Carlo V il viaggio in Sicilia, nell’ agosto del 1535 l’imperatore

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Carlo V il viaggio in Sicilia, nell’ agosto del 1535 l’imperatore

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Pubblicato in Cultura e Società · Lunedì 27 Mar 2023
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Il viaggio e i luoghi di Carlo V in Sicilia

Carlo V il viaggio in Sicilia, nell’ agosto del 1535 l’imperatore, da inizio a un viaggio che attraverso la penisola italiana.

Trapani ed il viaggio di Carlo V

Trapani, prima tappa siciliana, Carlo V raggiunse Palermo, dove sostò un mese; si diresse quindi verso Messina, seguendo la strada delle montagne, che passava dall’entroterra toccando Polizzi, Nicosia, Troina, Randazzo e Taormina. Ai primi di novembre Carlo ripartì da Messina alla volta di Napoli, attraverso la Calabria proseguì per Roma
Il viaggio ebbe, un carattere celebrativo della vittoria cristiana sugli infedeli e della grandezza dell’Impero, un volere riaffermare la supremazia spagnola. Infatti Carlo V arrivava in Sicilia da conquistatore dopo aver posto sotto tutela la vicina Tunisia con l'intento di sottrarla all' influenza dei turchi. Carlo lasciava l' Africa il 17 agosto del 1535 ed arrivava in vista di Trapani il 20 successivo
Ci limiteremo a descrivere la fase siciliana del viaggio ebbe inizio, come s’è detto, con lo sbarco a Trapani, dove Carlo approdò il 20 agosto insieme al suo numeroso seguito e a ventimila schiavi cristiani liberati, dopo tre giorni di navigazione
La città contava circa quindicimila abitanti ed era la quarta dell’isola dopo Palermo, Messina e Catania, forse la terza, considerando la sola popolazione, il suo porto rivestiva una notevole importanza per gli interessi commerciali e militari spagnoli nel Mediterraneo occidentale, al punto che lo stesso imperatore definì la città “chiave del Regno”, con grande orgoglio dei suoi cittadini. A Trapani Carlo V sostò alcuni giorni, alloggiando nel vecchio palazzo dei Chiaramonte, poi Pepoli, situato di fronte alla chiesa di San Nicola, che per questo motivo conservò a lungo lo stemma imperiale. L’atto politico più importante del soggiorno trapanese fu la conferma dei privilegi della città, avvenuta con solenne giuramento dell’Imperatore nella Cattedrale. La conferma dei privilegi che le comunità o i singoli gruppi sociali possedevano a volte anche da molto tempo, costituiva, com’è noto, un atto di grande rilevanza politica e con significative ricadute di carattere sociale ed economico; non a caso, quindi, esso si sarebbe ripetuto, attraverso lo svolgimento di cerimonie pubbliche solenni e attentamente codificate, anche in altre città dell’isola.

A Trapani sosta dodici giorni, (qualcuno sostiene cinque, ma sbaglia) ospite in un’ala, quella dinanzi l’ingresso laterale della Chiesa di San Nicola, dell’enorme palazzo già dei Chiaramonte, acquistato nel 1419 da Riccardo de Sigerio (antico nome dei Sieri Pepoli) e poi diviso tra i tre rami della famiglia. Ancora oggi, alzando lo sguardo, si può ammirare, sull’angolo esterno del palazzo, l’Effigie del Sovrano scolpita a ricordo di quel soggiorno.

Per prima cosa  sbarca ventimila cristiani liberati dalle prigioni tunisine, già da Tunisi aveva scritto delle lettere chiedendo di predisporre le strutture ospedaliere della città.
Poi in solenne adunanza convocata nella Chiesa Senatoriale di Sant’Agostino, già ospizio dei Templari, giura di confermare tutti i privilegi concessi dai suoi predecessori alla città di Trapani ed all’intero Regno di Sicilia. “civitas invictissima in qua Caesar primum iuravit”. Si reca in visita al Santuario della Madonna di Trapani, alla quale fa omaggio di due antiche porte in legno e ferro predate a Tunisi. Ispeziona le fortificazioni e ordina ai suoi architetti di rifarle interamente, sopratutto a difesa del porto. Farà successivamente stanziare al Parlamento del Regno di Sicilia per le mura di Trapani la somma di sessantaseimila fiorini.

Il 2 settembre, attraverso la porta di Levante,che da quel giorno e sino al suo smantellamento “italiano” si chiamerà “porta d’Austria”, parte per Monreale, dopo aver regalato alla Chiesa di San Nicola, quella davanti casa, una splendida vasca di alabastro orientale, anche quello bottino della spedizione a Tunisi, da utilizzarsi come fonte battesimale.

Porta con sé un particolare omaggio: un ostensorio a lanterna in rame dorato e corallo, regalo dei pescatori di corallo trapanesi, che lo ringraziano per aver liberato il mare dai pirati e chiedono di poter sfruttare i grandi banchi coralliferi di Tabarca.

Carlo V lasciò Trapani alla fine di agosto diretto verso Palermo, sostò una notte al Castello di Inici ospite di Giovanni Sanclemente, un nobile di origine catalana che era stato suo compagno d’armi a Tunisi, e il 1° settembre raggiunse Alcamo, popolosa città feudale possesso dei Cabrera, dove trascorse due notti, ospitato nell’imponente castello trecentesco.



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