Pasqua in Sicilia ed i dolci tipici pasquali siciliani

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Pasqua in Sicilia ed i dolci tipici pasquali siciliani

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Pubblicato in Feste sagre festività · 3 Aprile 2023
Tags: PasquainSiciliadolcitipicipasqualisiciliani

Pasqua in Sicilia ed i dolci tipici pasquali siciliani

La Pasqua, è una delle feste religiose più sentite in Sicilia, e questo ci rimanda ad una serie di usanze e tradizioni popolari, dalle processioni della settimana santa ai piatti della ricorrenza, ai  dolci tipici pasquali.
La pasticceria siciliana è ricca di tanti buonissimi dolci, ed alcuni sono ormai disponibili quasi tutto l’anno.
Tra i dolci adatti per ogni festività ci sono i cannoli, la pasta di mandorla, l’iris, le genovesi, le cassatelle, i cartocci, il gelo di frutta, il biancomangiare, la brioche col tuppo, la frutta martorana.
Nel periodo pasquale è possibile degustare altri dolci tipici della tradizione che vengono preparati esclusivamente durante il periodo di Pasqua.
Nella tradizione siciliana c’erano dolci prettamente legati alla Santa Pasqua. Molte delle ricette,  sono state create nei conventi e nei monasteri siciliani dalle suore per festeggiare al meglio l’arrivo della Pasqua.
La Regina della pasticceria siciliana è la Cassata siciliana, simbolo della pasticceria, la cassata, le cui origini sono legate al periodo pasquale, è considerata nell’era moderna al pari d’una torta, anche se un detto diceva “Tintu è cu nun mancia a cassata pi Pasqua”.
Tra i dolci consumati durante il periodo di quaresima ci sono i cosiddetti biscotti quaresimali siciliani. Si tratta di biscotti con le mandorle zucchero ed albume, le ‘mpanatigghi, dolci tipici preparati a Modica e nel ragusano nate dall’influenza della dominazione spagnola.
Le ‘mpanatigghi hanno la caratteristica di essere un dolce con la carne che, come riportato da alcuni racconti, nascono dall’idea delle suore di aggiungere di nascosto la carne nel ripieno per cercare di recuperare le forze durante la quaresima. La tradizione siciliana ha dei dolci a base di carne ricordiamo anche i pasticciotti di carni ca cicculatti del Convento di Mazzarino dell’ennese e i dolci di carne, simili alle mpanatigghi, delle monache del monastero dell’Origlione di Palermo.
Nel messinese troviamo durante la quaresima i cosiddetti “panuzzi ‘i cena”, dei panini dolci molto profumati che per tradizione rimandano al pane che Gesù spezza nell’ultima cena nella giornata del Giovedì Santo.
Tra i dolci tipici pasquali siciliani non può mancare l’agnello pasquale, simbolo della Pasqua. Un gustoso agnello farcito in diversi modi, soprattutto con pasta di pistacchio e ricoperto di pasta reale o marzapane, la stessa della frutta martorana.
Insieme all’agnello ci sono anche le pecorelle, una versione simile sempre di marzapane senza ripieno dalle dimensioni ridotte. Entrambe vengono decorate da un fiocco rosso e da uno stendardo della resurrezione, simboli della Pasqua.
Un dolce pasquale dalle antiche e umili origini è rappresentato dal cestino di frolla con l’uovo, il cui nome varia da provincia a provincia. Infatti, tra le varie versioni questo dolce in Sicilia è conosciuto con il nome di pupi cu l’ova, cuddura cu l’ova.
Si tratta di una sorta di ciambella di frolla, intrecciata in diverse forme che riprendono cestini, persone e animali, con al centro un uovo sodo che rappresenta il simbolo della Pasqua.
Ogni forma aveva un significato preciso: la ciambella rotonda di pasta a treccia era per gli amici (per consolidare il legame affettivo), quello a forma di cuore per la persona amata. Il Ciciulìu è stato il simbolo della Pasqua tra i siciliani e veniva regalato sia ai bambini che ad amici e parenti, a seconda della loro importanza.
E le sue forme donato dalle manie della massaia quali, il galletto o la colomba di solito veniva regalato ai ragazzi con l’augurio di spiccare presto il volo, la pupa andava alle ragazze come auspicio di fecondità e il cestino era destinato alle famiglie.
E più uova ci sono, più il Ciciulìu assume importanza e significato di rispetto, di conseguenza nei dolci tipici della Pasqua siciliana, non poteva mancare il galateo dei dolci, perché ogni gesto di un essere umano è sacro e pregno di conseguenze, e Pitrè le descrive così: «Dalla più lieve, impercettibile vibrazione dei muscoli della faccia a tutto un movimento del capo e delle mani, questo muto linguaggio esprime sentimenti, affetti, volontà, che sfuggono ai forestieri. Coi gesti si afferma e si nega, si comanda e si ubbidisce, si dispone e si esegue, si prega e si concede, si chiama e si risponde, si loda e si biasima, si carezza e si disprezza fino a comporre interi discorsi».
La donna, vera artista, perché nella cultura popolare, spetta a lei “la gestione privata del sacro” in ambito familiare, la cui funzione è di saldare l’unità del gruppo familiare. Conseguenza vuole che ogni dolce nasceva per creare momenti di aggregazione e condivisione sin dalla sua preparazione, o messaggio. Nell’espressività della figurazione dei dolci, la massaia dà prova delle proprie abilità tecniche che si risolve quasi sempre nell’agilità del moto delle mani per carenza di strumenti.
In passato esisteva per i dolci tipici della Pasqua Siciliana, un vero e proprio galateo, in base al quale quello da donare al fidanzato doveva essere ornato con 9 o più uova, quello della suocera con 7 uova, quello dei cognati con 5, quello dei nipotini con 3.


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