Il Pasticcio di Noto: un viaggio tra palazzi barocchi e campagne assolate
Il Pasticcio di Noto non è soltanto una specialità da forno: è il racconto commestibile di un incontro secolare tra due anime della Sicilia. Da un lato l’eleganza dei Monsù, cuochi raffinati al servizio dell’aristocrazia; dall’altro la sapienza concreta dei contadini del Val di Noto. Due mondi diversi, ma uniti dal gusto e dalla necessità.
Un cenno su Noto, per avere un focus sulla località: si trova nel sud-est della Sicilia, in provincia di Siracusa.
Dal punto di vista geografico, la città è situata ai piedi dei Monti Iblei e domina la Valle dell’Asinaro. La città attuale non sorge nel sito originario (Noto Antica), che si trovava più in alto sul monte Alveria e fu completamente distrutto dal violento terremoto del 1693. La Noto che ammiriamo oggi, celebre capitale del Barocco, è stata ricostruita più a valle proprio per sfruttare una posizione geografica più agevole e scenografica.
L’eredità dei Monsù: eleganza francese, anima barocca
Il Pasticcio di Noto non è soltanto una specialità da forno: è il racconto commestibile di un incontro secolare tra due anime della Sicilia. Da un lato l’eleganza dei Monsù, cuochi raffinati al servizio dell’aristocrazia; dall’altro la sapienza concreta dei contadini del Val di Noto. Due mondi diversi, ma uniti dal gusto e dalla necessità.
Un cenno su Noto, per avere un focus sulla località: si trova nel sud-est della Sicilia, in provincia di Siracusa.
Dal punto di vista geografico, la città è situata ai piedi dei Monti Iblei e domina la Valle dell’Asinaro. La città attuale non sorge nel sito originario (Noto Antica), che si trovava più in alto sul monte Alveria e fu completamente distrutto dal violento terremoto del 1693. La Noto che ammiriamo oggi, celebre capitale del Barocco, è stata ricostruita più a valle proprio per sfruttare una posizione geografica più agevole e scenografica.
L’eredità dei Monsù: eleganza francese, anima barocca

Tour architettonico tra l’eleganza del Liberty e il linguaggio dell’Eclettismo.
Messina è una città che si svela solo a chi sa alzare lo sguardo. Ricostruita quasi interamente dopo il tragico terremoto del 1908, divenne all’inizio del secolo scorso uno dei più grandi cantieri d’Europa: un laboratorio urbano in cui la sicurezza del cemento armato doveva convivere con il desiderio di bellezza. Il risultato architettonico è unico, nel quale Eclettismo e Liberty si intrecciano in modo indissolubile.
L’Eclettismo: Il Linguaggio della Memoria
A Messina l’eclettismo non fu un semplice stile, ma una missione: restituire alla città un’identità storica che la terra aveva cancellato.
Messina è una città che si svela solo a chi sa alzare lo sguardo. Ricostruita quasi interamente dopo il tragico terremoto del 1908, divenne all’inizio del secolo scorso uno dei più grandi cantieri d’Europa: un laboratorio urbano in cui la sicurezza del cemento armato doveva convivere con il desiderio di bellezza. Il risultato architettonico è unico, nel quale Eclettismo e Liberty si intrecciano in modo indissolubile.
L’Eclettismo: Il Linguaggio della Memoria
A Messina l’eclettismo non fu un semplice stile, ma una missione: restituire alla città un’identità storica che la terra aveva cancellato.

Il terremoto di Messina del 1783 e la nascita delle baracche antisismiche
Nel febbraio del 1783, una delle più terribili sequenze sismiche della storia italiana colpì il Mezzogiorno, con una serie di scosse devastanti tra la Calabria meridionale e la Sicilia nord-orientale. Il sisma ebbe effetti catastrofici: interi paesi vennero rasi al suolo, migliaia di persone persero la vita, e la città di Messina fu tra le più colpite in assoluto.
Nel febbraio del 1783, una delle più terribili sequenze sismiche della storia italiana colpì il Mezzogiorno, con una serie di scosse devastanti tra la Calabria meridionale e la Sicilia nord-orientale. Il sisma ebbe effetti catastrofici: interi paesi vennero rasi al suolo, migliaia di persone persero la vita, e la città di Messina fu tra le più colpite in assoluto.

Itinerario 2. Città fantasma e ruderi: la memoria delle pietre che raccontano il terremoto del Belice
Il terremoto che colpì la Valle del Belice nel Gennaio del 1968 mostrò a tutta l’Italia uno spaccato della vita delle aree interne del nostro Paese. Una vita dura, fatta di povertà e disagio, ma che esprimeva grandi valori come la socialità, l’identità e l’orgoglio.
Il sisma danneggiò notevolmente i centri storici di oltre dieci città dell’entroterra trapanese e agrigentino, ma furono decenni di incuria e scelte politiche infelici a distruggere definitivamente molte delle architetture e del tessuto urbano di città sorte da secoli tra le colline della Valle del Belice.
Il terremoto che colpì la Valle del Belice nel Gennaio del 1968 mostrò a tutta l’Italia uno spaccato della vita delle aree interne del nostro Paese. Una vita dura, fatta di povertà e disagio, ma che esprimeva grandi valori come la socialità, l’identità e l’orgoglio.
Il sisma danneggiò notevolmente i centri storici di oltre dieci città dell’entroterra trapanese e agrigentino, ma furono decenni di incuria e scelte politiche infelici a distruggere definitivamente molte delle architetture e del tessuto urbano di città sorte da secoli tra le colline della Valle del Belice.
Da grandi momenti di crisi, possono nascere nuove sperimentazioni e importanti processi creativi. A seguito del terremoto che ha gravemente colpito le comunità della Valle del Belice nel 1968, numerosi artisti, architetti e urbanisti esponenti dell’arte e dell’architettura contemporanea del secondo dopoguerra sono stati coinvolti nel processo di ricostruzione.
Poggioreale, la Città Fantasma e la nuova Poggioreale
Poggioreale, conosciuta come la "Città Fantasma", è un luogo che affascina e inquieta allo stesso tempo.
Qui, il tempo si è fermato, con le strade e gli edifici abbandonati che raccontano storie di un passato ricco di vita, stravolto dal terribile terremoto del 1968.
Poggioreale, conosciuta come la "Città Fantasma", è un luogo che affascina e inquieta allo stesso tempo.
Qui, il tempo si è fermato, con le strade e gli edifici abbandonati che raccontano storie di un passato ricco di vita, stravolto dal terribile terremoto del 1968.