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- Messina e le sue leggende

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Pubblicato in Cultura · 21 Marzo 2019
Tags: messinaleggendescillacariddi
Lo stretto ha generato leggende fantasiose, oggi non costituiscono più un problema, ma nei tempi passati hanno generato numerose leggende e miti, dal greco mytos ovvero racconto o discorso.
Lo stretto con le sue correnti hanno acceso la fantasia del popolo che elabora i tre miti del canto delle sirene e dei mostri di Scilla e Cariddi.

« Come fa l'onda là sovra Cariddi, che si frange con quella in cui s'intoppa, così convien che qui la gente riddi. » (Dante Alighieri, Divina commedia, VII canto dell'Inferno)

Le Sirene
nello stretto di Messina il mito risale ad Omero c'era un'insidia il canto delle Sirene, divinità minori che abitavano nel mare, secondo alcuni autori bellissime fanciulle con il corpo di donna e la parte terminale del corpo a coda di pesce, altri le raffigurano come metà donna e metà uccello. Con il loro canto incantano gli uomini, causandone la morte.
Cariddi
per i greci era figlia di Poseidone dio del mare e di Gea ( la Terra ) , anche se si trattava di una semidea viveva sulle sponde della Sicilia.
Cariddi era molto vorace e aveva divorato parte degli animali che Ercole o Eracle aveva recuperato, in una delle sue dodici fatiche, i buoi erano di Apollo ed erano stati rubati da Gerione, mentre discende la penisola per attraversare lo stretto si aggrappa alle corna di una delle bestie, e Cariddi approfittandone, mangia alcune bestie, Zeus decide allora di punire la donna, con uno dei suoi fulmini la fa cadere in mare e la trasforma in mostro, come descrive Omero nell'Odissea mantenne la sua voracità e tre volte al giorno ingurgitava l'acqua del mare inghiottendo tutto ciò che trovava.
Scilla
era la bellissima ninfa figlia di Ecate e di Forcis, essa aveva molti pretendenti, che venivano sempre respinti, tra questi anche il dio del Mare Poseidone, fintanto che la moglie non si ingelosì e si vendicò della ninfa. Anfitrite moglie di Poseidone si rivolse alla maga Circe che le consegnò alcune erbe da gettare nelle acque in cui la ninfa era solita bagnarsi, quando Scilla si tuffo si trasformo in orribile mostro e così si ritiro in una caverna presso il promontorio calabro.
Secondo Ovidio nelle Metamorfosi, la bellissima ninfa Scilla venne trasformata in mostro, per vendetta, perchè non corrispondeva l'amore di Glauco , pescatore siciliano trasformatosi in metà uomo e metà pesce .

Eracle o Ercole nato da una relazione tra Alcmena moglie di Anfitrione e Zeus , che scoperta la tresca decide di bruciare la moglie ma Zeus fa cadere una pioggia intensa, così può nascere Ercole . In Sicilia giunto all'interno dell'isola affronta una strenua battaglia contro i Sicani ed ebbe la meglio, giunto ad Agira Ercole ha la sensazione di avere compiuto le sue fatiche e quindi di avere raggiunto l'immortalità come gli era stato promesso, ed Agira rappresenta il luogo dove gli viene riconosciuta l'immortalità e riceve i doni offertigli e per riconoscenza crea un lago che iene chiamato con il suo nome Eracle, suggeri anche dio onorare Iolao per chè il giovane lo aveva aiutato ad uccidere l'Idra di Lerna bruciando le teste del mostro.

Messina : nell'VIII secolo giunsero i coloni greci calcidiesi presso l'odierna città di Messina e diedero vita a Zanclon dal greco falce, per poi diventare Messana e Messina.
Secondo alcuni sarebbe stata fondata da Orione, che secondo la mitologia greca, Orione era un gigante, figlio di Poseidone ed Euriale, la figlia del re di Creta Minosse.
Orione viene dotato dal padre la possibilità di attraversare il mare con la testa causando quindi le maree.
Si narra che sull'isola di Chio, dopo aver liberata l'isola dalle fiere chiese come da accordi la mano di Merope, figlia del re Enopione, che irato per l'affronto dopo il rifiuto di lei, lo fece accecare ed esiliare, non prima di averlo drogato . Orione si rifugiò sull'isola di Lemno dove Efesto, impietosito dalla sua cecità, lo affidò alla guida di Cedalione, che lo condusse verso est, fin dove sorgeva il sole; lì grazie ad Eos, l'aurora, riacquistò la vista e prese in moglie la dea. Riacquisita la vista cerca di vendicarsi di Enopione, Apollo pero temendo per la sorella invia uno scorpione, allora fugge in mare ed Apollo allora accecato dall'ira chiede alla sorella Artemide o Diana di colpire quel punto e cosi è fatto , ma la dea scopre l'errore ed addolorata innalza in cielo Orione formando la costellazione di con il suo fide cane Sirio e la costellazione dello scorpione

La leggenda del vascellazzu :
Grazie ai Vespri siciliani Messina e Palermo si liberano dal dominio Angioino chiamando come re della Sicilia, nell’ordine, Pietro III d' Aragona, Giacomo e Federico II d'Aragona. Prima della pace di Caltabellotta, gli Angioini cercarono di riconquistare le città perdute, soprattutto Messina. Roberto D'Angiò, per conquistare tale città, mandò il suo esercito a Catona e assediò Reggio Calabria, in modo da bloccare gli aiuti per Messina che al momento era governata da Federico II D'Aragona. La città soffriva una grossa crisi alimentare.
Nicolò Palizzi suggerì di andare da Alberto da Trapani, già considerato Santo per dei grandi prodigi che aveva effettuato. Il giorno seguente, Federico II e la sua corte si diressero alla Chiesa del Carmine in cui Sant'Alberto celebrava la messa. Egli cominciò a pregare ed alla fine delle sue preghiere una voce dal cielo gli confermò che le sue preghiere erano state esaudite: si videro arrivare tre navi i cui equipaggi scaricarono del grano. I messinesi si convinsero che le navi fossero state mandate dalla Madonna. L’evento determinò la nascita della tradizione del "vascelluzzo".
Tutti corsero ai piedi del Santo per ringraziarlo, lui li benedì e lì esortò a credere in Dio e nella Madonna della Lettera. Qualche giorno dopo arrivarono altre quattro navi cariche di vettovaglie. Roberto d'Angiò capì che non poteva più sconfiggere la città per la fame e si convinse ad arrendersi e stabilì un trattato di pace con Federico II D'Aragona La leggenda narra che in quei giorni accadde un altro prodigio: una signora vestita di bianco passeggiava sugli spalti delle mura con lo stendardo di Messina, un francese lanciò una freccia contro di lei ma la freccia ritornò indietro.
Anche in questa occasione la Madonna della Lettera difese Messina. Sant'Alberto morì nel 1307.
Quando Federico II fece alloggiare i suoi cavalli nel convento del Carmine, trasformando in stalla la chiesa in cui era il Santo era sepolto, un male misterioso portò alla morte i cavalli ed i soldati. Aprendo la tomba di Sant'Alberto, questi fu trovato in ginocchio per chiedere la punizione per i profanatori.

Peloro
si intende il promontorio che si allunga verso la costa calabra, deriva dal greco ed indica spaventosi fenomeni, concentrati nello stretto, Peloria era una ninfa , la coppia Pelorias e Pherainom potrebbero essere considerati i progenitori dei giganti Mata e Grifone, fondatori di Messina.

Fata Morgana
La leggenda ci tramanda che, dopo aver condotto suo fratello Artù ai piedi dell'Etna, Morgana si trasferisce in Sicilia tra l'Etna e lo stretto di Messina, dove i marinai non si avvicinano a causa delle forti tempeste, e si costruisce un palazzo di cristallo.
Sempre in base alla leggenda, Morgana esce dall'acqua con un cocchio tirato da sette cavalli e getta nell'acqua tre sassi, il mare diventa di cristallo e riflette immagini di città. Grazie alle sue abilità, la Fata Morgana riesce ad ingannare il navigante che, illuso dal movimento dei castelli aerei, crede di approdare a Messina o a Reggio, ma in realtà naufraga nelle braccia della fata. La Fata Morgana non è altro che un fenomeno ottico che si ammira spesso nello stretto di Messina e nell'isola di Favignana a causa di particolari condizioni atmosferiche.

Mata e Grifone
A Messina viveva una bella ragazza dalla grande fede cristiana, figlia di re Cosimo II da Casteluccio, verso il 970 dopo Cristo il gigante moro Hassan Ibn-Hammar sbarcò a Messina, con i suoi compagni pirati e incominciò a depredare nelle terre in cui passava. Un giorno il moro vide la bella fanciulla e se ne innamora, la chiede in sposa ma ottiene un rifiuto.
Ciò provocò l'ira del pirata che uccise e saccheggiò la città. I genitori, preoccupati, nascosero Mata, ma il moro riuscì a rapirla con la speranza di convincerla a sposarlo.
Mata non ricambiava il suo amore trovando nella preghiera la forza a sopportare le pressioni del moro. Alla fine, il moro si converte al cristianesimo e cambia il suo nome in Grifone. Mata apprezza il gesto e decide di sposarlo. La tradizione ci tramanda che furono loro a fondare Messina.




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