica municipale.</div><div>La competenza del municipio si allarga all’igiene, alla rappresentazione politica e a quella morale: il municipio di Catania regolamenta così la ‘mondezza’, obbligando a pulire la strada davanti alla propria casa e limitando il deposito ai posti segnalati dal palo. </div><div>Infine il municipio assume l’autorità nel campo religioso regolando le cerimonie pubbliche in modo da assicurare il rispetto delle virtù e della morale cristiana, organizzando la predica di Quaresima e le processioni. </div><div>Il comune concentra la prostituzione in un unico lupanare, per evitare il contagio nella popolazione femminile e per eliminare i ruffiani, a Palermo, Siracusa, Catania. Il lamento delle donne sui morti e sulle tombe, il classico ‘ripitu’, è limitato, poi vietato a Palermo, a Catania, a Corleone. In questa ultima ‘terra’ artigiani e tavernieri devono rispettare l’orario delle messe e le feste folcloristiche, con furto d’oggetti e lancio di frutta e di verdura, sono interdette; il matrimonio deve anche rispettare la santità del sacramento e la semplicità: è vietato portare la roba della sposa con la solennità data dalla musica, festeggiare con veglie e musica, accompagnare con musica la sposa alla chiesa e durante il ritorno a casa, portare i regali, vino e buccellato con torce o fiaccole.</div><div>I municipi manifestano la stessa cura per i servizi pubblici, in primo luogo la medicina e la scuola. </div><div>A Palermo, a Catania, a Corleone, il municipio favorisce l’immigrazione durevole dei professionisti, medici, chirurghi e maestri di scuola con l’immunità fiscale. Gli ospedali sono gradualmente messi sotto controllo municipale. Le borse distribuite dai municipi maggiori confermano un interesse più esteso ancora al sapere, diritto, medicina, teologia. </div><div>In questo contesto, l’orologio, che dà un tempo astronomico, scientifico, diventa un segno sicuro dell’urbanità.</div><div>La politica municipale difende lo spazio pubblico contro l’usurpazione del suolo delle strade, costruzione di loggie o di botteghe all’aperto, è vietato buttare l’acqua sporca, il sangue degli animali sgozzati o quello del salasso, i fogli delle verdure o la ‘mondezza’, tranne intorno ad un palo unico piantato per il quartiere.</div><div>Differiscono dalle città demaniali, quelle ecclesiastiche, e quelle baronali troviamo i casali. </div><div>I contemporanei definivano il tipo di centro in cui abitavano con alcuni termini che li qualificavano, dal più elementare aggregato (20/40 famiglie) detto ‘casale’, a ‘terra’ quando superava le quaranta famiglie e aveva qualche tipo di difesa, e infine civitas in caso di importanti sedi con funzioni religiose o con funzioni statali decentrate, compresi alcuni importanti centri feudali. </div><div>il territorio isolano vive e cambia quotidianamente anche attraverso strutture insediative di diverso tipo, segnato dalle forme che assume l’attività produttiva, ma anche dalle esigenze militari e dalla diffusione di particolari modalità del vivere sociale: a fianco delle comunità, nascono e periscono altri tipi di insediamenti, di strutture, di manufatti, di infrastrutture. </div><div>In età moderna troviamo lungo le coste le tonnare le saline, un centinaio di nuove torri di avvistamento contro la pirateria, i caricatori per l’immagazzinamento e l’esportazione dei cereali, porticcioli con fondachi; vicino ai boschi e nelle zone ricche di acqua si dispongono, piantagioni di canna e di ‘trappeti’ per la produzione dello zucchero; l’estensione dell’area del vigneto si accompagna alla costruzione di ‘palmenti’, di case rurali e di ville padronali; la produzione agrumicola determinerà a sua volta un diffondersi di piccole aziende per la trasformazione e la commercializzazione del prodotto; lo sfruttamento solfifero darà impulso all’incremento demografico dell’area nissena e alla formazione di decine di microstrutture minerarie.</div><div>La moda della villeggiatura arricchisce i dintorni delle maggiori città (e soprattutto di Palermo, nel distretto di Bagheria) di stupende ville aristocratiche, cui seguono nell’Ottocento i ‘villini’ borghesi; ‘masserie’ e ‘mandre’, strutture di produzione dei cereali e di allevamento del bestiame, continuano a punteggiare e a modificare il paesaggio rurale, sul quale, in prossimità dei centri abitati, insistono anche mulini, gualchiere, maceratoi, frantoi dove si trattano olio, lino, cotone, canapa, sommacco.</div><div>La più importante, sistematica, continua e imponente fonte documentaria per la descrizione della popolazione siciliana, colta in determinati momenti del suo sviluppo storico in età moderna, è costituita dai riveli generali di beni e di anime. Si tratta di dati ‘ufficiali’ espressamente riferiti, in tutto il Regno e nello stesso momento, ad un numero effettivamente censito di fuochi e di anime. Il primo rivelo generale fu effettuato nel 1505; seguirono, con intervalli diversi, del 1806, del 1831. Il primo censimento unitario italiano fu effettuato nel 1861, e nel 1737 e 1798 le strutture ecclesiastiche (parrocchie, curie) vennero chiamate dallo Stato a fornire un conteggio dei fedeli sulla base degli stati delle anime.</div><div>Dopo le fonti sullo ‘stato’ delle popolazioni dei comuni siciliani, le uniche fonti di flusso, capaci di descriverne i movimenti per giorno, mese o anno, sono costituite dalle registrazioni parrocchiali dei battesimi, dei matrimoni e delle sepolture.</div><div>Il numero dei nuovi insediamenti non dipende automaticamente dal trend demografico 3, ma da processi di natura economica e sociale.</div><div>Il precoce formarsi di uno Stato monarchico che compresse le autonomie cittadine, la lunga presenza spagnola, il ruolo egemone assunto e conservato dall’aristocrazia feudale, la prevalenza del settore agricolo/pastorale, l’affermarsi di un’economia dipendente dall’esportazione di grani e di materie prime o semilavorati verso le aree più sviluppate e la conseguente fragilità della produzione manifatturiera e del ceto mercantile locali. Anche la cultura meridionalista, dopo quella risorgimentale ‘antispagnola’, aveva per la sua parte contribuito polemicamente a mostrare un Mezzogiorno dominato ancora alla fine del secolo scorso dal latifondo, dalla miseria contadina, dalla destrutturazione e frammentazione sociale nei centri a Assisteremo ad un nuovo complesso di elementi culturali</div><div>Il cuore del sistema capitalistico è nelle fabbriche;</div><div>il cervello è nelle banche e negli uffici delle società;</div><div>la rete che alimenta le une e impartisce gli ordini delle seconde è nel sistema delle comunicazioni.</div><div>La crescita delle fabbriche e della rete dei trasporti e delle comunicazioni è la trasformazione territoriale più vistosa nel Settecento e nell’Ottocento.</div><div>Ma la borghesia ha bisogno di avere mercati nazionali ampi e sicuri per i propri prodotti: ha bisogno di uno Stato nazionale </div><div>L’epoca del trionfo della borghesia è anche l’epoca della formazione dei grandi stati nazionali e della costruzione delle città capitali</div><div>Le grandi capitali diventano città speciali, perché sono il luogo della residenza della classe dirigente: dei funzionari delle imprese e delle banche, dei membri dell’amministrazione pubblica</div><div>Si sviluppa l’arte urbana che arricchisce le città di episodi architettonici di rilievo, si comincia a teorizzare sulla “forma urbis” fino a dare città ideali, si apre la strada alle utopie.</div><div>Alla casa del podestà e del vescovo, al palazzo del ricco mercante, si aggiunge, moltiplicandosi, la residenza</div><div>delle famiglie borghesi.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 01 Jul 2023 06:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La tutela del Patrimonio Culturale in Italia dalle origini]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012B"><h3 class="imHeading3">La tutela del Patrimonio Culturale in Italia dalle origini alla Seconda Guerra Mondiale, l’impianto legislativo moderno ebbe avvio solamente nel XX secolo.</h3><div>Nel 1902 vi fu la prima legge (l. 185/1902, o Legge Nasi) sulla tutela nazionale, in particolare sulla “Tutela del patrimonio monumentale”, alla quale seguì la l. 364/1909 (Legge Rosadi-Rava) “Per le antichità e le belle arti”.</div><div>Con quest’ultima in particolare veniva presentato il procedimento di notifica, ufficializzando i singoli beni da sottoporre ad attività di tutela. Queste rimasero in vigore fino a un anno importantissimo, il 1939, quando vennero promulgate ben due leggi sulla tutela, la n. 1089 che si occupava della tutela delle cose di interesse storico artistico e la n. 1497 che trattava invece delle bellezze naturali. Il fondamento di entrambe le leggi era, ribadendo quanto già presentato nella normativa precedente, la necessità preventiva di individuazione delle cose o dei luoghi di interesse culturale o estetico, al fine di proteggerlo e, dunque, conservarlo.</div><div>Nel 1939 venne inoltre fondato L’istituto Centrale per il Restauro (ICR), ribadendo ulteriormente l’importanza primaria</div><div><br></div><div>Le origini dell’attività di catalogazione dei beni culturali in Italia si possono far risalire alla legislazione del Granducato di Toscana che, il 24 ottobre 1602 adottava la deliberazione, emessa da Ferninando de’ Medici, allo scopo di limitare la dispersione fuori dai territori granducali di opere di particolare.</div><div><br></div><div>Lo Stato Pontificio, con l’editto del 1704, emanato a cura del Cardinal Spinola, dimostrava di possedere già una certa consapevolezza del grande patrimonio culturale di Roma, includendo nei beni degni di tutela anche le testimonianze scritte, come parte del contesto storico-artistico all’interno del quale esse vennero prodotte.</div><div><br></div><div>La Repubblica veneziana, il 20 aprile 1773, emanava un provvedimento secondo il quale doveva essere formato un catalogo in cui descrivere le opere pittoriche conservate in chiese e altri luoghi di culto presenti sul territorio per necessità di conoscenza delle stesse, ma anche per evitare che esse venissero in qualche modo manomesse attraverso interventi non adeguati, oppure disperse tramite vendite e alienazioni. </div><div><br></div><div>Sulla stessa scia e per la stessa esigenza di contrastare la dispersione del patrimonio fuori dai territori statali, si pose l’editto Doria del 2 ottobre 1802. L’intervento legislativo poneva una limitazione al libero godimento dei beni di proprietà privata, appartenenti, cioè, ai singoli cittadini, favorendo, invece, l’interesse pubblico. I privati che si trovavano in possesso di “oggetti antichi o pregevoli di Arte” dovevano farne dichiarazione allo Stato pontificio, pena la confisca. Inoltre l’Ispettore Generale delle Belle Arti, individuato nella persona di Antonio Canova, o dei suoi incaricati, avrebbe dovuto controllare lo stato di tutte le opere, di cui i proprietari avessero dichiarato il possesso. </div><div>D’altro canto, subito dopo l’Unità d’Italia e facendo seguito alle soppressioni ecclesiastiche, si cominciò col dare a Giovan Battista Cavalcaselle e Giovanni Morelli un incarico di catalogazione. I due studiosi furono incaricati dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Francesco De Sanctis, di redigere un primo catalogo degli oggetti d’arte di proprietà ecclesiastica (le sole pitture) dell’Umbria e delle Marche. </div><div><br></div><div>Una volta istituita la Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti nel 1882, quindi riordinata l’amministrazione con nuovi organi provinciali, chiamati inizialmente Commissariati poi Uffici regionali, si intese dare un cospicuo avanzamento alla redazione del catalogo. L’allora ministro Martini istituì un ufficio speciale limitandone però il compito alla compilazione del catalogo dei soli monumenti.</div><div>Il suo successore Baccelli abolì tale ufficio ampliando il lavoro anche agli oggetti d’arte e affidandolo agli organi provinciali. Gli effetti furono positivi e si compilarono migliaia di schede, al tempo dei due direttori generali Giuseppe Fiorelli e Felice Barnabei.</div><div>Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, l’Italia fu colpita da numerose esportazioni illecite. Tra queste emblematica è la vendita (1891) di un cospicuo numero di opere della collezione del principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra al marchese Alessandro De Ribiers, il quale le esportò in Francia.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 30 Jun 2023 15:38:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-tutela-del-patrimonio-culturale-in-italia-dalle-origini</link>
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			<title><![CDATA[Festa popolare del Mastro di Campo a Mezzoiuso]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000012A"><h3 class="imHeading3">Mezzoiuso e la festa popolare del Mastro di Campo</h3><div>Siamo nella Piazza Umberto I a Mezzojuso, dove &nbsp;si svolge a Carnevale, la festa popolare del Mastro di Campo, unica nel suo genere che in nessun altro luogo si può ammirare.<div>Si tratta di una tragicommedia che coinvolge circa cento personaggi abbigliati con costumi d’epoca. Protagonista principale è il Mastro di Campo, ovvero uno strano personaggio col volto coperto da una bizzarra maschera rossa che cerca di conquistare la sua amata Regina.</div><div>La sua origine non è un invenzione del tutto ideale del popolo di Mezzojuso ma è legata, come testimoniano il marchese di Villabianca e Giuseppe Pitrè, ad una rappresentazione popolare del ‘700 che si svolgeva a Palermo durante il periodo di Carnevale chiamata “L’Atto di Castello” che a sua volta, probabilmente, si ispirava ad un fatto storico realmente accaduto: l’assalto del Conte di Modica, Bernardo Cabrera, al Palazzo Steri di Palermo, avvenuto nel 1412, per costringere la regina Bianca di Navarra, vedova del Re Martino il Giovane, ad accettare la sua proposta di matrimonio. </div><div>Nella rappresentazione del Mastro di Campo il fatto storico, che si conclude con la fuga della Regina verso il castello di Solanto e la cattura del Gran Giustiziere, è stato completamente travisato e il popolo l’ha voluto trasformare a suo modo: il Mastro di Campo non è sprezzato dalla Regina che non lo fugge ma al contrario lo ama, corrisponde il suo amore e sviene quando questi è ferito.</div><div><br></div><div>La pantomima ha inizio il pomeriggio dell’ultima domenica di carnevale con l’ingresso in piazza del Foforio, del Maestro delle Cerimonie che precede il corteo reale composto dal Re, dalla Regina, dal Segretario e dalla sua Dama, dai Dignitari e dalle rispettive Dame di compagnia, dall’Artificiere, dalle Guardie del Re e per finire dai Mori. Una volta in piazza, il corteo si dispone a schiera davanti al palco che funge da castello reale dove il Re e la Regina, assistono al ballo eseguito dai Dignitari e dalle Dame a cui prende parte anche il Maestro delle Cerimonie. </div><div>A questo punto arrivano in piazza le altre maschere: i Romiti, le Giardiniere, i Maghi e a seguire gli Ingegneri, collaboratori del Mastro di Campo, che con l’ausilio di alcuni strumenti di misurazione studiano il percorso e le strategie di guerra. </div><div>Dopo qualche minuto si sente da lontano il caratteristico suono del tamburo e si vede spuntare in piazza il Mastro di Campo a cavallo con due Volanti alle briglie, seguito dall’Ambasciatore, dal Capitano dell’Artiglieria, da Garibaldi con i Garibaldini, il Barone e la Baronessa a cavallo agli asini, il Campiere, il Curatolo e il Vurdunaro e infine la Cavalleria. </div><div>Il Mastro di Campo in sella al suo cavallo fa un giro attorno alla piazza, poi sceso da cavallo, si avvicina agli Ingegneri, li consultata e subito dopo di suo pugno scrive un messaggio di sfida al Re. </div><div><br></div><div>Nel campo di battaglia, si alternano: la Cavalleria che lancia confetti tra la folla e ogni tanto improvvisa attacchi a colpi di confetti contro la corte; il Foforio, ossia briganti che irrompono in schiera catturando in ostaggio alcune persone tra il pubblico che vengono rilasciate solo dopo aver pagato un riscatto ossia da bere e qualche dolcetto; Garibaldi e i Garibaldini che aiutano il Mastro di Campo nella conquista della Regina combattendo contro i mori che sono posti a difesa del castello; i Massarioti mangiano, bevono e distribuiscono al pubblico salsiccia, pane, formaggio e vino; i Maghi alla continua ricerca della Trovatura (consistente in un piatale o cantaru pieno di maccheroni) e infine i Romiti che lanciano manciate di crusca addosso agli spettatori. </div><div>In tutta questa bagarre il Mastro di Campo tenta di conquistare la Regina. </div><div>Tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo i Maghi fanno la Trovatura: vanno a scavare sotto il palco e scoprono nascosto un cantaru colmo di maccheroni conditi con sugo, polpette e salsiccia che poi mangiano con le mani e tentano di offrire al pubblico. Il Barone e la Baronessa fanno alcuni giri per la piazza con il lutto in mostra. Il Mastro di Campo guarito dalle sue ferite fa nuovamente ingresso in piazza con i suoi uomini e riprende così la battaglia. </div><div>Approfitta di questo momento di confusione il Mastro di Campo che, accompagnato dai Garibaldini, riesce, attraverso la scala segreta, a penetrare all’interno del castello dove una volta arrivato, i Garibaldini circondano la Corte e incatenano il Re. Il Mastro di Campo finalmente può togliere la maschera e abbracciare la sua Regina. </div><div>La pantomima termina con la sfilata delle maschere per le vie principali del centro abitato.</div><div><br></div><div>Il Museo del Mastro di Campo a Mezzojuso è una mostra permanente sui Carnevali Storici di Sicilia. Particolare attenzione è rivolta alla sezione dedicata al Mastro di Campo, ovvero la festa popolare che si svolge ogni anno da oltre due secoli a Mezzojuso l’ultima domenica di carnevale. </div><div>Si tratta di un percorso museale, in locali di pertinenza del Castello comunale, maggiori informazioni presso la Pro Loco </div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Jun 2023 16:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tholos Festival a Raccuia, Ucria e Floresta]]></title>
			<author><![CDATA[TholosFestival]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000129"><h3 class="imHeading3">Thòlos festival 2023, Floresta - Raccuja – Ucria, luglio/agosto 2023</h3><div>Il thòlos festival, promosso dal CTS Centro Teatrale Siciliano, per la direzione artistica di Nino Romeo, è una manifestazione che graviterà nei Centri e nei territori di Floresta, Raccuja e Ucria, da luglio a agosto 2023.</div><div><br></div><div><div>Non perdete l'occasione di vivere l'esperienza del TholosFestival, c<span class="fs12lh1-5">orrete a segnare le date sul calendario e non mancate al TholosFestival.</span></div><div><br></div><div>In questa parte dei Nebrodi sono presenti, sparsi sui monti circostanti i borghi, numerosi piccoli edifici di forma circolare ad unico ambiente conclusi da una cupola e costruiti in pietra a secco a base circolare, localmente chiamate cubburri, ma noti col termine con cui vengono designati gli edifici simili sparsi per tutta l’area mediterranea: Thòlos .</div><div><br></div><div>Già nel 2017, Nino Romeo e Graziana Maniscalco, suggestionati da queste costruzioni e dalla loro collocazione ambientale, promossero la prima edizione del thòlos festival che tanta attenzione ha suscitato nell’Isola.</div><div><br></div><div>Ora il thòlos festival riparte, con diffusa intensità e continuità, grazie anche al partenariato con i tre Comuni coinvolti, nell’ambito del progetto “Attrattività dei borghi storici”, finanziato dall’Unione europea.</div></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 26 Jun 2023 16:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Duomo di Agrigento o Cattedrale di San Gerlando]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000128"><h3 class="imHeading3">Il Duomo di Agrigento o Cattedrale di San Gerlando e le leggende</h3>Il Duomo di Agrigento o Cattedrale di San Gerlando è un bellissimo esempio di sovrapposizione di stili architettonici diversi. La costruzione dell’edificio risale al periodo tra il 1096 e 1102 per volere di Gerlando di Besançon che, in quegli anni, era il vescovo di Agrigento. <div>Il 4 Aprile dello stesso anno 1099 la Cattedrale di Agrigento venne consacrata e dedicata a Maria SS. Assunta ed a S. Giacomo Apostolo.</div><div>Nel 1592 la Chiesa non era stata ancora del tutto riedificata, prova ne sia che il Vescovo Agatone, morto in tale anno, lasciò “tutti i suoi beni per la riedificazione della Cattedrale, che volle dedicata a S. Gerlando”. Fu da tale epoca che la Cattedrale venne dal popolo chiamata “Chiesa di S. Gerlando”</div><div>Nel corso dei secoli ha però subito continue trasformazioni ed aggiunte che ne hanno modificato sia l’aspetto esterno che quello interno. Nella navata destra si trova l’urna di San Gerlando che, per due volte nel corso dell’anno, viene portata in processione per le vie della città. Nella torre della Cattedrale di Agrigento è contenuta invece una copia della misteriosa Lettera del Diavolo. Secondo la leggenda sarebbe stata scritta nel 1676 da una suora del monastero di Palma di Montechiaro sotto la dettatura del Diavolo in persona.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La storia del Duomo di Agrigento</h3><div>L’area su cui sorge la Cattedrale di Agrigento era considerata sacra già dai primi abitanti della città antica. Secondo gli studiosi infatti in questa zona sorgeva il Tempio di Zeus Atabirio, cioè “della montagna” o di Zeus Polieo, cioè “della città”. L’aspetto attuale del Duomo di Agrigento è il frutto di nove secoli di trasformazioni, ampliamenti e restauri. L’edificio originario subì diversi danneggiamenti sia a causa di eventi naturali come frane e terremoti, sia per vicende storiche come la conquista della Sicilia da parte dei musulmani e le guerre di Federico II. Nel XIV secolo i Chiaramonte, la famiglia nobile che governava Agrigento, fece ricostruire il Duomo nella forma attuale. </div><div>L’architettura della Cattedrale di Agrigento, è oggi una straordinaria testimonianza della sovrapposizione di diversi stili architettonici. L’originario stile arabo-normanno è sopravvissuto solo nella zona del transetto e nella torre dell’orologio. Il gotico-chiaramontana si può vedere nella parte iniziale della chiesa con le sue colonne a base ottagonale che sorreggono gli archi a sesto acuto. Il portale d’ingresso ad arco in marmo bianco e il campanile sono in stile rinascimentale mentre barocche sono le decorazioni del presbiterio e la sezione centrale della chiesa. La torre campanaria che domina la facciata fu aggiunta nel XV secolo per volere di Giovanni Montaperto, futuro vescovo della città di Mazara del Vallo.</div><div>L’interno del Duomo di Agrigento è a croce latina con tre navate e tre absidi sul lato est. Il soffitto è diviso in tre sezioni. La prima è a capriate di legno con pitture che riproducono santi e risale al Cinquecento. La seconda sezione, in stile spagnolo, è a cassettoni dorati ed ha al centro un’aquila bicipite, lo stemma degli Asburgo. La terza sezione, in corrispondenza dell’abside, ha un soffitto a cassettoni e sono presenti stucchi bianchi e vari affreschi. Nell’incrocio con il transetto il soffitto è invece decorato con una finta cupola realizzata da Michele Blasco. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il portavoce</h3><div>Nella cattedrale si verifica un particolare fenomeno acustico chiamato “portavoce”. Chiunque si trovi nel presbiterio può sentire ciò che viene detto, anche a bassa voce, da una persona posizionata all’ingresso della chiesa. Questo fenomeno è stupefacente se si pensa che la distanza tra i due punti è di ben 85 metri. Ed è ancora più curioso considerando che non vale nel senso inverso.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">L’urna di San Gerlando e le altre opere d’arte</h3><div>Nella navata destra del Duomo di Agrigento si trova la Cappella di San Gerlando dove è custodita l’urna con le reliquie del santo. L’opera, realizzata nel 1639, è del maestro argentiere palermitano Michele Ricca. In occasione della Festa di San Gerlando, che ad Agrigento si festeggia il 25 febbraio e il 16 giugno, l’urna viene portata in processione per le vie della città. Il Duomo di Agrigento custodisce anche altre opere d’arte collocate sugli altari.</div><div><br></div><div><i><span class="fs14lh1-5 cf1">L'altarolo</span></i><br></div><div>L’Altarolo e la Leggenda della Vera Croce. Al tempo della I Crociata, il conte normanno Ruggero D’Altavilla riconquistò alla cristianità la Sicilia. Rievangelizzò la popolazione dopo secoli di dominio. Per questo compito il conte volle Gerlando di Besançon come Vescovo di Agrigento. Egli adempì in modo così esemplare al suo alto ufficio da ottenere presto la devozione di tutti. Negli anni in cui i Crociati conquistavano Gerusalemme, Gerlando ultimò la Cattedrale. Al suo interno verrà gelosamente custodito per secoli l’Altarolo: un piccolo altare portatile con cui i Crociati celebravano messa nei campi di battaglia. </div><div>Certo è che su un lato dell’Altarolo – oggi esposto al MUDIA – sono raffigurati David e Salomone adoranti una Croce bizantina: motivo legato alla “Leggenda della Vera Croce”, nota a quel tempo solo in Oriente e di cui Gerlando fu il primo divulgatore.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il Santo ed il Paladino</h3><div>Il Santo e il Paladino. Negli ambienti della Cattedrale si trova un’urna di vetro con un corpo imbalsamato. Ufficialmente è San Felice Martire. Con questo nome, però, vi sono 15 martiri riconosciuti dalla chiesa. </div><div>Le inusuali vesti alimentano un’altra ipotesi. Un’antica tradizione vuole che sia Brandimarte, prode paladino di Carlo Magno. L’eroe morì lottando con Orlando e Oliviero contro 3 cavalieri saraceni in un epico duello a Lampedusa. </div><div>Caduto in battaglia a Lampedusa, durante un triplice duello al fianco di Orlando e Oliviero. Il suo uccisore è lo spietato e sanguinario Gradasso. Per officiare le esequie, Orlando volle che la salma rientri ad Agrigento e venga esposta in Cattedrale, per il sommo valore del paladino caduto in battaglia per difendere la cristianità, sacrificò la vita e lasciò, per sempre, il suo amore terreno Fiordiligi.</div><div>L’episodio è narrato da Ludovico Ariosto nei canti XLII XLIII dell’Orlando Furioso. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La lettera del Diavolo e Suor Maria Crocifissa</h3><div>Nella torre della Cattedrale di Agrigento è custodita una copia della cosiddetta Lettera del Diavolo. Si tratta di una lettera scritta, in caratteri apparentemente incomprensibili, da una monaca del Monastero benedettino di clausura di Palma di Montechiaro. La monaca, Maria Crocifissa della Concezione, si chiamava in realtà Isabella Tomasi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 10:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il cous cous dolce di Agrigento]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000127"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Il cous cous dolce di Agrigento: storia, gusto e tradizioni</h3><div><hr></div><div>Il cous cous è uno dei piatti più popolari del Nord Africa, ma la sua diffusione si è estesa in tutto il mondo. Le origini del piatto sono ancora oggi oggetto di dibattito tra storici e gastronomi, ma sappiamo che già nell’XI secolo, grazie alla conquista arabo-islamica della Sicilia e di altre zone d’Europa, il cous cous cominciò a diffondersi nel Mediterraneo. Successivamente, il piatto raggiunse anche il Sud America tramite le colonie portoghesi provenienti dal Marocco e continuò a espandersi durante tutto il XX secolo.</div><div><br></div><div>Il cous cous, o cuscus, si ottiene dalla semola di grano duro macinata, lavorata secondo un processo tradizionale che le conferisce leggerezza e versatilità. Può essere servito in preparazioni salate con carne, pesce o verdure, ma in Sicilia ha trovato anche la sua celebre declinazione dolce, una delle tradizioni gastronomiche più affascinanti della regione.</div><div><br></div><div>Cous cous e leggenda: un piatto mitico</div><div><hr></div><div>Oltre alla sua praticità, il cous cous ha sempre avuto un’aura di fascino e mito. Una leggenda siciliana racconta che il Re Salomone, afflitto dalle pene d’amore causate dalla Regina di Saba, trovò conforto grazie al cuoco di corte, che gli preparò un impasto di semola e spezie, tra cui cumino, ridonandogli vigore e lucidità.</div><div><span class="fs12lh1-5">Non è solo un cibo, ma un vero rituale di consumo. Nelle tradizioni arabe, il cous cous si mangia con le mani, usando tre dita per formare una pallina da portare alla bocca. Questo gesto non è casuale: secondo il Corano, “con un dito mangia il diavolo, con due il profeta e con cinque l’ingordo”.</span><br></div><div><br></div><div>In Sicilia, il cous cous è una vera icona della gastronomia, soprattutto nella parte occidentale dell’isola. Già nel 1777, Giuseppe Pitré, nel suo saggio di antropologia sugli usi e costumi siciliani, descriveva il “cuscusu colla carne di porco”, portato in Sicilia dai Saraceni.</div><div><br></div><div>Il cous cous oggi: Trapani e il Cous Cous Fest</div><div><hr></div><div>Oggi il cous cous è uno dei piatti simbolo della cucina siciliana, e in particolare della provincia di Trapani. La città e i suoi dintorni celebrano questa tradizione con festival, sagre ed eventi gastronomici, tra cui il più famoso è il Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo, dove chef provenienti da tutto il mondo si sfidano nella preparazione di questa specialità.</div><div><br></div><div>Il cous cous dolce di Agrigento: un tesoro delle monache</div><div><hr></div><div>La versione dolce del cous cous sembra essere nata ad Agrigento, presso il Monastero di Santo Spirito. Le monache di clausura erano abilissime nell’arte pasticcera, oltre che dedite al cucito e al ricamo, e tramandavano la ricetta del cous cous dolce con grande cura. Lo stesso prodotto si poteva acquistare anche nella pasticceria del Monastero di Santa Caterina a Palermo.</div><div><span class="fs12lh1-5">Le ricette più comuni prevedono l’utilizzo di ingredienti tipici siciliani, come i famosi pistacchi di Bronte, le mandorle e la zuccata – una confettura di zucca candita difficile da reperire fuori dall’isola, che può essere sostituita con arancia candita. Fondamentale è che il cous cous venga preparato a partire dalla semola, secondo la tradizione.</span><br></div><div><br></div><div>Il segreto della “Ghirba”: precisione e arte</div><div><br></div><div>Il cous cous dolce di Santo Spirito richiede una precisione quasi mistica. Le monache utilizzano semola a grana grossa, che deve mantenere una consistenza sgranata ma tenera, capace di accogliere i profumi locali senza risultare stucchevole.</div><div><span class="fs12lh1-5">La ricetta custodita nel monastero è una vera sinfonia di sapori locali:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Pistacchi e mandorle: tostati e tritati, donano croccantezza.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Zuccata: conferisce dolcezza umida e aromatica.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Gocce di cioccolato: richiamo all’influenza spagnola.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Cannella e acqua di fiori d’arancio: i “profumi del deserto” che riportano alle radici arabe del piatto.</span><br></div><div><br></div><div>Il ruolo delle monache di clausura</div><div><hr></div><div>Le monache di Santo Spirito, chiamate popolarmente le "Badìa Grande", trasformarono un piatto povero e nomade in un’offerta di alta pasticceria, venduta attraverso la “ruota”, che garantiva il distacco dal mondo esterno ma manteneva un legame indissolubile con il gusto della città. Il cous cous dolce è quindi una testimonianza di come i monasteri siciliani siano stati per secoli laboratori di creatività culinaria.</div><div><br></div><div>Esperienza gastronomica ad Agrigento</div><div><br></div><div>Oggi è possibile visitare Agrigento e recarsi al Monastero di Santo Spirito per acquistare il cous cous dolce, servito spesso in porzioni individuali o vassoi decorati, dove la semola appare come granella di mandorle. Tradizionalmente preparato per Natale e Pasqua, è ormai disponibile tutto l’anno per turisti e visitatori.</div><div><br></div><div>Il Monastero di Santo Spirito: storia e arte</div><div><br></div><div>Il Monastero Santo Spirito è un gioiello storico di Agrigento, fondato nel 1290 dalla nobildonna Rosalia Prefoglio, moglie di Federico Chiaramonte I. Il convento è stato soppresso a seguito delle leggi eversive dello Stato, ma alle monache fu consentito di rimanere nelle loro stanze.</div><div><span class="fs12lh1-5">La chiesa di Santo Spirito, in stile barocco, custodisce opere di artisti come Giacomo Serpotta, Domenico Provenzani e Domenico Gagini. Dal 1916, la struttura è affidata al Comune di Agrigento e ospita anche due collezioni permanenti del Museo Civico, rendendo il monastero una tappa imperdibile per gli amanti della storia e dell’arte.</span><br></div><div><br></div><div>Agrigento: tra storia, spiagge e cultura</div><div><br></div><div>Agrigento è famosa in tutto il mondo per il Parco della Valle dei Templi, dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997. Tra le attrazioni della città non perdere la Cattedrale di San Gerlando, edificata tra il 1093 e il 1099, e i numerosi tesori legati alla cultura religiosa e popolare.</div><div><span class="fs12lh1-5">La città è anche legata a personaggi illustri come Isabella Tomasi (Maria Crocifissa della Concezione), Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Luigi Pirandello. Per chi ama il mare e la natura, Agrigento offre spiagge meravigliose, tra cui la celebre Scala dei Turchi a Realmonte, pochi chilometri dal centro storico.</span><br></div><div><br></div><div>Assaporare Agrigento: storia, arte e dolcezza</div><div><br></div><div>Visitare Agrigento significa immergersi in un territorio dove storia, cultura e gastronomia si incontrano. Tra le bellezze archeologiche e naturali, non può mancare l’assaggio del cous cous dolce, un vero gioiello della tradizione siciliana, che racconta la storia delle monache, del monastero e dell’isola tutta, unendo arte, mito e sapori in un’esperienza unica per il turista.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 17 Jun 2023 06:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ARGENTOVIVO: UN VIAGGIO IMMERSIVO NELLA CULTURA ANTICA A PALAZZO DEL VERMEXIO]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000126"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">ARGENTOVIVO: UN VIAGGIO IMMERSIVO NELLA CULTURA ANTICA A PALAZZO DEL VERMEXIO A ORTIGIA</h3><div><hr></div><div>PALAZZO DEL VERMEXIO, PIAZZA DUOMO 4, ORTIGIA (SR)<div>DAL 30 MARZO AL 31 OTTOBRE 2023</div><div><br></div><div>Fino al 31 ottobre 2023 Palazzo del Vermexio a Ortigia si trasforma nel palcoscenico di un’esperienza senza precedenti, ospitando la mostra Argentovivo. Esperienza, sogno, racconto: Argentovivo è questo e molto altro. Difficile dare una definizione a quello che a tutti gli effetti è un viaggio immersivo nella cultura antica, una mostra dove l’esperienza è conoscenza e il sogno si mescola alla realtà.</div><div><br></div><div>Un perfetto connubio di tradizione e tecnologia, grazie alla quale le protagoniste dell’esposizione – le monete del Medagliere del Museo Archeologico Paolo Orsi – prendono vita e ci accompagnano a scoprire i grandi miti del passato. Dalla superficie metallica a quella digitale, in mostra si rincorrono, alla stregua di giochi illusionistici, racconti di ninfe, eroi, dei e mortali, che trovano una nuova dimensione in un viaggio dal sapore epico. Questo connubio magico tra passato e presente fornisce un’opportunità unica di esplorare e conoscere la cultura antica in modo mai visto prima.</div><div><br></div><div>Queste monete ricche di storie aprono una finestra sulla vita dell’epoca trasportando fisicamente il visitatore nei miti e nelle leggende che le corredano. Un modo alternativo di raccontare la mitologia grazie ad un linguaggio contemporaneo, trasversale e poetico al tempo stesso, capace di ammaliare il visitatore di ogni età. Sia gli appassionati di storia che i curiosi ma anche i bambini potranno godere di un’esperienza coinvolgente interattiva. Argentovivo si propone di offrire un nuovo modo di vivere la storia, combinando tradizione e tecnologia.</div></div><div><br></div><div>Informazioni Utili</div><div><hr><div><span class="fs12lh1-5">Titolo: Argentovivo</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Prodotta e promossa da: ADITUS CULTURE</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Realizzazione video environment: CAMERANEBBIA – Milano</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Sede: Palazzo del Vermexio, Ortigia (SR)</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Date: 30 marzo – 31 ottobre 2023</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Orari: lunedì chiuso; martedì – venerdì 10 – 19; sabato, domenica e festivi 10 – 19. Per le aperture serali visitare il sito <a href="http://www.aditusculture.com/" class="imCssLink">http://www.aditusculture.com/</a>esperienze/siracusa/mostre-eventi/argentovivo-palazzo-vermexio</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Ingresso: 4€ a persona. Riduzioni e gratuità su http://www.aditusculture.com/esperienze/siracusa/mostre-eventi/argentovivo-palazzo-vermexio</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Info al pubblico: info@aditusculture.com | www.aditusculture.com</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Trailer: https://vimeo.com/manage/videos/721377683</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Si ringrazia: Il Comune di Siracusa e il sindaco Francesco Italia; Assessore Tutela e valorizzazione dei Beni e Attività Culturali Benedetto Fabio Granata; Dirigente settore Cultura e turismo Enzo Miccoli; Responsabile servizio cultura e turismo Nunzio Marino; Funzionario ufficiale gabinetto del sindaco Emanuela Sipione; un ringraziamento speciale va alla Dott.ssa Angela Maria Manenti</span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 14 Jun 2023 16:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[MEDEA Mostra d’arte contemporanea Dal 5 maggio al 30 settembre 2023]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000124"><h3 class="imHeading3">Medea</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Medea, icona tragica della condizione femminile è la protagonista della mostra <span class="fs12lh1-5">internazionale d’arte contemporanea proposta dall’Amministrazione Comunale </span><span class="fs12lh1-5">di Siracusa e curata dal noto critico d’arte Demetrio Paparoni. Ospitata negli storici </span><span class="fs12lh1-5">spazi del loggiato dell’Antico Mercato di Siracusa, la mostra si inaugurerà il 5 maggio </span><span class="fs12lh1-5">2023 e sarà aperta ai visitatori, con ingresso gratuito, fino al 30 settembre 2023.</span></div><div class="imTACenter">Sempre a Siracusa, al Teatro Greco, una settimana dopo l’inaugurazione dellamostra, <span class="fs12lh1-5">il dramma di Euripide tornerà in scena (fino al 2 luglio) prodotto dall’INDA – Istituto </span><span class="fs12lh1-5">Nazionale Dramma Antico, con la regia di Federico Tiezzi.</span></div><div class="imTACenter">Soggiogata dalla passione per Giasone, Medea lo aiuta con le sue arti magiche a <span class="fs12lh1-5">conquistare il vello d’oro, tradendo suo padre e la sua patria. Capace di ogni efferatezza </span><span class="fs12lh1-5">pur di raggiungere il suo scopo, vedrà il suo amato trasformarsi sotto i suoi occhi da </span><span class="fs12lh1-5">coraggioso eroe in meschino opportunista e il suo amore in dolore, umiliazione, odio </span><span class="fs12lh1-5">profondo e rabbia. Una rabbia che, nella tragedia di Euripide, culminerà nell’uccisione </span><span class="fs12lh1-5">dei loro figli. Medea è una delle più attuali protagoniste del mito antico: la sua tenacia </span><span class="fs12lh1-5">e la sua disperata fierezza sono ritrovabili in tante relazioni contemporanee. La sua </span><span class="fs12lh1-5">esclusione dalla società, la sua tragica vendetta, il senso di isolamento non sono </span><span class="fs12lh1-5">estranei a tanti fatti di cronaca dei nostri giorni. La mostra affronta però il mito di Medea </span><span class="fs12lh1-5">andando oltre la narrazione dell’infanticidio.</span></div><div class="imTACenter">La mostra comprende opere di 17 artisti realizzate espressamente sul tema di Medea, <span class="fs12lh1-5">tra i personaggi più celebri e controversi della mitologia greca. La mostra testimonia </span><span class="fs12lh1-5">quanto la vicenda della maga, infanticida nella narrazione di Euripide, incida ancora </span><span class="fs12lh1-5">oggi nell’immaginario dei nostri giorni. Attraverso lo sguardo inedito di artisti del nostro </span><span class="fs12lh1-5">tempo provenienti da aeree geografiche diverse – dal Nord Europa alla Cina,dalla regio</span><span class="fs12lh1-5">ne del Caucaso al Sudest asiatico, oltre che dall’Italia – la mostra mette inevidenza </span><span class="fs12lh1-5">il legame inscindibile tra Siracusa e il teatro antico. La tragedia classica rivive </span><span class="fs12lh1-5">così a Siracusa attraverso espressioni artistiche contemporanee anche nell’ambito </span><span class="fs12lh1-5">delle arti visive.</span></div><div class="imTACenter">Prodotta dall’Amministrazione comunale di Siracusa, organizzata da Aditus e <span class="fs12lh1-5">con gli allestimenti realizzati da INDA-Istituto Nazionale Dramma Antico, Me</span><span class="fs12lh1-5">dea sarà accompagnata dalla pubblicazione di un catalogo edito da Skira, una delle </span><span class="fs12lh1-5">maggiori case editrici d’arte in Europa.</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div><div class="imTACenter">TITOLO MOSTRA: Medea</div><div class="imTACenter">A CURA DI: Demetrio Paparoni</div><div class="imTACenter">PROMOSSA DA: Amministrazione Comunale di Siracusa</div><div class="imTACenter">ORGANIZZATA DA: Aditus S.r.L | https://aditusculture.com/</div><div class="imTACenter">CATALOGO EDITO DA: Skira Editore</div><div class="imTACenter">Con un saggio introduttivo di Demetrio Paparoni e testi di Roberto Alajmo, Tiziano</div><div class="imTACenter">Scarpa e di tutti gli artisti</div><div class="imTACenter">CONFERENZA STAMPA: Giovedì 4 maggio ore 12 nella sede espositiva</div><div class="imTACenter">INAUGURAZIONE: Venerdì 5 maggio dalle ore 18.30 alle ore 21</div><div class="imTACenter">SEDE: Antico Mercato, Via Trento 2, Siracusa</div><div class="imTACenter">PERIODO ESPOSITIVO: Dal 5 maggio al 30 settembre 2023</div><div class="imTACenter">ORARI DI INGRESSO: Da lunedì a domenica | ore 11.00-20.00</div><div class="imTACenter">PER INFORMAZIONI: https://aditusculture.com/esperienze/siracusa/mostre-eventi/ medea</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 14 Jun 2023 16:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La dimostranza di San Ciro a Marineo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000120"><h3 class="imHeading3">Scoprite la festa di San Ciro a Marineo con il nostro blog</h3><div>Marineo comune della Città Metropolitana di Palermo, 531 m s.m., patrono San Ciro terza domenica di agosto, è una delle cittadine italiane in cui è molto sentita la devozione verso San Ciro, dal momento in cui, nel 1665, la reliquia del teschio arrivò nel paese. Oltre a ricordare il martirio nella data del 31 Gennaio, a Marineo ogni terza domenica d’Agosto va in scena la “Dimostranza di San Ciro”, rappresentazione sacra che mette in scena alcuni momenti importanti della vita del santo.</div><div>La reliquia, venne concessa con decreto di Papa Alessandro VII il 20 aprile, viene custodita presso la Chiesa Madre di San Ciro ha origini settecentesche, ma fu ristrutturata nel secolo XIX. All’interno è conservato dentro un’urna, il teschio di San Ciro.</div><div>Praticando l'arte della medicina si guadagnò l'appellativo di medico anargiro, cioè senza argento. Era infatti sua abitudine prestare le proprie cure a tutti, soprattutto ai poveri, ai quali non veniva chiesta alcuna ricompensa in cambio. Oltre a curare i mali fisici dei pazienti, il medico alessandrino si occupò soprattutto di curare i mali dello spirito.</div><div>La manifestazione raccoglie parecchie influenze, e fortissima è la componente allegorica, con l’impersonazione di religione, fede, vizi e virtù. San Ciro nacque ad Alessandria d'Egitto intorno al 250 d.C.</div><div>La “Dimostranza” ancora oggi conserva quest’aspetto, tramanda che San Ciro sia stato immerso nella pece bollente e che, essendo sopravvissuto a questo supplizio, sia stato decapitato. Il martirio avvenne il 31 gennaio 303. La “Dimostranza” era in origine una semplice processione che nel tempo si è arricchita di canti e preghiere recitate, che sono andate a costituire il “corpus” della rappresentazione. </div><div>Ad Agosto la cunnutta, una sfilata di cavalli e muli che recano doni in frumento e denaro al Santo Protettore S. Ciro per grazia ricevuta o per implorarne una nuova e la dimostranza, una rappresentazione sacra allegorica itinerante in 21 quadri sulla vita di S.Ciro, recitata per le vie del paese da circa 200 personaggi interpretati da attori locali.</div><div>Si svolge ogni due quattro anni circa.</div><div>Occorre ricordare che il paese aveva un proprio patrono, san Giorgio. Ad oggi, non è stato possibile ricostruire, i veri motivi che spinsero gli abitanti di Marineo a cambiare il patrono, a passare sotto la protezione di un nuovo santo. Quello che è certo è che «una occasione qualunque, un infortunio, una pubblica calamità, bastarono per soppiantare con un nuovo un vecchio patrono; e i devoti con armi e bagaglio, passare sotto la protezione di esso» (Pitrè 1978b: XVI). Unico segno della devozione verso san Giorgio, che ancora oggi continua a rimanere, è l’intitolazione della chiesa madre ai “Santi Ciro e Giorgio”.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Santuario Madonna dello Scanzano e Madonna della Daina a Marineo</h3><div>Nei dintorni sono il santuario della Madonna dello Scanzano (sec. XVIII) e, su un promontorio ai margini dell'abitato, quello della Madonna della Dajna, che custodisce pregevoli opere d'arte, da quest’ultimo si può &nbsp;visitare il Santuario della Dayna, da cui si può ammirare da tutto il paese e dintorni. Dalla terrazza centrale si può godere di un vasto panorama a 360 gradi di tutto il circondario: un suggestivo scorcio della rocca, tutto il paese, tutta la valle dell’Eleutero e, nelle giornate limpide, anche alcune isole delle Isole Eolie. Internamente, attorno al cortile si trovano saloni, dormitori, refettorio, cucina e una cappella privata. Nella chiesa aperta al pubblico, sono conservate parecchie opere importanti dal punto di vista storico-artistico; molte di esse sono più antiche dell’attuale paese e del convento perchè furono portate, dagli stessi frati dal luogo di provenienza.</div><div>Il castello Beccadelli, risalente alla dominazione Angioina di Sicilia, è diventato la chiave di volta della struttura turistica del paese, insieme agli agglomerati urbani che lo circondano, i quali hanno l’aspetto e la consistenza di un borgo medievale.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">L'infiorata a Marineo, giugno</h3><div>L'Infiornata a Marineo si svolge, tradizionalmente, in occasione dei festeggiamenti del Corpus Domini. A precedere la festa è la cosidetta "Notte dell'infiorata a Marineo" durante la quale vengono allestiti i quadri infiorati lungo il corso principale del paese. Durante i festeggiamenti religiosi vengono anche organizzati eventi folkloristici e di intrattenimento. La giornata del Corpus Domini a Marineo si conclude con una suggestiva processione, che si snoda tra le vie del centro storico dove tutti i balconi sono adornati con drappi colorati, caratterizzata dal lancio di petali di fiori lungo il percorso. </div><div>Il giorno più solenne di tutta l'ottava è la domenica: alborata, tamburi, banda musicale riempiono la prima parte del giorno; nel pomeriggio particolarmente suggestiva è la processione, alla quale partecipano tutte le confraternite del paese e centinaia di fedeli. &nbsp;<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Jun 2023 15:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[San Guglielmo e il miracolo del raviolo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011F"><div><h3 class="imHeading3">San Guglielmo e il miracolo del raviolo a Scicli</h3></div>Ci troviamo in Sicilia di accadimenti, leggende e miti poche con così tanti luoghi intrisi di fascino e segreti.<div>La Sicilia, ha dato i natali agli spaghetti, si diffusero in Sicilia nel Seicento o nel Settecento e poi in tutta l'Italia meridionale specialmente a Napoli, per conquistare gradatamente anche il Settentrione, in Sicilia c’è anche il Patrono della pasta Santo Stefano, a Scicli il 4 Aprile si festeggia San Guglielmo, conosciuto anche per il Miracolo dei Ravioli</div><div><br></div><div>Scicli è un comune del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, 106 m s.m., patrono Madonna delle Milizie ultima domenica di maggio, è una città barocca del Val di Noto, sorge nella parte sudorientale della Sicilia, in una vallata incastonata fra tre colline a circa 25 km da Ragusa. Nominata Patrimonio UNESCO nel 2002, è una tappa d’obbligo per chi visita il sud est della Sicilia, vanta due Patroni con ben due feste differenti: San Guglielmo e la Madonna delle Milizie.</div><div><br></div><div>Da non perdere la trecentesca chiesa di San Giovanni Evangelista, con la sua suggestiva facciata concavo-convessa movimentata da una preziosa gelosia in ferro battuto e posta al culmine di una scalinata che segue lo stesso armonioso movimento, al suo interno è da vedere il settecentesco dipinto spagnolo del Cristo di Burgos. La curiosa opera ritrae il Cristo crocifisso con una lunga veste sacerdotale e per questo il quadro è stato soprannominato dagli abitanti di Scicli il “Cristo in gonnella”.</div><div>La chiesa rupestre di Piedigrotta, con una quattrocentesca statua in calcare dipinto della Madonna della Pietà attribuita a maestranze locali, e il quartiere di San Giuseppe, dominato dall’omonima chiesa. Ogni anno da qui parte la Cavalcata di San Giuseppe, il sabato precedente al 19 marzo, una processione in costumi medievali.</div><div>Scicli è nota negli ultimi anni, per il legame con il commissario Montalbano, serie televisiva.</div><div><br></div><div>Come anticipato i copatroni di Scicli sono due, La Madonna delle Milizie e il Beato Guglielmo; la prima si festeggia l’ultimo sabato del mese di maggio, l’altro il secondo venerdì dopo la Domenica di Pasqua. In entrambi i casi i simulacri dei personaggi sono portati in solenne processione per le vie di Scicli.</div><div>L'ultima domenica di maggio con la Festa della Madonna delle Milizie o dei Milici, la spettacolare rievocazione della vittoria dei Normanni sui Saraceni nella battaglia avvenuta nel 1091 nella piana dei Milici, nei pressi di Donnalucata.</div><div>Guglielmo Buccheri, detto Guglielmo Cuffitedda, anche noto come Guglielmo da Noto, Guglielmo eremita o Guglielmo di Scicli, fu un religioso che condusse vita eremitica, visse da eremita in città dove morì il 4 aprile del 1404 e tanti sono i miracoli che si attribuiscono al Beato Guglielmo.</div><div>Tra i miracoli che gli vengono attribuiti c’è anche quello che chiama in causa un raviolo, anzi per essere precisi, il ripieno di un raviolo. Guglielmo, discendente dalla nobile famiglia Buccheri, fu scudiero del re di Sicilia Federico II che difese dall’attacco di un cinghiale durante una battuta di caccia, restandone ferito alla gamba destra. Secondo la sua biografia, diventò eremita in seguito a una visione di Sant’Agata. Ebbe in regalo dal re un cavallo e del denaro, che cedette a un povero mendicante in cambio dei suoi vestiti e di una “cuffitedda“: da qui dei nomi con i quali era conosciuto, “Guglielmo Cuffitedda”.</div><div>Ritiratosi in eremitaggio presso Noto, fu raggiunto da Corrado Confalonieri, che proveniva da Piacenza e divenne successivamente patrono di Noto. In seguito all’apparizione della Madonna, si ritirò quindi a Scicli presso la chiesetta di Santa Maria della Pietà, oggi chiesa di Santa Maria La Nova.</div><div>Si racconta che un giorno venne invitato da Guiccione, per pranzo. A quanto pare, la moglie del padrone di casa, non gradì quell’ospite arrivato all’ improvviso, decise di “vendicarsi” contro il marito.</div><div>La moglie di Guiccione preparò dei ravioli, ma al posto della tradizionale ricotta lì riempì di segatura e crusca. Guglielmo, prima di mangiare, benedì la pasta. Ebbene, una volta in bocca, miracolosamente il ripieno era diventato una buonissima ricotta. Da quel momento, fioccarono gli inviti a pranzo per il beato che, tuttavia, rifiutava sempre. &nbsp;La moglie di Guiccione, un giorno, pensò bene di mandargli direttamente nella grotta in cui Guglielmo viveva una scodella piena di ravioli. Passarono i giorni e le settimane, ma la scodella non tornava indietro. Venne mandato un garzone a riprenderla e qui avvenne il secondo miracolo dei ravioli. Il garzone mostrò un ripostiglio dove aveva messo i ravioli: Guglielmo non se ne era accorto ma, aprendo la credenza, trovò la scodella fumante. </div><div>Dal 1986 la chiesa Madre è intitolata a San Guglielmo Eremita.</div><div><br></div><div>La chiesa che si trova in Piazza Italia, originariamente intitolata a S. Ignazio di Loyola, era annessa al collegio dei Gesuiti, demolito nel 1960 per far posto all’attuale edificio scolastico. Il complesso iniziò ad essere costruito ancora prima del terremoto del 1693, la sua ricostruzione avvenne a partire dai primi decenni del settecento. La data 1751 compare nella facciata della chiesa, anche se presumibilmente i lavori continuarono oltre tale data. E’ chiesa Madre dal 1874, anno in cui fu chiusa la chiesa di San Matteo.</div><div>L’edificio che si affaccia su piazza Italia con un’imponente e scenografica facciata risale al XVIII Secolo e divenne chiesa madre dopo la chiusura definitiva di San Matteo: a tre navate, ospita al suo interno un simulacro in cartapesta che rappresenta la Madonna a cavallo – &nbsp;“La Madonna delle Milizie” – che è co-patrona di Scicli.</div><div>In un’altra cappella è custodito l’antico reliquario d’argento con le spoglie del Beato Guglielmo, proveniente dalla Chiesa di San Matteo: il prezioso oggetto è finemente lavorato a bassorilievi. La festa esterna e i solenni festeggiamenti vengono eseguiti il Venerdì dopo l’ottava di Pasqua.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 31 May 2023 16:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ll Cirneco dell’Etna, razza canina primitiva dell’isola Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011E"><h3 class="imHeading3">ll Cirneco dell’Etna, razza canina primitiva dell’isola Sicilia</h3><div>Le origini del cirneco risalgono al 1000 a.C. C’è chi dice che questa razza derivi dai cani dei Faraoni egiziani &nbsp;&nbsp;e da cani importati in Sicilia dai punici. Dotato di grande intelligenza è, generalmente, indipendente e solitario. Si tratta di un animale molto versatile.</div><div>Nelle antiche monete che lo raffigurano, è facile vederlo effigiato a caccia, in riposo e nell’intento di cibarsi di una testa di cervo.</div><div>La denominazione geografica della razza è dovuta al fatto che le documentazioni più antiche sul cirneco, relative alla sua presenza in Sicilia, lo mostrano esistente ad Adrano, città alle falde dell’Etna. </div><div>Sulla scorta di monete risalenti al 1634 a.C., rifacendosi a scritti di Eliano ad al fatto che, proprio nella zona etnea, si trovava un gruppo di cirnechi. Da questo antico confronto è possibile dedurre che ve ne fossero di diversi in altre zone dell’isola, e che questo cane non è proprio dell’Etna, ma di tutta la Sicilia.</div><div>Oltre alle monete recentemente scoperte, è stato rappresentato anche nei mosaici di Piazza Armerina, nella Villa del Casale.</div><div>Occorre dire che l’etimologia del nome “Cirneco”, non è unitaria, c’è chi vorrebbe far derivare il nome dalla città di Cirene. Altri vorrebbero far derivare il termine da “charnigue” o “charnegre”, che in spagnolo vuol dire “cacciatore di conigli”.</div><div>C’è anche una vicenda storica legata a questi cani, narra di una persona che desiderosa di vedere il vulcano intraprese un lungo viaggio, lasciato il paese e la famiglia si mise in cammino verso la “Montagna”.</div><div>Non essendo pratico dei luoghi, il pover’uomo si imbè in un vecchio santuario dedicato al dio Adranos; </div><div>Il tempio si presentava circondato da un rigoglioso bosco e alberi sacri; in più, c’erano pure dei cani che facevano da guardia. Probabilmente essi gli avi dell’attuale cirneco dell’Etna, un canide autoctono e diretto discendente di Anubi.</div><div>Quest’ultimo, nell’immaginario religioso egizio, è il famoso dio dalla testa di cane-lupo e sciacallo; viene anche rammentato quale messaggero e mostro spaventoso degli inferi egizi. Man mano che incedeva a passo cadenzato, i cani diventavano sempre più numerosi e aggressivi; c’è chi dice che, d’un tratto, il viaggiatore si trovò al cospetto di molti cani che fossero tutti schierati, pronti a proteggere il territorio consacrato alla divinità. L’aneddoto si conclude con la dipartita di Francesco, perì atrocemente sotto gli le zanne dei cani, chi ritenevano cha al passaggio fosse un malintenzionato o una persona cattiva, i cani non solo latravano rabbiosamente. Da qui nasce l'imprecazione siciliana: "Chi ti pozzanu manciari i cani!"</div><div>Alcuni studiosi di mitologia ritengono che i cani di Adranos sapevano scrutare nei cuori della gente, percependone segni di bontà o perfidia e potevano accedere solamente coloro che intendevano offrire un tributo alla divinità.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 30 May 2023 18:17:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?ll-cirneco-dell-etna,-razza-canina-primitiva-dell-isola-sicilia</link>
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			<title><![CDATA[Quando l'Inghilterra tesse rapporti commerciali con la Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011D"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Quando l'Inghilterra tesse rapporti commerciali con la Sicilia, tra miniere di zolfo e vigneti, le relazioni commerciali</h3><div><hr><div>La Sicilia, una terra difficile, governata da una élite infida, ostile all'innovazione. Con baroni siciliani che sembrano appartenere ad un mondo troppo lontano e diverso, poco attento alle problematiche mediterranee, chiuso nella propria tematica.</div><div>Con una nuova classe sociale che scalpita, che mira ad eradicare quella vecchia con le loro vecchie idee, si insedia nella capitale e grazie all'appoggio dei nuovi governanti, scalza le più blasonate e antiche casate, un ceto medio miope, vede l'occasione per una crescita del proprio ruolo politico e sociale, con una vivacità carente se non nel potere del controllo, dove ratio studio e diritto, sembrano censurate se non nella nuova idea politica.</div><div><br></div><div>Siamo alla fine del 1700 e i primi del 1800 l’Inghilterra, per allargare la sua influenza commerciale e militare nel Mediterraneo, aveva allacciato relazioni commerciali, col Regno di Napoli.</div><div><br></div><div>A seguito della rivolta giacobina e dell’invasione francese del Regno di Napoli, Ferdinando II Re di Napoli, il &nbsp;21 dicembre 1798 fuggiva alla volta di Palermo sulla nave inglese dell'ammiraglio Horatio Nelson. In quella occasione gli inglesi protessero la Sicilia dall’attacco delle truppe francesi. &nbsp;</div><div><br></div><div>Il re Ferdinando di Borbone, nel 1799 aveva voluto esprimere la sua riconoscenza agli Inglesi e aveva nominato il comandante &nbsp;di quella flotta, l'Ammiraglio Nelson, “Duca di Bronte” &nbsp;e donandogli 7000 ettari di un fertile e ricco territorio sistemato sulle pendici occidentali dell'Etna.</div><div><br></div><div>Il Re Ferdinando tornò a Napoli al giugno 1802, grazie anche all’aiuto inglese dove eseguì una dura repressione.</div><div><br></div><div>Un altro intervento militare inglese, che salvò di nuovo il re e la sua corte dai Francesi avvenne nel 1806. Il 23 gennaio Ferdinando si era imbarcato sull'Archimede alla volta di Palermo.</div><div><br></div><div>Anche quella volta gli inglesi hanno protetto la Sicilia da una possibile invasione francese</div><div><br></div><div>Il 3 marzo 1808 tra la Corte di Palermo e quella di Londra, si era concluso un trattato d'alleanza per cui l'Inghilterra otteneva ogni tipo di franchigia per le sue truppe e la sua flotta, impegnandosi a mantenere un corpo di spedizione di circa 10.000 uomini.</div><div><br></div><div>Ma la presenza inglese in Sicilia non fu solamente militare, dalla II metà del 1700 in poi, la presenza di mercanti e di imprenditori inglesi crebbe notevolmente sino a raggiungere la massima intensità nel decennio di protettorato (1806-1815). Nel 1784 era arrivato in Sicilia John Woodhouse, uno dei più importanti commercianti inglesi, per acquistare ceneri di soda; qui si rese conto della potenzialità che offriva il settore vitivinicolo nell’area trapanese, e incominciò a dedicarsi alla produzione e alla commercializzazione del vino Marsala.</div><div><br></div><div>Dopo il 1806 arrivarono a Marsala altri commercianti inglesi, come Benjamin Ingham, Baron Beverley, Bernard Bishoff, James Carlill, William Turner, che, sull’esempio di Woodhouse, si inserirono nel settore vitivinicolo. La provincia di Trapani divenne gradualmente anche centro di affari di altre ditte e di altri connazionali inglesi, come James Hopps e Joseph Payne a Mazara, che si occuparono dell’esportazione di ceneri di soda, manna, mandorle e vino, Gli inglesi furono dei grandi imprenditori, che riuscirono a superare con grande spirito d’iniziative e con impiego di capitali adeguati, a superare i grandi ostacoli della cultura e burocrazia locale, avviando un processo di modernizzazione della Sicilia.</div><div><br></div><div>A seguito della grande richiesta di vino e mosto, la coltivazione della vite si estese dal marsalese in tutta la provincia di Trapani raggiungendo Castelvetrano e Salemi. Nello stesso tempo si sviluppò fra gli imprenditori locali la moderna concezione della coltivazione della vite e dell’industria enologica. Uno di questi imprenditori locali fu Vincenzo Florio, che presto entrò in competizione con un suo stabilimento vinicolo a Marsala a poca distanza da quelli di Woodhouse e Ingham.</div><div><br></div><div>Per quanto riguarda le miniere di zolfo della Sicilia, nel 1815, all'indomani del Congresso di Vienna, Londra e Napoli avevano stilato un trattato commerciale, in base al quale i mercanti inglesi si accaparrarono l'intera, o quasi, produzione di zolfi, con guadagni favolosi, senza lasciare utili alla Sicilia.</div><div><br></div><div>Nel corso di questo periodo storico, la nobiltà &nbsp;e gli intellettuali siciliani avevano avuto intensi rapporti di simpatia e amicizia verso gli Inglesi, dominatori del mondo, per contro, gli inglesi si erano innamorati di quei nobili dalla calda e spensierata maniera di vivere alla grande, che disdegnavano il lavoro e dissipavano le loro residue ricchezze tra i piaceri &nbsp;della buona cucina, gli amori passionali e i lieti festini. Gli uni e gli altri, che si consideravano perfetti come la massima espressione della volontà divina, non potevano che piacersi.</div><div><br></div><div>Dalla fine dell'Ottocento era andata crescendo l’ammirazione per gli inglesi da parte della nobiltà siciliana e delle migliori famiglie dell'isola e molti dei loro rampolli continuavano a frequentare l’Inghilterra, mentre l’uso di istitutrici inglesi per i propri figli era diventato simbolo di orgoglio e di vanto.</div><div><br></div><div>Londra, in contrasto con la corte Borbonica, miravano a impossessarsi dell'isola per farne, assieme a Malta, la loro più grande base operativa del Mediterraneo.</div><div><br></div><div>A tale scopo ne agevolavano le aspirazioni indipendentiste, plagiavano i nobili, e cercavano di mettere il Parlamento siciliano contro Corte e Corona.</div><div>L’ingerenza inglese si ammantava di pretesti umanitari: la volontà di smantellare il regime dispotico di Ferdinando II e di sostituirlo con un sistema costituzionale e liberale nel quale fossero garantiti i diritti politici e civili.</div><div>Si spinsero fino al punto che, il 18 luglio del 1812, riuscirono a far sì che il Parlamento Siciliano approvasse all'unanimità una nuova Costituzione Liberale in 15 articoli che, costruita sul modello inglese, limitava i poteri del Re, aboliva i privilegi feudali, stabiliva la parità dei cittadini di fronte alle leggi, garantiva la libertà di stampa e di pensiero, etc.</div><div><br></div><div>Per tutto il periodo erano proseguiti gli intensi rapporti tra gli aristocratici e non, che raccoglieva la nobiltà e l' intelligenza dell'isola, e la Gran Loggia di Inghilterra, la massoneria inglese finanziava l'impresa garibaldina in Sicilia</div><div><br></div><div>Per ristabilire una forte influenza sulla Sicilia, quando nel 1848 da Palermo cominciarono i moti che infiammarono il continente per i due anni successivi, l’Inghilterra sostenne il governo separatista siciliano, allo scopo di farne uno Stato autonomo retto da un principe di Casa Savoia. Ma la sconfitta di Carlo Alberto nella prima guerra d’indipendenza permise a Ferdinando II di intervenire in Sicilia e ristabilire la propria egemonia sull’isola.</div><div><br></div><div>Il Regno Unito accusò il governo di Napoli di essere causa del malgoverno che scatenò le proteste e in una nota inviata al governo di Napoli minacciò che “qualora Ferdinando II avesse violato i termini della capitolazione e perseverato nella sua politica di oppressione, il Regno Unito non avrebbe assistito passivamente a una nuova crisi tra il governo di Napoli e il popolo siciliano”.</div><div><br></div><div>12 gennaio 1848 a Palermo, in un anno colmo di rivoluzioni e rivolte popolari, si avvio quell'ondata di moti rivoluzionari che venne definita la primavera dei popoli.</div><div><br></div><div>Con un decreto del re delle Due Sicilie del 15 dicembre 1849 venne imposto all'isola un debito pubblico di 20 milioni di ducati. I lutti, il ripristino dell'assolutismo e le tasse avrebbero favorito, poco più di un decennio dopo, l'accoglienza dei picciotti siciliani all'impresa dei Mille.</div><div><br></div><div>Intanto i rivoluzionari, finanziati da Inghilterra e Piemonte, soffiavano sul fuoco del malcontento siciliano. Il 27 novembre 1859 il capo della polizia siciliana, Salvatore Maniscalco, operò efficacemente per mantenere il controllo borbonico nell'isola e per raggiungere questo scopo non si fece scrupolo di usare ogni mezzo, legale o illegale, prevenendo ogni tentativo rivoluzionario, perchè la sua scelta di campo fu sin dall'inizio quella del lealismo borbonico. Fu pugnalato mentre stava entrando in chiesa con moglie e figli per assistere alla messa, e rimase gravemente ferito, il sicario fu ricompensato da Garibaldi, mesi dopo, con una pensione.</div><div>Con una serie di misure eccezionali egli fece si che il controllò del territorio affidato a squadre di gendarmi ed una efficiente rete di spie e di informatori e col reclutamento di collaboratori negli ambienti della criminalità, raggiunse una azione repressiva tale, che nel 1854 &nbsp;provocò l'odio di liberali e malavitosi.</div><div>Espresse il suo pessimismo sugli eventi futuri in una lettera del 15 maggio 1860 al re:</div><div>«Mancava una mano intelligente e vigorosa per ben comandare l'esercito e rilevare il prestigio del governo quasi del tutto spento.»</div><div><br></div><div>Il 2 marzo 1860 Mazzini incitava alla ribellione i Siciliani. Il 4 aprile i comitati rivoluzionari di Palermo, coordinati da Genova da Francesco Crispi, accesero la miccia della rivolta.</div><div>Il 7 aprile 1860 un'assemblea degli esiliati napoletani a Torino approvò una deliberazione in cui tutti, salvo quattro, votarono per l'unione delle Due Sicilie al Piemonte.</div><div>Il 18 aprile 1860, Cavour, nelle sue vesti di ministro della Marina inviò navi da guerra in Sicilia, ufficialmente per proteggere i sudditi piemontesi presenti nell'Isola.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 May 2023 16:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Con il titolo Chiesa del Giudice Giusto piccolo gioiello normanno]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Con il titolo Chiesa del Giudice Giusto, piccolo gioiello normanno a Castronovo di Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Con il titolo "Chiesa del Giudice Giusto", piccolo gioiello normanno, si ricorda, forse, l’antica chiesa preesistente intitolata a "S. Giorgio dei greci". D’origine bizantina era utilizzata come ospizio e Gancia dai monaci di Santo Stefano di Melia. Si deve a Manfredi Chiaramonte il suo primo restauro nel 1375. Nelle absidi resistono alcuni affreschi, mentre il “catino absidale” è stato trasferito nella chiesa della Madonna del Rosario.</span></div><div class="imTACenter">Siamo nel Colle di San Vitale a Castronovo, posto a 680 mt s.l.m., esso si trova incastonata fra le montagne, all’ombra di un altopiano. L’antica Castro, il cui nucleo originario, sulla montagna reale o rupe di San Vitale (l’attuale patrono della città). Proprio dal colle di San Vitale è possibile ammirare rovine di templi greci e romani, oltre agli avanzi di un mulino a vento sulla cresta di un’alta rupe e di due castelli.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">San Vitale de Mennita nacque in una ricca famiglia bizantina prima metà del X secolo nella attuale Castronovo di Sicilia.</div><div class="imTACenter">Intorno alla metà del secolo si fece monaco ritirandosi nel monastero basiliano di San Filippo ad Agira.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Oltre ad un meraviglioso panorama che si perde a vista d’occhio è possibile ammirare avanzi di un mulino a vento arabo e di due castelli, d’origine araba e normanna. Sempre sulla rupe sono presenti la chiesa della Madonna dell’Udienza e la chiesa del "Giudice Giusto", la prima, di origine greco-bizantina, per secoli è stata la vecchia Matrice (XII secolo).</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Della vita di San Giorgio, si sa di certo solo che fu un cristiano, martirizzato prima di Costantino, probabilmente a Lydda in Palestina. La sua leggenda narra che egli nacque da nobili genitori cristiani di Cappadocia, che fu valoroso soldato e che per il suo valore giunse a far parte della guardia del corpo di Diocleziano, sotto il quale subì il martirio nel 303.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Divenne quasi una personificazione del diritto e della forza morale, anche se nell'arte settentrionale la leggenda del santo fu largamente trattata fino al sec. XVII, specie nell'episodio della lotta col drago che si presta ad ogni rappresentazione pittoresca.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il giudice giusto, potrebbe essere un riferimento alla sua figura, o potrebbe essere una pratica divinatoria, a nimma, o enìgghima, con atteggiamento di fiducia devozionale, quelle frasi, quei dialoghi colti al volo, come altri eventi concomitanti ma svincolati dal rito, diventano segnali di presagio attribuiti a divinità contattate con apposite preghiere, nel 1615 offre uno dei primi riscontri a Racalmuto, una guaritrice cinquantenne, vedova, registrata come Isabela la Bosca, fu incarcerata dall’Inquisizione spagnola per “reati di fattucchierìa” , l’esecuzione del rituale per individuare il presagio, la persona interessata attende il giorno devotamente assegnato, il momento prescritto &nbsp;e si trasferisce nel luogo consacrato per le orazioni propiziatorie. </div><div class="imTACenter">Serviva o veniva utilizzata per avere notizie di un familiare lontano che potrebbe trovarsi in grave pericolo, rivolta a qualcuno di cui non si hanno notizie da tempo.</div><div class="imTACenter">La pratica consisteva nel chiedere ad una persona di fiducia, solitamente in chiesa, di recitare una preghiera a Gesù, il giudice giusto appunto, tutto d’un fiato. La persona incaricata diventa allora strumento della volontà divina e se riesce a dire la preghiera in maniera scorrevole allora il responso del giudice giusto è positivo. Al contrario, se la recitazione risultasse ingarbugliata, arriveranno sicuramente brutte notizie. Esistono diverse preghiere al giudice giusto, tra canti popolari, proverbi, feste, tradizioni, leggende, credenze, superstizioni.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Sagra della Truscitedda di Castronovo di Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Nel mese di luglio si svolge, la XV sagra della Truscitedda di Castronovo di Sicilia si conferma come uno degli appuntamenti più apprezzati della Sicilia.</div><div class="imTACenter">Il nome “truscitedda”, prende il nome dal fagotto (truscia) con il quale in passato i contadini portavano nei campi i prodotti locali da consumare nelle dure giornate di lavoro. La sagra è un vero e proprio laboratorio della memoria che mette a disposizione le gustose identità locali, come le cudduredde, le salsicce, gli squisiti formaggi, l' olio, il vino e il Vucciddatu, dolce tipico della tradizione locale. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Numerose e sentite sono le partecipazioni delle feste, una è la festa del Santo Patrono. Castronovo è uno dei pochi paesi della Sicilia che ha adottato come Santo Patrono un proprio concittadino, quasi a sfatare l’antico detto “Nemo profeta in Patria”. La festa religiosa viene celebrata il 9 marzo di ogni anno con una cerimonia solenne. La stessa viene ripetuta nella prima settimana di agosto nell’ambito dell’estate castronovese. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il paese è attraversato dalla Magna Via Francigena, che è stata una grande arteria di comunicazione, che collega Agrigento con Palermo, attraversando il territorio di Castronovo di Sicilia, e incrociando le vie della transumanza verso le Madonie, un percorso alla scoperta della Sicilia.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 May 2023 14:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mori, l’assedio di Gangi e l’inchino dei Santi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Mori, l’assedio di Gangi e l’inchino dei Santi</h3><div><hr></div><div>Nel biennio 1926-1927 il fascismo si propose di venire a capo del problema mafioso in Sicilia. Il prefetto di Palermo, Cesare Mori, intraprese una serie di operazioni di polizia tra le province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta che portarono a numerosi arresti, tanto che per Mussolini la mafia poteva dirsi sconfitta. </div><div>In realtà, quella sgominata da Mori, con misure fortemente repressive era la cosiddetta "mafia degli stracci", la delinquenza minuta, mentre agrari e notabili trovarono asilo, protezione, interessi e poi amnistie nel Partito nazionale fascista</div><div>«Quando finirà la lotta contro la mafia? Finirà, non solo quando non ci saranno più mafiosi, ma quando il ricordo della mafia sarà scomparso definitivamente dalla memoria dei siciliani». Sono le parole gonfie di retorica tratte dal celebre Discorso dell’Ascensione, pronunciato il 26 maggio del 1927 alla Camera dei deputati dal capo del governo Benito Mussolini. Con un tono trionfalistico il duce si affrettò ad annunciare la vittoria sulla mafia siciliana che definì «associazione brigantesca», spogliandola anzitutto da quel fascino che le consentiva facili proseliti: «Non si parli di nobiltà e di cavalleria della mafia, se non si vuole veramente insultare tutta la Sicilia!».</div><div>Il fenomeno mafia è trattato da Mussolini essenzialmente in termini di cifre, che erano quelle della repressione e della tutela dell’ordine pubblico. Da questo punto di vista l’immagine più efficace a condensare oltre due anni di operazioni di polizia condotte dal prefetto di Palermo Cesare Mori è quella del medico e del paziente: «Poiché molti di voi non conoscono ancora l’ampiezza del fenomeno, ve lo porto io come sopra un tavolo clinico: ed il corpo è già inciso dal mio bisturi».</div><div>Il duce rievoca poi «quell’ineffabile sindaco che trovava modo di farsi fotografare in tutte le occasioni solenni, e che ora è dentro, e ci resterà per un pezzo». Si riferisce a don Ciccio Cuccia, che nel 1924 lo accolse a Piana dei Greci, vedendolo circondato da agenti di pubblica sicurezza e carabinieri, tra il meravigliato e l’offeso dichiarò: «Voscienza, signor capitano… viene con mia [con me] e non ha bisogno di temere niente. Che bisogno aveva di tanti sbirri?». Cuccia esprimeva un pensiero comune, esplicitato sulla stampa siciliana già dal 1922: «Due istituzioni identiche non possono vivere nello stesso paese». </div><div>La lotta alla mafia era nel grembo del fascismo</div><div>Pochi giorni dopo la marcia su Roma, alla fine di ottobre del 1922, Mussolini sosteneva che la sopravvivenza del fascismo era legata alla sua azione nel Mezzogiorno e in particolar modo in Sicilia, terra semisconosciuta. Bisognava integrare le terre arretrate, nella grande famiglia della nazione italiana, però quando Mussolini nel 1922 dichiarò apertamente che «il fascismo non è miracolista» alludeva probabilmente a quel pantano di eccezioni, favoritismi, clientelari e compromessi, che hanno rappresentato la politica meridionale.</div><div>Lo storico Salvatore Lupo parla di un vero flusso politico-delinquenziale al quale partecipano tutti i gruppi che ottengono i maggiori risultati alle elezioni del 1919 e del 1921. A tutto sovrintende la figura del “mafioso” che «si avvicina a quella del notabile che con intenti affaristico-clientelari, cavalca e strumentalizza i processi di democratizzazione». Dal 1920 in poi i ceti dominanti isolani, intrisi di delinquenza e malaffare, avevano riconquistato il terreno perduto sia nelle città, sia nelle campagne, a discapito dei lavoratori e del loro accesso alle terre.</div><div>Per sgominare la mafia in Sicilia Mussolini non scelse un fascista modello, ma semplicemente un uomo era il lombardo Cesare Primo Mori, che dopo aver lasciato l’esercito fece tutta la trafila nella polizia come commissario, vice-questore, questore e infine prefetto. A Bologna non si fece scrupoli a punire gli squadristi più scalmanati, mentre il suo lavoro a Trapani, improntato alla fermezza, suscitò il motto: «Vedi Trapani e poi Mori».</div><div>Nell’ottobre del 1925 Mori venne nominato prefetto di Palermo. Egli trovò nel regime totalitario quei poteri illimitati di cui necessitava: per lui l’ordine garantito dalla forza era un bene supremo che avrebbe consentito deroghe ai principi legalitari e umanitari. Nelle remote campagne della Sicilia occidentale Mori sguinzagliò i nuclei interprovinciali o “squadriglie” celeri ed efficienti che dipendevano direttamente dal prefetto. Dalla fine del 1925 diede vita a una serie di fulminee e clamorose operazioni a cadenza quotidiana che, fino al 1928.</div><div><br></div><div>L'assedio di Gangi</div><div><hr></div><div>L’azione di Mori si concentrò nelle province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta, e soprattutto nel gruppo montuoso delle Madonie. </div><div>Il fatto è che a Gangi tutto assumeva un aspetto diverso, quasi da fantasia. La circostanza che i latitanti fossero praticamente imprendibili contribuiva non poco ad alimentare l’alone di leggenda che si era creata attorno a loro, favorito da un clima di paura ma anche di impunità garantita dai protettori locali. &nbsp;</div><div>Girava voce che tutto il paese fosse attraversato da gallerie sotterranee, che dipartivano dalle case di coloro che erano latitanti e da quelle dei loro tutori, che conducevano in aperta campagna, lontano dall’abitato, ed era vero.</div><div>La morfologia del paese era tale da offrire un buon nascondiglio ai capi e ai gregari della banda, che per oltre un trentennio aveva spadroneggiato nella zona. </div><div>Il banditore di Gangi fa rullare il tamburo annunciando che Mori ha scritto al sindaco. è il primo giorno dell' anno 1926 e il banditore gira per le strade di Gangi, illustrando l' ultimatum di Mori. Lungo le strade viene affisso il bando e il fonogramma che recita: «Intimo latitanti codesto territorio costituirsi entro dodici ore decorse le quali sarà proceduto contro loro famiglie, possedimenti di qualsiasi genere, favoreggiatori sino ad estreme conseguenze. Firmato Prefetto Mori».</div><div>Dopo alcuni giorni il capo dei briganti Ferrarello si consegnò al barone Li Destri, dicendo: «L' ho fatto per il bene dei mie concittadini». Il giorno dopo morì suicida in carcere.</div><div>Nell’estate del 1929 Cesare Mori venne messo a riposo per anzianità di servizio dopo essere stato nominato senatore alla fine del 1928. La propaganda fascista lo innalzò fino a presentarlo come colui che aveva definitivamente sconfitto la mafia. Secondo alcuni questa sarebbe risorta improvvisamente dalle prime ceneri del fascismo nel 1943.</div><div><br></div><div>Si è a lungo dibattuto sugli esiti delle operazioni repressive condotte da Mori. Tuttavia la repressione di Mori si concentrò prevalentemente sulla cosiddetta “mafia degli stracci”, cioè la piccola delinquenza, «La vecchia mafia, non più necessaria agli agrari, era stata abbandonata nelle mani della polizia, che ne aveva fatto vaste retate, sicché si erano salvati solamente i mafiosi che nei fasci ricoprivano cariche».</div><div>Sicuramente l’azione portata avanti dal regime fascista fu importante, in quanto si trattò della prima vera e propria politica antimafia della storia del nostro Paese, per la prima volta la mafia veniva combattuta così frontalmente, ma non si andò mai oltre, i grandi interessi economici dell’organizzazione criminale rimasero, arrivati gli americani, i mafiosi uscirono allo scoperto, più forti di prima.</div><div><br></div><div>L'inchino dei Santi</div><div><hr></div><div>Oggi i giornali scrivono che per rendere omaggio ai boss della mafia si fanno inchinare le statue dei santi durante alcune processioni, anche se il gesto all’origine aveva altre motivazioni e faceva parte di una più ampia religiosità. Viene liquidato come gesto moderno, in realtà l’obiettivo è più complesso, sdoganata l’ interiorità alla devozione, oggi la categoria della religiosità ha una ingerenza, che mira più in generale a volere controllare i tempi e i ritmi delle processioni religiose, per rappresentare pubblicamente il proprio status sociale.</div><div>Non hanno un ruolo di difensori delle tradizioni, la sequenza della processione se si svolge senza intralci, la tradizione prevede che l’anno sarà propizio, mentre se qualcosa non funziona come previsto, vi saranno sventure o calamità naturali, gli inchini servivano a raccogliere, offerte che poi venivano distribuite alle confraternite ed ai bisognosi. Le diverse forme di associazioni nate nell'incerto periodo storico quale è stato il Medio Evo, vi furono le corporazioni delle arti e mestieri, le fratellanze e le confraternite, le quali si occupavano del benessere materiale degli affiliati e nello stesso tempo della loro salvezza spirituale. In pratica veniva istituita la mutua assistenza tra gli iscritti che, nella spiritualità e nella necessità materiale e si assistevano nei casi di difficoltà economiche.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 24 May 2023 16:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il 38 parallelo in Sicilia e la Piramide di Mauro Staccioli a Motta d’Affermo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000011A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il 38 parallelo in Sicilia e la “Piramide di Mauro Staccioli, a Motta d’Affermo per Fiumara d'Arte</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il 21 marzo 2010 viene inaugurata l’ultima scultura della Fiumara, la “Piramide – 38º parallelo” dello scultore Mauro Staccioli.</div><div class="imTACenter">La piramide, parzialmente sprofondata nel terreno roccioso, presenta una fessura lungo lo spigolo occidentale che rende ancora più preciso il suo collocarsi nella specificità del luogo. Testimone inconsapevole del ciclico ed irreversibile dello scorrere del tempo, attraverso la sua fenditura, cattura la luce solare, al suo interno tutto si illumina dei riverberi luminosi dallo zenit al tramonto.</div><div class="imTACenter">Potremmo considerarla come un tempio, laico, contemporaneo, che svetta fiera sul filo del 38° parallelo.</div><div class="imTACenter">L’opera è alta 30 metri ed è stata costruita con centinaia di lastre di acciaio corten, un materiale che si usa per le navi e che, a contatto con l’aria, si ossida fino a colorarsi di rosso mattone.</div><div class="imTACenter">Una scala porta all’interno della piramide, dove si trova una spirale composta da antiche pietre terrose ritrovate durante gli scavi, ciotoloni levigati frutto della lavorazione dell’acqua che un tempo lambiva il terreno. Il percorso a spirale simboleggia la strada verso la luce e la conoscenza.</div><div class="imTACenter">Nata simbolicamente il 21 Marzo, giorno dell’equinozio di primavera, la piramide viene aperta proprio il 21 Giugno con l’arrivo del solstizio d’estate in occasione del “Rito della Luce”.</div><div class="imTACenter">Ogni anno viene organizzato il “Rito della Luce” e con esso il suo linguaggio simbolico</div><div class="imTACenter">All’interno la luce filtra tramite un taglio che l’artista ha progettato verso Nord Ovest, così ogni 21 Giugno, in occasione del solstizio d’estate, un raggio di sole entra nel monumento attraversandolo e impattando con la verticale dell’asse centrale della piramide.</div><div class="imTACenter">Il rito della luce rappresenta l’amore come unica fiamma indissolubile, che sceglie la vita, segna l’inizio di una nuova epoca, in cui il valore della conoscenza e della cultura vincono sul buio e sulla caduta dei valori etici e morali.</div><div class="imTACenter">Un messaggio simbolico: si vuol far rivivere l’interno della piramide solo il giorno in cui vige la luce, una luce universale, che entrando a taglio nella piramide illuminerà le coscienze delle persone che scelgono la bellezza dell’arte come valore.</div><div class="imTACenter">La Piramide ha anche una propria voce, al calar del sole, le lastre della piramide rilasciano il calore accumulato durante il giorno e si restringono lanciando cupi ronzii … un suono molto suggestivo che risveglia forti sensazioni.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La piramide del 38 paralello fa parte delle opere della Fiumara d’arte, un museo a cielo aperto di arte contemporanea, che ha avuto la sua genesi nel 1986</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Altri luoghi sono attraversati dal 38º parallelo nord, dal Meridiano di Greenwich verso est :</div><div class="imTACenter">38°00′N 12°19′E	Italia Italia	Isola di Levanzo e Sicilia</div><div class="imTACenter">38°00′N 15°25′E	Mar Mediterraneo	Stretto di Messina (Italia Italia)</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Una manifestazione dal nome ,38° parallelo, tra libri e cantine è un festival di saggistica dall’anima eccentrica che si svolge diffusamente nel territorio di Marsala, estrema punta occidentale della Sicilia, in cui si incontrano poeti, giornalisti, sociologi, scrittori.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 24 May 2023 14:41:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-38-parallelo-in-sicilia-e-la-piramide-per-fiumara-d-arte</link>
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			<title><![CDATA[Che cos’è la guantiera, è un dolce della tradizione siciliana, forse]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000119"><h3 class="imHeading3">Che cos’è la guantiera, è un dolce della tradizione siciliana, forse</h3><div>I dolci della domenica sono una tradizione cui nessun siciliano si può sottrarre, e dopo un lauto pasto, soprattutto dopo uno di quelli dei giorni festivi, non possono non concludersi con la guantiera dei dolci.</div><div>La guantiera, ha origini che affondano nel passato, si partiva da un minimo di 9 pezzi fino ad arrivare (per chi aveva disponibilità economiche maggiori) ad un massimo di 21. Una tradizione che metteva tutti d’accordo, poi poteva essere condizionata nel numero dei pezzi o dolci dai presentare in tavola.</div><div>Ognuno doveva e deve mangiare un dolce, non può rifiutare, ma può scegliere un pasticcino, piccolo o grande che sia, l’importante è condividere quell’attimo di dolcezza con tutti gli altri commensali.</div><div>Sulla guantiera trovano spazio tantissimi dolci differenti, ed ogni famiglia ha la propria pasticceria di fiducia, dove ogni domenica o ad ogni ricorrenza si comprano i dolci o paste. </div><div>L’etimologia ed il significato del termine guantiera derivano dunque dalla parola guanto, in quanto in passato la guantiera era il vassoio che di solito veniva posizionato all’ingresso delle abitazioni dove venivano riposti i guanti.</div><div>Innanzitutto bisogna chiarire che si tratta di un termine definito “apolide”, dunque privo di cittadinanza, normalmente non reperibile nei vocabolari. </div><div>Ovviamente con il passare del tempo l’utilizzo e la diffusione delle rinomate guantiere sono cambiati. </div><div>Tra l‘800 ed il ‘900 offrire dolci a qualcuno su un bel vassoio decorato era pur sempre una premurosa cortesia per gli ospiti, ma la guantiera era la protagonista assoluta dei pranzi domenicali. </div><div>Ovviamente, la guantiera della domenica è un trionfo di dolci per tutti i palati di grandi e piccini e si sa i dolci in Sicilia non mancano, diciamo che era l’identità della tavola imbandita nei giorni di festa. </div><div>Se ne ritrova menzione anche in una importante e celebre opera letteraria: I Promessi Sposi. Alessandro Manzoni, nel decimo capitolo dei Promessi Sposi, “Vennero subito gran guantiere colme di dolci che furono presentati prima alla sposina.</div><div>La guantiera è una dunque una solida tradizione che resiste al tempo e alle nuove usanze gastronomiche, e nel detto porto una guantiera, è sottinteso che parliamo solamente di dolci.</div><div>Non vi abbiamo convinto dovete sapere che in Sicilia il cibo, è un connubio imprescindibile. Non a caso uno dei detti dell'isola è «A tavula è trazzera», ovvero «la tavola è una strada che unisce».</div><div>Pertanto assodato che ogni siciliano che si rispetti pensa alla cucina, in tutte le sue declinazioni, la guantiera è sacra, non si riesce proprio a tollerare quando si tratta di "tavola" la sua assenza.</div><div>Mai una guantiera di dolci di scarsa qualità, lo ricorderà a vita e vi verrà rinfacciato ogni volta che vi incontrerete.</div><div>Non presentarsi a cena come ospiti a mani vuote, nonostante vi si ripeta più volte, che nulla occorre portare i siciliani ci restano male se l'ospite si presenta a mani vuote. Un dogma è una bottiglia di vino, di liquore ed il dessert.</div><div>Se alla porta vi bussano con i piedi, non è un atto di scortesia, è solo che qui non ci si presenta mai a mani vuote.</div><div>Se non siete ancora convinti della delucidazione, la parola potrebbe anche derivaere dallo spagnolo, tenuto in considerazione che la Sicilia ha avuto una lunga dominazione spagnola, ed “aguantar”, significa proprio agguantare, afferrare, prendere, reggere, cosa se non un bel vassoio pieno di cannoli.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 May 2023 15:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tra i Nebrodi un paese dalla lingua gallo italica, con dolci ed una festa particolare]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000118"><h3 class="imHeading3">Tra i monti Nebrodi, nella Sicilia orientale troviamo un paese dalla lingua gallo italica, con dolci dal nome suggestivo ed una festa tradizionale i giudei di San Fratello</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Se ti trovi tra i monti dei Nebrodi, non puoi perderti il delizioso paesino di San Fratello, dove le tradizioni si mescolano con un tocco di magia. Qui, la lingua gallo-italica si sente nell'aria e i dolci pasquali, conosciuti come "pumpini", ti faranno venire l'acquolina in bocca. Questi biscotti, che affondano le radici in un passato ricco di storia.</div><div class="imTACenter">Simbolo della festa sono i Giudei, una celebrazione che riempie le strade di colori e di gioia. Durante la processione in cui, si mette in scena la morte di Cristo, essi girano per il paese e accompagnano la processione stessa, una miriade di persone vestite da diavoli che suonano la tromba, schiamazzano, cantano, mangiano e bevono.</div><div class="imTACenter">Immagina di assaporare questi dolcetti mentre ti lasci trasportare dall'atmosfera festosa: un'esperienza che unisce gusto e cultura in un abbraccio indimenticabile.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">E’ d’obbligo un preambolo sul nome dei biscotti pasquali, l’origine del termine è “pumpji“, trasformatosi poi nel dialettale “pumpìan“, pompini. </div><div class="imTACenter">Potrebbe derivare o significare “fatto in pompa magna”, col tempo italianizzato in pumpini. La derivazione del termine è legata alla sua preparazione: letteralmente al lievito che si gonfia o, appunto, pompa.</div><div class="imTACenter">Sono biscotti preparati con ingredienti semplici: farina, uova, zucchero, strutto, lievito, vanillina, latte e semi di anice. Sono dolci tipici del periodo pasquale che a San Fratello si chiamano “Pumpini”. Al centro del biscotto viene collocato un uovo sodo, che simboleggia la rinascita dopo il periodo di penitenza pre pasquale. Si tratta di biscotti che restano fragranti a lungo, preparati dalle donne san fratellane in grandi quantità, per essere regalati ad amici e parenti nella settimana di Pasqua.</div><div class="imTACenter">L'uovo simbolo di congiunzione tra terra e cielo, che con l'avvento del Cristianesimo, questo simbolismo è stato collegato alla Pasqua e al suo significato religioso di rinascita nel nome di Cristo, del quale si celebra appunto la resurrezione dalla morte.</div><div class="imTACenter">Il nome del biscotto, cambia a seconda del posto, ma solo a San Fratello si chiama così. “Pupi cu l’uovu” a Palermo, ad esempio, “Cudduri” nelle zone della Sicilia orientale, “Cannati o cannatieddi” a Trapani, “Panaredda” o “Palummedde” in altre province siciliane.</div><div class="imTACenter">San Fratello è un comune, che nei secoli, si sono mischiate e stratificate tradizioni etniche, linguistiche e religiose provenienti da diverse parti dell’Europa.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Dopo l’invasione araba dell'isola 843 circa, San Fratello fu distrutta per essere poi rifondata intorno all'anno mille dai normanni, per volontà di Adelaide del Vasto, moglie del Ruggero I degli Altavilla noto col il nome di Ruggero I, Gran Conte di Sicilia. Grazie a questa famiglia, a partire dall'XI secolo colonie di piemontesi, liguri, lombardi ed emiliani, fortemente influenzati dalla cultura dei dominatori normanni, si stabilirono qui, mischiandosi con la popolazione locale.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L'odierno paese, fondato dopo nell'XI secolo, trae il nome dai tre Santi fratelli, Alfio, Cirino e Filadelfo, martirizzati, durante le persecuzioni dell'imperatore Valeriano nel 253 d.C., ai quali è dedicato l'omonima chiesa e convento, i cui resti mortali furono trafugati da S. Tecla e poi custoditi nella rocca di Dèmena, sopra &nbsp;&nbsp;S. Fratello. Fu costruito tra la fine del XI secolo e l'inizio del XII secolo e presenta evidenti caratteristiche di stile arabo-normanno, con il tipico prospetto dal tetto a capanna. </div><div class="imTACenter">La chiesa di Maria S.S. Assunta situata nella Piazza del Convento, dalla quale si può ammirare un ampio panorama in cui domina l'imponente Roccaforte. Il prospetto della chiesa, è povero, stile tipico delle chiese francescane, e conserva anche all'interno questo carattere essenziale. Degni di nota per il notevole valore artistico sono: l'altare-tabernacolo, in legno finemente intarsiato. Vi è inoltre, un trittico in argento sbalzato, raffigurante la vita dei Santi protettori. Altra opera mirabile, di Fra Umile da Petralia, è il crocifisso in legno, di evidente stile fiammingo posto sull'altare maggiore. Il convento francescano, che nei secoli scorsi fu centro di cultura e motivo di vanto per S. Fratello, fu iniziato a costruire nella seconda metà del 1500 e completato all'inizio del secolo successivo.</div><div class="imTACenter">Compreso nella struttura del convento vi è il chiostro, che rappresenta una rara testimonianza dell'arte barocca siciliana.</div><div class="imTACenter">Parte integrante del convento è la celebre biblioteca comunale del 1500, intestata al Prof. Benedetto Craxi, palazzo Mammana di stile medievale di cui risalta la caratteristica forma a torre e il sottopassaggio a volta.</div><div class="imTACenter">Il suo territorio ricade nel Parco dei Nebrodi</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">La festa dei Giudei</h3><div class="imTACenter">Una delle tradizioni più affascinanti di San Fratello è la festa dei Giudei, che si svolge fra il mercoledì della Settimana Santa e il giorno della Resurrezione. Chiariamo subito il nodo principale: il rito, di origine medievale, nasce dall'ostilità nei confronti degli ebrei, rei di deicidio, responsabili della passione e della morte di Gesù Cristo.</div><div class="imTACenter">Una o più figure, un demone allegro e festante, durante la celebrazione che ricorda il martirio e la flagellazione di Gesù, lo fa in un modo del tutto peculiare, mischiando la penitenza della quaresima con l’allegria dei riti carnevaleschi.</div><div class="imTACenter">Tutto ha inizio il mercoledì, quando le bande di Giudei festanti, invadono letteralmente il paese, sono gruppi che si tramandano il compito da generazioni.</div><div class="imTACenter">La prima cosa che colpisce l’occhio sono i vestiti: scintillanti giubbe e pantaloni di mussola rossa, su cui sono ricamate con fili colorati, insieme alla divisa ogni giudeo porta con sé lo sbirrijan - un cappuccio che ricorda quello dei flagellanti ma che scende lungo quasi fino alle natiche come una coda di cavallo a ricordare la natura diabolica dei giudei, completano i costumi guanti bianchi e scarpe di cuoio animale, l’immancabile strumento a fiato di solito trombe e i d’scplina, strumenti fatti di monetine, catene e altri oggetti metallici che ricordano il martirio di Gesù.</div><div class="imTACenter">Il loro compito è quello di disturbare lo scorrere del rito religioso, delle preghiere, alle processioni, suonando ed effettuando scorribande all’interno dei cortei sacri. Per tre giorni, il paese di San Fratello si trasforma, portando in scena uno spettacolo unico.</div><div class="imTACenter">I Giudei entrano nelle case, dove devono essere serviti e accolti con ospitalità, strimpellano allegramente per il paese, disturbano tutta la popolazione con loro musiche e i canti, ma senza proferire parola alcuna, se non con altri giudei.</div><div class="imTACenter">L’emozione che genera una festa del genere è difficile.</div><div class="imTACenter">Tutto si conclude alla mezzanotte fra venerdì e sabato, quando i Giudei spariscono dalla circolazione: nessuno li vedrà fino al prossimo anno. I protagonisti di queste scorribande tornano dunque nelle loro case, ripongono maschere e oggetti nei bauli, e si preparano a celebrare la Resurrezione come se nulla fosse accaduto.</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Cavallo Sanfratellano</h3><div class="imTACenter">Il paese è anche conosciuto per il cavallo sanfratellano un mix che ha reso questi soggetti equini “nordici” appartenenti a popolazioni equine differenti da quelle insulari e da quelle precedentemente giunte sull’Isola da sud e da oriente risale, all’inizio della razza equina dei monti Nebrodi la cui storia è strettamente legata alle vicende storiche del territorio e alle sue genti. </div><div class="imTACenter"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 17 May 2023 16:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palazzo Steri e i tribunali della santa inquisizione]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000117"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Palazzo Steri a Palermo e Monreale, tra i tribunali della santa inquisizione in Sicilia</h3><div><hr></div><div>L'inquisizione in Sicilia fu formalmente introdotta prima del 1478 dal Re Ferdinando II di Aragona.</div><div>Palazzo Steri sede palermitana dell'Inquisizione Siciliana, attualmente sede del rettorato dell'Università degli Studi di Palermo</div><div>L'istituzione del Tribunale dell'Inquisizione in Sicilia dal XV fino a quasi tutto il XVII secolo faceva parte dell'Impero spagnolo sotto forma di Vice-Regno, al pari di Napoli e della Sardegna. Dopo un tentativo fallito di estendere dalla Spagna alla Sicilia il Tribunale dell'Inquisizione nel 1481, Il 6 ottobre 1487 Ferdinando II il Cattolico creò il Tribunale dell'Inquisizione e fu inviato in Sicilia il primo inquisitore delegato, Frate Agostino La Pena, la cui nomina fu approvata da Papa Innocenzo VIII. </div><div>In Sicilia operavano già gli inquisitori apostolici dell'Inquisizione della Santa Sede anche se con modalità meno rigorose rispetto a quelle dell'Inquisizione Spagnola. L'inquisizione siciliana dipendeva direttamente da quella spagnola e operava in assoluta autonomia dalla Santa Sede romana.</div><div>L'inquisizione in Sicilia fu gestita da inquisitori arrivati direttamente dalla Spagna. Il loro potere, di fatto, era superiore a quello dei viceré stessi. Assieme al sovvertimento della struttura istituzionale, i siciliani videro in qualche modo controllate le attività mercantili, finanziarie e commerciali attraverso la censura delle loro vite attuabile dal Tribunale ecclesiastico, l'Inquisizione si rese subito invisa al popolo siciliano ancor prima che le attività persecutorie avessero materialmente luogo.</div><div>L’introduzione del tribunale spagnolo provocava fin dalla sua istituzione le resistenze del Parlamento di Sicilia il quale, in quanto garante dei privilegi del Regno, si oppose all’esercizio dell’attività giudiziaria di ministri e ufficiali spagnoli. Secondo le leggi del regno, infatti, i siciliani non potevano essere giudicati da giudici stranieri. Tuttavia, l’Inquisizione riesce a radicarsi a fondo nel tessuto sociale e giuridico siciliano grazie alla strutturazione della familiatura che inizia ad attrarre tra le sue fila gli esponenti della nobiltà parlamentare.</div><div>I commissari del sant'Uffizio e coloro che vi si affiliavano come famigliari erano inoltre dispensati dalle leggi restrittive sul porto d'armi e godevano di immunità dalla giustizia regia. </div><div>Da Vittorio Amedeo II di Savoia a Carlo VI d’Austria, con la pace di Utrecht, la Sicilia cessa di essere dominio spagnolo e viene assegnata a Vittorio Amedeo II di Savoia, ma il cambiamento politico non influenza l’attività del tribunale che, per via di un accordo diplomatico tra Vittorio Amedeo e Filippo V di Spagna, continua a operare sotto le direttive del Consiglio della Suprema di Madrid. Nel 1720 i Savoia cedono la Sicilia a Carlo VI, imperatore d’Austria, il quale, al contrario, decide di rompere il legame del tribunale siciliano con Madrid, affidandone la direzione a un Inquisitore generale a Vienna.</div><div>Nel 1734 la Sicilia si ritrova unita al regno di Napoli sotto la guida di Carlo Borbone, figlio del re di Spagna e capostipite della nuova dinastia Borbone. L’Inquisizione di Sicilia cessa pertanto di essere austriaca, ma non ritorna ad essere spagnola. Gli inquisitori in carica, Antonino Franchina e Juan Francisco Iniguez Abarca, continuano a operare senza dipendere da Madrid, né da Vienna.</div><div>Con decreto regio del 6 marzo 1782, dopo oltre 500 anni dall'introduzione, Ferdinando III di Sicilia, disponeva l'abolizione dell'Inquisizione nell'isola.</div><div>Nella sede di Palermo, il viceré Caracciolo, nel 1783, dopo aver soppresso il Sant’Officio con regio decreto del 16 marzo 1782, decise di dare alle fiamme l’intero archivio, l’archivio del tribunale venne dato alle fiamme: l’archivio comprendeva documenti relativi all’Inquisizione, agli inquisiti, agli inquisitori e ai “familiari” dell’Inquisizione, le carte dei processi per eresia, le visite del distretto effettuate dagli inquisitori, la corrispondenza degli inquisitori di Sicilia con il Consiglio della Suprema e Generale Inquisizione in Spagna.</div><h3 class="imHeading3">Le prigioni di palazzo Steri a Palermo</h3><div><hr></div><div>Nelle prigioni del Palazzo Chiaramonte-Steri a Palermo, dove per quasi tre secoli gli inquisitori interrogarono, torturarono e uccisero uomini e donne, tra ebrei o semplici sospetti di comportamenti giudaizzanti, frati, suore, innovatori, libertari, nemici dell'ortodossia politica e semplici poveracci, rimangono preziosi graffiti dei carcerati, testimonianza unica delle sofferenze patite.</div><div>Monreale, la cui urbanizzazione comincia nel Duecento attorno al medievale duomo (1176), fatto erigere dal re Guglielmo II d'Altavilla, ultimo re normanno di Sicilia, è stata sede inquisitoria di primo piano, riguardante tutto quanto l'esteso territorio che afferiva a questo antico Stato feudale retto dal suo Arcivescovo-Abate.</div><div>Il concilio di Narbonne del 1243 definì le penitenze: «Agli eretici, ai loro partigiani e ai loro sostenitori che si sottometteranno volontariamente, mostreranno di pentirsi, diranno su se stessi e sugli altri la verità intera, verrà risparmiata la prigione. Dovranno portare delle croci (cucite sui loro abiti), presentarsi tutte le domeniche, tra l’epistola e il vangelo, davanti al prete con una verga e ricevere la disciplina.</div><div>Se invece l’imputato non confessava spontaneamente i suoi reati, si cercava di farlo confessare con vari metodi. L’inquisitore Davide d’Augusta indica i quattro sistemi principali impiegati: «l) Il timore della morte: si faceva intravvedere all’imputato la condanna suprema e il rogo; al contrario, se consentiva a parlare, riceveva la promessa che tale supplizio gli sarebbe stato risparmiato. 2) Il carcere più o meno duro, aggravato dal cibo scarso; la minaccia che alcuni testimoni avrebbero deposto contro di lui e allora non avrebbe potuto più salvarsi; l’allontanamento da ogni complice capace di incoraggiarlo nel suo diniego. 3) La visita di due persone sicure, giudicate capaci di indurlo con parole adatte a confessare. 4) La tortura».</div><div>Al termine del processo l’inquisitore e i suoi assessori pronunciavano la sentenza. Lo facevano generalmente con grande solennità, in un’assemblea pubblica convocata all’uopo e chiamata Sermo generalis.</div><h3 class="imHeading3">La struttura dell’inquisizione</h3><div><hr></div><div>La struttura del tribunale segue il modello delle Instrucciones emesse dall’Inquisitore generale. </div><div>Al vertice dell’organigramma inquisitoriale si collocano l’inquisitore, l’alguacil e il receptor. Le tre figure sono a capo dei tre settori fondamentali del tribunale distrettuale e, infatti, godono dello stesso salario: l’inquisitore è a capo dell’attività giudiziaria; l’alguacil è a capo della “polizia” del Santo Ufficio e ha il compito di catturare gli eretici, perquisirli e consegnarli al carcelero, il custode delle carceri; il receptor è a capo dell’attività amministrativa e finanziaria, si occupa dei beni sequestrati e dell’erogazione dei salari all’intero personale e, inoltre, può svolgere le funzioni di juez de los bienes confiscados nelle cause civili che riguardano i beni dei detenuti. Nella gerarchia inquisitoriale seguono il promotor fiscal che si occupa del capo d’accusa e dell’avvio del processo e un secondo fiscale, o abogado, incaricato della difesa del reo. Nella prassi, però, la loro capacità d’azione all’interno della procedura è molto limitata poichè non possono presenziare agli interrogatori e non possono condurre un colloquio privato con il detenuto.</div><h3 class="imHeading3">I familiares della santa inquisizione</h3><div><hr></div><div>I familiares non sono ufficiali dell’Inquisizione, ma collaboratori esterni, confidenti, informatori, affiliati. Ne fanno parte uomini, donne, laici, ecclesiastici, priori, badesse, medici, speziali, rappresentanti di arti e mestieri. I loro compiti sono molteplici: svolgono servizi di informazione, di polizia segreta, di vigilanza e controllo del territorio. In cambio, il tribunale offre loro protezione giuridica e una serie di benefici e privilegi: indulgenze, un foro speciale, favori per le nomine pubbliche e politiche.</div><div><br></div><div>“.. insieme a tutte le denunzie, i processi, i libri, le scritture dell'archivio propriamente inquisitoriale, cioè delle cosiddette cause di fede. La distruzione dell'archivio, attesta un aristocratico cronista, incontrò il comune applauso, stante ché se tali memorie, che Dio liberi, fosser per avventura venute fuori, sarebbe stato lo stesso che macchiare di nere note molte e molte famiglie di Palermo e del regno tutto, cosi del rango de' nobili, che delle oneste e civili. E pare evidente che il cronista si preoccupasse più per i nomi dei denunzianti, che potevano venir fuori da quelle carte, che per quelli degli inquisiti: poiché il santo tribunale doveva aver avuto una così vasta rete di spie (tra i nobili, tra i civili, tra gli onesti) da fare impallidire al confronto quella dell'Ovra.”</div><div>L’inquisizione ha portato alla cancellazione del pluralismo, ha imposto il conformismo, ma non ha introdotto un modo nuovo di sentire la cristianità.</div><div><br></div><div>E' un tema, quello dell'inquisizione, che ha molto interessato Sciascia, "Morte dell’inquisitore"</div><div><br></div><div>Pensa beni a la morti.</div><div>Al mondo non c'è niente rimedio.</div><div>Averti chi ccà dunanu tratti di corda e...</div><div>Sta in cervellu chi ccà dunanu la corda...</div><div>Vi avertu chi ccà prima dunanu la corda...</div><div>Fu cuntu chi vinisti ora.</div><div>Innocens noli te culpare; Si culpasti, noli te excusare; Verum detege, et in D.no Confide.</div><div>Fari asino. Mors, ubi est victoria tua?</div><div><br></div><div>Innocente non accusarti; se ti accusi, non giustificarti; rivela la verità, e non confidare nel Signore.(Graffito scoperto da Giuseppe Pitré in una delle celle di Palazzo Chiaramonte-Steri, sede dell'Inquisizione di Palermo, e riportato nell'incipit dell'opera)</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 May 2023 15:58:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?palazzo-steri-e-i-tribunali-della-santa-inquisizione</link>
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			<title><![CDATA[L’Enigma della lettera di Suora Maria Crocifissa o Beata Corbera]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000116"><h3 class="imHeading3">L’Enigma della lettera di Suora Maria Crocifissa o Beata Corbera, Palma di Montechiaro la nuova Gerusalemme siciliana ed il Gattopardo</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Suor Maria Crocifissa della Concezione, nome monastico di Isabella Tomasi, l’11 Agosto del 1676 aveva 31 anni. Quel giorno venne trovata nella propria cella seduta a terra con la faccia imbrattata d’inchiostro. In mano aveva una lettera che, affermò, le era stata consegnata dal diavolo in persona. La lettera era scritta in una lingua incomprensibile.</div><div class="imTACenter">Nelle parole della suora questi aveva scritto una lettera, in codice, che sarebbe rimasta un mistero per oltre 340 anni, fu scritta dietro ordine del maligno.</div><div class="imTACenter">Secondo i resoconti storici, Suor Isabella raccontò che la lettera era stata scritta dal Diavolo con l’intento di farla allontanare da Dio e avvicinarla al male. Oltre alle 11 righe indecifrabili, la monaca affermò che il Diavolo le aveva consegnato altri due messaggi, che però portò con sé nella propria tomba perché “Non posso in verun modo dirlo, e nemmeno occorre dirlo io, che verrà tempo che il tutto udirete e vedrete“.</div><div class="imTACenter">Quella che divenne nota come “La Lettera del Diavolo”, Giuseppe Tomasi, lontano discendente di Isabella Tomasi, arrivò ad includere la figura dell’antenata nel suo “Gattopardo”, con il nome di beata Corbera. </div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Il gattopardo, romanzo</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il Gattopardo è uno dei romanzi italiani più famosi a livello internazionale. E’ stato scritto, tra il 1954 e il 1957, da Giuseppe Tomasi di Lampedusa. E dopo due rifiuti, viene pubblicato nel 1959, dopo la morte dell’autore, narra le trasformazioni avvenute nella vita e nella società in Sicilia durante il Risorgimento, dal momento del trapasso dal Regno Borbonico alla transizione unitaria del Regno d'Italia, seguita alla spedizione dei Mille di Garibaldi.</div><div class="imTACenter">Ancor prima della lettera del Diavolo, nel 1672, i resoconti indicano che la donna ebbe una visione della Madonna Addolorata, la quale le avrebbe detto: “Sarà la croce la tua perpetua clausura… Già è stabilita la croce, resta il montarci pian piano sopra… per essere crocifissa perfettamente”.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Gli studiosi del Ludum Science Center, il Museo della Scienza di Catania, sono recentemente riusciti a decifrare il secolare enigma, grazie a una serie di strumenti informatici usati anche dalle intelligence di tutto il mondo per decifrare messaggi criptati. L’algoritmo ha analizzato diversi alfabeti esistenti che la monaca avrebbe potuto conoscere, combinando lettere e simboli in modo da tentare di decifrare la lettera.</div><div class="imTACenter">Fra i messaggi decifrati, non del tutto comprensibili, si legge:</div><div class="imTACenter">“Forse ormai certo Stige (fiume degli inferi)”; “Poiché Dio Cristo Zoroastro seguono le vie antiche e sarte cucite dagli uomini, Ohimé“, oppure: “Un Dio che sento liberare i mortali“.</div><div class="imTACenter">I messaggi probabilmente indicano che Isabella Tomasi soffriva di schizofrenia o disturbo bipolare, oppure di altre patologie psichiatriche che la convinsero, senza dubbio, che stava personalmente lottando contro il Demonio.</div><div class="imTACenter">L’abbadessa, Maria Serafica, raccontò in un verbale della lotta della monaca contro gli spiriti maligni, e che venne in seguito beatificata per aver resistito a Satana.</div><div class="imTACenter">“La donna inventò certamente un alfabeto preciso, un’iniziativa forse forse inconscia, che portò Suor Maria Crocifissa della Concezione a concepire una lettera che costituisce un rebus del quale soltanto oggi siamo venuti a conoscenza di una (parziale) soluzione.</div><div class="imTACenter">Suor Maria Crocifissa della Concezione morì a 45 anni, nel 1690, secondo la leggenda pronunciando le parole: Santo, Santo, Santo</div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">La città di Palma di Montechiaro</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La città di Palma venne fondata il 3 maggio 1637 nella baronia di Montechiaro, dai fratelli gemelli Carlo, Barone Tomasi, e Giulio, che pochi anni dopo gli sarebbe subentrato nel titolo. L'effettivo artefice della fondazione fu però un potente zio dei gemelli, Mario Tomasi de Caro, capitano del Sant'Uffizio dell'Inquisizione di Licata, e governatore della stessa città, da cui provenivano anche Carlo e Giulio Tomasi. Anch'egli, insieme a suo cugino sacerdote Carlo de Caro era presente alla posa della prima pietra della Chiesa della Vergine del Rosario.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il progetto della città, disegnato secondo un ideale pianta ortogonale, e ricordato da una relazione redatta dall'astronomo e primo arciprete di Palma Giovan Battista Odierna. Il paese sorge su un'altura rocciosa da cui domina la vallata sottostante che si protende fino al mare. Spiccano in primo piano, ben visibili dallo scorrimento veloce che attraversa la vallata, i monumenti storici del secondo palazzo ducale, (1659), la chiesa madre, (1666), in cima ad una larga scalinata e il monastero delle Benedettine, (1637) primo edificio della città.</div><div class="imTACenter">La fondazione ex novo di città nella Sicilia del XVI e XVII secolo è fenomeno di grandi proporzioni; nel caso di Palma, il motivo della fondazione era una campagna di legittimazione dei Tomasi di Lampedusa, famiglia nobiliare emergente ma ancora insufficientemente radicata nel territorio e nell'aristocrazia della Sicilia. </div><div class="imTACenter">Pur nel generale clima di fervore religioso della Sicilia della Controriforma la famiglia Tomasi spiccava. Palma, infatti, già dalla fondazione fu concepita come un luogo fortemente spirituale, una "Nuova Gerusalemme".</div><div class="imTACenter">Il duca Giulio, detto il Duca Santo, istituì un Monte di Pietà per contrastare gli usurai, avviò bonifiche e si dedicò a numerose opere sociali ed umanitarie, dopo aver cresciuto nel fervore religioso i 6 figli avuti dalla moglie nel casto matrimonio, ottenne dal Papa lo scioglimento in vita del matrimonio dalla moglie e la separazione, dopo aver rinunciato al ducato e alle gioie del matrimonio, si ritira per poter vivere gli ultimi anni della sua vita da eremita. La moglie Rosalia Traina, prima duchessa di Palma, decide a sua volta di entrare in monastero insieme alle figlie, col nome di Suor Maria Seppellita e lì rimane sino alla sua morte. Il monastero era stato fortemente voluto da una delle figlie del Duca, Isabella Tomasi, la Beata Corbera del Gattopardo.</div><div class="imTACenter">Il duca preferì donare addirittura il suo palazzo e la sua cappella privata, e costruirsi un altro palazzo ai piedi della chiesa madre. Isabella, entrata nel monastero col nome di Suor Maria Crocifissa della Concezione divenne una celebre mistica, punto di riferimento dei nobili della Sicilia e non, per il suo fervore religioso e il suo grande misticismo, nella sua biografia si ricordano innumerevoli tentazioni da parte del demonio, e lettere colme di fede e devozione.</div><div class="imTACenter">Giulio Tomasi volle riproporre nella realtà locale il percorso di Gesù dal palazzo di Pilato al Golgota, collegando in un itinerario ideale segnato da stazioni, il centro abitato con la solitudine della collina del Calvario. Il Santo Duca, otteneva, come per i pellegrini della Terra Santa, l'indulgenza plenaria per quanti avessero percorso il tragitto sino alla collina del Calvario, dove nella chiesa di Santa Maria della Luce era custodita una copia della Sacra Sindone donata a Carlo Tomasi, Primo duca di Palma e teatino a Roma, dall'infanta Maria di Savoia. Tale reliquia oggi viene conservata nella Chiesa del Collegio.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 15 May 2023 16:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mostra presso L’Atelier, Modica di KONRAD HOFER e ALDO GIOVANNINI]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.lateliermodica.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000114"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Mostra presso la galleria L’Atelier di KONRAD HOFER ( Svizzera) e ALDO GIOVANNINI ( Siracusa )</h3><div><hr></div><div>Un emozionante incontro tra due luoghi geografici lontani , tecniche differenti piene di complicità.<div><br></div><div>DAL 16/04 AL 31/05 &nbsp;Lu-Me-Sa dalle 18.00 alle 20.00</div><div><br></div><div>Aldo Giovannini, artista bolognese, classe 1967, fa della sua opera il rifiuto organico del paradigma dell’uomo contemporaneo, rifugge il vissuto di linee ritte, senza gomiti e tornanti, percorse in un tempo inutilmente accelerato. Pare concepire l’idea del quanto meglio s’avverrebbe ad esser tutti lenti, a procedere per partecipato affratellamento con le cose del mondo, fare che si disvelino le prospettive altre di armonie e bellezze, pure quelle interiori che disaffezione all’attenzione autentica seppelliscono nella coltre oscura e densa di immaginari collettivi. La linea ritta è si assai più rapida, ma uguale a se stessa, è itinerario cash &amp; carry, percorso mordi &amp; fuggi. L’itinerario più breve per un altro percorso prestabilito, eterodefinito e rettilineo, dove non v’è gusto d’incontro. I suoi itinerari, invece, sono tracciati come sorpresa d’infinito, fili di ferro che si dispiegano in traiettorie che non appartengono a chi di fretta fece virtù superiore. Preferisce l’indugio della narrazione, la memoria e lo sguardo di chi sa fermarsi e lancia occhio e cuore alla deriva inattesa, senza vincoli al bivio per scelte mai scontate. Il tempo, nell’opera di Aldo Giovannini, non è variabile imprescindibile.</div><div><br></div><div>Konrad Hofer, era nato nel 1928 e cresciuto nella zona rurale di Langenau, nell’Emmental, dove l’ambizione più grande era diventare macchinisti, direttori di banca o piloti. Non per Konrad Hofer. Lui sognava fin da piccolo l’utilizzo del pennello, seguire la linea del disegno per cui intraprese la via dell’arte.</div><div>Nel 1949 si trasferì a Basilea, dove trovò il terreno fertile nella cultura degli anni ’60 e ’70 per sviluppare il suo talento. Le tante esposizioni nelle diverse gallerie vissero attraverso le impressioni della sua vita, espresse dai suoi dipinti dai colori terrosi. Possiamo ancora ammirare i suoi dipinti e rilievi in varie università, edifici bancari e spazi pubblici.</div><div>Konrad Hofer apparteneva alla classe popolare, un artigiano, un artista della vita, un uomo libero. Non si è mai asservito al sistema, con un impiego da insegnante come altri suoi colleghi, anche se questo gli avrebbe reso la vita più semplice.Era un uomo socievole che si sentiva a suo agio nella cerchia degli amici e familiari. Per dipingere però aveva bisogno di calma e solitudine: si sedeva lasciando che il mondo gli scorresse accanto per assorbirne le impressioni con tutti i sensi attivi e trasmettere nella tela le sue visioni.</div></div><div><br></div><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/lateliermodica_0gomyunn.jpg"  width="500" height="500" /><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 12 May 2023 17:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le vie dell'arte del Parco delle Madonie]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000113"><h3 class="imHeading3">Le vie dell'arte del Parco delle Madonie</h3><div>Un percorso di sette opere d'arte, in luoghi di particolare interesse ambientale, percorribile nei pressi di strade che collegano tra loro i 15 paesi del Parco delle Madonie. Ogni opera installata nel Parco delle Madonie è stata svelata dall'artista che l'ha realizzata.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Sette artisti per il Parco, </span><span class="fs12lh1-5">un progetto realizzato dall'Ente Parco Madonie, </span><span class="fs12lh1-5">situato sulla costa settentrionale siciliana, diversi gli itinerari escursionistici nel parco, e Paesi e Borghi, luoghi.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La direzione artistica di Salvatore Lacagnina e con la consulenza del fotografo paesaggista Salvatore Gozzo, il tutto è nato dal desiderio di arricchire la fruizione del Parco attraverso la creazione di opere d'arte contemporanea realizzate da sette artisti di fama internazionale e installate nel territorio.</span></div><div><br></div><div>Un percorso di sette opere d'arte, nei pressi di strade che collegano tra loro i 15 paesi del Parco delle Madonie, o<span class="fs12lh1-5">gni opera installata nel Parco è stata svelata dall'artista che l'ha realizzata. Johanna Grawunder, Konstantin Grcic, Domenico Mangano, Gabriele Picco, Rob Pruitt, Ettore Spalletti, vedovamazzei hanno avuto modo di raccontare l'esperienza vissuta durante la loro permanenza nel territorio madonita e il percorso che li ha guidati alla realizzazione della propria opera.</span></div><div><br></div><div>I sette lavori, che oggi costituiscono parte integrante del territorio, il Parco delle Madonie, &nbsp;nella provincia di Palermo, raggiunge i 1979 metri di quota (Pizzo Carbonara), da vari punti è possibile osservare straordinari scenari naturali, che abbracciano l'Etna, i Nebrodi e le Isole Eolie.</div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">Gli artisti, le opere, i luoghi del Parco delle Madonie</h3><h3 class="imHeading3">Johanna Grawunder - Madonie Chaise Longue Pianetti (Cefalu' - Isnello)</h3><div><br></div><div>Madonie Chaise Longue - Legno, Cemento, Colore Fluorescente, 2007</div><div><span class="fs12lh1-5">Per visitare l'opera: </span><span class="fs12lh1-5">Pianetti (S.P. 28, Gratteri – Bivio Piano delle Fate – Cefalù/Isnello).</span></div><div><br></div><div>Konstantin Grcic - In the Middle of Nowhere</div><div>Gimmeti - Petralia Sottana</div><div>In the Middle of Nowhere – 2007</div><div>"Essere in mezzo al nulla". Questo detto esprime la bellezza silenziosa di un luogo lontano, un punto remoto su questo pianeta senza distrazioni o confusione. Per noi Gimmeti è un luogo così. Dove ogni cosa riguarda la pura sensazione dell'incontaminato paesaggio madonita che ci circonda. Un ambiente che invita a essere qui, ad attardarsi, a contemplare; che ti fa sentire lo spazio esteso, l'infinito; dove la tua vista è libera e priva di restrizioni in ogni senso.</div><div>Per creare uno scenario che intensifica questo spirito, abbiamo collocato cinque frecce bianche nel paesaggio, su una collinetta. Ciascuno ha un orientamento non specifico. Non c'è nessuna scritta. Questi segnali sono bianchi, aiutano l'immaginazione. Mostrano soltanto alcune direzioni, linee dello sguardo.</div><div>Per visitare l'opera: <span class="fs12lh1-5">Gimmeti (S.P. 54, Km. 26.8, Petralie – Bivio Munciarrati – Collesano/Isnello).</span></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Domenico Mangano - Ponte a due fasi Bivio Lamanna / Case Firrione (Scillato)</h3><div><span class="fs12lh1-5">Ponte a Due Fasi - 2007</span><br></div><div>"Un ponte è una struttura utilizzata per superare un ostacolo, naturale o artificiale, che interrompe la continuità di una via di comunicazione. Avremo dei ponti propriamente detti, se l'ostacolo è rappresentato da un corso d'acqua, avremo dei viadotti se l'ostacolo è una vallata (discontinuità orografica), avremo dei cavalcavia se l'ostacolo è rappresentato da un'altra via di comunicazione." </div><div>Per visitare l'opera: Scillato (S.P. 24, sotto il cavalcavia dell'autostrada CT-PA, Scillato – Caltavuturo)</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Gabriele Picco - senza Titolo Cozzo Minneria (Pollina)</h3><div><span class="fs12lh1-5">Senza titolo – 2007</span><br></div><div>"Quando sono arrivato nel Parco delle Madonie, ho passato un pomeriggio sdraiato a pancia in su nel cassone della jeep che mi portava in giro. Ho visto tanto cielo e le forme grandiose delle nuvole transitavano lente come navi gigantesche sopra la mia testa e si sfilacciavano e si deformavano in un batter d'occhio. Costruivano il paesaggio insieme ai prati, alle montagne, alle farfalle, al mar Tirreno che si scorge in lontananza.</div><div><span class="fs12lh1-5">Tutto era fermo e bloccato come un quadro, anche il mare era piatto e immobile. Ho deciso che avrei creato una nuvola che potesse stare ferma nel parco, per completare il dipinto. L'ho caricata sul bagagliaio di una FIAT 500 e l'ho parcheggiata su un cocuzzolo a strapiombo sul mare, a fare compagnia alle altre nuvole".</span><br></div><div><br></div><div>Per visitare l'opera: <span class="fs12lh1-5">C.zzo Minneria (S.P. 25, Km. 4.3, Pollina – Bivio S.S. 113 per Cefalù)</span></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Rob Pruitt - Nudist Area Gole di Tiberio (S. Mauro Castelverde)</h3><div><br></div><div>Nudist Area, 2007</div><div>Nel pensare a un progetto possibile per il Parco delle Madonie, ho avuto la chiara sensazione che nessun oggetto o manufatto creato da un artista potrebbe competere con la naturale bellezza e con lo splendore del Parco. Per questa ragione, ho deciso di realizzare un'opera che possa accrescere nel visitatore l'esperienza di entrare in contatto con la natura. Così invece di aggiungere cultura al Parco, ho deciso di aggiungere più natura – i visitatori stessi, spogliati dei loro vestiti. Con i visitatori nudi che si muovono intorno, sarà come se la statuaria figurativa classica fosse tornata in vita, restituendo la cultura alla natura, e l'arte alla vita.</div><div><br></div><div>Per visitare l'opera: <span class="fs12lh1-5">Gole di Tiberio (S.P. 60, S. Mauro Castelverde – Bivio Borrello – Bivio Finale - S.S. 113 per Cefalù).</span></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Ettore Spalletti - Un passo La Quacella, Polizzi Generosa</h3><div><span class="fs12lh1-5">Un Passo, 2007</span><br></div><div>Un segno azzurro tra le zolle, una sottile lama di luce tra le erbe, che attrae in un punto tutta la potenza della montagna intorno, la luce che cambia, le piante, i fiori, i colori infiniti. Ritmo del viaggio, riverbero dell'energia di uno spostamento, segmento finito, calcolo risolto, del suo essere stato e del suo ideale ripetersi sempre uguale, sempre nuovo, dall'alba al tramonto.</div><div><span class="fs12lh1-5">"Nelle mie opere non c'è racconto, ma solo il desiderio di sentire intorno a me l'aria del luogo, il suo colore e dove il colore può portarmi. Ho passeggiato il mio passo nel Parco, desiderio strapazzato di poesia."</span><br></div><div><br></div><div>Per visitare l'opera <span class="fs12lh1-5">La Quacella (S.P. 119, Km. 10.3, Polizzi Generosa – Bivio Colla – Petralie/ Bivio Munciarrati – Collesano/Isnello).</span></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">vedovamazzei - Filet Portella Bifolchi (Geraci)</h3><div><span class="fs12lh1-5">Filet, 2007</span><br></div><div>Un dettaglio ingigantito di un ricamo eseguito a filet su una rete da di nylon si pone come tentativo di recintare in modo simbolico uno scorcio del cielo madonita, per ritagliare un'area di pascolo dedicata alla libera riflessione. Il merletto, rassicurante emblema di mediterraneità ostentato con seducente irriverenza dalla montagna, appare quindi non solo metafora della trama di pensieri che chi attraversa questi luoghi è inevitabilmente portato ad intessere, ma anche come cerniera di collegamento tra universo globale e universo locale, tra sfera pubblica e sfera privata. In questo senso, l'opera si relaziona all'ambiente circostante guidando l'attenzione di chi osserva dall'infinitamente grande (il paesaggio) all'infinitamente piccolo (la trina), dall'esterno all'interno: dall'apertura delle vallate all'intimità delle case, dove rintracciare le radici della pratica solitaria del ricamo, delle arti ornamentali, della tradizione.</div><div><br></div><div>Per visitare l'opera: <span class="fs12lh1-5">Portella dei Bifolchi (S.S. 286, Km. 40.8, Geraci – Bivio Ogliaro - Petralie/Gangi).</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 29 Apr 2023 07:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La storia delle confraternite siciliane, tra scopi e religione]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000111"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La storia delle confraternite siciliane, tra scopi funzioni e manifestazioni religiose</h3><div><hr></div><div>Le confraternite nascono in Sicilia per imitazione della città di Roma, che le aveva adottate prima in Francia e poi in tutta Europa, dove furono fondate molte di esse. La più antica risale al 1264 ed è intitolata al Gonfalone.<div><br></div><div>Durante le processioni, i confratelli avevano il compito di portare torce, stendardi, croci e baldacchini. Tuttavia, non bisogna fermarsi all'apparenza: la confraternita era una vera e propria struttura sociale che operava in un contesto statale che non garantiva alcuna protezione sociale e previdenziale ai sudditi. In altre parole, agli artigiani, sia piccoli che grandi, non era assicurata alcuna paga in caso di malattia, e ancor meno la pensione, qualora ci si fosse arrivati, o un reddito durante periodi di inattività lavorativa.</div><div><br></div><div>Un padre, infatti, si preoccupava principalmente di provvedere alla dote della propria figlia. La confraternita si occupava di questi aspetti: grazie alle tasse annuali di iscrizione e al patrimonio immobiliare, essa era in grado di prestare assistenza agli iscritti. Le confraternite costituivano, quindi, una rete di protezione sociale che rendeva meno fragili e vulnerabili le condizioni dei lavoratori, in particolare quelli delle città, rispetto alle avversità della vita. Il loro intervento andava dall'assistenza terrena a quella celeste.</div><div><br></div><div>Alcuni gruppi, come i Napoletani, Pisani, Milanesi, Genovesi, Calabresi, Catalani, costruirono chiese particolari per il proprio culto. Le Maestranze, cioè i membri di una stessa arte, edificavano chiese dedicate al loro Santo Protettore, spesso erigendo un altare in suo onore. La costruzione e la manutenzione di queste chiese divenne motivo di orgoglio per ciascuna confraternita.</div><div><br></div><div>Nel 1785, con la disposizione che i beni immobili e mobili degli istituti soppressi confluissero nei Patrimoni Ecclesiastici, venne sottovalutato il ruolo sociale delle confraternite. Le nuove compagnie avrebbero continuato a garantire assistenza a malati e moribondi, funerali e sepolture, ma il loro scopo sarebbe stato principalmente religioso e spirituale, mentre le garanzie di assistenza sociale, che prima erano assicurate dalle confraternite, risultavano incerti.</div><div><br></div><div>Nel periodo del misticismo religioso e della diffusione degli ordini monastici, che ottennero riconoscimento ufficiale dalla curia romana intorno al 1550, dopo il Concilio di Trento, le confraternite si chiamavano originariamente "Compagnie" e venivano poste sotto il patrocinio della Vergine o dei Santi. Nelle funzioni religiose a cui partecipavano, i confratelli indossavano un tipico costume medievale, costituito da una lunga tonaca di tela, detta "cappa", sostenuta ai fianchi da un cordiglio, e una mantella, detta "rucchettu", di colore variabile a seconda della confraternita. Sul capo portavano una visiera con due fori per gli occhi, che in certe occasioni veniva abbassata come una maschera, per impedire che i confratelli fossero riconosciuti quando assistevano i condannati a morte.</div><div><br></div><div>I principali compiti delle confraternite erano: assistere gli infermi, ospitare i viandanti, pregare per i defunti, organizzare funerali per i poveri, raccogliere fondi per elemosine destinate a orfani e vedove, e provvedere alla dote delle ragazze prive di mezzi economici. Inoltre, le confraternite si occupavano anche della spiritualità dei condannati a morte e dei carcerati. Le confraternite più ricche, inoltre, raccoglievano fondi per riscattare prigionieri di guerra o schiavi catturati durante le incursioni saracene in Africa.</div><div><br></div><div>Sotto il profilo spirituale, particolare attenzione veniva data alle processioni in onore dei santi e della Madonna, ma soprattutto alle manifestazioni pasquali legate alla vita di Cristo. Durante il regno degli Aragonesi, nel 1500, a Palermo cominciarono a formarsi le arciconfraternite, che costruirono chiese per radunarsi durante gli esercizi spirituali e seguivano regole (i "capitoli"). Fin dall'inizio, queste confraternite, che miravano alla penitenza, si vestivano di sacco nelle pubbliche processioni.</div><div><br></div><div>Nel periodo austriaco, circa nel 1700, le compagnie si fuse in unioni di laici, che pur vestendo ancora di sacco, erano meglio organizzate e più frequentate. Le chiese che edificavano prendevano il nome di "Oratori". Nello stesso periodo nacquero anche le Congregazioni, che non indossavano il sacco e svolgevano i loro esercizi sotto la direzione spirituale di un religioso. Alcune di esse fondarono oratori distinti, altre nei chiostri religiosi.</div><div><br></div><div>Le confraternite affrontarono molte difficoltà nei secoli, poiché i sovrani temevano che potessero essere luoghi di diffusione di idee sovversive. Nel 1842 fu vietata la formazione di nuove confraternite. Nel 1862, con un decreto del 3 agosto, Vittorio Emanuele II le legò alle "Opere Pie". Nel 1929, con il Concordato tra Chiesa e Stato, le confraternite divennero associazioni religiose dipendenti totalmente dall’autorità ecclesiastica, con scopo esclusivo o prevalente di culto.</div><div><br></div><div>Negli ultimi decenni del XX secolo, le confraternite sembrarono perdere di vigore, ma nel maggio del 1993, grazie al ‘IV Cammino delle confraternite d’Italia’ organizzato a Palermo dal Cardinale Salvatore Pappalardo con la guida di Monsignor Mirabella, esse conobbero un nuovo rinascimento.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 18:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gratteri da Crater, Coppa, Graal]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000110"><h3 class="imHeading3">Gratteri da Crater, Coppa, Graal, sulle tracce della Gratteri Medievale</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Grattèri comune della Città Metropolitana di Palermo, 657 m s.m., patrono San Giacomo 8 e 9 settembre. </div><div class="imTACenter">Centro situato sul versante settentrionale del pizzo Dipilo, nel Parco Regionale delle Madonie.</div><div class="imTACenter">Gratteri è uno dei borghi medievali più suggestivi e misteriosi della Sicilia.</div><div class="imTACenter">Situata alle prime falde delle Madonie e sovrastata dal massiccio di Pizzo di Pilo, Gratteri è nota come la terrazza sul Tirreno: il suo centro centro urbano, disposto ad anfiteatro, gode di un meraviglioso panorama, fino al mare.</div><div class="imTACenter">E' una terra dalle antiche origini, ricca di bellezze paesaggistiche e monumentali: fu abitata fin dall’età del bronzo e i Normanni, tra il XI e il XII secolo, vi costruirono numerose chiese. </div><div class="imTACenter">Il termine graal, scritto talora anche gral, designa in francese antico una coppa o un piatto e probabilmente deriva dal latino medievale gradalis, con il significato di “piatto”, o dal greco κρατήρ “vaso”. In particolare, secondo la tradizione medievale, il Sacro Graal, o Santo Graal, è la coppa con la quale Gesù celebrò l’Ultima Cena e nella quale Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione.</div><div class="imTACenter">Il termine graal fu usato dallo scrittore francese Chretien de Troyes che scrisse un romanzo intitolato Perceval. L’autore morì nel 1190 d.C. prima di completare l’opera. In essa, un giovane cavaliere visita il castello del Re Pescatore dove vede una strana processione nella quale è presente un piatto d’oro incastonato di gemme e chiamato “graal”. &nbsp;Dopo la morte dell’autore. Continuano il testo numerosi autori, tra cui Robert de Boron e nel 1200 Wolfram von Eschenbach che compone “Parzifal”. A quest’ultimo autore si rifà nel 1845 Richard Wagner nel suo “Parsifal” che narra la vicenda di Parsifal, «puro folle» e del Graal, tra riti d’ iniziazione, religione e magia. </div><div class="imTACenter">Questa vicenda si svolge nella rocca dei custodi del Graal, e del castello incantato di Kingsor che sarebbe, secondo alcuni, proprio il castello di Caltabellotta, abitato dal mago Klingsor. </div><div class="imTACenter">Ma non è finita qui, il Santo Graal è legato ad altri luoghi in Sicilia tra questi il Castello di Pietrarossa luogo in cui, secondo una leggenda, la sera dell’epifania fu vista il calice d’oro del Santo Graal portato da tre templari che scomparirono due giorni dopo.</div><div class="imTACenter">Ed il Castello di Caltabellotta, ma è un'altra storia.</div><div class="imTACenter">Di certo quello del Graal è uno degli archetipi più profondi e vitali dell’immaginario medievale. </div><div class="imTACenter">A tal proposito, esiste un borgo medievale siciliano, Gratteri, dove la fantasia popolare legata a tesori nascosti e insoliti forestieri nei pressi di una abbazia di epoca normanna. Si parla del sacro calice usato da Gesù nell’Ultima Cena.</div><div class="imTACenter">Per tale motivo, molte narrazioni su quella dell’abbazia di San Giorgio, è una storia affascinante anche perché da sempre collegata alla suggestione popolare.</div><div class="imTACenter">Questi ultimi, secondo le credenze popolari, praticavano singolari incantesimi attraverso antiche conoscenze alchemiche al fine di ammaliare le giovani spose del villaggio, così, per difendersi da tale maleficio, le mogli del villaggio allevavano un gatto, detto “mammone”, e conoscevano delle particolari formule apotropaiche tramandate ancora oggi dalle nonne: “Tri stizzi di sangu e Gesù in agonia, tri fila di capiddi di Maria, ncatinati e liati a cu vo mali a mia”.</div><div class="imTACenter">Questa giaculatoria era seguita dal corrispettivo sciogli-incantesimo, oltre ad un tesoro nascosto dagli eremiti, prima di abbandonare l’abbazia di fretta, in una gelida notte d’inverno, scacciati dagli stessi villani che lavarono col sangue l’onta di donne disonorate, attraversando il bosco con fiaccole di ampelodesma e tamburi per allontanarne i lupi. È questa una delle leggende note in paese sulla distruzione del cenobio.</div><div class="imTACenter">Ma c’è anche un insolita profezia tramandata fino ad oggi: tre persone dovranno sognare il luogo del tesoro e mangiare una intera focaccia sul posto senza farne cadere le briciole. </div><div class="imTACenter">Furono tanti nei secoli che cercarono quelle ricchezze ed i reiterati tentativi di scavo, che hanno in parte distrutto quello che rimaneva della originaria pavimentazione della chiesa. Perché tanto accanimento nei confronti di un monastero, ornato da figure mostruose, completamente raso al suolo e di una basilica normanna di cui rimangono oggi solamente le mura perimetrali.</div><div class="imTACenter">Andiamo alla ricerca di quegli indizi che farebbero di Gratteri un luogo unico nel suo genere:</div><div class="imTACenter">Uno dei primi indizi che accosterebbero la parola Graal a Gratteri, sarebbe proprio la stessa origine etimologica del toponimo: Gratteri dal greco κρατήρ (cratere, coppa, calice) per indicare probabilmente la geomorfologia del territorio, “una conca delimitata da occidente a settentrione dalle rupi di S. Vito e S. Emiliano che sono a picco sulle contrade Difesa, Mancipa, Marcatello e Carbone, e si ergono come contrafforti del centro abitato, chiudendo in un’angusta e profonda gola, “ucca d’infiernu” (bocca d’inferno) “il torrente Piletto”.</div><div class="imTACenter">Tuttavia, l’origine del toponimo sarebbe anche da ricollegare al cratere lapideo esistente in una grotta sovrastante il centro abitato – la Grotta Grattara – dal perenne stillicidio dell’acqua.</div><div class="imTACenter">La seconda ipotesi è quella della leggenda del Sacro Graal che è da sempre stata accostata ai Cavalieri Templari che traggono ispirazione dall’ordine dei monaci Cistercensi e alla loro figura più rappresentativa, Bernardo di Chiaravalle. L’origine dell’ordine monastico militare dei Templari risale agli anni 1118-1120, successivamente alla prima crociata (1096), quando la maggior parte dei cavalieri era tornata in Europa e le esigue milizie cristiane rimaste erano arroccate nei pochi centri abitati.</div><div class="imTACenter">Le strade della Terrasanta erano quindi infestate da predoni e Ugo di Payns, originario dell’omonima cittadina francese della Champagne, insieme al suo compagno d’armi Goffredo di Saint-Omer e ad altri cavalieri, fondarono il nucleo originario dei Templari, dandosi il compito di assicurare l’incolumità dei numerosi pellegrini europei che visitavano Gerusalemme dopo la sua conquista.</div><div class="imTACenter">Da un documento significativo, il diploma di Lucio III del 1182 permette di stabilire come in quella data si erano già insediati nel sito dei canonici dell’ordine francese dei Premostratensi, che in Sicilia ebbero la loro unica dimora.</div><div class="imTACenter">A tal proposito, come spiega la studiosa della materia graelica, Angela Cerinotti, “i Templari come anche i monaci dell’Ordine monastico cistercense a cui San Bernardo era appartenuto erano grandi costruttori.</div><div class="imTACenter">Secondo le leggende medievali, i Cavalieri Templari avrebbero lasciato tracce della loro presenza con simboli magici dell’antico sapere alchemico e immagini allegoriche ricche di segreti iniziatici rimaste incise tra le mura dei templi, nelle icone e nella stessa architettura dei Cistercensi.</div><div class="imTACenter">Abbiamo precedentemente detto che restano solo pochi ruderi, oggetto di un recente restauro: qualche elemento decorativo e i muri perimetrali della chiesa, a pianta basilicale e a tre navate, con tre absidi sul lato di fondo orientale, di cui solo quella centrale sporgeva all'esterno, con una decorazione a lesene simile a quella del duomo di Cefalù.</div><div class="imTACenter">Per quanto riguarda il caso di Gratteri, un significativo reperto è stato rinvenuto negli anni ’80, fuori dalla chiesa: “Il manufatto presenta le caratteristiche scultoree del periodo fondativo. Scolpito a rilievo, un drago avvolge con la coda le colonne e porta tra le zampe un disco diviso in otto parti da una croce e una X sovrapposte.</div><div class="imTACenter">In realtà, potrebbe trattarsi di una croce ottagona, utilizzata sin dalle prime crociate, come quelle annoverate tra i gruppi dei simboli templari: la “Croce delle Otto Beatitudini”. Essa, presenta otto punte, o cuspidi, comune anche all’ordine di San Lazzaro e a quello degli Ospitalieri, rimasta oggi come emblema ufficiale dei Cavalieri di Malta. </div><div class="imTACenter">Tra gli elementi recuperati “un bel capitello con decorazione vegetale, a grandi foglie rese naturalisticamente, uno con due rosette, uno con figure di quadrupedi fantastici ed una base di colonnina binata cui si attorciglia un serpente”.</div><div class="imTACenter">Gli ultimi scavi del 2020 hanno riportato alla luce alcuni importanti reperti del monastero: capitelli ornati da figure fantastiche quali draghi e in particolare avvoltoi, rapaci che, nel Medioevo, venivano accostati a simboli divinatori di antichi alchimisti. In realtà, proprio questi ultimi ritrovamenti, testimonierebbero importanti influenze dello stile gotico nordico, molto più marcate rispetto a quelle presenti nella coeva cattedrale di Cefalù.</div><div class="imTACenter">Secondo tradizione, il cenobio di Gratteri venne dedicato a San Giorgio in ricordo della battaglia di Cerami (1063) durante la campagna di conquista dell’isola, in mano agli arabi, da parte dei normanni. A seguito di questa battaglia, i Normanni incrementarono in Sicilia il culto dei due Santi che schiacciano il drago, simbolo del demonio: San Giorgio e San Michele Arcangelo.</div><div class="imTACenter">La leggenda racconta che il Conte Ruggero, prima dell’inizio della battaglia, fece recitare dei versi del vangelo ai suoi soldati. Durante la prima parte della battaglia i saraceni ebbero la meglio, il Conte, vistosi in difficoltà, invocò l’aiuto dei Santi Michele e Giorgio, i quali, all’improvviso, apparvero sul campo di battaglia.</div><div class="imTACenter">I soldati, alla vista dei Santi, furono presi dall’entusiasmo e con vigore contrattaccarono, cogliendo una schiacciante vittoria. </div><div class="imTACenter">Secondo la leggenda, San Giorgio si sarebbe mostrato ai combattenti cristiani in una miracolosa apparizione, tra bandiere in cui campeggiavano croci rosse in campo bianco. Per tal ragioni il martire divenne uno dei due Santi protettori dei Templari; dell’Ordine Teutonico e, più in generale, di tutti i cavalieri cristiani.</div><div class="imTACenter">L’altro patrono dei Templari è considerato San Michele Arcangelo. Il nome Michele deriva dall’espressione Mi-ka-El che significa “chi è come Dio?”.</div><div class="imTACenter">San Michele Arcangelo l’espressione del guaritore, accompagnatore di anime, nelle rappresentazioni iconografiche è rappresentato in forma di guerriero e tiene Satana sotto i suoi piedi, minacciato dalla spada-croce che rappresenta la potente liberazione e unica in grado di separare il bene dal male. Il culto di San Michele Arcangelo in Gratteri pare debba essere molto antico visto che il Santo risulta essere già titolare della Vecchia Matrice ubicata nell’area del castello.</div><div class="imTACenter">Oggi il culto sembrerebbe quasi estinto, ma in passato, come spiegano le più anziane, una piccola immagine del Santo veniva ancora recata in processione la notte del Venerdì Santo, A Sulità, per il fatto di tenere in mano la pisside o calice della passione, in quanto l’angelo apparve a consolare Gesù nell’orto di Getsemani. </div><div class="imTACenter">Questa tradizionale processione che si svolge annualmente la sera del venerdì Santo, a due ore di notte, meriterebbe d'essere descritta per la sua peculiarità religiosa, sia per il suo alto interesse folcloristico.</div><div class="imTACenter">Sarebbe una pura coincidenza che questi due Santi siano i titolari della Vecchia Matrice (San Michele) e del cenobio (San Giorgio) di Gratteri o ci sarebbe un possibile filo conduttore che li lega?</div><div class="imTACenter">Nel 1300 la chiesa di San Giorgio e il suo feudo passarono ai Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni, un ordine religioso militare cavalleresco, nato in funzione delle crociate che, assieme ai Cavalieri Templari, erano considerati ereditari di antichi tesori provenienti da Gerusalemme.</div><div class="imTACenter">Quello degli “Ospedalieri” chiamati anche “Giovanniti” era un ordine formato da una minoranza di frates milites che si dedicavano alla difesa dei luoghi santi e da altri confratelli che risiedevano in precettorie, conosciute anche come commende.</div><div class="imTACenter">Queste ultime ebbero una funzione anche economica, quella di produrre reddito in forma di tasse da inviare in Terra Santa per il sostegno delle loro attività. L’Ordine, infatti, aveva come compito principale quello di assistere i “viaggiatori di Dio”, malati o bisognosi. A tal fine era stato fondato un ospedale a Gerusalemme dedicato a San Giovanni Battista e fu per tale motivo che i membri dell’Ordine presero anche il nome di “Gerosolimitani e Ospedalieri”.</div><div class="imTACenter">Gratteri viene inclusa nella Commenda di San Giovanni Battista di Modica-Randazzo, una delle più importanti e cospicue di Sicilia. Tuttavia, dalla visita nel 1628 del commendatore don Joseph Caravella si evince che già in quell’anno l’Abbazia risultava “ruinata molt’anni or sono”.</div><div class="imTACenter">Ad esempio, grazie alla consultazione dei Riveli dell’Archivio di Stato di Palermo, sappiamo che, già nel sec. XVI, esistesse a Gratteri uno hospitali – ovvero un locale adibito ad accogliere poveri e pellegrini.</div><div class="imTACenter">Dal punto di vista spirituale invece, un altro significativo lascito potrebbe essere il culto di San Giovanni Battista, (Santo a cui gli Ospitalieri si ispiravano) oggi a Gratteri quasi completamente scomparso, ma in passato particolarmente nutrito, tanto che il nome personale Giovanni e Giovanna risulterebbe al primo posto tra i nomi di battesimo più utilizzati almeno fino al XVII secolo.</div><div class="imTACenter">Infine, un ultimo retaggio da ricondurre agli Ospitalieri, potrebbe essere proprio il culto dell’Apostolo Giacomo il Maggiore (il Santo Protettore dei pellegrini), oggi Patrono della comunità gratterese. </div><div class="imTACenter">Di recente è stato rinvenuto presso l’Archivio di Stato di Palermo, un antico timbro dell’Universitas terrae Gratterii in un volume del 1625. Il sigillo rappresenta un’aquila che avvinghia un blasone con in basso proprio una coppa, a rimarcare probabilmente l’origine del toponimo Gratteri, dal greco “cratere, coppa, calice”.</div><div class="imTACenter">Con il termine Universitatates, dal latino universitas, si designavano generalmente i comuni dell’Italia meridionale, sorti già sotto la dominazione longobarda e successivamente infeudati con le conquiste dei Normanni.</div><div class="imTACenter">L’Universitas di Gratteri aveva un ruolo di spicco nel passato, basti pensare che nell’ordinamento politico normanno prima ed aragonese poi, il Barone di Gratteri occupava il IX posto nel Parlamento di Sicilia. Il suo motto era “Prae millibus unus” (Uno in paragone a mille).</div><div class="imTACenter">Dal punto di vista religioso Gratteri detiene un tesoro d’inestimabile valore: all’interno della Chiesa Madre in una cappella laterale sono custodite in una sontuosa custodia del 1648 – voluta da Lorenzo Ventimiglia e dalla consorte Maria Filangeri – delle miracolose reliquie giunte da Gerusalemme. Una di questa è particolarmente venerata dalla popolazione gratterese fin dal tardo Medioevo. Stiamo parlando di un reliquario d’argento che custodisce quattro delle spine (di cui una spezzata) che si presume appartenessero alla Corona santa che per ordine di Ponzio Pilato cinse il capo divino di Gesù.</div><div class="imTACenter">Tuttavia, all’interno della stessa cappella, oltre alle spine, vengono custodite anche altre preziose reliquie: una scheggia del legno della Croce; un ritaglio della clamide insanguinata di Cristo; un lembo del velo di Maria; un osso del costato di San Giacomo Apostolo, un reliquario di San Giovanni Battista, ed altre già citate in diversi documenti d’archivio.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Ritornando alle reliquie di Gratteri, alcuni storici del passato asseriscono che esse venivano custodite nella chiesa dedicata a San Michele, denominata oggi Matrice Vecchia per distinguerla dalla Nuova. </div><div class="imTACenter">Queste sante reliquie sono tutte quante conservate religiosamente in reliquiari d’argento, per la venerazione dei fedeli, molte reliquie di santi, sono state messe a disposizione, da don Pietro Ventimiglia, barone di Gratteri e di S. Stefano di Quisquina, quella che si trova nei presi di Bivona. </div><div class="imTACenter">Tuttavia, vuole la tradizione che le Spine che si venerano a Gratteri fossero state portate in occidente dal conte di Sicilia, Ruggero d’Altavilla, che con il padre Tancredi prese parte alla prima crociata (1096-99) e che fossero state donate alla sua chiesa prediletta, che era appunto la cattedrale di Cefalù.</div><div class="imTACenter">Così afferma B. Carandino, sacerdote e storico vissuto a Cefalù intorno al 1570, una generazione prima che nascesse il Passafiume, e che ebbe modo, quindi, di vedere tali sante reliquie. Egli anzi aggiunge che “di esse tre furono in seguito derubate e trasportate nella terra di Gratteri dove se ne aggiunse una quarta, non intera, regalata nell’anno 1580 al barone di Gratteri, don Pietro Ventimiglia, dall’allora vescovo di Cefalù, Francesco Gonzaga”.</div><div class="imTACenter">Si narra di un segreto a cui era venuto a conoscenza nel 1500 un umile frate di Gratteri, Padre Sebastiano Maio (1504-1580), a cui era apparso tante volte il volto di Gesù durante la celebrazione dell’eucarestia, fra Sebastiano, fu un uomo di grandi virtù evangeliche, mistico, nonché fondatore del celebre santuario di Gibilmanna.</div><div class="imTACenter">Di recente, dalla consultazione dei Riveli che si conservano all’Archivio di Stato di Palermo, si è venuti a conoscenza di un antico culto a Gratteri verso San Lazzaro e Santa Maria Maddalena come si evince dalla presenza di un altare dedicato a detti Santi all’interno della Vecchia Matrice almeno fino agli inizi del sec. XVIII.</div><div class="imTACenter">Detto culto, oggi è del tutto scomparso, ma sono diversi i documenti che ne parlano, oggi distrutto.</div><div class="imTACenter">Presso la Vecchia Matrice, costruita verso la prima metà del sec. XIV accanto all’antico castello dei principi Ventimiglia. Nell’altare maggiore oggi troneggia la Madonna col bambino, opera di scuola gaginiana e proveniente dalla chiesetta normanna del Rosario. Nell’antica abside retrostante, si trovano due interessanti monumenti funebri in marmi mischi all’interno dei quali riposano le spoglie di Maria Filangeri, moglie di Lorenzo Ventimiglia (†1650), e del nipote Gaetano, principe di Belmonte (†1744).</div><div class="imTACenter">Torre dell’Orologio, uno degli edifici più importanti del paese;</div><div class="imTACenter">Casa dei Mille Anni</div><div class="imTACenter">Questa particolarissima abitazione dalle influenze arabe è visitabile all’interno del Quartiere dei Saraceni, qui vi costruirono delle particolari abitazioni arabe in roccia dalla curiosa struttura circolare di cui oggi ne rimangono ancora pochissimi esemplari visibili che prendono il nome di “Casa dei Mille Anni”.</div><div class="imTACenter">Grotta Gràttara a 1.000 metri s.l.m. che le credenze popolari indicano come la casa della befana, “a vecchia strina”</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 19:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Genio di Palermo, Tre weekend alla scoperta della città]]></title>
			<author><![CDATA[Le vie dei Tesori]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010F"><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/genio-1920x600.jpg"  width="948" height="296" /><div>Tra luoghi, esperienze e passeggiate della seconda edizione del Genio di Palermo, il nostro festival primaverile organizzato insieme all’Università di Palermo e a tanti partner pubblici e privati. </div><div>Dopo il successo dell’anno scorso, torna la rassegna ispirata al nume laico della città, protettore degli artisti, dei narratori, dei sognatori, dei geni, appunto, di tutti coloro che hanno lasciato traccia nella vita. </div><div>Si comincia questo weekend, con molti luoghi già visitabili oggi, proseguendo per gli altri due fine settimana successivi fino a domenica 7 maggio. Potrete scegliere tra 14 luoghi, 14 esperienze e 21 passeggiate d’autore, guidate da esperti e docenti universitari </div><div><a href="https://leviedeitesori.com/il-genio-di-palermo/" rel="tag" class="imCssLink">(qui il programma completo)</a>.<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 18:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Una mostra che parla di amore e di morte: il mito di Medea]]></title>
			<author><![CDATA[Aditus]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010E"><div><img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/i8tz1.png"  width="600" height="200" /></div><h3 class="imHeading3">Una mostra che parla di amore e di morte: il mito di Medea</h3><div><hr></div>Una mostra che parla di amore e di morte: il mito di Medea, che da sempre affascina il pubblico con la sua tragica storia.<div><br></div><div>Un modo nuovo di vivere l'arte: ArgentoVivo è capace di portarti in un mondo immersivo fatto di miti e leggende.</div><div><br></div><div>Una nuova veste che riflette una missione profonda, che abbatte i muri della cultura per portarli al servizio di chiunque voglia rimanere affascinato dal bello.</div><div><br></div><div>La nuova stagione Aditus è cominciata!</div><div><br></div><div>Argentovivo, un viaggio immersivo nella cultura antica, una mostra dove l’esperienza è conoscenza e il sogno si mescola alla realtà.</div><div><br></div><div>Arrivato alla sua seconda edizione, Argentovivo è un invito ad intraprendere un percorso che permette di toccare con mano le grandi culture del passato, avvolgendo il viaggiatore nelle spire della storia e coinvolgendolo come mai una mostra ha fatto prima.</div><div><br></div><div>A Palazzo del Vermexio, Siracusa, fino 31 ottobre 2023.</div><div><br></div><div>La nuova mostra d'arte contemporanea "Medea" comprende più di 17 opere di artisti internazionali incentrate sulla figura di Medea, uno dei personaggi più celebri e controversi della mitologia greca.</div><div><br></div><div>La mostra è a cura del noto critico d'arte Demetrio Paparoni ed è ospitata negli storici spazi del loggiato dell’Antico Mercato di Siracusa.</div><div><br></div><div>Inaugurazione il 5 maggio alle 18:30, presso l'Antico Mercato di Ortigia, Siracusa. Ingresso gratuito.</div><div><br></div><div>Hai già visto il nostro nuovo sito?</div><div><br></div><div>Tante proposte ti aspettano, dalla biglietteria, alle visite guidate, ai tour enogastronomici, tutto a portata di click!</div><div><br></div><div>L'obiettivo di Aditus è rendere la cultura accessibile a tutti. Sulla nuova piattaforma potrai costruire un'esperienza culturale completa arricchendola con visite guidate, mostre ed eventi.</div><div><br></div><div>Dove:<div><span class="fs12lh1-5">Siracusa</span><br></div><div>Antico Mercato di Ortigia</div><div>Via Trento 2, 96100 - Siracusa (SR)</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 21 Apr 2023 18:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Borgo o feudo TUDIA a Castellana Sicula]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Borgo o feudo TUDIA a Castellana Sicula</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Tudia, dall'arabo tutia gelso, ha un'origine che si perde nei tempi lontani. Se ne ha notizia già dal 1200, quando insieme ai feudi di Chibbò, Manchi, Vicaretto ed altri otto feudi, costituiva l'immensa baronia di Castel Belìci. In tempi più recenti fu di proprietà dei Principi Filangeri di Couteaux (1800) per poi passare in seguito a un matrimonio tra le famiglie, ai Conti Tasca e quindi per compravendita alle famiglie Pucci e Di Salvo (1920). Il borgo, con le sue costruzioni, testimonia il passaggio delle varie epoche; così dal caseggiato centrale, l'antica "masseria", datato 1843, con il baglio interno, la casa padronale e le due ali di magazzini, si distaccano gli altri fabbricati dell'epoca fascista, sino ad arrivare ai più recenti caseggiati con i grandi magazzini bianchi atti al ricovero delle scorte e dei macchinari. </div><div class="imTACenter">Sono scomparsi i vecchi pagliai che dal primo novecento sino agli anni sessanta ospitavano i mezzadri cui era affidata la coltivazione dei terreni circostanti. In questo periodo circa quaranta famiglie vi abitavano, e il borgo con la sua scuola, la caserma dei carabinieri, la chiesa, la rivendita di generi alimentari e tabacchi e il telefono pubblico raggiungeva il massimo sviluppo per poi declinare con l'abbandono delle terre e l'emigrazione. Oggi, ormai, risulta abitato da poche persone, testimonianza di un mondo perso nel tempo. </div><div class="imTACenter">Siamo all'incrocio fra le tre valli - la Val di Noto, la Valdemone e la Val di Mazara - che nelle antiche mappe dividevano la Sicilia in parti eguali.</div><div class="imTACenter">Oggi, risulta abitato da poche persone, testimonianza di un mondo perso nel tempo. In un panorama così ricco di contrasti, dove il vecchio sopravvive al nuovo nasce "Feudo Tudia". Com'è cambiato il feudo un secolo e trenta anni dopo l'indagine di Franchetti e Sonnino? Nasce una inchiesta e siamo nel 1876, una dei più alti esempi di indagine sociale dell'Ottocento. Sonnino si concentrò sui problemi politici e amministrativi dell'isola, Franchetti raccontò soprattutto la vita miserabile dei contadini. Tudia senza dubbio ha rappresentato qualcosa di particolarmente emblematico nel latifondismo isolano; anzi, nel feudalesimo contemporaneo.</div><div class="imTACenter">E’ certo che il regime fascista abbia tentato di fare qualcosa a Tudia, negli anni Quaranta, e questo qualcosa si chiamava Borgo Ingrao; ma, come abbiamo visto prima, Borgo Ingrao non venne costruito mai. </div><div class="imTACenter">Tuttavia, nonostante fosse abortito il progetto ECLS di Borgo Ingrao, l’ERAS, soppresso Ente per la Riforma Agraria in Sicilia, progettò la realizzazione di un borgo di tipo B a Tudia, anche se non nel luogo dove sarebbe dovuto sorgere Borgo Ingrao, ma più a Nord a poco più di due chilometri di distanza, nei pressi della masseria, che a sua volta proseguiva l'operato dell' Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano ECLS.</div><div class="imTACenter">Dalla mappa ERAS sui borghi dell’isola aggiornata al 30 Novembre 1953, il nuovo centro di Tudia risulta tra quelli “progettati o da progettare” RUNZA, BINUARA, i VILLAGGI SCHISINA e altri ancora. </div><div class="imTACenter">Cosa è rimasto del feudo dopo i reportage di Scalfari e degli altri giornalisti dell'Espresso? La loro inchiesta del 1959 fece scandalo ma poi nulla accadde: negli atti parlamentari non c'è traccia di un'interpellanza o di un'interrogazione, il governo del tempo non promosse alcuna indagine, nessuno - neanche in Sicilia.</div><div class="imTACenter">Il tempo passa e non passa mai in questa Sicilia dove i contadini non sono più contadini e i feudatari sono diventati imprenditori agricoli. Sono ancora loro i padroni. Ma sono padroni di tutto e padroni di niente.</div><div class="imTACenter">E poi, nel 1965, è arrivata lei, Giuseppina Di Salvo marchesa De Gregorio. E' lei, "la marchesa", la donna che ha segnato il passaggio di Tudia da accampamento di schiavi ad azienda agricola. </div><div class="imTACenter">Oggi Tudia ospita un moderno agriturismo e commercia prodotti bio.</div><div class="imTACenter">Tudia non è solo un terreno agricolo è un parco, piscina e ristorante; l'azienda agricola, estesa 250 ettari, con la sua viabilità interna è percorribile in tutta la sua estensione. Si possono fare escursioni a piedi o in mountain bike fornite dall'azienda o partecipare alle attività aziendali quali la raccolta di pesche, pere, pistacchi, uva, olive; si può tentare di pescare, per chi dispone della canna, qualche carpa nei due laghetti collinari dell'azienda.</div><div class="imTACenter">Ma la vera sorpresa, nell’antico feudo degli schiavi, sono i ragazzi di vent’anni che vengono da tutte le parti del mondo. Rimangono a Tudia per qualche settimana. Potano le piante, raccolgono i prodotti della terra, fanno marmellate, preparano torte. A Tudia ne sono passati tanti di ragazzi li chiamano Wwoofers, sono volontari giramondo per le fattorie biologiche dei cinque continenti. In cambio di vitto e alloggio offrono lavoro nei campi e nell’azienda agricola. Fuori da logiche mercantili, i Wwoofers sono arrivati anche in questa Sicilia alla ricerca del feudo che non c’è più e forse anche di se stessi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 10:40:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pasqua in Sicilia ed i dolci tipici pasquali siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010B"><h3 class="imHeading3">Pasqua in Sicilia ed i dolci tipici pasquali siciliani</h3><div>La Pasqua, è una delle feste religiose più sentite in Sicilia, e questo ci rimanda ad una serie di usanze e tradizioni popolari, dalle processioni della settimana santa ai piatti della ricorrenza, ai &nbsp;dolci tipici pasquali.</div><div><br></div><div>La celebrazione della Pasqua cristiana, fissata dal Concilio di Nicea nel 325, la prima domenica successiva all’equinozio di primavera, coincise con la celebrazione delle feste per la morte e resurrezione del dio frigio della vegetazione, Attis. <br></div><div><br></div><div>Le uova, la colomba e l’agnello simboleggiano nei dolci il rituale pasquale. <br></div><div>Con il divieto di consumare carne e uova durante la Quaresima, che era rigidamente seguito, così le uova accumulate venivano impreziosite e regalate per Pasqua. In varie località siciliane si confezionano dei panetti a forma di cestini, delle borsette di pasta forte, cavallucci, con l’uovo dentro, perchè nulla si poteva gettare. Con il Cristianesimo, divennero la metafora della resurrezione del figlio di Dio.<br></div><div><br></div><div>La pasticceria siciliana è ricca di tanti buonissimi dolci, ed alcuni sono ormai disponibili quasi tutto l’anno.</div><div>Tra i dolci adatti per ogni festività ci sono i cannoli, la pasta di mandorla, l’iris, le genovesi, le cassatelle, i cartocci, il gelo di frutta, il biancomangiare, la brioche col tuppo, la frutta martorana. </div><div>Nel periodo pasquale è possibile degustare altri dolci tipici della tradizione che vengono preparati esclusivamente durante il periodo di Pasqua.</div><div><br></div><div>Nella tradizione siciliana c’erano dolci prettamente legati alla Santa Pasqua. Molte delle ricette, &nbsp;sono state create nei conventi e nei monasteri siciliani dalle suore per festeggiare al meglio l’arrivo della Pasqua.</div><div><br></div><div>La Regina della pasticceria siciliana è la Cassata siciliana, simbolo della pasticceria, la cassata, le cui origini sono legate al periodo pasquale, è considerata nell’era moderna al pari d’una torta, anche se un detto diceva “Tintu è cu nun mancia a cassata pi Pasqua”.</div><div><br></div><div>Tra i dolci consumati durante il periodo di quaresima ci sono i cosiddetti biscotti quaresimali siciliani. Si tratta di biscotti con le mandorle zucchero ed albume, le ‘mpanatigghi, dolci tipici preparati a Modica e nel ragusano nate dall’influenza della dominazione spagnola. </div><div>Le ‘mpanatigghi hanno la caratteristica di essere un dolce con la carne che, come riportato da alcuni racconti, nascono dall’idea delle suore di aggiungere di nascosto la carne nel ripieno per cercare di recuperare le forze durante la quaresima. La tradizione siciliana ha dei dolci a base di carne ricordiamo anche i pasticciotti di carni ca cicculatti del Convento di Mazzarino dell’ennese e i dolci di carne, simili alle mpanatigghi, delle monache del monastero dell’Origlione di Palermo.</div><div><br></div><div>Nel messinese troviamo durante la quaresima i cosiddetti “panuzzi ‘i cena”, dei panini dolci molto profumati che per tradizione rimandano al pane che Gesù spezza nell’ultima cena nella giornata del Giovedì Santo. Il tronchetto messinese è un dolce che si trova rigorosamente a Pasqua nella città dello Stretto. È a base di crema gianduia, morbido pan di spagna, liquore e crema al cioccolato. La forma, come dice il nome, è quella di un piccolo tronco.</div><div><br></div><div>Tra i dolci tipici pasquali siciliani non può mancare l’agnello pasquale, simbolo della Pasqua. Un gustoso agnello farcito in diversi modi, soprattutto con pasta di pistacchio e ricoperto di pasta reale o marzapane, la stessa della frutta martorana.</div><div>Insieme all’agnello ci sono anche le pecorelle, una versione simile sempre di marzapane senza ripieno dalle dimensioni ridotte, il cosiddetto Agnello di Favara, che si prepara nella cittadina in provincia di Agrigento. Rispetto al cugino di sola pasta di mandorle, racchiude un cuore di pistacchio: una sorpresa deliziosa.Entrambe vengono decorate da un fiocco rosso e da uno stendardo della resurrezione, simboli della Pasqua.</div><div><br></div><div>Un dolce pasquale dalle antiche e umili origini è rappresentato dal cestino di frolla con l’uovo, il cui nome varia da provincia a provincia. Infatti, tra le varie versioni questo dolce in Sicilia è conosciuto con il nome di pupi cu l’ova, cuddura cu l’ova.</div><div>Si tratta di una sorta di ciambella di frolla, intrecciata in diverse forme che riprendono cestini, persone e animali, con al centro un uovo sodo che rappresenta il simbolo della Pasqua. </div><div>Ogni forma aveva un significato preciso: la ciambella rotonda di pasta a treccia era per gli amici (per consolidare il legame affettivo), quello a forma di cuore per la persona amata. Il Ciciulìu è stato il simbolo della Pasqua tra i siciliani e veniva regalato sia ai bambini che ad amici e parenti, a seconda della loro importanza.</div><div>E le sue forme donato dalle manie della massaia quali, il galletto o la colomba di solito veniva regalato ai ragazzi con l’augurio di spiccare presto il volo, la pupa andava alle ragazze come auspicio di fecondità e il cestino era destinato alle famiglie.</div><div>E più uova ci sono, più il Ciciulìu assume importanza e significato di rispetto, di conseguenza nei dolci tipici della Pasqua siciliana, non poteva mancare il galateo dei dolci, perché ogni gesto di un essere umano è sacro e pregno di conseguenze, e Pitrè le descrive così: «Dalla più lieve, impercettibile vibrazione dei muscoli della faccia a tutto un movimento del capo e delle mani, questo muto linguaggio esprime sentimenti, affetti, volontà, che sfuggono ai forestieri. Coi gesti si afferma e si nega, si comanda e si ubbidisce, si dispone e si esegue, si prega e si concede, si chiama e si risponde, si loda e si biasima, si carezza e si disprezza fino a comporre interi discorsi».</div><div><br></div><div>La donna, vera artista, perché nella cultura popolare, spetta a lei “la gestione privata del sacro” in ambito familiare, la cui funzione è di saldare l’unità del gruppo familiare. Conseguenza vuole che ogni dolce nasceva per creare momenti di aggregazione e condivisione sin dalla sua preparazione, o messaggio. Nell’espressività della figurazione dei dolci, la massaia dà prova delle proprie abilità tecniche che si risolve quasi sempre nell’agilità del moto delle mani per carenza di strumenti.</div><div>In passato esisteva per i dolci tipici della Pasqua Siciliana, un vero e proprio galateo, in base al quale quello da donare al fidanzato doveva essere ornato con 9 o più uova, quello della suocera con 7 uova, quello dei cognati con 5, quello dei nipotini con 3.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 17:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Garibaldi, repubblicano monarchico]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000010A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Garibaldi, repubblicano monarchico, si è prestato alla gravidanza della questione meridionale</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">La Primavera dei Popoli, conosciuta anche come la Rivoluzione del 1848 o Moti del 1848, fu un'ondata di moti rivoluzionari che ebbero luogo nella metà del XIX secolo contro i regimi assolutisti in Europa. La prima agitazione europea del 1848 si verificò in Sicilia: la Rivoluzione Siciliana esplose il 12 gennaio di quell'anno, rappresentando la miccia che scatenò l'esplosione di moti rivoluzionari in tutta Europa. L'insurrezione siciliana, infatti, spinse inizialmente i Borbone a concedere il ritorno della Costituzione del 1812 nell'Isola.<div><br></div><div>In Sicilia, il Parlamento Siciliano proclamò, nel mese di marzo, l'indipendenza e la nascita del Regno di Sicilia, che sarebbe durato fino al maggio del 1849, quando si completò la riconquista borbonica. La Rivoluzione Siciliana fu in realtà l'ultima di quattro grandi moti che ebbero luogo in Sicilia tra il 1800 e il 1849 contro i Borbone, dinastia di origine francese, del Regno delle Due Sicilie (1700-1713, 1735-1816).</div><div><br></div><div>Francesco Crispi, figura di spicco del Risorgimento, fu uno degli organizzatori della Rivoluzione Siciliana del 1848 e l'ideatore della Spedizione dei Mille, alla quale partecipò attivamente. Inizialmente mazziniano, si convertì agli ideali monarchici nel 1864. I suoi governi si distinsero per importanti riforme sociali, come il Codice Zanardelli, che abolì la pena di morte e introdusse la libertà di sciopero. Zanardelli era convinto che “le leggi devono essere scritte in modo che anche gli uomini di scarsa cultura possano intenderne il significato; e ciò deve dirsi specialmente di un codice penale”. Crispi si distinse anche per la lotta contro gli anarchici e i socialisti, in particolare i moti dei Fasci Siciliani: un movimento di massa di ispirazione libertaria, democratica e socialista che si sviluppò in Sicilia dal 1889 al 1894, e che si diffuse tra proletariato urbano, braccianti agricoli, minatori e operai. Tali moti furono repressi con la legge marziale.</div><div><br></div><div>Il socialismo è un complesso di ideologie legato agli orientamenti politici di sinistra, che tende a una trasformazione della società finalizzata a ridurre le disuguaglianze tra i cittadini sul piano sociale, economico e giuridico. Originariamente, mirava a perseguire i propri obiettivi attraverso l'abolizione delle classi sociali e la soppressione totale della proprietà privata.</div><div><br></div><div>Il Fascio Operaio nacque, perché il proletariato urbano, i braccianti agricoli, i solfatari, i lavoratori della marineria e gli operai protestavano sia contro la proprietà terriera siciliana, sia contro lo Stato, che appoggiava apertamente la classe benestante. La società siciliana, all'epoca, era ancora fortemente arretrata. Sebbene il feudalesimo fosse stato formalmente abolito dagli stessi aristocratici illuminati, esso continuò a condizionare la distribuzione delle terre e delle ricchezze.</div><div><br></div><div>Nel dicembre del 1859, Crispi prospettò una spedizione militare in appoggio a un'insurrezione in Sicilia e inviò, tra gli altri, una missiva a Giuseppe Garibaldi, che, sebbene fosse vicino agli ambienti repubblicani, si mostrò anche molto favorevole alla monarchia. Garibaldi si prestò all’idea dell'unità nazionale, sfruttando i malcontenti contro i Borbone. Il 14 maggio 1860, a Salemi, Giuseppe Garibaldi dichiarò di assumere la Dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II.</div><div><br></div><div>Il 17 maggio 1860, Francesco Crispi venne nominato primo Segretario di Stato del nuovo governo siciliano. Il decreto successivo, opera di Crispi, è il primo atto ufficiale in cui Vittorio Emanuele II viene definito "Re d'Italia".</div><div><br></div><div>«ITALIA E VITTORIO EMANUELE»</div><div>Giuseppe Garibaldi, comandante in capo dell’esercito nazionale in Sicilia, dietro l’invito dei principali cittadini e dei comuni liberi dell’Isola, considerando che in tempo di guerra è necessario che i poteri civili e militari siano concentrati nella stessa mano, DECRETA che egli prende, in nome di Vittorio Emanuele Re d’Italia, la dittatura di Sicilia.</div><div>Salemi, 14 maggio 1860. Giuseppe Garibaldi.</div><div><br></div><div>Lo stesso giorno, Garibaldi emise un altro decreto, controfirmato da Crispi, che istituiva una nuova Milizia Siciliana, comprendente tutti i siciliani atti alle armi dai 17 ai 50 anni di età.</div><div><br></div><div>Durante l'estate del 1860, in alcuni centri della Sicilia nord-orientale, prima dell'arrivo dei garibaldini che avanzavano sulle tre direttrici verso Messina e verso Catania, scoppiarono violente rivolte contadine. Non si trattava di azioni contro guarnigioni militari, ma contro i rappresentanti dei ceti dominanti. I braccianti, esasperati dalle condizioni di vita disperate e convinti che l'arrivo dei garibaldini avrebbe portato giustizia sociale, assaltarono i nobili locali. La confusione aumentò quando, con l'intento di conciliare libertà e rivoluzione, Garibaldi emanò, il 2 giugno 1860 da Palermo, un decreto che stabiliva un compenso per i volontari, consistente in una quota delle terre demaniali comunali, possedute dalle comunità e lasciate a uso di boschi o di pascoli, ma totalmente inutilizzate. Questo decreto, travisato nella diffusione popolare, contribuì alla diffusione delle rivolte.</div><div><br></div><div>Il 26 ottobre 1860, Vittorio Emanuele II incontrò Giuseppe Garibaldi in quello che sarebbe diventato noto come l'Incontro di Teano, simbolicamente la fine della Spedizione dei Mille. Garibaldi salutò Vittorio Emanuele come Re d'Italia, consegnandogli le terre appena conquistate. La truppa garibaldina fu liquidata con una regalia, mentre gli ufficiali dell’esercito borbonico e della marina del Regno delle Due Sicilie furono ammessi nell’esercito e nella marina del Regno d'Italia, mantenendo lo stesso grado. Chi rifiutò di giurare fedeltà al nuovo sovrano, fu deportato nei campi di prigionia, dove molti morirono per fame, stenti e malattie.</div><div><br></div><div>I soldati borbonici continuarono a combattere per l'indipendenza delle Due Sicilie. Tra coloro che si unirono a Garibaldi durante la spedizione, molti contrari al nuovo governo unitario sposarono la causa legittimista, contribuendo alla nascita e allo sviluppo del brigantaggio postunitario e dell’emigrazione, fenomeni fino ad allora sconosciuti.</div><div><br></div><div>La situazione politica rimase sostanzialmente immutata. Il risveglio economico garantito dalle politiche fiscali di Ferdinando II e dalle floride condizioni del regno borbonico cessò improvvisamente, poiché l'economia del sud non era in grado di sostenere la concorrenza in un regime di libero mercato.</div><div><br></div><div>Negli ultimi giorni dell’amministrazione borbonica e nel corso della dittatura di Garibaldi, i funzionari del governo locale, molti dei quali si unirono all’indiscriminato accaparramento di terre, soldi e risorse, contribuirono all’escalation di violenza che si verificò nel Sud fra il 1860 e il 1861. Gran parte della violenza era il risultato delle faide e delle rivalità tra le élite locali per assicurarsi la spartizione delle risorse residue delle amministrazioni locali.</div><div><br></div><div>Le richieste di informazioni inviate ai governatori provinciali ottennero risposte di tale "stupidità" e "ignoranza", senza iniziativa o con funzionari quasi analfabeti, definiti come “uomini campestri, che riuscivano appena a segnare la propria firma". Questi funzionari dovevano rappresentare la funzione pubblica in un sistema amministrativo accentrato, che presupponeva una catena di comando gerarchica e uniforme controllata dal centro. La loro incapacità nel stimolare la crescita economica, unita alla loro fedeltà al governo centrale, portò alla "gravidanza della questione meridionale".</div><div><br></div><div>Lo Stato d’Italia nacque monarchico nel 1861 e divenne repubblicano solo con il referendum del 2 giugno 1946.</div><div><br></div><div>Cronologia degli eventi:</div><div><br></div><div>1860 – Inizio della vicenda garibaldina: Sbarco di Garibaldi e dei Mille, Porta Garibaldi (Marsala, provincia di Trapani)</div><div><br></div><div>1860 – Proclama di Garibaldi, Salemi (provincia di Trapani)</div><div><br></div><div>1860 – Battaglia di Calatafimi, Piana di Calatafimi (Calatafimi, provincia di Trapani)</div><div><br></div><div>1860 – Partenza per l’ingresso a Palermo, Stele a Gibilrossa (provincia di Palermo)</div><div><br></div><div>1860 – Battaglie a Palermo: Ponte dell’Ammiraglio, Piazza Rivoluzione (ex Piazza della Fieravecchia, Palermo), Milazzo (provincia di Messina)</div><div><br></div><div>1860 – Repressione popolare a Bronte (provincia di Catania)</div><div><br></div><div>1860 – Fine della vicenda garibaldina: Partenza di Garibaldi per la Calabria, Giardini Naxos (provincia di Messina)</div><div><br></div><div>1860 – Annessione al Regno d'Italia: Esito del plebiscito, Palazzo Chiaramonte o Steri (Palermo)</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 15:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le origini del mito di Dafni ed il lavatoio di Cefalù]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000109"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le origini del mito di Dafni ed il lavatoio di Cefalù</h3><div><hr></div><div>Esiste una roccia sulle cime del monte Purace, che gli abitanti di Gratteri chiamavano “a tièsta”, perchè parecchio somigliante ad un gigantesco volto di pietra, che pochi conoscono, secondo la tradizione, da Gratteri ha vita il torrente dal luogo chiamato Cefalino, dove si erge imponente e malinconico un “volto” pietrificato.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Tutti conoscono invece, il medievale lavatoio di Cefalù, l’ingresso del suggestivo lavatoio di Cefalù, che rimanda il curioso visitatore ad un’antica leggenda siciliana. </span></div><div>Scolpito in un cartiglio, si legge: QUI SCORRE CEFALINO, PIÙ SALUBRE DI QUALUNQUE ALTRO FIUME, PIÙ PURO DELL’ARGENTO, PIÙ FREDDO DELLA NEVE.</div><div><span class="fs12lh1-5">Lapide, fu scritta da uno storico del Seicento, Vincenzo Auria, è stata collocata all’ingresso del lavatoio nel 1655 per volere degli stessi “giurati” o amministratori, dell’epoca.</span><br></div><div><br></div><div>Secondo la leggenda, il fiume Cefalino sarebbe stato generato dalle lacrime incessanti di una ninfa, pentita di aver causato la morte, per il tradimento subito dall’amato pastore Dafni, venne trasformato in una pietra dal padre Mercurio nei pressi di Cefalù, una roccia che, a dire di Servio (IV – V sec. d.C), avrebbe sembianze umane.</div><div><br></div><div>Diodoro Siculo narra che Dafni, era figlio del dio Ermes, messaggero dell’Olimpo e della ninfa Dafnide, abbandonato da quest’ultima in un bosco di piante di alloro sui monti Erei, probabilmente il Monte Lauro nei pressi di Ragusa. Il bimbo venne trovato dai pastori che se ne presero cura insieme alle attenzioni di Apollo, Pan e Artemide che gli insegnarono a suonare e comporre poesie bucoliche.</div><div><span class="fs12lh1-5">Nell’antica Grecia i pastori erano spesso anche dei poeti e Dafni fu considerato il creatore del canto bucolico, tanto da essere ricordato dallo stesso Virgilio nelle sue opere.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il giovane semidio, divenne un uomo bellissimo che si occupava del suo gregge suonando la zampogna, e intonando canti celestiali.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Si dice che tutte le fanciulle si innamorassero di lui per il suo canto melodioso e tra queste, anche la ninfa Echemeide, figlia della dea Giunone. I due innamorati si sposarono anche senza il consenso della madre che giurò di vendicarsi.</span><br></div><div><br></div><div>Un giorno il re Zeno invitò Dafni ad una festa per recitare i suoi carmi. Tutti i convitati ne rimasero ammaliati, persino la regina Clifene che si invaghì perdutamente del poeta, tanto che organizzò una seconda festa e diede al pastore un potente vino, gli cinse il capo con l'alloro, pianta sacra ad Apollo, nei solenni momenti se ne cinsero le tempie i condottieri romani, ed i poeti. <span class="fs12lh1-5">La regina si approfittò del suo sbandamento, portando il giovane nella sua alcova dove fu consumata la passione adultera.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">In questo modo Dafni tradì la promessa di fedeltà alla sua sposa, la ninfa Echemeide e per questo, venne accecato dalla suocera Giunone, con il tipico castigo che i siculi infliggevano agli spergiuri.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Così, il giovane pastore iniziò a vagare cieco tra i monti della Sicilia, fino a quando, nei pressi di Cefalù, pose fine alla propria vita gettandosi da una roccia.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">A quel punto, suo padre Ermes, impietositosi lo trasformò in quella rupe che oggi vediamo.</span><br></div><div><br></div><div>La ninfa, a sua volta, nel vedere il gesto disperato del suo sposo, pentitasi, iniziò a versare un gelido pianto che alimentò un bacino sotterraneo, il Cefalino, “più puro dell’argento, più freddo della neve” che ha origine nel massiccio montuoso della Prace e scende a valle fino a riversarsi nel mare attraverso il lavatoio di Cefalù.</div><div><br></div><div>Cefalù comune della Città Metropolitana di Palermo, 16 m s.m., patrono Trasfigurazione del Signore 6 agosto, è di sicuro conosciuta come borgo marinaro, la famosa spiaggia ed il meraviglioso Duomo medievale, se ci rechiamo al lavatoio e prestiamo l'orecchio, sentiremo le tante donne che andavano al lavatoio a fare il bucato.</div><div> </div><div>In questo luogo tra &nbsp;bellezza e magia, ed un atmosfera sospesa tra storia e mito, poteva mancare una leggenda.</div><div><br></div><div>Gratteri è un comune della città metropolitana di Palermo in Sicilia, patrono: San Giacomo 8 e 9 settembre, f<span class="fs12lh1-5">a parte del Parco delle Madonie.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 18:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Viaggiatori del grand tour in Sicilia nel fine 700 primo 800]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000108"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I viaggiatori del grand tour in Sicilia nel fine 700 primo 800</h3><div><hr></div><div><div><span class="fs12lh1-5">I primi viaggiatori del Grand Tour furono principalmente gli inglesi. Questo viaggio aveva un intento formativo e rifletteva la cultura illuminista, con un forte desiderio di conoscere e far conoscere il mondo. Successivamente, il fenomeno si diffuse anche in altri Paesi, coinvolgendo francesi e tedeschi che partirono alla scoperta dell’Italia e della remota Sicilia.</span><br></div><div><br></div><div>L’Italia, patria di Dante, Leonardo, Michelangelo e Raffaello, divenne la meta prediletta del Grand Tour. Ma raggiungere la Sicilia significava arrivare in una terra misteriosa e difficile da esplorare. Il termine "tour" indicava la lunghezza di questi viaggi, che prevedevano tappe in numerose destinazioni.</div><div><br></div><div>Nel contesto del Grand Tour, la Sicilia divenne una meta sempre più ambita. I percorsi per arrivarci erano due: uno partiva da sud, da Siracusa, seguendo la vecchia rotta marittima dei pellegrinaggi verso Gerusalemme, passando per Malta prima di arrivare in Sicilia; l'altro percorso partiva da nord, con i viaggiatori provenienti da Roma o Napoli, diretti verso Messina o Palermo. Le strade siciliane dell'epoca, purtroppo, erano scarsamente sviluppate.</div><div><br></div><div>I primi visitatori, tra i più noti, furono Johann Hermann von Riedesel, Patrick Brydone, Jacques Philippe D’Orville e altri come Vivant Denon, Jean-Pierre Houël, Goethe, Friedrich Maximilian Hessemer, Alexis de Tocqueville, Alexandre Dumas, Guy de Maupassant, solo per citarne alcuni. La nostra isola, con la sua lunga storia e la ricchezza di popoli che si sono succeduti nelle dominazioni nei secoli, non poteva che affascinare i viaggiatori europei. Le peculiarità dell’isola – arcipelaghi, vulcani, il mare e panorami mozzafiato – senza dimenticare le testimonianze archeologiche della civiltà classica, i castelli, le chiese e l’arte barocca, rappresentavano un'attrazione irresistibile.</div><div><br></div><div>L’itinerario del Grand Tour in Sicilia non era uguale per tutti. Tra i luoghi più visitati vi erano le Isole Eolie, con i vulcani di Stromboli e Vulcano, e Taormina, con i suoi panorami sull’Etna e il mare. L’ascesa sull’Etna era una tappa obbligatoria, così come le testimonianze archeologiche di Siracusa, Agrigento, Segesta e Selinunte. Non mancavano le visite a Messina, a Palermo, le ville di Bagheria, i faraglioni di Aci Trezza e molte altre località siciliane.</div><div><br></div><div>Il Grand Tour fu un’esperienza straordinaria per i viaggiatori del tempo, che affrontavano non pochi disagi. Ma come non perdersi la Sicilia, un vero e proprio museo all’aperto, con temperature miti, innumerevoli opere d’arte e architetture, e una ricchezza di siti archeologici, alcuni dei quali oggi patrimonio dell'umanità UNESCO?</div><div><br></div><div>Nel 1773, con la pubblicazione del libro Un tour in Sicilia e Malta di Patrick Brydone, la Sicilia entrò ufficialmente nell’itinerario del Grand Tour. Erano viaggiatori del nord che, non senza difficoltà, giungevano per vedere l'Italia, ma c'era chi si spingeva fino al luogo dove la luce diventa abbagliante e la bellezza infinita: la Sicilia.</div><div><br></div><div>Nel '700, con l'esplosione del Grand Tour, percorso che ogni artista, prelato, nobile o semplice viaggiatore doveva intraprendere, ci si scontrava con un sistema stradale quasi inesistente, se non in alcune zone dell’isola. Il sistema postale borbonico in Sicilia era appena agli inizi. Spesso, nei racconti dei viaggiatori, si legge: “le strade erano rare e scomode, i mezzi di trasporto estremamente rudimentali, a dorso di mulo o su scomode lettighe, le locande non erano altro che miseri rifugi senza alcun confort”.</div><div><br></div><div>Oltre ai viaggiatori stranieri, esistono altre fonti che ci forniscono notizie sul viaggio in Sicilia, come le guide postali per i viaggiatori. Una guida in francese, edita a Milano nel 1829, dal titolo Nouveau guide du voyageur en Italia, descrive il percorso da Messina a Palermo in miglia, senza indicare le poste. Un’altra guida, Itinerario d’Italia curata da Giuseppe Vallardi, edita nel 1835, affronta il problema delle strade e della loro consistenza. In essa si legge: “Le antiche strade furono distrutte dalle invasioni barbariche e ne rimangono solo deboli tracce. Speriamo che, sotto l'attuale regime, la rete stradale venga migliorata in breve tempo, permettendo ai viaggiatori di visitare le terre tanto interessanti per la loro storia e i loro prodotti”.</div><div><br></div><div>Visitare la Sicilia non era affatto semplice. Era facile spostarsi da Napoli a Messina o a Palermo, o prendere un battello da Malta per arrivare a Siracusa, ma attraversare l’isola richiedeva molta forza e pazienza. Le locande erano poche e distanti, e il sistema stradale inefficiente rendeva difficili gli spostamenti.</div><div><br></div><div>Alla base di questa carenza infrastrutturale c’era sicuramente un problema economico, dovuto al predominio del traffico marittimo, che rendeva meno conveniente sviluppare una rete viaria. C’era anche un problema politico: la classe dirigente siciliana, composta in gran parte da baroni e membri del clero, era contraria alla costruzione di strade, vedendola come un lusso e un investimento antieconomico, temendo che nuove vie di comunicazione avrebbero potuto sconvolgere il sistema economico dell’isola.</div><div><br></div><div>Oggi, grazie al miglioramento delle infrastrutture, i collegamenti sono più efficienti e visitare la Sicilia è diventato più semplice. È possibile fare un tour culturale in versione lusso, ripercorrendo le strade, i secoli di storia e le storie che si sono susseguite nel tempo, mantenendo intatto lo spirito e il desiderio di conoscenza che animava i viaggiatori del Grand Tour.</div></div><div><br></div><div><hr></div><div><br></div><div>Alla base della carenza infrastrutturale, vi è certamente un problema economico dato che i traffici maggiori sono per mare e solo i romani per i loro traffici commerciali, quasi assenti per terra nella Sicilia del 1800, giustificherebbero una rete viaria anche se inferiore a quella costruita dai romani.</div><div>E’ più probabile un problema politico, una classe dirigente di baroni siciliani, d’un clero detentore di parecchie baronie, che mal vedono la costruzione di strade, un lusso ed un investimento antieconomico.</div><div>Costoro temono che le nuove strade apportino modifiche sostanziali al sistema economico isolano. L'economista Paolo Balsamo, autore di un volume dove annota vari prezzi di generi di largo consumo riscontrati in un suo viaggio da Palermo alla contea di Modica, rileva come tali prezzi sono differenti da un paese all'altro, anche vicino. È questa la causa di una tradizione dove i prodotti locali sono consumati nel villaggio o provincia dove sono prodotti, senza inviarli altrove.</div><div>D'altra parte a questa tendenza "ambientale" se ne riscontra un'altra: tutti i generi posti in commercio, pane, carne, legumi, olio, persino la neve, venivano dati in gabella a persone che ne sfruttavano il monopolio.</div><div>La mancanza di strade, principalmente impediva questi piccolo commercio "interpaesano" che sarebbe stata l'ossatura per la nascita di un settore commerciale.</div><div>Il sistema postale, era un tracciato a due linee le corse principali. C’erano l'ufficio postale e le località di capocorsa.</div><div>Oggi le strade sono più efficienti i collegamenti sono cambiati ed è possibile fare un tour culturale in versione lusso, ripercorrendo le strade, i secoli di storia e le storie che si sono succedute nel tempo, mantenendo inalterato lo spirito e il desiderio di conoscere.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 29 Mar 2023 16:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Euno lo schiavo ricordato ad Enna]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000107"><h3 class="imHeading3">Euno lo schiavo ricordato ad Enna</h3><div>Una statua si trova in prossimità del castello di Lombardia ad Enna, si tratta dello schiavo che osò sognare, Euno si è battuto per l'uguaglianza e per il diritto di scegliere. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Enna, l’ombelico della Sicilia o belvedere della Sicilia</h3><div>Enna, l’ombelico della Sicilia o belvedere della Sicilia, Enna è il capoluogo di provincia più alto d’Italia, città ricca di palazzi e monumenti, come il Duomo, testimonianza dell’architettura medievale in Sicilia per le &nbsp;sontuose celebrazioni della Settimana Santa, il Castello di Lombardia, e la torre ottagonale di Federico, oltre la Rocca di Cerere, &nbsp;luogo religioso sin dal XIV secolo b.C. di cui si può ancora ammirare l’antico altare sacrificale, e la possibilità di godere di uno splendido panorama, il Santuario di Papardura Superiore, la Riserva Naturale Lago di Pergusa.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il valore della vita e della libertà di Euno</h3><div>Il valore della vita e della libertà di Euno, è rappresentato dalla sua bocca spalancata, sta gridando, le sue braccia hanno spezzato non una catena, ma mille catene. Ai suoi piedi una lapide commemorativa ci riporta ad un tempo lontano, tra un mito ed una leggenda, era il tempo in cui i Romani, dominavano da padroni in Sicilia. Questa scultura rappresenta una delle prime lotte per l’uguaglianza sociale in Sicilia.</div><div>Era originario della Siria, Euno lo schiavo che osò sognare, la condotta crudele dei suoi padroni, scatena le ire degli schiavi, che in breve tempo, elessero Euno a capo dell’ambizioso movimento di liberazione. </div><div>Ben presto la spinta sovversiva abbracciò gran parte dell’isola, osannato e rispettato come un vero Re, Euno raccolse intorno a sé sempre più uomini ed armi, dando vita ad un esercito che andava sbaragliando tutti i proprietari terrieri romani. La sua avanzata fu inesorabile, quasi quanto l’ispirazione prodotta in tutta la Sicilia: a dargli manforte, giunse un altro gruppo di schiavi rivoluzionari, quello agrigentino guidato da Cleone. </div><div>Dopo la caduta di Enna, la rivolta si diffuse rapidamente in tutta la Sicilia ed Euno si fece chiamare "Re Antioco", conquistando nuovi territori e coniando monete con il suo volto.</div><div>Nel 135 a.C fu inviato un contingente di 8.000 uomini: a dispetto delle attese, nei pressi di Tauromenium, oggi Taormina, l’esercito dei ribelli inflisse loro una sconfitta memorabile. Ci vollero tre anni perché la Città Eterna avesse ragione dei contadini ed è proprio a Castrogiovanni oggi Enna, dove il console Publio Rupilio, trucidò tutti i capi della rivolta. </div><div><br></div><div>Nel 1960, il comune di Enna, alle spalle del Castello che fu l’ultima roccaforte a cadere, dedicò a quegli eventi queste parole: </div><div>«L’umile schiavo Euno da questa Sicana Fortezza, arditamente lanciava il grido di Libertà per i compagni suoi, il diritto affermando di ogni uomo a nascere libero ed anche a liberamente morire». </div><div>Euno, oggi, richiama più il personaggio di una favola.</div><div><br></div><div>Solo Euno scampò momentaneamente alla morte: ma solo per trovarla, qualche anno dopo, presso le carceri di Morgantina, dopo essere stato catturato. Solo il massacro di Bronte ad opera delle truppe garibaldine, prima ancora delle perdite dovute ai Vespri, fu uno di tale violenza. Un monito terribile non cancellabile.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Morgantina città sicula</h3><div>Morgantina è un'antica città sicula e greca, sito archeologico nel territorio di Aidone, comune italiano del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia. Il parco archeologico di Morgantina è un caso raro in Sicilia di città abbandonata (la vita finisce nel I secolo d.C.). La città non ha subito tutte quelle trasformazioni dovute alle sovrapposizioni storiche. Il Teatro Antico di Morgantina dove sono stati consentiti di programmare più &nbsp;eventi, prodotti dalle fondazioni e dagli enti teatrali pubblici regionali, presso i teatri antichi di Taormina, Morgantina, Catania, Tindari e la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Mar 2023 16:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Carlo V il viaggio in Sicilia, nell’ agosto del 1535 l’imperatore]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Le_radici_della_Sicilia_Storia_e_tradizioni"><![CDATA[Le radici della Sicilia Storia e tradizioni]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000106"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il viaggio e i luoghi di Carlo V in Sicilia</h3><div><hr></div><div>Carlo V il viaggio in Sicilia, nell’ agosto del 1535 l’imperatore, da inizio a un viaggio che attraverso la penisola italiana.</div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">Trapani ed il viaggio di Carlo V</h3><div>Trapani, prima tappa siciliana, Carlo V raggiunse Palermo, dove sostò un mese; si diresse quindi verso Messina, seguendo la strada delle montagne, che passava dall’entroterra toccando Polizzi, Nicosia, Troina, Randazzo e Taormina. Ai primi di novembre Carlo ripartì da Messina alla volta di Napoli, attraverso la Calabria proseguì per Roma</div><div>Il viaggio ebbe, un carattere celebrativo della vittoria cristiana sugli infedeli e della grandezza dell’Impero, un volere riaffermare la supremazia spagnola. Infatti Carlo V arrivava in Sicilia da conquistatore dopo aver posto sotto tutela la vicina Tunisia con l'intento di sottrarla all' influenza dei turchi. Carlo lasciava l' Africa il 17 agosto del 1535 ed arrivava in vista di Trapani il 20 successivo</div><div>Ci limiteremo a descrivere la fase siciliana del viaggio ebbe inizio, come s’è detto, con lo sbarco a Trapani, dove Carlo approdò il 20 agosto insieme al suo numeroso seguito e a ventimila schiavi cristiani liberati, dopo tre giorni di navigazione</div><div>La città contava circa quindicimila abitanti ed era la quarta dell’isola dopo Palermo, Messina e Catania, forse la terza, considerando la sola popolazione, il suo porto rivestiva una notevole importanza per gli interessi commerciali e militari spagnoli nel Mediterraneo occidentale, al punto che lo stesso imperatore definì la città “chiave del Regno”, con grande orgoglio dei suoi cittadini. A Trapani Carlo V sostò alcuni giorni, alloggiando nel vecchio palazzo dei Chiaramonte, poi Pepoli, situato di fronte alla chiesa di San Nicola, che per questo motivo conservò a lungo lo stemma imperiale. L’atto politico più importante del soggiorno trapanese fu la conferma dei privilegi della città, avvenuta con solenne giuramento dell’Imperatore nella Cattedrale. La conferma dei privilegi che le comunità o i singoli gruppi sociali possedevano a volte anche da molto tempo, costituiva, com’è noto, un atto di grande rilevanza politica e con significative ricadute di carattere sociale ed economico; non a caso, quindi, esso si sarebbe ripetuto, attraverso lo svolgimento di cerimonie pubbliche solenni e attentamente codificate, anche in altre città dell’isola.</div><div><br></div><div>A Trapani sosta dodici giorni, (qualcuno sostiene cinque, ma sbaglia) ospite in un’ala, quella dinanzi l’ingresso laterale della Chiesa di San Nicola, dell’enorme palazzo già dei Chiaramonte, acquistato nel 1419 da Riccardo de Sigerio (antico nome dei Sieri Pepoli) e poi diviso tra i tre rami della famiglia. Ancora oggi, alzando lo sguardo, si può ammirare, sull’angolo esterno del palazzo, l’Effigie del Sovrano scolpita a ricordo di quel soggiorno.</div><div><br></div><div>Per prima cosa &nbsp;sbarca ventimila cristiani liberati dalle prigioni tunisine, già da Tunisi aveva scritto delle lettere chiedendo di predisporre le strutture ospedaliere della città.</div><div>Poi in solenne adunanza convocata nella Chiesa Senatoriale di Sant’Agostino, già ospizio dei Templari, giura di confermare tutti i privilegi concessi dai suoi predecessori alla città di Trapani ed all’intero Regno di Sicilia. “civitas invictissima in qua Caesar primum iuravit”. Si reca in visita al Santuario della Madonna di Trapani, alla quale fa omaggio di due antiche porte in legno e ferro predate a Tunisi. Ispeziona le fortificazioni e ordina ai suoi architetti di rifarle interamente, sopratutto a difesa del porto. Farà successivamente stanziare al Parlamento del Regno di Sicilia per le mura di Trapani la somma di sessantaseimila fiorini.</div><div><br></div><div>Il 2 settembre, attraverso la porta di Levante,che da quel giorno e sino al suo smantellamento “italiano” si chiamerà “porta d’Austria”, parte per Monreale, dopo aver regalato alla Chiesa di San Nicola, quella davanti casa, una splendida vasca di alabastro orientale, anche quello bottino della spedizione a Tunisi, da utilizzarsi come fonte battesimale.</div><div><br></div><div>Porta con sé un particolare omaggio: un ostensorio a lanterna in rame dorato e corallo, regalo dei pescatori di corallo trapanesi, che lo ringraziano per aver liberato il mare dai pirati e chiedono di poter sfruttare i grandi banchi coralliferi di Tabarca.</div><div><br></div><div>Carlo V lasciò Trapani alla fine di agosto diretto verso Palermo, sostò una notte al Castello di Inici ospite di Giovanni Sanclemente, un nobile di origine catalana che era stato suo compagno d’armi a Tunisi, e il 1° settembre raggiunse Alcamo, popolosa città feudale possesso dei Cabrera, dove trascorse due notti, ospitato nell’imponente castello trecentesco.</div></div><div><br></div><div><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/carlo-v-il-viaggio-in-sicilia.php" rel="tag" class="imCssLink">tutto il viaggio e le località qui ...&gt;&gt;&gt;</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 27 Mar 2023 16:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La moglie spirduta dell’isola Ortigia, Palazzo Montalto e gli Ebrei a Siracusa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000105"><h3 class="imHeading3">La moglie spirduta dell’isola Ortigia, Palazzo Montalto e gli Ebrei a Siracusa</h3><div><hr></div><div>Siamo a sud della Sicilia a Siracusa, con Ortigia posta lungo la costa orientale della Sicilia, lì dove sorge la parte più antica di Siracusa. Separata dalla terraferma per volere, nel 1552, di Carlo V. </div><div>Ci rechiamo nel cuore della città antica, la bellissima isoletta di Ortigia tra arte greca ed arte barocca, con numerose architetture di tipo religioso, edifici storici un Duomo da lasciare a bocca aperta il visitatore perchè la particolarità è che dalla parete sporgono immense colonne greche, appartenute al Tempio di Athena, il castello Maniace, i musei, la Fonte Aretusa, Palazzo Borgia del Casale, i Bagni Ebraici, nel quartiere della Giudecca, il teatro greco, la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, un bellissimo edificio Barocco e molto altro da visitare. </div><div>Vicino piazza Archimede si trova un piccolo quartiere chiamato “a spirduta” ma non nel senso “sperduta” bensì in siciliano da “spirdu” cioè fantasma! </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La storia della “’A spirduta”: angolo di Ortigia</h3><div><hr></div><div>Molte sono le vie del quartiere storico aretuseo, Ortigia, che prendono il nome dai “Personaggi insigni siracusani dell’Ottocento”,</div><div>Ci sono vie che ricordano ancora gli antichi mestieri medioevali: via del Tintori, via dei Candelai. </div><div>Questa volta vi racconto quello che ha dato il nome al quartiere, sempre nel cuore di Ortigia, chiamato “’A spirduta”.</div><div>Al sentirlo nominare così sembrerebbe trattarsi di una persona che si fosse perduta. Invece no, spirduta questa volta in siciliano significa “spiritata”, cioè diventata “spirdu”, fantasma! </div><div>Il quartiere è dove vi è il palazzo Montalto, quell’edificio dalle finestre trifore e bifore che in parte sporge su piazza Archimede.</div><div>Ma dal palazzo Montalto nessuno mai si è buttato. Il cadavere che nel cortile si vedeva, narra d'una mattina molto remota, vi fu trovato, impiccata una donna. Suicidio o omicidio, o meglio donnicidio.</div><div>Nessuno mai lo seppe. Fu lo stesso suo uomo che la stessa mattina volle andare alla caserma dei carabinieri:</div><div>Viniti!, Viniti!, Me’ mugghieri è appinnuta a ’na corda! - Penni da ’na finestra, a pinnuluni!</div><div>Era giorno di Santa Lucia </div><div>Giunse anche don Libboriu, che era infatti l’amante di donna Lucia e immaginò subito cosa le fosse accaduto.</div><div>La sera dei Vespri, infatti, egli era stato in casa di lei, che in cattedrale non vi era andata affatto e si era intrattenuta a letto con lui, sapendo che il marito era andato a pescare e sarebbe tornato solo nelle mattinate. Invece, siccome l’indomani era la festa di Santa Lucia e la fortuna aveva voluto che pesce ne avesse preso in abbondanza, era tornato a casa. Lei aveva sentito il rumore per la scala e aveva fatto fuggire in fretta l’amante, dalla porta segreta - in vecchi palazzi ce n’era sempre qualcuna ad uso in occorrenza- ma non così in fretta che compari Janu, con la coda dell’occhio non avesse visto un’ombra.</div><div>Nasce una lite familiare nella stanza c’erano alcuni attrezzi da pesca, Donna Lucia non ebbe più il tempo di fuggire dalla stanza, ché il marito, le passò come un lampo il cappio al collo, la trascinò dal letto al balcone, lega la corda al balcone, ritorna sulla sua barca, ripreso il largo senza che nessuno si fosse accorto di nulla</div><div>“’N colpu di pazzia fu, di fuddhania! Poviru cumpari Janu; nun la miritava ’sta disgrazzia!”</div><div>Ma non finì lì. Cumpari Janu a letto non sapeva dormire solo: era abituato a dormire con donna Lucia, senza mai essersi accorto che lei da qualche tempo, appena messasi a letto, si voltava dall’altra parte, dicendogli che si sentiva morire dal sonno e davvero si addormentava subito, che pareva una statua...</div><div>Cominciò, perciò a soffrire di insonnia, ad avere gli incubi. Appena chiudeva un po’ gli occhi li riapriva di soprassalto, saltava a sedersi nel letto tutto tremante, gridando: - ’A spirduta! ’A spirduta!</div><div>Si alzava dal letto, si vestiva in tutta fretta e usciva di casa, sempre cercando di sottrarsi alla terribile visione mentre, girovagando urlava ’A spirduta! ’A spirduta!, Vattinni!</div><div>Cadde e non si mosse più: un infarto lo aveva fulminato. Da allora quell’angolo di Ortigia venne chiamato con il nome con cui oggi tutti lo conosciamo. Ma lo spirito non l’ha visto mai nessuno.</div><div><br></div><div>Il palazzo Montalto è vicino a via dei Tintori, nella Spirduta, l'edificio è di stile gotico chiaramontano. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Gli ebrei nell'isola di Ortigia nel quartiere della Giudecca</h3><div><hr></div><div>Sino al 1312 gli ebrei furono liberi di risiedere dove volevano. L’istituzione dei ghetti fu voluta da Federico III. Da allora essi vissero nel quartiere denominato Giudecca, e in un sobborgo detto Spirduta. In effetti, colpisce l’estensione del quartiere ebraico, che da Castello Maniace giungeva sino in via Mirabella, dove si trova la chiesa di San Domenico, e la sontuosità di alcuni edifici, come il celebre palazzo Montalto, costruito da Mateu Merles, appartenente a una famiglia di mercanti sefarditi di Valenza.</div><div>Con la creazione del ghetto, il macello ebraico fu spostato al suo interno, in zona appartata, affinché non vi macellassero abusivamente anche i cristiani. I giudei consumavano carni di manzo, di montone o di pollo, ma la carne bovina era considerata immonda.</div><div>Il numero degli ebrei doveva essere circa un quarto dei cristiani.</div><div>I giudei erano un volano dell’economia cittadina. Essi erano abili artigiani e praticavano in particolare la tintoria, di cui avevano il monopolio sin da età sveva. Mercanti giudei siracusani esportavano merci in Sicilia, a Malta e un po’ ovunque nel Mediterraneo. Essi praticavano anche attività bancarie.</div><div>La sinagoga, con relativo miqwèh, si trovava nell’attuale chiesa di S. Giovanni Battista (detta anche San Giovannello) e fu trasformata in edificio di culto cristiano dopo l’espulsione degli ebrei nel 1492. Un recente studio ha dimostrato che la chiesa paleocristiana e medievale di San Giovanni Battista si trovava nel sito dell’attuale chiesa di San Filippo, nel quartiere della Giudecca.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 17:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gli "Archi di Pasqua", detti anche "Archi di Pane" a San Biagio Platani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000104"><h3 class="imHeading3">Gli "Archi di Pasqua", detti anche "Archi di Pane" a San Biagio Platani</h3>Gli "Archi di Pasqua", detti anche "Archi di Pane" a San Biagio Platani, una tradizione che affonda le sue radici nella seconda metà del XVII secolo e che ha reso noto questo piccolo borgo.<div>Sono le confraternite sanbiagesi dei "Madunnara" e dei "Signurara", che danno vita alla realizzazione di queste imponenti architetture effimere.</div><div>Gli "Archi" di San Biagio Platani rappresentano una tradizione unica nel suo genere, perché vengono costruiti con prodotti naturali, dai salici intrecciati con le canne ai mosaici di legumi e cereali. </div><div>Ma il tripudio si ha con porte, fontane, volte e cupole decorate a mosaico, il tutto fatto di pane, oltre a fonti battesimali, quadri religiosi, fiori, nidi di uccello e persino alberi. Il tutto è frutto della maestria e degli abitanti del paese.</div><div>La festa degli Archi di Pane o Archi di Pasqua risalente alla seconda metà del 1700, in principio, in occasione delle festività pasquali, venia realizzato un solo arco centrale chiamato arco di trionfo. Rappresenta il trionfo di Cristo sulla morte, quest’arco veniva realizzato il venerdì santo con un intreccio di canne e salici, e ricoperto con rami di rosmarino. La notte tra il sabato e la domenica di Pasqua, invece veniva decorato con le cuddure, ciambelle di pane, offerte dai benestanti del luogo. Ed è sotto gli Archi centrali che la Domenica di Pasqua avviene l’Incontro tra Gesù Risorto e Maria.</div><div>In origine l’arco era uno solo, con il passare del tempo divenne un vero e proprio rito che ha coinvolto tutto il paese. La rappresentazione è quella che rappresenta la facciata con l’entrata d’una chiesa, il viale la navata e l'arco, opposto all'entrata, l'abside della chiesa stessa.</div><div>E’ nel 1970, che inizia una sana competizione, fra due confraternite ancora tutt’ oggi esistenti, i Madunnara (i devoti della Madonna) e Signurara (i devoti del Signore). Gli archi iniziarono ad aumentare, al punto che oggi ricoprono tutto il corso principale del paese, dando vita ad una vera ed unica struttura architettonica, con un proprio fascino.</div><div>Inizialmente gli Archi di Pane venivano esposti, in occasione delle feste pasquali, per accogliere i signori feudatari.</div><div>Con l’esposizione di questi lavori artistici semplici, i contadini, oltre a volere rappresentare, dal punto di vista religioso, la vittoria di Cristo sulla morte, volevano augurarsi, un futuro più prospero.</div><div>Oggi ogni confraternita si dedica ad un lato della struttura, con materiale proveniente dalla natura, come i legumi, i cerali, i datteri, la pasta e il pane fatto in pasta di sale.</div><div>Ogni mosaico rappresenta prevalentemente figure religiose, ma lungo il percorso si possono trovare anche altre decorazioni come i fiori.</div><div>E’ un lavoro che inizia prima della festività e vede coinvolto una buona parte del paese, per essere svelato la mattina di Pasqua.</div><div>Ma è la sera, quando si è circondati dalle luci notturne, che si dà vita ad uno scenario che resterà impresso nella memoria del visitatore per lungo tempo.</div><div>Il giorno di Pasqua in questa magnifica cornice, il Cristo Risorto incontra sua Madre, la gratificazione dei Maestri “arcari” è data dalla critica positiva dei visitatori e da quelli che ogni anno ritornano ad ammirare questo raro spettacolo.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 20:13:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?gli--archi-di-pasqua-,-detti-anche--archi-di-pane--a-san-biagio-platani</link>
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			<title><![CDATA[Salemi, un borgo tra vigne, un castello, leggende]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000103"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Salemi: Un Borgo tra Vigne, Storia e Tradizioni Uniche</h3><div><hr></div><div>Scopri Salemi, un affascinante comune della provincia di Trapani, situato nel cuore della Val di Mazara, una delle zone più pittoresche della Sicilia occidentale. Con il suo incantevole mix di storia, cultura, tradizioni e panorami mozzafiato, Salemi rappresenta una tappa imperdibile per chi desidera immergersi nella Sicilia autentica.</div><div><br></div><div>Tra le sue meraviglie, il paese ospita antichi castelli, leggende affascinanti e musei unici che raccontano storie di cultura, arte e lotta alla mafia. Se vuoi scoprire una Sicilia che affonda le radici nella storia e nelle tradizioni popolari, Salemi è il posto giusto per te.</div><div><br></div><div>Il Castello Normanno Svevo di Salemi e la Leggenda dei Tre Fratelli</div><div><hr></div><div>Il Castello Normanno Svevo è uno dei luoghi simbolo di Salemi. La sua costruzione, secondo una leggenda medievale, avrebbe avuto origine da un accordo tra due fratelli e una sorella, i quali, per evitare conflitti, avrebbero deciso di costruire ciascuno un castello su tre alture differenti, ma vicine. La sorella, con astuzia, riuscì a ingannare i fratelli facendogli credere di aver completato il suo castello, inducendoli ad abbandonare i loro in costruzione. Oggi, i ruderi dei castelli di Settesoldi e Mokarta sono visibili a chi visita la zona.</div><div><br></div><div>Il castello ha una pianta irregolare a forma di trapezio ed è dotato di tre torri: due quadrangolari alte venti metri e una cilindrica alta trenta metri. Al suo interno, un tempo, si trovavano cinque porte d'ingresso, tra cui Porta Gibli, Porta Santa Maria e Porta Aquila, che oggi sono visibili in parte.</div><div><br></div><div>Il Castello ha ospitato eventi di rilevanza storica: il 2 aprile 1392, la famiglia reale spagnola si fermò qui prima di recarsi a Palermo per la cerimonia dell'incoronazione, e nel 1412 fu sede di un incontro tra le città filo-aragonesi. Il castello è anche legato a Giuseppe Garibaldi: il 14 maggio 1860, sulla sua torre più alta, Garibaldi issò il Tricolore per segnare l'inizio della sua spedizione dei Mille.</div><div><br></div><div>Chiese e Luoghi Religiosi di Salemi: Un Viaggio nella Spiritualità</div><div><hr></div><div>Salemi è un paese ricco di chiese storiche, tra cui spicca la Chiesa di San Clemente, anche conosciuta come Sant'Annedda. Questo piccolo luogo sacro, risalente al 1650, è famoso per essere il sepolcro di San Clemente, un santo venerato in tutta la Sicilia. L'interno della chiesa è arricchito da un ciclo di 12 tele di Felice da Sambuca, che raccontano episodi della vita di Gesù.</div><div><br></div><div>Un altro importante sito religioso è l'ex Chiesa Madre di Salemi, dedicata a San Nicola di Bari, che crollò durante il terremoto del 1968. Oggi i suoi ruderi rimangono come simbolo di rinascita e memoria storica.</div><div><br></div><div>Il Museo del Pane Rituale di Salemi</div><div><hr></div><div>Un'altra perla di Salemi è il Museo del Pane Rituale, che celebra una delle tradizioni gastronomiche più radicate della Sicilia: il pane rituale. Questo museo racconta l'importanza del pane nella cultura siciliana, soprattutto durante le festività, quando venivano preparate varietà di pane che assumevano forme artistiche e simboliche. Le sezioni del museo esplorano i pani della tradizione salemitana e quelli di altre zone siciliane, come San Biagio Platani, noto per i suoi archi di Pasqua di pane.</div><div><br></div><div>Il Museo della Mafia e Officina della Legalità di Salemi</div><div><hr></div><div>Salemi è anche simbolo di resistenza alla mafia, con il suo Museo della Mafia e Officina della Legalità, che racconta la storia della lotta alla criminalità organizzata in Sicilia. Situato nell'ex convento dei Gesuiti, il museo ospita numerose testimonianze, documenti e opere d'arte dedicate alla storia della mafia negli ultimi 150 anni. Il museo è dedicato anche a Leonardo Sciascia, uno degli scrittori più importanti nella lotta contro la mafia, e offre una riflessione profonda su come la Sicilia stia affrontando la sua difficile eredità.</div><div><br></div><div>Leggende e Misteri: La Storia di Al Mukhim</div><div><hr></div><div>Un'altra leggenda affascinante legata a Salemi è quella di Al Mukhim, un valoroso guerriero arabo che, secondo la tradizione, avrebbe ricevuto da Federico II di Svevia uno stivale pieno di monete d'oro e pietre preziose come ricompensa per la sua fedeltà. Prima di partire per la Terra Santa, Al Mukhim nascose il suo tesoro all'interno del Castello di Salemi, ma sfortunatamente non fece più ritorno, vittima di un'imboscata. Il tesoro, secondo la leggenda, è ancora nascosto e attende di essere scoperto da un fortunato.</div><div><br></div><div>Geografia e Come Raggiungere Salemi</div><div><hr></div><div>Salemi si trova nel cuore della Val di Mazara, nella provincia di Trapani, in una posizione strategica che la rende facilmente raggiungibile da diverse località siciliane. Il borgo dista circa 60 km da Trapani e 80 km da Palermo, ed è ben collegato sia via strada che con mezzi pubblici.</div><div><span class="fs12lh1-5">Il paese è situato su una collina che offre una vista panoramica sulla valle sottostante, circondato da paesaggi agricoli, vigneti e uliveti, che lo rendono un'ottima base per esplorare la Sicilia occidentale. Salemi è anche facilmente accessibile tramite l'autostrada A29 (Palermo-Mazara del Vallo).</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Salemi è un luogo dove storia, cultura, tradizioni e leggende si intrecciano, offrendo un'esperienza unica a chi cerca di scoprire una Sicilia autentica, lontano dalle rotte turistiche più battute.</span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 10:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il pozzo dei miracoli, sulle tracce di Sant’Oliva a Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000102"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il pozzo dei miracoli, sulle tracce di Sant’Oliva a Palermo, compatrona di Palermo</h3><div><hr></div><div>Nella chiesa di San Francesco di Paola, a Palermo, c’è una cappella dedicata a una delle antiche patrone della città. È qui che si pensa fossero stati sepolti i suoi resti, che però non vennero mai ritrovati. </div><div>E’ probabile che non tutti sono a conoscenza che, in origine, la Santa protettrice della città di Palermo non è sempre stata Santa Rosalia. Prima della Santuzza, infatti, le sorti dei fedeli cristiani del capoluogo siciliano erano affidate a Santa Oliva, che è stata riconosciuta come la Patrona di Palermo nel Medioevo.</div><div>Oliva è compatrona di Palermo: nel secolo XVIII, la città contava quindici santi principali e venti santi ordinari: le quattro sante patrone santa Ninfa, sant'Oliva, sant'Agata e santa Cristina, non vennero più riconosciute dalla popolazione come principali relegandole a "compatrone", dopo che il loro culto era andato scemando in séguito alla scoperta delle ossa di santa Rosalia, prima del ritrovamento delle spoglie di Rosalia Sinibaldi nell’eremo di Monte Pellegrino, che avevano consentito il salvamento della città dalla peste nel 1624: la cittadinanza, in conseguenza di ciò, prese a venerare come patrona principale, su tutti, quest'ultima.</div><div><br></div><div>Oliva era una di queste, pregata e venerata tanto da edificare una cappella nel luogo che era ritenuto sede della sua sepoltura. Tanto da credere che l’acqua, sgorgata un giorno da quel pozzo, avesse poteri prodigiosi. Una cappella piccola, modesta, affidata alla congregazione dei sarti, destinata a diventare il nucleo fondativo di una delle chiese più imponenti e opulente di Palermo, San Francesco di Paola, nella piazza che prende il nome dalla santa che convertiva i pagani.</div><div><br></div><div>Nella navata sinistra, terza campata, cappella di Sant’Oliva: c’è una botola, e sotto la botola un cunicolo, è qui che secondo la tradizione cristiana sono state custodite per secoli le spoglie di Oliva, la giovane martire decapitata a Tunisi nel 463 dopo Cristo, amorevolmente trasportata dai suoi fedeli a Palermo per essere tumulata avvolta in pelli di cammello dentro un pozzo, dove i suoi resti, però, non vennero mai ritrovati. </div><div><br></div><div>“Ricordiamo che San Francesco di Paola, dal 1739, è patrono della Sicilia, insieme all’Immacolata. Alla consacrazione è dedicata la seconda cappella a sinistra del transetto, la cappella del Patronato, dove si trovano l’altare in legno costruito in onore del Santo e il cartiglio con l’iscrizione latina. Nella cappella delle reliquie, a destra dell’altare maggiore, si trovano la statua in argento di Francesco, realizzata dai fratelli argentieri Carini, che al suo interno custodisce un pezzo della costola, e, ai piedi del simulacro, un pezzo del bastone del santo, conservato in una teca di cristallo”.</div><div><br></div><div>Poetico e visionario, il racconto del miracolo di Francesco sulle acque dello Stretto di Messina. “Nel 1464 il frate aveva chiesto passaggio ad un barcaiolo per raggiungere Milazzo dalle coste calabresi e fondare lì il primo convento dei Minimi. L’uomo, però, si era rifiutato, e allora Francesco, per superare l’ostacolo del mare aperto, distese il suo mantello sull’acqua e issò il bastone come albero maestro della vela. Così riuscì a fare la traversata”.</div><div><br></div><div>Dopo l’alienazione dei beni ecclesiastici nel 1868, in seguito al processo di unificazione dell’Italia, il convento dei frati Minimi, attiguo alla chiesa, fu acquisito dallo Stato sabaudo e adibito a caserma e circolo ufficiali delle Forze armate. Trentasette anni dopo, nel 1905, i frati sono tornati in possesso di una piccola parte del complesso.</div><div><br></div><div>Ritorniamo su Sant'Oliva di Palermo, Palermo, 448 – Tunisi, 10 giugno 463, è stata una martire cristiana, venerata come santa della Chiesa cattolica, che la festeggia il 10 giugno, e patrona di Palermo nel Medioevo.</div><div>Una immagine di Oliva si trova nel dipinto detto della "Martorana", attualmente al Museo Diocesano di Palermo, forse del XII secolo, in cui sono raffigurate sant'Oliva, sant'Elia, santa Rosalia e santa Venera: il segno certo per riconoscerla era il ramo d'olivo che teneva in mano, emblema del suo nome.</div><div>Il popolo ed il Senato palermitano il 5 Giugno 1606 elessero Sant' Oliva Patrona della città con le sante Ninfa ed Agata; dal 1981 è stata espunta dal Calendario Liturgico Regionale, ma nella Città di Palermo può essere sempre celebrata con il grado di Memoria facoltativa.</div><div><br></div><div>Le è stata dedicata una Parrocchia della Città nel 1940, mentre il culto è vivo a Pettineo, Raffadali (AG), Alcamo, Cefalù, Monte San Giuliano, Termini Imerese ove è Patrona principale e nella Chiesa Cattedrale di Tunisi, a lei intitolata.</div><div>Il suo corpo fu portato via da alcuni cristiani a Palermo per essere seppellito. A Tunisi esiste una moschea che porta il nome di “Jāmiʿ al-zaytūna”, ovvero “Moschea dell'oliva”, dedicata alla santa: questo perché in quel luogo era stata eretta una chiesa, che poi gli arabi convertirono in moschea, lasciandone però il nome, tradotto in arabo.</div><div><br></div><div>Troviamo delle statue di Sant'Oliva, ad opera di Antonello Gagini, nella Cattedrale di Palermo, Statua di sant'Oliva ai Quattro Canti, Palermo, Statua di sant'Oliva, opera di Antonello Gagini, nella Chiesa di Sant'Oliva ad Alcamo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 21 Mar 2023 18:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il borgo di Naro nelle pagine di Simonetta Agnello Hornby]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000100"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il borgo di Naro nelle pagine di Simonetta Agnello Hornby</h3><div><hr></div><div>Naro: La "Fulgentissima" tra Letteratura, Storia e il Cammino dell’Anima<div>Il borgo di Naro non è solo un centro nell'entroterra agrigentino; è un luogo dell'anima che ha incantato grandi firme della letteratura. Simonetta Agnello Hornby, nel suo romanzo Il veleno dell’oleandro, evoca un’antica tradizione secondo cui i giusti, prima di congedarsi dalla Sicilia, visitano sette luoghi magici. Tra questi spicca il Castello di Naro, descritto come un baluardo "battuto dai venti giorno e notte", citato accanto a perle come Erice, Ustica e Ortigia.</div><div><br></div><div>Posta a circa 500 metri d'altitudine, Naro domina la valle circostante con una maestosità che le valse, nel XIII secolo, il titolo di "Fulgentissima" da parte di Federico II di Svevia. Oggi il borgo si presenta come un palinsesto vivente dove il rigore medievale si fonde con l'oro del barocco siciliano.</div><div><br></div><div>Un Passato di Sangue e Onore: Dai Vespri a Bianca di Navarra</div><div>La storia di Naro è segnata da uno spirito indomito. Durante la Guerra del Vespro (1282), i naresi insorsero contro il dominio angioino assaltando la fortezza francese. Le cronache narrano che i soldati occupanti furono sterminati e i loro corpi appesi alle mura come monito di libertà. In seguito a questo atto di coraggio, Naro ottenne il diritto di inviare i propri rappresentanti al Parlamento Siciliano.</div><div><br></div><div>Un altro oscuro fatto di sangue interessò il Castello nel XV secolo, al tempo della Regina Bianca di Navarra. Il potente Bernardo Cabrera, desideroso di usurpare il trono sposando la regina vedova, la inseguì per tutta l'isola. Naro, fedele alla Corona, oppose una resistenza eroica. Il Cabrera, non riuscendo a espugnare la fortezza, vi penetrò a tradimento, facendo a pezzi il castellano e ordinando, con inaudita crudeltà, che la madre badessa di un vicino convento fosse murata viva.</div><div><br></div><div>Il Castello Chiaramontano e la Leggenda di Giselda</div><div>Il Castello, ricostruito dai Chiaramonte sopra fondamenta arabe, non è solo teatro di guerre ma anche di leggende struggenti. Si narra di Madonna Giselda, la castellana dagli occhi azzurri innamorata del paggio Beltrando. Il geloso marito Pietro Giovanni Calvello li colse sul fatto: il giovane fu gettato dalla torre e Giselda rinchiusa in una cella fino alla morte. Ancora oggi, nelle notti d’autunno o il 15 agosto, chi ha perso il proprio amore sostiene di scorgere il suo fantasma sulle terrazze, accompagnato dal canto di un usignolo, l’anima del suo amato Beltrando.</div><div><br></div><div>Al suo interno, oggi è possibile ammirare la mostra "Il Genio di Leonardo" e il Museo degli Abiti d’Epoca, che espone preziosi costumi nobiliari dell'Ottocento.</div><div><br></div><div>L'Ascesi di Pietra: La Scalinata dei 209 Gradini</div><div>Uno degli elementi più spettacolari di Naro è la scalinata che collega via Dante al Duomo Vecchio. Costruita nel XVIII secolo, essa non è solo un'opera urbanistica, ma un simbolo teologico scolpito nella roccia:</div><div><br></div><div>Il Faticoso Cammino: I 209 gradini rappresentano la vita cristiana, intesa come un percorso arduo e doloroso che conduce alla salvezza dell’anima.</div><div><br></div><div>Dall'Umano al Divino: La salita porta il fedele dal caos della città bassa (il mondo profano) verso la solennità del Duomo (la sfera del sacro).</div><div><br></div><div>Il Duomo Vecchio: Edificato nel 1089 da Ruggero d’Altavilla sopra una moschea, fu purtroppo rovinato da un movimento franoso nel 1908 e chiuso nel 1929. Oggi resta un "glorioso rudere" che domina la città, conservando il suo magnifico portale chiaramontano.</div><div><br></div><div>Il Cuore della Fede: San Calogero, il Santo Nero</div><div>Il legame più profondo tra Naro e il sacro è però rappresentato da San Calogero. Il culto del "Santo Nero", eremita di origine orientale, si consolidò definitivamente durante la peste del 1624, quando la sua intercessione (annunciata in visione a Suor Serafina Maria Pulcella) salvò la città dal morbo.</div><div><br></div><div>Ogni 18 giugno, la devozione esplode nel "Tiro della Straula": un enorme carro dei miracoli, privo di ruote, che viene trainato a braccia dai fedeli con lunghe corde, in un rito di partecipazione collettiva che non ha eguali per intensità emotiva.</div><div><br></div><div>Arte, Cultura e Tradizioni</div><div>Naro è un borgo che continua a vivere attraverso la sua eredità:</div><div><br></div><div>La Chiesa Madre: Custodisce capolavori dei Gagini e tele di Domenico Provenzani.</div><div><br></div><div>Biblioteca Feliciana: Un tesoro per gli amanti dei libri antichi, situata nell'ex convento dei francescani.</div><div><br></div><div>Palazzo Malfitano: Sede del Museo della Grafica, uno spazio culturale di altissima valenza.</div><div><br></div><div>Naro ha stregato anche Leonardo Sciascia (che ne scrisse in Kermesse) e rivendica la nascita della prima Sagra del Mandorlo in Fiore nel 1934. Per chi visita il borgo, un'ultima sosta è obbligatoria per gustare la sfincia, il dolce fritto locale che rappresenta l'apoteosi della tradizione gastronomica narese.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 18:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Antichi rituali magici per trovare marito]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000FE"><h3 class="imHeading3">Antichi rituali magici di una Sicilia che fu, tra una prece ed un rito per trovare marito</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Le ragazze, che dopo i diciotto anni rimanevano nubili, erano solite fare voti per trovare marito, e gli antichi rituali magici di una Sicilia che fu, tra una prece ed un rito per trovare marito</div><div class="imTACenter">C’erano delle preghiere da recitare affinché si ricevesse la grazia di una proposta di matrimonio. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Uno degli usi più bizzarri era quello di mettere tre fave sotto il cuscino della ragazza (una intera, una appena pizzicata e una completamente sbucciata) e al risveglio la giovane doveva estrarne una a sorte: se prendeva quella intera allora avrebbe sposato un uomo ricco, quella appena pizzicata stava ad indicare un uomo né ricco e né povero mentre quella sbucciata indicava un uomo povero. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Che vogliamo dimenticarci dei Santi, anch'essi erano chiamati in aiuto ed una di queste preghiere per far trovare martito era:</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">San Pasquale Baylonne</div><div class="imTACenter">protettore de le donne</div><div class="imTACenter">mannammello ‘nu marito</div><div class="imTACenter">janco russo e culurito</div><div class="imTACenter">ha da esse tale e quale</div><div class="imTACenter">como a te Santo Pasquale.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Pasquale (Pascual) Baylón Yubero è stato un religioso ed un mistico spagnolo dell'Ordine dei Frati Minori Alcantarini, proclamato santo, San Pasquale è raffigurato spesso nell'atto di adorare l'ostensorio e con accanto un gregge.</div><div class="imTACenter">Nell'iconografia il santo inoltre è stato rappresentato, insieme a san Pietro d'Alcántara, in ginocchio ai piedi della Madonna del Pozzo Madre e Regina di Misericordia</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Certo tutti questi riti e preghiere non sortivano effetto se la ragazza si faceva passare la scopa sopra i piedi all’atto dello spazzare oppure si sedeva agli angoli dei tavoli, perchè sedersi con un piede del tavolo tra le gambe porta particolarmente sfortuna, sempre per quanto riguarda l'ambito amoroso e matrimoniale. La gamba del tavolo è un elemento di disturbo che potrebbe condizionare la vita sentimentale in modo negativo.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 18:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Un omaggio a Lucio Piccolo cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000FD"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Un omaggio a Lucio Piccolo cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa</h3><div><hr></div><div>Capo d'orlando</div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">A Capo d' Orlando città di mare è ricca di leggende, tradizioni millenarie, arte e cultura, patrono Maria Santissima di Capo d'Orlando 20-22 ottobre. </div><div class="imTACenter">Il suo nome vede i natali il ricordo del valoroso Orlando, paladino leggendario di Carlo Magno, il famoso Rolande del celebre poema epico “La chanson de Roland”. Si narra che il prode , di ritorno da una Crociata in terra Santa, decise di fermarsi proprio qui per un brave soggiorno e il suo nome venne sostituito a quello originario di “Agatirno”.</div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Qui da non perdere troviamo il bellissimo porticciolo turistico, ma anche storia e cultura passeggiando tra le vie del centro, il suo palcoscenico naturale è il mare, spettacolare che regala paesaggi da cartolina. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Villeggiare a Capo D'Orlando, significa rilassarsi nelle sue splendide spiagge, da visitare il Castello Bastione, l'</span><span class="fs12lh1-5">Antiquarium Comunale "Agatirnide", la sera </span><span class="fs12lh1-5">specialmente nei litorali e nella zona della Marina. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Molte le discoteche, che qui vanno ancora per la maggiore e propongono serate molto varie.</span></div><div class="imTACenter"><br></div></div><div>Conosciamo Lucio Piccolo di Calanovella, poeta e musicologo</div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Con la sosta nella cittadina di Capo d'Orlando, è d’obbligo per approfondire la conoscenza della vita e dell' opera di Lucio Piccolo. </div><div class="imTACenter">Qui il Barone Lucio Piccolo di Calanovella, visse quasi sempre appartato, fino al 1932 a Palermo, quindi trasferitosi a Villa Piccolo, a Capo d'Orlando, &nbsp;insieme alla madre e ai fratelli, alieno da ogni forma di mondanità. </div><div class="imTACenter">Talvolta si recava anche a Sinagra o a Ficarra, dove possedeva proprietà.</div><div class="imTACenter">Villa Piccolo è la dimora ove abitarono i Piccolo di Calanovella situata sulle colline di Capo d’Orlando, la casa, oggi museo, è immersa in uno splendido scenario naturale: un parco di oltre venti ettari, composto da un giardino lussureggiante, con originali specie di piante rare, circondato da una campagna di ulivi e alberi d’agrumi. All’interno della casa, gli ambienti rispettano l’impostazione data a suo tempo dai suoi abitanti, con le stanze dei tre fratelli Piccolo e di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, loro cugino primo.<br></div><div class="imTACenter">Qui fin dal 1978, esiste un museo, realizzato proprio nella villa in cui il poeta visse quasi tutta la vita in compagnia dei fratelli Casimiro e Agata Giovanna. I Piccolo di Calanovella nella silenziosa tranquillità della loro villa si dedicarono ciascuno alla propria arte e alle proprie passioni: Agata Giovanna, la più grande, si interessava soprattutto di botanica, mentre Casimiro si dilettava di pittura ad acquerello e di fotografia. La loro casa è lo specchio della loro cultura e del loro modo di vivere.</div><div class="imTACenter">Nella casa-museo è possibile ammirare preziose collezioni di ceramiche e di quadri. Custodisce, inoltre, una biblioteca con migliaia di volumi e un archivio storico, con stampe e documenti d’epoca. Al pianterreno si trova anche la suggestiva collezione di “acquerelli magici” dipinti da Casimiro Piccolo.</div><div class="imTACenter">E' anche famosa per il cimitero dei cani, perchè ciascun cane e ciascun gatto vissuto a Villa Piccolo qui ha la propria sepoltura. Le lapidi recano i nomi degli animali che appartennero ai tre fratelli. </div><div class="imTACenter"><br></div><div>Ficarra ed il Centro Lucio Piccolo di Calanovella</div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">A breve distanza dal mare, troviamo il paese di Ficarra, è un borgo di origine medievale, patrono: Maria Santissima Annunziata 25 marzo e 3-5 agosto, adagiato su un costone roccioso al limitare del Parco dei Nebrodi, lontano dai flussi turistici, ma ricco di inattesi tesori. </div><div class="imTACenter">Qui, perché è presente il Centro Lucio Piccolo di Calanovella, un museo-laboratorio dedicato alla vita e all' opera del poeta siciliano realizzato grazie ai materiali e ai documenti a lui appartenuti e messi a disposizione dall' erede Giuseppe Piccolo. </div><div class="imTACenter">Il museo è allestito in alcune sale del palazzo Milio, stanze affrescate che comprendono i mobili dello studio privato del poeta, la sua biblioteca, composta da circa duemila volumi, documenti, manoscritti, immagini e oggetti personali. Non solo museo, comunque, ma anche centro studi con la finalità di promuovere la conoscenza delle opere di Lucio Piccolo. </div><div class="imTACenter">Nella parte più elevata fu costruito, nel Duecento, il castello del signore feudale, oggi ridotto a un rudere. Il monumento religioso più importante è la Chiesa Madre, intitolata all' Annunziata, dalla bella facciata settecentesca caratterizzata da un grande portale. In posizione rialzata rispetto all' abitato, fu fondata nel Cinquecento. All' interno sono custodite numerose opere marmoree, fra le quali una statua dell'Annunziata, sull' altare dell'omonima cappella, un opera di Antonello Gagini. Nella cappella di sinistra, intitolata al Sacramento, si può ammirare un polittico di Antonello da Messina. </div><div class="imTACenter">Altri palazzi sono, palazzo Piccolo secentesco, casa Ferraloro e la "casa di Macalda" dall' imponente portale. </div><div class="imTACenter">Dal paese si raggiunge facilmente il vicino Parco dei Nebrodi.</div><div class="imTACenter"><div><a href="https://www.facebook.com/proloco.ficarra/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/proloco.ficarra/</a></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div>Sinagra ed il castello Piccolo di Calanovella</div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il paese di Sinagra, un territorio, collocato fra i Nebrodi e il Tirreno, in questo scampolo di terra, che guarda in lontananza il Mongibello e dall’altra parte il mare azzurro, patrono: san Leone 8 maggio.</div><div class="imTACenter">Con la Chiesa Madre dedicata a San Michele Arcangelo, è di epoca ottocentesca. L’edificio Sacro presenta una pianta a croce latina con navata unica.</div><div class="imTACenter">Chiesa del Convento la più antica è la Chiesa del Crocifisso, denominata Chiesa del Convento, con l’annessa torre campanaria di età medievale; è un raro esempio di tempio a due navate con colonne in pietra lavorata, che risale al periodo fra la fine del 1400 e l’inizio del 1500. All’interno si trova una statua in marmo di Santa Caterina di scuola gaginesca e un Crocifisso ligneo forse del 1400, custodito in un artistico armadio a cassettone, decorato con bellissimi dipinti raffiguranti scene della Passione di Gesù.</div><div class="imTACenter">Presso il castello Piccolo di Calanovella in C,da Solicchiata, oggi abitato dalla nipote di Lucio Baronessa Mariel. Piccolo, che non si sposò mai, ebbe da Maria Paterniti l’atteso erede, Giuseppe Giovanni Piccolo di Calanovella (Ficarra, 24 giugno 1960 - Palermo, 1° luglio 2012), su cui decise di far confluire il patrimonio materiale e culturale della famiglia. Da Giuseppe e da sua moglie Gaetana Guadalupi nacque a Messina, il 23 marzo 1991, Mariel (all’anagrafe Mariella) Piccolo di Calanovella.</div><div class="imTACenter">In questo luogo dove i Nebrodi hanno accolto Lucio Piccolo e la sua Famiglia e non è un caso se la Pro Loco di Sinagra, agisca come una sorta di apripista in un percorso di ricordo e rivalutazione storica dei luoghi e della memoria delle cose e degli uomini.</div><div class="imTACenter">L’intento è quello di recuperare lo spirito di appartenenza, che hanno visto protagonisti i Piccolo di Calanovella, nel castello era custodito il prezioso scambio di lettere tra il poeta e il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa, autore del celebre Gattopardo. Il libro racconta la storia di un’amicizia speciale.</div><div class="imTACenter"><div><a href="https://www.facebook.com/CastelloPiccolodiCalanovella/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/CastelloPiccolodiCalanovella/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 13 Mar 2023 21:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La piattaforma d’arte indipendente di Untitled Association]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.exibart.com/arte-contemporanea/sicilia-orientale-la-piattaforma-darte-indipendente-di-untitled-association/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000FC"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia Orientale, la piattaforma d’arte indipendente di Untitled Association</h3><div><hr></div><div>Untitled Association promuove la seconda edizione di Sicilia Orientale, piattaforma volta a intercettare le realtà della Regione più attive nell’arte contemporanea. Con base a via raffineria</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Una mappatura in progress degli spazi indipendenti e delle realtà attive nell’arte e nella cultura contemporanee, attivi in un’area geografica molto specifica. Promossa da Untitled Association e a cura di Gaia Bobò, Giulia Caruso e Maria Vittoria Di Sabatino, Sicilia Orientale è la piattaforma di ricerca, relazione e valorizzazione che, arrivata alla seconda edizione, è volta a intercettare e mettere in rete – anche a livello nazionale – il fermento delle realtà che contribuiscono alla vitalità culturale del territorio.</span><br></div><div><br></div><div>«Sicilia Orientale si offre come occasione per ripensare le dinamiche di accessibilità dell’arte contemporanea fuori dall’orbita dai circuiti ufficiali, promuovendo la ricerca di realtà indipendenti e/o strutturate», spiegano gli organizzatori. Dal 2022, Sicilia Orientale è contenuto da via raffineria, un progetto indipendente per la promozione di arte e ricerca contemporanee nato a Catania nel 2019.</div><div><br></div><div>Nel suo primo anno di attività, Sicilia Orientale ha lanciato CORO, un archivio di registrazioni vocali di artiste e artisti della Sicilia volto ad offrire suggestioni circa la loro poetica, ponendola in relazione al territorio. Le registrazioni pubblicate nel corso dell’inverno / autunno del 2021 sono accessibili dai canali Instagram di Untitled Association e via raffineria. Il progetto si sviluppa principalmente online: con una newsletter volta a rendere nota la programmazione per l’estate 2022 e con attività di divulgazione sui canali social di Untitled Association e via raffineria.</div><div><br></div><div>Per ogni edizione di Sicilia Orientale è scelto il lavoro di un artista come immagine guida del progetto. Per il 2022, è stata selezionata l’opera Las Tres Gracias (2017), di Alejandra Hernández, parte della mostra personale “As long as we have each other”, tenuta dall’artista presso Galleria Laveronica, a Modica.<img class="image-0" src="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/images/so.png"  width="500" height="354" /></div><div><br></div><div>Fanno parte della rete del progetto: Studio Casoli (Filicudi, ME), Fiumara d’Arte (varie località tra i Nebrodi, ME), SoundBOE c/o, Villa Paradiso-Bonaccorsi (Capo Milazzo, ME), Collettivo Flock (Barcellona Pozzo di Gotto, ME), WhereWhereWhere (progetto nomadico), SARP (Linguaglossa, CT), Fondazione OELLE Mediterraneo Antico (Aci Castello, CT), Collica &amp; Partners (San Gregorio di Catania, CT), viaraffineria (Catania, CT), massimoligreggi (Catania, CT), On The Contemporary (Catania, CT), Fondazione Brodbeck (Catania, CT), 2LAB (Catania, CT), Aitho (Catania, CT), BOCS (Catania, CT), RITMO (Catania, CT), A-Cinque (Catania, CT), Zō Young (Catania, CT), SUQ Magazine (Augusta, SR), San Sebastiano Contemporary (Palazzolo Acreide, SR), ARTECONTEMPORANEA It-Be c/o Ex Caserma Cassonello (Noto, SR), Galleria Eduardo Secci c/o Palazzo Trigona (Noto, SR), Villa Iblea (Ragusa, RG), Galleria Laveronica (Modica, RG), SACCA (Pozzallo, RG).</div><div><br></div><div>Sicilia Orientale si avvale della media partnership di Balloon Project, piattaforma di studio e ricerca nell’ambito dell’arte contemporanea fondata nel 2012 a Catania. L’identità grafica è a cura di Avaja (Catania), Circolo ricreativo di design territoriale.<div><br></div><div>Untitled Association è un’associazione senza fini di lucro fondata nel 2010, con l’obiettivo di realizzare e promuovere manifestazioni legate al mondo dell’arte contemporanea in Italia dando loro un’eco anche internazionale e stringendo stimolanti sinergie con istituzioni ed enti organizzatori delle più interessanti manifestazioni d’arte contemporanea nazionali.</div><div><br></div><div>Pietro Librizzi (Palermo, 1993) si è laureato al Goldsmiths’ College di Londra nel 2016 con una triennale in Belle Arti, lavora prevalentemente in pittura e vive tra Roma e Petralia Soprana (Palermo) dove gestisce uno spazio-progetto di nome casapiena microcentro. Nel 2020 è stato borsista del programma studio CASTRO Projects a Roma.</div><div><br></div><div>Balloon Project è una piattaforma di studio e ricerca nell’ambito della cultura visiva contemporanea attiva dal 2012. Promuove e diffonde le arti visive attraverso progetti di curatela, comunicazione e micro-editoria indipendente. Si occupa anche di design, moda, musica, progetti intermediali, mantenendo sempre un approccio trasversale e dialogico.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Spazi coinvolti (Primo itinerario):</span><br></div><div><br></div><div>Collettivo Flock</div><div><span class="fs12lh1-5">Il Collettivo Flock opera dal 2013 in Sicilia nell’ambito dell’arte contemporanea. Lavora soprattutto sul territorio, coinvolgendo nel proprio percorso altre realtà e singoli artisti e artiste, nonché artigiani e artigiane, in una logica che privilegia la trasversalità degli incontri e la ricchezza dei linguaggi.</span><br></div><div><br></div><div>Teatro Antico di Taormina</div><div><span class="fs12lh1-5">In occasione del centenario della nascita di Pietro Consagra, il Teatro Antico di Taormina presenta la mostra Pietro Consagra. Il colore come materia. L’esposizione è promossa dalla Regione Siciliana, Assessorato ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Parco Archeologico Naxos-Taormina, con l’organizzazione di Electae in collaborazione con l’Archivio Pietro Consagra.</span><br></div><div><br></div><div>Una Boccata d’Arte</div><div><span class="fs12lh1-5">Una Boccata d’Arte è un progetto di Fondazione Elpis, in collaborazione con Galleria Continua e con la partecipazione di Threes Productions, volto a promuovere l’incontro tra arte contemporanea e bellezza storico artistica dei borghi più evocativi d’Italia. A Centuripe, è presentato il progetto di mostra personale dell’artista Renato Leotta.</span><br></div><div><br></div><div>Fondazione OELLE</div><div><span class="fs12lh1-5">La Fondazione OELLE Mediterraneo Antico si pone l’obiettivo di dare vita a progetti di valorizzazione dell’arte e delle culture del Mediterraneo, creando sinergie e reti con altri enti al fine di intraprendere percorsi condivisi, azioni di presidio sul territorio, ibridazioni tra generi, spazi di diffusione e confronto.</span><br></div><div><br></div><div> </div><div><span class="fs12lh1-5">via raffineria</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">viaraffineria è un progetto indipendente per la promozione di arte e ricerca contemporanea con sede a Catania. Lo spazio è situato nel cuore della vecchia area industriale della città, in un ex magazzino di ricambi per auto limitrofo al complesso Le Ciminiere.</span><br></div><div><br></div><div>UNFOLD</div><div><span class="fs12lh1-5">UNFOLD è un’associazione culturale no profit fondata nel 2017 con sede a Palazzo Biscari. L’associazione</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">ha come scopo principale quello di ideare e produrre mostre di arte contemporanea e progetti site-specific in luoghi siciliani di interesse storico-artistico.</span><br></div><div><br></div><div>Collica &amp; Partners</div><div><span class="fs12lh1-5">Fondata nel 2021, nel pieno della pandemia, la galleria di Gianluca Collica e Maurizio D’Agata propone mostre, discussioni e iniziative incluse in percorsi tematici che, partendo dalle istanze proprie della cultura contemporanea siciliana, offrono un confronto con contesti culturali differenti in cui è in discussione il ruolo dell’arte all’interno della società.</span><br></div><div><br></div><div>Fondazione Brodbeck</div><div><span class="fs12lh1-5">La Fondazione Brodbeck, costituita nel 2007, è situata all’interno di un complesso postindustriale nel cuore del quartiere storico e popolare di San Cristoforo a Catania. La Fondazione espone opere appartenenti alla Collezione Paolo Brodbeck, ospita artisti per dar loro modo di abitare e lavorareanche su grandi produzioni.</span><br></div><div><br></div><div>Massimo Ligreggi</div><div><span class="fs12lh1-5">Fondata nel 2019, la Galleria massimoligreggi viene definita dallo stesso Massimo “Una scuderia di artisti contemporanei dove l’arte non ha età”. Con una selezione di nomi e media su cui puntare: pittura, scultura, applicazioni digital.</span><br></div><div><br></div><div>BOCS</div><div><span class="fs12lh1-5">BOCS, Box Of Contemporary Space, è uno spazio esterno al circuito espositivo tradizionale. È il primo “artist-run space” a Catania ufficialmente costituito. Un contenitore “crudo” e versatile, &nbsp;al cui interno le produzioni artistiche interagiscono a 360°.</span><br></div><div><br></div><div>Castello Maniace</div><div><span class="fs12lh1-5">Passi, la coinvolgente installazione itinerante di Alfredo Pirri (Cosenza, 1957), giunge per la prima volta in Sicilia, operando un’affascinante trasformazione di un monumento millenario grazie alla forza concettuale e al potere visionario dell’arte contemporanea.</span><br></div><div><br></div><div>San Sebastiano Contemporary</div><div><span class="fs12lh1-5">San Sebastiano Contemporary è uno spazio aperto agli artisti e alle arti figurative, nato a Palazzolo Acreide da un’idea di Davide Bramante. La programmazione artistica è curata da Aldo Premoli.</span><br></div><div><br></div><div>Museo del Mare – Calabernardo</div><div><span class="fs12lh1-5">Il Museo del Mare di Calabernardo apre i suoi spazi al contemporaneo grazie alla mostra Mare Dentro / Mare Fuori, prodotta da Mediterraneo Sicilia Europa Onlus e che riunisce le opere di venti autori in un’ottica interdisciplinare.</span><br></div><div><br></div><div>Planeta Sessions</div><div><span class="fs12lh1-5">Planeta Sessions è un progetto culturale di Germano Centorbi (Kadmonia) e Ignazio Mortellaro (Radiceterna Arte e Ambiente), promosso dalle cantine Planeta. L’iniziativa vuole creare un’esperienza per il pubblico finalizzata ad arricchire la fruizione della cantina – intesa come apparato produttivo organico al territorio circostante – e il contatto con la natura, lavorando su contenuti che coniughino il momento contemplativo dell’arte e l’energia naturale del territorio di Buonivini.</span><br></div><div><br></div><div> </div><div><span class="fs12lh1-5">Galleria Laveronica</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Laveronica arte contemporanea è stata fondata nel 2007 nella città di Modica. Il programma della galleria si concentra su artisti internazionali, politicamente e socialmente orientati come Johanna Billing, Marianna Christofides, Giovanni De Lazzari, Igor Grubic, Adelita Husni-Bey, Uriel Orlow, Moira Ricci, e Amir Yatziv.</span><br></div><div><br></div><div>SACCA</div><div><span class="fs12lh1-5">SACCA (acronimo di Sicilia, Arte, Cultura, Cucina, Artigianato) si compone di diverse sezioni: gallery (arte contemporanea), design, excellence ed experience sono le principali. Nelle prime due è possibile trovare un mix di nomi affermati e giovani promesse. Nelle altre, tanta passione ed esperienza per offrire alcune delle eccellenze enogastronomiche siciliane e far scoprire le bellezze e le peculiarità di questo territorio.</span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Feb 2023 17:42:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-piattaforma-d-arte-indipendente-di-untitled-association</link>
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			<title><![CDATA[Geraci Siculo ed il Salto dei Ventimiglia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F9"><h3 class="imHeading3">Geraci Siculo ed il Salto dei Ventimiglia</h3><div>Il Salto dei Ventimiglia lo potete trovare a Geraci Siculo, poco oltre la chiesa di San Giuliano, in corrispondenza del vicolo Mendolilla. E’ una delle principali attrazione di questo borgo siciliano.</div><div>Inaugurato nel 2014, il Salto dei Ventimiglia rievoca un episodio importante della storia dei Ventimiglia di Geraci. Una delle famiglie nobili più potenti e influenti di Sicilia per almeno quattro secoli. </div><div>Il Borgo passa a questa aristocratica famiglia nel 1258, quando Enrico II Ventimiglia sposa la contessa Isabella di Geraci. Divenendo così conte di Geraci.</div><div>La storia narra che il Conte di Ventimiglia morì lanciandosi in sella al suo cavallo, sul punto dove ora sorge il “Salto dei Ventimiglia”. Il suo gesto fu fatto, pur di non farsi catturare dall’esercito nemico. L’esercito del conte era insufficiente per contrastare le forze reali. Così Francesco di Ventimiglia, dopo essere rimasto assediato nella sua dimora decise di chiedere aiuto ai suoi vassalli, con scarsi esiti. Nel tentativo di placare i tumulti, il conte uscì dal castello ed inseguito dai nemici, si lanciò dal burrone, dove ora sorge l’opera urbana. Fu un moto d’orgoglio, per evitare la sua cattura ed uccisione da parte dei nemici </div><div>Si tratta d’un affaccio urbano, costruito in vetro e acciaio, che si protende nel vuoto per tre metri, la struttura, che si stacca dalla parete permette ai turisti di camminare nel vuoto, per u breve tratto con un panorama mozzafiato sotto i piedi. Il pavimento è anch’esso costruito in vetro, che permette di camminare, con un panorama eccezionale a 360º anche sotto i nostri piedi.</div><div>Il borgo di Geraci Siculo non è conosciuto solo per il “Salto dei Ventimiglia”, ma è un borgo fatto di storia e tradizioni, è inserito all’interno del territorio del Parco delle Madonie.</div><h3 class="imHeading3">Parco delle Rimembranze a Geraci Siculo</h3><div>All’ingresso di Geraci Siculo, dal Parco delle Rimembranze, possiamo notare i ruderi del Castello, il monumento della Pace universale presente nel parco, è un’opera, realizzata dallo scultore Tommaso Geraci, venne realizzata nel 1986 all’interno del Parco delle Rimembranze, dedicato ai caduti delle due grandi guerre mondiali. Il monumento si compone di 9 pannelli costellati da una serie di bassorilievi raffiguranti illustrazioni drammatiche e liriche. Queste simboleggiano i padri della Pace universale, grandi ed alte figure che continuano ad incarnare eternamente i valori di pace ed umanità per tutte le nuove generazioni. </div><h3 class="imHeading3">Ex convento dei Padri Cappuccini</h3><div>Da visitare l’ex convento dei Padri Cappuccini è un luogo da non perdere. I Padri Cappuccini si insediarono a Geraci nel 1689 ed eressero il loro convento in una posizione isolata, nella vallata a ovest dell’abitato. Ora la struttura è adibita a museo etnoantropologico. Come da regola francescana, l’architettura del convento da loro realizzato è volta alla massima semplicità. Secondo un impianto tipologico consueto, si organizza attorno a un chiostro quadrato, avente su due lati portici con archi. Il convento si sviluppava su due livelli: al piano terra, oltre alla chiesa che occupa il lato occidentale, erano sistemati i locali di servizio e il refettorio, mentre al piano superiore si trovavano le celle dei frati.</div><h3 class="imHeading3">L’ex convento degli Agostiniani</h3><div>L’ex convento degli Agostiniani, è situato nella parte meridionale del paese, è costituito da un piano terra e da un primo piano e si prolunga con un loggiato attiguo alla chiesa formato da sette arcate delle quali due ancora aperte e cinque murate.</div><div><span class="fs12lh1-5">La struttura confina con la chiesa dedicata al Patrono del borgo, San Bartolomeo.</span><br></div><div>Un’altra cosa vedere a Geraci Siculo, sono i resti dell’antico castello, risalente appunto all’epoca bizantina, sorge nel punto più alto del borgo. Ad oggi restano visibili solo alcuni ruderi come gli angoli delle torri, le cisterne vuote e le feritoie. La chiesetta di Sant’Anna invece è l’unico edificio integro.</div><h3 class="imHeading3">Feste e tradizioni del borgo di Geraci Siculo</h3><div>Caratteristiche sono le tradizioni del borgo, fra cui vanno ricordate la festa del ringraziamento, e la festa del Crocifisso. Tra le manifestazioni il torneo cavalleresco in costume d’epoca denominato “Giostra dei Ventimiglia “.<br></div><div>La Festa dell SS. Crocifisso- 3 maggio, la Festa del Patrono e del Protettore – agosto/settembre, la Giostra dei Ventimiglia, rievocazione storica- prima settimana di agosto, quella di San Giacomo apostolo, protettore della nostra Geraci, la cui festa si celebra la seconda domenica di agosto, il patrono di Geraci Siculo è San Bartolomeo. La sua festa si celebra il 24 agosto di ogni anno e rappresenta a Geraci anche la conclusione della stagione estiva.</div><div>A Carvaccata di Vistiamara, la Festa dei Pastori – terza domenica di luglio ogni 7 anni</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 25 Feb 2023 19:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'antico orologio astronomico nel centro storico di Trapani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F8"><h3 class="imHeading3">L'antico orologio astronomico nel centro storico di Trapani</h3><div>Forse non tutti lo sanno, ma per vedere da vicino uno dei più antichi orologi astronomici d’Europa è sufficiente visitare la Sicilia. </div><div>Basta andare a Trapani e passare dalla Porta Oscura, sottostante la Torre dell’Orologio. Questa porta, costruita intorno al Trecento, segna il confine tra il nucleo originario della città fortificata e l’espansione a ovest del periodo aragonese.</div><div><br></div><div>Già durante il periodo cartaginese Trapani era caratterizzata dalla presenza di diverse torri d’avvistamento che racchiudevano la città all’interno di un quadrilatero fortificato a cui si accedeva attraverso delle grandi porte. <span class="fs12lh1-5">Torre Vecchia, Torre del Castello di Terra, Torre Pali, Torre di Porta Oscura o dell’Orologio.</span></div><div><br></div><div>Durante le guerre puniche, il generale cartaginese Amilcare Barca costruì la quinta torre, il Castello della Colombaia, oggi detto Castello di Mare. </div><div><br></div><div>Porta Oscura è l’unica rimasta delle quattro di accesso al nucleo urbano, a forma quadrangolare che caratterizzava Trapani nell’antichità. In quel periodo l'orologio non era presente, fu collocato sulla torre l’orologio, in modo che i suoi rintocchi fossero uditi da ogni parte della città. Per fare ciò l’arco della porta venne abbassato e da allora, per via della diminuzione della luminosità, la porta venne denominata Porta Oscura.</div><div><br></div><div>La suddetta porta, è stata tra le quattro quella più a Nord della città fortificata. Dopo i lavori di costruzione della facciata del Palazzo Senatorio, avvenuti nel 1678, anche la Torre subì delle trasformazioni, con l’accorpamento al Palazzo.</div><div><br></div><div>Nel 1825, smise di funzionare l’orologio della Torre, che lasciò spazio ai nuovi orologi della facciata del Palazzo Senatorio. Solo negli ultimi anni l’orologio è stato restaurato grazie al quale le sue lancette sono state rimesse in moto.</div><div><br></div><div>L’orologio, quasi nascosto dall’adiacente Palazzo Cavarretta, è stato progettato e realizzato dal mastro trapanese Giuseppe Mennella su ordine dei Giurati nel 1596. Il marmo utilizzato è stato estratto dalla cava Rizzuto (Valderice). Esso è formato dal Quadrante “Sole” e dal Lunario .Il grande foro che si trova al centro del Lunario rappresenta il Pianeta Terra. I due quadranti sono circolari con inserzioni in piombo fatte a mano con bordo in pietra azzurra raffigurante il cielo.</div><div><br></div><div>Nel quadrante in basso, quello della luna, la lancetta con la Luna, spostandosi in direzione antioraria, segna le varie fasi lunari, mentre la seconda lancetta scandisce il mese lunare, ovvero il periodo che impiega la luna per compiere un ciclo completo di fasi, 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi.</div><div><br></div><div>L’inizio di ogni stagione ha un segno cardinale (ariete-equinozio di primavera; bilancia-equinozio d’autunno; cancro-solstizio d’estate; capricorno-solstizio d’inverno).</div><div><br></div><div>Nel quadrante della Luna, il disco della Luna segnala tutte le fasi delle neomenie alla decrescenza. La seconda lancetta segna i 29 giorni, 12 ore e 44 minuti e 3 secondi lunari. Ci sono quattro posizioni fondamentali, rappresentati nella figura a lato e nell’elenco sottostante &nbsp;dai numeri dispari, e quattro fasi intermedie.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nel quadrante del Sole, la lancetta con la punta giglio scandisce le 24 ore, mentre la lancetta del Sole segna il moto apparente del Sole intorno alle case dello Zodiaco,</span><br></div><div>fissando gli Equinozi e i Solstizi e quindi segnando l’alternanza delle Stagioni.</div><div>I Segni Cardinali sono quelli che stanno all’inizio di ogni stagione:</div><div><br></div><div>L’Ariete fissa l’Equinozio di Primavera</div><div>La Bilancia fissa l’Equinozio di Autunno</div><div>Il Cancro segna il passaggio del solstizio d’Estate</div><div>Il Capricorno segna il solstizio d’Inverno</div><div><br></div><div>Nel quadrante della luna, i<span class="fs12lh1-5">l disco della Luna segna, in senso antiorario , tutte le fasi dalle neomenie alla decrescenza, inoltre la seconda lancetta segna i 29 giorni 2 ore e 44 minuti e 3 secondi lunari. Vi sono quattro posizioni fondamentali, rappresentati nella figura a lato e nell'elenco sottostante dai numeri dispari, e quattro fasi intermedie:</span></div><div><br></div><div>Luna nuova, <span class="fs12lh1-5">Luna crescente, </span><span class="fs12lh1-5">Primo quarto, </span><span class="fs12lh1-5">Gibbosa crescente, </span><span class="fs12lh1-5">Luna piena, </span><span class="fs12lh1-5">Gibbosa calante, </span><span class="fs12lh1-5">Ultimo quarto, </span><span class="fs12lh1-5">Luna calante</span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 15:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Troina, capitale normanna di Sicilia ed il Museo della Fotografia Robert Capa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F7"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Troina, la prima capitale normanna di Sicilia ed il Museo della Fotografia interamente dedicato a Robert Capa</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Troina è una cittadina di grande valore storico e culturale, famosa per essere stata la prima capitale normanna di Sicilia, proclamata tale da Ruggero I di Sicilia dopo la sua conquista dell’isola nel 1061. La città, che si trova nell’entroterra della provincia di Enna, è costruita su una collina a circa 1.000 metri sul livello del mare, dalla quale domina le vallate circostanti, offrendo un panorama mozzafiato. Questa posizione strategica fu determinante per il suo ruolo di avamposto militare e amministrativo sotto i Normanni, favorendo il suo sviluppo e la sua importanza nell'epoca medievale.<div><br></div><div>Il borgo di Troina fu un importante centro di potere durante il periodo normanno, ma con l’arrivo degli Angioini (XIV secolo) iniziò a conoscere un lento declino, pur continuando a custodire testimonianze della sua grandezza passata. Tra i monumenti più significativi della città spiccano l’imponente Cattedrale di Santa Maria Assunta, che domina la piazza centrale, il Castello Normanno, costruito su una preesistente fortificazione bizantina, e i resti del monastero di San Michele Arcangelo. Un altro sito importante è la chiesa di San Nicolò Scalforio, di origini medievali, che conserva al suo interno opere artistiche di valore. Inoltre, l’antica chiesa di San Silvestro, risalente al XVII secolo, è un esempio significativo dell'arte barocca siciliana.</div><div><br></div><div>Troina è anche famosa per la sua tradizione artigianale e per i prodotti tipici del suo territorio, come i formaggi, l'olio d’oliva e il vino. Il borgo è un ottimo punto di partenza per esplorare il parco naturale dei Monti Nebrodi, un'area ricca di flora e fauna che rappresenta uno degli angoli più selvaggi e incontaminati della Sicilia.</div><div><br></div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Museo della Fotografia intitolato a Robert Capa</h3><div><hr></div><div>Nel cuore del centro storico di Troina, presso il Palazzo Pretura, sorge il Museo della Fotografia Robert Capa, inaugurato il 1° ottobre 2021. Questo museo è un omaggio al celebre fotografo ungherese, che documentò con le sue immagini lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel 1943, durante l'Operazione Husky, che segnò l'inizio della liberazione dell'isola dalla occupazione italo-tedesca. Durante quella campagna, Capa, insieme a altri fotoreporter della Magnum Photos, ha immortalato i momenti più drammatici della guerra e le difficoltà della popolazione civile siciliana.</div><div><br></div><div>Il museo ospita la collezione fotografica Fragments of War in Sicily, composta da 62 stampe fotografiche, la maggior parte inedite, provenienti da negativi originali. Le immagini, scattate tra il 30 luglio e il 6 agosto 1943, ci restituiscono non solo le scene di guerra e battaglia, ma anche il dolore e la sofferenza della popolazione siciliana, testimone della distruzione e della paura. La scelta di Troina come sede del museo è significativa: proprio in questa città, durante la Seconda Guerra Mondiale, si svolse una delle battaglie più cruente del conflitto, documentata in modo emblematico dal fotografo Robert Capa.</div><div><br></div><div>Oltre alle fotografie di Capa, il museo ospita anche alcuni scatti provenienti dall'International Center of Photography (ICP) di New York e altri materiali storici legati al periodo della Seconda Guerra Mondiale in Sicilia. Il Museo della Fotografia di Troina è stato fortemente voluto dal sindaco Fabio Venezia e realizzato in collaborazione con la Fondazione Famiglia Pintarua, ed è diventato un punto di riferimento per la valorizzazione della memoria storica e della fotografia di guerra.</div><div><br></div><div>Capa, fondatore della Magnum Photos insieme a Henri Cartier-Bresson, fu un pioniere del fotogiornalismo. Le sue foto non solo documentano la realtà dei conflitti, ma raccontano anche la tragedia umana attraverso scatti intensi e coinvolgenti. La sua celebre frase: “Se le tue foto non sono buone, è perché non ti sei avvicinato abbastanza” riflette la sua filosofia di lavoro, sempre vicino al soggetto, pur mettendo a rischio la sua vita per ottenere scatti autentici.</div><div><br></div><div>La città e il territorio di Troina oggi</div><div><hr></div><div>Oltre al suo patrimonio storico, Troina è oggi anche un punto di riferimento per gli appassionati di natura e trekking. La città è un importante ingresso per il Parco dei Nebrodi, il più grande parco naturale della Sicilia, che offre numerosi sentieri escursionistici, aree per il birdwatching e percorsi di immersione nella natura selvaggia e incontaminata. Il territorio circostante è ricco di flora e fauna, con una particolare abbondanza di suini neri dei Nebrodi, una razza autoctona utilizzata per la produzione di pregiati salumi.</div><div><br></div><div>Troina è anche un punto di passaggio per chi desidera esplorare la Sicilia centrale, con le sue tradizioni agricole, le sue produzioni enogastronomiche e il suo forte legame con la storia medievale. La città ospita anche eventi culturali e festival legati alla musica, all’arte e alla gastronomia, diventando così un polo di attrazione turistica per chi cerca una Sicilia autentica e ricca di storia.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 17:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Avola non è l'unica città siciliana con pianta esagonale]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F6"><h3 class="imHeading3">Avola come Granmichele e la pianta esagonale </h3><div><div>Avete mai sentito parlare della pianta esagonale di Avola Sì? Bene, sapete che non è l'unica città in Sicilia ad averla? Scopriamo insieme altre città con questa caratteristica, anche Grammichele, è una città dalla pianta esagonale, meglio conosciuta per il vino pregiato Nero D’Avola e la famosa Mandorla Pizzuta, la città offre ai visitatori numerosi spunti turistici.</div><div>Si trova tra Siracusa e Noto, in una posizione strategica per un itinerario tra le città più belle della Sicilia Sud orientale.</div></div><div><br></div>La pianta esagonale di Grammichele è nota in tutto il mondo, basta dare uno sguardo alle riprese aeree della cittadina, fu il principe Carlo Maria Carafa Branciforti, che decise di fondare Grammichele (precedentemente Occhiolà). L’idea era rivoluzionaria: una città con una pianta interamente esagonale. A dare forma a quella idea, fu l’architetto Michele da Ferla.<div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Cosa vedere ad Avola?</h3><div>Teatro Garibaldi; <span class="fs12lh1-5">L’esagono di Avola con le piazze e le chiese più importanti della città; </span><span class="fs12lh1-5">Museo della Mandorla</span></div><div>Tonnara di Avola; <span class="fs12lh1-5">Chalet sul mare</span></div><div><br></div><div>Quella pianta esagonale nacque in seguito al terribile terremoto del 1693, che distrusse il primo insediamento.</div><div>Il destino di diverse località della Sicilia è stato segnato da eventi nefasti come terremoti ed Avola non fa difetto, con la sua pianta esagonale ne è una dimostrazione.</div><div>L’antica Abola era una città fortificata, dotata di castello e oltre venti chiese, situata su un alto colle degli Iblei. Il terremoto dell’11 gennaio del 1693 la distrusse completamente, ma il marchese Nicolò Pignatelli, la fece ricostruire in pianura ed in prossimità del mare. </div><div>Angelo Italia, ispirandosi ai trattati d’architettura del Rinascimento, concepì una pianta geometrica di forma esagonale. All’interno dell’esagono fu creata una rete viaria ortogonale nella quale i due assi centrali, strada Cassaro e strada del Corso (gli attuali corsi Garibaldi e Vittorio Emanuele), determinarono una croce. La croce rappresentava il simbolo e la consacrazione del marchesato alla religione cristiana. I due corsi delinearono pure i quattro quartieri dell’impianto urbano e, al loro incrocio, la piazza Maggiore. </div><div>Ai lati si posero la Chiesa Madre e il palazzo del feudatario con la Torretta dell’Orologio. Altre quattro piazze furono collocate nei punti terminali della “croce” e in esse si costruirono importanti edifici sacri. Nel nuovo impianto urbano sorsero anche notevoli edifici, come i palazzi Modica, Lutri e Guttadauro. Nei primi anni del Novecento fiorì l’edilizia privata, che privilegiò lo stile Liberty. </div><div>Nel 1929 la pianta esagonale di Avola fu congiunta al mare e si costruí la Rotonda. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La scacchiera di Belpasso è un altra storia</h3><div>Ad aggiungersi alla lista, ritroviamo un’altra città siciliana e sempre in provincia di Catania. Il comune di Belpasso, infatti, presenta una peculiare pianta a scacchiera che fu pensata sin dalla fondazione della città nel 1694. Il progetto fu opera dell’architetto Michele Cazzetta, il quale disegnò isolati simmetrici di forma quadrata. Per questo motivo, il comune si è guadagnato il soprannome di “scacchiera dell’Etna”.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 17:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le Camere dello Scirocco]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F5"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le Camere dello Scirocco</h3><div><hr></div><div>L’uomo ha da sempre cercato riparo dalle forze della natura, ad esempio le camere dello scirocco, quello che non può governare ma ciò a cui vuole sottrarsi.</div><div>Le Camere dello Scirocco nascono in Sicilia verso il 1700, grazie all’ingegno della nobiltà siciliana che trascorreva le estati in quelle che erano le case di villeggiatura. In esse, non poteva mancare una stanza, in grado di mantenersi fresca quando era presente lo scirocco, un vento caldo proveniente da sud-est.</div><div>Queste Camere dello Scirocco venivano ricavate ritagliando la roccia calcarenitica del suolo e creando al suo interno dei veri e propri rivoli d’acqua grazie ai qanat, acquedotti sotterranei. Una sofisticata tecnologia idrica nata in oriente, che ben presto si diffuse in tutto il Mediterraneo.</div><div>A rendere ancora più belle queste stanze, piccole cascatelle d’acqua, fontane, rivoli d’acqua che permettevano lo scorrimento continuo delle acque. Contribuivano alla decorazione piastrelle posizionate lungo i muri, di ispirazione araba, piante e rampicanti. Consideriamola una spa ante litteram, progettata su misura, dove era bello attendere che calasse il vento immersi nella frescura, resa possibile dall’ingresso dell’aria, che avveniva attraverso un’apertura posizionata sul soffitto.</div><div><br></div><div>Attualmente, esempi di Camere dello Scirocco storiche li possiamo trovare trovare in Sicilia, a Palermo come ad esempio la Camera dello Scirocco di fondo Miciulla risalente al 1500 o la Camera dello scirocco di Villa Naselli.</div><div><br></div><div>Con Terradamare, sarà possibile visitare la Camera dello Scirocco di Villa Naselli di Gela, un complesso di ambienti ipogei che si sviluppa sotto il giardino della casa cinquecentesca. </div><div>La villa si trova poco distante dal centro storico di Palermo, nella vecchia borgata contadina di Villagrazia. </div><div>Il complesso della villa, di origine molto antica, appartenne agli Alliata di Villafranca (dal XV sec.) per poi pervenire nel Settecento ai conti Naselli dei duchi di Gela, che ne sono ancora proprietari. </div><div>Attraversato il portale seicentesco la struttura fortificata del baglio riporta in uno spazio senza tempo, un’amena casa di campagna con l’abitazione padronale, la torre, le vecchie stalle e magazzini, la cappella. L’ambiente circostante è fortunosamente rimasto intatto e la villa è ancora circondata dal suo agrumeto. </div><div><br></div><div>La camera dello scirocco di Villa Savagnone, detta anche di fondo Micciulla, originaria della seconda metà del ‘700, è l’unico modello “a cielo aperto” presente a Palermo. La sua forma circolare, la presenza del qanat dell’Uscibene, tra i maggiori acquedotti presenti nel capoluogo palermitano, e la presenza di una piccola cascata al suo interno, la rendono oggi un bene storico. Deve la sua fama e il suo nome ai Savagnone, esponenti della nobiltà siciliana che trascorrevano in questa villa le loro vacanze.</div><div><br></div><div>La Grotta dei Beati Paoli al Capo con ingresso nel vicolo degli Orfani, resa famosa dal Villabianca come luogo in cui si riunivano “al fresco” i fantomatici uomini d’onore, riscoperta di recente e restaurata, anch’essa possiede i caratteri tipici di una camera dello scirocco. Questo luogo di ritrovo era un vero e proprio tribunale dove i membri della setta decidevano della vita o della morte dei loro rivali. La rete di vie e grotte sotterranee dove i Beati Paoli si riunivano, apparteneva ad un'antica necropoli punica, localizzata sotto il mercato del Capo di Palermo. La setta, dispensatrice di giustizia sommaria ai danni dei potenti, che legittimava contro questi ultimi, delitti, al fine di proteggere il bene pubblico.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 05:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Milazzo, il castello, il borgo antico e le leggende del castello]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F4"><div><h3 class="imHeading3">Milazzo, il castello, il borgo antico e le leggende del castello</h3></div><div>Milazzo è una piccola penisola che fa parte della provincia di Messina, è l’imbarco per eccellenza delle Isole Eolie, si affacciata ad ovest sul Golfo di Patti (Mar di Ponente), ad est il Golfo di Milazzo (Mar di Levante), quello che balza all’occhio è il castello di Milazzo, non solo da un punto di vista architettonico, perché è anche ricco di storie e di leggende.</div><div><br><h3 class="imHeading3">Il castello di Milazzo</h3><div>Più di tutto, a spiccare per la sua imponenza e importanza storica è il Castello di Milazzo, il più grande della Sicilia e una delle fortificazioni più significative d’Europa. Ma sarebbe anche il teatro di misteriose e inquietanti apparizioni, con la sua figura sorveglia a 360 gradi il territorio circostante. </div><div>Milazzo grazie alla sua favorevole posizione, fu abitata sin dal Neolitico, ma è con gli Arabi su un nucleo abitativo del castello sulle rovine dei colonizzatori greci e romani. A seguire i Normanni che iniziarono la costruzione dell’edificio principale, il Mastio, e gli Svevi che apportarono importanti modifiche difensive grazie a Federico II. Per finire gli Spagnoli, che con i successivi lavori che si prolungarono fino alla fine del 1800, crearono la cinta muraria più esterna conferendogli la struttura architettonica di cittadella che oggi conosciamo. All’inizio del ‘900 il Castello fu convertito in prigione fino al 1959.</div><div>La visita al castello non può che cominciare dal Borgo antico di Milazo, dopo esserci smarriti tra i suoi vicoli, le sue chiese e i suoi scorci panoramici, non resta che varcare l’ingresso della Cinta Spagnola ed addentrarci alla scoperta della cittadella fortificata. &nbsp;</div><div>All’interno del Bastione Santa Maria, la prima cosa da visitare è il Museo del Mare, curato dal biologo milazzese Carmelo Isgrò. Non vi aspettate il classico museo, al suo interno, di grande impatto visivo, si trova lo scheletro del Capodoglio Siso, giovane esemplare morto a Capo Milazzo nel 2017, a causa delle reti illegali a largo delle Eolie. &nbsp;</div><div>Il Duomo Antico di Milazzo eretto agli inizi del 1600, oggi al suo interno completamente restaurato ospita le testimonianze archeologiche rinvenute all’interno del complesso, come monete, proiettili e bottoni, fu costruito in sostituzione della vecchia Chiesa Madre di Santa Maria, abbattuta nel 1568 per motivi strategico-militari. I lavori di abbellimento e di completamento della nuova opera si protrassero fino al 1700 circa. Tra il Duomo Antico e il Castello, vi è il restaurato Palazzo dei Giurati, successivamente sede dell'antico Senato della città.</div><div>Continua la visita passeggiando tra le mura, ammirando i resti abitativi, percorrendo gli interni del Monastero delle Benedettine con la terrazza sulla baia del tono, possiamo solo lasciare all’immaginazione come poteva essere la vita all’interno della cittadella.</div><div>Proseguendo la visita fino alla Cinta Aragonese e alla sua porta, dove svetta lo stemma dei reali di Spagna, Isabella e Ferdinando II d’Aragona. </div><div>Continuando è possibile visitare la Sala del camino, di epoca sveva e la Torre Normanna, il cosiddetto Mastio.</div><div>Il Mastio è la parte più antica e più importante della cittadella. &nbsp;Una scala esterna conduce fino al belvedere e la vista, sulla la Piana di Milazzo, il mare, le Isole Eolie e l’Etna, tutto sotto il nostro sguardo.</div><div>Inutile dire che una visita al tramonto lascia senza parole</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La dimora di Polifemo</h3><div>Ci troviamo a passeggiare all’interno del Castello, come tutti i castelli che si rispettino non possono mancare delle leggende.</div><div>Secondo una tradizione, la dimora di Polifemo si trova proprio a Milazzo, nella rocca in cui campeggia il Castello, posta di fronte le Isole del dio Eolo.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La leggenda della monaca al castello di Milazzo</h3><div>La leggenda della Monaca, la più famosa tramandata di generazione in generazione.</div><div>Si narra che una giovane di buona famiglia, si sia innamorata follemente di un soldato. Scoperta dalla famiglia che non approvava questa relazione fu costretta alla clausura in un convento per prendere i voti. La giovane trova lo stesso il modo per incontrare il suo amato, e scoperta nuovamente fu punita e murata viva all’interno nel baluardo del Monastero delle Benedettine, che, al tempo, occupava appunto una parte del Castello di Milazzo. La si vede nelle notti di luna di marzo, aggirarsi penosamente nei pressi del castello lamentandosi e seguita da un corteo di anime dannate. Nel 1734 le monache benedettine lasciarono per sempre il Castello di Milazzo, trasferendosi in un nuovo convento sito all’esterno delle mura della cittadella. </div><div>Sembra, che vicino al castello si trovi un cimitero inglese non consacrato.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Lo scarabeo del castello di Milazzo</h3><div>Su uno dei muri che guardano verso il Promontorio, nel punto astronomico da cui sorge il sole il 21 giugno, c’è un disegno di uno scarabeo realizzato con pietre laviche la cui origine è sconosciuta. Si dice che inizialmente fossero solo degli occhi che sorvegliano e vigilano sulla città. C’è chi dice che si tratti di un portafortuna, motivo per cui il Castello non fu mai espugnato e chi gli da un valore decorativo. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La leggenda di Elena Baele al castello di Milazzo</h3><div><span class="fs12lh1-5">La leggenda di Elena Baele</span><span class="fs12lh1-5">, una ragazza di nobile casato che si innamorò perdutamente del figlio di uno dei contadini che lavoravano x suo padre. Quando quest'ultimo se ne accorse, decise di porre fine a quella storia licenziando la famiglia del contadino, pagando anche una forte somma di denaro. Elena non riusciva a darsi pace e un giorno, in preda alla disperazione, galoppò fino alle Scogliere del Capo (dove si trovava sempre con l'innamorato) e si gettò da una rupe (oggi chiamata "u sauto cabaddu" il salto del cavallo). Si dice che, nelle notti d'estate, la si veda ancora cavalcare nei pressi della scogliera, alla ricerca del suo amato.</span><br></div><h3 class="imHeading3"><br>Il folletto con il cappelo rosso</h3><div>C’è anche un Folletto, si racconta che “u fuddittu ca’ birritta russa” cioè “Il folletto con il berretto rosso”, e chi sarebbe riuscito a rubasse il cappello ad folletto, avrebbe ottenuto una immensa ricchezza e felicità.</div><div>Nel 1928, fu ritrovata una gabbia metallica modellata su di un busto umano mancate di gambe è braccia. Si è scoperto che la gabbia fu usata per torturare un traditore Inglese, che tentò di disertare in favore dei Francesi. Il povero Andrew Leonard, fu mutilato e rinchiuso a morire in questa gabbia davanti agli altri commilitoni, in segno d’esempio per chi volesse ancora pensare di disertare.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Sant'Antonio da Padova a Milazzo</h3><div><span class="fs12lh1-5">Sant'Antonio a Milazzo, si tramanda che in una delle grotte della Baia del Capo di Milazzo, abbia vissuto in meditazione e preghiera Sant'Antonio da Padova. La festa in suo onore viene celebrata il 13 giugno. La notte tra il 12 e il 13 giugno, i pellegrini giungono a piedi alla grotta per devozione, ed in particolare le ragazze nubili al fine di ottenere la grazia per trovare </span><span class="fs12lh1-5">marito.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><h3 class="imHeading3">Capo Milazzo e la piscina di Venere</h3><div><span class="fs12lh1-5">A Capo Milazzo c’è un angolo di Paradiso la Piscina di Venere, una piscina naturale della Sicilia.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Il Lago di Venere, si trova nel promontorio di Capo Milazzo. Si tratta di una piscina naturale, incassata tra le rocce, la si può scoprire al termine di una passeggiata nell’ambiente tipico del Mediterraneo. Si trova una scala di pietra, che consente di scendere fino alla Punta Messinese, raggiungendo la Piscina di Venere. Gli scalini sono incastonati nella roccia. Un consiglio è quello di ammira il tramonto da qui.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 07 Feb 2023 19:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palermo, i genovesi e la chiesa di San Giorgio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F3"><h3 class="imHeading3">Palermo, i genovesi e la chiesa di San Giorgio</h3>La città di Palermo è stata fondata da mercanti, quindi il periodo più interessante per la città riguarda i traffici commerciali, già a far data del XII secolo si registra la presenza nella città di Palermo, mercanti stranieri.<div>I Genovesi a partire dall' XII secolo si sparsero in diverse parti del Mediterraneo e ovviamente anche in Sicilia. Gli stessi, i Genovesi, abili navigatori possedevano flotte mercantili e da guerra ed intrattenevano &nbsp;rapporti commerciali nei porti del Mediterraneo e non solo, anche con gli inglesi.</div><div>Prossimi al 1117 è l'anno in cui i genovesi stipulano un trattato col normanno Ruggero, assicurandosi l'esenzione dalle imposte e il diritto di tenere un loro console a Messina. Quasi 50 anni dopo, ottengono da Federico Barbarossa la città di Siracusa, oltre a una strada e un fondaco che a seconda della sua importanza poteva essere albergo, magazzino, mercato o tutte e tre le cose.</div><div>Albergo sta ad indicare associazioni o consorterie di famiglie nobili, è una tipica istituzione genovese, dove, era raccolto e distinto il popolo genovese sin dal 1135, sostituite poi da una serie di consorterie, formate di famiglie nobili più o meno elevate e di famiglie popolane aderenti, le quali tutte smisero o per patto o per usanza i proprî cognomi, assumendo il nome della famiglia principale dell'Albergo. </div><div>L'Albergo oltre ad avere fini economici, ebbe fini politici, un albergo genovese è quello dei Giustiniani, nel 1576 si abolirono gli Alberghi: ogni famiglia riprese il suo cognome, e tutte furono iscritte, all'uso di Spagna, nel Libro della nobiltà che fu poi detto d'oro.</div><div>I Genovesi erano un popolo alquanto influente in Sicilia soprattutto nella parte occidentale </div><div>Come luogo di culto i Genovesi avevano a Palermo una loro cappella, detta di San Giorgio, nell'atrio del convento di San Francesco d'Assisi (Capela mercatorum Genuensium), nella quale nel 1526 eressero una &nbsp;edicola marmorea, realizzata da Antonello Gagini. Nel 1575 a ridosso del nuovo porto per essere status symbol della nazione e per avere più spazio per le proprie attività e per le sepolture di personaggi illustri</div><div>Chiesero e ottennero nel 1576 la chiesa di San Luca e la riedificarono dedicandola al martire S. Giorgio loro protettore.</div><div>La chiesa attuale fu edificata in un'area nella quale esisteva un'altra chiesa dedicata all'evangelista San Luca e risalente al 1424. La confraternita che la governava l'abbandonò, perché la Confraternita era impossibilitata a sostenere le spese per il restauro del luogo di culto. La comunità genovese comprò la chiesa e i terreni circostanti, concordarono con la confraternita di San Luca &nbsp;una cappella ove seppellire i propri confrati, come controparte i genovesi avevano facoltà di demolire e ricostruire la chiesa dedicandola ad uno dei simboli storici della città di Genova San Giorgio, oltre ad uno Spedale pei genovesi. I Rettori di San Luca si riserbavano il diritto di avere nella nuova Chiesa una cappella dedicata al santo.</div><div>L'anno in cui venne terminata la chiesa di San Giorgio dei genovesi sembra sia il 1591 come si può ricavare da un'iscrizione sotto la finestra ovale della facciata. </div><div>La facciata presenta tre porte di ingresso, delle quali la centrale è la maggiore, quattro lesene di ordine dorico ornato che sorreggono una trabeazione aggettante, con l’interno della chiesa diviso in tre navate.</div><div>La pianta della chiesa è a croce latina. Le tre porte di ingresso corrispondono alle tre navate di cui è composta la chiesa. La navata centrale è la maggiore e frammezzata da pilastri che la separano dalle navate laterali. I pilastri hanno qualcosa di particolare, sono composti da gruppi di colonnine di marmo binate con capitelli corinzi.</div><div>Le stesse colonnine insieme fungono a loro volta da pilastri che sorreggono capitelli dorici molto lavorati, i quali a loro volta sostengono le arcate che percorrono la navata. Al centro del transetto si eleva la cupola ottagonale sorretta da quattro pilastri con otto colonne ciascuno.</div><div>La stessa cupola è riprodotta come basso rilievo in una lapide nel pavimento. Le navate laterali ospitano diverse cappelle, ognuna è adornata da cornici marmoree e custodisce importanti dipinti.</div><div>Ma ci troviamo a parlare di questa chiesa per l'insolito pavimento, che accoglie, 64 lapidi tutte diverse di uomini e donne genovesi, esponenti delle principali famiglie della nobiltà genovese, quali hanno vissuto in città fino alla loro morte.</div><div>La prima lapide, la più antica, è del 1579 e riguarda una donna, una certa Caterina Mabrila. In questa lapide è scritto: «Questa è la prima dona sepulta in questa Ecclesia e questo fu lano terzo poii la edificacione di questa Ecclesia. Il nome suo Caterina Mabrila vixe ani 62 morse a dì XI di 7bre lano 1570 (corr. 1579)».</div><div>Un'altra interessante lapide è quella della famosa pittrice cremonese Sofonisba Anguissola, trasferitasi a Palermo in seguito al matrimonio, nel 1571, con F. Moncada, fratello del Viceré di Sicilia. Morto il Moncada la pittrice fa ritorno a Cremona, ma durante il viaggio conosce un genovese, certo Orazio Lomellini, del quale si innamora e con lui fa ritorno a Palermo dove muore nel 1625.</div><div>Sofonisba, che poco prima di morire conobbe il grande Antoon Van Dyck, il quale pure la ritrasse, assieme ad Artemisia Gentileschi è considerata una delle pittrici più importanti della storia dell'arte italiana.</div><div>Nella lapide di Sofonisba, fatta realizzare nel 1632 dal Lomellini per il centenario della nascita, è incisa questa iscrizione che narra delle sue doti artistiche e umane: «Sophonisbae uxori ab anguissolae comitibus ducenti originem parentum nobilitate forma. Extraordinariisque naturae dotibus in illustre mundi mulieres relatae.</div><div>Ac in esprimendis hominum imaginibus adeo insigni. Ut parem aetatis suae neminem habuisse sit aestimata Horatius Lomellinus ingenti affectus maerore. Decus hoc extremum, etsi tantae mulieri exiguum. Mortalibus vero maximum dicavit 1632».</div><div>Un'altra importante lapide, è quella di Nicola Colombo, sembra parente dello scopritore delle Americhe.</div><div>La cripta che si trova sotto la chiesa o ossuario comune dei genovesi non ricchi, che si estende nella cripta sottostante e che custodisce le ossa della gente comune di origine genovese sepolta all'interno della chiesa, accanto ai notabili, perché tutti vengano ricordati.</div><div>La chiesa di San Giorgio dei genovesi, rimasta sconsacrata e chiusa per oltre trenta anni, è stata riaperta al culto soltanto nell’ottobre del 2002: oggi fa parte dei cinque monumenti religiosi del circuito “I tesori della Loggia”, assieme agli oratori di Santa Cita e San Domenico, la chiesa di San Mamilano e la chiesa di Santa Maria in Valverde.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 19:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pasta alla Paolina, ricetta e storia del piatto del monastero]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F2"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Pasta alla Paolina: la ricetta del monastero tra fede e sapore<hr></h3><div><span class="fs12lh1-5">La Pasta alla Paolina è un piatto semplice solo all’apparenza. Dietro questa ricetta della tradizione palermitana si nasconde una storia affascinante, fatta di fede, regole monastiche e grande ingegno culinario.</span><br></div><div><br></div><div>Il condimento è essenziale ma sorprendente: salsa di pomodoro, acciughe salate, cannella, chiodi di garofano, pangrattato e basilico. Un mix che racconta secoli di storia e spiritualità.</div><div><br></div><div>Le origini monastiche a Palermo</div><div><br></div><div>La Pasta alla Paolina nasce a Palermo, all’interno del monastero dell’Ordine dei Minimi, fondato da San Francesco di Paola. Secondo la tradizione, fu un frate del convento a ideare questa ricetta per rispettare le rigide regole dell’Ordine.</div><div><br></div><div>Oltre ai voti di obbedienza, povertà e castità, San Francesco aveva imposto anche una “vita quaresimale” perpetua: niente carne né derivati, se non per motivi di salute.</div><div><br></div><div>La chiesa di San Francesco di Paola</div><div><br></div><div>Nel 1523, con un atto di Papa Clemente VII, ai frati paolotti venne assegnata la Chiesa di Santa Oliva, edificata nel luogo dove oggi sorge la chiesa di San Francesco di Paola. Poiché l’edificio risultava troppo piccolo, venne demolito per dare spazio a un nuovo complesso religioso. </div><div>I lavori si conclusero nel 1594.</div><div><br></div><div>Una ricetta tra devozione e creatività</div><div><br></div><div>Fu proprio in questo contesto che un frate addetto alla cucina decise di creare un piatto capace di nutrire il corpo senza tradire lo spirito religioso. La scelta di spezie come cannella e chiodi di garofano dona alla Pasta alla Paolina un profilo aromatico unico, raro nella cucina di pasta salata.</div><div><br></div><div>Una cosa è certa: senza cannella e chiodi di garofano non si può parlare di autentica Pasta alla Paolina.</div><div><br></div><div>Le varianti</div><div><br></div><div>Accanto alla versione classica, è molto diffusa anche la Pasta alla Paolina con i broccoli, altra preparazione tipica della cucina palermitana legata alla tradizione conventuale.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 20:09:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?pasta-alla-paolina-ricetta-e-storia-del-piatto-del-monastero</link>
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			<title><![CDATA[Verbumcaudo, da feudo a cooperativa a Polizzi Generosa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F1"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Verbumcaudo, da feudo a cooperativa a Polizzi Generosa</h3><div><hr>La storia di Verbumcaudo si perde nella notte dei tempi. Si hanno tracce della presenza del feudo fin dal Medioevo, quando l’area era coltivata come molte altre terre circostanti. L'istituto del feudo nel mondo medievale consisteva in un beneficio (principalmente un territorio, ma anche una carica o altro) concesso in godimento da un signore a un suo vassallo, in cambio di determinate prestazioni, a suggellare un vincolo di fedeltà. Il termine designava anche il territorio stesso su cui si esercitava la giurisdizione del feudatario.<div><br></div><div>Verbumcaudo, come feudo, è stato nei secoli teatro di ingiustizie e grandi rivalse, come testimonia la storia della comunità locale. A partire dal 1396, anno in cui il feudo fu confiscato per ribellione a un nobile e concesso dai reali alla famiglia nobiliare dei Ventimiglia, conti di Geraci, che spadroneggiavano su tutte le Madonie, in contrapposizione all’altra potente famiglia dei Chiaramonte, a sud dell’isola. Da allora, ci sono stati numerosi passaggi di proprietà tra famiglie nobiliari e latifondisti siciliani che si sono impadroniti delle terre, fino a quando Salvatore Tagliavia, armatore navale e benvoluto sindaco di Palermo durante la Prima Guerra Mondiale, si privò spontaneamente di una parte della tenuta, in occasione delle leggi di riforma agraria del 1950, per suddividerla tra alcune famiglie povere del territorio.</div><div><br></div><div>Il 1979 segna una data cruciale per la lunga storia del feudo e la sua terribile fama: l’acquisto delle terre a prezzo di favore da parte dei fratelli Greco. Una vendita sulla quale indagherà Giovanni Falcone, che, fedele alla regola "segui i soldi", scoprirà l'illecita provenienza dei fondi. Grazie alle sue indagini, scattò il sequestro e, successivamente, la confisca del bene.</div><div><br></div><div>Oggi, Verbumcaudo è diventato simbolo di riscatto e di cambiamento per tutta Italia. Dopo anni di abbandono, il feudo è rinato grazie alla determinazione del Consorzio Madonita per la Legalità e lo Sviluppo, espressione di 19 comuni, non solo madoniti, che attraverso un bando pubblico hanno selezionato giovani del territorio interessati alla formazione professionale in ambito cooperativo.</div><div><br></div><div>La cooperativa produttiva che si è assunta la responsabilità di gestire il fondo non solo ha restituito al feudo la legalità e l'attività economica trasparente, ma ha anche deciso di riconsegnarlo alla sua comunità e alla sua storia, dando vita a una filiera umana, sociale e produttiva che coinvolge direttamente gli abitanti del territorio.</div><div><br></div><div>La svolta arriva nel 2011, quando l’allora direttore dell’Agenzia Nazionale dei Beni Confiscati, il prefetto Mario Morcone, riesce a estinguere parzialmente il debito della banca attraverso una transazione con Unicredit. Nel luglio dello stesso anno, l’assessore regionale all’economia, Gaetano Armao, annuncia la disponibilità della Regione Siciliana ad acquisire il feudo, pagando tutti gli oneri connessi e concedendolo per 99 anni a titolo gratuito al territorio delle Madonie, affinché diventi un’occasione di sviluppo, insieme alle tre cooperative di Libera.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 18:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Come sono state costruite le città siciliane se non con il tufo, la pietra, lavica, il marmo e l'oro grigio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000F0"><h3 class="imHeading3">Come sono state costruite le città siciliane se non con il tufo, la pietra, lavica, il marmo e l'oro grigio</h3><div>Il Tufo una Roccia sedimentaria piroclastica formata da brandelli di lava di medie dimensioni o da ceneri vulcaniche, la giacitura è, in genere, stratificata. Per il loro basso peso specifico e la facile lavorabilità i tufi vulcanici o calcarei vengono spesso utilizzati come materiale da costruzione.</div><div>Il marmo è una roccia metamorfica composta prevalentemente di carbonato di calcio Il vocabolo marmo deriva dal greco antico, con il significato di "pietra splendente. Le cave aperte a quote collinari o montagnose si definiscono cave di monte.</div><div>Le pietre vulcaniche o pietre laviche, nascono dalla cristallizzazione del megma. Esistono molte pietre vulcaniche. abili scalpellini, con il nero della lava a prendere forma hanno trasformato la forza distruttiva del vulcano in vere e proprie opere d'arte. Se solo si pensa a quanti monumentali ed opere d’arte sono stati realizzati.</div><div>Certo come non pensare ad un materiale di costruzione come il marmo ma è un materiale d’eccezione e di certo non può essere l’unico protagonista. E’ con queste pietre che l’artigianato siciliano ha portato in scena edifici, palazzi barocchi, ville, piazze, con ammirabili capolavori nell’isola.</div><div><br></div><div>Il tufo come il marmo come la pietra lavica furono per secoli, insieme con la pesca e l'agricoltura, sono stati una fonte primaria di guadagno. Lo sfruttamento risale ad epoca antichissima, ma fu soprattutto nel periodo compreso fra il 1700 e il 1950 che raggiunse il massimo sviluppo.</div><div>L'estrazione del tufo occupava un gran numero di tagliapietre, parte dei quali lavoravano in cave a cielo aperto, altri alla luce dell'acetilene, in ingrottamenti che si snodavano nel cuore della terra; dentro la roccia sedimentaria, tra cavatori, manovali, carrettieri e marinai che esportavano il carico in terraferma con gli "schifazzi". Si pensi che con il tufo di Favignana, fu ricostruita Messina dopo il terremoto del 1908. Era una categoria di lavoratori così consistente che il Crocefisso, loro Santo protettore, divenne patrono dell'isola. </div><div>É anche vero che di cave e di cavatori nell'entroterra vedi Marsala, Mazara, Custonaci, erano presenti anche sull’Etna come a San Marco d’Alunzio.</div><div><br></div><div>Prima dei Borbone in Sicilia non esisteva alcun controllo sulle zone demaniali, per cui il cavatore vi si sceglieva il suo pezzo di terra dove scavare la sua cava. Egli era imprenditore ed artigiano insieme e poteva decidere liberamente come lavorare e a chi vendere il prodotto. L'introduzione in epoca borbonica del demanio trasforma il "pirriaturi" in salariato alle dipendenze del padrone della terra e spesso di un intermediario. </div><div><br></div><div>A Paternò, a fare la differenza fu il maestro ceramista Barbaro Messina che, con il suo estro creativo, rivoluzionò il mondo della ceramica mettendo a punto la tecnica del maiolicare la pietra lavica in grado di rendere questo materiale utilizzabile in ambiti del tutto inaspettati.</div><div><br></div><div>Ma cos’è che accomuna piazze chiese e monumenti, è visibile, è grigio ed ha un nome, Billiemi o oro grigio di Montagna, nasce nelle falde del monte Billiemi, nel palermitano, qualcuno lo chiama “marmo”, perché si offre ad essere lucidato, ma è in realtà una pietra calcarea. Ha però reso Palermo maestosa, il <span class="fs12lh1-5">Grigio di Billiemi nella Chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella. Quando gli Spagnoli guardarono Palermo e pensarono di renderla unicamente spettacolare, guardarono anche alle finanze del tesoro. Così nacque la domanda: come regalare maestosità alla città senza vuotare le casse. In risposta, partì la ricerca di nuovi materiali edili.</span></div><div>L’occasione arrivò di lì a poco! Nel 1600 il vicerè Maqueda concepiva uno dei suoi grandiosi progetti. Volle che si ricostruisse la chiesa di Santa Lucia al Molo Nuovo (successivamente noto come Borgo Vecchio). Poiché il nuovo edificio doveva possedere dimensioni imponenti, gli addetti ai lavori ebbero incarico di trovare un materiale con caratteristiche straordinarie di durevolezza e resistenza. Il momento era giunto: gli esperti, sapevano già che solo il grigio di Billiemi racchiudeva queste caratteristiche, economico di facile reperibilità bello come un marmo. La chiesa di Santa Lucia fu un innovativo esperimento architettonico tutto palermitano che, grazie al grigio di Billiemi, riuscì in pieno</div><div>Seguirono altre chiese imponenti, come San Domenico o San Francesco Saverio, e magnifici chiostri. l’Oratorio di San Mercurio, Palazzo Branciforte, piazza della Memoria.</div><div>In tempi più moderni, Ernesto Basile è stato un architetto italiano, esponente del modernismo internazionale e del Liberty, utilizza l’esaltazione e la duttilità della pietra grigia. Prima di lui, nessuno l’aveva cesellata. Nella realizzazione di villa Igea, il Maestro del Liberty dona al Grigio eleganza, raffinatezza.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 30 Jan 2023 06:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Real Cantina Borbonica a Partinico]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000EF"><h3 class="imHeading3">Real Cantina Borbonica a Partinico </h3><div>Partinico, comune in Provincia di Palermo, la Real Cantina Borbonica, fu fatta costruire nel 1800 da Ferdinando III, Re di Sicilia divenuto dopo la Restaurazione Ferdinando I, Re delle due Sicilie rappresenta una delle più belle opere rimaste dal passaggio dei Borboni in Sicilia. </div><div>il territorio di partinico era vocato alla viticoltura, tra imperizia nel processo di vinificazione e conservazione avevano impedito, di produrre un vino degno di essere bevuto, commercializzato soprattutto esportato, tra latifondisti e camperi, il commercio del vino non eccelleva. </div><div>Il progetto di recupero borbonico della tradizione si innestò su strumenti e metodi innovativi che seppero risollevare la produzione e restituire qualità e valore al prodotto. Almeno fino alla permanenza di Ferdinando I in Sicilia.</div><div>Il comune investe, siamo in tempi moderni, e finalmente nasce Il Museo delle Tradizioni Storiche, Culturali ed Agricole nella Real Cantina Borbonica inaugura nel dicembre 2008</div><div>Sita in quella che un tempo era la strada per San Cipi<span class="fs12lh1-5">rello, sorse come cantina di vino, liquori ed olii con annesso “fondaco bettola e locanda”, costituiva il centro di raccolta e di vendita dei prodotti dell’Azienda reale, ma nello stesso tempo punto di riferimento per i proprietari delle masserie, ricadenti nella mensa arcivescovile di Monreale per il pagamento dei canoni fiscali.</span></div><div>Attraverso l’ingresso principale chiuso da un cancello in ferro, che si affaccia sulla strada per San Cipirello, si accede ad una piazzuola di circa 1350 metri quadri. Al centro troviamo una palazzina-torre, sul prospetto principale da due finestre in stile catalano, l’architrave della finestra di sinistra sul prospetto principale è decorato da un plastico festone vegetale, forse d’età posteriore.</div><div>La presenza di una caditoia sulla facciata principale avvalora l’ipotesi che la torre risale ad un’epoca antecedente la costruzione della cantina (XIV-XV sec.), accanto alla torre troviamo la Cantina. Di recente la costruzione, prima appartenente a privati, è stata acquistata dal Comune di Partinico, che dopo averla ristrutturata, l’ha messa a disposizione del paese per eventi culturali, mostre, convegni e attività di rivalorizzazione del territorio.</div><div>Attraverso una visita alla scoperta della Real cantina Borbonica, si può accedere al museo dei Pupi Siciliani, con la possibilità di percorrere le antiche tradizioni del territorio.</div><div><br></div><div>Via Principe Umberto, 312<div>90047 Partinico</div><div>Tel +39 091 8913200</div></div><div><br></div><div>Partinico comune della Città Metropolitana di Palermo, 175 m s.m., patrono San Leonardo 6 novembre. Città situata nella parte più interna della piana cui dà il nome, affacciata al golfo di Castellammare.<br></div><div>Borgo Parrini: Un piccolo borgo ristrutturato con uno stile che ricorda le opere di Antoni Gaudí e l'arte di Frida Kahlo. È famoso per i suoi murales colorati e le architetture uniche, ed è un luogo molto "instagrammabile".<div><span class="fs12lh1-5">Chiesa Madre di San Giuseppe e Fontana Barocca: Situata in Piazza Duomo, la Chiesa Madre è dedicata all'Annunziata e ospita opere d'arte sacra. Nella stessa piazza si trova una fontana barocca con otto bocche.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Torri di Partinico: Nelle campagne circostanti si trovano diverse torri di avvistamento e difesa risalenti al XV e XVI secolo, che testimoniano la storia del territorio.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Riserva Naturale Orientata di Capo Rama: Un'area protetta lungo la costa con sentieri che offrono viste panoramiche sul mare e sulla flora e fauna tipiche del Mediterraneo.</span><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Jan 2023 07:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La fotografia il surrealismo ed il fotografo Domilici]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000EE"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La fotografia il surrealismo ed il fotografo Domilici </h3><div><hr></div><div>La fotografia il surrealismo ed il fotografo Domilici nel mese di settembre 2021, ha esposto una sua opera, intitolata “L’impero delle ombre”, alla Summer Exhibition di Londra, la rassegna artistica temporanea più antica del mondo organizzata dalla prestigiosa accademia inglese Royal Academy of Arts.<br></div><div><br></div>Nel 1924 André Breton pubblicò il manifesto del Surrealismo, che così recitava: “ Automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente che in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale “.<div><br><div>Prima del 1888 si utilizzava il dagherrotipo e simili macchine ingombranti con il fine più documentarista ritrattista per ovvi motivi, con la riduzione delle forme e l’aumentare della manualità, si possono sposare altre forme d’arte visiva.</div><div> Nel 1888 George Eastman intuì il potenziale commerciale di una fotocamera a basso costo e di facile gestione nello sviluppo delle foto e fondò la Kodak, nome di fantasia, azienda che poi diventò Eastman Kodak Company. L’intuizione commerciale si concretizzò nella costruzione della Kodak mod. 1 a box. La fotocamera era sprovvista di regolazioni e dotata del pulsante di scatto, del mirino per l’inquadratura e del sistema di avanzamento della pellicola; inoltre, aveva dimensioni compatte (6 e 1/2 pollici per 3 e 3/4 pollici). Fu un successo enorme, che fece diventare la fotografia negli Stati Uniti un fenomeno di massa. La fotocamera veniva venduta sigillata, con una pellicola utile per cento pose. Una volta scattate le 100 pose, la fotocamera andava rispedita alla Kodak, che provvedeva a sviluppare e stampare le foto, restituendo dopo una settimana la fotocamera ricaricata e le stampe ottenute; la camera veniva venduta al prezzo di 25 dollari comprensivi dello sviluppo di 100 foto, mentre le successive ricariche costavano 10 dollari.</div><div>La Leica I fu una celebre fotocamera prodotta dalla Leica di Wetzlar, che rappresentò un epocale salto tecnologico e di costume nella storia della fotografia.</div><div>Presentata nel 1925 a Lipsia, la Leica I era una fotocamera 35 mm di 350 g di peso; non aveva precedenti per compattezza, e consentiva per la prima volta la fotografia a mano libera.</div><div>Aveva una pellicola 24x36 secondo la filosofia del progettista Oskar Barnack, "piccoli negativi; grandi immagini", un obiettivo 50 mm fisso, avanzamento della pellicola accoppiato alla carica dell'otturatore, e la possibilità di inserire un telemetro nella slitta. Cinque anni dopo 1930, la Leitz lanciò sul mercato la Leica I ad ottica intercambiabile, adottando l'innesto a vite 39x1 mm, che verrà ricordato come passo Leica.</div><div><br></div><div>E’ in questo periodo che si affacciano i fotografi surrealisti, a questo movimento artistico hanno aderito alcuni dei più grandi fotografi del ‘900.</div><div>E’ il Surrealismo, che ha abbracciato tutti i campi dell’arte dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al cinema, alla letteratura.</div><div>Il capostipite del Surrealismo fotografico è stato Man Ray che con la sua opera “Cadeau” presentò un vero e proprio “manifesto” visivo del Surrealismo: un ferro da stiro su cui erano stati incollati dei chiodi, oggetti senza un legame logico, ma solo mentale, decontestualizzandone la normale utilizzazione “codificata”.</div><div>Tutta la sua vita artistica fu caratterizzata dalla volontà di sperimentare tecniche nuove, ricordiamoci delle “rayografie “ e delle “solarizzazioni”.</div><div>Influenzato dal Surrealismo è stato anche André Kertész, fotografo ungherese, che entrò in contatto con artisti del calibro di Germaine Krull, Robert Capa, Berenice Abbott, Brassai, Atget e naturalmente Man Ray. La sperimentazione visiva delle “distorsioni”, è ancora oggi un punto di riferimento per i fotografi moderni. Un altro grande sperimentatore è stato Bill Brandt.</div><div><br></div><div>La creatività in fotografia è una forma di pensiero che prescinde dalle capacità tecniche di ciascuno di noi, ed è presente in ciascuno di noi, ma va coltivata, allenata e sperimentata.</div><div>Il Surrealismo ci ha insegnato che la libertà di elaborazione è nel pensiero che porta alla rottura delle regole e delle convenzioni, che, devono essere conosciute e studiate, e successivamente superate ed infrante. </div><div>La realtà ha un lato nascosto, visivamente ne vediamo una parte, la macchina fotografica permette di catturare quello che è nel pensiero.</div><div>L’immagine non si piega ma sfida lo spettatore a riconsiderare la nozione di ciò che è considerato "reale".</div><div><br></div><div>Tutto questo per parlare della premiata foto di Domilici</div><div>Da Bagheria alla Royal Academy di Londra. Francesco Domilici, bagherese classe '79, è l'unico fotografo italiano a esporre una sua opera alla Summer Exhibition, la rassegna artistica temporanea più antica del mondo organizzata a Piccadilly dalla prestigiosa accademia inglese. Il fotografo siciliano ha superato una selezione durissima. La sua foto "L'impero delle ombre" ed è stata scattata a Santa Flavia. Ispirata al surrealismo di Magritte. “Le mie foto parlano di Sicilia ed è anche a due bagheresi che devo il mio successo: Ferdinando Scianna, la mia enciclopedia, il fotografo che ho studiato quasi ossessivamente per tanti anni, e Arrigo Musti, uno straordinario amico e pittore che mi ha convinto a presentarmi al concorso organizzato dalla Royal Academy". E a vincerlo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 28 Jan 2023 09:01:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-fotografia-il-surrealismo-ed-il-fotografo-domilici</link>
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			<title><![CDATA[La cucina siciliana e la caponata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000ED"><h3 class="imHeading3">La cucina siciliana e la caponata</h3><div>La cucina siciliana e la caponata per il pranzo in Sicilia vanno dalle 13 alle 15, quelli per la cena dalle 20 alle 23...ma raramente troverete siciliani seduti in un ristorante prima delle 21</div><div>È probabilmente nella cucina che le dominazioni dei vari popoli che si sono succeduti sull'isola hanno lasciato la loro maggiore influenza, dando vita a una tradizione culinaria in cui si mescolano varie influenze e l'utilizzo di prodotti della terra e del mare di qualità incomparabile. </div><div><br></div><div>Parlando di piatti tipici siciliani, non si può non menzionare la caponata: un piatto che si prepara in mille modi diversi, ma che ha sempre come base le melanzane e il pomodoro. La caponata è una vera e propria esplosione di sapori e profumi, che racchiude in sé la storia e la cultura della Sicilia.<br></div><div>Quello che si vuole generare è un certamente non esaustivo, sarebbe impossibile tenuto conto delle prelibatezze che la cucina siciliana offre.</div><div><br></div><div>Tra lo street-food il più celebre è certamente l'arancino, ma esiste un'enorme varietà di pezzi di tavola calda, per non parlare del pane e panelle tipico del palermitano o delle celebri "scacce" ragusane. Se poi vi trovate nella zona di Sortino non perdetevi i pizzol", pizze chiuse e farcite. Siete in zona di Trapani dovete assolutamente assaggiare il cous-cous, una vera istituzione dalle origini arabe, a cui è dedicato ogni anno il celebre Cous Cous Fest., Siete vicino lEtna a Bronte, paesino ai piedi dell'Etna, fate il pieno di pistacchio verde.</div><div>Ma è della pasta, della carne, o del pesce, che vorremmo e si potrebbe parlare e mangiare, ma questo è uno spazio per chiacchierare e lasciamo ai ristoranti con i loro chef, ristorare il palato e soddisfare la vista.</div><div>Un capitolo a parte meritano i formaggi, sicuramente abbiamo sentito parlare della Pasta alla norma, della pasta alla Paolina, del timballo rosso o bianco, perché i cavatelli rucola e succo di verdello, stiamo tergiversando, vogliamo parlare della caponata.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La Caponata contorno siciliano</h3><div>E’ un piatto siciliano imperdibile la caponata. è per gli amanti delle melanzane, qui la Sicilia ha il tuo piccolo angolo di paradiso </div><div>Diverse le ricette, però gli ingredienti comuni sono melanzane fritte, sedano, cipolla, sale, pomodoro, capperi, aceto, olive e zucchero. Accompagnata con il pane diventa un piatto unico, tuttavia spesso la troviamo tra gli antipasti.</div><div>La caponata è una cosa seria. per tutti i siciliani, che è peggio della diatriba arancino o arancina, una sfida da una costa all'altra a colpi di melanzana, solamente per avere il primato dell'autentica caponata made in Sicilia. </div><div>Quindi esistono moltissime ricette di questo piatto se ne contano almeno una trentina, oggi viene servito come antipasto o come contorno, ma che nel '700 rappresentava un piatto unico accompagnato dal pane. Quando si parla di ricetta tradizionale o autentica, con la cucina che ha la propria ricetta della tradizione o copiata da qualche monsù, troveremo sempre qualcuno che la fa in modo diverso perché ogni ricetta è figlia della propria famiglia, ha un espressione della propria storia. </div><div>Caponata in origine era un pesce</div><div>Il nome "caponata" indicava il companatico che le donne davano ai loro mariti pescatori del capone, nome siciliano della Lampuga, un pesce della famiglia dei tonni, ricercato per le sue carni pregiate e che veniva servito con la salsa agrodolce della caponata. I poveri, che non potevano permettersi il pesce, lo sostituirono con le melanzane. </div><div>Due le scuole di pensiero nell'isola simbolo del bun cibo, da una parte chi concepisce il piatto come un insieme di verdure, tra cui appunto le melanzane, accostate a un altro simbolo della Sicilia come le mandorle, e poi condite in agrodolce sicilia occidentale e chi, sulla costa orientale, vede invece una predominanza della melanzana e del pomodoro, uniti ai pinoli e al basilico fresco.</div><div>La melanzana lunga ci vuole, non era ammessa una qualunque melenzana</div><div>In entrambi i casi la melanzana utilizzata per la caponata è quella oblunga e soda, detta anche la "violetta di Palermo". Questa melanzana ha una consistenza meno spugnosa di quelle tonde, e una polpa densa e compatta, per non assorbire troppo olio durante la frittura.</div><div><br></div><div>Ricetta della caponata trapanese</div><div>Ingredienti:800 g melanzane tonde 2 peperoni 1 gambo di sedano 1 cipolla rossa 1 spicchio di aglio 2 carote olive verdi Nocellara del Belice mandorle leggermente tostate una manciata di capperi dissalati 400 g pomodori della qualità pizzuttello 2 cucchiai di zucchero di canna aceto di vino olio extravergine di oliva sale</div><div><br></div><div>Ricetta della caponata catanese</div><div>Ingredienti:800 g melanzane lunghe 400 g pomodori o passata di pomodoro 1 gambo di sedano 1 cipolla rossa 100 g olive verdi denocciolate una manciata di capperi 50 g pinoli 2 cucchiai di zucchero di canna mezzo bicchiere di vino bianco qualche foglia di basilico olio extravergine di oliva sale</div><div><br></div><div>La caponata è un piatto che si presta a mille variazioni, alcune delle ricette:</div><div><br></div><div>Caponata leggera e sarde nelle tonde di Nizza</div><div><br></div><div>Caponata di tonno</div><div><br></div><div>Pescatrice con caponata</div><div><br></div><div>Caponata di pesce</div><div><br></div><div>Spighe con caponata, olive e mozzarella</div><div><br></div><div>Bruschette croccanti con caponata</div><div><br></div><div>Grano cotto con caponata e pesce spada</div><div><br></div><div>Calamari ripieni di caponata</div><div><br></div><div>Caponata semplice</div><div><br></div><div>Quindi che dire… prima di andare in Sicilia mettetevi a dieta, perché sono tutte specialità imperdibili.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 14:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-cucina-siciliana-e-la-caponata</link>
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			<title><![CDATA[Cos’è il dagherrotipo i fotografi Incorpora ed Interguglielmi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000EC"><div><hr></div><h3 class="imHeading3"><span class="fs14lh1-5">Cos’è il dagherrotipo, Palermo con i fotografi Incorpora ed Interguglielmi</span><div></div></h3><div><hr></div><div>Il dagherrotipo è un’immagine fotografica ottenuta tramite il processo della dagherrotipia, inventato nel 1837 da L.-J.-M. Daguerre.</div><div>Nel 1829, l’artista e chimico francese francese di nome Louis Jacques Mande Daguerre stringe una partnership con Joseph-Nicephore Niépce per sviluppare un metodo per catturare in modo permanente le immagini che erano visibili in una camera obscura. Niépce muore improvvisamente nel 1833, Daguerre continua a sperimentare, porta a termine un procedimento che porta il suo nome: il dagherrotipo.</div><div>Il 7 gennaio 1839, il fisico François Arago, presenta il dagherrotipo, messo a punto dall’inventore francese Jacques Daguerre (1787-1851), che permetteva di riprodurre con un processo meccanico e chimico, le immagini che si formano nella camera oscura, segnando la nascita ufficiale della fotografia. </div><div>Il dagherrotipo è un processo che fornisce un’unica copia positiva, non riproducibile, su supporto in argento o rame argentato, precedentemente sensibilizzato in camera oscura, mediante esposizione ai vapori di iodio.</div><div>Il dagherrotipo è un tipo di immagine che contiene nella stessa copia il positivo e il negativo. Infatti, a seconda dell’angolazione con il quale viene colpito dalla luce, l’immagine appare sia positiva che negativa, creando l’effetto della tridimensionalità. </div><div>La fotocamera per la dagherrotipia inventata da Daguerre era composta da due scatole di legno che scorrono una dentro l’altra per consentire la messa a fuoco.</div><div><br></div><div>Al contrario della fotografia, in cui da un negativo si possono ricavare diverse stampe, ogni dagherrotipo è unico: se l’immagine sbiadisce, è perduta per sempre. </div><div>Per realizzare una esposizione con un dagherrotipo ci volevano molti secondi ed il soggetto doveva rimanere immobile. </div><div>Dato sia il costo che la novità, possedere un dagherrotipo colorato divenne rapidamente uno “status symbol“.</div><div><br></div><div>All’inizio erano predominanti i paesaggi con il miglioramento dei tempi d’esposizione, il ritratto si afferma come il genere più popolare. Tuttavia, i dagherrotipi erano molto costosi e solo i ricchi potevano permettersi di farsi fotografare., venne soppiantato, in poco tempo, dal metodo messo a punto da Talbot, che otteneva una matrice riproducibile infinite volte.</div><div><br></div><div>Siamo nel 1841, con le prime foto riproducibili, grazie all’inventore inglese William Fox Talbot, che sviluppò il metodo chiamato calotipia, basato sull’utilizzo di un negativo di carta, e il 1888, con le prime pellicole avvolgibili, siamo nel 1924 il progettista Oskar Barnack presentò la Leica, un piccolo, apparecchio che usava una pellicola formato 35 mm. La Leica era così maneggevole da consentire ai fotografi di muoversi liberamente, cercare inquadrature anche inconsuete e scattare con rapidità.che permisero qualche tempo dopo a chiunque di esercitarsi da fotografo.</div><div><br></div><div>Durante il periodo Borbonico non esistevano fotografi, almeno nel senso moderno, i fotografi che arrivarono a Palermo erano francesi e ed alcune famiglie quali Incorpora ed Interuglielmi, iniziarono la loro attività di artisti fotografi.</div><div>A palermo trova spazio il settore della “ritrattistica personalizzata”. Intere famiglie messe in posa per farsi immortalare da un apparecchio fotografico tra atteggiamenti da alta aristocrazia e divi del teatro, chi poteva permetterselo all’inizio secolo, gli atelier fotografici eseguono i primi ritratti.</div><div><br></div><div>Incorpora, cominciò a sperimentare per diletto la fotografia, arte allora agli albori, brevettata presso l’Académie des Sciences di Parigi nel 1939, alternava il lavoro in loggia all’attività all’esterno, siamo nel 1850 circa, ed è stato possibilie grazie alla perfetta conoscenza del francese che gli permise di scambiare esperienze coi primi fotografi itineranti, dal dagherrotipo, a Talbot, inventore del negativo su carta, ai fratelli Lumière, inventori del cinematografo, l’Autochrome, procedimento di fotografia a colori basato sulla sintesi additiva che fu introdotto sul mercato nel 1907 e che rimase in produzione fino al 1936 quando fu realizzato il primo rullino a colori della storia, la pellicola per diapositive a colori Kodachrome.</div><div>Rilevando fotograficamente paesaggi urbani e monumenti siciliani e producendo una magnifica collezione di vedute di un taglio e di una nitidezza eccezionali che andò ad arricchire la Collezione degli Alinari, tra i reperti della Collezione Incorpora se ne conserva uno, il ritratto di Salvatore Pagano realizzato nel 1859, che si esponeva nell’atelier insieme alle fotografie dei Reali europei, di Garibaldi e al “tre quarti al vero” di donna Franca Florio.</div><div>Rosina Pagano e i costumi del Gattopardo. Giuseppe Incorpora il capostipite, fece confezionare dai migliori sarti della città elegantissimi abiti alla moglie Rosina. Quando nel 1962 Luchino Visconti venne a Palermo per girare Il Gattopardo, i costumisti si recarono da Giuseppe jr, nipote del capostipite, per avere copia delle fotografie che Giuseppe sr scattò alla sua sposa per riprodurre i modelli che avrebbero indossato gli attori durante le riprese del film.</div><div><br></div><div>Anche Interguglielmi si avvia prima dagli Incorpora dopo avvia una propria attività, ed in occasione della Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-1892 la fotografia per la prima volta a Palermo è aggregata alle arti. Vi partecipano Interguglielmi, Incorpora, Uzzo, Roncalli da Bergamo, Unterverger da Trento, Alinari e Brogi da Firenze. Interguglielmi espone una serie di fotografie in grande formato (50x60) di monumenti siciliani di Palermo, Taormina, Cefalù, Selinunte, Segesta, Termini Imerese, Siracusa, Acre, Troina, Mussomeli, Agrigento, Militello, Pietraperzia, Messina, Trapani.</div><div>In occasione dell’eposizione palermitana del 1891-1892, l’editore Luigi Scaglia vendeva come “ricordi” una serie di opuscoli illustrate sulla Sicilia, per i quali furono utilizzate riprese di Interguglielmi, Incorpora, Alinari, Brogi.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 27 Jan 2023 09:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[A Castelmola il Bar Turrisi è una delle mete imprescindibili del borgo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000EB"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">A Castelmola il Bar Turrisi è una delle mete imprescindibili per chi visita il borgo</h3><div><hr></div><div>A Castelmola, uno dei borghi più affascinanti della Sicilia orientale, il Bar Turrisi rappresenta una delle mete imprescindibili per chi visita il paese. </div><div>Situato a pochi passi dal Duomo di San Nicola, nel centro storico del borgo, il locale è celebre per il suo particolarissimo arredamento. Ogni oggetto al suo interno ha la forma o richiama esplicitamente un fallo, simbolo di fertilità, fortuna e prosperità nella tradizione mediterranea.<div><br></div><div>Per vivere un’esperienza completa si consiglia di gustare il celebre vino alla mandorla, servito in bicchieri che, neanche a dirlo, hanno anch’essi una forma fallica. Il Bar si sviluppa su quattro diversi piani e da ognuno di essi si gode di un affaccio panoramico sulla piazza del Duomo di San Nicola.</div><div><br></div><div>Castelmola è un comune della Città Metropolitana di Messina e fa parte del prestigioso circuito dei Borghi più belli d’Italia. La cittadina ha una forte vocazione turistica, anche grazie alla sua posizione strategica, a circa 5 chilometri da Taormina, raggiungibile in pochi minuti di auto.</div><div>Castelmola è ufficialmente inserito nel circuito de I Borghi più belli d’Italia ed è arroccato a circa 530 metri sul livello del mare, sopra Taormina. Raggiungibile in auto o con autobus turistici, è una meta ideale per una gita di mezza giornata.<div><br></div><div>All’ingresso del paese, in Piazza Belvedere, si apre uno dei panorami più celebri della zona: da qui lo sguardo abbraccia Taormina dall’alto, il Mar Ionio, la costa calabrese e, nelle giornate limpide, il profilo maestoso dell’Etna.</div></div><div><br></div><div>Giunti all’ingresso di Castelmola, in Piazza Belvedere, è possibile ammirare uno dei panorami più suggestivi della zona, con Taormina vista dall’alto. Il punto più elevato del borgo si raggiunge invece percorrendo un sentiero che, dalla piazza principale del paese, Piazza Sant’Antonino, conduce ai ruderi dell’antico castello. Da qui si apre una vista straordinaria sulla costa ionica, su Taormina, sul Mar Ionio, sulla costa calabrese e sull’Etna.</div><div><br></div><div>Una delle sale interne del Bar Turrisi</div><div><hr></div><div>Il Bar Turrisi di Castelmola fu fondato nel 1947 da Salvatore Turrisi, figlio di un carbonaio che, terminata la Seconda guerra mondiale, fece ritorno a Castelmola. Aprì un piccolo bar a pochi passi dal Duomo di San Nicola. Inizialmente era un locale dove si vendeva un po’ di tutto: mandorle, pupi siciliani, sedie, gazzose e vino.</div><div><br></div><div>Con il passare degli anni il locale assunse l’aspetto di un vero e proprio bar, dove veniva servito anche il famoso vino alla mandorla. La fama del Bar Turrisi nasce dal suo arredamento molto particolare: Salvatore Turrisi iniziò infatti a riempire il suo locale di simboli fallici. Oggi il Bar è famoso in tutto il mondo proprio per questo motivo. Negli anni Novanta, un articolo della rivista Focus ha inserito il Bar Turrisi tra i sette locali più particolari al mondo.</div><div><br></div><div>I falli della fecondità, della sicilianità e della fortuna: entrando nel Bar Turrisi ci si rende conto che ogni oggetto al suo interno, dalle maniglie delle porte alle lampade, fino alle piastrelle del pavimento, ha la forma o richiama il pene maschile. Sembra che Salvatore Turrisi avesse due grandi passioni: le donne e la mitologia greca.</div><div><br></div><div>Ispirandosi all’iconografia del culto di Priapo, dio greco della fertilità, iniziò ad arredare il locale con simboli fallici. Nel corso degli anni la collezione di oggetti divenne sempre più ampia. Oggi il locale ricalca quello originario, ma con un’attenzione maggiore all’armonia degli elementi, spesso resi più eleganti e stilizzati.</div><div><br></div><div>Il rito del vino alla mandorla, l’elisir d’amore</div><div><hr></div><div>Uno dei prodotti tipici di Castelmola è il vino alla mandorla, un’antica ricetta di origine greca che prevede l’aromatizzazione del vino attraverso l’infusione di mandorle amare, essenze agrumarie e aromi naturali.</div><div><br></div><div>Ad inventarlo fu Don Vincenzo Blandano, proprietario di un altro storico locale di Castelmola, l’Antico Caffè San Giorgio, situato ancora oggi nel centro storico, in Piazza Sant’Antonio. Proprio sul retro del suo caffè, Blandano diede vita a questo eccezionale elisir, che battezzò con il nome di Blandanino. Si tratta dell’incontro tra un vino bianco secco, erbe aromatiche, mandorle ed essenze agrumarie, che rendono il tutto assolutamente inconfondibile.</div><div><br></div><div>Taormina e Castelmola, tra amori e libertà</div><div><hr></div><div>A partire dall’Ottocento, Taormina e Castelmola iniziarono a diventare una sorta di oasi felice in Sicilia, dove prosperarono amori, passioni e fermenti artistici.</div><div><br></div><div>Visitando Casa Cuseni, a Taormina, è possibile ammirare le decorazioni in stile Arts and Crafts realizzate da Frank Brangwyn per la sala da pranzo. Un murales racconta l’amore omosessuale di Robert Kitson e Carlo Siligato e la loro storica adozione di un bambino, avvenuta nel 1908.</div><div><br></div><div>La fantasia del cavaliere Turrisi potrebbe essere stata influenzata anche dalla serie di nudi di Wilhelm von Gloeden, fotografo tedesco che nell’Ottocento realizzò numerosi scatti ispirati alle statue dell’antica Grecia, utilizzando come modelli giovani ragazzi del luogo.</div><div><br></div><div>E che dire del libro che tanto scandalizzò l’Inghilterra vittoriana, L’amante di Lady Chatterley? Pare che ad ispirare David Herbert Lawrence fosse stata la relazione della moglie Frieda von Richthofen con un mulattiere di Castelmola, Peppino d’Allura.</div><div><br></div><div>Si distingue infine la figura di Florence Trevelyan, nobildonna inglese che si stabilì a Castelmola in seguito al matrimonio con il professor Cacciola. Profondamente innamorata di questi luoghi, investì parte delle sue finanze nell’acquisto di vaste aree incolte, promuovendone il rimboschimento. Contribuì alla realizzazione della Villa Comunale di Taormina e progettò la mulattiera di Scalazze, una scorciatoia panoramica per raggiungere Monte Venere.</div><div><br></div><div>Fino a qualche anno fa, inoltre, una delle spiagge nudiste più frequentate d’Italia si trovava in località Pietre Bianche, tra Spisone e Letojanni, all’interno del comprensorio taorminese.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 18:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ettore de Maria Bergler, uno dei principali esponenti della pittura Liberty d’inizio Novecento]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000EA"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Ettore de Maria Bergler, uno dei principali esponenti della pittura Liberty d’inizio Novecento</h3><div><hr></div><div>Il Liberty o stile floreale, trae ispirazione dalla natura. Allievo del paesaggista Francesco Lojacono a Palermo, città dove viveva la sua famiglia, frequentò a Napoli e Firenze gli studi di artisti del periodo, entrò in con­tatto con l’ambiente dei Macchiaioli e con le correnti artistiche più aggiornate del tempo.</div><div>Con questo repertorio partecipò alle principali mostre in Italia e all’estero e prese parte alla Biennale di Venezia tra il 1901 e il 1912.</div><div>Alla Biennale del 1903, nella sala del Mezzo­giorno, oltre a un quadro, Luci vespertine, era esposta una scrivania in mogano, prodotta dalla casa Ducrot di Palermo su disegno di Ernesto Basile, con figure in bronzo di Antonio Ugo, per la quale De Maria Bergler aveva eseguito dipinti all’interno degli sportelli.</div><div>L’opera venne acquistata dal Ministero della Pubblica Istruzione e destinata alla futura Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, ove è tuttora conservata.</div><div>Alla Biennale del 1909 una trentina di suoi dipinti dai titoli emblematici fu accolta nella sala “Bellezze della Sicilia”, interamente dedicata a De Maria Bergler, con decorazioni e arredi eseguiti da Ducrot su disegno di Basile.</div><div>La sua fama resta legata anche all’intensa attività di decoratore; si ricordano le sovrapporte nel salone della Direzione della Cassa di Risparmio di Palermo, ma soprattutto gli straordinari affreschi di gusto floreale della sala da pranzo del Grand Hotel Villa Igiea di Palermo, ancora in collaborazione con Basile incaricato da Ignazio Florio del progetto di ristrutturazio­ne dell’edificio e Ducrot.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Villa Igiea a Palermo</h3><div>Con la sua arte conquistò i Florio e Basile: chi fu il pittore simbolo del Liberty a Palermo</div><div>I suoi affreschi si trovano anche al Teatro Massimo e a Villa Igiea. Ettore De Maria Bergler, grazie a Ignazio Florio, strinse un’importante collaborazione con Ernesto Basile</div><div>Appassionato di storia, arte e folklore di Palermo Mentre in Europa si respirava una ventata culturale e artistica nuova, Palermo conosceva Ernesto Basile, l’artista più rappresentativo di questa nuova visione artistica di fine Ottocento e inizi Novecento chiamata Art Nouveau in Francia, Modernismo in Spagna e Modern Style in Inghilterra.</div><div>Tale arte coinvolgerà sia l’architettura che la pittura e le arti applicate. In Italia la conosceremo col nome di Liberty e a Palermo vi sarà uno sviluppo artistico del tutto originale. In città il Liberty si manifesterà soprattutto con la costruzione di nuove ville private. Non ultimo ovviamente lo stabilimento balneare di Mondello in perfetto stile Liberty, decorato nella facciata con mostri marini e altri fregi che rimandano sempre alla tematica marina.</div><div><br></div><div>A giocare un ruolo fondamentale per l’importazione di questa nuova arte fu senza dubbio la committenza contemporanea, in special modo quella dei Florio, ma anche dei Whitaker e di altri nobili e altoborghesi del tempo.</div><div>Tra le ville più rappresentative realizzate da Ernesto Basile c’è sicuramente il “Villino Florio” all’Olivuzza e Villa Igiea. Ci appare come un castelletto grigio con torri circolari svettanti e tetti spioventi decorati con ghirigori in ferro battuto. Da una cancellata in ferro decorata si accede ad un giardino con una moltitudine di specie vegetali che circonda la villa. Dopo recenti restauri dello stesso giardino si è leggermente ridotto.</div><div>Gli interni rigorosamente in legno e le vetrate colorate hanno tutti un rimando alla natura, i motivi floreali si perdono nell’infinità dei dettagli. </div><div>Villa Igiea, iniziata lo stesso anno del Villino Florio (1899), sancisce definitivamente il rapporto tra Ernesto Basile e Ignazio Florio, il quale, su consiglio del dottor Vincenzo Cervello, costruisce «il primo centro terapeutico» per malattie polmonari, incentivato in particolar modo dalla malattia prima e dalla morte poi della figlia Giovanna. Ignazio acquista quindi il parco di Villa Belmonte all’Acquasanta compresa una villa in stile neogotico appartenuta all’ammiraglio Cecil Downville.</div><div>La scelta del nome “Villa Igiea” nasce di fatti dalla sua prima destinazione come luogo di cura e riposo, in quanto Hygiea è la “salutis dea”, figlia di Asclepio dio della medicina. Gli alti costi fecero si che venne trasformato in un grande albergo all’interno del quale i Florio si erano riservati una loro residenza. Il Grand Hotel Villa Igiea fu inaugurato il 19 dicembre del 1900. </div><div>È in questa occasione che nasce una delle collaborazioni artistiche più riuscite a Palermo tra architettura e pittura, tra Ernesto Basile ed Ettore De Maria Bergler.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il ritratto di Donna Franca Florio</h3><div>Il connubio tra questi due artisti si sviluppò sempre grazie a Ignazio Florio. Per lui, anzi per donna Franca, Bergler realizza nel 1893 un ritratto straordinario, forse meno noto di quello di Giovanni Boldini, di recente venduto all’asta.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Ritratto di Giovanna Florio</h3><div>È il delizioso ritratto di Giovanna, la primogenita di Ignazio e Franca Florio, eseguito l’anno della sua prematura scomparsa. <br></div><div><br></div><div>Bergler aveva partecipato all’esposizione nazionale di Palermo, curata dal Basile e pochi anni prima decorò “La Sala d’Estate” di Villa Amalfitano Whitaker. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Teatro Massimo</h3><div>Grazie a questa decorazione Ettore De Maria acquisirà grande notorietà nel panorama decorativistico palermitano che lo porterà a far parte di una larga schiera di pittori decorativisti convocati da Ernesto Basile per la realizzazione del Teatro Massimo, dopo la morte del padre. Per il “tempio della musica” di Palermo, Ettore decorerà il Palco Reale, il salotto annesso, la Sala degli Spettacoli e la Sala Pompeiana. Le decorazioni sono tripudi floreali e cantorie di donne angeliche musicanti e danzanti tipiche dello stile pompeiano. </div><div><br></div><div>Ma il vero connubio artistico all’insegna del “nuovo stile” tra Basile e Bergler, che coinvolgerà anche la ditta Ducrot, avverrà tra il 1899 e il 1900, nella magnifica Villa Igiea, in particolare in quella che conosciamo come la sala Basile.</div><div>In questa ambientazione si cala il genio di Ettore De Maria Bergler, coadiuvato da altri pittori. Sfruttando soltanto tre pareti utili, delle quali due corte e una lunga, Ettore crea un mondo fantastico abitato da fate e ninfe in una perenne primavera. Nelle pareti corte Bergler dipinge l’allegoria del “Profumo del mattino” e del “Profumo della sera”. A definirli sono ovviamente il sole nascente per il mattino e la falce della luna per la sera. In entrambi gli affreschi, vivono delle meravigliose donne eleganti ed estremamente sensuali, dalle vesti scollate, alcune interamente nude e coricate in mezzo ad una fioritura di Iris, gigli e papaveri e alla presenza di animali, quali cigni e pavoni sullo sfondo di laghi e vallate sfumate.</div><div>Sulla parete lunga è l’affresco di “Floralia” che presenta da un lato una donna meravigliosa che tiene tra le mani un lunghissimo rampicante di rose fiorite circondata da ancelle riverenti e dall’altro un ramificato albero di melograno nei pressi di un lago dal quale paiono uscire, come ninfee che prendono vita, due incantevoli donne dai lineamenti angelici. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Sala del Consiglio” della Cassa di Risparmio di Palermo</h3><div>Ettore De Maria Bergler toccherà punti più alti nella pittura simbolista anche nelle decorazioni della “Sala del Consiglio” della Cassa di Risparmio di Palermo (1912) prima di tornare ad appassionarsi al paesaggio e alla tradizione dell’Ottocento. Morirà celibe nel 1938.</div><div>La Galleria d'arte moderna di Palermo, oltre a quelli già ricordati, conserva un nutrito gruppo di suoi dipinti</div><div>Basile e Bergler lasciano una Palermo capitale del nuovo stile. Si delinea uno scenario internazionale in cui le ricerche artistiche siciliane, dall’Eclettismo al Liberty, si rivelano in sintonia con l’Avanguardia europea.</div><div>Si contrappone l’Eclettismo messinese del post terremoto del 1908, cioè l’imitazione degli stili del passato</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 13:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il “Ritratto di donna Franca Florio” di Boldini e la Belle époque palermitana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E9"><h3 class="imHeading3">Il “Ritratto di donna Franca Florio” di Boldini e la Belle époque palermitana</h3><div>Ul ritratto è da sempre conteso dai grandi collezionisti.</div><div>La storia del dipinto di Donna Franca</div><div>Nel 1901 Ignazio Florio commissionò a Giovanni Boldini, acclamato pittore italiano trasferito a Parigi ed interprete del mondo femminile della Belle époque, un dipinto che immortalasse degnamente la radiosa bellezza della moglie, Franca Jacona di San Giuliano. Boldini, artista animato da un’effervescente vocazione alla mondanità, fu ospite dei Florio, realizzò così il ritratto.</div><div>Donna Franca era una delle Signore più in vista ed eleganti di tutta Italia, e la sua vita con Don Ignazio, scandita da ricevimenti, balli e feste con la migliore società d’Europa la obbligavano a possedere un guardaroba eccezionale, adeguato alla società che frequentava.</div><div>Nella prima versione del dipinto, era stato scelto dal guardaroba di Donna Franca Florio uno splendido abito da sera in velluto di seta nero, con maniche e guarnizioni dello stesso tessuto controtagliato, che ne esaltava la figura alta e slanciata, la carnagione ambrata, la capigliatura scura e i luminosi occhi verdi.</div><div>Boldini, dunque, ritrasse la nobildonna con uno dei suoi favolosi abiti, ma omise un accessorio importante: la pettorina di merletto con collo alto che rendeva il vestito ben più austero e in accordo con i tempi. </div><div>Era una questione di convenienza dell’atteggiamento poco adatto ad una Signora della Palermo del primo Novecento.</div><div>Nel frattempo, nel 1903, espose alla V Biennale di Venezia un quadro rappresentante Donna Franca a figura intera, su richiesta dello stesso Ignazio Florio, suscitando grande scalpore perché la donna esibiva un sautoir composto da 365 perle, ben più lungo di quello posseduto dalla Regina Margherita.</div><div>In proposito va anche precisato che fu proprio Ignazio Florio a richiedere fin dal 1901 l’inserimento del ritratto di sua moglie alla Mostra di Venezia, manifestando una bella dose di ironia e di sfida nei confronti di Boldini, ma aggiungendo anche che era pronto a inviare subito l’importo per acquistare il quadro, così come si trovava, dietro telegramma da parte di Boldini della regolare cessione del dipinto. Quindi la voce messa in circolazione che Florio non volesse pagare il dipinto, anzi che non lo aveva mai pagato, è del tutto falsa.</div><div>Le critiche rivolte a Boldini, non furono favorevoli, dando in un certo senso ragione a Don Ignazio: infatti &nbsp;a proposito del Ritratto di Donna Franca Florio lo ritiene “ lezioso ed artificioso nella posa innaturale ed oltremodo contorta dello snello corpo.</div><div>Ricapitolando: prima che il dipinto fosse partito per Venezia, probabilmente Boldini ricevette il suo compenso, rilasciando ricevuta della cessione del dipinto; successivamente alla Biennale, viste le critiche non del tutto favorevoli accettò, di apportare alcune modifiche, Boldini si fece rimandare il dipinto da Venezia direttamente a Parigi per soddisfare le richieste del Commendatore Florio.</div><div>Nel frattempo, nel 1903, espose alla V Biennale di Venezia un quadro rappresentante Donna Franca a figura intera, suscitando grande ammirazione.</div><div>La versione attuale del dipinto non è più quella della Biennale di Venezia del 1903: il vestito con cui è ritratta Donna Franca è corto sopra la caviglia, e si presenta proprio secondo i canoni degli abiti in voga con la moda degli anni dieci del Novecento. Proprio su questo particolare si costruirono quei “misteri” legati al dipinto che sarà bene chiarire. </div><div><br></div><div>Le modifiche del dipinto. Una o più tele?</div><div>Nei libri di storia dell’arte si legge di due o tre versioni diverse del dipinto. In realtà, le modifiche sono state effettuate sempre sulla stessa tela, quella iniziata nel 1901 ed esposta alla Biennale di Venezia nel 1903.</div><div>La prima correzione è stata cambiata da Boldini intorno al 1910 e poi nel 1924 trasformando il grande vestito tradizionale indossato dalla nobildonna con uno alla moda in quegli anni. </div><div>Viene così meno la leggenda un po’ romantica di un rifiuto dell’opera da parte di Ignazio Florio per la posa poco decorosa della moglie, che invece appare conforme all’etichetta nelle foto che testimoniano lo stato iniziale del dipinto. </div><div>L’unica tela mai esistita è quella che è stata ceduta da Boldini ai collezionisti nel 1924, con la documentazione dell’archivio del pittore, solo proprietario della tela fin dal 1901, incluso il materiale relativo all’esposizione alla Biennale nel 1903.</div><div><br></div><div>Dove si trova il “Ritratto di Donna Franca Florio”</div><div>Gli anni venti del Novecento rappresentarono la piena fase di declino della casata dei Florio, con l’iniziò del declino dell’impero finanziario dei Florio, tutte le proprietà furono vendute per pagare i creditori e nel 1934, tutti i beni mobili appartenuti ai Florio andarono all’asta a Roma e l’anno successivo furono venduti anche i leggendari gioielli di Donna Franca. </div><div>L’opera era stata venduta al barone Rothschild, che la portò con sé in America. Il ritratto però non compare nella vendita, perché l’anno precedente è documentato già nella collezione del Barone Maurice de Rothschild che lo presta per l’esposizione di beneficienza organizzata dalla galleria Wildenstein a New York. </div><div>L’opera venne rimessa in vendita da Christie’s dai discendenti di Rothschild, il 1º novembre 1995, per poi ricomparire sulle aste il 25 ottobre 2005. Venne battuta da Sotheby’s a New York e acquistata per la cifra di ottocentomila euro dalla Società Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone, titolare di diversi alberghi di lusso in Sicilia. Fu in questo modo che il ritratto di Donna Franca Florio ritornò a Palermo, e venne esposto in una sala del Grand Hotel Villa Igea. </div><div>Nel 2017 il ritratto è stato nuovamente messo all’asta a causa della società di Caltagirone. Sono state promosse numerose campagne di sensibilizzazione e di crowdfunding ad opera della nipote, Costanza Afan de Rivera, per l’acquisto dell’opera da parte dei cittadini, ed evitare così che l’opera finisse in una collezione privata.</div><div>Ma il 30 aprile l’offerta vincente di 1 milione e 133mila euro ha aggiudicato l’opera ai marchesi Marida e Annibale Berlingieri. La tela si trova quindi esposta presso il palazzo privato Mazzarino, a Palermo. La base d’asta si è rivelata essere molto alta rispetto a quanto la soprintendenza ai Beni culturali avesse attribuito, fu questo motivo per il quale la Fondazione Sicilia non poté acquistare il dipinto. </div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il ritratto di Giovanna Florio a Villa Zito</h3><div>Quello di Donna Franca non è l’unico dipinto che raffigura le donne della dinastia. Esposto a Villa Zito, c’è anche il ritratto di Giovanna Florio. Giovannuzza, così era chiamata dalla famiglia, la primogenita di Ignazio e Franca, scomparsa prematuramente all’età di nove anni.</div><div>La piccola era nata nel 1893 ma nell’estate del 1902 era stata colpita da una febbre violenta e inarrestabile. La tisi aveva preso il sopravvento, non c’era più nulla da fare. </div><div>Il dipinto di Ettore De Maria Bergler, più che un ritratto, è un’immagine ricordo dolorosamente toccante. Per ricostruire l’evanescenza della fisionomia della bambina, il pittore ricorre al pastello. L’eleganza della posa sembra richiamare le immagini regali del Cinquecento, ed è accentuata dall’abitino bianco e dal copricapo indossato dalla piccola. </div><div>Il ritratto è stato donato, insieme ad altre opere, negli anni ‘90 da un erede di Ettore De Maria Bergler, con obbligo di esposizione per la Fondazione Sicilia.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 11:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Peccato di Franz von Stuck, 1893, un pittore tedesco a Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E8"><h3 class="imHeading3">Il Peccato"di Franz von Stuck, 1893, un pittore tedesco a Palermo</h3><div>Il 24 maggio 1910, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, viene inaugurata la Galleria d’Arte Moderna di Palermo, ospitata nell’elegante Ridotto del Teatro Politeama, </div><div>Da subito considerata sede provvisoria, sono poi scorsi quasi cento anni per spostarla, nel 2006, in quella sede definitiva e strutturalmente più adeguata all’interno del Complesso monumentale di Sant’Anna.</div><div>Il nascente Museo si poneva come punto di incontro tra le esperienze artistiche e le nuove pratiche della città, con un’amministrazione pubblica in prima linea nell’organizzazione del sistema culturale: a volere la nascita della Civica Galleria fu infatti l’allora assessore del Comune di Palermo Empedocle Restivo, insigne giurista ed appassionato cultore delle arti, al quale venne, poi, appunto, intitolata la Galleria.</div><div>Occorreva un Museo che accogliesse e documentasse l’arte contemporanea aspirando a una dimensione nazionale e internazionale.</div><div>In questo stimolante clima di entusiasmo nella Palermo di inizio secolo, si fece viva la volontà di dare alla città un volto sempre più europeo.</div><div>Vennero raccolte le opere dei migliori pittori e scultori siciliani e italiani dell’Ottocento e Novecento come Sciuti, Lojacono, Leto, Catti, De Maria Bergler, Rutelli e poi Guttuso, Carrà, Casorati, Trombadori, Sironi, Boldini.</div><div>Fu dalla Biennale veneziana del 1909 che arrivò a Palermo un dipinto straordinario, dal gusto decadente e da un simbolismo magnificamente rappresentato: Il Peccato di Franz von Stuck, acquistato per la Galleria che sarebbe stata inaugurata l’anno successivo.</div><div>Oggi si trova al secondo piano, nella sala XIX, della GAM di Piazza Sant’Anna, e tra le 214 opere esposte, suddivise in 176 dipinti e 38 sculture, si mantiene l’unica opera di un’artista straniero presente in collezione permanente.</div><div><br></div><div>Franz Stuck era nato in Bavaria nel 1863 da una modesta famiglia cattolica di mugnai e contadini e successivamente, proprio per le sue doti artistiche, venne onorato col titolo di cavaliere dell’Ordine al merito della corona bavarese che gli consentì di aggiungere il “von” al cognome.</div><div>Pittore, scultore, incisore e architetto, tra i più affascinanti protagonisti del movimento simbolista, scelse la mitologia classica greco-romana e la religiosità pagana come costante iconografica della sua produzione pittorica.</div><div>Fin dal suo esordio nel 1889, sono riscontrabili nelle sue tele gli elementi del simbolismo mistico di trattazione di tematiche religiose, l'interesse per i personaggi mitologici del mondo classico o quelli dei testi sacri, come la rappresentazione della progenitrice Eva che impersonifica il Peccato, opera ampiamente considerata un’icona del movimento simbolista.</div><div><br></div><div>La prima versione de “Die Sünde - Il Peccato” risale alla prima esposizione della Secessione di Monaco del 1893, dove attirò grandi folle e riscosse un successo furente - al limite dello scandalo - ma che contribuì a rafforzare la sua notorietà.</div><div>Il soggetto rappresentato, tra il 1891 e il 1913 vnne dipinto in più di dieci versioni: concepito per la prima volta nel 1889 come Die Sinnlichkeit (La Sensualità), seguirono le altre che mostrano lievi variazioni ed evoluzioni nella composizione.</div><div>E infine la versione conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo, che rispetto alle altre stesure, rivela una maggiore luminosità, e consente di cogliere meglio i tratti del volto della peccatrice e del serpente.</div><div>Una donna dal bianchissimo corpo seminudo, dai lunghi capelli fluenti, avvolta nelle spire flessuose di un serpente, la cui testa le poggia sulla spalla destra. La figura - allegoria del peccato e della seduzione - emerge dall’oscurità con uno sguardo freddo ma fiero, che si collega allo sguardo maligno del serpente e alla sua simbologia, espressione del vizio, della diabolica sensualità, della lascivia e del peccato stesso.</div><div>L’occhio dello spettatore converge nella forza dei due sguardi, e ne viene sedotto da un lato da quello ammaliante e tentatore di Eva, e dall’altro da quello terribile del serpente. Ma non troviamo nulla di apertamente osceno, né di blasfemo, quanto piuttosto un'atmosfera sensuale ed erotica.</div><div>Eva non tiene in mano la mela, oggetto della tentazione, ma si mostra senza veli, avvolta da un gigantesco serpente. </div><div>Dalla forma di tempietto greco, la cornice dorata è stata disegnata dallo stesso artista, ed è essa stessa un’opera a sé.</div><div>L’opera si offre ad una lettura biblica infatti il serpente nella tradizione cristiana rappresenta il simbolo del male. L’intenzione dell’artista fu anche quella di desacralizzare la figura religiosa ed esplorarne il significato mondano. Negli stessi anni anche L’opera si offre ad una lettura biblica infatti il serpente nella tradizione cristiana rappresenta il simbolo del male. Franz von Stuck si ispirò diverse volte a episodi raccontati nella Bibbia che proponeva con un taglio contemporaneo. L’artista rivisitava infatti i temi religiosi interpretandoli con una sensibilità sociale e moderna. L’intenzione dell’artista fu anche quella di desacralizzare la figura religiosa ed esplorarne il significato mondano. </div><div><br></div><div>Sede della Galleria d’Arte Moderna è, dal dicembre 2006, il Complesso monumentale di Sant’Anna alla Misericordia. Prima di allora, dal 1910 data della sua apertura, la collezione era ospitata nel ridotto del Teatro Politeama. Oggi come allora il Museo.</div><div>Si accede al Museo dalla parte più antica del Complesso, il Palazzo Bonet, contiguo all’antico convento francescano, modello di edilizia residenziale aristocratica del Quattrocento. Edificato intorno al 1480 dal mercante catalano Gaspare Bonet, nel secolo successivo diventa per un breve periodo sede dei Gesuiti, per poi ritornare in possesso dei Bonet.</div><div>Nel 1996 il Comune di Palermo avvia un "cantiere della conoscenza" che consente il ritrovamento del palazzo quattrocentesco. Segue un lungo e impegnativo lavoro di restauro che recupera tutti gli ambienti, restituendo alla città lo straordinario sito e la suggestione dei suoi cortili interni e del magnifico chiostro che, circondato dal colonnato, collega il complesso alla chiesa barocca dedicata a Sant’Anna.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 25 Jan 2023 18:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cristo il Signore della montagna, Cesarò]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E7"><h3 class="imHeading3">Cristo il Signore della montagna, Cesarò</h3><div><div>Oggi vi porteremo alla scoperta di una meraviglia nascosta tra le montagne della Sicilia: il Cristo il Signore della montagna, Cesarò. Questa statua imponente del Cristo Redentore sovrasta il paese di Cesarò con le sue braccia aperte, offrendo una vista mozzafiato e suscitando emozioni profonde.<br></div><div><br></div><div>Cristo il Signore della montagna, Cesarò, un viaggio alla scoperta della statua del Cristo Redentore che sovrasta il paese di Cesarò, tra leggende e tradizioni locali.</div><div>Siamo a Cesarò un comune del Parco dei Nebrodi, sulla punta di una roccia (Pizzipiturro) si può vedere il “Cristo sulla Montagna”, statua di bronzo che raffigura Gesù con le braccia aperte (altezza 7 m), che domina il paese di Cesarò</div></div><div><br></div><div>Il, giovedì 19 agosto di molti anni fa, i militari di Sigonella lo hanno posto ad abbracciare e proteggere il paese. L’immagine ricorda quella di Rio de Janeiro, ma siamo in Sicilia, sui Nebrodi. La Giunta Municipale di Cesarò, nel 1986, con l’allora sindaco Calaciura, aveva ideato e deciso: poggiare una statua del Cristo sulla sommità della roccia chiamata ‘Pizzipiturro’ con le braccia aperte e i capelli al vento, affinchè cingesse dall’alto la comunità. L’impresa era assai ardua. La statua del Cristo infatti, scolpita da Mario Termini, venne creata in un sol blocco e il suo peso, quasi 4500 chilogrammi, era impossibile da sostenere per la collocazione sulla roccia. In attesa di una soluzione, il Cristo sostò per due anni nella parte Nord del paese, in un luogo quasi nascosto, fino a quando, durante l’amministrazione Brancatelli, nel 1996, la base militare di Sigonella N.A.S. 1 non venne in aiuto di Cesarò. Un elicottero militare era l’unico mezzo atto a reggere quell’enorme peso e trasferire la statua presso il luogo della sua residenza.</div><div>Da quel giorno, ogni anno, tutti gli abitanti di Cesarò, insieme alle autorità militari, civili e religiose locali, a una lunga sfilata di cavalli, majorette, e accompagnati dalla banda musicale, si recano in processione al Pizzipiturro, in onore del Cristo. </div><div><br></div><div>Il castello di Cesarò</div><div>Cesarò possiede come molti comuni siculi possiede i ruderi del suo antico castello. È collocato su uno sperone roccioso detto "rupe Giannina", e risale al 1334 circa. </div><div><br></div><div>Palazzo Zito, la storia e le tradizioni di Cesarò sono tutte racchiuse all'interno del nobiliare Palazzo Zito, nel cuore del centro storico.</div><div>Questa seicentesca residenza che si affaccia sull'Etna, in alcuni dei suoi locali, il Museo della conoscenza e del paesaggio dei Nebrodi in cui sono conservati oggetti legati alla vita contadina e pastorale di questo territorio; nel corso del tempo, infatti, alcune sale della dimora gentilizia furono utilizzate come depositi di frumento, scuderie e officine di falegnami e fabbri.</div><div>La Sala Rossa, ricca di sfarzosi affreschi. Facci un salto!</div><div><br></div><div>Da visitare vicino si trova Borgo Giuliano, un vero e proprio borgo fantasma, il borgo, fu inaugurato nel 1940, oggi è completamente abbandonato, ma nel primo '900 era casa di contadini e agricoltori che, per combattere il latifondo e riscattarsi, si erano qui rifugiati. </div><div><br></div><div>Da non perdere presso il comune è la sagra del Suino Nero dei Nebrodi e del fungo Porcino, a novembre, visite guidate del territorio, show cooking degustazioni,</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 23 Jan 2023 18:19:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?cristo-il-signore-della-montagna,-cesaro</link>
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			<title><![CDATA[Il Trionfo della Morte, Palazzo Abatellis]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E5"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Trionfo della Morte, Palazzo Abatellis</h3><div><hr></div><div>Il Trionfo della Morte, Palazzo Abatellis e la storia dietro la misteriosa e imponente opera di Palermo, che ispirò Picasso per Guernica<div>Tra i più grandi capolavori di tutti i tempi, fa da calamita per centinaia di turisti: di autore ignoto, è una vera cronaca della Sicilia del Quattrocento, il "Trionfo della Morte" a palazzo Abatellis, un affresco imponente e unico, realizzato indicativamente tra il 1440 e il 1450, non si conosce l’identità dell’autore.</div><div><br></div><div>Siamo in Sicilia, a metà del XV secolo, in una Palermo Ispanica e vivace. Sotto il regno di Alfonso V d’Aragona detto il Magnanimo, sovrano colto e illuminato, avvengono fervidi scambi artistici e culturali con altre città e Paesi. Ma erano anche anni socialmente drammatici, in cui il diffondersi di epidemie, carestie e l’ombra della Peste nera, cambiò il modo di percepire la morte.</div><div><br></div><div>L’affresco venne realizzato nel cortile di Palazzo Sclafani, costruito nel 1330 su volere del Conte Matteo Sclafani, in prossimità del Palazzo dei Normanni. Dopo la sua morte e una lunga lotta per la successione, nel 1400 il palazzo venne confiscato e assegnato ad una nobile famiglia spagnola, che però, tornata in Spagna, lo lasciò ad un progressivo abbandono.</div><div><br></div><div>Trent’anni dopo, quando un’apposita commissione - riunita proprio dal “Magnanimo” - venne incaricata di accorpare i ventidue "pichuli" e "malamenti sirvuti" ospedali cittadini, per lo più di pertinenza religiosa, il luogo decretato per concentrarli in un’unica struttura fu appunto l'abbandonato palazzo degli Sclafani, dove nel 1435 si insediò definitivamente l'Ospedale Grande e Nuovo, primo ospedale pubblico della città di Palermo.</div><div><br></div><div>Ma cos’è esattamente il Trionfo della Morte? È una rappresentazione che ricorda che l’incombenza della morte riguarda tutti indistintamente, a prescindere dalla posizione sociale e dal ceto a cui si appartiene.</div><div><br></div><div>La scena si svolge in un giardino lussureggiante in cui si vede irrompere la Morte che - come in una tipica scena di caccia - ha appena scagliato l’ennesima freccia letale. La nera signora si impone al centro del quadro, in sella a un cavallo scheletrito, surreale e visionario, che come ha raccontato Guttuso, pare abbia ispirato Picasso per la sua Guernica.</div><div><br></div><div>La lettura dell’opera viene paradossalmente guidata dalla divisione che ai tempi l’aveva smembrata in quattro parti, quasi a sottolineare la rigorosa composizione quattrocentesca.</div><div><br></div><div>Da un lato la rappresentazione di un mondo reale, lieto, gradevole, colto e raffinato, e dall’altro il suo opposto, un mondo metafisico, di dramma e morte.</div><div><br></div><div>In basso si vedono i cadaveri delle persone già colpite, le vittime sono le autorità, i potenti e i facoltosi: re, imperatori, papi, vescovi e frati. A destra l’ambiente cambia e si popola di gioventù aristocratica, dame e cavalieri, ma anche musici, poeti, letterati, che - apparentemente disinteressati a quello che accade - perseverano nel godersi la vita e la bellezza.</div><div><br></div><div>Sopra di loro una fontana, da cui sgorga l’acqua simbolo di purificazione e rinascita. Fanno da contraltare, sulla sinistra, gli ultimi, i poveri, gli emarginati, che quasi invocano la morte come sollievo alle proprie sofferenze.</div><div><br></div><div>Tra di loro si fanno notare due personaggi particolari, due ragazzi dall’aria arguta, il cui sguardo esce fuori dalla scena e si rivolge a noi: senza ombra di dubbio sono lo sconosciuto autore e il suo assistente, con in mano gli inequivocabili strumenti del mestiere, pennello e colori.</div><div><br></div><div>Un’artista che ha fatto dell’eterno combattimento tra il bene e il male una splendida allegoria, o forse una tragica metafora della sconfitta umana. Pare che la sua forza espressiva abbia ispirato persino Picasso per la celeberrima Guernica.</div><div><br></div><div>La Morte, che irrompe in un giardino sul dorso di un enorme spettrale cavallo scheletrico, lanciando frecce che uccidono personaggi di tutte le fasce sociali, occupa la parte centrale dell’affresco. La Morte &nbsp;ha al suo fianco la falce e una faretra, suoi tipici attributi iconografici, ed è raffigurata nell’attimo in cui ha appena scoccato una freccia, che ha colpito il collo di un giovane, nell’angolo destro in basso. Lì si trova il gruppo degli aristocratici che, tranne quelli più vicini ai cadaveri, continuano imperterriti le loro attività. Tra essi ci sono musici, dame riccamente abbigliate e cavalieri, come quelli che chiacchierano ai bordi della fontana, simbolo di vita e di giovinezza.</div><div><br></div><div>Sotto il corpo del cavallo della Morte giacciono i potenti, tra cui il Papa, l'imperatore e un gruppo di morti. A sinistra invece si trova il gruppo dei vecchi, dei malati, dei mutilati, delle vedove e dei poveri, che desiderando la cessazione delle loro sofferenze, invocano inutilmente la Morte, che li ignora.</div><div><br></div><div>In una sintesi, cosa scrive del dipinto la professoressa Mariasole Garacci, anche sulla base di un testo del professore Michele Cometa: Si tratta di una delle più impressionanti opere d’arte di tutta la cultura figurativa occidentale, scaturita dalla particolare congiuntura di un attardato medioevo siciliano al crocevia tra la Spagna, la Borgogna e Napoli. La visione di questo affresco è esattamente quella di una fotografia istantanea che coglie la varietà di espressioni e sentimenti di coloro che stanno per essere raggiunti dalla morte, o che ne sono stati appena colpiti.</div><div><br></div><div>Su questo dipinto Michele Cometa, docente di Storia comparata delle culture e Cultura visuale all’Università degli Studi di Palermo, ha pubblicato un saggio, Il Trionfo della morte di Palermo. Un’allegoria della modernità, che ne propone una lettura originale e moderna</div><div><br></div><div>Non si tratta invece, nel Trionfo palermitano, della promessa di una giustizia divina che risarcisca gli squilibri sociali del mondo, o di predicare la folle vanità del tutto, bensì di una umana e laica riflessione, disincantata ma, come si vedrà, non pessimista, sulla sofferenza dell’uomo, sul suo rapporto con la morte, e sul silenzio di Dio. Davanti alla morte siamo tutti uguali: questa la lezione che trionfi, danze e artes moriendi continuano a trasmetterci. </div><div><br></div><div>Il retribuzionismo medievale e dantesco sembra però rovesciato, perché se la morte lascia dietro di sé, risparmiandoli, proprio i poveri, che esausti invocano la fine delle loro sofferenze, e colpisce inesorabile i ricchi e i potenti, sono i poveri in realtà a restare delusi e sconfitti. Nulla, in questa raffigurazione, suggerisce un risarcimento postumo, una vita eterna dopo la morte: tutto parla della morte come di un problema esistenziale, a prescindere da Dio. </div><div>Iil tema del Giudizio universale, ‘e talvolta correlato da una rappresentazione del Paradiso e dell'Inferno legata alla descrizione dantesca, perché il trionfo vi è rappresentato solitamente con la morte, come uno scheletro ammantato da un tabarro ed armato di falce.</div><div><br></div><div>Oggi abbiamo smarrito gli arcaici costumi, le credenze magico-superstiziose, il fanatismo religioso, ma il trionfo è sempre presente.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 22 Jan 2023 10:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[WWOOFing, Riconnettiamoci con la Terra]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E4"><h3 class="imHeading3">WWOOFing, Riconnettiamoci con la Terra</h3><div>WWOOFing è un movimento globale che mira a riconnettere le persone alla terra grazie alla condivisione volontaria dell’agricoltura biologica.</div><div>I volontari WWOOFer visitano fattorie di piccole e medie dimensioni dove vivono e lavorano le persone ospitanti host. I WWOOFer aiutano nelle attività agricole mentre condividono la quotidianità rurale degli host, i quali mettono a loro disposizione i pasti e l'alloggio.</div><div>Diventare un socio di WWOOF Italia significa aderire ai valori della WWOOF Carta. Ti permette inoltre di contattare gli host della rete e organizzare la tua permanenza presso di loro.</div><div>Essere un host ti consente di ti consente di aprire le porte al mondo ospitando WWOOFer di tutte le provenienze. È anche un'opportunità per ricevere aiuto fisico e morale per il tuo progetto agricolo, per scambiare idee, valori e conoscenze.</div><div>Ma cos'è il woofing</div><div>Il woofing è un movimento mondiale in cui persone volontarie vanno a lavorare nelle realtà rurali come fattorie e aziende agricole biologiche in cambio di vitto e alloggio. </div><div>Il woofing mette in relazione volontari e progetti rurali naturali promuovendo esperienze educative e culturali basate su uno scambio di fiducia senza scopo di lucro, per contribuire a costruire una comunità globale sostenibile.</div><div> Letteralmente woof significa "World wide opportunities on organic farm" ed è appunto una rete mondiale che mette in contatto volontari e progetti rurali come le fattorie biologiche e biodinamiche.</div><div>Il movimento WWOF è nato nel Regno Unito nel 1971 quando Sue Coppard, un' impiegata londinese decise di &nbsp;contribuire, lavorando nel fine settimana, come volontaria in fattorie che coltivavano secondo i criteri dell'agricoltura biologica.</div><div>Da questa sua esperienza è nata l’idea del woofing, Attualmente questo movimento ha riunito in un unica rete la FoWO: un elenco di fattorie, aziende agricole e realtà rurali che sono disponibili ad ospitare woofers in oltre più di 60 Paesi nel mondo.</div><div>In Italia l’associazione Wwoof ha come scopo principale di WWOOF è proprio quello di diffondere l’interesse per uno stile di vita ecologico che parta dal lavoro nei campi a contatto con un’agricoltura naturale in fattorie che seguono il metodo biologico e che sono ecosostenibili.</div><div>Per entrare a far parte del movimento in Italia è sufficiente essere maggiorenni e iscriversi all’associazione WWOOF Italia che vi permetterà di entrare nella lista dei volontari woofer e vi darà anche una copertura assicurativa in caso di eventuali infortuni.</div><div>Indicativamente l’impegno nelle attività agricole per il woofer è di 4 o 5 ore giornaliere per 5 o 6 giorni alla settimana.</div><div>Dall’altro lato per le aziende agricole che vogliono ospitare i woofer è richiesta l’iscrizione alla lista delle aziende con una propria descrizione delle caratteristiche aziendali, delle attività che vengono svolte e sulla disponibilità di vitto e alloggio.</div><div>I requisiti essenziali per le aziende agricole sono di essere realtà rurali per lo più a conduzione famigliare piccole o medie che seguono pratiche di agricoltura naturale biologica o biodinamica.</div><div>Il woofing potrebbe anche essere visto come una vacanza ecosostenibile e lowcost proprio per questo scambio di collaborazione tra le attività da effettuare nell’azienda agricola e un alloggio con vitto nel periodo di permanenza, unico requisito essenziale è la voglia di imparare, di collaborare nelle attività dell’azienda e una certa capacità di adattamento allo stile di vita rurale.</div><div>I woofer sono un supporto, aiuto e sostegno per le fattorie a conduzione famigliare di piccole e medie dimensioni, dove qualche &nbsp;mano in più fa la differenza.</div><div>Il woofing diventa una vera e propria esperienza educativa e culturale, senza scopo di lucro per la creazione di realtà ecosostenibili rurali.</div><div>L’importante, è che siano consapevoli che il wwoofing implica il condividere lo stile di vita di chi li ospita. Quello che è davvero interessante è che, negli ultimi anni, sempre più spesso i giovani che intraprendono una nuova attività agricola si siano formati proprio attraverso una lunga esperienza nel Wwoof.</div><div>La maggior parte delle opzioni tende al lavoro manuale, non sarà un mese rilassante su un pascolo, occorre impegnarsi a lavorare e vivere in condizioni potenzialmente basilari, a cui non si è abituati. </div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 21 Jan 2023 18:00:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?wwoofing,-riconnettiamoci-con-la-terra</link>
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			<title><![CDATA[L’inquisizione in Sicilia i luoghi dell'inquisizione e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, La Gancia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E3"><h3 class="imHeading3">L’inquisizione in Sicilia i luoghi dell'inquisizione e la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, meglio nota come “La Gancia”</h3><div><hr></div>L’inquisizione in Sicilia fu formalmente introdotta prima del 1224 dall'imperatore Federico II. L'imperatore con la costituzione "Inconsutilem tunicam" emanata a Palermo, dispose inizialmente che tutti gli eretici, i Musulmani rimasti prima dell'espulsione e della deportazione e gli Ebrei dovessero pagare una tassa a suffragio degli inquisitori di fede preposti al loro controllo.<div>La Sicilia dal XV fino a quasi tutto il XVII secolo faceva parte dell'Impero spagnolo sotto forma di Vice-Regno, al pari di Napoli e della Sardegna. Dopo un tentativo fallito di estendere dalla Spagna alla Sicilia il Tribunale dell'Inquisizione nel 1481, Il 6 ottobre 1487 Ferdinando II il Cattolico creò il Tribunale dell'Inquisizione e fu inviato in Sicilia il primo inquisitore delegato, Frate Agostino La Pena, la cui nomina fu approvata da Papa Innocenzo VIII. In Sicilia operavano già gli inquisitori apostolici dell'Inquisizione della Santa Sede anche se con modalità meno rigorose rispetto a quelle dell'Inquisizione Spagnola.</div><div><br></div><div>In Sicilia l'inquisizione approdò e fu gestita da inquisitori arrivati direttamente dalla Spagna. Il loro potere, di fatto, era superiore a quello dei viceré stessi in materia di procedimenti legali e, ovviamente, superiore all'autorità dei preesistenti giudici e funzionari locali. Assieme al sovvertimento della struttura istituzionale della loro terra, la minaccia di vedere in qualche modo controllate le attività mercantili, finanziarie e commerciali attraverso la censura delle loro vite attuabile dal Tribunale ecclesiastico, l'Inquisizione si rese subito invisa al popolo siciliano ancor prima che le attività persecutorie avessero materialmente luogo.</div><div><br></div><div>L'inquisizione siciliana dipendeva direttamente da quella spagnola e operava in assoluta autonomia dalla Santa Sede romana. Paolo III. A capo del tribunale siciliano era preposto un inquisitore generale spagnolo mentre gli altri componenti venivano nominati dal viceré. Ad esempio, a metà del XVII secolo era inquisitore generale di Sicilia lo spagnolo monsignor D. Diego Garsia Trasmiera.</div><div><br></div><div>Nel tribunale i primi a operare come giudici furono i Padri Domenicani. Nel 1513 il compito fu affidato ai religiosi Regolari. Il declino del potere dell'Inquisizione in Sicilia cominciò molto lentamente a partire dal 1592 quando il viceré Duca d'Alba ottenne da Filippo II che tutti gli arruolati nella congregazione de' famigliari del Sant'Uffizio (nobili, cavalieri, generali e altri aristocratici siciliani) perdessero i privilegi economici e prerogative fino ad allora concessi, che gravavano pesantemente sull'amministrazione dello stato. I commissari del sant'Uffizio e coloro che vi si affiliavano come famigliari erano inoltre dispensati dalle leggi restrittive sul porto d'armi e godevano di immunità dalla giustizia regia. </div><div>Con decreto regio del 6 marzo 1782, dopo oltre 500 anni dall'introduzione, Ferdinando III di Sicilia, disponeva l'abolizione dell'Inquisizione nell'isola.</div><div>Per la cui fine si dovette attendere l’arrivo in Spagna di Carlo III di Borbone (1759-88), il più significativo esponente dell’assolutismo illuminato, l’avversario dell’eccessivo potere religioso che espulse nel 1767 i gesuiti dalla Spagna</div><div>Il simbolo lugubre di questo straordinario potere dell’Inquisizione in Sicilia fu il Palazzo Steri a Palermo. Ha scritto Leonardo Sciascia (1921-1989) nel 1979 in Nero su nero, un pamphlet che raccoglie pezzi giornalistici usciti tra il 1969 e il 1979: “fatto edificare dai Chiaromonte tra il 1307 e il 1380, probabilmente sulle rovine e nelle strutture di un palazzo arabo, lo Steri diventò reggia degli aragonesi. Fu poi residenza dei viceré. Poi degli inquisitori, del tribunale e del carcere inquisitoriali dal 1605 al 1782.</div><div>Il decreto che aboliva l'Inquisizione siciliana a cui seguì la chiusura delle carceri, la distruzione di stemmi e insegne, l'eliminazione delle gabbie di ferro utilizzate per esporre le teste dei ribelli sulla facciata del palazzo Chiaramonte di Palermo. Poco dopo, l'intero archivio inquisitoriale venne dato alle fiamme.</div><div><br></div><div>Scopi del Tribunale</div><div>Lo scopo del tribunale era mettere a tacere uomini di "tenace concetto" ossia recidivi peccatori della morale, eretici o comunque agitatori, sobillatori e diffusori di idee e stili di vita, credenze e superstizioni, contrari alla conservazione della fede cattolica. A differenza dei tribunali romani, non vennero svolti quasi mai processi in cui venivano dibattute teorie teologiche. </div><div>L’Inquisitore emanava l’edictum fidei e chiedeva ai fedeli di denunciare chiunque fosse sospetto di eresia, di intrattenere “commercio” con il demonio o possedesse libri proibiti. Il presunto reo veniva fatto catturare senza preavviso; solo alle persone di rango veniva recapitato, invece, un ordine di comparizione.</div><div>Non potendo mandare a morte un “fratello in Cristo” i giudici del Sant’Uffizio affidavano il reo al braccio della giustizia secolare che si occupava di accendere il rogo nel Piano della Marina, di fronte allo Steri, nel Piano di Sant’Erasmo o nel Piano della Cattedrale.</div><div><br></div><div>Le prigioni di palazzo Steri a Palermo</div><div>Nelle prigioni del Palazzo Chiaramonte-Steri a Palermo, dove per quasi tre secoli gli inquisitori interrogarono, torturarono e uccisero uomini e donne, tra ebrei o semplici sospetti di comportamenti giudaizzanti, frati, suore, innovatori, libertari, nemici dell'ortodossia politica e semplici poveracci, rimangono preziosi graffiti dei carcerati, testimonianza unica delle sofferenze patite.</div><div><br></div><div>Il sistema carcerario e inquisitoriale di Monreale, il carcere più antico e grande, per importanza e struttura, riguardava l'edificio posto a chiusura dell'attuale piazza del duomo, non più esistente perché abbattuto nel 1860 dalla spedizione garibaldina, in quanto simbolo della monarchia borbonica e della secolare oppressione delle varie dominazioni che si sono avvicendate nell'isola.</div><div>All'interno del palazzo dell'Arcivescovo di Monreale, esisteva un piccolo carcere con relativi "dammuselli". Qui i detenuti, con i ferri ai piedi, giungevano per esser sottoposti all' "indagine della verità". I memoriali antichi di quei carcerati narrano che in quel luogo si effettuassero torture ai sospetti di reati per mostrarne l'innocenza o viceversa la colpevolezza.</div><div>Si era arrivati ad un vero e proprio Stato nello Stato, quello che emerse era il disegno di una strategia inquisitoriale, dalla trama ben più complessa della sua attività religiosa, ma esercitava un controllo sulle attività.</div><div><br></div><div>Palermo riapre al pubblico la cappella con la tomba dell'inquisitore ucciso da fra' Diego La Matina <span class="fs12lh1-5">La cappella di Nostra Signora di Guadalupe</span></div><div>La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, meglio nota come “La Gancia”, per la sua nota bellezza e per gli eventi storici che sono avvenuti qui nel 1860, con la sanguinosa rivolta che coinvolse le cosiddette Tredici Vittime.</div><div>Non tutti però conoscono un particolare dettaglio che si trova all’interno della chiesa, per la precisione nella Cappella della Madonna di Guadalupe. Qui infatti si trovano le sepolture di alcuni esponenti dell’Inquisizione Spagnola, con tanto di iscrizioni sulle lapidi e negli elementi decorativi in lingua iberica.</div><div>È la cappella sfarzosa, un vero trionfo barocco nel centro storico di Palermo, in cui è sepolto don Juan Lopez de Cisneros, il famoso «inquisitore» ucciso nelle segrete dello Steri «dall’eretico» fra’ Diego La Matina nel 1657: reso celebre dal romanzo di Sciascia Morte dell’Inquisitore, don Juan fu ucciso da La Matina durante l’ennesimo interrogatorio. Il frate eretico e bandito, accusato di blasfemia, colpì l’inquisitore con un «ferro». Fatto sta che l’inquisitore morì dopo pochi giorni di agonia e La Matina fu condannato al rogo durante l’Autodafé. Don Juan López de Cisneros, con altri notabili spagnoli, fu sepolto nella chiesa di Santa Maria degli Angeli La Gancia in via Alloro, alla Kalsa, nella cappella di Nostra Signora di Guadalupe che, caso unico, appartiene al clero spagnolo, così come altre due chiese in città, Santa Eulalia dei Catalani sede dell'Instituto Cervanes e la cappella di Nostra Signora della Soledad.</div><div>Tra marmi mischi, stucchi e puttini del Serpotta, statue, un bellissimo tabernacolo con la sua tela del Gesù Cristo risorto, il gruppo ligneo della Madonna con Bambino, la tela del Bongiovanni, tutto chiuso da una cancellata artistica in ferro battuto. </div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 20 Jan 2023 09:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Uomo il legno ed i 33 crocifissi di Fra Umile da Petralia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E2">L’Uomo il legno ed i 33 crocifissi di Fra Umile da Petralia<div>Il legno, è uno dei materiali che l’uomo ha trovato in natura fin dall’inizio della sua esistenza.</div><div>Con il legno l’uomo ha costruito i primi ripari, poi vere e proprie capanne, successivamente sfruttando una caratteristica fondamentale del legno, la capacità di galleggiare, è riuscito a creare imbarcazioni e successivamente, la scoperta della ruota, a costruire carri, per muoversi sulla terraferma.</div><div>Si può quindi affermare che la lavorazione del legno è stata una delle prime arti dell’uomo, sempre più curata e perfezionata nello scorrere dei secoli, fino a raggiungere l’esecuzione delle complesse strutture.</div><div>Il legno porta con sè fascino e potenzialità artistiche e l’uomo da sempre ha saputo utilizzare il legno, con tecniche più o meno avanzate verso la realizzazione di beni veri e propri.</div><div>La lavorazione del legno, con l’arte medioevale e rinascimentale rendono il legno un mezzo indispensabile per costruire mobili e per creare sculture.</div><div>Se le botti sono costruite con il rovere perché è un legno resinoso e impermeabile, sopporta la pressione causata dalla fermentazione e conferisce al vino e alla grappa colore e sapore.</div><div>Il sughero è leggero ed impermeabile ed è insostituibile per conservare correttamente il vino in bottiglia. </div><div>Altri legni sono utilizzati nel campo dell’arte, Il Vasari scrive: “Gli antichi non disprezzarono né per le statue né per le pitture il pioppo, bianco e nero, il salice, il carpine, il sorbo, il sambuco, ed il fico; questi legni […] sono meravigliosamente dolci e facili sotto lo strumento dello scultore per esprimere tutti i modi delle forme. Ma è certo che nessuno di essi può paragonarsi per trattabilità al tiglio”.</div><div>Anche se si scopre che mentre in alcune nazioni nell’area della scultura in legno di tiglio è preferito, in altre si utilizzano altri legni quali legno di noce, di quercia e talvolta del pero. La scelta dipende da diversi fattori, tra cui la maggiore o minore lavorabilità o la durabilità nel tempo. </div><div>L’impiego di determinati legni dipende, oltre alla facilità di lavorazione e reperibilità delle materie sul posto, anche dalla permeabilità culturale dei singoli territori. </div><div>Questo ci ha portato alla rappresentazione del Christus, patiens, come scultura in legno, un cristo scolpito, che è un soggetto di ispirazione bizantina, in cui si sottolinea l’aspetto umano del Cristo, che con la testa reclinata sulla spalla, con gli occhi chiusi e con il corpo inarcato esprime il senso del dolore, reso ancor più drammatico dall’isolamento della figura del Crocifisso, non più circondato dalle scene evangeliche della Passione.</div><div>Il superamento della tipologia della croce è evidente nell’arte di Giotto che realizza una croce scientificamente anatomica. Giotto mette in croce un uomo.</div><div>Nell’età umanistico-rinascimentale alla tavola lignea dipinta, si sostituisce il &nbsp;Crocifisso scolpito in legno, in cui la versione stilizzata del Christus triumphans e quella espressionisticamente deformata del Christus patiens, nelle quali l’Uomo-Dio si manifesta quale perfetta natura creata, ad immagine fisica.</div><div>Nel Seicento l’arte è fortemente condizionata dalla Chiesa, che comunque anche nel Settecento rimane una dei massimi committenti delle opere d’arte che usa per affascinare i fedeli.</div><div>L’osservatore deve essere coinvolto e all’artista viene concesso a tal fine di esprimersi in forme libere, pur di raggiungere l’obbiettivo. L’arte è lo strumento di propaganda religiosa più importante e pertanto assume caratteristiche di popolarità, realisticità e monumentalità decorativa. </div><div>In tutto questo, la vena artistica sviluppata nella bottega paterna, maturata a Palermo, successivamente consolidata nell'ambito di una produzione permeata dallo stile di artisti a lui territorialmente e ecclesiasticamente noti, Giovan Francesco Pitorno meglio noto come frate Umile da Petralia (Petralia Soprana, 1600 – Palermo, 9 febbraio 1639) è stato uno scultore e religioso, meglio conosciuto per i suoi 33 crocifissi, ed i suoi crocifissi si trovano in numerose chiese degli ordini religiosi che all'epoca, in Sicilia, secondo la tradizione orale popolare assommerebbero a 33 i Crocifissi realizzati, ipotesi sostenuta da un presunto voto o fioretto attribuito al Frate scultore itinerante.</div><div>Descrizione del Christus patiens</div><div>Gesù è fissato sulla croce morto e con un’espressione estremamente sofferente. I suoi occhi sono chiusi e la testa è abbandonata su di un lato sul braccio, reclinata, in genere, a sinistra dell’osservatore. Il corpo è piegato perché le ginocchia non reggono il peso che lo spinge verso il basso. La raffigurazione delle ferite agli arti e al costato rivela l’umanità di Cristo morto sulla croce.</div><div>Christus triumphans</div><div>La raffigurazione di Cristo sulla Croce secondo il modello del Cristo trionfante presenta precise caratteristiche.</div><div>Gesù è fissato alla Croce ma è vivo e non mostra segni di sofferenza fisica. Infatti il corpo di Gesù mantiene la posizione verticale e immobile. Anche la testa è retta e l’espressione del viso è quella di una persona che non prova dolore. Gli occhi sono aperti e non rivelano alcun turbamento. Il corpo, pur crocifisso sulla croce, non cede verso il basso. Spesso inoltre il costato non mostra segni di ferita. Come indica la parola triumphans appunto Cristo trionfa sulla morte.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 18:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’orologio astronomico di Messina e il Duomo di Messina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E1"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L’orologio astronomico di Messina e la Cattedrale di Santa Maria Assunta o Duomo di Messina </h3><div><hr></div><div>L’orologio astronomico di Messina, parte della cattedrale della città, fu costruito dalla ditta Ungerer di Strasburgo nel 1933. È integrato nel campanile della chiesa (ricostruito all'inizio del secolo dopo il terremoto), di cui costituisce l'elemento più caratteristico; è il più grande orologio astronomico mai costruito </div><div>La parte tecnica è stata concepita da Frédéric Klinghammer, la parte artistica si basa su piani di Théodore Ungerer. Fu commissionato dall'arcivescovo della città (Angelo Paino) in occasione del rifacimento del campanile di Messina.</div><div>È articolato in parecchie parti distribuite ai diversi livelli della torre campanaria. Alcune sono costruite sul lato del campanile che dà sulla piazza, altre si trovano sul lato rivolto verso la facciata della chiesa.</div><div>Il campanile del duomo di Messina è anche torre dell'orologio dell'omonimo duomo.</div><div>Già a partire dal XII secolo, era presente, con funzioni liturgiche, nel 1559, colpito da un fulmine si incendiò per essere riedificato. Nel 1693, altri danni furono apportati dai due terremoti del Val di Noto che nel mese di gennaio interessarono l'intera Sicilia orientale. Nel 1783, le scosse sismiche del terremoto della Calabria meridionale di febbraio lo distrussero determinando il collasso degli ordini sommitali. Per adeguare la struttura del tempio al cambiamento di gusto dell'epoca, il tozzo campanile fu distrutto nel 1863 e in sua vece furono erette due torri neogotiche sopra le absidi laterali.</div><div>Il campanile attuale fu ricostruito nella sede primitiva dopo il terremoto del 1908 e fu progettato sui disegni di quello vecchio. Alto circa 60 metri, a forma di torre con tetto a cuspide, alleggerito su tutti i lati da coppie di bifore, si può accedere al belvedere posto sulla sommità da cui si può ammirare il panorama a 360° sulla città di Messina e sul suo stretto e sulla Madonnina posta all’ingresso del porto.</div><div>Il Campanile è visitabile all’interno, lungo il percorso delle scale, si ammirano le statue in bronzo e il complesso e ingegnoso sistema di leve e ingranaggi che consente il movimento dell’orologio. </div><div>Alle ore 12.00 ogni giorno ed il movimento delle figure dura 12 minuti, il tutto accompagnato dall'Ave Maria di Schubert. Ogni quarto d’ora durante la giornata si muovono le due eroine ai lati del gallo, Dina e Clarenza, che battono i quarti e le ore, e il carosello delle età. Ci troviamo davanti un complesso sistema di leve e contrappesi che consente il movimento delle statue, che sono legate alle tradizioni civili e religiose della città. Suggeriamo di non perdere lo spettacolo che vi si propone, magari leggendo qualche guida si riesce meglio a comprendere il significato dello stesso.</div><div>Il cuore dell’orologio</div><div>Nel piano del gallo si conserva il “cuore dell’orologio”, un potente meccanismo di orologeria a contrappesi, che governa il movimento dei 54 automi che sfilano in 7 scene sovrapposte, collocate nel prospetto antistante la piazza.</div><div>Il meccanismo si muove:</div><div>Il Leone</div><div>Alla sommità della torre è il leone, in bronzo dorato, alto 4 m., simbolo della provincia di Messina e della forza. Immediatamente dopo lo scoccare del mezzogiorno, l’automa inizia il movimento delle statue, agita la bandiera, muove la coda, rivolge il capo verso la piazza e ruggisce per tre volte consecutive.</div><div>IL Gallo</div><div>Al centro, tra le due eroine, è il gallo. Questo animale, alto m. 2,20, concepito dal costruttore come simbolo del risveglio, poco dopo lo scoccare di mezzogiorno, dopo che il leone ha ruggito, batte le ali, solleva la testa e canta chicchirichì per tre volte consecutive. L’animale porta la certezza della luce, l’annuncio del sole di Cristo che sale ad Oriente. L’animale si lega anche al momento della Resurrezione, dopo i giorni di Passione. Il triplice canto del gallo, durante il rinnegamento di Pietro, ricorda in qualche modo l’ineluttabilità del suo riconoscere il sole che Pietro, per debolezza umana, rinnega, nel corso della persecuzione.</div><div><br></div><div>Dina e Clarenza</div><div>Le ore e i quarti sono battuti da due statue automa in bronzo, alte 3 m. raffiguranti Dina e Clarenza. Le due eroine difesero la città durante la guerra dei Vespri Siciliani. L’8 agosto del 1282, le truppe angioine, che assediavano la città, avevano provocato diversi danni alla cinta muraria, ma erano state ugualmente cacciate. Allo scopo di far riposare gli uomini, stremati dalle continue battaglie, la notte seguente, le donne messinesi montarono la guardia sui bastioni della città. Gli Angioini, approfittando della notte, tentarono un nuovo assalto, allora Dina cominciò a far rotolare delle pietre per fermare il nemico e Clarenza diede l’allarme suonando le campane. La città fu così salva.</div><div><br></div><div>La Madonna della Lettera</div><div>La scena raffigura la Madonna della Lettera, patrona della città di Messina. Secondo la tradizione nel 42 d. C. San Paolo venne a Messina per diffondere il Cristianesimo. Entusiasmati dalla sua parola, i Messinesi accettarono di convertirsi al Cristianesimo inviarono a Gerusalemme un’ambasceria per rendere omaggio alla Madonna. Così una delegazione di messinesi si recò in Palestina con una missiva, nella quale i molti concittadini convertiti alla fede di Cristo professavano la loro fede e chiedevano la protezione di Maria. La Vergine diede agli ambasciatori una lettera, destinata al popolo messinese, in cui prometteva la sua eterna protezione alla città, ed in risposta alla missiva, inviò indietro una sua lettera, scritta in ebraico, arrotolata e legata con una ciocca dei suoi capelli. La frase finale della lettera, “Vos et ipsam civitatem benedicimus”, è ancora oggi riportata sul basamento della Madonnina del Porto. Nel campanile poco dopo mezzogiorno, un angelo porta la lettera alla Madonna, seguono, dopo di lui, S. Paolo e gli ambasciatori messinesi. Ciascun personaggio si inchina sfilando dinanzi alla Vergine. Il culto della Madonna della Lettera arrivò a Finale tramite il casato dei Ventimiglia, tale borgata era la residenza estiva della nobile famiglia. Il culto è dovuto soprattutto alla parentela con la famiglia nobile messinese dei Moncada, molto devota alla Madonna della Lettera.</div><div>Le scene bibliche</div><div>Le scene variano, sulla facciata del Campanile, in relazione al calendario liturgico, nel seguente ordine:</div><div>Da Natale all’Epifania: adorazione dei pastori. I pastori sfilano e si inchinano dinanzi a Gesù bambino, la Madonna e S. Giuseppe.</div><div>Dall’Epifania a Pasqua: adorazione dei Re Magi. Guidati dalla stella cometa, i Re Magi, ciascuno accompagnato da un valletto, adorano il Bambinello che è tenuto tra le braccia di Maria.</div><div>Da Pasqua a Pentecoste: resurrezione di Gesù. Due soldati stanno a guardia del sepolcro, dal quale, mentre essi guardano sgomenti, si innalza Gesù.</div><div>Da Pentecoste a Natale: discesa dello Spirito Santo. I dodici apostoli, sono nel cenacolo intorno alla Madonna.</div><div>Una colomba, simbolo dello Spirito Santo, vola sopra gli apostoli; sulle loro teste appaiono delle fiammelle, mentre alzano in alto le braccia.</div><div>La chiesa di Montalto</div><div>O chiesa di Santa Maria dell'Alto e monastero dell'Ordine cistercense sul colle della Caperrina, la scena ricorda la fondazione della chiesa di Montalto, che sorge sul colle della Caperrina, a sinistra di chi guarda l’orologio. </div><div>Secondo la tradizione, la Madonna apparve in sogno a fra’ Nicola, chiedendogli di costruire una chiesa da dedicare al Suo nome. Gli disse di radunare le autorità cittadine sul colle, perché a mezzogiorno una colomba avrebbe disegnato in volo il perimetro della chiesa che doveva essere costruita. A poggiare la prima pietra intervenne la regina Costanza II di Sicilia</div><div>Così accadde e la chiesa fu ben presto edificata, occorre anche ricordare che fu il primo edificio di culto ricostruito nel dopo terremoto del 1908; il santuario è legato alla tradizione dell'apparizione della Madonna in difesa dei messinesi assediati dai Francesi nel corso della guerra dei Vespri Siciliani (Madonna delle Vittorie).</div><div>A mezzogiorno, sul suono dell’Ave Maria di Schubert, una colomba disegna in volo un cerchio e, subito dopo, dalla roccia emerge la chiesa di Montalto.</div><div>Il carosello delle età</div><div>E’ formato da quattro statue a grandezza naturale raffiguranti le fasi della vita, l’infanzia (un bambino), la giovinezza (un giovane), la maturità (un guerriero), la vecchiaia (un vecchio), che si portano al centro della scena ogni quarto d’ora. La morte, rappresentata da uno scheletro, con la sua falce scandisce il corso della vita.</div><div>Il carosello dei giorni della settimana</div><div>Ciascun giorno è rappresentato da una divinità pagana, portata in trionfo da un carro, trainato da un animale diverso. Ogni carro cambia a mezzanotte. Ecco l’ordine dei carri:</div><div>Domenica: Carro tirato da un cavallo e guidato da Apollo</div><div>Lunedì: Carro tirato da un cervo e guidato da Diana</div><div>Martedì: Carro tirato da un cavallo e guidato da Marte</div><div>Mercoledì: Carro tirato da una pantera e guidato da Mercurio</div><div>Giovedì: Carro tirato da una chimera e guidato da Giove</div><div>Venerdì: Carro tirato da una colomba e guidato da Venere</div><div>Sabato: Carro tirato da una chimera e guidato da Saturno</div><div><br></div><div>Il calendario perpetuo</div><div>Sul quadrante, un grande disco di circa m. 3,50 di diametro, sono segnati i giorni, i mesi, gli anni e le feste mobili. Un angelo in marmo indica con una freccia il giorno. Il cambio della data avviene automaticamente a mezzanotte.</div><div>Il planetario</div><div>Il quadrante raffigura il sistema solare. Al centro è il sole e attorno i nove pianeti che ruotano intorno ad esso, collocati a distanza proporzionale a quella reale. Il tempo di rivoluzione non è uguale per tutti i pianeti, ma è perfettamente sincronico a quello reale, con un’approssimazione fino al centesimo di secondo.</div><div>La luna</div><div>Al di sopra del planetario, tra due finestre, è collocata la luna, un globo di m. 1,20 di diametro. È suddiviso in due emisferi, uno dorato e l’altro nero; in tal modo il globo mostra alternativamente le due facce in perfetta sincronia con i movimenti e le conseguenti fasi lunari. La luna ruota intorno al proprio asse e compie un giro completo in 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi.</div><div>I quadranti delle ore</div><div>Ciascun quadrante si trova sui quattro lati del campanile e misura m. 2,40 di diametro.</div><div>Il loro funzionamento è dettato dal cuore dell’orologio.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Jan 2023 16:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le fiere la pasta gli spaghetti e Trabia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000E0"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le fiere, la pasta e Trabia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Quando parliamo di Trabia, non possiamo non menzionare le sue fiere, un vero e proprio punto di riferimento per chi ama la tradizione e il buon cibo. </div><div class="imTACenter">Immaginate di passeggiare tra le bancarelle, circondati da un profumo di pasta fresca, formaggi locali e dolci tipici, mentre i produttori raccontano con orgoglio la storia dei loro prodotti. </div><div class="imTACenter">Queste occasioni non sono solo un modo per fare affari, ma anche un momento di socializzazione dove ci si incontra, si scambiano idee e si celebra la cultura siciliana. </div><div class="imTACenter">E chi può resistere a una bella porzione di pasta con il sugo di pomodoro fresco, magari preparata proprio con ingredienti acquistati lì? Insomma, le fiere a Trabia non sono solo un mercato, ma un'esperienza da vivere a tutto tondo.<span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Le fiere erano e sono le principali occasioni d’incontro fra domanda e offerta, esse avevano luogo una o più volte all’anno frequentemente in occasione di festività religiose e davano e danno modo a produttori, consumatori e mercanti di svolgere contrattazioni che riguardavano beni come il bestiame e manufatti come gli attrezzi agricoli e i tessuti, mentre alla compravendita di beni di uso corrente sono dedicati i normali mercati giornalieri e settimanali.</span></div><div class="imTACenter">Si differenziano dalla sagra perché è la celebrazione religiosa in occasione della consacrazione di una chiesa, di un altare o di una immagine religiosa, come pure in forma estensiva una festa popolare, che si svolge in un paese per celebrare un avvenimento, e soprattutto un raccolto, un prodotto.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’annona, con le città sempre più popolose, erano per l’epoca grandi centri di consumo e la prima preoccupazione delle autorità era quella di garantire un buon approvvigionamento alimentare, favorendo la concentrazione dei prodotti sul mercato urbano. Una particolare magistratura, detta “annona” (termine con cui in quest’epoca si indicavano anche i cereali e, più in generale, i viveri), aveva l’incarico di regolare tutte le attività che in vario modo avevano a che fare col cibo. </div><div class="imTACenter">Il cibo dei poveri ed il cibo dei ricchi, il mercato della carne come quello del pesce era piuttosto vivace, ma i ceti popolari mangiavano soprattutto cereali e verdure. Oltre al pane di frumento o di segale, erano d’uso consumare zuppe e polente di altri cereali che variavano secondo la produzione locale. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Dal XII-XIII secolo anche la pasta a lunga conservazione (vermicelli, maccheroni) cominciò a comparire sul mercato di certe città, soprattutto in Sicilia e in Liguria, dove sorsero le prime manifatture di questo prodotto. </div><div class="imTACenter">E’ a tutti chiaro che ben diversamente mangiavano i ceti più ricchi, che avevano come piatto base la carne e soprattutto la cacciagione, considerata, soprattutto dai nobili, un simbolo del loro stato sociale. </div><div class="imTACenter">Stando alle liste di certi banchetti ufficiali, se ne faceva un consumo enorme: cervi, caprioli, fagiani, pernici si alternavano ad arrosti di bue, capretto, oche, a ogni genere di volatili e inoltre a molti pesci di acqua dolce, soprattutto trote, anguille, lamprede, storioni. La cucina era rappresentata da professionisti ed era opera dei Monzù, un appellativo dato anticamente ai cuochi professionisti in Sicilia erano invece detti Monsù.</div><div class="imTACenter">Quello che compariva con abbondanza sulle tavole dei ricchi, non lo era per i più poveri che tra l’altro chi poteva, faceva uso di spezie e non per nascondere i sapori sgradevoli di carni che in qualche caso potevano essere avariate i potenti mangiavano solo carni freschissime. </div><div class="imTACenter">Con la carne e il pesce si faceva largo uso di salse agrodolci fortemente speziate, a base di ingredienti acidi come il vino, l’aceto, gli agrumi (non si usavano invece grassi come l’olio o il burro, tipici delle salse moderne). Le spezie, provenienti dalle Indie (noce moscata, pepe, cannella, chiodi di garofano, zenzero, cumino, molti altri prodotti), insaporivano quasi tutti i cibi e le bevande.</div><div class="imTACenter"><br></div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">In Sicilia nascono gli spaghetti </h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">In Sicilia a Trabia nascono gli spaghetti, chi non poteva mangiava la pasta, basti pensare che presso l’abitato di Trabia, ricco di acque e mulini, con una bella pianura e vasti poderi, si fabbricava la pasta, in quantità tale da approvvigionare, i paesi limitrofi, e se ne spedivano consistenti carichi. </div><div class="imTACenter">Che la pasta, gli spaghetti siano originari della Sicilia non è in discussione ed era meglio conosciuta come maccheroni, è assodato, che veniva prodotta una pietanza a base di farina a forma di fili chiamata "itriyah" (termine arabo). </div><div class="imTACenter">Ancora oggi, sono famosi i cosiddetti vermicelli di Tria.</div><div class="imTACenter"> Ad attestarlo una testimonianza redatta dal geografo arabo, di stanza presso la corte di Ruggero II, Muhammad al-Idrisi, più conosciuto come Edrisi. Nell’opera “Kitab-Rugiar”, risalente al 1154, proprio lui fa infatti ad indicare il paese alle porte di Palermo.<br></div><div class="imTACenter">Nel dialetto siciliano i capelli d’angelo, sono spaghetti estremamente sottili, sono indicati con il termine tria. </div><div class="imTACenter">Soltanto nel 1824 si inizia a utilizzare il termine spaghetti, ad opera di Antonio Viviani, il quale ne “Li maccheroni di Napoli” fa apparire una serie di illustrazioni in cui sono descritte le varie fasi della lavorazione. Come si può dedurre &nbsp;dall’opera in questione, si preferiva utilizzare la parola “maccheroni”, espressione letteraria poi trasposta sul versante culinario al fine di indicare paste fresche come gli gnocchi, e tubetti di farina di grano duro essiccata.<br></div><div class="imTACenter">Tuttavia, all'origine la pasta veniva indicata con il termine macaronis, dal greco classico macar cioè felice, beato, la pasta altro non era che cibo per i beati.</div><div class="imTACenter">Nel '500, in Italia la pasta non era molto apprezzata. Eppure furono i siciliani a detenere il primato di consumatori di maccheroni, tanto da guadagnarsi il soprannome di "mangiamaccheroni". </div><div class="imTACenter">Mangiata con le mani e poi con la forchetta, prodotta fresca e poi essiccata, la pasta ha assunto oggi diverse forme in base al territorio in cui viene cucinata. Un piatto ormai radicato nella tradizione culinaria italiana, soprattutto quando si parla della pasta e pomodoro.</div><div class="imTACenter">Dopo l'Italia, sempre dal '500 in poi, la pasta oltrepassa i confini per conquistare altri paesi del mondo. Come ad esempio la Francia, l’Inghilterra e da lì l’America, ed a farla conoscere, la pasta, furono proprio gli emigranti italiani.</div><div class="imTACenter">Nel Seicento, si diffuse nel Regno di Napoli come piatto principale, in un periodo in cui la scarsità di carne e pane provocavano vera e propria carestia.<br></div><div class="imTACenter">Oltre alle innumerevoli tipologie di pasta, la cucina siciliana merita una menzione speciale per i condimenti, ricercati e vari, principalmente a base e formaggio di pesce e verdure. <br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 02 Jan 2023 17:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Museo dell’Orologio a Bisacquino]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000DF"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Museo dell’Orologio a Bisacquino</h3><div><hr></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Da qualche anno sorge a Bisacquino, un piccolo paese nel cuore della Sicilia Occidentale, un affascinante Museo dell’Orologio, voluto fortemente dal suo fondatore, Paolo Scibetta, nato a Bisacquino il 6 settembre 1912 e deceduto l'1 giugno 2004. Il museo è un tributo a una tradizione secolare, quella degli orologiai di Bisacquino, un'arte che Paolo Scibetta ha coltivato con passione, guadagnandosi il titolo di "l'ultimo artigiano del tempo". Con il suo lavoro, Paolo ha voluto lasciare un segno indelebile nel paese, non solo come artigiano, ma anche come custode di una tradizione che ha segnato la vita di generazioni. Come amava dire, i soldi non sono tutto nella vita, ma amore e dedizione possono regalare un ricordo che dura oltre la morte.</span><br></div><div><br></div><div>Bisacquino, un piccolo centro che sorge a 50 km a nord di Agrigento, tra le colline dell'entroterra siciliano, è famoso non solo per la sua bellezza naturale, ma anche per la lunga tradizione orologiaia che affonda le radici nel XVIII secolo. È qui che la famiglia Scibetta ha iniziato la sua lunga attività, che ancora oggi continua a incantare i visitatori del museo.</div><div><br></div><div>La Storia della Famiglia Scibetta e il Museo</div><div><hr></div><div>La storia degli orologiai di Bisacquino ha inizio nel 700 con il capostipite Rosario Scibetta, originario di Castrofilippo, che si trasferì a Bisacquino. Rosario, un ufficiale borbonico e abile armaiolo, riconvertì la sua officina di armi in una fabbrica di orologi da torre, sfruttando la sua esperienza nella meccanica di precisione. La sua attività, che inizialmente produceva orologi meccanici per campanili, si è evoluta nel tempo grazie al genio inventivo del nipote Vincenzo Scibetta, autodidatta che ha progettato orologi sempre più sofisticati.</div><div><br></div><div>Uno dei pezzi più affascinanti del museo è la "ruota di Archimede", un dispositivo che veniva inserito negli orologi da torre per produrre suoni diversi. Questo ingegnoso sistema fungeva anche da calendario perpetuo, scandendo i momenti significativi della giornata, come l'orario per ritirarsi dal lavoro nei campi, entrare a scuola o iniziare il turno di lavoro come artigiani.</div><div><br></div><div>Il Museo dell’Orologio di Bisacquino, sotto la tutela della Soprintendenza dei Beni Culturali di Palermo, è oggi una tappa imperdibile per gli appassionati di storia, meccanica e tradizione siciliana. La bottega degli Scibetta, che è stata anche visitata dal celebre regista Luchino Visconti in occasione delle riprese del film "Il Gattopardo", è stata trasformata in un museo che conserva gelosamente la memoria della maestria degli orologiai bisacquinesi.</div><div><br></div><div>Gli Orologi da Torre e il Lascito Familiare</div><div><hr></div><div>La famiglia Scibetta ha costruito numerosi orologi da torre che ancora oggi sono visibili in diversi paesi della Sicilia. Tra i pezzi storici più noti, quelli creati da Calogero Scibetta (1800-1897) includono orologi da campanile a Bisacquino, Castelvetrano, Corleone, e Campofiorito, mentre Vincenzo Scibetta ha costruito ben 47 orologi che adornano città come Agrigento, Altofonte, Bagheria, Corleone e Sciacca. Il pronipote Natale Scibetta, attivo tra il 1878 e il 1944, ha aggiunto alla lista anche orologi da torre a Palermo, Cefalù e Piana degli Albanesi.</div><div><br></div><div>Un orologio molto particolare è l’"Orologio Geografico Universale", creato dai tre fratelli Scibetta, Vincenzo, Paolo e Rosario. Questo orologio sincronizza il fuso orario di Roma con quello dei principali fusi orari del mondo ed è stato brevettato con il numero 1715, diventando un pezzo di grande valore. Esso è stato esposto alla terza Fiera del Mediterraneo.</div><div><br></div><div>Il Museo e i Suoi Tesori</div><div><hr></div><div>Il Museo dell’Orologio si trova in Corso Umberto, n° 76 a Bisacquino, ed è composto da due stanze che ospitano numerosi strumenti e manufatti legati alla tradizione orologiaia. All’interno del museo si possono ammirare attrezzi da lavoro, banconi da laboratorio e esemplari di orologi da torre, nonché una cartina geografica della Sicilia in lamiera che indica la collocazione di tutti gli orologi costruiti dalla famiglia.</div><div><br></div><div>Tra gli attrezzi esposti, spiccano il Tornio Parallelo, la fresatrice costruita da Vincenzo negli anni '60, e il trapano americano, un dono dei frati del Santuario di San Calogero di Sciacca. Inoltre, è esposto un orologio da torre gran suoneria costruito da Paolo Scibetta nel 1947 e collocato inizialmente nella chiesa di Baucina.</div><div><br></div><div>Il museo conserva anche un angolo che ricostruisce il laboratorio dell'orologiaio, dove è possibile osservare un orologio da torre funzionante e diversi attrezzi da fonderia, che testimoniano la laboriosità e l’abilità artigianale della famiglia.</div><div><br></div><div>Una Tradizione Che Non Dimentica</div><div><hr></div><div>L’ultima generazione della famiglia Scibetta non ha continuato l'attività orologiaia, ma la tradizione è stata preservata grazie alla passione di Paolo Scibetta, che ha donato una buona parte dei suoi strumenti e pezzi storici al comune di Bisacquino, contribuendo alla creazione di questo museo che ora accoglie visitatori da tutta la Sicilia e oltre.</div><div><br></div><div>Nel Museo Civico di Bisacquino sono esposti anche altri esemplari che raccontano la storia di questa dinastia di orologiai.</div><div><br></div><div>“L’onestà del tempo”, scritto da Valerio Scibetta, è il libro che narra la storia delle tre generazioni della famiglia, un racconto che si intreccia con la storia del paese e delle sue tradizioni.</div><div><br></div><div>Cosa Vedere a Bisacquino</div><div><hr></div><div>Bisacquino è un paese di grande fascino, incastonato tra le colline della Val di Mazara, nel cuore della Sicilia Occidentale, un’area ricca di storia e natura. </div><div>Oltre al museo, puoi esplorare il centro storico, visitare la Chiesa Madre e passeggiare per le strette vie del paese che raccontano la sua lunga tradizione artigianale. </div><div>Nei dintorni, puoi scoprire i paesaggi siciliani che si estendono tra colline, vigneti e uliveti, ideali per escursioni a piedi e in bicicletta.</div><div><br></div><div>Questo piccolo paese siciliano è una vera e propria gemma nascosta, che merita di essere visitata non solo per la sua tradizione orologiaia, ma anche per l’autenticità e la bellezza del suo paesaggio e della sua cultura.</div></div><div><br></div><div>Per visite contattare famiglia Scibetta</div><div>Tel: 091 8351033 – 091 851719</div><div> Valerio Scibetta </div><div>Via stazione, 18</div><div>091 8351239 cell &nbsp;339 3305599</div><div>valerioscibetta@hotmail.it</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 11:07:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?museo-dell-orologio-a-bisacquino</link>
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			<title><![CDATA[Perché il Regno delle Due Sicilie si chiamò così ?]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000DE"><h2 class="imHeading2">Perché il Regno delle Due Sicilie si chiamò così ?</h2><div><hr></div><div>Il nome deriva dal dal XII secolo, quando l’Italia meridionale era occupata dai Normanni, si usava distinguere una Sicilia “al di qua del faro” e quindi dello Stretto di Messina e una “al di là del faro”, questo portò a intendere il territorio come due sicilie.</div><div>Nel XIII arrivano gli Angioni e nasce il Regno di Trinacria, fine delle due Sicilie, abbiamo un re delle due Sicilie non un regno, con Carlo di Borbone fattosi incoronare a Palermo nel 1735 si riunisce il regno delle due Sicilie, è con Murat che diventa ufficialmente Re del Regno delle due Sicilie, solo che Murat non ebbe mail il dominio della Sicilia, bisogna aspettare il 1816 con Ferdinando IV di Borbone che unifica i domi al di qua del faro ed al di là del faro</div><div><br></div><div>Sicilia "al di qua e al di là del Faro": L'espressione nacque nel XII secolo, sotto il dominio normanno. L'Italia meridionale era divisa in due parti che venivano distinte in base allo Stretto di Messina, chiamato anticamente "Faro". Si parlava quindi di una Sicilia "al di qua del Faro" (il Regno di Napoli) e una Sicilia "al di là del Faro" (l'isola di Sicilia).<div><br></div><div>Alfonso d'Aragona e il titolo di "Rex Utriusque Siciliae": L'espressione "Regno delle Due Sicilie" apparve per la prima volta nel 1443, quando Alfonso V d'Aragona unificò formalmente il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli. Per sottolineare l'unione dei due territori, si proclamò "Rex Utriusque Siciliae" (re di entrambe le Sicilie).</div></div><div><br></div><div>Esistito tra il 1816 e il 1861, il Regno delle Due Sicilie fu istituito dal re Ferdinando di Borbone dopo il congresso di Vienna, unendo il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia. Inizialmente la capitale era Palermo, ma già l’anno successivo (1817) fu spostata a Napoli. I Borbone però c’entrano a metà perché è un’idea di Gioacchino Murat, nasce il regno delle due Sicilie dopo che gli fu concesso il trono da Napoleone nel 1808, anche se l’espressione “Regno delle Due Sicilie” apparve la prima volta quando Alfonso V d’Aragona unificò formalmente il Regno di Sicilia e il Regno di Napoli, nel 1443, nominandosi Rex Utriusque Siciliae “re di entrambe le Sicilie”.</div><div>Breve vita siamo nel 1861nasce il Regno d’Italia e si parla di Sicilia</div><div><br></div><div>Precedentemente i regni autonomi di Napoli e di Sicilia avevano si formato un regno unico, avevano però provocato le proteste dei siciliani, che vedevano annullati i loro privilegi di autonomia, e quelle della Santa Sede, che vedeva cambiato il carattere di un regno che riteneva suo vassallo.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Dec 2022 10:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La sagra della Pantofola lercarese, un dolce tipico di Lercara Friddi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000DD"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La sagra della Pantofola lercarese, un dolce tipico di Lercara Friddi</h3></div><div><hr></div>Scopri la tradizione e i sapori autentici di Lercara Friddi con la Sagra della Pantofola Lercarese.<div><br></div><div>La Sagra della Pantofola Lercarese è uno degli eventi più attesi di Lercara Friddi, un piccolo e affascinante paese situato tra la vallata del Landro, la vallata di Fiumetorto e quella del Platani, nel cuore della provincia di Palermo. La festa celebra uno dei dolci tipici più amati e rappresentativi della tradizione pasticcera locale: la pantofola lercarese, una prelibatezza a base di mandorle e cioccolato.</div><div><br></div><div>Questa dolce specialità ha radici profonde nella storia gastronomica del paese ed è da sempre un simbolo di convivialità e tradizione. </div><div>La ricetta, semplice ma ricca di sapore, unisce ingredienti genuini come farina, zucchero, mandorle tritate, uova, zuccata (zucca candita) e cioccolato. Nel corso dei secoli, la ricetta è stata tramandata da generazione in generazione, mantenendo intatta la sua autenticità. </div><div>Si dice che la ricetta sia stata custodita da suore nei conventi, famose per la loro abilità nell'arte pasticcera, e che siano stati proprio loro a scambiarsi i segreti della preparazione di questi dolci deliziosi.</div><div><br></div><div>La Storia di Lercara Friddi e la Scoperta dello Zolfo</div><div><hr></div><div>Lercara Friddi, un piccolo borgo che un tempo viveva di agricoltura, ha conosciuto un cambiamento radicale a partire dalla scoperta dello zolfo nelle sue terre. Il paese divenne rapidamente uno dei più importanti centri minerari della Sicilia, con una produzione che attirò l'attenzione di molti. Oggi, il patrimonio industriale di Lercara Friddi si intreccia con la tradizione culturale e gastronomica che continua a vivere grazie a eventi come la Sagra della Pantofola e alle numerose pasticcerie locali che ancora oggi producono questi dolci tipici.</div><div><br></div><div>Il Museo di Frank Sinatra a Lercara Friddi</div><div><hr></div><div>Un'ulteriore particolarità che rende Lercara Friddi unica è il Museo di Frank Sinatra, dedicato a uno dei più grandi cantanti di tutti i tempi. Questo museo, unico in Europa, celebra la vita e la carriera di Frank Sinatra, nato da genitori siciliani emigrati negli Stati Uniti. Il museo racconta la storia di Sinatra attraverso una serie di cimeli, fotografie e oggetti personali, ed è un punto di riferimento per i fan del cantante e per chi vuole conoscere meglio il legame tra la Sicilia e l'America. All'interno del museo, si può ripercorrere la vita di Sinatra attraverso una cronologia completa degli eventi che hanno segnato la sua carriera.</div><div><br></div><div>Lercara Friddi ospita anche un piccolo anfiteatro pubblico, il Parco della Musica Frank Sinatra, dove si celebrano eventi musicali e culturali. Tracce della sua presenza sono visibili anche nella Biblioteca Comunale Giuseppe Mavaro, dove è allestita una sezione del Museo Siciliani d'America.</div><div><br></div><div>Il Dolce delle Feste: La Pantofola Lercarese</div><div><hr></div><div>Il dolce tipico di Lercara Friddi, la pantofola, ha una storia affascinante legata alle tradizioni natalizie. In origine, questi dolci erano chiamati pastizzotti e venivano preparati per celebrare l’annuncio della nascita di Gesù. La ricetta, che prevedeva l'uso di farina di grano maiorca (un grano pregiato e costoso), veniva adattata dai meno facoltosi mescolandola con farina di grano duro. Con il tempo, la ricetta si è evoluta e, grazie al pasticciere Luigi Milazzo, il dolce ha preso il nome di pantofola, ispirato dal modo in cui una nobildonna palermitana chiamò questi prelibati dolcini. Da quel momento, i pastizzotti divennero pantofole, mantenendo intatta la loro straordinaria bontà. C'è una manifestazione che è dedicata alla Pantofola</div><div><br></div><div>Anche lo scrittore lercarese Nicola Sangiorgio ha celebrato questo dolce nella sua opera, con versi che raccontano l’arte della preparazione delle pantofole lercaresi:</div><div><br></div><div>"Mennuli, cucuzzata, zuccaru e ciucculata</div><div>di la pantofula formanu lu cori,</div><div>chistu intra un nidu di pasta travagghiata,</div><div>rivistuta di zuccaru vilatu,</div><div>di tutti soddisfa lu palatu."</div><div><br></div><div>Geografia di Lercara Friddi: Un Borgo Incantato tra le Montagne Siciliane</div><div><hr></div><div>Lercara Friddi si trova nel cuore della Sicilia occidentale, a circa 60 km da Palermo, incastonata tra le montagne delle Madonie e i fiumi Platani e Fiumetorto. Il paese si sviluppa lungo il fiume Platani ed è circondato da una natura incontaminata, che rende questo angolo di Sicilia ideale per gli amanti del trekking e della vita all'aria aperta. La sua posizione privilegiata lo rende facilmente raggiungibile da Palermo e da altre località turistiche della provincia.</div><div><br></div><div>Il paese è un punto di partenza ideale per esplorare le Madonie e il vicino Parco delle Madonie, famoso per i suoi paesaggi mozzafiato, i borghi storici. Inoltre, la vicinanza a città come Cefalù, Monreale e Palermo permette di combinare una visita a Lercara Friddi con il turismo culturale e naturalistico delle zone limitrofe.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 13:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cui la voli cotta e cui la voli cruda]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000DC"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Cui la voli cotta e cui la voli cruda</h3><div><hr></div><div>Cui la voli cotta e cui la voli cruda<div><br></div><div>In Sicilia la cucina non è mai solo cucina. È carattere, discussione, tradizione, racconto tramandato a voce, spesso condito da un sorriso ironico e da una tavola imbandita. E uno dei temi che più accende gli animi, da sempre, è la cottura della pasta.</div><div><br></div><div>C’è chi la vuole al dente e chi la preferisce ben cotta, morbida, rassicurante. Una differenza che sembra piccola, ma che a tavola può diventare una vera questione di principio. E non è certo un problema moderno.</div><div><br></div><div>L’arte dell’impiattare, oggi tanto celebrata, un tempo lasciava spazio a una cucina più diretta, sincera, dove contava soprattutto il gusto e la riconoscibilità del piatto. Una cucina che parlava alla pancia prima ancora che agli occhi, e che trovava la sua forza nella semplicità degli ingredienti: grano, acqua, olio buono versato rigorosamente a crudo – come direbbe l’Accademia della Crusca, una locuzione ormai “cristallizzata” nel linguaggio della cucina.</div><div><br></div><div>A raccontarci quanto la questione fosse sentita anche in passato è la tradizione popolare siciliana, raccolta da Giuseppe Pitré nelle sue Novelle popolari siciliane. In una di queste si parla di un convento dove la pasta era spesso protagonista dei pasti quotidiani. Un privilegio, se si pensa che la minestra incombeva sempre come alternativa.</div><div><br></div><div>Ma ogni volta che fra’ Giovanni, il cuoco del convento, calava la pasta, iniziava il solito coro di lamentele: chi la trovava troppo dura, chi troppo molle, chi scivolosa, chi immangiabile. C’era persino un confratello ormai senza denti, che pretendeva una pasta talmente cotta da sciogliersi in bocca.</div><div><br></div><div>Un giorno, però, la pazienza di fra’ Giovanni finì. Decise così di dare una lezione che nessuno avrebbe dimenticato.</div><div><br></div><div>Mise la pentola sul fuoco, si versò un bel bicchiere di vino sincero e, quando l’acqua bollì, buttò la pasta… tre volte. La prima subito, la seconda a metà cottura, la terza quasi alla fine. Poi impiattò e servì.</div><div><br></div><div>Al primo assaggio scoppiò il caos: la pasta aveva tre consistenze diverse. C’era quella dura, quella giusta e quella stracotta. Tutti scontenti, tutti a protestare. Il caso arrivò fino al priore, che convocò immediatamente fra’ Giovanni.</div><div><br></div><div>«Ma che hai combinato?», gli chiese.</div><div><br></div><div>E lui, con calma, rispose:</div><div>«Reverendissimo, cui la voli cotta e cui la voli cruda. Io, per accontentarli tutti, ho buttato la pasta in tre volte. Così, in ogni piatto, ce n’è per tutti.»</div><div><br></div><div>Da allora, questa espressione è rimasta nel parlare siciliano per ricordarci che a tavola – come nella vita – non si può accontentare tutti allo stesso modo. Ma si può sempre raccontare una bella storia.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Dec 2022 08:16:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?cui-la-voli-cotta-e-cui-la-voli-cruda</link>
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			<title><![CDATA[La cultura della vite e del vino in Sicilia e nel Mediterraneo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000DB"><h2 class="imHeading2">La cultura della vite e del vino in Sicilia e nel Mediterraneo</h2>Parliamo della cultura della vite e del vino in Sicilia e nel Mediterraneo, della storia della vite, pianta di civiltà, può vantare insieme al grano storie di lunga durata, sino agli attuali interessi di sviluppo turistico-culturale del territorio. La viticoltura è dunque da intendersi un patrimonio alimentare e culturale della vita tradizionale dell'Isola, possiamo considerarla espressione popolare e tradizionali legate al rito e alla festa.<div>La produzione, gli scambi e il consumo di prodotti vitivinicoli hanno trovato grandissima diffusione con i Fenici. A tal proposito, le fonti mitografiche antiche affermano come la nascita e il culto di Dioniso abbiano avuto origine in Sicilia. Diodoro Siculo riporta la tradizione mitica che vuole Dioniso concepito in una grotta dall'unione di Zeus e di Persefone: questo dato risulta interessante in quanto mette in connessione Dioniso con i culti delle grandi divinità femminili della Sicilia antica quali Demetra e Kore. </div><div>Con la dominazione romana (III sec. A.C. - VI sec. D.C.) la viticultura e i vini siciliani vennero tenuti in grande considerazione: basti pensare alle produzioni di vini quali il mamertinum o il tauromenitanum. Con la caduta dell'impero romano e il susseguirsi di popoli e dominazioni, le vicende della viticoltura siciliana conobbero fasi alterne: dopo la lunga stasi della dominazione araba (827-1061), con gli Aragonesi nella prima metà del XIV sec. nascono le prime maestranze dei bottai e dei vigneri. Agli inizi del Cinquecento, lo spopolamento delle campagne non impedì la fondazione di nuovi paesi voluta dai baroni che rilanciarono così lo sfruttamento intensivo di vitigni, creando le basi per la prima storia dei vini siciliani.</div><div>La viticoltura siciliana viene maggiormente legata al vino "marsala" dei Woodhouse e di Ingham, toccherà a Vincenzo Florio raccogliere l'eredità inglese e accompagnare la viticoltura siciliana verso un periodo florido. Si può dunque affermare che la produzione vinaria siciliana, tra la fine del Settecento e la seconda metà dell'Ottocento, non solo si pose all'avanguardia nel settore enologico, ma pose le basi di profondi mutamenti storici. Ma il periodo, il fallimento delle aspettative autonomiste e l'epidemia fillosserica che distrusse gran parte dei vigneti siciliani segnarono un profondo decadimento della viticoltura dell'Isola almeno sino agli inizi del Novecento, quando un massiccio intervento del governo, protrattosi anche dopo la seconda guerra mondiale introdusse nuovi vitigni e ricostruì gran parte del paesaggio vitivinicolo siciliano.</div><div>La storia del vino in Sicilia, la cultura popolare tradizionale siciliana infatti ha espresso un atteggiamento ambivalente nei confronti della vite e della vendemmia: essa infatti viene rappresentata quale momento critico del ciclo lavorativo agrario opposto a quello del grano, ma anche momento dove si suggellavano patti si rinsaldavano alleanze.</div><div>Il vino, in quanto sottoposto a un processo di fermentazione, subiva una sorte analoga ad altri numi della vegetazione legati al complesso mitico rituale di passaggio dalla vita alla morte: il succo vivo dell'uva ucciso dalla fermentazione si rigenerava dotato di un potere che trasportava coloro che lo bevevano in una altra dimensione. L'intreccio indissolubile dunque tra rito e vendemmia va rilevato in una serie di contesti ancora osservabili in Sicilia. Singolare, in questo senso, come le pratiche di vendemmia venissero accompagnate da strumenti musicali sino ad un recente passato: tra i più diffusi segnaliamo a brogna (tromba di conchiglia), u tamurreddu (tamburello), il flauto di canna e ciaramedda (zampogna). </div><div>Il trasporto dell'uva dalla vite ai palmenti era guidato da un corteo di cufinara (vendemmiatori) con alla testa un ciaramiddraru (suonatore di zampogna) il quale scandiva il faticoso percorso con canti e balli tradizionali. Questo contesto fortemente ritualizzato confluisce ancora oggi in alcune occasioni festive: il legame tra vendemmia e culto dei Santi in Sicilia trova conferma in numerose celebrazioni. A questo proposito, oltre al consumo rituale di vino per le feste dell'Immacolata, San Giuseppe ed altre festività tradizionali, va ricordata la festa di San Vito a Condrò, la seconda domenica di luglio il fercolo, ornato da lussureggianti grappoli di nera uva, viene fatto danzare dai fedeli vorticosamente per le strade del paese. Ancora uva e vino sono osservabili nelle feste di San Calogero nell'agrigentino a Favara e Castel Termini o a Campo Franco nel nisseno, dove il Santo portato in processione viene festeggiato con robuste bevute.</div><div>Abbiamo accennato che nel 1881 si verificò uno degli eventi più disastrosi per la coltura delle viti, arrivò il flagello della Fillossera. La devastazione dei vitigni europei si protrasse sino agli anni ’50 del ‘900. Durante questo lungo lasso di tempo il mondo era cambiato e i vini molto alcolici che si producevano in Sicilia che servivano all’industria vinicola del Nord e la Francia, non erano più richiesti. Dopo un periodo di assestamento durato una ventina di anni, dagli anni ’70 si capì che bisognava rinnovare tutto il patrimonio vinicolo: furono estirpati i vecchi ceppi, si recuperarono le viti autoctone e si é assistito al fiorire di piccole e medie aziende che in pochi anni hanno conquistato i mercati del mondo, ponendosi ai vertici per qualità e varietà, ha inizio la produzione di vini di origine controllata.</div><div>Tutto questo ha portato alla diffusione, del fenomeno del turismo enologico, il turismo del vino si è posto come un movimento che ha portato curiosi ed amanti del vino ad entrare in cantina, con iniziative quali:</div><div>Cantine Aperte</div><div>Calici sotto le stelle</div><div>Feste della Vendemmia</div><div>Con le strade delvino i turisti i cultori della bevanda possono avvicinarsi al mondo della viticoltura ed imparare a conoscere sempre meglio un prodotto dalle molte sfaccettature, trasformare un’esperienza personale, in conoscenza. Prendere parte alle iniziative organizzate dalle cantine siciliane significa cogliere l’occasione di conoscere il territorio ed entrare in contatto diretto con il luogo dove il vino viene prodotto.</div><div>Con una migliore produzione un miglior prodotto, si conia il termine vini da meditazione che viene coniato agli inizi degli anni ’70 dal grande enologo Luigi Veronelli, per distinguerli dai vini da tavola. Vengono serviti a fine pasto o con il dessert.</div><div>I Vini da meditazione hanno qualcosa in più del vino da tavola, il che li rende difficili da collocare all’interno di un pasto. I Vini da meditazione sono caratterizzati da sapori e profumi intensi, e per essere apprezzati nelle loro molteplici sfumature richiedono tempo, vanno sorseggiati con calma ed assaporati lentamente, si osservano gli archetti nel bicchiere. Sono vini generalmente dolci, morbidi, vellutati, con un grado di alcolicità relativamente elevato e che quindi risultano caldi all’assaggio.</div><div>La degustazione dei vini da meditazione è basata sulla comprensione della loro natura, occorre essere rilassati, ci si ferma e con calma si riesce ad avvicinarsi alla comprensione della composizione alla sua complessità, avete stretto tra le dita, la storia in un bicchiere. Le pause di raccoglimento hanno la funzione di stimolare le papille gustative e prepararle a cogliere quei dettagli che diversamente potrebbero sfuggire.</div><div>Fermatevi prendete tempo abbiamo un vino da tempi lenti, desidera solo essere assorbito ci aiuterà a riflettere su quello che a breve ci coinvolgerà in ricordi sensazioni di sole sulla pelle, profumi che porteranno i nostri pensieri a viaggiare con la fantasia, avvolti nei fiori freschi, tra frutta, spezie al cioccolato, ci stiamo bevendo la tradizione, la storia.</div><div>Assistete alla stappatura di un vecchio vino, all’eliminazione della ceralacca, il cavatappi che con il suo verme d’acciaio a passo largo fende il sughero, il cantiniere , oggi sommelier, con maestria cava via quel tappo che ci separa dal piacere, apre la bottiglia, sa di dover ricorrere alla decantazione, si procura una caraffa e una candela. Sistema la caraffa di grande trasparenza e pone dietro la candela accesa, solleva la bottiglia e piano con adagio, senza scosse avvicina il collo sull’orlo della caraffa. Fa scorrere il vino senza interruzione mentre la fiamma dietro il cristallo mette in risalto la trasparenza. Appena arrivano residui e velature , si arresta.Nel decantatore il vino ritorna alla vita, elimina il profumo di chiuso, ravviva il bouquet e restituisce la dovuta naturale armonia al vino.</div><div>Una volta si chiamavano vini da conversazione per la loro capacità di sciogliere le lingue durante gli incontri. Luigi Veronelli li chiamò vini da meditazione per essere sorseggiati e apprezzati anche da soli.</div><div>“… Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme</div><div>Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge</div><div>Questo reo tempo, e van con lui le torme</div><div>Delle cure onde meco egli si strugge;</div><div>E mentre io guardo la tua pace, dorme</div><div>Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 Dec 2022 12:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La badessa del Teatro Massimo di Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000DA"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La badessa del Teatro Massimo di Palermo</h3><div><hr><div>Palermo la bellissima capitale della Sicilia, affacciata sulla costa del Mar Tirreno, nella pianura della Conca d’Oro, tra le sue numerossissime meraviglie ha anche il maestoso Teatro Massimo. </div><div>Tirate fuori le macchine fotografiche dagli zaini e pronti a fotografare.</div><div>Un passo indietro, siamo nel 1859 e si stanno avviando le prime valutazioni urbanistiche per la costruzione di uno dei teatri che sarebbe entrato di diritto fra i più grandi d’Europa. </div><div>È in questo monastero “nobiliare”, abbattuto nel 1875, che si incontrano storia e leggenda. Il settembre del 1866 fu testimone dell’amara “rivolta del sette e mezzo”, infatti durò appena sette giorni e mezzo, la sommossa antigovernativa.</div><div>Il culmine arrivò il 16 settembre 1866: il monastero delle Clarisse (sfrattate) viene preso d’assalto e divenne ricovero per gli insorti nei giorni della rivoluzione. </div><div>L'inaugurazione del teatro avvenne l’11 maggio del 1897 con il “Falstaff” di Giuseppe Verdi, precedentemente nello stesso luogo vi erano la chiesa delle Stimmate e il monastero di San Giuliano, dettagli importanti per comprendere al meglio il mistero che sembra celare questo luogo. </div><div>La struttura per un lungo periodo, però, cadde in disuso, più precisamente dal 1974 fino al 1997 a causa di interventi di restauro.</div><div><br></div><div>Un tempo nell’area di via Maqueda al posto del teatro sorgevano le chiese delle Stimmate e di San Giuliano con i rispettivi monasteri. &nbsp;Sino al periodo napoleonico, era uso seppellire i defunti nelle cripte delle chiese. E fu così che demolendole per fare posto all’attuale teatro in pratica vennero profanati i cimiteri. </div><div>Si racconta che il fantasma della badessa risvegliata dal suo eterno sonno maledisse il teatro in costruzione. Da allora si aggira nei luoghi più bui del palcoscenico e dei corridoi perseguitando tutti quelli che vi lavorano dalle maestranze agli artisti.</div><div>Tra i “dispetti” più accertati e tramandati vi è la strana casistica per cui ogni scettico che non creda all’esistenza dello spettro inciampi o meglio “attruppicchi” al primo gradino della rampa della scalinata principale o le spaventose apparizioni nella famosa sala degli specchi che avrebbero tolto la voce ad una celebre cantante pochi minuti prima della sua entrata in scena.</div><div><br></div><div>Viene anche da pensare che la decisione di costruire il Teatro Massimo proprio lì, non fu solo frutto di un elaborato piano urbanistico. Il fortino resistette alla reazione del Regno d’Italia, ultimo baluardo di una richiesta repubblicana venne schiacciato coi cannoni ma non solo c'è chi considerava l’antica civiltà siciliana «barbari o semibarbari, non ancora pervenuti al loro stesso grado di civiltà». </div><div><br></div><div>Potremmo concludere che il fantasma che infesta il grande teatro palermitano è molto più di una leggenda o d'una suora che vaga, quello che serpeggia è una delle storie di repressione, ingiustizia e sangue, uno scontro di idee politiche, fermato con il sangue.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 Dec 2022 12:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il tartufo un misto di mistero magia cucine e turismo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D9"><h2 class="imHeading2">Il tartufo un misto di mistero magia cucine e turismo</h2><div>Il Tartufenoturismo, non è un progetto, ma potrebbe diventarlo, con l’aiuto di molti, un progetto che potrebbe salvare il futuro del tartufo ed il turismo dei cavatori di tartufi, esso è un progetto rivolto ad un turismo, gentile, fatto di scoperta del territorio, dei borghi, delle cantine, dell’enogastronomia e della salvaguardia della natura. </div><div>I partner coinvolti, le associazioni di tartufai, il mondo della ristorazione, i sommelier, i produttori di vino e la natura, essi ringrazierebbero perché si svilupperebbe maggiore rispetto per essa. </div><div>Ma vi immaginate il piacere dello chef-narratore con i propri piatti, il sommelier mentre vi narra i sapori fruttati del vino da accostare, vogliamo mettere quanti dopo aprono la porta del cuore e diventano poeti, la magia del bosco, la vigna, la cucina e la narrazione in tavola. </div><div>Per chi ha desiderio d’un ambiente sano, rivolto a chi ha bisogno di scacciare la quotidianità, l’inquinamento, a chi desidera piantare un albero perché possa meglio crescere e con esso la possibilità di un ottimo fungo, il quanto è bello scoprire il bosco, sapere come riconoscere un fungo e cavare una pepita tufacea.</div><div>Dopo la passeggiata nel bosco, nel borgo alla scoperta del luogo, in una cantina tra i suoi filari, si torna al ristorante, dove mani sapienti hanno realizzato una sfoglia fatta a mano, un piatto con il tartufo, lo chef che presenta e serve davanti ai nostri occhi, con la lamellata finale davanti all’ospite o la grattugiata dopo aver composto il piatto, assistere ad uno show cooking,che altro non è se non uno spettacolo nel quale uno chef qualificato si mette in mostra e cucina dal vivo, svelando trucchi e ricette dei piatti che sta preparando.</div><div>L'idea è di andare nei terreni abbandonati e rimboscare le aree, si crea una economia circolare, si combatte il dissesto idrogeologico e si recuperano piccoli borghi, oppure mentre si percorrere un cammino tra i tanti offerti in Sicilia, riscoperti e riportati alla luce da associazioni locali, tracciati di un tempo oggi si possono ripercorrere senza fretta mentre si attraversa un territorio incredibile, sulle antiche trazzere, che tagliano la Sicilia da est a ovest e da nord a sud, territori inesplorati tutti da assaporare e da conoscere. </div><div>Il tartufo, come altri prodotti può aiutare la crescita dell'economia, in Sicilia si trovano sui monti Iblei, Sicani e Nebrodi, ne sono ricchi i boschi di Cammarata, Castelbuono e Prizzi ed altri ancora, si può scegliere tra itinerari enogastronomici, storico artistici o naturalistici, prepara il tuo soggiorno, in linea con le tue esigenze.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 03 Dec 2022 11:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il corallo, il commercio, gli artigiani con i capituli, la Festa Madonna del Soccorso e la sirena Lighea]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D8"><h3 class="imHeading3">Il corallo, il commercio, gli artigiani con i capituli, la Festa della Madonna del Soccorso a Sciacca e la sirena Lighea in Sicilia</h3><div>Il corallo fu lavorato sin dall'antichità e l'assenza di maschere subacquee non consentiva una chiara visibilità e i pescatori, procedendo a casaccio, spesso scambiavano comuni anemoni marini per coralli; contribuendo a ingenerare la credenza che il esso fosse una pianta, molle In acqua e i solidificantesi a contatto con l'aria. Solo nel Settecento si scoprì che le ramificazioni coralline sono create da colonie di piccoli animali (polipi) secernenti una sostanza calcarea. E’ grazie ad Henry Lacaze-Duthiers, nel 1864, a stabilirne definitivamente la natura con la sua monumentale opera “L’histoire naturelle du corail”. </div><div><br></div><div>Il mito greco-romano descriveva la nascita del corallo</div><div><hr></div><div>Il mito greco-romano descriveva la nascita del corallo dalle gocce del sangue, che cadendo dalla testa recisa della Medusa, adagiata da Perseo su dei ramoscelli acquatici, alcune Ninfe marine, accorse, li raccolsero per adornarsene i capelli e così facendo ne dispersero i semi in mare, dando in tal modo origine al corallo. </div><div>Il corallo è sempre stato considerato in possesso di virtù apotropaiche (scaramantiche, propiziatorie), da cui derivava l'uso di indossare monili o di scolpire statue. </div><div><br></div><div>La tradizione della gioielleria del corallo</div><div><hr></div><div>La tradizione della gioielleria del corallo è strettamente correlata con la comunità degli orefici ebrei </div><div>La principale differenza tra Occidente e Oriente nella lavorazione del corallo non è costituita da tecniche diverse, ma da un differente approccio culturale. L'Occidente predilige l'aspetto formale e poco si cura di conservare il naturale andamento strutturale del materiale; al contrario l'Oriente si preoccupa di preservarlo, conservando nei manufatti le torsioni tipiche dei rami. Due sono le principali lavorazioni del corallo: quella liscia e quella incisa. L’incisa, eseguita dai Maestri, consiste nello scolpire nel corallo medaglioni, motivi floreali, statuine, ecc. L’artista oltre a tenere conto dell'andamento del corallo deve saperne percepire le potenzialità e realizzarle a colpi di bulino. Sono necessari, oltre al talento, anni di tirocinio e di studio.</div><div><br></div><div>Nella tradizione religiosa cristiana l’albero del corallo è stato assimilato all’albero della Croce (e le gocce di corallo al sangue di Cristo) la sua Passione e Resurrezione, e dunque la sua doppia natura umana e divina. </div><div>Fino al Cinquecento la produzione era principalmente costituita di grani per i rosari, detti paternostri, usati sia dai musulmani sia dai cristiani, e solo dopo per le collane. A Genova spetta il primato dei primi documenti scritti in cui si fa cenno: a coralli lavorati i prodotti liguri e provenzali erano maggiormente commerciati nei Paesi dell’Europa occidentale, quelli siciliani nel vicino Oriente. </div><div>Documenti d’archivio dimostrano il progressivo sviluppo dell’attività di pesca a partire dalla metà del XV secolo con le coralline, barche per la pesca del corallo.</div><div>L'introduzione del corallo nell'arte figurativa data dal XV secolo. Non era ancora scolpito ma utilizzato al naturale in funzione di albero, come sostegno di figure mitologiche o religiose. Dal 500' la lavorazione andò affermandosi in Sicilia e in particolare nel trapanese. La tecnica incisoria permetteva di sfruttare appieno il materiale grezzo di scarto, la base del cormo piena d'imperfezioni, denominata pedicino, non utilizzabile per la produzione dei grani e più adatta a lavorazioni scolpite. </div><div>Dal XVII secolo l'arte del corallo si era ormai estesa a tutta l'Europa. In piccola parte determinato dall’emanazione del bando contro gli ebrei del 1492 causò l'emigrazione di comunità ebraiche dalla Sicilia, in altri centri marittimi italiani. Non solo Trapani e Genova, che rimanevano le protagoniste dell'incisione, in Francia ed in Germania fu di particolare pregio la lavorazione a cammeo con la raffigurazione dei potenti del tempo. </div><div>Quando nel 1452 i reali Ferdinando e Isabella d’Aragona espulsero gli ebrei dalla Sicilia, l’attività legata al corallo ebbe una notevole riduzione. Numerosi esiliati ritornarono in Sicilia dopo essersi convertiti e cominciarono a recuperare i vecchi crediti. Gli altri migrarono verso centri dove erano garantite libertà religiose. Alcuni si diressero verso il Regno di Napoli e si fermarono all’estremità del porto angioino di Napoli in propri fondaci, altri si stabilirono a S.Giorgio a Cremano e a Torre del Greco.</div><div><br></div><div>Nel 600' la lavorazione trapanese del corallo evolve nella caratteristica realizzazione di pregiate composizioni di rame dorato e cormi rossi di corallo, in manufatti destinati all'ornamento di arredi sacri e domestici. È, infatti, di tal genere la prima opera di Trapani che rechi una data e una firma: si tratta dell'enorme lampada a sospensione (circonferenza m. 1,25) conservata al Museo Pepoli di Trapani ed eseguita da Matteo Bavera nel 1633. La più antica tecnica è detta a retro-incastro e consisteva nell’inserimento nel rame di piccoli elementi di corallo levigato, fissati con pece nera, cera e in alcuni casi con tela. L’opera sul retro era poi rifinita con un'altra lastra di rame dorato preziosamente decorata a incisione. Nel settecento proseguì intensa la lavorazione del corallo. </div><div>Re Carlo di Borbone con un editto del 1740 richiamò gli ebrei nel Regno delle Due Sicilie, per incrementare gli investimenti e i commerci nel porto di Napoli. L'Ottocento segnò il trionfo della produzione di Torre del Greco, che si avvalse anche della notevole quantità di grezzo fornito dai giacimenti di Sciacca. </div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Tra i ricordi del Gran Tour diventò consueto riportare dal napoletano un manufatto di corallo, determinando l'identificazione, ancora attuale, tra la sua lavorazione e il territorio di Torre del Greco.</span><br></div><div>La lavorazione più antica del corallo a Trapani era caratterizzata dalla produzione di grossi grani di corallo. Nel XV sec la lavorazione del corallo è esercitata da artigiani ebrei e dai pochi corallari cristiani. Un significativo impulso veniva tuttavia offerto all’arte del corallo nel XVI sec dal nuovo metodo di lavorazione con il bulino introdotto da Antonio Ciminello (maestro), che consentiva di realizzare sculture dalla </div><div>I corallari trapanesi prima si organizzarono in consolato, e poi in maestranza nel 1555. I più antichi capitali della maestranza del 1628-1633 comprendevano sia semplici maestri corallari, sia scultori in corallo. Nel 1570 l’arte aveva raggiunto alti livelli artistici, come dimostra la famosa Montagna di corallo. La composizione contava ben 85 figure (oggi perduta) che raffiguravano diverse scene della vita di Cristo e figure di santi.</div><div>La lavorazione trapanese del corallo si mostra nelle sue forme più caratteristiche nella realizzazione di quelle pregiate composizioni che prevedono la sapiente unione del rame dorato con il corallo. La più antica tecnica è detta a retro-incastro. Essa consiste nell’inserimento nel rame di piccoli elementi di corallo levigato. Fissati con pece nera, cera e alcuni con tela. L’opera sul retro veniva poi rifinita con un'altra lastra di rame dorato preziosamente decorata ad incisione.</div><div>Altra caratteristica sono poi gli smalti che contornano le opere e in particolare quelli bianchi che lasciano trasparire i metalli dorati. Con questa tecnica si possono creare vari tipi di oggetti, dai vassoi ai cofanetti ai piatti.</div><div>Quella dei maestri trapanesi del corallo non è un arte chiusa in se stessa, ma attenta alla cultura che da più parti raggiunge non solo Trapani, ma anche il resto dell’isola. I corallari poi, lavoravano spesso in collaborazione con bronzisti, orafi e argentieri, scambiandosi esperienze.</div><div>I rami più grossi di corallo venivano usati per simboleggiare la Croce del martirio di Cristo.</div><div>Venivano poi ornati di corallo calici, ostensori e pissidi, sacri contenitori.</div><div>Dopo l’esplosione barocca le possibilità tecniche e la consolidata esperienza degli artisti vanno mutando. Cambiano le tipologie e i soggetti delle opere, ma anche le tecniche e i materiali impiegati. Subentra la tecnica della cucitura tramite fili metallici e pernetti, dei singoli elementi di corallo che sono floreali e con motivi curvilinei.</div><div>In Sicilia comunque l’arte della lavorazione del corallo non venne mai dimenticata. Agli artigiani orafi ebrei deve essere riconosciuto il ruolo di avere conservato vive le tecniche di lavorazione più antiche e di averle trasferite nell’isola, dove diedero avvio a nuove forme artistiche.</div><div>Il corallo iniziò comunque ad essere elemento decorativo di prestigio a cui venne attribuito pieno valore artistico nei capolavori d’alta oreficeria. La componente ebraica in Sicilia è stata un elemento determinante per la promozione delle attività collegate al corallo. Trasformarono il corallo in potenziale economico che si concretizzò in attività mercantile.</div><div>Le collezioni rappresentavano la ricchezza e il potere del principe, ma questo monopolio era anche dei nobili, dei notabili, degli uomini di legge, dei letterati umanisti, medici, mercanti e dotti prelati.</div><div>La Palermo mercantile tra Quattro e Cinquecento era luogo d’incontro di popoli diversi, catalani, veneziani, fiorentini, lombardi, pisani e genovesi. C’era un fiorire di traffici </div><div>I corallari trapanesi prima si organizzarono in consolato, e poi in maestranza nel 1555. I più antichi capitali della maestranza del 1628-1633 comprendevano sia semplici maestri corallari, sia scultori in corallo.</div><div>Per tutto il Medioevo il corallo fu un componente focale nelle attività commerciali tra le antagoniste potenze dominanti nel Mediterraneo che si contesero la supremazia mercantile di questo prezioso dono marino.</div><div>Fino a tutto il tardo Medioevo il corallo era pescato nel Mediterraneo occidentale lungo le coste dell’Africa settentrionale, in Sardegna, in Corsica e in Sicilia. Nel 1418 venne scoperta una mina de curalli meraviglia, un giacimento di coralli nel mare di Trapani che il viceré aragonese permise di sfruttare e diede slancio alla pesca e lavorazione del corallo negli anni successivi.</div><div>A Trapani si pescava tutto l’anno. La scoperta e lo sfruttamento dei giacimenti corallini era visto dalle autorità reggenti come una potenziale risorsa per ottenere tributi dai pescatori e dai commercianti. Era necessaria una licenza reale per pescare, non obbligatoria per i pescatori siciliani, ma espressamente richiesta alle compagnie straniere. Era dovuta inoltre una gabella alla Dogana di Mare sul corallo lavorato all’atto dell’esportazione. Allettati dai possibili guadagni i pescatori furono spinti alla ricerca di mari più fruttuosi. Per regolare i rapporti economici e di lavoro tra i vari ruoli connessi alla pesca del corallo, nacquero le società ad corallandum. </div><div><br></div><div>Festa della Madonna del Soccorso a Sciacca 2 febbraio e 15 agosto</div><div><hr></div><div>La Madonna del Soccorso è un'immagine mariana conservata nel Duomo di Sciacca; è la patrona e si festeggia il 2 febbraio e il 15 agosto. Durante i festeggiamenti in via Licata si svolge il tradizionale rito della "Fumata", una nube di incenso si propaga nell'aria rievocando il miracolo della liberazione dalla peste nel 1626. </div><div> Alla Santa Patrona viene attribuito il miracolo di aver fatto cessare la peste che incombeva sul paese. Un evento eccezionale accompagnò la processione del 2 Febbraio del 1626, infatti, la processione giunta nella zona della "Maestranza Piccola", l'attuale Via Licata, vide materializzarsi un fulmine dal limpido e sereno cielo, e all'improvviso si vide levare dalla base della Madonna una nuvola di fumo. In quel preciso istante tutti i saccensi furono guariti dalla peste. </div><div> In memoria di quel prodigio, da quella data, ogni primo di febbraio i saccensi rinnovano il voto, pronunciato quel giorno, di compiere il pellegrinaggio, e l'indomani portano in processione il simulacro marmoreo della Madonna, eletta patrona della città, su una vara seicentesca ornata da gioielli d’oro, argento e in corallo donati dai devoti. Un centinaio di marinai, scalzi, portano a spalla la vara pesante alcune tonnellate. La stessa processione è ripetuta il giorno di ferragosto.</div><div><br></div><div> </div><div>I capituli dei corallari di Trapani</div><div><hr></div><div>Prima stesura per atto notarile dell'11 luglio 1628. L'irrequietezza dei corallari e loro esigenze di affermazione politico-sociale. Nel 1619 affidamento del Mistero del Trasporto al sepolcro.</div><div>I corallari, come categoria artigiana, a Trapani erano presenti fin dagli inizi del XV secolo, ma alla stregua delle altre «arti» non riuscirono mai ad avere un loro peso nell'assetto politico della città, a volerli e ad elaborarli erano stati gli artigiani locali che avvertirono l'esigenza di regolamentare la lavorazione e l'etica professionale.</div><div>La religione, come regola fondamentale di vita, viene richiamata quasi in ogni Capitulo, ma gli estensori non si limitarono a questo. Si posero sotto gli scudi protettivi del Santissimo Sacramento e di San Filippo Neri che designarono come Patroni; si impegnarono a mantenere a proprie spese il «Mistero» del «Trasporto al sepolcro» che gli era stato dato in affidamento il 5 aprile 1619.295 Offrivano anche i ceri alla parrocchia di San Lorenzo e all'oratorio di San Giovanni. Si proposero, inoltre, di accompagnare in processione il sacerdote che andava a somministrare la comunione agli infermi gravi.</div><div><br></div><div>Lighea ed i coralli</div><div><hr></div><div>I pescatori d’una volta si fermavano a certe profondità oggi si scende nell’abisso qualcosa e la a volte qualcosa si muove, si avvicina, prende forma. È una sirena, è bellissima, è sempre là, vicina eppure irraggiungibile. Nelle profondità, bisogna essere consapevoli che quel rametto rosso indicato dalla sirena deve valere più dell’amore, vale molto di più del ritorno.</div><div>La sirena, è un racconto lungo dello scrittore siciliano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, celebre autore del Il &nbsp;Gattopardo. Il racconto, noto anche con il titolo di Lighea, il nome della sirena, fu scritto negli ultimi mesi di vita, quando Tomasi di Lampedusa era già a conoscenza della grave malattia che lo condusse alla morte.</div><div>“Il professore Rosario La Ciura, narratore, evoca il ricordo dell’incontro con la creatura immortale:</div><div>Mi ero svegliato da poco ed ero subito salito in barca; pochi colpi di remo mi avevano allontanato dai ciottoli della spiaggia e mi ero fermato sotto un roccione la cui ombra mi avrebbe protetto dal sole che già saliva, gonfio di bella furi, e mutava in oro e azzurro il candore del mare aurorale. Declamavo, quando sentii un brusco abbassamento dell’orlo della barca, a destra, dietro di me, come se qualcheduno vi si fosse aggrappato per salire. Mi voltai e la vidi.</div><div>Il volto liscio di una sedicenne emergeva dal mare… Quell’adolescente sorrideva, una leggera piega scostava le labbra pallide e lasciava intravedere i denti aguzzi e bianchi, come quelli dei cani. Non era però uno di quei sorrisi come se ne vedono fra voialtri. Esso esprimeva soltanto se stesso, cioè una quasi bestiale gioia di vivere, una quasi divina letizia. Dai disordinati capelli color sole, l’acqua del mare colava sugli occhi verdi apertissimi, sui lineamenti di infantile purezza. Sotto l’inguine, sotto i glutei, il suo corpo era quello di un pesce, rivestito di minutissime squame madreperlacee e azzurre, e terminava in una coda biforcuta che lenta batteva il fondo della barca. Era una sirena. Riversa poggiava la testa nelle mani incrociate, mostrava con tranquilla impudicizia i delicati peluzzi sotto le ascelle, i seni divaricati, il ventre perfetto; da lei saliva quel che ho malchiamato un profumo, un odore magico di mare, di voluttà giovanissima… La sua voce era un po’ gutturale, velata, risonante di armonie innumerevoli…”</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 26 Nov 2022 08:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Aromi e spezie nella cucina siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D7"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Aromi e spezie nella cucina siciliana</h3><div><div><hr></div><div>Aromi e spezie nella cucina siciliana: un percorso tra i profumi e gli aromi della Sicilia, tra erbe, spezie e piante selvatiche. Un racconto alla scoperta di saperi e sapori per conoscere l'isola da un diverso punto di vista; grazie alle loro proprietà, ogni ricetta acquista quel tocco in più che la rende speciale.<div><br></div><div>Rosmarino o Rugiada del Mare</div><div><hr></div><div>Caratterizzato da fusto legnoso e foglie lineari, strette, di color verde scuro e lucide nella pagina superiore e biancastre in quella inferiore, è fortemente aromatico per la presenza di oli essenziali. I fiori, azzurri o violetti, sono raccolti in grappoli inseriti all'attacco delle foglie nel tratto apicale. Largamente diffuso nella zona mediterranea, cresce negli arenili, nei terreni sassosi e assolati, anche in prossimità del mare.</div><div><br></div><div>Il suo nome è poetico: rosmarino, ovvero ros marinus, "rugiada del mare". Il suo profumo ha fatto sì che questa pianta fosse usata spesso in passato per le fumigazioni, poiché si pensava che purificassero gli ambienti; presso Greci e Romani sostituiva spesso l'incenso nei riti religiosi. Conosciuto per le sue proprietà antisettiche, quando non c’erano i frigoriferi il rosmarino veniva usato come conservante per la carne, che veniva cosparsa di foglioline tritate, poiché l'aroma conferito alla pietanza era tutt'altro che spiacevole.</div><div><br></div><div>Simbolo di fedeltà, nell'antica Grecia il rosmarino era associato a questo valore e per tale motivo si usava intrecciarne ghirlande per ornare il capo delle spose. Questa usanza latina si è mantenuta fino al Medioevo, quando si usava ancora portare mazzolini di questa pianta come simbolo di buon augurio.</div><div><br></div><div>Esiste anche un aneddoto che risale al 1200: la regina Isabella d'Ungheria, settantenne e sofferente di artrite, si fece frizionare il corpo con un balsamo regalatole segretamente da un monaco, il cui ingrediente base era costituito proprio dalla profumata pianta. Gli effetti furono miracolosi e la regina riscontrò un grosso miglioramento. Al balsamo fu dato il nome di Acqua della regina Isabella.</div><div><br></div><div>L'origano</div><div><hr></div><div>L’origano è una notissima pianta aromatica spontanea il cui largo uso culinario e medicamentoso fa sì che venga coltivata per fornire i suoi benefici in ogni momento dell’anno, sia in forma fresca che essiccata. Tipicamente mediterranea, era già conosciuta e utilizzata da Egizi e Greci. Per questi ultimi portava con sé un particolare significato di pace e felicità: se ne ornavano gli sposi nel giorno delle nozze.</div><div><br></div><div>Fiorisce per tutta l’estate e i fiori formano delle piccole spighe profumate di colore dal rosa al viola; un tempo venivano usati per tingere la lana. Il significato del suo nome corrisponde al greco “gioia della montagna”. Emana un piacevole e intenso aroma che non si attenua con l’essiccazione. È un’erba molto utilizzata in cucina assieme a menta, basilico, timo, aneto e prezzemolo, per insaporire praticamente ogni cibo: verdure, carni, insalate, formaggi, pesce, sughi, ripieni ed è indispensabile soprattutto sulla pizza e perfino sui dolci.</div><div><br></div><div>L'alloro</div><div><hr></div><div>L’alloro si presenta spesso in forma di arbusto per via delle potature, ma è un vero e proprio albero. Nell’Antica Grecia era associato ad Apollo, dio della musica e delle arti: non a caso, i vincitori dei Giochi Pitici ricevevano in premio una corona d'alloro. La sua ampia diffusione nella cucina siciliana ha portato l'alloro a essere inserito nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) come prodotto tipico siciliano.</div><div><br></div><div>Le foglie possono avere vari usi: in cucina per aromatizzare carni e pesci, come rimedio casalingo per allontanare le tarme dagli armadi, per preparare decotti digestivi o pediluvi, oppure trattate con alcol per ricavarne un aromatico liquore digestivo. Dalle bacche si può ricavare l'olio laurino, dalle proprietà medicinali e ingrediente peculiare dell'antichissimo sapone di Aleppo. A marzo, quando fiorisce, rappresenta un'importante fonte di nettare e polline per le api.</div><div><br></div><div>Nella mitologia greco-romana l'alloro era una pianta sacra e costituiva il massimo onore per un poeta, che diveniva così un "poeta laureato". Da qui deriva l'accezione di simbolo della vittoria, della fama, del trionfo e dell'onore. La pianta era sacra ad Apollo poiché Dafne, la ninfa di cui il dio si invaghì, chiese di essere trasformata in alloro per sfuggirgli. Apollo, a quel punto, piantò l'alloro nel suo giardino e giurò di portarne per sempre le fronde sul capo. All'alloro era connesso anche il potere della divinazione, essendo Apollo il dio dei vaticini. In Italia, è ancora tradizione far indossare una corona d'alloro ai neolaureati.</div><div><br></div><div>Interessante è anche il gioco di parole architettato dal Petrarca, che realizza l'accostamento tra "lauro" e "l'auro" (l'oro), riferito alla lucentezza delle chiome della donna amata, e tra "Laura" e "l'aura" (l'aria), come nel celebre sonetto Erano i capei d'oro a l'aura sparsi. Nel mondo romano divenne simbolo di gloria militare e veniva posta sul capo del generale trionfante.</div><div><br></div><div>La Menta</div><div><hr></div><div>La pianta di menta non va confusa con Myntha, la ninfa degli inferi della mitologia greca. La menta viene usata come correttore del gusto in numerosi alimenti, tisane e farmaci, anche se la medicina popolare la identifica principalmente come rimedio digestivo. La bevanda "acqua e menta" è un classico del caldo estivo per chi vuole sorseggiare qualcosa di fresco e dissetante.</div><div><br></div><div>Secondo il mito, Minta era una bellissima ninfa nata nel fiume infernale Cocito e concubina di Ade. Persefone, gelosa del marito, si infuriò quando Minta proferì contro di lei minacce allusive alle proprie arti erotiche. Sdegnata, Persefone la fece a pezzi; Ade le consentì allora di trasformarsi in erba profumata, ma Demetra la condannò alla sterilità, impedendole di produrre frutti.</div><div><br></div><div>Un'altra versione (citata da Ovidio) suggerisce che fu Persefone stessa a trasformarla in una pianta insignificante per bellezza. Una terza versione racconta invece che fu Zeus a mutarla in una "pianta fredda" dopo essere stato rifiutato dalla ninfa.</div><div><br></div><div>Il Cappero</div><div><hr></div><div>Il cappero è un piccolo arbusto ramificato a portamento prostrato-ricadente della famiglia delle Capparaceae. Della pianta si consumano i boccioli (i capperi) e più raramente i frutti (i cucunci). Entrambi si conservano sott'olio, sotto aceto o sotto sale.</div><div><br></div><div>Coltivato fin dall'antichità e diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo, il cappero è usato per aromatizzare carni, pesci e primi piatti. Per la sua importanza nella tradizione culinaria dell'isola, è inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani. È inoltre diffusa la credenza popolare che attribuisce al cappero spiccate proprietà afrodisiache.</div><div><br></div><div>Desideri che approfondisca la storia di un'altra spezia siciliana o che prepari una tabella riassuntiva con i principali utilizzi in cucina di queste piante?</div></div></div><div><br></div><div>Lo Zafferano o l'Oro Rosso</div><div><hr><div>Lo zafferano (Crocus sativus) è una pianta della famiglia delle Iridaceae. Si presenta con un bulbo-tubero da cui originano foglie lineari e sottilissime di un verde intenso. Il fiore è un calice delicato di colore violetto, dal quale spuntano tre lunghi stimmi di colore rosso scuro: è proprio da questi filamenti, raccolti a mano con pazienza infinita, che si ricava la preziosa spezia.</div><div><br></div><div>In Sicilia la coltivazione dello zafferano ha radici antichissime, introdotta probabilmente dagli Arabi intorno al X secolo. Dopo un periodo di declino, negli ultimi anni ha vissuto una vera rinascita, specialmente nelle zone dell'Ennese e dei Monti Sicani. Per la fatica necessaria alla raccolta (occorrono circa 150.000 fiori per ottenere un solo chilogrammo di spezia), è considerato da sempre un simbolo di ricchezza e prestigio.</div><div><br></div><div>In cucina è l'anima di alcuni dei piatti più iconici dell'isola. È l'ingrediente segreto che conferisce il caratteristico colore dorato e il profumo inconfondibile al riso delle arancine, ma è anche fondamentale nel "piacentinu ennese", un formaggio pecorino unico al mondo in cui lo zafferano viene aggiunto direttamente nella cagliata insieme al pepe nero in grani.</div><div><br></div><div>Il mito legato a questa pianta è di natura malinconica e romantica. Si narra che il giovane Crocus, perdutamente innamorato della ninfa Smilace ma ostacolato dagli dei poiché mortale, fu trasformato da questi ultimi in un fiore bellissimo dal cuore ardente di colore rosso, proprio per simboleggiare l'intensità del suo amore eterno.</div><div><br></div><div>Oltre che per il gusto, lo zafferano è celebrato per le sue proprietà antiossidanti e antidepressive, tanto da essere soprannominato nell'antichità "la spezia del buonumore".</div></div><div><br></div><div>Il Finocchietto Selvatico</div><div><hr><div>Il finocchietto selvatico (Foeniculum vulgare) è una pianta erbacea perenne, tipicamente mediterranea, dal fusto ramoso che può raggiungere altezze considerevoli. Si distingue per le sue foglie filiformi, simili a una chioma verde e piumosa, e per i suoi piccoli fiori gialli raccolti in caratteristiche ombrelle. In Sicilia cresce spontaneamente ovunque: dai bordi delle strade di campagna fino alle zone costiere più aride.</div><div><br></div><div>Nella cucina siciliana, il finocchietto non è un semplice condimento, ma un ingrediente strutturale. È il protagonista indiscusso della celebre Pasta con le sarde, alla quale conferisce quell'aroma fresco e pungente capace di bilanciare il sapore deciso del pesce azzurro. Viene utilizzato anche per aromatizzare la salsiccia, le olive in salamoia e per preparare gustosi pesti o contorni di "finocchietto bollito".</div><div><br></div><div>Le sue proprietà sono note fin dall'antichità: è celebre per le sue virtù digestive, carminative e depurative. Sin dal tempo dei Greci e dei Romani, i semi di finocchio venivano masticati per frenare lo stimolo della fame o per rinfrescare l'alito.</div><div><br></div><div>Il mito e la storia si intrecciano attorno a questa pianta: il nome greco del finocchio è marathos, da cui deriva il nome della famosa località di Maratona, che significa appunto "campo di finocchi". Si racconta che i soldati ateniesi combattessero coronati di fronde di finocchio come simbolo di vittoria. Inoltre, nella mitologia, si narra che Prometeo utilizzò proprio un fusto cavo di finocchio selvatico per rubare il fuoco agli dei e portarlo agli uomini, rendendo questa pianta un simbolo di conoscenza e civiltà.</div><div><br></div><div>In Sicilia, un tempo, i rami essiccati venivano usati per attizzare il fuoco dei forni domestici, sprigionando durante la cottura del pane un profumo inconfondibile che restava impresso nella memoria delle case di un tempo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 16:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il vino moscato del figlio del re di Francia, lo Zucco]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D6"><h2 class="imHeading2">Il vino moscato, lo Zucco, del figlio del re di Francia, prodotto in Sicilia dal 1854</h2><div>Lo Zucco è una località agricola situata fra i comuni di Montelepre, Giardinello, Terrasini e Partinico.</div><div>Era uno dei vini più famosi al mondo, prodotto da uno degli uomini più ricchi del mondo, il Duca D’Aumale.</div><div>Realizzò a Chantilly in Francia, la collezione di dipinti seconda dopo il Louvre. Diede lavoro a 4000 contadini di Montelepre in Sicilia, amò tanto il suo vino e la sua tenuta di Zucco fino a ritornarci per morirvi.</div><div>Grazie ad una vendemmia tardiva in un’area scelta dal Duca dopo un accurato studio dei suoli e una zonazione: una conca temprata dalle correnti del &nbsp;Golfo di Castellamare, forse grazie allo scorrimento del fiume Nocella. Il Sauterne siciliano, un vino dolce bianco, veniva immesso nel mercato dopo &nbsp;almeno 5 anni &nbsp;e che divenne famoso per la sua purezza nei confronti dei tanti vini contraffatti, famoso perché il figlio di un Re Francese esiliato in Sicilia e lontano dal suo castello di Chantilly, non aveva badato a dispendio di mezzi per creare il suo vigneto e avviare una coltivazione e un imbottigliamento a regola d’arte per un vino che lo rappresentasse.</div><div><br></div><div>Ma vogliamo parlarvi dell’ex feudo dello Zucco e della passione del Duca d'Aumale per le pratiche agricole, ereditata dal padre, lo indusse ad ingrandire e migliorare l'ex feudo dello Zucco che egli acquistò nel 1853 da don Vincenzo Grifeo duca di Floridia e principe di Partanna. Lo Zucco era uno sterminato latifondo che raggiunse alla fine della seconda metà dell'Ottocento un'estensione di 6000 ettari, in territorio di Partinico, che il duca bonificò e dotò di un complesso sistema irriguo. Il feudo comprendeva sorgenti, vallate, boschi, case, mulini, ponti, trazzere, vigneti, uliveti, agrumeti, frassineti ecc. Vi era l'abitazione di campagna con annessa cappella, un frantoio, un palmento, moderne ed attrezzate cantine, cantina privata del duca, scuderie alloggi per il personale. Al Borgo Parrini che divenne dominio per gli operai dell’azienda vitivinicola del principe francese Henry d’Orleans, duca d’Aumale, oggi è un luogo unico nel suo genere.</div><div>Il progetto del Duca Henry era quello di fare della residenza di Palermo il centro di una fiorente attività economica che avesse il proprio caposaldo produttivo nel feudo dello Zucco. </div><div>Grazie alla sua capacità imprenditoriale, il Duca d'Aumale riuscì a dar vita a un redditizio commercio di vino: l'instancabile attività promozionale sui mercati e la tenacia con cui si adoperò a migliorare la qualità delle uve, diffondendo tra i contadini una sorta di decalogo del viticoltore, gli procurarono il giusto riconoscimento. Come le grandi famiglie imprenditoriali siciliane dell'Ottocento il Duca d'Aumale ha pertanto realmente contribuito ad avviare la Sicilia a nuove prospettive, in un panorama socio-economico siciliano nell'Ottocento era segnato da arretratezza nella conduzione delle campagne da parte della stragrande maggioranza dei proprietari terrieri. A testimonianza di ciò la Commissione agraria dell'epoca scriveva : ... un podere modello nel territorio dello Zucco, in cui il duca d'Aumale ha richiamato da tutta l'Europa i vitigni che godono grande reputazione.</div><div><br></div><div>E’ stato girato nelle campagne di Montelepre e Terrasini dalla regista siciliana Lidia Rizzo un filmato.</div><div>E’stato presentato nel padiglione Sicilia del Vinitaly di Verona, premiato al Festival del Cinema di Venezia e al Festival di Somona (USA), selezionato al Œnovideo Grape and Wine Film Festival francese ed è il festival più prestigioso d’Europa dedicato al cinema sul vino.</div><div>La regista: “Non avrei mai immaginato che dove il grande Vatel custodì la ricetta della sua crema Chantilly, oggi avrei trovato il segreto di un vino siciliano”. Lidia Rizzo, siciliana, è una regista di documentari.</div><div><br></div><div><a href="https://www.facebook.com/LoZuccoFilm/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.facebook.com/LoZuccoFilm/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 20 Nov 2022 09:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L uomo il commercio il benessere i carusi siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D5"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L’uomo, il commercio, il benessere i carusi siciliani nelle zolfare</h3><div><hr></div>L’Uomo e lo Zolfo: L’Epopea delle Miniere Siciliane<div>L’uomo, il commercio e il benessere sono stati utilizzati non sempre razionalmente, ma spesso come strumenti di detenzione del potere. Attraverso lo sfruttamento intensivo delle risorse della terra, il fenomeno della Rivoluzione Industriale ci ha condotti, nei primi dell’Ottocento, verso "vite senza luce". La tragedia dei “carusi” nelle zolfare siciliane si è consumata principalmente tra le province di Caltanissetta, Enna e Agrigento, dove si concentrava la maggior parte delle cave di zolfo.</div><div><br></div><div>L'Industria Estrattiva: dal Boom al Declino</div><div>A muovere le fila di questo mercato era l'industrializzazione tessile in Francia e Inghilterra: la domanda internazionale di zolfo per la produzione di acido solforico crebbe improvvisamente e vertiginosamente. Tuttavia l'industria estrattiva siciliana, che appariva così fiorente all'inizio degli anni 1830, subì una dura battuta d'arresto in seguito alla nascita del monopolio e, soprattutto, di nuovi canali di approvvigionamento. L’estrazione dello zolfo siciliano nel commercio internazionale ne uscì irrimediabilmente compromessa; con la minore richiesta ristagnò l’attività estrattiva, determinando il declino definitivo del settore nell'Isola.</div><div><br></div><div>La Logistica dello Zolfo: Carriaggi e Ferrovie</div><div>Sono alcune centinaia le zolfare divise tra le province della Sicilia centrale. Il trasporto del minerale venne effettuato fin quasi alla fine del XIX secolo per mezzo di carriaggi a trazione animale fino agli approdi di imbarco lungo la costa mediterranea, tra Licata e Porto Empedocle.</div><div><br></div><div>Verso la fine del secolo iniziò la costruzione di tranvie e piccole ferrovie minerarie, che convogliavano il minerale verso i vagoni delle ferrovie a scartamento ridotto costruite in gran numero, quali:</div><div><br></div><div>La Dittaino-Piazza Armerina</div><div><br></div><div>La Dittaino-Leonforte</div><div><br></div><div>La Lercara-Magazzolo</div><div><br></div><div>La Ferrovia Agrigento-Naro-Licata</div><div><br></div><div>La Canicattì-Caltagirone</div><div><br></div><div>L’Immaginario Artistico e Letterario</div><div>I nuovi sfruttati, i “carusi”, trasportavano i carichi di zolfo in lunghi viaggi al buio nei cunicoli, in ambienti così caldi e umidi da costringerli a lavorare svestiti, schiacciati dal peso dei sacchi. Queste condizioni hanno ispirato diverse opere, a cominciare dal dipinto I carusi di Onofrio Tomaselli (1905), oggi esposta alla Galleria d’arte moderna Sant’Anna di Palermo, fino a La zolfara di Renato Guttuso.</div><div><br></div><div>Le cave sotterranee sono ben presenti anche nell’immaginario letterario: basti pensare alle novelle Il fumo e Ciàula scopre la luna di Luigi Pirandello, o a Rosso Malpelo di Giovanni Verga. Le zolfare sono inoltre protagoniste del resoconto di viaggio Le parole sono pietre di Carlo Levi e del celebre libro di Leonardo Sciascia Le parrocchie di Regalpetra, in cui si legge:</div><div><br></div><div>«Giovinetti, quasi fanciulli a cui più si converrebbero e giocattoli, e baci, e tenere materne carezze, che prestano l’esile organismo all’ingrato lavoro per accrescere poi il numero dei miseri deformi».</div><div><br></div><div>La Memoria Protetta: Leggi e Parchi</div><div>Oggi i tempi dell’estrazione dello zolfo dei carusi sono finiti. Nel 1991 una legge regionale ha istituito l'ente Parco minerario di Floristella-Grottacalda, in provincia di Enna. La miniera di Floristella, risalente alla fine del XVIII secolo, ha svolto attività fino al 1984. Nel Parco è presente anche la solfara Grottacalda e il pregevole palazzo del barone di Floristella, Agostino Pennisi, geniale imprenditore che ivi fece dimora con la propria famiglia.</div><div><br></div><div>Successivamente, con due decreti del 1994 e del 1996, l'Assessorato regionale ai beni culturali ed ambientali della Regione Siciliana ha sancito l'interesse etno-antropologico delle dismesse zolfare di Lercara Friddi. A Catania, la cittadella dello zolfo è stata recuperata negli anni settanta integrando nuovo e antico, creando Le Ciminiere, una moderna area fieristica ed espositiva.</div><div><br></div><div>Il 26 settembre 2007 alla Camera dei deputati è stata presentata la proposta di Legge N. 3067 per l'Istituzione del Parco nazionale geominerario delle Zolfare di Sicilia; il decreto è però decaduto con la fine della legislatura nel 2008. Nel 2010 è stato invece inaugurato il Museo delle Solfare di Trabia Tallarita (Riesi), che ospita un ricco percorso storico-tecnico sull'epopea delle solfare siciliane.</div><div><br></div><div>Rete Museale dello Zolfo in Sicilia</div><div>Numerose sono le strutture museali che oggi custodiscono questa eredità:</div><div><br></div><div>Caltanissetta: Museo mineralogico, paleontologico e della zolfara "Sebastiano Mottura".</div><div><br></div><div>Stazione di Villarosa: Treno Museo dell'Arte Mineraria e Civiltà Contadina.</div><div><br></div><div>Lercara Friddi: Museo e parco industriale della zolfara di Lercara.</div><div><br></div><div>Montedoro (CL): Museo della zolfara.</div><div><br></div><div>Villarosa: Museo della memoria.</div><div><br></div><div>Piazza Armerina: Lega zolfatai (1903) - Mostra permanente della civiltà mineraria.</div><div><br></div><div>Casteltermini: Miniera-Museo Cozzo Disi.</div><div><br></div><div>Riesi: Museo delle solfare di Trabia Tallarita.</div><div><br></div><div>Concludiamo con i versi di Michele Straniero (La zolfara), memoria del sacrificio dei minatori:</div><div><br></div><div>«Otto sono i minatori ammazzati a Gessolungo; ora piangono i signori e gli portano dei fiori. Hanno fatto in Paradiso un corteo lungo lungo; da quel trono dov'è assiso Gesù Cristo gli ha sorriso.»</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 11:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia è terra di cammini e di pastori]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D4"><h2 class="imHeading2">La Sicilia è terra di cammini e di pastori</h2>La Sicilia è terra di cammini, ce ne sono molti, vi invitiamo a guardare le pagine dedicate ad essi, ci sono molti borghi, stesso invito, parchi naturali, in questo andirivieni a piedi in bici a cavallo , in moto, nel nostro peregrinare incontriamo i pastori.<div>Già il pastore, nella sacra Bibbia e anche nel Corano, uno dei pastori è Abramo, in Giovanni (10,1 – 18) dove lo stesso Gesù dice: “Io sono il buon pastore. </div><div>Anche nella mitologia greca che romana è piena di riferimenti: il dio della pastorizia Pan, assimilato a Fauno in quella romana; il Vello d’oro cercato da Giasone e gli Argonauti; il pastore e ciclope Polifemo beffato da Ulisse; la capra Amaltea che allattò Zeus; il pastore Aci e tante altri ancora.</div><div>Non possiamo non ricordare la frase mussoliniana, “Meglio un giorno da leone che cento anni da pecora”.</div><div><br></div><div>Come non citare il teatro Andromeda, è un teatro all'aperto sito in territorio di Santo Stefano Quisquina, nei monti Sicani. Questo teatro è stato costruito da un pastore, l’artista di nome Lorenzo Reina, che ha realizzato in una zona panoramica un palco circolare e dei posti a sedere, costituiti da blocchi di pietra che riproducono in numero (108) e disposizione le stelle della costellazione di Andromeda (da cui il nome). Il teatro sta riscuotendo un grande successo, venendo presentato persino alla XVI edizione della Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia.</div><div>In corrispondenza del solstizio d’estate l’ombra del sole proiettata da un disco posto alle spalle del palco proietta un cerchio che coincide con uno spazio nero circolare sul palco. Allo stesso modo dalla bocca di una scultura al tramonto passa un raggio di sole. Viene anche definito il teatro in pietra più alto al mondo per il fatto di trovarsi circa a quota 900 metri.</div><div><br></div><div>Ritorniamo al pastore, si alza prima che sorga il sole ed inizia la mungitura che termina dopo qualche ora. Successivamente si porta il gregge al pascolo. Non gli mancano nessuno degli elementi naturali, gelo, vento, pioggia, caldo torrido, umidità e afa niente lo ferma il pastore. Durante il pascolo sta in continuo movimento, percorrono insieme ad essi una decina di km al giorno. Ritornati all’ovile intorno &nbsp;bisogna fare la seconda mungitura, spalare il letame del recinto e dare da mangiare ai cani ecc. ecc. Il pastore conosce tutte le sue pecore e le sue capre, è lui che decide quale sarà macellata, quale delle femmine dovrà essere fecondate.</div><div>Il periodo della tosatura, la produzione dei prodotti caseari nella loro azienda. Quando acquistate un prodotto dal pastore abbiate più rispetto in considerazione per questi lavoratori e andargli incontro senza tante storie pagando il prodotto un giusto prezzo senza lamentarsi, le politiche, nazionali ed europee, lasciatele al supermercato. Nel periodo della tosatura il numero degli attrezzi impiegati nella tosatura è estremamente ridotto: ci sono innanzitutto i furrizzi e le fuòrfici (o fòbbici) di tunniri. Esse sono ricavate da un unico pezzo d’acciaio ritorto, con il metallo appiattito alle due estremità e formante due lame a base larga e vertice appuntito che sfregano l’una contro l’altra se si stringe l’impugnatura. Il loro vantaggio ergonomico è costituito dal fatto che quando la mano dell’operatore allenta la pressione esercitata, le lame ritornano da sole in posizione di aperto. I pastori ricordano ancora le forbici di un tempo fatti d’i mastri, oggi si tosa ch’i machinètti, rasoi elettro meccanici. Se notate una pietra tonda nell’area della tunnitura è la petra o petra-mola, serviva per rifare la lama alle forbici usurate che hanno perso capacità di taglio. Le pause, costituite intense consumazioni di cibo, pane vino salame formaggi trippa olive, consentono uno stacco dal faticoso lavoro. </div><div>Elementi principali del pranzo sono la pasta, cotta in enormi quadàri e condita entro una capiente maìdda con ragù di carne di pecora e ricotta ’nfunnàta grattugiata, e naturalmente carne di ovino bollita o arrostita sulla brace (crastagnieddu), ma anche vino abbondante e una grande varietà di prodotti della terra, olive peperoncini funghi melanzane pomodori secchi, la cui principale caratteristica è quella d’esser brucènti, piccanti oltre misura. </div><div><br></div><div>Esiste in alcune località la Festa della Transumanza "SI SGAVITA 'A MUNTAGNA" a Geraci Siculo, storia e cultura della tradizione pastorizia. La salita (sgavita) delle mandrie e degli armenti dai pascoli di "marina" a quelli dell'alta montagna madonita, la manifestazione è finalizzata a sostenere la sopravvivenza di una delle più antiche pratiche dell’attività pastorale.</div><div>La transumanza degli armenti dalle zone collinari verso la montagna, o come si dice nel dialetto locale “Sgavitari a muntagna”, da qualche anno è divenuta una delle principali attrazioni del piccolo centro madonita. Protagonisti dell’evento sono le mandrie che, durante il passaggio attraverso il centro abitato, con il loro scalpitìo e i loro campanacci creano un’atmosfera unica nel suo genere, visite guidate in aziende zootecniche per assistere al raduno degli armenti e alla degustazione dei prodotti della caseificazione tradizionale. I visitatori potranno ammirare le bellezze architettoniche e artistiche, addentrandosi nelle viuzze del piccolo borgo medievale grazie a visite guidate curate dalla Pro Loco</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 18 Nov 2022 08:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La birra in Italia ha una storia antichissima: era già presente in Sicilia nel VII sec. a.C. presso i Fenici che la commerciavano e consumavan]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D3"><h2 class="imHeading2">La birra in Italia ha una storia antichissima: era già presente in Sicilia nel VII sec. a.C. presso i Fenici che la commerciavano e consumavano</h2><div>Presso gli Egizi, la birra conquista il dio, Osiride ed una regina, Cleopatra, che offre coppe di "cevrin" al dio dei defunti e riserva per sé, invece, coppe di "zythum". Proprio la zythum è la prima birra assaggiata dai Greci, che la ribattezzano "zythos".</div><div>La birra, deriva dal latino bibere, cioè bere, ha conosciuto alterne vicende, infatti se per i Romani, che la chiamavano “cervisia” in onore della dea Cerere, protettrice dei raccolti, era roba da barbari e le preferivano il vino, gli Etruschi erano soliti pasteggiare con una bevanda chiamata pevakh, fatta inizialmente con segale e farro, poi con frumento e miele. </div><div>Con l’Impero romano e il continuo scambio con civiltà e culture differenti l’antica ricetta egizia, a base di frutta, cadde in disuso e furono introdotte le varianti Celtiche.</div><div>Siamo giunti nel basso medioevo grazie al commercio nautico ed alle nuove vie di comunicazione si assiste alla nascita del commercio e di conseguenza con le esportazioni, di molti prodotti tra possiamo annoverare anche la birra, anche se l’estesa cultura medievale mediterranea è del vino e lo stretto legame con il cristianesimo hanno contribuito a preservare la cultura del vino tutta a discapito della birra.</div><div>Come tutte le tecniche codificate da preservare ed evolvere, non è trascorso molto che la scienza del far birra trova rifugio in convento. I monaci cominciano a mettere ordine nella produzione a codificare la produzione. E si deve a loro il primo utilizzo del luppolo come aromatizzante al posto della miriade di altre spezie, bacche, ed in Germania nasce la figura del mastro birraio.</div><div>Il giornalista, scrittore e storico della birra inglese Martyn Cornell, riferendosi a chi per primo utilizzò il luppolo per la birra e ne scoprì i vantaggi, affermò: «questa è la grande domanda, priva di una risposta, nella storia della birra».</div><div>Di massima un contadino medievale con un terreno collinare poteva coltivare vigneti e quindi bere vino. Chi invece aveva appezzamenti di terreno in pianura coltivava cereali, poteva, volendo, produrre birra per uso domestico.</div><div>Uno dei primi santi riconosciuto patrono dei birrai è san Colombano, fondatore del monastero di Bobbio nel 612. Una leggenda narra che un giorno egli incontrò un gruppo di pagani che stava per sacrificare un tino di cervogia, bevanda antenata della birra fermentata con orzo o avena, al dio Wotan. Prima che ciò accadesse, gridò loro di fermarsi e fu proprio a quel punto che il tino esplose in mille pezzi. Ai pagani atterriti disse di non sprecare la birra per il diavolo ma di berla nel nome del Signore. Si parliamo di quel San Colombano, che la Chiesa ricorda il 23 novembre, il protettore dei bikers o motociclisti, come sir di voglia.</div><div><br></div><div>Per ritrovare i primi produttori di birra in Italia è necessario risalire al Medioevo quando i monaci dell’Abbazia di Montecassino cominciarono a produrla lanciando una. Nel Rinascimento la birra era in gran parte d’importazione oltre a qualche produzione artigianale nelle vallate alpine era chiamata “vino d’orzo”. Il 1789 è la data simbolica in cui si fa iniziare l’era industriale della birra in quanto fu concesso dai sabaudi a Giovanni Baldassare Ketter di Nizza Monferrato il privilegio di fabbricare birra “per la città e per il suo contado”. </div><div>E’ in Emilia Romagna il primo coltivatore di luppolo della penisola italica per la produzione della birra. Nel 1847 l’agronomo forlivese Gaetano Pasqui aveva acquistato alcuni terreni soggetti a piene e ad alluvioni per la presenza di un fiume e notò che vi crescevano spontaneamente piante di luppolo quindi ne avviò una coltivazione sperimentale che in pochi anni ebbe successo e gli permise di avviare e gestire un proprio birrificio senza ricorrere alle importazioni dell’allora costoso luppolo d’oltralpe.</div><div>Con il 1920 la birra inizia a vivere la sua età dell’oro. L’aumento dei consumi popolari indusse quindi, nel 1927, il Regime fascista a varare la Legge Marescalchi, che impose l’utilizzo del riso e soprattutto un regime fiscale svantaggioso, accompagnato da una decisa restrizione al commercio al dettaglio di questo prodotto. </div><div>Questo accadeva perché la birra era considerata una bevanda dissetante, al pari delle bibite gassate, consumata al banco. E’ solo con la fine della Seconda guerra mondiale che i consumi riprenderanno a crescere. A partire dagli anni Sessanta, con lo sviluppo della moderna distribuzione la birra diventa a tutti gli effetti un prodotto di uso comune, raggiungendo anche le famiglie. Nel 1975 però la congiuntura economica colpisce il settore birraio nazionale anche a causa di un considerevole aumento delle accise di produzione imposte dal Legislatore nazionale. Dagli anni ottanta grazie ad una straordinaria gamma di assortimento delle birre, in grado di soddisfare palati esigenti e soprattutto grazie all’impegno di molti produttori che vedono la luce i microbirrifici artigianali, sempre troppo pochi rispetto alle cantine vinicole, ma si parla di un prodotto che ha il suo maggior consumo nel periodo primaverile estivo.</div><div>Non dimentichiamoci di menzionare a San Martino delle Scale, frazione montana del Comune di Monreale, dove si è costituita l'associazione Hora Benedicta, con sede all'interno dell'Abbazia di San Martino, nella quale alcuni appassionati di birra artigianale hanno creato qualcosa di unico. Maurizio Intravaia, principale animatore del gruppo, coadiuvato da alcuni dei 12 soci, ha iniziato delle sperimentazioni che, nel giro di pochi mesi, è stata codificata la ricetta di una birra scura molto particolare, con numerosi malti e luppoli, ma soprattutto con circa 8 spezie tra cui genziana, semi di finocchio, liquirizia ed altre segretissime erbe digestive, coltivate nei giardini dell'abbazia dei monaci. Il microbirrificio Paul Bricius, il quale accettò con entusiasmo la produzione della nuova Abbey Ale siciliana con il patto di seguire la ricetta originale.</div><div>Oggi tra microbirrifici, Beer Firm e Brew pub in Sicilia vi sono quasi una settantina di aziende. Un boom maturato negli ultimi anni. Le storie raccontano di piccoli imprenditori arrivati alla produzione di birra direttamente con un proprio microbirrificio o indirettamente grazie a quelle che si chiamano beer firm con la birra prodotta da altri sulla base di una ricetta a volte proposta dallo stesso imprenditore a volte invece dal produttore. Ma soprattutto raccontano di grande passione per questo prodotto nella terra del vino e dei vigneti non certo del luppolo, ma poi il settore siciliano è cresciuto anche con grandi risultati in termini di qualità».</div><div><br></div><div>Possiamo dire che, in gran parte dei casi, quello siciliano è un prodotto molto identitario: sono numerosi gli esempi di birra che riportano gli aromi dell’isola.</div><div>Quasi dimenticavo di birra parla anche la Bibbia. Ed è birra che gli ebrei bevono durante la festività del Purim.</div><div>Se non bastasse come incoraggiamento citiamo : “Chi beve birra, si addormenta presto; colui che dorme a lungo, non pecca; chi non pecca, entra in Paradiso. Dunque, beviamo birra!” (Martin Lutero).</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 20:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il vino meriterebbe una migliore considerazione soprattutto quando si parla di profumati Passiti e di Moscato]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D2"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il vino meriterebbe una migliore considerazione soprattutto quando si parla di profumati Passiti di Pantelleria e Malvasia delle Lipari, senza dimenticare il Moscato di Noto e di Siracusa</h3><div><hr></div><div>Il vino e la vite hanno accompagnato la storia della Sicilia dai suoi albori fino ai tempi recenti. Si ritiene che furono introdotte dai Fenici. Viti e viticoltura e gettarono le basi della futura ricchezza enologica della Sicilia, i Greci introdussero le loro tecniche.</div><div><br></div><div>Già ai tempi dell'Impero Romano i vini della Sicilia erano fra i più famosi del mondo antico, ed erano esportati e molto apprezzati in ogni luogo. A quei tempi uno dei vini dolci Siciliani più celebri era il Mamertino, le due civiltà più evolute e antiche quali Romani e Greci ritenevano il vino elisir di felicità e giovinezza tanto da idolatrare il Dio Bacco e dedicargli riti propiziatori per ottenere grandi raccolti.</div><div>Il mito di Dionysos racconta che il giovane dio, partorito dallo stesso Zeus dopo averlo cucito nella sua coscia alla morte della donna con cui lo aveva concepito, durante le sue scorribande scoprì la vite ed il suo frutto e imparò a ricavare dall’uva fermentata il vino, inebriante bevanda che amava gustare. Durante i suoi viaggi Dioniso insegnò ai contadini la viticoltura, fondò nuove città, istituì culti in suo onore e spinse gli uomini verso una vita più lieta, fatta anche di trasgressione.</div><div>Proprio in epoca imperiale l'economia vinicola siciliana visse un periodo di straordinaria fioritura: ne sono splendide testimonianze i mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina</div><div>Durante il dominio degli Arabi (872-1061), la produzione di vino nell'isola non subì un lungo periodo di declino, nonostante il consumo di vino sia proibito dalle scritture islamiche, lo commercializzarono tramite l’esportazione verso porti sotto il controllo cristiano, sarà solo con l'avvento dei Normanni (1061-1194) e più tardi degli Svevi (1194-1266) che l'enologia Siciliana mostrò segni di ripresa.</div><div>In epoche successive, il Cristianesimo in Sicilia come in altre parti d'Europa. svolse attraverso gli insediamenti monastici un ruolo fondamentale per lo sviluppo moderno dell'enologia, il vino era essenziale per la celebrazione della messa.</div><div><br></div><div>Con la ripresa delle colture, il vino della Sicilia riprese il suo sviluppo ed il naturale risultato fu la ripresa dell'esportazione. Durante questo periodo la viticoltura contribuì a migliorare le condizioni economiche della Sicilia. Si dovrà attendere quasi la fine del 1700, per registrare uno degli eventi più significativi della storia del vino Siciliano. Questo storico evento ha come protagonista un giovane mercante Inglese che attraverso il suo intuito e la sua abilità di commerciante, contribuì alla nascita di uno dei vini più celebri e importanti d'Italia: il Marsala parliamo di John Woodhouse questo il nome dell'intraprendente mercante Inglese - dopo avere assaggiato il vino che si produceva a Marsala, intuì che questo poteva competere con gli allora celebri e incontrastati vini di Jerez e di Porto - due vini che hanno fatto la fortuna commerciale di molti mercanti Inglesi - e decise di spedirne alcune botti in Inghilterra. Fu un successo clamoroso che segnò la fortuna commerciale di Woodhouse e con lui dell'enologia Siciliana.</div><div><br></div><div>Fu in questo periodo che nacquero le storiche e prestigiose cantine Siciliane: Duca di Salaparuta (1824), Florio (1836), Amodeo (1837), Rallo (1860), Curatolo Arini (1875), Carlo Pellegrino (1880) e Lombardo (1881). Lo sviluppo della viticoltura Siciliana durante il 1800 si concentrò prevalentemente nell'area Etnea e la produzione di vino nella zona di Catania era così importante che per il suo trasporto fu addirittura costruita la ferrovia Circumetnea, che consentiva il collegamento con il porto di Riposto e da qui il vino prendeva la via del mare verso altri paesi. Questo florido periodo fu interrotto nel 1881 con l'arrivo della fillossera che decimò i vigneti determinando un forte calo nell'esportazione.</div><div><br></div><div> Il ripristino dei vigneti colpiti dalla fillossera durò oltre mezzo secolo e terminò durante gli anni 1950, nascono le prime cantine sociali e fu durante gli anni 1970 con la creazione del Mercato Unico Comunitario, con un miglioramento delle tecniche di coltivazione, una intelligente attività di riqualificazione del vino siciliano, da parte dell'Istituto regionale della vite e del vino, così si registrò il nuovo sviluppo dell'enologia Siciliana, verso i traguardi dei nostri giorni. Lo sviluppo degli ultimi venti anni della produzione vinicola in Sicilia ha consentito ai vini dell'isola di affermarsi in tutto il mondo.</div><div><br></div><div>La coltivazione della vite e la produzione di vino sono diffuse in tutto il territorio Siciliano e il patrimonio ampelografico dell'isola è piuttosto interessante, nella cultura popolare tradizionale siciliana infatti ha espresso un atteggiamento ambivalente nei confronti della vite e della vendemmia: essa infatti viene rappresentata quale momento critico del ciclo lavorativo agrario opposto a quello del grano</div><div>Marsala</div><div>Fra i vini di rilievo della Sicilia, un posto speciale spetta al Marsala, vino, fra i più celebri dell'isola, è stato capace di contrastare in passato il dominio del Porto, Jerez (Sherry) e Madeira nei commerci degli Inglesi. Il Marsala - che deve la sua notorietà ad un commerciante Inglese, John Woodhouse, dopo avere vissuto più di un secolo di sfolgorante notorietà, è stato anche testimone di un decadimento durato fino a circa venti anni fa. Si tratta di un vino fortificato o liquoroso un calice di Marsala Vergine Stravecchio - cioè con almeno 10 anni di maturazione, è un'esplosione di aromi e sapori. Il Marsala è prodotto nei seguenti stili: Fine almeno 1 anno di maturazione, Superiore 2 anni, Superiore Riserva 4 anni, Vergine o Soleras 5 anni, Vergine Stravecchio o Riserva 10 anni. </div><div>Moscato e Passiti</div><div> Fra i vini dolci della Sicilia, quelli di Pantelleria e di Lipari sono certamente i più celebri. Il Moscato e il Passito di Pantelleria si producono nell'omonima isola, a sud della Sicilia, con Moscato d'Alessandria, localmente noto con il nome di Zibibbo. Profumato, dolce, suadente e incantevole, il Passito di Pantelleria è un eccellente abbinamento per i formaggi stagionati e la pasticceria, in particolare quella di mandorle. Un altro vino dolce Siciliano di estremo interesse è la Malvasia delle Lipari prodotto nelle isole Eolie e di cui la principale rappresentante è l'isola di Salina. La Malvasia delle Lipari ha aromi eleganti e complessi, un gusto dolce e raffinato, adatto per i formaggi stagionati e la ricca pasticceria Siciliana, ma anche apprezzato da solo come vino da meditazione.</div><div>Nelle religioni il vino ha ruoli differenti:</div><div>Nell’ebraismo il vino è simbolo di gioia e va consumato nella giusta misura. È ritenuto un dono di Dio frutto anche del lavoro dell’uomo, in quanto senza il suo aiuto non ci sarebbe il vino. Il vino è una bevanda che rallegra gli animi.</div><div>Per la religione cristiana il vino è simbolo di prosperità, è di fondamentale importanza, soprattutto nel rito sacro della messa, durante la benedizione, in cui si ricorda proprio l'ultima cena di Gesù. Qui il vino assume un ruolo unico, in quanto esso diventa il sangue di Cristo ed il pane il corpo di Cristo</div><div>L’Islamismo invece proibisce il consumo del vino, l’unico beneficio del vino è nel commercio, mentre assumerlo provoca solo danni sociali.</div><div>Baudelaire nei "Fiori del male", “il vino sa rivestire il più sordido tugurio d'un lusso miracoloso e innalza portici favolosi nell'oro del suo rosso vapore, come un tramonto in un cielo annuvolato".</div><div>Continuate a bere coca cola, e varie ed otterrete sacralità e solennità.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Nov 2022 17:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La tutela della salute nella storia e la fine del lino in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000D1"><h2 class="imHeading2">La tutela della salute nella storia e la fine del lino in Sicilia con la legge del 1888</h2><div>Assistenza caritativa a malati e poveri Ordini e Congregazioni religiose</div><div>Hospes centri di accoglienza e soccorso non specializzati</div><div>Opere pie donazioni di benefattori</div><div>La tutela della salute nella storia del XIII secolo Comuni istituzione figura di medico pubblico contratti di condotta espressione della tradizione municipale di solidarietà per aiutare malati e bisognosi</div><div>La tutela della salute nella storia dopo il 1861, con il Regno d'Italia: competenza organizzativa di assistenza sanitaria affidata a:</div><div>Ministero dell'Interno - livello centrale</div><div>1888 Direzione generale per la sanità</div><div>Prefetti e Sindaci - livello locale</div><div>Istituzione Medico Provinciale e Ufficiale Sanitario</div><div>La fine della coltura e lavorazione del lino è vicinissima, con la legge 22 dicembre 1888 n. 5849 "Tutela dell'igiene e della sanità pubblica" legge Crispi-Pagliani , all’Art. 9. Il Consiglio provinciale di sanita':</div><div> porta la sua attenzione su tutti i fatti riguardanti l'igiene e la salute pubblica nei vari comuni della provincia;</div><div> propone al prefetto quei provvedimenti e quelle investigazioni che giudica opportuni;</div><div> da' parere su tutte le questioni che gli saranno deferite dal prefetto.</div><div> Il suo parere sara' richiesto:</div><div>b) sui regolamenti speciali per la coltivazione del riso indicati nell'articolo 1 della legge 12 giugno 1866, n. 2967; su quelli per la macerazione delle piante tessili, e sopra altri regolamenti speciali a scopo igienico;</div><div><br></div><div>La coltivazione del lino in Sicilia è antichissima non molto importante ma esisteva, tanto che fu coniato il detto PATIRI LI GUAI DI LU LINU. </div><div>Tuttavia questa attività, per via dei miasmi che esalavano dal trattamento della lavorazione delle fibre di lino, era sottoposta a disciplina sanitaria e le Amministrazioni Comunali, per citarne nei loro “Regolamenti Municipali” prescrivevano “La macerazione dei lini e canapi non può cominciare prima del 16 agosto e sempre dietro il permesso dell’Autorità Municipale, conservando dall’abitato la distanza come dal precedente articolo, un chilometro e mezzo della periferia dell’abitato, ed infra la distanza di m 800 dalle pubbliche vie rotabili, e dalle case abitate di campagna e dai mulini”.</div><div>Tra regolamenti, discipline sanitarie, e ripetute sospensioni dell’attività dei maceratoi (siamo in un periodo in cui imperversa il colera in Italia e in Europa, ed altre epidemie erano in agguato e le condizioni igieniche della popolazione erano allarmanti) per limitare le conseguenze dell’aria malsana, non impedirono, tuttavia, la chiusura di questa attività ratificata nel 1872 per Decreto reale. </div><div>Il lino aveva costituito oggetto di coltura e cultura familiare per i propri bisogni e non vi era quasi famiglia che non fosse impegnata nella coltivazione, nella trasformazione o nella tessitura di biancheria per il corredo.</div><div>Si ripresenta ma negli anni ‘50 il lino scomparve nuovamente dalle campagne siciliane quasi definitivamente. Per l’inadeguatezza dei mezzi tecnici che non si erano ammodernati con il tempo e per le sempre più pressanti problematiche relative alle norme sanitarie.</div><div><br></div><div>Oggi ci sono alcuni tentativi nella zona di Palazzolo Acreide di riprendere le tradizioni della coltura secondo le tradizioni tramandate.</div><div>Il lino oltre che per la tessitura era apprezzato anche per i preziosi semi, fortemente oleosi, oltre a servire per pitture e vernici sono impiegati nella medicina popolare.</div><div>Pestati e cotti sono impiegati per decotti, come emollienti come medicamenti, erano impiegati per lenire le conseguenze delle ernie.</div><div>Abbrustoliti davano un effetto astringente e lenivano le affezioni perniciose dell’intestino; i semi del lino catharticum uniti all’uva passa servivano a guarire dal mal di fegato.</div><div><br></div><div>Abbiamo accennato che per le procedure di macerazione e battitura le fibre di lino sono state prese come metafore per coloro che subiscono diverse pene prima di trovare pace.</div><div>Proprio da questo parallelismo aveva dato origine al detto di “Passari li guai di lu linu” letteralmente “Passare i guai del lino“. </div><div>Le fibre del lino sono contenute nella parte interna della corteccia. Gli steli si mettono a macerare, quindi vengono sottoposti alla maciullatura per mezzo di martelli detti gràmole, azionati a mano o meccanicamente, che schiacciano e frantumano la parte legnosa. Così, viene fatto un paragone tra la sorte del lino, che viene battuto e martellato, e una persona che affronta guai e peripezie.</div><div><br></div><div>Vogliamo ricordare che un tempo, la Sicilia era famosa per i tessuti i merletti in oro e argento. </div><div>In alcuni paesi di questa regione si eseguiva la lavorazione del merletto senza disegno, intrecciando la rete e creando motivi secondo la propria fantasia. </div><div>Tra i paesi siciliani dove ancora oggi si può trovare la tradizione del merletto a tombolo sono: Marsala, Mazara del Vallo, Santa Ninfa, Santa Domenica Vittoria, Sortino, Modica, Aragona, Piana degli Albanesi e Mirabella Imbaccari.</div><div><br></div><div>Lo scrittore, Matteo Collura, descrivendo Modica scrive: "Ma vi potrebbe capitare anche di fermarvi davanti a un tombolo sapientemente lavorato da nervose mani di donne, in crocchio davanti alle loro case."</div><div><br></div><div>Binetti Verta Caterina ha scritto un libro dal titolo” Donne e trine di Sicilia” con 84 tavole fuori testo, edito da Hoepli nel 1911 (libro d’antiquariato con copertina in tela, di Feltrinelli c’è una riedizione del 1971).</div><div><br></div><div>Occorre ricordare che la gentildonna catanese Angelina Auteri, nel 1910, istituì nella città di Mirabella la cosiddetta "Opera del Tombolo", cioè un'associazione che insegnava questa peculiare arte del ricamo a mano, oggi principale attività dell'artigianato locale. La Baronessa Angelina Auteri aveva con il marito, il Principe Paternò Castello di Biscari, la residenza estiva a Mirabella; nata a Napoli ed educata a Roma, presso il Collegio delle Suore di S. Dorotea, introdusse il merletto a tombolo ospitando le Suore nel suo palazzo.<br></div><div><br></div><div>Nel Comune di Vallelunga Pratamento , si praticava la lavorazione del merletto a fuselli, nel collegio delle Suore Domenicane .</div><div>A Mirabella Imbaccari, città del merlettosi è inaugurata nel 1986 una mostra permanente che ospita una pregevole raccolta di merletti, abiti ed arredi realizzati al tombolo.</div><div><br></div><div>Nei primi del ‘900 a Palermo c’era la prestigiosa sartoria di M. me Durant, una signora francese che aveva aperto il suo atelier proponendo delle cose particolari e molto pregiate. M.me Durant ha confezionato un abito in merletto molto particolare, definito “guipure arabo”. Questo abito si puo’ vedere attualmente presso il Museo Piraino, insieme alla sua pregevole collezione di abiti e accessori d’epoca.</div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un tempo, a Piana, si realizzavano merletti con fili d'oro e d'argento. Oggi si lavora ancora il merletto con grande abilità e i costumi tradizionali sono ornati con merletti realizzati al tombolo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>A Pietraperzia la Settimana Santa ha il suo momento più intenso la sera del Venerdì Santo, con la processione di "Lu Signuri di li Fasci", che si snoda per le vie del paese. C'è un Cristo in croce con ai piedi un globo multicolore dal quale si dipartono 200 fasce di lino bianco: è posto in cima a una trave di cipresso, alta quasi 9 metri. Ogni fascia rappresenta un voto fatto da uno o più membri di una famiglia che con la ripetizione di questo rito, ogni anno, mostrano il proprio impegno e la propria devozione verso il Cristo. Le fasce vengono portate dai fedeli e sono lunghe 36 m. e larghe 40 cm.. Le più antiche, sono bordate di merletti e risalgono addirittura ai primi del ‘900.</div><div><br></div><div>A Solarino, il “Museo permanente di Pizzi e Ricami Artistici” della &nbsp;Signora Lucia Mangiafico.</div><div>Romano Samuele è uno fra i tanti artisti del merletto ed è anche presidente dell’Associazione “I ricami e le leggiadre trine mirabellesi”,</div><div>https://it-it.facebook.com/pages/category/Nonprofit-Organization/Mani-doro-onlus-466375186825059/</div><div>Associazione “I ricami e le leggiadre trine mirabellesi”, Mirabella Imbaccari </div><div>Museo Nazionale (Palermo), Mostra del Merletto </div><div>Mostra permanente del &nbsp;Merletto a Tombolo a Mirabella Imbaccari &nbsp;&nbsp;</div><div>Museo "Piraino, Palermo , www.museopiraino.it/dacasa/default.htm</div><div>Una collezione di 3000 oggetti (dal1700 al 1950 ) fra abiti e biancheria &nbsp;intima e per la casa. Si possono vedere due tomboli siciliani con il loro contenitore fatto a valigetta e abiti che vanno dal 1700 al 1920.</div><div>Museo delle mummie a Bugio, www.comune.burgio.ag.it/museomummie.htm</div><div>Presso la chiesa dei Cappuccini c’è una cripta adibita a museo con 49 mummie complete di corredi funebri, sono del XVIII, del XlX e del XX secolo. Si tratta di tessuti anche pregiati, velluti, sete, taffettà, lini, merletti, pizzi, oltre che di monili, di corone di spine, coronane di grani per il rosario, di scapolari, cappelli, scarpe, calze ed altri piccoli oggetti.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 12 Nov 2022 18:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La canna da zucchero Avola rum ed il dolce del principe la gelatina di rum]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CF"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La canna da zucchero, Avola rum ed il dolce del principe la gelatina di rum</h3><div><hr></div><div>La canna da zucchero, pianta originaria dell’Indonesia, si è diffusa gradualmente fino al Medio Oriente. </div><div>La conoscenza di questo prodigioso vegetale in grado di “produrre un miele che non ha bisogno di api”, si diffuse tra i popoli arabi, che ne affinarono la Ed è cosi che la canna da zucchero, o cannamela, fu introdotta in Sicilia. </div><div>Dopo la dominazione araba la produzione di zucchero in Sicilia continuò, ma solo in piccole quantità, sufficienti al fabbisogno della corte dei re Normanni, i quali fecero costruire dei nuovi “trappeti” (gli impianti di lavorazione della canna da zucchero) nei pressi di Palermo e Monreale.</div><div>Con l’importazione dello zucchero da parte degli arabi prima e dopo dai genovesi e veneziani, del “sale arabo”, la domanda di questo bene di lusso crebbe rapidamente. Tutti i nobili d’Europa iniziarono ad acquistare il prezioso zucchero, che esponevano sulle loro tavole come segno di potere e ricchezza.</div><div>La crescente domanda, il sempre lungimirante Federico II di Svevia dispose la creazione di nuove coltivazioni ed impianti di produzione in tutta la Sicilia, una delle pochissime zone in Europa con il clima ed il terreno adatto alla coltivazione di piante provenienti dai tropici.</div><div>E’ solo grazie all’abilità dei coltivatori, che si ottenevano delle canne mature per fornire un risultato sufficiente a dar vita ad un commercio redditizio.</div><div>Gli impianti di lavorazione iniziarono a fiorire su tutta la costa settentrionale, dalla zona di Balestrate (dove appunto sorge il comune di Trappeto), fino a raggiungere Palermo, nei pressi di Ponte Ammiraglio, Falsomiele (da qui il suo nome), Acqua dei Corsari, Villabate, Bagheria, Altavilla, e così via sino a Messina. Praticamente ovunque ci fosse un fiume sorgeva una coltivazione oppure un impianto di lavorazione.</div><div>Perché? Perché come detto prima la canna da zucchero ha bisogno di un’enorme quantità d’acqua per crescere. Inoltre la prima fase di lavorazione si basa sulla spremitura delle canne, che si svolgeva in mulini alimentati appunto da fiumi e torrenti.</div><div>Nonostante le enormi difficoltà e l’elevato costo di produzione, molti nobili siciliani decisero di dedicarsi alla produzione di questo autentico oro bianco, che veniva poi venduto a carissimo prezzo in tutta Europa a scopo medicinale o come dolcificante.</div><div>Le canne giunte a maturazione venivano macinate con delle mole di pietra e poi lasciate a decantare, prima di essere spremute “a vite”, con un processo manuale simile a quello per la produzione del vino. In seguito il succo veniva cotto e asciugato in apposite caldaie di rame (che venivano prodotte solo a Venezia) e poi filtrato in contenitori di terracotta dotati di piccoli buchi. Tale processo veniva ripetuto per tre volte, sino a raggiungere un grado di purezza adatto alla vendita.</div><div>Una volta tagliata e ripulita, la canna, che si corrompe rapidamente, viene portata al trappeto (il vero impianto industriale), del tutto analogo al classico frantoio da olive, dove è tagliata in pezzi e messa a macinare da una ruota di pietra (machina) azionata ad acqua che la riduce in poltiglia. Questa, raccolta in sacchi di canapa, viene spremuta da presse a vite azionate a braccia. Il succo si mette a bollire in grandi caldaie (caudari) di rame.</div><div>L’operazione di cottura è particolarmente delicata, sovraintende ad essa un mastro di zuccari che è il depositario di una grande esperienza trasmessa di padre in figlio, dando luogo a vere dinastie di mastri.</div><div>In Sicilia l’operazione di cottura è volta a produrre zucchero in pani (detti pure forme) di una cotta, piccole quantità di misture che sono di qualità superiore e, infine, una grande varietà di qualità inferiore, i discendenti. Infine lo zucchero raffinato veniva imballato in una speciale carta azzurrina (da qui il colore carta da zucchero) e spedito in tutta Europa.</div><div>L’ industria fiorì fino al 1600 circa, crolla quando inglesi e portoghesi iniziarono a produrre la canna da zucchero ai Caraibi ed in Sud America. </div><div>Questo legato ad i rischi del trasporto da luoghi lontani il pericolo che lo zucchero si rovinasse sulle navi era tale che molte compagnie rifiutavano di stipulare un contratto di assicurazione per questa merce, fatto che rendeva molto più rischioso e poco remunerativo esportare il prodotto di qualità più elevata.</div><div>Questa “concorrenza sleale”, unita alla successiva produzione di barbabietole da zucchero in Francia, Germania, Est Europa e Russia, mise fine a questa industria siciliana e rese lo zucchero un bene diffuso anche sulle tavole della gente comune.</div><div>In questa storia, si inserisce l’invenzione del rum, prodotto della distillazione degli alcolici vini di canna, una azienda siciliana Avola Rum, ha realizzato l’unica piantagione di Canna da Zucchero in Sicilia dopo duecento anni, ma è grazie al botanico Giuseppe Bianca, che nel 1878, descrivere in modo dettagliato la lavorazione, fermentazione e distillazione del Rum secondo le tecniche adottate nell’epoca. Le sue indicazioni sono state fondamentali per riprendere la coltivazione della canna da zucchero e la produzione del rum secondo le tradizionali tecniche.</div><div>“Alla fine del pranzo viene servita la gelatina al rum. Questo era il dolce preferito di don Fabrizio e la Principessa aveva avuto cura di ordinarlo la mattina di buon’ora.”, era la cucina della nobiltà e dell’alta borghesia siciliana ottocentesca, come la descrive Tommasi di Lampedusa nel suo famosissimo romanzo, Il Gattopardo, il risultato della raffinatezza della cucina e del monsù.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 16:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Genovesi, gli inglesi ed il campanile di Messina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CE"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I Genovesi, gli inglesi, la pignolata, la granita ed il campanile di Messina con il più complesso orologio meccanico ed astronomico del mondo</h3><div><hr></div><div>Furono i Genovesi ad aprire la strada alla prima colonia inglese in Sicilia occidentale, già nel XIV secolo. Questo segna l'inizio, con largo anticipo, del declino delle marinerie italiane, un declino che si inserisce in un processo di ristrutturazione globale generato dalle grandi scoperte geografiche. Queste scoperte spostarono il baricentro economico dal Mediterraneo all'Atlantico, creando nuove rotte commerciali e nuove potenze economiche.<div><br></div><div>L’arrivo dei mercanti inglesi portò con sé conseguenze significative. Fino a quel momento, il commercio mediterraneo si basava su un grande baratto, uno scambio reciproco di prodotti tra i paesi affacciati sullo stesso mare. Le compensazioni potevano essere anche multilaterali, ma restavano comunque forme di scambio che tendono a mantenere un equilibrio generale.</div><div><br></div><div>È molto probabile che i prodotti inglesi venissero pagati con la seta, e che le forme di insediamento inglese rimanessero limitate alla presenza di singole case commerciali.</div><div>Con l’ascesa di Anversa, i mercati del Nord persero temporaneamente interesse per i grandi mercanti genovesi, e i Merchant Adventurers (mercanti inglesi) cominciarono a farsi strada. Nel 1514, in società con alcuni partner inglesi, equipaggiarono delle navi in Inghilterra con l'intento di inviarle verso i mercati orientali per reperire merci da poi portare a Londra.</div><div><br></div><div>Nel Mediterraneo, una città in particolare beneficiò dei frutti del commercio serico: Messina. Nel 1591, infatti, la città dello Stretto ottenne, dietro pagamento, il monopolio commerciale di tutta la seta prodotta nel territorio compreso tra Siracusa e Termini, sia grezza che lavorata. Questo privilegio durò per quasi un secolo.</div><div>Grazie a questo, Messina divenne un punto nodale del commercio internazionale della seta: tramite gli armatori locali e i mercanti genovesi, toscani, e successivamente francesi e inglesi, la seta prodotta in Sicilia arrivava a Livorno, Genova, Marsiglia e da lì veniva esportata anche fino a Lione e Londra.</div><div><br></div><div>La seta che non veniva esportata veniva destinata alle botteghe di filatori e tessitori delle uniche tre città siciliane, Messina, Palermo e Catania, che erano in grado di completare le fasi successive del ciclo produttivo. I maestri tessitori, con la loro arte, creavano abiti preziosi, velluti e tessuti utilizzati anche per i paramenti sacri.</div><div><br></div><div>Ma c’è anche la Sicilia dello zucchero, dove non solo si coltivava la canna da zucchero, ma si effettuava anche la sua trasformazione in prodotto finito.</div><div><br></div><div>La rivoluzione economica preparata nel Cinquecento non riuscì a decollare come previsto, e nel Seicento tutto si rimise in discussione: le flotte arretrarono e la Sicilia, con esse, perse il primato nei settori trainanti del grano, dello zucchero e della seta. Si tornò a un’agricoltura di sopravvivenza per i braccianti e di rendita per i baroni.</div><div><br></div><div>Messina, la città siciliana situata a nord-est, separata dal resto dell'Italia dallo Stretto di Messina, è famosa per il suo Duomo di Messina, costruito in epoca normanna, caratterizzato da un portale gotico e finestre del XV secolo. Uno degli elementi più celebri della città è il suo orologio astronomico sul campanile, che racconta la storia della fondazione della città. Non si tratta di un normale campanile o torre dell'orologio: a mezzogiorno, infatti, il campanile di Messina è unico al mondo.</div><div>Contiene il concerto di campane più grande di tutta la Sicilia, composto da ben 8 campane, ed è alto circa 60 metri. Ha una forma di torre con un tetto a cuspide, alleggerito da coppie di bifore con arco a sesto tondo. Il campanile ospita un magnifico orologio animato, vero gioiello meccanico, commissionato dall'arcivescovo Angelo Paino alla ditta Ungerer di Strasburgo nel 1933. Questo sistema è considerato il più grande e il più complesso orologio meccanico e astronomico del mondo.</div><div><br></div><div>Nelle vicinanze del Duomo si trovano anche diverse fontane in marmo decorate con figure mitologiche, come la Fontana di Orione, un'opera che custodisce anche due dipinti di Caravaggio, e la Fontana della Birra Messina, con il famoso slogan: "Questa si chiama meraviglia, che mi prende e mi scompiglia, ha il colore del sole, ha il sapore del mare...". Un altro simbolo della città è la Fontana della Mezza con Panna e Brioche, che celebra una delle tradizioni culinarie più amate di Messina.</div><div><br></div><div>Un altro simbolo significativo è la Vara della Madonna dell’Assunta, un grande carro votivo portato in processione per le vie della città a Ferragosto. La vara è dedicata alla Madonna Assunta, e la sua processione è uno degli eventi più importanti e suggestivi di Messina.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 15:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le casazze di Nicosia ed i dolci pasquali i nucatoli di Nicosia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CD"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le casazze di Nicosia ed i dolci pasquali, rame di mandorla o i nucatoli di Nicosia</h3><div><hr></div><div>Pasqua a Nicosia: L'Eredità delle Casazze e i Segreti dell'Arte Dolciaria<div>La Pasqua in Sicilia non è soltanto una ricorrenza religiosa, ma un palcoscenico dove la storia, la devozione popolare e la cultura gastronomica si fondono in un rito collettivo di rara bellezza. A Nicosia, questa festività assume un valore unico grazie alla tradizione delle Casazze e alla sopravvivenza di ricette dolciarie arcaiche che profumano di mandorle e storia.</div><div><br></div><div>Le Casazze: Il Grande Teatro della Fede</div><div>Le Casazze sono imponenti processioni figurate itineranti, composte da numerosi personaggi in costume che, divisi in gruppi, mettono in scena i momenti più significativi dell'Antico e del Nuovo Testamento. Il termine stesso richiama le "case", ovvero le sedi delle confraternite che originariamente organizzavano questi eventi.</div><div><br></div><div>Un Ponte Storico tra Liguria e Sicilia</div><div>Sebbene oggi siano un vanto siciliano, le Casazze hanno radici lontane. Esse sembrerebbero derivare dalle tradizioni degli ambienti lombardo-padani, giunte nell'isola grazie ai flussi migratori e agli eserciti che seguirono i conquistatori. Le fonti storiche collegano però la loro forma strutturata alla città di Genova: qui, intorno al 1260, si formarono le compagnie dei disciplinanti o flagellanti che diedero vita a queste rappresentazioni.</div><div><br></div><div>Grazie ai solidi legami commerciali tra la Repubblica di Genova e Palermo, la tradizione si diffuse in Sicilia nel Cinquecento. Se Palermo ne fu il fulcro principale, la consuetudine si estese a macchia d'olio: si ricordano le edizioni straordinarie di Carini, Partinico ed Erice. La storia ci tramanda momenti indimenticabili, come la rappresentazione dell’Arca di Noè a Castelbuono nel 1851, o le Casazze di Castrogiovanni (l'odierna Enna), Mussomeli, Ficarazzi, Salemi e Caltanissetta.</div><div><br></div><div>La Città diventa Scenografia</div><div>Ancora oggi, durante lo svolgimento delle Casazze, il centro abitato di Nicosia smette di essere un semplice luogo urbano per trasformarsi in una quinta teatrale naturale. Le piazze e i sagrati delle chiese ospitano palchi dove vengono recitate le scene bibliche, mentre la via principale diviene la via dolorosa. Il percorso culmina solitamente in un "Calvario" appositamente edificato, dove la rappresentazione della Crocifissione chiude il ciclo narrativo in un silenzio carico di emozione.</div><div><br></div><div>Il Convito Pasquale: Simbolismo e Tradizione</div><div>Conclusa la solennità delle celebrazioni, la comunità si ritrova nel pranzo di Pasqua, un momento di condivisione dove ogni portata ha un significato profondo.</div><div><br></div><div>Il posto d'onore spetta all'agnello, simbolo universale di innocenza. La sua presenza rievoca il sacrificio del sangue usato dagli ebrei per segnare le proprie case e sfuggire all'angelo della morte, divenendo nella fede cristiana la proiezione del sacrificio di Cristo. Attraverso questo banchetto, l’uomo moderno intende riprodurre l’incontro spirituale con il Risorto: la tavola diventa così una via d’accesso simbolica che conduce direttamente alla dimensione del sacro.</div><div><br></div><div>I Sapori di Nicosia: Il Rame di Mandorla e i Nucatoli</div><div>Per i più piccoli, e non solo, la Pasqua a Nicosia ha il profumo della mandorla tostata. In questo periodo non può mancare la preparazione dei dolci tipici, un rituale che riporta alla mente le immagini di un tempo in cui la vita scorreva più lenta e le cucine erano animate dalla collaborazione tra nonne, mamme e bambini.</div><div><br></div><div>I Nucatoli e il Rame di Mandorla</div><div>Tipici della zona di Nicosia e di tutto l’ennese, i Nucatoli (o Rame di mandorla) sono biscotti dalla consistenza particolare e dal cuore ricco. La mandorla è la protagonista assoluta, ingrediente principe che in Sicilia dà vita anche alla celebre pasta reale.</div><div><br></div><div>La scelta di questo frutto non è casuale:</div><div><br></div><div>Tradizione Agricola: La mandorla è storicamente uno dei prodotti più diffusi nell'economia rurale siciliana.</div><div><br></div><div>Segno di Rinascita: Il mandorlo è il primo albero a sbocciare, spesso già a fine febbraio, sfidando l'inverno per annunciare l'imminente primavera. Questo legame con la rinascita della natura si sposa perfettamente con il messaggio cristiano della Resurrezione. Non a caso, ad Agrigento, la celebre Sagra del Mandorlo in Fiore celebra proprio questo risveglio.</div><div><br></div><div>Gustare un nucatolo a Nicosia, dopo aver assistito allo spettacolo delle Casazze, significa immergersi totalmente in un'identità siciliana autentica, fatta di fede, arte e un amore infinito per la propria terra.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 17:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cattedrale di San Lorenzo a Trapani e le busiate al pesto trapanese]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CC"><h2 class="imHeading2">Cattedrale di San Lorenzo a Trapani e le busiate al pesto trapanese</h2><div>La cattedrale di San Lorenzo è il più importante luogo di culto cattolico della città di Genova, ne ritroviamo una in Epoca normanna in Sicilia, un edificio sorgeva nel primitivo quartiere «Palazzo» inserito nelle porzione di territorio ove era insediato il «Consolato della Nazione Genovese», denominato «Cappella di San Giorgio» del 1102, è il santo patrono della Repubblica marinara dei Genovesi. </div><div>Il duomo di Trapani, risponde al nome ufficiale di protobasilica cattedrale di San Lorenzo, è situato nel centro storico della città, lungo il corso Vittorio Emanuele.</div><div>All’interno della Chiesa nella navata sinistra, si aprono quattro pregevoli cappelle, nella seconda cappella, intitolata a san Giorgio, si conservano l'altare San Giorgio e il drago, olio su tela, attribuito ad Andrea Carreca, a destra lo Stemma crociato della Repubblica marinara di Genova della prima metà del XVII secolo, in marmo grigio, bianco e rosso, opera di maestranze trapanesi, e la Croce commemorativa della consacrazione della chiesa primitiva (XIV secolo).</div><div>Questo dimostra è la dimostrazione della presenza della comunità genovese a Trapani, che è dedita al commercio ed alle attività marinare fin dall'XI secolo, alleata del gran Conte Ruggero nell'opera di riconquista dell'isola per sottrarla al dominio arabo. </div><div>E’ il periodo in cui navigatori, mercanti, viaggiatori i genovesi si trovano in tutte le parti del mondo medioevale entro i confini del Mediterraneo e fuori, ma mai colonizzatori. Sul finire del Trecento dirigono il mercato del grano e sembrano essere i registi della politica siciliana, fino al 1600 in quello che è stato definito "il secolo dei genovesi", che li vede padroni assoluti del mercato siciliano.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il pesto alla trapanese</h3><div>Arriviamo al pesto alla trapanese, che ha origine in Sicilia occidentale, precisamente nei porti trapanesi, dove si fermavano le navi dei genovesi, con la loro presenza fecero conoscere il pesto ai siciliani.</div><div>I Genovesi, modificarono la ricetta tradizionale utilizzando gli ingredienti tipici del loro territorio, ovvero mandorle, pomodori freschi, formaggio grattugiato, basilico ed olio.</div><div>Il pesto alla Trapanese si sposa con diverse tipologie di pasta, ma quella più diffusa ed usata è la busiata trapanese.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Le busiate la pasta tipica trapanese</h3><div>Le busiate sono una tipologia di pasta tipica della provincia di Trapani, dalla particolare forma arricciata, simbolo della tradizione enogastronomica siciliana. Sono fatte con sola semola di grano duro e acqua, hanno una caratteristica forma a spirale. Con la sua forma la pasta è in grado di trattenere un corposo condimento</div><div>L’origine del nome busiate, potrebbe derivare forse dal buso, un particolare ferro da maglia che, viene adoperato per lavorare la lana e il cotone. Un’altra ipotesi, associa il termine busiate al busio, al fusto d’una graminacea tipica della macchia mediterranea che i contadini utilizzavano anticamente per legare i fasci di spighe e che le donne del posto ancora oggi utilizzano per dare la tipica forma arricciata alla pasta.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Nov 2022 20:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Cucina Aristocratica nel Regno delle Due Sicilie]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CB"><h2 class="imHeading2">La Cucina Aristocratica nel Regno delle Due Sicilie</h2><div><hr></div><div>Durante questo periodo nel Regno delle Due Sicilie, la cucina fece un passo no un balzo in avanti, divento più curata.</div><div>Nelle case nobiliari o aristocratiche hanno inizio i primi pranzi con il servizio alla russa al posto di quello alla francese, viene tralasciato quello all’italiana o al piatto.</div><div>Il servizio alla francese poneva sull’ampio tavolo, tutti i piatti contemporaneamente caldi e freddi ed in mezzo degli scenografici “trionfi”, qui il commensale si serve da solo dai piatti di portata appoggiati sul tavolo o porti dal cameriere da sinistra, ognuno si serviva di quello che aveva voglia nell’ordine a lui comodo.</div><div>Il servizio alla russa, invece, prevedeva una tavola con i soli coperti e, tutt’al più, degli antipasti freddi. Le pietanze venivano servite seguendo un preciso ordine non dissimile da quello odierno, dallo chef de rang e serviti dal commis de rang al commensale da destra.</div><div>Un breve periodo di coesistenza, alla fine prese definitivamente piede il servizio alla russa e comparve un accessorio da tavola particolare: la minuta o il menù, per permettere al commensale di farsi un’idea di che cosa mangerà e regolarsi sulla grandezza delle porzioni.</div><div>Cosi troviamo il menù del giorno che altri non è se un menù fisso, che cambia però ogni giorno.</div><div>La Regina Maria Carolina introdusse nella capitale il gusto francese e la consuetudine di affidare il servizio di cucina ai “monsieurs”, cuochi di alto rango che, a partire da quel tempo, i napoletani cominciarono a chiamare “monzù” ed i siciliani “monsù”, dalla corruzione del termine francese. Nell’arco di pochi decenni, assunsero denominazioni francesi alcune tradizionali pietanze partenopee e sicule: il gattò, il crocchè, il ragù.</div><div>Oltre ai servizi alla francese e alla russa, la letteratura gastronomica e cerimoniale ottocentesca tramanda altri servizi, ormai dimenticati: il servizio all’inglese, i cibi sono posti su piatti di portata e serviti dal cameriere alla sinistra del commensale con l'utilizzo delle clips, il cucchiaio e la forchetta. </div><div>Vennero servite le prime paste asciutte, i primi soufflé, e i primi contorni.</div><div>Il nobile aveva dei servi che si occupavano solo della cucina e dedicavano tutto il loro tempo a tale mansione. </div><div>Molte sono le doppie ricette, aristocratiche e popolari, e le trasformazioni che la tradizione ci riporta, ma dopo il Rinascimento abbiamo un’ulteriore trasformazione: i paesi cambiano in città, lo stile di vita si modifica e nasce un nuovo tipo di cucina quella metropolitana o cittadina. Una via di mezzo tra l’aristocratica e la popolana.</div><div>Nell’edizione più nobile, il cuoco può impreziosire la ricetta con la tecnica della sovrapposizione di costose derrate (foie gras, filetto, aragosta e preziosi crostacei, tartufo o altro), mentre per ottenere lo stesso risultato nella versione popolare, il cuoco dovrà affidarsi alla fantasia nello scegliere sapori complementari. </div><div>Ma quali sono gli alimenti costosi e le droghe usate? </div><div>Certamente le parti migliori delle bestie da macello (bovini, suini, ovini ed equini), tutta la selvaggina, specie da piuma (la caccia era dei nobili), e poi pepe, cannella, noce moscata e lo stesso sale, la verdura tenera, lo zucchero e il miele. Non dimentichiamo la frutta secca: mandorle, noci, pistacchi (fastuche in siciliano), nocciole e pinoli, uva passa e albicocche secche; la frutta candita.</div><div>Ricordiamo anche il pesce appena pescato, che veniva, spesso, anche mangiato crudo, quale prelibatezza essenziale!</div><div>A tutto questo aggiungiamo una pietanza, gli involtini di pesce spada alla messinese</div><div>La cucina siciliana non teme rivali nel mondo, è un connubio tra barocco e semplicità, e gli spiedini di pescespada sono uno degli esempi. </div><div>Semplici sia da preparare che da gustare, ma una volta portati al palato regalano un’esplosione di sapori, il sapore importante del pesce spada fresco, farcite con mollica di pane, la dolcezza della passolina, si tratta di un’uvetta piccola di colore prugno-nerastra, insieme ai pinoli, è l’ingrediente regina dei piatti della cucina siciliana, l’acidità gentile del limone, il tutto meravigliosamente unito in un equilibrio che è difficile trovare, cotte sul fuoco vivo della griglia, una prelibatezza molto allettante.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Nov 2022 19:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia, dove il pistacchio è un'eccellenza, tra Bronte e Raffadali]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000CA"><h2 class="imHeading2">Sicilia, dove il pistacchio è un'eccellenza, tra Bronte nel catanese e Raffadali nell’agrigentino</h2><div><hr></div><div>Pianta di origini persiane, il pistacchio, si trova citato persino nell’Antico Testamento e veniva coltivato già al tempo degli ebrei per il suo prezioso frutto.</div><div>È arrivato sulle nostre coste tramite gli scambi culturali e commerciali con i paesi del bacino mediterraneo. In Sicilia, molto probabilmente arriva grazie agli arabi, qui il pistacchio ha trovato un terreno ideale alla sua coltivazione.</div><div>Tra le innumerevoli tipicità della Sicilia, la pasticceria siciliana, si ritaglia un posto d’onore e la crema di pistacchi, usata per farcire i dolci da forno, o al cucchiaio da mescolare con altre creme o gelati, da sciogliere nel latte, nel caffè ne è la regina diciamo pari merito con la ricotta.</div><div>La crema di pistacchio entra a pieno titolo nell’albo delle golosità sicule più irresistibili. </div><div><br></div><div>Il pistacchio siciliano per antonomasia è quello di Bronte, coltivato alle pendici dell’Etna, per rientrare nella categoria tutelata dei prodotti DOP deve essere prodotto nei territori di Bronte, Adrano e Biancavilla. È un pistacchio verde, ha un sapore dolce che lo rende un perfetto alleato della produzione pasticcera. L’albero del pistacchio di Bronte cresce nei terreni vulcanici della provincia catanese, non teme la siccità e nemmeno i terreni rocciosi, ed è per i locali un’importantissima fonte di reddito: non a caso, è chiamato ‘oro verde’.</div><div>A Bronte durante le feste paesane che celebrano questa eccellenza locale, solitamente si svolgono a settembre, in periodo di raccolto.</div><div>Ma oltre al tema culinario, Bronte offre anche delle attrattive storico-culturali da non sottovalutare Tantissime e molto antiche sono le chiese di Bronte che ci tramandano cultura e tradizione, da non perdersi il monumento dove giacciono le spoglie del venerabile Ignazio Capizzi che si trovano nella Chiesa del Sacro Cuore, la Chiesa Madre e del Santuario dell’Annunziata, patrona di Bronte, Chiesa di San Giovanni, importante per il Crocifisso sotto il quale i brontesi di un tempo erano soliti stringere patti, e la bellissima la cappella dedicata a Santa Rosalia.</div><div>In zona si trova l’Abbazia di Santa Maria di Maniace, anche nota come Castello o Ducea di Nelson. Si tratta di un complesso di origine medievale situato tra Bronte e Maniace. In origine (parliamo dell’anno 1000) fu un’abbazia benedettina con annessa chiesa, ma venne trasformata in castello e quindi in dimora settecentesca - residenza dell’ammiraglio Nelson, l’Etna, il parco dell’Etna i comuni circostanti. </div><div><br></div><div>In Sicilia troviamo un altro polo di produzione del Pistacchio, quello di Raffadali nell’agrigentino, Bronte è nel catanese.</div><div>La coltivazione del pistacchio di Raffadali avviene in terreni sabbiosi e calcarei, e ha un retaggio storico importante.</div><div>Il pistacchio, in dialetto: “frastuca” o “fastuca”pertanto, presso la valle del Platani, coltivato in nelle contrade degli agri di Joppolo, Santa Elisabetta, San Biagio Platani, Sant’Angelo Muxaro, Cianciana, Cattolica Eraclea, Agrigento, Favara, Casteltermini, Racalmuto, Aragona e Santo Stefano Quisquina, si inserisce in questo contesto, che va a rappresentare quello che tipicamente viene identificato come Pistacchio di Raffadali.</div><div>Raffadali è situata in una conca tra i fiumi Platani e Imera Meridionale. Il suo nome deriva dall'arabo Rahal-Afdal “casale eccellente”. Fu concessa in feudo nel 1523 a Pietro Montaperto, alla cui famiglia restò fino all'abolizione della feudalità (sec. XIX). Nella chiesa cinquecentesca della Madonna degli Infermi, fondata da Pietro Montaperto, si trova un sarcofago di età romana, su cui è raffigurato il Ratto di Proserpina, il settecentesco palazzo dei Montaperto.</div><div>Ci troviamo, nella valle del Platani, <span class="fs12lh1-5">nei Monti Sicani,</span><span class="fs12lh1-5"> tra le province di Agrigento e Caltanissetta.</span></div><div>Il viaggio lungo il fiume Platani è un percorso tra le tante storie che sono nate sulle sue sponde, come quella di Giacomo Gatì, l’allevatore che ha salvato dall’estinzione le leggendarie capre girgentane o quella di Lorenzo Reina, che ha costruito un teatro “magico” fatto di sole pietre sulla cima di una montagna, il teatro Andromeda.</div><div>L’importanza storica del pistacchio, è testimoniata, da numerosi riferimenti letterari, Pietro Bonifacio nella sua monografia scriveva che “presso Raffadali esistono 3 esemplari giganteschi e bellissimi di pistacchio visitati come rarità botaniche e capaci di produrre circa 200 kg di frutti ciascuno”. Altre testimonianze più recenti si ritrovano nel romanzo Blues di mezz’autunno (2013) dello scrittore Santo Piazzese, ne Il corvo di pietra (2014) di Marco Steiner e nel romanzo La banda Sacco (2013) di Andrea Camilleri.</div><div><br></div><div>Innumerevoli gli usi del pistacchio solo per cenni:</div><div>Pesto di Pistacchio: un preparato dal gusto fresco e aromatico, di semplice preparazione, basta aggiungere gli ingredienti e frullare (ingredienti 200 gr di pistacchio a chicco intero e sgusciato, 100 ml circa di olio di extravergine di oliva, pepe nero, sale). Può essere utilizzato come condimento per la pasta o come crema da spalmare su crostini di pane casereccio.</div><div>Gelato al pistacchio, Ricci al pistacchio, Crema di Pistacchio, Cous cous dolce: &nbsp;una ricetta tipica ideata dalle monache cistercensi del convento di Santo Spirito di Agrigento che, &nbsp;ancora oggi, &nbsp;continuano a prepararla manualmente secondo l’antica ricetta che viene gelosamente custodita dalle suore, tipica del periodo natalizio. Non si conosce la ricetta originaria, ma una ricetta simile utilizzata da pasticceri locali è composta dai seguenti ingredienti: 250 grammi di granelli di couscous – &nbsp;Olio extravergine d’oliva q.b. &nbsp;– 150 grammi di gocce di cioccolato – 100 grammi di pistacchi – Zucchero a velo q.b. – Cannella in polvere q.b. – succo di un’arancia – 100 grammi di mandorle tostate pelate – 100 grammi di zuccata, arancini al pistacchio e chi più ne ha più ne metta.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 06 Nov 2022 08:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cassatella di sant'Agata, la festa e la Chiesa Badia di Sant’Agata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C9"><h2 class="imHeading2">Cassatella di sant'Agata, la festa e la Chiesa Badia di Sant’Agata a Catania</h2><div>Le cassatelle di sant'Agata dolce tipico catanese, o minnuzzi 'i sant'Àjita o minnuzzi 'i Vìrgini</div><div>Dolce, ingredienti principali pan di spagna, imbevuto di rosolio, ricotta di pecora, cioccolato e canditi, è un dolce tradizionale catanese, che viene realizzato durante la festa di sant'Agata. Delle piccole “cassatine” di ricotta, ricoperte da una glassa candida e completate da una bella ciliegina candita.</div><div>La loro origine non si conosce nel dettaglio, ma sembra che, in epoca pagana si mangiassero. Durante i culti dei misteri eleusini si preparavano dei panetti dolci, il cui aspetto ricordava il seno della dea Demetra, protettrice del grano. </div><div>Oggi, al di là delle giornate di festa dedicate alla patrona, lo si trova tranquillamente tutto l’anno. Non è l’unico dei dolci dedicati alla Santa, poiché esistono anche le olivette di Sant’Agata, un dolce del tutto differente.</div><div>Ma ritorniamo al dolce ad ella dedicato, si mangia soprattutto in concomitanza della sua Festa. </div><div>Si rammenta che vanno solitamente servite a coppie, per rafforzare l’immagine che intendono rappresentare e sono le Minne di Sant’Agata, il dolce più famoso di Catania, patrona della città, che si celebra dal 3 al 5 febbraio e poi ancora il 12 febbraio e il 17 agosto.</div><div>Si narra che Agata fosse una bellissima giovane. Apparteneva ad una ricca e nobile famiglia di religione cristiana della città etnea. Il proconsole della città, Quinziano, dopo averla vista se ne invaghì &nbsp;e la chiese in sposa. Nonostante avesse appena 15 anni, Agata aveva già deciso di consacrarsi a Dio, chiedendo i voti al Vescovo.</div><div>Rifiutò, quindi, la proposta di Quinziano. Questi, lungi da arrendersi, passò alle maniere forti, come primo martirio, Quinziano cercò di corrompere Agata, affidandola ad una corrotta matrona che, attraverso blandizie e lusinghe, aveva il compito di farle abbandonare la sua fede. Ma il tentativo si rivelò vano, la fece incarcerare e torturare. Agata, però, non cambiò idea, anzi, rimase sempre più convinta della sua scelta. Le furono strappati i seni, che le ricrebbero dopo che ebbe una visione, e lì ricevette l’apparizione di San Pietro che la guarì da tutte le sue ferite. Proprio per questo motivo, le Minne di Sant’Agata ne ricordano la forma.</div><div>Quinziano, allora, decise di metterla al rogo, ma fu allora che avvenne un tremendo terremoto e Quinziano morì travolto dalle acque del Simeto.</div><div>Agata fu riportata in carcere, dove morì il 5 febbraio del 251. Divenne così protettrice della città di Catania.</div><div>Dopo la morte, il corpo di Agata fu sepolto con tutti gli onori e – raccontano ancora gli atti del martirio – mentre si svolgeva il funerale apparvero degli angeli che lasciarono sulla sua tomba una scritta che ne esaltava le virtù e la istituiva come protettrice della sua città.</div><div>Presso la chiesa della Badia di Sant’Agata, che si presenta come una perfetta opera di architettura, fra i tanti capolavori che la ricostruzione tardo barocca post terremoto del 1693 a Catania vennero realizzati.</div><div>Il 3 Febbraio la giornata inizia presto, con le feste delle Candelore alla Pescheria e poi la processione dell’Offerta della Cera, cui partecipano tutte le istituzioni cittadine e che vede la solenne uscita del Sindaco con la settecentesca Carrozza del Senato.</div><div>La sera, l’appuntamento con gli spettacolari fuochi “d’a sira o Tri”, si entra nel clima di festa.</div><div>Il 4 Febbraio prima che le prime luci dell’alba inizino a brillar, i catanesi in migliaia con il tradizionale “sacco” bianco si riversano su Piazza Duomo ed affollano la Cattedrale per accogliere, fra canti ed invocazioni, l’uscita del Busto reliquiario dalla cameretta in cui viene conservato durante tutto l’anno.</div><div><br></div><div>Dopo la sentita ed emozionante Messa dell’Aurora Sant’Agata torna ad abbracciare la sua città nella trionfale uscita su Piazza Duomo che da avvio alla prima giornata di festa. Si tratta del cosiddetto “giro esterno”.</div><div>Il giorno 5 Febbraio, memoria liturgica di Sant’Agata, è il giorno più solenne. Si comincia subito, la mattina con il Pontificale in cattedrale. Ma è il pomeriggio che si vive il momento del trionfo, con l’uscita del Busto reliquiario su Piazza Duomo che segna l’inizio del “giro interno”: un giro estenuante nella sua lentezza, che percorre il salotto buono della città – la Via Etnea – offrendo un colpo d’occhio davvero impressionante.</div><div>La processione si conclude soltanto quando il sole del 6 Febbraio è già alto, con il suggestivo passaggio da Via Crociferi, salutato dal canto delle Monache Benedettine, ed il commovente rientro in Cattedrale.</div><div>Ci saranno ancora l’Ottava il 12 febbraio e la festa di Agosto.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Oct 2022 05:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’arcano dell’arancino o arancina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C8"><h2 class="imHeading2">L’arcano dell’arancino o arancina</h2><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">In Sicilia chi non ne rivendica l'origine, anche se parliamo di un prodotto arabo.</div><div class="imTACenter">Arancina nella Sicilia occidentale, arancino nella parte orientale, che differisce perché ha sempre una forma appuntita, l'altro è rotondo, che l'Etna c’entri qualcosa, forse.</div><div class="imTACenter">L'Accademia della Crusca, che sulla questione si è pronunciata ufficialmente: Il gustoso timballo di riso siculo deve il suo nome all’analogia con il frutto rotondo e dorato dell’arancio, cioè l’arancia, quindi si potrebbe concludere che il genere corretto è quello femminile: arancina. </div><div class="imTACenter">Ma se il termine originale è “arancinu”, lo è al maschile o al femminile? Seguiamo il ragionamento della Crusca: “Nel dialetto siciliano, il frutto dell’arancio è aranciu e nell’italiano regionale diventa arancio”. Quindi “arancinu” nel dialetto siciliano era ed è declinato al maschile, del resto, alla distinzione di genere nell’italiano standard, femminile per i nomi dei frutti e maschile per quelli degli alberi.</div><div class="imTACenter">Secondo la Crusca, entrambe le forme sono corrette anche se “il femminile tuttavia è percepito come più corretto, almeno nell’impiego formale </div><div class="imTACenter">Gli Arabi avevano infatti l'abitudine di appallottolare un po’ di riso allo zafferano nel palmo della mano, per poi condirlo con la carne di agnello, gli Arabi tendevano a chiamare tutte le loro polpette con un nome che rimandasse a un frutto in qualche misura simile: ecco allora le arancine, ispirate all'agrume dell'arancia, di cui l'isola era ricca.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">In Italia il pomodoro fece la sua comparsa nel 1596, sempre come pianta ornamentale delle dimore del Nord, e un ventennio più tardi raggiunse il Meridione, quindi arriva il ragù, questo ci riporta indietro, nasce arancinu, diventa arancino ed è sempre accarne, finisce a punta e diventa arancina.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">D'arancini, ci sono anche le varianti c'è chi ne realizza anche quaranta, e c'è perfino quello dalle varianti dolci, fate voi, potrà mai finire la diatriba.</div><div class="imTACenter">Post scriptum, l'arancino, quello a punta per intenderci, si tiene dal vertice, dalla punta, non sbagliate nell'addentarlo mi raccomando.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 12:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il pescestocco a Messina, tra storia e leggenda, il mito di Don Fanu]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C6"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il pescestocco a Messina, tra storia e leggenda, il mito di Don Fanu</h3><div><hr></div><div>Chi è nato a Messina senza dubbio conoscerà il proverbio: "Sciroccu, malanova e piscistoccu a Missina non mancanu mai". Questo detto popolare affonda le sue radici storiche nella posizione geografica del porto di Messina, la città dello Stretto, che è il ponte ideale tra l’isola e il continente.<div><br></div><div>Il proverbio risale alla metà del XVIII secolo e si lega ai grandi trasporti via mare, come quelli tra Venezia e Genova, che avevano sponde commerciali in città portuali come Palermo e Messina. Gli abitanti di Messina, in particolare, preferivano scambiare un alimento di facile reperibilità per i marinai d’altura, come il pescestocco, con altra merce locale. Essendo un prodotto facilmente trasportabile e di lunga conservazione, il pescestocco divenne presto un alimento apprezzato dai commercianti, che lo utilizzavano non solo per il consumo, ma anche come merce di scambio.</div><div><br></div><div>Il pescestocco ha origini nelle navi norvegesi che, durante le loro lunghe navigazioni, facevano sosta a Messina per rifornirsi. I marinai scambiavano il merluzzo pescato, che veniva essiccato al vento e al sole, senza l’uso del sale. Questo pesce essiccato era facile da trasportare ed era un valido sostituto del pesce fresco, più costoso e deperibile.</div><div><br></div><div>In Sicilia occidentale, in particolare a Palermo, il baccalà (merluzzo già salato) arrivava principalmente da Norvegia e Danimarca ed era utilizzato come prodotto di scambio con il sale trapanese. Entrambi i prodotti, sebbene derivanti dalla stessa materia prima, venivano lavorati in modi differenti: il pescestocco, infatti, era essiccato, mentre il baccalà era conservato in salamoia.</div><div><br></div><div>Il pescestocco è stato fondamentale nella cucina popolare di Messina, dove sono nati i primi “putii di manciari” (i moderni fast food), con un ingrediente a basso costo ma nutriente. Questi locali soddisfacevano i bisogni dei lavoratori, come i "scaricaturi i pottu" (i portuali), che con un pasto semplice trovavano la forza per affrontare la giornata.</div><div><br></div><div>Un esempio storico di questa tradizione è Putia i Don Fanu, un locale che ha fatto la storia della cucina messinese. Situato in Piazza Don Fano, la specialità del ristorante era il pescestocco alla ghiotta, preparato con pomodoro, astratto, passuli (fagioli), olive nere, capperi, cipolle e patate. </div><div>Lo chef, Epifanio Fiumara, detto Don Fanu, era un oste che gestiva la trattoria, e si dice che il conto venisse adattato in base alla disponibilità economica dei clienti. Il pescestocco alla ghiotta, servito con un filone di pane intriso nel sugo, un pezzo di stocco e due patate, rappresentava la versione popolare del panino di oggi.</div><div><br></div><div>Non si può non citare Mico della Boccetta (vero nome Domenico Borgia), un poeta autentico, che nel suo celebre scritto sul pescestocco, lo celebrava come piatto povero ma simbolico della tradizione messinese:</div><div><br></div><div>"Lu piscistoccu sàpidu</div><div>a ghiotta cucinatu</div><div>la carni di li pòviru</div><div>’na vota era chiamatu</div><div>ed era assai notoriu</div><div>un dittu: Piscistoccu</div><div>(unitu allu binòmiu)</div><div>Malanova e Sciroccu</div><div>Ma ora è custusissimu</div><div>a pisu d’ori vali</div><div>ed è perciò cchiù fàcili</div><div>truvari lu caviali</div><div>E allu buddaci ingenuu</div><div>chi stoccu cchiù non trova</div><div>ci resta, ppi disgrazzia</div><div>sciroccu e malanova."</div><div><br></div><div>Il pescestocco, dunque, non è solo un piatto tipico, ma anche un simbolo della storia sociale e gastronomica di Messina. La tradizione continua a vivere nei piccoli locali e nelle trattorie della città, che ancora oggi servono questa prelibatezza.</div><div><br></div><div>Infine, se ci troviamo a Caravaggio per visitare il Museo Regionale, ubicato in una ex filanda ottocentesca, non possiamo fare a meno di fermarci a Piazza Don Fano e assaporare un piatto tipico di Messina, come il pescestocco alla ghiotta. Dopo aver ammirato le opere di Caravaggio, come La Resurrezione di Lazzaro e L’Adorazione dei pastori, è quasi d’obbligo concedersi un assaggio della cucina tradizionale, che ci riporterà indietro nel tempo, a un’epoca in cui il cibo era il cuore della cultura e della vita quotidiana messinese.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 12:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tuma ammucciata, formaggio siciliano nato durante la guerra nella terra di girgenti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C5"><h2 class="imHeading2">Tuma ammucciata, formaggio siciliano nato durante la guerra nella terra di girgenti e dalle capre girgentane</h2><div>La Tuma Ammucciata è un formaggio siciliano, ha un metodo di preparazione del formaggio che &nbsp;è antichissimo e nasce perché durante la guerra era necessario nascondere il formaggio dai saccheggi. Così le forme iniziarono ad essere nascoste, &nbsp;“ammucciate” nelle mura, in modo da essere sicuri che nessuno le rubasse. Finita la guerra si scoprì che questo tipo di nascondiglio era efficace e migliorava le caratteristiche e la conservazione dei formaggi di capra. Così divenne una tradizione. </div><div>A renderlo unico nel suo genere, non è tanto quello di essere preparato con latte di Capra Girgentana, o la sua lavorazione, quanto che viene immerso nel gesso liquido e stagionato a temperatura ambiente. Il gesso è igrospico e traspirante e garantisce una umidità ideale per una maturazione lenta ed uniforme.</div><div>La capra girgentana o agrigentina, è una varietà di capra propria dell'agrigentino, la capra è caratterizzata da una peculiare forma delle corna, attorcigliate a forma di spirale, viene utilizzata per la produzione di latte, rammento che Girgenti è la vecchia denominazione della città di Agrigento, che ci troviamo nel territorio dell'antica città di Akragas, la Valle dei Templi, un vasto sito archeologico con templi greci ben conservati </div><div>Ritorniamo al formaggio, ha pasta cruda, mediamente morbida e un basso contenuto di colesterolo. È indicato anche nei casi di intolleranza ai formaggi vaccini.</div><div><a href="https://www.facebook.com/agricolamontalbo/videos/ecco-la-tuma-ammucciata-che-in-dialetto-siciliano-vuol-dire-proprio-nascosta-que/669731470675248/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.facebook.com/agricolamontalbo/videos/ecco-la-tuma-ammucciata-che-in-dialetto-siciliano-vuol-dire-proprio-nascosta-que/669731470675248/</a></div><div>"Avevo comprato a Villa San Giovanni qualcosa da mangiare, pane e formaggio, e mangiavo sul ponte, pane, aria cruda, formaggio, con gusto e appetito perché riconoscevo antichi sapori delle mie montagne, e persino odori, mandrie di capre, fumo di assenzio, in quel formaggio. I piccoli siciliani, curvi con le spalle nel vento e le mani in tasca, mi guardavano mangiare, erano scuri in faccia, ma soavi, con barba da quattro giorni, operai, braccianti dei giardini di aranci, ferrovieri con i cappelli grigi a filetto rosso della squadra lavori. E io, mangiando, sorridevo loro e loro mi guardavano senza sorridere.</div><div>-Non c’è formaggio come il nostro,- io dissi.</div><div>Nessuno mi rispose, tutti mi guardavano[…]</div><div>«Non c’è formaggio come il nostro.»</div><div>Perché ero d’un tratto entusiasta di qualcosa, quel formaggio, sentirmene in bocca, tra il pane e l’aria forte, il sapore bianco eppur aspro, e antico, coi grani di pepe come improvvisi grani di fuoco nel boccone.</div><div>«Non c’è formaggio come il nostro» dissi per la terza volta</div><div>(Vittorini, Conversazione in Sicilia, in Opere, I Meridiani, Milano 1974, p. 576)."</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 12:45:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?tuma-ammucciata-formaggio-siciliano-nato-durante-la-guerra-nella-terra-di-girgenti</link>
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			<title><![CDATA[Siamo in Sicilia terra di contrasti ma dai mille gusti e della caponata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C4"><h2 class="imHeading2">Siamo in Sicilia terra di contrasti ma dai mille gusti e della caponata </h2><div>Vogliamo parlare della caponata, ma è un contorno ricco e saporito, tipico della cucina siciliana, lontana da quella preparata dallo chef del monsù.</div><div>La caponata contorno, a base di melanzane, pomodoro, cipolla, olive verdi, capperi, sedano, basilico; un mix di verdure fritte poi ripassate in padella con l’agrodolce.</div><div>Nella cucina viene l’agrodolce viene preparato mischiando aceto di vino, cipolle e zucchero, questa salsa agrodolce è usata come componente della caponata, ma anche nel tonno in agrodolce, che regalano quel tipico gusto. E’ una bontà che nasce nella tradizione povera. A dirla tutta alcune salse nascevano per coprire alcuni eventuali odori, che tanto il pesce quanto la carne, potevano portare con loro a causa di una non corretta conservazione, mica mancava il ghiaccio o le niviere, no mancava il frigo. </div><div>Una versione, detta alla siciliana o alla palermitana o anche alla matalotta, prevede che il pesce lampuga, a tranci, sia messa in un grosso tegame in cui sono stati fatti soffriggere, con poco olio, una cipolla ed uno spicchio d’aglio, si sfuma con mezzo bicchiere di vino bianco, si aggiungano pomodori pelati, un po’ di zucchero per eliminare l’acidità ed una manciata di prezzemolo tritato. Servire con l’aggiunta di capperi e/o olive verdi snocciolate.</div><div>Quindi il nome caponata deriva da capone, che in dialetto siciliano indica la Lampuga, un pesce che veniva servito sulle tavole degli aristocratici. I contadini, non potendosi permettere un piatto costoso, ma non carenti di abilità e fantasia, avrebbero sostituito il pesce con le melanzane, nasce così la Caponata di melanzane, facile no, ma l’avete mai gustata ?</div><div>Post scriptum il termine matalotta deriva dal francese matelote, che indica una antica danza popolare dei marinai (matelot = marinaio) ma anche una zuppa di pesce alla marinara, con cipolla e vino ed il capone.</div><div>E non può mancare la caponatina sciavurusa di Adelina per il commissario Montalbano a Scicli </div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Oct 2022 12:39:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Valle delle pietre dipinte o Parco della Divina Commedia a Campobello di Licata]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C3"><h2 class="imHeading2">Valle delle pietre dipinte o Parco della Divina Commedia, un’opera d’arte nel degrado a Campobello di Licata</h2><div>«... un progetto straordinario, coraggioso e apparentemente impossibile: illustrare su centodieci blocchi di marmo, ciascuno con due facce spianate e un peso di parecchie tonnellate, tutta la Divina Commedia nell'ordine in cui l'ha scritta Dante Alighieri. ... davanti all'ultima grande pietra con il famoso distico... " e quindi uscimmo a riveder le stelle". ... con lo sfondo della campagna siciliana, fra campi di grano e macchie di fichi d'India...» Fabrizio Zampa)</div><div>Ci troviamo a Campobello di Licata, piccolo comune in provincia di Agrigento, conosciuto per i vini, girovagando per le piazze, troviamo monumenti bronzei, un altro percorso artistico letterario piuttosto interessante da vedere è quello rappresentato dai 24 Canti dell'Iliade, realizzati su grandi ceramiche e con oltre 200 mattonelle dipinte, collocate sui muri esterni del Centro polivalente in cui si possono ammirare scene di guerra ma anche d'amore, come la "Preghiera di Priamo", il "Rapimento di Elena" e la suggestiva immagine dell'attacco notturno di Ulisse al campo troiano fino alla scena mitologica di Driade che scaglia i massi contro il nemico, ma è in un grande spazio destinato a verde pubblico troviamo un grande parco letterario, in cui sono presenti 110 monoliti di travertino, su cui sono state dipinte varie scene della Divina Commedia.</div><div>Le 110 dieci pietre, realizzate alla fine degli anni ‘80 dall’artista argentino Silvio Benedetto che la descrivono seguono un percorso sinuoso di 300 metri che si svolge prima in discesa per l'inferno e poi in salita per il purgatorio e il paradiso. Sovrasta, tra tutti per le sue dimensioni, la pietra della visione di Dio posta nel punto più alto dell'intero parco letterario.</div><div>Una di queste pietre policrome, "Evae oggetto inquietante", è divenuta la "pietra che viaggia" ed è stata scelta sia per il soggetto, che consente una fruizione al di fuori del generale contesto tematico, oltre alle sue minori dimensioni, che consentono minori difficoltà di trasporto e di collocazione su pavimentazioni urbane.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 08 Oct 2022 14:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I mustazzoli siciliani al vino cotto o allo sciroppo di carrubba]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C1"><h2 class="imHeading2">I mustazzoli siciliani al vino cotto o allo sciroppo di carrubba</h2><div>I mustazzoli sono dolci tipici del meridione e della Sicilia, a base di farina, zucchero, mandorle, limone, cannella, miele ed altri aromi. I mustazzoli siciliani al vino cotto sono dolci tipici del giorno dei morti e di S.Martino, ma ormai li troviamo in ogni periodo dell'anno, hanno la caratteristica di essere molto croccanti.</div><div>Il termine mustazzoli deriva dal latino mustaceus</div><div>L'impasto dei mustazzoli è costituito da vino cotto, ottenuto dal mosto d'uva cotto, buccia d'agrumi, mandorle, miele, cannella, talvolta cotognata, granella di nocciole, cioccolata, frutta candita. Gli ingredienti devono riposare per qualche ora prima di essere lavorati a forma di piccoli biscotti alti e irregolari e poi cotti in forno, il prodotto viene poi ricoperto di glassa di zucchero e cacao. </div><div>Questi dolci erano prodotti nel Settecento nei conventi di clausura in occasione delle principali feste religiose; sono biscotti caratteristici di tutta la Sicilia nord occidentale, dove tuttavia si trovano in varie forme e spesso arricchiti con ulteriori ingredienti. Famosissimi i mustazzoli di Erice.</div><div>Tra le varianti più particolari e differenti dalle altre si distingue quella originaria di Riesi, un Comune della provincia di Caltanissetta, dove gli speziati biscotti della tradizione prendono il nome di Mastazzola e annoverano tra i propri ingredienti una specialità che li rende davvero unici rispetto a tutti agli altri: lo sciroppo di carrube.</div><div>il vino cotto invece che con lo sciroppo di carrube, sia il diretto antenato di quello di Riesi. La cittadina, infatti, era sede di importanti miniere di zolfo che richiamavano lavoratori da diverse zone della regione. Potrebbero essere stati proprio i minatori della provincia di Ragusa ad introdurre a Riesi la ricetta dei dolcetti tradizionali, che con il trascorrere del tempo le due versioni avrebbero, seguito ognuna la propria strada evolvendosi in modo differente.</div><div>Un Monumento a Riesi è quello in Onore ai Minatori sito nel Viale Luigi Enaudi. Questo Monumento a Riesi è stato realizzato verso la fine degli anni Ottanta e ricorda la sofferenza dei minatori che lavorarono nelle vicine miniere di zolfo di Trabbia e Tallarita, da non perdere, oltra ai piatti e prodotti tipici, una visita al Monte degli Ulivi un complesso architettonico del Servizio Cristiano, di proprietà della Chiesa Valdese, realizzato nei primi anni '60 dello scorso secolo dall'architetto Leonardo Ricci. E' considerato uno dei massimi esempi dell'architettura italiana del XX secolo, ha ottenuto la dichiarazione di importante interesse artistico.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Oct 2022 15:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il miele siciliano tra leggende, prodotto e tradizioni siciliane]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000C0"><h3 class="imHeading3">Il miele siciliano tra leggende, prodotto e tradizioni siciliane</h3><div><hr></div><div>Del miele posso solo dire che era diffuso nella cultura egizia, ma probabilmente lo era anche prima, secondo la mitologia greca, per mantenersi forti ed eterni gli dèi dell’Olimpo banchettavano con nettare e ambrosia. Lo stesso Zeus si nutriva col latte della capra Amaltea e riceveva il miele dalle figlie di Melisseo.</div><div>Aristeo è il figlio del Dio Apollo e della ninfa Cirene, era stato allevato da Chirone, un centauro, che gli ha insegnato tutti i segreti della guerra, della caccia ed anche dell’apicoltura.</div><div>Durante il Medioevo si mantiene questa visione, fino a quando nell’Ottocento non si fornì una spiegazione scientifica per illustrare come venisse prodotto il celebre nettare. </div><div>Le api addette alla produzione del miele sono le cosiddette mellifere, spetta il compito di ricavare nettare e polline dai fiori, le api operaie (le bottinatrici) che la trasferiscono successivamente nei favi dell’alveare. Dopo diversi giorni l’impasto diventa finalmente miele e per conservarlo durante la stagione invernale gli insetti sigillano le celle in cui è contenuto con la cera.</div><div>Il miele fu gradualmente soppiantato dopo l'introduzione dello zucchero, il dissennato servizio delle serre, dei pesticidi, che ha spopolato interi apiari.</div><div>L’apicoltura tradizionale prevedeva l’estrazione del miele con la torchiatura, operazione che consentiva di ottenere un prodotto dal gusto pieno, ad alto contenuto di polline, dal forte odore di favo, poco gradito alla massa dei consumatori. Attualmente il mercato richiede soprattutto mieli di gusto delicato e di rapida solubilità come dolcificanti di bevande.</div><div><br></div><div>Ritornando a tempi moderni, troviamo pochi apicoltori di alta qualità, che lavorano ancora oggi seguendo le più antiche tradizioni, in modo artigianale e prestano attenzione al benessere delle api, troviamo anche altri prodotti alternativi al vasetto di miele.</div><div><br></div><div>Nella città di Sortino, provincia di Siracusa in Sicilia si tiene la “Sagra del Miele” che promuove il principale prodotto il miele Ibleo, questa festa è un’occasione per degustare il miele ed i dolci e liquori prodotti con questo ingrediente. I prodotti offerti a base di miele sono i piretti (biscotti duri di farina e miele con mandorle), le sfingi (pasta levitata e fritta condita con miele), i sanfrucchi (caramelle di miele cotto, indurito e tagliato a pezzi) e un liquore di miele chiamato ‘spiritu ri fascitrari’.</div><div><br></div><div>A Zafferana Etnea, provincia di Catania si tiene “L’ottobrata”, è una mostra-mercato, è suddivisa in quattro o cinque sagre (in base al numero di domeniche): quella dell’uva, dei funghi, delle castagne, del miele e del miele dell’Etna. Ciascuna domenica ha come protagonisti i prodotti di quella giornata e i loro derivati: vino, mostarda, miele, dolci tipici, liquori, torroni, e frutta di stagione.</div><div><br></div><div>Ci sono altri biscotti, una specialità siciliana è quella dei rami di miele duri, tanto duri che un suggerimento è quello di inzupparli in un Marsala o un Passito.</div><div><br></div><div>Non ci siamo dimenticati delle collorelle di Caltagirone, o cuddureddi dei biscotti al miele, che si preparano in Sicilia nel periodo natalizio. Contengono uno squisito ripieno al miele, avvolto da pasta tirata fine e farcit con ripieno a base di mandorle tritate. Da gustare con un buon marsala.</div><div>No no abbiamo finito perché c’è anche la pasta al miele di Butera provincia di Caltanissetta, preparata tutto l’anno.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 16:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La fuitina e la prima fuitina in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BF"><h2 class="imHeading2">La fuitina e la prima fuitina in Sicilia</h2>Fino all’inizio degli anni Novanta, in tutto il Sud d’Italia prese piede il fenomeno della ‘fuitina, una fuga, che i giovani ragazzi innamorati, per sposarsi in fretta e furia, magari perché la famiglia non approvava l’unione, perché vi erano dei contrasti tra congiunti, o perché la ragazza si ritrovava incinta.<div>Bisogna anche dire che il matrimonio veniva organizzato con un grande dispendio di denaro. </div><div>Quello che però non è più uso preparare, è la dote, che gli sposi dovevano portare come offerta il giorno del matrimonio, una sorta di contributo, che ognuna delle due famiglie coinvolte nel contratto, si doveva preparare a rispettare, pena il non compimento del matrimonio.</div><div>Non tutti però se lo potevano permettere, ecco che entrava in campo la ‘fuitina’, una maniera ben accordata e articolata, di permettere alle proprie figlie femmine una posizione, e mettere a tacere i pettegolezzi di paese.</div><div>Ritornati a casa dopo la fuga amorosa dal padre della ragazza, i due giovani erano ora tenuti a sposarsi. Solo così infatti il ragazzo avrebbe ‘protetto il buon onore’ della di lei, che altrimenti non avrebbe voluto più nessuno, in quanto già ‘fuiuta. </div><div>Dopo i dovuti complimenti di rito, anche da parte degli altri abitanti della città o del paese, il matrimonio poteva essere celebrato.</div><div>Una fuitina lontana nel tempo è legata ad un lago, quello di Pergusa, Kore in compagnia delle Oceanine, raccolgono fiori di croco, intente a raccogliere i fiori appare un narciso. </div><div>Sul sito archeologico di Cozzo Matrice, una collina a nord del lago di Pergusa, è visibile e visitabile la caverna collegata al ratto di Kore. Imboccata la regia trazzera al km 8 della strada che da Piazza Armerina porta a Enna, ci si inerpica per &nbsp;sentieri fino alla cima del colle. La cima del colle un massiccio roccioso su cui, accanto ad un ambiente rituale scavato nella pietra, sono visibili i resti di una officina della Tarda Età del Rame: parecchie buche nella roccia per i pali delle capanne e tracce di alcuni focolai. Di fronte, aperta verso settentrione si apre la grande caverna legata al mitico ratto di Kore.</div><div>Mentre sta per accogliere il fiore un potente rombo, uno scalpitare di cavalli, giunge dal sottosuolo, è un cocchio trainato da cavalli è Ade che rapisce Kore, la trattiene con un braccio, incita i cavalli alla fuga, ha luogo la prima fuitina in Sicilia.</div><div>Fra le rappresentazioni del ratto nel suo compiersi, ricordiamo un sarcofago siciliano della cattedrale di Raffadali, in cui Ade è ritratto nell'atto di sporgersi dal carro per afferrare la fanciulla che sta raccogliendo i fiori.</div><div>Demetra fu aiutata a trovare la figlia, era pronta ad abbracciare la figlia, ma saputo che kore era stata accusata di aver assaggiato i chicchi di melograno nel regno dei morti, ricadde nella disperazione e minacciò di maledire ancora la terra. Nella Mitologia la Dea, rapita e condotta negli Inferi da Ade che voleva sposarla, fu da questi ingannata e costretta a mangiare semi di Melagrana. Atto apparentemente privo di conseguenze, fu invece la ragione di una grande punizione per la Dea: nel Regno degli Inferi era infatti proibito l'atto di mangiare, pena l'obbligo di rimanervi per l'Eternità.</div><div>Zeus, creò un compromesso, Kore avrebbe trascorso ogni anno tre mesi in compagnia di Ade, come regina del Tartaro, e gli altri nove mesi con sua madre. Così Demetra risalì all'Olimpo non prima di aver ricompensato chi l'aveva aiutata nella ricerca: a Trittolemo diede semi di grano, un aratro di legno, un cocchio, e lo mandò per il mondo ad insegnare l'agricoltura agli uomini.</div><div>Kore simboleggia l'alternanza delle stagioni e rappresenta la parabola "se il grano non muore non cresceranno le messi". Attraverso la morte si rinasce e si accede alla conoscenza.</div><div>Il frutto del melograno, una tradizione vuole che sia nato dal sangue di Dioniso che, ancora bambino, fu rapito dai Titani su commissione di Era, il figlio di Zeus, un bimbo che benché egli si trasformasse di continuo, lo fecero a brandelli, poi ne bollirono i resti in un calderone, il suolo inzuppato dal suo sangue dà vita all’albero di melograno. Ma la nonna Rea accorse in suo aiuto e gli ridonò la vita. I chicchi rossi sono espressione del sangue innocente di Dionisio.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 19:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Focaccia di Mussomeli, ed il castello chiaramontano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BE"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Focaccia di Mussomeli e il Castello Chiaramontano con le sue Leggende</h3><div><hr>La Focaccia (Mbriulata) di Mussomeli<div><br></div><div>La focaccia di Mussomeli, conosciuta localmente come mbriulata, è una delle specialità più autentiche della tradizione gastronomica siciliana. Questo piatto affonda le sue radici nella cultura contadina dell’entroterra, quando le donne lo preparavano per rifocillare gli uomini impegnati nelle lunghe giornate di lavoro nei campi.</div><div><span class="fs12lh1-5">Si presenta come una focaccia rotonda, chiusa da uno strato superiore di pasta e farcita con ingredienti ricchi e saporiti: farina, lievito di birra, acqua, lardo, uova, olio extravergine d’oliva, carne di vitello macinata (in passato si utilizzava anche la cacciagione), pecorino grattugiato e a fette, salame, sale e pepe.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La mbriulata è stata riconosciuta come prodotto tipico del territorio dall’Accademia Barilla, confermandosi un vero tesoro della tradizione culinaria di Mussomeli.</span><br></div><div><br></div><div>Il Castello Manfredonico di Mussomeli</div><div><br></div><div>Il maestoso Castello Manfredonico, noto anche come Castello di Mussomeli, è una delle fortezze medievali più suggestive della Sicilia. Costruito tra il XIV e il XV secolo, domina il paesaggio da una rupe calcarea a 778 metri sul livello del mare, a circa due chilometri dal centro abitato.</div><div><span class="fs12lh1-5">La sua posizione spettacolare e isolata, perfettamente integrata nella roccia, gli conferisce l’aspetto di un autentico “nido d’aquila”, offrendo ai visitatori un panorama mozzafiato sulle colline dell’entroterra siciliano.</span><br></div><div><br></div><div>Le Leggende del Castello</div><div><br></div><div>Il castello non è solo un capolavoro architettonico, ma anche uno scrigno di affascinanti leggende.</div><div><span class="fs12lh1-5">Una delle storie più romantiche e tragiche narra di un soldato innamorato della figlia del signore del castello. Condannato a morire nella torre per il suo amore proibito, si gettò nel vuoto disperato per la separazione dalla donna amata.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Un’altra leggenda racconta del principe Federico che, prima di partire per la guerra, rinchiuse le sue tre sorelle – Clotilde, Margherita e Costanza – in una stanza del castello per proteggerle. La guerra però durò più del previsto e, al suo ritorno, le trovò morte. La stanza in cui si consumò la tragedia è ancora oggi conosciuta come “la stanza delle tre donne”.</span><br></div><div><br></div><div>Don Guiscardo de la Portes</div><div><br></div><div>Secondo la tradizione popolare, nel 1975 lo spirito di Don Guiscardo de la Portes sarebbe apparso al custode del castello. Cavaliere al seguito di Martino I di Sicilia durante la rivolta contro Andrea Chiaramonte, Don Guiscardo fu vittima di un intrigo amoroso.</div><div><span class="fs12lh1-5">Durante la sua assenza, la moglie Esmeralda fu insidiata da un uomo respinto, che per vendetta ordinò la morte del cavaliere. Ferito mortalmente, Don Guiscardo avrebbe imprecato contro Dio prima di morire e, secondo la leggenda, per questo sarebbe stato condannato a vagare sulla terra per mille anni.</span><br></div><div><br></div><div>La Leggenda di Laura Lanza</div><div><br></div><div>Un’altra figura legata alle storie del castello è Laura Lanza, protagonista di uno dei più celebri delitti d’onore della Sicilia. Figlia del nobile Cesare Lanza, fu uccisa nel Castello di Carini.</div><div><span class="fs12lh1-5">La sua tragica vicenda entrò profondamente nell’immaginario collettivo siciliano e, secondo alcune tradizioni popolari, la sua memoria sarebbe legata anche al Castello di Mussomeli, contribuendo ad alimentarne l’aura misteriosa.</span><br></div><div><br></div><div>Dove si trova Mussomeli</div><div><br></div><div>Mussomeli è un affascinante comune situato nel cuore della Sicilia, in provincia di Caltanissetta. Sorge su una collina a 778 metri sul livello del mare, a circa 40 km dal capoluogo e a circa 60 km dal Mar Mediterraneo.</div><div><span class="fs12lh1-5">Ben collegata dalle principali arterie stradali, tra cui la SS122 che la connette ad Agrigento e Palermo, Mussomeli rappresenta un punto di partenza ideale per scoprire l’entroterra siciliano, tra borghi autentici, tradizioni millenarie e paesaggi incontaminati.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Tra natura, storia e sapori genuini, Mussomeli è una meta perfetta per chi desidera vivere la Sicilia più autentica e suggestiva.</span><br></div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 04 Oct 2022 16:46:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-focaccia-di-mussomeli,-ed-il-castello-chiaramontano</link>
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			<title><![CDATA[La pantofola di Elisabetta I, leggenda inglese in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BD"><h2 class="imHeading2">La pantofola di Elisabetta I, leggenda inglese in Sicilia, forse</h2><div><hr></div><div>L’Etna anticamente era considerata la porta per l’accesso all’Inferno, si supponeva che il mondo dei morti greco, il Tartaro, fosse situato sotto l'Etna.</div><div>La sua forza distruttiva del vulcano ha dato luogo alla nascita di tantissime leggende;</div><div>il dio Eolo, il re dei venti, si diceva che avesse imprigionato i venti sotto le caverne dell'Etna, </div><div>Encelado, si ribellò contro gli dei, venne sconfitto da Atena e sepolto sotto un enorme cumulo di terra che la dea raccolse dalle coste del continente. Encelado soccombette, si appiattì e divenne l'isola di Sicilia,</div><div>Vulcano, dio del fuoco e della metallurgia e fabbro degli dei, venne detto di aver avuto la sua fucina sotto l'Etna</div><div>Oggi parleremo della pantofola di Elisabetta I. Il corpo privo di vita della regina inglese venne trasportato dal diavolo in persona e gettato nel cratere dell’Etna, ma una pantofola venne persa durante il tragitto e divenne maledetta…</div><div>Elisabetta I figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena. Col suo lungo regno mise le basi per la creazione di una grande potenza commerciale. </div><div>L’epoca elisabettiana sarà ricordata come un periodo straordinario per quanto riguarda l’arte e la cultura. </div><div>Elisabetta I e il patto col diavolo, secondo la leggenda, la regina Elisabetta I strinse un patto col diavolo, affinché potesse regnare a lungo. </div><div>Il diavolo mantenne la promessa, tanto che la regina governò per quasi mezzo secolo. Il prezzo da pagare per la sua longevità fù terrificante.</div><div>Quando la regina morì il diavolo si presentò per riscuotere il suo riscatto. Prese il corpo senza vita di Elisabetta I e lo condusse in cima al monte Etna nei pressi di Rocca Calanna, tra i paesi di Bronte e Maletto, vi si trova un grosso masso di arenaria circondato da un paesaggio ricco di vegetazione, per gettarlo giù senza nessun riguardo. Nel gesto però una pantofola cadde dal piede di Elisabetta.</div><div>Si narra che un pastore brontese si trovasse li a pascolare il gregge, lì in cima aveva visto il diavolo con una donna, era la Regina Elisabetta I, ella sparire insieme in un vortice di fuoco. </div><div>L’uomo prima di svenire, vide cadere una pantofola sulla rocca, che appartenete alla regina.</div><div>Incuriosito, prese la pantofola e si bruciò gravemente. Raccontato l’accaduto, un esorcista decise di recarsi sul luogo e recitò di fronte alla pantofola gli spergiuri del caso. La pantofola volò via finendo sul tetto della torre del Castello di Maniace.</div><div>Trascorsero circa due secoli prima della ricomparsa della pantofola di Elisabetta I. Il giorno della nomina dell’ammiraglio Nelson a duca di Bronte, ricevette in dono da una misteriosa donna un pacco contenente una luccicante pantofola, intimandogli di non farla vedere mai a nessuno. La donna, dopo aver consegnato la scatola all’ammiraglio Nelson, scomparve. Da quel giorno Nelson avrà un’enorme fortuna in battaglia. Quando la sua amante, Lady Hamilton, gli chiese il segreto del suo successo, Nelson gli fece vedere la pantofola maledetta.</div><div>Il segreto è stato svelato! La morte dell’ammiraglio Nelson, Ha perduto la tua fortuna, disse la donna misteriosa apparendo in sogno al duca di Bronte. Qualche giorno dopo l’ammiraglio vinse la sua ultima battaglia, quella di Trafalgar nel 1805, ma morì durante il combattimento. Il suo corpo fu trasportato in Inghilterra dentro una bara piena di rum affinché si conservasse integro. Nel tragitto, però, alcuni marinai ignari di cosa trasportassero, forarono la botte e bevvero il rum. </div><div><br></div><div>In memoria dell’accaduto verrà prodotto il Nelson’s Blood, un rum di colore rosso.</div><div>La ricetta del sangue di Nelson:</div><div>Ricetta base per 10 persone)</div><div>350ml Rum Pusser 40% VOL</div><div>200ml mix di purea di pesche</div><div>500ml succo di mirtillo rosso</div><div>300ml succo di ananas</div><div>15 trattini Angostura's Bitters, è un amaro concentrato</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 16:07:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-pantofola-di-elisabetta-i,-leggenda-inglese-in-sicilia</link>
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			<title><![CDATA[Il Gelato di Campagna siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BC"><h2 class="imHeading2">Il Gelato di Campagna siciliano</h2>La ricetta del Gelato di Campagna, no non vi racconteremo come si realizza, vi riportiamo indietro nel tempo, per un dolce siciliano che può sembrare un gelato come tutti gli altri, ma in realtà non lo è.<div>Il Gelato di Campagna è un dolce tipico della tradizione siciliana, consumato soprattutto a Palermo e nel palermitano, prima nel periodo del Festino di Santa Rosalia. </div><div>E’ uno dei dolci tradizionali che si può trovare, per esempio, durante il festino di Santa Rosalia a Palermo nel mese di luglio oppure nei paesi della provincia che festeggiano la santa il giorno 4 del mese di settembre, ma è diffuso ovunque.</div><div>Nell’attesa di assistere ai giochi d’artificio, si indugia no si attende si girovaga e si sgranocchia calia e simenza, o si gusta il tradizionale "gelato di campagna" o giardinetto.</div><div>E’ il Festino è la grande festa per i palermitani che venerano la Santuzza, Santa Rosalia. Ancora una volta fede e tradizione si mescolano e ancora una volta i profumi inebriano l’aria di sapori.</div><div>Tra bancarelle coloratissime, una accanto all’altra, ognuna con il proprio vocalist, offrono la propria specialità, il pane con la milza, i babbaluci, le angurie tagliate a fette, il cocco, tutto è pronto per essere addentato, bancarelle con coppi di frutti di mare e i polpi.</div><div>La gente mentre si gode il passio, tasta le varie leccornie, strada facendo c’è un pò di tutto, panino con &nbsp;panelle, o con la melanzana fritta, le stigghiola o pane e meusa.</div><div>E nell’andirivieni della gente, nella confusione si cercano sguardi, sorrisi e occhi che si incrociano, illuminati da archi di luce è l’odore della festa.</div><div>A dargli l’appellativo di “gelato” è stato probabilmente il fatto che come il gelato, questo torrone tenero si scioglie in bocca. In realtà avviene perchè il suo ingrediente principale è lo zucchero.</div><div>Il torrone morbido, è di origine araba, inizialmente veniva preparato a forma di mezzaluna, successivamente acquisita la preparazione dai monasteri, viene riprodotto in altre forme.</div><div>Tristemente si diffuse nel 1860 per celebrare l’arrivo di Garibaldi e l’annessione all’Italia, colorandosi di rosso, bianco e verde, i colori della bandiera italiana.</div><div>Questa sorta di torrone tenero, da non confondere con quello duro, oltre allo zucchero che ne è l’ingrediente principale in assoluto e che veniva ricavato dalla cannamele, gli altri ingredienti sono: il pistacchio, oltre che per il gusto, per il suo verde che risalta autorevolmente fra gli altri due colori principali, il bianco e il rosso, oltre alle mandorle, la cannella e la frutta candita.</div><div>Dissertazione, la canna da zucchero, veniva coltivata in varie aree dell'isola, anche se non in modo intensivo. Era coltivata nella pianura di Palermo sottostante il Monte Pellegrino e in altre aree dell’isola, tra queste alcune zone lungo la fascia costiera jonica, da Messina a Siracusa. La materia prima era disponibile ed a buon prezzo.</div><div>Alcuni agricoltori si dedicarono alla coltivazione della pianta saccarifera e sorsero anche gli impianti per la sua lavorazione, che venivano chiamati "trappeti". A capo d’Orlando il Museo di Etnostoria della Canna da zucchero e del Limone, sorge presso il Castello Bastione, realizzato dall’ Archeoclub d’Italia di Capo d’Orlando, col patrocinio dall’assessorato al Turismo, ospita documenti, etnoreperti e immagini che rappresentano la storia e l’espressione fondamentale della tradizione del territorio di Capo d’Orlando relativa alle colture mediterranee della Canna da zucchero e del Limone e alla loro “trasformazione” e “lavorazione” in antichi “trappeti” https://it-it.facebook.com/carmeo.caccetta/, fino al 1600 la coltivazione della canna da zucchero era presente in tutta la Sicilia ma durante il 1700, il 1800 e la prima metà del 1900 rimase solo ad Avola dove, come riportano i viaggiatori dell’epoca, si produceva “un rum di ottima qualità.</div><div>“Alla fine del pranzo venne servita la gelatina al rum. Questo era il dolce preferito di don Fabrizio e la Principessa aveva avuto cura di ordinarlo la mattina di buon’ora” da “Il Gattopardo”</div><div>Nonostante il passare degli anni e le inevitabili “contaminazioni” rimane a splendere nel firmamento dei dolciumi come un classico dell’antica arte pasticciera palermitana, assieme alla cubbaita, fa bella mostra di sé nelle bancarelle dei venditori ambulanti di dolciumi.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 01 Oct 2022 09:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[U bummulu, ha una storia che attraversa l’intera tradizione siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BB"><h2 class="imHeading2">U bummulu, ha una storia che attraversa l’intera tradizione siciliana</h2>La Sicilia è terra di mare, di storia, di tradizioni e di musica, u bummulu è uno di essi, rappresenta una componente essenziale nell’esecuzione della vita di tutti i giorni come nella musica.<div>U bummulu, ha una storia che attraversa l’intera tradizione siciliana, probabilmente importata dell'antico Egitto 4500 anni fa..</div><div>Riscontriamo la figura del venditore ambulante di acqua potabile fresca con i bummuli, raccoglieva dalle fonti o dai pozzi l’acqua e la trasportava su un carretto, poteva lavorare durante le feste paesane, magari offrendo ai passanti acqua fresca con succo di limone. Pur essendo un mestiere antico, egli apparteneva alla corporazione degli acquarenari.</div><div>A Bummula – Pensu a quantu aiu statu maniatu e furriatu ri menzu munnu, e a quanta acqua frisca a passatu ri stu me mussu tunnu, assai sunu chiddi ca aiu fattu arricriari, ma prima di lu pani nun mauna scuddari. Pensu a quanti carritteri, campagnoli e tanta genti, stanchi e surati, nta li iunnati di cauru punenti, s’ alippaunu nto me mussu di crita e nta giru di tri sacunni ci tunnava la forza di la vita…</div><div>In Sicilia lavorare nelle campagne richiedeva un elevato consumo d’acqua a causa delle alte temperature estive , bere un bicchiere fresco non era cosa difficile, questo per merito do bummulu, perché se portarla fresca era possibilile se raccolta alla fonte, mantenerla era diverso.</div><div>Infatti, col bummulu l’acqua si prendeva alla fonte e si riportava al focolare, a temperatura uguale o minore di quella a cui si trovava al momento del prelievo.</div><div>Il contenitore è realizzato da un impasto di terracotta e sale, ed ha la capacità di raffreddare la temperatura del liquido che si versa: acqua, vino o olio.</div><div>Come quasi tutti gli elementi della tradizione, esso veniva utilizzato negli ambienti più umili. Contadini o pastori, oppure coloro che abitavano lontano da fonti d’acqua.</div><div>La fisica ci spiega che la capacità di raffreddare do bummulu è abbastanza sofisticata e richiede innanzi tutto che la terracotta di cui è costituito il contenitore sia di materiale poroso che premette l'evaporazione dell'acqua , per questo la terracotta doveva essere ben preparata con un'infornata della creta e sale intorno ai 1000 gradi , se fossero stati di meno avremmo u bummulo fausu , crudo non poroso inutile , da qui il termine “Facci di bùmmulu crudu “ , cioè traditore che illudi e poi non mantieni le promesse.</div><div>Se invece la temperatura fosse stata troppo elevata u bummulu avrebbe perduto le sue caratteristiche fisiche di robustezza, finendo per spaccarsi facilmente .</div><div>Il bummulo costituito a regola d'arte permette l'evaporazione dell'acqua, l'acqua che evapora ruba l'energia al liquido contenuto dentro u bummulu abbassandone la temperatura, questo passaggio si chiama reazione endotermica , componente importante per il raggiungimento dell'effetto dovuto era pure la giusta miscelazione nell'impasto di sale che ne migliorava le caratteristiche igroscopiche.</div><div>L'importante è sempre mettere u bummulu in una zona ben ventilata e secca per favorire la reazione esotermica.</div><div>I bummuli decorati</div><div>Inutile quindi dire che i bummuli decorati a causa della vernice perdono le loro caratteristiche termiche per diventare oggetti estetici o strumenti musicali , soffiandoci come su un flauto infatti ne esce un suono cupo.</div><div>Lo ritroviamo tra gli strumenti siciliani più suonati quali il marranzano, il tamburello, il friscalettu e la quartara o bummulu.</div><div>Come strumento da suono, ovviamente, viene usato vuoto, per riprodurre, con il rimbombo, il suono cupo di un’immissione di fiato, usato ancora oggi come accompagnamento musicale nelle musiche popolari e folcloristiche. &nbsp;È uno strumento da suono improprio, aerofono.</div><div>L’intervento strumentale negli antichi canti popolari, dove il dominio è della pura vocalità, esso appare quando l’esecutore in circostanze speciali, vuol fare mostra di particolare abilità durante le feste.</div><div>Si narra, che i pastori delle montagne dell'Etna incantassero le ninfe suonando questo strumento, una volta finito di bere il vino all’interno. Difficile credere il contrario d’un contenitore di circa otto litri pieno di vino.</div><div>Se volete saperne di più a Gesso, unico nel suo genere, nell’ambito della vasta rete di spazi &nbsp;demoetnoantropologici siciliani, per le collezioni di strumenti da suono e musicali popolari che conserva, il Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani, offre al visitatore &nbsp;un’occasione di riscoperta, attraverso i suoni della tradizione, di un patrimonio di cultura di origine agropastorale, nelle sue forme materiali ed immateriali, che ci riconduce alle antiche civiltà del Mediterraneo. <a href="http://www.museomusicapeloritani.it/" rel="tag" class="imCssLink">www.museomusicapeloritani.it/</a></div><div><br></div><div>Non meno importante nel suo uso, ci porta a citare una delle ricette più gustose, u purpu co bummulu.</div><div>Gli ingredienti sono: polpi, pomodori pelati, vino bianco, sale, olio, peperoncino.</div><div>Preparazione: pulire bene i polpi, inserirli all’interno del bummulu e unire gli ingredienti sopracitati.</div><div>Dopo aver tappato il bummulu , scuoterlo per amalgamare gli ingredienti e disporlo sul fondo di un forno a legna per circa 90 min. U bummulu in questo caso serve proprio per cucinare al suo interno.</div><div><br></div><div>U Bummulu malandrino, ci potevamo fermare qui, no.</div><div>Preso il bummolo dalla base, viene capovolto e all’interno dell’apertura versata l’acqua. La quantità d’acqua dipenderà dalla capienza del comparto interno.</div><div>Una volta nella sua posizione, con la base in appoggio, non verrà riversata una goccia. Per servirsi del liquido all’interno, lo si userà come una qualsiasi brocca.</div><div>La struttura interna del bummolo del malandrino è di terracotta è appuntito nella sommità così da creare internamente un vuoto dove avviene l’evaporazione del liquido surriscaldato e il rispettivo abbassamento della temperatura.</div><div><br></div><div>Questo è un recipiente che reinventandosi vuole rimanere eternamente ricordato.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 30 Sep 2022 19:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le monete da 5 euro con cannolo e passito sono un omaggio alla Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000BA"><h2 class="imHeading2">Le monete da 5 euro con cannolo e passito sono un omaggio alla Sicilia</h2><div>Un cannolo alla ricotta e il vino passito, sono questi i due simboli scelti dalla Zecca di Stato per omaggiare la Sicilia nella collezione numismatica 2021</div><div>Due tra le molte eccellenze sicule, conosciute nel mondo, sono state impresse nelle monete da cinque euro che fanno parte della nuova collezione numismatica 2021. Sull’altro lato della moneta, invece, è stato raffigurato anche il Tempio della Concordia che sorge nella Valle dei Templi di Agrigento.</div><div>Le monete dedicate alla Sicilia sono un tributo alla regione ricca di storia e cultura, e di una tradizione agroalimentare eccezionale. Gli agricoltori realizzano prodotti di grande qualità e gli artigiani li trasformano in eccellenze enogastronomiche.</div><div>Il tributo allo straordinario patrimonio enogastronomico siciliano</div><div>Secondo gli storici, il cannolo è stato menzionato da Cicerone, che durante un viaggio nell’isola nel 70 a.C. fu letteralmente conquistato da un “Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte fartus”, ovvero un tubo di farina ripieno di morbida crema di latte. </div><div>Il nome di questa squisitezza deriverebbe dal latino canneolus, ossia le canne di fiume utilizzate inizialmente per arrotolare l’impasto.</div><div>Si racconta che questo dolce sia nato a Caltanisetta, nel periodo in cui la Sicilia era occupata dagli arabi, per mano delle donne dell’harem del castello di Pietrarossa. Pare che per ingannare le lunghe attese dei propri uomini, le donne rinchiuse nell’harem si dedicassero alla creazione di cibi elaborati e che, ispirate a un dolce arabo e ad una ancora più antica ricetta di origine romana, abbiano creato in cannoli, destinato a diventare il re della pasticceria siciliana.</div><div>Che sia stato un omaggio fallico in onore della virilità maschile degli emiri, con la fine del dominio arabo in Sicilia e la conseguente scomparsa degli harem, s’ipotizza che alcune di queste donne, convertendosi alla fede cristiana, si siano ritirate nei monasteri, portando con sé la preziosa ricetta.</div><div>In origine in Sicilia i cannoli venivano preparati in occasione del carnevale.</div><div>Nella Sicilia orientale per tradizione, è usata la ricotta di mucca, dall’altra parte della Sicilia la classica ricotta di pecora, oggi il cannolo ha subito diverse rivisitazioni ed interpretazioni, chi li prepara con la ricotta di capra, chi con quella di bufala, ognuno ha un sapore differente.</div><div><br></div><div>Altra specialità enogastronomica molto apprezzata anche all’estero è il vino passito, ottenuto da uve sottoposte a procedimenti di disidratazione. Il vino liquoroso più noto d’Italia è sicuramento il Passito di Pantelleria DOC, prodotto dalle uve Zibibbo, nome che deriva dalla parola araba zabīb che significa “uva secca”.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 17:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Malvasia delle Lipari, vino]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B9"><h2 class="imHeading2">Malvasia delle Lipari</h2><div>La Malvasia è strettamente legata alla storia di Venezia, capitale del vino del Mediterraneo, sulla rotta tracciata dalla Serenissima Repubblica. Fu grazie all'opera dei veneziani se, a partire dal XV secolo, la Malvasia divenne il vino più importante d'Europa. </div><div><br></div><div>Il nome Malvasia deriva sicuramente da un piccolo paese del Peloponneso, Moni Emvasis (“porto con una sola entrata”), dove i veneziani ebbero l'occasione di gustare per la prima volta questo vino "dolce aromatico</div><div><br></div><div>L'espansione ottomana nel Mediterraneo toglie, però, nel 1669 l'isola di Candia ai veneziani e con lei tutta la produzione di Malvasia. È questo l'evento cruciale che fa nascere le tante Malvasie nel Mediterraneo, </div><div><br></div><div>Il successo commerciale dei vini di Malvasia si conclude in parte con il declino della potenza economica di Venezia e la perdita del controllo del commercio del vino nel Mediterraneo nei confronti dei concorrenti inglesi, ma anche perché la "rivoluzione delle bevande" che attraversa i Paesi del Europa settentrionale tra il 1600 ed il 1700 sposta l'interesse del consumatore verso altri vini.</div><div><br></div><div>Con una breve villeggiatura alle Isole Eolie o sette sorelle e ad una delle perle del loro arcipelago, tipo Salina, si può gustare in loco &nbsp;la Malvasia delle Lipari, un bouquet di profumi che sembra nettare degli Dei contenuto all’interno d'un bicchiere.</div><div>La viticoltura di Salina è per lo più quella che è normalmente definita “eroica”, cioè costituita in piccoli appezzamenti disposti su terreni scoscesi che si sviluppano fino a 400 metri sul livello del mare, talvolta su terrazzamenti per potere permettere di immagazzinare l’acqua invernale.</div><div><br></div><div>Tradizionalmente le uve sono o lasciate ad appassire sulla pianta nel caso di vendemmia tardiva, oppure raccolte a maturazione avanzata selezionando i grappoli migliori e poste sulle cosiddette “cannizze”, lunghe stuoie realizzate con listarelle di canne, sulle quali vengono lasciate appassire lentamente, con un sistema quotidiano di “scannizzamento” e “incannizzamento” secondo il quale di giorno le uve sono esposte al sole e di notte e ricoverate in locali areati naturalmente o artificialmente.</div><div><br></div><div>Quando i grappoli sono appassiti al livello voluto, si procede alla diraspatura e alla pigiatura; il mosto così ottenuto viene messo a fermentare in botti. Successivamente, dopo alcuni travasi chiarificatori, che vengono normalmente effettuati a gennaio e a marzo, si procede all’imbottigliamento.</div><div><br></div><div>Si ottiene un vino di colore oro ambrato, l’assaggio è unico.</div><div>Un vino che regge tranquillamente abbinamenti sia dolci che salati, ma che può essere anche un ottimo vino da meditazione da bere pacificamente da solo.</div><div><br></div><div>La Malvasia delle Lipari DOC nella versione dolce è un vino da dessert e nella versione Passito rappresenta un ottimo vino da meditazione e si abbina perfettamente con la pasticceria locale: sesamini, nacatuli, giggi, piparelli, cassateddi e spichitedda.</div><div>Nella versione liquorosa è l’abbinamento perfetto per il cioccolato.</div><div><br></div><div>Può anche essere servito freddo come vino da aperitivo, accompagnato a formaggi a pasta molle piccanti come il provolone oppure con gli erborinati come il gorgonzola. </div><div><br></div><div>La Malvasia in loco viene anche offerta nella versione “granita con le pesche".</div><div><br></div><div>Per eventi il Malvasia Day promuove la manifestazione la cantina siciliana Tasca d’Almerita</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 16:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I segreti dell’Etna, sotterranea tra ghiacciai e ghiacciaie]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B7"><h2 class="imHeading2">I segreti dell’Etna, sotterranea tra ghiacciai, ghiacciaie, grotte e granite</h2><div><hr></div><div>L’Etna dà sempre spettacolo, una lunga eruzione di dieci anni ha dato vita a numerose grotte. Tra queste, la Grotta del Gelo, sita a Randazzo, anticamente la zona era percorsa dai mulattieri, che con le loro carovane sostavano nei pressi della grotta per dissetare gli animali</div><div>Nelle vicinanze sorgono molte altre cavità meno note, tra cui la grotta dei Lamponi, quella di Aci e quella dei Pecorai, dalla toponomastica non casuale. La prima infatti è contraddistinta da una folta vegetazione, la seconda è stata scoperta da un gruppo dell’acese, la terza invece era frequentata dai pastori durante la transumanza e sfruttata come riserva d’acqua. </div><div>Tutto questo per arrivare a parlarvi della &nbsp;conosciutissima granita.</div><div>Si ipotizza che la granita sia nata ad <span class="fs12lh1-5">Acireale perché in questa zona era uno dei pochi luoghi della Sicilia dove era possibile avere grandi quantità di neve e ghiaccio durante l’inverno, che venivano conservati nelle grotte o in ghiacciaie scavate nella roccia e poi distribuiti durante i periodi estivi con dei carretti.</span></div><div><br></div><div>Furono prima gli Arabi a fornire questa ricetta con lo sharbat che era composto da ghiaccio o neve, zucchero di canna, petali di fiori e frutti.</div><div><br></div><div>I nobili usavano la neve che d'inverno veniva raccolta sui monti Peloritani, Nebrodi, Madonie, Etna o Iblei e stivata durante l'anno nelle nivieri, apposite costruzioni in pietra erette sopra grotte naturali o artificiali.</div><div>Durante il XVI secolo si apportò un notevole miglioramento alla ricetta dello sherbet, scoprendo di poter usare la neve, mista a sale marino, come eutettico per poter congelare le preparazioni, la neve raccolta passa da ingrediente a refrigerante, grazie al processo di mantecazione nel pozzetto.</div><div>Nasce il pozzetto, un tino di legno con all'interno un secchiello di zinco, che poteva essere girato con una manovella. L'intercapedine veniva riempita con la miscela eutettica e il tutto poi posto in un letto isolante di paglia. La miscela congelava il contenuto del pozzetto per sottrazione di calore, mentre il movimento rotatorio impediva la formazione di cristalli di ghiaccio grossi.</div><div><br></div><div>Originariamente la granita andava accompagnata dal pane fresco e croccante col tempo è stato sostituito dalla tipica brioscia siciliana preparata con pasta lievitata all'uovo e dalla forma a base semisferica sormontata da una pallina, chiamata tuppu. A granita câ brioscia era ed è la colazione tipica dei siciliani, specialmente in estate e nelle zone costiere.</div><div><br></div><div>Nel corso del XX secolo, il pozzetto manuale raffreddato da ghiaccio (o neve) e sale è stato &nbsp;sostituito dalla gelatiera. </div><div><br></div><div><a href="https://www.nivarata.it/" class="imCssLink">https://www.nivarata.it/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 16:06:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?i-segreti-dell-etna-sotterranea-tra-ghiacciai-e-ghiacciaie</link>
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			<title><![CDATA[Le carte siciliane, dalla cultura araba fino ai giorni nostri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B6"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le carte siciliane, dalla cultura araba fino ai giorni nostri</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Le Carte Siciliane: Dalla Cultura Araba ai Giorni Nostri<div>Le carte siciliane non sono solo un semplice mazzo di carte, ma un vero e proprio viaggio nel tempo che ci porta indietro fino all'epoca araba. Immaginate di sedervi attorno a un tavolo con amici, un caffè fumante ed un cannolo a portata di mano, mentre le voci animate dei giocatori si intrecciano con le risate. Ogni mano di gioco racconta una storia, un legame con le tradizioni che si sono tramandate di generazione in generazione.</div><div>Dai simboli unici e dai colori vivaci, queste cart4e riflettono l'anima di una Sicilia ricca di cultura e passione. La prossima volta che vi trovate a giocare a scopone o a briscola, ricordatevi che state partecipando a un rito antico, che unisce passato e presente in un colpo di carte.</div><div><br></div><div>Un pezzo di storia quotidiana</div><div>In Sicilia, ovunque qualcuno gioca a carte. Spesso, neanche i siciliani — troppo impegnati nella sfida — si rendono conto di avere tra le mani un pezzo di storia che risale, come minimo, alla cultura araba. Chi vive o ha vissuto nell'isola sa che caffè, limoncello, cannolo e un mazzo di carte non possono mancare: si riescono quasi a sentire le voci dei giocatori seduti ai tavolini. Non è solo una partita, è cultura tradizionale.</div><div>Le partite possono definirsi “pubbliche” quando ogni tavolo è circondato da decine di persone che osservano lo svolgersi del gioco aspettando il proprio turno: in piedi o seduti, restano fermi a fissare un solo punto, il tavolo da gioco. La sfida comincia nel tardo pomeriggio, puntuale come una timbratura al lavoro, per poi tornare a casa e comunicare con una punta d’orgoglio di aver vinto. Altro che tablet!</div><div><br></div><div>Le origini e le influenze culturali</div><div>Le teorie concordano su un fatto: le carte sono state introdotte dagli Arabi intorno al XIV secolo, inizialmente in Spagna, e da lì sono arrivate sino al Sud Italia e nella terra di Sicilia. Il mazzo è formato da 40 carte, dieci per ogni seme, e rappresenta una mescolanza di culture.</div><div>I semi e le figure si ispirano all’epopea medievale dei Paladini di Francia. L’otto, il nove e il dieci sono rappresentati rispettivamente dalla donna (o fante), dal cavaliere e dal re. Ma l'elemento arabo è ovunque:</div><div>L'asino e l'umiltà: Osservando le figure a cavallo, si nota un colore grigio inusuale per un equino. La risposta arriva dalla cultura araba: spesso le figure importanti venivano raffigurate a cavallo di un asino, non come segno di scherno, ma di umiltà spirituale. È la stessa umiltà con cui si entrava in pellegrinaggio a Medina, città della tomba del Profeta, o che ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme.</div><div>La Donna di Coppe: Chiamata anche "Garibaldina", seppur rappresentata con dolcezza femminile, originariamente raffigurava un fante; ecco perché indossa abiti mascolini e impugna armi.</div><div>I termini: Il termine siciliano "Sceccu" (asino) deriva proprio dal termine "Sceicco", poiché i nobili conquistatori entravano nelle città a dorso di questo animale.</div><div><br></div><div>L'arte della "Segnata"</div><div><hr></div><div>Una delle componenti più spettacolari è la “segnata”. Nel gioco a coppie, esiste l'uso di segnalare il possesso di una determinata carta al compagno tramite gesti codificati. Ovviamente, questi segnali sono comprensibili anche dagli avversari e possono volgere a proprio sfavore. Per questo, le coppie più affiatate utilizzano la “segnata falsa”: l’indicazione ostentata di una carta che non si possiede per trarre in inganno gli altri. I gesti devono essere rapidissimi per non farsi scoprire.</div><div>Significato e Simbolismo dei Semi</div><div>Ogni seme ha una forte connessione con la società e il mondo agricolo:</div><div>Denari: Rappresentazione della borghesia, della ricchezza e della prosperità spirituale.</div><div>Coppe: Testimonianza della dominazione greca sulla Sicilia; legate agli affetti.</div><div>Spade: Di colore verde e non blu, sono il simbolo dei nobili.</div><div>Bastoni: A tronco, sono l'emblema del popolo e della forza del lavoro nei campi.</div><div><br></div><div>Le attribuzioni delle figure nella tradizione:</div><div>Carta Significato Popolare</div><div>Donna di Denari Amante, rivale in amore o dea della fortuna.</div><div>Cavallo di Denari Messaggero di notizie o giovane rivale in amore.</div><div>Re di Denari Rappresenta la saggezza.</div><div>Donna di Coppe Un'altra donna: amica, madre, sorella o figlia.</div><div>Cavallo di Coppe Figlio, amico giovane o portatore di buone notizie.</div><div>Re di Coppe Compagno, padre, amico o fratello maggiore.</div><div>Donna di Bastoni Carta della bontà, prudenza e affidabilità.</div><div>Cavallo di Bastoni Uomo saggio, figura di autorità o parente che aiuta.</div><div>Re di Bastoni Onestà, fedeltà e attaccamento ai valori familiari.</div><div>Donna di Spade Donna nemica, pettegola o falsa amica.</div><div>Cavallo di Spade Qualcosa in arrivo o un giovane irruente.</div><div>Re di Spade Risposta certa, uomo importante o la giustizia.</div><div><br></div><div>Curiosità e Artigianato</div><div><hr></div><div>L'asso più rappresentativo è quello di Bastoni, spesso dipinto sui carretti siciliani con il monito "vacci lisciu". Serviva a invitare alla calma per non "attaccare briga" ed era considerato un amuleto contro le invidie (la "grattarola").</div><div>Ancora oggi, le carte siciliane sono oggetti di grande valore artistico, spesso realizzate a mano da artigiani locali. </div><div>Ogni mazzo è un piccolo capolavoro con disegni che richiamano carretti, maschere e santi. Sono strumenti per celebrare l'identità dell'isola, usate in giochi tradizionali come il “Ciucciu” o la “Scopetta”, specialmente durante le feste popolari nei piccoli borghi.</div><div>Le carte siciliane raccontano così una storia di lotte, sogni e speranze di chi ha vissuto l'isola nel corso dei secoli.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 17:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Marranzano, scacciapensieri siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B5"><h2 class="imHeading2">Il Marranzano</h2><div class="imTACenter">Strada di Agrigentum</div><div class="imTACenter">Là dura un vento che ricordo acceso</div><div class="imTACenter">nelle criniere dei cavalli obliqui in</div><div class="imTACenter">corsa lungo le pianure, vento che</div><div class="imTACenter">macchia e rode l’arenaria e il cuore dei</div><div class="imTACenter">telamoni lugubri, riversi sopra l’erba.</div><div class="imTACenter">Anima antica, grigia di rancori, torni</div><div class="imTACenter">a quel vento, annusi il delicato</div><div class="imTACenter">muschio che riveste i giganti sospinti</div><div class="imTACenter">giù dal cielo. Come sola allo spazio</div><div class="imTACenter">che ti resta! E più t’accori s’odi</div><div class="imTACenter">ancora il suono che s’allontana largo</div><div class="imTACenter">verso il mare dove Espero già striscia</div><div class="imTACenter">mattutino: il marranzano tristemente</div><div class="imTACenter">vibra nella gola al carraio che risale</div><div class="imTACenter">il colle nitido di luna, lento tra il</div><div class="imTACenter">murmure d’ulivi saraceni.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Salvatore Quasimodo</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Come un suono triste</div><div class="imTACenter">di marranzanoche ti vibra in gola</div><div class="imTACenter">e poi lentamente muore, la vita se ne va.</div><div class="imTACenter">E ti sembra cosa assurda </div><div class="imTACenter">questa carne che ti porti</div><div class="imTACenter">appresso, trascinata, trasmutata, derivata da quel grumo</div><div class="imTACenter">sanguinolento che mani</div><div class="imTACenter">esperte alzarono</div><div class="imTACenter">perché l'aria desse l'avvio</div><div class="imTACenter">al grido della vita,</div><div class="imTACenter">mani che tagliarono e separarono da altra carne, da altro tu, dove nuotava il tuo oscuro io.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Vincenzo Fiaschitello<br></div><div class="imTACenter"><br></div><h3 class="imHeading3">Il marranzano o scacciapensieri</h3><div class="imTACenter">Il marranzano di cui si parla in queste poesie, altri non è se non uno scacciapensieri tipico siciliano, uno strumento musicale. Il suo è un suono inconfondibile, un tempo accompagnava i canti popolari, un suono che tutti i siciliani conoscono più che bene che lo scorrere del tempo e l’era moderna non sono riusciti a cancellare. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Che lo si chiami marranzano, mariuolu come son soliti dire a Palermo, marauni come lo chiamano i catanesi, ngannalarruni come invece si è soliti dire ad Agrigento, il marranzano resta e resterà per sempre uno tra i più importanti simboli della Sicilia.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’origine del marranzano rimane ancora sconosciuta, il legame dello scacciapensieri con la Sicilia però è, nell’immaginario di tutti, il suono che viene immediatamente collegato alla terra della Sicilia.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il marranzano fu usato in Sicilia sin dal medioevo. Si trattava però di uno strumento che affonda le sue radici in Asia. Un antico disegno cinese del IV secolo a.C. raffigura infatti un uomo intento a suonare quello che sembra proprio un marranzano!</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Dall’Asia il marranzano si è poi diffuso in tutto il resto del mondo, trovando in Europa terreno fertile. I siciliani lo hanno scoperto probabilmente grazie alle dominazioni subite nel corso dei millenni oppure grazie ai mercanti provenienti da terre lontane</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Come è fatto e come si suona il marranzano</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Lo scacciapensieri siciliano è uno strumento musicale idiofono. Con questo termine si intende uno strumento che produce un suono solo grazie alle vibrazioni del materiale di cui è composto, senza che vi siano quindi superfici o elementi di tensione. Lo scacciapensieri, infatti, è composto da due elementi, una linguetta di ferro e un ferro di cavallo metallico.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il musicista tiene lo strumento tra i suoi denti così che la bocca possa fungere da cassa di risonanza. Con le mani muove la linguetta di metallo che vibra sul ferro di cavallo. Ecco che si produce in questo modo il suono che ovviamente è modulabile come meglio si preferisce, muovendo la bocca e modificando il proprio respiro. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">C’è bisogno però di un minimo di attenzione e di abilità nel suonare questo strumento. la linguetta metallica vibrando va a sbattere contro i denti o peggio ancora contro la lingua, &nbsp;ci si può fare molto male.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il marranzano, grazie a Ennio Morricone, è uscito dai confini siciliani, il grande compositore, ha deciso di utilizzare proprio lo scacciapensieri siciliano per la realizzazione della colonna sonora del film diretto da Sergio Leone “Per qualche dollaro in più” e in quell’occasione fu suonato da Salvatore Schillirò.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il marranzano non viene sempre visto di buon occhio, secondo alcune persone è stato spesso utilizzato da ladri, mafiosi, criminali per comunicare senza farsi notare, è di sicuro uno strumento da sempre presente nei canti popolari, che ha sempre accompagnato i tipici carretti siciliani e che un tempo tutti avevano nel taschino pronto all’uso, soprattutto contadini e pastori.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Non tutti lo sanno, ma secondo antiche leggende lo scacciapensieri siciliano ha anche dei poteri magici solo nel caso in cui la sua linguetta è realizzata in argento. In questo caso, infatti, chiunque ascolti il suono del marranzano, cade in un sonno profondo…</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 18:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Luz Long: l’atleta ariano, Motta Santa Anastasia - Cripta 2 “Caltanissetta”, piastra E]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B4">Luz Long: l’ariano <span class="fs12lh1-5">Motta Santa Anastasia - Cripta 2 “Caltanissetta”, piastra E</span><div>Un nome è inciso sulla lastra di ardesia preceduto dal grado e seguito dalle date di nascita (27 IV 13) e di morte (14 VII 43). </div><div>È quanto resta di Carl Ludwig Long, detto Luz, uno dei 4.561 soldati tedeschi morti in Sicilia durante la Seconda Guerra Mondiale e sepolti nel cimitero militare germanico di Motta Sant’Anastasia.</div><div><br></div><div>Dietro questo nome si cela la storia di uno degli atleti che più di ogni altro ha saputo incarnare lo spirito sportivo di eguaglianza promosso da Pierre de Frédy, barone di Coubertin, fondatore dei moderni Giochi olimpici.</div><div><br></div><div>La mattina del 4 agosto 1936 Luz si qualifica &nbsp;per la finale del salto in lungo. Il favorito all’oro, però, è il 23enne afro-americano Jesse Owens, già detentore di numerosi record, che a Berlino si appresta a fare la storia dell’atletica: vincerà ben 4 medaglie d’oro.</div><div><br></div><div>La qualificazione si svolge in concomitanza con le batterie dei 200 m. piani: Ownes è impegnato in entrambe le specialità, e la contemporaneità dei due eventi lo distrae, facendogli rimediare due salti nulli</div><div>L’atleta tedesco Luz Long, si avvicina e gli suggerisce, quindi, di staccare prima della linea di battuta e gli indica il punto esatto ideale del punto di stacco.</div><div>Owens segue il consiglio del rivale e si qualifica per la finale del pomeriggio. Long è il primo a congratularsi con l’atleta americano, sia in occasione della qualificazione, sia dopo la vittoria in finale del rivale che conquista la medaglia d’oro e lascia a lui il secondo piazzamento.</div><div>Tra i due nasce una profonda amicizia.</div><div><br></div><div>Nell’aprile del 1943 Luz Long viene assegnato alla divisione Herman Göring e il mese successivo è inviato in Sicilia. Poco dopo lo sbarco degli Alleati sull’isola, Long rimane gravemente ferito negli scontri. Viene catturato e trasferito in un ospedale da campo inglese, dove i medici militari, non possono far altro che constatarne il decesso. Era il 14 luglio 1943.</div><div><br></div><div>Long è morto vestendo la divisa di quel regime &nbsp;del quale non condivideva obiettivi e ideologia, come dimostrano le parole che nel 1932 affida a una lettera inviata alla nonna: “Tutte le nazioni del mondo hanno i propri eroi, i semiti così come gli ariani. E ognuna di loro dovrebbe abbandonare l’arroganza di sentirsi una razza superiore”.</div><div><br></div><div>Se doveste trovare una pietra, è un piccolo simbolo, serve come legame alla memoria per &nbsp;ricordare che la sua storia non è stata dimenticata. </div><div><br></div><div>Messaggero di pace e fratellanza quale è stato promotore in vita, così riporta la targa &nbsp;all’entrata del cimitero militare germanico di Motta Sant’Anastasia,</div><div>“i sepolcri dei caduti sono i grandi predicatori della pace” (Albert Schweitzer, premio Nobel per la pace).</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 Sep 2022 15:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Una gita alla scoperta della sp168]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B2"><h2 class="imHeading2"><div>Ci troviamo sulla SS120, attraversiamo luoghi già visitati, conosciuti al più decidiamo di procedere fino alla sp 168, siamo in modalità viaticum , ed il nostro girovagare ci porta ad esplorare alcuni paesi della sp 168. Nicosia, Cerami, Capizzi e Caronia</div></h2><div>La moto e la strada diventano i protagonisti di un percorso che nel nostro caso è stato reso più interessante dai piccoli borghi medioevali o minuscoli centri abitati. Nel percorso si ha la passeggiata in velocità rallentata nel ritmo dalle soste per ammirare l’arte, il paesaggio, di questi paesi. L’obiettivo non è arrivare presto a destinazione, ma godere del movimento delle curve dei tornanti, ed arrivare a destinazione per scoprire quello che ci circonda.</div><div>Buon vino, ristoranti, aria tersa e tranquillità dettata dalla presenza di pochi mezzi, molte fotografie, un po di storia e la curiosità sarà soddisfatta, da archiviare secondo la vostra fantasia.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Nicosia</h3><div>Nicosia, è ricordata con diversi appellativi, “La Città dei 24 Baroni”, “La Città di San Felice” e “La Città dei Due Cristi” e proprio su quest’ultimo appellativo si basa il monumento, inaugurato in onore dei “Due Cristi”, si tratta di una piramide abbellita da tre pannelli realizzati con la tecnica del bassorilievo in cotto. Il primo ricorda l‘antica processione nella quale uscivano in contemporanea i due Cristi, fonte di liti tra le due fazioni di fedeli. Il secondo pannello, partendo dalla sinistra, è una rappresentazione della basilica di Santa Maria Maggiore. Dalla parte opposta è stata realizzata una rappresentazione della cattedrale di San Nicolò con piazza Garibaldi e la celebre torre campanaria.</div><div>Nicosia, la Città dei due Cristi, l’antica rivalità tra i mariani, dell’attuale Basilica di Santa Maria Maggiore di origine lombarda e devoti del Padre della Misericordia ed i nicoleti della cattedrale di San Nicolò, di rito bizantino, devoti al Padre della Provvidenza, rivalità e dispetti che la maggior parte delle volte sfociavano in risse durante la processione del Venerdì Santo e a cui pose fine monsignor Clemente Gaddi, allora vescovo della Diocesi, negli anni 50, uno denominati Padre della Provvidenza e l' altro Padre della Misericordia.</div><div>Nel dettaglio le principali cose da vedere:</div><div>Abitazioni e ruderi rupestri, Castello normanno di Nicosia, Duomo di San Nicolò, Basilica di Santa Maria Maggiore, Chiesa di San Vincenzo Ferreri totalmente affrescata da Guglielmo Borremans, Chiesa di San Biagio con pitture di Velasco, Chiesa di San Calogero, Chiesa del Santissimo Salvatore, Palazzi baronali, chiesa di San Micheleil Convento di Nicosia, punto di riferimento e di partenza per il percorso Nicosia/Gangi dei Cammini Francescani in Sicilia, la Settimana Santa, l’Infiorata, il Corteo storico di Carlo V.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Capizzi</h3><div>A Capizzi, Il Santuario di San Giacomo Apostolo Maggiore è conosciuto dal 1200 circa, come uno dei più importanti della Sicilia.</div><div>Il Santuario di San Giacomo di Capizzi, la chiesa iacopea più antica dell'Isola. Il culto risale al tempo dei &nbsp;Normanni. All' interno della chiesa si possono ammirare pregevoli affreschi di Giuseppe Crestadoro della scuola di Vito D'Anna raffiguranti alcuni azioni del Santo. Inoltre il Santuario accoglie all'interno una bellissima statua in marmo della Madonna del Soccorso opera realizzata nel 1517 da Antonello Gagini e un'affascinante statua di Santa Maria Greca o Madonna dell'Itria opera quattrocentesca in terracotta policroma. All'alba del 25 Luglio vi è l'antica tradizione di percorrere a piedi scalzi il lungo tragitto che il Santo il giorno 26, sorretto a spalle dai suoi devoti, compie per le strade della città. Il giorno 26 Luglio, verso le ore 16 il Santo viene trasferito, con suono di campane e applausi, dalla vara in oro zecchino dell'altare principale, alla vara massiccia neoclassica, indiscussa protagonista assieme al Santo della processione dei Miracoli. Verso le 18 ha inizio la processione del Santo. La vara portata a spalle dai devoti, con andata impetuosa, inizia il suo percorso per le tortuose e strette strade di Capizzi, accompagnata dal popolo festante, arrivati in Piazza Miracoli dove i portatori si lanciano con impeto e con tutto il peso della vara contro un muro, fino a far cedere il muro. Queste percosse con la vara del Santo contro il muro, sono chiamati Miracoli, San Giacomo, dopo aver compiuto i suoi Miracoli, ed aver assicurato una buona annata alla sua gente, lascia la Piazza, e continua il suo giro per la città . Infine sempre di corsa, il Santo rientra nel Santuario. Altre chiese Chiesa di S. Antonio abate, nel Collegio di Maria Chiesa di S. Antonio di Padova Chiesa di S. Sebastiano Chiesa della Madonna delle Grazie e la Chiesa di S. Bartolomeo. </div><div>Festività religiose, il 6 dicembre si festeggia il patrono, San Nicola di Bari; dal 16 al 26 luglio, San Giacomo e sfilata del corteo storico; dal 31 agosto al 3 settembre, S. Antonio da Padova, la domenica dopo Pasqua i simulacri di San Giovanni e della Madonna delle Grazie vengono portati in processione.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Cerami</h3><div>Cerami , di chiese, oggi ne esistono sette nel centro abitato: la matrice, dedicata a San Ambrogio, sant'Antonio abate, Madonna del Carmelo, San Sebastiano, San Benedetto, San Giuseppe delle anime del purgatorio, San Biaggio, la chiesetta del Crocifisso ed il santuario della Madonna della Lavina. Inoltre sono ancora visibili, ai piedi della rocca del castello, lato nord-est, i ruderi della chiesa di San Michele, e dell'omonimo convento. </div><div>Le festività, quasi tutte concentrate nel periodo estivo, hanno inizio l'ultimo sabato del mese di maggio, con i festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo. La prima domenica di luglio avviene l'"incontro" tra s. Giuseppe e Maria Santissima, mentre l'ultima domenica si svolgono i festeggiamenti in onore di Sant'Antonio Abate i quali sono preceduti, il giorno prima, dalla "Cavalcata". La seconda domenica di agosto si celebra la ricorrenza della Madonna SS. del Carmelo. Il 28 si festeggia il Protettore San Sebastiano. Questa ricorrenza è preceduta il giorno 27 dalla "'Ntrata u lauru": si tratta di una sfilata di bandiere di alloro che i credenti portano di peso sulla testa. La sera precedente ognuna di queste feste, ogni confraternita annuncia l'evento con rulli di tamburo e portando in processione le reliquie dei rispettivi Santi per le vie del paese, per giungere con i vespri nelle chiese interessate. Le festività si chiudono il 7 e l'8 settembre con le celebrazioni in onore della Madonna della. Suggestivo è poi il lungo pellegrinaggio attraverso cui i fedeli, la notte fra il 6 e il 7 settembre, rendono omaggio alla Madonna: partendo dal paese vicino, Troina, i pellegrini raggiungono a piedi, molti anche scalzi, il santuario. Inoltre Cerami, insieme a Nicosia, ospita uno dei più vivaci carnevali di Sicilia.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Caronia</h3><div>Il Castello di Caronia fu costruito in epoca normanna (XII secolo) probabilmente al tempo di re Ruggero. Il castello, oggi di proprietà privata, è uno degli edifici meglio conservati dell'architettura normanna in Sicilia. La chiesa di San Nicolò e quella della SS. Annunziata a Caronia Marina. Il Museo del Bosco è un museo etnoantropologico delle attività delle genti dei Nebrodi. La festa patronale ricade nel mese di Febbraio. </div><div>La Chiesa Madre dedicata a San Nicolò di Bari, vescovo di Mira &nbsp;risalente al 1168, fù ricostruita nel XVII secolo. Ad unica navata mostra sul portale una statua in marmo del Santo. Di rilievo, all'interno due quadri del 1700, raffiguranti San Francesco di Paola e la Sacra Famiglia;<br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 19 Sep 2022 16:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Big Bench siciliana o panchina gigante]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B1">La Big Bench siciliana o panchina gigante<div><br></div><div>La sua nascita risale al 2010, quando Chris Bangle realizzò la prima panchina gigante a Clavesana, nelle Langhe. Lui, Bangle, è un designer ha avuto l’idea di costruire un’installazione fuori scala, che permettesse al visitatore di tornare, in qualche modo, un bambino, meravigliandosi di fronte alla bellezza del mondo.</div><div>Un’esperienza unica, seduti con le gambe a penzoloni come se fossimo bambini, ci si scopre piccoli in un mondo grande, lasciati gli affanni per salirci, si è accolti dai colori e dai suoni della località, dalla luce, si ritorna piccoli innanzi alla bellezza del mondo che ci circonda e che ancora può stupirci, quelle panchine dove una volta si consumava il fiato per parlare, oggi si scaldano consumando batterie, eppure ci sono state panchine che erano incroci di vie, hanno dato forma ai sogni.</div><div><br></div><div>Tre sono le grandi panchine installate in Sicilia, l'iniziativa rientra nell'ambito del 'BIG BENCH COMMUNITY PROJECT (BBCP)' per il sostegno alle comunità locali, al turismo e alle eccellenze artigiane dei paesi in cui si trovano queste installazioni fuori scala.</div><div>Una a linguaglossa, una a centuripe, una a marsala.</div><div><br></div><div>Se volete andare alla ricerca delle Big Bench e dei territori che le ospitano, non dimenticate di farvi rilasciare e timbrare il passaporto e di condividere la vostra scoperta sul gruppo Facebook dedicato.</div><div><br></div><div>Linguaglossa &nbsp;<span class="fs12lh1-5">37.797500, 15.064444</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Centuripe &nbsp;</span><span class="fs12lh1-5">37.592139,14.802310</span></div><div><br></div><div>Marsala &nbsp;<span class="fs12lh1-5">37.898655, 12.472285</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 23 Jun 2022 15:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Palermo lontana dai percorsi turistici]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000B0"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Esiste una Palermo che non molti conoscono</h3><div><hr></div><div>Una Palermo lontana dai soliti giri turistici, va da se che sono molto importanti per prendere coscienza di una città dal passato glorioso, chiese e palazzi, ma ci sono anche delle residenze private che sono dei capolavori, per un esperienza culturale palazzi che uniscono autenticità, romanticismo e menoria storica.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Palazzo Conte Federico</h3><div>Uno che ci sentiamo di proporre è Il Palazzo Conte Federico è uno dei più vecchi e prestigiosi edifici di Palermo. Ubicato tra la Piazza Conte Federico e la Via dei Biscottari, è a pochi passi dal Palazzo Reale, dalla Cappella Palatina e dalla Cattedrale.</div><div>La parte più antica del palazzo è una torre arabo-normanna del XII secolo, denominata “Torre di Scrigno”, era posta sopra le mura a difesa della città e ne costituiva anche l’accesso con la porta di Busuemi.</div><div>Oggi nella torre è possibile ammirare due bellissime finestre: una bifora normanna ed una finestra aragonese dove troviamo gli stemmi autentici della Città di Palermo, degli Svevi e degli Aragonesi che la governarono.</div><div>Nei vari saloni, arredati con mobili originali e quadri di artisti dell’epoca, si possono ammirare i soffitti lignei dipinti del XVII secolo, gli affreschi settecenteschi.</div><div>Il palazzo è ancora al giorno d’oggi abitato <a href="https://www.contefederico.com/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.contefederico.com/</a></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Palazzo Cloos- Zingone Trabia</h3><div>Palazzo Cloos- Zingone Trabia, con il prospetto su via Lincoln, di fronte l’orto Botanico e con il Bastione dello Spasimo alle spalle, deve la sua bellezza all’agente Regio Rosario Cloos, che nel 1853 ne ristrutturò gli interni. </div><div>Tra idilliaci paesaggi neoclassici, le raffigurazioni, dallo scenografico piano nobile, fino all’alcova, caratterizzata da combinazioni di tratti geometrici e caratteri arabi, che narrano le influenze della cultura esotica di Palermo. https://www.terradamare.org/</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La chiesa dell'Immacolata Concezione è una chiesa di Palermo</h3><div>Si trova nell’antico quartiere del Capo, sita nel quartiere Capo, a poca distanza da Porta Carini, la Chiesa della Immacolata Concezione è la più importante testimonianza della Palermo barocca del seicento e del settecento, la Chiesa della Immacolata Concezione è famosa per la sua decorazione a marmi mischi, la tecnica di tarsie marmoree che dalla metà del Seicento dilagò in Sicilia, costituendo di fatto il contributo più originale alla civiltà del barocco europeo.</div><div>Fu l’Abbadessa Flavia Maria Aragona a finanziare tale opera.</div><div><a href="https://www.terradamare.org/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.terradamare.org/</a></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La camera blu o camera delle meraviglie Palermo</h3><div>Oggi sappiamo che la camera blu, nel cuore del centro storico di Palermo, a due passi dal Palazzo dei Normanni ribattezzata in Camera delle Meraviglie, è un luogo unico al mondo, è stata realizzata tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, i suoi numerosi simboli non sono del tutto casuali ma sono stati minuziosamente studiati nei minimi dettagli.</div><div>A cominciare dalle scritte che lette da destra a sinistra sono arabe, ma lette da sinistra a destra sono latine, ed in entrambe le lingue fanno riferimenti alla religione e a Dio.</div><div>O come il numero sette che si ripete frequentemente: la camera, perfettamente quadrata, è grande 3,5 mt per 3,5 mt; sette sono le righe delle scritte; sette sono le lucerne decorate su ogni parete; sette sono le aperture tra porte e finestre. </div><div><a href="www.terradamare.org/" rel="tag" class="imCssLink">www.terradamare.org/</a></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La Tonnara dell’Arenella</h3><div>La Tonnara dell’Arenella, l’edificio è anche denominata palazzina dei Quattro Pizzi, palazzina quadrangolare neogotica, così chiamata per le quattro guglie che la sovrastano. Unico edificio neogotico, questo, costruito da Giachery, i cui interessi erano rivolti piuttosto a progetti funzionali di architettura, con l’impianto della fabbrica, da industriale ad abitativa, ripropone gli stilemi delle architetture gotiche inglesi,</div><div><a href="https://casa-florio.business.site/" rel="tag" class="imCssLink">https://casa-florio.business.site/</a></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 16:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Perché bere una birra artigianale siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AE"><h2 class="imHeading2">Perché bere una birra artigianale siciliana</h2><div>Le birre artigianali si distinguono per le loro varietà, molte da scoprire altre da scegliere a seconda della stagione e degli abbinamenti gastronomici. <div>Le procedure artigianali con cui sono prodotte non fanno altro che permetterci di scoprire prodotti naturali locali e grazie all’inventiva dei produttori offrirci una produzione variegata, differenziata e tutta da assaporare.</div><div>Le birre artigianali rappresentano una scelta, di qualità. E’ importante lo stile del mastro birraio, la sua scelta delle materie prime utilizzate per la sua produzione del prodotto finale, limpide, torbide o corpose, per l’assenza della filtrazione, hanno lo scopo proprio di esaltare le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche della birra, il lievito ancora vitale può continuare a produrre composti che conferiscono aromi e profumi particolari.</div><div>Ne deriva che le birre artigianali sono uniche e con un gusto in continua evoluzione, non ne troverete una uguale all’altra. </div><div>Vi parliamo di birre ai Cristalli di Manna e Fiori di Frassino, vi permetteranno di viaggiare idealmente nel cuore del Parco delle Madonie, l’imprescindibile connubio uomo natura, in un rapporto di scambio, un omaggio ai contadini che hanno tramandato la tradizione della coltura della Manna e dell’incisione del frassino. </div><div>Ad una birra con grano biancolilla siciliano, fichi secchi e miele d’ape nera siciliana, o grano siciliano bucce di agrumi di sicilia e bacche di sommacco,</div><div>Di birre artigianali ispirate dai Monti Nebrodi, un territorio caratterizzato da fiumare, laghi, immense distese boschive e orizzonti sconfinati al cospetto dell’Etna, non troverete solo gli elementi essenziali quali acqua, malto d’orzo, luppolo, lievito.</div><div>Passando per il centro della Sicilia per gustare quella con l’aroma intenso di sensazioni tostate, specialmente note di caffè, liquirizia e cioccolato.</div><div>Potremmo continuare, cosi potremmo anche parlarvi della Sicilia attraverso le sue birre ai fichi d’india e miele di api nere.</div><div>In tutte le ex provincie siciliane troviamo microbirrifici, un percorso per giovani, dove la birra rappresenta una strada possibile, imprenditori pieni di idee con la voglia di presentare prodotti dal gusto innovativo, promuovono la tipicità ed il territorio.</div><div>Gustatevi una birra, troverete passione tradizione e potrete organizzare un tour per visitare le aziende e scoprire il territorio circostante, la storia, la natura, l’arte, tra splendidi monumenti, perché la Sicilia è ricca di opere antiche e moderne che lasciano senza fiato, e noi vogliamo mostrarvele.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 10 Apr 2022 08:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Cialoma, la pesca al tonno, la cucina del tonno nella tradizione isolana di Favignana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AD"><h2 class="imHeading2">La Cialoma, la pesca al tonno, la cucina del tonno nella tradizione isolana di Favignana</h2><div>Quando lo spazio diventa sempre più stretto, i corpi si dibattono, urtano l'uno sull'altro, s'infuriano, impazziscono. Il blu del mare si tinge di un'enorme chiazza di rossore. Il frastuono di colpi e di urti, di voci e di grida, accompagna lo spettacolo</div><div>Quando veniva ordinato di chiudere la porta della camera della morte, solitamente si intonava la cialoma iniziale, detta aiamola. A tal proposito, è utile rilevare che sono due le ipotesi degli studiosi circa la derivazione del termine cialoma-. secondo alcuni proviene dal greco kéleusma nel significato di urla o battuta dell'aguzzino per i rematori, secondo altri deriva dall'ebreo shalom, pace o saluto. Aiamola, invece, deriva dall'arabo aja aja maulay: "suvvia o mio creatore aiutaci". </div><div><br></div><div>Migliaia, decine di migliaia d tonni così, per sei mesi all'anno. Il mare deve essere come il deserto perchè i tonni d'avanguardia, correndo verso il sud, trovano l'ostacolo della rete e possano procedere lungo le pareti della stessa, il branco va ad infilarsi dentro un'anticamera, formata da quattro immense pareti di rete, anch'esse profonde dalla superficie fino ai fondali. Prima decine, poi centinaia e centinaia di tonni ad un certo momento si trovano affannosamente in questa prigione che non ha vie d'uscita. Il comando passa al rais, il pescatore più esperto, La morte del tonno ha davvero qualcosa di sacrale. Lentamente sulle barche si fa un grande silenzio, gli uomini stanno immobili nell'attesa, scrutando il volto impassibile del capo rais ed aspettando il suo segnale. Ecco il rais ha visto, ha alzato la mano: decine di uomini cominciano a tirare insieme e lungo una parete di quell'immensa stanza marina si apre una specie di saracinesca, dove i tonni s'infilano. Attimi sapienti di speranza, di ebbrezza, e infatti oltre quella soglia c'è una camera ancora più stretta che, a differenza della prima, ha una rete anche sul fondale, in modo che via via alzandosi porti tutti i tonni in superficie. E' la camera della morte. Ai quattro lati sono immobili le barche, sono dipinte di nero, le muciare. Gli uomini stanno lungo le murate con le corde nelle mani. Ecco l'altro segnale del rais. Tutti insieme decine di uomini cominciano a tirare la rete del fondale, le quattro pareti si restringono sempre più. </div><div>Gli uomini cantano, chiamano, urlano, invocano. Si dice che siano nenie lasciate dagli arabi, in cui si parla di morte, di vita e di amore, le cui parole si sono perdute nel tempo e sono rimati i suoni. </div><div>I tonni introdotti nello sciere venivano contati ed in relazione al loro numero venivano innalzate delle bandiere di diverso colore ed in diversi punti dello sciere stesso; una bandiera bianca a lato sud era il segnale di dieci tonni; la stessa ma posta al centro, era il segnale di venti tonni, una bandiera rossa di trenta, tre bandiere, una al centro e due ai lati, era quello di 50 tonni, mentre l'innalzamento di un pezzo di cappotto al centro era segno di cento o più tonni.</div><div>Tirando su i tonni, scandiscono il ritmo dei loro movimenti, celebrano la speranza di un’abbondante pesca cantano le cialome, antichissimi canti popolari di origine araba che scandiscono il ritmo dei movimenti dei tonnaroti, intonando le Cialome prima, durante e dopo la mattanza del tonno, tra il sacro e il profano, invocando Dio, la Madonna e i Santi cristiani al fine di potere godere di una ricca pesca. </div><div><br></div><div>Canti e rituali propiziatori che si perdono nella notte dei tempi tramandandosi di padre in figlio per generazioni.</div><div>Il titolo della cialoma è “Aja mola“, dall’arabo “ai ya mawla” (O mio Signore), questo il testo: Aja mola e vai avanti /Aja mola, aja mola / Gesu’ Cristu cu li santi /Aja mola, aja mola /E lu santu sarvaturi / Aja mola, aja mola / E criasti luna e suli / Aja mola, aja mola / E criasti tanta genti / Aja mola, aja mola / Virgini santa parturienti /Aja mola, aja mola / Virgini Santa parturiu / Aja mola, aja mola / Fici un figghiu comu Diu / Aja mola, aja mola / E pi nomi Gesù chiamau /Aja mola, aja mola / Assumma.</div><div><br></div><div>Eee Lina, Lina! è invece il canto che i tonnaroti fanno quando cominciano a tirare le reti in barca: </div><div>chi beddi capiddi teni a signorina / chi bedda facci teni a signorina / chi beddi occhi tenii a signorina / chi beddi aricchi teni a signorina / chi bedda vucca teni a signorina / chi beddu coddu teni a signorina / chi beddu pettu teni a signorina / chi beddi minni teni a signorina / chi bedda panza teni a signorina / chi beddu biddicu teni a signorina / chi beddu culu teni a signorina /chi beddi cosci teni a signorina / chi beddu sticchiu teni a signorina / e l’emu a maritari a signorina / viremu a cu ramu a signorina / e la ramu o Raisi a signorina e in coro: e Raisi si la marita a signorina</div><div><br></div><div>Se avete letto l’articolo non vi resta che visitare l’isola di Favignana, la più grande delle isole Egadi in provincia di Trapani, nella Sicilia occidentale, per assaporare il tonno in uno dei numerosi locali e buon appetito. </div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 15:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La traversata dello stretto di Messina a nuoto]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AC"><div><h2 class="imHeading2">La traversata dello stretto di Messina a nuoto, come unire due sponde</h2></div>Esiste una manifestazione sportiva, un circuito degli amanti del nuoto in acque libere, in cui tutti possono tuffarsi sia lago, sia esso mare.<div>Esistono anche nuotate in acque libere più impegnative del mondo, gli Oceans Seven, chi ha attraversato l'oceano a nuoto l'Oceano Atlantico, compiuta per la prima volta al mondo, partendo il 16 dicembre 1994 da Capo Verde e percorrendo 3.735 chilometri fino all'isola Barbados in America. Delage arrivò il 9 febbraio 1995, nuotando da 6 a 8 ore al giorno per 55 giorni.</div><div>Oggi vi parliamo d’una nuotata di 3,2 km tra Capo Peloro in Sicilia e Cannitello sulla costa calabra. </div><div>Il tratto di mare più breve tra Sicilia e Calabria, lo Stretto di Messina.</div><div>Proprio dove dimorano Scilla e Cariddi, il mostro Cariddi colei che risucchia, che si forma davanti alla spiaggia del Faro e l'altro mostro Scilla colei che dilania, di certo ne parlò Omero:</div><div><span class="fs12lh1-5">Odissea, XII:</span></div><div><span class="fs12lh1-5">L'altro scoglio, più basso tu lo vedrai, Odisseo, / vicini uno all'altro, / dall'uno potresti colpir l'altro di freccia. / Su questo c'è un fico grande, ricco di foglie; / e sotto Cariddi gloriosamente l'acqua livida assorbe. / Tre volte al giorno la vomita e tre la riassorbe / paurosamente. Ah, che tu non sia là quando riassorbe.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Odissea, XII</span><div><span class="fs12lh1-5">Scilla ivi alberga, che moleste grida / Di mandar non ristà. La costei voce / Altro non par che un guaiolar perenne / Di lattante cagnuol: ma Scilla è atroce / Mostro, e sino a un dio, che a lei si fesse, / Non mirerebbe in lei senza ribrezzo, / Dodici ha piedi, anteriori tutti, / Sei lunghissimi colli e su ciascuno / Spaventosa una testa, e nelle bocche / Di spessi denti un triplicato giro, / E la morte più amara di ogni dente.</span></div></div><div>Per questo motivo, nell'antichità, i naviganti stavano attenti &nbsp;e lontani da questi luoghi, figuriamoci attraversare a nuoto lo stretto, solo Ulisse spinto dalla curiosità del canto ammaliatore portatore di morte, turò le orecchie dei suoi compagni con dei tappi di cera e da questi si fece legare all'albero della sua nave per ascoltare il cantodelle sirene presenti in questo mare.<br></div><div>Ideata da Giovanni Fiannacca, recordman dello Stretto, per anni ha detenuto il tempo migliore per la traversata: 30 minuti e 50 secondi.</div><div>Se vi va di saperne di più avete la possibilità di conoscere una traversata, un pezzo di storia siciliana che va dai primi anni del 900 ad oggi. </div><div>Tra record, protagonisti di avventure in mare, quello che conta per chi è protagonista è lo spirito con la quale si affronta, chi vi attende dall’altra parte sarà una folla di appassionati, di amici, poca attrezzatura e molta volontà.</div><div>Con la prima bracciata inizia il viaggio la vostra emozione la catturerete all’arrivo.</div><div>Un'altra traversata è la Vulcano - Capo Milazzo, o Vulcano - Capo d’Orlando </div><div>Se vi va di saperne di più:</div><div><br></div><div><a href="http://www.baiadigrotta.it/index.html" rel="tag" class="imCssLink">http://www.baiadigrotta.it/index.html</a></div><div><a href="http://www.traversatadellostretto.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.traversatadellostretto.it/</a></div><div><a href="https://italianopenwatertour.com/" rel="tag" class="imCssLink">https://italianopenwatertour.com/</a></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 10:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Forti umbertini a Messina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AB"><div></div><div class="imTACenter"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Tra Storia e Natura: Un'Avventura ai Forti Umbertini di Messina, Sentinelle di Pietra con Vista sullo Stretto</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Se desideri scoprire le meraviglie di Messina, un'escursione ai Forti Umbertini è assolutamente imperdibile. Queste storiche fortificazioni, soprannominate sentinelle di pietra, offrono panorami spettacolari sullo Stretto di Messina, regalandoti un’esperienza unica che unisce storia, natura e avventura.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un'Escursione nel Cuore della Storia</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Costruiti tra il 1884 e il 1890, i Forti Umbertini furono eretti per proteggere lo Stretto di Messina da eventuali invasioni, formando un sistema difensivo unico al mondo. Disposti sulle due sponde dello Stretto, in Sicilia e Calabria, questi forti rappresentano un’imponente testimonianza di ingegneria militare e sono ancora oggi visibili in molte delle loro strutture originali.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La loro posizione strategica, a cavallo delle montagne che dominano il paesaggio, permette di godere di viste mozzafiato sul mare e sulla città di Messina. Durante l’escursione, percorrerai sentieri immersi nella natura, circondato dalle bellezze paesaggistiche uniche della zona, mentre il mare dello Stretto ti accompagnerà durante tutta l’avventura.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un Sistema Difensivo Straordinario</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">I Forti Umbertini furono eretti sotto il regno di Umberto I e costituiscono un sistema di venti postazioni fortificate che si estendono su entrambe le sponde dello Stretto. Ognuna di queste postazioni è stata progettata con una funzione ben precisa, garantendo una copertura completa del territorio circostante.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Questi forti, pur essendo costosi e poco utili in ambito bellico, furono costruiti con materiali di altissima qualità, progettati per resistere nel tempo. La loro struttura è caratterizzata da muratura solida, vani a botte, piazze d'armi e rampe simmetriche, che permettevano ai soldati di accedere rapidamente alle postazioni di tiro. Alcuni di questi forti presentano anche ponti levatoi e muri di cinta difesi da caponiere, per proteggere l'accesso principale.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ogni forte è stato costruito in posizione panoramica, con affacci privilegiati sulla distesa azzurra dello Stretto. Questi punti di vista sono stati scelti in modo strategico per garantire una visibilità completa su tutta la superficie dello Stretto, senza che le fortificazioni fossero visibili dal mare, poiché si trovano su rilievi di terra.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Cosa Resta Oggi dei Forti Umbertini?</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Molti dei Forti Umbertini sono ancora visibili e, grazie agli sforzi di appassionati e storici locali, alcuni sono stati riqualificati e aperti al pubblico con nuove funzioni, come musei storici, parchi ecologici, sedi culturali e ristoranti.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Oggi, questi forti sono ideali per passeggiate, trekking e tour in mountain bike, e offrono un’opportunità unica di esplorare il comprensorio collinare di Messina. Oltre alla bellezza naturale e alla storia che questi luoghi raccontano, puoi visitare alcuni dei forti più emblematici:</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Forte Cavalli: Situato sul Monte Gallo, a 330 metri di altitudine, è sede del Museo Storico della Fortificazione Permanente dello Stretto di Messina. Un luogo ideale per conoscere la storia delle fortificazioni.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Forte Ogliastri: Una delle batterie più antiche, situata nella zona nord di Messina.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Forte San Jachiddu: Sito a 330 metri di altezza, nella parte centrale della città, offre una panoramica eccezionale.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Forte Puntal Ferraro: Posizionato sui colli San Rizzo, a 500 metri di altitudine, regala una vista spettacolare sullo Stretto.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Forte Petrazza: Oggi sede di un Parco Sociale, è situato a Camaro Superiore, uno dei quartieri collinari di Messina.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Forte dei Centri: Sorge sopra l’abitato di Salice e offre uno degli scorci panoramici più belli della città.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Forte Serra la Croce: Costruito nel 1890, si trova nell’estremità nord della città ed è uno dei forti più affascinanti.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Forte Campone: Situato tra Musolino e Calvaruso, a 500 metri s.l.m., è uno dei punti più alti e panoramici.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un'Avventura tra Storia, Natura e Leggenda</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Lo Stretto di Messina è da sempre una porta di passaggio tra la Sicilia e la Calabria, una zona che ha ispirato miti e leggende, come quella di Scilla e Cariddi, i mostri marini che, secondo la mitologia, abitavano le acque dello Stretto e minacciavano le navi. Oggi, lo Stretto è il cuore pulsante della Sicilia e della Calabria, una regione che rappresenta un crocevia di culture, storie e paesaggi unici.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Durante il tuo tour ai Forti Umbertini, avrai anche l'opportunità di esplorare la straordinaria bellezza naturale della zona, con i suoi panorami mozzafiato sul mare che separa la Sicilia dalla Calabria. La posizione strategica di questi forti offre una visione senza pari dello Stretto, un tratto di mare che è stato testimone di secoli di storia, dalla conquista normanna della Sicilia nel 1061 d.C. fino alla battaglia di Lepanto nel 1571.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Come Visitare i Forti Umbertini</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">I forti sono sparsi in tutta la città di Messina e nei suoi dintorni. La visita ai forti può essere effettuata a piedi, in bici o con escursioni guidate che ti permetteranno di esplorare la storia e la bellezza del territorio. Molti dei forti sono accessibili durante tutto l'anno, ma ti consigliamo di verificare gli orari di apertura e le eventuali visite guidate.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Se stai cercando un'esperienza che combini avventura, storia e natura, i Forti Umbertini di Messina sono il posto ideale per te. Preparati ad essere sorpreso dalla bellezza di questi monumenti storici e dalle spettacolari viste panoramiche sullo Stretto.</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 08 Apr 2022 06:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Dalla triscele alla zagara, dai pupi alle pigne]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000AA"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Dalla Triscele alla zagara, dai pupi alle pigne, i simboli quando comunichi che sei siciliano</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Quando si parla di Sicilia, è impossibile non pensare ai suoi simboli iconici che raccontano storie e tradizioni uniche. </div><div class="imTACenter">La triscele, con il suo significato misterioso, rappresenta non solo il nostro legame con la storia, ma anche il dinamismo della nostra cultura. </div><div class="imTACenter">E che dire della zagara, il fiore d'arancio che profuma le nostre estati e rappresenta la bellezza semplice della vita siciliana? Non possiamo dimenticare i pupi, protagonisti di storie antiche che affascinano grandi e piccini, e le pigne, simbolo di fertilità e abbondanza. </div><div class="imTACenter">Ogni oggetto, ogni immagine, è una finestra aperta sulla nostra identità, un modo per comunicare chi siamo e da dove veniamo, tanto ai turisti quanto ai nostri stessi cuori.<br></div><div class="imTACenter">Simboli che rappresentano la nostra Isola nell'immaginario di turisti e visitatori </div><div class="imTACenter">Chiunque viene in vacanza o per una visita in Sicilia, come da tradizione, porta con sé un ricordo di questi.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Tra storia, tradizione e simboli, vi proponiamo i principali simboli della Sicilia che vengono riconosciuti a livello universale, così tanto per parlare.</div><div class="imTACenter"><br></div><div>La triscele simbolo della Sicilia</div><div class="imTACenter">Cominciamo dal simbolo per eccellenza: la triscele, che campeggia al centro delle bandiere sventolanti che rappresentano l’Isola, che significa letteralmente "tre gambe".</div><div class="imTACenter">Più comunemente chiamata “trinacria”, la triscele è il simbolo più antico della Sicilia. Si tratta della rappresentazione di un essere dalla testa femminile, posta al centro del simbolo, da cui partono tre gambe piegate ad angolo. L’aspetto della testa rimanda chiaramente alle gorgoni, mostri della mitologia greca i quali capelli erano dei serpenti. Successivamente, accanto alla testa vennero aggiunte delle piccole ali, che simboleggiano il trascorrere del tempo, e 3 spighe di grano, a rappresentazione della fertilità delle terre dell’Isola. La storia sulle origini di questo curioso simbolo è davvero molto complessa. La triscele è stata adottata dal Parlamento Siciliano come parte integrante della bandiera siciliana, in cui è stata posta al centro della bandiera, su sfondo giallo e rosso aranciato. </div><div class="imTACenter"><br></div><div>Il carretto siciliano</div><div class="imTACenter">Tra gli oggetti più “rassicuranti” e attualissimi c’è di sicuro il carretto siciliano.</div><div class="imTACenter">Un tempo non lontano, tra il XIX secolo fino alla seconda metà del XX secolo, il carretto era adibito a mezzo per trasportare carichi di merci particolarmente pesanti. E’ divenuto un oggetto d’arte artigianale, nonchè uno dei simboli siciliani più conosciuti in tutto il mondo. Esistono svariati tipi di carretto siciliano, tutti diversi in base alla zona dell’isola in cui vengono costruiti. Ogni città ha il suo carradori.</div><div class="imTACenter">Di rappresentazioni, non solo in stampa, in scala, in modellini tridimensionali, se ne trovano di tutti i materiali.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Chi viene in Sicilia si aspetta di mangiar bene la cucina mediterranea e ricerca principalmente, due tipiche preparazioni dolci: il cannolo, la cassata e la granita.</div><div>Il pupo siciliano</div><div class="imTACenter">Come non menzionare sua maestà il Pupo siciliano poi, già patrimonio Unesco grazie alla figura di Mimmo Cuticchio, patrimonio immateriale dell’umanità con i suoi cunti, è di sicuro sul podio dei simboli della Sicilia.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Tra gli oggetti, invece, più facili da acquistare e portarsi dietro come souvenir ci sono le pigne, di varie forme di ceramica, che pochi sanno è un dolce, a Messina ha una particolarità per metà al cioccolato per l’altra metà al limone.</div><div class="imTACenter"><br></div><div>Il marranzano o scaccia pensieri</div><div class="imTACenter">E il celeberrimo marranzano o scacciapensieri non lo vogliamo nominare.</div><div class="imTACenter">Lo scacciapensieri, divenuto famoso grazie anche al suo impiego nel cinema, sebbene fosse appunto più usato nell’antichità per far passare il tempo, oggi è ancora molto richiesto tanto che viene prodotto anche artigianalmente, fate attenzione alla lingua una vera trappola.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Per i più nostalgici, infine, per coloro i quali basta un sentore per ricreare nella propria mente la scoperta di questa terra ricca anche di profumi, non possiamo dimenticare la zagara, con i suoi fiori, il suo inconfondibile profumo e ricordo di spensieratezza.</div><div class="imTACenter"><br></div><div>La coppola, il cappello siciliano</div><div class="imTACenter">La coppola, anche chiamata còppula, è un berretto tipico della tradizione siciliana, in realtà ha origini recenti ed anglosassoni. Si pensa, infatti, che l’origine della parola “coppola” sia una traslitterazione dell’inglese ‘cap’, la cui traduzione è, appunto, cappello. L’uso della coppola, in Sicilia, sembrerebbe quindi risalire alla seconda metà dell’Ottocento, periodo in cui i nobili inglesi si recavano sull’isola per dedicarsi ai loro investimenti, ottimo sul carretto, il berretto, infatti, grazie anche alla sua piccola visiera, risultava essere perfetto per riparare gli occhi e la testa del pilota sia dai raggi del sole che dalla pioggia.</div><div class="imTACenter"><br></div><div>Le teste di moro siciliane</div><div class="imTACenter">Che ci dimentichiamo delle Teste di Moro in ceramica, sono un simbolo della Sicilia riconosciuto in tutto il mondo, trasudano emozione.</div><div class="imTACenter">Affonda le sue radici in un’antica leggenda che vide come protagonisti di una struggente vicenda un giovane Moro ed una bellissima fanciulla siciliana:</div><div class="imTACenter">"Si narra che intorno all’anno 1100 d. C., durante la dominazione dei Musulmani in Sicilia, detti anche Mori, nel quartiere arabo di Palermo detto “Al Hàlisah” l’eletta, presso il quartiere della Kalsa, vi abitasse una bellissima fanciulla che trascorreva le giornate a curare i fiori del suo balcone. Un giorno, un giovane moro, passando sotto il balcone della fanciulla, la notò mentre accudiva le sue piante e se ne invaghì perdutamente. </div><div class="imTACenter">Le dichiarò subito il suo amore e la bella ragazza, colpita dall’audacia del pretendente, ricambiò il sentimento.</div><div class="imTACenter">Purtroppo il giovane moro era già sposato e aveva un paio di figli e quando la fanciulla seppe che sarebbe partito per tornare dalla sua famiglia in Oriente, attese la notte e lo uccise in pieno sonno.</div><div class="imTACenter">Gli tagliò la testa, ne fece una “grasta” un vaso in cui piantò dell’odoroso basilico e lo mise in bella mostra fuori dal balcone. Il moro, così, non potendo più partire rimase per sempre con lei.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">No, non ci siamo dimenticati della lupara, ma ahimè per lupara non si intende il tipo di fucile, ma il modo di preparare i pallettoni, che vengono legati con del filo d'acciaio in modo da accrescere l'effetto dilaniante sulle carni dell’animale, il lupo che attaccava le pecore. Se diversamente impiegata la cartuccia era facile &nbsp;riconoscerla, metodo della lupara.</div><div class="imTACenter">Anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo" usa il termine per indicare non il fucile ma il suo munizionamento: "[...] lo hanno trovato morto [...] con dodici lupare nella schiena".</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 16:58:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il carretto siciliano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A9"><div><h3 class="imHeading3">Il carretto siciliano</h3></div>Il carretto siciliano è un mezzo a trazione equina adibito al trasporto merci, in uso in tutto il territorio siciliano dal XIX secolo fino alla seconda metà del XX secolo, fino a quando non divenne obsoleto a causa della crescente motorizzazione.<div>Veniva costruito con diverse qualità di legno, spesso fregiato da intagli, sgargianti decorazioni pittoriche, oggigiorno è divenuto un oggetto d'arte artigianale, nonché uno dei simboli dell'iconografia folcloristica siciliana.</div><div><br></div><div>Quando Guy de Maupassant, scrittore francese, nella Primavera del 1885, sbarcò a Palermo, la prima cosa che lo colpì fu proprio un carretto siciliano e lo definisce ” un rebus che cammina ” per il valore degli elementi decorativi.</div><div><br></div><div>Il carretto assume caratteristiche diverse a seconda della zona in cui viene prodotto.</div><div>Nel palermitano il carretto si presenta con sponde trapezoidali, con una tinta di fondo gialla e decorazioni prevalentemente geometriche. I temi rappresentati sugli scacchi variano tra cavalleresco e religioso, realizzati nelle tonalità basilari del rosso, del verde, del giallo e del blu, le sfumature sono ridotte all'essenziale e la prospettiva bidimensionale. </div><div>Nel catanese le sponde sono rettangolari, la tinta di fondo rossa come la lava dell'Etna e gli intagli e le decorazioni si presentano più ricercati e meglio rifiniti, c’è una ricerca maggiore nelle produzioni più si cerca la tridimensionalità prospettica, la gamma di tonalità si arricchisce e le sfumature e i chiaroscuri si fanno più incisivi.</div><div>Meno conosciuto è lo stile Vittoria, in cui il carretto presenta una struttura simile al catanese, riprende il rosso come colore di fondo, ma nelle tonalità si distingue per la sua caratteristica gradazione scura. Le pennellate, sia nei quadri che nelle decorazioni, sono caratterizzate da un tratto netto, istintivo, in contrapposizione alla ricercata pennellata del catanese.</div><div><br></div><div>Alla realizzazione del carretto partecipano diversi artigiani, ciascuno col proprio mestiere. </div><div>La prima fase è competenza del carradore, colui che costruisce il carretto e ne intaglia i fregi. </div><div>La seconda fase è affidata al fabbro, che forgia le parti metalliche quali i centuni, le estremità delle aste e il pregiato arabesco della cascia di fusu.</div><div>Quando la costruzione del carretto è ultimata il lavoro passa al pittore, che veste il carretto di colore e vivacità. Egli esegue inoltre i quadri rappresentanti le gesta cavalleresche, mitologiche, storiche o romanzesche che caratterizzano il carretto siciliano. </div><div>Patria indiscussa del carretto siciliano è la cittadina di Aci Sant'Antonio.</div><div><br></div><div>Fino a qualche anno, il carretto siciliano, veniva utilizzato per manifestazioni, a Campobello di Licata si tiene, sin dal 1737, "La Rietina",dove sfilano per la cittadina i carretti siciliani tradizionali trainati da cavalli addobbati e accompagnati da gruppi folkloristici. La Rietina è una manifestazione che si svolgeva in alcune località della provincia di Agrigento e che consisteva nella sfilata per i paesi di numerosi carretti siciliani trainati da cavalli addobbati e accompagnati da gruppi folkloristici. La più popolare si tiene a Campobello di Licata sin dal 1737. Al termine della sfilata inizia l'asta per aggiudicarsi la "bandiera della Madonna" che viene aggiudicata al miglior offerente; all'asta partecipano tutte le persone che hanno fatto una promessa ("Purmisioni") alla Madonna Dell'Aiuto, tale offerta poi verrà donata alla Chiesa di San Giovanni Battista Campobello di Licata.</div><div>Si svolge ogni anno ad agosto durante la ricorrenza della festa della Madonna dell'Aiuto e vedeva la partecipazione di carretti provenienti non solo dall'hinterland Agrigentino ma bensì dall'intera Regione siciliana. </div><div>A Canicattì in occasione della festa del Santissimo Crocifisso che si celebra il 3 maggio, si svolgeva una manifestazione: "La Rietina" dove sfilavano per la città i carretti siciliani tradizionali. </div><div>A Terrasini, nell'area metropolitana di Palermo, a Bronte, in provincia di Catania, e a Vittoria esistono i "Musei del Carretto Siciliano". </div><div>A Vizzini e a Trecastagni annualmente si organizzano sfilate dedicate al carretto siciliano.</div><div>A Barrafranca (EN), in occasione della celebrazione della festa della compatrona Maria Santissima della Stella (8 settembre),</div><div><br></div><div><a href="https://www.carrettigullotti.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.carrettigullotti.it/</a></div><div><br></div><div><a href="http://www.museodelcarrettovirgadavola.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.museodelcarrettovirgadavola.it/</a></div><div><br></div><div><a href="https://it-it.facebook.com/museodelcarrettosicilianoacisantantonio/" rel="tag" class="imCssLink">https://it-it.facebook.com/museodelcarrettosicilianoacisantantonio/</a></div><div><br></div><div><a href="https://www.beniculturali.it/luogo/museo-regionale-di-storia-naturale-e-mostra-permanente-del-carretto-siciliano" rel="tag" class="imCssLink">https://www.beniculturali.it/luogo/museo-regionale-di-storia-naturale-e-mostra-permanente-del-carretto-siciliano</a></div><div><br></div><div><a href="https://www.museoartecontemporanea.it/museo_dAumale/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.museoartecontemporanea.it/museo_dAumale/</a></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/BottegaMicheleDucato/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.facebook.com/BottegaMicheleDucato/</a></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 07 Apr 2022 16:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Attori e Gladiatori, imparare la storia...divertendosi]]></title>
			<author><![CDATA[https://aditusculture.com/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A8"><h2 class="imHeading2">Attori e Gladiatori, nella Neapolis di Siracusa</h2><div>Grazie alla straordinaria ricchezza della Neapolis di Siracusa, forse l’unico sito archeologico al mondo che ospita al suo interno sia un teatro greco che un anfiteatro romano, i bambini, in compagnia di un animatore, potranno scoprire in modo interessante e divertente l’evoluzione architettonica e funzionale di entrambi.</div><div><br></div><div>Prima tappa il teatro greco: qui i più piccoli potranno indossare la riproduzione di una delle tante maschere conservate al Museo di Lipari e cimentarsi con una breve messa in scena ispirata alla tragedia o alla commedia. Al termine di questa esperienza verranno condotti all’anfiteatro romano, dove attraverso il gioco potranno conoscere tutti i segreti dei gladiatori e imparare di più sul loro corredo per l’arena.</div><div><br></div><div>Questa esperienza unica, sensoriale e interattiva, sarà disponibile in modalità bilingue (italiano e inglese), per permettere a tutti i bambini di immergersi nella storia, divertendosi.</div><div><br></div><div>Parco Archeologico della Neapolis<div>Via Paradiso, 14</div><div>96100 - Siracusa (SR)</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 07:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Concorso letterario "Racconti dalla natura"]]></title>
			<author><![CDATA[www.historicaedizioni.com]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A7"><h2 class="imHeading2">Concorso letterario “Racconti dalla natura” - Historica edizioni</h2><div>Comunicato Stampa</div><div> </div><div>Indetto il concorso letterario “Racconti dalla natura”</div><div>Pubblicato il bando che si propone di promuovere alcuni dei migliori talenti della letteratura contemporanea italiana</div><div> </div><div>La casa editrice indipendente Historica edizioni (www.historicaedizioni.com) in collaborazione con il sito Cultora (www.cultora.it) indice il concorso letterario “Racconti dalla natura”. La partecipazione al concorso è gratuita e aperta a tutte le persone nate, residenti o domiciliate in Italia.</div><div>L’oggetto del concorso riguarda esclusivamente la sezione narrativa. Gli autori intenzionati a partecipare al concorso dovranno inviare racconti inediti e redatti in lingua italiana. Possono partecipare al medesimo testi già premiati in altri concorsi, purché sempre inediti e redatti in lingua italiana.</div><div>Gli elaborati dovranno essere inoltrati entro e non oltre il 10 aprile p.v. in formato word con nome, cognome, numero di telefono e nome del concorso al seguente indirizzo email: raccontinatura@gmail.com</div><div>I racconti vincitori saranno pubblicati da Historica edizioni in un libro che sarà disponibile nelle librerie (con distribuzione Libro.co), sul sito di Historica, nelle principali fiere della piccola e media Editoria cui parteciperà l’editore, e sui principali book-stores online.</div><div>Di seguito, il bando completo del concorso, visitabile anche all’indirizzo: http://www.historicaedizioni.com/concorso-letterario-racconti-dalla-natura-2022/</div><div><br></div><div>Concorso letterario “Racconti dalla natura”<div>Historica edizioni (www.historicaedizioni.com) in collaborazione con il sito Cultora (www.cultora.it) indice il concorso letterario “Racconti dalla natura”.</div><div>UNICA SEZIONE: NARRATIVA – Si accettano racconti a tema libero che non superino le 10.000 battute spazi inclusi. Sono ammesse eccezioni se gli elaborati superano di poco il limite prefisso. Ogni autore può inviare al massimo un racconto.</div><div> </div><div>TESTI – I testi devono essere in lingua italiana e inediti. Possono partecipare autori italiani e stranieri. Possono partecipare testi già premiati in altri concorsi e già pubblicati nel loro formato digitale</div><div> </div><div>COME INVIARE I RACCONTI – I concorrenti devono inviare il racconto in formato word, con nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e nome del Concorso, al seguente indirizzo mail: raccontinatura@gmail.com</div><div><br></div><div>CONDIZIONI DI PARTECIPAZIONE – La partecipazione è gratuita e aperta a tutte le persone nate, residenti o domiciliate in Italia.</div><div> </div><div>TERMINI DI INVIO – Inviare gli elaborati via mail entro e non oltre il 10 aprile 2022.</div><div> </div><div>DESIGNAZIONE DEI VINCITORI – Agli autori selezionati verrà inviata una mail con il responso.</div><div> </div><div>PREMI – I racconti vincitori verranno pubblicati da Historica edizioni in un libro che sarà in vendita nelle librerie (con distribuzione Libro.co), sul sito di Historica, alle principali fiere della piccola e media Editoria cui parteciperà l’editore e sui principali book-stores online.</div><div> </div><div>DIRITTI D’AUTORE – I diritti dei racconti rimangono di proprietà dei singoli Autori.</div><div> </div><div>INFORMAZIONI – Per informazioni scrivere a: raccontinatura@gmail.com</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 07:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Viaggio tra i luoghi di Pace siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A6"><h2 class="imHeading2">Viaggio tra i luoghi di "Pace siciliani", un tour che va oltre la città d'arte, dei parchi archeologici</h2><div><div><hr></div><div>Oggi vi porteremo in un viaggio emozionante tra i luoghi di Pace siciliani. Questi luoghi sono oasi di tranquillità e spiritualità, dove l'accoglienza è ispirata alla meditazione e al silenzio. Sono veri e propri centri di meditazione, che rappresentano un patrimonio prezioso di uno stile di vita che, purtroppo, si sta perdendo. Qui potrete fermarvi per riposare, riflettere, trovare pace interiore e cercare risposte. Siete pronti per questa esperienza unica? Allora, accomodatevi e lasciatevi trasportare in un mondo di serenità e armonia.<br></div><div>In viaggio tra i luoghi di Pace, luoghi di spiritualità, centri di meditazione dove l’accoglienza è ispirata alla meditazione e al silenzio, patrimonio di uno stile di vita che si va perdendo. <span class="fs12lh1-5">Fermarsi per riposare, riflettere, trovare pace e cercare risposte.</span></div></div><div><br></div><div>La campana della Pace di Antillo o campana dei dispersi di tutte le guerre</div><div><hr></div><div>La grande Campana per la Pace di Antillo venne installata a Pizzo Monaco, il punto più alto della Val d’Agrò, nel 2007 e inaugurata con una imponente cerimonia il 21 settembre di quell’anno. Un monumento dedicato ai dispersi di tutte le guerre ed eretto in memoria del sacrificio di quanti perirono nei conflitti. L’idea risale al 1983: nel 1992 un’antica fonderia completò e consegnò l’opera del peso di cinque tonnellate per sei metri di circonferenza, artisticamente istoriata con un disegno del pittore Piero Serboli, che riproduce l’immagine stilizzata di un uomo crocifisso a testa in giù circondato da mezzi bellici. </div><div>Antillo comune della Città Metropolitana di Messina, 480 m s.m., patrono Madonna della Provvidenza 19-22 agosto<br></div><div><br></div><div><div>Torretta Pepoli, ad Erice o Osservatorio permanente di Pace e Faro del Mediterraneo</div><div><hr></div><div>Torretta Pepoli, Osservatorio permanente di Pace e Faro del Mediterraneo, costruita sul monte Erice, fu fatta realizzare dal Conte Agostino Pepoli, di cui prende il nome, intorno il 1881. Costruita all’interno del giardino del Balio, <span class="fs12lh1-5">restaurata e riaperta al pubblico per scopi turistici e culturali, inaugurata come “Osservatorio permanente di Pace e Faro del Mediterraneo”. Al suo interno è stato allestito un Museo interattivo multimediale che permette al visitatore di compiere un excursus nella storia, nella cultura, nelle tradizioni della città di Erice e dei suoi personaggi, con la narrazione vocale del Conte Pepoli.</span></div><div>Chi era Agostino Pepoli?</div><div>Il conte Agostino Pepoli, (1848-1911), apparteneva all famiglia nobiliare dei Sieri Pepoli; cultore del bello e mecenate, intorno al 1870 fece costruire una “torretta” in stile liberty articolata su 4 livelli. Rifugio silenzioso per le sue meditazioni; ritrovo ideale, in quegli anni, di uomini di cultura, artisti e quali il letterato Ugo Antonio Amico, il musicologo Alberto Favara, l’archeologo Antonino Salinas, il ministro Nunzio Nasi e tanti altri. <span class="fs12lh1-5">Con la sua collezione privata fondò a Trapani nel 1906 il Museo Regionale Pepoli, anche con le opere d’arte ereditate da Michele Sieri Pepoli, fratello del padre.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">Èrice comune del Libero Consorzio comunale di Trapani, 751 m s.m., patrono Madonna di Custonaci ultimo mercoledì di agosto</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>La pagoda della Pace a Comiso</div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">La pagoda della Pace a Comiso, e</span>ra il 24 maggio 1998 viene eretta la bellissima Pagoda della Pace in cima ai monti Iblei, una delle pochissime pagode realizzate in Europa. La Pagoda è situata, infatti, in un luogo molto significativo: è al centro del Mediterraneo e a metà strada fra il Sud e il Nord. È considerata tra le più belle al mondo. Il tempio buddista è alto 16 metri ed ha un diametro di 15 metri, ha l’aspetto classico dello stupa indiano, e la sua cupola è rotonda con un pinnacolo finale, interamente rivestita di pietra locale di colore bianco ed è per questo che è visibile a chi guarda verso la collina di Canicarao.<br></div><div>Còmiso comune del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, 209 m s.m., patrono San Biagio seconda domenica di luglio</div><div><br></div><div>Il Villaggio Monte degli Ulivi a Riesi<br></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Villaggio Monte degli Ulivi è un complesso architettonico costituito da sei edifici progettati dall'architetto Leonardo Ricci all'estremità sud-orientale della città di Riesi in Sicilia. Fu costruito tra il 1963 e il 1966 per il centro diaconale "Servizio Cristiano", l</span><span class="fs12lh1-5">a motivazione di Vinay era contrastare la povertà, l'analfabetismo e la criminalità causati dal declino dell'estrazione di zolfo nella regione.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un villaggio vero e proprio, in cui si possano svolgere diverse attività: da quelle produttive a quelle culturali a una foresteria residenziale. </span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Rièsi comune del Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta, 330 m s.m., patrono: Maria Santissima della Catena seconda domenica di settembre</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 05 Apr 2022 06:57:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Progetto Marbled Week, dal 02/04/2022 AL 10/04/2022]]></title>
			<author><![CDATA[https://melagodoinsicilia.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A5"><h2 class="imHeading2">Una settimana nella Natura dei Pantani della Sicilia sud orientale Escursioni, corsi ed eventi</h2><div>La “Marbled week” nasce dall’idea che il progetto LIFE per la tutela dell’unica popolazione italiana di anatra marmorizzata (in inglese Marbled duck) diventi l’occasione per proporre un’esperienza di turismo <span class="fs12lh1-5">sostenibile. Nell’ambito del progetto LIFE Marbled Duck PSSO vi proponiamo una serie di iniziative per scoprire da vicino la ricchissima biodiversità dei pantani della Sicilia sud orientale e avere l’opportunità unica di osservare in natura una delle più rare anatre europee. Tra escursioni di birdwatching, corsi di identificazione degli uccelli e di fotografia naturalistica, non mancherà </span><span class="fs12lh1-5">l’occasione di sperimentare anche i prodotti tipici del territorio all’interno di aziende che operano </span><span class="fs12lh1-5">pienamente all’insegna della sostenibilità.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Workshop naturalistici</div><div>Workshop fotografici</div><div>Escursioni</div><div>Esperienze enogastronomiche</div><div><br></div><div>Visualizza il programma dettagliato <a href="https://melagodoinsicilia.it/itinerari-naturalistici/stiftung-pro-artenvielfalt/" rel="tag" class="imCssLink">https://melagodoinsicilia.it/itinerari-naturalistici/stiftung-pro-artenvielfalt/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 28 Mar 2022 16:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Pagoda della Pace a Comiso]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A3"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">La Pagoda della Pace a Comiso: Un Tuffo nel Buddismo in Sicilia</h3><div><hr></div><div>Immagina di trovarti nel cuore della Sicilia e di scoprire, quasi per magia, la Pagoda della Pace a Comiso. Questa imponente struttura bianca, alta ben 16 metri e sormontata da un pinnacolo, non è una comune attrazione turistica: è la prima pagoda buddista inaugurata in Italia, un autentico simbolo di pace e spiritualità che ha aperto le sue porte nel maggio del 1998.</div><div><br></div><div>La sua posizione non è casuale: i monaci buddisti l'hanno voluta erigere in un'area geologica particolare, proprio sulla faglia che unisce i continenti africano ed europeo. Per loro, questo è un punto energetico di grande rilevanza. Frutto di anni di dedizione da parte del monaco giapponese Morishita, appartenente all'Ordine dei monaci buddisti, la pagoda è rivestita interamente in pietra bianca locale, che le conferisce una visibilità straordinaria anche da lontano. Avvicinandoti, sarai accolto dalla figura dorata del Buddha, immerso in un'atmosfera di profonda serenità, ideale per chi cerca un momento di riflessione e spiritualità.</div><div><br></div><div>Comiso: Gioiello Barocco e Culla di Storia</div><div><hr></div><div>Comiso non è solo la Pagoda della Pace. Questo affascinante comune del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, situato a 209 metri sul livello del mare, ti accoglie con il suo aspetto settecentesco e un intricato labirinto di vicoli e scalinate che collegano i quartieri collinari a quelli in pianura. Ogni anno, il santo patrono San Biagio viene festeggiato con grande fervore ogni seconda domenica di luglio.<div><br></div><div>Comiso si trova nella parte sud-orientale della Sicilia, nella provincia di Ragusa, a circa 15 km dal mare Ionio. La città è incastonata all'interno di una valle che si estende tra le colline dell'entroterra ragusano, offrendo un paesaggio suggestivo. È facilmente raggiungibile tramite la strada statale 115, che la collega a Ragusa e ad altre località della zona. Inoltre, l'aeroporto di Comiso (Aeroporto di Ragusa) si trova nelle vicinanze, offrendo collegamenti con diverse destinazioni nazionali e internazionali.</div><div><br></div><div>La sua posizione nel sud-est dell'isola rende Comiso un ottimo punto di partenza per esplorare altre meraviglie della Sicilia orientale, come Ragusa, Modica, Scicli, città del barocco siciliano e le splendide spiagge della costa ragusana. Inoltre, Comiso è a pochi chilometri dal parco archeologico di Cava d'Ispica e da altri siti di grande valore storico e culturale.</div></div><div><br></div><div>Un viaggio attraverso la storia:</div><div><hr></div><div>Chiesa di San Francesco (o dell'Immacolata): Di origini duecentesche, questa chiesa medievale è un autentico scrigno. Ammira il chiostro cinquecentesco e, all'interno della cappella Naselli (1517), il mausoleo in marmo attribuito ad Antonello Gagini, un capolavoro dei secoli XV-XVI. Qui riposa Baldassarre II, il "Conte Rosso", in un sonno eterno raffigurato da un sarcofago sormontato da una formella con la Madonna col Bambino.</div><div><br></div><div>Castello dei Naselli: Risalente al Medioevo, con il suo mastio angolare, ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, ma conserva ancora il suo fascino imponente.</div><div><br></div><div>Chiesa Madre di Santa Maria delle Stelle: Costruita nel XV secolo e in gran parte ricostruita dopo il terremoto del 1693, vanta un magnifico soffitto ligneo affrescato con scene dell'Antico Testamento risalenti al XVII secolo.</div><div><br></div><div>Chiesa della Santissima Annunziata: Alla fine di una ripida scalinata, si erge questa costruzione in stile barocco (1772-93) con una suggestiva cupola neoclassica e un elegante campanile.</div><div><br></div><div>Chiesa di San Biagio: Di origine romanica, è stata ricostruita a navata unica dopo il devastante terremoto del 1693.</div><div><br></div><div>Comiso ha anche dato i natali a una figura di spicco della letteratura italiana, lo scrittore e critico Gesualdo Bufalino.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 19 Mar 2022 10:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’ultima opera del padre del linguaggio Liberty, Ernesto Basile]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A2"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L’ultima opera del padre del linguaggio Liberty, Ernesto </h3><div><hr></div><div>Ernesto Basile, figlio del linguaggio Liberty, nasce a Palermo il 31 gennaio 1857. Laureato nel 1878 alla Regia Scuola di Applicazioni per Architetti e Ingegneri di Palermo, è uno dei più importanti architetti italiani, noto per aver rivoluzionato l'architettura siciliana con uno stile unico che unisce il Liberty e le tradizioni locali.<div><br></div><div>La sua ultima opera, la Chiesa di Santa Rosalia a Palermo, iniziata nel 1928 e mai completata a causa della sua morte nel 1932, rappresenta il suo omaggio alla patrona della città. La chiesa fu costruita per sostituire la precedente chiesa di Santa Rosalia allo Stazzone, abbattuta per fare spazio al piano regolatore della città. La nuova chiesa si distingue per una facciata sobria e slanciata, con modanature e un timpano che si innalzano verso la cupola ottagonale, la quale si caratterizza per la bicromia. All'interno, dalla struttura semplice e a navata unica, si trova la statua di Santa Rosalia, realizzata dal famoso scultore Marabitti.</div><div><br></div><div>Uno degli altri capolavori di Basile è il Teatro Massimo di Palermo, una delle opere più significative della sua carriera. In questo periodo, Basile collabora con il pittore Ettore De Maria Bergler e con Vittorio Ducrot, titolare delle omonime officine. Questa collaborazione è alla base dello sviluppo di modelli stilistici che hanno segnato l’architettura siciliana tra la fine dell'Ottocento e il primo trentennio del Novecento.</div><div><br></div><div>Nel 1916, Basile progetta il Chiosco di Baudo in Piazza Castelnuovo a Palermo, un altro esempio della sua creatività. La sua partnership con l'industriale palermitano Vittorio Ducrot ha portato alla realizzazione di alcuni dei progetti più rilevanti del movimento Liberty europeo, sostenuti da facoltosi committenti siciliani, tra cui i Florio di Palermo, i Manganelli Majorca di Francavilla e i Moncada di Paternò.</div><div><br></div><div>La fama di Basile raggiunge il suo apice tra il 1898 e il 1918, periodo durante il quale la produzione architettonica siciliana si distingue come una delle più avanzate d'Italia e d'Europa. Tra le sue opere di rilevanza nazionale e internazionale, figura il progetto del Palazzo della Camera dei Deputati a Montecitorio, a Roma (1927), la sede della Cassa di Risparmio a Trapani (1918) e quella di Messina (1925-28).</div><div><br></div><div>A Messina, Basile si occupa anche della sistemazione degli spazi urbani, come Piazza Garibaldi (1921-1923) e Piazza del Popolo (1922), oltre a progettare il Monumento Ossario di Calatafimi. Tra le sue numerose realizzazioni, si ricordano anche le ville, gli stand espositivi e gli arredamenti in stile basiliano. Inoltre, progetta la Centrale Elettrica di Caltagirone e l'ampliamento del Grand Hotel et des Palmes di Palermo.</div><div><br></div><div>La figura di Ernesto Basile è fondamentale per comprendere l’evoluzione dell’architettura siciliana e il suo contributo al panorama internazionale del periodo Liberty. La sua opera lascia una traccia indelebile nella storia dell’arte e dell'architettura, testimoniando la grandezza di una stagione che ha saputo unire estetica, tradizione e innovazione.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 11 Mar 2022 16:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia delle donne il Festival del genio femminile in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A1"><h2 class="imHeading2">La Sicilia delle donne – Il Festival del genio femminile in Sicilia</h2><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">La Sicilia delle donne – Il Festival del genio femminile in Sicilia, che si svolgerà nel mese di marzo, la cui direzione artistica è curata da Marinella Fiume e Fulvia Toscano. </span><br></div><div><br></div><div>La Sicilia delle donne è alla sua seconda edizione. Nell’anno d’esordio il tema è stato le “Donne in scena” e la città di Trapani ha acceso i riflettori sull’attrice trapanese Virginia Balistrieri; quest’anno il festival è dedicato alle “Donne di carta: scrittrici di Sicilia e personaggi letterari” e varcherà anche lo stretto di Messina dando vita a due nuovissime iniziative: la Calabria e la Puglia delle donne. Saranno 72 gli eventi in Sicilia, per 85 figure di donne da narrare, <span class="fs12lh1-5">in Calabria è già pronta una prima edizione che coinvolgerà, nelle cinque provincie, altre 40 figure di donne raccontate per 25 incontri.</span></div><div><br></div><div>La Fidapa di Enna, la Società Dante Alighieri, sez. Enna, l’associazione Amici della Festa del Libro, il Sasso nello Stagno, Hennaion-biblioteca degli autori ennesi, la Compagnia dell’Arpa, l’IIS Napoleone Colajanni, Enna città che legge e il comune di Enna con il patrocinio ufficiale, presentano la loro, la Nostra Donna di carta Annamaria De Francisco Aveni.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 10 Mar 2022 07:26:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Miele, i prodotti, i musei]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_0000000A0"><div><h2 class="imHeading2">Il miele, i prodotti, i musei</h2></div><div>Fare conoscenza del miele, è un viaggio unico, appassionante nel gusto, per chi ha la curiosità di intraprenderlo. Come accade per i vini, la birra i formaggi, anche per i mieli il plurale è d’obbligo, visto le varietà di mieli legate al territorio.</div><div>E' si prodotto dalle api ma vivono, la vegetazione, i fiori, il clima e la qualità del territorio, queste caratteristiche conducono alla produzione di un miele sempre unico, che racchiude in sé tutte le caratteristiche del luogo.</div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">Casa Museo dell’Apicoltore a Zafferana</h3></div><div>Il 2 Aprile 2005 nasce la Casa Museo dell’Apicoltore a Zafferana, che intende valorizzare la produzione del miele, sensibilizzando le nuove generazioni a visitare il museo, per intraprendere un viaggio alla scoperta della vita delle api, la storia, l'evoluzione di questo insetto , del suo prodotto, percorso che ci conduce alla degustazione delle pregiate varietà di mieli.<br></div><div><a href="https://mieledisicilia.flazio.com/" rel="tag" class="imCssLink">https://mieledisicilia.flazio.com/</a><br></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Casa Museo dell’Apicoltura a Sortino – Casa do’ Fascitraru</h3><div>Per Sortino e<span class="fs12lh1-5"> l’economia locale il miele ricopre una scelta dettata dal luogo. Vista la sua incredibile tradizione, Sortino è definita come la Città del Miele.</span></div><div>A coronamento di questa tradizione, annualmente viene svolta a Sortino la Sagra del Miele, evento che promuove la specialità del miele ed allo stesso tempo valorizzare la cittadina, si svolge a fine settembre.<br><div>Cosa vedere alla Casa Museo dell’Apicoltura a Sortino</div><div>La Casa Museo dell’Apicoltura è strutturata in modo tale da ricreare le antiche case degli apicoltori di Sortino, i quali le utilizzavano non solo come loro abitazione ma anche per la produzione del miele, il quale sarebbe poi stato venduto in tutto territorio. </div></div><div><br></div><div>Esiste anche il Presidio Slow Food Italia Sicilia dell' Ape nera sicula<br></div><div>L’ape nera sicula (Apis mellifera siciliana) ha l’adome scurissimo e una peluria giallastra e le ali sono più piccole. Ha popolato per millenni la Sicilia e poi è stata abbandonata negli anni ’70 quando gli apicoltori siciliani sostituirono i bugni di legno di ferula (le casse a forma di parallelepipedo usate come arnie) e iniziarono a importare api. L’ape sicula rischiò in quegli anni la totale estinzione, evitata grazie agli studi e alle ricerche di un entomologo siciliano, Pietro Genduso.<br></div><div>Il miele di ape nera sicula non è invece diverso, dal punto di vista organolettico, da quello prodotto con le api di altre razze.<br></div><div><br></div><div><div><a href="http://www.apicoltorisiciliani.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.apicoltorisiciliani.it/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 12:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Museo la casa del Sapone a Sciacca]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009F"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Museo la casa del Sapone a Sciacca</h3></div><div><hr></div>Quando si parla di musei, il primo pensiero si dirige verso le collezioni d’arte, i quadri, alle sculture, qui siamo in Sicilia e vi proponiamo la Casa Museo del Sapone, a Sciacca, si trova in un vecchio fabbricato rurale dei primi dell’Ottocento, restaurato.<div>L’idea di creare questo spazio museale nasce dal desiderio di trasmettere notizie storiche e tecniche scientifiche a quanti volessero scoprire questo universo a molti sconosciuto.</div><div>Presso la Casa Museo del Sapone che è uno spazio museale dedicato alla storia del sapone, è possibile scoprire il mondo dei saponi, il sapone all’olio d’oliva, un prodotto tipico della tradizione mediterranea.</div><div>Il fabbricato in cui sorge ospita anche due presse e alcuni oggetti relativi alle attività rurali della zona.</div><div>Una visita alla Casa Museo del Sapone di Sciacca è un’ottima occasione per scoprire il territorio che ha molto da offrire.</div><div>La ricetta più semplice del sapone fatto in casa, è quella all’olio di oliva, metodo semplice per ottenere un prodotto naturale.</div><div>Le famiglie, in passato lo preparavano per le faccende domestiche, gli ingredienti che servono per ottenere il sapone fatto in casa sono: l’olio di oliva, soda caustica, cenere, acqua e zolfo .</div><div>Spesso le famiglie meno abbienti, erano soliti utilizzare l’olio del fondo delle giare, per non disperdere il prezioso oro verde. Si tratta quindi di una ricetta realizzata con prodotti comuni e dal prezzo basso, molto utile in un periodo in cui non si avevano grandi possibilità economiche.</div><div>La linea dei prodotti, va dal sapone classico all’olio extra vergine di oliva ed estratto dell’oliva, quello al ficondindia, mandarino e miele, o alla farina di polpa di carrube, il sapone all’aloe o quello al finocchietto e arancia rossa, al sapone alle mandorle.</div><div><br></div><div>Casa Museo del Sapone </div><div>Via Cartabubbo, 30</div><div>92019 Sciacca AG</div><div>Tel.: 0039 349 6087713</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.casamuseodelsapone.it/" class="imCssLink">https://www.casamuseodelsapone.it/</a></span><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 09 Mar 2022 07:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La mattonella di maiolica come arte contemporanea]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009E"><h2 class="imHeading2">Le maioliche e le mattonelle quale elemento di arredo</h2><div>Le maioliche specialmente quelle antiche, sono un elemento di arredo contribuiscono a dare personalità e carattere ad una casa. La mattonella decorata si rivela un mezzo versatile per dare colore e funzionalità agli ambienti.</div><div>Possoo servire per un tavolo da esterno, possono essere usate come decorazione sul muro esterno, dato che &nbsp;anche una singola maiolica è una piccola opera d’arte.</div><div>In Sicilia presso il Museo Epicentro e presso Il museo delle maioliche, potrete ammirare fin dove gli artisti e gli artigiani nei loro laboratori sono in grado di realizzare.</div><div><br></div><div>Poco distante dal centro di Barcellona in provincia di Messina, a Gala antico casale del passato storico, sorge il Museo Epicentro, unico nel suo genere, consente al visitatore di vivere l'arte in u<span class="fs12lh1-5">n giardino spirituale, una struttura particolare per una grande raccolta internazionale d'arte contemporanea su mattonelle.</span><div><span class="fs12lh1-5">Creato nel 1994 dall'artista Nino Abbate, che da un'idea "folle" partorita dalla sua fantasia creativa è riuscito a coinvolgere oltre novecento artisti affermati italiani e stranieri a imprimere una testimonianza della loro arte su delle mattonelle in cotto (pezzi unici).</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La vasta raccolta documenta la presenza dei principali esponenti storici dei movimenti e tendenze dell'Arte in Italia dal secondo dopoguerra fino ai nostri giorni.</span><br></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">A Palermo, la fontana del Genio della vicina Piazza Rivoluzione ha dato origine al nome della Casa Museo “Stanze al Genio” &nbsp;che ha sede in un appartamento privato all’interno di una parte del piano nobile di Palazzo Torre Pirajno. Il Palazzo si trova nel quartiere storico della Kalsa.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Le otto sale visitabili del piano nobile sono state interamente restaurate e tale intervento ha permesso di recuperare i decori originali, l</span><span class="fs12lh1-5">a collezione principale è costituita da mattonelle maiolicate siciliane e campane utilizzate come pavimenti e rivestimenti e realizzate tra il XV ed il XX secolo per il gusto ed il piacere di una società privilegiata come la nobiltà, la ricca borghesia e le comunità religiose. &nbsp;Con quasi 5000 esemplari esposti è una tra le più grandi collezioni aperte al pubblico in tutta Europa ed è stata suddivisa in base all’epoca ed alla provenienza geografica. </span><span class="fs12lh1-5">La distribuzione non è casuale in quanto le mattonelle in maiolica sono suddivise per epoca e provenienza geografica grazie al prezioso aiuto della storica dell’arte M.R.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Mar 2022 15:42:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Land art in Sicilia, l'arte nella natura]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009D"><h2 class="imHeading2">Land art in Sicilia, l'arte nella natura</h2><div>Land art in Sicilia, l'arte nella natura, ci occuperemo del rapporto tra gli artisti e l'ambiente, vedremo l’uso della terra e del paesaggio come materiale costitutivo dell’opera e le installazioni realizzate con elementi artificiali, nel luogo in cui si inseriscono.</div><div><br></div><div>Seconda metà degli anni Sessantain America, il clima culturale è in fermento, si vuole portare l'arte fuori dalle gallerie, dai musei, in contrasto con la ogica del mercato, <span class="fs12lh1-5">si impegnano nella realizzazione di</span><span class="fs12lh1-5"> opere senza prezzo né acquirente, </span><span class="fs12lh1-5">fanno divenire il paesaggio ed il materiale preso nel paesaggio, un modello d'arte. L'opera non occupa uno spazio ristretto, ma pone lo spettatore al suo interno, il luogo si trasforma, ponendosi come luogo di riqualificazione. Spesso </span><span class="fs12lh1-5">sono realizzate con materiali tratte dallo stesso ambiente in cui si inseriscono e tendono ad essere riassorbite dalla natura col passare del tempo, figure geometriche e non solo, create dall'uomo <a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/land-art-sicilia.php" rel="tag" class="imCssLink">...&gt;&gt;&gt;</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Mar 2022 10:04:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?land-art-in-sicilia,-l-arte-nella-natura</link>
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			<title><![CDATA[Embassy of Farm, Farm Cultural Park a Mazzarino]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009C"><h2 class="imHeading2">Inaugurata una seconda sede, il progetto di Farm Cultural Park</h2><span class="fs12lh1-5">Embassy of Farm, i</span>naugurata una seconda sede, <span class="fs12lh1-5">il progetto di Farm Cultural Park fa il bis aprendo una nuova sede in provincia di Caltanissetta e precisamente a Mazzarino, una delle città barocche della Sicilia orientale posta a 553 metri di quota e caratterizzata da numerose e pregevoli testimonianze come il Castello (‘U Cannuni), il Palazzo Alberti, il Convento dei Carmelitani, il Collegio dei Gesuiti, i resti del Castello di Garsiliato e numerose chiese costruite tra il XV e il XVIII secolo.</span><div>La nuova sede, si chiama “The Embassy of Farm” .</div><div><br></div><div>L’Ambasciata di Farm a Mazzarino è insediata nello storico palazzo della famiglia Bartoli.</div><div>Palazzo Bartoli è stato restaurato e riallestito mescolando opere d’arte contemporanea.</div><div><span class="fs12lh1-5">L’edificio ha il suo fulcro nel cortile d’onore ed è articolato da una serie di “padiglioni”: quello dell’“Accoglienza” con l’installazione di Motorefisico; quello della “Consapevolezza” ; quello del “Desiderio” ; quello della “Speranza” ; il “Salotto della città proibita” ; la Biblioteca del tempo; la piccola cappella e ulteriori stanze in cui affreschi e arredi antichi si mescolano con opere d’arte contemporanea. Altri spazi sono il Giardino del Riad, l’hortus pensile del Giardino di Pao e il Giardino dell’Amore.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 07 Mar 2022 09:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'aeropittura di Giulio D'Anna, il futurismo in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009B"><div><h2 class="imHeading2">L'aeropittura di Giulio D'anna futurista</h2></div><div>Giulio D'anna, vive spostandosi per le città siciliane a Palermo, a Partinico, a Messina. Fa parte della prima generazione dei futuristi siciliani, tra i quali, Vittorio Corona, Pippo Rizzo e Antonino Varvaro, punti di riferimento della sua attività artistica, di Renato Guttuso.</div><div>L'aeropittura in cui meglio si espime, è una declinazione del futurismo, mito della macchina, della modernità &nbsp;l'aeropittura manifesta l'entusiasmo per il volo e la velocità.</div><div><br></div><div>Del 1931 sono Aeroplani o Aurora Alata e Aeroplano il primo esposto nella sua personale di Messina in tempestiva contemporaneità con "il Manifesto dell'Aeropittura" redatto nel gennaio. Il tema lo stimola profondamente, tanto che Filippo Marinetti, visitando la sua personale, può dichiarare a proposito del dipinto: «Voi vedete che i piani alari sono diventati tre perché l'artista si preoccupa dello sdoppiamento dei piani nel senso della velocità. Si è preoccupato di dare la forma della macchina esterna, spostandosi dall'interno all'esterno. Si è preoccupato di dare l'essenza di questa sua macchina, che ha dato ingenuamente senza imitare, senza seguire il già fatto che è norma futurista...» Tra le opere più celebri di quel periodo ricordiamo: Aerodinamica femminile, La donna dell'aviatore e La Madonnina dell'aria.<br></div><div><br></div><div>D'Anna partecipò alle mostre organizzate dal Circolo Artistico Antonello, la mostra "Artisti Siciliani Contemporanei", &nbsp;&nbsp;e alla fine del 1972 il Circolo del tennis e della vela allestì la mostra "Omaggio a Giulio D'Anna e ai maestri della pittura contemporanei". È in quest'occasione che figura la presenza della tela Donna bionda, alla quale fa attualmente riferimento la Donna a mezzobusto esposta alla <a href="https://www.facebook.com/Galleria-dArte-Moderna-e-Contemporanea-Lucio-Barbera-1146469708857256/" rel="tag" class="imCssLink">Galleria Provinciale d'Arte Moderna e Contemporanea di Messina</a>.</div><div><br></div><div>Vittorio Corona<div><br></div><div>Giovanni Varvaro</div></div><div><br></div><div>Pippo Rizzo<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 06 Mar 2022 17:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Marsala, la fontana del vino, le architetture barocche, il vino Marsala]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000009A"><h2 class="imHeading2">Marsala e la fontana del vino di Fiume</h2><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Marsala e la fontana del vino, realizzata nel 1978 da Salvatore Fiume simboleggia, con la Baccante ed un asino scalciante che porta sulla groppa una botte, la generosità di una terra vocata all’agricoltura. Il gruppo scultoreo vuole evidenziare la coltivazione della vite e la produzione del vino. L’asino, è quell'elemento fondamentale nella vita contadina di un tempo, simbolo di trasporto nel territorio.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">La Fontana è situata in piazza Francesco Pizzo a Marsala ed è a dir poco mastodontica e bizzarra.<div>È scolpita in bronzo e ritrae una baccante, che rappresenta il vino, e un asino che porta una botte sul dorso.</div><div>È stata scolpita da Fiume ed intendeva risaltare, la tradizione vinicola, ed il valore del lavoro contadino nel panorama economico marsalese.</div><div>Salvatore Fiume nato a Comiso, è stato un pittore italiano. Fu anche scultore, architetto, scrittore e scenografo. </div><div>Dai suoi 22 ugelli doveva sgorgare vino.</div><div><br></div><div>La stessa fontana lancia principalmente due messaggi: il primo è rappresentato dalla baccante, e dai suoi seni usciva vino, non madre pronta a nutrire i figli con il latte materno, ma l’abbondanza del vino in questa terra, dove il Marsala è uno dei vini liquorosi più famosi al mondo e uno dei simboli più importanti della Sicilia.</div><div>La seconda allegoria è l'asino che rappresenta la "macchina da lavoro", capaci di ragliare e di cacciarsi le mosche con la coda, anticamente i contadini si servivano nelle campagne per lavorare. </div><div>Lo scultore siciliano Salvatore Fiume la donò alla città per omaggiare una terra dalla grande vocazione vinicola, circondati da vigneti e cantine.</div><div><br></div><div>Per i più curiosi non è l'unica statua dedicata all’asino, lo scultore Pietro Giambelluca, ha scolpito la Madre Madonita in groppa a una mula, per collocarla all’ingresso di Isnello. La giovane figura femminile, protegge il figlio in un abbraccio che diventa carezza e speranza in un avvenire per lui meno pesante o, quanto meno, sereno e radioso. </div><div>Lo stesso sant’Eligio, protettore degli asini, non ha mai fatto una grinza nel vedersi raffigurato dall’iconografia devota siciliana nell’atto di benedire un cavallo mutilato.</div><div><br></div></div><div class="imTACenter">Marsala è anche vino, architetture barocche e mulini a vento e saline, g<span class="fs12lh1-5">li arabi che gli dettero il nome: Marsa Allah significa Porto di Allah, a seguire i normanni e gli spagnoli che costruirono le sue chiese barocche. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Sono gli inglesi che inventarono a fine Settecento il Marsala, il vino liquoroso che rese la cittadina siciliana famosa nel mondo per il suo vino liquoroso.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il vino Marsala fu creato dall'inglese John Woodhouse che, arrivato in città nel 1773, apprezzò il Perpetum, il corposo e dolce vino locale, e ne inviò alcuni barili a Londra dopo averci aggiunto acquavite per conservarlo. Il risultato fu uno vino liquoroso che conquistò i palati britannici. Chi è interessato all'enologia siciliana non può perdere una visita presso la cantina di Donna Fugata, che ha rivoluzionato il settore rivalutando un vitigno come il Nero d'Avola.</span><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Una delle cose da fare a Marsala è fare tappa nelle cantine dei Florio, la più famosa famiglia dell'isola che nell'Ottocento, ma questa è un altra storia. </span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Un altro luogo da non perdere è la visita allo Stagnone con le sue saline tra i mulini a vento, uno dei paesaggi più spettacolari della Sicilia, da non perdere il tramonto sul sito archeologico di Mozia. La si può</span><span class="fs12lh1-5"> raggiunge in barca, l’isola di Pantaleo dove si trovano le rovine di Mozia. Nell'Ottocento l'isola fu acquistata da Joseph Whitaker, il nipote di un produttore inglese di vino Marsala appassionato di archeologia.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Marsala è anche famosa, perché qui sbarcò Garibaldi con i Mille.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Non vi abbiamo ancora parlato del centro storico della facciata barocca del Santuario dell'Addolorata, di in piazza della Repubblica, il fulcro della città, con la Loggia, il palazzo del Settecento con cortili porticati e una torre con orologio, sede del Municipio.</span><br></div><div class="imTACenter">La Chiesa Madre dedicata a San Tommaso di Canterbury. Il tempio che oggi appare con una facciata barocca è frutto della trasformazione nel XVII secolo del duomo normanno costruito nel 1172. al suo <span class="fs12lh1-5">interno, tre navate con 16 colonne in marmo ospita due statue di Antonello e Domenico Gagini, e nel transetto un dipinto di Antonello Riccio del Cinquecento. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Da visitare il Museo degli Arazzi, la Chiesa del Purgatorio, con l'elaborata facciata barocca a due ordini e di fronte una fontana del Settecento. </span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Una visita al Parco Archeologico sul promontorio con l'annesso Museo Archeologico, tra i reperti c'è il relitto di una nave punica. vicino al museo si trova la Chiesa di San Giovanni, costruita sulla Grotta della Sibilla scavata nella pietra e decorata con affreschi bizantini.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 05 Mar 2022 08:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Corleone e subito si pensa al Padrino don Vito]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000099"><h2 class="imHeading2">Corleone e subito si pensa al Padrino don Vito, Placido Rizzotto sindacalista e Pippo Rizzo pittore futurista</h2><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Corleone comune della Città metropolitana di Palermo, nel 1862 Garibaldi radunò nel bosco della frazione Ficuzza i suoi volontari, dove ha sede la neoclassica palazzina di caccia di Ferdinando III di Borbone.</div><div class="imTACenter">Di rilievo sono la chiesa matrice di San Martino, la chiesa del collegio di Maria, in stile rococò, la chiesa dei Cappuccini, che conserva all'interno pregevoli opere di intaglio ligneo, la chiesa del Salvatore, con stucchi e affreschi, la settecentesca chiesa dell'Addolorata e la Villa Comunale.<br></div><div class="imTACenter">Ai piedi del Castello Soprano, in rovina, si può ammirare uno spettacolo della natura, la Cascata delle Due Rocche formata dal salto del torrente San Leonardo, affluente del Fiume Belice, che crea un suggestivo laghetto naturale circondato dai resti di un acquedotto di fattura probabilmente araba. Il torrente con la cascata scorre all'interno di una vera gola naturale formando un canyon percorribile al suo interno nel periodo estivo. Una strada conduce al Convento del SS Salvatore, altro luogo suggestivo da visitare.<br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Presso il Castello Sottano, funge da Eremo Francescano dal </span><span class="fs12lh1-5">1960 e da allora è diventato il convento di Frati Minori Rinnovati, o frati francescani di Renweal, poveri francescani, ora è chiamata Eremo di San Bernardo, e hanno convertito il carcere in una cappella, e convento.</span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Corleone è anche una colonia albanese siciliana, da quando la popolazione Albanese d'Italia si stabilì esule in questi territori dal XV secolo sino al XVIII secolo, tuttavia, a differenza di quelli stanziatisi in Calabria, gli arbëreshë di Sicilia mostrano una componente greca.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Pippo Rizzo il futurista Siciliano</span></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Pippo Rizzo, nato a Corleone, </span><span class="fs12lh1-5">diventa capofila del movimento siciliano futurista. Rizzo riesce ad esprimere i colori assolati della sua terra in quel movimento dinamico tipico del futurismo.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Pippo Rizzo riesce ad inserisce il dinamismo nel panorama siciliano. Nelle sue opere l’osservatore si trova non davanti ad un quadro statico, ma dinamico, colori, piani inclinati, forme che accostate danno l'idea del dinamismo, si percepisce lo scorrere del tempo.</span><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">ha dipinto la tela, ha lavorato il marmo, l’alabastro e l’ottone. Fu organizzatore vivace di molte manifestazioni artistiche e scopritore di giovani talenti.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 12:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Promuoviamo il territorio, tra itinerari e proposte]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000098"><h2 class="imHeading2">Promuoviamo il territorio tra itinerari e proposte</h2><div><span class="fs12lh1-5">Promuoviamo il territorio, è un appello rivolto a chi ha una attività con finalità turistiche in Sicilia.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Sappiamo di disporre di un enorme potenziale turistico, la varietà degli ambienti , passando dal mare, alla montagna, ai vulcani attivi, borghi, città, i prodotti enogastronomici legati al territorio, le numerose cantine vinicole, il tartufo, i teatri di pietra ed una storia come pochi. </span><span class="fs12lh1-5">E tutto questo facilmente accessibile ed in breve tempo attraverso, il territorio c'è non resta che aumentare le sue potenzialità.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Faciamo rete e si cresce insieme, il marketing territoriale significa creare migliori offerte, soprattutto tende a valorizzare le potenzialità espresse ma latenti di un sistema locale, portarle a conoscenza degli interessati, non solo informazioni ma comunicazione.</div><div><br></div><div>Certamente attraverso adeguate politiche territoriali di promozione economica e sociale chi sa quali risultati, ma si aspetta, occorrono e si cercano investimenti ed investitori e capitali. </div><div><br></div><div>Su queste pagine si cerca collaborazione, insieme per incrementare, migliorare e valorizzare il turismo della nostra regione.</div><div>Nessuna sfida, solo la capacità di rafforzare la produzione, la conoscenza, la specificità dei singoli territori, un sistema locale regionale aperto.<div>Non ci sono schede da compilare, manuali da leggere, richieste da formulare, dovete semplicemente fornire qualche informazione perchè possa essere puvbblicata, con l'unica finalità di ampliare la scelta e l'informazione turistica.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 15:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La prima guida ai ristoranti “Family Friendly” italiani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000097"><h2 class="imHeading2">La prima guida ai ristoranti “Family Friendly” italiani</h2><div>Sono più di trecento su tutto il territorio nazionale i ristoranti mappati per la prima guida “Family Friendly” realizzata dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori e dall’Associazione “Dipartimento Solidarietà Emergenze – Federazione Italiana Cuochi”, sostenuta dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia con il patrocinio della Federazione Italiana Cuochi. <div>Il progetto nasce con l’obiettivo di incoraggiare le famiglie con figli ad avere uno strumento utile per conoscere la ristorazione con servizi per le famiglie, la guida svolge anche un’azione di sensibilizzazione verso i ristoratori che saranno aiutati a progettare menu ad hoc.</div><div>Si sa tenere i bimbi fermi al tavolo, per un lungo periodo è cosa ardua, qualcuno si è posto la domanda ed ha trovato una soluzione, su come devono essere i ristoranti più attrezzati, quali caratteristiche devono avere, per chi vuole uscire fuori con la propria famiglia. </div><div>Non si tratta di luoghi infantili, ma di luoghi accoglienti, che sono sensibili alle esigenze dei clienti adulti e bambini</div><div>“La nostra guida di ristoranti Family Friendly, ha permesso di creare la prima rete in Italia di buona accoglienza per i genitori con figli piccoli”, afferma il Direttore Generale del MOIGE “</div><div>Realizzata in partenariato con il Dipartimento Solidarietà Emergenze della Federazione Italiana Cuochi, la guida svolge anche un’azione di sensibilizzazione verso i ristoratori che saranno aiutati a progettare menu ad hoc con piatti sani e bilanciati. Inoltre, il Dipartimento e MOIGE predisporranno due vademecum: uno di regole comuni per i ristoranti selezionati e uno dedicato alle famiglie con consigli pratici per vivere un’esperienza piacevole anche nei luoghi “non attrezzati”.</div><div>I Ristoranti Family Friendly sono un’importante risorsa per la collettività, che vuole creare rete tra ristoratori utili alle famiglie. </div><div>L’esperienza di consumare al ristorante offre vantaggi e stimoli perché i bambini scoprono nuove abitudini e nuovi sapori, i ristoratori scoprono che l’attenzione ai bisogni dei bambini può rivelarsi fonte di soddisfazioni economiche e professionali.</div><div>Questa iniziativa, vuole offrire un servizio mirato, permettendo alle famiglie l’interesse comune. </div><div>La guida Ristoranti “Family Friendly” è disponibile in formato cartaceo, sul sito web www.ristorantifamilyfriendly.it e tramite APP Ristoranti Family Friendly scaricabile da App Store e Play Store.</div><div>I ristoranti presenti nella guida saranno altresì riconoscibili anche grazie ad una apposita vetrofania sulla porta del ristorante e al logo della guida sul loro sito web.</div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Jan 2022 13:28:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-prima-guida-ai-ristoranti--family-friendly--italiani</link>
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			<title><![CDATA[La leggenda della Croce vecchia di 2000 anni a Casteltermini]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000096"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Casteltermini e la Santa Croce: un viaggio tra fede, storia e paesaggi minerari</h3><div><hr><div>Nel cuore della provincia di Agrigento, Casteltermini sorge su un territorio dove la storia della terra e quella dell'uomo si intrecciano indissolubilmente. Celebre per custodire la croce lignea più antica del mondo, il comune offre molto di più: un mix affascinante di architettura religiosa e archeologia industriale.</div><div><br></div><div>La Santa Croce: un mistero del 12 d.C.</div><div>La visita non può che iniziare dall’Eremo di Santa Croce, situato a pochi chilometri dal centro. Qui si conserva la celebre Croce di quercia che, secondo le analisi scientifiche, risale all'anno 12 d.C.</div><div><br></div><div>La Leggenda: Il ritrovamento miracoloso da parte di un pastore e delle sue mucche è ancora oggi il cuore dell'identità locale.</div><div><br></div><div>La Festa del Tataratà: Se visitate Casteltermini a maggio, non perdete la Festa di Santa Croce. È uno degli eventi più spettacolari della Sicilia, caratterizzato dalla danza armata del Tataratà, un antico rito che rievoca lotte secolari tra Mori e Cristiani con spettacolari duelli di spade reali.</div><div><br></div><div>Esplorare Casteltermini: il centro storico</div><div>Il borgo di Casteltermini, fondato nel 1629 da Gian Vincenzo Maria de Maria, vanta una pianta urbana armoniosa:</div><div><br></div><div>Piazza Duomo: Il cuore della vita cittadina, dove svetta la Chiesa Madre, dedicata a San Vincenzo Ferreri. La sua imponente facciata in pietra arenaria locale si accende di colori caldi al tramonto.</div><div><br></div><div>Chiesa di San Giuseppe: Un altro esempio di devozione barocca che merita una sosta per i preziosi arredi interni.</div><div><br></div><div>Il Teatro Comunale: Una piccola perla culturale che testimonia la vivacità intellettuale del comune.</div><div><br></div><div>Nei dintorni: tra miniere e natura</div><div>Casteltermini si trova in una zona storicamente legata all'estrazione dello zolfo, un elemento che ha segnato profondamente il paesaggio e l'anima del territorio.</div><div><br></div><div>La Miniera Cozzo Disi</div><div>Situata a breve distanza dal centro, è stata una delle miniere di zolfo più importanti d'Europa. Oggi è un sito di archeologia industriale di immenso valore. Passeggiare nei pressi delle sue strutture permette di comprendere la fatica e la ricchezza che questo "oro giallo" ha portato in Sicilia.</div><div><br></div><div>Riserva Naturale Monte Cammarata</div><div>Per gli amanti del trekking e della natura, a pochi chilometri si trova il massiccio del Monte Cammarata, la vetta più alta dei Monti Sicani. Dai suoi sentieri si gode di una vista mozzafiato che spazia dall'Etna fino al mare di Agrigento. È il luogo ideale per un picnic o una passeggiata tra boschi di querce e aceri.</div><div><br></div><div>I Borghi Sicani: Cammarata e San Giovanni Gemini</div><div>Approfittate della vicinanza per visitare questi due comuni "gemelli". Cammarata, con il suo borgo medievale arrampicato sulla montagna, offre scorci fotografici unici, stradine strette e una tradizione gastronomica legata ai formaggi d'eccellenza.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Non lasciate Casteltermini senza aver assaggiato il pane locale condito e i dolci di mandorla.</span><br></div><div><br></div><div>Quando andare: Il mese di maggio è il migliore per vivere l'energia della Sagra del Tataratà, ma l'autunno offre colori splendidi per esplorare le miniere e i sentieri naturali.</div><div><br></div><div>Casteltermini è una tappa fondamentale per chi desidera una Sicilia lontana dai soliti circuiti, dove la fede millenaria e il passato minerario creano un'atmosfera sospesa nel tempo.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 15:43:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-leggenda-della-croce-vecchia-di-2000-anni-a-casteltermini</link>
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			<title><![CDATA[Spuma e le bibite artigianali siciliane]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000094"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Bibite artigianali siciliane, gli aromi del territorio</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Bibite artigianali siciliane: gli aromi autentici del territorio<div>Questa non è una semplice guida agli aperitivi analcolici vintage, ma un viaggio dedicato ai nostalgici e a chi vuole riscoprire i sapori di un tempo. Le bibite artigianali siciliane non sono solo bevande: sono frammenti di storia che custodiscono i profumi di un’isola baciata dal sole.</div><div><br></div><div>Il rito del Chiosco: un'oasi urbana</div><div>In Sicilia, l'importanza di offrire una bibita rinfrescante è un'usanza antica, un rito tramandato di generazione in generazione. Questo cerimoniale accompagnava la calura dei mesi estivi, lasciando un ricordo di refrigerio che durava per tutto l’inverno.</div><div><br></div><div>Cuore pulsante di questa tradizione sono i chioschi. Un tempo onnipresenti nei centri cittadini, oggi sono gemme preziose che resistono al tempo: vere e proprie oasi dove rinfrescarsi e ritrovarsi per scambiare due chiacchiere.</div><div><br></div><div>Le tre icone della tradizione</div><div>1. Il Seltz, limone e sale</div><div>Potremmo definirlo il "re dei chioschi". Più che una bevanda, è un rituale immediato e rinvigorente. Preparato con acqua gassata ad alta pressione (seltz), succo di limone fresco e un pizzico di sale marino, è l'indiscusso protagonista dell'estate. Oltre a dissetare istantaneamente, è il dopo pasto ideale per favorire la digestione dopo i ricchi pranzi siciliani.</div><div><br></div><div>2. La Spuma (o "Champagnino dei poveri")</div><div>Dal caratteristico colore ambrato e dal sapore dolce e speziato, la Spuma era la bibita delle feste popolari. Veniva chiamata ironicamente lo "champagnino dei poveri" per le sue bollicine vivaci che permettevano a tutti di brindare con allegria, evocando atmosfere eleganti con ingredienti semplici e genuini.</div><div><br></div><div>3. Acqua e Anice (lo Zammù)</div><div>L'anice, o zammù in dialetto, è l'essenza stessa della freschezza. Poche gocce di distillato di anice in un bicchiere di acqua ghiacciata creano quella nuvola bianca lattiginosa capace di abbassare la temperatura corporea anche nelle giornate di scirocco più intenso. Un rimedio antico che profuma di storia araba e mediterranea.</div><div><br></div><div>Un patrimonio da sorseggiare</div><div>La Sicilia è una terra di contrasti, che spaziano dal mare alla montagna. Non stupisce, quindi, che le sue bibite artigianali siano nate da antiche ricette che utilizzano le materie prime del luogo: agrumi succosi, erbe aromatiche e acque sorgive. Scegliere una bibita tradizionale oggi significa sostenere una filiera che custodisce l'identità del territorio.</div><div><br></div><div>Curiosità: Se vi trovate a passeggiare per Catania o Palermo, cercate i chioschi storici e chiedete un "completo": scoprirete come il tempo, in Sicilia, possa essere fermato con un semplice bicchiere d'acqua e limone.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 18:07:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Film ambientati in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Sicilia Film]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000093"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Sicilia film</h3></div><div><hr></div><div>Sicilia Film: L’Isola come Set Cinematografico Permanente<div>Quando si pensa alla Sicilia, l’immagine corre subito alle spiagge dorate e al mare cristallino. Tuttavia, esiste un altro modo per esplorare questa terra: seguire le tracce dei grandi registi che l'hanno scelta come musa ispiratrice.</div><div><br></div><div>Sul portale Sicilia Film è disponibile una raccolta completa e organica di tutti i film girati e ambientati nell'isola, dalle origini del cinema muto fino alle produzioni contemporanee. Una risorsa preziosa per scoprire non solo le pellicole, ma anche i registi e gli attori siciliani che hanno segnato la storia del cinema mondiale.</div><div><br></div><div>Un viaggio tra i set più iconici</div><div>La Sicilia, con la sua infinita gamma di colori e i suoi contrasti mozzafiato, ha fatto innamorare cineasti di ogni epoca. Tra un itinerario culturale e un bagno al mare, scoprirete che molti comuni siciliani sono stati trasformati in set a cielo aperto:</div><div><br></div><div>Il fascino dei borghi: Località spesso fuori dai circuiti di massa che hanno prestato le proprie piazze e i propri vicoli per raccontare storie indimenticabili.</div><div><br></div><div>Paesaggi d'autore: Dalle aride terre dell'entroterra alle scogliere vulcaniche, ogni inquadratura contribuisce a definire lo stile e il ritmo narrativo che hanno reso celebre il cinema "made in Sicily".</div><div><br></div><div>Cineturismo: Guardare questi film fa nascere il desiderio di visitare i luoghi delle riprese dal vivo, per respirare la stessa atmosfera vissuta dagli attori e comprendere meglio l'anima profonda dell'isola.</div><div><br></div><div>Perché consultare Sicilia Film?</div><div>Che siate appassionati di grandi classici o amanti delle serie TV moderne, il sito offre schede dettagliate e facilmente consultabili per organizzare il vostro personale itinerario cinematografico.</div><div><br></div><div>Visitare la Sicilia seguendo i luoghi del cinema significa scoprire l'essenza stessa dell'isola, dove la realtà e la finzione si fondono in una bellezza senza tempo.</div><div><br></div><div>Scopri di più: Esplora il database completo su Sicilia Film - Il portale del cinema in Sicilia.</div></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://siciliafilm.wordpress.com/" rel="tag" class="imCssLink">https://siciliafilm.wordpress.com/</a></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 18:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Show cooking]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000092"><h2 class="imHeading2">La formula dello show cooking</h2><div>La formula dello show cooking è molto semplice: si mangia e si impara allo stesso tempo.</div><div>Pochi offrono la possibilità di partecipare ad eventi culturali ed enogastronomici come degustazioni e showcooking, che altro non è che se non uno spettacolo nel quale uno chef si mette in mostra e cucina dal vivo, svelando trucchi e ricette dei piatti che sta preparando, ogni piatto viene descritto e illustrato a tutti i commensali, i quali possono fare domande, oltre ad assaggiare un menu ricercato ed imparare nuove ricette legate al territorio. Oltre ad essere uno spettacolo di forte impatto scenografico è anche una proposta alternativa per intrattenere gli ospiti e rendere il proprio evento unico.</div><div>Una dimostrazione o una degustazione per scoprire cosa c’è dietro a quel piatto.</div><div><br></div><div>Si potrebbero scoprire i segreti della cucina siciliana partecipando ai corsi di cucina<div>Per chi ama i piatti della cucina tradizionale siciliana, chi vorrebbe imparare i processi di preparazione di ogni ricetta.</div><div>Corsi di cucina amatoriali per turisti o semplici appassionati che vorrebbero apprendere i trucchi del mestiere.</div><div>Partecipare ad un corso significherà, non solo poter conosce la cucina siciliana, ma ottenere quelle informazioni necessarie oltre assistere ad un vero e proprio show cooking perché lo chef cucinerà insieme a te, davanti i partecipanti, gomito a gomito.</div><div>Non resta che metterti alla prova, indossare il grembiule da cucina, afferra gli utensili e prendi parte a una lezione di cucina privata, imparando alcuni segreti dell’arte culinaria, guidati nella preparazione di tipici piatti siciliani.</div><div><br></div><div><br></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 04 Dec 2021 18:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[A Favignana il Gin con i profumi dell'isola]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000091"><div><h2 class="imHeading2">A Favignana nell’arcipelago delle Isole Egadi, nasce il Gin</h2></div><div><hr></div><div>A Favignana nell’arcipelago delle Isole Egadi, nasce il Gin con i profumi dell'isola. E' la scommessa di tre produttori, il marchio parla da solo: “Isola di Favignana Gin”, vi avevamo lasciati con il Rum d'Avola, la Vodka dell'Etna adesso è tempo di Gin.</div><div><br></div><div>Oltre che apprezzata per le sue meravigliose spiagge, si può far visita a quello che oggi è il museo che in passato era la Tonnara della famigli Florio. Il tonno di Favignana e famoso e riconosciuto in tutto il mondo.<br></div><div><br></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Il gin è una bevanda alcolica incolore, solitamente ottenuta distillando un prodotto fermentato di cereali o patate, in cui viene macerata una miscela di erbe, spezie e bacche. Ciò che distingue il gin è l'uso di botanicals (erbe, spezie e sostanze aromatizzanti utilizzate per creare un aroma unico), che variano a seconda della ricetta segreta di ciascun mastro distillatore.</span><br></div><div><br></div><div>Il Gin Isola di Favignana sarà prodotto con alcol di grano tenero di alta qualità, bacche di ginepro, semi di coriandolo, radice di angelica, scorze di limone, foglie di ulivo e foglie di mirto selvatico. Inoltre, conterrà sei botaniche endemiche di Favignana: elicriso, camomilla romana, assenzio romano, menta dolce, rosmarino e verbena .</div></div><div><br></div><div>Il Gin Isola di Favignana sarà composto da alcol da grano tenero di alta qualità, bacche di ginepro, semi di coriandolo, radice di angelica, scorze di limone, foglie di ulivo, foglie di mirto selvatico, a cui si aggiungono sei botaniche endemiche di Favignana: elicriso, camomilla romana, assenzio, menta dolce, rosmarino, verbena.</div><div><br></div><div><div><a href="https://isoladifavignana.store/" rel="tag" class="imCssLink">https://isoladifavignana.store/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Nov 2021 06:25:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?a-favignana-il-gin-con-i-profumi-dell-isola</link>
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			<title><![CDATA[Tradizioni e folklore la Pasqua in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000090"><div><h2 class="imHeading2">Le festività pasquali in Sicilia</h2></div><div>Le festività pasquali sono un momento molto importante in Sicilia. Le strade delle grandi città e dei piccoli paesi si riempiono di manifestazioni sacre che animano l'atmosfera. Le tradizioni pasquali in Sicilia hanno radici secolari e sono uniche nel loro genere. Durante questi giorni, è possibile assistere a processioni religiose, spettacoli teatrali e concerti che celebrano la Pasqua. È un momento in cui la comunità si unisce per onorare la tradizione e il folklore della regione.<br></div><div><br></div><div>Le festività pasquali sono molto sentite in Sicilia e sono molte le manifestazioni sacre nei giorni delle festività della Pasqua che animano le strade delle grandi città come quelle dei piccoli paesi.</div><div>Molte di queste tradizioni affondano le loro radici in secoli lontani, l'uomo siciliano esprime il senso di appartenenza con la partecipazione alla Passione, alla morte, alla Resurrezione di Cristo con una struttura antropologica simbolica unificando la dimensione della festività e della tragicità.</div><div><br></div><div>Molti eventi sono stati dichiarati di Interesse Turistico Internazionale. Basta ricordare quelli che si tengono a Enna, Caltanissetta e Trapani.<div><br></div><div>Le vie della maggior parte delle città e dei paesi siciliani, in queste occasioni, diventano lo scenario per rivivere i momenti della Passio Christi. Quello che colpisce principalmente delle feste pasquali siciliane è la partecipazione al dolore e alla gioia della Resurrezione, da parte della gente, che si riversa nelle piazze dei centri storici per assistere, prendere parte a processioni. </div><div>Lo sottolineava anche Leonardo Sciascia: “Non c’è paese in Sicilia, in cui la passione di Cristo non riviva attraverso una vera e propria rappresentazione, in cui persone vive o gruppi statuari non facciano delle strade e delle piazze il teatro di quel grande dramma“.</div><div><br></div><div>Particolari sono anche statue e gruppi statuari portati in processione, una festa religiosa di tradizione spagnola, protagonisti della Settimana Santa, con le processioni che percorrono le strade.</div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">Cibi tradizionali e ricette di Pasqua in Sicilia</h3><div>Durante il periodo di Quaresima, non si mangia carne in segno di penitenza per commemorare la morte di Cristo, per lo meno il Venerdì Santo Sicilia.</div><div><br></div><div>Il Giovedì Santo è tradizione mangiare il “pane di cena”, un tipo di pane dolce e soffice, coperto da sesamo: una delizia! Simboleggia il pane che Gesù e i Discepoli mangiarono durante l’Ultima Cena. È tipico di tutto il periodo della Settimana Santa in Sicilia, specialmente a Messina.</div><div><br></div><div>Il giorno di Pasqua in Sicilia, le famiglie si riuniscono per un ricco pranzo. Tra i piatti tipici della Pasqua in Sicilia, la pasta ‘ncaciata è sempre presente, è un piatto tradizionale dei pranzi domenicali, è una pasta al forno condita con sugo di carne, formaggio, melanzane.</div><div><br></div><div>Come secondi piatti, è molto comune mangiare il capretto o l’agnello al forno, in ricordo del sacrificio di Gesù (L’agnello di Dio). Inoltre si prepara “u Sciuscieddu“, una sorta di minestra fatta con polpette di carne, uova e ricotta di cultura messinese. &nbsp;<span class="fs12lh1-5">C’è chi dice l’idea di realizzare un piatto così sostanzioso venne a delle monache che, dopo il lungo digiuno e le astinenze tipiche della quaresima, vollero realizzare qualcosa che potesse rinfrancare il corpo e lo spirito. </span><span class="fs12lh1-5">C’è chi dice che l’origine sia popolare. </span><span class="fs12lh1-5">Secondo l’opinione di alcuni studiosi, la parola “Sciusceddu” derivebbe dal termine latino “juscellum”, il cui significato è “zuppa”. Secondo altri, invece, il termine “Sciussceddu” ebbe origine dal verbo siciliano “sciusciare”, il cui significato è “soffiare”. Dal momento che “u sciusceddu” viene generalmente servito caldissimo, il verbo “sciusciare” indicherebbe la necessità di soffiare su ogni boccone per evitare eventuali ustioni.</span></div><div><br></div><div>Pasqua in Sicilia a tavola significa soprattutto dolci tipici. Alla fine del pranzo, è il momento di gustare la Colomba, che è una torta pasquale a forma di colomba, simbolo della Resurrezione: si trova in tutta Italia, ma sono varianti siciliane quelle al pistachio e agli agrumi.</div><div><br></div><div>La Cuddura è una ciambella dolce con uova sode. I Quaresimali sono biscotti siciliani a base di mandorle e frutta secca, preparati durante la Quaresima.</div><div><br></div><div>Un altro dolce tipico è l’Agnello Pasquale: è marzapane modellato a forma di agnello, ricoperto da pasta di zucchero.</div><div><br></div><div>Il giorno di Pasqua grandi e piccini si scambiano le Uova di Pasqua, uova di cioccolato con sorpresa. Le uova sono avvolte in coloratissimi incarti, simbolo della primavera.</div><div><br></div><div>A Pasquetta, iI Lunedi di Pasqua in Sicilia, ci si riunisce con gli amici per le grigliate all’aperto o picnic, approfittando del bel tempo. Così si concludono le tradizioni della Settimana Santa in Sicilia.</div></div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Il triduo pasquale</h3><div>Il cosiddetto “Triduo pasquale” si riferisce alle giornate di Giovedì, Venerdì e Sabato Santo. E’ in questi giorni che le città attirano praticanti, credenti, turisti, pellegrini e curiosi.</div><div><br></div><div>Il Giovedì Santo vengono allestiti nelle chiese i cosiddetti “Santi Sepolcri”, o “Altari della Reposizione”, degli altari con simboli, fiori e altro che custodiscono la sacra Eucarestia, riposta in luogo diverso dal tradizionale tabernacolo. Durante la sera sono previsti &nbsp;i “giri dei sepolcri”.</div><div><br></div><div>Il Venerdì santo, è la giornata più ricca di manifestazioni. &nbsp;Le tradizionali processioni, in alcuni casi, diventano veri eventi teatrali. Tradizionalmente si fa girare per le vie cittadine il simulacro dell’Addolorata che va in cerca del Figlio che scoprirà morto. Manti di velluto, gioielli e ricami preziosi, caratterizzano le statue della Madonna. E’ solitamente portata in processione dalle donne o dai barbieri. La sera prende il via la processione del Cristo Morto, seguito dalla Madre, con tante varianti, da città a città. Particolare tradizione è anche quella della “Scisa a’ cruci“, ovvero la deposizione.</div><div><br></div><div>Sabato si celebra la messa di Resurrezione. Domenica di Pasqua, col vestito più bello, si va in giro per le strade ad assistere alla “Pace”, l’incontro con tanto di bacio, fra Cristo Risorto e la madre.</div></div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">A Calata ra tila</h3><div>La cosiddetta “tila” è un grande telone di colore bruno, in genere fatto di fibre di canapa, sulla quale è rappresentata la scena della deposizione di Cristo dalla Croce, che nel periodo quaresimale viene collocata verticalmente davanti all’altare maggiore delle chiese, nascondendo di solito l’intera zona dell’abside.</div><div><br></div><div>Dietro di essa viene allestita una scena gloriosa che ha come protagonista la statua del Cristo Risorto, che viene scenograficamente rivelata la notte di Pasqua, lasciando cadere di colpo la tela e illuminando all’improvviso tutta la chiesa al suono festoso delle campane.</div><div><br></div><div>Questo magnifica manifestazione, ha avuto origine in epoca barocca, periodo nel quale si ricercava la spettacolarizzazione delle celebrazioni religiose.</div><div><br></div><div>Nel corso degli anni l’orario in cui avveniva la “Calata” è cambiato, in base al momento esatto in cui viene celebrata la resurrezione. Fino a qualche secolo fa avveniva a mezzogiorno del Sabato Santo, mentre oggi, come sappiamo, è stata spostata in avanti di 12 ore.</div><div>La tradizione è rimasta viva fino ai primi del ‘900, quando ha iniziato a diventare un evento di natura più folkloristica che religiosa.</div><div><span class="fs12lh1-5">Ogni parrocchia aveva la sua tela. In base alla ricchezza e all’importanza della chiesa, le scene raffigurate erano opera di importanti artisti o di piccoli artigiani. Nella chiesa di </span><span class="fs12lh1-5">San Domenico a Palermo </span><span class="fs12lh1-5">è una delle più grandi mai realizzate. Si tratta di un enorme telone in canapa alto 30 metri e largo quanto l’intera zona dell’abside. </span><span class="fs12lh1-5">Su di esso è rappresentata la figura del Cristo deposto in braccio a Maria Vergine, circondato dalle figure dei frati e delle monache dell’Ordine dei Domenicani.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><h3 class="imHeading3">Curiosità</h3><div><span class="fs12lh1-5">Una curiosità riguarda invece i moti garibaldini del maggio 1860. Durante i combattimenti contro l’esercito borbonico, per evitare le comunicazioni visive tra il Palazzo Reale ed il Castello a Mare, principali roccaforti delle truppe regie, gli insorti palermitani decisero di ricorrere ad uno stratagemma. Tirarono fuori la grande tela dalla chiesa di San Giuseppe dei Teatini e la collocarono lungo il Cassaro, all’altezza dei Quattro Canti.</span><div><span class="fs12lh1-5">Per quanto geniale, l’idea non si rivelò molto utile, perché a causa del dislivello tra i due edifici, le comunicazioni ottiche mediante telegrafi ad aste non potevano essere ostacolate.</span></div></div><div><br></div><div>Si assiste ad una forma di drammatizzazione teatrale della devozione dei fedeli ed ad una forma rituale che ha connotati propri.</div><div>Ogni centro ha una propria ritualità alcune da osservare perchè i riti hanno una propria natura e solennità e si va da rappresentazioni sobrie a rappresentazioni suggestive, vi proponiamo alcune delle manifestazioni ...... <span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/la-settimana-santa-il-folklore.php" rel="tag" class="imCssLink">La settimana santa il folklore i riti la tradizione</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Nov 2021 17:55:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?tradizioni-e-folclore-la-pasqua-in-sicilia</link>
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			<title><![CDATA[Le cascate in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le cascate Siciliane</h3><hr>Le Cascate Siciliane: Un Viaggio tra Natura e Avventura<div><br></div><div>Le cascate siciliane sono una delle meraviglie naturali più affascinanti dell'isola, create dall’incredibile potenza di Madre Natura. Guardando in alto, potrai ammirare l’acqua che scende con forza dalle pareti rocciose, creando uno spettacolo mozzafiato. Le cascate si riversano in piscine naturali, per poi proseguire in fiumi che scorrono tra la natura selvaggia della Sicilia.</div><div><br></div><div>L’area che circonda le cascate è caratterizzata da una bellezza incontaminata, dove le acque si tuffano in vasche naturali circondate da macchia mediterranea e boschi lussureggianti. Ogni cascata ha il suo fascino particolare, e molte di esse sono nascoste tra sentieri che si snodano tra i borghi siciliani, rendendo il viaggio per arrivarci un'esperienza altrettanto emozionante.</div><div><br></div><div>Il percorso per raggiungere queste cascate ti permette di vivere un'esperienza unica immersi nella natura siciliana. Che si tratti di un’escursione leggera o di un trekking più impegnativo, ogni passo lungo il sentiero ti avvicina a un nuovo panorama straordinario. Le cascate sono spesso situate vicino a piccoli borghi, e molte di esse sono facilmente accessibili attraverso percorsi ben segnalati, ideali per gli amanti del trekking e della natura.</div><div><br></div><div>Trekking alle Cascate Siciliane: Un'Avventura da Non Perdere</div><div><br></div><div>Per gli amanti del trekking e delle escursioni all'aria aperta, la Sicilia offre numerosi sentieri escursionistici che conducono direttamente alle sue spettacolari cascate. Ogni percorso è un'opportunità per esplorare l'incredibile biodiversità dell'isola, attraversando paesaggi che spaziano dalle montagne alle valli, dalle gole alle foreste.</div><div><br></div><div>Molte delle cascate siciliane si trovano in aree naturali protette, dove l'ecosistema incontaminato è perfetto per una passeggiata immersi nella bellezza selvaggia della Sicilia. Alcuni percorsi attraversano parchi naturali, come il Parco delle Madonie, il Parco dei Nebrodi o il Parco dell'Etna, dove il trekking ti porta a scoprire cascate nascoste, angoli segreti e panorami mozzafiato.</div><div><br></div><div>Ecco cenni su alcune delle cascate più famose della Sicilia, con i relativi percorsi e sentieri:</div><div><br></div><div> Cascata delle Gurne di San Paolo (Caltanissetta)</div><div><br></div><div>Questa cascata si trova nel Parco delle Gole di Tiberio, vicino al borgo di San Paolo. Il percorso per raggiungerla è piuttosto impegnativo, ma l'escursione attraverso il sentiero delle Gurne ti porterà in un paesaggio incantevole, tra formazioni rocciose e vegetazione tipica della macchia mediterranea. La cascata si forma nel cuore di una gola, creando una piscina naturale dove è possibile fare il bagno nelle calde giornate estive. Il sentiero richiede una buona preparazione fisica, ma il paesaggio che si apre davanti è decisamente gratificante.</div><div><br></div><div>Cascata di Catafurco (Messina)</div><div><br></div><div>Situata nel Parco dei Nebrodi, la Cascata di Catafurco è una delle più belle e imponenti della Sicilia. Il trekking per raggiungerla è semplice e si snoda tra boschi di faggi e castagni, creando un’atmosfera magica. Una volta arrivati, ti troverai di fronte a una cascata che si getta in un laghetto naturale, circondato da rocce laviche e una vegetazione rigogliosa. Il sentiero è ben segnalato, ed è adatto a tutti i livelli di escursionisti.</div><div><br></div><div>Cascate di Pollina (Palermo)</div><div><br></div><div>Le Cascate di Pollina, nel Parco delle Madonie, sono una serie di cascate che si trovano lungo il fiume Pollina. Il percorso che conduce a queste cascate è un’escursione di media difficoltà, che ti permetterà di attraversare boschi, guadare piccoli corsi d’acqua e ammirare il paesaggio mozzafiato delle Madonie. La cascata si getta in una piscina naturale, ideale per una sosta rinfrescante.</div><div><br></div><div>Cascata di Alcantara (Messina)</div><div><br></div><div>Le Gole dell'Alcantara, un'area naturale protetta, sono famose per le loro formazioni rocciose vulcaniche, ma la Cascata dell'Alcantara è altrettanto impressionante. Il fiume Alcantara, con le sue acque limpide e fredde, scende da una parete di basalto, creando uno spettacolo naturale che può essere ammirato dal ponte e dalle terrazze panoramiche. Sebbene non ci sia un trekking impegnativo per raggiungere la cascata, il percorso lungo il fiume ti permette di esplorare un ecosistema unico.</div><div><br></div><div>Cascata di Trovato (Ragusa)</div><div><br></div><div>La Cascata di Trovato è una delle cascate più spettacolari della Sicilia sud-orientale. Si trova vicino al piccolo borgo di Trovato ed è raggiungibile tramite un sentiero che si addentra nel Parco Naturale delle Iblee. Il trekking è facile e adatto a tutti, e la cascata che si forma lungo il fiume Irminio è un vero e proprio angolo di paradiso. Le acque cristalline si tuffano in una piscina naturale incorniciata da pareti rocciose ricoperte di vegetazione.</div><div><br></div><div>Un'Esperienza Unica: Escursioni, Trekking e Relax</div><div><br></div><div>Oltre a esplorare le cascate, molte delle aree circostanti offrono opportunità per altre attività all'aria aperta, come birdwatching, fotografia naturalistica, e passeggiate nella natura. Se sei un amante del trekking, ogni percorso ti porterà a scoprire angoli nascosti e paesaggi che solo la Sicilia può offrire.</div><div><br></div><div>Alcune aree offrono anche accompagnatori locali che ti guideranno alla scoperta delle cascate e dei sentieri meno battuti, raccontandoti storie, leggende e curiosità sulla fauna e flora locali.</div><div><br></div><div>Pronto per un'Avventura Siciliana?</div><div><br></div><div>Le cascate siciliane non sono solo luoghi da visitare, ma veri e propri angoli di paradiso dove natura, avventura e storia si incontrano. Se sei un appassionato di trekking, esplorazione e natura, queste cascate sono la meta ideale per un'avventura indimenticabile. Possono essere percorsi anche con una guida esperta che ti racconterà la storia e la geografia della zona. Le escursioni possono variare in difficoltà: alcuni sentieri sono accessibili anche a famiglie con bambini, mentre altri richiedono una preparazione fisica maggiore.</div><div><br></div><div>Degustazioni Locali e Tradizioni<div><br></div><div>Alcune escursioni possono includere la visita a cantine vinicole o aziende agricole nelle vicinanze delle cascate, dove puoi assaporare i vini siciliani o i prodotti tipici locali. In queste zone, ad esempio nel Parco delle Madonie, puoi degustare formaggi freschi, salumi e olio d'oliva, spesso in abbinamento con i vini prodotti nella zona.</div><div><br></div><div>Visite Culturali e Storiche</div><div><br></div><div>Le cascate siciliane sono spesso situate in aree ricche di storia e cultura. Nei dintorni, puoi visitare borghi storici, chiese antiche e siti archeologici. Molti dei sentieri che portano alle cascate si snodano attraverso luoghi di grande valore storico, dove puoi combinare l’escursione naturalistica con una visita alla cultura locale. Non dimenticare di esplorare il centro storico dei borghi siciliani nei dintorni, scoprendo l’architettura tradizionale e le tradizioni locali.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 15:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I comuni più alti in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008D"><h2 class="imHeading2">Quali sono i borghi di montagna i Comuni più alti della Sicilia ?</h2><div>Facciamo un tour dei paesi, i Comuni con quota maggiore, ideali per restare più freschi al calar del sole in estate o per abbinare la visita culturale.</div><div>alcuni sono stati edificati nel corso dei secoli alcuni con vista su paesaggi naturali indimenticabili, altri mantengono intatte le proprie antiche tradizioni. </div><div>Abbiamo selezionato i paesi ed i borghi di montagna più belli, la visita non può che iniziare dal centro, per girovagare nell'intricata rete di vie e viuzze del centro storico, dove è possibile trovare palazzi dei notabili del tempo, portali decorati, archi antichi, scalinate e chiese. </div><div>Non dimentichiamo che possono essere punti di partenza per intraprendere itinerari, percorsi, sentieri che ci conducono verso incantevoli paesaggi o altre località da non perdere.</div><div>Da non trascurare l'occasione di assaggiare le prelibatezze gastronomiche che ogni località offre.</div><div>Scopriamoli insieme: <span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/paesi-i-piu-alti.php" rel="tag" class="imCssLink">Paesi e Comuni i più alti in Sicilia</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Oct 2021 15:09:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?i-comuni-piu-alti-in-sicilia</link>
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			<title><![CDATA[Ville e Dimore in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Ville e Dimore storiche in Sicilia</h3><div><hr class="imTACenter"></div><div class="imTACenter">Ville e Dimore Storiche in Sicilia, un Viaggio nel Tempo<div><br></div><div>Se stai progettando una visita in Sicilia e desideri vivere un'esperienza unica, non puoi perderti le straordinarie ville e dimore storiche dell'isola. Questi luoghi non sono semplici strutture ricettive, ma veri e propri custodi di arte, storia e cultura, ognuno con la sua storia affascinante e i suoi segreti da raccontare.</div><div><br></div><div>Immagina di svegliarti in un antico palazzo con vista sul mare cristallino, circondato da giardini lussureggianti, dove ogni angolo trasuda eleganza e racconta storie di nobili famiglie siciliane e tradizioni centenarie. Che tu scelga un imponente castello, una villa barocca o una dimora rustica immersa nella natura, ogni soggiorno si trasforma in un vero e proprio viaggio nel tempo, permettendoti di assaporare il cuore della cultura siciliana, fatta di storia, arte, e tradizioni.</div><div><br></div><div>Queste dimore non sono solo alloggi esclusivi, ma vere e proprie opere d'arte che ti offrono l'opportunità di vivere un'esperienza unica. Passeggiando tra i loro giardini segreti, le sale affrescate e le scuderie finemente restaurate, ti sentirai parte di una storia che ha attraversato i secoli, unendo antiche tradizioni a un'accoglienza raffinata.</div><div><br></div><div>Perché la Sicilia è la terra delle dimore storiche?</div><div><br></div><div>La costruzione di queste sontuose residenze affonda le sue radici nella storia dell'isola, in particolare a partire dal Settecento, quando la nobiltà siciliana e la borghesia arricchita cominciarono a costruire residenze estive per sfuggire al caldo estivo delle città. Queste ville divennero anche luoghi di cultura e di incontro per artisti, scrittori e intellettuali.</div><div><br></div><div>L'eleganza del Barocco: Dopo il devastante terremoto del 1693, la Sicilia visse una straordinaria esplosione barocca, che si riflette anche nelle sue ville. Costruite come simbolo della potenza dell'aristocrazia locale, le ville barocche sono caratterizzate da facciate imponenti, marmi pregiati, stucchi elaborati e giardini all'italiana. Villa Palagonia a Bagheria, famosa per le sue statue grottesche, è un esempio perfetto di questo stile che unisce l'arte alla grandeur.</div><div><br></div><div>Funzione economica e sociale: Oltre ad essere residenze sontuose, le ville siciliane erano anche il cuore delle attività agricole dell'epoca. Spesso situate in ampie tenute, queste dimore erano circondate da terre destinate alla coltivazione di agrumi, olivi e viti. I proprietari non solo vivevano nel lusso, ma gestivano anche i propri affari agricoli, rendendo queste ville centri di potere economico e sociale, dove si intrecciavano affari, cultura e svago.</div><div><br></div><div>Momenti Indimenticabili in Luoghi da Sogno</div><div><br></div><div>Le dimore storiche della Sicilia non sono solo luoghi dove dormire, ma veri e propri spazi da vivere, ideali per momenti speciali. Perfette per un soggiorno romantico, ma anche per eventi esclusivi come matrimoni, cerimonie private e ritiri di lusso. Immagina di celebrare il tuo giorno più bello sotto un cielo siciliano, tra palazzi d’epoca e giardini incantevoli, con il mare o le montagne come sfondo. Il fascino senza tempo e l’atmosfera magica di queste residenze rendono ogni occasione indimenticabile.</div><div><br></div><div>Alcune di queste dimore offrono anche la possibilità di vivere esperienze autentiche, come partecipare a corsi di cucina siciliana, godersi degustazioni di vini prodotti nelle cantine delle tenute, o semplicemente rilassarsi a bordo piscina, immersi nel silenzio della natura.</div><div><br></div><div>Pronto a lasciarti incantare da questi angoli di paradiso e scegliere la tua location da sogno?</div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 28 Sep 2021 15:50:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'incanto delle città e dei borghi sul mare]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008B"><h2 class="imHeading2">L'incanto delle città e dei borghi sul mare in Sicilia</h2><div>L'incanto delle città e dei borghi sul mare, scopriamo quali sono i Comuni lungo la costa della Sicilia, apprezzerete le località la ristorazione i porticcioli turistici, il tramonto come il sorgere del sole.</div><div>Alcune località sono annoverate mete turistiche, sono ricche di riferimenti di valore culturale e naturale, altre sono località di mare con spiagge e mare blu cobalto.</div><div><span class="fs12lh1-5">Tutte queste località della Sicilia evocano pensieri di mare, lunghe spiagge sabbiose, calette turistiche note e meno note, sole, buona gastronomia e tanto divertimento.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Alcuni piccoli centri hanno un fascino unico che non troverete da nessun'altra parte, piccole realtà con preziose testimonianze culturali.</span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Qui non vi consigliamo alcune di queste Città o Borghi, lasciamo a voi scoprirle e visitarle, non possiamo stilare una graduatoria, di sicuro non mancheranno spiagge, storia cultura che meritano almeno una visita.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"> Località ideali per godersi una vacanza estiva, un fine settimana prima che arrivi il freddo, per </span><span class="fs12lh1-5">ammirare scorci paesaggistici caratterizzati da visioni del mare. </span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un bel tramonto, con la natura che sa regalarci colori che lasciano a bocca aperta. </span><span class="fs12lh1-5">Mentre il sole scende placidamente all’orizzonte, le tinte assumono un aspetto magico, magia che si ripete ogni giorno, uno spettacolo straordinario, che in alcuni luoghi sa essere ancora più speciale. </span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/tirreno-comuni-costieri.php" rel="tag" class="imCssLink">tirreno-comuni-costieri</a></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/canale-sicilia-comuni-costieri.php" rel="tag" class="imCssLink">canale-sicilia-comuni-costieri</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/mare-ionio-comuni-costieri.php" rel="tag" class="imCssLink">mare-ionio-comuni-costieri</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 12 Sep 2021 15:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il turismo brassicolo in Sicilia, i cultori della birra artigianale]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000008A"><h2 class="imHeading2">Birra Tour il turismo brassicolo per i cultori della Birra Artigianale siciliana</h2><div><hr></div><div>Birra Tour il turismo brassicolo per i cultori della Birra Artigianale siciliana<div>Sarebbe interessante un tour organizzato sotto la guida di un esperto Cervoisier , un tourist assistant, specializzato nei birrifici o brassicolo, per fare si di farci scoprire i migliori produttori della nostra isola la Sicilia.</div></div><div><br></div><div>Scopri la Sicilia con un Birra Tour: Un Viaggio nel Mondo della Birra Artigianale<div>Sei un appassionato di birra artigianale e cerchi un modo unico per esplorare la Sicilia? I nostri Birra Tour sono l'esperienza perfetta per te. Ti invitiamo a un viaggio nel cuore del turismo brassicolo siciliano, un'avventura sensoriale guidata da esperti che ti faranno scoprire i segreti delle migliori produzioni locali.</div><div><br></div><div>Dimentica le solite guide turistiche. I nostri Tour Assistant sono veri e propri esperti del settore, pronti ad accompagnarti alla scoperta dei birrifici più autentici dell'isola. Non si limiteranno a darti indicazioni, ma ti apriranno le porte di un mondo affascinante, presentandoti i mastri birrai e facendoti conoscere la loro arte.</div><div><br></div><div>Cosa Ti Aspetta</div><div>Esplorazione Autentica: Percorsi unici che uniscono birra, cultura, storia e tradizione.</div><div><br></div><div>Esperienza Guidata: Approfondimenti sull'origine e sugli stili della birra, con consigli pratici per una degustazione perfetta.</div><div><br></div><div>Accesso Privilegiato: Prenotazione e organizzazione di visite in birrifici selezionati, garantendoti un'esperienza senza intoppi.</div><div><br></div><div>Incontri Speciali: L'opportunità di parlare direttamente con i produttori e assaggiare birre uniche.</div><div><br></div><div>Ogni tour è un'occasione per viaggiare, assaggiare e imparare. Uniamo il gusto della scoperta con la passione per la birra artigianale, creando un ponte tra sapori millenari e luoghi incantevoli.</div><div><br></div><div>Sei pronto a brindare alla bellezza della Sicilia?</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 08:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Vini liquorosi e liquori siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000089"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Prodotti tipici siciliani quali Vini liquorosi e liquori della tradizione</h3><div><hr></div><div>Il panorama dei prodotti tipici siciliani è estremamente vasto e variegato: impossibile citarli tutti. Tra questi spiccano numerosi liquori, vini liquorosi e distillati che, nel tempo, sono diventati parte integrante della tradizione dell’Isola.<div><br></div><div>Il limoncello è associato quasi istintivamente alla Sicilia, così come le celebri vicende del Marsala, del Passito di Pantelleria e delle diverse declinazioni dello Zibibbo. Il risultato è una vera e propria ouverture di sapori, capace di soddisfare anche i palati più esigenti.</div><div><br></div><div>Partendo dal capoluogo, l’Anice Tutone è diventato uno dei distillati siciliani per antonomasia, grazie alla ricetta segreta dell’omonima famiglia che lo inventò nei primi anni dell’Ottocento. Bastano poche gocce in un bicchiere d’acqua per ottenere un digestivo dal gusto inconfondibile.</div><div><br></div><div>Tra le altre prelibatezze spiccano il liquore al finocchietto selvatico, il celebre Fuoco dell’Etna, il liquore al miele, il rosolio e il nocino. Da non dimenticare il liquore al melograno e quello ai fichi d’India, vere e proprie chicche della tradizione siciliana.</div><div><br></div><div>Dalla conduzione familiare nasce una passione tramandata di generazione in generazione, che si riflette in prodotti realizzati secondo ricette tradizionali, capaci di esportare nel mondo i profumi e i sapori autentici della Sicilia.</div><div><br></div><div>Distillati</div><div><hr></div><div>I distillati si ottengono attraverso un processo chiamato distillazione, che prevede l’uso dell’alambicco per concentrare l’alcool del fermentato. L’alambicco viene riempito con mosto fermentato e filtrato, portato a ebollizione e successivamente raffreddato per condensarne i vapori. Questo procedimento consente di separare la maggiore quantità possibile di alcool insieme agli elementi aromatici, eliminando gran parte dell’acqua.</div><div><br></div><div>Liquori</div><div><hr></div><div>Rientrano in questa categoria le bevande con una gradazione alcolica compresa tra 30° e 50°, ottenute dalla miscelazione di alcool, acqua e zucchero, arricchiti con sostanze aromatizzanti come frutta, fiori, erbe, semi, piante e radici. In alcuni casi è prevista anche l’aggiunta di coloranti naturali o artificiali, come il caramello.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 16:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ritorna il rum siciliano con Avola Rum]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000088"><h2 class="imHeading2">Il rum riprende ad essere prodotto in Sicilia dopo duecento anni</h2>Un'imprenditore ha rinvenuto un testo del 1878 del botanico Giuseppe Bianca (Monografia agraria del territorio di Avola), la storia della canna da zucchero in Sicilia prende il via nell’800 dc, quando vi fu introdotta dagli arabi e la cui coltivazione si diffuse in tutta l’isola, dando vita alla produzione di zucchero. La coltivazione si interrompe nel XVII, a causa dei cambiamenti climatici, che ridussero la disponibilità di acqua, della quale la canna ha elevati consumi. <div>Ad Avola, prosegue la produzione nelle proprietà dei Marchesi Pignatelli d’Aragona Cortes, imparentati con i re di Spagna, dove il succo della canna non solo veniva trasformato in zucchero, ma anche in Rhum, produzione del distillato, che è proseguita fino a fine Ottocento.</div><div>Il risultato è un distillato realizzato con il metodo agricolo, che non ha niente da invidiare a quello Caraibico, si colloca nella fascia di alta gamma con una limitata produzione annuale.</div><div>Il rum, da bevanda per per schiavi e pirati a distillato per veri intenditori, quello agricolo si intende il rum che, diversamente da quello industriale ottenuto partendo dalla melassa, viene ricavato solamente dalla fermentazione del succo fresco di canna da zucchero. Questo, è anche detto vesou o “miel virgen” e dà origine ad un distillato più morbido, aromatico e fruttato.<br></div><div>Rhum agricole è la corretta definizione del rum agricolo, trattandosi di un rum di scuola francese, si distingue oltreché per la materia prima anche per i metodi di fermentazione, distillazione e invecchiamento mutuati dal mondo del cognac. Utilizza dei metodi di distillazione capace di creare dei distillati al tempo stesso rotondi, ma ricchi di quelle particelle che donano al distillato le note profumate che lo contraddistinguono. <br></div><div><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 06:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il borgo di Casteltermini e il ballo battaglia del Tataratà]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000087"><h2 class="imHeading2">Il borgo di Casteltermini e il ballo battaglia del Tataratà</h2><div>Il paese agrigentino festeggia ogni anno la Santa Croce del 1667, ritrovata in un eremo poco distante dal centro abitato . Momento centrale resta la domenicale danza armata dei cavalieri in bianco su cavalli bardati</div><div>L'origine della Sagra del Tataratà si dice sia una festa campestre che veniva organizzata in onore della Sacra Croce, festeggiata con una lunga processione a cavallo e una danza armata chiamata Tataratà, nome che evoca il ritmo dei tamburi e scandisce il tempo della lotta.</div><div>A pochi chilometri dal paese, esisteva un piccolo eremo dove veniva custodita una antica croce di legno che, secondo una leggenda, venne individuata in quel luogo da alcune mucche che si inginocchiavano tutte le volte che vi pascolavano. Incuriositi dallo strano “rito” alcuni contadini trovarono una croce e vollero costruire un piccolo eremo nel luogo del ritrovamento.</div><div>Il 3 maggio di ogni anno si svolgeva una festa campestre in onore della Sacra Croce. La Croce veniva festeggiata con una lunga processione a cavallo e una danza armata chiamata Tataratà, prima di divenire ufficialmente la Sagra del Tataratà o meglio la Festa della Santa Croce, che dal secolo scorso ha avuto come data dei festeggiamenti il weekend della IV domenica di maggio, con il rito del tataratà previsto alle 13, alle 18.30 e alle 22.30 in piazza Duomo.</div><div>L'inizio della festa </div><div>I festeggiamenti hanno inizio il venerdì sera quando i rappresentanti della Real Maestranza guidano l'antico carroo decorato con fiori fino all'Eremo di Santa Croce per prendere in consegna la copia della grande croce. I rappresentanti dei ceti sfilano indossando i costumi secenteschi su cavalli bardati con gualdrappe multicolori di velluto.</div><div>In rappresentanza dei quattro ceti (Maestranze, Pecorai, Borghsi i Celibi). Seguono, dietro il carro trainato da buoi della santa croce, un gruppo di giovani guerrieri-danzatori vestiti di bianco, retaggio delle radici arabe del borgo, che si esibiscono in duelli al suono ed al ritmo dei tamburi.</div><div>I ragazzi interamente vestiti di bianco alla maniera araba si esibiscono in un duello. I giovani, eseguono una serie di figure, si dispongono ora a cerchio, ora a coppie e ingaggiando quella che a tratti sembra una battaglia a volte una danza. I frenetici colpi di spada e i saltelli seguono il ritmo incessante di un tamburo da cui il nome onomatopeico della festa.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 22 May 2021 09:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Scala di Santa Maria del Monte a Caltagirone]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000086"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Scala di Santa Maria del Monte a Caltagirone</h3></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><div>La Scala di Santa Maria del Monte a Caltagirone</div><div><br></div><div>La Scala di Santa Maria del Monte è il monumento simbolo di Caltagirone, celebre in Italia e nel mondo per la sua bellezza e per l’arte della maiolica che la decora. Conosciuta anche come Scala di San Giacomo, si sviluppa su circa 130 metri di lunghezza con 142 gradini, diventando non solo un collegamento urbano, ma anche un vero e proprio percorso storico e artistico.</div><div><br></div><div>Storia e sviluppo urbanistico</div><div><hr></div><div>La sua costruzione è strettamente legata all’evoluzione della città. Fino al XVI secolo, Caltagirone si sviluppava su tre colline, con il centro religioso situato sulla più alta, attorno al Castello arabo-svevo e alla Chiesa Madre. L’espansione urbanistica verso valle rese necessario un collegamento tra la città vecchia, cuore religioso, e la città nuova, sede del potere civile e politico, dove nel 1483 venne trasferita la **Casa senatoria.</div><div><br></div><div>Il progetto della scala fu avviato nel 1606 sotto le direttive di Giandomenico Gagini, con gradinate intercalate da piazzette panoramiche. Nel 1844, l’architetto Salvatore Marino unificò le varie rampe in un unico grande corpo. La trasformazione più spettacolare avvenne nel 1956, quando ogni gradino fu rivestito con maiolica policroma, decorata con motivi ripresi dagli artigiani calatini dal X al XX secolo, grazie al lavoro di Antonino Ragona.</div><div><br></div><div>Arte e decorazioni</div><div><hr></div><div>La scala è composta da dieci settori, uno per ogni secolo, ciascuno con quattordici gradini decorati con motivi geometrici, floreali e figurativi. La successione di stili arabo, normanno, svevo, angioino-aragonese, chiaramontano, spagnolo, rinascimentale, barocco, settecentesco, ottocentesco e contemporaneo, rende la scala una vera enciclopedia della storia dell’arte calatina, da percorrere con lo sguardo in senso ascensionale.</div><div><br></div><div>Eventi e tradizioni</div><div><hr></div><div>Due momenti dell’anno rendono la scala particolarmente suggestiva:</div><div><br></div><div>L’Infiorata, che si svolge dal giovedì prima di Pasqua fino a fine maggio, è un omaggio alla Madonna di Conadomini, compatrona della città. </div><div>I gradini si riempiono di piante e fiori disposti a formare disegni ogni anno diversi. In occasione del 700 anniversario della morte di Dante Alighieri, l’Infiorata raffigurerà il Sommo Poeta.</div><div>2. La festa di San Giacomo, patrono della città, il 24 e 25 luglio, vede la scala illuminata da migliaia di lumini colorati, che creano uno spettacolo di fuoco e luce dai disegni sempre diversi, unendo tradizione religiosa e spettacolo artistico.</div><div><br></div><div>Contesto geografico</div><div><hr></div><div>Caltagirone si trova nel cuore della Sicilia sud-orientale, in provincia di Catania, a circa 70 km dalla costa orientale sul Mar Ionio e a metà strada tra le colline dell’entroterra e la costa. La città sorge su un altopiano a circa 608 metri sul livello del mare, offrendo vedute panoramiche sulle vallate circostanti e sulle colline circostanti. La sua posizione strategica ha permesso uno sviluppo agricolo e artigianale, in particolare nella produzione di ceramica, per la quale Caltagirone è celebre.</div><div><br></div><div>La Scala come simbolo</div><div><hr></div><div>Oggi la Scala di Santa Maria del Monte non è solo un monumento, ma un vero simbolo della città, unendo arte, storia, fede e tradizione popolare. È una tappa obbligata per chi visita Caltagirone, sia per il valore artistico della maiolica, sia per l’esperienza unica dei panorami, degli eventi e della storia che ogni gradino racconta.</div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Centro storico e botteghe di ceramica</span></div><div><div><hr></div><div>Dalla sommità della scala, si entra nel centro storico di Caltagirone, caratterizzato da strade lastricate e edifici in stile barocco siciliano. Qui si trovano le botteghe di ceramica, alcune attive da secoli, dove è possibile osservare gli artigiani al lavoro e acquistare manufatti unici: piastrelle, vasi, piatti decorativi e figure religiose. Alcune botteghe offrono anche laboratori dimostrativi per adulti e bambini.</div><div><br></div><div>Da non perdere:</div><div><hr></div><div>Museo della Ceramica di Caltagirone, con una ricca collezione di opere dal XV secolo a oggi.</div><div>La Chiesa di San Giorgio e altre chiese barocche minori, tutte decorate con maioliche e affreschi tipici della tradizione calatina.</div><div><span class="fs12lh1-5">Infiorata di maggio, con spettacolari disegni floreali sulla Scala.</span><br></div><div>Festa di San Giacomo, con lumini e fuochi d’artificio sulla scala.</div><div>Mostre temporanee e mercati di ceramica durante tutto l’anno, ideali per conoscere nuovi artisti locali.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 21 May 2021 07:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Un viaggio tra i filari]]></title>
			<author><![CDATA[www.inviaggiotraifilari.blog]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000085"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Un viaggio tra i filari</h3><div><hr></div>Un viaggio tra i filari è un percorso on the road che si snoda lungo i sentieri del vino in Sicilia, a bordo di un pulmino Volkswagen degli anni Settanta, simbolo di una Sicilia vintage e affascinante. Il progetto nasce da Gianfranco Cammarata, un ristoratore e appassionato di vino palermitano, che nei mesi della vendemmia percorre oltre mille chilometri sul suo furgoncino arancione, esplorando le meraviglie vinicole dell’isola e visitando alcune delle cantine più prestigiose e affascinanti della Sicilia.<div><br></div><div>Il viaggio si svolge principalmente tra settembre e ottobre, durante la vendemmia siciliana, quando l'isola esplode di colori e profumi unici. I filari si estendono sulle colline di tutta la regione, tra le zone più vocate alla viticoltura, dalle Madonie al Val di Noto, passando per la Valle dell'Ippari e le terre dell'Etna. Questo viaggio è un’autentica immersione nelle tradizioni vinicole siciliane, che affondano le radici in una storia millenaria, arricchita da una cultura enologica che spazia dal Cerasuolo di Vittoria al Nero d'Avola, passando per i vini dell’Etna, un vulcano che regala vitigni unici al mondo.</div><div><br></div><div>Le Strade del Vino siciliane sono il cuore pulsante di questo itinerario, che include tappe in località come Marsala, famosa per il suo omonimo vino dolce, e Catania, città alle pendici dell'Etna, famosa per i suoi vini rossi e bianchi, che crescono sui terreni vulcanici ricchi di minerali. Gianfranco Cammarata non si limita a visitare solo le grandi cantine, ma si immerge anche nelle piccole realtà vinicole locali, quelle che raccontano la Sicilia autentica, meno conosciuta, ma ricca di passione e tradizione.</div><div><br></div><div>Durante questo viaggio, Gianfranco incontra produttori e viticoltori che da generazioni coltivano la terra e producono vino in modo artigianale. Le Strade del Vino attraversano località come Ragusa e il Val di Noto, zona patrimonio dell'umanità UNESCO, rinomata non solo per la sua architettura barocca, ma anche per i suoi terreni fertili, che danno vita a un’ampia varietà di vini. Qui, si scoprono storie di cantine storiche, come quelle di Noto e Modica, dove le tecniche tradizionali si uniscono all’innovazione, dando vita a vini dal carattere unico.</div><div><br></div><div>Ogni giorno, infatti, è possibile seguire il viaggio sui social media attraverso il diario di bordo "inviaggiotraifilari", dove Gianfranco condivide la sua esperienza, raccontando i territori, i produttori e le tradizioni che rendono la Sicilia una delle più affascinanti terre del vino. "L'idea – spiega Gianfranco Cammarata – è quella di utilizzare il vino come pretesto per parlare della Sicilia a 360 gradi. Con alcune cantine parleremo di arte, con altre di territorio, di natura, di tradizione e innovazione. Ogni cantina offrirà spunti per raccontare le mille sfaccettature di questa parte di Sicilia, non solo attraverso il vino, ma anche attraverso la sua storia, la sua gente e la sua cultura."</div><div><br></div><div>Non è la prima volta che Gianfranco intraprende un'iniziativa del genere. Nel 2008, infatti, attraversò l'isola a bordo di una Vespa per incontrare 56 piccoli produttori siciliani. Il suo amore per la Sicilia e per il vino lo spinge a proseguire questa avventura, che rappresenta un viaggio non solo attraverso i vigneti, ma anche attraverso il cuore e l’anima dell’isola. "È solo l'inizio di tanti viaggi – conclude Gianfranco – l'obiettivo è riproporre questa esperienza anche in altre regioni d’Italia, per far conoscere il vino e i territori che lo rendono unico."</div><div><br></div><div>In questa edizione del Cheese&amp;Wine Tour, a bordo del furgoncino c’è anche Pierfilippo Spoto, guida turistica esperienziale di ValdiKam, esperto del territorio dei Sicani, una delle zone più affascinanti della Sicilia centrale. Pierfilippo, che conosce a fondo l’entroterra siciliano, accompagnando i viaggiatori in tour esperienziali, condividerà la sua conoscenza delle tradizioni locali, della storia e delle meraviglie naturali che rendono il territorio dei Sicani un luogo di grande valore culturale e paesaggistico. Il suo ruolo di accompagnatore d'eccezione è fondamentale, soprattutto nel contesto della crisi del settore turistico provocata dalla pandemia, che ha messo in luce l'importanza di valorizzare il turismo esperienziale e locale.</div><div><br></div><div>Questa esperienza rappresenta un'opportunità unica per scoprire i vigneti storici della Sicilia, le cantine più antiche e quelle più moderne, i paesaggi mozzafiato e le tradizioni che si intrecciano con la cultura del vino. Dalla Val di Noto al Cerasuolo di Vittoria, dalla costa di Marsala alla maestosità dell'Etna, "Un viaggio tra i filari" è un percorso che permette di scoprire non solo il vino siciliano, ma anche la sua gente, la sua arte, la sua natura e la sua storia.</div><div><br></div><div>Per seguire il viaggio:</div><div><a href="https://www.instagram.com/inviaggiotraifilari/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.instagram.com/inviaggiotraifilari/</a></div><div><a href="https://inviaggiotraifilari.blog/" rel="tag" class="imCssLink">https://inviaggiotraifilari.blog/</a></div><div><a href="https://www.instagram.com/valdikam_pierfilippo_spoto/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.instagram.com/valdikam_pierfilippo_spoto/</a></div><div><a href="https://www.instagram.com/distrettoruralediqualitasicani/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.instagram.com/distrettoruralediqualitasicani/</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 14 May 2021 11:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sicilia in bici: nasce la Trasversale Sicula, ciclovia di 600 km da Mozia a Vittoria]]></title>
			<author><![CDATA[Sort outdoot 24]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000084"><h2 class="imHeading2">Ciclovie in Sicilia: nasce la Trasversale Sicula, 600 km da Mozia a Vittoria</h2><div>Una nuova ciclovia nasce in Sicilia, il percorso di trekking della Antica Trasversale Sicula diventa un itinerario ciclabile, 600 km da Mozia a Vittoria.</div><div>È un nuovo tassello per lo sviluppo e la valorizzazione di nuovi sentieri di mobilità sostenibili in Sicilia. La firma di un protocollo d’intesa tra la F.I.A.B. Sicilia (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) e l’associazione Trasversale Sicula,<span class="fs12lh1-5">pone le basi per l’avvio di un importante progetto di riconversione in un “cammino” ciclabile dell’ormai conosciuto itinerario della Antica Trasversale Sicula, un cammino percorso a piedi che dallo Stagnone di Mozia (Marsala) porta, dopo circa 600 km, fino alle porte di Kamarina vicino al borgo di Scoglitti, Vittoria.</span></div><div>Non vediamo l’ora di percorrerlo <a href="http://www.clicksicilia.com/parchidivertimento/ciclosturismo-sicilia.php" rel="tag" class="imCssLink">..... &gt;&gt;&gt;</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 09 May 2021 10:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il ballo della cordella a Petralia Sottana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000083"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il ballo della cordella a Petralia Sottana e l’antico Corteo Nuziale</h3><div><hr></div><div>Il ballo della cordella a Petralia Sottana e l’antico Corteo Nuziale, fra i più singolari della tradizioni siciliana, era una consuetudine dalle origini antichissime che trova le proprie radici nei riti arcaici della propiziazione per l’annata agraria.<br></div><div><br></div><div>Caratteristica è la scenografica danza che si svolge attorno ad un'asta, alta circa tre metri e con un mazzo di spighe mature sulla cima, dalla cui cima pendono ventiquattro nastri di diverso colore. La punta estrema di ogni nastro , curdedda, veniva tenuta in mano da altrettanti ballerini che riuniti in coppia, tali da formare i dodici mesi dell’anno, al suono di una basilare musica e seguendo le indicazione del capo gruppo, ‘u capurali, si muovevano attorno alla pertica centrale incrociandosi continuamente in modo da tessere, con le cordelle, quattro differenti figure, le stagioni dell’anno, rappresentanti, nell’ordine, l’aratura, la semina, la germinazione e la raccolta.<div>Con il mutare dei tempi e dei credi, la tradizione sono stati rinnovati e con esso i costumi tipici e i canti tradizionali, in forma turistica.</div></div><div><br></div><div>La manifestazione organizzata a Petralia Sottana la domenica successiva a ferragosto, quando il ballo viene eseguito in concomitanza alla rievocazione dell’antico Corteo Nuziale che precedeva la celebrazione di un matrimonio, perchè <span class="fs12lh1-5">un tempo alla fine del raccolto, c'erano migliori condizioni economiche.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>La manifestazione prende il via nel primo pomeriggio nei pressi del Collegio di Maria. Ad aprire la sfilata sono i gruppi folcloristici, seguono il gruppo del Ballo della Cordella, con i variopinti nastri ed il Corteo Nuziale con la sposa, lo sposo e i parenti tutti in costumi d'epoca e su cavalli riccamente bardati. La sposa, elegantemente vestita con un abito di color grigio impreziosito dai ricami, porta in mano il Rosario e una cunocchia, simboli di fedeltà e operosità.<br></div><div><br></div><div>La danza che si svolgeva attorno ad un'asta, alta circa tre metri e con un mazzo di spighe mature sulla cima, da cui pendevano ventiquattro nastri di diverso colore. La punta estrema di ogni nastro (curdedda) veniva tenuta in mano da altrettanti ballerini che riuniti in coppia, tali da formare i dodici mesi dell’anno, al suono di una basilare musica e seguendo le indicazione del capo gruppo, ‘u capurali, si muovevano attorno alla pertica centrale incrociandosi continuamente in modo da tessere, con le cordelle, quattro differenti figure (le stagioni dell’anno), rappresentanti, nell’ordine, l’aratura, la semina, la germinazione e la raccolta.<br></div><div><br></div><div>I danzatori danno inizio alla danza ed alla realizzazione della prima figura, che rappresenta l’aratura; quindi eseguendo il ballo al contrario, procedono alla sua scomposizione per poi riprendere a costruirne una nuova. Si procede in questo modo sino a quando viene realizzata l’ultima figura, la raccolta, che ha la forma di un immenso ombrello. </div><div>A questo punto gli sposi e i familiari vi si dispongono sotto mentre, il capurali recita ancora questi versi: «Lu suli cala, la sira scinni, pigghiamuni li sacchi e iamuninni; ma si lu tiempu s’avissi a guastari, sutta ‘u paracqua na m’a riparari», c<span class="fs12lh1-5">osì si pone fine all’esecuzione del Ballo della Cordella.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un tempo sappiamo che veniva eseguito, al tempo della mietitura del grano, ma non si svolgeva solo nelle campagne di Petralia Sottana ma anche a Castellana Sicula e Polizzi Generosa.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 08 May 2021 12:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mulini ad acqua ed a vento]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000081"><h2 class="imHeading2">Mulini ad acqua ed a vento</h2><div>Mulini ad acqua ed a vento, è un impianto destinato ad utilizzare l’energia meccanica, una tecnica per la macinazione del grano, luogo di tradizione popolare, la tradizione tramanda che di notte, quando il mulino era fermo o non funzionava per mancanza d’acqua, poteva capitare di scoprire le macine in movimento perché venivano azionate dai folletti interessati a macinare per sé e per le fate.</div><div><br></div><div>Simboli architettonici, testimoni di antiche realtà rurali, perfettamente integrati nell'ambiente, al punto tale d’arricchire il contesto paesaggistico. <br></div><div><br></div><div>Sono mulini costruiti per macinare il grano alcuni il sale, restaurati e ancora funzionanti, alcuni trasformati in &nbsp;in musei per ricordare la società contadina e salvaguardarne le antiche tradizioni. Si trovano in prossimità dei torrenti, &nbsp;storia, che regala scorci e panorami suggestivi.<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 05 May 2021 08:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Photology AIR è un parco per l’arte contemporanea]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007F">Photology AIR ,Art In Ruins, è un parco per l’arte contemporanea ospitato nella Tenuta Busulmone, a pochi chilometri da Noto e inaugurato nel 2018. &nbsp;<div><br></div><div>Noto, in provincia di Siracusa, la “capitale del Barocco”, nel 2002 il centro storico di Noto è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, si è reso protagonista di un’operazione artistica che coinvolge una tenuta, per un disegno culturale e architettonico di natura conservativa scandito attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea. Photology AIR (Art In Ruins) è il titolo del progetto promosso da Photology, galleria specializzata in fotografia fondata nel 1992 a Milano da Davide Faccioli che, nel corso degli anni, ha cambiato sedi, forma, progettualità. Ed una di queste è proprio Noto.<br></div><div><br></div><div>Mostre ed eventi sono allestiti negli spazi restaurati senza copertura di un convento ottocentesco e lungo percorsi outdoor in varie zone della tenuta.<div><span class="fs12lh1-5">I progetti sono biennali e ad ogni edizione prendono parte artisti internazionali di rilievo. AIR si suddivide in diverse aree espositive e si articola in mostre composte da installazioni, opere fotografiche e interventi site-specific. Nell’innovativa location, anno dopo anno, vengono messi in contatto arte, cinema, territorio, cultura ecosostenibile e tradizione agroalimentare siciliana.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ad accogliere i visitatori, all’esterno di Tenuta Busulmone, due grandi installazioni site-specific: Dissuasore di Franco Perrotti, ovvero un immenso e allegorico piccione in 642 sagome di betulla assemblate tra loro con cavi di metallo intrecciati (420 x 230 x 206 cm), il tutto irto di chiodi e punte, gli stessi usati per allontanarlo da tetti e cornicioni delle città.</span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La seconda installazione, 2 teste del duo Monica Cuoghi e Claudio Corsello, è una scultura in stretta relazione con il luogo e i materiali locali e in completa sintonia con il “geniusloci” di Tenuta Busulmone, unendo alla tradizione della pietra tufacea il riuso di materiale di recupero: due tubi di ferro alti 220 cm sull’estremità dei quali sono poste due teste rivolte verso Noto.</span></div></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div><a href="https://www.photology.com/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.photology.com/</a></div></div><div><div><a href="https://www.photology.com/photology-air-2020/info/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.photology.com/photology-air-2020/info/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 01 May 2021 07:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Farmacie storiche da scoprire in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007E"><h2 class="imHeading2">Farmacie storiche da scoprire in Sicilia</h2><div><span class="fs12lh1-5">Inizialmente l’arte degli Spezieri formava un’unica confraternita con il medesimo statuto, ma dal XIV secolo si divise in due rami: gli Spezieri da medicine e gli Spezieri da grosso; questi ultimi si differenziavano in Droghieri, Spezieri da confetti, Cereri, Raffinatori da zuccaro, Mandoleri.</span><br></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Gli Spezieri da medicine o farmacisti, quando preparavano i farmaci, dovevano fare giuramento, come indicato nello statuto, di “non dare, né far dare, né insegnare a dare” medicine velenose. </span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">La figura dello speziale rappresentava quella dell’odierno farmacista. Si occupava della preparazione di medicamenti e della vendita di spezie ed erbe. Lo speziale era una persona di grande cultura. Conosceva bene i prodotti e le reazioni chimiche e anche le proprietà delle piante. Nacque quindi la farmacologia e poi la farmacia.</span><div><span class="fs12lh1-5">Sin dal Medioevo, a Firenze, erano state istituite le Sette Arti Maggiori, ovvero corporazioni delle arti e dei mestieri. Si trattava di associazioni laiche che riunivano gli appartenenti ad una stessa categoria professionale o chi esercitava lo stesso mestiere. </span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">Alcune farmacie siciliane, sono state “botteghe” in cui si preparavano prodotti per la cura e la salute.</span></div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">Farmacia Teresi, Palermo</h3><div><span class="fs12lh1-5">A Palermo in via Maqueda è di passaggio per chiunque attraversi il centro storico di Palermo, la Farmacia Teresi custodisce al suo interno arredi e scaffalature risalenti agli anni della sua costruzione, </span><span class="fs12lh1-5">era in attività già nel 1852 e nacque come “costola” del laboratorio settecentesco che operava all’interno del vicino convento di Sant’Antonio di Padova.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Era di proprietà degli ex monaci Rizzuto che, seppur abbandonata la vita conventuale, continuarono a produrre ricette galeniche e medicamenti secondo le antiche formule. Nel 1894 la farmacia fu acquistata da Ignazio Teresi e tutt’oggi è gestita dall’erede della famiglia Teresi.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><h3 class="imHeading3">Farmacia Cirincione, Cefalù</h3><div><span class="fs12lh1-5">Un’altra delle farmacie più antiche d’Italia, gestita da ben 150 anni dalla stessa famiglia, è la Farmacia Cirincione di Cefalù che sin dalla sua fondazione occupa la storica sede nel centralissimo corso Ruggero, a</span><span class="fs12lh1-5">perta nel 1820, la Farmacia Cirincione mantiene un aspetto squisitamente settecentesco con gli arredi e i decori originali in stile “veneziano”.</span></div><h3 class="imHeading3"><br>Antica Farmacia Cartia, Scicli</h3><div><span class="fs12lh1-5">A Scicli, l’<a href="http://www.piccolimusei.com/museo/museo-dellantica-farmacia-cartia/" rel="tag" class="imCssLink">Antica Farmacia Cartia di Scicli</a>, meglio conosciuta come “la farmacia di Montalbano”, &nbsp;splendida bottega fondata nel 1902 da Guglielmo Cartia, un vero e proprio museo che conserva al suo interno i barattoli originali con le essenze naturali, le ampolle, le boccette, i bilancini e perfino un antico registratore di cassa.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Oggi l’Antica Farmacia Cartia è gestita dall’associazione culturale <a href="https://tanitscicli.wixsite.com/tanitscicli" rel="tag" class="imCssLink">Tanit Scicli</a>, &nbsp;oltre la chiesa di San Giuseppe e la chiesa rupestre del Calvario.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La farmacia storica della famiglia De Gaetani, sita nel cuore del centro storico catanese, in particolare nel quartiere della Civita, a pochi passi da Piazza Teatro Massimo, ha aperto le proprie porte per far conoscere la sua storia e attività all’interno del festival de “Le vie dei Tesori” edizione 2021. Scopriamo la storia di quest’antica farmacia.</span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><h3 class="imHeading3">Farmacia storica De Gaetani, Catania</h3><div><span class="fs12lh1-5">Si tratta di una delle rare <a href="https://farmaciadegaetani.business.site/" rel="tag" class="imCssLink">farmacie storiche d’Italia De Gaetani</a> è una delle poche farmacie in Italia ad avere conservato l’originario cognome. La Reale Farmacia del Regno delle due Sicilie, questa la denominazione ufficiale, fu fondata nel 1794 da Salvatore De Gaetani, figlio dell’aromatario Domenico che apparteneva all’ordine dei frati Riformati di Aci Catena, cittadina in provincia di Catania. </span></div></div><h3 class="imHeading3"><br>Antica Farmacia a Roccavaldina</h3><div><span class="fs12lh1-5">Ma il vero gioeille, un vero e proprio museo anche l’<a href="https://visita-roccavaldina.business.site/" rel="tag" class="imCssLink">Antica Farmacia di Roccavaldina</a>, che custodisce uno dei più bei corredi farmaceutici del 16esimo secolo esistenti al mondo: ben 238 vasi di varia forma e dimensioni realizzati nel 1580 a Urbino, nell’officina di Antonio Patanazzi.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Fiasche, brocchette, anfore e albarelli che rappresentano un prezioso esempio di arte ceramistica italiana di epoca rinascimentale, finemente decorati con interessanti accostamenti di forme e colori e con dipinti raffiguranti soggetti mitologici, biblici e storici.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Questa “spezieria” apparteneva alla Confraternita del Santissimo Sacramento ma, con la soppressione delle corporazioni religiose del 1882, la città di Roccavaldina rischiò di perderla per sempre. Per fortuna dopo trasferimenti e restauri, nel 1968 tornò nelle mani del Comune che oggi l'ha resa fruibile ai visitatori.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 30 Apr 2021 09:45:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?farmacie-storiche-da-scoprire</link>
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			<title><![CDATA[Farm Cultural Park è una galleria d'arte e residenza per artisti a Favara]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007D"><h2 class="imHeading2">Farm Cultural Park è una galleria d'arte e residenza per artisti a Favara</h2><div>Viene fondata il 25 giugno 2010, sorge all'interno del Cortile Bentivegna, un aggregato costituito da sette piccoli cortili che ospitano piccoli palazzi nel centro storico di Favara. Oltre che come museo si propone anche come centro culturale e turistico dove vengono allestite mostre pittoriche temporanee e installazioni permanenti di arte contemporanea.</div><div>Farm ha acquisito alcune delle abitazioni presenti nel quartiere, le ha trasformate in luoghi espositivi di arte contemporanea, spazi d'incontro, cocktail bar, shop vintage e molto altro ancora. L'area da abbandonata e degradata si è trasformata in un centro culturale e artistico, ed è in grado di attirare visitatori da tutto il mondo.</div><div>La Farm, ha dato impulso all’economia locale, con la comparsa di piccoli alberghi, locali e attività. Un tessuto attrattivo con un turismo di qualità con una forte matrice artistica che, ha portato in media 120 mila visitatori all’anno, ha creato diverse opportunità di lavoro. Il tutto grazie a spazi espositivi e residenze per artisti dove sperimentare e fruire cultura, non solo per il territorio locale, ma una fucina di idee da esportare.</div><div>All’interno del museo favarese troviamo differenti zone, dedicate a differenti artisti e tipologie d’arte (scultura, pittura, fotografia, …). La Farm è in continuo movimento e le mostre sono quasi sempre a carattere itinerante e temporanee.</div><div>Le location permanenti</div><div>Riad: omaggio al principale luogo di ispirazione di Farm: Place Jemaa el fna a Marrakech. E’ un giardino con angolo benessere, una piccola piscina rossa, un reparto docce e solarium ed un corner barbecue per preparare e offrire da mangiare e una casetta di legno bianca adibita a cocktail bar.</div><div>Nzemmula: è una cucina sociale, ideale per festeggiare un’occasione speciale.</div><div>Roof Garden: è l’ideale per una festa notturna. Situato all’ultimo piano dove c’è un terrazzo che si affaccia su i Sette Cortili e dal quale è possibile ammirare la Chiesa Madre. Il terrazzo dispone di una piccola cucina attrezzata per cucinare o per appoggiare un catering o per creare uno spazio cocktail bar.</div><div>Basta: è lo spazio cocktail bar della Farm Cultural Park. Uno spazio a due livelli con una terrazza autonoma che confina con lo spazio espositivo di Farm Cultural Park Ideale per un rinfresco intimo con pochi amici, un addio al celibato, un compleanno o una cena romantica.</div><div>Holy Cow: è lo spazio di coworking. Può essere affittato in tutto o in parte per periodi brevi o lunghi o anche per un solo giorno. E’ ideale per lavorare e fare riunioni in un ambiente stimolante pieno di arte e cultura del contemporaneo.</div><div>Altri ambienti da citare sono: FARM XL, SOU – la scuola d’architettura per bambini, RAFT – A Journey inside the planet of Farm, SCENARIO FARM, spazio dedicato alla danza contemporanea.</div><div>Palazzo Salvatore Cafisi, Palazzo Micciché</div><div>https://www.farmculturalpark.com/</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 14:06:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?farm-cultural-park-e-una-galleria-d-arte-e-residenza-per-artisti-a-favara</link>
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			<title><![CDATA[Borgo parrini una Barcellona di Gaudi a Partinico]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007C"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Borgo parrini una Barcellona di Gaudi a Partinico</h3></div><div><hr></div><div>Vicino a Palermo, nel comune di Partinico 175 m s.m., patrono San Leonardo, 6 novembre, si trova la suggestiva contrada di Borgo Parrini. Negli ultimi anni il borgo è stato sapientemente ristrutturato e valorizzato dai residenti, con uno stile artistico che ricorda le opere di Gaudí a Barcellona.<div><br></div><div>Situato tra le dolci colline che anticipano i Monti di Trapani e la fertile piana di Partinico, Borgo Parrini gode di una posizione strategica tra mare e entroterra. La vicinanza al Golfo di Castellammare e alle principali vie di comunicazione ha favorito nei secoli lo sviluppo agricolo e commerciale della zona, rendendola un luogo ideale per scoprire la storia, l’arte e le tradizioni locali.</div><div><br><div>La storia del borgo ha inizio nel XVI secolo, quando i Gesuiti fecero costruire in quei terreni alcune strutture, ed una chiesetta, che fu intitolata a Maria SS. del Rosario.</div><div><br></div><div>Con la soppressione dell’Ordine dei Gesuiti, nel 1767, la proprietà del borgo passò in mano al principe francese Henri d’Orleans, duca d’Aumale, ed avvio i terreni per la produzione del moscatello dello zucco, un vino molto apprezzato nell’Europa del XIX secolo, e veniva esportato all’estero. Il Moscato dello Zucco è un vino dolce ricavato da uve zibibbo, uno fra i più antichi vitigni autoctoni della Sicilia.</div><div>Lo Zucco divenne latifondo che raggiunse alla fine della seconda metà dell'Ottocento il territorio di Partinico, il duca bonificò e dotò di un complesso sistema irriguo. Il feudo comprendeva sorgenti, vallate, boschi, case, mulini, ponti, trazzere, vigneti, uliveti, agrumeti, frassineti ecc. Immersa fra le rigogliose piantagioni vi era l'abitazione di campagna con annessa cappella, un frantoio, un palmento, moderne ed attrezzate cantine, cantina privata del duca, scuderie alloggi per il personale. Il Duca d'Aumale riuscì a dar vita a un redditizio commercio di vino.</div><div><br></div><div>Dal secondo dopoguerra, la popolazione abbandona la contrada, per trasferirsi nelle grandi città.</div><div>Negli ultimi anni, grazie all’intuizione di un imprenditore e dei pochi residenti, il borgo ha conosciuto una nuova vita. </div><div>Alcune case sono state restaurate con uno stile che ricorda le opere di Gaudì. Grazie a questa trasformazione il Borgo Parrini è diventato una meta da scoprire.</div><div>E’ visitabile in poco tempo, sia al mattino, quanto la sera al tramonto dopo una giornata di relax al mare per una tranquilla passeggiata e fermarsi a cenare in uno dei locali presenti, o provare a perdersi tra le vie colorate, decorate e abbellite dai murales.</div><div>Il punto di riferimento può essere la piccola Parrocchia Maria SS.ma del Rosario-Borgo dei Parrini, da li iniziate a passeggiare! Ammirate il murales di Frida Kahlo, trovate e leggete tutte le scritte sparse per i muri della città. Entrato all'interno della casa museo visitabile per scoprire i curiosi motivi decorativi interni e la collezione di manifatture creata da artisti locali, infine fermatevi a bere qualcosa nel piccolo bar I campanili a borgo Parrini.</div><div><br></div><div>Potreste anche visitarlo in altro periodo, quello natalizio quando il paese ospita il bellissimo presepe vivente</div><div>Attenzione al parcheggio. Non si può parcheggiare lungo le strade ma c’è un grande spiazzo a pagamento di fronte la via che vi porta nella famosa piazza.</div></div><div><br></div><div>Partinico comune della Città Metropolitana di Palermo, 175 m s.m., patrono San Leonardo 6 novembre. Città situata nella parte più interna della piana cui dà il nome, affacciata al golfo di Castellammare<br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 13:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Liberty o art nouveau in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007B"><div><h2 class="imHeading2">Liberty o art nouveau in Sicilia</h2></div>Verso la fine dell’Ottocento e degli inizi del Novecento, una corrente artistica, nota in Italia con il nome di “Liberty”, prende piede e caratterizzerà il periodo dell’epoca.<div>E’il 1875 &nbsp;quando un noto mercante britannico, Sir Arthur Lasenby Liberty, figlio di un commerciante di stoffe e di scialli indiani, aprì il negozio “Liberty &amp; Co.” a Londra. Produttore di tessuti, lanciò sul mercato motivi fitomorfi e zoomorfi di derivazione esotica, era nato lo stile “Liberty”, così denominato dal suo ideatore, che calcherà le scene europee dalla fine del XIX secolo sino agli anni Venti del XX secolo.</div><div>L’azienda divenne famosa anche in Italia partecipando all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902. &nbsp;Si trattò di un movimento estetico variamente battezzato nei diversi Paesi: Liberty in Gran Bretagna, Art Noveau in Francia e Belgio, Jugendstil in Germania, Sezession in Austria e Floreale in Italia. &nbsp;</div><div>Una reinterpretazione o creazione ex-novo degli stili architettonici del passato, caratterizzarono l’Arte Nuova, uno stile che coinvolge le arti applicate e decorative: esterni e interni , balconi, finestre, porte, portali, parapetti vengono arricchiti con i motivi e i materiali più vari come stucco, pittura, cotto, marmo e, specialmente in Sicilia, la ceramica. E’ un trionfo per il ferro lavorato per ringhiere e cancelli, del legno per portoni, porte, telai di finestre, scuri, la Sicilia emerge in campo nazionale. Palermo diviene la capitale del Liberty e il nome di Ernesto Basile viene conosciuto in tutta Europa.</div><div>E’ il momento aureo per le imprese industriali e finanziarie; vino, olio, agrumi, ma anche &nbsp;zolfo, prodotti che faranno la fortuna di tante famiglie come quella dei Florio. Questa borghesia imprenditoriale si renderà visibile attraverso l’architettura.</div><div>Ci sembra opportuno sottolineare che, se la Sicilia alla fine del XIX secolo era considerata a livello europeo come l’isola arretrata, martoriata da rivolte e dominata dalla mafia, la sua perfetta sintonia con i centri diffusori dell’Art Noveau come Londra, Vienna, Parigi e Barcellona, grazie a città come Palermo, ci ha resi famosi in quel periodo.</div><div>Il Liberty, o “Art Nouveau”, rappresentava una rivolta nelle convenzionali arti decorative dei vecchi stili, si ispira al naturalismo, vivacità e movimento, sfruttarono la natura tramite rappresentazioni di: stami di fiori, frutta, foglie, rami, viticci, animali corpi, nei loro segmenti più flessibili e sinuosi, ghirigori uno stile che alleggerisce e ingentilisce gli oggetti rendendoli più delicati.</div><div>Uno stile che volle significare un rifugio in un mondo popolato di sogni e di immaginazioni.</div><div>Ben presto però, già allo scoppio del primo conflitto mondiale, il Modernismo perde quello slancio fiducioso, con il crollo dei miti del progresso, esaurisce lo stile del dinamico, fortunatamente rimangono splendide testimonianze, del periodo Liberty.</div><div>Il Liberty, si diffuse rapidamente nelle progredite città europee, ma si fece notare anche nei piccoli centri, nelle costruzioni di piccole e medie, quali ville e abitazioni, oltre ad un fattore estetico di natura squisitamente artigianale minore.</div><div>L’artigianato locale, raggiunto dallo stile nuovo dalle riviste d’arte di moda, nello spirito di un rinnovamento artistico, si propose di rispondere alle esigenze del decoro, cosi attinsero anche le tradizioni locali.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il grande impulso economico dato alla città di Palermo dalla seconda metà dell’ ‘800 ai primi del ‘900 da imprenditori quali i Florio, i Whitaker, i Ducrot ed altri, hanno innescato un processo di sviluppo ache potremmo definire di rare congiunture storiche del passato. </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 16 Apr 2021 10:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Cristo nero in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000007A"><h2 class="imHeading2">Il cristo nero in Sicilia</h2><div><div><hr></div><div>Il cristo nero in Sicilia, parliamo del famoso Cristo. Scopriamo insieme la sua storia e il suo significato per la cultura siciliana. Non perdere l'occasione di conoscere questa importante icona religiosa!</div><div>Il Crocifisso è uno dei motivi iconografici più diffusi nella storia dell’arte nella produzione di immagini del Cristo, alcuni sono neri.</div></div><div><br></div>Il Crocifisso è uno dei motivi iconografici più diffusi nella storia dell’arte come la produzione di immagini del Cristo, l’arte assume, dunque, un importante significato che viene normato attraverso la codificazione di precise tematiche iconografiche.<div>Le confraternite, assieme alle realtà conventuali delle città ed ai privati, non fanno altro che alimentare la produzione di opere d’arte e si affidano per quanto attiene alla scultura lignea, ad artisti abili nell’arte dell’intaglio.</div><div><br></div><div>In particolare, tra Cinque e Seicento, la committenza pone attenzione ai maestri che in un certo senso erano riusciti a specializzarsi nella scultura del legno ed in determinati generi iconografici, come accade con frate Umile da Petralia Soprana – al secolo Giovan Francesco Pintorno – e i frati di Petralia Sottana Innocenzo e Benedetto nella fattura di Crocifissi. </div><div><br></div><div>In alcuni casi gli scultori, noti per le immagini del Cristo alla croce, vengono anche indicati con la qualifica di crucifissari, i quali attraverso l’ascolto dei testi religiosi avrebbero tratto i contenuti attraverso il quale lo scultore avrebbe tratto le immagini.</div><div><br></div><div>Le raffigurazioni del Crocifisso tra Quattro e Seicento rimandano al modello del Christus Patiens, introdotto tra il X e l’XI secolo come superamento dell’influenza bizantina che aveva fino a quel momento indotto gli artisti a rappresentare sulla croce il Cristo non morto ma vivo. A Caltanissetta, tale modello trova valida esemplificazione nella sacra effige quattrocentesca del Santissimo Crocifisso detto “Signore della Città.</div><div><br></div><div>Nella formazione di un’opera d’arte sacra assume un ruolo determinante la committenza, che non va esclusivamente identificata con la sfera ecclesiastica ma anche con quella del notabilato locale che finanzia con risorse private gli interventi per decorare gli altari e le cappelle di cui intende acquisire il diritto di patronato. </div><div><br></div><div>La rappresentazione del Cristo nero potrebbe essere dovuta alla qualità del legno, alla rappresentazione del colore funebre, che rinvia alla forza della terra, alle energie alla forza della natura, alle energie ctoniche, all’apertura verso qualcosa di nuovo, nella Bibbia la tinta è legata al peccato, sacrificio, nel perseguire le proprie mete.</div><div>Forse una mattina, qualche scultore volle usare l’ebano, un legno nero pregiatissimo, duro e pesante, resistente alle intemperie e alle muffe, oggi viene impiegato per applicazioni di particolare impegno, dalla falegnameria fine e dai mobili di pregio, alle sculture.</div><div>Non saprei darvi o condurvi verso una risposta, sappiamo che ci sono, sono venerati e portati in processione e molti sono i devoti. continua ...<span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/itinerario-il-cristo-nero.php" rel="tag" class="imCssLink">https://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/itinerario-il-cristo-nero.php</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Apr 2021 16:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Cristo in Gonnella o Cristo di Burgos a Scicli]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000079"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Cristo in Gonnella o Cristo di Burgos a Scicli</h3></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il Cristo in Gonnella o Cristo di Burgos è un dipinto custodito nella Chiesa di San Giovanni Evangelista a Scicli, un affascinante comune situato nel sud-est della Sicilia, nella provincia di Ragusa. Scicli fa parte della Val di Noto, una regione famosa per la sua architettura barocca, che nel 2002 è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. La chiesa di San Giovanni Evangelista si trova nel centro storico di Scicli, affacciata su una piazza che è un crocevia di antiche tradizioni religiose e storiche.<div><br></div><div>Il dipinto rappresenta un Gesù crocifisso con una veste che copre le gambe fino alle caviglie. Nell'iconografia tradizionale, il Cristo in croce è solitamente rappresentato con il perizonium, un drappo che copre la zona genitale. Tuttavia, nel Cristo in Gonnella, questa rappresentazione appare del tutto inusuale, con una tunica che ricorda più una "gonna", simbolo di una tradizione iconografica unica e curiosa.</div><div><br></div><div>L’opera si ispira a uno dei crocifissi più famosi della Spagna, quello custodito nella splendida Cattedrale di Burgos. Questa particolare statua ha origini sconosciute, più legate alla leggenda che alla storia. Rappresenta un Cristo molto realistico, realizzato con materiali come pelle bovina per il corpo e veri capelli per coprire testa e volto. Lo "scheletro" della statua è in legno, ma è dotato di giunture mobili, che permettono alla statua di muovere braccia e gambe quando vengono toccate. Si racconta che, addirittura, la regina Isabella di Castiglia, accarezzando una gamba del Cristo, provò un terrore intenso quando essa si mosse.</div><div><br></div><div>Questa scultura è oggetto di grande venerazione in tutta la Spagna. Secondo la leggenda, nel 1308, un commerciante di Burgos la trovò in una cassa galleggiante durante un viaggio in mare e la portò con sé, inclusa la particolare veste. La statua è esposta in una cappella della cattedrale di Burgos, e la "gonna" del Cristo viene sostituita periodicamente con drappi che seguono i colori del calendario liturgico.</div><div><br></div><div>Ora torniamo in Sicilia, a Scicli, dove il dipinto attualmente si trova nella chiesa del centro storico. Scicli è un affascinante paese che si sviluppa tra le colline Iblee, a pochi chilometri dalla costa meridionale della Sicilia. La cittadina è famosa per il suo patrimonio architettonico, che include numerosi edifici barocchi, chiese e palazzi storici. Tra i luoghi di interesse, si trovano il Palazzo Comunale, che affianca la chiesa di San Giovanni Evangelista, e la Cattedrale di San Giorgio, un altro splendido esempio di barocco siciliano.</div><div><br></div><div>Il dipinto del Cristo in Gonnella è stato realizzato da Giuseppe Cammarata intorno al 1750. La leggenda vuole che il quadro fu acquistato per devozione da Domingo de Cerratòn, militare e comandante delle truppe di Scicli. Scicli era infatti sede della quarta sergenzia, uno dei dieci distretti militari in cui l'isola era stata suddivisa nel 1535 per difenderla dagli attacchi dei turchi e dei pirati barbareschi. Domingo de Cerratòn ricopriva nel 1699 l'incarico di Sergente Maggiore.</div><div><br></div><div>Con la morte dei suoi familiari, donna Teresa decise di chiudersi nel convento di Scicli, fondato dalle Monache Benedettine di Palma di Montechiaro, e donò il Cristo di Burgos in dote al monastero. Nel monastero si trovava anche la Madonna della Colomba Rosata, una statua donata nel 1696 dalla viceregina di Sicilia, arricchita con una corona d'argento e con una colomba d'argento che scaccia un corvo, simbolo di protezione contro il male. Ancora oggi, il monastero è uno dei pochi in Sicilia che mantiene la clausura.</div><div><br></div><div>Successivamente, il quadro fu trasferito nella chiesa di San Giovanni Evangelista, dove fu dimenticato per diversi anni. Fu solo grazie all'interessamento di don Paolo Ruta, un sacerdote appassionato d’arte, che il dipinto trovò finalmente una collocazione stabile all'interno della chiesa. Da allora, il singolare crocifisso è esposto al pubblico nella chiesa, che si trova accanto al palazzo del Municipio. La sua particolare iconografia attrae moltissimi visitatori, che si interrogano ancora oggi sul motivo per cui il Cristo in croce indossi una "gonna".</div><div><br></div><div>Una volta ammirato il quadro, i visitatori si soffermano sulla sua iconografia unica. La crocifissione di Cristo è rappresentata con una tunica bianco-grigia che scende dai fianchi fino ai piedi, decorata con larghe pieghe verticali e una fascia a merletto. Ai piedi del Cristo si notano due coppe argentate e un uovo di struzzo, quest’ultimo simbolo medievale cristiano che rappresenta il corpo di Cristo, la sua morte e la sua resurrezione.</div><div><br></div><div>Scicli, con il suo ricco patrimonio storico e artistico, continua ad essere una meta di grande interesse per i turisti, che possono ammirare non solo il Cristo in Gonnella, ma anche la bellezza dei suoi palazzi barocchi e la serenità del suo paesaggio. La cittadina, che ha visto crescere nel corso dei secoli una tradizione culturale di grande valore, rimane uno dei gioielli più preziosi della Sicilia orientale, simbolo di quel barocco siciliano che ha conquistato il mondo con la sua eleganza e la sua bellezza senza tempo.<br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 11 Apr 2021 06:22:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I luoghi dei Florio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000078"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I luoghi dei Florio</h3><div><hr></div>I luoghi dei Florio, la grande famiglia di commercianti, armatori e mecenati che per più di un secolo dominarono la scena imprenditoriale palermitana e italiana, che resero grande e fecero conoscere l’isola al resto del mondo.<div><br></div><div>Percorso enogastronomico tra Palermo, le tonnare e Marsala<div></div><div>Seguire i luoghi dei Florio significa intraprendere un viaggio che unisce storia, impresa, vino, mare e cultura, attraversando la Sicilia occidentale sulle tracce di una delle famiglie che più di ogni altra ha raccontato l’Isola al mondo.</div><div><br></div><div>Dalla Palermo ottocentesca alle tonnare, fino alle cantine di Marsala, il percorso dei Florio è un itinerario che intreccia enogastronomia, architettura e paesaggio, restituendo l’immagine di una Sicilia moderna, industriale e cosmopolita.</div><div><br></div><div>I Florio iniziarono da una piccola bottega di spezie al Borgo Vecchio di Palermo, erano di origine calabresi di Bagnara, giunti in Sicilia in cerca di fortuna e trasformarono una modesta aromateria in un’avviata e remunerativa attività commerciale.</div><div><br><div>Nasce la leggenda dei Florio il cui simbolo è il leo bibens, il leone febbricitante che beve l’acqua che scorre accanto le radici degli alberi di china in bella mostra sull’insegna della bottega di via dei Materassai. </div><div>Il perché è presto detto, un bene prezioso e ricercato era quello del cortice, la polvere della corteccia triturata dell’albero di china, al tempo un potente e diffuso antipiretico che i Florio vendevano, contestati dai farmacisti locali, furono anche invidiati per la rapida ascesa ed in futuro per i solidi rapporti con alcuni commercianti inglesi.</div></div><div><br></div><div>Benjamin Ingham fu con lui che il giovane Vincenzo compresa la portata della rivoluzione industriale in Gran Bretagna, e fece portare a Palermo la prima macchina per trasformare la corteccia dell’albero di china in una polvere finissima. Mercante inglese giunto in Sicilia nel 1806 vi rimase fino alla morte, avvenuta nel 1861. Grazie alle sue eccezionali capacità imprenditoriali Benjamin Ingham fondò un vero impero economico in Sicilia e in America, stimolando con il suo esempio i Florio.<br></div><div><br></div><div>I Florio non sono più bottegai, dopo quaranta anni dall’arrivo in Sicilia, commissionano all’architetto padovano Carlo Giachery la riconfigurazione a residenza di larga parte dell’antica <a href="http://www.casaflorio.org/" rel="tag" class="imCssLink">tonnara dell’Arenella a Palermo</a>. Nasce così la Palazzina dei Quattro Pizzi, con le inconfondibili torrette angolari cuspidate ai quattro lati, protetta alle spalle dal monte Pellegrino, residenza di rappresentanza edificata su un’antica tonnara in attivo sino al 1912 e sede negli anni di un mulino a vento per la molitura da cui si estraeva il ricercato tannino.<div>Quando, quasi un secolo dopo, l’impero dei Florio cadde, la palazzina dei Quattro Pizzi si salvò dallo sfacelo grazie a Donna Lucie Henry, seconda moglie di Vincenzo Junior. La vendita dei suoi diamanti leggendari passò alla storia come atto d’amore per il marito con il quale si trasferì all’Arenella.</div><div>Ancora oggi la vecchia tonnara ospita la residenza degli eredi che, con passione, continuano a custodire e far conoscere attraverso la fondazione Casa Florio.</div><div>All’Arenella fate caso ai quattro pizzi, le quattro cuspidi che hanno dato il nome al villino. Una fu danneggiata nel terremoto del 1968 e ricreata dall’artista Domenico Pellegrino.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 10 Apr 2021 11:02:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?i-luoghi-dei-florio</link>
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			<title><![CDATA[L'arte dolciaria dei Monasteri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000077"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L'arte dolciaria dei Monasteri</h3><div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Nella Sicilia del Settecento esisteva un elemento curioso che accomunava la vita monastica: la raffinata arte dolciaria dei conventi. All’interno dei monasteri era consuetudine preparare una “piatta”, ovvero un dolce tipico, ed è plausibile che ogni convento si specializzasse in una specifica ricetta, probabilmente per non essere confuso con gli altri.<div><br></div><div>È importante comprendere il contesto storico: i monasteri si diffusero anche per volontà delle famiglie aristocratiche, che vi destinavano i figli cadetti per evitare la dispersione del patrimonio. Il primogenito ereditava i beni familiari, mentre i fratelli potevano scegliere tra la carriera militare e la vita monastica. Le sorelle, invece, venivano spesso costrette a prendere i voti, entrando in clausura senza una reale vocazione. A ciascuna di esse era assegnata una piccola dote, a beneficio del monastero che le accoglieva.</div><div><br></div><div>La vita monastica era regolata da ritmi rigorosi e dal silenzio: l’unica espressione verbale consentita era la preghiera. Le giornate trascorrevano tra salmi, letture sacre e meditazione. Accanto a queste attività, le suore di clausura si dedicavano al ricamo e soprattutto alla preparazione dei dolci, che venivano donati a poche figure esterne — vescovi, medici, contabili — come segno di gratitudine, oppure venduti per garantire il sostentamento del convento.</div><div><br></div><div>L’arte dolciaria divenne così uno dei punti fermi dei monasteri femminili. In un’epoca in cui le pasticcerie erano rare, la cucina conventuale rappresentava per le monache una delle poche forme di libertà e un modo per restare in contatto con il mondo esterno. Col tempo, vista la qualità e il successo delle preparazioni, la produzione dolciaria si trasformò in una vera e propria attività commerciale. La vendita avveniva attraverso una ruota girevole incassata nel muro: si porgeva il denaro e, poco dopo, si ritirava il vassoio con i dolci, senza mai vedere le suore.</div><div><br></div><div>Cannoli, cassate, pan di Spagna e molte altre specialità venivano preparati soprattutto in occasione del Carnevale, della Pasqua, delle festività religiose o delle celebrazioni private delle famiglie più abbienti. Alcuni di questi dolci sono famosi ancora oggi, come le Minne di Virgine, cassatelle a forma di mammella, simili a quelle che a Catania si preparano in onore di Sant’Agata.</div><div><br></div><div>Erano celebri le Feddi delle Benedettine del Gran Cancelliere: in siciliano il termine indica le natiche, con una chiara e ironica allusione. </div><div>Le suore del Conservatorio di Santa Lucia, invece, erano rinomate per la Cuccìa, a base di frumento bollito condito con crema di ricotta, preparata in memoria del voto fatto alla Santa, che avrebbe fatto giungere a Palermo una nave carica di grano dopo un periodo di carestia.</div><div><br></div><div>Anche durante i periodi di digiuno, quando era vietato consumare carne, latticini, uova e grassi animali, le monache non rinunciavano ai dolci e inventarono i Quaresimali, biscotti croccanti a base di farina, zucchero e mandorle. </div><div>A Pasqua erano protagonisti i Pupi con l’uovo, dolci di pasta frolla a forma di pupattolo con un uovo sodo incastonato. </div><div>Per San Martino, invece, si preparavano i Biscotti di San Martino, nella versione chini (inzuppati nel liquore e farciti con crema di ricotta) o decorati (ricoperti di glassa e confetti e ripieni di conserva), tradizionalmente accompagnati dal vino moscato.</div><div><br></div><div>Prima della diffusione dello zucchero di canna, il principale dolcificante era il miele. Successivamente, grazie alla lavorazione delle barbabietole, da cui si ricavava lo zucchero bianco, le suore poterono ampliare ulteriormente la loro creatività gastronomica. Le barbabietole erano infatti una coltivazione comune in Sicilia.</div><div><br></div><div>Uno degli esempi più celebri di dolci modellati con lo zucchero è la frutta martorana, realizzata con farina di mandorle e zucchero e capace di riprodurre fedelmente quasi ogni tipo di frutto. Deve il suo nome alla Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta della Martorana, fondata nel 1194 dalla nobildonna Eloisa Martorana. </div><div>La frutta martorana veniva preparata e venduta anche nel monastero di Santa Caterina, nel centro storico di Palermo. </div><div>Secondo la tradizione, nacque quando le monache, per abbellire il convento in occasione della visita di un papa, sostituirono i frutti del giardino con riproduzioni in pasta di mandorle.</div><div><br></div><div>A Palma di Montechiaro, nel monastero fondato dalla famiglia resa celebre dal romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, si preparavano la cassatella, ricoperta di glassa bianca e ripiena di pasta di mandorle e zucca, e i biscotti ricci del Gattopardo, a base di pasta di mandorle e cannella.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 17:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le truvature in Sicilia o tesori nascosti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000074"><h2 class="imHeading2">Le truvature in Sicilia o tesori nascosti in Sicilia</h2><div><div>Le truvature in Sicilia, o tesori nascosti, storie di denari d’incanti di persi e trovati, le storie delle “Truvature”, risalenti al dominio arabo in Sicilia.</div></div><div><br></div><div>Nel vocabolo siciliano “attruvatura o truvatura” si suole indicare l’atto del ritrovamento di un tesoro nascosto, dimenticato dai più ma non nella speranza di tutti.</div><div>I numerosi racconti sono orali, si tramandavano da padre in figlio, come unra ricetta segreta ed il popolo era attaccato a questa tradizione, come la speranza di una vita migliore.</div><div><br></div><div>Probabilmente le tante storie e leggende delle “truvature” sarebbero nate a seguito di ritrovamenti reali di tesori, nascosti dai siciliani tra un’invasione ed un’altra.</div><div><br></div><div>Alcuni sostengono che le tante storie e leggende delle “truvature” sarebbero nate a seguito di ritrovamenti reali di tesori, nascosti dai siciliani che, sballottati fra un’invasione e l’altra, un’imposizione fiscale e quelle dei conquistatori di turno, si sarebbero abituati a nascondere i risparmi sottoterra e nei modi più ingegnosi.<div>Secondo le credenze popolari, questi tesori nascosti stavano in simbiosi con l’incantesimo e la magia; il più delle volte essi erano rivelati in sogno da un parente defunto, o dalle fate che indicavano il posto preciso con tutti i particolari del rituale magico da seguire.</div><div><br></div></div><div>“La trovatura – scrive Andrea Camilleri – è un tesoro che un povero contadino rinviene casualmente nel terreno che sta zappando, tesoro che gli cambia per sempre l’esistenza facendolo diventare favolosamente ricco. Di solito la trovatura consiste in alcuni contenitori di terracotta (giare o quartare) stracolmi di monete d’oro, nascosti anticamente sottoterra dai briganti o da qualche proprietario terriero minacciato nelle sue ricchezze e da allora mai più potuti recuperare”.<div>(Andrea Camilleri, “Il cielo rubato”)</div><div>Le “truvature” sono legate alle “leggende plutoniche”, che compaiono soprattutto nel Sud della nostra penisola (ma non solo!) e sono così chiamate in omaggio al dio ctonio Plutone, divinità del sottosuolo. Tuttavia come tutte le leggende, sempre in bilico tra fantasia e realtà, anche queste hanno spesso un fondamento storico.</div><div>“Là dove sono ruderi di antichità greche o avanzi della dominazione araba, o resti d’un vecchio edificio qualunque, – scrive l’etnoantropologo Giuseppe Pitrè – si è certi di trovare siffatti tesori, nascostivi dai padroni che li possedettero e che non poterono trafugarli in altra terra o portarli all’altro mondo”.</div><div><br></div><div>Secondo la leggenda, le “truvature” sarebbero di due tipi: quelle “libere” consisterebbero nei tesori scoperti per caso; per quelle “legate”, invece, sarebbe necessario possedere “la chiamata”, ossia la formula magica per entrarne in possesso. E qui entra in gioco la “spignatura”, lo “smagamento”, il disincanto; insomma, il rituale magico indispensabile per neutralizzare il sortilegio che protegge il tesoro, “legandolo”. Le “spignature”, oltre che misteriose, sono spesso molto cruente, in quanto prevedono il sacrificio di una o più persone, come accade, per esempio, per il tesoro sepolto sotto il monte Calvario, nei pressi di Caltabellotta, o per quello della cava di S. Lena, a Chiaromonte, dove sarebbe addirittura nascosto un intero gregge di pecore d’oro. A Borgetto (Palermo), nelle grotte di Ddisisa, per “sbancare” il tesoro, “ci vogliono tre uomini che si chiamino Santi Turrisi, nati in tre città capitali del Regno; e poi bisogna pigliare una giumenta bianca, ucciderla e toglierle le interiora. E queste interiora bisognerà mangiarle a frittella: e bisognerà infine uccidere i tre Santi Turrisi” (Giuseppe Pitré, “Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani”, Palermo I875, voI. 4, pp. 87-88). Buon ultimo, anche chi riuscisse a portare a termine questo rituale, non troverebbe più la via d’uscita. </div><div><br></div></div><div>Per scoraggiare i più queste credenze popolari, questi tesori nascosti, andavano di paripasso o in simbiosi, con l’incantesimo o la magia. Il più delle volte venivano rivelati in sogno da un parente defunto, o dalle fate che indicavano il punto con dovizia di particolari del rituale magico da seguire, per potere accedere al luogo e raccogliere il tesoro.</div><div><br></div><div>Ma questi luoghi, tra la magia e l’incantesimo, potevano essere trovati solo se a “spignari” a togliere l’incantesimo da coloro che erano stati indicati nel sonno, il segreto non doveva essere confidato a nessuno pena non sarebbe avvenuto l’incantesimo. Nella prassi l’operazione di recupero doveva essere fatta a mezzanotte, con la luna piena e si dovevano rispettare pedissequamente i rituali svelati.</div><div><br></div><div>Esempi di Truvature o tesori Siciliani:</div><div><br></div><div><h3 class="imHeading3">La truvatura o tesoro di Randazzo</h3><div>Alcune delle truvature siciliane più famose si trovano ai piedi dell’Etna. Una, più in particolare, si trova nel versante nord del vulcano, in uno dei luoghi più importanti della città di Randazzo: la basilica minore di Santa Maria Assunta. Al di sotto dell’antichissima chiesa, risalente al tredicesimo secolo, secondo le leggende, si troverebbe una camera segreta, dove si celerebbe un immenso tesoro, tra cui una chioccia attorniata da pulcini adornati d’oro e preziosi. Tuttavia, raggiungerlo è quasi del tutto impossibile. La stanza, infatti, di per sé protetta da sette pesantissime porte in ferro, tutte difese da creature mostruose, si trova, inoltre, in fondo a una lunghissima galleria di roccia vulcanica. Secondo la leggenda, le porte si aprono solamente in un lasso di tempo quasi impercettibile: nel momento in cui l’ostia sacra viene alzata al cielo, durante la celebrazione eucaristica natalizia. Chi volesse impadronirsi dei grandi tesori della stanza segreta della basilica di Randazzo, quindi, dovrebbe essere più rapido che mai. Nel momento in cui l’inconsapevole sacerdote abbassa l’ostia, infatti, le porte si richiudono, lasciando il temerario malcapitato intrappolato nella truvatura. Fino al Natale dopo o, molto più verosimilmente, per sempre.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La truvatura di Acireale e Castiglione di Sicilia</h3><div>Anche la città di Acireale ha il suo tesoro: si troverebbe al di sotto di una gigantesca pietra, e viene comunemente chiamata truvatura della sarpa. Quest’ultimo è il nome di un pesce che, secondo la leggenda, va mangiato crudo e “annaffiato” da un’intera anfora di vino, il tutto mentre ci si trova seduti sopra la grande pietra che protegge la stanza. Un compito, a quanto pare, impossibile: sebbene si racconti che in molti abbiano tentato, solo uno sarebbe arrivato vicinissimo ad aprire la stanza segreta, fallendo però proprio all’ultimo boccone di sarpa.</div><div><br></div><div>Da un’enorme pietra, infine, sarebbe coperta la truvatura presente nei pressi del Castello di Castiglione di Sicilia; anche in questo caso, come a Randazzo, oltre ai tantissimi tesori, vi si troverebbe una chioccia con dei pulcini dorati.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La truvatura del banco di Disisa</h3><div>Tra le truvature più famose in giro per la Sicilia, vi è sicuramente il bancu di Disisa, nei pressi di Monreale, al quale anche il celebre cantautore siciliano Mario Venuti ha dedicato una canzone dal titolo omonimo. Sopra il gran tesoro vigilano diversi spiriti, che passano il loro tempo giocando a carte: nessuno di loro si opporrebbe, stando a quanto dice la leggenda, al veder portar via il tesoro. Questo perché, effettivamente, le grandi ricchezze sono impossibili da portare al di fuori della grotta in cui giacciono: una maledizione farebbe in modo di confondere l’avventuriero, impedendogli di trovare l’uscita finché tutti i preziosi manufatti non saranno rimessi al proprio posto.</div><div>C’è, tuttavia, un modo per spezzare la maledizione: chi desidera accaparrarsi le ricchezze del banco di Disisa deve portare con sé una giumenta e tre uomini, tutti dal nome Santi Turrisi. Vi è però una gran difficoltà: una volta sacrificata la giumenta e mangiatene le interiora fritte, infatti, bisognerà uccidere i tre Santi Turrisi. Un compito difficile, destinato solamente a chi non si fa scrupoli per vivere il resto della propria vita da nababbo.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La truvatura di monte Scuderi</h3><div>A Messina, invece, vi sarebbero due leggende per lo stesso luogo, il monte Scuderi. La prima riguarda una giovane principessa, tenuta prigioniera in una grotta, posta a guardia eterna dei tesori del padre: solo dopo difficilissime prove, tutte da sostenersi in una notte sola, gli avventurieri avrebbero potuto liberare la principessa e godere delle infinite ricchezze alle quali faceva la guardia.</div><div>La seconda leggenda sarebbe nata, invece, nel 1612, quando il sultano Ahmed I mandò un gruppo di soldati alla ricerca di un lago sotterraneo sotto la vetta del monte, nei pressi del quale vi sarebbe stata una grotta dove avrebbero potuto trovare un gran tesoro. La grotta in questione, però, crollò sugli uomini del sultano: ecco perché, da allora, la leggenda narra di una feroce maledizione, scagliata contro chi cerca di recuperare il tesoro del monte Scuderi.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">La truvatura della grotta di Calafarina</h3><div>Legata al mondo arabo, infine, vi è la grotta di Calafarina, situata a Marzamemi, nel siracusano. Tra le varie leggende che circolano su di essa, una delle più celebri riguarda la morte di Ben Avert, emiro di Noto, ucciso dai Normanni nel 1086. Rimasti senza scampo, la vedova e il figlio decisero di partire alla volta dell’Egitto: arrivati a Marzamemi, però, prima di lasciare per sempre la Sicilia, decisero di nascondere in un luogo sicuro l’immenso tesoro dell’emiro.</div><div>La leggenda racconta di più di cento muli, carichi d’oro e preziosi. Una volta messo al sicuro il tesoro, la vedova diede l’ordine di uccidere gli schiavi che si occuparono di portarlo all’interno della grotta, per non divulgarne il segreto. Secondo la leggenda, ancora oggi si possono sentire le urla disperate, nelle notti di febbraio, degli spiriti degli schiavi, rimasti a guardia, da allora, dell’immenso tesoro: attendono chi, invocato dalle loro grida, possa liberarli una volta per tutte.</div><div><br></div><div>La Grotta dei Dinari, Contessa Entellina, della Grotta dei Dinari si ritiene sia nascosto un tesoro protetto da incantesimi e sortilegi. &nbsp;Secondo un’altra tradizione nella grotta abita un mostro strisciante dalle quattordici teste: solo offrendogli giornalmente in pasto una fanciulla è possibile sedarne l’ira.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">A Monreale la truvatura del bancu di Disisa </h3><div>In una grotta presso il Feudo Disisa ci sarebbero, infatti, talmente tante monete d’oro e d’argento da rendere florida tutta la Sicilia. Il tesoro è incustodito, chiunque perciò potrebbe impossessarsene. Nessuno, però, inutile dirlo, vi è riuscito, anche il celebre cantautore siciliano Mario Venuti ha dedicato una canzone dal titolo omonimo. Sopra il gran tesoro vigilano diversi spiriti, che passano il loro tempo giocando a carte: nessuno di loro si opporrebbe, stando a quanto dice la leggenda, al veder portar via il tesoro. Sembra che una maledizione farebbe in modo di confondere l’avventuriero, impedendogli di trovare l’uscita finché tutti i preziosi manufatti non saranno rimessi al proprio posto.</div><div>C’è, tuttavia, un modo per spezzare la maledizione: chi desidera accaparrarsi le ricchezze del banco di Disisa deve portare con sé una giumenta e tre uomini, tutti dal nome Santi Turrisi. Vi è però una gran difficoltà: una volta sacrificata la giumenta e mangiatene le interiora fritte, infatti, bisognerà uccidere i tre Santi Turrisi.</div><div><br></div><div>Villalba, una roccia alta e misteriosa conosciuta come “Pizzo di Lauro”. Si dice che chi riuscisse a compiere l’ardua impresa di arrivare in cima diventerebbe il più ricco del mondo e anche il più felice, perché oltre ad arricchir se stesso arricchirebbe tutto il paese.</div><div><br></div><div>Queste, naturalmente, sono poche delle tantissime leggende che avvolgono la storia della Sicilia. Pronti, dunque, ad armarvi del necessario per spezzare le maledizioni e provare a recuperare gli immensi tesori, per vivere per sempre da nababbi?</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 07 Apr 2021 13:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La “Via della Seta” un tempo era in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000071"><h2 class="imHeading2">Pochi lo sanno, ma la “Via della Seta” un tempo era in Sicilia e passava da Messina</h2><div>La Sicilia è stata una delle tappe più fiorenti della Via della Seta, nelle zone dei Nebrodi, la coltivazione del gelso e l’allevamento del baco da seta erano tra le maggiori fonti di guadagno.</div><div>La seta ha origini antichissime, non è questo quello di cui vogliamo parlarvi, per brevità diciamo che i Bizantini portarono l’allevamento del baco da seta in Europa e che in seguito alla conquista della Sicilia da parte degli Arabi, l’allevamento dei bachi divenne una delle attività più redditizie, al punto da creare uno stile ben definito: “alla siciliana”, tanto che per circa un secolo, le sete siciliane giunsero nelle piazze mercantili più importanti d’Europa.</div><div>La seta rappresenta per la Sicilia orientale un bene di consumo, una trasformazione locale e soprattutto un prodotto di esportazione. </div><div>Quella che non veniva esportata era destinata alle botteghe di filatori e tessitori delle uniche tre città isolane, Messina, Palermo e Catania, che potevano effettuare le fasi successive del ciclo produttivo. Si dava vita ad abiti preziosi, velluti e tessuti utilizzati per i paramenti sacri.<br></div><div>La fine di un’epoca, si ha quando la città dello Stretto perse il privilegio dell’esportazione esclusiva della seta nel 1664, la produzione e commercializzazione ebbe conseguenze disastrose.</div><div>Il governo, nel 1727, istituì sia a Catania che a Messina, il Consolato della nobile arte della seta per privilegio di Carlo VI, re di Sicilia. In quegli anni i Consolati ricoprono un ruolo di rilievo. Controllano la qualità dei prodotti, ma influenzano altresì la vita politica ed economica dell’isola.</div><div>Tra queste non si può che menzionare Palazzo Auteri (ubicato tra le Terme dell’Indirizzo e il Castello Ursino), una delle seterie italiane tra le più importanti, senza dimenticare Messina dove ha sede l’attuale Museo.</div><div>Il commercio della seta in Sicilia, come abbiamo accennato, era regolato dai Consolati della seta di Messina, Catania e Palermo, molte furono le contese nel corso degli anni per il monopolio della seta tra le tre città. Nel 1776 anche Acireale, di antica tradizione, si candidò a divenire Consolato per lavorare in proprio la seta, le tre città, però, si opposero alla candidatura. Le cose cambiarono soltanto nel 1781 quando fu abolito il decreto che limitava l’esercizio alle sole città del Consolato. Alla fine del XVIII secolo l’industria serica decadde nell’isola. </div><div>Il terremoto del 1783 segnò l’inizio della decadenza dell’attività bachi-sericola, anche a causa di una malattia che aveva colpito il baco. Dopo il 1850 la produzione perse ogni valenza fino a scomparire. In Sicilia, si volgeva lo sguardo verso altri settori. Dalla seta si passava allo zolfo, al vino e agli agrumi.</div><div>Molti proprietari cominciarono ad estirpare i gelsi e a piantare gli agrumi. Nel ‘900 alcuni centri mantennero ancora per poco la bachicoltura, che cessò tuttavia definitivamente nel secondo dopoguerra.</div><div>Bisognerebbe ricordare, soprattutto nei Peloritani, che il paesaggio agrario racconta la sua storia dei muretti a secco. Da quando sono venuti a mancare i gelseti, quello che ha resistito sono le terrazze in muratura a secco (armacie) costruite dai contadini per mettervi a dimora le piante di gelso.</div><div>A Sant’Angelo di Brolo, per esempio, c’è un Museo di arte sacra all’interno del quale sono conservati dei paramenti di seta prodotti in loco o in altri centri del Messinese. A Ficarra l’amministrazione comunale ha addirittura istituito solo a fini didattici, la “Casa del baco” dove si allevano i filugelli con li stessi metodi di cui hanno memoria degli anziani, anche a Savoca si parla della bachisericultura.</div><div>Non dimentichiamo che il fulcro di questa laboriosa attività era prima la famiglia contadina che divenne così un piccolo laboratorio, e dopo attività industriale, dove la donna allevava il baco, lo seguiva nelle varie mute. A questo punto una volta ottenuto il filo di seta si passava alla commercializzazione vera e propria. Le matasse di seta, a secondo dei bisogni, venivano colorate oppure lasciate al naturale. Ad esempio per ricavare il colore porpora, utilizzato dai più ricchi, essendo il colore emblema della regalità, veniva utilizzato un procedimento lungo usando una particolare varietà di molluschi. In passato, anche le monache benedettine di San Piero lavoravano la seta.</div><div>Dal medioevo ai primi anni del secolo scorso, la sera precedente la festa dell’Ascensione la gente di Messina correva a frotte verso la spiaggia, si inginocchiava e ripeteva per nove volte di seguito, a ogni flutto, una curiosa preghiera. “Ti salutu fonti di mari,/ ccà mi manna lu Signuri:/ tu m’ha dari lu to beni,/ jò ti lassù lu me mali.”</div><div>Dopo si raccoglieva un pugno di sabbia. «La ’rena raccolta poi si andava gittarla su i tetti delle persone che allevavano il baco da seta, gridando con gioia: Setti liviri a cannizzu».</div><div>Sette libbre di bozzoli a graticcio che era molto di più di quanto mediamente rendesse la bachi­coltura, oltre a rivolgere una preghiera a San Giobbe, tradituri per sua indole e fin troppo tollerante verso le fattucchiere che mandavano il malocchio.</div><div>Se ne facevano di benedizioni anche alle uova nei venerdì di marzo. Si pregava San’Antonio Abate perché le proteggesse dal fuoco e dalle formiche, San Zaccaria per preservarlo dai topi.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 15:25:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Festa o sagra della tosatura in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006F"><h3 class="imHeading3">Festa o sagra della tosatura in Sicilia </h3><div>A San Marco frazione di Novara di Sicilia, Capizzi, Santa Lucia del Mela, Sinagra, Sant’Angelo Muxaro, per citarne alcuni, si svolge la festa o sagra della tosatura della pecora.</div><div>Una tradizione che ogni anno si ripeteva in primavera, oggi nelle aziende zootecniche locali, prosegue con la degustazione delle preparazioni delle prelibatezze tipiche del luogo quali la ricotta e il maiorchino, degustazione delle pietanze caratteristiche e da stand con i prodotti tipici.</div><div> L’iniziativa ha la funzione di promuovere e pubblicizzare le tradizioni della terra e gli antichi mestieri che sono un patrimonio di esperienze professionali culturali che oggi rischiano di sparire. L’abbandono di queste antiche attività sta provocando un danno culturale incalcolabile, oltre a quello economico, compromettendo l’economia dei piccoli centri, ma ha anche la funzione di volano per la produzione dei prodotti caseari locali.</div><div>Per la tutela degli antichi mestieri, l’iniziativa della Festa della tosatura vuole sostenere e diffondere una tradizione che ogni anno si ripete.</div><div>Tra i momenti lavorativi che scandiscono il tempo delle attività pastorali, quello della tosatura, in Sicilia detta tunnitura, ha luogo prevalentemente da fine Maggio a inizio Luglio.</div><div>Il suo espletarsi mobilita sempre una serie di dinamiche di ordine sociale e comunitario di grande interesse. Le prestazioni lavorative sono ispirate al principio di reciprocità, è consuetudine che i pastori di una determinata area geografica si rendano reciprocamente disponibili a fornire a turno, secondo un calendario concordato, prestazioni lavorative gratuite. Negli allevamenti di pecora tra maggio e giugno era d’uso tosare tùnniri gli animali, a tale operazione partecipavano tre o quattro addetti; il compito del primo era quello di prelevare dallo ‘zzacchinu le pecore, trascinarle in piano, impastoiarle e disporle in terra in cerchio per permettere la tunnitura in successione.</div><div>‘U tunnituri le tosava con le forfici di metallo, usando estrema cura nel tagliare i peli alla base senza ferire l’animale, e gettando la lana di lato. Un uomo slegava le pecore già tosate e riportate nel recinto, mentre altri raccoglievano i velli attorcigliandoli in matasse, il momento rappresentava un’occasione di festa e riconciliazione perchè alla fine si sedevano alla tavolata dov’era consumata solitamente la carne di una pecora arrostita.</div><div>La lana ricavata successivamente veniva lavorata con i telai per produrre abbigliamento di prima necessità per riscaldarsi dal freddo inverno: maglioni, sciarpe, cuscini, calze in tempi passati, grazie all'elevato valore della lana, la pratica era remunerativa oggi è considerata più uno scarto.</div><div>Le varie fasi della giornata della tosatura sono suddivise come segue:</div><div>I preparativi</div><div>Gli uomini preparano i sacchi per riporre la lana, oliano le forbici raggruppano le greggi, ad una ad una le pecore vengono catturate, sdraiate sul dorso e, legate insieme le quattro zampe con una pastura (cordicella), immobilizzate e resa pronta per essere tosata.</div><div>Le forbici per tosare</div><div>Sono forbici di ferro brunito, appuntite, grandi, lunghe circa 35 cm, con lame triangolari affilatissime forgiate in unico pezzo di ferro. Nel corso della tosatura le forbici vengono bagnate e affilate con la mola tradizionale di continuo: diventano veri e propri rasoi che, insieme all'abilità del pastore, permettono un tosatura perfetta.</div><div>Il taglio</div><div>Durante le operazioni di taglio le forbici o le tosatrici sono maneggiate con destrezza ma anche con accortezza per non ferire la pecora. Bisogna tosare la pecora in tutte le parti del corpo, dalla testa fino alla coda e bisogna tosare in modo tale che il vello venga via come una pelliccia composto e uniforme. Finite le operazioni di taglio, la pecora è libera e ritorna nella mandria. La tosatura è una pratica necessaria per il benessere degli ovini, ma anche perché la lunghezza del vello può essere un impedimento per l'animale.</div><div><br></div><div>Il pubblico viene così coinvolto in attività volte alla conoscenza del territorio attraverso i suoi mestieri, sia dal punto di vista culturale, storico, economico, di artigianato locale di qualità, si può affermare come un azione di nicchia tipico, dei mestieri di un tempo, a difesa del territorio e volano di sviluppo per le tradizioni locali.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 19:16:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Realmonte, piccolo centro su un terrazzo pianeggiante]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Realmonte dal latino Mons Realis</h3><div><hr></div><div>Realmonte: Dal "Mons Realis" alla Scala dei Turchi<div>Realmonte, il cui nome deriva dal latino Mons Realis (Monte Reale), è un affascinante comune situato su un terrazzo pianeggiante a breve distanza dalla costa agrigentina. Il paesaggio circostante è un mosaico di fertili campagne coltivate a vigneti, mandorleti e uliveti, che sfumano improvvisamente nel bianco accecante della costa.</div><div><br></div><div>La Scala dei Turchi: Una scultura della natura</div><div>L’attrazione più iconica è senza dubbio la Scala dei Turchi, una maestosa scultura rocciosa a picco sul Mediterraneo. Si tratta di una parete di marna, una roccia sedimentaria di natura calcarea e argillosa dal caratteristico colore bianco puro, modellata dal vento e dalle onde in gradoni naturali.</div><div><br></div><div>La Leggenda: Il nome deriva dal fatto che, anticamente, i corsari saraceni (erroneamente chiamati "Turchi" dalle popolazioni locali) ormeggiavano le navi nelle acque calme protette dalla scogliera e si arrampicavano agevolmente lungo questi gradoni per raggiungere la cima e saccheggiare i villaggi circostanti.</div><div><br></div><div>La Villa Romana e la Torre</div><div>A poca distanza dalla Scala, in contrada Durrueli (Punta Piccola), gli scavi hanno riportato alla luce i resti di una lussuosa Villa Romana del I secolo d.C., completa di mosaici e di una vicina necropoli. Per la difesa del territorio dalle incursioni piratesche, fu edificata la Torre di Monterosso. Situata su un promontorio a 146 metri sul livello del mare, la torre è costruita in conci di tufo estratti da una cava vicina. Oggi rappresenta uno dei punti panoramici più spettacolari della Sicilia, permettendo di abbracciare con lo sguardo la costa da Capo S. Marco (Sciacca) fino a Punta Bianca (Agrigento).</div><div><br></div><div>La Cattedrale di Sale: Un tesoro ipogeo</div><div>Se la superficie abbaglia, il sottosuolo tocca vette di spiritualità uniche. In contrada Scavuzzo si trova la Cattedrale di Sale, situata all'interno di una miniera di salgemma attiva ancora oggi.</div><div><span class="fs12lh1-5">La chiesa si trova a circa 150 metri di profondità e 30 metri sotto il livello del mare.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Architettura di Cristallo: Le pareti sono di halite (salgemma) purissima. Ogni elemento — dall'altare al battistero, dal crocifisso alla statua di Santa Barbara — è stato scolpito direttamente dai minatori nel sale. Ogni anno, il 4 dicembre, vi si celebra la messa in onore di Santa Barbara, protettrice di chi lavora nell'oscurità delle miniere.</span><br></div><div><br></div><div>Cultura e Spettacolo: Il Teatro Costabianca</div><div>Ai piedi di Capo Rossello, circondato dalla splendida arcata di calanchi della baia di Costabianca, sorge l'omonimo teatro. Progettato con una cavea greca di impianto tipicamente segestano, il Teatro Costabianca è una delle arene all'aperto più suggestive dell'isola, ospitando durante l'estate spettacoli teatrali e concerti che godono di un'acustica naturale perfetta e di uno sfondo marino impareggiabile.</div><div><br></div><div>Tradizioni e Feste Popolari</div><div>Il cuore di Realmonte batte forte nel mese di agosto, quando si celebrano — ad anni alterni nella prima o seconda domenica del mese — le feste di San Giuseppe e San Calogero.</div><div><span class="fs12lh1-5">San Giuseppe: È caratterizzata dal "Pranzo dei Santi" in piazza, un momento di convivialità e devozione che richiama le antiche mense per i poveri.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">San Calogero: La festa del "Santo Nero" è molto sentita. Durante la processione, i fedeli usano gettare piccoli pani dai balconi al passaggio del simulacro, un gesto simbolico di condivisione e ringraziamento per il raccolto.</span><br></div></div><div><br></div><div><a href="http://www.clicksicilia.com/cittapaesisicilia/realmonte-turismo.html" rel="tag" class="imCssLink">http://www.clicksicilia.com/cittapaesisicilia/realmonte-turismo.html</a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 13:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Castello Incantato, meglio parco dai mille volti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006D"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Castello Incantato, meglio parco dai mille volti </h3></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Se stai cercando un posto che ti sorprenda ad ogni angolo, il Castello Incantato è proprio quello che fa per te. </div><div class="imTACenter">Situato alle falde del Monte Kronio, questo parco è un vero e proprio labirinto di volti e forme che sembrano prendere vita. Non ti aspettare torri maestose o cavalieri in armatura; qui è la natura che gioca con la tua immaginazione. Ogni passo ti porterà a scoprire nuove sculture naturali, mentre il profumo della flora locale ti avvolgerà in un abbraccio accogliente. Perfetto per una passeggiata in famiglia o per un momento di relax con gli amici, il Castello Incantato è un angolo di Sicilia che merita di essere esplorato.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Se pensate a un castello da fiaba, preparatevi a rimanere sorpresi. </div><div class="imTACenter">Qui, invece di torri e cavalieri, troverete un labirinto di volti scolpiti nella roccia, ognuno con una storia da raccontare. Passeggiando tra questi sentieri, vi sembrerà di esplorare un mondo fantastico, dove la natura e l'arte si fondono in un abbraccio incantevole. </div><div class="imTACenter">È un luogo perfetto per chi ama perdersi e scoprire nuovi orizzonti, quindi preparate le scarpe comode e lasciatevi trasportare dalla magia di questo posto unico.<span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Siamo alle falde del Monte Kronio in prossimità di </span><span class="fs12lh1-5">Sciacca</span><span class="fs12lh1-5">, ci avviciniamo al Castello Incantato.</span></div><div class="imTACenter">Diciamo subito che non vi è nessun castello, è un parco o giardino, meglio un labirinto di volti più di tremila</div><div class="imTACenter">Filippo Bentivegna è colui che ha creato questo parco giardino denominandolo Castello Incantato.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Filippo Bentivegna, nasce nel 1888 e muore nel 1967. Di famiglia di pescatori, visto il periodo decide di tentare miglior fortuna e segue il mito dell’America nel proprio immaginario, un trauma lo sconvolge, perde il suo equilibrio, si ripiega su se stesso, ritorna nella sua terra, dove realizza un mondo tridimensione nel quale si rifugia. In quel terreno che non gli è servito per coltivare, li Filippu di li testi, creava sculture, teste, volti disegnati nelle pietre, a migliaia, per cinquant'anni.</div><div class="imTACenter">Filippo perde ogni contatto con la realtà e, dopo aver acquistato un terreno fuori dal paese, inizia a scolpire la roccia, tracciando sulla pietra volti e forme antropomorfe, con cui dialoga, sono i suoi unici amici, vive, da solo, a stretto contatto con la natura, trascorre il proprio tempo a scolpire. </div><div class="imTACenter">Non conosce l’arte, non si pone il problema del primitivismo, e così le forme arcaiche delle sue teste lo rendono conosciuto senza volerlo.</div><div class="imTACenter">Le sue sculture sono tutte diverse e raffigurano personaggi famosi e non a cui dava anche un nome e che, nel suo immaginario, rappresentavano i sudditi del suo regno che lui stesso aveva creato e di cui era signore. Amava infatti farsi chiamare della gente “Sua eccellenza”.</div><div class="imTACenter">Nel parco si può giocare a perdersi e cercare una via d’uscita, seguire i sentieri per vedere dove conducono. E così che si raggiungono una serie di grotticelle, visitabili, nelle quali l’artista scavava la roccia per estrarre la materia prima delle sue opere.</div><div class="imTACenter">Al centro del parco, sorge la casetta dove viveva il Bentivegna. Le pareti sono decorate da disegni raffiguranti grattacieli che ricordano proprio il suo soggiorno in America.</div><div class="imTACenter">Altre teste del Bentivegna sono adesso esposte al Museo dell'Art Brut di Losanna</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Agorà Società Cooperativa</div><div class="imTACenter">Via Fondo Bentivegna, 16</div><div class="imTACenter">92019 SCIACCA (AG)</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Contrada Sovareto</div><div class="imTACenter">Agrigento</div><div class="imTACenter">92019</div><div class="imTACenter">Sciacca</div><div class="imTACenter">Telefono: 339 2340174</div><div class="imTACenter">Cellulare: 320 8446278 - 380 4754856</div><div class="imTACenter"><a href="http://www.sciaccamusei.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.sciaccamusei.it</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 28 Mar 2021 07:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Grammichele, la città dalla pianta esagonale e delle meridiane]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006C"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Grammichele, la città dalla pianta esagonale e delle meridiane</h3><div><hr></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Grammichele è una città unica nel suo genere, famosa per la sua pianta esagonale e per le straordinarie meridiane che ne caratterizzano la piazza principale. La città fu distrutta dal terremoto dell’11 gennaio 1693 e ricostruita nello stesso anno secondo un progetto urbanistico innovativo e razionale.</span><br></div><div><br></div><div>Situata nella Sicilia sud-orientale, Grammichele si trova in provincia di Catania, a circa 35 km dalla città di Catania e a metà strada tra le coste del Mar Ionio e le zone interne montuose dei Monti Iblei. La città sorge a un’altitudine di circa 420 metri sul livello del mare, offrendo una posizione panoramica sulla fertile piana circostante, ideale per l’agricoltura e storicamente strategica per collegamenti tra i centri della Val di Noto.</div><div><br></div><div>La pianta esagonale, apparentemente semplice, rivela una complessità sorprendente: al centro si trova una grande piazza esagonale, circondata da cinque borghi perimetrali, mentre il sesto lato era riservato alla residenza del principe. Dalla piazza si dipartono sei strade, ciascuna collegata al centro dei lati dell’esagono, creando un armonioso sistema di comunicazione.</div><div><br></div><div>La città è divisa in sei sestieri, partendo dalla Chiesa Madre dedicata ai santi Caterina d’Alessandria e Michele Arcangelo, in senso orario: San Michele, San Carlo, Santa Caterina, l’Annunziata, San Rocco, l’Angelo Custode.</div><div><br></div><div> La piazza e l’orologio solare</div><div><hr></div><div>La Piazza C.M. Carafa è arricchita da un grande orologio solare orizzontale, probabilmente uno dei più grandi al mondo, che combina funzionalità e arte, recuperando antichi strumenti di misurazione del tempo. Gli orologi solari misurano l’ora solare vera tramite l’ombra di un’asta inclinata, chiamata gnomone, fornendo informazioni sulla data e sulle ore del giorno.</div><div><br></div><div>Al centro della piazza si trova una statua monumentale in bronzo dell’artista Paolo Guarrera, che raffigura il principe Carlo Maria Carafa, fondatore della città. Appassionato di astronomia e matematica, il principe concepì Grammichele come una “città del sole”, inserendo al centro della piazza una grande meridiana a forma di croce. La statua, posta su un basamento simbolico dei gradini del sapere — filosofia, religione, scienza, politica, lettere e arte — raffigura un uomo inginocchiato, avvolto da cerchi che richiamano l’antica sfera armillare, con la gamba sinistra nella vecchia Occhiolà e la destra protesa verso la nuova città.</div><div><br></div><div>L’orologio solare è composto da tre elementi principali:</div><div><br></div><div> Lo gnomone (l’asta che proietta l’ombra)</div><div>Il quadrante</div><div>Il sistema di linee che indicano ore, solstizi, equinozi, segni zodiacali e, nel caso di Grammichele, le date della distruzione di Occhiolà e della fondazione della nuova città.</div><div><br></div><div>Il numero sei, caro al principe Carafa, è ricorrente nell’architettura della città: dai sei sestieri alla pianta esagonale, fino agli elementi simbolici dell’orologio e della statua centrale, tutto richiama questa cifra come filo conduttore del progetto urbanistico e artistico.</div><div><br></div><div>Contesto geografico</div><div><hr></div><div>Grammichele è inserita in una regione dalle forti caratteristiche geografiche: a nord si estendono i Monti Iblei, un massiccio collinare di origine calcarea e vulcanica, ricco di canyon, grotte e panorami suggestivi; a sud e a est si aprono le pianure fertili che arrivano fino al Mar Ionio. Questa posizione ha permesso alla città di sviluppare un’economia agricola diversificata, con coltivazioni di vino, olivo, agrumi e cereali, e di diventare un punto di collegamento tra la costa ionica e le aree interne.</div><div><br></div><div>La vicinanza a centri storici come Catania, Ragusa e Noto, insieme alla rete di strade provinciali e statali, rende Grammichele facilmente raggiungibile e un perfetto esempio di pianificazione urbana barocca inserita armoniosamente nel paesaggio siciliano.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 19:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lucio Piccolo, il poeta a Capo d’Orlando]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006B"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Lucio Piccolo, il &nbsp;poeta a Capo d’Orlando</h3></div><div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><div><span class="fs12lh1-5">Silvestri le prime rampe, quando svolti alla terza intorno t’è l’aria del monte come non altrove.</span><br></div><div><br></div><div>A Capo d’Orlando, in contrada Vina al Km 109 della Statale 113 per Palermo, si trova la villa di fine Ottocento che oggi ospita la Casa Museo dedicata al poeta Lucio Piccolo. La villa si erge su una collina che domina il mar Tirreno e offre una vista panoramica sulla costa settentrionale della Sicilia e sulle colline circostanti. La posizione strategica tra mare e monti rende il luogo ideale per un soggiorno immerso nella natura e nella cultura.</div><div><br></div><div>Lucio Piccolo, cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, fu poeta e musicologo italiano, noto per la sua vita appartata e il raffinato gusto letterario. Dopo aver vissuto a Palermo fino al 1932, si trasferì con la madre e i fratelli a Villa Piccolo, dove rimase lontano dalla mondanità e dedicò la sua vita alla poesia e alla cultura.</div><div><br></div><div>Alla morte di Lucio, i fratelli decisero di istituire la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, con l’obiettivo di preservare il patrimonio culturale e storico della famiglia. I beni furono così suddivisi: due terzi andarono alla Fondazione e un terzo, la quota di Lucio, all’unico figlio Giuseppe, allora di sei anni. Nel 1978 fu inaugurata la Casa Museo di Villa Piccolo, aperta al pubblico per conoscere la vita e l’opera del poeta.</div><div><br></div><div>All’interno della villa si trova anche la camera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che spesso visitava i cugini. Il vero tesoro della villa è il parco circostante: oltre venti ettari di giardino lussureggiante, arricchito da specie botaniche rare provenienti da tutto il mondo. </div><div>Il giardino, progettato e curato da Agata Giovanna, la primogenita dei fratelli Piccolo e appassionata di botanica, ha trasformato Villa Piccolo in un autentico orto botanico in miniatura.</div><div><br></div><div>Tra gli elementi curiosi del parco si trova il cimitero dei cani dei fratelli Piccolo. </div><div>La foresteria della villa ospita oggi un caffè letterario, dove vengono organizzati eventi culturali, presentazioni di libri e incontri dedicati alla poesia e alla musica.</div><div><br></div><div>Contesto geografico</div><div><hr></div><div>Capo d’Orlando si trova sulla costa settentrionale della Sicilia, in provincia di Messina, tra i Monti Nebrodi a sud e il Mar Tirreno a nord. La città è inserita in una fascia collinare che degrada verso il mare, offrendo vedute panoramiche che spaziano dalle colline verdeggianti fino alle acque cristalline del Tirreno. Questa posizione permette facili collegamenti sia verso Messina a est (circa 80 km) che verso Palermo a ovest (circa 200 km).</div><div><br></div><div>La collina di Vina, dove sorge Villa Piccolo, domina il centro abitato e la costa, regalando un paesaggio unico che unisce mare, colline e uliveti, tipico del territorio dei Nebrodi. Il clima mediterraneo, con inverni miti ed estati calde, rende l’area particolarmente adatta alla coltivazione di agrumi, olivi e vigneti, oltre a favorire passeggiate e visite culturali tutto l’anno.</div><div><br></div><div>La Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella continua a promuovere iniziative culturali e a valorizzare la memoria della famiglia e del poeta, rendendo Villa Piccolo un luogo dove arte, letteratura e natura si incontrano armoniosamente, immersi nello scenario unico della Sicilia settentrionale.</div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Architettura e struttura della villa</span></div><div><hr></div><div>Villa Piccolo è una costruzione elegante, tipica delle ville nobiliari siciliane dell’epoca, con un corpo centrale e ampie terrazze che si affacciano sul parco e sul panorama circostante. La facciata principale, sobriamente decorata, mostra elementi in stile eclettico e richiami neoclassici, con portali e balconi che affacciano sulla vallata sottostante.</div><div><br></div><div>All’interno, la villa conserva arredi originali e oggetti appartenuti alla famiglia Piccolo, creando un’atmosfera intima e raccolta. Particolarmente significativa è la **camera di Lucio Piccolo**, arredata come ai tempi in cui il poeta vi soggiornava, con libri, manoscritti e strumenti musicali, testimoniando la sua passione per la letteratura e la musica. Nella stessa villa si trova anche la camera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, cugino di Lucio, che spesso vi faceva visita.</div><div><br></div><div>Il parco e gli spazi esterni</div><div><hr></div><div>La vera meraviglia della villa è il parco di oltre venti ettari, che circonda la dimora. Progettato e curato da Agata Giovanna Piccolo, il giardino ospita specie botaniche rare provenienti da tutto il mondo, trasformando la villa in un autentico orto botanico in miniatura. </div><div>Tra le caratteristiche più particolari si trovano vialetti ombrosi, aiuole con piante esotiche, alberi secolari e piccole strutture decorative che conferiscono un’atmosfera di tranquillità e bellezza naturalistica.</div><div><br></div><div>Un elemento curioso del parco è il cimitero dei cani, dove riposano gli animali che vissero con la famiglia, aggiungendo un tocco di intimità e umanità al luogo. La foresteria della villa è oggi adibita a caffè letterario, spazio dove si organizzano eventi culturali, presentazioni di libri, concerti e incontri dedicati alla poesia e alla musica.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La villa, immersa in un paesaggio naturale unico, rappresenta oggi non solo un luogo di memoria letteraria, ma anche un esempio di armonia tra architettura, arte, cultura e natura, offrendo ai visitatori un’esperienza multisensoriale tra storia, poesia e botanica.</span></div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella</div><div class="imTACenter">S.S. 113, km 109</div><div class="imTACenter">C.da Vina</div><div class="imTACenter">98071 Capo d’Orlando (ME)</div><div class="imTACenter">info@fondazionepiccolo.it</div><div class="imTACenter"><a href="www.fondazionepiccolo.it" rel="tag" class="imCssLink">www.fondazionepiccolo.it</a></div><div><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 18:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Gallo Italico in Sicilia, le origini]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000006A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Gallo Italico in Sicilia, le origini</h3><div><hr></div><div><div><span class="fs12lh1-5">La lingua ha la straordinaria capacità di raccontare la storia e l’identità di un popolo. La Sicilia, con la sua incredibile varietà di dialetti, è un esempio perfetto di come le vicende storiche e gli incontri di diverse popolazioni abbiano plasmato l’isola. Tra questi, spicca il dialetto gallo-italico, che ha radici profonde nella storia della Sicilia medievale.</span><br></div><div><br></div><div>L’origine dei dialetti gallo-italici in Sicilia</div><div><hr></div><div>I dialetti gallo-italici di Sicilia, tra cui il lombardo siculo, affondano le loro radici nell’arrivo di coloni lombardi durante il periodo normanno. Quando i Normanni conquistarono la Sicilia, sottraendola agli arabi, il loro insediamento non solo segnò un cambiamento politico e culturale, ma anche linguistico. Il processo di latinizzazione dell’isola fu fondamentale per il consolidamento del potere normanno, poiché i territori musulmani erano ancora fortemente radicati nel loro dominio culturale e religioso. La latinità divenne una chiave per mantenere il controllo, mentre le sacche musulmane, resistendo, cercavano di riconquistare il potere sull’isola.</div><div><br></div><div>La Trinacria, la Sicilia, era dal 827 parte dell’Umma islamica. Il dominio musulmano iniziò con lo sbarco a Capo Granitola, presso Mazara del Vallo, e si concluse con la caduta di Noto nel 1091, che segnò la fine della dominazione islamica. Questo lungo periodo di conquista e assestamento culturale durò circa 30 anni, durante i quali i Normanni, sotto la guida di Roberto il Guiscardo e Ruggero d'Altavilla, riuscirono a sconfiggere gli Arabi e a stabilire il proprio dominio sull’isola.</div><div><br></div><div>La conquista normanna e la latinizzazione dell’isola</div><div><hr></div><div>Nel 1038, l’imperatore bizantino Michele IV il Paflagone iniziò una campagna di riconquista della Sicilia, affidata al generale Giorgio Maniace. A partire dal 1061, i Normanni, sotto la guida di Roberto il Guiscardo, cominciarono a sbarcare in Sicilia. Con il supporto della Repubblica Marinara di Pisa, che nel 1063 contribuì a mettere in difficoltà i musulmani, i Normanni riuscirono a occupare città cruciali come Messina, Catania e Palermo.</div><div><br></div><div>A livello culturale, il periodo di dominazione normanna si distinse per la forte influenza delle culture araba e greca. Ruggero II, al fine di contrastare l'influenza predominante delle due culture precedenti, rafforzò l'elemento latino, pur rispettando le competenze culturali degli arabi e dei greci. Ciò portò alla graduale latinizzazione della Sicilia, anche sul piano linguistico.</div><div><br></div><div>Con la conquista, la religione cristiana sostituì quella islamica, e i cristiani, precedentemente soggetti al dominio musulmano, divennero nuovamente liberi di praticare la loro fede, sebbene con alcune limitazioni imposte dalla Sharī‘a, come il divieto per le chiese cristiane di possedere campanili, in modo da non interferire con il richiamo alla preghiera del muezzin.</div><div><br></div><div>I Lombardi in Sicilia e la nascita del Gallo-Italico</div><div><hr></div><div>Il contributo dei Lombardi alla storia linguistica della Sicilia è fondamentale. I Lombardi arrivarono sull'isola in diverse ondate e sostituirono gradualmente i Berberi, specialmente nella fase di colonizzazione normanna. Furono loro a ripopolare l’isola, in particolare nelle zone settentrionali e sud-orientali, e a instaurare colonie strategiche per rafforzare la latinizzazione.</div><div><br></div><div>Questi coloni lombardi portarono con sé il dialetto gallo-italico, che si radicò in numerose località siciliane, soprattutto nella zona orientale. Le isole linguistiche lombarde, sebbene erose nel corso del tempo, sono ancora oggi visibili in alcune zone dell’isola, tra cui Caltagirone, Corleone, e vari paesi della provincia di Messina, come San Fratello, Acquedolci, e Montalbano Elicona.</div><div><br></div><div>I Comuni Gallo-Italici in Sicilia</div><div><hr></div><div>Le località che oggi ospitano dialetti gallo-italici sono diffuse in tutta la Sicilia e si trovano principalmente in aree montuose o isolate, come nei Comuni di Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, Sperlinga, Randazzo, Capizzi, Maniace, e molti altri. La loro storia linguistica è una testimonianza vivente dell’influenza dei coloni lombardi e della complessità del mosaico etnico e linguistico siciliano.</div><div><br></div><div>Il mito del Lombardo nella letteratura</div><div><hr></div><div>La presenza dei Lombardi in Sicilia ha avuto anche un forte impatto sulla letteratura siciliana. Scrittori come Elio Vittorini, Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo hanno dedicato pagine alla figura dei Lombardi in Sicilia, rivelando il fascino e la singolarità di questa comunità.</div></div><div><div><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/i-comuni-gallo-italici-in-sicilia.php" rel="tag" class="imCssLink">I Comuni Gallo-Italici in sicilia</a></div></div><div><br></div><div>Il mito del Lombardo nella letteratura</div><div>Ai lombardi di Sicilia, celebri scrittori siciliani hanno dedicato pagine. </div><div>Elio Vittorini nel suo Conversazione in Sicilia, pubblicato per la prima volta a Milano nel 1941, incontra il Gran Lombardo (cfr. Dante, Paradiso XVII, vv. 70 – 72), un personaggio immaginario che diventa pretesto per celebrare un'intera collettività, quella dei lombardi di Sicilia. </div><div>Leonardo Sciascia al mito del Gran Lombardo di Vittorini e ai lombardi dedicherà qualche anno più tardi un intero capitolo de La corda pazza, pubblicato nel 1970 a Torino. </div><div>Vincenzo Consolo nelle sue due opere Sorriso di un ignoto marinaio (1976) e Lunaria (1986) usa il dialetto sanfratellano.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 26 Mar 2021 09:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Lago Specchio di Venere a Pantelleria, le tre teste imperiali, i dammusi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000069"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Lago Specchio di Venere a Pantelleria</h3><hr>Il Lago Specchio di Venere: il cuore termale dell'isola<div>Il Lago Specchio di Venere è uno dei luoghi più magici di Pantelleria. Situato in contrada Bugeber, occupa il cratere di un antico vulcano ormai spento, più o meno al centro dell’isola. Il suo nome deriva dalla leggenda secondo cui la dea Venere amasse specchiarsi nelle sue acque prima di incontrare Bacco.</div><div><br></div><div>Il lago è celebre in tutto il mondo per i suoi fanghi termali: lungo le sue rive si trovano infatti vasche naturali dove l'acqua fuoriesce a temperature superiori ai 50 gradi. Ricoprirsi il corpo con questi fanghi è un rituale millenario dalle comprovate proprietà benefiche per la pelle. Il bacino è alimentato da sorgenti idrotermali e dalle precipitazioni meteoriche, creando un ecosistema unico.</div><div><br></div><div>Il Dammuso e il Giardino Pantesco: architetture di sopravvivenza</div><div><hr></div><div>Il simbolo architettonico per eccellenza dell'isola è il dammuso. Queste abitazioni in pietra lavica sono sparse per tutta l'isola e testimoniano l'antica vita contadina pantesca: i vigneti di Zibibbo (Patrimonio UNESCO) e i cappereti richiedevano infatti la presenza costante dell'uomo in campagna per lunghi periodi.</div><div><br></div><div>La forma particolare dei dammusi, con i loro tetti a cupola, non è solo estetica ma funzionale: serviva a canalizzare ogni goccia di acqua piovana verso le cisterne, riserva vitale in un territorio storicamente privo di fonti di acqua dolce.</div><div><br></div><div>Altrettanto straordinario è il Giardino Pantesco, rimasto immutato nei secoli. Si presenta come una costruzione circolare a forma di torrione tronco-conico, con spessi muri a "casciata". La pendenza della sommità verso l'interno e l'altezza delle mura servivano a proteggere l'albero (solitamente un agrumeto) dai venti insidiosi, creando un microclima umido e fresco capace di catturare la rugiada e la scarsa pioggia.</div><div><br></div><div>Le "Teste di Pantelleria": i ritratti imperiali</div><div><hr></div><div>Un tesoro inestimabile è rappresentato dai Ritratti Imperiali, noti anche come "Le tre teste di Pantelleria". Si tratta di tre sculture marmoree di eccezionale fattura risalenti al I secolo d.C., rinvenute casualmente nel 2003 durante scavi nell'acropoli di San Marco e Santa Teresa.</div><div><br></div><div>Le statue raffigurano Giulio Cesare, Agrippina Maggiore e l’imperatore Tito. Il loro ritrovamento è avvenuto all'interno di antiche cisterne, sotto uno strato di cenere, dettaglio che fa ipotizzare una sepoltura rituale per proteggerle.</div><div><br></div><div>I ritratti di Cesare e Agrippina furono probabilmente deposti insieme con l'avvento della dinastia dei Flavi.</div><div><br></div><div>La testa di Tito fu invece nascosta nella seconda cisterna secoli dopo, durante l'invasione dei Vandali nel VI secolo d.C., che portò all'abbandono definitivo dell'acropoli.</div><div><br></div><div>Oggi questi capolavori sono custoditi all'interno del Castello di Pantelleria, conosciuto anche come Castello Barbacane.</div><div><br></div><div>La Vite ad Alberello: Patrimonio dell'Umanità</div><div><hr><div>Non si può parlare di Pantelleria senza citare la Vite ad Alberello, che dal 2014 è iscritta nella lista del Patrimonio Immateriale dell'UNESCO. Si tratta di una pratica agricola unica al mondo: la vite di uva Zibibbo viene piantata in una conca profonda per proteggerla dal vento e permetterle di assorbire l'umidità notturna. Da queste uve si produce il celebre Passito di Pantelleria DOC, un vino dolce, dorato e profumatissimo.</div><div><br></div><div>L’Oro Verde: Il Cappero di Pantelleria</div><div><hr></div><div>Il Cappero di Pantelleria IGP è considerato tra i migliori al mondo. Cresce spontaneamente tra le rocce vulcaniche e i muretti a secco. La raccolta è faticosissima e avviene esclusivamente a mano tra maggio e settembre. I boccioli vengono poi conservati sotto sale marino, mantenendo un aroma intenso che è la base di quasi tutti i piatti panteschi, come l’insalata pantesca (con patate, pomodori, olive e cipolle).</div></div><div><br></div><div>Il Confino Coatto e Politico</div><div><hr><div>Pantelleria è stata utilizzata come luogo di esilio sin dall'epoca romana (vi furono mandati membri delle famiglie imperiali caduti in disgrazia), ma il periodo più noto risale al Regno d'Italia e, successivamente, al Ventennio Fascista.</div><div><br></div><div>Il periodo Fascista: Tra il 1926 e il 1943, l'isola divenne una delle sedi principali per il confino di polizia. Vi venivano inviati gli oppositori del regime: comunisti, socialisti, anarchici e antifascisti in genere. I confinati non erano rinchiusi in una vera e propria prigione, ma erano obbligati a risiedere nell'isola, spesso in condizioni di povertà estrema, con l'obbligo di firma e il divieto di allontanarsi.</div></div><div><br></div><div>Un'isola da scoprire</div><div>Pantelleria è la meta ideale per chi cerca una vacanza selvaggia e autentica. Oltre a baie, insenature e calette immerse nel blu cobalto del Mediterraneo, l'isola offre un entroterra ricchissimo, perfetto per essere scoperto attraverso itinerari naturalistici che si snodano tra montagne vulcaniche, pinete e muretti a secco.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 17:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La cittadina di Ucria è nota per essere la città dei Musei]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000068"><h2 class="imHeading2">La cittadina di Ucria è nota per essere "la città dei Musei" e del mosaico "Due Mondi a Confronto"</h2><div>La cittadina di Ucria è nota per essere "la città dei Musei": è stata scelta, infatti, dal Centro Internazionale di Etnostoria di Palermo come sede di ben 5 musei le cui collezioni sono esposte presso la scuola media, in via Francesco Crispi: il Museo Etnostorico dei Nebrodi "Antonino Gullotti", il Museo Pedagogico delle Arti e Creatività Giovanile, il Museo Tipologico delle Arti Tradizionali di Sicilia, il Museo della Carta Pesta "Gianpistone" e, infine, il Mosaico di Nico Nicosia "Due Mondi a Confronto".</div><div><br></div><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><div data-line-height="1.5" class="lh1-5"><span class="fs12lh1-5">Presso la chiesa del S.S. Rosario costruita tra il 1720 e il 1750 dai frati domenicani, troviamo i</span><span class="fs12lh1-5">l grande mosaico, intitolato "Due Mondi a Confronto", è stato realizzato dal maestro Nico Nicosia ed è un grande pannello musivo, lungo 15 m e alto 3m, in pasta di vetro, grès e preziose murrine e tessere in oro zecchino. L'opera racconta il viaggio compiuto nel 1492 verso le terre lontane dalle caravelle di Cristoforo Colombo. Qui i due mondi si confrontano fra loro, il vecchio mondo, ed il luminoso e vivace nuovo mondo.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Castello Branciforti si erge nella parte alta del centro abitato, fondamentale per il controllo della trazzera Regia che passava lì vicina. Il castello, che per tutto il periodo Regio svolse le funzioni di difesa e di alloggio per i funzionari del Regno, subì importanti modifiche strutturali, che lo hanno trasformato da antico fortilizio a Maniero che fosse in grado di ospitare una famiglia nobiliare.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il territorio di Ucria, pu anche definirsi, per certi versi, il territorio dei funghi. I luoghi, infatti, per la loro natura e conformazione, si prestano alla nascita di numerose qualità di funghi.</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">L'ex Dipartimento di Scienze Botaniche dell’Università di Palermo, ha realizzato ad Ucria (c/da Pirato) la Banca vivente del Germoplasma, con l’annesso “Giardino dei Semplici” dedicato al botanico Bernardino da Ucria </span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="http:// www.germoplasmadeinebrodi.it" rel="tag" class="imCssLink"> www.germoplasmadeinebrodi.it</a></span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 16:43:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il corallo, oro del mediterraneo. Tra Trapani e Sciacca]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000067"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il corallo, oro del mediterraneo. Tra Trapani e Sciacca</h3><div><hr></div><div>Il corallo mediterraneo è stato conosciuto ed apprezzato fin dall’antichità, nel XIV secolo divenne un articolo di grande interesse economico. A Trapani si poteva usufruire di esenzioni daziarie e venne creata una rete commerciale intorno ad essa.</div><div>Il corallo rosso trapanese, denominato anche oro del Mediterraneo, poteva essere commercializzato grezzo o lavorato. Il corallo quindi veniva pescato e poi distribuito agli artigiani o agli scultori in base alla forma ed alla qualità. I pezzi più grossi e preziosi venivano affidati a veri e propri maestri scultori che ne realizzavano opere religiose commissionate dalle chiese, o regali di nozze per famiglie aristocratiche, ma anche presepi, scrigni o reliquari. </div><div>Più il commercio era fiorente e più la città si urbanizzava, tanto da dare vita alla corporazione dei maestri corallai, che si arricchiva soprattutto grazie al lavoro dei maestri scultori che realizzavano opere vendute a prezzi elevatissimi.</div><div>Nel XVIII secolo il corallo trapanese cominciò ad esaurirsi determinando un cambiamento nell’ambito dell’artigianato consistente nell’abbandono del corallo e l’introduzione di nuove materie semipreziose.</div><div>Il vero boom fu intorno al ‘700, quando le richieste di gioielli e ornamenti in corallo erano richiesti da ogni angolo del globo da sovrani, principi, cardinali e papi andando ad arricchire collezioni, il crollo dell’arte avvenne intorno all’800, periodo in cui il reperimento della materia prima divenne sempre più raro facendo avvertire i primi sintoni del suo declino mettendo a serio rischio l’attività.</div><div>Oggi a Trapani sono rimasti pochi laboratori per la lavorazione del corallo dove maestri scultori insegnano ancora le tecniche di una volta a coloro che volessero apprendere questa antichissima arte.</div><div>Nei primi del '900, il Museo Regionale "Conte Agostino Pepoli", all’interno del trecentesco ex convento dei Padri carmelitani, in una location che custodisce il prezioso passato siciliano tra pezzi unici provenienti in primis dal collezioni private e da musei nazionali ed esteri, dalle soppresse corporazioni religiose della città, la pinacoteca Fardelliana oltre a lasciti, depositi e donazioni, divenne successivamente Museo Interdisciplinare Regionale, tra le sue mura si possono ammirare marmi, lapidi, dipinti, arti industriali, scultura Rinascimentale e memorie del Risorgimento, tra cui spiccano coralli, maioliche, ori, argenti e sculture presepiali.</div><div>Oggi ci sono botteghe che creano gioielli con il corallo e l’oro, basta cercarle, ma non tuti sanno che anche a Sciacca ci sono botteghe artigiane che lavorano il corallo di Sciacca che è un octocorallo che fa parte della famiglia del Corallium mediterraneo, dal tipico colore rosso del corallo di Sciacca sotto l’azione dei funghi vulcanici dell’Isola Ferdinandea (nel canale di Sicilia, tra Sciacca e Pantelleria) assume sfumature particolarissime. La colorazione del corallo di Sciacca è la cifra della sua unicità con sfumature che vanno dal salmone al giallo, dall’arancione intenso fino al nero-brunastro, a riprova dell’origine vulcanica.</div><div><br></div><div>Le leggende legate al corallo:</div><div>Gli antichi conoscevano e credevano che fosse il sangue pietrificato di Medusa.</div><div>Per i cristiani invece il corallo rappresentava il sangue di Gesù Cristo, da qui l’uso del corallo come amuleto scaccia diavoli.</div><div>Il cornetto in corallo infatti è ritenuto un “portafortuna” da tutti fin dall’Impero Romano che l’usavano per “proteggere” i bambini dalle disgrazie.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 15:55:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il cioccolato di Modica o cioccolato modicano]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000066"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il cioccolato di Modica o cioccolato modicano</h3><div><hr></div><div><div><div>Modica è un comune dell’area iblea, situato nella parte sud-orientale della Sicilia. La città dista circa 10 km da Ragusa e sorge nella zona meridionale dei Monti Iblei, alla confluenza di due corsi d’acqua. Celebre per i suoi straordinari tesori artistici barocchi, Modica custodisce anche una delle più antiche e affascinanti tradizioni dolciarie dell’Isola: il cioccolato di Modica, le cui origini risalgono alla dominazione spagnola della Sicilia.<div><br></div><div>Comune del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Modica si trova a 296 metri sul livello del mare. Situata nell’area sud-orientale della Sicilia, tra i Monti Iblei, Modica si sviluppa in due anime: Modica Alta, di origine medievale, con le sue case disposte a gradinata, e Modica Bassa, elegante e scenografica, dominata da chiese e palazzi barocchi. </div><div>Passeggiando tra i vicoli del centro storico, il profumo del cacao accompagna il visitatore lungo botteghe e antiche dolcerie.</div><div>I santi patroni sono San Giorgio, celebrato il 23 aprile, e San Pietro Apostolo, festeggiato il 29 giugno.</div><div><br></div><div>La città è divisa in due parti: Modica Alta, di origine medievale, con le case disposte suggestivamente a gradinata lungo il pendio, e Modica Bassa, caratterizzata da eleganti architetture barocche. Proprio per questo straordinario patrimonio, Modica è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO, insieme ad altre città del Val di Noto.</div><div><br></div><div>Le origini del cioccolato</div><div><hr></div><div>Il cacao arrivò in Spagna nel XVI secolo e, già alla fine del Cinquecento, il cioccolato era diventato un piacere diffuso presso la corte spagnola. Ritenendo troppo amara la bevanda azteca, i conquistadores decisero di addolcirla con zucchero e aromi come vaniglia, noce moscata, chiodi di garofano e cannella. Grazie a questa intuizione, la moda del cioccolato si diffuse rapidamente in tutta Europa.</div><div><br></div><div>Nel Settecento intervenne anche la Chiesa di Roma, stabilendo che il cioccolato bevuto non infrangeva il digiuno quaresimale del venerdì, secondo il principio “Liquidum non frangit jejunum”.</div><div><br></div><div>Bisognerà attendere la Rivoluzione Industriale dell’Ottocento per assistere alla democratizzazione del cioccolato, fino ad allora appannaggio quasi esclusivo dell’aristocrazia europea, che lo apprezzava sia per le presunte proprietà benefiche sia per il suo gusto raffinato. La produzione artigianale, lenta e costosa, lasciò progressivamente spazio alla meccanizzazione.</div><div><br></div><div>Un momento decisivo fu il 1828, con l’invenzione della pressa per il cacao e della cosiddetta lavorazione olandese, che consentiva di separare il burro di cacao e ottenere una polvere più facile da lavorare: il cacao in polvere, base per la produzione del cioccolato solido moderno.</div><div><br></div><div>Il cioccolato di Modica</div><div><hr></div><div>Anche la Sicilia, pur con percorsi diversi, sviluppò una propria tradizione cioccolatiera. A Modica, in provincia di Ragusa, la Dolceria Bonajuto rappresenta un punto di riferimento fondamentale: è la più antica fabbrica di cioccolato della Sicilia ancora in attività e una delle più antiche d’Italia, con oltre centocinquanta anni di storia. La sua fama è legata anche alla medaglia d’oro conquistata all’Esposizione Internazionale di Roma del 1911. Oggi quel cioccolato artigianale, rilanciato con successo dopo un periodo di minor visibilità, è considerato un prodotto di assoluta eccellenza.</div><div><br></div><div>Già a metà Ottocento, Bonajuto controllava l’intera filiera produttiva, dalla lavorazione delle fave di cacao alla pasta amara, fino al prodotto finito. Nel secondo dopoguerra, Carmelo Ruta guidò l’azienda attraverso il difficile passaggio verso la fine del Novecento, affrontando la concorrenza della produzione industriale. Fondamentale è stato il contributo di Franco Ruta, cui si deve la salvaguardia delle antiche ricette locali, gli studi sulla presenza del cioccolato in Sicilia e la valorizzazione della lavorazione tradizionale senza concaggio.</div><div><br></div><div>La lavorazione “a freddo”</div><div><hr></div><div>Il cioccolato di Modica si distingue per una lavorazione detta “a freddo”. La massa di cacao, ottenuta da fave tostate e macinate e non privata del burro di cacao, viene scaldata solo per renderla fluida. A una temperatura non superiore ai 40°C, si aggiungono zucchero semolato o di canna ed eventuali spezie.</div><div><br></div><div>Un tempo, la lavorazione avveniva interamente a mano: la massa veniva stesa su una spianatoia a mezzaluna in pietra lavica, precedentemente riscaldata, e amalgamata con uno speciale matterello. Oggi la produzione avviene con l’ausilio di macchinari moderni, nel rispetto di uno specifico disciplinare.</div><div><br></div><div>Il composto non supera mai i 35–40°C, temperatura che non permette lo scioglimento dei cristalli di zucchero. Ancora pastoso, viene colato in apposite formelle. L’assenza della fase di concaggio — che nel cioccolato industriale avviene a temperature tra gli 80 e i 90°C — conferisce al cioccolato di Modica la sua caratteristica consistenza friabile e granulosa, priva di grassi vegetali aggiunti, latte o lecitina di soia.</div><div><br></div><div>Aromi e varianti</div><div><hr></div><div>Tradizionalmente il cioccolato di Modica è aromatizzato alla cannella o alla vaniglia, ma una delle versioni più iconiche è quella al peperoncino. Oggi si trovano numerose varianti: al caffè, agli agrumi, all’anice, alla carruba, alla menta con granella di mandorle, oltre a quelle al pepe bianco, al pistacchio e allo zenzero.</div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Mar 2021 08:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il giardino siciliano, viaggio tra i profumi e colori]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000065"><h2 class="imHeading2">Il giardino siciliano, viaggio tra i profumi e i colori</h2><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Se sei in cerca di un'esperienza unica in Sicilia, non puoi perderti i suoi meravigliosi giardini. </div><div class="imTACenter">Immagina di passeggiare tra piante esotiche, fiori dai colori vivaci e profumi avvolgenti che ti fanno sentire subito in vacanza. </div><div class="imTACenter">Ogni giardino racconta una storia, con angoli nascosti e scorci panoramici che ti lasceranno senza fiato. </div><div class="imTACenter">Che tu sia un amante della natura o semplicemente un curioso esploratore, questi spazi verdi sono il posto ideale per rilassarti e goderti il sole siciliano. Prepara la macchina fotografica e preparati a scoprire angoli di paradiso che renderanno il tuo viaggio ancora più speciale.<br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Mete per chi vuole trascorrere del tempo all’aria aperta a contatto con la natura, vi suggeriremo i parchi più famosi sparsi per l’isola a voi la scelta della visita.</div><div class="imTACenter">Gli orti botanici agli inizi del ʼ500 furono motivati, più che da finalità estetiche, da esigenze mediche, le stesse per cui anche in Sicilia furono fondati i cosiddetti Orti Cittadini o Orto dei Semplici, varietà vegetali con virtù medicamentose .</div><div class="imTACenter">Tra agavi e jacarande, rose e ortensie, zagare e gelsomini, Siepi e giochi d’acqua, il giardino rappresenta un luogo privilegiato di sperimentazione ed è espressione di passioni, talento e valori, un luogo dove stimolare l’olfatto e la vista, spesso trascurati dai grandi flussi turistici, noi proponiamo una visita alla bellezza della natura, tra essenze e colori. &nbsp;</div><div class="imTACenter">Il più famoso giardino è quello della Kolymbetra, ad Agrigento nella Valle dei Templi, si nasconde un raro boschetto di mirto, la pianta sacra alle divinità greche.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Giardino di Giulia a <span class="fs12lh1-5">Valverde</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Orto botanico di Catania</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Le stanze in fiore Canalicchio (Catania)</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Parco Botanico Radicepura a Giarre</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Villa Trinità a Mascalucia</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Villa Cerami a <span class="fs12lh1-5">Catania</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Parco Paternò del Toscano a Sant'Agata Li Battiati</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Fondazione La Verde La Malfa a San Giovanni La Punta</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Casa Pennisi a Acireale</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Giardino del Biviere a Lentini</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Villa Spaccaforno a Modica</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L'orto Botanico di Palermo</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">I Giardini della Palazzina Cinese a <span class="fs12lh1-5">Palermo</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">I Giardini di San Giuliano <span class="fs12lh1-5">Villasmundo a Melilli</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">Villa Landolina a <span class="fs12lh1-5">Siracusa</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Latomia dei Cappuccini a <span class="fs12lh1-5">Siracusa</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">Villa Reimann a <span class="fs12lh1-5">Siracusa</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">Il Giardino Ibleo a <span class="fs12lh1-5">Ragusa-Ibla</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">Parco del Castello di Donnafugata a <span class="fs12lh1-5">Ragusa</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">Castello di Venere e Giardino del Balio a <span class="fs12lh1-5">Erice</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Il Giardino di Palazzo Filangeri Cutò a </span><span class="fs12lh1-5">Santa Margherita del Belice</span></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il Giardino di Villa Falconara a Taormina</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il Giardino di F. Trevelyan a <span class="fs12lh1-5">Taormina</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter">Casa Cuseni a Taormina</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><a href="https://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/il-giardino-siciliano.php" rel="tag" class="imCssLink">Articolo completo <span class="fs12lh1-5">http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/il-giardino-siciliano.php</span></a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 18:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tulipani rossi al Santuario della Madonna dell’Olio in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000064"><h2 class="imHeading2">Tulipani rossi al Santuario della Madonna dell’Olio in Sicilia</h2><div><div><div><hr></div></div><div>Tulipani rossi al Santuario della Madonna dell’Olio e tour nelle Madonie<div><br></div><div>La primavera nelle Madonie regala spettacoli naturali unici, come la fioritura dei tulipani rossi selvatici a Blufi, piccolo borgo montano in provincia di Palermo, situato a circa 700 metri sul livello del mare. Il borgo si trova nel cuore del Parco delle Madonie, area protetta famosa per la sua biodiversità, i boschi di querce e faggi e le montagne che superano i 1.900 metri.</div><div><br></div><div>Tra campi misti di grano, mandorli e ulivi, davanti all’antico Santuario della Madonna dell’Olio, i tulipani creano un effetto scenografico simile a un quadro impressionista, con sullo sfondo le montagne siciliane e le vallate circostanti.</div><div><br></div><div>Santuario della Madonna dell’Olio</div><div><br></div><div>Il santuario, di impianto settecentesco, conserva un interno a navata unica decorato con stucchi floreali e motivi ornamentali. L’altare maggiore ospita la statua lignea della Madonna, opera dello scultore gangitano Filippo Quattrocchi.</div><div><br></div><div>A poche centinaia di metri dal santuario si trova una sorgente di olio minerale, conosciuta come “Olio della Madonna”, tradizionalmente utilizzata come rimedio naturale per alcune malattie della pelle. La sorgente attuale risale al XIX secolo, dopo l’esaurimento della prima, situata più vicino alla chiesa.</div><div><br></div><div>A Blufi si trova anche la Chiesa Madre del Cristo Re, costruita nei primi anni del XX secolo, con interno a tre navate semplice, arricchito da alcune statue sacre.</div><div><br></div><div>Itinerario turistico consigliato nelle Madonie</div><div><hr></div><div>Cefalù (PA)</div><div><br></div><div>Comune sulla costa tirrenica, a circa 70 km da Palermo. La città di Cefalù fa parte del Circuito dei Borghi Marinari, il porto di Cefalù o presidiana, è uno scalo marittimo d'interesse regionale nella Città metropolitana di Palermo.</div><div>Cosa vedere:</div><div><span class="fs12lh1-5">Duomo di Cefalù, Patrimonio UNESCO, con il mosaico del Cristo Pantocratore.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Centro storico medievale con vicoli caratteristici e spiagge.</span><br></div><div>Attività: Passeggiate, visite culturali e fotografia.</div><div><br></div><div>Santuario di Gibilmanna (PA)</div><div><br></div><div>Frazione montana di Cefalù, a circa 800 m s.l.m.</div><div>Cosa vedere:</div><div><span class="fs12lh1-5">Santuario della Maria SS. Regina del Paradiso, con statua di Antonio Gagini.</span><br></div><div>Attività: Turismo religioso, trekking leggero e panorami sulle Madonie.</div><div><br></div><div>Blufi (PA)</div><div><br></div><div>Comune montano nel cuore del Parco delle Madonie, a 700 m s.l.m.</div><div>Cosa vedere:</div><div><span class="fs12lh1-5">Santuario della Madonna dell’Olio e sorgente dell’olio minerale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Chiesa Madre del Cristo Re.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Tulipani rossi selvatici, in fiore tra marzo e maggio.</span><br></div><div>Attività: Fotografia naturalistica, passeggiate tra i campi, turismo religioso e immersione nella natura madonita.</div><div><br></div><div>Castelbuono (PA)</div><div><br></div><div>Comune centrale delle Madonie, a 423 m s.l.m., lungo la valle del fiume Pollina.</div><div>Cosa vedere:</div><div><span class="fs12lh1-5">Castello dei Ventimiglia e museo civico.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Degustazione di panettone artigianale e approfondimento sulla manna.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Festa di San Giovanni a Castelbuono (PA), tradizionale Sagra di fave e patate nelle quarare (grandi recipienti di rame), per le vie del paese, offerte poi a tutti i passanti. Il 24 giugno,</span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Divino Festival a Castelbuono giugno, &nbsp;</span><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.facebook.com/divinofestival/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/divinofestival/</a></span><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div>Ypsigrock Festival (prima/seconda settimana di agosto), <span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.ypsigrock.it/" class="imCssLink">https://www.ypsigrock.it/</a></span></div><div><br></div><div>Petralia Soprana (PA)</div><div><br></div><div>Comune montano a 950 m s.l.m., tra le vette delle Madonie.</div><div>Cosa vedere:</div><div><span class="fs12lh1-5">Itinerari dedicati ai Gagini nelle chiese del borgo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Miniera di Salgemma e esposizione di sculture di sale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Concerti estivi all’aperto e passeggiate nei vicoli medievali.</span><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/GruppoFolkURafu/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/GruppoFolkURafu/</a></div></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/presepedincanto/" onclick="return x5engine.imShowBox({ media:[{type: 'iframe', url: 'https://www.facebook.com/presepedincanto/', width: 1920, height: 1080, description: ''}]}, 0, this);" class="imCssLink">https://www.facebook.com/presepedincanto/</a></div></div><div><br></div><div>Dove mangiare</div><div><br></div><div>Se il viaggio stimola l’appetito, a Cipampini (nei pressi di Blufi) il ristorante “<a href="http://www.lalocandadicadi.it/" class="imCssLink">A fuoco lento</a>” propone piatti della tradizione madonita in un ambiente accogliente e curato.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 16 Mar 2021 16:41:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le rocche dell’Argimusco la Stonehenge siciliana dei Monti Nebrodi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000063"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le rocche dell’Argimusco la Stonehenge siciliana dei Monti Nebrodi</h3></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Le Rocche dell’Argimusco: la "Stonehenge siciliana" tra i Monti Nebrodi</span><br></div><div><div>L’altopiano dell’Argimusco è uno dei siti più suggestivi della Sicilia. Situato a circa 1200 metri di altitudine, al confine tra i Monti Nebrodi e i Peloritani, ricade nel territorio di Montalbano Elicona, borgo medievale celebre per il suo imponente castello federiciano e per essere stato eletto "Borgo dei Borghi" nel 2015.</div><div><br></div><div>Un complesso megalitico tra storia e mito</div><div>Caratterizzato da un imponente complesso di rocce arenarie dalle forme antropomorfe e zoomorfe, l’Argimusco è un luogo avvolto nel mistero, spesso definito un vero e proprio "spazio di culto" o santuario naturale.</div><div><br></div><div>A ridosso della Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta, il sito godeva in antichità di una posizione strategica: si trovava infatti sulla rotta che collegava Tindari (famosa per il culto della Madonna Nera e la riserva dei laghetti di Marinello) sulla costa tirrenica, verso Giardini Naxos sulla costa ionica.</div><div><br></div><div>Secondo diversi studiosi, la disposizione di questi imponenti menhir naturali lascia ipotizzare che l’altopiano venisse utilizzato dalle antiche civiltà come un calendario astronomico. Grazie alla collimazione del sole con alcune rocce specifiche (come la celebre Aquila o l' Orante), era possibile calcolare con precisione l'avvicendarsi di solstizi ed equinozi.</div><div><br></div><div>Trekking e Architettura Rurale: le Thòlos</div><div>La zona è meta ideale per il trekking naturalistico. Un itinerario imperdibile è quello che segue il percorso delle Thòlos (o Cubburi). Si tratta di antiche costruzioni in pietra a secco, caratterizzate da un ambiente unico circolare concluso a cupola, utilizzate un tempo come ricovero dai pastori.</div><div><br></div><div>Grazie a un accordo siglato nel 2000 tra i comuni di Montalbano Elicona, San Piero Patti, Raccuia e Floresta, un progetto di recupero ha restituito alla memoria collettiva ben 80 thòlos, oggi inserite in un circuito tematico volto allo sviluppo del turismo rurale. Queste strutture ricordano incredibilmente i micenei e testimoniano una sapienza costruttiva millenaria legata alla transumanza.</div><div><br></div><div>Montalbano Elicona (ME)<div>Eletto "Borgo dei Borghi" nel 2015, è il cuore pulsante dell'itinerario.</div><div><span class="fs12lh1-5">Cosa vedere: Il Castello Federiciano, residenza estiva di Federico II d'Aragona, che domina l'intero abitato medievale. Il centro storico è un labirinto di vicoli in pietra dove spicca la Basilica Minore di Maria Assunta in Cielo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Curiosità: Il borgo è famoso per l'atmosfera sospesa nel tempo, specialmente durante il Presepe Vivente nel quartiere serro.</span><br></div><div><br></div><div>San Piero Patti (ME)</div><div>Situato in una valle rigogliosa, è noto per la sua produzione di nocciole e per l'architettura dei suoi palazzi nobiliari.</div><div><span class="fs12lh1-5">Cosa vedere: Il Convento dei Carmelitani e la Chiesa di Santa Maria Assunta, con il suo splendido soffitto ligneo a cassettoni. È uno dei punti di accesso per i percorsi delle Thòlos.</span><br></div><div><br></div><div>Raccuia (ME)</div><div>Un piccolo borgo medievale arroccato, che conserva ancora intatto il fascino del passato agricolo siciliano.</div><div><span class="fs12lh1-5">Cosa vedere: Il Castello Branciforti, che ospita oggi un interessante museo, e la Chiesa Madre. Raccuia è celebre per l'artigianato tessile e la lavorazione della seta (tradizione storica dell'area).</span><br></div><div><br></div><div>Floresta (ME)</div><div>È il comune più alto della Sicilia (1275 m s.l.m.). Situato proprio sul crinale dei Nebrodi, offre un paesaggio quasi alpino.</div><div><span class="fs12lh1-5">Eventi e Sapori: Famosa per la sagra "Ottobrando", Floresta è il luogo d'elezione per acquistare la Provola dei Nebrodi DOP e i salumi di Suino Nero dei Nebrodi, razza autoctona che vive allo stato brado nei boschi circostanti.</span><br></div></div><div><br></div><div>Panorami mozzafiato e Sapori Locali</div><div>Attraversando una natura ancora incontaminata, il visitatore può godere di panorami che spaziano a 360 gradi:</div><div><br></div><div>Verso Nord: la vista si perde sul Mar Tirreno e sulle Isole Eolie.</div><div><br></div><div>Verso Sud-Est: svetta l'affilato picco della Rocca di Novara (definita il "Cervino di Sicilia").</div><div><br></div><div>Verso Sud-Ovest: la maestosa sagoma del vulcano Etna.</div><div><br></div><div>Verso Nord-Ovest: le vette boscose del Parco dei Monti Nebrodi.</div><div><br></div><div>A valle del borgo di Montalbano scorre il fiume Elicona, dove ancora oggi si possono scorgere i resti di antichi mulini ad acqua, un tempo cuore pulsante dell'economia locale.</div><div><br></div><div>Un consiglio per il viaggiatore: Prima di intraprendere l'escursione, è d'obbligo rifocillarsi con le eccellenze gastronomiche di Montalbano. Non dimenticate di assaggiare i biscotti al cimino (anice) o quelli alla nocciola, e naturalmente i prodotti caseari locali, tra cui spicca la prelibata provola dei Nebrodi, spesso modellata in curiose forme di animali.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 15 Mar 2021 16:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Andiamo alla scoperta della Patrona della Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000062"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Alla scoperta della Patrona della Sicilia: la Madonna Odigitria (o dell’Itria)</h3><div><hr></div><div><div>Non tutti sanno che la Sicilia ha una sua Patrona ufficiale: la Madonna Odigitria, chiamata anche Madonna dell’Itria, celebrata il martedì successivo alla Domenica di Pentecoste.</div><div><br></div><div>L’iconografia classica è costituita dalla Madonna a mezzo busto con in braccio il Bambino Gesù seduto in atto benedicente, il quale tiene in mano una pergamena arrotolata che la Vergine indica con la mano destra (dal greco Odighitria, colei che indica la via). Tuttavia, in Sicilia esiste una variante iconografica molto particolare: la Madonna è raffigurata sopra una cassa portata a spalla da due monaci anziani che, apparentemente, sembrano voler scegliere direzioni diverse.</div><div>La Cassa: Rappresenta l'arca che, secondo la tradizione, conteneva il simulacro arrivato dal mare o portato via da Costantinopoli per salvarlo dall'iconoclastia.<div><span class="fs12lh1-5">I Monaci (Santu Va e Santu Veni): Rappresentano la custodia della fede e la contesa devozionale tra comunità, ma anche il cammino incessante dei cristiani che "portano" Cristo nel mondo.</span><br></div></div><div><span class="fs12lh1-5">Le Tre Stelle d'Oro</span><div><span class="fs12lh1-5">Sul mantello di Maria (sulla fronte e sulle spalle) compaiono quasi sempre tre stelle d'oro. Esse simboleggiano la Verginità di Maria: Vergine prima, durante e dopo il parto.</span></div></div><div><br></div><div>La testimonianza romana e il legame storico</div><div>La testimonianza del ruolo di protettrice dell’Isola si trova persino a Roma, in via del Tritone 82, sede dell’Arciconfraternita di S. Maria Odigitria dei Siciliani, presso l’omonima chiesa eretta dai confrati nel 1595. Con Bolla di Sua Santità Paolo VI del 12 gennaio 1973, la chiesa fu elevata a "diaconia cardinalizia".</div><div><br></div><div>Il professore Santi Correnti, in "Storia di Sicilia come storia del popolo siciliano", scrive:</div><div><span class="fs12lh1-5">"A Roma, accanto alle chiese nazionali di San Luigi dei Francesi, di Sant’Agostino dei Portoghesi o della Madonna di Monserrato degli Spagnoli, esiste ancora la chiesa 'nazionale' dei siciliani: quella di Santa Maria dell’Itria in via del Tritone, fondata nel 1595 dalla comunità siciliana di Roma, che ancora reca la scritta Proprietas Siculorum."</span><br></div><div><br></div><div>Tradizioni locali: Modica e Carini</div><div>L’etnologo Giuseppe Pitrè, riferendosi al legame di Modica (la perla iblea patrimonio UNESCO) con la Madonna dell’Itria, ricorda che nel XIX secolo si celebrava una cerimonia solenne il martedì dopo Pasqua, in cui due uomini vestiti da monaci portavano il simulacro della Vergine in giro per il paese. Tuttora la città si dà appuntamento per i festeggiamenti "ra Matri l’Itria": nella chiesa si trova una statua ottocentesca che rappresenta la Madonna seduta su una cassa portata da due monaci, popolarmente chiamati Santu Va e Santu Veni.</div><div><br></div><div>Un'iconografia simile si ritrova nella tela dello Zoppo di Gangi, custodita nella chiesetta dell’Itria a Carini. La leggenda vuole che questa immagine nasca da una contesa tra due paesi che volevano impossessarsi di un simulacro mariano; divenuto quest'ultimo improvvisamente intrasportabile, si procedette alla costruzione del Santuario proprio in quel luogo.</div><div><br></div><div>La devozione nell'Isola</div><div>La Madonna Odigitria è venerata in moltissime città siciliane. Per citarne alcune:</div><div><br></div><div>Palazzolo Acreide (SR), di cui fu Patrona fino al 1688;</div><div><br></div><div>Piana degli Albanesi (PA), che ai piedi del monte Pizzuta ospita una chiesa rurale a Lei dedicata;</div><div><br></div><div>Calascibetta (EN) e Delia (CL);</div><div><br></div><div>Vizzini (CT), che vanta una suggestiva processione;</div><div><br></div><div>Monreale (PA), il cui Duomo custodisce un'icona dell’Odigitria che la tradizione vuole donata da Re Guglielmo II.</div><div><br></div><div>I "Santi inventati": tra sacro e profano</div><div><hr></div><div>Tuttavia, non possiamo esentarci dal gravoso compito di menzionare — saltando "di palo in frasca", poiché la sicilianità è anche questo — che nella tradizione popolare esistono dei santi inventati. Non sono veri beati, ma hanno il potere di aiutare in certi momenti o di esprimere concetti in modo inequivocabile, senza "disturbare" i santi del calendario ufficiale.</div><div><br></div><div>Santu Accutufatu: ovvero il santo "ammaccato" o acciaccato.</div><div><br></div><div>Santu Scrutufatu: il protettore dei poltroni e degli svogliati.</div><div><br></div><div>Santu Sanu: il santo pasticcione, famoso per i suoi miracoli fatti "alla rovescia".</div><div><br></div><div>Santu Latruni: si riferisce al "buon ladrone". La preghiera a lui rivolta recita: "Santu Latruni, cumpari semu, quantu pigghiamu nni lu spartemu" (Santo Ladrone, siamo compari: quello che prendiamo lo dividiamo).</div><div><br></div><div>Santu Vintulinu: invocato dalle mamme che implorano i figli di coprirsi bene prima di uscire.</div><div><br></div><div>San Paganino: festeggiato dai lavoratori dipendenti ogni 27 del mese; è lo "Santu libiranti" che libera dalle strettezze economiche.</div><div><br></div><div>Santu ca un sura: (Santo che non suda), il patrono delle cause perse o di chi non si impegna.</div><div><br></div><div>Il Beato Assunto: spesso citato sarcasticamente riguardo a chi ottiene un posto di lavoro.</div><div><br></div><div>Infine, per essere onesti, in questa terra la "beata" per eccellenza è la parola che ci ha resi famosi nel mondo: un'espressione della sicilianità serenamente racchiusa in sette lettere, la ben nota Beata Min... ma questa, come si suol dire, è un'altra storia.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 21:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La manna o miele di rugiada a Pollina e Castelbuono]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000061"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La manna o nettare degli dei o miele di rugiada a Pollina e Castelbuono</h3><div><hr></div><div>‘Nettare degli Dei’, la manna siciliana è un prodotto tipico dell’isola, dal gusto dolce. <div>Oltre che essere un prodotto locale benefico, la linfa cristallizzata ha alle sue spalle una storia millenaria. Infatti, era già conosciuta all’epoca dei greci e dei romani che la denominavano anche “Miele di Rugiada”.</div><div><br></div><div>Non avete mai sentito parlare della Manna? Si tratta di una linfa cristallizzata estratta dai tronchi dei frassini, quando vi è una giusta concentrazione di zuccheri per poter cristallizzare, e questo avviene solo quando entra nella dormienza estiva.</div><div><br></div><div>Sono due le varietà più utilizzate per produrre la manna, il frassino ornus, prevalente a Pollina, ed il frassino angustifolia, prevalente a Castelbuono. Quello che ha contribuito all’impulso della vendita è stata l’avvio della vendita diretta da parte dei produttori.</div><div>In campo gastronomico per il suo utilizzo ci ha pensato un pasticciere di Castelbuono, Nicola Fiasconaro, titolare dell’omonima azienda, famoso per la sua produzione di panettoni in Sicilia esportati in tutto il mondo. Un panettone, glassato alla manna, di sua invenzione. Si produce anche un liquore con manna in infusione, e una linea di cosmetici. Nei ristoranti di Castelbuono la manna entra nei menù, uno dei piatti più buoni è senz’altro il filetto di maialino nero in crosta di manna, mandorle e pistacchi.</div><div><br></div><div>Facciamo un passo indietro, perché la storia della manna in Sicilia ha radici molto antiche, risalgono probabilmente agli arabi che importarono nella “terra del sole” i frassini da manna, gli alberi da cui ancora oggi viene estratto questo nettare zuccherino così ricco di proprietà benefiche.</div><div>Da parte nostra la prima volta che abbiamo sentito parlare della manna, probabilmente è stato nella Bibbia, nel capitolo 16 dell’Esodo, quando il popolo di Israele dopo l’uscita dall’Egitto è affamato e reclama cibo a Mosè.</div><div>La produzione si diffuse tanto che a metà del 1500, il Regno di Napoli impose un dazio sul prodotto.</div><div>Nel corso del XVII secolo l’interesse nei riguardi della manna coinvolse parte dell’Europa, soprattutto l’area tedesca e francese, dove veniva utilizzata come purgante mentre dalle foglie, dai semi e dalla scorza venivano estratte sostanze medicinali. e il botanico palermitano Paolo Silvio Boccone, ne esaltava le qualità.</div><div>Fino alla metà del novecento, i frassinicoltori, ovvero coloro che raccoglievano questo tradizionale prodotto, erano alla base dell’economia delle Madonie, in particolare tra Castelbuono e Pollina che si affaccia alla costa tirrenica della regione.</div><div>Tradizionalmente sono riconosciute due qualità di manna e quattro categorie merceologiche: la più pregiata è quella più pura, detta “eletta”, si ottiene dalla “colatura” della linfa che si solidifica a forma di “cannolo“. La seconda qualità è quella che rimane attaccata alla corteccia del frassino o gocciola sulle pale di fico d’india, usate tradizionalmente come contenitori naturali.</div><div>Ogni mannicoltore possiede infatti tecniche proprie, affinate dal tempo e dall’esperienza, che egli applica.</div><div>Oggi è sicuramente una coltivazione da preservare, per il suo valore paesaggistico, ambientale ed economico: la manna crea occupazione e possibilità di restare sul territorio. </div><div><br></div><div>Nel bel mezzo del Parco delle Madonie, è possibile fare una passeggiata con visita guidata alle piantagioni di frassini da cui si ricava la linfa prelibata. Un’esperienza perfetta per scoprire tutte le fasi della lavorazione di questo Nettare Divino.</div><div>Ogni anno, l’ultima settimana di agosto, a Pollina si svolge una sagra dedicata, con numerose iniziative interessanti: tra l’altro si può assistere alla metodica dell’estrazione dagli alberi e degustare vari prodotti. &nbsp;È anche possibile visitare il Museo Etnoantropologico della Manna e vedere gli strumenti usati per la raccolta e la lavorazione del prodotto.</div><div>In cucina è molto versatile e aggiunge un tocco di raffinatezza al piatto. Viene utilizzato spesso nei dolci, come sostituto dello zucchero raffinato.</div><div>Contiene oligominerali che gli attribuiscono un’azione detossinante, inoltre, le mucillagini fanno sì che regolarizzi l’intestino. Molte persone quindi lo assumono per rimanere in linea o viene addirittura inserito </div><div>Budino di mele</div><div><br></div><div>Si cuoce un chilogrammo di mele con un decilitro di vino bianco amabile. Quando la frutta è cotta, si toglie dal fuoco, si passa al setaccio e si lascia raffreddare. Alla polpa così ottenuta si uniscono 100 grammi di latte in cui si sono sciolti 100 grammi di Manna, 100 grammi di biscotti caserecci sbriciolati, un etto scarso di uvetta tenuta per mezz'ora a rigenerare nel brandy, i tuorli di 3 uova ed infine i relativi albumi montati a neve. Si versa il tutto n uno stampo imburrato e si cuoce a bagnomaria nel forno a temperatura media. Dopo circa 40 minuti, si toglie dal forno, si lascia intiepidire, si sforna e si tiene in frigorifero per un paio d'ore prima di servire.</div><div><br></div></div><div>A Castelbuono borgo a 450 slm da non perdere il Castello di Castelbuono, anche noto come castello dei Ventimiglia, nel 1500 il castello venne trasformato in una prestigiosa residenza. </div><div>Chiesa Matrice Vecchia o chiesa di Maria Santissima Assunta è la chiesa vecchia di Castelbuono, risalente al XIV secolo, ha subito nel corso del tempo diversi rimaneggiamenti e attualmente mescola gli stili romano-gotico, gotico catalano e composito-chiaramontano.</div><div>Un altro simbolo della cittadina è la Fontana della Venere Ciprea, in alto si trova un’arcaica statua di Venere accovacciata, al centro Venere con Cupido e in basso pannelli di arte greca che raffigurano 4 miti di Venere. </div><div>Si può approfittare del festival Ypsigrock punto di riferimento europeo degli appassionati di cultura indie e del luogo ideale per trascorrere un fantastico weekend estivo, o una pausa tra autentiche perle del Mediterraneo tra monti mozzafiato quelli delle delle Madonie, con ottima qualità dell’offerta enogastronomica tipica della zona e molto altro. <a href="http://www.ypsigrock.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.ypsigrock.it/</a></div><div><br></div><div>Pollina, &nbsp;dal castello presente nel comune, fece le sue osservazioni astronomiche il matematico e scienziato Francesco Maurolico, ospite del marchese Giovanni II Ventimiglia.</div><div>La Chiesa Madre, intitolata ai Santi Giovanni e Paolo, custodisce opere di pregio tra le quali due capolavori di Antonello Gagini e la statua della Madonna Calva di Francesco Laurana.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 16:51:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La storia di santa Rosalia, patrona di Palermo ed il cammino]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000060"><h3 class="imHeading3">La storia di santa Rosalia, patrona di Palermo ed il cammino della Santa</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Santa Rosalia, patrona di Palermo, viene festeggiata il 4 settembre.</span><br></div><div class="imTACenter">A Palermo e in altre città della Sicilia si celebra la memoria di Santa Rosalia, non solo il giorno della sua morte, avvenuta il 4 settembre del 1170 nella grotta di Monte Pellegrino, dove la Santa viveva come eremita. I palermitani festeggiano Santa Rosalia, che loro chiamano affettuosamente Santuzza con una celebrazione speciale: u fistinu (il festino), che si tiene dall’11 al 15 luglio e che celebra la fine della pestilenza nel 1625 a opera della Santa.</div><div class="imTACenter">Santa Rosalia è prima di tutto un personaggio storico, una giovane donna vissuta nel XII secolo, nella Sicilia degli Altavilla, una delle più importanti famiglie di origine normanna del tempo. Rosalia nacque nel 1130 e morì giovane, nel 1166. </div><div class="imTACenter">Promessa sposa a Baldovino, alla vigilia delle nozze Rosalia vide il volto di Gesù nello specchio in cui si stava contemplando, dopo aver comunicato alla famiglia, alla corte e al promesso sposo la propria decisione, abbandonò il palazzo e si recò presso il monastero del SS. Salvatore a Palermo, successivamente Rosalia si spostò in una grotta presso Santo Stefano Quisquina, nei terreni del padre, dove visse per dodici anni come eremita, dietroinvito della Regina Margherita di Navarra si sposto in un’altra grotta, quella di Monte Pellegrino, a Palermo, dove undici anni dopo Rosalia scivolò dolcemente dal sonno della morte.</div><div class="imTACenter">Da sempre l’uomo invoca Dio per avere aiuto e conforto in caso di malattie gravi. Ma ci sono sei santi patroni, nel 1624 Palermo fu investita da una epidemia di peste nera, portata nell’isola da un brigantino.</div><div class="imTACenter">L’inizio della fine della peste avviene quando Girolama La Gattuta, una ricamatrice di Ciminna, un giorno vide una monaca vestita di bianco seguita da una scia di fulmini. La toccò e guarì miracolosamente. La monaca era Santa Rosalia, che chiese alla donna di recarsi sul Monte Pellegrino, dove nel frattempo era stato eretto un altare di pietra a lei dedicato, quando Girolama vide nuovamente la Santa che le rivelò dove si trovavano i suoi resti mortali, Il Vescovo Giannettino Doria venne avvertito e le spoglie della Santa furono recuperate sotto una grande lastra di marmo e calcarenite. Le ossa erano bianchissime, incastonate nella calcarenite, ed emanavano un intenso profumo di fiori. Furono portate nel Palazzo Arcivescovile per essere esaminate.</div><div class="imTACenter">L’anno successivo, nel febbraio del 1625, Santa Rosalia apparve ancora sul Monte Pellegrino Vincenzo Bonello, un saponaio in procinto di togliersi la vita dopo aver visto morire di peste la giovane moglie. La santa fermò il folle gesto e disse all’uomo che la peste avrebbe avuto fine se le sue spoglie fossero state portate in processione solenne attraverso Palermo, intonando il “Te Deum Laudamus”. Vincenzo raccontò di quell’apparizione al suo confessore, poi si ammalò di peste e morì.</div><div class="imTACenter">Il 9 giugno 1625 ebbe luogo la processione come aveva richiesto Santa Rosalia, con l’arcivescovo di Palermo Giannettino Doria in testa, seguito da tutto il clero e dalle personalità politiche della città. Le reliquie della santa furono condotte sulle note del “Te Deum Laudamus”. L’epidemia si arrestò e la gente cominciò a guarire. </div><div class="imTACenter">Per ricordare il passaggio delle reliquie di Santa Rosalia attraverso Palermo e la conseguente fine della pestilenza che ogni anno dall’11 al 15 luglio si celebra il cosiddetto Festino di Santa Rosalia. </div><div class="imTACenter">Inizialmente si trattava di una grande processione che coinvolgeva diversi carri, appartenenti alle varie confraternite cittadine. Ancora oggi la tradizione delle confraternite rivive nel Festino. Nel 1924 venne realizzato un carro fisso con una torre centrale alta 25 metri, per i trecento anni del ritrovamento delle spoglie della Santuzza. Ma praticamente ogni anno viene realizzato un carro nuovo. Sopra il carro c’è la statua della Santa ornata di rose. Ad accompagnarla in processione un corteo storico in costumi seicenteschi.</div><div class="imTACenter">La sera del 14 luglio la grande processione parte dalla Cattedrale e procede lungo l’antico asse del Cassaro, la strada più antica di Palermo (oggi Via Vittorio Emanuele), fino al mare. L’itinerario, che attraversa anche porta Felice, vuole simboleggiare il passaggio dalla morte (la peste) alla vita (il mare, che verrà illuminato dai fuochi d’artificio). </div><div class="imTACenter">Il Festino di Santa Rosalia attira ogni anno decine di migliaia di turisti e fedeli, che accorrono per seguire la processione del Carro della Santuzza, e per gustare i piatti della tradizione popolare palermitana: la Pasta con le sarde, i babbaluci, lo sfincione, il polpo bollito e l’Anguria.</div><div class="imTACenter">Se siete giunti fin qui vi vogliamo anche parlare dell’Itinerarium Rosalie o Cammino di Santa Rosalia, da Palermo a Santo Stefano di Quisquinà, è un itinerario che si dipana tra le province di Agrigento e Palermo ripercorrendo i luoghi del passaggio della “Santuzza”. Si procede lungo mulattiere, sentieri sterrati o antiche strade secondarie attraversando aree di notevole interesse naturalistico. Si attraversano Paesi e Borghi, tutti molto caratteristici, <a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/iterarium-rosaliae.php" rel="tag" class="imCssLink">maggiori informazioni ….</a></div><div class="imTACenter"><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Mar 2021 19:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il fungo di carrubo, il principe della cucina iblea]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005F"><h2 class="imHeading2">Il fungo di carrubo, il principe della cucina iblea</h2><div>Sin da epoca antica la provincia di Ragusa è la più vocata alla coltivazione del carrubo, dona frutti ricchi di proprietà, dallo stesso si ricava una farina adatta a preparare ricette dai sapori iblei, siccome i semi erano ritenuti particolarmente uniformi come dimensione e peso, dal loro nome arabo "karat" è stato derivato il nome dell'unità di misura carato in uso per le pietre preziose</div><div>Il fungo dell’albero di carrubo, è una specialità tutta ragusana. In questo territorio ricco di alberi di carrubo centenari, si può trovare questo fungo.</div><div>A maturazione assume un colore rosalatteo con venature giallognole. Questo fungo è difficile da trovare in commercio, se lo si trova al commercio ha prezzi elevati. </div><div>Il nome scientifico di questo fungo è «laetiporus sulphureus». Cresce anche su altri alberi a grande fusto ma solo quello che cresce sul tronco del carrubo e del mandorlo è commestibile.</div><div>Il fungo cresce su tutte le parti dell’albero dalle radici e fino ai rami alti. Per assaporare a pieno il suo gusto deve essere raccolto tenero ma non per questo si devono raccogliere funghi piccolissimi: bisogna lasciarli crescere almeno due giorni. </div><div>Per quanto riguarda il suo ciclo di vita, esordisce a fine agosto e, secondo gli esperti, si può trovare fino a novembre inoltrato.</div><div>Se nei pressi dell’albero di carrubo cresce un albero d’ulivo, non bisogna raccogliere il fungo. La vicinanza dell’apparato radicale dell’ulivo a quello del carrubo, ne contamina in qualche modo la linfa ed il fungo di carrubo presenta una certa tossicità. </div><div>Il nome in dialetto siciliano è “funcia ra carrua” la funcia è un’espressione che si fa sporgendo le labbra e, da qui, si è arrivati alla sua interpretazione. Quando si parla di funghi, vi ricordiamo l’importanza di affidarsi agli esperti. Non lanciarsi alla scoperta o all’assaggio di questi prodotti, se non si è ferrati sull’argomento.</div><div>In cucina la «morte sua», è in umido con cipolla ed estratto concentrato di pomodoro, oppure a spezzatino con aglio, olio, prezzemolo e filetti di pomodoro fresco, ma c’è anche un ristoratore che lo serve con la pizza alla funcia di carrubo.</div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 16:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gibellina la città Land Art in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005E"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Gibellina la città Land Art in Sicilia</h3></div><div><hr></div><div>Il Contesto Storico: Il Terremoto del Belìce<div>Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, una violenta scossa di magnitudo 6.4 della scala Richter colpì la Sicilia occidentale. Gibellina fu uno dei centri più colpiti: il vecchio centro abitato fu letteralmente raso al suolo, lasciando la popolazione senza tetto e in uno stato di totale abbandono istituzionale.</div><div><br></div><div>I comuni più colpiti furono Gibellina, Salaparuta, Poggioreale e Montevago, che vennero letteralmente cancellati dalla mappa.<div><br></div><div>Il bilancio: Circa 300 morti, migliaia di feriti e oltre 100.000 sfollati.</div><div><br></div><div>Poggioreale Antica, la Città Fantasma<div>A pochi chilometri da Gibellina, si trova un'altra testimonianza impressionante: i ruderi di Poggioreale. A differenza di Gibellina, qui le rovine non sono state ricoperte. Il paese è rimasto cristallizzato al 1968: si possono ancora scorgere scale che portano al nulla, facciate di palazzi barocchi e interni di case dove il tempo si è fermato. È una delle città fantasma più visitate d'Italia, un luogo di incredibile suggestione per fotografi e storici.</div></div><div><br></div><div>L'isolamento: In quell'epoca, il Belìce era una zona povera, priva di infrastrutture moderne. I soccorsi tardarono ad arrivare a causa di strade interrotte e comunicazioni inesistenti.</div></div><div><br></div><div>La scelta di non ricostruire "dov'era e com'era" (come accadde per altri centri storici) fu dettata dalla precarietà del terreno geologico del sito antico, ma divenne presto un'opportunità politica e culturale senza precedenti.</div><div><br></div><div>Ludovico Corrao: L'Alchimista della Rinascita</div><div>Sindaco di Gibellina, intellettuale e senatore, Ludovico Corrao fu il vero motore immobile di questa rivoluzione. La sua visione non era semplicemente urbanistica, ma antropologica:</div><div><br></div><div>Umanizzare il territorio: Corrao credeva che per restituire dignità a un popolo che aveva perso tutto non bastassero i "condomini" della ricostruzione statale, ma servisse la Bellezza.</div><div><br></div><div>Il Riscatto Sociale: Chiamando gli artisti, Corrao voleva sottrarre il Belìce all'emarginazione, alla mafia e all'arretratezza agricola, proiettandolo direttamente nel dibattito culturale internazionale.</div><div><br></div><div>Il Sogno Mediterraneo: Per lui, Gibellina doveva essere il ponte tra l'Europa e la cultura araba e mediterranea (concetto poi espresso nella Fondazione Orestiadi).</div><div><br></div><div>La Fondazione di Gibellina Nuova: Una Città-Laboratorio</div><div>La nuova città non fu costruita sopra le macerie, ma a 11 chilometri di distanza, in contrada Salinella. Fu concepita come una "città-esperimento":</div><div><br></div><div>L'Impianto a Farfalla: La pianta della città, vista dall'alto, ricorda la forma di una farfalla o di una falce, rompendo con la tradizionale griglia a scacchiera dei borghi siciliani.</div><div><br></div><div>Il ruolo degli intellettuali: Non solo artisti plastici, ma anche scrittori e poeti come Leonardo Sciascia e Danilo Dolci frequentarono Gibellina in quegli anni, contribuendo a renderla un laboratorio di idee contro la speculazione edilizia del dopoguerra.</div><div><br></div><div>Simbolismo: Dalla Morte alla Rinascita</div><div>Il passaggio tra la "Vecchia" e la "Nuova" Gibellina è segnato da una forte carica simbolica:</div><div><br></div><div>Il Grande Cretto (Morte e Memoria): È il sudario bianco che protegge le spoglie del vecchio paese. È il luogo del silenzio e del ricordo del dolore.</div><div><br></div><div>La Stella di Consagra (Vita e Futuro): Situata all'ingresso della città nuova, rappresenta l'apertura verso l'esterno. È realizzata in acciaio inox, un materiale moderno che riflette la luce, a indicare che la città è rivolta al futuro e alla modernità industriale e artistica.</div><div><br></div><div>Perché è definita "Metafisica"?</div><div>Gibellina Nuova viene spesso definita "metafisica" perché, a causa della sua ampiezza e della monumentalità delle opere rispetto al numero di abitanti, trasmette una sensazione di sospensione temporale. Camminare tra le sue piazze monumentali dà l'impressione di trovarsi dentro un quadro di Giorgio de Chirico, dove lo spazio è dilatato e l'arte domina sulla quotidianità.</div></div><div><br></div><div>Gibellina oggi è un Luogo di Festival<div>L'utopia di Corrao continua a vivere attraverso le Orestiadi, un festival internazionale di teatro, musica e arti visive che si svolge ogni estate nel baglio e nel "Cretto". Qui, la tragedia greca e l'avanguardia si incontrano, dimostrando che il territorio non è solo un deposito di statue, ma un centro culturale pulsante.</div></div><div><br></div><div>Belice Epicentro della Memoria Viva</div><div>Tel/fax: +39 0924 69000</div><div>Email: info@epicentrobelice.net</div><div>Email: direzione@epicentrobelice.net</div><div><a href="https://www.epicentrobelice.net/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.epicentrobelice.net/</a></div><div><br></div><div>Fondazione Istituto di Alta Cultura Orestiadi</div><div>Baglio Di Stefano</div><div>91024 - Gibellina (Tp)</div><div>Partita Iva: 01602910810</div><div>info@orestiadi.it</div><div>orestiadi@pec.it</div><div><a href="http://www.fondazioneorestiadi.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.fondazioneorestiadi.it/</a></div><div><br></div><div>Museo d'Arte Contemporanea Gibellina</div><div><span class="fs12lh1-5">Viale Segesta - 91024 Gibellina (TP)</span><br></div><div>0924 67428</div><div><a href="https://www.macgibellina.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.macgibellina.it/</a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Mar 2021 17:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La storia del Monsu ed il timballo del gattopardo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005D"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Il Fascino del Monsù e l'Eredità del Gattopardo: L’Epopea dell’Alta Cucina in Sicilia</h3><div><hr></div><div>Un viaggio tra i segreti delle cucine nobiliari, dove il rigore francese ha incontrato l'esuberanza del sole siciliano. Scopriamo la figura leggendaria del Monsù e il trionfo barocco del Timballo del Gattopardo.</div><div><br></div><div>La storia del Monsù non è solo una cronaca di fornelli e ricette, ma uno dei capitoli più affascinanti della sociologia siciliana. Rappresenta il momento magico in cui la cucina dell'Isola ha smesso di essere solo sussistenza o tradizione contadina per trasformarsi in un’arte aristocratica di respiro internazionale, diventando il simbolo del potere e del prestigio dei "Gattopardi".</div><div><br></div><div>L'Origine: Intrighi di Corte tra Napoli e Parigi</div><div>Tutto ha inizio nella seconda metà del Settecento. La protagonista è Maria Carolina d’Austria, sposa di Ferdinando I di Borbone. Cresciuta ai fasti della corte di Vienna, la Regina trovò la cucina napoletana troppo "popolana" e satura di sapori forti per i suoi raffinati standard asburgici.</div><div><br></div><div>Su suggerimento della sorella, la sfortunata Maria Antonietta di Francia, fece arrivare a Napoli i migliori cuochi d'oltralpe. Questi maestri portarono con sé una rivoluzione tecnica: le salse vellutate (come la besciamella), il concetto di consommé, la pasticceria mignon e l’uso nobile del burro.</div><div><br></div><div>Il popolo, affascinato da queste figure quasi sacerdotali ma incapace di pronunciare correttamente Monsieur, storpiò il titolo in Monsù in Sicilia e Monzù a Napoli. Da quel momento, il termine smise di essere un appellativo straniero per diventare un titolo nobiliare della cucina.</div><div><br></div><div>Lo Status Symbol dei "Gattopardi"</div><div>Nelle grandi casate siciliane (dai Lanza di Trabia ai Florio, dai Filangeri ai Salina), avere un Monsù di alto livello era fondamentale quanto possedere una carrozza di lusso o una quadreria di prestigio.</div><div><br></div><div>Stelle del tempo: Il Monsù non era un servo. Era il "Direttore d'Orchestra" della casa. Godeva di appartamenti privati, aveva una gerarchia di aiutanti (sottocuochi, sguatteri e addetti alla legna) e riceveva compensi che avrebbero fatto impallidire un alto funzionario dello Stato.</div><div><br></div><div>La Guerra dei Sapori: I nobili siciliani facevano a gara per "rubarsi" i Monsù migliori. Saper presentare un’aragosta in gelatina architettonicamente perfetta o una scultura di zucchero filato alta un metro determinava il prestigio sociale dell'intero casato durante i gran balli.</div><div><br></div><div>I Quaderni Segreti: Il vero tesoro del Monsù era il suo taccuino. Ricette scritte in un gergo misto di francese e siciliano, annotate con gelosia e tramandate solo per via ereditaria o al "discepolo" prediletto. Molti di questi quaderni sono oggi custoditi negli archivi storici delle famiglie nobiliari.</div><div><br></div><div>La Cucina Baronale: La prima "Fusion" della Storia</div><div>La vera rivoluzione avvenne quando il rigore francese si scontrò con l'abbondanza dell'orto siciliano. I Monsù capirono che il burro francese poteva convivere con l'olio d'oliva, e che la besciamella poteva abbracciare la melanzana. Nacque così la Cucina Baronale, una straordinaria sintesi di culture:</div><div><br></div><div>L’Aglassato (o Aggrassato): Storpiatura del francese glacé. È un metodo di cottura lenta della carne con abbondante cipolla, che crea una crema densa e profumata, quasi una glassa.</div><div><br></div><div>Il Farsumagru: Letteralmente "falso magro". Un rotolo di carne che esternamente sembra semplice ma che nasconde un cuore ricchissimo di uova, formaggi, salumi e verdure, ispirato alle tecniche di farcitura (farce) francesi.</div><div><br></div><div>Il Gatò di Patate: La nobilitazione del gâteau parigino, arricchito dai sapori decisi dei formaggi siciliani.</div><div><br></div><div>Il Timballo del Gattopardo: Un’Epifania di Sapori</div><div>Il legame tra i Monsù e la letteratura è eterno grazie a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nel suo capolavoro, Il Gattopardo, la figura del Monsù Gaston è descritta con un rispetto quasi religioso.</div><div><br></div><div>Il momento culminante è il pranzo a Donnafugata, dove fa il suo ingresso il leggendario Timballo di Maccheroni. Non è un semplice primo piatto, è una metafora della Sicilia stessa:</div><div><br></div><div>"L'oro brunito dell'involucro, la fragranza di zucchero e di cannella che ne emanava, non era che il preludio della sensazione deliziosa che si sprigionava dall'interno quando il coltello squarciava la crosta: ne usciva prima un fumo carico di aromi e si vedevano poi i fegatini di pollo, le uova dure, le sfilettature di prosciutto, di pollo e di tartufo nella massa dei maccheroni, corti, color zafferano..."</div><div><br></div><div>Il Timballo incarna il contrasto barocco: una crosta di pasta frolla dolce che racchiude un interno salato, speziato e opulento. È la sorpresa siciliana, l'abbondanza che si nasconde sotto una facciata ordinata.</div><div><br></div><div>Guida per il Viaggiatore: Dove rivivere il mito</div><div>Se volete respirare l'atmosfera dei banchetti dei Gattopardi, ecco un itinerario "da gustare":</div><div><br></div><div>1. Palermo: I Palazzi e le Cucine</div><div>Visitate le cucine di Palazzo Mirto o di Palazzo Alliata di Villafranca. Qui potrete ancora vedere i forni monumentali, le batterie di pentole in rame stagnato e gli stampi elaborati che venivano usati per i timballi e i gelati. È qui che il Monsù esercitava il suo potere.</div><div><br></div><div>2. Santa Margherita di Belice (AG)</div><div>Nel Museo del Gattopardo potrete approfondire la storia della famiglia Filangeri di Cutò. Il borgo, devastato dal terremoto ma rinato, è il luogo ideale per riflettere sulla decadenza e sulla bellezza descritte da Lampedusa, magari assaggiando i dolci tipici della zona che ricalcano le ricette dei Monsù.</div><div><br></div><div>3. I Ristoranti Storici</div><div>Cercate le trattorie d'eccellenza o i ristoranti nelle dimore storiche di Palermo, Catania e delle zone dell'Ennese. Chiedete espressamente del "Timballo del Gattopardo" o della "Pasta del Monsù". Diffidate delle versioni con troppa besciamella: il vero timballo è compatto, profuma di cannella e ha una crosta di frolla che "scrocchia" sotto la forchetta.</div><div><br></div><div>Conclusione: Un Patrimonio da Salvare</div><div>Oggi, la figura del Monsù è quasi scomparsa, ma la sua eredità vive nella meticolosità con cui gli chef siciliani trattano le materie prime. Assaggiare un piatto della cucina baronale non è solo un atto gastronomico, è un modo per entrare, in punta di piedi, nei saloni specchiati della nobiltà siciliana e sentire, tra i profumi di zafferano e cannella, il sussurro di un passato che non vuole smettere di stupire.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Mar 2021 09:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Tra le piante di lavanda a Santa Caterina Villarmosa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005C"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Tra le piante di lavanda a Santa Caterina Villarmosa</h3></div><div><hr></div><div>Tra le piante di lavanda a Santa Caterina Villarmosa: il cuore viola della Sicilia </div><div>Nel cuore geografico della Sicilia, dove le colline si rincorrono a perdita d’occhio lontano dalla brezza marina, sorge Santa Caterina Villarmosa. Questo borgo non è solo un custode di antiche tradizioni e architetture sacre, ma è diventato una tappa imprescindibile per chi cerca una Sicilia insolita, profumata e colorata di lilla.</div><div><br></div><div>Un viaggio tra storia e fede, passeggiare per le vie del centro significa immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo. </div><div><span class="fs12lh1-5">Il patrimonio monumentale del borgo merita una sosta dedicata: La Chiesa Madre dell’Immacolata Concezione (1717): maestosa nel suo impianto, domina l'abitato con la sua facciata che riflette la luce calda dell'entroterra. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie: risalente al Seicento, testimonia la profonda devozione locale. La Chiesa del Purgatorio: un piccolo gioiello che completa il percorso spirituale e artistico del borgo.</span><br></div><div><br></div><div>La Riserva Geologica di Contrada Scaleri Poco fuori dal centro abitato, la natura si fa scultrice. La Riserva Geologica Contrada Scaleri è un luogo quasi lunare, caratterizzato dai "micro-karren", particolari scanalature sulle rocce gessose causate dall'erosione dell'acqua. In questo ecosistema così fragile e prezioso, gli amanti della botanica possono ammirare la rara bellezza dell'orchidea selvatica Anacamptis pyramidalis, simbolo di una biodiversità che sopravvive con tenacia.</div><div><br></div><div>La fioritura della Lavanda: la "Spighetta di San Giovanni" Il vero richiamo magico di Santa Caterina Villarmosa esplode però tra giugno e luglio. Qui, la lavanda, chiamata affettuosamente dai locali "spighetta di San Giovanni", trasforma il paesaggio in un quadro impressionista.</div><div><br></div><div>Perché visitarla a giugno? </div><div>La fioritura raggiunge il suo apice intorno al solstizio d’estate (21 giugno). </div><div><br></div><div>Non è necessario volare in Provenza per vivere l'ebbrezza di un campo viola: in Sicilia, la lavanda cresce rigogliosa accanto ai mandorleti secolari e alle distese dorate di grani antichi. Il contrasto tra il viola intenso dei fiori, l'oro del grano e l'azzurro terso del cielo siciliano crea un set naturale mozzafiato, ormai diventato la meta preferita per fotografi e coppie in cerca dello scatto perfetto per il loro matrimonio. </div><div><br></div><div>Un’erba antica tra mito e benessere. </div><div>Il nome stesso, dal latino lavare, ci ricorda come i romani utilizzassero i suoi fiori per profumare l'acqua delle terme. Ma a Santa Caterina Villarmosa, la lavanda è molto più di un profumo: Tradizione contadina: un tempo veniva usata per profumare i corredi di nozze e come rimedio naturale per proteggere i tessuti nelle case di pietra.</div><div>Proprietà officinali: conosciuta per le sue doti rilassanti, antisettiche e lenitive. Gastronomia d'avanguardia: oggi, i maestri pasticceri locali utilizzano la produzione per creare biscotti, mieli aromatizzati e prodotti da forno che racchiudono l’essenza del territorio in un morso.</div><div><br></div><div>Se state pianificando una visita, il momento ideale è tra la seconda metà di giugno e i primi giorni di luglio, prima della raccolta. </div><div>L'aria carica di essenze e il ronzio delle api rendono l'esperienza un vero percorso di aromaterapia all'aperto. </div><div>Per approfondire la storia dei produttori locali e scoprire dove acquistare oli essenziali e prodotti biologici, vi invitiamo a consultare il portale Lavanda di Sicilia.<br></div><div><br></div><div>Sapori di Lavanda e Tradizioni del Borgo<div>A Santa Caterina Villarmosa, la lavanda non è solo un piacere per gli occhi, ma un ingrediente prezioso che entra con delicatezza nelle cucine locali, dando vita a un’esperienza sensoriale completa.</div><div><br></div><div>La Pasticceria e i Prodotti da Forno</div><div>Negli ultimi anni, i maestri fornai e pasticceri del borgo hanno saputo reinterpretare l’uso della "spighetta di San Giovanni". La lavanda locale viene essiccata e utilizzata per aromatizzare:</div><div><br></div><div>Biscotti e Frollini: Il fiore, aggiunto all'impasto, conferisce una nota floreale che si sposa divinamente con il burro o l'olio d'oliva extravergine locale.</div><div><br></div><div>Pane ai Profumi di Sicilia: Alcuni panificatori sperimentano l’inserimento di fiori di lavanda in pagnotte realizzate rigorosamente con farine di grani antichi siciliani (come il Perciasacchi o la Tumminia), creando un contrasto unico tra la rusticità del grano e la gentilezza del fiore.</div><div><br></div><div>Miele alla Lavanda: Un’eccellenza rara prodotta dalle api che bottinano tra i filari della Riserva. È un miele dal colore chiaro e dal sapore finissimo, ideale per accompagnare i formaggi stagionati del territorio nisseno.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Mar 2021 17:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gelatina di Birra siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005B"><div><h3 class="imHeading3">Gelatina di Birra siciliana</h3></div><div><hr></div><div>Non chiamatela solo birra: scopri la prelibatezza siciliana da spalmare<div>Sapevate che la birra si può... mangiare? Se siete viaggiatori del gusto sempre a caccia di novità, la gelatina di birra è la prossima tappa obbligatoria del vostro itinerario culinario. Questa prelibatezza nasce dall'incontro perfetto tra l'antica arte della gelificazione e il fiorente movimento della birra artigianale siciliana, che negli ultimi anni ha trasformato l'isola in una terra di eccellenza brassicola.</div><div><br></div><div>Qui, i maestri birrai utilizzano ingredienti unici al mondo per creare prodotti dal carattere inconfondibile: dai grani antichi siciliani (come il Perciasacchi o il Russello), che donano corpo e aromi rustici, alle scorze degli agrumi di Sicilia, capaci di regalare note fresche e avvolgenti. È proprio da questa maestria che prende vita la birra spalmabile, una crema che trasforma il luppolo in vero "oro gastronomico".</div><div><br></div><div>Che sia preparata con bionde delicate o scure di carattere, il segreto risiede interamente nella qualità del malto e del frumento locale. Il risultato è un’esplosione di sapore che spazia dalle note dolci a quelle più audaci, grazie all'aggiunta di spezie come zenzero, cannella, curcuma o peperoncino. La versatilità di questo prodotto permette di declinarlo in diverse varianti:</div><div><br></div><div>Dalle Birre Chiare ai Grani Antichi: si ottiene una gelatina delicata e profumata, ideale per chi ama i sentori di cereali e crosta di pane.</div><div><br></div><div>Dalle Birre Ambrate e Scure: nasce una crema di carattere, con note di caramello, carruba o caffè, perfetta per chi cerca un gusto più intenso e deciso.</div><div><br></div><div>Il consiglio dello chef: Provatela su un tagliere di pecorino siciliano DOP o lasciatevi sorprendere dal contrasto con i saporiti salumi dei Nebrodi durante il vostro prossimo aperitivo. Sebbene si sposi magnificamente con la cucina tipica dell'isola, la gelatina di birra rimane una rarità difficile da scovare, prodotta da pochi artigiani con metodi rigorosamente manuali. Trovarla in un menù o in una bottega tipica è un piccolo colpo di fortuna: per chi sa chiedere, l'esperienza sensoriale sarà davvero indimenticabile.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 17:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Le distillerie siciliane, hanno capovolto l’Italia della grappa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000005A"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le distillerie siciliane, hanno capovolto l’Italia della grappa</h3><div><hr>Le distillerie siciliane: la nuova frontiera della grappa<div>Le distillerie siciliane hanno capovolto la geografia della grappa in Italia. Prima di addentrarci in questo mondo, è opportuno fare un breve cenno sulla differenza che intercorre tra liquori, distillati e amari, per orientarsi meglio tra le diverse produzioni.</div><div><br></div><div>Distillati, Liquori e Amari: le differenze</div><div>Per comprendere la distinzione principale, si può guardare alla percentuale di zucchero: nei liquori è molto alta, mentre nei distillati è quasi inesistente (o presente in minime quantità sotto forma di caramello, usato talvolta solo per la colorazione).</div><div><br></div><div>Grappa: È un distillato ottenuto esclusivamente dalla distillazione di una materia solida, la vinaccia (il residuo della vinificazione). La distillazione artigianale avviene tipicamente con alambicchi discontinui di rame, a vapore o a bagnomaria.</div><div><br></div><div>Acquavite di Frutta: Si ottiene principalmente distillando il fermentato della frutta stessa o, in alternativa, distillando alcol in cui sia stata precedentemente posta in infusione o macerazione la frutta.</div><div><br></div><div>Liquori: Includono tutte le bevande alcoliche ottenute per infusione e/o macerazione di erbe, spezie e frutta in alcol di origine agricola. Ne fanno parte, ad esempio, il nocino e il limoncello.</div><div><br></div><div>Amari: Sono tecnicamente dei liquori caratterizzati dall’uso di erbe e spezie amare. Si ottengono dalla macerazione di radici e piante con l’eventuale aggiunta di aromi o zucchero.</div><div><br></div><div>Bitter: Sono soluzioni alcoliche a base di radici, cortecce e semi. A differenza degli amari, il contenuto zuccherino nei bitter è tendenzialmente molto basso o, più spesso, nullo.</div><div><br></div><div>La rinascita del Sud: l'alchimia siciliana</div><div>Fatta questa doverosa premessa, utile per i meno esperti, possiamo affermare che un tempo le vinacce del Sud prendevano quasi sempre la via delle distillerie del Nord. Con la sola eccezione della Sardegna, il resto del territorio sembrava non avere voce in capitolo nel mondo della grappa. Ma oggi tutto è cambiato: l'uva non lascia più la sua terra d'origine.</div><div><br></div><div>Tra capannoni e nuove attività imprenditoriali sono nati i primi distillati siciliani: quel miracolo dell'alchimia che muta un liquido rosso o una materia solida in un distillato cristallino. Da allora, è stato un susseguirsi di prove, esperimenti e successi, con clienti che non hanno tardato ad arrivare e numerosi riconoscimenti internazionali.</div><div><br></div><div>Oggi le distillerie in Sicilia sono numerose e, pur non raggiungendo i numeri del Nord, si difendono con prodotti di altissima qualità. Il rigore produttivo impone che i frutti siano del territorio e di eccellente qualità: bere un distillato siciliano oggi significa sentirsi orgogliosi di questa terra e delle sfide affrontate dai suoi imprenditori.</div><div><br></div><div>Il turismo in distilleria: oltre il mare e il sole</div><div>Tutto questo apre le porte a una nuova forma di accoglienza: il turismo in distilleria. Raccontare la grappa significa raccontare cultura, scelte coraggiose e tradizioni artigianali. Gli imprenditori siciliani promuovono oggi una nuova consapevolezza, offrendo a curiosi, appassionati e viaggiatori la possibilità di entrare in distilleria e toccare con mano gli alambicchi.</div><div><br></div><div>Il turismo in distilleria è un modo efficace per promuovere l'identità siciliana: si può scoprire un territorio attraverso le sue fragranze distillate, o innamorarsi di una distilleria perché affascinati dal paesaggio che la circonda.</div><div><br></div><div>Aprire le porte e mostrare il processo produttivo permette di superare stereotipi e luoghi comuni, offrendo un’esperienza che arricchisce il visitatore, dal neofita all'intenditore. È un tassello fondamentale per quel turista che non cerca solo il mare e il sole, ma vuole esplorare il nuovo panorama dell'enoturismo, andando oltre la classica degustazione in cantina per scoprire il "cuore" più forte e puro del vino.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 24 Feb 2021 16:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Teatri Antichi della Sicilia o teatri di pietra]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000059"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I Teatri Antichi della Sicilia o teatri di pietra</h3></div><div></div><div><hr></div>I Teatri Antichi della Sicilia possono solo arricchire l’offerta turistica della stagione turistica estiva, manifestazioni di teatro, danza e musica, ospiteranno anche opere liriche, concerti sinfonici, concerti lirici, musica pop e recital.<div>La rassegna Anfiteatro Sicilia, un progetto, promosso dagli assessorati regionali al Turismo e Beni Culturali, hanno riproposto le eccellenze dei teatri pubblici siciliani. Sul palco si alternano attori affermati ed emergenti, rappresentazioni classiche e moderne, drammi antichi, spettacoli di danza, operette e musical.</div><div>Quando si parla di teatri all’aperto in Sicilia è come se stessimo parlando di storia, cultura, musica e legenda. Sono numerose le strutture che ospitano eventi musicali, grandi artisti internazionali e che vantano una tradizione millenaria.</div><div>E’ anche un modo per avere la possibilità di visitare luoghi, soffermarsi nella città che li ospita, attraversare la storia e scoprirne i luoghi, i musei, assaporare la cucina, visitare i vigneti per degustare i vini prodotti. </div><div>I teatri all’aperto quelli greco romano, solitamente posti sulle pendici di una collina in prossimità delle località costiere, erano posizionati in modo tale che il pubblico potesse godere della rappresentazione e del paesaggio. </div><div><br></div><div>Siracusa</div><div>Siracusa, si trova nella zona archeologica, che comprende il Teatro greco e l'ara di Ierone, qui l'Istituto nazionale del dramma antico (conosciuto anche con l'acronimo INDA) opera come fondazione culturale, è celebre per l'organizzazione del ciclo di rappresentazioni classiche presso il Teatro greco di Siracusa. <a href="https://www.indafondazione.org/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.indafondazione.org/</a></div><div><br></div><div>Segesta</div><div>Segesta &nbsp;Il Teatro antico di Segesta, costruito sul versante nord dell'acropoli, sorge sulla cima più alta del Monte Barbaro, a ridosso del golfo di Castellammare, ospita nel periodo estivo, numerose rappresentazioni. &nbsp;&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.dionisiache.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.dionisiache.it/</a></div><div><br></div><div>Morgantina</div><div>Morgantina Il teatro era stato edificato dal ricco cittadino Archela figlio di Eukleida e da questi consacrato a Dionisio, come si legge su un'iscrizione. L'attuale cavea del teatro fu costruita nel III sec. a.C. dove già sorgeva un altro edificio teatrale, di dimensioni più ridotte.</div><div><br></div><div>Tindari</div><div>Tindari il Teatro fu scavato nella conca di una collina, con una serie di gradinate, si affaccia sul mar tirreno dove si possono ammirare le sette sorelle o isole eolie, oltre a vedere il santuario di Tindari, la riserva naturale dei laghetti di Marinello, il porto turistico di Portorosa.</div><div>Il Teatro Greco di Tindari ospita un festival artistico che abbraccia danza, musica e teatro, il Festival del Teatro dei due mari <a href="http://www.teatrodeiduemari.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.teatrodeiduemari.it/</a></div><div><br></div><div>Eraclea Minoa</div><div>Eraclea Minoa Il Teatro di Heraclea Minoa è un teatro greco dell'antica città di Eraclea Minoa, sito nell'area archeologica di Cattolica Eraclea, nel Comune di Agrigento, realizzato nell’insenatura di una collinetta, aperta verso il mare</div><div>Akrai (Palazzolo Acreide) &nbsp;Il teatro, non è stato scavato nella roccia per asportazione ma è stato invece adagiato su un preesistente pendio naturale, posto a sud del teatro. &nbsp;<a href="https://it-it.facebook.com/Festival.Teatro.Classico.Giovani/" rel="tag" class="imCssLink">Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani a Palazzolo Acreide</a></div><div><br></div><div>Taormina</div><div>Taormina &nbsp;Il teatro risulta scavato nella roccia e la scena ha per sfondo il mar Ionio e l'Etna. &nbsp;A partire dagli anni cinquanta il teatro è stato impiegato come struttura teatrale all'aperto per varie forme di spettacolo che spaziano dal teatro ai concerti, dalle cerimonie di premiazione del David di Donatello ai concerti sinfonici, dall'opera lirica al balletto. Dal 1983 è sede di Taormina Arte, manifestazione di spettacoli che si svolge tutti gli anni nel periodo estivo, e del Taormina Film Fest. Il teatro è stato anche sede di alcune riprese del film La dea dell'amore di Woody Allen. &nbsp;&nbsp;<a href="http://www.taoarte.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.taoarte.it/</a></div><div><br></div><div>Teatro Andromeda di Santo Stefano Quisquina</div><div><br></div><div>Necropoli ellenistica di Abakainon a Tripi</div><div><br></div><div>Agorà di Megara Hyblaea </div><div><br></div><div>Area archeologica di Caucana a Santa Croce Camerina<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Feb 2021 09:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lo sport estremo da praticare in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000058"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Lo sport estremo da praticare in Sicilia</h3></div><div><hr></div>Sport Estremi in Sicilia: Un'Isola di Avventure e Adrenalina<div><br></div><div>La Sicilia è conosciuta in tutto il mondo per il suo mare cristallino, il sole splendente e le prelibatezze culinarie, come gli arancini e i cannoli. Tuttavia, l’isola offre ben di più di una semplice vacanza all’insegna della spiaggia e del relax. La Sicilia è anche una terra perfetta per gli sport estremi e le avventure all’aperto.</div><div><br></div><div>Se sei alla ricerca di un po’ di adrenalina, l’isola ti offre una varietà di esperienze emozionanti che vanno oltre la bellezza dei suoi paesaggi: kitesurf, surf, immersioni subacquee, paracadutismo, quad e molto altro. Lontano dai soliti itinerari turistici, la Sicilia sa anche soddisfare i desideri degli amanti del brivido, che vogliono esplorare l'isola da una prospettiva dinamica e alternativa.</div><div><br></div><div>La Sicilia: Un’Isola per Adrenalina e Natura<div><br></div><div>In Sicilia non si vive solo di mare e sole, ma anche di sport estremi e avventure mozzafiato. Se desideri esplorare l’isola da una prospettiva diversa, lontana dai soliti itinerari turistici, la Sicilia ti offre un ventaglio di possibilità per soddisfare la tua voglia di adrenalina e di natura selvaggia. Ogni angolo dell’isola, dalla costa orientale alla zona occidentale, dai monti Peloritani alle vette dell’Etna, è pronto ad accogliere chi ama le emozioni forti.</div><div><br></div><div>Perché scegliere la Sicilia per sport estremi?</div><div><br></div><div>La Sicilia, infatti, non è solo un’isola dalle bellezze storiche e culturali, ma una destinazione perfetta per gli sportivi che cercano nuove sfide e avventure. Con il suo mix di paesaggi montuosi, coste frastagliate e acque cristalline, l’isola è in grado di offrire ogni tipo di esperienza, dai sport acquatici più spettacolari alle escursioni più emozionanti.</div><div><br></div><div>Se siete pronti a scoprire il lato più avventuroso della Sicilia, il vostro viaggio sull’isola sarà sicuramente indimenticabile. E se volete aggiungere il vostro sport o società al nostro elenco, non esitate a contattarci: sarà un piacere farvi parte di questa entusiasmante esperienza.</div></div><div><br></div><div>KITESURF – il vento le acrobazie una vela un surf è nato questo fantastico sport, che sempre più persone amano praticare nei nostri mari le evoluzioni le più performanti solo ai più bravi, ma perché non provare, i posti migliori per praticarlo sono lo Stretto di Messina, lo Stagnone di Marsala e la Spiaggia di Mondello di Palermo, ma ce ne sono altri. <a href="https://www.associazionekitesurfitaliana.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.associazionekitesurfitaliana.it/ </a></div><div><a href="https://kitetourstagnone.it/" rel="tag" class="imCssLink"> https://kitetourstagnone.it/</a> ; https://www.kitepoint.it/sicilia-costa-sud/ ; <a href="https://www.windbusters.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.windbusters.it/ </a></div><div><br></div><div>PARAPENDIO E DELTAPLANO – non nascondete mai il desiderato di lanciarvi da una rupe per potervi &nbsp;librare in volo. Beh un giro a Monte Venere a Taormina, alla Rocca del Corvo di Paternò, alla Piana degli Albanesi di Palermo, a Niscemi, Cesarò, Regalbuto e sull’Etna, non mancano gli amanti di questi sport si incontrano per vivere e farvi vivere un esperienza che vi coinvolgerà. <a href="https://www.fivl.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.fivl.it/ </a></div><div> http://www.etnafly.com/ ; <a href="https://parapendiosicilia.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://parapendiosicilia.it/</a> ; <a href="https://www.parapendiointandem.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.parapendiointandem.it/</a> <a href="http://www.parapendiobipostosicilia.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.parapendiobipostosicilia.it/ </a></div><div><br></div><div>PARACADUTISMO non vedete l’ora di lanciarvi da un aereo e provare l’ebbrezza, nelle città di Trapani, Catania , Siracusa, Palermo, Ragusa e Caltagirone ci sono professionisti del settore, pronti ad accogliere chiunque voglia vivere l’esperienza del paracadutismo: <a href="http://assopar.it/" rel="tag" class="imCssLink">assopar.it</a></div><div><a href="https://www.skydivesicilia.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.skydivesicilia.it/</a> ; <a href="https://www.sunflyers.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.sunflyers.it/</a> ; https://www.liveinup.it/voucher/lancio-tandem-con-paracadute-in-sicilia ;</div><div><br></div><div>CANYONING nei fiumi e torrenti senza barche o canoe, nuotando, camminando e tuffandosi in laghi cristallini, è possibil anche questo, alle Gole dell’Alcantara, nei fiumi di Anapo e Cassibile a Siracusa e le Gole di Tiberio sulle Madonie sono tra i luoghi privilegiati per questo sport.</div><div><br></div><div>L’ARRAMPICATA Libera per metersi in gioco senza sfidar la gravità e la natura, l’unica sfida è confrontarsi con se stesi, in Sicilia ci sono pareti da scalare, le più gettonate a Zafferana Etnea a Catania, Polizzi Generosa a Palermo e Cava Grande a Siracusa, San Vito. <a href="https://www.federclimb.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.federclimb.it/</a></div><div> ; &nbsp;<a href="http://www.baloofree.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.baloofree.it/</a> ; <a href="http://www.scalart.it/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.scalart.it/ </a></div><div><br></div><div>Per quelli dal cuore tenero proponiamo la Zip Line <a href="https://www.ziplinesicilia.it/" rel="tag" class="imCssLink">www.ziplinesicilia.it</a> , a San Mauro di Castelverde nel parco delle Madonie.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 10:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il mondo birraio in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000056"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il mondo brassicolo in Sicilia</h3></div><div><hr></div>Il mondo brassicolo in Sicilia: un’eccellenza al femminile<div>Il mondo della birra è stato storicamente un dominio prevalentemente maschile. Tuttavia, in Sicilia, la realtà della birra artigianale si sta rivelando un territorio ricco di storie imprenditoriali al femminile. C’è chi ha trovato il coraggio di compiere un vero "salto nel vuoto", trasformando l'immaginazione in realtà e aprendo birrifici in un settore che, fino a poco tempo fa, vedeva poche donne protagoniste.</div><div><br></div><div>Il legame con il territorio e la Mastro Birraia</div><div>Il legame con la terra è l’ispirazione principale della produzione. Un esempio virtuoso è il microbirrificio di Misterbianco, dove l'attività produttiva è legata indissolubilmente alla figura di una donna mastro birraio. Lei è l’elemento chiave: si occupa dell'ideazione delle ricette e della supervisione di ogni singola cotta.</div><div><br></div><div>Il suo ruolo richiede una rara sintesi di competenze: deve unire la precisione di un ingegnere chimico alla sensibilità di un tecnologo alimentare. Il tecnologo della birra deve infatti padroneggiare la conoscenza delle materie prime, le tecnologie di trasformazione e i complessi fenomeni biochimici che condizionano la qualità del prodotto finito lungo tutta la filiera.</div><div><br></div><div>Dalla "Brasserie" al bicchiere</div><div>Spesso noi utenti finali di una brasserie (termine francese che significa letteralmente "fabbricare la birra") ci concentriamo esclusivamente sul piacere sensoriale: la freschezza, il colore brillante e l’aroma persistente. Tuttavia, raramente conosciamo il tempo e i sacrifici necessari per raggiungere quel risultato. Per questo motivo, sarebbe auspicabile che i microbirrifici "schiudessero i propri cancelli", aprendosi al pubblico per mostrare il lavoro artigianale che sta dietro ogni boccale.</div><div><br></div><div>Punti salienti della birra artigianale siciliana</div><div>Per riassumere questo affascinante panorama, ecco gli aspetti fondamentali:</div><div><br></div><div>Presenza femminile: Nonostante i pregiudizi, in Sicilia crescono realtà brassicole di successo fondate e guidate da donne.</div><div><br></div><div>Coraggio e Innovazione: L'ingresso in un campo a predominanza maschile testimonia una forte volontà di innovare e rompere gli schemi tradizionali.</div><div><br></div><div>Identità Territoriale: Ogni birra racconta una storia locale, utilizzando ingredienti e suggestioni che richiamano le radici siciliane.</div><div><br></div><div>La Mastro Birraia come Tecnologa: Una figura professionale complessa che garantisce il rigore scientifico e l'estro creativo necessari per il controllo qualità.</div><div><br></div><div>Consapevolezza del Consumatore: È necessario colmare il divario tra il piacere della degustazione e la conoscenza della fatica artigianale.</div><div><br></div><div>Turismo Brassicolo: L'apertura dei birrifici ai visitatori è la chiave per promuovere una cultura della birra più profonda e consapevole, trasformando la visita in un'esperienza formativa.</div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 08:15:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parchi ed attrazioni da non perdere in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000055"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Parchi ed attrazioni da non perdere in Sicilia</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">La Sicilia è un’isola ricca di bellezze naturali e culturali che si esprimono in parchi botanici, musei all’aperto e percorsi immersi nel verde. Di seguito sono elencate due delle attrazioni più interessanti che vi permetteranno di esplorare la natura siciliana, la storia e la creatività locale.</span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">1. Parco Botanico Radicepura - Giarre (Catania)</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Parco Botanico Radicepura è un vero e proprio sogno divenuto realtà. Situato a Giarre, una cittadina a pochi chilometri da Catania e dal vulcano Etna, il parco si estende su 5 ettari di terreno e ospita oltre 3000 specie di piante provenienti da ogni angolo del mondo. È un centro di eccellenza per la ricerca botanica, l’ecologia e la sostenibilità ambientale.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Radicepura non è solo un luogo di bellezza ornamentale, ma è anche una Banca dei Semi che promuove la biodiversità e la salvaguardia del germoplasma, con un forte focus sulle specie autoctone siciliane e su molteplici piante esotiche. Le sue piante madri sono fondamentali per la produzione di semi e talee, e tutte le operazioni sono rigorosamente controllate per garantire la qualità e la certificazione del materiale vegetale.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Questo parco è anche un punto di riferimento per il turismo congressuale, offrendo strutture adatte per eventi privati e congressi, nonché uno spazio ideale per ricercatori, paesaggisti e appassionati della natura.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Indirizzo: Strada 17, N.19, Frazione di San Leonardello, 95014, Giarre, Catania</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Contatti: Tel. +39 095964154</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.radicepura.it/" class="imCssLink">www.radicepura.com</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">2. Parco Museo Jalari - Barcellona Pozzo di Gotto (Messina)</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Parco Museo Jalari, situato sui monti Peloritani in provincia di Messina, si estende su una superficie di 35 ettari ed è un luogo unico nel suo genere. Il nome “Jalari” deriva dall’arabo e significa “pietra luccicante”, un chiaro riferimento alla pietra locale utilizzata nella sua costruzione, ma anche un invito a riscoprire e valorizzare le risorse naturali in armonia con l’ambiente.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">A differenza dei musei tradizionali, Jalari non è solo una raccolta di oggetti, ma un’esperienza immersiva. I visitatori possono esplorare ben 15.000 reperti collocati in 42 botteghe artigiane sparse nel parco, lungo viali tematici che rappresentano i diversi stadi della mente umana. Ogni viale è dedicato a un aspetto particolare della vita e dell’esperienza umana, come la “Confusione”, la “Riflessione”, il “Dolore”, l’“Amore”, la “Creatività”, fino ad arrivare ai “Sogni”, che segnano la fine di questo affascinante percorso.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Le sculture e le fontane in pietra, scolpite dal prof. Mariano Pietrini, accompagnano i visitatori in una riflessione profonda sulla condizione umana e sull'importanza di riscoprire la propria identità. Il parco è anche un Centro Congressi perfettamente attrezzato per ospitare eventi di ogni genere, dai convegni agli stage, e dispone di una Sala Ricevimenti e un Agriturismo, ideale per chi desidera combinare una visita culturale con un’esperienza gastronomica immersa nella natura.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Indirizzo: Frazione Maloto, 98051, Barcellona Pozzo di Gotto, Messina</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Contatti: Tel. +39 0909746245 | +39 3927911554 | Email: info@parcojalari.com</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="https://www.parcojalari.com/" class="imCssLink">www.parcojalari.com</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ulteriori informazioni sulla località</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Giarre (Catania): Giarre è una cittadina situata nella provincia di Catania, ai piedi del Vulcano Etna, il più grande vulcano attivo d’Europa. La sua posizione geografica offre paesaggi spettacolari, un clima mite e una ricca tradizione agricola, soprattutto nella produzione di agrumi e di vino. Il parco Radicepura si inserisce perfettamente in questo contesto, rappresentando un’oasi verde in una regione che è al contempo un punto di riferimento per la biodiversità e la sostenibilità.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Barcellona Pozzo di Gotto (Messina): Situata a pochi chilometri dalla città di Messina, Barcellona Pozzo di Gotto è un comune che si sviluppa tra la costa tirrenica e le montagne dei Peloritani. Questa area offre paesaggi naturali di grande bellezza, con boschi, fiumi e panorami mozzafiato, che la rendono ideale per escursioni e per un turismo ecologico. Il Parco Museo Jalari è una perfetta fusione di arte, natura e filosofia, che rappresenta un punto di eccellenza nella cultura siciliana.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><br></div><div><div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 14 Feb 2021 11:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[ll cocktail in chiave best cocktail bars in Sicily]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000054"><div><h2 class="imHeading2">ll cocktail in chiave best cocktail bars in Sicily</h2></div>Il cocktail, non una disanima sul cocktail più celebre, neanche una lista di drink alcolici più buoni, ne la loro storia o quante calorie hanno, non si sveleranno segreti, un buon cocktail ha varie combinazioni di ingredienti, tecniche di miscelazione e presentazione, un semplice invito a provare le varianti siciliane.<div>Sappiamo che possono essere shakerati, mescolati, pestati, frozen o versati direttamente nel bicchiere. </div><div>Ci sono cocktails da aperitivo, i pre dinner, gli after dinner e gli any time grandi classici da bere in qualsiasi momento non vi proponiamo la lista dei cocktail più famosi, solo alcuni tra i tanti da provare, o gustare durante le serate.</div><div>Non citiamo locali, suggeriamo solo di scegliere una scalinata affacciata su una piazza, un locale in riva al mare, un giardino privato in un'atmosfera rilassante, inutile dirvi di osservare come sono presentati la scelta è &nbsp;ampia, soddisfacente, ascoltate le proposte e verranno incontro ad i vostri desideri.</div><div>Abbiamo scoperto che quelli in chiave sicula sono tantissimi e molti mancheranno all’appello, abbiamo rovistato internet, qualche bar, quello che abbiamo cercato è stata la sicilianità nella scelta di alcuni ingredienti, per gusti intensi che permettono di far conoscere attraverso le papille gustative di chi li assaggia, seduti in riva al mare, dopo la calura della giornata uno scorcio dell’isola.</div><div>Se per molti l’estate è sinonimo di divertimento all’aria aperta, musica e cocktail da bere in compagnia, per altri con l’arrivo della sera è una scoperta di gusti e sapori.</div><div>Ogni volta che uscite per bere un buon cocktail, inevitabilmente si incappai nel barman di turno pronto a servirti le sue miscele magiche, così come qualsiasi altro professionista nel proprio settore, siate gentili, soprattutto nel mondo della miscelazione esiste una legge non scritta che dice: finché il cocktail è in preparazione, deve rimanere nella zona di lavoro del barman, ogni cocktail ha una sua ricetta che va rispettata sia per questioni di gusto, sia per questioni prettamente economiche.</div><div>Appena terminato, il cocktail va servito al cliente poggiandolo direttamente sul suo lato del bancone – preferibilmente sull’apposito napkin/tovagliolo -, o sul vassoio destinato al suo tavolo.</div><div><br></div><div>Von Gloeden</div><div>Questo cocktail prende spunto dal barone Gugliemo, fotografo tedesco ma taorminese d’adozione, vissuto a cavallo tra il 1800 e i primi anni del 1900. </div><div>Il cocktail gli Ingredienti: &nbsp;Gin, &nbsp;sciroppo d’agave, &nbsp;succo di lime, &nbsp;cetriolo, &nbsp;ginger beer</div><div><br></div><div> Sicilian Spicy Negroni</div><div>Gli ingredienti: &nbsp;Gin, &nbsp;Bitter , &nbsp;Red Vermouth , &nbsp;Liquore all’arancia, &nbsp;peperoncino, &nbsp;zenzero, &nbsp;sciroppo d’agave, &nbsp;bacche di ginepro</div><div><br></div><div>Sicilian Margarita</div><div>Ingredienti: &nbsp;Tequila, &nbsp;Liquore all’arancia, &nbsp;Bitter, Sciroppo di finocchio, &nbsp;Sale di Menfi, &nbsp;Finocchietto</div><div><br></div><div>Dirty Sweet</div><div>Ingredienti: &nbsp;Gin, &nbsp;Vermouth ambrato ,Sciroppo di capperi, &nbsp;Succo di limone siciliano, &nbsp;Capperi freschi, &nbsp;Buccia di limoni siciliani</div><div><br></div><div>Mojito Siciliano</div><div>Ingredienti: lime, zucchero di canna e menta, due fettine d’arancia. </div><div><br></div><div>Sicilian Spritz</div><div>Ingredienti: due fettine di arancia rossa siciliana, melograno e della menta, ghiaccio tritato, Aperol, &nbsp;prosecco, con una spruzzatina di soda alla fine.</div><div><br></div><div>Negroni </div><div>Ingredienti: Gin, Bitter, Vermouth rosso, un cucchiaio di amaro al gusto di arancia rossa.</div><div><br></div><div>Peach and Ginger Mule</div><div>Ingredienti: si prepara sostituendo il lime con un liquore alla pesca e un cucchiaio di Grand Marnier. </div><div><br></div><div>Aranà </div><div>Ingredienti: Dry Gin, succo di verdello di Sicilia, sciroppo di melograno , liquore di finocchietto selvatico </div><div><br></div><div>Midnights in Paris </div><div>Ingredienti: Dry Gin, liquore al bergamotto, zucchero ,succo di limone, foglie di menta, </div><div><br></div><div>Il buono il Brutto l Cattivo </div><div>Ingredienti: Dry Gin, Liquore Strega, bitter al luppolo</div><div><br></div><div>Italian Lebowski </div><div>Ingredienti: Dry Gin, caffè, &nbsp;Bitter all'arancia, panna</div><div><br></div><div>War Boy</div><div>Ingredienti: Gin, liquore di zafferano, succo di cedro, Oleo Saccarum di limone, Bitter</div><div><br></div><div>Negroni siciliano</div><div>Ingredienti: Bitter , Marsala Riserva, Gin , Marmellata d’arancia, </div><div><br></div><div>Jasmine Punch</div><div>Ingredienti: rhum bianco ,acqua zucchero bianco, tè al gelsomino, cedri</div><div><br></div><div>Hug</div><div>Ingredienti: liquore al mandarino, gin ; Laphroig whisky torbato ; sciroppo di zucchero ; foglie di salvia; &nbsp;gocce di angostura.</div><div><br></div><div>Gingerly Smash</div><div>Ingredienti: gin o vodka succo di limone ; zucchero semolato ; </div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 13 Feb 2021 08:56:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Fotografi e fotografia siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000052"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Fotografi e fotografia siciliana</h3></div><div><hr></div>Si parla di fotografi siciliani, non di fotografia artistica nazionale o internazionale. Si parla di fotografi che hanno immortalato la Sicilia e le sue genti, non è una sezione dove si analizzano tendenze artistiche della fotografia, contemporanea, ne di correnti artistiche, solo fotografi celebri della fotografia siciliana alcuni tra i tanti, rendere omaggio a la maggior parte è difficile.<div>Probabilmente la cosa più importante è far coesistere i veterani e i giovani, l’antico e il contemporaneo, il reportage con la foto di scena, monumenti e volti.</div><div><br></div><div>Ferdinando Scianna</div><div>Tra tutti, Ferdinando Scianna è probabilmente il fotografo siciliano più famoso al mondo. Uno dei motivi della grande celebrità di Scianna è la sua presenza nell’agenzia fotografica internazionale Magnum Photos.</div><div>Nato a Bagheria nel 1943, si appassiona sin da subito alla fotografia ritraendo la Sicilia degli anni ’60 e riuscendo a &nbsp;trasformare l’interesse per lo scatto fotografico nel suo mestiere. La sua vita è costellata da incontri di alto livello: da Sciascia che vede i suoi primi lavori e con il quale instaura una grande amicizia, a Henri Cartier-Bresson.</div><div><div><a href="https://www.ferdinandoscianna.it/" class="imCssLink">https://www.ferdinandoscianna.it/</a></div></div><div><br></div><div>Giuseppe Leone</div><div>Giuseppe Leone ragusano la sua fotografia narra per immagini di una terra sospesa fra realtà e immaginazione, il fotografo della civiltà iblea, che vive nel cuore di Ragusa, fra i campi segnati da secolari muri a secco, carrubi e ulivi, le pietre barocche ed i meravigliosi intarsi che scolpiscono le chiese e i palazzi, con il suo lavoro ha rappresentato un’umanità in cui anche la povertà ha una sua dignità.</div><div><div><a href="https://www.giuseppeleone.it/" class="imCssLink">https://www.giuseppeleone.it/</a></div></div><div><br></div><div>Enzo Sellerio</div><div>Interesse per la cultura sono gli ingredienti base di Enzo Sellerio. Di certo a molti il suo cognome non risulterà nuovo: si tratta infatti del fondatore della famosa casa editrice “Sellerio” con la quale sono stati pubblicati molti.</div><div>Sellerio nato a Palermo nel 1924, il giovane Enzo Sellerio si dedica alla fotografia subito dopo la laurea in Giurisprudenza. Lascia infatti il posto alla Facoltà di Economia e Commercio per immergersi nel giornalismo e nei reportage, questi ultimi realizzati soprattutto in Sicilia, come quello sull’Etna o sui mosaici di Monreale. Solo alla fine degli anni ’60 si lancia nel mondo dell’editoria insieme alla moglie Elvira, fondando la nota casa editrice.</div><div><div><a href="https://sellerio.it/it/enzo-sellerio/" rel="tag" class="imCssLink">https://sellerio.it/it/enzo-sellerio/</a></div></div><div><br></div><div>Letizia Battaglia</div><div>La sua è la storia di una donna forte, indicata spesso come la “fotografa della mafia” in quanto testimone di molti atti mafiosi nel Palermitano degli anni ’70 attraverso i suoi scatti, Letizia Battaglia ha iniziato la carriera di fotoreporter ed è diventata una fotografa di fama mondiale.</div><div>Letizia Battaglia è anche nota per gli scatti della sua Palermo, soprattutto di figure femminili ed è stata la prima donna europea, insieme a Donna Ferrato, a ricevere il prestigioso Premio Eugene Smith, in ricordo dell’omonimo fotografo di Life. Ritorna a Palermo dopo aver vissuto per anni a Parigi e nel 2017 inaugura e inizia a dirigere il Centro internazionale di Fotografia nei Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, occupandosi soprattutto di fotografia storica e contemporanea.</div><div><div><a href="https://www.archivioletiziabattaglia.it/" class="imCssLink">https://www.archivioletiziabattaglia.it/</a></div></div><div><br></div><div>Angelo Pitrone</div><div>Angelo Pitrone è nato a Palermo nel 1955 ed è stato docente di Storia e tecnica della fotografia all’Università di Palermo.</div><div>Concentrato prevalentemente sulla fotografia di paesaggi e su reportage. Sono celebri le sue foto in bianco e nero su Leonardo Sciascia, ripreso in semplici scorci di vita quotidiana. Ma Pitrone ha realizzato anche dei ritratti di grandi figure culturali: da Alberto Moravia a Dacia Maraini, passando per Simonetta Agnello Hornby e Michelangelo Antonioni.</div><div><br></div><div>Melo Minnella</div><div>Nato a Mussomeli in provincia di Caltanissetta, si occuperà di testimoniare la povertà e la miseria del tempo, e collaborerà con diverse riviste come fotoreporter. Sono sue molto foto che riprendono i danni del disastroso terremoto del 1968 nella valle del Belice: nei suoi scatti a Gibellina si coglie in pieno la gravità della situazione che molti abitanti del luogo si trovarono costretti a fronteggiare. Pubblicando anche su riviste come Life e Stern, Minnella ha presto raggiunto la fama e il riconoscimento dovuti a un fotografo di alto livello.</div><div><br></div><div>Nicolò Scafidi</div><div>Nicolò Scafidi nasce a Palermo nel 1925, figlio d’arte. Nel 1945, esegue i suoi primi servizi fotografici sul banditismo e sul separatismo in Sicilia. In seguito all’eccidio di Portella della Ginestra realizza un servizio fotografico tra i contadini. Documenta i comizi del 1947 assieme a Federico Allotta, inventa la moda della &nbsp;“fotografia allo stadio”.</div><div><br></div><div>Francesco Ferla</div><div>Francesco Ferla un contemporaneo palermitano, architetto, designer, digital artist e fotografo 48enne di fama internazionale, con lui il patrimonio architettonico della Sicilia è ritratto sullo sfondo di cieli intensi e tempestosi, la sua fotografia è moderna, niente Sicilia al sole, fichi d’india, cieli azzurri e spiagge. </div><div>Nelle sue foto trovate nuvole, architetture e una fusione di elementi culturali che sembra ri-rivelano negli antichi monumenti la loro forza il loro simbolismo la loro forza, una fotografia dalla grafica potente e dal forte impatto visivo, trasmette un messaggio della Sicilia che era e mira a superare campanilismi e clichè.</div><div><div><a href="https://www.francescoferla.com/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.francescoferla.com/</a></div></div><div><br></div><div>Federico Cannata</div><div>Federico Cannata giovanissimo, è modicano. Numerose le collaborazioni che si muovono tra arte, editoria, moda. Vive a Modica, ma per lavoro si muove soprattutto su Milano. Un suo lavoro racconta, durato 5 anni, dal titolo La città nascosta dove racconta una Modica poco visibile e poco visitata.</div><div>Le sue immagini vanno dal bianco e nero all'intensità del colore, <span class="fs12lh1-5">stili narrativi diversi in cui l’elemento grafico diventa spesso irrinunciabile per provocare e stimolare l’occhio dell’osservatore.</span><div><span class="fs12lh1-5">Lo scatto coglie la sua fantasia, uno spazio che rende possibile il viaggio interpretativo nel quale l'osservatore ricava la propria lettura.</span><br></div></div><div><div><a href="https://www.federicocannata.com/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.federicocannata.com/</a></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 11 Feb 2021 17:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La ricotta o formaggio dei poveri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000051"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La ricotta o formaggio dei poveri, la base per molte preparazioni, sia dolci che salate</h3><div><hr></div><div><div>La ricotta siciliana non ha certo bisogno di presentazioni. Pur essendo un prodotto caseario, non è un formaggio, ma va correttamente classificata come latticino.<div>La Sicilia vanta una tradizione antichissima nella lavorazione della ricotta, ingrediente fondamentale di numerosissime preparazioni, sia dolci che salate.</div><div><br></div><div>Cannoli, cassate e cassatelle non sarebbero gli stessi senza una ricotta di qualità, ma anche molti piatti salati perderebbero il loro sapore autentico. La ricotta è infatti alla base di alcune preparazioni già note in Sicilia ai tempi dei Greci: tra queste la cassata, le cui radici affondano in epoche precedenti persino alla dominazione araba. Furono probabilmente i Greci a elaborare una prima torta a base di formaggio e ricotta mescolati insieme, tradizione che gli Arabi avrebbero poi sviluppato e arricchito.</div><div><br></div><div>Nell’Ottocento la ricotta veniva definita il “formaggio dei poveri”, sebbene non si tratti di un formaggio vero e proprio. È considerata un latticino perché non deriva dalla coagulazione della caseina, bensì dalle proteine del siero del latte, la parte liquida che si separa dalla cagliata durante la produzione dei formaggi.</div><div><br></div><div>Il metodo tradizionale siciliano prevede l’utilizzo della scotta inacidita del giorno precedente come catalizzatore. In alcune zone della Sicilia orientale, invece, si ricorre ai rametti di fico che, grazie alla linfa contenuta al loro interno, permettono la coagulazione del latte e la successiva produzione della ricotta.</div><div><br></div><div>La cassata siciliana</div><div><hr></div><div>Uno dei dolci più celebri a base di ricotta è la cassata. Durante la dominazione araba in Sicilia (IX–XI secolo), questo dolce subì una profonda trasformazione grazie all’introduzione di nuovi ingredienti come la canna da zucchero, il limone, il cedro, l’arancia amara, il mandarino, nonché all’incremento della coltivazione della mandorla. Insieme alla ricotta di pecora, questi elementi costituirono la base della cassata, che inizialmente era un semplice involucro di pasta frolla ripieno di ricotta zuccherata e poi cotto in forno.</div><div><br></div><div>Nel periodo normanno, grazie all’invenzione della pasta reale (o martorana) da parte delle monache del Convento della Martorana di Palermo, un impasto di farina di mandorle e zucchero colorato con estratti naturali, la pasta frolla venne sostituita. Si passò così dalla cassata al forno alla cassata fredda.</div><div><br></div><div>Con la dominazione spagnola arrivò in Sicilia il cioccolato, mentre in epoca barocca furono introdotti i canditi. L’aggiunta della glassa di zucchero e della frutta candita, che avvolge il dolce come una superficie di vetro, diede alla cassata l’aspetto con cui la conosciamo oggi.</div><div><br></div><div>In origine, la cassata era un dolce tipico della tradizione conventuale siciliana e veniva preparata esclusivamente nel periodo pasquale. </div><div>La decorazione caratteristica con la zuccata fu introdotta nel 1873 dal pasticciere palermitano cav. Salvatore Gulì.</div><div><br></div><div>Il cannolo siciliano</div><div><hr></div><div>Altro grande protagonista della pasticceria siciliana a base di ricotta è il cannolo, un tempo preparato esclusivamente durante il periodo di Carnevale. Con il passare del tempo, però, ha perso il suo carattere stagionale, diventando un dolce consumato durante tutto l’anno.</div><div><br></div><div>Il nome deriva dalle canne di fiume attorno alle quali, fino a pochi decenni fa, veniva arrotolata la cialda prima di essere fritta. Le sue origini sono incerte: secondo alcune teorie risalirebbero all’epoca romana, secondo altre a quella saracena. Un’ulteriore ipotesi attribuisce la sua invenzione alle monache di clausura di un convento nei pressi di Caltanissetta, che avrebbero rielaborato un’antica ricetta romana arricchita dagli Arabi.</div><div><br></div><div>Si può quindi concludere che la tradizione del cannolo siciliano sia il risultato di un lungo percorso culturale, transitato dalle ricette musulmane a quelle cristiane, fino a diventare uno dei simboli più amati della gastronomia siciliana nel mondo.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 20:00:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Camminare i Peloritani, la nuova edizione della guida per il trekking]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004F"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Camminare i Peloritani, la nuova edizione per il trekking</h3></div><div><hr></div>Le informazioni che mi hai fornito sono molto interessanti e ben scritte, ma per un sito web, la chiarezza e l'immediatezza sono fondamentali. Ecco una versione più diretta e accattivante, pensata per convincere i visitatori a scoprire la guida e il territorio.<div><br></div><div>"Camminare i Peloritani": La Guida Definitiva per i Tuoi Trekking</div><div>L'associazione "Camminare i Peloritani", nata per promuovere l'escursionismo sui monti Peloritani, ha il piacere di presentare la nuova edizione della sua guida. Dopo anni di cammini, esperienze e passione, è nato un volume rinnovato e aggiornato, pensato per chiunque voglia esplorare a piedi la bellezza di questo territorio.</div><div><br></div><div>La guida è molto più di una semplice raccolta di percorsi. È una vera e propria compagna di viaggio:</div><div><br></div><div>70 schede di approfondimento: Immergiti nella storia, nella natura e nelle tradizioni locali.</div><div><br></div><div>Oltre 600 foto a colori: Lasciati ispirare dalle immagini mozzafiato che raccontano il paesaggio dei Peloritani.</div><div><br></div><div>66 itinerari dettagliati (di cui 16 nuovi): Scegli il percorso più adatto a te, dai trekking più facili a quelli più impegnativi. Gli itinerari coprono un'ampia area, da Capo Peloro a Capo Taormina, includendo borghi storici, santuari e la suggestiva dorsale montuosa.</div><div><br></div><div>Questa prima edizione si concentra esclusivamente sui percorsi di trekking, mentre una seconda parte, dedicata ai "Cammini dei Peloritani" sarà pubblicata in seguito.</div><div><br></div><div>Questa guida è il risultato di un profondo amore per i Peloritani e il desiderio di condividere la loro infinita bellezza. È il frutto di anni di fatica, passione e scoperta che ora puoi tenere tra le mani.</div><div><br></div><div>Per maggiori informazioni e per acquistare la guida, visita il sito ufficiale: www.camminareipeloritani.it</div><div><a href="https://www.camminareipeloritani.it/" rel="tag" class="imCssLink"><br></a></div><div><a href="https://www.camminareipeloritani.it/" rel="tag" class="imCssLink">https://www.camminareipeloritani.it/</a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 10 Feb 2021 17:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I Spiritari” un antico mestiere di spirito ed essenza.]]></title>
			<author><![CDATA[GIUSEPPINA BALLARINO - sicilianitudine.altervista.org]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004E"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">I Spiritari un antico mestiere di spirito ed essenza</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Scritto il2 FEBBRAIO 2021 GIUSEPPINA BALLARINO</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Siamo nel periodo dell’anno in cui gli agrumi colorano di giallo, di arancione di rosso, le campagne, i “giardini” siciliani, le tavole modeste e quelle sontuose, al naturale o in dolci prelibati. Il profumo fresco, intenso e aromatico dei frutti e quello delicato e seducente dei fiori di zagara aleggiano nell’aria, diffondendo note di candida sensualità nelle giornate spesso soleggiate di questo timido inverno siciliano.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Questo articolo tratta del processo di estrazione dell’essenza che si ricava dalla scorza di questi frutti paradisiaci, che si trasforma in fragranze sublimi di alta profumeria e non solo, ma soprattutto dei virtuosi “spiritari”, che con fatica e sudore rendevano possibile questa magia e ne sono, anzi ne erano, i veri protagonisti.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Anche dai fiori di zagara si estrae un’essenza dal profumo soave (il neroli), ma seguendo un diverso metodo di estrazione.</div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Gli agrumi che hanno più largo impiego nel campo della profumeria sono il bergamotto, il mandarino, l’arancia, il cedro e le fragranze che ne derivano sono frizzanti, toniche, vivaci, mettono allegria e buonumore, sanno di “pulito” ed evocano il Mediterraneo. Vengono definite “esperidate” con riferimento alle Esperidi le ninfe che custodivano un magico giardino di pomi d’oro, le arance (vedi precedente articolo…)</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Per realizzarle si utilizzano gli oli essenziali estratti dalla scorza (epicarpo) che inizialmente hanno natura oleosa appunto. Vengono utilizzati non solo in profumeria ma anche per altri usi come la produzione di canditi, di gelificanti, come solvente naturale delle vernici e nel campo farmaceutico per i notevoli effetti benefici sulla salute, soprattutto l’essenza del limone che è &nbsp;antisettica, anti età, tonificante, purificante, sebo regolatrice per i capelli e migliora la concentrazione. La versatilità dei frutti dorati è vastissima.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Vediamo di saperne di più in merito al processo di estrazione dell’olio essenziale e all’importanza che ha avuto in passato nell’economia siciliana, del messinese in particolare.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il fiore all’occhiello in questo mestiere era Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina, dove la lavorazione degli agrumi costituì per secoli la fonte principale di sostentamento. Vantava una manodopera specializzata di artigiani eccelsi “i spiritari” veri e propri maestri che tramandavano il mestiere ai figli e così di generazione in generazione.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">La stagione iniziava nel mese di novembre con la raccolta “a cugghiuta” dei frutti maturi e succosi, che si svolgeva in un’atmosfera goliardica ma senza mai distogliere l’attenzione dal lavoro che andava fatto con celerità e anche con delicatezza per non rovinarne soprattutto la buccia. I gruppi di raccoglitori erano le ciurme o chiurme termine di curiosa assonanza marinara. Venivano supportati da ragazzi &nbsp;che provvedevano a svuotare i cesti e i panari. Il raccolto veniva poi trasferito in appositi &nbsp;magazzini.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">In alcuni di quei magazzini si seguiva il procedimento per la commercializzazione in altri quello dell’estrazione dell’essenza. Nei primi le donne procedevano alla “cernita”. Le cernitrici sceglievano i frutti più adatti al commercio. Era poi il turno delle &nbsp;“incartatrici” che li incartavano e li disponevano nelle cassette per la spedizione. Il lavoro per quanto faticoso si svolgeva in un clima di convivialità fra canti e cunti e stornelli siciliani.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">In altri magazzini si eseguiva il processo estrattivo. Questa delicata operazione “la spumatura” di competenza prettamente maschile era preceduta dalla “cavatura” di prevalente competenza femminile. I frutti venivano tagliati in due perfette metà con un coltello lungo e particolarmente affilato detto “u cuteddu ‘i spiritaru” e poi ne veniva eliminata la polpa con “u rrasteddu”, un taglierino in ferro particolarmente affilato e ricurvo simile a un rastrello. Le cavatrici erano di una celerità sorprendente in quanto il guadagno era in rapporto ai “cofini” che venivano riempiti.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">La fase successiva riguardava le scorze che, ormai svuotate dalla polpa, venivano immerse in una vasca riempita con acqua e calce per circa un’ora. Questo passaggio era necessario per rendere più compatte le bucce per una più agevole e proficua estrazione a mano dell’essenza. Questa fase denominata come già detto, “spumatura” veniva effettuata da uomini, artigiani specializzati chiamati “spiritari” appunto perché estraevano “u spiritu”.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">“I spiritari” con i pollici pigiavano con forza la scorza per farne fuoriuscire l’essenza che andava ad impregnare delle grandi spugne naturali “le sponze“.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Quando le spugne erano sature venivano spremute nella “culina” o “cunculina” un contenitore in terracotta con beccuccio sotto cui vi era un foro.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Quando la “cunculina” era colma lo spiritaro passava alla fase della “sciusciata” (soffiata). &nbsp;In pratica inclinava il recipiente affinchè &nbsp;il liquido fosse all’altezza del foro e soffiando faceva si che solo &nbsp;l’essenza che si raccoglieva in superficie, in quanto più leggera dell’acqua, andasse in un altro contenitore.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">L’essenza poi si lasciava decantare, veniva filtrata e messa in cilindri di rame (le ramere). Per evitare che la luce &nbsp;alterasse l’essenza &nbsp;la “spumatura” avveniva quasi sempre di notte con gli uomini che resistevano al sonno e alla stanchezza raccontandosi aneddoti, avventure reali o immaginarie, episodi della quotidianità, sostenendosi a vicenda per portare a termine il lavoro prima che facesse giorno. Occorrevano tra le 4 e le 5 ore di lavoro per estrarre l’olio essenziale da mille limoni.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Era questo un mestiere che, per quanto faticoso, a lungo andare aveva anche i suoi vantaggi, in qualche maniera immunizzava infatti dai malanni chi lo svolgeva. Si racconta che “i spiritari” e le loro famiglie raramente furono colpiti dalle pestilenze che imperversarono in Europa, fino alla spagnola degli inizi del ‘900.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Durante l’Ottocento iniziarono i tentativi di meccanizzazione manuale per rendere il processo di estrazione più veloce, tentativi malriusciti. Successivamente si idearono delle vere e proprie macchine più sofisticate come la “sfumatrice” e la “pelatrice”. Intorno alla metà del 1800 il calabrese Nicola Barillà ne inventò una che garantiva rese elevate e una qualità finissima dell’essenza e per questo ricevette un premio da parte del governo delle Due Sicilie. &nbsp;Alla macchina calabrese ne succedettero altre più moderne.</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Oggi l’estrazione degli agrumi avviene con la spremitura a freddo perché essendo termosensibili si ossidano alle alte temperature. La spremitura avviene mediante un torchio che pressa le bucce facendone uscire l’olio. Per raccogliere 15 ml di olio essenziale di limone si premono le bucce di circa 45 frutti. Con l’utilizzo delle macchine gli “spiritari” sono ormai un nostalgico ricordo di tempi che furono….</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Sicilianitudine.altervista.org</div><div><div class="imTACenter"><a href="https://sicilianitudine.altervista.org/i-spiritari-e-i-frutti-di-spirito-ed-essenza/" rel="tag" class="imCssLink">https://sicilianitudine.altervista.org/i-spiritari-e-i-frutti-di-spirito-ed-essenza/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 15:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Merì diventa un Museo Eterno a cielo aperto]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Merì diventa un Museo Eterno a cielo aperto con Timeless Immortal Art</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Dalla Sicilia alla Cina, a Merì un </span><span class="fs12lh1-5">Timeless Immortal Art, </span><span class="fs12lh1-5">il dono dell’immortalità a 60 artisti provenienti da tutto il mondo. La rivoluzione del piccolo comune che diventa un museo eterno a cielo aperto, donando l’immortalità a 60 artisti provenienti da tutte le nazioni del mondo. Un messaggio per il futuro, contagia tutti i paesi del mondo.</span><br></div><div><div class="imTACenter">Un progetto unico nel suo genere, l’Arte all’interno di un contesto urbano e lo farà dalla Sicilia alla Cina, esaltando la bellezza. Il progetto prevede &nbsp;l’installazione di mattonelle dipinte da artisti provenienti da tutto il mondo, nel piccolo borgo di Merì. </div><div class="imTACenter">Le vie e le piazze della città, saranno indicate con sessanta opere che la trasformeranno in un museo eterno a cielo aperto. Ogni artista diventerà testimonial di una via della città.</div><div class="imTACenter">Si darà alle città un nuovo aspetto, rilanciandone l’immagine territoriale dal punto di vista culturale.</div><div class="imTACenter">La posa della prima opera sarà accompagnata dal canto di un Ave Maria del soprano Ekaterina Adamova Sessan</div><div class="imTACenter"> Un progetto che sarà realizzato anche in Cina con lo stesso team di artist.</div><div class="imTACenter">Il Sindaco Filippo Bonansinga, l’assessore alla cultura Carmelo Arcoraci, supportati dal Patrocinio dellaRegione Siciliana – Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, insieme al pittore Lorenzo Chinnici ed il figlio Francesco Chinnici a fare da trait union con gli artisti di tutto il mondo, Emma XingYi Wang partner per il progetto Cinese. &nbsp;</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Progetti simili a quello di Merì avverranno in Cina, con lo stesso gruppo di artisti. </div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il Cast “Timeless Immortal Art“</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Ecco il cast internazionale degli artisti: Lorenzo Chinnici (Italia), &nbsp;Zheng XiaoTong (Cina), Craig Warwick (Inghilterra), Farida Saba (Arabia Saudita), Patrick Smith (Stati Uniti D’America), Alisa Byteva (Russia), Dorina Nicoleta Crisu (Romania), Christine Bleny (Francia), Ildo Domingos (Brasile), Jacqueline Scheffer (SudAfrica), Agnieszka Wioletta Meler (Polonia), Giuseppe Gorga (Italia), Ingrid G.G. Pegge (Olanda), Bojan Jevtic (Serbia), Isabella Young (Nuova Zelanda), Giovanni Gargano (Italia), Uliana Storozhylova (Ucraina), Lu Mei (Cina), Alberto Urbano Moreno Monturque (Spagna), &nbsp;Adriana Antidin (Argentina), Francesca Maio (Italia), Luna Smith (Scozia), Bruce Chidovori (Zimbabwe), Neven Zoricic (Croazia), Salvatore Cusimano (Italia), Mirit Ben-Nun (Israele), Pawel Mendrek (Austria), Nicole Musser (Canada), Nicoló Garrasi (Italia), Lilivet Pena Echemendía (Cuba), Osama Imam El-Laithy (Egitto), Agatino Furnari (Italia), Brian Jenninngs (Irlanda), Giuseppe Messina (Italia), Aidas Rytis Vasiliauskas (Lituania), David Kent (Inghilterra), Dimitri Salonia (Italia), A.Tinne Vereeck (Belgio), Linda Schipani (Italia), Rui Manuel de Sousa Lourenco (Portogallo), Shadi Abou Sada (Siria), Anne Gry Andersen (Danimarca), Du Shusheng (Cina), Lucy Lago (Russia), Pino Morena (Italia), Helen Mortimer (Australia), Salvatore Imbesi (Italia), Tara Vahab (Canada), Vincenzo Campo (Italia), Olena Rudnieva (Ucraina), Francesca Licari (Italia), Adil Es-Safi (Marocco), Gianmaria Lafranconi (Italia), Zhang Jigang (Cina), Michela Velardita (Italia), Joe Cooper (Galles), Mel Alexenberg (Israele), Roberto Di Costanzo (Italia) e la nostra mascotte il giovanissimo Kenta Leon Hayashi (Giappone).</div><div class="imTACenter">Chebolle (Lago Maggiore, Lago di Como e di Garda) per i prossimi vernissage internazionali Enoculturali, presenterà inoltre questo progetto in collaborazione con il Mondo in un Bicchiere emblema dell’anima dei vini Siciliani.</div><div class="imTACenter">La GEИTILE Exclusive Jewelry Dubai per l’occasione sta realizzando delle mattonelle con incastonate con delle vere pietre lunari e di marte, simbolo di immortalità, da donare ai paesi ospitanti il progetto. Le Mattonelle in Cotto Siciliano di La Fauci, utilizzate per immortalare le opere degli artisti. La fashion art designer Gisella Scibona dedicherà una linea di 60 abiti personalizzati, rifacendosi alle singole opere degli artisti.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><div><a href="https://prolocomeri.webnode.it/" class="imCssLink">https://prolocomeri.webnode.it/</a></div></div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 06 Feb 2021 11:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Sicilia è terra di tartufi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000004A"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Sicilia è terra di tartufi</h3></div><div><hr></div><div><div>La Sicilia è una regione dal grande patrimonio naturale, e tra le sue ricchezze nascoste vi sono i tartufi, che prosperano in diverse zone dell'isola. Seppur meno conosciuti rispetto ad altre tradizioni gastronomiche siciliane, i tartufi sono una vera e propria eccellenza del territorio, che merita maggiore attenzione. Le zone tartufigene più rilevanti dell'isola si distribuiscono in diverse aree geografiche, ognuna con caratteristiche uniche che ne favoriscono la crescita.<div><br></div><div>Le principali zone tartufigene siciliane</div><div><br></div><div>Zona orientale: Le province di Siracusa e Ragusa sono rinomate per la produzione di tartufi, in particolare il tartufo scorzone e il bianchetto. Queste terre, caratterizzate da un paesaggio collinare e boschivo, offrono il microclima ideale per la crescita dei tartufi, che si trovano soprattutto nelle aree montuose e boschive di queste province. La qualità del tartufo della zona ragusana è molto apprezzata, soprattutto per le sue note aromatiche uniche.</div><div><br></div><div>Zona occidentale: I Monti Sicani, la provincia di Trapani, e in particolare le zone di Castellammare del Golfo e Alcamo, sono altre aree dove il tartufo cresce spontaneamente. La vicinanza al mare e il clima temperato di queste aree rendono particolarmente pregiati i tartufi, che possono essere trovati nei boschi di querce e lecci.</div><div><br></div><div>Zona di Palermo: Nei territori intorno a Partinico, Cinisi, Ficuzza, Godrano e nelle Madonie, si trova una varietà di tartufi che cresce principalmente in boschi di pino e castagno. Le Madonie, con il loro ecosistema variegato e l’aria pulita, sono un punto focale per la tartuficoltura siciliana, unendo bellezze naturali e prodotti di alta qualità.</div><div><br></div><div>I Nebrodi: La zona dei Nebrodi, con il suo territorio montuoso e ricco di boschi, è famosa per la produzione del tartufo dei Nebrodi, un tartufo pregiato che ha trovato un ambiente ideale nel Parco dei Nebrodi. Ogni anno, a Capizzi, si tiene una Sagra del Tartufo dei Nebrodi, un evento che celebra la tradizione e la gastronomia legata a questo prodotto, attirando appassionati e turisti da tutta Italia.</div><div><br></div><div>Il Messinese e i Peloritani: Sebbene ancora poco conosciuta, la zona del Messinese e dei Peloritani sta mostrando un grande potenziale nella coltivazione di tartufi. Le terre montuose e le foreste di querce e faggi sono un ambiente fertile per il tartufo, che inizia a essere valorizzato anche a livello locale.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">I tartufi che si trovano in Sicilia sono principalmente due varietà:</span><br></div><div><br></div><div>Il tartufo scorzone (Tuber aestivum): Un tartufo estivo dal sapore delicato e aromatico, molto apprezzato per la preparazione di piatti della cucina siciliana, come pasta, risotti e piatti a base di carne.</div><div><br></div><div>Il tartufo bianchetto (Tuber borchii): Più piccolo e dal sapore più deciso, il tartufo bianchetto è un ingrediente versatile che si trova principalmente in inverno e primavera, utilizzato per insaporire piatti rustici.</div><div><br></div><div>Il tartufo siciliano come motore economico e turistico</div><div><br></div><div>Il tartufo siciliano non è solo una prelibatezza gastronomica, ma sta diventando anche un motore economico e un punto di attrazione turistica per molte aree dell'isola. Il tartufo, infatti, può essere utilizzato per promuovere il turismo enogastronomico, creando itinerari tematici e eventi che mettono in luce la tradizione della raccolta e della cucina del tartufo. Le feste e sagre legate al tartufo, come la Sagra del Tartufo dei Nebrodi, sono diventate eventi di richiamo per turisti e buongustai, e contribuiscono allo sviluppo dell’economia locale, soprattutto nelle zone rurali.</div><div><br></div><div>Nel 2019, è stata presentata una proposta di legge all'Assemblea Regionale Siciliana per promuovere il tartufo siciliano come parte di un progetto strategico che coinvolge i principali attori dell'economia territoriale. Questo progetto mira a sviluppare iniziative durante tutto l'anno, promuovendo le peculiarità del territorio, dalla gastronomia al turismo rurale, e dando impulso alla tartuficoltura come motore di sviluppo sostenibile.</div><div><br></div><div>Le regole per la raccolta del tartufo</div><div><br></div><div>Chi desidera raccogliere tartufi in Sicilia deve seguire regole precise e rispettare le normative vigenti. Per raccogliere tartufi è necessario:</div><div><br></div><div>Possedere un tesserino autorizzato: Questo documento permette di raccogliere i tartufi in modo legale e rispettoso dell'ambiente.</div><div><br></div><div>Rispettare i calendari di raccolta: Ogni tipo di tartufo ha un periodo di raccolta specifico che va rispettato per non compromettere la crescita del fungo e la biodiversità dell'ecosistema.</div><div><br></div><div>Avere un cane addestrato: La raccolta del tartufo richiede l’uso di un cane addestrato, che è in grado di individuare il tartufo sotterraneo grazie al suo olfatto straordinario.</div><div><br></div><div>Inoltre, la raccolta del tartufo è regolamentata per evitare danni ambientali e per garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Le specie di Tartufo in Sicilia e periodo di estrazione:</span><br></div></div><div><div>Tartufo Nero Pregiato ” RARO ” ( Gennaio )</div><div>Nero Invernale ( Gennaio e Febbraio )</div><div>Bianchetto ( da Gennaio ad Aprile )</div><div>Scorzone ( da Maggio ad Agosto )</div><div>Uncinato ( da Ottobre a Dicembre )</div></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Ecco i piatti con il tartufo:</span></div><div><br></div><div>Battuta di asina siciliana con asparagi, provola affumicata delle Madonie, miele millefiori &nbsp;di ape nera sicula e tartufo nero brumale dei Nebrodi.</div><div><br></div><div>Risotto con gambero rosso di Mazara del Vallo, pistilli di zafferano ennese, ortica selvatica e tartufo bianchetto delle Madonie.</div><div><br></div><div>Filetto di alalunga scottata su crema di borragine e tartufo nero scorzone dei Monti Sicani.<br></div></div><div><br></div><div>A fettine sottilissime di tartufo al carpaccio, un filo d’olio e pepe. </div><div><br></div><div>Nella pasta aglio e olio o per finire in modo superbo l’uovo a occhio di bue.<br></div><div><br></div><div>Potrebbe interessarti: <span class="fs12lh1-5"><a href="https://centrodiricercatartufosicilia.it/" rel="tag" class="imCssLink">centrodiricercatartufosicilia.it</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 16 Dec 2020 20:45:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Storia e curiosità della Cripta del Duomo di Messina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000049"><div class="imTACenter">Colgo l'appello per votare la cripta del Duomo di Messina, come luogo del FAI:</div><div class="imTACenter"><a href="https://fondoambiente.it/luoghi/cripta-della-cattedrale-messina-83550?ldc" rel="tag" class="imCssLink">https://fondoambiente.it/luoghi/cripta-della-cattedrale-messina-83550?ldc</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Storia e curiosità della Cripta del Duomo (che non è una cripta…)</span><br></div><div class="imTACenter">Alla scoperta del sito che, tra l'altro, è candidato all'edizione 2020 dei Luoghi del cuore Fai</div><div><div class="imTACenter"><a href="https://www.tempostretto.it/news/435049.html" rel="tag" class="imCssLink">www.tempostretto.it/news/435049.html</a></div></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">L’antico ambiente sotterraneo della Cattedrale di Messina desta spesso copiosa attenzione, ma rimane perennemente chiuso e visibile soltanto attraverso fotografie, salvo in rare occasioni speciali. Questo affascinante sito, situato nel cuore della Messina storica, è stato candidato a I Luoghi del Cuore del FAI nell’edizione 2020. La città, ricca di storia e tradizione, si riferisce comunemente a questo spazio come alla “cripta del Duomo”, anche se, come vedremo, essa non corrisponde propriamente alla definizione tradizionale di cripta.<div><br></div><div>È davvero una cripta?</div><div><br></div><div>Abbiamo chiesto al nostro storico locale, Franz Riccobono, di rispondere con la sua consueta chiarezza e approfondimento a questo quesito. In effetti, quella che viene comunemente chiamata “cripta” non è tale, almeno non nel senso stretto del termine.</div><div><br></div><div>“Il termine cripta (o meglio, ‘critta’) designa un ambiente sotterraneo, solitamente utilizzato per sepolture o per la custodia di sacre reliquie, situato sotto una chiesa. Ma nel caso del Duomo di Messina, non possiamo parlare di una cripta vera e propria, poiché le reliquie sono conservate nell’altare di sinistra, dedicato alla Madonna della Lettera, dove sono visibili e ammirabili una raccolta imponente di sacre reliquie.”</div><div><br></div><div>La posizione e la funzione dell’ambiente</div><div><br></div><div>Il suggestivo ambiente sotterraneo considerato da molti la cripta del Duomo non presenta alcuna sepoltura storicamente documentata, contrariamente a quanto avviene in altri luoghi, come il Duomo di Palermo, dove numerosi sovrani e personaggi illustri sono sepolti sotto l’altare maggiore o nelle navate laterali.</div><div><br></div><div>Nel caso del Duomo di Messina, infatti, le sepolture dei personaggi illustri, tra cui i sovrani aragonesi, sono state sistemate nell’abside centrale, una zona di grande rilievo architettonico e simbolico. Inoltre, gli scavi recenti, effettuati durante i lavori di ristrutturazione e consolidamento del sottosuolo dopo il devastante terremoto del 1908, hanno confermato l'assenza di sepolture in questo spazio.</div><div><br></div><div>Messina, situata sulla costa nord-orientale della Sicilia, in un punto strategico che si affaccia sullo Stretto di Messina, è una città che ha vissuto numerosi eventi storici, tra cui l'imponente terremoto del 1908, che ha distrutto gran parte del suo patrimonio architettonico. Tuttavia, la ricostruzione ha dato vita a un nuovo splendore, restituendo alla città alcuni dei suoi monumenti più rappresentativi, come la Cattedrale, che oggi accoglie ogni anno migliaia di visitatori.</div><div><br></div><div>Scavi recenti e scoperte</div><div><br></div><div>Durante i lavori di sottofondazione realizzati dopo il terremoto del 1908, che hanno avuto lo scopo di rafforzare le strutture sovrastanti del Duomo, sono stati ritrovati resti umani che sembrano appartenere ai membri della Confraternita dei Drappieri, che aveva sede proprio nella zona sotterranea a partire dal 1638. Tra questi, si dice che vi fosse anche il pittore Antonio Bova, autore di alcuni dei dipinti che adornano i medaglioni e il decoro a stucco che ancora oggi impreziosiscono la cattedrale.</div><div><br></div><div>Il campanile e l'orologio: simboli di Messina</div><div><br></div><div>Una delle caratteristiche più distintive della Cattedrale di Messina è il suo campanile, che ospita l’orologio astronomico, uno dei più grandi d'Europa. Il campanile, con la sua altezza di oltre 60 metri, è una delle strutture più iconiche della città e rappresenta un punto di riferimento visibile da ogni angolo di Messina. Ogni giorno, all'ora del mezzogiorno, l'orologio astronomico offre uno spettacolo unico: una serie di sculture in movimento che rappresentano episodi della storia biblica e della tradizione messinese, tra cui la figura di San Giovanni che saluta la città, un evento che attira ogni anno numerosi turisti.</div><div><br></div><div>La città di Messina e la sua posizione geografica</div><div><br></div><div>Messina, situata sulla costa orientale della Sicilia, è un crocevia tra l'Europa e l'Africa, grazie alla sua posizione strategica sullo Stretto di Messina, che separa la Sicilia dalla Calabria. Questo stretto, lungo circa 3 km, è stato testimone di secoli di scambi culturali e storici, e Messina, con la sua storia ricca e tormentata, ha sempre avuto un ruolo centrale nel contesto siciliano e mediterraneo.</div><div><br></div><div>La Cattedrale di Messina, costruita inizialmente nel XII secolo e ricostruita più volte a seguito di terremoti devastanti, è un simbolo di resilienza e di fede. Il Duomo è non solo un importante luogo di culto, ma anche un punto di riferimento per la comunità messinese, che ogni anno celebra le sue tradizioni religiose e culturali. La piazza antistante la cattedrale, con il suo grande orologio e il campanile, è il cuore pulsante della città, dove la storia e la modernità si intrecciano.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 05 Dec 2020 13:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Eventi Ragusa e provincia dal 19 al 23 Ottobre 2020]]></title>
			<author><![CDATA[Hi! Hybla Tourist Information hi@ccnanticaibla.com]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000047"><h3 class="imHeading3">Eventi Ragusa e provincia dal 19 al 23 Ottobre 2020</h3><div>23 Ottobre - Nostrano... il Venerdì del Gusto Barocco, Ragusa Ibla </div><div><br></div><div>23 Ottobre</div><div>C’è artigianale ed artigianale, ma i prodotti che sarà possibile degustare in occasione di questo laboratorio sono tutti al 100% Artigianali, siciliani, del territorio IBLEO. Partendo dal Ragusano DOP, il principe delle produzioni casearie del territorio ibleo, si esalteranno le caratteristiche dal giovanissimo aspirante DOP sino allo stravecchio extra stagionato. Per ogni prodotto caseario sarà a sua volta suggerito un abbinamento con le birre artigianali del birrificio ibleo YBLON. In chiusura il laboratorio verrà accompagnato da un dolce tipico Ibleo del territorio</div><div>Ore 18:30 - Cortile Barocco</div><div>Max 25 partecipanti - Costo 20€</div><div>Prenota il laboratorio</div><div>22-25 Ottobre - 3Drammi3, Ragusa Ibla </div><div><br></div><div>3drammi3</div><div>Festival Ibleo della Tragedia Greca</div><div>Dal 22 al 25 Ottobre</div><div><br></div><div>22 ottobre </div><div>Inaugurazione mostra “La Scena ritrovata: da Cambellotti ai contemporanei”</div><div>Teatro Donnafugata ore 18:00</div><div><br></div><div>Medea dal teatro al cinema: Pier Paolo Pasolini</div><div>Complesso di Santa Teresa ore 20:30</div><div><br></div><div>23 ottobre </div><div>Conversazione sull’arte del maestro Cambellotti</div><div>Palazzo di Governo – salone d’onore ore 18:00</div><div><br></div><div>24 ottobre</div><div>Conversazioni su Medea</div><div>Teatro Donnafugata ore 18:00</div><div><br></div><div>Tragedia “Medea”regia di Walter Manfrè</div><div>Ex distretto militare ore 20:00</div><div><br></div><div>25 ottobre</div><div> Da Cambellotti a Cambellotti</div><div>storie di inizio 900, dalla nuova alla vecchia Ragusa</div><div>Passeggiata culturale dalla Prefettura e arrivo al Teatro Donnafugata &nbsp;ore 10:30</div><div><br></div><div>La scena ritrovata: 100 anni di spettacoli al teatro greco di Sicracusa</div><div>Conversazioni . Palazzo La Rocca ore 18:00</div><div><br></div><div>Performance teatrale La Scena ritrovata, Le origini dell’India, a cura dell’Adda</div><div>Palazzo Arezzo di Donnafugata ore 20:00</div><div><br></div><div>Prenota qui</div><div>25 Ottobre - Escursione da Ragusa a Modica, Ragusa</div><div><br></div><div>25 Ottobre</div><div>Associazione Kalura</div><div> Appuntamento per la partenza alle 8:00 a Largo San Paolo a Ragusa Ibla. &nbsp;Il percorso &nbsp;parte da Ragusa Ibla e prosegue dapprima lungo la media Valle dell’Irminio e successivamente sull’altopiano che la sovrasta attraverso le contrade Arancelli, Capra d’Oro, Monte e San Bartolomeo. Un susseguirsi di sali-scendi alternato a panorami mozzafiato sulla Valle e l’altopiano circostante. Arriveremo a Modica Alta. E' un trekking in linea, per camminatori abituali (2 orme), della lunghezza di circa 20 km su pista forestale, mulattiera, sentiero, fuori sentiero e asfalto secondario. Alternanza di salite e discese con dislivello massimo in salita di 150 mt. Presenza di guadi.</div><div><br></div><div>Per info e prenotazioni: segreteria kalura 327.0069217 mail: info@kalura.org</div><div>Leggi il programma completo dell'escursione</div><div>20 Ottobre - &nbsp;Mudeco, Castello di Donnafugata </div><div><br></div><div>20 Ottobre </div><div>Il Mudeco sarà regolarmente visitabile a partire da Martedì 20 Ottobre, dalle 9:00 alle 19:00.</div><div>Ticket d’ingresso avrà un costo di € 5,00, con ingresso ridotto a € 2,50 per visitatori giunti in treno a Donnafugata in possesso della relativa ricevuta di viaggio, minori dai 6 ai 18 anni, anziani over 65, studenti dai 18 ai 26 anni in possesso di libretto universitario.</div><div>Il ticket per visitare l’intero complesso di Donnafugata, comprensivo di ingresso a MuDeCo, Castello e Parco, è di € 11.00.</div><div>Esplora il sito</div><div>21/24/25 Ottobre - Ibla Classica International, Ragusa Ibla </div><div><br></div><div>21/24/25 Ottobre </div><div>21/24 Ottobre: &nbsp;pianoforte, Franco Ciacera </div><div>25 Ottobre: &nbsp;Duo Violino e Violoncello, Chiara Giommaresi &nbsp;e Luca Passafiume </div><div>Palazzo Monelli, Ragusa Ibla</div><div>ore 11:00</div><div><br></div><div>Ingresso Gratuito </div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 06:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Eventi Ragusa e provincia dal 21 al 27 Settembre 2020]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.ccnanticaibla.com/hi-info-point/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000046"><h3 class="imHeading3">Eventi Ragusa e provincia dal 21 al 27 Settembre 2020, 25 Settembre - Ibla 1860 Speciale Notturno, Ragusa Ibla</h3><div><hr></div><div>25 Settembre </div><div>Ibla 1860 - Speciale Notturno</div><div>Ibla 1860 apre le porte dei suoi quattro luoghi esclusivi</div><div>per una versione notturna del tour guidato.</div><div>Sarà possibile visitare il Circolo di Conversazione e il Teatro Donnafugata guidati dall'associazione Iblazon - A Porte Aperte e, a seguire, Palazzo Arezzo di Trifiletti e la bottega dei mastri del carretto siciliano Cinabro Carrettieri. </div><div>Punto di incontro: Circolo di Conversazione, Ragusa Ibla - ore 22:00 </div><div>Per info e prenotazioni: 3394000013 - 3663194177 - 3917910927</div><div>26 Settembre - Francesco Cafiso &amp; Tchaikovsky Jazz Orchestra, Ragusa Ibla</div><div><br></div><div>26 Settembre </div><div>Francesco Cafiso</div><div>e i 20 musicisti della Tchaikovsky Jazz Orchestra</div><div>in Concerto a Ragusa Ibla</div><div>Conductors: Carlo Cattaneo ed Egidio Ventura</div><div>Ticket acquistabile online</div><div>e nei punti vendita aderenti al circuito.</div><div>A Ragusa:</div><div>Sulle Ali del Mondo - Viale Europa, 37, Ragusa</div><div>Corallo Viaggi e Turismo - Via Roma, 268, Ragusa</div><div>La Terra Viaggi in Pullman - Corso Vittorio Veneto, 439, Ragusa</div><div>Prezzo D'ingresso:</div><div>Posto a Sedere Non Numerato € 20,00 + 2€ prevendita</div><div>Ridotto Ragazzi fino a 13 anni € 15,00 + 1,50€ prevendita</div><div>Evento a numero chiuso,</div><div>con posti a sedere nel rispetto delle norme anti-Covid</div><div>Sabato 26 Settembre </div><div>Piazza Dottor Solarino, Ragusa Ibla - ore 21:30</div><div>Acquista il tuo ticket</div><div>26/27 Settembre - Tessere Cultura, Ragusa / Ragusa Ibla</div><div><br></div><div>26/27 Settembre</div><div>Tessere Cultura</div><div>Con Tessere Cultura, la creatività attraversa Ragusa! La manifestazione, organizzata attraverso un ambizioso processo che ha coinvolto 40 giovani, vi farà conoscere spazi insoliti, giocare tra le strade della città e visitare luoghi di grande interesse.</div><div>Potrete partecipare ad una curiosa caccia al tesoro, visitare installazioni site specific, mostre e video proiezioni. Vi faremo scoprire un’insabbiata artistica e giocare con giochi giganti.</div><div>Ragusa / Ragusa Ibla - dalle 10:00 alle 21:00</div><div>Scopri il programma dell'evento</div><div>26 &nbsp;Settembre - Visita al Castello di Donnafugata, Castello di Donnafugata</div><div><br></div><div>26 Settembre</div><div>Incontro alla stazione ferroviaria di Ragusa alle ore 9:30 e partenza in treno alla volta di Donnafugata. Visita al Castello. Rientro a Ragusa in treno a fine mattinata.</div><div>Costo €22 adulti</div><div>€18 minori fino a 18 anni</div><div>Il costo del tour include il biglietto di ingresso al castello e il treno andata e ritorno.</div><div>Per info e prenotazioni:</div><div>3498198612 (prenotazioni entro Venerdi 25 Settembre) </div><div>25 Settembre - Sunset Experience, Scicli</div><div><br></div><div>25 Settembre</div><div>Sunset Experience</div><div>Percorso olfattivo emozionale </div><div>Cena curata dalla Chef Rita Russotto</div><div>Gli Aromi, Scicli - ore 18:00</div><div>Info e prenotazioni : 348 7197853</div><div>prenotazioni@gliaromi.it</div><div>27 Settembre - Dove affiora la notte, Scicli</div><div><br></div><div>27 Settembre</div><div>I Sonnambuli in collaborazione con Gli Aromi presentano:</div><div>Dove affiora la notte</div><div>Tramonto Storie Sapori </div><div> 18:45 Tramonto - 19:30 Spettacolo - Apericena </div><div>Gli Aromi, c.da Santa Rosalia, Scicli </div><div>Per info e prenotazioni : 348 7197853 - prenotazioni@gliaromi.it</div><div>Settembre - Visite Guidate, Ragusa / Modica / Scicli</div><div><br></div><div>Visite guidate: </div><div> visita a Modica</div><div> visita a Ragusa</div><div>visita a Scicli</div><div>su prenotazione</div><div>Itinerari a piedi, durata 2 ore</div><div>Info e prenotazioni : 3500959576</div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 16:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Freelance e blogger con la passione dei luoghi e della città di Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000045"><div><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Giusi Lombardo: Freelance e Blogger con la Passione per Palermo</h3><div><hr></div><div>Quando si ama veramente un luogo, si comprende davvero cosa lo rende speciale. </div><div>Giusi Lombardo è una freelance e blogger che ha un legame profondo con la città di Palermo. Mentre molti si limitano a pubblicare ciò che è già noto a tutti, lei va oltre: non si accontenta di ripetere ciò che si sa già, ma cerca un'interazione autentica con il suo pubblico. Il suo obiettivo è trasmettere la gioia di scoprire, costruire un rapporto con i lettori e condividere il suo amore per la conoscenza.</div><div><br></div><div>Giusi collabora con Balarm.it, un'importante piattaforma che celebra la cultura palermitana. Condivide le sue scoperte più affascinanti, quelle "chicche" che solo chi conosce davvero la città può scoprire. Che si tratti di una chiesa nascosta, di un monumento poco conosciuto, di una piazza tranquilla, di un dolce tipico o di una panchina in un parco pubblico, Giusi offre uno sguardo diverso e autentico sulla città. Non si tratta del turismo di massa, ma di esperienze uniche, lontane dai classici itinerari, dove il passato e la modernità si intrecciano armoniosamente.</div><div><br></div><div>Per saperne di più, leggi il suo articolo su Balarm.it <span class="fs12lh1-5">, che esplora la storia di Santa Lucia e propone un tour delle chiese a lei dedicate.</span></div></div></div><div><br></div><div><a href="https://www.balarm.it/news/chi-era-santa-lucia-oltre-alle-arancine-un-tour-fra-le-chiese-di-palermo-a-lei-dedicate-113937" rel="tag" class="imCssLink">www.balarm.it/news/chi-era-santa-lucia-oltre-alle-arancine-un-tour-fra-le-chiese-di-palermo-a-lei-dedicate</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 15:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[In Sicilia tra arte, itinerari in bici, trekking]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000043"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Le parole vanno e vengono, rimangono sui libri, nella memoria</h3><div><hr></div><div>Se fossero vino, maturando migliorerebbero, hanno bisogno di respiri, sospiri e pensieri. Il tempo, come un buon calice, offrirà sensazioni uniche, con un proprio sapore, capace di evocare ricordi e immagini.</div><div><br></div><div>Così è anche con la pittura, la ceramica, i fiori che ci raccontano la natura siciliana: l’arte, come la bellezza, non aggiunge né toglie nulla; piuttosto cambia in meglio ciò che osserviamo, permettendoci di vedere con occhi nuovi e profondi. È un viaggio che si fa attraverso la Sicilia, nelle sue campagne, lungo le coste, nei suoi borghi. Ogni angolo di quest’isola, dalla Val di Noto alla Val di Mazara, dai monti Iblei a Taormina, è un'opera d'arte a cielo aperto.</div><div><br></div><div>Chi pianifica e organizza pedalate alla ricerca di nuovi percorsi, chi percorre le strade del vino dell’Etna, chi cammina lungo i sentieri che intrecciano la storia e la natura come quelli del Cammino Ibleo o della Via Francigena in Sicilia, sa che ogni passo è un'opportunità per ammirare la bellezza e scoprire angoli nascosti. Chi vuole farci ammirare la natura passeggiando, come nelle riserve naturali di Vendicari o nei giardini di Piana degli Albanesi, non fa altro che aprirci le porte a un mondo che solo il nostro impegno e il nostro cuore sanno valorizzare.</div><div><br></div><div>Chi si rimbocca le maniche nell'attesa, chi brontola, chi pianifica il futuro, è la Sicilia che non si arrende mai, nemmeno nei momenti difficili. Perché qui, anche nei giorni più bui, c'è sempre la luce che arriva da un orizzonte che si rinnova ogni volta che lo si guarda.</div><div><br></div><div>Se la peggiore combinazione di eventi momentanei si è presentata, la Sicilia insegna che si guarda sempre al futuro, con speranza. Si guarda sempre alla nostra felicità, perché chi ce l’ha dentro non vuole altro che condividerla.</div><div><br></div><div>Chi non ha perso l'orizzonte, lo ha visto allontanarsi, ma lo ha sempre presente, come il mare che abbraccia la Scala dei Turchi, come il sole che tramonta dietro le Madonie o come le colline dorate della Val di Catania.</div><div><br></div><div>Per questo motivo, ho deciso di prendere tre istanti dalla mia memoria, come dei momenti di pura bellezza che scorrono tra le mani come sabbia. Sono tanti, è vero, ma lo spazio è tiranno, eppure voglio dirvi la mia. Ora è il momento di dire la vostra.</div><div><br></div><div>Artefu di Claudia Sassano: un’opera che fonde il pensiero con l'immagine, il passato con il futuro, e che celebra la Sicilia attraverso la bellezza che non finisce mai di rivelarsi. Un invito a fermarsi, riflettere, e ripartire.</div></div><div><div><a href="https://www.instagram.com/claudiasassano/" class="imCssLink">https://www.instagram.com/claudiasassano/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 13 Apr 2020 09:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il carrubo, la carruba, l'impiego e le leggende]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000040"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Carrubo: Storia, Leggende e Impieghi</h3><div><hr></div><div>Il carrubo (Ceratonia siliqua), diffuso soprattutto nell'Italia meridionale e in Sicilia, è una pianta sempreverde e longeva che può raggiungere i 10-12 metri d’altezza e vivere per secoli. La sua chioma, spesso di oltre 10 metri di diametro, è una delle caratteristiche più imponenti della pianta. I frutti compaiono in primavera e raggiungono la maturazione tra agosto e settembre. Le parti più importanti del frutto sono la polpa e i semi, utilizzati da secoli nell’economia rurale delle civiltà contadine del Sud Italia. In Sicilia, in particolare nel ragusano e nel siracusano, esistono carrubeti storici e alcune industrie che trasformano il mesocarpo del carrubo in semilavorati per l'industria dolciaria e alimentare.</div><div><br></div><div>Il carrubo fu introdotto in Sicilia dai Fenici, che lo utilizzavano nelle loro attività commerciali.</div><div><br></div><div>Leggende Legate al Carrubo</div><div><hr></div><div>Il carrubo è anche protagonista di numerose leggende popolari, che gli conferiscono un valore simbolico speciale.</div><div><br></div><div>Una delle leggende più diffuse riguarda la Madonna durante la fuga in Egitto. Secondo la tradizione, quando il re Erode emise un editto per uccidere tutti i bambini sotto i due anni, Maria, con Gesù Bambino, cercò rifugio ma non trovava protezione. All'improvviso, un carrubo vicino aprì le sue chiome e li nascose al sicuro. Gesù Bambino si salvò, e per ringraziare l’albero, lo benedisse, facendolo crescere e diventare rigoglioso, ricco di frutti. Da allora, l'albero è considerato simbolo di protezione e benedizione.</div><div><br></div><div>Un'altra leggenda narra di Guglielmo II d'Altavilla, re di Sicilia. Un giorno, mentre cacciava nei boschi di Monreale, si addormentò sotto un carrubo e sognò la Madonna, che gli rivelò l’esistenza di un tesoro sepolto sotto l’albero. Al risveglio, il re ordinò di sradicare il carrubo e scoprì un grande tesoro in monete d’oro. Con quel tesoro, Guglielmo finanziò la costruzione del magnifico Duomo di Monreale, uno dei più straordinari esempi di arte normanna in Sicilia.</div><div><br></div><div>Il Carrubo e il "Carato"</div><div><hr></div><div>I semi del carrubo sono scuri, tondeggianti, appiattiti e molto duri. La loro grande uniformità in peso e dimensione li ha resi ideali per essere utilizzati come misura per l'oro. Questi semi sono noti come "carati", e dal loro nome arabo "karat" deriva l'unità di misura del peso delle pietre preziose, equivalente a un quinto di grammo. Durante l'era romana, sotto l'imperatore Costantino I, fu coniata una moneta d'oro chiamata solidus, che pesava 1/72 di libbra romana, ossia 24 carati, o 24 semi di carrubo. Questo legame tra il carrubo e l'oro dimostra quanto fosse diffuso e importante il suo frutto.</div><div><br></div><div>Le Caramelle alla Carruba Terranova</div><div><hr></div><div>Nel 1890, a Palermo, il capostipite Terranova avviò la produzione artigianale di caramelle alla carruba, brevettando una formula che riusciva a racchiudere nelle caramelle tutto il sapore e le qualità benefiche del carrubo. Grazie a questa straordinaria ricetta, nacquero le caramelle alla carruba Terranova, che divennero un’icona della tradizione dolciaria siciliana. Solo decenni dopo, la scienza alimentare avrebbe confermato le proprietà lenitive e salutari di questo frutto, noto per essere naturalmente dolce e benefico.</div><div><br></div><div>Il Fungo del Carrubo</div><div><hr></div><div>Per gli amanti della micologia, il carrubo è anche legato alla crescita del fungo del carrubo (Laetiporus sulphureus). Questo fungo, che cresce dopo le prime piogge d’agosto, è particolarmente prelibato, carnoso e costoso. Viene utilizzato in cucina, soprattutto con la pasta o la pizza, ma tradizionalmente viene cucinato al ragù, in quanto il suo sapore ricorda quello della carne.</div><div><br></div><div>Il Giardino dei Giusti e il Carrubo</div><div><hr></div><div>Nel 1962, l’ebreo Moshe Bejski, uno dei sopravvissuti ai campi di concentramento grazie all’aiuto di Oskar Schindler, creò a Gerusalemme un “Giardino dei Giusti”, dedicato a coloro che salvarono gli ebrei durante l'Olocausto. Per ciascun non-ebreo che si fosse distinto, veniva piantato un albero di carrubo. Questo gesto simbolico continua oggi come segno di riconoscenza e memoria.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 17:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La ceramica in Sicilia dalle origini ad oggi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003F"><div><br></div><h3 class="imHeading3">La ceramica in Sicilia dalle origini ad oggi</h3><div><hr></div><div>L’arte della ceramica è una delle più antiche forme di espressione dell’uomo. La scoperta di impastare l’argilla con l’acqua e sottoporla alla cottura risale a epoche remotissime e pare sia avvenuta in Oriente, da dove questa conoscenza si è poi diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo.<div><br></div><div>In Sicilia la ceramica è conosciuta fin dalla preistoria e rappresenta una delle testimonianze materiali più importanti delle civiltà che hanno abitato l’isola. Numerosi reperti archeologici dimostrano come già in epoca antichissima l’uomo fosse in grado di modellare e cuocere l’argilla per realizzare oggetti di uso quotidiano.</div><div><br></div><div>Le origini: dal Neolitico alle prime civiltà</div><div><br></div><div>La ceramica compare per la prima volta in Sicilia durante il Neolitico. I ritrovamenti archeologici comprendono bicchieri, anfore, fruttiere e piccoli vasetti, che testimoniano i primi insediamenti umani stabili e l’evoluzione delle tecniche di lavorazione. Questi manufatti, inizialmente semplici e funzionali, segnano l’inizio di una lunga tradizione che attraverserà i secoli.</div><div><br></div><div>Una storia di conquiste e contaminazioni culturali</div><div><br></div><div>La ceramica siciliana è il frutto di una continua stratificazione culturale. La posizione geografica dell’isola ha reso la Sicilia terra di conquista e di incontro tra alcune delle più importanti civiltà del Mediterraneo. Fenici, Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Spagnoli e Francesi hanno lasciato la loro impronta sull’arte e sull’artigianato locale.</div><div><br></div><div>Nonostante le numerose influenze esterne, i ceramisti siciliani hanno sempre saputo rielaborare stili e tecniche, mantenendo un’identità forte e riconoscibile: la sicilianità resta infatti un elemento costante e distintivo delle opere artistiche prodotte nell’isola.</div><div><br></div><div>L’influenza greca e il raffinamento delle tecniche</div><div><br></div><div>La colonizzazione greca rappresentò un momento fondamentale per lo sviluppo della ceramica in Sicilia. I Greci introdussero nuove forme, decorazioni più elaborate e un notevole perfezionamento delle tecniche di lavorazione, portando l’arte ceramica a livelli di grande raffinatezza estetica e funzionale.</div><div><br></div><div>L’epoca araba e l’innovazione tecnica</div><div><br></div><div>Il periodo di maggiore sviluppo della lavorazione della ceramica si ebbe con la conquista araba. In questa fase l’arte ceramica si arricchì notevolmente nello stile, nelle forme e nei decori, oltre che nelle tecniche di produzione.</div><div><br></div><div>Furono infatti gli Arabi a introdurre in Sicilia la tecnica dell’invetriatura piombifera del vasellame, appresa in Persia, Siria ed Egitto. Questa tecnica consisteva nell’applicazione sul corpo ceramico di una miscela di sostanze che, durante la cottura, si vetrificava. L’elemento fondamentale era il silicio che, fondendosi ad alta temperatura con altri componenti, conferiva colore e lucentezza alla ceramica. L’invetriatura permetteva inoltre di rendere impermeabili i recipienti, migliorandone l’uso quotidiano.</div><div><br></div><div>L’età spagnola e il Rinascimento</div><div><br></div><div>Con la dominazione spagnola si affermarono nuove tecniche decorative e si ampliarono le gamme cromatiche. Accanto ai colori tradizionali come il giallo, il verde e il manganese, venne introdotto il blu, destinato a diventare uno dei colori simbolo della ceramica siciliana.</div><div><br></div><div>Successivamente, la ceramica dell’isola si orientò verso lo stile del Rinascimento italiano, particolarmente evidente nei centri di Palermo, Messina e Siracusa, dove si svilupparono produzioni di grande pregio artistico.</div><div><br></div><div>Caltagirone: il cuore della ceramica siciliana</div><div><br></div><div>Un ruolo di assoluto rilievo nella storia della ceramica siciliana del XVII e XVIII secolo è occupato dalla cittadina di Caltagirone. In questo periodo vi si produceva una vastissima gamma di manufatti: alberelli, quartare, anfore, vasi a forma di civetta, bracieri, scaldini, lucerne di ogni tipo, spesso a forma umana e raffiguranti personaggi in abiti tradizionali, oltre a vasi decorativi, pigne, carciofi verdi per terrazze e balconi e mattonelle.</div><div><br></div><div>Nel Seicento il colore dominante era l’azzurro cinerino, mentre nel Settecento si affermò l’azzurro intenso, fino ad arrivare al blu. I motivi decorativi erano prevalentemente vegetali e, nel tardo Settecento, si trasformarono in decorazioni a rilievo.</div><div><br></div><div>L’Ottocento e la ceramica popolare</div><div><br></div><div>Nel corso dell’Ottocento si diffuse in tutta la Sicilia una produzione ceramica legata alla modellatura di figurine in argilla. Tra i manufatti più caratteristici di questo periodo spiccano le celebri lucerne a figura umana, ispirate al mondo popolare e spesso rappresentate in chiave ironica o caricaturale.</div><div><br></div><div>Le lucerne siciliane si differenziano nei soggetti e negli stili a seconda delle aree di produzione. In terracotta veniva realizzato anche un vasto repertorio di statuette raffiguranti personaggi del presepe, delle arti e dei mestieri tradizionali siciliani, testimonianza preziosa della vita quotidiana e della cultura popolare dell’isola.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Dove trovare la ceramica siciliana oggi</span><br></div><div><br></div><div>La ceramica siciliana è una delle espressioni artistiche più vive e apprezzate dell'isola, ancora oggi molto radicata nelle tradizioni locali, ma allo stesso tempo in continua evoluzione. Se desideri scoprire e acquistare ceramiche siciliane, ci sono numerosi laboratori artigianali, negozi specializzati, musei e centri di produzione che conservano e tramandano queste tradizioni, continuando a produrre oggetti in ceramica sia per uso decorativo che funzionale. Ecco dove puoi trovare la ceramica siciliana oggi:</div><div><br></div><div>Caltagirone – Il cuore della ceramica siciliana</div><div><br></div><div>Caltagirone è senza dubbio la capitale della ceramica in Sicilia. Qui, le botteghe artigiane ancora oggi producono opere tradizionali, dalle famose pigne alle lucerne a forma umana, passando per vasi decorati, mattonelle e alberelli. Le ceramiche di Caltagirone sono caratterizzate dai vivaci colori come il blu, il giallo, il verde e l'azzurro, e si possono trovare in numerosi negozi e botteghe locali. La città è anche famosa per la Scala di Santa Maria del Monte, decorata con maioliche, un vero e proprio capolavoro di ceramica.</div><div><br></div><div>Inoltre, il Museo della Ceramica di Caltagirone espone una vasta collezione di ceramiche storiche e moderne, permettendo ai visitatori di esplorare la lunga tradizione ceramica della città.</div><div><br></div><div>Santo Stefano di Camastra – Ceramiche in stile barocco</div><div><br></div><div>Nel piccolo centro di Santo Stefano di Camastra, lungo la costa settentrionale della Sicilia, si produce una ceramica decorata con motivi barocchi, che si distingue per la sua originalità e raffinatezza. Le ceramiche di Santo Stefano sono caratterizzate da una varietà di colori vivaci e disegni intricati, ideali per chi cerca un pezzo decorativo di alta qualità. Qui, diversi artigiani lavorano a mano, creando vasi, piatti, tegole e oggetti di design contemporaneo.</div><div><br></div><div>Sciacca – Ceramica e tradizione marinaresca</div><div><br></div><div>A Sciacca, una cittadina sulla costa sud-occidentale della Sicilia, la tradizione ceramica è legata soprattutto alla ceramica artistica marinaresca, con decori che richiamano il mare, la pesca e le tradizioni marinare locali. Le ceramiche di Sciacca sono famose per i loro colori brillanti e i motivi che rappresentano il mondo marino. I laboratori locali producono una vasta gamma di oggetti, dalle piastrelle decorative agli utensili da cucina.</div><div><br></div><div>Palermo – Tradizione e innovazione</div><div><br></div><div>Anche nella capitale della Sicilia, Palermo, la ceramica è una forma d'arte ancora molto presente. In città si possono trovare laboratori che producono ceramiche tradizionali, ma anche studi di designer contemporanei che reinterpretano la ceramica siciliana in chiave moderna. Tra i luoghi dove acquistare ceramiche artigianali ci sono negozi specializzati nel centro storico, come quelli nei pressi di via Maqueda e nei mercati storici come Ballarò e Vucciria.</div><div><br></div><div>Taormina e Siracusa – Ceramiche turistiche e artistiche</div><div><br></div><div>Sia Taormina che Siracusa sono città con una lunga tradizione ceramica. In queste località turistiche, le ceramiche siciliane si mescolano con il commercio turistico, ma non mancano botteghe e laboratori che continuano a produrre oggetti in ceramica di grande valore artistico. A Taormina, i negozi lungo le vie principali offrono piastrelle, vasi, piatti e oggetti decorativi che riflettono la bellezza della tradizione siciliana. A Siracusa, invece, le ceramiche sono spesso decorate con motivi che richiamano le radici greche e romane dell'isola.</div><div><br></div><div>Musei e Mostre</div><div><br></div><div>I musei della Sicilia ospitano numerose collezioni di ceramiche storiche che raccontano l'evoluzione di questa tradizione attraverso i secoli. Alcuni dei principali luoghi dove conoscere la ceramica siciliana sono:</div><div><br></div><div>Museo della Ceramica di Caltagirone: ospita una vasta collezione di ceramiche dal Medioevo ad oggi, con particolare attenzione alle produzioni locali.</div><div><br></div><div>Museo Archeologico Regionale di Siracusa: qui si possono ammirare antichi reperti ceramici greci e romani provenienti dalla Sicilia.</div><div><br></div><div>Museo della Ceramica di Palermo: un’altra importante istituzione che conserva una raccolta di ceramiche siciliane antiche, in particolare provenienti dall’epoca araba e normanna.</div><div><br></div><div>Fiere e Mercati Artigianali</div><div><br></div><div>Molte fiere e mercati siciliani, in particolare durante le festività e i periodi estivi, sono dedicati alla ceramica e all’artigianato. Questi eventi rappresentano un'opportunità unica per acquistare ceramiche artistiche e incontrare direttamente gli artigiani locali. Fiere come la Fiera di Sant’Agata a Catania o il Mercato della Ceramica a Caltagirone sono occasioni imperdibili per scoprire nuovi artisti e collezionisti.</div><div><br></div><div>La ceramica siciliana oggi: un'arte che continua a vivere</div><div><br></div><div>Oggi, la ceramica siciliana è non solo una tradizione secolare, ma anche una forma d'arte viva e in continua evoluzione. Molti ceramisti moderni e designer siciliani reinterpretano la tradizione ceramica, fondendo stili antichi con innovazioni contemporanee, rendendo la ceramica siciliana non solo un oggetto di uso quotidiano, ma anche una vera e propria opera d’arte, apprezzata a livello internazionale.</div><div><br></div><div>Sia che tu stia cercando un pezzo decorativo per la tua casa, un regalo originale o un'opera d’arte unica, la ceramica siciliana offre una varietà di stili e colori che rispecchiano la ricchezza della storia e della cultura dell’isola.</div></div><div><br></div><div>Continua .... <span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/la-ceramica-siciliana.php" rel="tag" class="imCssLink">www.clicksicilia.com/itinerarisicilia/la-ceramica-siciliana</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 10:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pantelleria l’isola del vino delle meraviglie che ha sedotto gli Dei]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003E"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">Pantelleria: L'Isola del Vino delle Meraviglie che ha Sedotto gli Dei</h3><div><hr></div><div>Pantelleria è una piccola isola situata tra la Sicilia e la Tunisia, di origine vulcanica. Sebbene piccola, la sua storia è ricca e affascinante, con tracce di civiltà che si sono susseguite nei secoli, lasciando un'impronta indelebile nel suo paesaggio e nelle sue tradizioni.</div><div><br></div><div>Le caratteristiche abitazioni dell’isola, i dammusi, sono costruite con muri di pietra lavica e tetti a cupola, progettate per resistere al caldo estivo e al vento. Questi edifici, simbolo dell'architettura locale, raccontano la storia di un’isola che si è adattata perfettamente al suo ambiente.</div><div><br></div><div>Un altro esempio di architettura tipica sono i giardini panteschi, circondati da muri di pietra lavica costruiti in forma circolare per proteggere le piante dal vento forte. In queste aree, l’uomo ha creato un angolo di verde che sfida le condizioni climatiche estreme.</div><div><br></div><div>Infine, le viti che producono uno dei vini più pregiati del mondo, come il celebre Passito di Pantelleria, sono protette da muretti a secco realizzati con pietre grezze incastrate tra loro senza l'uso di malta. Questi muretti, costruiti con cura e maestria, testimoniano la simbiosi tra uomo e natura, essenziale per la coltivazione della vite in un terreno così particolare.</div></div><div><br></div><div>La leggenda della dea Tanit</div><div><hr></div><div>Su questo vino si racconta la leggenda della dea Tanit che, invaghitasi d’Apollo, voleva attirarne l’attenzione. Chiese perciò un aiuto a Venere, che le consigliò di salire sull’Olimpo e di fingersi coppiera. Tanit seguì il consiglio e sostituì all’ambrosia, bevanda abituale degli dèi, il mosto delle vigne di Pantelleria. Il trucco riuscì e Apollo non solo notò Tanit, ma se ne innamorò.Da allora Pantelleria può farsi vanto di produrre un vino capace di sostituire l’ambrosia degli dèi.</div><div><br></div><div>L’Alberello di Pantelleria</div><div><hr></div><div>L’isola di Pantelleria è caratterizzata da &nbsp;costante ventosità, scarsa piovosità compensata &nbsp;e da una grande umidità</div><div>È questo il contesto in cui nasce la pratica colturale dell’alberello pantesco, un particolare modo di allevare lo zibibbo, vitigno caratteristico dell’isola, &nbsp;in cui la pianta cresce senza sostegno, vicina al terreno, in una buca o ‘culla’ , di circa 30 cm scavata nel terreno per accogliere la vite e proteggerla dal vento, ma allo stesso tempo raccogliere la giusta umidità durante la notte.</div><div>Per una pratica così speciale, nel 2014 è stata dichiarata patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO </div><div>Due sono i vini celebri dell’isola, il Moscato e il Passito di Pantelleria, provengono dal vitigno Zibibbo.</div><div>L’etimologia della parola Zibibbo inoltre in arabo significa “uva passa” (zabīb) proprio perché prima di produrre vino veniva facilmente essiccata al sole.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 05 Apr 2020 09:03:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Pupi e pupari siciliani]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003C"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Pupi e pupari siciliani : un'Antica tradizione da scoprire</h3></div><div><div><hr></div><div>I Pupi e i Pupari Siciliani: Un'Antica Tradizione da Scoprire<div><br></div><div>Scopri il meraviglioso mondo dei pupi e dei pupari siciliani . Questa tradizione millenaria racconta storie epiche e affascinanti, che affondano le radici nella cultura popolare dell’isola.</div><div><br></div><div>Nel 2001, il Teatro dei Pupi è stato inserito nella lista dei beni immateriali dell'umanità dall'UNESCO, poiché rappresenta un elemento fondamentale dell’identità siciliana e una delle più preziose testimonianze di arte e cultura popolare che continua a vivere nell'isola.</div><div><br></div><div>Lo studioso palermitano Giuseppe Pitrè, esperto di folclore e cultura popolare, collocava la nascita dell'Opera dei Pupi nella prima metà dell’Ottocento. Tuttavia, alcuni storici ritengono che questa forma teatrale singolare risalga al Cinquecento.</div><div><br></div><div>Pupi, Burattini e Marionette: Differenze e Caratteristiche</div><div><hr></div><div>Il burattino è animato dal basso, mentre la marionetta è manovrata dall’alto con dei fili. Il Pupo siciliano, invece, è un tipo particolare di marionetta, caratterizzato da aste metalliche al posto dei fili. Queste aste permettono una maggiore libertà di movimento, rendendo il Pupo più sofisticato rispetto alle marionette tradizionali. Un'asta metallica collega la testa al corpo, mentre un'altra è utilizzata per il movimento del braccio destro. Altri snodi permettono il movimento del braccio sinistro e delle gambe, conferendo un realismo maggiore.</div><div><br></div><div>Il Museo Internazionale delle Marionette di Palermo</div><div><hr></div><div>Nel 1975, la fondazione del Museo Internazionale delle Marionette di Palermo ha dato un'importante spinta alla conservazione e valorizzazione di questa arte antica. Dal 2008, l'Opera dei Pupi è stata riconosciuta dall'UNESCO come “Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità”, sancendo il suo valore universale.</div><div><br></div><div>Le Storie dei Pupi Siciliani</div><div><hr></div><div>I Pupi siciliani si esibiscono principalmente in combattimenti, raccontando storie cavalleresche tratte dai grandi poemi epico-cavallereschi, in particolare l'Orlando Furioso. I protagonisti più rappresentati sono Carlo Magno, Orlando, Rinaldo, Angelica e Gano di Maganza. Le storie derivano dalla Chanson de Roland e dalle leggende medievali italiane, sempre con un forte valore simbolico legato alla lotta contro il male e alla difesa dei valori nobili come la fede, l'amore e la gloria.</div><div><br></div><div>Le Tradizioni Siciliane dei Pupi: Palermo vs Catania</div><div><hr></div><div>Esistono due tradizioni principali dell'Opera dei Pupi siciliani:</div><div><br></div><div>La tradizione palermitana, diffusa nella Sicilia occidentale, prevede pupi che misurano tra gli 80 e i 100 cm di altezza e pesano circa dieci chili. Questi pupi hanno gambe articolate che consentono movimenti come inginocchiarsi. Il pupo è manovrato lateralmente, con il puparo che occupa una posizione parallela alla scena.</div><div><br></div><div>La tradizione catanese, diffusa nella Sicilia orientale, prevede pupi che possono raggiungere i 140 cm di altezza e pesare fino a trenta chili. Questi pupi sono più robusti ma meno dinamici rispetto a quelli palermitani. Sono manovrati dall'alto, quindi i pupari occupano una posizione rialzata rispetto alla scena.</div><div><br></div><div>Il Valore delle Storie Raccontate dai Pupari</div><div><br></div><div>I pupari raccontano storie di ribelli che combattono contro poteri prepotenti e incomprensibili, ma riescono a prevalere. Non combattono per diventare ricchi o potenti, ma in nome di ideali superiori come la religione, l'amore, la fedeltà e la gloria.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 12:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La letteratura siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000003B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La letteratura della Sicilia</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">La letteratura siciliana trova nell’ambiente fiorente della corte di Federico II di Svevia una lingua completamente nuova, dando vita alla scuola poetica siciliana e alla nascita della poesia in lingua volgare (1194-1250).</span><br></div><div><div>Il capo scuola dei siciliani fu Jacopo da Lentini, l'inventore del sonetto, una delle innovazioni metriche più originali ed innovative della scuola poetica. Tuttavia, nonostante l'indiscussa importanza storica che la scuola siciliana possiede, essa non ebbe sviluppi significativi, poiché troppo legata alla fortuna della corte di Federico II, e si dissolse con la fine della dinastia sveva.</div><div><br></div><div>Tra i primi anni del 300 e la metà del 400, la cultura umanistica diffuse l’importanza della filologia. I principali esponenti di questo periodo, come Giovanni Aurispa e Antonio Beccatelli — il primo nato a Noto, il secondo a Palermo — si dedicarono quasi esclusivamente a dar nuova vita a testi antichi, senza apportare contributi originali, ma producendo materiale importantissimo dal punto di vista accademico.</div><div><br></div><div>Il Verismo</div><div><hr></div><div>Con il verismo, che sorse intorno al 1870, la letteratura siciliana vive un nuovo periodo. Il verismo teorizzò e produsse una narrativa attenta ai problemi umani e sociali, volta a dare una rappresentazione della vita e del mondo fedele alla realtà. I maggiori esponenti di questo movimento furono Luigi Capuana (Mineo 1839 – Catania 1915), Giovanni Verga (Catania 1840 – 1922) e Federico De Roberto.</div><div>In questo periodo emerge anche Luigi Pirandello, che si concentra sulla rappresentazione della vita quotidiana, specialmente nelle sue tematiche amorose. I più grandi cambiamenti culturali furono scatenati dalla forza e dall'orrore della Prima Guerra Mondiale: in questo contesto nasce il teatro del grottesco, che, sulla scia della tradizione shakespeariana, fonde il comico e il tragico, analizzando la vita con un gusto agrodolce. Tra i rappresentanti di questo nuovo teatro ricordiamo Enrico Cavicchioli (Pazzalio 1885 – 1954) e il caltanissettese Pier Maria Rosso, la cui fama è stata oscurata dalla fortuna di Luigi Pirandello (Agrigento 1867 – Roma 1936), considerato il più grande tra gli scrittori di teatro siciliani.</div><div><br></div><div>La grandezza di Pirandello risiede nell'aver inventato un teatro nuovo, con personaggi drammatici e tormentati, uomini agitati da dubbi ossessivi, afflitti da problemi insolubili e prigionieri di apparenze.</div><div><br></div><div>La letteratura siciliana del Novecento</div><div><hr></div><div>Dopo i veristi e Pirandello, la Sicilia continua ad essere terra di grandi scrittori. Tra questi troviamo Salvatore Quasimodo, sensibile all'ermetismo, Elio Vittorini, Giuseppe Tomasi di Lampedusa (autore de Il Gattopardo, pubblicato postumo nel 1958), Vitaliano Brancati, che scrisse della borghesia della sua regione con un’ironia tipicamente sicula, bonaria in apparenza ma in realtà profondamente spietata.</div><div>Anche Leonardo Sciascia è un nome fondamentale: le sue opere sono coraggiosi atti di accusa, mosse da un forte impegno civile e politico.</div><div>Tra le figure di spicco del Novecento troviamo anche Andrea Camilleri, il padre del commissario Montalbano.</div><div><br></div><div>Altri autori siciliani</div><div><hr></div><div>Tra gli autori siciliani contemporanei va ricordato anche Antonio Pizzuto, scrittore palermitano che iniziò a pubblicare le sue opere solo dopo il pensionamento. Infine, non possiamo dimenticare Vincenzo Consolo.</div><div>L'elenco dei grandi scrittori siciliani è certamente non esaustivo, poiché ci sono anche poeti e autori importanti come Mario Grasso, Giuseppe Bonaviri, Michele Perriera, Maria Attanasio, Silvana Grasso, Anna Vasta. Si tratta di un fermento letterario e culturale che non si arresta mai. La Sicilia, con le sue mille contraddizioni, continua a regalare grandi opere, dalla letteratura di denuncia alla letteratura di svago e ironia.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 11:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La donna con il velo: Antonello si ispirò a lei per dipingere la celebre "Annunziata"]]></title>
			<author><![CDATA[Giusi Lombardo]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000038"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La donna con il velo: Antonello la celebre Annunziata</h3></div><div><hr></div>La donna con il velo: Antonello si ispirò a lei per dipingere la celebre "Annunziata"<div>Era una sua vicina di quartiere (chiamato Annunziata) e si chiamava Smeralda Calafato: la donna ha una storia affascinante e la sua salma incorrotta si può visitare</div><div><br></div><div> </div><div>Giusi Lombardo </div><div>Cercatrice di monumenti, <span class="fs12lh1-5">siciliani che si distingue per il suo impegno nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio culturale dell'isola. La sua passione per l'arte e la storia siciliana l'ha portata a dedicarsi alla ricerca e allo studio di monumenti, chiese, palazzi storici e siti archeologici che spesso sono poco conosciuti o dimenticati.</span></div><div>Lombardo è nota per il suo approccio meticoloso e per la sua capacità di riscoprire luoghi e opere artistiche che raccontano la ricca e complessa storia della Sicilia</div><div><br></div><div> </div><div>Annunciata, di Antonello da Messina</div><div><hr></div><div>Oggi vi racconto una storia, una bella storia: si narra (ed è un'ipotesi molto accreditata) che Antonello da Messina per la sua Annunziata qui da noi custodita al Museo Abatellis (in via Alloro a Palermo), si ispirò ad un personaggio realmente esistito.</div><div><span class="fs12lh1-5">Era una sua vicina e abitavano entrambi in un quartiere chiamato Annunziata, nonchè dunque contemporanea. Era nata il giorno dell'Annunciazione, il 25 di marzo del 1434.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Si chiamava Smeralda Calafato ed attualmente è l'unica mummia al mondo a stare in piedi da sola, cinta soltanto da un nastrino. Era figlia di un ricco commerciante, con origini nobili da parte di madre.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La mamma Mascalda Romano, molto devota, la istruì nella religione. Lei era seguace del beato Matteo d'Agrigento e trasmise alla figlia l'amore per il francescanesimo.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Smeralda rifiutò i pretendenti e si fece suora con il nome di Eustochia, volendo fortemente riabilitare la prima e severissima regola di Santa Chiara.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Patì molto per questa sua scelta di povertà in un contesto religioso che inevitabilmente le si opponeva. Finalmente ebbe un suo ordine e le sue consorelle. Anche la madre, rimasta vedova, vi si aggregò.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Si ritiene da sempre che sia miracolosa, ma per centinaia di anni restò soltanto beata. La proclamò santa Giovanni Paolo II, quando venne in Sicilia nel 1988.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Nel suo convento di Montevergine, di clarisse di clausura, in via XXIV maggio 161 a Messina, si custodisce la copia originale della prima regola di Santa Chiara, ritrovata da Eustochia in circostanze misteriose.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Morì a 51 anni, cominciando a trasudare e questi fluidi intrisi nelle stoffe operarono molti miracoli.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">A tutt'oggi la sua reliquia è un batuffolo di cotone passato sul suo corpo incorrotto. Si entra per poterla visitare il giovedì (lei è nata e morta in questo giorno della settimana) oppure la domenica mattina. Foto del web.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Ho vissuto molti anni a Messina e conosco bene il monastero e anche la suora che si occupa personalmente di seguire i visitatori. </span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><div><a href="https://www.balarm.it/autore/57/giusi-lombardo?page=6" class="imCssLink">https://www.balarm.it/autore/57/giusi-lombardo?page=6</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 09:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Trekking la Rete Nazionale delle Donne in Cammino Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Eliana Maria - Tindara Letizia Lynx Siculae]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000037"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">La Rete Nazionale delle Donne in Cammino Sicilia, anima green</h3></div><div><hr></div><div><div>La Rete Nazionale delle Donne in Cammino Sicilia è un nuovo network che unisce le energie di tutte le donne impegnate nel mondo dei cammini e della sostenibilità ambientale. L’obiettivo di questo gruppo è quello di promuovere e valorizzare il movimento dei cammini, con un’attenzione particolare alla natura, alla biodiversità e alla cultura del camminare in modo consapevole e rispettoso dell’ambiente.<div><br></div><div>Il network nasce per creare uno spazio di incontro e condivisione per tutte le donne che amano camminare, che sono appassionate di ecologia e che desiderano vivere il territorio siciliano attraverso l’arte del cammino. Un percorso che non solo celebra il nostro impegno per la natura, ma anche il nostro desiderio di crescita e di connessione tra donne.</div><div><br></div><div>La Prima Uscita: Un Trekking di Due Giorni tra Iblei e Natura</div><div><br></div><div>Per il 2020, la Rete Nazionale delle Donne in Cammino Sicilia propone la sua prima uscita: un’esperienza di trekking di due giorni, non particolarmente impegnativa, pensata per darci l’opportunità di conoscerci, rinvigorire lo spirito e affrontare insieme un nuovo anno all'insegna della natura e della scoperta. Questa prima avventura avrà luogo lungo il Cammino Ibleo, uno dei sentieri più affascinanti della Sicilia, che mescola borghi storici e panorami naturali, ideale per un'escursione invernale.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il percorso si articola in due tappe, ognuna con il suo fascino e la sua unicità. La prima tappa inizia dal suggestivo borgo di Monterosso Almo, attraversando antiche mulattiere, torrenti e paesaggi rurali, per poi inoltrarsi in una rigogliosa pineta che circonda il maestoso Monte Arcibessi. Il percorso ci condurrà fino al cuore di Chiaramonte Gulfi, un altro incantevole borgo dei Monti Iblei.</span><br></div><div><br></div><div>La seconda tappa parte da Chiaramonte Gulfi e prosegue fino a Ragusa, percorrendo un sentiero che si snoda tra pinete, campi, cave e panorami mozzafiato, con l'immersione completa nella bellezza incontaminata dei monti Iblei. Durante il cammino, ci saranno diverse soste per ammirare i punti panoramici più suggestivi e fare una pausa rigenerante.</div><div><br></div><div>La serata del primo giorno sarà dedicata alla scoperta di Chiaramonte Gulfi, dove alloggeremo in una struttura accogliente e confortevole, per condividere un momento di relax e socializzazione.</div><div><br></div><div>Un ringraziamento speciale va agli amici di Keràtion - Gruppo Escursionistico Ibleo, che hanno suggerito questo affascinante itinerario e che ci accompagneranno con il loro prezioso supporto.</div><div><br></div><div>Programma dell'Escursione</div><div><br></div><div>Date: 11 e 12 gennaio 2020 (le date potrebbero subire variazioni in caso di maltempo o altre necessità organizzative)</div><div><br></div><div>Ritrovo: Ore 9.00 a Monterosso Almo (RG) (punto esatto da definire)</div><div><br></div><div>Ritorno: A Ragusa (punto esatto da definire)</div><div><br></div><div>Distanze e Dislivelli:</div><div><br></div><div>Giorno 1: circa 13 km, dislivello di circa 200 m</div><div><br></div><div>Giorno 2: circa 20 km, dislivello di circa 250 m</div><div><br></div><div>Difficoltà: media, adatta a chi ha un minimo di esperienza nel trekking</div><div><br></div><div>Cosa Portare e Cosa Sapere:</div><div><br></div><div>Pranzo al sacco: Per il primo giorno, ogni partecipante porterà il proprio pranzo al sacco. Per la sera del primo giorno, la colazione e il pranzo del giorno successivo, acquisteremo tutto il necessario direttamente in paese.</div><div><br></div><div>Costi: L’escursione è organizzata in amicizia, senza servizio di guida. Ogni partecipante è responsabile per sé stessa e dovrà provvedere autonomamente a quanto necessario per il trekking (acqua, attrezzatura, abbigliamento). Non è prevista assicurazione.</div><div><br></div><div>Consigli per lo zaino: Trovate suggerimenti utili su come preparare lo zaino nella nostra pagina Facebook: Consigli per lo zaino</div><div><br></div><div>Partecipazione e Iscrizioni:</div><div>L’uscita è aperta a tutte le donne che desiderano condividere il cammino, l’amore per la natura e l’impegno per la sostenibilità. Se desideri partecipare, ti invitiamo a contattarci per confermare la tua iscrizione e ricevere tutte le informazioni pratiche necessarie.</div><div><br></div><div>Perché Partecipare:</div><div>Unisciti alla Rete Nazionale delle Donne in Cammino Sicilia per scoprire insieme il cuore verde della Sicilia, unisciti alla nostra comunità di camminatrici e attiviste ecologiche, e vivi un’esperienza che ti permetterà di conoscere meglio te stessa e gli altri, mentre ti immergi nella bellezza dei paesaggi iblei. Un’opportunità perfetta per ricaricare le energie, fare nuove amicizie e contribuire alla causa ecologica, con il cuore e i passi in sintonia con la natura.</div></div><div><br></div><div> Trovate consigli per la preparazione dello zaino in questo post: <a href="https://www.facebook.com/pepper.pink.167/posts/532012074287033" rel="tag" class="imCssLink">https://www.facebook.com/pepper.pink.167/posts/532012074287033</a></div><div><br></div><div>PER ISCRIVERMI COME FACCIO? </div><div>Rispondere a questo numero di telefono +393881269548 anche tramite WhatsApp con</div><div>- nome e cognome</div><div>- codice fiscale</div><div>- n di cell per ogni evenienza</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 18:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Kontiland un parco artistico con la Sicilia dentro]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000036"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Kontiland il parco artistico della Sicilia, in scala</h3></div><div><hr></div><div>Kontiland è un parco artistico unico nel suo genere, che celebra la grandezza della Sicilia attraverso una straordinaria collezione di monumenti riprodotti in scala. Situato nel pittoresco borgo di Savoca, uno dei luoghi più suggestivi della Sicilia, questo parco offre un'esperienza immersiva che unisce arte, storia e paesaggio, permettendo ai visitatori di esplorare l’isola e il suo ricco patrimonio culturale in un modo completamente nuovo.<div><br></div><div>Nato dalla visione dell'artista Lo Conti, Kontiland ospita 20 fedeli riproduzioni in scala di alcuni dei monumenti più significativi della Sicilia, realizzati con la stessa attenzione ai dettagli e gli stessi materiali degli originali. Le miniature, costruite con scale che variano da 1:20 a 1:50, sono distribuite in modo strategico su una mappa in rilievo della Sicilia tracciata direttamente sul terreno, con ogni monumento posizionato nel punto geografico esatto che occuperebbe nella realtà. Il parco è delimitato da un perimetro in pietra che definisce i confini di questo straordinario viaggio nel tempo.</div><div><br></div><div>Un Viaggio attraverso la Storia Siciliana</div><div><br></div><div>Savoca, una delle località più incantevoli della provincia di Messina, è famosa per la sua bellezza storica e paesaggistica, ed è il luogo ideale dove si trova Kontiland. Il parco permette ai visitatori di percorrere simbolicamente tutta la Sicilia, scoprendo i suoi luoghi più iconici e la loro storia. Dalle montagne maestose della Val Demone alle coste mozzafiato della Val di Erice, fino alla soleggiata Valle di Noto, Kontiland permette di ammirare capolavori dell’architettura siciliana e di vivere l’atmosfera di un viaggio nel passato. Tra le riproduzioni più celebri, troviamo:</div><div><br></div><div>Il Teatro Antico di Taormina, che offre una vista panoramica sul mare Ionio, uno dei teatri greci più affascinanti al mondo.</div><div><br></div><div>L'Abbazia dei Santi Pietro e Paolo d'Agrò di Casalvecchio, un gioiello nascosto tra le colline, che racconta la storia medievale della Sicilia.</div><div><br></div><div>Il Duomo di Messina, simbolo di resilienza e bellezza, testimone delle vicende storiche della città.</div><div><br></div><div>Il Partenone di Agrigento, che richiama alla mente l'antica grandezza della Valle dei Templi.</div><div><br></div><div>Il Castello Ursino di Catania, una fortezza normanna che affaccia sul mare.</div><div><br></div><div>Il Giardino Ibleo di Ragusa, un'oasi di tranquillità con splendidi panorami e una ricca flora.</div><div><br></div><div>Il Chiostro di San Giovanni degli Eremiti a Palermo, un esempio di architettura arabo-normanna che incanta per la sua eleganza.</div><div><br></div><div>Ogni monumento è accompagnato da una descrizione dettagliata, in italiano e inglese, che ne illustra la storia, le curiosità e il significato, offrendo così un’esperienza educativa completa.</div><div><br></div><div>Un'Esperienza Immersiva e Educativa</div><div><br></div><div>Kontiland non è solo un parco di miniature, ma un viaggio emozionale che consente di scoprire la ricchezza e la diversità del patrimonio storico-artistico siciliano. Il parco è ideale per famiglie, scuole e gruppi di ogni età, offrendo un’esperienza coinvolgente che stimola la curiosità e l’apprendimento in modo divertente e interattivo. Il paesaggio che cambia da un monumento all’altro, dalla montagna alla pianura, dal mare alle colline, rende il percorso ancora più affascinante, immerso in una natura incontaminata che fa da cornice a ogni tappa.</div><div><br></div><div>Kontiland è un luogo perfetto per chi ama l'arte, la storia e la cultura, ma anche per chi desidera semplicemente trascorrere una giornata immerso in un’atmosfera unica e suggestiva. Vieni a scoprire la Sicilia in una forma innovativa e sorprendente: un'esperienza che rimarrà impressa nel cuore di tutti.</div><div><br></div><div>Informazioni sulla Località: Savoca</div><div><br></div><div>Savoca è uno dei borghi più affascinanti della Sicilia, noto per le sue strade medievali, i suoi panorami mozzafiato e la sua ricca storia. Situato sulla collina sopra la valle d’Agrò, a pochi chilometri dal mare, Savoca è anche famoso per essere stato uno dei luoghi di ambientazione del celebre film Il Padrino. Qui, tra le antiche chiese e i vicoli pittoreschi, si respira un’atmosfera di tranquillità e fascino che fa da cornice perfetta al parco Kontiland.</div><div><br></div><div>Savoca è facilmente raggiungibile da Messina e dalle altre principali città siciliane, e offre anche numerosi altri luoghi di interesse nelle vicinanze, come il Parco dei Nebrodi, ricco di natura incontaminata e tradizioni locali, e la città di Taormina, a breve distanza, con il suo magnifico teatro e le spettacolari viste panoramiche sul mare Ionio.</div></div><div><br></div><div><a href="https://www.kontiland.com/" class="imCssLink">https://www.kontiland.com/</a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 18:04:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Raid tour escursioni in moto, in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000035"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Raid tour escursioni in moto, in Sicilia</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">La Sicilia in moto è un’idea un viaggio per visitare luoghi adatti a tutti quei motociclisti che vogliono conoscere la più grande isola italiana.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Le proposte di itinerari sono innumerevoli, la meta è solo il senso del viaggio, è una regione che facile da visitare, offre notevoli spunti paesaggisti culturali enogastronomici, innumerevoli percorsi, agibili quasi tutto l'anno. &nbsp;</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Un itinerario in Sicilia, è una proposta di viaggio, in moto offre una sequela di percorsi &nbsp;molto vasta.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Per ammirare la bellezza della Sicilia su due ruote sono tante le associazioni su due ruote che offrono opportunità per visitare l'isola.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Di particolarmente interessante ma solo per dare un idea, uno spunto per destare il vostro interesse, citiamo a titolo d'esempio, alcune delle manifestazioni che si svolgono in Sicilia o hanno come traguardo l'arrivo nell'isola, con percorsi che aiutano a conoscere da vicino alcune delle bellezze delle sue città.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.motoclubmediterraneo.it/" rel="tag" class="imCssLink">www.motoclubmediterraneo.it/</a> con Le Due Sicilie in Moto, una manifestazione che ha percorso le più belle strade provinciali e statali della Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. I cavalieri in moto hanno percorso 1100 km.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.sicilymototour.it/" rel="tag" class="imCssLink">www.sicilymototour.it/</a> con il Sicilia Raid, partita da Palermo che ha percorso strade e sentieri nel cuore della Sicilia.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.genovapalermo.it/" rel="tag" class="imCssLink">www.genovapalermo.it/</a> &nbsp;Genova all’alba inizia il motogiro, i partecipanti alla “Genova-Palermo in Moto” hanno potuto cogliere un viaggio verso Sud un’avventura lunga una settimana e 2300 km di pura passione. Affrontando percorsi, strade e luoghi che molti nemmeno immaginavano esistessero.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.acipalermo.com/targa-florio/" rel="tag" class="imCssLink">www.acipalermo.com/targa-florio/</a> come non potere menzionare la Targa Florio Motociclistica, manifestazione è organizzata dall’Aci Palermo, le moto storiche, costruite nel secolo scorso fino agli anni Settanta, hanno sfilato sul circuito delle Madonie, nel percorso dove si è svolge la Targa Florio automobilistica.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Vincenzo Florio, dopo avere dato vita alla gara automobilistica nel 1906, volle dare il proprio contributo anche al mondo delle “Due ruote” organizzando la gara motociclistica dagli anni ’20 fino alla Seconda Guerra Mondiale.</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 09:31:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Noto, oltre 100 Opere uniche in mostra al Convitto delle Arti]]></title>
			<author><![CDATA[I viaggi di Cicerone, Redazione]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000034"><h3 class="imHeading3"><div></div><div><span class="fs14lh1-5">Noto, oltre 100 Opere uniche in mostra al Convitto delle Arti</span><br></div></h3><div><hr></div><div>La mostra si concentra sui movimenti che hanno rivoluzionato l'arte del XX secolo, esplorando il concetto di "impossibile" nell'espressione artistica. I visitatori sono guidati attraverso un percorso che mette a confronto correnti estetiche e di pensiero diverse.<br></div><div><br></div><div>Il Futurismo, il Cubismo, la Metafisica, Dada, il Surrealismo, sono questi i principali movimenti rivoluzionari del Novecento e le cui opere degli artisti più rappresentativi sono raccolte nella prestigiosa mostra dal titolo “L’Impossibile è Noto”, allestita appunto a Noto, nel Siracusano, a cura di Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta, prodotta da Sicilia Musei. </div><div>Sede della Mostra<div>La mostra è ospitata nel Convitto delle Arti Noto Museum. Questo edificio, in passato noto come "Convitto Ragusa", era un istituto scolastico maschile del XIX secolo. </div></div><div>La mostra espone i principali artisti di questi movimenti che hanno sempre sperimentato andando alla ricerca dell’inaudito e di quanto fino ad allora era stato ritenuto “impossibile” nell’arte.</div><div><br></div><div>Patrocinata dal Comune di Noto e inserita fra i Grandi Eventi della Regione Siciliana, la mostra, costituita da oltre 100 opere uniche, provenienti da Fondazioni, archivi e importanti collezioni private, sarà aperta al pubblico da giovedì 11 aprile e si concluderà venerdì 15 novembre nel prestigioso Convitto delle Arti Noto Museum, &nbsp;è uno spazio espositivo situato a Noto, in provincia di Siracusa. </div><div>Ospita regolarmente mostre temporanee dedicate a diverse forme d'arte, dall'antico al contemporaneo.</div><div><br></div><div>La mostra, presentando opere di grandissimi artisti come Picasso, Braque, Boccioni, Balla, Severini, De Chirico, Klee, Kandinskij, Masson, Max Ernst, Dalì, Mirò, non vuole solo ripercorrere il mezzo secolo più importante dell’arte del Novecento, ma anche allenare l’occhio e la mente alla percezione di queste diverse correnti estetiche e di pensiero, le quali, proprio quando sono poste l’una accanto all’altra, esprimono meglio la loro essenza, nella loro opposizione e differenza, a volte nel loro conflitto.</div><div><br></div><div>Il percorso espositivo si articolerà in 10 tappe: l’invenzione del movimento nella fotografia e nella pittura, Futurismo e Cubismo, Metafisica e Dada tra Europa e Italia, Surrealismo, il Futurismo negli anni trenta; tra volo sogno e cosmo, Astrattismo e Astrattismo lirico, Mirò e Depero, l’Astrattismo e la materia, Dalì-stravaganze, focus sul futuro. In mostra le opere di Giacomo Balla, Edweard Muybridge, Umberto Boccioni, Roberto Marcello Baldessari, Carlo Carrà, Arturo Ciacelli, Enrico Prampolini, Pippo Oriani, Gino Severini, Lucio Venna, George Braque, Fernard Leger, Max Jacob, Pablo Picasso, Robert Delaunay, Natalia Goncharova, Hans Richter, Georges Valmier, Kirill Zdanevich, Mario Sironi, Giorgio De Chirico, Kurt Schwitters, Vinicio Paladini, Fortunato Depero, Francesco Cangiullo, André Masson, Antonio Fornani, Max Ernst, Salvador Dalì, Alberto Savinio, Man Ray, Tato, Leonor Fini, Tullio Crali, Paul Klee, Wassily Kandisky, Frantisek Kupka, Luigi Russolo, Gerardo Dottori, Juan Mirò, Fernand Léger, Filippo Tommaso Marinetti e Rammellzee.</div><div><br></div><div>Il percorso espositivo si concluderà con un tributo a Salvador Dalì, in occasione del trentesimo anniversario della sua morte, con un’intera sala dedicata al grande artista spagnolo con opere uniche, bozzetti, oggetti e stravaganze immersi in suggestivo allestimento multimediale. Un’appendice della mostra si troverà nelle due sale esterne che danno sul cortile del Museo. Sarà un approfondimento del dialogo tra movimenti significativi che hanno cambiato ed influenzato parte dell’arte e della cultura del Novecento, mettendo a confronto due grandi uomini, due grandi rivoluzionari: Marinetti e Rammelzee.</div><div><br></div><div>Storia dell'edificio<div>L'edificio che ospita il museo ha una storia affascinante. In origine era il Convitto Ragusa, che nel XIX secolo fungeva da istituto scolastico e convitto maschile. Questa struttura storica e architettonicamente rilevante, situata in una delle città più belle del Barocco siciliano, è stata riqualificata per diventare un polo di riferimento per l'arte.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 18:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Blufi i meravigliosi tulipani spontanei che tingono di rosso le Madonie]]></title>
			<author><![CDATA[https://www.greenme.it/viaggiare/europa/italia/sicilia/30909-tulipani-madonie-blufi]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000032"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">È tempo di tulipani a Blufi, nel palermitano</h3></div><div><hr></div><div>Con l’arrivo della primavera, Blufi, piccolo borgo del Palermitano situato alle pendici meridionali del Parco delle Madonie, si trasforma in uno dei luoghi più suggestivi della Sicilia. Tra i mesi di marzo e maggio, proprio di fronte al Santuario della Madonna dell’Olio, si rinnova ogni anno uno spettacolo naturale sorprendente: la fioritura spontanea di migliaia di tulipani rossi.<div><br></div><div>Questo angolo di Madonie è diventato una meta primaverile molto amata da escursionisti, appassionati di natura e fotografi. In un campo coltivato a grano, incorniciato da mandorli e ulivi, il Tulipano precoce, noto anche come Tulipano di Raddi (Tulipa raddii), crea un colpo d’occhio unico: una distesa rossa intensa che contrasta con il verde dei campi e l’azzurro del cielo, con le montagne madonite sullo sfondo a salutare l’arrivo della nuova stagione.</div><div><br></div><div>Si tratta di una specie selvatica e protetta, che fiorisce naturalmente in primavera ed è particolarmente resistente alle lavorazioni agricole grazie alla posizione dei suoi bulbi, che si trovano a circa 50 centimetri di profondità.</div><div><br></div><div>Blufi: un borgo tra natura e spiritualità</div><div><br></div><div>Blufi è un piccolo centro montano immerso nella natura, a circa 700 metri sul livello del mare, ideale per chi cerca tranquillità, paesaggi autentici e un contatto diretto con le tradizioni locali. Il Santuario della Madonna dell’Olio, meta di pellegrinaggi e punto di riferimento religioso del territorio, rappresenta anche il cuore simbolico di questo straordinario evento naturale.</div><div><br></div><div>La leggenda dei tulipani rossi</div><div><br></div><div>La fioritura è accompagnata da una leggenda popolare tramandata nel tempo. Si racconta che due giovani sposi, incapaci di avere figli, si recarono al Santuario in un giorno di maggio per chiedere l’intercessione della Madonna. Deposero sull’altare alcuni tulipani bianchi che, miracolosamente, divennero rossi davanti alla Vergine. Poco dopo, la donna rimase incinta e nel febbraio successivo diede alla luce due gemelli. Tornati al Santuario per ringraziare, lo trovarono chiuso; ma, voltandosi, videro davanti a sé un immenso campo di tulipani rossi: gli stessi lasciati sull’altare quel giorno di primavera.</div><div><br></div><div>Informazioni per la visita</div><div><br></div><div>Blufi è un piccolo borgo montano della provincia di Palermo, situato a circa 700 metri sul livello del mare, sul versante meridionale del Parco delle Madonie. Immerso in un paesaggio rurale autentico, tra campi coltivati, uliveti e pendii montani, il paese offre panorami aperti sull’entroterra siciliano e un’atmosfera di grande tranquillità.<br></div><div>Il campo di tulipani rossi selvatici è visitabile liberamente nel periodo della fioritura, tra marzo e maggio. Per raggiungerlo è sufficiente percorrere la Strada Statale 290, che conduce al centro abitato di Blufi, nel cuore delle Madonie.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 01 Apr 2019 18:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Colapesce di Annamaria de Francisco]]></title>
			<author><![CDATA[Annamaria de Francisco]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000031"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Colapesce la leggenda di Annamaria de Francisco </h3><div><hr></div><div>La leggenda di Colapesce è una delle storie più affascinanti e suggestive della tradizione siciliana, che mescola magia, mitologia e il legame profondo tra la Sicilia e il mare. Ecco il testo corretto e un po' arricchito, mantenendo il tono e il significato originale.<div><br></div><div>Colapesce - La leggenda di Annamaria de Francisco</div><div><br></div><div>Si racconta la singolare storia di un ragazzo che amava tanto il mare da trascorrere intere giornate tra la spiaggia e le onde ricciolute.</div><div>Si tuffava, emergeva, e rituffandosi felice volteggiava nell'acqua. La sua mamma scuoteva la testa disapprovando e si mostrava mesta. Si chiamava Nicola, il suo nome, un ragazzo che alcuni consideravano quasi pazzo. Era nato sulla costa siciliana, in un paese nei pressi di Messina.</div><div>Il padre, pescatore provetto, si occupava del mare, mentre la madre accudiva la casa. Per Nicola, il mare e la sabbia bagnata erano il suo mondo, e anche se si preoccupava per lui, la madre non riusciva a fargli cambiare idea.</div><div><br></div><div>Rincresceva alla madre quella vita del figlio, nato da lei, che sembrava incapace di staccarsi dal mare. "Se ti piacciono tanto i pesci, diventa proprio un pesce!" esclamò un giorno con passione. E così si verificò la sua predizione.</div><div>Gli spuntarono pinne, coda e squame, e dai fondali marini conobbe il grande regno delle acque. Da quel momento, divenne Colapesce, il ragazzo che aveva un legame così forte con il mare che nessuno poteva più separarlo da esso. Le sue imprese marine furono raccontate in tutto il regno, e divenne famoso per le sue prodezze.</div><div><br></div><div>Anche al Re di Sicilia giunse la storia di Cola Pesce, e così, tra il popolo e la corte, si guadagnò gloria e rispetto. Un giorno, il re decise di mettere alla prova Cola Pesce e gli lanciò un anello tra i flutti. Cola Pesce si tuffò senza esitazione e, poco dopo, riemerse con l'anello trovato nelle profondità del mare. Il re, stupito, gli propose un'altra prova: di nuovo Cola Pesce si immersò e, con grande abilità, ritrovò la gemma.</div><div><br></div><div>Ma, quando riemerse per la seconda volta, Cola Pesce portò con sé una terribile notizia che ruppe la serenità del regno. Stremato, annunciò che, nelle profondità dell'oceano, c'erano tre colonne millenarie su cui l'isola della Sicilia poggiava. Ma una di queste colonne era corrotta, logorata dal tempo e dalle acque, e il suo crollo imminente avrebbe messo in pericolo l'intera isola e la vita dei suoi abitanti.</div><div>Cola Pesce, generoso come sempre, si offrì di far fronte alla minaccia.</div><div><br></div><div>Sotto il mare, amato dai pesci e confortato dalle ninfe marine, Cola Pesce divenne il pilastro che sorreggeva l'isola. Con la sua forza, la sua determinazione e il suo amore per il mare, divenne il custode delle acque, vigile e fermo per l'eternità, salvaguardando la Sicilia e i suoi abitanti.</div><div><br></div><div>La leggenda di Colapesce non è solo una storia di coraggio, ma anche un racconto di sacrificio e di amore profondo per la propria terra.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 18:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Messina e le sue leggende]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Citt%C3%A0_Paesi_Borghi"><![CDATA[Città Paesi Borghi]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000030"><div><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Messina e le sue leggende</h3></div><div><hr></div><div>Lo Stretto di Messina, con la sua maestosità e le sue correnti impetuose, è stato da sempre un luogo ricco di miti e leggende. Sebbene oggi non rappresentino più un problema per i marinai, nei tempi antichi le acque dello Stretto ispirarono racconti fantastici che si sono tramandati nei secoli. Il termine "mito" deriva dal greco mythos, che significa "racconto" o "discorso". Tra i più celebri miti legati allo Stretto, spiccano quelli delle Sirene, di Scilla e di Cariddi.<div><br></div><div>“Come fa l'onda là sovra Cariddi, che si frange con quella in cui s'intoppa, così convien che qui la gente riddi.”</div><div>(Dante Alighieri, Divina Commedia, VII canto dell’Inferno)</div><div><br></div><div>Le Sirene</div><div><hr></div><div>Il mito delle Sirene, che risale a Omero, è strettamente legato allo Stretto di Messina. Queste divinità minori, che abitavano le acque, erano conosciute per il loro canto incantevole, che attirava i marinai verso la morte. Secondo alcuni autori, le Sirene erano bellissime fanciulle con il corpo di donna e la parte inferiore a forma di coda di pesce. Altri, invece, le raffigurano come metà donna e metà uccello. In ogni caso, il loro canto era così ipnotico da indurre gli uomini a navigare verso le loro acque pericolose, dove perivano inevitabilmente.</div></div><div><br></div><div>Cariddi</div><div><hr></div><div>Per i greci era figlia di Poseidone dio del mare e di Gea ( la Terra ) , anche se si trattava di una semidea viveva sulle sponde della Sicilia.</div><div>Cariddi era molto vorace e aveva divorato parte degli animali che Ercole o Eracle aveva recuperato, in una delle sue dodici fatiche, i buoi erano di Apollo ed erano stati rubati da Gerione, mentre discende la penisola per attraversare lo stretto si aggrappa alle corna di una delle bestie, e Cariddi approfittandone, mangia alcune bestie, Zeus decide allora di punire la donna, con uno dei suoi fulmini la fa cadere in mare e la trasforma in mostro, come descrive Omero nell'Odissea mantenne la sua voracità e tre volte al giorno ingurgitava l'acqua del mare inghiottendo tutto ciò che trovava.</div><div><br></div><div>Scilla</div><div><hr></div><div>Rra la bellissima ninfa figlia di Ecate e di Forcis, essa aveva molti pretendenti, che venivano sempre respinti, tra questi anche il dio del Mare Poseidone, fintanto che la moglie non si ingelosì e si vendicò della ninfa. Anfitrite moglie di Poseidone si rivolse alla maga Circe che le consegnò alcune erbe da gettare nelle acque in cui la ninfa era solita bagnarsi, quando Scilla si tuffo si trasformo in orribile mostro e così si ritiro in una caverna presso il promontorio calabro.</div><div>Secondo Ovidio nelle Metamorfosi, la bellissima ninfa Scilla venne trasformata in mostro, per vendetta, perchè non corrispondeva l'amore di Glauco , pescatore siciliano trasformatosi in metà uomo e metà pesce .</div><div><span class="fs12lh1-5">Eracle o Ercole nato da una relazione tra Alcmena moglie di Anfitrione e Zeus , che scoperta la tresca decide di bruciare la moglie ma Zeus fa cadere una pioggia intensa, così può nascere Ercole . In Sicilia giunto all'interno dell'isola affronta una strenua battaglia contro i Sicani ed ebbe la meglio, giunto ad Agira Ercole ha la sensazione di avere compiuto le sue fatiche e quindi di avere raggiunto l'immortalità come gli era stato promesso, ed Agira rappresenta il luogo dove gli viene riconosciuta l'immortalità e riceve i doni offertigli e per riconoscenza crea un lago che iene chiamato con il suo nome Eracle, suggeri anche dio onorare Iolao per chè il giovane lo aveva aiutato ad uccidere l'Idra di Lerna bruciando le teste del mostro.</span><br></div><div><br></div><div>Messina</div><div><hr></div><div>Nell'VIII secolo giunsero i coloni greci calcidiesi presso l'odierna città di Messina e diedero vita a Zanclon dal greco falce, per poi diventare Messana e Messina.</div><div>Secondo alcuni sarebbe stata fondata da Orione, che secondo la mitologia greca, Orione era un gigante, figlio di Poseidone ed Euriale, la figlia del re di Creta Minosse.</div><div>Orione viene dotato dal padre la possibilità di attraversare il mare con la testa causando quindi le maree.</div><div>Si narra che sull'isola di Chio, dopo aver liberata l'isola dalle fiere chiese come da accordi la mano di Merope, figlia del re Enopione, che irato per l'affronto dopo il rifiuto di lei, lo fece accecare ed esiliare, non prima di averlo drogato . Orione si rifugiò sull'isola di Lemno dove Efesto, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, fin dove sorgeva il sole; lì grazie ad Eos, l'aurora, riacquistò la vista e prese in moglie la dea. Riacquisita la vista cerca di vendicarsi di Enopione, Apollo pero temendo per la sorella invia uno scorpione, allora fugge in mare ed Apollo allora accecato dall'ira chiede alla sorella Artemide o Diana di colpire quel punto e cosi è fatto , ma la dea scopre l'errore ed addolorata innalza in cielo Orione formando la costellazione di con il suo fide cane Sirio e la costellazione dello scorpione</div><div><br></div><div>La leggenda del vascellazzu</div><div><hr></div><div>Grazie ai Vespri siciliani Messina e Palermo si liberano dal dominio Angioino chiamando come re della Sicilia, nell’ordine, Pietro III d' Aragona, Giacomo e Federico II d'Aragona. Prima della pace di Caltabellotta, gli Angioini cercarono di riconquistare le città perdute, soprattutto Messina. Roberto D'Angiò, per conquistare tale città, mandò il suo esercito a Catona e assediò Reggio Calabria, in modo da bloccare gli aiuti per Messina che al momento era governata da Federico II D'Aragona. La città soffriva una grossa crisi alimentare.</div><div>Nicolò Palizzi suggerì di andare da Alberto da Trapani, già considerato Santo per dei grandi prodigi che aveva effettuato. Il giorno seguente, Federico II e la sua corte si diressero alla Chiesa del Carmine in cui Sant'Alberto celebrava la messa. Egli cominciò a pregare ed alla fine delle sue preghiere una voce dal cielo gli confermò che le sue preghiere erano state esaudite: si videro arrivare tre navi i cui equipaggi scaricarono del grano. I messinesi si convinsero che le navi fossero state mandate dalla Madonna. L’evento determinò la nascita della tradizione del "vascelluzzo".</div><div>Tutti corsero ai piedi del Santo per ringraziarlo, lui li benedì e lì esortò a credere in Dio e nella Madonna della Lettera. Qualche giorno dopo arrivarono altre quattro navi cariche di vettovaglie. Roberto d'Angiò capì che non poteva più sconfiggere la città per la fame e si convinse ad arrendersi e stabilì un trattato di pace con Federico II D'Aragona La leggenda narra che in quei giorni accadde un altro prodigio: una signora vestita di bianco passeggiava sugli spalti delle mura con lo stendardo di Messina, un francese lanciò una freccia contro di lei ma la freccia ritornò indietro.</div><div>Anche in questa occasione la Madonna della Lettera difese Messina. Sant'Alberto morì nel 1307.</div><div>Quando Federico II fece alloggiare i suoi cavalli nel convento del Carmine, trasformando in stalla la chiesa in cui era il Santo era sepolto, un male misterioso portò alla morte i cavalli ed i soldati. Aprendo la tomba di Sant'Alberto, questi fu trovato in ginocchio per chiedere la punizione per i profanatori.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Peloro</h3><div>si intende il promontorio che si allunga verso la costa calabra, deriva dal greco ed indica spaventosi fenomeni, concentrati nello stretto, Peloria era una ninfa , la coppia Pelorias e Pherainom potrebbero essere considerati i progenitori dei giganti Mata e Grifone, fondatori di Messina.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Fata Morgana</h3><div>La leggenda ci tramanda che, dopo aver condotto suo fratello Artù ai piedi dell'Etna, Morgana si trasferisce in Sicilia tra l'Etna e lo stretto di Messina, dove i marinai non si avvicinano a causa delle forti tempeste, e si costruisce un palazzo di cristallo.</div><div>Sempre in base alla leggenda, Morgana esce dall'acqua con un cocchio tirato da sette cavalli e getta nell'acqua tre sassi, il mare diventa di cristallo e riflette immagini di città. Grazie alle sue abilità, la Fata Morgana riesce ad ingannare il navigante che, illuso dal movimento dei castelli aerei, crede di approdare a Messina o a Reggio, ma in realtà naufraga nelle braccia della fata. La Fata Morgana non è altro che un fenomeno ottico che si ammira spesso nello stretto di Messina e nell'isola di Favignana a causa di particolari condizioni atmosferiche.</div><div><br></div><h3 class="imHeading3">Mata e Grifone</h3><div>A Messina viveva una bella ragazza dalla grande fede cristiana, figlia di re Cosimo II da Casteluccio, verso il 970 dopo Cristo il gigante moro Hassan Ibn-Hammar sbarcò a Messina, con i suoi compagni pirati e incominciò a depredare nelle terre in cui passava. Un giorno il moro vide la bella fanciulla e se ne innamora, la chiede in sposa ma ottiene un rifiuto.</div><div>Ciò provocò l'ira del pirata che uccise e saccheggiò la città. I genitori, preoccupati, nascosero Mata, ma il moro riuscì a rapirla con la speranza di convincerla a sposarlo.</div><div>Mata non ricambiava il suo amore trovando nella preghiera la forza a sopportare le pressioni del moro. Alla fine, il moro si converte al cristianesimo e cambia il suo nome in Grifone. Mata apprezza il gesto e decide di sposarlo. La tradizione ci tramanda che furono loro a fondare Messina.</div><div><span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.clicksicilia.com/cittapaesisicilia/messina-turismo.html" rel="tag" class="imCssLink">Messina turismo, guida turistica del Comune</a></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 17:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'Istituto di Archeoastronomia Siciliana IAS nasce nel maggio 2014]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002F"><h3 class="imHeading3">L'Istituto di Archeoastronomia Siciliana (IAS)</h3><div>L'Istituto di Archeoastronomia Siciliana (IAS), si propone come finalità la promozione degli studi su: l’Astronomia antica, l’Archeoastronomia e generalmente su l’Astronomia Culturale. particolare attenzione verrà dedicata allo studio di monumenti archeologici siciliani e del bacino del Mediterraneo, per<span class="fs14lh1-5"> conseguire questi scopi, l’IAS promuove:</span></div><div>incontri e dibattiti (convegni, workshops, seminari, ecc.) fra i ricercatori e studiosi afferenti ad aree sia scientifiche che &nbsp;umanistiche</div><div><br></div><div><div><a href="http://www.archeoastronomia.com" target="_blank" class="imCssLink">http://www.archeoastronomia.com</a></div></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 21 Jan 2019 08:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Presepi viventi in Sicilia 2018-19]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002E"><span class="fs12lh1-5 ff1">Con l'arrivo del Natale una guida per visitare i più suggestivi presepi viventi in Sicilia, alcuni sono storici, alcuni nei borghi altri nei quartieri, tutti da visitare. Ogni paese propone la propria versione, sfruttando &nbsp;quelle che sono le peculiarità del proprio territorio e le rispettive tradizioni popolari. Nella maggior parte dei casi si ha la possibilità di rivisitare arti e mestieri con l'ambientazione spiccatamente siciliana.</span><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Vi proponiamo qui una nostra selezione dei presepi viventi più belli e più famosi della Sicilia.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Custonaci TP</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Contrada Scurati - Grotta Mangiapane- s.n. &nbsp;Custonaci &nbsp;TP 91015 cell.340 432291 info@presepecustonaci.it</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://presepecustonaci.it/index.php" target="_blank" class="imCssLink">http://presepecustonaci.it/index.php</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Balata di Baida &nbsp;Castellammare del Golfo TP</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Balata di Baida è la frazione più abitata di Castellammare del Golfo situata nella campagna a circa 10 Km dal capoluogo comunale.</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.presepeviventebalatadibaida.com/index.php" target="_blank" class="imCssLink">www.presepeviventebalatadibaida.com/index.php</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Sutera AG</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.presepeviventesutera.it" target="_blank" class="imCssLink">www.presepeviventesutera.it</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Gangi PA</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.presepeviventegangi.it" target="_blank" class="imCssLink">www.presepeviventegangi.it</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Cavagrande del cassivbile Avola SR</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">cell 347 350 2342 presepeviventecavagrande@gmail.com</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">https://it-it.facebook.com/pg/Presepe-Popolare-Vivente-Cavagrande-Del-Cassibile-497178980323109/about/?ref=page_internal</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Cava d'ispica RG</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://http://presepeviventeispica.com" target="_blank" class="imCssLink">http://presepeviventeispica.com</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Montalbano Eelicona ME</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Telefono 0941.679012 - Fax 0941.679597</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Ufficio Osservatorio Turistico - telefono 0941.678019</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.comune.montalbanoelicona.me.it" target="_blank" class="imCssLink">www.comune.montalbanoelicona.me.it</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/montalbano.turismo</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Palazzolo Acreide</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Quartiere dell'Ebraida</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Cell 329 619 8962</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">https://it-it.facebook.com/Presepe-vivente-Palazzolo-Acreide-220797348092309/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Agira EN</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Castanea delle furie ME</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Via S. Caterina "Villa Costarelli"</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Castanea Delle Furie</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Chiama 090 318004</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/presepeviventecastanea</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Terme Vigliatore ME</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">presso A.C.S. "La Zagara"</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">via del Mare Terme n. 87</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">98050 Terme Vigliatore (ME)</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Tel. 329.4019442 Valentina - informazioni generali</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Tel. 338.1534825 Sebastiano - organizzazione accoglienza gruppi</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">e-mail a info@presepetermevigliatore.it</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.presepetermevigliatore.it/index.php" target="_blank" class="imCssLink">www.presepetermevigliatore.it/index.php</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Vizzini CT</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/presepeverghiano/?fref=ts</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Militello Rosmarino ME</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.presepeviventemilitello.com" target="_blank" class="imCssLink">www.presepeviventemilitello.com</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/anspisanbiagio/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Calatafimi Segesta TP</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Quartiere "Li Ficareddi"</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Calatafimi Segesta</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Cell 339 847 1224</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/Presepe-Vivente-Calatafimi-Segesta-775521705844231/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Cammarata AG</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/presepeviventedicammarata</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.presepeviventecammarata.it" target="_blank" class="imCssLink">www.presepeviventecammarata.it</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Casalvecchio Siculo ME</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Centro Storico</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Chiama 0942 761044</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/presepeviventecasalvecchiosiculo/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Montaperto AG</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/montapertopresepediagrigento</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.presepeagrigento.com" target="_blank" class="imCssLink">www.presepeagrigento.com</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Canicatti AG</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/Associazione-Crisalide-452375735164101/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">tempio di vittoria ragusa</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Monterosso Almo RG</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Piazza Sant'Antonio</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Cell 339 873 9007</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">https://it-it.facebook.com/presepeviventemonterossoalmo/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Giarratana RG</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/gliamiciro.cuozzu.3/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="https://presepegiarratana.it" target="_blank" class="imCssLink">https://presepegiarratana.it</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Valderice TP</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/ProMisericordia/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.promisericordiavalderice.it" target="_blank" class="imCssLink">www.promisericordiavalderice.it</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Melilli SR</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.fraticappuccini-melilli.com/presepe.html" target="_blank" class="imCssLink">www.fraticappuccini-melilli.com/presepe.html</a></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Piana degli Albanesi PA</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/sangiorgiopianadeglialbanesi/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Pollina PA</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/PresepeViventePollina/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Sambuca di Sicilia AG</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/pg/Presepe-Vivente-nel-Borgo-dei-Borghi-319423881878399/posts/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Biancavilla CT</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/associazionemondonuovo/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Calascibetta EN</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Cell 339 319 5532</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/Presepe-Vivente-di-Calascibetta-725355624223111/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Marineo PA</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">www.facebook.com/events/464386954086386/</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Termini Imerese PA</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.presepetermini.it/" target="_blank" class="imCssLink">www.presepetermini.it</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 16 Dec 2018 09:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Divina Commedia di Salvador Dalì]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000002C"><h3 class="imHeading3 imTACenter"><span class="imTALeft">Viaggio surreale nella "Divina Commedia” di Salvador Dalì</span></h3><div data-text-align="center" class="imTACenter"><hr></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="imTALeft">Viaggio surreale nella "Divina Commedia” di Salvador Dalì, </span><span class="cf1">mostra presso la Galleria Civica d’Arte di Palazzo Moncada di Caltanissetta; progetto realizzato dall’Associazione Culturale Creative Spaces e patrocinato dal Comune di Caltanissetta.</span></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span times="" new="" roman",="" serif;="" font-size:="" 15px;="" color:="" rgb(51,="" 51,="" 51);"="" class="fs12lh1-5 ff1">Orari d’apertura: da Martedì alla Domenica ore 10:00 – 13:00 e 17:00 – 20:00</span><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span times="" new="" roman",="" serif;="" font-size:="" 15px;="" color:="" rgb(51,="" 51,="" 51);"="" class="fs12lh1-5 ff1">Aperture straordinarie: 6 gennaio (ore 10:00 – 13:00 e 17:00 – 20:00);</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span times="" new="" roman",="" serif;="" font-size:="" 15px;="" color:="" rgb(51,="" 51,="" 51);"="" class="fs12lh1-5 ff1">Chiusura museo: tutti i lunedì e 25, 26 e 30 dicembre 2018</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span times="" new="" roman",="" serif;="" font-size:="" 15px;="" color:="" rgb(51,="" 51,="" 51);"="" class="fs12lh1-5 ff1">Ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura</span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span times="" new="" roman",="" serif;="" font-size:="" 15px;="" color:="" rgb(51,="" 51,="" 51);"="" class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1">Le Opere</span><div data-text-align="center" class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1">Cento xilografie a colori di Salvator Dalì raccontano la Divina commedia. Un viaggio attraverso i tre regni danteschi, Inferno, Purgatorio e Paradiso. Dalì come Dante attinge alla propria memoria e al proprio percorso artistico per raccontare, in maniera inedita, quel mondo ultraterreno e ordinato concepito dalla chiesa.</span> </div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 15 Dec 2018 16:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Antonello da Messina a Palazzo Abatellis]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000029"><div><hr></div><div><h3 class="imHeading3">La Mostra più Attesa dell'Anno: Antonello da Messina a Palazzo Abatellis</h3><div><hr></div><div>Per la prima volta, le celebri opere di Antonello da Messina, uno dei più grandi maestri del Rinascimento italiano, si riuniscono a Palermo, nella Galleria di Palazzo Abatellis, già sede della famosa "Annunciata". Questa straordinaria esposizione, che promette di essere un evento imperdibile, offrirà ai visitatori un'occasione unica di ammirare le opere di Antonello in un contesto che esalta la loro bellezza e la loro innovatività.<div><br></div><div>La mostra è curata da Giovanni Carlo Federico Villa, storico dell'arte di grande prestigio, che già nel 2006 ha curato la rinomata mostra-evento dedicata ad Antonello alle Scuderie del Quirinale di Roma. Il percorso espositivo, pensato per offrire un'esperienza immersiva e unica, metterà in dialogo opere provenienti da musei italiani e internazionali, creando un percorso inedito che permetterà al pubblico di scoprire l'evoluzione artistica di Antonello da Messina e il suo impatto duraturo sull'arte occidentale.</div><div><br></div><div>Un’Occasione Unica</div><div><br></div><div>La mostra, promossa dalla Regione Siciliana e da MondoMostre, è inserita nel programma di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018, un'opportunità irripetibile per visitare alcune delle tavole più celebri dell'artista siciliano, che raramente sono esposte insieme. Il pubblico potrà ammirare "San Girolamo Penitente", "L'Annunciata", "Il Ritratto di un uomo", e molte altre opere straordinarie che definiscono la grandezza di Antonello. Queste opere, che provengono da musei prestigiosi, come la Galleria degli Uffizi di Firenze e il Museo Nazionale di Palermo, saranno finalmente riunite in un'unica location, offrendo una nuova prospettiva sulla figura dell’artista e sulla sua straordinaria produzione.</div><div><br></div><div>Antonello da Messina, nato a Messina nel 1430 circa, è uno dei più innovativi pittori del Rinascimento italiano. La sua arte unisce la tradizione gotica internazionale con l'influenza della pittura fiamminga, e la sua tecnica di sfumato e l'uso della luce sono da considerarsi tra i primi esempi di pittura moderna. Antonello si distingue per il suo talento nel ritrarre i volti e le espressioni umane con un realismo senza precedenti, una capacità che lo ha reso uno degli artisti più ammirati di tutti i tempi.</div><div><br></div><div>Palazzo Abatellis: Un Museo di Straordinario Fascino</div><div><br></div><div>La Galleria di Palazzo Abatellis è una delle più importanti istituzioni culturali di Palermo. Questo edificio, un capolavoro dell'architettura rinascimentale, è stato costruito nel XV secolo come residenza di Francesco Abatellis, un nobile palermitano. Oggi ospita una vasta collezione di arte siciliana, tra cui sculture, dipinti e reperti archeologici, ed è sede della famosa opera di Antonello, "L'Annunciata", uno dei suoi lavori più celebri e significativi. La scelta di Palazzo Abatellis come sede di questa mostra, quindi, è particolarmente significativa, poiché il museo rappresenta non solo un punto di riferimento per la storia dell'arte siciliana, ma anche un luogo intriso di storia che si lega indissolubilmente alla figura di Antonello da Messina.</div><div><br></div><div>Dettagli della Mostra:</div><div><br></div><div>Periodo di apertura: dal 14 dicembre al 10 febbraio</div><div><br></div><div>Sede: Palazzo Abatellis, Palermo</div><div><br></div><div>Orari di apertura: Lunedì - Domenica, dalle 9:00 alle 19:00 (ultima entrata alle 18:30)</div><div><br></div><div>Ingresso: Biglietto intero 10€ | Ridotto 7€</div><div><br></div><div>Presentazione ufficiale: Giovedì 13 dicembre, alle ore 12:00, con conferenza stampa al Museo Abatellis, seguita da una preview della mostra con visita guidata dal curatore.</div><div><br></div><div>Un’occasione imperdibile</div><div><br></div><div>Questa mostra è un'opportunità irripetibile per tutti gli appassionati d'arte e per chi desidera immergersi nella bellezza e nel genio di Antonello da Messina. Le opere in mostra, che raramente sono riunite in un unico luogo, offrono una visione completa della sua evoluzione artistica, dalle prime opere influenzate dalla pittura fiamminga fino ai capolavori che hanno segnato l'apice della sua carriera.</div><div><br></div><div>Questa esposizione, un’occasione unica per scoprire la grandezza di uno dei maestri indiscussi del Rinascimento, non solo arricchirà la scena culturale palermitana, ma contribuirà a valorizzare l'importante patrimonio artistico e culturale della Sicilia. </div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 08 Dec 2018 18:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’Inferno di Dante in scena alle Gole dell’Alcantara]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000026"><header><div><hr></div><h3 class="imHeading3">L’Inferno di Dante il maestoso spettacolo in scena alle Gole dell’Alcantara</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Torna, ancora una volta, lo spettacolo mozzafiato de “L’Inferno di Dante” alle Gole dell’Alcantara. Dopo il grande successo delle edizioni precedenti, si preannuncia un'edizione 2018 davvero imperdibile. Tra la fine di luglio e la prima decade di agosto, le straordinarie Gole dell’Alcantara diventeranno per nove serate il palcoscenico naturale di una rappresentazione teatrale unica nel suo genere.<div><br></div><div>Quest’anno, la regia è affidata al talentuoso Giovanni Anfuso, regista di fama e già direttore del Teatro Stabile di Catania, che con la sua esperienza e passione porterà in scena una delle opere più iconiche della letteratura mondiale, facendo rivivere le parole di Dante Alighieri in un contesto straordinario.</div><div><br></div><div>Le recite de “L’Inferno di Dante” alle Gole dell’Alcantara sono programmate per il 27, 28, 29 luglio, il 3, 4, 5 agosto e il 10, 11, 12 agosto, con orari di inizio fissati alle ore 21:00, 22:00 e 23:00.</div><div><br></div><div>L'evento, che andrà in scena in lingua italiana, offrirà al pubblico un'esperienza immersiva che unisce la magia del teatro alla bellezza mozzafiato del paesaggio siciliano, creando un’atmosfera unica che non mancherà di emozionare e coinvolgere ogni spettatore.</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/InfernoDiDanteOfficial/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/InfernoDiDanteOfficial/</a></div></div></div></header></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 05 Jul 2018 16:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Palermo, a Villa Zito la mostra Party of Life, Keith Haring]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000024"><h3 class="imHeading3">A Villa Zito la mostra “Party of Life” dedicata a Keith Haring</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Dal 29 giugno 2018 l’esposizione a cura di Diana Di Nuzzo rende omaggio all’artista statunitense, tra i più significativi del XX secolo, la cui popolarità è paragonabile a quella di Andy Warhol</span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1"></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf2">PALERMO - Scintillanti e drammatici al tempo stesso, furono così gli anni ’80, e l’arte di </span><span class="cf2">Keith Haring </span><span class="cf2">(1958-1990) ne è di fatto la sintesi, con tutto il suo immaginario gioioso Pop sul quale incombe l’ombra funesta dell’Aids.</span></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf2">La mostra palermitana intende commemorare la figura di questo artista, genio della street-culture newyorkese, che arriva per la prima volta a Palermo. </span><span class="cf2">La rassegna, oltre ad omaggiare il valore innovativo della sua opera è anche un invito a una riflessione collettiva ispirata al suo messaggio sociale.</span></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf2">Haring, in soli 30 anni, ha realizzato un vasto corpus di immagini, riuscendo ad inserire il mondo della Street Art, con la sua forza espressiva, nel circuito dell’Arte Contemporanea, all'interno dunque di gallerie e musei. </span><span class="cf2">Attraverso un linguaggio inedito e prettamente iconico, ha comunicato la propria visione della realtà al mondo, viaggiando, mettendo la propria creatività al servizio del sociale, realizzando lavori di enorme impatto e di risonanza internazionale. </span></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf2">Ad arricchire il progetto vi sarà la collaborazione con le associazioni non profit </span><span class="cf2">4Children</span><span class="cf2"> e </span><span class="cf2">NPS Italia onlus</span><span class="cf2">, nel rispetto dell’impegno di Keith Haring per il mondo dell’infanzia e della malattia, e l’attenzione verso tutte le tematiche sociali, incarnate oggi dalla Fondazione istituita a suo nome. </span></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Villa Zito è infatti un'antica dimora nobiliare risalente alla fine del Settecento.</span><div><span class="fs12lh1-5">Oggi, però, la sua funzione è cambiata radicalmente: non è più una residenza privata, ma uno dei poli culturali più importanti di Palermo.</span><br></div><div><div><span class="fs12lh1-5">In origine, serviva come dimora nobiliare estiva per la sua famiglia. Nel corso del tempo, è passata di proprietà diverse.</span><br></div></div><div><span class="fs12lh1-5">La villa ha però un’origine ben più antica: il Villabianca, infatti, riporta che la “casena” fu fondata da Gaspare Scicli intorno alla prima metà del Settecento. Nella seconda metà dello stesso secolo fu acquistata da Antonio La Grua, principe di Carini. Il distico ancora apposto sul portale d’ingresso che recita: “Hinc lites, strepitus, curae, hinc procul ite cadentes; hic reparent animos otia, rura, quies” (Restino lontane le liti, gli strepiti, gli affanni; qui diano riposo all’animo la pace, le campagne, la quiete), rispecchia il carattere “villereccio” della dimora. I principi di Carini, infatti, la acquistarono sulla scorta di una moda sempre più diffusa tra i nobili del periodo, quella cioè di possedere un rifugio posto al di fuori delle mura cittadine ove soggiornare nei periodi più miti dell’anno. La villa era fabbricata su due elevazioni: pianterreno e piano nobile; adiacente al corpo principale e accessibile attraverso apposite aperture era la cappella; quest’ultima era decorata con architetture dipinte realizzate nel 1762. L’aspetto attuale dell’immobile è frutto dell’intervento attuato nel primo quarto del XX secolo dall’architetto Michele La Cavera; questi, infatti, fu incaricato da Francesco Zito di abbellire la propria residenza secondo il nuovo gusto imperante. Il risultato fu una elegante dimora di stile classicista cinquecentesco: il prospetto presenta aperture a edicola sottolineate da decorazioni e termina con terrazze laterali. Alla stessa epoca risalgono le decorazioni a tempera dei soffitti a volta, sia del piano nobile sia del pianoterreno, alcuni in stile floreale, altri di ispirazione neoclassica, altri ancora caratterizzati da uno spirito eclettico. Nel 1926 il Banco di Sicilia acquistò la villa. La Fondazione Sicilia nel dicembre del 2005 ha acquistato la villa e successivamente ha affidato il restauro e la risistemazione dell’edificio all’Architetto Corrado Anselmi. Gli spazi espositivi sono dedicati alla conservazione e all’esposizione al pubblico delle collezioni pittoriche e di una selezione di opere grafiche.</span><div><br></div></div><div><span class="fs12lh1-5">La Pinacoteca della Fondazione Sicilia</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Dopo un attento restauro, Villa Zito è diventata la sede della pinacoteca della Fondazione Sicilia, che dal 2015 ha aperto le sue porte al pubblico. L'edificio è stato trasformato in uno spazio espositivo moderno e funzionale che conserva ed espone una ricchissima collezione d'arte.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il percorso museale ospita oltre 300 capolavori che coprono un arco temporale di tre secoli, dal XVII al XX secolo. La collezione include opere di artisti di spicco, dai maestri del Seicento come Mattia Preti e Luca Giordano ai grandi pittori siciliani dell'Ottocento come Francesco Lojacono, fino a esponenti del Novecento come Renato Guttuso e Mario Sironi.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf2">Dal 29 Giugno 2018 al 16 Settembre 2018</span><br><span class="cf2">Palermo, Villa Zito</span><br><span class="cf2">Info: +39 375 621 38 25</span><br><span class="cf2">info@contemporaryconcept.net</span><br><span class="cf2"><a href="http://www.contemporaryconcept.net" target="_blank" class="imCssLink">www.contemporaryconcept.net</a></span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Jul 2018 16:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Frida Kahlo nelle immagini a Noto 4 luglio 2018]]></title>
			<author><![CDATA[il sicilia.it]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000023"><h3 class="imHeading3">Frida Kahlo La Rivoluzionaria</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="cf1">Noto, i tormenti e le passioni di Frida Kahlo nelle immagini che hanno fatto la storia di Rosa Guttilla 4 luglio 2018</span><div><span class="cf1">Un corpus fotografico di 80 scatti che ritraggono l’artista messicana Frida Kahlo è messo in mostra al Convitto delle Arti – Noto Museum, dove rimarrà in esposizione fino al 30 ottobre.</span></div><div><span class="cf1">Intitolata “Frida Kahlo La Rivoluzionaria“, a cura di Vincenzo Sanfo, la mostra affianca anche l’omaggio di 20 artisti siciliani che hanno voluto realizzare una loro opera ispirandosi alla vita e alle passioni della grande pittrice.</span></div><div><span class="cf1">Gli scatti, realizzati dai più grandi fotografi del tempo, portano in evidenza alcuni momenti della sua esistenza, sospesa tra vicende che hanno influenzato non solo la sua pittura, ma anche il suo modo di concepire la vita.</span></div><div><span class="cf1">Tra tormenti e passioni che hanno ormai travalicato la storia dell’arte, per entrare nel mito.</span></div><div><span class="cf1">Amori, dolori, politica, creatività e ricerca di una propria serenità interiore, portano in evidenza la personalità di un artista, ma ancor più di una donna, che è divenuta il simbolo della forza e della indipendenza di tutte le donne.</span></div><div><span class="cf1">In queste immagini che colgono Frida Kahlo nei suoi momenti, privati e pubblici, si ritrova tutta la vicenda umana e la passionalità di una protagonista indiscussa del ventesimo secolo appena trascorso.</span></div><div><span class="cf1">Una mostra, questa di Noto, che non mancherà di emozionare i visitatori e che svelerà gli aspetti di una vicenda appassionante e unica.</span></div><div><span class="cf1">Gli autori delle 80 immagini sono alcuni tra i grandi protagonisti della fotografia mondiale, amici e compagni di vita di Frida Kahlo, posti in dialogo, nelle due aule del cortile del Convitto, con gli scatti degli autori siciliani.</span></div><div><span class="cf1">Nei mesi di luglio e agosto il Convitto delle Arti Noto Museum rimarrà aperto dalle 10 alle 24.</span></div><div><span class="cf1"><br></span></div><div><span class="cf1">Convitto delle Arti Noto Museo,</span></div><div><span class="cf1">Corso Vittorio Emanuele 31, Noto - Sicilia</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 04 Jul 2018 16:11:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?frida-kahlo-nelle-immagini-a-noto-4-luglio-2018</link>
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			<title><![CDATA[Mostre, sulle tracce di Ignazio Moncada, artista “irrequieto” 16 giugno 4 novembre 2018]]></title>
			<author><![CDATA[www.blogsicilia.it]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000021"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Mostre, sulle tracce di Ignazio Moncada, artista irrequieto</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1">Nell’anno di Palermo Capitale della Cultura 2018 e di Manifesta 12 – biennale di arte contemporanea in programma nel capoluogo siciliano da giugno a novembre 2018 – l’Archivio Ignazio Moncada presenta un grande progetto dedicato all’artista (Palermo 1932 – Milano 2012) che documenta come, pur operando prevalentemente altrove, il legame con la Sicilia non si sia mai interrotto.</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Il progetto si articola fra Marsala (Tp), con la mostra al Convento del Carmine dal titolo “Ignazio Moncada. Attraverso il colore (23 giugno – 21 ottobre 2018), a cura dello storico dell’arte Sergio Troisi, e le città di Palermo, Bagheria e Castelbuono con “Attraverso Palermo”: itinerario che, tra palazzi storici, castelli medievali e ville nobiliari con opere o installazioni site-specific realizzate negli anni da Moncada, ricuce la narrazione della poetica dell’artista attraverso la sua ricca e articolata produzione in Sicilia. “Attraverso Palermo” fa parte dei Collateral Events di Manifesta 12.</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">“IGNAZIO MONCADA. Attraverso il colore”, a cura di Sergio Troisi</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Marsala, Convento del Carmine, dal 23 giugno al 21 ottobre 2018</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Da un lato Marsala, il luogo fisico dove sfogliare, un capitolo dopo l’altro, l’alfabeto visivo di Ignazio Moncada, il suo sentimento del colore, l’instancabile ricerca pittorica attenta alle eredità delle avanguardie, dal Futurismo all’Astrazione di matrice costruttivista. Una grande antologica, a cura dello storico dell’arte Sergio Troisi, ripercorre attraverso 50 opere, l’intera produzione di Moncada: dalle astrazioni geometriche degli anni Sessanta, alle Trasparenze del decennio successivo; dalle Archeologie alla serie intitolata Alesa, che fornirà la grammatica-base alla pratica della Pont-Art (i grandi teloni montati sui ponteggi degli edifici milanesi in fase di restauro), fino alla serie degli anni Novanta-Duemila, dedicate alla musica, danza e mito: un primitivismo decorativo immerso nella memoria mediterranea. La mostra di Marsala, cui è dedicato un catalogo edito da Kalòs, è organizzata dall’Ente Mostra di Pittura Contemporanea “Città di Marsala” in collaborazione con l’Archivio Ignazio Moncada.</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">“IGNAZIO MONCADA. Attraverso Palermo”</span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Palermo/Bagheria/Castelbuono</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Palazzo Branciforte/Villa Cattolica e Villa Trabia/Castello Ventimiglia</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Nell’ambito della Biennale Manifesta 12 (Palermo, 16 giugno – 4 novembre 2018) l’Archivio Ignazio Moncada propone un affascinante percorso fra palazzi storici, castelli medievali e ville nobiliari – circondate da ombrosi e profumati giardini – alla scoperta delle opere realizzate da un artista talmente “irrequieto” nelle sue infaticabili esplorazioni di sempre nuovi linguaggi dell’arte, da poter essere considerato “contemporaneo” anche oggi.</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">L’occasione – assolutamente inedita e che certamente non sfuggirà ai veri appassionati di arte, ai curiosi e ai viaggiatori amanti della Sicilia più colta e raffinata, da sempre in contatto con le corti d’Europa – sarà l’apertura al pubblico, a Villa Trabia (Bagheria), della “Stanza dell’Irrequieto”, camera rivestita da Moncada, nel 1995, in ceramica policroma da lui decorata e che – potente scrigno di energia e colore – è racchiusa in una “suite” di stanze, al piano terra di un’ala dell’aristocratica dimora settecentesca dove ancora oggi vivono i familiari dell’artista.</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">L’itinerario di “Attraverso Palermo” sulle orme artistiche di Moncada include:</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">• Palazzo Branciforte (Palermo), dove il soffitto della biblioteca restaurata da Gae Aulenti ospita dal 2012 un suo importante intervento murale di grandi dimensioni (28×8 m)</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">• Bagheria (Pa) dove, oltre a Villa Trabia e alla già citata “Stanza dell’Irrequieto”, è proposta una tappa al Museo Guttuso, a Villa Cattolica (altra villa settecentesca). E’ qui che, insieme all’opera “Archeologie Astratte” (1979) inclusa nella collezione permanente, saranno esposte al piano terra tre grandi tele del ciclo “Le Rappresentazioni”, produzione del 2000 dedicata alle Metamorfosi del Mito e, nella gipsoteca, la scultura in ceramica “Il pallottoliere”</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">• Castelbuono (Pa), dove il Museo Civico del Castello Ventimiglia nelle prossime settimane arricchirà la collezione permanente con l’acquisizione de “La maga Circe”, acrilico del 2002.</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">All’iniziativa è dedicato un vademecum cartaceo ispirato al segno grafico di Moncada, al suo sentimento autentico per il colore, all’indole così essenzialmente gioiosa e giocosa di un artista “irrequieto” per indole e per (auto)definizione. Un pieghevole in carta pregiata che, oltre a contenere le istruzioni per l’uso dell’itinerario nei siti d’arte di Palermo, Bagheria e Castelbuono, si trasforma in un modellino 3D della “Stanza dell’Irrequieto” e infine in un manifesto: sul retro infatti è stampato il bozzetto originale realizzato da Moncada per il soffitto di Palazzo Branciforte. Il progetto grafico è dello Studio di Architettura Ruggero Moncada.</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Il progetto “Ignazio Moncada. Attraverso Palermo” è realizzato dall’Archivio Ignazio Moncada in collaborazione con Fondazione Sicilia (Palazzo Branciforte), Museo Guttuso (Villa Cattolica) e Museo Civico di Castelbuono.</span></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">ARCHIVIO IGNAZIO MONCADA</span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Via Solferino 11, Milano</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Tel +30 02 86463938</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Mob +39 335 492 445</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">archivio@ignaziomoncada.com</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">ignaziomoncada.org</span><br></div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">www.blogsicilia.it/palermo/mostre-sulle-tracce-di-ignazio-moncada-artista-irrequieto</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 01 Jun 2018 19:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[I colori degli artisti a Mezzojuso per un mondo migliore]]></title>
			<author><![CDATA[Associazione culturale La via dell’arte]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000020"><div class="imTACenter"><h3 class="imHeading3">I colori degli artisti a Mezzojuso per un mondo migliore</h3><div><hr></div><div>FESTA DELLA REPUBBLICA</div><div>2 giugno: Inaugurazione della Prima collettiva d’arte</div><div>Le Opere saranno donate al Cro di Aviano ed al Comune di Mezzojuso</div><div>Per la Festa della Repubblica 75 artisti invaderanno, con le loro opere, il Castello di Mezzojuso dove sarà inaugurata, in occasione della ricorrenza della nascita della Repubblica Italiana, la prima collettiva d’arte “I colori degli artisti a Mezzojuso per un mondo migliore”.</div><div>L’iniziativa, voluta dal sindaco Salvatore Giardina, dal direttore artistico della prima collettiva d’arte Roberto Guccione, dall’associazione culturale “La via dell’arte”e &nbsp;dall’associazione culturale “Le Aquile”, ha come obiettivo trasformare il piccolo centro arabo normanno in una cittadina dell’arte. Grande sostenitore dell’evento è Leoluca Orlando, sindaco della città metropolitana di Palermo, che sin dagli albori del progetto ha dato il suo sostegno agli organizzatori ed ha inserito l’evento nel circuito “Palermo capitale della cultura 2018”. La manifestazione godrà del patrocinio del Cro (centro radio-oncologico) di Aviano, a cui metà delle opere esposte dagli artisti saranno donate. L’inno nazionale, per l’occasione, sarà eseguito dal tenore Alessandro Cassibba.</div><div>“Ospitare la prima collettiva d’arte per me è un raro privilegio – afferma il sindaco Salvatore Giardina- e mi riempie di fierezza. La collettiva, frutto di un minuzioso lavoro svolto dal Direttore artistico Guccione e dai suoi collaboratori, segna un traguardo importante per il patrimonio storico-artistico del nostro territorio. La città di Mezzojuso ha avuto un ruolo fondamentale nella vita sociale e culturale di questo lembo di terra del territorio palermitano e la ricchezza del vasto patrimonio di arte, che sarà messo in mostra &nbsp;durante la Collettiva, metterà in luce la nostra ridente cittadina. L’arte è la manifestazione della vita, della natura, del reale, dell’infinito di cui ogni artista con l’opera d’arte cerca di rappresentare. &nbsp;L’essere inseriti nel circuito mostre di “Palermo capitale della Cultura italiana” è motivo di vanto e di orgoglio, segno che siamo sulla giusta strada per valorizzare e promuovere la nostra terra”.</div><div>“L’evento lo definirei unico per un semplice motivo – ribadisce il direttore artistico Roberto Guccione- , noi Artisti siamo naturalmente inclini verso l’espressione umana più bella &nbsp;che è la Solidarietà. Accomunati da questo slancio vitale, gli artisti partecipanti al concorso hanno recepito con entusiasmo il disposto del bando di concorso che stabilisce che le opere realizzate in occasione dell’estemporanea verranno donate al CRO ( centro riferimento oncologico) di Aviano e al Comune di Mezzojuso. L’arte deve essere sempre al servizio di chi soffre per dare un contributo alla nascita di un mondo migliore”.</div><div>All’inaugurazione porterà il suo saluto l’ing. Mario Tubertini, direttore generale del Cro di Aviano ed il prof. Mario Zito, direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo.</div><div>“L’arte ci sradica e ci colloca in una realtà virtuale, arte-fatta. Calati in questa dimensione, vorremmo che tutto ciò- sottolinea la madrina dell’evento, prof.ssa Maria Grazia Cianciulli, dirigente del Miur- durasse per sempre. Il tempo, nella sua accezione base di khronos, è sospeso e lo spazio è irrilevante in quanto lo spettatore è incapsulato nell’arte, lo spazio virtuale- microcosmo creato dall’artista. Allo stesso tempo lo spirito si sente “innalzato”, toccato, mosso , inserito in quello spazio virtuale perché qualcosa ha accarezzato l’anima e l’ha innalzata … commovente, sradicante, innalzante esperienza, un processo graduale che avviene passo dopo passo, che ci rende parte del sublime e ci conduce nell’estasi”.</div><div>“Per il secondo anno consecutivo ritorno a descrivere le bellezze dei comuni dell’entroterra palermitano– racconta il responsabile dell’ufficio stampa Valerio Martorana, Direttore della Rivista Voci Fraterne, organo ufficiale della Federazione Italiana Exallievi ed Exallieve di Don Bosco e presentatore dell’evento con le colleghe Maria Grazia Cianciulli e Stefania Riccobono- grazie all’amicizia che mi lega al vulcanico Maestro Roberto Guccione. Cercherò di narrare il fascino di questi territori, unitamente alla magia profusa dalla bellezza dei suoi monumenti, legata alla &nbsp;storia della dominazione araba che ha lasciato un patrimonio artistico e monumentale mozzafiato: tutto questo permetterà alla ridente cittadina di Mezzojuso di &nbsp;mostrare la sua vera identità ai numerosi artisti provenienti da ogni parte dell’Europa e che, con la loro presenza, testimonieranno la bellezza dell’arte, capace di andare “Oltre” i limiti dell’agire e del pensiero umano ricordandoci che le nostre realizzazioni passano dalle nostre fragilità”.</div><div>La collettiva rimarrà disponibile al pubblico sino al 30 giugno, ogni giorno, dalle ore 10.30 alle ore 13 e dalle ore 17 alle ore 19.30.</div><div>Ecco l’elenco degli artisti che esporranno le loro opere:</div><div>Catia Pugliese, Angelica Flore, Nelly Fonte, &nbsp;Antonella Lo Monaco, Angelo Criscione, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div><div>Antonio Pugliano, Stefania Chiaraluce, Giuseppe Zito, Francesco Crispiniano, Paola Grillo, Dobus Gyorgy, &nbsp;Dobus Dorka, Amelia Perrone, Admira Bradaric, Silvana Mellacina, Ines Renate Doellert, Puelo Gino Jopul, Calvo Maria Grazia, Franco Carletti, &nbsp;Luciana Palmerini, Pino Noto, Mario Vittoria, Rosa Strano, Oriana Galopin, &nbsp;Armando Nigro, Giampaolo Monsignori, &nbsp;Noemi Gizzi Martina, Carla Pistola, &nbsp;Teresa Giglio, &nbsp;Nadia Gaggiol, &nbsp;Mary Anne Zammit, Eleonora Ragonesi, Ivana Guarini, &nbsp;Salvo Vella, Vincenza Iuvara, Totò Lucania, Alfio Crivellaro, Lauretta Bortolan, Mario Perrotta, Pina Re, Pamela Iuvara, Filomena Granata, Loredana Chinatti, Daniela Bussolino, Natalia Dupont Dutilloy, Emilia Albergo, Katalin N. Sebastyen, Sara Occhipinti, Chiara Rappisi, Salvatore Valenti, Pamela Siciliano, Elena Cappelletto, Sabrina Crisante, &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Silvana Amarù, Francesco Paolo Putano, Rosa Malandrino, Salvatore Pani, Nuccio Schepis, Anna Ottaviano, Claudio Schembari, Erzen Sylisufi, Graziella Puccia, Rosalba Guarnuccio, Rosario Rigogliso, &nbsp;Maria D’ Anna, Maria Rosa Beghelli, László Takács, Irene Giudice, Davide Dimartino, Rosaria Straffalaci, Simona Sottilaro, Biagio Amatu, Enzo Giummarra, Luz Helena Marín Guzmán, Katya Cavaliere, Rosaria Caffè, Kiryanova Svitlana, Paolo Landolina, Giusy Siragusa, Noemi Scottino.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 31 May 2018 17:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cantine Aperte preso il Feudo Arancio a Sambuca di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001E"><div><h3 class="imHeading3">Cantine Aperte 2018 a Feudo Arancio: Un Viaggio Tra Vino e Arte nella Splendida Sicilia</h3><div><hr></div><div>Domenica 27 maggio 2018, Feudo Arancio apre le sue porte per l'edizione 2018 di Cantine Aperte, l’evento nazionale promosso dal Movimento Turismo del Vino, che celebra il mondo del vino, l'arte e la cultura siciliana. Una giornata imperdibile per scoprire la nostra cantina e il nostro territorio, un angolo di Sicilia incantevole dove la tradizione vinicola si fonde con la bellezza naturale.</div><div><br></div><div>Feudo Arancio e la sua Posizione Geografica</div><div>Feudo Arancio si trova nel cuore della Sicilia occidentale, nella suggestiva zona di Sambuca di Sicilia, un piccolo borgo situato ai piedi delle Colline Sicani, in provincia di Agrigento. La località è facilmente raggiungibile grazie alla sua posizione strategica, a circa 40 km dalle coste del Mar di Sicilia, che regalano paesaggi mozzafiato, e a 90 km dall'aeroporto di Palermo.</div><div><br></div><div>La zona di Sambuca è famosa per il suo paesaggio incontaminato, tra colline, valli e laghi, che fanno da cornice perfetta per le nostre vigne. Il clima temperato e le brezze marine creano l'ambiente ideale per la coltivazione delle uve, rendendo i vini di Feudo Arancio un'espressione autentica della terra siciliana. La vicinanza al mare e la fertilità del suolo contribuiscono a dare ai nostri vini una qualità unica, apprezzata sia in Italia che all'estero.</div><div><br></div><div>Vino e Arte al Feudo Arancio</div><div>In questa giornata speciale, il nostro baglio a Sambuca di Sicilia si trasformerà in un vero e proprio museo a cielo aperto, dove l'arte vinicola si unisce alla creatività dei maestri locali. In esposizione ci saranno le nostre pregiate etichette, tra cui Hedonis, una riserva di Nero d’Avola potente ed elegante, e le opere di artisti siciliani di grande talento, come Salvatore Catanzaro, Roberto Masullo, Michele Bono e Vincenzo Crapanzano, che racconteranno con le loro opere la bellezza del nostro territorio.</div><div><br></div><div>Il Programma della Giornata</div><div>L'evento prevede una visita guidata in cantina, durante la quale potrete scoprire il processo di vinificazione e la storia di Feudo Arancio, con l’accompagnamento del nostro agronomo e enologo. Non mancherà, naturalmente, una degustazione delle nostre migliori etichette, per farvi assaporare il meglio della nostra produzione.</div><div><br></div><div>A partire dalle 12.30, si terrà uno showcooking curato dall’Istituto Alberghiero “Molinari” di Sciacca, dove potrete gustare il celebre piatto siciliano della pasta con le sarde, una vera e propria delizia della tradizione locale.</div><div><br></div><div>Nel pomeriggio, l'atmosfera si farà ancora più coinvolgente con la musica live della band No Hay Problema, che darà ritmo alla giornata, mentre i visitatori potranno godersi il panorama circostante e immergersi nell'atmosfera unica di Feudo Arancio.</div><div><br></div><div>Quando e Dove</div><div>Data: Domenica 27 maggio 2018</div><div>Orario: Dalle 10.30 alle 18.00</div><div>Location: Feudo Arancio, Sambuca di Sicilia (AG)</div><div>Contatti e Prenotazioni:</div><div><br></div><div>Email: posta@feudoarancio.it</div><div><br></div><div>Telefono: 0925-579000</div><div><br></div><div>Come Arrivare: Feudo Arancio si trova a circa 90 km da Palermo, facilmente raggiungibile tramite l’autostrada A29 (direzione Mazara del Vallo) e seguendo le indicazioni per Sambuca di Sicilia. La cantina è anche ben collegata alla costa, rendendo l'accesso ancora più semplice per chi proviene da altre località siciliane.</div><div><br></div><div>Non perdere questa straordinaria occasione di esplorare Feudo Arancio, un angolo di Sicilia dove la natura, la cultura e l'arte del vino si incontrano. Vi aspettiamo per una giornata all'insegna del buon vino, dell'arte e delle tradizioni siciliane!</div></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.movimentoturismovino.it/public/eventi_istituzionali/20180516171918_0.pdf" target="_blank" class="imCssLink">http://www.movimentoturismovino.it/public/eventi_istituzionali/20180516171918_0.pdf</a></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 May 2018 08:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[X Festival Internazionale degli Aquiloni, dal 23 al 27 maggio a San Vito Lo Capo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001D"><h3 class="imHeading3">X Festival Internazionale degli Aquiloni, dal 23 al 27 maggio a San Vito Lo Capo 01/02/2018</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div><blockquote></blockquote></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">San Vito Lo Capo</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">è ormai felicemente legata allo straordinario clima di festa che il</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Festival Internazionale degli Aquiloni </span><span class="cf1">porta con sé.</span></span></div><div></div><div></div><div><blockquote></blockquote></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Giunto alla</span><span class="cf1"> X Edizione</span><span class="cf1">, questo attesissimo Evento, amato da grandi e piccini, con il suo messaggio di pace e libertà. &nbsp;</span></span></div><div></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Anche quest’anno,</span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">dal 23 al 27</span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"> </span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Maggio</span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">, saranno presenti aquiloni di vari tipi, colori e dimensioni, costruiti con foglie, con carta di riso, con disegni che evocano flora e fauna, e dalle più disparate forme. </span><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Gli aquilonisti provenienti da varie parti del mondo si esibiranno nella spiaggia di</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">San Vito Lo Capo</span><span class="cf1">, tra ali di folla di bambini e adulti catturati dai mille colori e dall’allegria della musica che accompagna le esibizioni.</span></span></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"> </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Ricco, come sempre, il programma, dalle esibizioni del mattino fino agli spettacoli notturni, particolarmente suggestivi, con volo di aquiloni pirotecnici che, fluttuando nel cielo notturno, danno vita a un gioco di luci simile a quello creato dai fuochi d’artificio. </span></div><div></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">E ancora, gare di aquiloni acrobatici che faranno volteggiare gli Aquiloni sulle note di bellissimi brani musicali scelti per l’occasione. </span></div><div><blockquote></blockquote></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Tutto questo nell’incantevole cornice di</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">San Vito Lo Capo</span><span class="cf1">, il piccolo borgo marinaro con la sua incantevole spiaggia, il suo mare cristallino e il </span><span class="cf1">couscous</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">riesce sempre a catturare tutti.</span></span></div><div></div><div><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"> </span></div><div><blockquote></blockquote></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">PROGRAMMA 2018</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Tutti i giorni: Ore 10:00 – 13:00 e 15:00 - 17:30 - Every day from 10.00 to 13:00 – from 15:00 to 17:30</span></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 May 2018 08:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cantine Aperte l'open day delle Cantine Duca di Salaparuta di Casteldaccia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001C"><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Cantine Aperte: l'open day delle Cantine Duca di Salaparuta di Casteldaccia</span></div><div><hr></div><div><i class="fs12lh1-5">Cantine Aperte 27 maggio 2018</i><br><span class="fs12lh1-5">Cantine Duca di Salaparuta , Via Nazionale ss. 113 - Casteldaccia 27 maggio 2018</span><br><span class="fs12lh1-5">Per informazioni e prenotazioni telefonare al numero 091.945201</span><br><span class="fs12lh1-5 ff1"><br>In occasione di "<span class="cf1">Cantine Aperte</span><span class="cf1">", l’evento enoturistico più importante d’Italia, promosso da Movimento Turismo del Vino &nbsp;(</span><span class="cf1">leggi articolo di approfondimento</span><span class="cf1">) le Cantine Duca di Salaparuta aprono a tutti gli appassionati e ai curiosi con una serie di degustazioni eccezionali.</span><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br><span class="cf1">Ma non solo: sono previsti eventi dedicati a gourmet e golosi e intrattenimenti musicali e artistici, in programma domenica 27 maggio dalle 11.30 alle 20.30 (</span><span class="cf1">leggi il programma</span><span class="cf1">).</span><br><br><span class="cf1">Situate a pochi chilometri da Palermo le Cantine Duca di Salaparuta offrono non solo l’occasione di trascorrere l’ultima domenica di maggio assaporando in compagnia i vini Corvo, Duca di Salaparuta e Florio, ma anche di scoprire tante curiosità visitando le innovative Cantine e di godere la bellezza della cultura e del design più raffinati.</span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 May 2018 07:59:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sabbia, colori ed arte, l'Insabbiata di Ispica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001B"><h2 class="imHeading2">L'insabbiata di Ispica</h2><div><div>Ciao amici di ClickSicilia! Oggi voglio parlarvi dell'Insabbiata di Ispica, una meravigliosa opera d'arte creata con la sabbia. Scopriamo insieme i colori e la bellezza di questa creazione unica</div></div><div><br></div><div>L'ultimo fine settimana di maggio, la piazza antistante la cinquecentesca Chiesa di Sant'Antonio Abate ad Ispica, già scenografia per il film Kaos dei fratelli Taviani, si riveste di uno stupendo tappeto di sabbia variopinta: l'INSABBIATA. Ideata, organizzata e creata dai giovanni dell'Associazione culturale "Insabbiata".<div><br></div><div>Dall'unione di giovani, ispicesi e non, nasce l'Associazione culturale "Insabbiata".</div><div>Questo gruppo di giovani artisti si dedica da ben 8 anni alla realizzazione di stupende opere di sabbia, fruibili annualmente dall'ultimo weekend di maggio alla prima settimana di giugno, dando luogo all'installazione artistica denominata Insabbiata di Ispica.</div></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br>Un grande tappeto di sabbia variopinta colora il centro di Ispica</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br><span class="cf1">Ad allietare i presenti una serie di eventi collaterali tra concerti di musica barocca e tribute band e l'esibizione itinerante della compagnia di musica etno-medievale</span></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 May 2018 07:53:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?sabbia-colori-ed-arte-l-insabbiata-di-ispica</link>
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			<title><![CDATA[Acireale ospita la nivarata il festival della granita siciliana]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000001A"><h3 class="imHeading3">Nivarata, il Festival Internazionale della Granita Siciliana</h3><div><hr><div>Manca poco all'inizio di Nivarata, il festival internazionale dedicato alla granita siciliana, che quest’anno si terrà dal 25 al 27 maggio ad Acireale. Questa manifestazione, giunta alla sua settima edizione, attirerà centinaia di aziende, associazioni, istituzioni e gelatieri provenienti da tutto il mondo. Un evento che supera i "grandi numeri" del 2017, con oltre 100.000 visitatori attesi.</div><div><br></div><div>Acireale, situata sulla costa orientale della Sicilia, ai piedi del maestoso Etna, è una delle città più suggestive dell’isola. Conosciuta per la sua bellezza naturale e il suo patrimonio architettonico, Acireale diventa il palcoscenico perfetto per celebrare una delle prelibatezze più amate della tradizione siciliana.</div><div><br></div><div>Competizioni e Premi</div><div>Durante il festival, i professionisti del settore si sfideranno per aggiudicarsi il prestigioso Premio Granita dell'Anno, riservato alle granite innovative realizzate appositamente per Nivarata. Ci saranno anche il Premio Don Angelino, dedicato alle granite classiche, e il Premio Caviezel, per il miglior gelato. Quest’anno, ben 15 granite innovative, provenienti da Italia, Inghilterra, Giappone e Albania, saranno in gara, aggiungendosi alle tradizionali varianti siciliane.</div><div><br></div><div>Scopri la Cultura e la Natura</div><div>Oltre a celebrare la granita, Nivarata offre un'opportunità unica di esplorare il territorio siciliano. Gli amanti della natura potranno partecipare a itinerari turistici che includono visite alla Riserva Naturale della Timpa e all’Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa. Il programma prevede anche visite guidate alle splendide Basiliche di Acireale, famose per la loro architettura barocca e i dettagli artistici.</div><div><br></div><div>Per il programma completo e maggiori informazioni sui gelatieri in concorso, visita il sito ufficiale: www.nivarata.it</div><div>.</div><div>Le Origini della Granita Siciliana</div><div><br></div><div>La storia della granita siciliana è affascinante e affonda le radici in una tradizione secolare che ha trasformato questo dolce freddo in un’icona della gastronomia siciliana. Le sue origini risalgono alla dominazione araba in Sicilia, quando gli Arabi introdussero lo "sherbet", una bevanda ghiacciata aromatizzata con frutta e spezie, che è considerato l'antenato della moderna granita.</div><div><br></div><div>I Siciliani, tuttavia, perfezionarono questa bevanda sfruttando una risorsa naturale unica: la neve raccolta sui monti dell’isola, come l'Etna, i Peloritani e i Nebrodi. In particolare, la figura dei "nivaroli" divenne fondamentale: durante l’inverno, questi uomini raccoglievano la neve e la conservavano in pozzi sotterranei chiamati "neviere", rudimentali celle frigorifere che permettevano di preservare il ghiaccio fino all’estate.</div><div><br></div><div>L’evoluzione della ricetta</div><div>Inizialmente, la neve veniva semplicemente grattata e aromatizzata con succo di limone, sciroppi di frutta o miele, un procedimento che portò alla nascita del termine dialettale "‘a rattata", ovvero "la grattata". Un’innovazione fondamentale avvenne nel XVI secolo con l’invenzione del "pozzetto", un tino di legno che, grazie a un sistema di neve e sale, permetteva di ottenere una consistenza più cremosa e fine.</div><div><br></div><div>Dalla tradizione alla modernità</div><div>Nel XX secolo, l’introduzione del granitore ha reso la preparazione della granita ancora più perfetta, con una consistenza vellutata e omogenea che oggi conosciamo e apprezziamo.</div><div><br></div><div>Il festival Nivarata non è solo un’occasione per gustare la granita siciliana in tutte le sue forme, ma anche un'opportunità unica per scoprire la storia, la cultura e la bellezza naturale di Acireale e della Sicilia orientale. Non perdere questa esperienza indimenticabile!</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 24 May 2018 07:24:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Chi dice Sicilia, non pensa che sia terra di motori]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000019"><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Chi dice Sicilia, non pensa che sia terra dei motori</span></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><div>Scopri come la Sicilia non è solo sole e mare, ma anche un autentico paradiso per gli amanti dei motori.</div><div>In questo post, esploreremo eventi, piste e storie affascinanti che rendono l'isola un punto di riferimento per gli appassionati di auto e moto. Pronto a scoprire un lato inaspettato della Sicilia?</div><div><br></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">In Sicilia è nato e cresciuto un mito divenuto uno dei più grandi simboli del made in Italy, la Targa Florio. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">In questa regione per gli appassionati dei motori si svolgono rally slalom, ma quella che la ha rappresentata per decenni è stata la Targa Florio, gara automobilistica oggi è solo un ricordo .</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Custode del mito sono alcuni musei che possiamo trovare nell'isola, un'esposizione che si rinnova, che offre spunti in grado di soddisfare sia il conoscitore di auto storiche sia l'amante di gare automobilistiche. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Sicuramente la zona più importante è quella della città metropolitana di Palermo, con protagoniste dell'esposizione le automobili provenienti da collezioni e musei, simbolo dei grandi marchi italiani. </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Oggetti, foto e documenti per ricordare la storia, attraverso l'automobilismo sportivo, i luoghi, le competizioni, gli uomini che hanno portato un po di lustro alla Sicilia </span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Luoghi unici che non fanno altro che rendere ancor più forte l'identità dei siciliani, che nel tempo hanno acquisito un'importanza e una dimensione internazionali.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://musea.madoniehimera.it/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://www.motorismodepocasiracusa.it/it/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://www.museomotori.unipa.it/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://targaflorio.it/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://www.museotargaflorio.it/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">https://it-it.facebook.com/MUSEO-VINCENZO-FLORIO-DI-CERDA-225053582982/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://www.mogam.it/it/home/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://www.targaflorio-1906-1977.it/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://www.qds.it/index.php?sez=pagina&amp;id=19</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">http://museo-del-motorismo-siciliano-e-della-targa.business.site/</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf2 ff1">https://www.facebook.com/PiccoloMuseodellaMoto/</span></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 08:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sotto sale, sotto le Madonie l'arte contemporanea ha sei milioni anni]]></title>
			<author><![CDATA[Giusy Messina]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000017"><h2 class="imHeading2">Sotto sale, sotto le Madonie l'arte contemporanea ha sei milioni anni</h2><div><span class="fs12lh1-5">Da sabato 14 aprile, per tutti i sabati successivi fino al 16 giugno, su prenotazione e a numero chiuso, parte "Primavera d'arte" al Museo d'arte contemporanea Sotto Sale che si trova all'interno della miniera di salgemma dell'Italkali a Raffo, frazione di Petralia Soprana, dove si possono ammirare 30 mirabilia di sculture di sale realizzate da artisti nazionali e internazionali.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">A </span><span class="cf1">Raffo</span><span class="cf1">, una delle 33 frazioni di </span><span class="cf1"><a href="http://www.clicksicilia.com/cittapaesisicilia/petralia-soprana-turismo.html" target="_blank" class="imCssLink">Petralia Soprana</a> </span><span class="cf1">, in <a href="http://www.clicksicilia.com/cittapaesisicilia/provincia-di-palermo.html" target="_blank" class="imCssLink">provincia di Palermo</a>, </span><span class="cf1">la miniera di salgemma dell'Italkali</span><span class="cf1">, la più grande d'Europa, ancora operativa, ospita il </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">Museo d'Arte Contemporanea Sotto Sale</span><span class="cf1">, unicum di straordinaria bellezza, dove l'uomo abbraccia la natura, rispettando la sacralità di un luogo antichissimo risalente a sei milioni di anni fa. Con “</span></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Primavera d'arte</span><span class="cf1">”, da sabato 14 aprile, dalle 9 alle 15 e per tutti i sabati successivini fino al 16 giugno, su prenotazione e a numero chiuso, si potranno ammirare</span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">30 scintillanti mirabilia di sculture di sale </span><span class="cf1">realizzate da artisti nazionali e internazionali che dal 2011 ogni due anni si danno appuntamento in questo angolo di Sicilia incontaminato per restituire, attraverso l'arte, vita nuova al salgemma.</span><span class="cf1"> </span></span></div></div><div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Associazione Sottosale</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Piazza E. Li Puma 10, RAFFO</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Petralia Soprana (PA)</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Tel. 366 38 78 751 – 331 7690933</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Email: associazionesottosale@gmail.com</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><em>di</em> Giusy Messina</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 14 Apr 2018 06:14:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[LA XIV edizione della PALERMO-MONTECARLO 21 AGOSTO 2018]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016"><div><span class="fs12lh1-5 ff1">LA XIV EDIZIONE DELLA PALERMO-MONTECARLO (21 AGOSTO 2018) MUOVE I PRIMI PASSI</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Un sito totalmente rinnovato, con la possibilità di iscriversi on line, la pubblicazione del Bando di Regata e tante aspettative quando mancano ancora 8 mesi alla partenza: sono i primi passi della XIV Palermo-Montecarlo, la regata offshore organizzata dal Circolo della Vela Sicilia con il supporto dello Yacht Club de Monaco, dello Yacht Club Costa Smeralda e delle istituzioni locali, a partire dal Comune di Palermo, tappa del Campionato Italiano Offshore e del Mediterranean Maxi Offshore Challenge, il circuito riservato ai Maxi Yachts. La data da segnare sul calendario è martedì 21 agosto 2018 (sabato 18 l’apertura della segreteria), quando decine di barche scenderanno in acqua nel Golfo di Mondello, pronte a macinare le oltre 500 miglia che separano il capoluogo siciliano dal Principato di Monaco - passando per un cancello posto di fronte a Porto Cervo - un evento che l’anno scorso ha riunito sulla linea del via 44 scafi provenienti da 9 Paesi, tra i migliori in circolazione, con a bordo grandi nomi della vela internazionale e con successi finali per il 60’ Lucky di Byron Ehrhat (tempo reale, Trofeo Giuseppe Tasca d’Almerita) e L’Ottavo Peccato di Francesco De Nicolo (tempo compensato, Trofeo Angelo Randazzo)</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">CONTATTI Ufficio stampa &amp; PR Emanuel Richelmy – 391 7310645 - media@palermo-montecarlo.it - emrichel@gmail.com Viviana Cinque (Sicilia) – 339 758 0461 - viviana.cinque@gmail.com <a href="http://www.palermo-montecarlo.it" class="imCssLink">www.palermo-montecarlo.it</a> - facebook.com/palermomontecarlo</span><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 17:43:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?la-xiv-edizione-della-palermo-montecarlo-21-agosto-2018</link>
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			<title><![CDATA[Marsala: Lo Stagnone, ospiterà La Tappa Del Campionato Italiano Di Kite-Freestyle]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015"><h3 class="imHeading3">Marsala e Lo Stagnone: Un Paradiso per il Kitesurf</h3><div><div><hr></div><div>Marsala, situata sulla splendida costa occidentale della Sicilia, è una delle destinazioni turistiche più affascinanti dell'isola. A pochi chilometri dal centro della città, si trova la riserva naturale dello Stagnone, un'area di straordinaria bellezza e il cuore pulsante del kitesurf in Italia. Con le sue acque calme e le brezze costanti, Lo Stagnone è diventato un vero e proprio paradiso per gli amanti del kitesurf e degli sport acquatici.</div><div><br></div><div>La località Birgi Vecchi, parte integrante della riserva, è il punto di riferimento per chi pratica il kite-freestyle, attirando atleti, appassionati e curiosi da ogni angolo del mondo. Grazie alla sua posizione geografica favorevole, con venti regolari e un ambiente naturale unico, la zona si è trasformata in uno degli spot più apprezzati a livello internazionale.</div><div><br></div><div>Dal 2013, il passaparola tra sportivi e turisti ha contribuito alla crescita della struttura ricettiva della zona, con nuove case vacanza, hotel, ristoranti e bar, che rendono ancora più piacevole la permanenza per chi visita Marsala. La crescente presenza di scuole di kitesurf e centri sportivi ha reso la località un punto di riferimento per chi vuole imparare o perfezionarsi in questo sport.</div><div><br></div><div>Marsala, famosa per il suo vino Marsala e per il suo ricco patrimonio culturale, è anche la base perfetta per esplorare la Sicilia occidentale. </div><div>Dai templi di Segesta alla splendida Riserva dello Zingaro, senza dimenticare le vicine isole Egadi, la città offre molteplici opportunità per i turisti che amano la natura e la storia.</div><div><br></div><div>La Tappa del Campionato Italiano di Kite-Freestyle 2018</div><div>Dal 10 al 13 maggio 2018, Marsala ospiterà una delle tappe più importanti del Campionato Italiano di Kite-Freestyle, confermando la sua posizione di rilievo nel panorama internazionale degli sport acquatici. La Federazione Italiana Vela ha scelto Lo Stagnone come sede di questa competizione, un segno ulteriore della qualità dell'area per la pratica del kitesurf.</div><div><br></div><div>Con la sua acqua cristallina, spiagge sabbiose e il panorama mozzafiato, Lo Stagnone è il luogo ideale per chi desidera godersi una vacanza all'insegna del relax, ma anche per chi cerca l’adrenalina degli sport acquatici. Il campionato attirerà atleti di alto livello, ma anche appassionati e turisti che potranno assistere a questo evento spettacolare.</div></div><div><div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 03 Apr 2018 17:20:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?marsala-lo-stagnone-tappa-del-campionato-italiano-di-kite-freestyle</link>
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			<title><![CDATA[Visioni fotografiche dell'architettura messinese, Art Revolution]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014"><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Visioni fotografiche dell'architettura messinese a cura di Art Revolution. </span><span class="cf1">Messina 6-8 Aprile 2018, con Francesco Ferla.</span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Abbiamo fame d’Arte in questa città, e la inseguiamo per darle il giusto lustro. E di Arte pullula la fotografia di Francesco Ferla che porta a spasso per il mondo la Sicilia più viva.</span><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Classe 1972, architetto e fotografo, artista eclettico socialmente impegnato, vive ed opera tra Londra e Parigi. Attualmente opera con il Ministero degli Affari Esteri. La sua Arte, immensa e sofisticata, incanta, stordisce, cattura. Con lui proveremo a risvegliare la coscienza artistica messinese e a dare nuovo valore a questa città.</span><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Ferla, i cui scatti di sofisticata levatura hanno fatto conoscere la Sicilia al mondo, sarà a Messina &nbsp;per un evento imperdibile.</span><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Anche il turismo diventa parte integrante di questo percorso per la conoscenza e promozione turistica del territorio messinese all'estero attraverso i canali delle ambasciate italiane.</span><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Visioni fotografiche dell'architettura messinese è dunque </span><span class="cf1">workshop fotografico itinerante alla scoperta del nostro patrimonio architettonico che coinvolgerà professionisti e fotoamatori. Un evento gratuito realizzato grazie al concorso dell'Assemblea Regionale Siciliana e supportato da numerose istituzioni locali.</span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Per iscrizioni e prenotazioni:</span><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf2">artrevolution.segreteria@gmail.com</span><span class="cf1"> 347 7316333</span><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">Chi lo desidera può vedere sul profilo Fb di Ferla esempi dei suoi scatti fotografici.</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Gabriella Sorti Tina Berenato &nbsp;Rachele Gerace Giuseppe Avena Antonio Tavilla Giovanni Lombardo Franco Tiano</span><br></span></div></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10210985600027063&id=1566079359" class="imCssLink">https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10210985600027063&amp;id=1566079359</a></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 07:55:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?visioni-fotografiche-dell-architettura-messinese-art-revolution</link>
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			<title><![CDATA[sicilie pittura fiamminga 2018 sale duca di montalto]]></title>
			<author><![CDATA[http://www.federicosecondo.org/mostra-sicilie-pittura-fiamminga-palazzo-reale-palermo/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Mostre_ed_eventi"><![CDATA[Mostre ed eventi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div><hr><h3 class="imHeading3">Sicilie, Pittura Fiamminga 28 mrzo – 28 maggio 2018 Sale Duca di Montalto, Palazzo Reale</h3></div><div><hr></div><div>Il Palazzo Reale di Palermo, noto anche come Palazzo dei Normanni, non è solo la più antica residenza reale d'Europa e la sede dell'Assemblea Regionale Siciliana; è un palinsesto di pietra che narra millenni di storia. Nei suoi sotterranei sono ancora visibili le fortificazioni puniche, mentre il cuore del complesso risale alla dominazione araba del IX secolo, successivamente trasformato dai Normanni in un centro di potere e cultura senza eguali.<div><br></div><div>La Mostra: "Sicilie, Pittura Fiamminga"</div><div>In questo scenario monumentale, le Sale Duca di Montalto hanno ospitato la prestigiosa esposizione "Sicilie, Pittura Fiamminga". Promossa dalla Fondazione Federico II e dall’Assessorato regionale ai Beni Culturali, la mostra ha svelato un tesoro spesso dimenticato: lo stretto legame artistico e commerciale che, tra il XV e il XVII secolo, unì il "granaio d'Europa" (la Sicilia) alle ricche città delle Fiandre.</div><div><br></div><div>L'Incontro tra Nord e Sud: Stili e Influenze</div><div>La pittura fiamminga in Sicilia non è stata solo un'importazione, ma un dialogo profondo che ha cambiato il volto dell'arte isolana:</div><div><br></div><div>Il Manierismo e l'Equilibrio di Anversa: A partire dal 1530, gli artisti fiamminghi iniziarono a fondere il loro leggendario gusto per il dettaglio analitico con il senso delle proporzioni del Rinascimento italiano e le distorsioni eleganti del Manierismo.</div><div><br></div><div>La Rivoluzione di Van Dyck: Il Seicento segnò un punto di svolta. La Sicilia divenne un crocevia per maestri del calibro di Antoon van Dyck, che arrivò a Palermo nel 1624. Il suo passaggio, insieme a quello di artisti come Matthias Stom e Gerrit van Honthorst (Gherardo delle Notti), portò nell'isola la ventata del naturalismo caravaggesco, mescolato alla maestria nordica nell'uso della luce e delle ombre.</div><div><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Perché la pittura fiamminga è così presente in Sicilia?</span><br></div><div>Durante il periodo spagnolo, i nobili e i ricchi mercanti siciliani consideravano i dipinti fiamminghi un vero e proprio status symbol. Opere di straordinaria fattura venivano commissionate per adornare palazzi e chiese, rendendo oggi la Sicilia una delle regioni italiane più ricche di testimonianze d'arte nordica.</div><div><br></div><div>Cosa vedere oggi al Palazzo Reale</div><div>Oltre alle esposizioni temporanee nelle Sale Duca di Montalto, una visita al Palazzo non può prescindere da:</div><div><br></div><div>La Cappella Palatina: Definita "la più bella chiesa del mondo" da Guy de Maupassant, celebre per i suoi mosaici bizantini e il soffitto a muqarnas (alveoli) di fattura araba.</div><div><br></div><div>Gli Appartamenti Reali: Con la Sala dei Venti e la Sala di Ruggero, ornate da rari mosaici a tema profano che raffigurano scene di caccia.</div></div><div><br></div><div><br></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1"><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><a href="http://www.federicosecondo.org/mostra-sicilie-pittura-fiamminga-palazzo-reale-palermo/" class="imCssLink">www.federicosecondo.org/mostra-sicilie-pittura-fiamminga-palazzo-reale-palermo/</a></span><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 07:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Vuoi organizzare un’invasione digitale]]></title>
			<author><![CDATA[www.invasionidigitali.it/]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F"><div>Vuoi organizzare un’invasione digitale? Segui queste istruzioni!<div>Invasioni Digitali non è solo l’evento che si svolge ogni anno e che coinvolge migliaia di persone nel più bel racconto condiviso del nostro Paese, ma anche formazione, consulenza e affiancamento a organizzazioni culturali in ambito digitale.</div><div>Invasioni Digitali nasce grazie alla passione e alle competenze di una squadra di professionisti dei beni culturali, del digital marketing, della formazione.</div><div>Vuoi organizzare un’invasione? Segui queste istruzioni!</div><div>Individua un museo, un luogo d’arte, un sito archeologico, un centro storico, una piazza o un qualsiasi altro luogo che ami e che pensi abbia una storia da raccontare</div><div>Scegli una data tra il 20 Aprile 2018 e il 6 Maggio 2018</div></div><div><div><div><div><a href="https://www.invasionidigitali.it/organizza-la-tua-invasione/" class="imCssLink">www.invasionidigitali.it/organizza-la-tua-invasione/</a></div></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 30 Mar 2018 17:48:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il ruggito della velocità]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div><h3 class="imHeading3">Il ruggito della velocità, la Targa Florio motociclistica, la mostra</h3></div><div><hr></div><div><span class="imTAJustify fs12lh1-5 ff1">La Sicilia, 87 anni dall’ultima edizione, ospita il 4 e il 5 novembre 2017 la 19° Targa Florio Motociclistica, organizzata da ACI Palermo e da <a href="http://www.depetriadventure.com/" class="imCssLink">De Petri Adventure</a>.</span></div><div><span class="imTAJustify fs12lh1-5 ff1">La storica manifestazione rese in quegli anni la Sicilia un punto di riferimento dello sport internazionale per la presenza dei grandi piloti delle più note case motociclistiche del tempo. L’Assessorato regionale dei Beni Culturali per promuovere, insieme all'evento sportivo, anche la cultura dell’epoca e del territorio madonita in cui è nata, organizza una serie di iniziative che avranno come fulcro una mostra, dedicata al mito del pilota e della velocità. </span><br></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">La mostra la cui chiusura era prevista il 28 gennaio 2018 &nbsp;viene prorogata fino all'8 Aprile 2018</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">i luoghi del Ruggito della Velocità</span></div><hr><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Real Albergo dei Poveri Palermo, corso Calatafimi 219</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">ACI, Automobile Club Palermo via delle Alpi 6</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1">Floriopoli Cerda, SS120, km 3</span></div><div><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La Targa Florio motociclistica</span><span class="fs12lh1-5 ff1"><br></span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">La Targa Florio motociclistica è una storica corsa su strada che si svolgeva in Sicilia, parallela alla più celebre Targa Florio automobilistica.</span><div><span class="fs12lh1-5">Ecco i dettagli principali:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">La Targa Florio Motociclistica Storica</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Periodo: La corsa originale si è disputata tra il 1920 e il 1930, per un totale di 11 edizioni.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Ideatore: Fu voluta da Vincenzo Florio, l'organizzatore della Targa Florio automobilistica, con l'obiettivo di promuovere il motorismo anche su due ruote e attrarre turisti sull'isola.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Percorso: La gara si svolgeva principalmente sul difficile e tortuoso "Circuito delle Madonie", che attraversava borghi e strade di montagna della provincia di Palermo. Il percorso variava nel tempo, utilizzando il "Grande Circuito" (148 km), il "Medio Circuito" (108 km) e il "Piccolo Circuito".</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Caratteristiche: Era una gara di resistenza e abilità, che metteva a dura prova sia i piloti che i mezzi meccanici. Oltre alla velocità, erano cruciali la resistenza fisica e la capacità di gestire le insidie del percorso.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Ultima edizione storica: L'ultima edizione si tenne nel 1930 sul circuito del Velodromo della Favorita a Palermo, prima che la crisi finanziaria della famiglia Florio ne causasse la sospensione.</span><br></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Real Albergo dei Poveri o Albergo delle Povere</span></div><div><hr><div><span class="fs12lh1-5">Il Real Albergo dei Poveri (o Albergo delle Povere) è un edificio barocco del XVIII secolo situato a Palermo, in Corso Calatafimi, 217. In origine era un ospizio per i poveri, ma oggi è utilizzato principalmente come sede per mostre temporanee e convegni.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">Storia e Architettura</span><br></div><div><div><span class="fs12lh1-5">La sua costruzione fu voluta nel 1746 dal re Carlo III di Borbone, su progetto dell'architetto siciliano Giuseppe Venanzio Marvuglia. L'obiettivo era quello di raccogliere e dare un alloggio dignitoso ai poveri e ai senzatetto della città, offrendo loro anche la possibilità di imparare un mestiere per reinserirsi nella società.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">L'edificio è un magnifico esempio di architettura tardo barocca e neoclassica. La sua facciata imponente, che si estende per oltre 200 metri, nasconde una struttura interna complessa e funzionale, con ampi cortili e spazi destinati alle attività lavorative, all'educazione e alla vita comunitaria.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Floriopoli è un luogo simbolo e un vero e proprio "santuario" per gli appassionati di motori, indissolubilmente legato alla storia della Targa Florio.</span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Cos'è Floriopoli?</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Floriopoli è il complesso di edifici e strutture che fungevano da quartier generale, paddock, e tribune per la storica gara automobilistica. Si trova nel territorio di Cerda, lungo la SS120, a circa 3 km dal paese.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">La Sua Importanza Storica</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Cuore della Targa Florio: Per decenni, Floriopoli è stato il fulcro della Targa Florio, dove i team si preparavano, i meccanici lavoravano nei box e il pubblico si accalcava sulle tribune per assistere alla partenza e all'arrivo dei piloti.</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Architettura Industriale: Le strutture, tra cui i box in muratura e le tribune, rappresentano un esempio di archeologia industriale legata al mondo delle corse.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Floriopoli Oggi</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Stato attuale: Purtroppo, dopo la fine della Targa Florio come gara di velocità nel 1977, il sito è andato incontro a un lungo periodo di degrado e abbandono. Oggi è in gran parte in rovina, ma la sua suggestione rimane intatta.</span></div></div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il territorio madonita si riferisce alla vasta area montuosa della Sicilia settentrionale, nella Città Metropolitana di Palermo, dominata dal massiccio montuoso delle Madonie. È una regione di grande interesse naturalistico, geologico e culturale.</span><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Parco Naturale Regionale delle Madonie</span></div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Il cuore di questo territorio è il Parco delle Madonie, istituito nel 1981 e riconosciuto dall'UNESCO come uno dei Geoparchi Globali. Il parco si estende per circa 40.000 ettari e include 15 comuni.</span></div></div><div><span class="fs12lh1-5">I Comuni delle Madonie</span><div><span class="fs12lh1-5">Oltre alla natura, il territorio è noto per i suoi borghi storici, molti dei quali fanno parte del circuito dei "Borghi più belli d'Italia". Tra i più importanti si trovano:</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Castelbuono: Famoso per il Castello dei Ventimiglia.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Cefalù: Città costiera con uno splendido Duomo normanno.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Polizzi Generosa: Un suggestivo borgo medievale.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Petralia Soprana e Petralia Sottana: Due affascinanti paesi montani noti per le loro chiese barocche e miniere di salgemma.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Legame con la Targa Florio</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">Il territorio madonita è legato in modo indissolubile alla storia del motorismo. È infatti qui che si snodava il celebre Circuito delle Madonie, percorso storico della Targa Florio, che passava attraverso i paesi e le strade di montagna, rendendo la corsa una delle più difficili e affascinanti del mondo.</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Mar 2018 16:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il ritorno del Ritratto di Donna Franca Florio a Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div><div><h3 class="imHeading3">Il Ritorno del Ritratto di Donna Franca Florio: Un Evento Imperdibile a Palermo</h3><div><hr></div><div>Palermo, capitale italiana della cultura 2018, celebra un grande ritorno: il celebre ritratto di Donna Franca Florio, dipinto da Giovanni Boldini, è esposto dal 20 maggio a Villa Zito. Questo evento straordinario rende omaggio a una delle figure più emblematiche della Belle Époque e al suo ruolo centrale nella cultura e nella società palermitana.</div><div><br></div><div>Il Ritratto di Donna Franca Florio: Un’Icona di Eleganza</div><div>Il ritratto di Donna Franca Florio, realizzato dal maestro Boldini, è uno dei capolavori che ha immortalato la bellezza e l’intelligenza della nobildonna siciliana, simbolo di stile e raffinatezza del suo tempo. La figura di Donna Franca è legata indissolubilmente a Palermo, città che l’ha vista protagonista di numerose iniziative mondane e culturali.</div><div><br></div><div>L’opera sarà esposta presso Villa Zito, uno degli edifici storici più rappresentativi della città, che negli anni è stato testimone delle sue attività sociali e culturali. Villa Zito non è solo la sede ideale per il ritorno del ritratto, ma rappresenta anche un angolo di storia della città, legato al dinamismo e all’aristocrazia che caratterizzarono la Palermo del primo Novecento.</div><div><br></div><div>Villa Zito: Un Luogo di Storia e Cultura</div><div><br></div><div>Villa Zito, situata nel cuore di Palermo, fu un punto di riferimento per l'alta società siciliana. Qui si svolgevano eventi culturali di grande prestigio, e la villa ospitava anche il "Anglo-Palermitan Athletic and Foot-Ball Club", una delle prime società sportive dell’isola. Questo luogo, che ha visto protagonisti i Florio e altre personalità della Palermo aristocratica, è oggi una delle sedi più suggestive per eventi culturali e mostre, ed è perfetto per ospitare una mostra così significativa.</div><div><br></div><div>Eventi Collaterali: Un Viaggio nel Passato di Donna Franca</div><div><br></div><div>L’esposizione del ritratto di Donna Franca non è l'unico evento che celebra la sua vita e il suo legame con Palermo. Per l'occasione, Villa Zito ospiterà una serie di iniziative collaterali che permetteranno ai visitatori di immergersi nella Palermo di inizio Novecento:</div><div><br></div><div>Visite tematiche guidate: guide d’eccezione accompagneranno il pubblico attraverso un percorso storico e culturale, raccontando la vita di Donna Franca Florio e il contesto che l'ha vista protagonista.</div><div><br></div><div>Abiti storici: un suggestivo percorso espositivo di abiti d'epoca, che riflettono lo stile e l'eleganza dell’epoca di Donna Franca, darà l’opportunità di scoprire la moda e la cultura visiva di quel periodo.</div><div><br></div><div>Auto d’epoca: fino a domenica 18 marzo, nel cortile interno di Villa Zito saranno esposte prestigiose auto d’epoca, simboli del lusso e dello sfarzo che caratterizzavano il periodo in cui visse Donna Franca. Le auto, gentilmente messe a disposizione dal Circolo Auto e Moto d'Epoca Vincenzo Florio, sono un’ulteriore testimonianza della passione per il design e la tecnologia di quel tempo.</div><div><br></div><div>Quando e Dove</div><div><br></div><div>Data: Dal 20 maggio 2018 al 18 marzo 2018 (per alcune mostre collaterali)</div><div>Orario: L'esposizione sarà aperta tutti i giorni, con visite guidate programmate</div><div>Location: Villa Zito, Palermo</div><div>Contatti e Prenotazioni: Per maggiori informazioni e prenotazioni, visitare il sito ufficiale di Villa Zito o contattare direttamente la struttura.</div><div><br></div><div>Palermo: Un Tesoro Culturale da Scoprire</div><div><br></div><div>Questo evento è una delle tante opportunità per scoprire Palermo, una città ricca di storia, arte e cultura. Oltre alla mostra di Donna Franca Florio, Palermo offre una vasta gamma di attrazioni turistiche, dalle meraviglie barocche come la Cattedrale di Palermo e la Palazzina Cinese, ai monumenti storici come il Teatro Massimo e il Palazzo dei Normanni.</div><div><br></div><div>L'esposizione del ritratto di Donna Franca rappresenta un’occasione imperdibile per esplorare il patrimonio culturale e artistico di una città che ha sempre saputo mescolare tradizione e modernità in un unico affascinante incontro.</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 20:35:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Parco didattico scientifico nel Comune di Montedoro]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div><h3 class="imHeading3">Montedoro: Dalle Miniere di Zolfo all'Universo Stellare</h3><div><hr></div><div>Montedoro è un'ottima tappa per chi cerca un turismo lento e profondo, lontano dalle mete balneari più affollate, con un'offerta culturale sorprendentemente ricca.<br></div><div><br></div><div>Il Parco Didattico Scientifico di Montedoro unisce la memoria industriale della Sicilia alla meraviglia dell'astronomia.</div><div><br></div><div>Nel cuore della Sicilia, il Comune di Montedoro mantiene vivo il legame con le proprie radici e tradizioni attraverso un polo museale e scientifico unico: il Parco Didattico Scientifico di Montedoro.</div><div><br></div><div>Qui, l'esperienza del visitatore si snoda attraverso tappe sorprendenti:</div><div><br></div><div>Osservatorio Astronomico e Planetario: Per elevare lo sguardo verso l'universo.</div><div><br></div><div>Museo della Zolfara “Angelo Petix”: Per immergersi nella storia industriale delle miniere di zolfo.</div><div><br></div><div>Case Museo: Per scoprire la vita quotidiana e le tradizioni locali.</div><div>Le Case Museo di Montedoro, in tutto sette, sono spazi che hanno conservato intatte le atmosfere di un tempo, offrendo ai visitatori l’opportunità di immergersi nella vita quotidiana delle generazioni passate. Questi musei, spesso ricavati da abitazioni storiche, sono arredati con oggetti d’epoca, utensili tradizionali e fotografie che ricostruiscono ambienti domestici autentici.<br></div><div><br></div><div>Un Viaggio tra Inferno e Paradiso</div><div>La visita al parco è concepita come un vero e proprio viaggio dantesco:</div><div><br></div><div>Si parte dagli "inferi" delle antiche miniere di zolfo, rivivendo la dura vita dei carusi all'interno del suggestivo Museo della Zolfara.</div><div><br></div><div>Si passa attraverso la storia e la tradizione nelle Case Museo.</div><div><br></div><div>Si conclude con l'ascesa a un "paradiso" stellare: un'esperienza unica nel Planetario e nell'Osservatorio Astronomico, dove il cielo della Sicilia centrale si rivela in tutta la sua bellezza.</div><div><br></div><div>Un'esperienza imperdibile che combina archeologia industriale, cultura locale e scienza astronomica.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 20:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Piccolo Museo della Moto, unico in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Il Piccolo Museo della Moto, unico in Sicilia</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Il 14 giugno 2017, nell’incantevole cornice di Castroreale, uno dei Borghi più belli d’Italia, è stato inaugurato il Piccolo Museo della Moto, promosso dal Circolo Auto e Moto d’Epoca “Alzavalvola”, nella sua nuova sede. Il museo è ospitato all’interno di un edificio storico accuratamente ristrutturato, pensato per valorizzare una preziosa collezione di motociclette d’epoca, alcune delle quali risalgono agli inizi del Novecento.<div><br></div><div>Un museo nato dalla passione</div><div><br></div><div>Il Circolo Auto e Moto d’Epoca Alzavalvola nasce dalla passione di un gruppo di collezionisti e appassionati con l’obiettivo di salvaguardare, restaurare e valorizzare il patrimonio storico delle auto e delle motociclette di cessata produzione. Grazie all’impegno dei soci, il museo custodisce oggi numerosi esemplari rari e unici, capaci di raccontare l’evoluzione del motociclismo, dalle sue origini fino all’età contemporanea.</div><div><br></div><div>Il percorso espositivo offre ai visitatori un vero e proprio viaggio nel tempo, attraverso modelli che hanno segnato la storia del motociclismo italiano e internazionale. Ogni motocicletta è accompagnata da schede informative dettagliate, che ne illustrano le caratteristiche tecniche, il contesto storico e l’impatto sul mercato e sulla cultura motoristica.</div><div><br></div><div>Cultura, eventi e divulgazione</div><div><br></div><div>Il Piccolo Museo della Moto non è solo uno spazio espositivo, ma anche un centro di ricerca e divulgazione culturale. Nel corso dell’anno ospita eventi, mostre temporanee e manifestazioni tematiche, diventando un luogo di incontro per collezionisti, esperti e semplici curiosi. Una proposta culturale che arricchisce l’offerta turistica del borgo e del territorio circostante.</div><div><br></div><div>Castroreale: dove si trova e cosa vedere</div><div><br></div><div>Castroreale si trova nella provincia di Messina, nella Sicilia nord-orientale, arroccato su una collina a circa 400 metri sul livello del mare, in posizione panoramica tra i Monti Peloritani e il Mar Tirreno. Dal borgo si gode di una vista spettacolare sulle Isole Eolie, sulla costa tirrenica e sulla piana di Milazzo. Tra le tradizioni religiose di Castroreale (ME) la festa in onore del SS. Crocifisso, nel dialetto locale “U Signori longu”, ad agosto la "Sagra del Biscotto Castriciano" o "da Badissa", Castroreale Jazz è una rassegna di musica jazz che si svolge da più di venti anni a Castroreale, in estate.</div><div><br></div><div>Oltre al Piccolo Museo della Moto, Castroreale offre numerose attrazioni di interesse turistico:</div><div><span class="fs12lh1-5">il centro storico medievale, con vicoli, archi e scorci panoramici;</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">la Cattedrale di Santa Maria Assunta, esempio di architettura rinascimentale;</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">la Torre del Campanile e i resti delle antiche fortificazioni;</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5">chiese, palazzi storici e belvedere ideali per passeggiate rilassanti e fotografie.</span><br></div><div><br></div><div>Un’esperienza tra motori, storia e paesaggio</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 18:34:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Da Ribera a Luca Giordano, i Caravaggeschi a Villa Zito]]></title>
			<author><![CDATA[www.balarm.it]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><h3 class="imHeading3">Da Ribera a Luca Giordano": Caravaggeschi e altri pittori in mostra a Villa Zito</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Pinacoteca di Villa Zito</span><span class="fs12lh1-5"> </span><span class="fs12lh1-5">- Palermo</span></div><div class="fs12lh1-5 ff1"><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Dal 17 febbraio 2017 al 10 giugno 2018</span></div></div><div class="fs12lh1-5 ff1"><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Visitabile dal martedì al giovedì dalle 10.00 alle 17.00; venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00. Apertura straordinaria lunedì 2 aprile</span></div></div></div><div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">La Fondazione Sicilia presenta a Villa Zito una </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">mostra curata da Maria Cristina Bandera</span></span><span class="fs12lh1-5 cf1 ff1">, direttrice scientifica della Fondazione Longhi, dedicata ai pittori che hanno operato nell'Italia centromeridionale nel Seicento e nel primo Settecento e in particolare ai numerosi artisti definiti "caravaggeschi".</span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">La maggior parte delle </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">opere esposte fino al 10 giugno</span><span class="cf1">, provengono dalla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi, che custodisce il lascito di quello che è stato il più importante storico dell’arte italiano, che alla pittura del Caravaggio e ai suoi seguaci dedicò una vita di studi, riconoscendo sin da subito la portata rivoluzionaria dell'artista. </span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Nella sua dimora fiorentina – villa Il Tasso – oggi sede della Fondazione che gli è intitolata, Longhi raccolse un numero notevole di opere dei maestri di tutte le epoche, che furono per lui occasione di ricerca e di studio. Tra queste il nucleo più importante e significativo è quello che </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">comprende le opere dei pittori caravaggeschi</span><span class="cf1">, oltre al "Ragazzo morso da un ramarro" dello stesso Merisi, da lui acquistato nel 1928 e da cui ha tratto un magnifico disegno a carboncino, firmato e datato 1930.</span><br></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1">Il disegno sarà esposto nella sezione introduttiva della mostra, che presenta </span><span class="cf1"> </span><span class="cf1">più di 30 dipinti dei seguaci di Caravaggio</span></span></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5 ff1"><span class="cf1"> </span><span class="cf1">e di altri artisti attivi nell’Italia del Sud, che offrono una efficace esemplificazione degli orientamenti e degli obiettivi promossi e stimolati dalle opere del Merisi e del significato storico della sua pittura.</span></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 14 Feb 2018 20:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[C'è chi preferisce la montagna sei cammini sulle Madonie]]></title>
			<author><![CDATA[Andrea Di Piazza, Balarm]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div><div><h3 class="imHeading3">C'è Chi Preferisce la Montagna: Sei Cammini Unici sulle Madonie</h3><div><hr></div><div>Percorsi a piedi o in bici sulle tracce di santi, re e artisti: un’iniziativa di turismo lento che svela il cuore segreto e montano della Sicilia.</div><div><br></div><div>La Sicilia apre le sue porte al turismo lento con un'iniziativa unica nel suo genere. Nel cuore del Parco delle Madonie, un'oasi di montagna a due passi dal mare, nascono sei nuovi percorsi che fondono natura, spiritualità e arte. Questi itinerari, ideati da Comuni e associazioni locali, sono perfetti per chi desidera scoprire il patrimonio culturale e ambientale dell'isola a piedi o in bici, lontano dai circuiti turistici più affollati.</div><div><br></div><div>Un Rilancio del Territorio Lento</div><div>Questa iniziativa si inserisce in un quadro di valorizzazione del patrimonio storico siciliano, affiancandosi a cammini già noti come la "Magna Via Francigena" (Nord-Sud) e la "Via Francigena Palermo Messina dalle montagne" (Est-Ovest).</div><div><br></div><div>Il progetto specifico “Gli itinerari e cammini sulla via Francigena delle Madonie” è stato recentemente presentato e finanziato dall’Assessorato Regionale Turismo, Sport e Spettacolo, ed è coordinato dalla SOSVIMA nell'ambito degli itinerari di turismo religioso.</div><div><br></div><div>I Comuni del distretto Madonie-Termini – Caccamo, Bompietro, Petralia Soprana, Gangi, Castelbuono e Gratteri – gestiscono i cammini in sinergia con quattro associazioni dedicate (ITIMED, Madonie Outdoor, Amici di San Felice e Sicilia Jacopea) e un’agenzia di viaggi.</div><div><br></div><div>La creazione di questi cammini, dotati di segnaletica fisica e supporto digitale, sta agendo da propulsore per il rilancio turistico di località meno battute, valorizzando l'antica Via Francigena che attraversa le Madonie.</div><div><br></div><div>La Rete dei Sei Itinerari: Fede e Cultura</div><div>Il progetto ha portato alla creazione di sei itinerari (a ridosso del tratto di circa 110 km della Via Francigena Palermo-Messina), suddivisi equamente tra spiritualità e arte.</div><div><br></div><div>I Tre Cammini di Interesse Religioso</div><div>Il Cammino Jacopeo: Un lungo percorso sulle tracce del culto di San Giacomo. Questa adorazione risale alla dominazione normanna. Il cammino si snoda nella parte settentrionale delle Madonie, collegando la Chiesa di San Giacomo a Geraci Siculo all’Abbazia di Pedale (Campofelice di Roccella), passando per l’Eremo di Liccia, Gibilmanna e Gratteri. È un percorso affascinante tra leccete, macchia mediterranea e ampie vedute tra mare e montagna.</div><div><br></div><div>Il Cammino del Beato Guglielmo: Un itinerario alla ricerca dei luoghi del culto di Guglielmo Buccheri, scudiero di Federico II e poi eremita. Partendo dall’Eremo di San Felice a Caccamo, attraversa Polizzi Generosa, tocca il Santuario della Madonna dell’Alto e si conclude alla Matrice Vecchia di Castelbuono.</div><div><br></div><div>Il Cammino dei Santuari Mariani delle Madonie: Forse il percorso più intenso e coinvolgente. Questo itinerario lungo e meraviglioso attraversa tutte le Madonie, da Blufi a Gibilmanna passando per Piano Battaglia, ricalcando i principali pellegrinaggi annuali su sentieri e trazzere di montagna. Un percorso di alto valore religioso e naturalistico.</div><div><br></div><div>I Tre Itinerari Artistico-Culturali</div><div>Questi percorsi si snodano tra i borghi più importanti delle Madonie (tra cui Collesano, Gangi, Geraci Siculo, le Petralie, Pollina e Polizzi Generosa), coinvolgendo in alcuni casi anche Palermo:</div><div><br></div><div>L’Itinerario di Frate Umile Pintorno: Dedicato a Frate Umile da Petralia, scultore del Seicento famoso per i suoi crocifissi lignei di grande espressività e drammaticità. L’itinerario tocca le chiese che custodiscono le opere dello scultore madonita.</div><div><br></div><div>L’Itinerario de “lo Zoppo di Gangi”: Sulle orme di Giuseppe Salerno, pittore nato a Gangi a fine Cinquecento e allievo di Guido Reni. Le sue opere abbelliscono oggi numerose chiese dei centri madoniti.</div><div><br></div><div>L’Itinerario Gaginiano: Un viaggio alla scoperta dei capolavori dei Gagini (o Gaggini), la famiglia di scultori di origine svizzera che fu attiva in Sicilia per circa tre generazioni. L’itinerario include Polizzi, le Petralie, Gangi, Geraci Siculo e Pollina.</div><div><br></div><div>Hai l’imbarazzo della scelta! Le indicazioni e le informazioni pratiche sono disponibili sul sito internet ufficiale dei cammini. Buon viaggio lento nel cuore della Sicilia!</div></div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 15:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il progetto Cammini Francescani in Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Cammini Francescani Sicilia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><h3 class="imHeading3">Cammini Francescani in Sicilia</h3><div><hr></div><div>Cammini Francescani in Sicilia: Un Viaggio Tra Fede, Natura e Storia<div>Il progetto “Cammini Francescani in Sicilia” è un’iniziativa di eccellenza, co-finanziata nell'ambito di "Culto e Cultura" dall’Assessorato al Turismo della Regione Sicilia e dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo.</div><div><br></div><div>L'obiettivo è la valorizzazione turistica di affascinanti complessi conventuali francescani, situati in contesti di particolare pregio culturale e naturalistico, insieme ai loro comprensori territoriali.</div><div><br></div><div>L'Esperienza di Viaggio</div><div>Realizzate dall’associazione ASTES, con il coinvolgimento di altre 10 organizzazioni siciliane e il supporto tecnico della T&amp;T s.r.l. Territorio e Turismo di Palermo, le attività progettuali hanno portato alla luce innovative proposte turistiche.</div><div><br></div><div>Questi percorsi sono pensati per i viaggiatori attenti alla sostenibilità ambientale, unendo la ricerca della spiritualità francescana con la bellezza e le suggestioni della natura, della storia e della cultura siciliana.</div><div><br></div><div>L'Innovazione dei Cammini</div><div>Grazie al progetto, sono stati ideati e realizzati 16 itinerari tra percorsi a piedi, in bici e/o a cavallo, tutti di notevole interesse turistico.</div><div><br></div><div>I cammini sono facilmente fruibili tramite una comoda APP dedicata e prevedono tutti almeno una tappa presso un Convento appartenente all’Ordine dei Frati Minori o dei Frati Minori Cappuccini.</div><div><br></div><div>L’iniziativa ha coinvolto attivamente non solo le realtà conventuali, ma anche gli operatori turistici locali. Questi, attraverso un percorso formativo e di assistenza tecnica dedicato, hanno sviluppato un Marchio di Qualità Regionale. Tale marchio garantisce servizi specialistici e attenti alle esigenze del turismo outdoor, ma anche per le famiglie con bambini e per le vacanze pet-friendly.</div><div><br></div><div>I Luoghi della Fede e della Bellezza</div><div>Le realtà conventuali francescane fulcro dei Cammini sono:</div><div><br></div><div>Frati Minori: Alcamo, Gangi, Chiaramonte Gulfi e Ispica.</div><div><br></div><div>Frati Minori Cappuccini: Nicosia, Modica e Savoca.</div><div><br></div><div>Oltre ai comuni che ospitano i conventi, gli itinerari coinvolgono anche i territori di Mistretta, Calatafimi, Monterosso Almo, Ragusa, Taormina, Letojanni e Sant’Alessio, creando un’ampia e suggestiva rete di scoperta siciliana.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Dec 2017 10:38:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia]]></title>
			<author><![CDATA[Cammini francigeni di Sicilia]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005"><h3 class="imHeading3">Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia</h3><div data-text-align="center" class="imTACenter"><hr></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><div>Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia: Il Cuore della Sicilia a Passo Lento<div><br></div><div>L’Associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia è nata con l’intento di studiare e rendere nuovamente percorribile l’antico sistema di sentieri e “trazzere” che attraversa l’intera regione.</div><div><br></div><div>La nostra attività si fonda su uno studio approfondito e sulla ricerca storica e archeologica di queste antiche vie. Questa è la base delle nostre ricognizioni e dei nostri progetti. A ciò segue la prova sul campo, il cammino fisico, e solo in un secondo momento il dialogo con le amministrazioni comunali e regionali. Il loro ruolo è fondamentale: devono custodire e valorizzare ciò che noi, in parte, ricolleghiamo e che appartiene al patrimonio di tutta la Comunità.</div><div><br></div><div>La nostra filosofia: camminare con rispetto e passione</div><div><br></div><div>Crediamo che non si possa parlare di viabilità storica seduti a tavolino. L’economia della bellezza non risiede nei convegni promozionali, ma nei sorrisi che spendiamo mentre la nostra terra si muove sotto le scarpe, mentre pulsa e ci regala la magia che ci avvolge quando ne riscopriamo un tratto, da soli o in compagnia.</div><div><br></div><div>Crediamo che la parola “cammino” si debba usare con rispetto e non abusare solo perché "attira". Crediamo nelle reti e nelle amicizie sincere, come la "Rete dei Cammini" o "Cammini del Sud", che ci spingono ad andare avanti. Per camminare serve professionalità e spesso le nostre amiche Guide Ambientali Escursionistiche ci accompagnano, ma mai ci vedrete imporre un prezzo per camminare liberamente nella nostra terra.</div><div><br></div><div>I Nostri Progetti: Vie Riscoperte</div><div><br></div><div>Dal 2012 abbiamo iniziato a camminare lungo le tracce studiate, dando vita a progetti straordinari che oggi sono un punto di riferimento per il turismo lento:</div><div><br></div><div>Magna Via Francigena</div><div><br></div><div>Via Francigena Messina Montagne</div><div><br></div><div>Via Francigena Fabaria</div><div><br></div><div>Via Francigena Mazarense</div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Dec 2017 10:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Viaggio sull’Antica Trasversale Sicula 600 chilometri]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000003"><header><div><hr></div><div>Il Viaggio sull’Antica Trasversale Sicula: Un'Avventura a Piedi nella Sicilia Nascosta<div><hr></div><div>Immagina di camminare per oltre 600 chilometri, attraversando 32 comuni e 7 province siciliane, alla scoperta di una Sicilia autentica, ricca di storia, tradizioni e paesaggi mozzafiato. Il viaggio sull'Antica Trasversale Sicula è un'esperienza unica che ti porterà a esplorare angoli nascosti dell'isola, lontano dai circuiti turistici più conosciuti.</div><div><br></div><div>Questo affascinante percorso, che si snoda da Kamarina, sulla costa orientale, fino a Mozia, nell'estremo occidente dell'isola, ricalca le antiche vie percorse da mercanti, pellegrini e popolazioni che hanno plasmato la storia di questa terra. Ogni passo è una riscoperta di tesori naturali e culturali, come Vittoria, Palazzolo Acreide, Enna, Calascibetta, Corleone, Salemi e tantissimi altri paesi ricchi di tradizioni, architetture e bellezze paesaggistiche.</div><div><br></div><div>Un Viaggio attraverso la Storia e la Natura della Sicilia</div><div><br></div><div>L'Antica Trasversale Sicula è un cammino che attraversa l'entroterra siciliano, spesso sconosciuto ai più, ma straordinariamente affascinante. Il viaggio è un'opportunità per esplorare la Sicilia più autentica: dalle colline verdi dell’entroterra alle antiche rovine greche e romane, dai borghi medievali alle aziende agricole che custodiscono la tradizione gastronomica dell'isola. Ogni tappa racconta una storia, un frammento di cultura, una tradizione che resiste nel tempo.</div><div><br></div><div>Il percorso, che si sviluppa in 42 giorni di cammino, è un'esperienza immersiva nella natura e nel patrimonio storico, lontano dalle città turistiche più affollate, ma non per questo meno affascinante. Questo viaggio è stato ripercorso da un gruppo di appassionati camminatori, che hanno avuto l'opportunità di rivivere le tracce lasciate nei secoli da antiche civiltà e popolazioni che hanno attraversato la Sicilia.</div><div><br></div><div>Un Percorso per il Turismo Sostenibile</div><div><br></div><div>Il progetto dell'Antica Trasversale Sicula nasce come un'iniziativa di rigenerazione culturale e turistica, pensata per promuovere un turismo sostenibile e rispettoso dell'ambiente. Grazie all’impegno di associazioni locali e delle amministrazioni comunali, l'Antica Trasversale Sicula si sta trasformando in un percorso fruibile da tutti, che valorizza l’entroterra siciliano, creando nuove opportunità di sviluppo per le piccole comunità locali.</div><div><br></div><div>La valorizzazione delle tradizioni gastronomiche, con degustazioni di prodotti tipici come olio d’oliva, formaggi, vini locali, e la possibilità di pernottare in agriturismi e bed and breakfast sparsi lungo il cammino, fanno del viaggio un’esperienza completa, che unisce il piacere del cammino alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche della Sicilia.</div><div><br></div><div>Il Futuro del Percorso: Un Progetto in Crescita</div><div><br></div><div>Il viaggio è ormai stato completato, ma il lavoro per rendere l'Antica Trasversale Sicula un percorso ufficiale e facilmente accessibile è ancora in corso. Le mappe dettagliate, con informazioni pratiche sui sentieri, le tappe e le attrazioni lungo il cammino, saranno presto disponibili per il download gratuito sul sito web dell'Osservatorio Turistico Regionale. Sarà possibile pianificare l'intero percorso o scegliere solo alcune delle tappe più suggestive da esplorare.</div><div><br></div><div>"Il lavoro è ancora lungo," affermano i promotori del progetto, "ma con il nostro impegno e il sostegno della comunità locale, riusciremo a realizzare un percorso che unisce natura, cultura e turismo sostenibile."</div><div><br></div><div>Una Sicilia da Scoprire Passo Dopo Passo</div><div><br></div><div>Se sei un amante della natura, della storia e delle tradizioni, l'Antica Trasversale Sicula è l’occasione perfetta per vivere un’esperienza unica, che ti permetterà di conoscere la Sicilia più nascosta, lontana dai luoghi comuni e più vicina alla vera essenza dell’isola. Ogni passo ti avvicinerà a un pezzetto di Sicilia che ha tanto da raccontare, una terra ricca di storie, leggende e bellezze naturali, pronta per essere esplorata.</div><div><br></div><div>Non è solo un viaggio a piedi, ma un'opportunità di connessione profonda con la cultura, l’ambiente e le persone che vivono in queste terre straordinarie. Un cammino che non solo ti arricchirà di memorie e emozioni, ma che contribuirà anche a sostenere il turismo responsabile, rispettando e valorizzando le piccole realtà locali.</div><div><br></div><div>Info Utili</div><div><br></div><div>Percorso: Da Kamarina (Costa Orientale) a Mozia (Costa Occidentale)</div><div>Distanza totale: 600 km</div><div>Tappe principali: Vittoria, Palazzolo Acreide, Enna, Calascibetta, Corleone, Salemi e tanti altri</div><div><br></div><div>Un’Avventura da Non Perdere</div><div><br></div><div>Se hai sempre sognato di esplorare una Sicilia sconosciuta, dove natura, storia e tradizioni si intrecciano, l’Antica Trasversale Sicula è il percorso perfetto per te. Scopri un angolo dell’isola che ti sorprenderà ad ogni passo, mentre attraversi paesaggi mozzafiato e ti immergi nelle storie e nelle tradizioni secolari che rendono la Sicilia unica.</div></div></header></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Dec 2017 09:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Caravaggio a Messina]]></title>
			<author><![CDATA[Serena Guzzone]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000001"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Caravaggio a Messina il libro di Valentina Certo</h3><div><hr></div><div>Si è tenuto nella Chiesa di S. Giovanni di Malta &nbsp;l’incontro con Valentina Certo, autrice del libro “Caravaggio a Messina”</div><div><span class="fs12lh1-5">Sarà presentato domenica 12 novembre, alle ore 17:30, presso la storica Chiesa di San Giovanni di Malta, S. Placido e Compagni Martiri di Messina, il libro della giovane storica dell’arte san pietrese Valentina Certo dal titolo Caravaggio a Messina. Storia e arte di “un pittore dal cervello stravolto ”, edito dalla Giambra Editori di Terme Vigliatore (ME). L’evento, introdotto dall’ operatrice culturale Laura Mauro (Giambra Editori), vedrà i saluti del Rettore della Chiesa Mons. Angelo Oteri, del Presidente dell’ Associazione AURA Dott.ssa Francesca Mangano e del Prof. Filippo Grasso dell’ Università di Messina. Relazionerà &nbsp;sul libro &nbsp;il Dott. Marco Grassi, Storico dell’Arte e Dottore di Ricerca in Storia dell’Europa Mediterranea dell’ Università di Messina. Sarà presente l’Autrice. Il saggio, &nbsp;presentato già a San Pier Niceto nella Chiesa di San Francesco Di Paola e a Gala di Barcellona Pozzo di Gotto &nbsp;presso il Museo Epicentro, mette in stretta relazione la città di Messina (facendo ampio riferimento alle vicissitudini urbanistiche, sociali, economiche ed artistiche del tempo) con il soggiorno dello “sregolato” &nbsp;genio &nbsp;dell’arte &nbsp;Michelangelo Merisi, detto il &nbsp;Caravaggio, avvenuto tra il 1608 ed il 1609. &nbsp;Un interessante approfondimento &nbsp;attraverso le biografie, le fonti scritte in città ed un attento studio del contesto artistico e culturale dei luoghi e delle personalità incontrate dall’artista lombardo, con particolare riferimento alle opere custodite al Museo Interdisciplinare Regionale (MuMe), la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Pastori, senza trascurare le numerose e presunte opere dipinte da Caravaggio nella città peloritana.</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">A Messina, i capolavori di Caravaggio sono conservati al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina (MuMe), noto anche come Museo Regionale Accascina.</span></div><div>Il museo espone collezioni di artefatti e opere d'arte locali e nazionali dal Medioevo al XIX secolo, includendo anche opere di artisti come Antonello da Messina.</div><div><br><div><span class="fs12lh1-5">Il museo espone due tele realizzate dall'artista durante il suo soggiorno a Messina nel 1608-1609:</span><br></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">L'Adorazione dei Pastori</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">La Resurrezione di Lazzaro</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Queste due opere sono esposte in una sala a loro dedicata.</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Informazioni Utili</span></div><div><span class="fs12lh1-5">Nome del Museo: Museo Regionale Interdisciplinare di Messina (MuMe)</span></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div><div><span class="fs12lh1-5">Indirizzo: Viale della Libertà, 465, 98121 Messina ME</span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 13 Nov 2017 18:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Triathlon Sprint a Sanv Vito lo Capo 22 10 2017]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_cssgp8nk">Triathlon Sprint a San Vito lo Capo 22 10 2017<div><span class="fs12lh1-5">Si rinnova l’appuntamento con il Triathlon Sprint San Vito lo Capo che si svolgerà domenica il 22 ottobre, nello splendido mare di San Vito Lo Capo per proseguire la gara lungo le stradine del paese.</span><div>La 10° edizione vedrà i super atleti impegnati in un percorso: <span class="fs10lh1-5">circuito cittadino di 4 km, chiuso al traffico veicolare, tecnico e veloce </span></div><div>Frazione Nuoto conta distanza da due boe gialle ad ovest ed a est del golfo di san vito lo capo.</div><div>frazione bici evidenziato con la traccia rossa circuito di 4 km da percorrere 5 volte.</div><div>frazione corsa evidenziata con la traccia verde di 5 km da percorrere una sola volta.</div><div><br></div><div><a href="http://www.triathlonsanvitolocapo.com/" target="_blank" class="imCssLink">www.triathlonsanvitolocapo.com</a><br></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 26 Sep 2017 07:08:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Torna la Targa Florio Motociclistica 7-8 ottobre 2017]]></title>
			<author><![CDATA[Gasport ]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_k1gjjpp6"><h3 class="imHeading3">Torna la Targa Florio Motociclistica 7-8 ottobre 2017</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter">Trovato l'accordo per disputare la classica corsa, non competitiva, per le due ruote: si terrà il 7 e 8 ottobre a Floriopoli per quattro categorie di moto, su un percorso di 208 km teatro delle 11 precedenti edizioni del 1920-30</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">16 DICEMBRE 2016 - MILANO</div><div class="imTACenter">La Targa Florio Motociclistica del 1929. <a href="http://www.targaflorio.info" target="_blank" class="imCssLink">www.targaflorio.info</a></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Torna la Targa Florio Motociclistica in Sicilia. Siglato un accordo, infatti, per i prossimi anni fra tra Angelo Pizzuto, presidente dell'Automobile Club Palermo, e Ciro De Petri ex campione di motociclismo per l'organizzazione della Targa Florio Motociclistica non competitiva, con il supporto di Mv Agusta e altri partner.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">CATEGORIE — L'edizione 2017 avrà quattro categorie di moto ammesse: moto historic, motoclassic (stradali/scooter iscritte al registro storico con più di 30 anni), moto moderne ed electric-bike e si svolgerà il 7 e l'8 ottobre a Floriopoli. A gennaio ci sarà una presentazione ufficiale e al Motorbike di Verona la prima uscita ufficiale con stand dove sarà esposta anche una linea di abbigliamento e gadget.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">LE GARE — La gara si articolerà in diverse specialità: moto historic in un tratto chiuso al traffico a ridosso di Floriopoli; electric-bike che percorreranno i 62 km del piccolo circuito delle Madonie; stradali/scooter classic che faranno un giro del medio circuito; moto moderne su un percorso di 208 km, teatro delle 11 precedenti edizioni motociclistiche del 1920-1930, di cui l'ultima disputata alla Favorita di Palermo.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><a href="http://www.gazzetta.it/Moto/16-12-2016/torna-targa-florio-motociclistica-18041292280.shtml?refresh_ce-cp" class="imCssLink">http://www.gazzetta.it/Moto/16-12-2016/torna-targa-florio-motociclistica-18041292280.shtml?refresh_ce-cp</a><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 09 Sep 2017 06:44:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Photo Marathon la passione per la fotografia e la promozione del territorio]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_rju78vjj"><h3 class="imHeading3">Photo Marathon</h3><div><hr></div><div>Photo Marathon è un evento culturale che coniuga la passione per la fotografia e la promozione del territorio. a Palermo 15 10 2017</div><div><br></div><div>È una giornata dedicata alla fotografia e non c’è bisogno di correre!</div><div>E’ aperta a chiunque con qualsiasi mezzo fotografico digitale. Coinvolge cittadini e turisti, amanti ed appassionati di fotografia, amici e curiosi stimolandoli a realizzare immagini a tema assegnato nell’arco di una divertente giornata, giornata in cui vivere la città in un modo alternativo.</div><div><br></div><div>Come si svolge</div><div>Durante una giornata vengono assegnati 9 temi fotografici, 3 temi ogni 3 ore, da sviluppare con originalità entro la mezzanotte del giorno della Photo Marathon ed entro il territorio della città in cui si svolge.</div><div><br></div><div>I temi sono segreti fino al rilascio per mantenere aperta la creatività e definiti in collaborazione con enti e partner locali al fine di entrare nell’anima di ogni singola città.</div><div><br></div><div>Il giorno successivo i partecipanti devono caricare un’immagine per tema sul portale italiaphotomarathon.it</div><div><br></div><div>Le immagini raccolte, visibili in una gallery permanente, costituiranno un mosaico vivo ed originale del territorio.</div><div><br></div><div>Una giuria di fotografi di chiara fama valuterà le immagini scegliendo le migliori per coerenza al tema, correttezza formale e creatività.</div><div><br></div><div>I vincitori verranno resi noti durante un evento di premiazione in ogni singola città e le fotografie scelte saranno esposte in una mostra gratuita e aperta al pubblico di restituzione alla città che ospita la Photo Marathon.</div><div><br></div><div><a href="http://www.italiaphotomarathon.it/palermo/" target="_blank" class="imCssLink">http://www.italiaphotomarathon.it/palermo/</a><br></div><div><br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 17:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Motociclismo in ghingheri 2017]]></title>
			<author><![CDATA[Distinguished Gentleman's Ride]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_e5adg6td"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Motociclismo in ghingheri per una causa Domenica 24 settembre 2017</h3><div><hr><div>Decine di migliaia di distinti signori in centinaia di città sparse per il mondo indosseranno la cravatta, arricceranno i baffi, stireranno i propri tweed e inforcheranno le proprie motociclette classiche e d'epoca per raccogliere fondi e sensibilizzare sull'andrologia, in particolare la ricerca sul cancro alla prostata e la prevenzione del suicidio.</div><div><br></div><div>Il Distinguished Gentleman's Ride è stato fondato a Sidney, in Australia, da Mark Hawwa. È stato ispirato da una foto di Don Draper, protagonista di Mad Men, a cavallo di una moto classica con addosso il suo abito migliore. Mark decise che un giro in moto a tema sarebbe stato un ottimo modo per combattere lo stereotipo, spesso negativo, dei motociclisti e, allo stesso tempo, per connettere le comunità motociclistiche esclusive.</div><div><br></div><div>Quella prima manifestazione nel 2012 ha radunato oltre 2.500 motociclisti in 64 città. Il successo della manifestazione ha incoraggiato il fondatore a prendere in considerazione il modo in cui avrebbe potuto essere utilizzato a sostegno di una buona causa.</div><div><br></div><div>Per via della tragedia della perdita di un partecipante a causa della depressione, dal 2016 abbiamo visto un cambiamento nei nostri obiettivi di salute. Attualmente, il finanziamento dei programmi di suicidio è uno degli obiettivi del DGR, oltre alla ricerca sul cancro alla prostata attraverso il nostro nuovo partner no profit ufficiale, la Movember Foundation, e il supporto dei nostri sponsor, Triumph Motorcycles e Zenith Watches.</div><div><br></div><div>Il Distinguished Gentleman's Ride è una celebrazione dell'arte di essere elegante e di guidare motocicletta custom classiche.</div><div><br></div><div>Che cosa significa, ti chiederai?</div><div><br></div><div>Pensaci: Monocolo, baffi rifilati alla moda, abiti di seta, camicie mai indossate e vestiti su misura.</div><div><br></div><div>La manifestazione: motociclette Cafe' Racer, Bobber, Classic, Tracker, Scrambler, Old School Chopper, Modern Classic, Sidecar, Classic Scooter, Brat Styled. Visita la nostra guida di stile per scoprire le motociclette che rendono il Distinguished Gentleman's un evento unico.</div><div><br></div><div>Cose da fare: non dimenticare le buone maniere, il miglior trattamento per il viso, un senso di divertimento e un sorriso.</div><div><br></div><div>Pagamento: la manifestazione è gratuita, tuttavia incoraggiamo i motociclisti a fare una donazione per la causa, nonché a impegnarsi a supportare i nostri obiettivi di raccolta fondi invitando amici, famiglia, colleghi a donare attraverso la pagina di raccolta fondi.</div><div><br></div><div>Registrazione: Per impostare la tua pagina personale di raccolta fondi e registrarti per la manifestazione più vicina, visita il sito www.gentlemansride.com/register</div><div><br></div><div><a href="https://www.gentlemansride.com/rides/italy" class="imCssLink">https://www.gentlemansride.com/rides/italy</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 04 Sep 2017 18:28:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[15 agosto la Vara di Messina]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Feste_sagre_festivit%C3%A0"><![CDATA[Feste sagre festività]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_vtdhdb2h"><h3 class="imHeading3">La Vara di Messina: Tradizione, Fede e Magia nella Processione dell'Assunta</h3><div><hr></div>La Vara di Messina è uno dei simboli più importanti e suggestivi della tradizione religiosa e culturale della città, un grande carro votivo dedicato alla Madonna Assunta. Ogni anno, il 15 agosto, la Vara viene portata in processione attraverso le strade di Messina, un evento che attira migliaia di fedeli e turisti.<div><br></div><div>Il termine "vara" deriva dalla parola "bara", e indica la bara nella quale giaceva il corpo della Madonna Dormiente, rappresentando il momento della Dormitio Virginis, ovvero la morte della Vergine. La Vara, imponente e affascinante, misura circa 13,5 metri di altezza e pesa circa 8 tonnellate. Viene trasportata in processione da centinaia di fedeli che, con grande devozione, tirano delle lunghe corde – le cosiddette gomene – che superano i cento metri di lunghezza. Le corde vengono manovrate all'inizio da due gruppi di persone che rispondono ai rispettivi capi corda.</div><div><br></div><div>Un'antica tradizione popolare vuole che queste corde abbiano proprietà magiche e taumaturgiche. Per questo motivo, al termine della processione, quando la Vara arriva in piazza Duomo, i fedeli, spinti dalla fede e dalla superstizione, accorrono per "assaltare" il carro e staccare pezzetti di corda da portare a casa, come talismano per allontanare la negatività e garantire fortuna.</div><div><br></div><div>In passato, la Vara era anche teatro di una tradizione affascinante e carica di simbolismo: gli "angioletti" che accompagnano la Madonna erano impersonati da bambini, mentre la figura della Madonna stessa, posta sulla sommità della Vara, veniva interpretata da una giovane vergine, scelta tramite sorteggio. Se la ragazza completava il giro della processione senza cadere, aveva il privilegio di ottenere la liberazione di un condannato a morte. Nel 1681 e nel 1738, a seguito di gravi incidenti in cui alcune persone caddero dalla Vara, rimanendo miracolosamente illese, fu eretta una statua marmorea dell'Immacolata in segno di gratitudine alla Vergine Maria per la protezione concessa. Questa statua, scolpita da Giuseppe Buceti e inaugurata l'8 dicembre 1757, si trova oggi nella Piazzetta Immacolata di Marmo, vicino al Duomo.</div><div><br></div><div>Nonostante la sua bellezza e il suo significato spirituale, la Vara è stata teatro di numerosi incidenti nel corso dei secoli. Solo nel XIX secolo, per ridurre i rischi, venne deciso di abbassare l'altezza della Vara e sostituire alcuni dei personaggi con figure di cartapesta.</div><div><br></div><div>Uno dei momenti più emozionanti e seguiti della processione è la "girata", un passaggio simbolico in cui la Vara, proveniente da Via Garibaldi, si immette in Via I Settembre per arrivare in Piazza Duomo. Questa manovra è particolarmente delicata e viene seguita con grande attenzione dai messinesi, che ritengono che la buona riuscita della "girata" possa portare buoni auspici per l’anno a venire.</div><div><br></div><div>La partenza della Vara è certamente emozionante, ma è l’ingresso in Piazza Duomo, la piazza centrale di Messina, che trasmette tutta la forza e l’intensità della processione. Qui la Vara è accolta da una folla immensa, che attende con ansia il passaggio del carro, creando un'atmosfera di grande devozione e partecipazione popolare.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 15 Aug 2017 07:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Villa Romana del Casale sotto le stelle]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_t228kofh"><h3 class="imHeading3">La Villa Romana del Casale sotto le stelle: suoni e atmosfere d’altri tempi</h3><div><hr></div><div>La celebre Villa Romana del Casale di Piazza Armerina apre gratuitamente le sue porte al pubblico per "Suoni e Luci", tre appuntamenti sotto le stelle per riscoprire il suo passato.</div><div><br></div><div>La Villa Romana del Casale è un importante edificio tardoantico situato a circa 4 km da Piazza Armerina, in Sicilia. Famosa in tutto il mondo per la sua eccezionale collezione di mosaici, considerata una delle più grandi e meglio conservate del mondo romano, la villa è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO dal 1997.</div><div><br></div><div>Piazza Armerina, una città in provincia di Enna, è nota soprattutto per la Villa Romana del Casale, un sito patrimonio dell'umanità celebre per i suoi straordinari mosaici. La città ha origini antiche, con insediamenti che risalgono all'epoca preistorica. Fino al 1862 si chiamava semplicemente "Piazza" e si è sviluppata principalmente durante la dominazione normanna.</div><div><br></div><div>Come raggiungere la Villa Romana del Casale<div><br></div><div>La Villa Romana del Casale si trova a 4 km da Piazza Armerina, nella zona sudorientale della Sicilia, a circa 50 km da Catania e 150 km da Palermo. La sua posizione centrale la rende facilmente raggiungibile sia dalla costa che dall'entroterra. Piazza Armerina è ben collegata da strade provinciali e autostrade, e può essere facilmente inclusa in un itinerario che attraversa la Sicilia centrale. L'area è raggiungibile anche in autobus dalle principali città siciliane, con fermate a Catania, Enna e Palermo.</div></div><div><br></div><div>Tra i luoghi di interesse principali ci sono:</div><div><br></div><div>La Villa Romana del Casale: un’antica villa romana con circa 3500 m² di pavimenti a mosaico splendidamente conservati, che raffigurano scene di vita quotidiana, caccia e mitologia.</div><div><br></div><div>La Cattedrale Maria Santissima delle Vittorie: un imponente edificio barocco con una cupola del 1768 e un portale con colonne a spirale.</div><div><br></div><div>Il Castello Aragonese: una fortezza del XIV secolo di forma quadrata con torri angolari.</div><div><br></div><div>La Villa Romana del Casale è un luogo che racconta secoli di storia, con un cielo stellato a fare da sfondo e tanta musica per un viaggio indietro nel tempo. Per tre domeniche speciali, la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina apre le porte gratuitamente dalle 21:30 a mezzanotte.</div><div><br></div><div>Gli appuntamenti, che si inseriscono nell'ambito di "Anfiteatro Sicilia", sono in programma il 30 luglio, il 13 e il 20 agosto. L'evento è organizzato da Taormina Arte e ha il patrocinio dell'Assessorato Regionale al Turismo e dell'Assessorato Regionale dei Beni Culturali.</div><div><br></div><div>Un’occasione speciale per visitare la Villa, tutelata dall'UNESCO dal 1997, una dimora di rappresentanza appartenuta a un membro dell’aristocrazia senatoria romana, ricca di elementi architettonici e decorativi di grande valore.</div><div><br></div><div>Gli organizzatori, previa prenotazione al numero 344.2553627, accompagneranno gruppi di massimo 150 persone lungo il percorso per assistere agli spettacoli. Durante la serata, gli ospiti si sposteranno tra gli ambienti visitabili della villa, guidati da giochi di suoni, luci e musiche dal vivo. La zona delle terme, la corte porticata d’ingresso, l'arco onorario, il vestibolo e il porticato del peristilio rivivranno atmosfere passate.</div><div><br></div><div>Inoltre, tra una nota e l’altra, sarà possibile ammirare la stanza della "Piccola Caccia", il corridoio della "Grande Caccia", la stanza delle “Palestrite", gli appartamenti padronali settentrionali con il mosaico di Ulisse e Polifemo, la stanza con Amore e Psiche e gli appartamenti padronali meridionali con il mosaico che raffigura il Mito di Arione e la stanza di Eros e Pan.</div><div><br></div><div>Per tutte le informazioni e le prenotazioni, è possibile rivolgersi a Suite d'Autore Point, in via Garibaldi 40 a Piazza Armerina, o telefonare al numero 344.2553627 ogni giorno dalle 10:00 alle 20:00.<br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 08:33:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Festival delle lanterne a Letojanni]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_ofyilw5q">Festival delle lanterne a Letojanni<div><hr></div><div>Ispirato alla tipica festa thailandese, un’idea portata avanti negli anni ha trovato finalmente posto tra gli eventi della piccola cittadina marinara. Alle 22:30 del 10 agosto, dalla spiaggia di Letojanni, in provincia di Messina, migliaia di lanterne prenderanno il volo; illumineranno il cielo e l’acqua, sfiorando il mare durante il loro percorso e creando così un’atmosfera irreale, magica.<div><br></div><div> </div><div>Il tutto avverrà in un clima di festa: stand dedicati al food e drink, musicisti, artisti, dj, mostre dedicate all’artigianato allieteranno la serata dalle 18:00 in poi.</div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/festivaldellelanterne/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/festivaldellelanterne/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 08:27:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il Treno del Barocco da Siracusa a Scicli e Ragusa]]></title>
			<author><![CDATA[www.fondazionefs.it]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_kszxj61b">Il Treno del Barocco da Siracusa a Scicli e Ragusa<div><hr></div><div>6 agosto 2017</div><div>Regione : Sicilia</div><div>Linea : Siracusa - Scicli - Ragusa</div><div>Trazione : Locomotiva Diesel</div><div>Materiale rotabile di trazione : carrozze degli anni '30 "Centoporte"</div><div><br></div><div>Anche questa estate, l'iniziativa congiunta della Fondazione FS Italiane in collaborazione con Trenitalia e Regione Sicilia. “I binari della Cultura. Sicilia Estate 2017, itinerari turistici in treno storico”.</div><div><br></div><div>Sulle mitiche “Centoporte”, carrozze degli anni ‘30, trainate da una locomotiva diesel d’epoca D445, alla scoperta del Val di Noto, tra i paesaggi e le affascinanti architetture barocche Patrimonio UNESCO.</div><div><br></div><div>DATE</div><div><br></div><div>6 agosto 2017</div><div>3 settembre 2017</div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 08:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[FestiValle il festival della Valle dei Templi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_wqrx3hbz"><h3 class="imHeading3">FestiValle - il primo festival di musica e arti digitali della Valle dei Templi</h3><div><hr></div><div>I luoghi del festival:<div>il Tempio di Giunone Immerso nella meravigliosa Valle dei Templi, patrimonio dell’Unesco, il Teatro sito sotto il Tempio di Giunone è un luogo suggestivo e unico al mondo. Qui la musica abbraccia la sacralità e la bellezza del luogo; qui nasceva l’antica Akragas fondata dai greci nel 581 a.c.</div><div>Parco culturale Farm Farm Cultural Park è un Centro Culturale Indipendente.</div><div>Qui arte e cultura sono strumenti nobili che danno alla Città di Favara una nuova identità e una dimensione futura.</div><div>Oceano Mare, nella località balneare di San Leone, dista pochi minuti dalla Valle dei Templi.</div><div>Tramonti sul mare, dune e ampia spiaggia ospiteranno l’Electro FestiValle.</div><div><br></div><div><div><a href="https://www.festivalle.it/" class="imCssLink">https://www.festivalle.it/</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 08:11:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?festivalle-il-primo-festival-della-valle-dei-templi</link>
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			<title><![CDATA[Teatro Antico di Tindari, storie di mare, tre concerti]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Teatro_Spettacoli_Musica"><![CDATA[Teatro Spettacoli Musica]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_c8rwx2hf"><h3 class="imHeading3">28 Luglio 2017 | Teatro Antico di Tindari, storie di mare e concerti</h3><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><span class="fs12lh1-5">Storie di mare, protagonista l’Orchestra a Fiati Conservatorio Arcangelo Corelli di Messina diretta da Lorenzo Della Fonte</span><br></div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter">Il mare è il leitmotiv dei tre concerti organizzati da Taormina Arte &nbsp;per Anfiteatro Sicilia, la manifestazione culturale promossa dall’Assessorato regionale al Turismo. I protagonisti, i maestri dell’Orchestra a fiati del Conservatorio Arcangelo Corelli di Messina, diretti magistralmente da Lorenzo Della Fonte, considerato un’autorità indiscussa nel mondo fiatistico mondiale.</div><div class="imTACenter"><br></div><div class="imTACenter"><i><span class="fs14lh1-5 cf1">Il teatro di Tindari o teatro di pietra</span></i><br></div><div class="imTACenter"><hr></div><div class="imTACenter"><div>l Teatro di Tindari, il suggestivo “teatro di pietra” sul mare<div><br></div><div>Il Teatro di Tindari, noto anche come teatro di pietra, è uno dei luoghi culturali e paesaggistici più affascinanti della Sicilia nord-orientale. Situato all’interno dell’area archeologica di Tindari, nel territorio del comune di Patti, in provincia di Messina, il teatro domina dall’alto il Golfo di Patti, offrendo una vista spettacolare che abbraccia il Mar Tirreno, le Isole Eolie e le colline circostanti.</div><div><br></div><div>Inserito in una cornice naturale di straordinaria bellezza, il teatro rappresenta un punto di riferimento per gli amanti della cultura, dell’arte e dello spettacolo dal vivo, attirando ogni anno numerosi visitatori, turisti e appassionati.</div><div><br></div><div>La stagione estiva: musica, teatro e danza</div><div><br></div><div>Durante il periodo estivo, il Teatro di Tindari ospita una ricca stagione di eventi, con appuntamenti che spaziano dalla musica classica a quella contemporanea, dalla danza al teatro di prosa. La rassegna estiva è ormai un appuntamento tradizionale e molto atteso, capace di coniugare spettacolo e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico.</div><div><br></div><div>I concerti musicali includono esibizioni sinfoniche, musica da camera e performance di solisti e orchestre di alto livello, affiancate da spettacoli di musica popolare siciliana, che raccontano l’identità e le tradizioni dell’isola attraverso melodie coinvolgenti.</div><div><br></div><div>Il teatro come spazio scenico senza tempo</div><div><br></div><div>Il Teatro di Tindari si presta in modo naturale alla messa in scena di opere teatrali classiche e contemporanee, spesso reinterpretate in chiave moderna. La suggestione del luogo, unita all’acustica naturale e alla scenografia offerta dal paesaggio, amplifica l’emozione di ogni rappresentazione, regalando al pubblico un’esperienza intensa e memorabile.</div><div><br></div><div>Accanto agli spettacoli teatrali e musicali, il calendario annuale si arricchisce di eventi speciali, come rassegne cinematografiche, incontri letterari, conferenze e laboratori creativi, che permettono di vivere Tindari come un vero e proprio polo culturale all’aperto.</div><div><br></div><div>Tindari: cosa vedere oltre il teatro</div><div><br></div><div>La visita al Teatro di Tindari può essere facilmente integrata con la scoperta del sito archeologico, che conserva resti della città greco-romana, tra cui abitazioni, strade lastricate e tratti di mura. Poco distante si trova il celebre Santuario della Madonna Nera di Tindari, uno dei principali luoghi di culto mariano della Sicilia.</div><div><br></div><div>Da non perdere anche il panorama sui Laghi di Marinello, riserva naturale caratterizzata da una lingua di sabbia che muta forma nel tempo, considerata uno dei paesaggi costieri più suggestivi dell’isola.</div><div><br></div><div>Un’esperienza tra arte, storia e natura</div><div><br></div><div>Grazie alla sua posizione unica e alla qualità dell’offerta culturale, il Teatro di Tindari rappresenta una tappa imperdibile per chi visita la Sicilia nord-orientale. Ogni evento diventa un’esperienza che unisce arte, storia e natura, in un connubio perfetto capace di lasciare un ricordo indelebile nel cuore dei visitatori.</div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/teatrogreco.ditindari/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/teatrogreco.ditindari/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.prolocotindari.it/" class="imCssLink">https://www.prolocotindari.it/</a></div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.facebook.com/TindariFestival/" class="imCssLink">https://www.facebook.com/TindariFestival/</a></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 08:01:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?teatro-antico-di-tindari-storie-di-mare-tre-concerti</link>
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			<title><![CDATA[Isnello capitale dell’astronomia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_87l1iyoi"><div><hr></div><h3 class="imHeading3">Isnello capitale dell’astronomia </h3><div><hr></div><div>Isnello, capitale dell’astronomia nel cuore delle Madonie<div><br></div><div>Isnello, piccolo e suggestivo comune delle Madonie, si sta affermando sempre più come capitale siciliana dell’astronomia. La sua posizione geografica privilegiata, immersa nel Parco delle Madonie e lontana da grandi centri urbani, garantisce un cielo notturno tra i più limpidi e bui dell’isola, con inquinamento luminoso quasi inesistente e un elevato numero di notti serene durante l’anno.</div><div><br></div><div>Proprio queste condizioni hanno reso possibile la nascita di importanti progetti scientifici legati all’osservazione del cielo. Tra i principali promotori di questa visione vi è Pino Mogavero, sindaco di Isnello, che negli anni ha sostenuto lo sviluppo dell’Osservatorio Astronomico, oggi una realtà concreta con la realizzazione di un moderno telescopio nel territorio comunale.</div><div><br></div><div>Il GAL Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche</div><div><br></div><div>Isnello ospita il GAL Hassin – Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche, un polo scientifico e culturale di rilevanza nazionale e internazionale. Il centro rappresenta un perfetto esempio di integrazione tra ricerca, didattica e turismo scientifico.</div><div><br></div><div>Le attività del GAL Hassin comprendono:</div><div><br></div><div>Ricerca astrofisica, con studi su asteroidi, pianeti extrasolari in orbita attorno a stelle vicine, stelle variabili, nuclei galattici attivi e detriti spaziali;</div><div><br></div><div>Didattica e divulgazione scientifica, rivolta a scuole, famiglie e appassionati, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla scienza e all’astrofisica;</div><div><br></div><div>Strutture aperte al pubblico, tra cui un Planetario, un Museo scientifico, una Terrazza Osservativa e il suggestivo Parco dello Spazio e del Tempo, ideali per visite guidate, conferenze ed esperienze di osservazione del cielo.</div><div><br></div><div>Eventi e turismo astronomico</div><div><br></div><div>Per celebrare l’avanzamento dei lavori e la costruzione del telescopio, Isnello ospita periodicamente eventi di grande richiamo, come la manifestazione Gal Hassin, che nelle sue edizioni ha visto la partecipazione di importanti nomi dell’astronomia italiana e internazionale. Questi appuntamenti contribuiscono a rendere il borgo una meta d’eccellenza per il turismo astronomico.</div><div><br></div><div>Isnello: tra scienza, natura e tradizione</div><div><br></div><div>Situato a circa 530 metri sul livello del mare, Isnello conserva l’atmosfera autentica dei borghi madoniti, con vicoli in pietra, panorami montani e una forte identità culturale. Il nome Hassin, di origine siriaca, significa “torrente freddo” ed è l’antico appellativo dato al paese dagli Arabi durante la loro presenza in Sicilia.</div><div><br></div><div>Visitare Isnello significa unire scoperta scientifica, natura incontaminata e tradizioni locali, in un contesto ideale per chi cerca esperienze autentiche, lontane dal turismo di massa, sotto uno dei cieli stellati più belli d’Europa.</div></div><div><br></div><div><div><a href="https://galhassin.it/" class="imCssLink">https://galhassin.it/</a></div></div><div><br></div><div>Le Madonie e i borghi madoniti: un viaggio tra natura, cultura e autenticità<div><hr></div><div>Il Parco delle Madonie, situato nella Sicilia settentrionale tra Palermo e Cefalù, è una delle aree naturali protette più affascinanti dell’isola. Dichiarato Geoparco Mondiale UNESCO, il territorio madonita si distingue per la straordinaria varietà paesaggistica: dalle alte vette come Pizzo Carbonara, la seconda cima più alta della Sicilia, ai boschi alle vallate rocciose e ai panorami che si aprono verso il Mar Tirreno.</div><div><br></div><div>Le Madonie rappresentano una meta ideale per gli amanti del turismo naturalistico e sostenibile, grazie a una fitta rete di sentieri per escursioni, trekking, mountain bike e passeggiate a cavallo. In inverno, l’area di Piano Battaglia offre la possibilità di praticare sport sulla neve, rendendo il comprensorio una destinazione fruibile tutto l’anno.</div><div><br></div><div>I borghi madoniti: identità, tradizioni e accoglienza</div><div><br></div><div>All’interno del Parco sorgono numerosi borghi madoniti, piccoli centri ricchi di storia e tradizioni, caratterizzati da un patrimonio architettonico autentico e da un forte legame con il territorio. Tra questi spiccano Isnello, Castelbuono, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Gangi, Geraci Siculo, Polizzi Generosa e Collesano, ognuno con una propria identità e peculiarità culturali.</div><div><br></div><div>Passeggiare nei borghi madoniti significa scoprire centri storici in pietra, chiese medievali, palazzi nobiliari, antichi mestieri e feste popolari che scandiscono il calendario annuale. Molti di questi paesi sono stati inseriti tra i Borghi più belli d’Italia, grazie alla qualità urbana, alla cura del patrimonio storico e alla vivace offerta culturale.</div><div><br></div><div>Enogastronomia e tradizioni locali</div><div><br></div><div>Un altro grande richiamo turistico delle Madonie è l’enogastronomia, profondamente legata alle produzioni locali: formaggi come la Provola delle Madonie, salumi artigianali, cereali antichi, funghi, carni e dolci della tradizione siciliana. Le sagre e gli eventi enogastronomici offrono ai visitatori l’opportunità di vivere esperienze autentiche.</div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:23:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Farm cultural park]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_9shlni1f"><div><h3 class="imHeading3">Farm Cultural Park: Un'Opera di Rigenerazione Culturale a Favara</h3><div><hr></div><div>Nel cuore della Sicilia, a Favara, in provincia di Agrigento, si trova un luogo straordinario che rappresenta un esempio di rigenerazione urbana e di cultura contemporanea: il Farm Cultural Park. Questo innovativo centro culturale è un vero e proprio punto di riferimento per chi cerca una fusione tra arte contemporanea, innovazione architettonica e turismo culturale. Fondato nel 2010 da Andrea Bartoli e Florinda Saieva, il Farm Cultural Park ha trasformato una zona semi-abbandonata del centro storico di Favara in un vivace polo culturale che attrae visitatori da tutto il mondo.</div><div><br></div><div>Un Museo Diffuso nel Cuore di Favara</div><div><br></div><div>Il Farm Cultural Park si distingue per la sua originalità: è un "museo diffuso" che utilizza l'arte come strumento di cambiamento sociale e urbano. Ospitato nel quartiere storico di "I Sette Cortili", noto anche come Cortile Bentivegna, il progetto ha recuperato case abbandonate, dando loro una nuova vita attraverso opere d’arte e installazioni, creando uno spazio dinamico e interattivo. Ogni cortile del complesso ospita mostre, performance e attività culturali che coinvolgono artisti locali e internazionali.</div><div><br></div><div>Cosa Fare al Farm Cultural Park</div><div><br></div><div>Al Farm Cultural Park, l'arte è alla base di ogni attività. Il centro culturale ospita:</div><div><br></div><div>Mostre temporanee e installazioni permanenti: Il parco è costantemente animato da esposizioni che spaziano dall’arte visiva all’architettura, offrendo sempre qualcosa di nuovo da scoprire.</div><div><br></div><div>Residenze per artisti: Il Farm è anche un punto di riferimento per gli artisti contemporanei che possono soggiornare e lavorare nel centro per realizzare progetti creativi.</div><div><br></div><div>Incontri e workshop: Il centro ospita numerosi eventi culturali come conferenze, seminari e laboratori creativi su temi legati all'arte, all’architettura e all’innovazione. In particolare, le cucine aperte sono spazi ideali per partecipare a workshop e attività interattive.</div><div><br></div><div>Cocktail bar e negozi vintage: Il Farm è anche un luogo di socializzazione, con un bar che offre drink creativi e uno spazio per l’acquisto di oggetti vintage e artigianali, spesso legati all’arte e alla cultura contemporanea.</div><div><br></div><div>Impatto e Riconoscimenti</div><div><br></div><div>Il Farm Cultural Park non è solo un centro culturale, ma un vero e proprio motore di cambiamento per la città di Favara e per la Sicilia. La sua trasformazione da area degradata a vivace centro turistico ha avuto un impatto enorme sulla comunità locale, portando un nuovo flusso di visitatori e ispirando progetti simili di rigenerazione in altre città italiane e internazionali.</div><div><br></div><div>Il suo successo globale è stato riconosciuto da numerosi esperti e media, che lo hanno annoverato tra le destinazioni imperdibili per gli amanti dell’arte contemporanea. Il Farm Cultural Park ha contribuito a mettere Favara sulla mappa internazionale come una meta culturale di eccellenza.</div><div><br></div><div>Come Arrivare e Cosa Vedere nei Dintorni</div><div><br></div><div>Farm Cultural Park si trova nel centro storico di Favara, un piccolo comune in provincia di Agrigento, facilmente raggiungibile sia in auto che con i mezzi pubblici. Se siete in visita alla Valle dei Templi di Agrigento, il Farm è una tappa imperdibile, a soli 20 minuti di distanza, che vi permetterà di scoprire un altro lato della Sicilia: quello della creatività e della rigenerazione urbana.</div><div><br></div><div>Oltre al Farm, Favara è una località che merita di essere esplorata, con la sua architettura storica, le chiese barocche e il mercato locale che conserva ancora il fascino autentico del sud Italia.</div><div><br></div><div>Info Utili</div><div><br></div><div>Indirizzo: Farm Cultural Park, Favara (AG), Sicilia, Italia</div><div><br></div><div>Un'Esperienza da Non Perdere</div><div><br></div><div>Il Farm Cultural Park è una destinazione unica che unisce arte, cultura e innovazione in un contesto urbano ricco di storia e tradizione. Se amate l'arte contemporanea, la creatività e la rigenerazione urbana, questo è il luogo che fa per voi. Un’occasione perfetta per scoprire un angolo nascosto della Sicilia, che con il suo spirito innovativo e il suo impatto positivo sulla comunità, sta conquistando il cuore di visitatori provenienti da ogni parte del mondo.</div></div><div><br></div><div><div><a href="https://www.farmculturalpark.com/" class="imCssLink">https://www.farmculturalpark.com/</a></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Arriva il solstizio d'inverno: anche in Sicilia le Stonehenge]]></title>
			<author><![CDATA[Monica Nardone]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_1h8uj9tc"><h3 class="imHeading3">Arriva il solstizio d'inverno: anche in Sicilia le “Stonehenge” che segnano questo momento magico</h3><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Da megaliti di San Cipirello a quelli dell'Argimusco, i presunti calendari astronomici dell'Isola</span><br></div><div>Arriva il solstizio d'inverno: anche in Sicilia le “Stonehenge” che segnano questo momento magico.</div><div><div><br></div><div>Solstizio d'Inverno: Le "Stonehenge" di Sicilia che Celebrano la Luce</div><div>Megaliti millenari, calendari di pietra e luoghi carichi di mistero: quando l'antica Sicilia si allineava con le stelle per celebrare il trionfo della luce sulle tenebre.</div><div><br></div><div>Manca poco al Solstizio d’Inverno (il 21 dicembre), una data attesa e celebrata sin dall'Età del Bronzo. Anche in Sicilia, come nelle antiche "Stonehenge" italiane, l'arrivo del giorno più corto dell'anno era un momento di alto valore simbolico.</div><div><br></div><div>Il solstizio d'inverno, infatti, segna il momento in cui le ore di luce ricominciano ad allungarsi: il trionfo della luce sulle tenebre, celebrato fin dalla preistoria.</div><div><br></div><div>I Calendari di Pietra in Sicilia: Le Nostre "Stonehenge"</div><div>Gli antichi calendari in pietra, risalenti in Italia alla Tarda Età del Bronzo, sono stati costruiti con la stessa tecnica di Stonehenge in Gran Bretagna: creare "punti di mira" che consentissero di osservare la posizione esatta del sole.</div><div><br></div><div>In Sicilia, due luoghi in particolare raccontano questa connessione millenaria tra terra e cielo:</div><div><br></div><div>1. I Megaliti della Valle del Belice (San Cipirello)</div><div>Periodo: Risalgono al 1700 a.C.</div><div><br></div><div>Caratteristiche: Nelle alture dietro San Cipirello (Alta Valle del Belice), si trovano grandi lastre a forma triangolare che fungevano da osservatori solari. Questi megaliti indicano il punto in cui sorge il Sole sia nel Solstizio d'Inverno che in quello d'Estate.</div><div><br></div><div>Unicità: Il megalite forato di Monte Arcivocalotto è considerato da diversi studiosi l'unico megalite del genere in Italia che indica specificamente il Solstizio d’Inverno, dimostrando come questi oggetti fossero costruiti appositamente per misurare il tempo in aderenza ai cicli vegetativi e agricoli.</div><div><br></div><div>2. L'Argimusco: La Stonehenge Siciliana</div><div>Dove si trova: Tra Montalbano Elicona, Tripi e Roccella Valdemone, in provincia di Messina.</div><div><br></div><div>Caratteristiche: L'Argimusco è un altopiano costellato da imponenti megaliti, prodigio della natura e dell’erosione. Questi macigni calcarei sono stati modellati dal vento e dalla pioggia in forme suggestive.</div><div><br></div><div>Mistero e Allineamento: Soprannominato la "Stonehenge Siciliana", Argimusco è un luogo mistico che, secondo gli studi, presenta allineamenti precisi con i solstizi e le costellazioni. Per alcuni sono sculture naturali, per altri sono i resti di maestose opere realizzate da antichi abitatori, luoghi sacri dove si celebravano antichi riti.</div><div><br></div><div>Per il visitatore: Per vivere in prima persona questo momento magico, gli appassionati (meteo permettendo!) si recano ancora oggi in questi luoghi sacri, pronti ad assistere al trionfo della luce e a toccare con mano le vestigia di una cultura che guardava al cielo.</div></div><div><br></div><div>Mancano pochi giorni al solstizio d’inverno, che si verifica il 21 dicembre, e già 3mila anni fa era una data attesa nelle Stonehenge italiane, da Petre de la Mola in Basilicata ai megaliti della valle del Belice in Sicilia. Ancora oggi c'è chi per cultura, tradizione o curiosità va ad osservare questo momento il luoghi sacri, quasi magici, proprio per sottolineare l'alto valore simbolico del solstizio d'inverno. E tempo metereologico permettendo, chi ama questi eventi si è già messo in moto per vivere l'evento.</div><div><br></div><div>I calendari in pietra italiani risalgono quasi tutti alla Tarda Età del Bronzo e sono stati costruiti con la stessa tecnica di Stonehenge in Gran Bretagna, «che consiste nell’osservare la posizione del sole nel giorno più corto o più lungo dell’anno e creare dei "punti di mira"», ha spiegato l'archeo astronomo Vito Francesco Polcaro, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf).</div><div>Fra gli ultimi scoperti c'è "Petre de la Mola" sulle Dolomiti Lucane che dai reperti archeologici trovati nelle vicinanze pare sia stato frequentato dalla tarda età del Bronzo fino al IV secolo a.C. Ma per stabilire con precisione la sua 'età «sono necessari gli scavi archeologici, in programma grazie al finanziamento della Regione Basilicata, attraverso il Parco di Gallipoli Cognato» ha rilevato l’archeologo Emmanuele Curti, consigliere del Parco di Gallipoli Cognato. &nbsp;Il complesso è un affioramento naturale di roccia calcarea che è stata modificata, ha spiegato Polcaro, «sovrapponendo una lastra ad una spaccatura naturale della roccia per creare una galleria che permette di osservare il Sole al tramonto del solstizio d’inverno. Lo stesso giorno, e solo in quello, a mezzogiorno il Sole appare dallo stesso punto di osservazione in una piccola fenditura artificiale a sinistra della galleria, dando l’avviso del fenomeno che si verificherà al tramonto».</div><div>Nel giorno più corto dell’anno, il Sole nel suo moto apparente nelle costellazioni dello Zodiaco raggiunge la massima distanza rispetto al piano dell’equatore terrestre. Da questo periodo in poi le ore di luce cominciano ad allungare e per questo, ha osservato Polcaro, «sin dalla preistoria è stato attribuito al solstizio d’inverno il significato sacro del trionfo della luce sulle tenebre».</div><div><br></div><div>Megaliti di questo tipo si trovano anche in Sicilia, nel territorio dell’Alta Valle del Belice, e più esattamente nelle campagna sulle alture che stanno dietro San Cipirello. Risalgono al 1700 a.C e sono delle grandi lastre a forma di triangolo che servono a osservare la posizione del Sole quando sorge nel giorno del solstizio di inverno e d’estate. Per riuscire a raggiungere il megalite forato di Monte Arcivocalotto, bisogna inoltrarsi lungo la strada provinciale 42. Si tratterebbe di oggetti costruiti appositamente per misurare il tempo in aderenza ai cicli vegetativi della natura, che indicava le fasi delle attività agricole che venivano svolte ogni anno in determinati periodi.</div><div>La funzione astronomica del calendario solare di San Cipirello è stata accertata da più studiosi, secondo i quali questo è l’unico megalite del genere trovato in Italia che indica il Solstizio d’Inverno.</div><div><br></div><div>Altro luogo mistico in Sicilia, allineato con i solstizi e le costellazioni e per questo soprannominato la Stonehenge siciliana, si trova in provincia di Messina, tra Montalbano Elicona, Tripi e Roccella Valdemone: sono i megaliti dell’Argimusco prodigio della natura e dell’erosione. Per alcuni sono maestose sculture opera di antichi abitatori di quei luoghi, che innalzarono questi enormi macigni (megaliti) di calcare che vento e pioggia hanno eroso, modellandoli in forme che nel tempo hanno accesi la fantasia delle popolazioni locali, tramandando la leggenda dell’Argimusco come luogo sacro dove si celebravano antichi riti.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:20:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Escher dal 19 marzo al 17 settembre 2017 a Catania]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_74m4fj90">Escher che dal 19 marzo al 17 settembre 2017 sono ospitate al monumentale e quattrocentesco Palazzo della Cultura di Catania, città in cui l’artista giunse – l’ultima volta – nel maggio del 1935 nel suo ideale Grand Tour nella penisola.<div>Con ì suoi disegni tra cui: Tempio di Segesta, Sicilia, 1932; “cartoline” di litorali come in Catania (1936; i chiostri delle più ricche Basiliche, come nel vero e proprio virtuosismo incisorio del Chiostro di Monreale, Sicilia, 1932; vedute aeree, Cattedrale di Cefalù, 1938 e studia al contempo l’irrompere del disordine della natura realizzando una serie di litografie che hanno per soggetto l’Etna, Colata di lava del 1928 dal monte Etna, 1933 e i paesi vicini che lo circondano come in Castel Mola, con monte Etna del 1932.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:18:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Lo Street Food internazionale a Palermo 20-23 Aprile 2017]]></title>
			<author><![CDATA[Street food Palermo]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_xfiim64d"><h2 class="imHeading2">Lo Street Food internazionale a Palermo 20-23 Aprile 2017 </h2><div>È un legame antico quello che unisce l’uomo al cibo, inteso non solo come bisogno fisiologico ma piuttosto come percorso sensoriale di riconoscimento della propria autenticità culturale, perché, così com’è vero che “l’uomo è ciò che mangia”, è ancor più vero che mangia ciò che è, ossia alimenti totalmente ripieni della sua cultura.</div><div><br></div><div>Palermo, già capitale europea dello street food e quinta al mondo nella classifica Forbes, ospiterà il Palermo Street Food Fest, il primo Festival Internazionale del Cibo di strada.</div><div><br></div><div>Il centro storico della città siciliana si trasformerà in un Villaggio gastronomico a cielo aperto, in cui i migliori chef, provenienti da tutte le parti del mondo, prepareranno a vista le più eccellenti prelibatezze di street food dei loro paesi d’origine.</div><div><br></div><div>Quattro giorni da vivere tra appassionanti gare gastronomiche, degustazioni, cooking show, laboratori per grandi e piccini e ancora concerti di grandi artisti italiani e nuovi talenti, artisti di strada, talk show e momenti di approfondimento. Inebrianti sapori e danze colorate, armonia di profumi e sinfonia di suoni ad animare il Palermo Street Food Fest.</div><div><br></div><div>Un incontro unico per compiere un viaggio nel cuore dei tanti luoghi della terra, assaporandone ciò che di più culturalmente autentico esprimono i diversi popoli, un’occasione irripetibile per esercitare non meno di quattro dei cinque sensi di cui siamo dotati: il gusto, va da sé, l’olfatto, la vista e perfino il tatto. Perché certi cibi si mangiano, rigorosamente, con le mani.</div><div><a href="http://www.palermostreetfoodfest.it" target="_blank" class="imCssLink">www.palermostreetfoodfest.it</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:13:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Novecento Italiano una storia dal 25 marzo al 31 agosto]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_7b96462m"><h3 class="imHeading3">Novecento Italiano una storia dal 25 marzo al 31 agosto</h3><div><hr></div><div>La mostra ospitata nelle Sale Duca di Montalto di Palazzo Reale presenta un racconto che non ha la pretesa di essere esaustivo, ma vuole mostrare la grandezza del nostro patrimonio creativo attraverso un viaggio in cui ogni tappa è una storia esaltante che vede protagonisti alcuni tra i più grandi artisti del XX secolo. Si tratta di un’esposizione di sessanta quadri, otto sculture di quarantaquattro autori che possono, a ragione, essere considerati i manifesti delle loro correnti di riferimento.</div><div><br></div><div> Sono almeno quindici i movimenti artistici rappresentati in questa esposizione: si va dal Ritorno al mestiere all’Idealismo, passando per la Metafisica del quotidiano, il Realismo magico, la Scuola romana, il Gruppo forma; e ancora l’Onirismo siderale, gli Italien de Paris, il Primordialismo plastico, la Scuola di via Cavour e il Gruppo di Piazza del Popolo.</div><div><br></div><div>www.federicosecondo.org</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:12:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Invasioni digitali, il web per la cultura]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Cultura_e_Societ%C3%A0"><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_je62t4va"><h3 class="imHeading3">Invasioni digitali, il web per la cultura</h3><div><hr></div><div>Invasioni Digitali, è il progetto che vuole promuovere attraverso il web il patrimonio culturale italiano.</div><div>Fabrizio Todisco, l’ideatore di questa iniziativa ci ha raccontato com’è nata.</div><div>Fabrizio Todisco stavo lavorando ad un progetto per promuovere le risorse archeologiche e artistiche del suo territorio quando ha realizzato che la cultura e le strutture che la ospitano non vengono così valorizzate in Italia. </div><div>Le invasioni digitali hanno principalmente due obiettivi, quello di lanciare un’iniziativa di promozione dal basso cercando di trasformare ognuno di noi in un testimonial, un ambasciatore del proprio territorio e l’obiettivo di lanciare un messaggio alle istituzioni.</div><div>Una cosa importante da specificare è che il progetto è totalmente a costo zero e tutte le persone che hanno collaborato hanno messo a disposizione il loro lavoro e il loro tempo gratuitamente.</div><div><br></div><div>Tra musei e luoghi di interesse <span class="fs12lh1-5">storico-artistico non appaiono più come </span><span class="fs12lh1-5">custodi di tracce immobili del passato ma </span><span class="fs12lh1-5">spazi in cui il passato incontra il presente ed un nuovo modo di essere raccontato. </span></div><div><span class="fs12lh1-5">Protagonisti delle Invasioni Digitali </span><span class="fs12lh1-5">sono infatti, luoghi “invasi”, dai </span><span class="fs12lh1-5">social media, è da lì che parte il racconto </span><span class="fs12lh1-5">dei visitatori, che sulle piattaforme riportano la loro personale Invasione Digitale</span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:11:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Mototurismo, nasce la Genova-Palermo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_6446a1rf">Mototurismo, nasce la Genova-Palermo<div>Dal 28 aprile al 6 maggio il mototurismo diventa gran fondo: 2.500 km da Genova a Palermo. La presentazione al Motor Bike Expo, la Genova-Palermo, inedita gran fondo di circa 2.500 chilometri, in calendario dal 28 aprile al 6 maggio.</div><div>Organizzata dal Moto Club Motolampeggio di Roma, la nuova manifestazione porta chiara l’impronta del suo ideatore Daniele Alessandrini che intende attribuirle lo stesso spirito della ormai consolidata 20.000 Pieghe.</div><div>Un’avventura per chi ama la guida su strada, per chi considera il viaggio un piacere e anche per chi vuole conoscere meglio l’Italia non solo sotto il profilo paesaggistico ma anche sociale, culturale, eno-gastronomico.</div><div><a href="http://www.genovapalermo.it" target="_blank" class="imCssLink">www.genovapalermo.it</a></div><div><a href="http://motolampeggio.it" target="_blank" class="imCssLink">motolampeggio.it</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[9 Festival Internazionale degli Aquiloni a San Vito Lo Capo 2017]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Turismo"><![CDATA[Turismo]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_e2ftgope">9 Festival Internazionale degli Aquiloni a San Vito Lo Capo 25-28 Maggio 2017<div><hr></div><div>San Vito Lo Capo è ormai felicemente legata allo straordinario clima di festa che il Festival Internazionale degli Aquiloni porte con sé.</div><div>Giunto alla 9 Edizione, un momento di gioioso divertimento per i piccoli ma anche di relax per gli adulti.</div><div>Anche quest’anno saranno presenti aquiloni di vari tipi, colori e dimensioni, costruiti con foglie, con carta di riso, con disegni che evocano flora e fauna, e dalle più disparate forme.</div><div>Gli aquilonisti provenienti da varie parti del mondo si esibiranno sulla meravigliosa spiaggia di San Vito Lo Capo, tra ali di folla di bambini e adulti catturati dai mille colori e dall’allegria della musica che accompagna le esibizioni.</div><div>Ricco, come sempre, il programma, dalle esibizioni del mattino fino agli spettacoli notturni, particolarmente suggestivi, con volo di aquiloni pirotecnici che, fluttuando nel cielo notturno, danno vita a un gioco di luci simile a quello creato dai fuochi d’artificio.</div><div>E ancora, gare di aquiloni acrobatici che faranno volteggiare gli Aquiloni sulle note di bellissimi brani musicali scelti per l’occasione.</div><div>Tutto questo nell’incantevole cornice di San Vito Lo Capo, il piccolo borgo marinaro che con la sua incantevole spiaggia, il suo mare cristallino e i profumi di gelsomino e couscous.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:09:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Giro di Sicilia 2017 auto storiche]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Sport_e_motori"><![CDATA[Sport e motori]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_3cj7i4g9">Il Giro di Sicilia è una delle manifestazioni più storiche e affascinanti nel panorama delle corse automobilistiche, con radici che affondano nel passato della Targa Florio, una delle gare più prestigiose del motorsport mondiale. La storia che hai citato risale agli inizi del Novecento, con le parole di Vincenzo Florio, il quale, nel 1911, dichiarò la sua intenzione di creare una corsa che percorresse le strade dell'isola, un'idea che sarebbe divenuta realtà nel 1912 con la prima edizione del Giro di Sicilia.<div><br></div><div>Il Veteran Car Club Panormus ha svolto un ruolo fondamentale nel mantenere viva questa tradizione, fondato nel 1974 da appassionati palermitani che volevano onorare la memoria di eventi come la Targa Florio e il Giro di Sicilia. Oggi, l’associazione organizza annualmente il Giro di Sicilia, che richiama una grande varietà di appassionati, dai collezionisti alle famiglie, offrendo un'esperienza unica tra turismo, cultura e corse automobilistiche storiche.</div><div><br></div><div>Il Giro di Sicilia 2017, come ogni anno, ha visto una varietà di auto storiche partecipare a percorsi affascinanti tra le montagne e le coste siciliane, portando in vita il fascino delle gare d'epoca, ma anche il legame con la tradizione siciliana e la passione per il motorsport.</div><div><br></div><div><a href="http://www.girodisicilia.it" target="_blank" class="imCssLink">www.girodisicilia.it</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:08:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?giro-di-sicilia-2017-auto-storiche</link>
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			<title><![CDATA[Movimento Turismo del Vino 27 E 28 MAGGIO]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_2amngexd">Movimento Turismo del Vino<div>Il Movimento Turismo del Vino, nato nel 1993, è un'associazione no profit che annovera circa 1000 fra le più prestigiose cantine d'Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti. Primo fra tutti, quello della qualità dell'accoglienza enoturistica.</div><div>Con il suo impegno costante il Movimento Turismo del Vino mira ad accrescere il settore enoturistico nazionale, che rappresenta una risorsa economica fondamentale per lo sviluppo dei territori ed un efficace strumento per la tutela dell’ambiente.</div><div>Per concretizzare tali obiettivi il Movimento Turismo del Vino si attiva a più livelli: dalla partecipazione a fiere &nbsp;e convegni internazionali alla collaborazione con università e centri studi per la realizzazione di ricerche.</div><div><br></div><div>Cantine Aperte, ogni ultima domenica maggio, è l'appuntamento da non perdere per ogni enoturista</div><div>Diversi gli eventi che il Movimento Turismo del Vino organizza nel corso dell’anno in tutta Italia, primo fra tutti "Cantine Aperte", previsto l’ultima domenica di maggio, il più famoso e importante appuntamento, che apre le porte a milioni di enoturisti e appassionati per scoprire il mondo e la cultura del vino direttamente nei suoi luoghi di produzione.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:07:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?movimento-turismo-del-vino-27-e-28-maggio</link>
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			<title><![CDATA[Ciclabili Siciliane cicloturismo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Trekking%2C_Cicloturismo%2C_Cammini"><![CDATA[Trekking, Cicloturismo, Cammini]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_repxk10l"><div><h3 class="imHeading3">Ciclabili Siciliane cicloturismo</h3></div><div><hr>Cicloturismo in Sicilia: un viaggio nel cuore del Mediterraneo<div>Se ami l'avventura e le due ruote, la Sicilia è la destinazione perfetta per te. Pedalare lungo le sue ciclabili non è solo un modo per sfrecciare col vento in faccia, ma è anche un'esperienza di viaggio autentica e sostenibile. Un tour in bicicletta ti permette di fuggire dalla folla, scoprire angoli nascosti e immergerti in paesaggi mozzafiato, tra antiche tradizioni e sapori unici. Che tu sia un ciclista esperto o alle prime armi, troverai il percorso adatto a te. Scegli la tua bici, indossa il casco e preparati a vivere un'avventura indimenticabile.</div><div><br></div><div>Perché la Sicilia è la meta ideale per il cicloturismo?</div><div>La Sicilia ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento per il cicloturismo internazionale. Non è solo la più grande isola del Mediterraneo: è un vero e proprio mini-continente che offre un'incredibile varietà di paesaggi, una ricchezza culturale senza pari e un patrimonio enogastronomico che ti conquisterà.</div><div><br></div><div>Ecco perché dovresti scegliere la Sicilia:</div><div><br></div><div>Clima mite tutto l'anno: A differenza di molte destinazioni europee, dove si può pedalare solo per pochi mesi, in Sicilia il clima favorevole permette di organizzare escursioni in bicicletta in ogni stagione.</div><div><br></div><div>Paesaggi selvaggi e metropoli vibranti: Dalle pendici del vulcano Etna alle città eleganti come Palermo e Catania, l'isola offre un mix di natura incontaminata e vita urbana.</div><div><br></div><div>Una rete di percorsi unica: Grazie a una fitta rete stradale e a una solida tradizione di accoglienza, l'isola è pronta a darti il benvenuto e a farti scoprire tutte le sue meraviglie.</div><div><br></div><div>Scegli la tua bici e preparati a esplorare l'entroterra siciliano, tra campagne, parchi naturali e boschi. I percorsi MTB ti porteranno alla scoperta di paesaggi incredibili, tra laghi, fiumi, vulcani e antichi borghi. Potrai pedalare su strade bianche e sterrati, sentieri e single track, ammirando panorami mozzafiato e vivendo un'avventura indimenticabile.<br></div><div><br></div><div>La Sicilia è davvero un paradiso per gli appassionati di cicloturismo! Se stai pensando a un viaggio in bicicletta nell'isola, hai fatto una scelta perfetta. Non solo per la varietà dei paesaggi, ma anche per la sua storia, cultura e cucina. Ogni pedalata può rivelare qualcosa di nuovo e speciale, dai borghi medievali ai paesaggi vulcanici, dai siti archeologici alle spiagge mozzafiato.<br></div><div><br></div></div><div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La Fiumara d'arte è un museo all'aperto nel fiume Tusa]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_p4pcindl"><div><h2 class="imHeading2">La Fiumara d'arte è un museo all'aperto, con le opere ubicate lungo gli argini del fiume Tusa</h2></div><div><hr></div><div><div><span class="fs12lh1-5">Fiumara d'Arte: Un Museo a Cielo Aperto tra i Monti Nebrodi</span><br></div><div>Nel cuore della Sicilia, tra i paesaggi mozzafiato dei monti Nebrodi, si trova un'esperienza artistica unica: la Fiumara d'Arte. Questo non è un museo tradizionale, ma un percorso d'arte contemporanea a cielo aperto, dove imponenti sculture si fondono armoniosamente con la natura circostante.</div><div><br></div><div>Un'idea tra arte e paesaggio</div><div>La Fiumara d'Arte è uno dei più grandi parchi di sculture all'aperto d'Europa e un esempio unico di Land Art in Sicilia. Ideata e realizzata dal mecenate Antonio Presti, si snoda lungo il fiume Tusa e i monti Nebrodi, nella Città Metropolitana di Messina. A partire dagli anni '80, il progetto si è posto l'obiettivo di riqualificare il paesaggio e promuovere la "politica della bellezza" come strumento di riscatto sociale e culturale.</div><div><br></div><div>Le opere sono sparse lungo l'antico alveo del fiume Tusa, che scorre per circa ventuno chilometri fino a sfociare sulla costa tirrenica, vicino al pittoresco borgo di Castel di Tusa. Questo progetto ha trasformato un intero territorio in un'opera d'arte diffusa, unendo la creatività umana alla bellezza selvaggia del paesaggio.</div><div><br></div><div>Le sculture, realizzate da artisti di fama internazionale, sono dislocate in diversi comuni della provincia di Messina, tra cui Castel di Lucio, Mistretta, Tusa, Motta d'Affermo, Pettineo e Reitano. Ogni installazione racconta una storia unica e offre una prospettiva diversa sul rapporto tra arte e ambiente.</div></div><div><br></div><div><div>Questo itinerario non è solo una visita, ma un vero e proprio viaggio che unisce arte, natura e storia. Siete pronti a esplorare questa incredibile galleria d'arte a cielo aperto?</div></div><div><br></div>Gli argini del fiume Tusa, oggi a carattere torrentizio, sfocia nella costa tirrenica della Sicilia nei pressi di Castel di Tusa, frazione del comune di Tusa, e che anticamente scorreva tra i monti Nebrodi con un percorso di ventuno chilometri, fino all'antica città di Halaesa.<div><br></div><div>Le opere d'arte presso Fiumara d'arte, ubicate in provincia di Messina nei comuni di Castel di Lucio, Mistretta, Tusa, Motta d'Affermo, Pettineo e Reitano.</div><div><br></div><div>Realizzati nel 1986:</div><div><br></div><div>La materia poteva non esserci Tusa</div><div>Realizzati nel 1989:</div><div><br></div><div>Monumento per un poeta morto o "La finestra sul mare", Reitano</div><div>Stanza di barca d'oro Mistretta</div><div><br></div><div>Realizzati nel 1990:</div><div><br></div><div>Arethusa, Castel di Lucio</div><div>Energia mediterranea, Motta d'Affermo</div><div>Il labirinto di Arianna, Castel di Lucio</div><div>Una curva gettata alle spalle del tempo, Castel di Lucio</div><div><br></div><div>Realizzati nel 1991:</div><div><br></div><div>Art hotel atelier sul mare, Tusa</div><div>Il muro della vita, Mistretta</div><div>Museo domestico, Pettineo</div><div><br></div><div>Realizzati nel 2010:</div><div><br></div><div>Piramide al 38º parallelo, Motta d'Affermo</div><div><br></div><div>Realizzati nel 2015:</div><div><br></div><div>Respiro, Tusa</div><div><br></div><div>I Monti Nebrodi sono la catena montuosa più estesa della Sicilia, situata nella parte nord-orientale dell'isola, a cavallo tra le province di Messina, Enna e Catania. Insieme alle Madonie a ovest e ai Peloritani a est, formano l'Appennino Siculo.<br></div><div>Il paesaggio è un'alternanza di boschi, pascoli, laghi e fiumi. È un paradiso per gli amanti del trekking, delle escursioni a cavallo e del cicloturismo, con una vasta rete di sentieri che attraversano l'intero parco. I Nebrodi offrono anche la possibilità di esplorare borghi incantevoli. <br></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:05:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il museo Guttuso a Bagheria]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_hj08cgrb"><div><h3 class="imHeading3">Il museo Guttuso a Bagheria<br></h3></div><div><div><hr></div><div><span class="fs12lh1-5">Il Museo Guttuso a Villa Cattolica</span><br></div><div>Il Museo Renato Guttuso è un luogo unico che unisce l'arte di uno dei più grandi maestri del Novecento italiano con il fascino di un'antica residenza nobiliare siciliana. Situato a Bagheria, città natale dell'artista, il museo si trova all'interno della storica Villa Cattolica, offrendo ai visitatori un viaggio tra arte, storia e architettura.</div><div><br></div><div>Renato Guttuso: Il Maestro e la Sua Terra</div><div>Renato Guttuso (Bagheria, 1911 – Roma, 1987) è stato un artista di fama internazionale, la cui opera ha segnato profondamente la storia dell'arte italiana del XX secolo. La sua pittura, caratterizzata da un espressionismo intenso e da forti accenti di denuncia sociale, rifletteva le tensioni e le speranze del suo tempo, come si può notare in opere celebri come Crocifissione o Le fucilazioni.</div><div><br></div><div>Influenzato dalle scomposizioni formali di Picasso e del Cubismo, la sua arte rimase sempre legata alle radici. I colori della sua amata Sicilia, caldi e vibranti, sono una costante in tutta la sua produzione, trasmettendo emozioni e passioni profonde.</div><div><br></div><div>Villa Cattolica: Storia e Architettura</div><div>Sede del museo, Villa Cattolica è una magnifica residenza settecentesca. Edificata a partire dal 1736 per volere del Principe Francesco Bonanno, la villa è un esempio notevole di architettura fortificata. La sua struttura a base quadrangolare, che ricorda un castello, è circondata da mura merlate, mentre il corpo centrale presenta ampie esedre e un'imponente scala di accesso.</div><div><br></div><div>La Donazione e il Museo</div><div>Nel 1973, Renato Guttuso volle rendere omaggio alla sua città natale donando un'ampia collezione di sue opere al Comune di Bagheria. La collezione fu inizialmente esposta nel piano nobile di Villa Cattolica, che all'epoca era di proprietà comunale. Nel 1988, il Comune acquisì definitivamente l'intera villa e la trasformò ufficialmente nel Museo Renato Guttuso.</div><div><br></div><div>Due anni dopo, nel 1990, un sarcofago monumentale venne posizionato all'interno del museo per accogliere le spoglie del pittore, realizzando il suo desiderio di riposare per sempre nella sua terra, circondato dalla sua arte.</div><div><br></div></div><div>Nel luglio del 2013 a Giardini Naxos, in Sicilia, il duo di <a href="https://www.orticanoodles.com/" rel="tag" class="imCssLink">artisti Orticanoodles</a> ha realizzato un murales con al tecnica dello stencil che è il più grande ritratto al mondo di Renato Guttuso. Organizzatore della manifestazione Emergence International Festival di Street Art <span class="fs12lh1-5"><a href="http://www.emergencefestival.com/" rel="tag" class="imCssLink">http://www.emergencefestival.com/</a></span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:04:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?--il-museo-guttuso-a-bagheria</link>
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			<title><![CDATA[Mostra del grande maestro siciliano Renato Guttuso]]></title>
			<author><![CDATA[Liveuniversity – Contatti Associazione Culturale LiveUnict – Tel . 329 1634193 WhatApp 329 1634193]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Arte_contemporanea"><![CDATA[Arte contemporanea]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_r3ip76ai"><h3 class="imHeading3">Mostra del grande maestro siciliano Renato Guttuso</h3><div>Renato Guttuso sarà in mostra &nbsp;presso la Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte di Catania a San Giovanni La Punta.</div><div><br></div><div>In occasione del nono anniversario di nascita la Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’arte ha allestito la mostra, insieme alla Galleria De Bonis di Reggio Emilio, dedicata al grande pittore siciliano Renato Guttuso.</div><div><br></div><div>La mostra “Rosso Guttuso” sarà visitabile dal 19 giugno al 15 novembre 2017 e delineerà un duplice percorso: cronologico e tematico. In mostra le opere dal 1934 al 1984 il cui protagonista è il rosso come sinonimo di sofferenza, passione, violenza, lotta e dunque simbolo di vita vissuta, in tutte le sue declinazioni.</div><div><br></div><div>In mostra anche gli “studi per la croceffisione” di Guttuso.</div><div><br></div><div>La mostra potrà essere visitata su prenotazione e attraverso percorsi di visita guidata e laboratori didattici suddivisi per tipologia di pubblico e interesse al fine di avvicinare il fruitore all’arte moderna e contemporanea.</div><div><br></div><div><a href="http://www.fondazionelaverdelamalfa.com" target="_blank" class="imCssLink">www.fondazionelaverdelamalfa.com</a></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 08:03:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?--mostra-del-grande-maestro-siciliano-renato-guttuso</link>
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			<title><![CDATA[Il Treno dei Vini dell’ETNA 1 giugno 2017 - 8 gennaio 2018]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/index.php?category=Street_Food%2C_Vino%2C_Birra%2C_Dolci"><![CDATA[Street Food, Vino, Birra, Dolci]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_ubtuntnc"><h3 class="imHeading3">Il Treno dei Vini dell’ETNA 1 giugno 2017 - 8 gennaio 2018</h3><div><div><hr></div><div>Da bere con gli occhi, da gustare col cuore.</div><div>Il Treno dei Vini dell’Etna è un modo unico al mondo di vivere un luogo unico al mondo. Percorrere le pendici dell’Etna, il vulcano più grande d’Europa, a bordo dell’automotrice a scartamento ridotto della Ferrovia Circumetnea, per inoltrarsi poi, con il Wine Bus, ( passerà ogni due ore da tutte le fermate)nelle Strade del Vino dell’Etna e scoprire in tutta libertà le più belle cantine dell’Etna.</div><div>L’iniziativa partirà sabato 22 aprile 2017 e si ripeterà con cadenza settimanale fino al primo fine settimana di dicembre: il treno fino a settembre partirà dalla stazione di Piedimonte Etneo- poi dalla stazione di Riposto.</div></div><div>I biglietti del tour “Il Treno dei Vini dell’Etna” si possono acquistare:</div><div>a bordo del treno della Ferrovia Circumetnea,</div><div>a bordo del Wine Bus “hop-on hop-off”,</div><div>nel punto informativo della Strada del Vino dell’Etna di Piedimonte Etneo,</div><div>in tutte le rivendite che espongono il marchio “Around Etna”,</div><div>presso tutte le stazioni FCE.</div><div>Il biglietto comprende il percorso in treno, il Wine Bus e un coupon da presentare al momento dell’acquisto della degustazione.</div><div><br></div><div>Il calendario, i prezzi, il programma e ulteriori dettagli verranno a breve pubblicati attraverso i canali informativi di Ferrovia Circumetnea, Associazione “Strada del Vino dell’Etna”</div><div><a href="https://www.circumetnea.it/" class="imCssLink">Ferrovia Circumetnea</a> tel. +39 095 54 12 25</div><div><a href="https://www.stradadelvinodelletna.it/" class="imCssLink">www.stradadelvinodelletna.it</a> &nbsp;+39 349 924 4672</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 07:18:00 GMT</pubDate>
			<link>https://www.clicksicilia.com/blogclicksicilia/blog/?il-treno-dei-vini-dell-etna</link>
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