Nel contesto siciliano, il periodo post-tridentino (seconda metà del Cinquecento e Seicento) assume un significato particolare, dato il ruolo centrale che la Sicilia ha avuto nella controriforma e nel processo di centralizzazione ecclesiastica. La Chiesa cattolica, con la riforma tridentina, cercò di affermare la propria autorità in tutte le aree della vita religiosa, sociale e politica. In Sicilia, questo processo si intrecciò con la struttura sociale e politica dell'isola, che era caratterizzata da una forte presenza feudale, una nobiltà locale influente e una chiesa locale radicata e indipendente. In questo scenario, le confraternite siciliane giocarono un ruolo fondamentale e, al contempo, dovettero affrontare le nuove direttive tridentine.

La chiesa dei Santi Euno e Giuliano, oggi sconsacrata e trasformata in spazio espositivo, sorge nel cuore della Kalsa. Fu costruita tra il 1651 e il 1658 dalla Confraternita dei Portantini, detti anche conduttori di sedie volanti: trasportatori che, tra il XIII e il XVIII secolo, accompagnavano i passeggeri su speciali seggiole con aste, talvolta dotate di baldacchini. Questa pratica, nota come “sedie volanti”, scomparve con l’avvento dei moderni mezzi di trasporto.
L’edificio, di piccole dimensioni, presenta un elegante prospetto con portale a frontone curvilineo e una loggetta che un tempo ospitava il campanile. Subì gravi danni durante i bombardamenti del 1943.
L’edificio, di piccole dimensioni, presenta un elegante prospetto con portale a frontone curvilineo e una loggetta che un tempo ospitava il campanile. Subì gravi danni durante i bombardamenti del 1943.

A Palazzolo Acreide, uno dei borghi più affascinanti della Sicilia sud-orientale, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO insieme agli altri centri del Val di Noto, qui si trova un’opera architettonica, il balcone di Palazzo Caruso, noto anche con i nomi di Palazzo Judica o Palazzo Cafici. Questo straordinario balcone è spesso ricordato come il più lungo d’Europa.

La Grotta della Sibilla si trova all'interno della chiesa di San Giovanni Battista, situata su Capo Boeo, appena fuori dalla città.
La chiesa fu costruita nel XIV secolo dai Gesuiti e dedicata a San Giovanni Battista, compatrono di Marsala. La sua particolarità risiede nell’aver inglobato una grotta scavata nella roccia sottostante, utilizzata dai primi cristiani lilybetani come battistero.
La chiesa fu costruita nel XIV secolo dai Gesuiti e dedicata a San Giovanni Battista, compatrono di Marsala. La sua particolarità risiede nell’aver inglobato una grotta scavata nella roccia sottostante, utilizzata dai primi cristiani lilybetani come battistero.
La Fornace Penna è un monumento di archeologia industriale e si trova in contrada Pisciotto a Sampieri, frazione del comune di Scicli in provincia di Ragusa.
Uno stabilimento industriale in stile neoclassico, e costruito con muri a secco era inusuale; era un impianto all'avanguardia, e non solo dal punto di vista architettonico. Per la cottura dei laterizi usava un forno Hoffmann a ciclo continuo.
Uno stabilimento industriale in stile neoclassico, e costruito con muri a secco era inusuale; era un impianto all'avanguardia, e non solo dal punto di vista architettonico. Per la cottura dei laterizi usava un forno Hoffmann a ciclo continuo.
Il sacrario militare nella chiesa di Santa Chiara ad Enna ed i pannelli della Chiesa di Santa Sofia e l’altro con l’avvento della Navigazione a Vapore.
La sua storia inizia con l’insediamento della Compagnia di Gesù in questa edificio donato insieme con una cospicua rendita, dalla Nobildonna Costanza Rotundo, I Gesuiti formarono preti di alta cultura, anche se questo portò alla loro espulsione dalla Sicilia nel 1767 accusati di “prevaricare la legge ed insediare lo stato, distruttori della religione, corruttori della gioventù.
Nel 1779 che diventò Monastero delle Clarisse, la Chiesa conserva ancora le splendide inferriate.
Oggi è un sacrario militare con le cappelle diventate loculi per i soldati caduti in guerra.
La sua storia inizia con l’insediamento della Compagnia di Gesù in questa edificio donato insieme con una cospicua rendita, dalla Nobildonna Costanza Rotundo, I Gesuiti formarono preti di alta cultura, anche se questo portò alla loro espulsione dalla Sicilia nel 1767 accusati di “prevaricare la legge ed insediare lo stato, distruttori della religione, corruttori della gioventù.
Nel 1779 che diventò Monastero delle Clarisse, la Chiesa conserva ancora le splendide inferriate.
Oggi è un sacrario militare con le cappelle diventate loculi per i soldati caduti in guerra.
Con il titolo "Chiesa del Giudice Giusto", piccolo gioiello normanno, si ricorda, forse, l’antica chiesa preesistente intitolata a "S. Giorgio dei greci". D’origine bizantina era utilizzata come ospizio e Gancia dai monaci di Santo Stefano di Melia. Si deve a Manfredi Chiaramonte il suo primo restauro nel 1375. Nelle absidi resistono alcuni affreschi, mentre il “catino absidale” è stato trasferito nella chiesa della Madonna del Rosario.
Siamo nel Colle di San Vitale a Castronovo, posto a 680 mt s.l.m.
Siamo nel Colle di San Vitale a Castronovo, posto a 680 mt s.l.m.
Il pozzo dei miracoli, sulle tracce di Sant’Oliva a Palermo, compatrona di Palermo
Nella chiesa di San Francesco di Paola, a Palermo, c’è una cappella dedicata a una delle antiche patrone della città. È qui che si pensa fossero stati sepolti i suoi resti, che però non vennero mai ritrovati. È uno dei luoghi visitabili del festival Le Vie dei Tesori.
E’ probabile che non tutti sono a conoscenza che, in origine, la Santa protettrice della città di Palermo non è sempre stata Santa Rosalia. Prima della Santuzza, infatti, le sorti dei fedeli cristiani del capoluogo siciliano erano affidate a Santa Oliva, che è stata riconosciuta come la Patrona di Palermo nel Medioevo.
Nella chiesa di San Francesco di Paola, a Palermo, c’è una cappella dedicata a una delle antiche patrone della città. È qui che si pensa fossero stati sepolti i suoi resti, che però non vennero mai ritrovati. È uno dei luoghi visitabili del festival Le Vie dei Tesori.
E’ probabile che non tutti sono a conoscenza che, in origine, la Santa protettrice della città di Palermo non è sempre stata Santa Rosalia. Prima della Santuzza, infatti, le sorti dei fedeli cristiani del capoluogo siciliano erano affidate a Santa Oliva, che è stata riconosciuta come la Patrona di Palermo nel Medioevo.
Palermo, i genovesi e la chiesa di San Giorgio
La città di Palermo è stata fondata da mercanti, quindi il periodo più interessante per la città riguarda i traffici commerciali, già a far data del XII secolo si registra la presenza nella città di Palermo, mercanti stranieri.
I Genovesi a partire dall' XII secolo si sparsero in diverse parti del Mediterraneo e ovviamente anche in Sicilia. Gli stessi, i Genovesi, abili navigatori possedevano flotte mercantili e da guerra ed intrattenevano rapporti commerciali nei porti del Mediterraneo e non solo, anche con gli inglesi.
La comunità genovese comprò la chiesa e i terreni circostanti, concordarono con la confraternita di San Luca una cappella ove seppellire i propri confrati, come controparte i genovesi avevano facoltà di demolire e ricostruire la chiesa dedicandola ad uno dei simboli storici della città di Genova San Giorgio, oltre ad uno Spedale pei genovesi. I Rettori di San Luca si riserbavano il diritto di avere nella nuova Chiesa una cappella dedicata al santo.
La città di Palermo è stata fondata da mercanti, quindi il periodo più interessante per la città riguarda i traffici commerciali, già a far data del XII secolo si registra la presenza nella città di Palermo, mercanti stranieri.
I Genovesi a partire dall' XII secolo si sparsero in diverse parti del Mediterraneo e ovviamente anche in Sicilia. Gli stessi, i Genovesi, abili navigatori possedevano flotte mercantili e da guerra ed intrattenevano rapporti commerciali nei porti del Mediterraneo e non solo, anche con gli inglesi.
La comunità genovese comprò la chiesa e i terreni circostanti, concordarono con la confraternita di San Luca una cappella ove seppellire i propri confrati, come controparte i genovesi avevano facoltà di demolire e ricostruire la chiesa dedicandola ad uno dei simboli storici della città di Genova San Giorgio, oltre ad uno Spedale pei genovesi. I Rettori di San Luca si riserbavano il diritto di avere nella nuova Chiesa una cappella dedicata al santo.