
Nel periodo della grande emigrazione siciliana, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, molti emigrati e numerose famiglie rimaste in Sicilia erano analfabeti o avevano una scarsa istruzione. Comunicare con i propri cari diventava quindi una questione tutt’altro che semplice.
In questi casi, la redazione delle lettere e l’invio delle rimesse avvenivano grazie all’aiuto di intermediari: parenti alfabetizzati, maestri, notai, impiegati postali o, molto spesso, il parroco del paese. Le lettere venivano dettate a voce e trascritte da altri, mentre il denaro era inviato tramite vaglia postali o attraverso banchieri locali.
In questi casi, la redazione delle lettere e l’invio delle rimesse avvenivano grazie all’aiuto di intermediari: parenti alfabetizzati, maestri, notai, impiegati postali o, molto spesso, il parroco del paese. Le lettere venivano dettate a voce e trascritte da altri, mentre il denaro era inviato tramite vaglia postali o attraverso banchieri locali.
Nel XVIII secolo, la Sicilia era ancora fortemente segnata dal sistema feudale, anche se sottoposta a profonde trasformazioni sociali. Le famiglie nobili mantenevano un potere economico e politico notevole, grazie al possesso di vasti feudi e alla partecipazione alle istituzioni parlamentari del Regno di Sicilia.

Venerdì 22 Agosto alle ore 19.00, abbiamo il piacere di presentare presso l’A/telier il libro, “L’ultimo respiro di Gaza” di Naim Abu Saif, giovane giornalista di Gaza. Introduzione di Giovanni Carbone in dialogo con la scrittrice Maria Grazia Patania.
La storia che racconta nel libro L'ultimo respiro di Gaza, edito da Another Coffee Stories, rispecchia l’angoscia di innumerevoli famiglie gazesi
La storia che racconta nel libro L'ultimo respiro di Gaza, edito da Another Coffee Stories, rispecchia l’angoscia di innumerevoli famiglie gazesi