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Basta cantarla come se fosse una festa.
Vitti ’na crozza è il grido di un popolo sacrificato. Pensate davvero che sia una canzone allegra? Che quel ritmo incalzante serva a farci ballare? Ci hanno insegnato a cantarla senza ascoltarla. Abbiamo trasformato un atto d’accusa in un souvenir per turisti.
La realtà è stata scritta nel fango e nello zolfo delle miniere siciliane, nelle zolfare. Vitti ’na crozza, ho visto un teschio, non è folklore: è la voce di padri e di figli, di carusi senza un nome, senza un funerale e senza il rintocco delle campane.
È il crudo racconto di una Sicilia usata come fornitore di combustibile per l’Unità d’Italia e poi abbandonata al silenzio.
Oggi ci piacerebbe restituire la giusta dignità alla memoria di questo canto.
Vitti ’na crozza è il grido di un popolo sacrificato. Pensate davvero che sia una canzone allegra? Che quel ritmo incalzante serva a farci ballare? Ci hanno insegnato a cantarla senza ascoltarla. Abbiamo trasformato un atto d’accusa in un souvenir per turisti.
La realtà è stata scritta nel fango e nello zolfo delle miniere siciliane, nelle zolfare. Vitti ’na crozza, ho visto un teschio, non è folklore: è la voce di padri e di figli, di carusi senza un nome, senza un funerale e senza il rintocco delle campane.
È il crudo racconto di una Sicilia usata come fornitore di combustibile per l’Unità d’Italia e poi abbandonata al silenzio.
Oggi ci piacerebbe restituire la giusta dignità alla memoria di questo canto.
Parole di incitamento come “Antudum” divenuto “Antudo” potevano viaggiare tra Sicilia e Genova
I porti come hub culturali
I porti medievali e rinascimentali erano molto più che luoghi di commercio: erano punti d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.
Palermo, Messina e Trapani in Sicilia, così come Genova, La Spezia e Savona in Liguria, erano affollati di marinai, mercanti e lavoratori di passaggio.
Qui si scambiavano merci, ma anche parole, proverbi, canti, slogan e modi di dire.
I marinai come veicoli di linguaggio
I marinai viaggiavano spesso tra Sicilia e Liguria, passando per Napoli, la Toscana e altre città portuali.
Imparavano parole utili per il commercio e per coordinarsi, e allo stesso tempo trasmettevano termini culturali e gridi motivazionali.
Ad esempio, un grido come “Antudo”, usato nei Vespri Siciliani o nelle rivolte popolari, poteva essere raccontato o gridato nei porti per spronare un gruppo di marinai o per riferire una storia eroica.
I porti come hub culturali
I porti medievali e rinascimentali erano molto più che luoghi di commercio: erano punti d’incontro tra culture, lingue e tradizioni.
Palermo, Messina e Trapani in Sicilia, così come Genova, La Spezia e Savona in Liguria, erano affollati di marinai, mercanti e lavoratori di passaggio.
Qui si scambiavano merci, ma anche parole, proverbi, canti, slogan e modi di dire.
I marinai come veicoli di linguaggio
I marinai viaggiavano spesso tra Sicilia e Liguria, passando per Napoli, la Toscana e altre città portuali.
Imparavano parole utili per il commercio e per coordinarsi, e allo stesso tempo trasmettevano termini culturali e gridi motivazionali.
Ad esempio, un grido come “Antudo”, usato nei Vespri Siciliani o nelle rivolte popolari, poteva essere raccontato o gridato nei porti per spronare un gruppo di marinai o per riferire una storia eroica.
La stele di Monte San Mauro è un monumento commemorativo collocato nel luogo della battaglia del 29 dicembre 1945, nei pressi di Caltagirone.
Ricorda lo scontro tra l’EVIS e le forze dello Stato italiano ed è legata direttamente alla figura di Concetto Gallo.
La fece erigere Concetto Gallo stesso, anni dopo la battaglia, quando era ormai rientrato nella vita civile e politica.
Questo è un punto importante:
non è un monumento ufficiale dello Stato
non è un memoriale militare istituzionale
è una memoria “dal basso”, espressione dell’ex indipendentismo
È il segno che l’indipendentismo siciliano: non vinse, ma volle essere ricordato come parte della storia dell’isola.
Ricorda lo scontro tra l’EVIS e le forze dello Stato italiano ed è legata direttamente alla figura di Concetto Gallo.
La fece erigere Concetto Gallo stesso, anni dopo la battaglia, quando era ormai rientrato nella vita civile e politica.
Questo è un punto importante:
non è un monumento ufficiale dello Stato
non è un memoriale militare istituzionale
è una memoria “dal basso”, espressione dell’ex indipendentismo
È il segno che l’indipendentismo siciliano: non vinse, ma volle essere ricordato come parte della storia dell’isola.

L’Isola del Chiaroscuro: Caravaggio, Van Dyck e il Destino di un Genio in Fuga
La Sicilia del XVII secolo non fu solo una provincia dell’Impero Spagnolo, ma un vero laboratorio dell'anima. Due giganti, Michelangelo Merisi (il Caravaggio) e Antoon van Dyck, vi approdarono in circostanze opposte, lasciando segni che ancora oggi definiscono l'identità artistica dell'isola. Se Van Dyck rappresentò la luce dorata della nobiltà, Caravaggio portò con sé il buio profondo della disperazione umana.
La Sicilia del XVII secolo non fu solo una provincia dell’Impero Spagnolo, ma un vero laboratorio dell'anima. Due giganti, Michelangelo Merisi (il Caravaggio) e Antoon van Dyck, vi approdarono in circostanze opposte, lasciando segni che ancora oggi definiscono l'identità artistica dell'isola. Se Van Dyck rappresentò la luce dorata della nobiltà, Caravaggio portò con sé il buio profondo della disperazione umana.
Il ceto dei magnifici rappresenta una categoria socio-politica fondamentale per comprendere la struttura delle città siciliane tra il Medioevo e l'Età Moderna. Si trattava di un'élite urbana intermedia, posizionata strategicamente tra l'aristocrazia feudale (la nobiltà di sangue) e il "popolo minuto" (artigiani e operai).
Il titolo di Magnificus non era un semplice attributo estetico, ma un indicatore di status legale e sociale. Designava individui che vivevano more nobilium (secondo il costume nobile): persone che, pur non possedendo necessariamente un feudo titolato, godevano di rendite fondiarie, non esercitavano "arti meccaniche" (lavori manuali) e detenevano il monopolio delle cariche pubbliche locali.
Il titolo di Magnificus non era un semplice attributo estetico, ma un indicatore di status legale e sociale. Designava individui che vivevano more nobilium (secondo il costume nobile): persone che, pur non possedendo necessariamente un feudo titolato, godevano di rendite fondiarie, non esercitavano "arti meccaniche" (lavori manuali) e detenevano il monopolio delle cariche pubbliche locali.
Il legame tra confraternite, giustizia e mafia è un tema profondo che tocca la storia sociale, la fede e il controllo del territorio in Italia, specialmente nel Mezzogiorno. Questa relazione si è mossa storicamente lungo tre direttrici: l'ispirazione dei modelli, l'infiltrazione strumentale e, più recentemente, la reazione della legalità.
I Beati Paoli: tra mito e realtà
I Beati Paoli sono una figura storica e leggendaria che affonda le radici nella tradizione siciliana, soprattutto nelle sue sfumature più misteriose e popolari. La loro storia, che ha ispirato numerosi romanzi e racconti, è spesso associata alla mafia. Tuttavia, i Beati Paoli non sono semplicemente un'anticipazione di essa: sono un simbolo di una sorta di giustizia popolare, che risponde al vuoto di potere e di giustizia istituzionale.
L'origine dei Beati Paoli
I Beati Paoli sono una figura storica e leggendaria che affonda le radici nella tradizione siciliana, soprattutto nelle sue sfumature più misteriose e popolari. La loro storia, che ha ispirato numerosi romanzi e racconti, è spesso associata alla mafia. Tuttavia, i Beati Paoli non sono semplicemente un'anticipazione di essa: sono un simbolo di una sorta di giustizia popolare, che risponde al vuoto di potere e di giustizia istituzionale.
L'origine dei Beati Paoli
Il passaggio dalla Sicilia dei viceré spagnoli all'Italia dei Savoia rappresenta il superamento di un modello economico millenario. Tuttavia, come sottolineato, la struttura feudale era così radicata che il suo smantellamento produsse onde d'urto sociali che sentiamo ancora oggi.
L'Illuminismo e il Paradosso delle Riforme Borboniche
Nel XVIII secolo, l'Illuminismo siciliano, rappresentato da figure come il viceré Domenico Caracciolo, tentò di scardinare il potere dei baroni. Sebbene le riforme borboniche mirassero a una modernizzazione della società, il sistema feudale rimase ben radicato.
L'Illuminismo e il Paradosso delle Riforme Borboniche
Nel XVIII secolo, l'Illuminismo siciliano, rappresentato da figure come il viceré Domenico Caracciolo, tentò di scardinare il potere dei baroni. Sebbene le riforme borboniche mirassero a una modernizzazione della società, il sistema feudale rimase ben radicato.
L'isolamento politico siciliano: il Seicento e il Settecento spagnolo e la sua uscita
Dire che la Sicilia sia stata "isolata" dal resto d'Europa è un concetto complesso, perché, data la sua posizione, l'isola è sempre stata troppo importante per essere ignorata. Tuttavia, ci sono stati due momenti storici critici in cui la Sicilia ha vissuto un isolamento, reale o percepito: uno di natura politico-economica e uno di natura sanitaria.
Dire che la Sicilia sia stata "isolata" dal resto d'Europa è un concetto complesso, perché, data la sua posizione, l'isola è sempre stata troppo importante per essere ignorata. Tuttavia, ci sono stati due momenti storici critici in cui la Sicilia ha vissuto un isolamento, reale o percepito: uno di natura politico-economica e uno di natura sanitaria.
Scopri la storia affascinante della Baronessa di Carini e di altre donne straordinarie che hanno lasciato il segno nel Rinascimento siciliano! Non parliamo solo di arte, ma di coraggio e ribellione contro le convenzioni sociali. Un tuffo nel passato che ti sorprenderà!
La cronologia di Federico II di Svevia lo Stupor Mundi
Federico II di Svevia, chiamato anche Stupor Mundi (lo Stupore del Mondo), è una delle figure più influenti della storia medievale europea, e la Sicilia è stata al centro del suo potere. La sua relazione con l'isola è fondamentale non solo per la sua posizione politica, ma anche per il patrimonio architettonico che ha lasciato, visibile soprattutto nei castelli e nelle fortificazioni che ha fatto costruire.
Federico II di Svevia, chiamato anche Stupor Mundi (lo Stupore del Mondo), è una delle figure più influenti della storia medievale europea, e la Sicilia è stata al centro del suo potere. La sua relazione con l'isola è fondamentale non solo per la sua posizione politica, ma anche per il patrimonio architettonico che ha lasciato, visibile soprattutto nei castelli e nelle fortificazioni che ha fatto costruire.
La chiesa dei Santi Euno e Giuliano, oggi sconsacrata e trasformata in spazio espositivo, sorge nel cuore della Kalsa. Fu costruita tra il 1651 e il 1658 dalla Confraternita dei Portantini, detti anche conduttori di sedie volanti: trasportatori che, tra il XIII e il XVIII secolo, accompagnavano i passeggeri su speciali seggiole con aste, talvolta dotate di baldacchini. Questa pratica, nota come “sedie volanti”, scomparve con l’avvento dei moderni mezzi di trasporto.
L’edificio, di piccole dimensioni, presenta un elegante prospetto con portale a frontone curvilineo e una loggetta che un tempo ospitava il campanile. Subì gravi danni durante i bombardamenti del 1943.
L’edificio, di piccole dimensioni, presenta un elegante prospetto con portale a frontone curvilineo e una loggetta che un tempo ospitava il campanile. Subì gravi danni durante i bombardamenti del 1943.
Un capitolo oscuro e affascinante della storia di Palermo, che ancora oggi riecheggia nelle sue vie più antiche.
Nel settembre del 1866, a pochi anni dall'Unità d'Italia, Palermo divenne il teatro di una violenta insurrezione popolare passata alla storia come la "Rivolta del Sette e Mezzo". Questo nome deriva dalla sua breve ma intensa durata: circa sette giorni e mezzo di scontri.
Nel settembre del 1866, a pochi anni dall'Unità d'Italia, Palermo divenne il teatro di una violenta insurrezione popolare passata alla storia come la "Rivolta del Sette e Mezzo". Questo nome deriva dalla sua breve ma intensa durata: circa sette giorni e mezzo di scontri.
Il mancato cambiamento sociale, unito alla pressione fiscale e alla leva, innescò una violenta reazione popolare.
Resistenza Armata: Quella che il governo italiano definì sbrigativamente "brigantaggio" fu in realtà una complessa guerra civile e una resistenza armata allo Stato unitario. Sebbene talvolta strumentalizzato dai filoborbonici, il fenomeno aveva una forte componente di disperazione sociale e di protesta contadina.
Palazzolo Acreide, un luogo dove la storia non si limita ai monumenti, ma prende vita in leggende affascinanti e misteri radicati nel folklore popolare. Preparatevi a scoprire due racconti che, a distanza di secoli, continuano a tessere la trama culturale di questa incredibile città.
Vuoi visitare un luogo che ha ispirato uno dei racconti più enigmatici di Luigi Pirandello? Ad Agrigento, l'antica Girgenti, si nasconde un edificio che è molto più di una vecchia abitazione: è un ponte tra la realtà e la leggenda, la vera e inconfondibile Casa del Granella.
Un Mistero Letterario ancora intatto
Ciò che colpisce di questa storia è la sua incredibile aderenza al reale: la casa esiste ancora, intatta, con le persiane serrate, i balconi segnati dal tempo e la stessa, atroce solitudine descritta da Pirandello.
Un Mistero Letterario ancora intatto
Ciò che colpisce di questa storia è la sua incredibile aderenza al reale: la casa esiste ancora, intatta, con le persiane serrate, i balconi segnati dal tempo e la stessa, atroce solitudine descritta da Pirandello.
Il Pitone Messinese (o Pidone, come è spesso pronunciato localmente) non è solo uno street food: è un simbolo di Messina. Ma da dove deriva il suo nome singolare e perché è così specifico?
Il nome deriva dal siciliano "pidari", che significa "chiedere" o "pregare". Tuttavia, la vera origine legata al cibo è più specifica e affascinante.
Il Mistero del Nome: Ripieno o Richiesta?
Perché chiamare un calzone fritto "pidone"? Ci sono due ipotesi, ma una è di gran lunga la più solida:
Il nome deriva dal siciliano "pidari", che significa "chiedere" o "pregare". Tuttavia, la vera origine legata al cibo è più specifica e affascinante.
Il Mistero del Nome: Ripieno o Richiesta?
Perché chiamare un calzone fritto "pidone"? Ci sono due ipotesi, ma una è di gran lunga la più solida:
Il Consumo di Carne di Cavallo in Sicilia: Storia, Tradizione e l'Influenza Arabo-Normanna
Il consumo di carne equina in Sicilia ha origini antiche, legate a fattori culturali, economici e ambientali. Si tratta di una tradizione profondamente radicata in alcune aree dell’isola, soprattutto nella Sicilia orientale (Catania, Siracusa), che ha conosciuto interessanti evoluzioni nel corso del tempo, anche in relazione alle diverse dominazioni, come quella araba e normanna.
Il consumo di carne equina in Sicilia ha origini antiche, legate a fattori culturali, economici e ambientali. Si tratta di una tradizione profondamente radicata in alcune aree dell’isola, soprattutto nella Sicilia orientale (Catania, Siracusa), che ha conosciuto interessanti evoluzioni nel corso del tempo, anche in relazione alle diverse dominazioni, come quella araba e normanna.
Il terremoto di Messina del 1783 e la nascita delle baracche antisismiche
Nel febbraio del 1783, una delle più terribili sequenze sismiche della storia italiana colpì il Mezzogiorno, con una serie di scosse devastanti tra la Calabria meridionale e la Sicilia nord-orientale. Il sisma ebbe effetti catastrofici: interi paesi vennero rasi al suolo, migliaia di persone persero la vita, e la città di Messina fu tra le più colpite in assoluto.
Nel febbraio del 1783, una delle più terribili sequenze sismiche della storia italiana colpì il Mezzogiorno, con una serie di scosse devastanti tra la Calabria meridionale e la Sicilia nord-orientale. Il sisma ebbe effetti catastrofici: interi paesi vennero rasi al suolo, migliaia di persone persero la vita, e la città di Messina fu tra le più colpite in assoluto.
Zafferana Etnea è conosciuta come la "Città del Miele" per la sua secolare tradizione apistica e per l'eccellenza dei suoi mieli, prodotti grazie alla ricca flora che prospera sul territorio vulcanico. La città sorge alle pendici dell'Etna, il cui nome locale è "Mongibello", ed è una delle principali porte d'accesso al Parco dell'Etna.