Forti umbertini a Messina in mtb

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Forti umbertini a Messina in mtb

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8 Aprile 2022
Tags: FortiumbertiniMessinainmtbcicloturismo

Forti umbertini a Messina in mtb

Costruiti sul finire dell’ottocento per difendere lo Stretto di Messina dai nemici esterni, formano un sistema unico al mondo costituito da venti postazioni fortificate disposte sulle due sponde della Sicilia e della Calabria. Poiché il re dell’epoca era Umberto I, sono conosciuti anche come Forti Umbertini.

Lo Stretto di Messina, sede del mito di Scilla e Cariddi, dal nome dei due mostri omonimi di Scilla e Cariddi che secondo le leggende funestavano la navigazione tra Calabria e Sicilia, punto di separazione tra il mar Ionio ed il  Tirreno, i principali gorghi che si formano in punti determinati con corrente montante, hanno dato luogo al mito di Cariddi, a sud di Capo Peloro, un altro si trova tra Punta S. Raineri e l’ingresso del porto di Messina e quella calabra Punta Torre Cavallo, Scilla.

Area di scambio privilegiato tra l’Isola e la punta dello Stivale, una delle prime fortificazioni della città avviene intorno al 1061 d.C., con la conquista della Sicilia da parte dei Normanni. Venti anni dopo, nel 1081 d.C., si ricordano le azioni di Ruggero I protese a rafforzare le difese dell’abitato tramite la costruzione di un vero e proprio castello che diverrà Palazzo Reale.
Un secolo dopo 1190 d.C., prima di partire per la III crociata, sbarca a Messina Riccardo Cuor di Leone, il quale, soggiornando in città per circa sei mesi, impartisce ordini al fine di edificare il castello di “Mategrifon”, successivamente, Messina la città dei bastioni pentagonali e dei forti esterni a corona, con il suo porto naturale a forma di falce, che raccolse l’intera Armata Cristiana in partenza per la battaglia di Lepanto nel 1571. Messina, alla quale fu imposta una munitissima Cittadella pentagonale stellata per essersi ribellata alla Spagna nel 1674.
Quella stessa costruzione che diventata borbonica, prima cannoneggiò la città nelle rivolte del 1848, poi fu l’ultimo pezzo del regno delle Due Sicilie ad arrendersi ai Savoia.

Ritorniamo ai forti umbertini, fra il 1884 e il 1890, sui due fronti dello Stretto furono edificate venti postazioni fortificate, oggi entrate nell’immaginario comune con il termine di Forti Umbertini. Furono “sentinelle” a presidio dello stretto, con la finalità di non interrompere la continuità di difesa del nuovo territorio nazionale.
È un insieme unico al mondo, poiché irripetibile è lo scenario geografico su cui tale sistema si affaccia, ma anche per l’utilizzo di precise tipologie, per l’altissima qualità di esecuzione e per l’impiego di materiali da costruzione simili in ogni postazione.

La particolarità di queste fortificazioni è data dalla perfetta simbiosi tra ubicazione delle strutture e situazione ambientale che fa sì che, oggi, tutte le fortificazioni risultino ubicate in punti panoramici privilegiati di un tratto di mare unico nel suo genere
Innanzi tutto nessuno dei Forti Umbertini è visibile dal mare poiché il fronte che offrono sullo Stretto è solo un rilevato di terra, mentre dall’altra, lato monte, si aprono con una serie di affacciati su piazza d’armi protetta da un muro.
La localizzazione, fu dettata da scelte funzionali, dettate dalla capacità di copertura del tiro delle artiglierie, che doveva arrivare a includere l’intera superficie dello Stretto.
Viste oggi su una mappa del territorio, ci appaiono come un sistema capillare nord/sud di otto fortini calabresi e nove siciliani puntati sul mare, più uno posto esattamente sullo spartiacque dei monti Peloritani sovrastanti Messina e ancora altri due oltre tale cerniera, verso il Tirreno, a protezione nord-ovest del sistema stesso.
Il tutto fu edificato tra il 1 novembre del 1884  e il maggio del 1890.
Bisogna dire, comunque, che seppur costosissimi e poco efficaci in ambito bellico, i Forti Umbertini furono costruzioni solide, ben progettate.
I forti hanno caratteristiche simili in ognuno dei modelli sviluppati: ipogei e nascosti dal mare, hanno strutture in muratura e vani in serie voltati a botte; quasi tutti presentano lato monte una piazza d’armi di dimensioni variabili da cui si dipartono delle rampe simmetriche che consentivano agli uomini e ai materiali di raggiungere le postazioni di sparo.
L’ingresso, architettonicamente autonomo rispetto al muro di cinta esterno, è raggiungibile attraverso un ponte levatoio, necessario a superare il fossato  a sua volta difeso dai possibili attacchi esterni grazie alla caponiera, una costruzione a due livelli emergente dal fronte del muro.
Quasi tutte le batterie avevano un presidio di circa 200-250 uomini di truppa con due o tre ufficiali di comando, ma i numeri erano variabili.

Cosa rimane oggi dei Forti Umbertini ?
Le strutture ci sono quasi tutte, benché non potendo più essere utili ai fini militari, negli ultimi decenni, grazie all’impegno di alcuni appassionati, molti di questi forti, sono tornati in vita con nuove funzioni (Museo Storico, presidio del Demanio Forestale, ristorazione, sedi Scout, contenitori di attività culturali, Parco Ecologico).
La riscoperta di queste sentinelle, si presta a passeggiate, al trekking, ad un tour in mtb, alla scoperta del comprensorio collinare della città, strutture incastonate nel territorio dalla valenza storica e paesaggistica dello stretto di Messina

https://www.traversatastrettomessina.it/
Fonti di questo articolo:



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