La tutela della salute nella storia e la fine del lino in Sicilia

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La tutela della salute nella storia e la fine del lino in Sicilia

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Pubblicato in Cultura e Società · 12 Novembre 2022
Tags: linoinSicilia

La tutela della salute nella storia e la fine del lino in Sicilia con la legge del 1888

Assistenza caritativa a malati e poveri Ordini e Congregazioni religiose
Hospes centri di accoglienza e soccorso non specializzati
Opere pie donazioni di benefattori
La tutela della salute nella storia del XIII secolo Comuni istituzione figura di medico pubblico contratti di condotta espressione della tradizione municipale di solidarietà per aiutare malati e bisognosi
La tutela della salute nella storia dopo il 1861, con il Regno d'Italia: competenza organizzativa di assistenza sanitaria affidata a:
Ministero dell'Interno - livello centrale
1888 Direzione generale per la sanità
Prefetti e Sindaci - livello locale
Istituzione Medico Provinciale e Ufficiale Sanitario
La fine della coltura e lavorazione del lino è vicinissima, con la legge 22 dicembre 1888 n. 5849 "Tutela dell'igiene e della sanità pubblica" legge Crispi-Pagliani , all’Art. 9. Il Consiglio provinciale di sanita':
porta la sua attenzione su tutti i fatti riguardanti l'igiene e la salute pubblica nei vari comuni della provincia;
propone al prefetto quei provvedimenti e quelle investigazioni che giudica opportuni;
da' parere su tutte le questioni che gli saranno deferite dal prefetto.
Il suo parere sara' richiesto:
b) sui regolamenti speciali per la coltivazione del riso indicati nell'articolo 1 della legge 12 giugno 1866, n. 2967; su quelli per la macerazione delle piante tessili, e sopra altri regolamenti speciali a scopo igienico;

La coltivazione del lino in Sicilia è antichissima non molto importante ma esisteva, tanto che fu coniato il detto PATIRI LI GUAI DI LU LINU.
Tuttavia questa attività, per via dei miasmi che esalavano dal trattamento della lavorazione delle fibre di lino, era sottoposta a disciplina sanitaria e le Amministrazioni Comunali, per citarne nei loro “Regolamenti Municipali” prescrivevano “La macerazione dei lini e canapi non può cominciare prima del 16 agosto e sempre dietro il permesso dell’Autorità Municipale, conservando dall’abitato la distanza come dal precedente articolo, un chilometro e mezzo della periferia dell’abitato, ed infra la distanza di m 800 dalle pubbliche vie rotabili, e dalle case abitate di campagna e dai mulini”.
Tra regolamenti, discipline sanitarie, e ripetute sospensioni dell’attività dei maceratoi (siamo in un periodo in cui imperversa il colera in Italia e in Europa, ed altre epidemie erano in agguato e le condizioni igieniche della popolazione erano allarmanti) per limitare le conseguenze dell’aria malsana, non impedirono, tuttavia, la chiusura di questa attività ratificata nel 1872 per Decreto reale.
Il lino aveva costituito oggetto di coltura e cultura familiare per i propri bisogni e non vi era quasi famiglia che non fosse impegnata nella coltivazione, nella trasformazione o nella tessitura di biancheria per il corredo.
Si ripresenta ma negli anni ‘50 il lino scomparve nuovamente dalle campagne siciliane quasi definitivamente. Per l’inadeguatezza dei mezzi tecnici che non si erano ammodernati con il tempo e per le sempre più pressanti problematiche relative alle norme sanitarie.

Oggi ci sono alcuni tentativi nella zona di Palazzolo Acreide di riprendere le tradizioni della coltura secondo le tradizioni tramandate.
Il lino oltre che per la tessitura era apprezzato anche per i preziosi semi, fortemente oleosi, oltre a servire per pitture e vernici sono impiegati nella medicina popolare.
Pestati e cotti sono impiegati per decotti, come emollienti come medicamenti, erano impiegati per lenire le conseguenze delle ernie.
Abbrustoliti davano un effetto astringente e lenivano le affezioni perniciose dell’intestino; i semi del lino catharticum uniti all’uva passa servivano a guarire dal mal di fegato.

Abbiamo accennato che per le procedure di macerazione e battitura le fibre di lino sono state prese come metafore per coloro che subiscono diverse pene prima di trovare pace.
Proprio da questo parallelismo aveva dato origine al detto di “Passari li guai di lu linu” letteralmente “Passare i guai del lino“.
Le fibre del lino sono contenute nella parte interna della corteccia. Gli steli si mettono a macerare, quindi vengono sottoposti alla maciullatura per mezzo di martelli detti gràmole, azionati a mano o meccanicamente, che schiacciano e frantumano la parte legnosa. Così, viene fatto un paragone tra la sorte del lino, che viene battuto e martellato, e una persona che affronta guai e peripezie.

Vogliamo ricordare che un tempo, la Sicilia era famosa per i tessuti i merletti in oro e argento.
In alcuni paesi di questa regione si eseguiva la lavorazione del merletto senza disegno, intrecciando la rete e creando motivi secondo la propria fantasia.
Tra i paesi siciliani dove ancora oggi si può trovare la tradizione del merletto a tombolo sono: Marsala, Mazara del Vallo, Santa Ninfa, Santa Domenica Vittoria, Sortino, Modica, Aragona, Piana degli Albanesi e Mirabella Imbaccari.

Lo scrittore, Matteo Collura, descrivendo Modica scrive: "Ma vi potrebbe capitare anche di fermarvi davanti a un tombolo sapientemente lavorato da nervose mani di donne, in crocchio davanti alle loro case."

Binetti Verta Caterina ha scritto un libro dal titolo” Donne e trine di Sicilia” con 84 tavole fuori testo, edito da Hoepli nel 1911 (libro d’antiquariato con copertina in tela, di Feltrinelli c’è una riedizione del 1971).

Occorre ricordare che la gentildonna catanese Angelina Auteri, nel 1910, istituì nella città di Mirabella la cosiddetta "Opera del Tombolo", cioè un'associazione che insegnava questa peculiare arte del ricamo a mano, oggi principale attività dell'artigianato locale. La Baronessa Angelina Auteri aveva con il marito, il Principe Paternò Castello di Biscari, la residenza estiva a Mirabella; nata a Napoli ed educata a Roma, presso il Collegio delle Suore di S. Dorotea, introdusse il merletto a tombolo ospitando le Suore nel suo palazzo.

Nel Comune di Vallelunga Pratamento , si praticava la lavorazione del merletto a fuselli, nel collegio delle Suore Domenicane .
A Mirabella Imbaccari, città del merlettosi è inaugurata nel 1986 una mostra permanente che ospita una pregevole raccolta di merletti, abiti ed arredi realizzati al tombolo.

Nei primi del ‘900 a Palermo c’era la prestigiosa sartoria di M. me Durant, una signora francese che aveva aperto il suo atelier proponendo delle cose particolari e molto pregiate. M.me Durant ha confezionato un abito in merletto molto particolare, definito “guipure arabo”. Questo abito si puo’ vedere attualmente presso il Museo Piraino, insieme alla sua pregevole collezione di abiti e accessori d’epoca.

Un tempo, a Piana, si realizzavano merletti con fili d'oro e d'argento. Oggi si lavora ancora il merletto con grande abilità e i costumi tradizionali sono ornati con merletti realizzati al tombolo.

A Pietraperzia la Settimana Santa ha il suo momento più intenso la sera del Venerdì Santo, con la processione di "Lu Signuri di li Fasci", che si snoda per le vie del paese. C'è un Cristo in croce con ai piedi un globo multicolore dal quale si dipartono 200 fasce di lino bianco: è posto in cima a una trave di cipresso, alta quasi 9 metri. Ogni fascia rappresenta un voto fatto da uno o più membri di una famiglia che con la ripetizione di questo rito, ogni anno, mostrano il proprio impegno e la propria devozione verso il Cristo. Le fasce vengono portate dai fedeli e sono lunghe 36 m. e larghe 40 cm.. Le più antiche, sono bordate di merletti e risalgono addirittura ai primi del ‘900.

A Solarino, il “Museo permanente di Pizzi e Ricami Artistici” della  Signora Lucia Mangiafico.
Romano Samuele è uno fra i tanti artisti del merletto ed è anche presidente dell’Associazione “I ricami e le leggiadre trine mirabellesi”,
https://it-it.facebook.com/pages/category/Nonprofit-Organization/Mani-doro-onlus-466375186825059/
Associazione “I ricami e le leggiadre trine mirabellesi”, Mirabella Imbaccari
Museo Nazionale (Palermo), Mostra del Merletto
Mostra permanente del  Merletto a Tombolo a Mirabella Imbaccari   
Museo "Piraino, Palermo , www.museopiraino.it/dacasa/default.htm
Una collezione di 3000 oggetti (dal1700 al 1950 ) fra abiti e biancheria  intima e per la casa. Si possono vedere due tomboli siciliani con il loro contenitore fatto a valigetta e abiti che vanno dal 1700 al 1920.
Museo delle mummie a Bugio, www.comune.burgio.ag.it/museomummie.htm
Presso la chiesa dei Cappuccini c’è una cripta adibita a museo con 49 mummie complete di corredi funebri, sono del XVIII, del XlX e del XX secolo. Si tratta di tessuti anche pregiati, velluti, sete, taffettà, lini, merletti, pizzi, oltre che di monili, di corone di spine, coronane di grani per il rosario, di scapolari, cappelli, scarpe, calze ed altri piccoli oggetti.




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