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Alicudi, la più remota delle Eolie, è un luogo dove il confine tra realtà e mito è sempre stato sottile.
All’inizio del Novecento, in un contesto di povertà estrema e isolamento, nacque uno dei fenomeni più affascinanti della cultura mediterranea:
la storia delle donne che volavano, le cosiddette streghe arcudare
Alicudi tra geografia, storia, mito e memoria
Alicudi è l’isola più occidentale dell' Arcipelago delle Isole Eolie, la prima che si incontra arrivando da Palermo o da Ustica.
Il suo profilo è quello di un cono vulcanico ripidissimo, privo di strade carrozzabili e con un solo piccolo porto sul versante orientale.
La sua natura aspra e isolata ha contribuito a creare un immaginario unico, dove storia e leggenda si intrecciano.
Cassatella di Pasqua iblea: storia, miti e identità di un dolce che racconta la Sicilia
Esiste un’espressione che ogni siciliano ha pronunciato almeno una volta nella vita: “Cu nnappi nnappi r’e cassateddi i Pasqua”.
La leggenda vuole che nacque in un monastero palermitano, quando le suore, sommerse dalle richieste delle loro celebri cassatelle, furono costrette dal vescovo a ridurre la produzione. Al portone, un messo gridava ai ritardatari: “Chi ne ha avute, se le faccia bastare!”.
Un ammonimento diventato proverbio, che testimonia quanto questo dolce sia radicato nella cultura dell’isola.
Un dolce che nasce dal mito e dalla terra
Tra i Dogmi della Chiesa e l'Inquisizione a Tavola
In Sicilia, la Pasqua non è mai stata una semplice ricorrenza del calendario; è un’esperienza viscerale dove la devozione si fonde con una resistenza culinaria senza pari. Per capire cosa mangiamo oggi nell'Isola durante la Settimana Santa, dobbiamo tornare alla Sicilia del Settecento: un’epoca di contrasti feroci, dove il lusso barocco delle cattedrali conviveva con il controllo capillare della Santa Inquisizione.
Un paradosso del Settecento era quello in cui lo Stato cercava di "scristianizzare" le leggi, la cucina dei conventi faceva l'opposto: "cristianizzava" la carne, rendendola invisibile per non offendere la sacralità della Quaresima.

C’è una Sicilia che si mostra al sole, tra templi dorati, mare abbagliante e città barocche.
E poi ce n’è un’altra che si nasconde sotto i nostri passi.

Esplorare la Sicilia sotterranea significa attraversare cunicoli scavati nella lava, scendere in silenzio lungo scale umide, ascoltare l’acqua che scorre dove non dovrebbe esserci un fiume. È un viaggio nel tempo, oltre che nello spazio.

Ecco alcuni dei luoghi più affascinanti dove scendere “di sotto” e scoprire il cuore nascosto dell’isola.

La Tramvia Messina Barcellona

Categoria Cultura e Società Autore Data 19 Feb 2026
Stai chiacchierando con il tuo riferimento musicale, lui ti mostra una foto apparentemente innocua… e boom, parte una discussione sulla tranvia Messina–Barcellona.
Se la musica ti porta in un mondo, una foto te ne apre un altro e finisci a parlare di infrastrutture ottocentesche sul lungomare messinese.
Immaginate una Sicilia di fine Ottocento: tra carretti, strade polverose, il mare blu, la costa calabra, le case basse dei borghi marinari.
Ci proiettiamo al 19 maggio 1890: un fischio acuto e una nube di vapore hanno cambiato il ritmo della costa tirrenica, dei trasporti, delle merci, del passeggiare.
Nasce la Tranvia Messina–Barcellona Pozzo di Gotto: non solo un mezzo di trasporto, ma un belvedere mobile affacciato sullo Stretto e sulle Eolie, e un nuovo modo di spostarsi.
Al centro della vita di Catania c’è Sant’Agata, giovane martire del III secolo, patrona e protettrice della città. Simbolo di coraggio, libertà e resistenza, Sant’Agata viene celebrata ogni anno dal 3 al 5 febbraio. In quei giorni, la città si ferma, si veste di bianco e si riconosce come comunità: strade, piazze e chiese si trasformano in un grande palcoscenico di fede, storia e partecipazione popolare.
Tra i protagonisti più visibili della festa ci sono le Candelore, imponenti cerei monumentali portati a spalla, ciascuno dedicato a un antico mestiere o corporazione. Il loro lento avanzare tra le vie del centro, accompagnato da musica e canti, racconta la Catania operosa e fiera del proprio passato, offrendo uno spettacolo che unisce devozione e meraviglia.
Il Saigon è un cocktail nato a Messina negli anni Sessanta, in un periodo in cui la città vive una fase di particolare vitalità economica e culturale. In quegli anni la Fiera Internazionale di Messina rappresenta uno dei principali poli fieristici del Mezzogiorno, punto di riferimento per scambi commerciali, relazioni istituzionali e flussi turistici. La presenza costante di visitatori italiani e stranieri contribuisce a rendere il tessuto urbano più dinamico e ricettivo verso nuove abitudini di consumo, incluso il bere miscelato.
Affacciata sullo Stretto di Messina, la città è da sempre luogo di passaggio, incontro e trasformazione. Le presenze straniere hanno lasciato segni profondi nella sua storia, ma è nella cucina che questa identità si manifesta con maggiore immediatezza.
A Messina il cibo non è mai solo tradizione: è un racconto quotidiano.
Viaggio nella Sicilia dei fotoreporter
Entrare in Sicilia significa anche entrare in un immenso archivio visivo.
Prima delle cartoline patinate, prima dei selfie e dei droni, l’isola è stata raccontata da uomini e donne che camminavano per le strade con una macchina fotografica al collo, spesso rischiando la vita. Erano i fotoreporter: testimoni silenziosi di un Novecento siciliano fatto di bellezza e miseria, sangue e festa, immobilità e trasformazione.
Nel periodo della grande emigrazione siciliana, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, molti emigrati e numerose famiglie rimaste in Sicilia erano analfabeti o avevano una scarsa istruzione. Comunicare con i propri cari diventava quindi una questione tutt’altro che semplice.
In questi casi, la redazione delle lettere e l’invio delle rimesse avvenivano grazie all’aiuto di intermediari: parenti alfabetizzati, maestri, notai, impiegati postali o, molto spesso, il parroco del paese. Le lettere venivano dettate a voce e trascritte da altri, mentre il denaro era inviato tramite vaglia postali o attraverso banchieri locali.
Basta cantarla come se fosse una festa.
Vitti ’na crozza è il grido di un popolo sacrificato. Pensate davvero che sia una canzone allegra? Che quel ritmo incalzante serva a farci ballare? Ci hanno insegnato a cantarla senza ascoltarla. Abbiamo trasformato un atto d’accusa in un souvenir per turisti.
La realtà è stata scritta nel fango e nello zolfo delle miniere siciliane, nelle zolfare. Vitti ’na crozza, ho visto un teschio, non è folklore: è la voce di padri e di figli, di carusi senza un nome, senza un funerale e senza il rintocco delle campane.
È il crudo racconto di una Sicilia usata come fornitore di combustibile per l’Unità d’Italia e poi abbandonata al silenzio.
Oggi ci piacerebbe restituire la giusta dignità alla memoria di questo canto.

I marinai come veicoli di linguaggio

Categoria Cultura e Società Autore Data 05 Gen 2026
Parole di incitamento come “Antudum” divenuto “Antudo” potevano viaggiare tra Sicilia e Genova
I porti come hub culturali

I porti medievali e rinascimentali erano molto più che luoghi di commercio: erano punti d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.
Palermo, Messina e Trapani in Sicilia, così come Genova, La Spezia e Savona in Liguria, erano affollati di marinai, mercanti e lavoratori di passaggio.
Qui si scambiavano merci, ma anche parole, proverbi, canti, slogan e modi di dire.
I marinai come veicoli di linguaggio
I marinai viaggiavano spesso tra Sicilia e Liguria, passando per Napoli, la Toscana e altre città portuali.
Imparavano parole utili per il commercio e per coordinarsi, e allo stesso tempo trasmettevano termini culturali e gridi motivazionali.
Ad esempio, un grido come “Antudo”, usato nei Vespri Siciliani o nelle rivolte popolari, poteva essere raccontato o gridato nei porti per spronare un gruppo di marinai o per riferire una storia eroica.
La stele di Monte San Mauro è un monumento commemorativo collocato nel luogo della battaglia del 29 dicembre 1945, nei pressi di Caltagirone.
Ricorda lo scontro tra l’EVIS e le forze dello Stato italiano ed è legata direttamente alla figura di Concetto Gallo.
La fece erigere Concetto Gallo stesso, anni dopo la battaglia, quando era ormai rientrato nella vita civile e politica.
Questo è un punto importante:
non è un monumento ufficiale dello Stato
non è un memoriale militare istituzionale
è una memoria “dal basso”, espressione dell’ex indipendentismo
È il segno che l’indipendentismo siciliano: non vinse, ma volle essere ricordato come parte della storia dell’isola.
L’Isola del Chiaroscuro: Caravaggio, Van Dyck e il Destino di un Genio in Fuga
La Sicilia del XVII secolo non fu solo una provincia dell’Impero Spagnolo, ma un vero laboratorio dell'anima. Due giganti, Michelangelo Merisi (il Caravaggio) e Antoon van Dyck, vi approdarono in circostanze opposte, lasciando segni che ancora oggi definiscono l'identità artistica dell'isola. Se Van Dyck rappresentò la luce dorata della nobiltà, Caravaggio portò con sé il buio profondo della disperazione umana.
Il ceto dei magnifici rappresenta una categoria socio-politica fondamentale per comprendere la struttura delle città siciliane tra il Medioevo e l'Età Moderna. Si trattava di un'élite urbana intermedia, posizionata strategicamente tra l'aristocrazia feudale (la nobiltà di sangue) e il "popolo minuto" (artigiani e operai).
Il titolo di Magnificus non era un semplice attributo estetico, ma un indicatore di status legale e sociale. Designava individui che vivevano more nobilium (secondo il costume nobile): persone che, pur non possedendo necessariamente un feudo titolato, godevano di rendite fondiarie, non esercitavano "arti meccaniche" (lavori manuali) e detenevano il monopolio delle cariche pubbliche locali.
Il legame tra confraternite, giustizia e mafia è un tema profondo che tocca la storia sociale, la fede e il controllo del territorio in Italia, specialmente nel Mezzogiorno. Questa relazione si è mossa storicamente lungo tre direttrici: l'ispirazione dei modelli, l'infiltrazione strumentale e, più recentemente, la reazione della legalità.
I Beati Paoli: tra mito e realtà
I Beati Paoli sono una figura storica e leggendaria che affonda le radici nella tradizione siciliana, soprattutto nelle sue sfumature più misteriose e popolari. La loro storia, che ha ispirato numerosi romanzi e racconti, è spesso associata alla mafia. Tuttavia, i Beati Paoli non sono semplicemente un'anticipazione di essa: sono un simbolo di una sorta di giustizia popolare, che risponde al vuoto di potere e di giustizia istituzionale.
L'origine dei Beati Paoli
Il passaggio dalla Sicilia dei viceré spagnoli all'Italia dei Savoia rappresenta il superamento di un modello economico millenario. Tuttavia, come sottolineato, la struttura feudale era così radicata che il suo smantellamento produsse onde d'urto sociali che sentiamo ancora oggi.
L'Illuminismo e il Paradosso delle Riforme Borboniche
Nel XVIII secolo, l'Illuminismo siciliano, rappresentato da figure come il viceré Domenico Caracciolo, tentò di scardinare il potere dei baroni. Sebbene le riforme borboniche mirassero a una modernizzazione della società, il sistema feudale rimase ben radicato.
L'isolamento politico siciliano: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita
Dire che la Sicilia sia stata "isolata" dal resto d'Europa è un concetto complesso, perché, data la sua posizione, l'isola è sempre stata troppo importante per essere ignorata. Tuttavia, ci sono stati due momenti storici critici in cui la Sicilia ha vissuto un isolamento, reale o percepito: uno di natura politico-economica e uno di natura sanitaria.
Scopri la storia affascinante della Baronessa di Carini e di altre donne straordinarie che hanno lasciato il segno nel Rinascimento siciliano! Non parliamo solo di arte, ma di coraggio e ribellione contro le convenzioni sociali. Un tuffo nel passato che ti sorprenderà!
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