San Guglielmo e il miracolo del raviolo

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San Guglielmo e il miracolo del raviolo

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Pubblicato in Città Paesi Borghi · 31 Maggio 2023
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San Guglielmo e il miracolo del raviolo a Scicli

Ci troviamo in Sicilia di accadimenti, leggende e miti poche con così tanti luoghi intrisi di fascino e segreti.
La Sicilia, ha dato i natali agli spaghetti, si diffusero in Sicilia nel Seicento o nel Settecento e poi in tutta l'Italia meridionale specialmente a Napoli, per conquistare gradatamente anche il Settentrione, in Sicilia c’è anche il Patrono della pasta Santo Stefano, a Scicli il 4 Aprile si festeggia San Guglielmo, conosciuto anche per il Miracolo dei Ravioli

Scicli è un comune del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, 106 m s.m., patrono Madonna delle Milizie ultima domenica di maggio, è una città barocca del Val di Noto, sorge nella parte sudorientale della Sicilia, in una vallata incastonata fra tre colline a circa 25 km da Ragusa. Nominata Patrimonio UNESCO nel 2002, è una tappa d’obbligo per chi visita il sud est della Sicilia, vanta due Patroni con ben due feste differenti: San Guglielmo e la Madonna delle Milizie.

Da non perdere la trecentesca chiesa di San Giovanni Evangelista, con la sua suggestiva facciata concavo-convessa movimentata da una preziosa gelosia in ferro battuto e posta al culmine di una scalinata che segue lo stesso armonioso movimento, al suo interno è da vedere il settecentesco dipinto spagnolo del Cristo di Burgos. La curiosa opera ritrae il Cristo crocifisso con una lunga veste sacerdotale e per questo il quadro è stato soprannominato dagli abitanti di Scicli il “Cristo in gonnella”.
La chiesa rupestre di Piedigrotta, con una quattrocentesca statua in calcare dipinto della Madonna della Pietà attribuita a maestranze locali, e il quartiere di San Giuseppe, dominato dall’omonima chiesa. Ogni anno da qui parte la Cavalcata di San Giuseppe, il sabato precedente al 19 marzo, una processione in costumi medievali.
Scicli è nota negli ultimi anni, per il legame con il commissario Montalbano, serie televisiva.

Come anticipato i copatroni di Scicli sono due, La Madonna delle Milizie e il Beato Guglielmo; la prima si festeggia l’ultimo sabato del mese di maggio, l’altro il secondo venerdì dopo la Domenica di Pasqua. In entrambi i casi i simulacri dei personaggi sono portati in solenne processione per le vie di Scicli.
L'ultima domenica di maggio con la Festa della Madonna delle Milizie o dei Milici, la spettacolare rievocazione della vittoria dei Normanni sui Saraceni nella battaglia avvenuta nel 1091 nella piana dei Milici, nei pressi di Donnalucata.
Guglielmo Buccheri, detto Guglielmo Cuffitedda, anche noto come Guglielmo da Noto, Guglielmo eremita o Guglielmo di Scicli, fu un religioso che condusse vita eremitica, visse da eremita in città dove morì il 4 aprile del 1404 e tanti sono i miracoli che si attribuiscono al Beato Guglielmo.
Tra i miracoli che gli vengono attribuiti c’è anche quello che chiama in causa un raviolo, anzi per essere precisi, il ripieno di un raviolo. Guglielmo, discendente dalla nobile famiglia Buccheri, fu scudiero del re di Sicilia Federico II che difese dall’attacco di un cinghiale durante una battuta di caccia, restandone ferito alla gamba destra. Secondo la sua biografia, diventò eremita in seguito a una visione di Sant’Agata. Ebbe in regalo dal re un cavallo e del denaro, che cedette a un povero mendicante in cambio dei suoi vestiti e di una “cuffitedda“: da qui dei nomi con i quali era conosciuto, “Guglielmo Cuffitedda”.
Ritiratosi in eremitaggio presso Noto, fu raggiunto da Corrado Confalonieri, che proveniva da Piacenza e divenne successivamente patrono di Noto. In seguito all’apparizione della Madonna, si ritirò quindi a Scicli presso la chiesetta di Santa Maria della Pietà, oggi chiesa di Santa Maria La Nova.
Si racconta che un giorno venne invitato da Guiccione, per pranzo. A quanto pare, la moglie del padrone di casa, non gradì quell’ospite arrivato all’ improvviso, decise di “vendicarsi” contro il marito.
La moglie di Guiccione preparò dei ravioli, ma al posto della tradizionale ricotta lì riempì di segatura e crusca. Guglielmo, prima di mangiare, benedì la pasta. Ebbene, una volta in bocca, miracolosamente il ripieno era diventato una buonissima ricotta. Da quel momento, fioccarono gli inviti a pranzo per il beato che, tuttavia, rifiutava sempre.  La moglie di Guiccione, un giorno, pensò bene di mandargli direttamente nella grotta in cui Guglielmo viveva una scodella piena di ravioli. Passarono i giorni e le settimane, ma la scodella non tornava indietro. Venne mandato un garzone a riprenderla e qui avvenne il secondo miracolo dei ravioli. Il garzone mostrò un ripostiglio dove aveva messo i ravioli: Guglielmo non se ne era accorto ma, aprendo la credenza, trovò la scodella fumante.
Dal 1986 la chiesa Madre è intitolata a San Guglielmo Eremita.

La chiesa che si trova in Piazza Italia, originariamente intitolata a S. Ignazio di Loyola, era annessa al collegio dei Gesuiti, demolito nel 1960 per far posto all’attuale edificio scolastico. Il complesso iniziò ad essere costruito ancora prima del terremoto del 1693, la sua ricostruzione avvenne a partire dai primi decenni del settecento. La data 1751 compare nella facciata della chiesa, anche se presumibilmente i lavori continuarono oltre tale data. E’ chiesa Madre dal 1874, anno in cui fu chiusa la chiesa di San Matteo.
L’edificio che si affaccia su piazza Italia con un’imponente e scenografica facciata risale al XVIII Secolo e divenne chiesa madre dopo la chiusura definitiva di San Matteo: a tre navate, ospita al suo interno un simulacro in cartapesta che rappresenta la Madonna a cavallo –  “La Madonna delle Milizie” – che è co-patrona di Scicli.
In un’altra cappella è custodito l’antico reliquario d’argento con le spoglie del Beato Guglielmo, proveniente dalla Chiesa di San Matteo: il prezioso oggetto è finemente lavorato a bassorilievi. La festa esterna e i solenni festeggiamenti vengono eseguiti il Venerdì dopo l’ottava di Pasqua.




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