La Cialoma, la pesca al tonno, la cucina del tonno nella tradizione isolana di Favignana

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La Cialoma, la pesca al tonno, la cucina del tonno nella tradizione isolana di Favignana

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Pubblicato in Cultura e Società · 8 Aprile 2022
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La Cialoma, la pesca al tonno, la cucina del tonno nella tradizione isolana di Favignana

Quando lo spazio diventa sempre più stretto, i corpi si dibattono, urtano l'uno sull'altro, s'infuriano, impazziscono. Il blu del mare si tinge di un'enorme chiazza di rossore. Il frastuono di colpi e di urti, di voci e di grida, accompagna lo spettacolo
Quando veniva ordinato di chiudere la porta della camera della morte, solitamente si intonava la cialoma iniziale, detta aiamola. A tal proposito, è utile rilevare che sono due le ipotesi degli studiosi circa la derivazione del termine cialoma-. secondo alcuni proviene dal greco kéleusma nel significato di urla o battuta dell'aguzzino per i rematori, secondo altri deriva dall'ebreo shalom, pace o saluto. Aiamola, invece, deriva dall'arabo aja aja maulay: "suvvia o mio creatore aiutaci".

Migliaia, decine di migliaia d tonni così, per sei mesi all'anno. Il mare deve essere come il deserto perchè i tonni d'avanguardia, correndo verso il sud, trovano l'ostacolo della rete e possano procedere lungo le pareti della stessa, il branco va ad infilarsi dentro un'anticamera, formata da quattro immense pareti di rete, anch'esse profonde dalla superficie fino ai fondali. Prima decine, poi centinaia e centinaia di tonni ad un certo momento si trovano affannosamente in questa prigione che non ha vie d'uscita. Il comando passa al rais, il pescatore più esperto, La morte del tonno ha davvero qualcosa di sacrale. Lentamente sulle barche si fa un grande silenzio, gli uomini stanno immobili nell'attesa, scrutando il volto impassibile del capo rais ed aspettando il suo segnale. Ecco il rais ha visto, ha alzato la mano: decine di uomini cominciano a tirare insieme e lungo una parete di quell'immensa stanza marina si apre una specie di saracinesca, dove i tonni s'infilano. Attimi sapienti di speranza, di ebbrezza, e infatti oltre quella soglia c'è una camera ancora più stretta che, a differenza della prima, ha una rete anche sul fondale, in modo che via via alzandosi porti tutti i tonni in superficie. E' la camera della morte. Ai quattro lati sono immobili le barche, sono dipinte di nero, le muciare. Gli uomini stanno lungo le murate con le corde nelle mani. Ecco l'altro segnale del rais. Tutti insieme decine di uomini cominciano a tirare la rete del fondale, le quattro pareti si restringono sempre più.
Gli uomini cantano, chiamano, urlano, invocano. Si dice che siano nenie lasciate dagli arabi, in cui si parla di morte, di vita e di amore, le cui parole si sono perdute nel tempo e sono rimati i suoni.
I tonni introdotti nello sciere venivano contati ed in relazione al loro numero venivano innalzate delle bandiere di diverso colore ed in diversi punti dello sciere stesso; una bandiera bianca a lato sud era il segnale di dieci tonni; la stessa ma posta al centro, era il segnale di venti tonni, una bandiera rossa di trenta, tre bandiere, una al centro e due ai lati, era quello di 50 tonni, mentre l'innalzamento di un pezzo di cappotto al centro era segno di cento o più tonni.
Tirando su i tonni, scandiscono il ritmo dei loro movimenti, celebrano la speranza di un’abbondante pesca cantano le cialome, antichissimi canti popolari di origine araba che scandiscono il ritmo dei movimenti dei tonnaroti, intonando le Cialome prima, durante e dopo la mattanza del tonno, tra il sacro e il profano, invocando Dio, la Madonna e i Santi cristiani al fine di potere godere di una ricca pesca.

Canti e rituali propiziatori che si perdono nella notte dei tempi tramandandosi di padre in figlio per generazioni.
Il titolo della cialoma è “Aja mola“, dall’arabo “ai ya mawla” (O mio Signore), questo il testo: Aja mola e vai avanti /Aja mola, aja mola / Gesu’ Cristu cu li santi /Aja mola, aja mola /E lu santu sarvaturi / Aja mola, aja mola / E criasti luna e suli / Aja mola, aja mola / E criasti tanta genti / Aja mola, aja mola / Virgini santa parturienti /Aja mola, aja mola / Virgini Santa parturiu / Aja mola, aja mola / Fici un figghiu comu Diu / Aja mola, aja mola / E pi nomi Gesù chiamau /Aja mola, aja mola / Assumma.

Eee Lina, Lina! è invece il canto che i tonnaroti fanno quando cominciano a tirare le reti in barca:
chi beddi capiddi teni a signorina / chi bedda facci teni a signorina / chi beddi occhi tenii a signorina / chi beddi aricchi teni a signorina / chi bedda vucca teni a signorina / chi beddu coddu teni a signorina / chi beddu pettu teni a signorina / chi beddi minni teni a signorina / chi bedda panza teni a signorina / chi beddu biddicu teni a signorina / chi beddu culu teni a signorina /chi beddi cosci teni a signorina / chi beddu sticchiu teni a signorina / e l’emu a maritari a signorina / viremu a cu ramu a signorina / e la ramu o Raisi a signorina e in coro: e Raisi si la marita a signorina

Se avete letto l’articolo non vi resta che visitare l’isola di Favignana, la più grande delle isole Egadi in provincia di Trapani, nella Sicilia occidentale, per assaporare il tonno in uno dei numerosi locali e buon appetito.




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