Cassatella di sant'Agata, la festa e la Chiesa Badia di Sant’Agata

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Cassatella di sant'Agata, la festa e la Chiesa Badia di Sant’Agata

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Pubblicato in Cultura e Società · 28 Ottobre 2022
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Cassatella di sant'Agata, la festa e la Chiesa Badia di Sant’Agata a Catania

Le cassatelle di sant'Agata dolce tipico catanese, o minnuzzi 'i sant'Àjita o minnuzzi 'i Vìrgini
Dolce, ingredienti principali pan di spagna, imbevuto di rosolio, ricotta di pecora, cioccolato e canditi, è un dolce tradizionale catanese, che viene realizzato durante la festa di sant'Agata. Delle piccole “cassatine” di ricotta, ricoperte da una glassa candida e completate da una bella ciliegina candita.
La loro origine non si conosce nel dettaglio, ma sembra che, in epoca pagana si mangiassero. Durante i culti dei misteri eleusini si preparavano dei panetti dolci, il cui aspetto ricordava il seno della dea Demetra, protettrice del grano.
Oggi, al di là delle giornate di festa dedicate alla patrona, lo si trova tranquillamente tutto l’anno. Non è l’unico dei dolci dedicati alla Santa, poiché esistono anche le olivette di Sant’Agata, un dolce del tutto differente.
Ma ritorniamo al dolce ad ella dedicato, si mangia soprattutto in concomitanza della sua Festa.
Si rammenta che vanno solitamente servite a coppie, per rafforzare l’immagine che intendono rappresentare e sono le Minne di Sant’Agata, il dolce più famoso di Catania, patrona della città, che si celebra dal 3 al 5 febbraio e poi ancora il 12 febbraio e il 17 agosto.
Si narra che Agata fosse una bellissima giovane. Apparteneva ad una ricca e nobile famiglia di religione cristiana della città etnea. Il proconsole della città, Quinziano, dopo averla vista se ne invaghì  e la chiese in sposa. Nonostante avesse appena 15 anni, Agata aveva già deciso di consacrarsi a Dio, chiedendo i voti al Vescovo.
Rifiutò, quindi, la proposta di Quinziano. Questi, lungi da arrendersi, passò alle maniere forti, come primo martirio, Quinziano cercò di corrompere Agata, affidandola ad una corrotta matrona che, attraverso blandizie e lusinghe, aveva il compito di farle abbandonare la sua fede. Ma il tentativo si rivelò vano, la fece incarcerare e torturare. Agata, però, non cambiò idea, anzi, rimase sempre più convinta della sua scelta. Le furono strappati i seni, che le ricrebbero dopo che ebbe una visione, e lì ricevette l’apparizione di San Pietro che la guarì da tutte le sue ferite. Proprio per questo motivo, le Minne di Sant’Agata ne ricordano la forma.
Quinziano, allora, decise di metterla al rogo, ma fu allora che avvenne un tremendo terremoto e Quinziano morì travolto dalle acque del Simeto.
Agata fu riportata in carcere, dove morì il 5 febbraio del 251. Divenne così protettrice della città di Catania.
Dopo la morte, il corpo di Agata fu sepolto con tutti gli onori e – raccontano ancora gli atti del martirio – mentre si svolgeva il funerale apparvero degli angeli che lasciarono sulla sua tomba una scritta che ne esaltava le virtù e la istituiva come protettrice della sua città.
Presso la chiesa della Badia di Sant’Agata, che si presenta come una perfetta opera di architettura, fra i tanti capolavori che la ricostruzione tardo barocca post terremoto del 1693 a Catania vennero realizzati.
Il 3 Febbraio la giornata inizia presto, con le feste delle Candelore alla Pescheria e poi la processione dell’Offerta della Cera, cui partecipano tutte le istituzioni cittadine e che vede la solenne uscita del Sindaco con la settecentesca Carrozza del Senato.
La sera, l’appuntamento con gli spettacolari fuochi “d’a sira o Tri”, si entra nel clima di festa.
Il 4 Febbraio prima che le prime luci dell’alba inizino a brillar, i catanesi in migliaia con il tradizionale “sacco” bianco si riversano su Piazza Duomo ed affollano la Cattedrale per accogliere, fra canti ed invocazioni, l’uscita del Busto reliquiario dalla cameretta in cui viene conservato durante tutto l’anno.

Dopo la sentita ed emozionante Messa dell’Aurora Sant’Agata torna ad abbracciare la sua città nella trionfale uscita su Piazza Duomo che da avvio alla prima giornata di festa. Si tratta del cosiddetto “giro esterno”.
Il giorno 5 Febbraio, memoria liturgica di Sant’Agata, è il giorno più solenne. Si comincia subito, la mattina con il Pontificale in cattedrale. Ma è il pomeriggio che si vive il momento del trionfo, con l’uscita del Busto reliquiario su Piazza Duomo che segna l’inizio del “giro interno”: un giro estenuante nella sua lentezza, che percorre il salotto buono della città – la Via Etnea – offrendo un colpo d’occhio davvero impressionante.
La processione si conclude soltanto quando il sole del 6 Febbraio è già alto, con il suggestivo passaggio da Via Crociferi, salutato dal canto delle Monache Benedettine, ed il commovente rientro in Cattedrale.
Ci saranno ancora l’Ottava il 12 febbraio e la festa di Agosto.


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