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Nel contesto siciliano, il periodo post-tridentino (seconda metà del Cinquecento e Seicento) assume un significato particolare, dato il ruolo centrale che la Sicilia ha avuto nella controriforma e nel processo di centralizzazione ecclesiastica. La Chiesa cattolica, con la riforma tridentina, cercò di affermare la propria autorità in tutte le aree della vita religiosa, sociale e politica. In Sicilia, questo processo si intrecciò con la struttura sociale e politica dell'isola, che era caratterizzata da una forte presenza feudale, una nobiltà locale influente e una chiesa locale radicata e indipendente. In questo scenario, le confraternite siciliane giocarono un ruolo fondamentale e, al contempo, dovettero affrontare le nuove direttive tridentine.
Le confraternite siciliane: nascita, sviluppo e significato nel Quattrocento
Contesto storico generale (Sicilia nel XV secolo)
Nel Quattrocento, la Sicilia vive una fase di transizione profonda:
Politicamente, è inserita nella Corona d'Aragona.
Socialmente, è caratterizzata da una forte stratificazione (nobiltà feudale, élite civiche, ceti artigiani e popolari).
Religiosamente, è segnata da un'intensa spiritualità collettiva, legata alla paura della morte, alle epidemie e alla salvezza dell'anima.
In questo quadro, le confraternite diventano strutture essenziali di mediazione tra individuo, Chiesa e comunità.
Se venite in Sicilia, potreste sentire l'espressione ni liccamu a sarda. A prima vista, potrebbe sembrare legata a momenti di difficoltà economica, ma in realtà, questo celebre modo di dire siciliano nasconde almeno altri due significati affascinanti. Vi portiamo a scoprire le sue origini e i suoi usi, per capire a fondo una piccola parte dell'anima siciliana.
Un Sorso di Storia: Tra Povertà e Ingenio
L'espressione "ni liccamu a sarda" affonda le sue radici in tempi in cui la povertà era una realtà diffusa in molte famiglie siciliane. La sarda, un pesce umile e abbondante, era un alimento prezioso, quasi inesauribile.
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Sentieri montani si aprono ai nostri occhi, stiamo costeggiando il Parco Regionale delle Madonie, un’area di grande interesse naturalistico.
Le confraternite nascono in Sicilia, per imitazione della città di Roma, prima in Francia e dopo in Europa, dove ne vengono fondate molte, la più antica risale al 1264 sotto il titolo del Gonfalone.
Nelle processioni i Confratelli avevano il compito di portare le torce, lo stendardo, la croce, il baldacchino.
In realtà non bisogna fermarsi all’apparenza, la confraternita era una struttura sociale che operava nel quadro di uno Stato che non garantiva affatto ai sudditi, protezioni sociali e previdenziali. In altre parole, a nessun artigiano piccolo o grande, era assicurata la paga in caso di malattia, figurarsi quella della pensione qualora ci arrivavano, o di un periodo di inattività lavorativa comunque coperta da reddito.
Come sono state costruite le città siciliane se non con il tufo, la pietra, lavica, il marmo e l'oro grigio
Ma cos’è che accomuna piazze chiese e monumenti, è visibile, è grigio ed ha un nome, Billiemi o oro grigio di Montagna, nasce nelle falde del monte Billiemi, nel palermitano, qualcuno lo chiama “marmo”, perché si offre ad essere lucidato, ma è in realtà una pietra calcarea. Ha però reso Palermo maestosa, il Grigio di Billiemi nella Chiesa di Sant'Ignazio all'Olivella. Quando gli Spagnoli guardarono Palermo e pensarono di renderla unicamente spettacolare, guardarono anche alle finanze del tesoro. Così nacque la domanda: come regalare maestosità alla città senza vuotare le casse. In risposta, partì la ricerca di nuovi materiali edili.

Cui la voli cotta e cui la voli cruda

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